Contatori: intelligenti per chi?

Leggere i vecchi contatori, quelli con la rotellina che girava, era molto semplice.

Se esageravamo, utilizzando più elettrodomestici contemporaneamente, “saltava la luce”.

Era un modo, forzoso e scomodo, per risparmiare ma comunque efficace: avevamo tutti 3 kW di potenza a disposizione e potevamo sforarla del 10%.

Adesso salta il contatore e non sappiamo neppure perché.

Potrebbero anche farcelo saltare da remoto tanto nessuno sa che cosa il distributore può fare da remoto. 

Se il contatore  salta troppo spesso ci raccontano così che la potenza deve essere incrementata, alla faccia del risparmio energetico!

Se acconsentiamo, fanno tutto in poche ore, senza nessun intervento sul posto e lo scherzetto ci costa 300€ in più all’anno.

Ma allora perché i contatori sono diventati intelligenti e a chi servono?

Nel 2001, con l’avvento del nuovo contatore elettronico, il consumatore perde la sensibilità del proprio consumo anzi sembra proprio questo l’obbiettivo di chi li installa.

Il contatore viene gestito da remoto sulla variabile tempo, che determina il cambio tariffario in funzione delle fasce orarie, e sui trasformatori, che modificano la potenza a disposizione del consumatore.

Variabili che incidono sulla transazione di energia.

Il nuovo contatore è parte di un sistema complesso non legalizzato e, come tale,  il dato di consumo, in base al quale il consumatore viene escusso, non è né sicuro né protetto.

Sul contatore sono possibili operazioni delle quali il consumatore non sa assolutamente nulla e quindi viene meno la trasparenza e la correttezza della transazione commerciale.

Con la  direttiva MID sugli strumenti di misura cambia poco per l’energia elettrica: il misuratore è omologato ma il sistema del quale é parte continua a non esserlo.

E ciò vale anche per il contatore 2G che e-distribuzione (ENEL) ha deciso d’installare.

Cambia invece molto per il gas: il consumatore che accetterà la sostituzione leggerà un totalizzatore a cristalli liquidi e il contatore, come per l’energia elettrica, sarà parte di un sistema non legalizzato,quindi soggetto alle medesime riserve fatte per il misuratore elettrico.

In sostanza: quanto è sicuro il dato che visualizziamo su un totalizzatore elettronico?

Una volta quel dato era prodotto dal contatore stand alone ora invece è l’integrazione di azioni esterne non codificate.

La codificazione, e l’omologazione del sistema, comprensivo di misuratori e tele-gestione da remoto, non compete all’Autorità per l’energia ma al MISE e se il MISE non si pronuncia possiamo impugnare le delibere dell’Autorità che c’impongono la sostituzione.

Il futuro dell’energia per Bloomberg

Secondo il rapporto di Bloomberg sull’energia il prezzo di carbone e gas resterà basso.

L’abbondante offerta  ridurrà ulteriormente il costo di produzione di energia da gas e carbone senza impedire l’avanzata delle energie rinnovabili.

In calo i costi per produrre energia con vento e sole: le tecnologie diventeranno le più economiche in molti paesi, negli anni ’20, e a livello mondiale negli anni ’30.

Entro il ’40, i costi dell’eolico onshore scenderanno del 41% e quelli del FV, del 60%.

Boom delle auto elettriche: una su tre nel ’40 (90 volte rispetto al ’15).

Boom della batterie e dello stoccaggio dell’energia prodotta da rinnovabile.

Ruolo marginale del gas, quale combustibile di transizione al di fuori degli USA, con una domanda di gas per la produzione di energia in aumento del 3% al 2040 e picco nel 2027.

L’utilizzo del carbone calerà solamente in Europa. Picco nel 2020 negli Usa e nel 2025 in Cina. Aumento del 7% a livello globale.

Scenario 2⁰C: oltre agli iniziali 9.2 $ /tn di investimenti previsti per produrre energia a zero emissioni di carbonio, sarà necessario un extra  di 5.3 $/tn, entro il 2040, per evitare che le emissioni superino il limite di 450 parti per milione.

L’utente domestico tipo

Per l’Autorità dell’energia un “utente domestico tipo” consuma 1.400 m3 di gas all’anno che potrebbero costargli circa 1.300 euro. Il prezzo é talmente ballerino che il condizionale é d’obbligo.

Con la lente d’ingrandimento leggete le proposte che arrivano via posta e fate quattro conti.Dei 1.300 euro:

  • 588 per il trasporto gas e la gestione del contatore;
  • 70   per  gli oneri di sistema;
  • 196  per imposte e tasse.

Tutte voci che con il gas c’entrano poco.

Se l’utente domestico tipo sapesse quanto paga la materia prima – il gas – butterebbe via il contatore e consumerebbe solo energia elettrica.

Anche perché le condizioni generali del contratto di fornitura del gas prevedono che il consumatore paghi qualsiasi richiesta del distributore, il cui giudizio é incontestabile.

Il quadro peggiora considerevolmente per l’utente che consuma meno dei 1400 m3 all’anno, magari solo per i fuochi della cucina o per l’acqua calda sanitaria.

Breve storia dell’energia – 4:la SEN e le trivelle

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Le tangenti prima, e gli incentivi poi, hanno reso le nostre bollette le più care in Europa: un aumento del prezzo del petrolio sarebbe ora devastante e la crisi del nucleare francese, del tutto imprevista, é un’avvisaglia.

Il governo Monti ha tardivamente limitato l’ammontare annuo degli incentivi e Renzi li ha poi spalmati su più anni, senza però alcun vantaggio per i consumatori.

Non si possono fare centrali nucleari né ri-gassificatori perché tutti si oppongono; i russi ci hanno tagliati fuori dal gas, che arriverà direttamente in Germania passando sotto il Baltico.

Dopo aver tenuto i russi sotto embargo compreremo il loro gas dai tedeschi!

Dovevamo diventare l’hub del gas a sud e invece continueremo a distribuire migranti.

E allora cosa resta da fare ai politici per raggranellare ancora qualche soldo? 

Trivellare, ed é un peccato che non ci sia Enrico Mattei per confortarci con i numeri, che sicuramente aveva già.

Torniamo allora sul letto di morte del governo Monti, quando il duo Passera/Clini firma un documento – la Strategia Energetica Nazionale – SEN – che diventa vangelo per i saggi di Napolitano, divenuti poi i saggi di Letta.

Alcuni erano talmente saggi da farsi gli affari propri e venire pizzicati dalla legge.

La SEN viene presa per buona da Letta e infine da Renzi, come se l’avesse imposta qualche mente finanziaria perversa.

Gli ultimi sviluppi, tra intercettazioni e favori, fanno capire l’importanza di quel documento che in realtà era solamente una lista di buoni propositi con previsioni di consumo del tutto errate e una stima sproposita del potenziale sotterraneo.

Quel documento diventa però il pilastro della nuova avventura, che da quanto poi si lesse, vantava numerosi beneficiari.

La SEN dava autorità al potere centrale in temi energetici e serviva anche per confermare la concessione di numerose aree del paese per la ricerca di idrocarburi.

Si sarebbero incassate royalties e tasse, si sarebbero creati  posti di lavoro con la chimera di ridurre la bolletta energetica nazionale.

Il referendum avrebbe ostacolato lo schema ma era scontato che, come suggerito dal governo, tutti alla fine sarebbero andati al mare.

Con un certo ritardo dalla solita  trasmissione di Report, ci ha pensato la magistratura di Potenza.

Il bello è che c’è gente che ancora dice che se non lo facciamo noi lo fanno i Croati o i Maltesi!

E se Obama frantuma intere regioni in America dove aumentano i terremoti indotti, dovremmo farlo anche noi in Basilicata, con pozzi verticali e orizzontali, iniettando prodotti chimici che finiscono nelle falde acquifere.

Pompare petrolio in Italia è un affare perché le regole ambientali possono essere facilmente eluse: si taroccano i numeri e si racconta che a Viggiano l’aria é caraibica, dopo aver unto la popolazione.

Vedremo i risultati dello studio sui tumori.

La vicenda delle concessioni viene da molto lontano e Renzi l’ha solamente ereditata!

(continua …)

La crisi francese e la tempesta perfetta

Il PUN – Prezzo Unico Nazionale – dell’energia elettrica si forma in borsa, e vale più di un terzo della bolletta.

Negli ultimi anni il PUN é calato costantemente ma non ce ne siamo accorti perché le altre voci della bolletta, tra cui gli oneri di sistema, sono letteralmente esplosi.

In ottobre, numerose centrali nucleari francesi sono state fermate e il prezzo dell’energia europea é decollato.

Da noi il PUN é raddoppiato rispetto a sei mesi fa.

Nei prossimi mesi l’Italia potrebbe restare senza l’energia, che importa da sempre dalla Francia, una media di 4,5 TWh al mese, quasi il 20% dell’energia che produce. Saremo quindi costretti a produrla con il fossile a due/tre volte il prezzo dell’energia nucleare francese che importavamo.

Sequestrate le centrali a carbone perché inquinano, bisognerà usare il gas.

Come ogni inverno, si ripresenterà il problema ucraino: ogni anno ci mettiamo i soldi: paghiamo ai russi il gas con il quale si scaldano gli ucraini, cosicché gli ucraini permettono che ci arrivi il gas russo.

Probabile quindi un aumento del prezzo del gas, anche perché i russi da anni lo vendono a prezzi di saldo.

Anche se i modelli prevedono un inverno mite, e speriamo sia così, l’aumento delle bollette é scontato.

Il presidente dell’Autorità per l’energia “numeri non ne dà” ma, entro l’anno, dovrà aggiornare le tariffe applicabili nel primo trimestre del 2017.

Ma, per chi potrà pagare sarà il male minore perché, sia in Francia che in Inghilterra, si prospetta anche razionamento dell’energia elettrica.

In questa situazione, eccezionale e imprevista,si aggiunge il conguaglio degli incentivi agli energivori che verrà scaricato sulle bollette, assieme a tutto il resto.

In questo modo chi consuma di meno pagherà di più.

A botte di miliardi di euro da pagare in più, il 2017 potrebbe essere un anno indimenticabile.

La situazione si sta facendo talmente grave che il governo sta valutando il trasferimento di una parte degli oneri di sistema sul bilancio dello stato.

A giugno il presidente dell’Autorità per l’energia dichiarava: “é competenza del Decisore politico affrontare la riforma complessiva della ridistribuzione degli oneri generali di sistema, componenti parafiscali delle forniture di famiglie e imprese, prendendo in considerazione il trasferimento, anche parziale, del fabbisogno annuale su voci di fiscalità generale, a garanzia della maggiore sostenibilità economica della bolletta elettrica”.

IVA sulle Accise

La sentenza 3671/97 della Corta di Cassazione stabilisce che un’imposta non costituisce mai base imponibile per un’altra.

Un consumatore veneziano aveva ricorso contro la “tassa sulla tassa”, cioè l’IVA che viene applicata anche alle accise su gas ed energia elettrica.

Il consumatore andrà rimborsato, con interessi e spese ma, grazie a Prodi, la class action in Italia non ha alcuna possibilità di successo.

La vicenda nasce dalla campagna promossa dai consumatori per ottenere il rimborso dell’IVA, indebitamente pagata sulla Tassa dei rifiuti (Tia). La nuova Tari infatti non prevede più il pagamento dell’IVA.

Sull’argomento una risposta di Enel a un lettore del blog.

Gli attestati energetici

Una miriade di attestati energetici, emessi in Lombardia dal CENED, classificano gli immobili in base al loro consumo di energia termica, dando indicazioni su come ridurla.

Se, in base a tali indicazioni, i miglioramenti venissero attuati, sarebbe corretto redigere un nuovo attestato, ma nessuno lo fa perché costa; la validità degli attestati é infatti di dieci anni.

L’attestato é richiesto al rogito e deve essere messo a disposizione dell’affituario.

La procedura per ottenerlo é una farsa e puó costare poche decine di euro.

Chi certifica  puó limitarsi allo studio delle carte, senza neppure vedere l’immobile.

Se gli immobili vengono venduti sulla carta, il certificato viene redatto in base ai soli dati di progetto: centrale termica in funzionamento a regime con massimo rendimento e tutte le unità immobiliari occupate.

Ma se l’immobile e parzialmente occupato, l’impianto termico viene sottoutilizzato e i consumi aumentano; dopo un paio di inverni se ne accorge chi paga le spese per il riscaldamento.

Chi compra il “nuovo” sulla carta si fida dei notai che, spesso scelti da chi vende, sono poco propensi a spiegare i i rischi di un attestato energetico non attendibile.

Attenzione a sottovalutare il problema e arrivare impreparati al rogito;una certificazione seria non puó costare meno di 500€.

I ripartitori di energia termica – 2

L’Autorità  per l’energia conferma la bufala dei ripartitori:

“I sistemi di contabilizzazione indiretta, invece, sono tecnicamente applicabili nella gran parte dei casi in edifici esistenti, ma non sono regolati dalla Metrologia Legale, a garanzia della transazione economica e a tutela del consumatore finale”.

Un decreto impone la contabilizzazione dell’energia termica delle unità immobiliari e la termoregolazione degli ambienti. La materia é anche regolata da Leggi regionali e per la Lombardia trovate i riferimenti qui.

Molti condomìni hanno scelto il sistema di contabilizzazione indiretta, spaventati dalle previste penali dal 1/7/2017.

La contabilizzazione indiretta prevede le valvole termostatiche, con le quali si può regolare il flusso dell’acqua calda ai radiatori, e i ripartitori che stimano grossolanamente l’energia termica fornita da ciascun radiatore.

Negli edifici più datati risulta tecnicamente impossibile installare sistemi di contabilizzazione diretta, che però sono gli unici a misurare legalmente l’energia termica.

I contabilizzatori diretti sono infatti strumenti omologati mentre  i ripartitori non lo sono in quanto stimano grossolanamente l’energia termica ceduta dal radiatore all’ambiente.

Non essendo strumenti di misura omologati, i ripartitori non sono strumenti legali perché la legge stabilisce che, se una transazione economica è basata sulla misurazione di una grandezza, tale misurazione deve essere effettuata con strumenti di misura legali e la grandezza deve essere espressa in un’unità di misura legali.

La richiesta di un corrispettivo economico, contro una quantità di energia termica erogata, rientra in questa casistica.

I ripartitori invece, o non si sa neppure cosa misurino, oppure conteggiano “unità numeriche di ripartizione” che non sono unità di misura legali.

La Direttiva 2004/22/CE – MID – regola la messa in commercio di strumenti di misurazione omologati e prevede la sola contabilizzazione diretta, non i ripartitori.

Quindi il simbolo CE, apposto sui ripartitori attualmente in commercio, presume una conformità metrologica che non esiste. 

Il ripartitore è quindi illegale ed é nulla qualsiasi pretesa economica basata sulle sue rilevazioni, a prescindere dalle decisioni prese dalle assemblee condominiali.

Era quindi sostanzialmente inutile installare i ripartitori, con buona pace di quelli che hanno speso soldi inutilmente (dai 100 ai 150 euro per termosifone), degli amministratori che ancora continuano a proporre i lavori in assemblea richiamando una legge che non conoscono e dei fabbricanti che propongono ancora i loro prodotti.

Il Ministero, a cui compete la metrologia legale, latita e il cittadino butta i soldi dalla finestra perchè ha paura di dover pagare multe se non installa strumenti illegali.

‘O paese do’ sole

“Con il crollo del prezzo del petrolio ormai la mia auto va ad accise”.

La pressione fiscale sul carburante é vergognosa.

Applicate la tabella al consumo stimato annuo che é di cinque miliardi di litri.

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Stesso destino per energia elettrica e gas.

La voce “materia prima energia” vale oggi un terzo della bolletta e tutto il resto, oltre a imposte e IVA, finisce nelle tasche di molti che non sono certo terremotati.

E questo perché in Italia si é incentivato di tutto: dalle centrali CIP6 alle biomasse, dal fotovoltaico all’eolico, dai certificati verdi ai bianchi e all’efficientamento energetico.

E tutto finisce nelle bollette, per decine di miliardi di euro all’anno! 

Li distribuisce il GSE, Gestore dei Servizi Energetici.

Una buona parte ai fondi green lussemburghesi, che incassano e spediscono tutto all’estero esentasse.

Noi ci mettiamo il sole, i terreni, i maneggioni che hanno fatto merenda con i comuni, i debiti delle banche e qualche elettricista che ha montato in fretta parti d’impianto fabbricate all’estero.

Ci sono 150.000 società, con partecipazioni e interessi incrociati, e i passaggi di mano sono continui.

Sono 19.000 MW installati con ritorni, per i tempi che corrono, stellari.

 

Fate verificare il contatore

Nel caso abbiate deciso di farvi di sostituire il contatore del gas,che non é obbligatorio, il vostro attuale fornitore deve seguire questa procedura:

  • informarvi via posta 15 giorni lavorativi prima della data prevista per la sostituzione;
  • precisare il vostro diritto di richiedere la verifica del contatore vecchio.

Dovrete quindi confermare la richiesta di verifica facendola pervenire al vostro fornitore sette giorni prima della data prevista per la sostituzione.

Se la verifica accerterà che il contatore funziona correttamente, il costo della verifica sarà di:

  • 5 € se il contatore è stato fabbricato prima del 1980
  • 40 € se il contatore è stato fabbricato successivamente.

Se la verifica accerta che il contatore non misura correttamente, si procederà alla ricostruzione dei consumi.

Se il vostro contatore è stato fabbricato prima del 1980 ( l’anno di fabbricazione é impresso sulla targhetta del contatore) fatelo verificare. 

Quale politica energetica?

Consumiamo l’energia elettrica più cara in Europa e la domanda cala da anni.

Perché le bollette sono sempre più care se la domanda cala e il prezzo del petrolio è ai minimi?

Dimenticati i 350 TWh annui di un tempo, la produzione del 2015 è stata di 271 TWh e il calo previsto nel 2016 è di un ulteriore 3%.

Le industrie se ne sono andate, quelle che sono rimaste producono meno e il risparmio energetico ha fatto il resto.

L’energia da sole e vento rappresenta 15% del totale; le centrali a fossile producono la metà di quanto producevano otto anni fa.

La potenza installata è due volte il picco della domanda, eppure importiamo quasi il 20% del fabbisogno, prevalentemente dalla Francia, e ce ne stiamo accorgendo in questi giorni.

Vecchie centrali a olio combustibile e nuovissime a gas sono spente.

Non  sbottigliamo al nord l’energia prodotta dal sole al sud e neppure quella prodotta al sud verso la Sicilia.

Invece delle linee di trasmissione, abbiamo costruito centrali e ora ne paghiamo la sola disponibilità, cioè anche se non producono.

Solo ora Enel ne chiude 23 dopo che ci sono costate miliardi di euro per produrre poco o niente per anni o produrre in emergenza a prezzi stellari.

L’obiettivo europeo è stato raggiunto otto anni prima del 2020 ma le rinnovabili ci costeranno 13 miliardi all’anno, per i prossimi quindici.

Senza il nucleare, il carbone resta il combustibile più economico e sicuro al mondo per disponibilità. Tutti lo usano ma noi no perché non filtriamo gli scarichi dei camini.

In Francia producono energia da nucleare che noi importiamo per miliardi di euro. Ci renderemo conto nei prossimi mesi di quanto ci costerà questa dipendenza.

Da noi é stato molto più semplice chiedere al popolo cosa ne pensasse del nucleare, subito dopo l’incidente di Chernobyl.

Recentemente é stato chiesto al popolo cosa pensasse delle trivellazioni marine, ma il popolo é andato al mare.

Nel ’92, quando Tangentopoli scoprì il marcio delle commesse Enel, inventarono il CIP6 che finanziava impianti a energia rinnovabile e “assimilata” nella quale finirono rifiuti, scarti di raffineria e porcherie varie; dopo 24 anni, lo paghiamo ancora con le bollette.

In Spagna, Germania e Danimarca l’energia eolica prodotta è doppia della nostra; la Germania ha investito nell’industria del fotovoltaico, mentre noi arricchivamo i cinesi, che producevano i pannelli su licenza tedesca, le banche e i fondi.

La mancanza di una strategia energetica di lungo termine ha permesso la costruzione di inutili centrali a gas e allo stesso tempo ha esageratamente incentivato le rinnovabili, indebitando i consumatori di questa e della prossima generazione.

Bisognerebbe fare reti di trasmissione e di distribuzione, e dedicare risorse allo sfruttamento delle ultime centrali idroelettriche reversibili, a quelle a carbone e agli accumuli di energia.

Bisognerebbe poi cominciare a pensare all’elettrificazione del trasporto su strada.

Il ruolo dell’energia rinnovabile, devastante per gli incentivi che paghiamo con bolletta, e  clamorosa rendita per quelli che la producono, è sempre più importante.

Secondo Terna é un fenomeno “repentino e inatteso e le centrali sono distanti dai luoghi classici di consumo, nei quali sorgono gli impianti manifatturieri, ossia al nord”

Se per le rinnovabili, e per il fotovoltaico in particolare, la naturale localizzazione era il Sud, perché sono state costruite centrali convenzionali a gas al Sud se non servivano?

Così paghiamo noi  il capacity payment, con le bollette abbiamo salvato Sorgenia indebitata per miliardi con MPS.

Dovevamo diventare un hub europeo del gas ma abbiamo tenuto sotto embargo i russi mentre i tedeschi ci facevano affari e il proprio personale gasdotto sotto il Baltico..

Aver lasciato il settore in balia delle “libere” forze di mercato, dal decreto Bersani in poi, ci ha portati allo sfascio a totale carico dei consumatori e dei cittadini: la logica di mercato è di breve termine, mentre il ciclo degli investimenti di questa entità è su scala trentennale.

Il mercato va bene se limitato ai beni di consumo ma sulle infrastrutture energetiche occorreva una logica nazionale, o europea, coerente e univoca, per non distruggere valore.

Tutti s’illudono che il mercato sia la forma di allocazione ottimale delle risorse ma questa teoria, e il mercato elettrico ne è un chiarissimo esempio, non sempre funziona: ne stiamo pagando e ne pagheremo le conseguenze.

Il frettoloso e raffazzonato documento di Strategia Energetica Nazionale, firmato da Clini e Passera sul letto di morte del governo Monti, non é altro che una dichiarazione d’intenti presa per buona dai saggi di Napolitano, qualcuno dei quali finito nei guai, da quelli di Letta e infine da Renzi.

Con il risultato che continueremo a perforare il paese tra un terremoto e l’altro.

 

Il far west dell’energia

Dopo quindici anni di liberalizzazione all’italiana, non c’è un albo delle società che vendono energia elettrica.

Sarebbe invece utile sapere chi non opera correttamente e non vigila sulle proprie forza vendita, dedite più che altro a fregare la gente.

Un elenco invocato dalle stesse imprese, a tutela della loro reputazione del settore ma che non è ancora previsto dalla legge.

Così il “Ddl concorrenza”, arenato al Senato: “al fine di garantire la stabilità e la certezza del mercato dell’energia elettrica, dal 1o gennaio 2016 è istituito presso il Ministero dello sviluppo economico l’Elenco dei soggetti abilitati alla vendita di energia elettrica a clienti finali”.

Si legge che a una semplice richiesta di informazioni, il ministero dello Sviluppo economico, primo sponsor del decreto, si sia semplicemente “rifiutato di rispondere”.

 

La sbornia verde

Nel 2016, le bollette pagheranno quasi 13 miliardi di euro ai produttori di energia rinnovabile più due miliardi per gli oneri di sbilanciamento.

Un terzo dei duecento miliardi di euro, che verranno incassati fino al 2032, finirà esentasse nelle tasche dei fondi stranieri.

Solamente questa immensa quantità di denaro ha reso l’Italia la prima al mondo nel fotovoltaico con il  – 9% dell’energia elettrica prodotta – superando già nel 2015 gli obiettivi europei del 2020.

E c’è anche qualche buontempone che se ne vanta.

Dieci anni dopo il primo conto energia, che finanzia impianti che incassano anche dieci volte l’attuale prezzo dell’energia in borsa, si sveglia anche Nomisma: “potevamo risparmiare almeno 3-4 miliardi ed elargirli nei prossimi anni: avremmo evitato di gonfiare troppo un settore che poi si è improvvisamente afflosciato …..questo ha provocato un arresto nella creazione di impianti, visto che senza incentivi nessuno investe nel fotovoltaico”.

Dopo aver messo l’intero conto nelle bollette, si sveglia anche l’Autorità per l’energia, con le dichiarazioni di Bortoni.

Anche il ministro Calanda riconosce che “se la bolletta è cara la colpa è degli incentivi” e promette interventi nella prossima legge di stabilità.

Ma siccome c’è da pagare il pregresso, chi vorrà installare nuovi pannelli dovrà farlo senza agevolazioni ma non sfuggirá agli oneri di sistema perché dovrà restare connesso alla rete.

La pioggia di incentivi ha favorito i produttori cinesi di pannelli che alzarono i prezzi alle stelle, approfittando del boom del mercato italiano, e adesso sono un terzo di prima.

Dopo la grande sbornia, su 600.000 impianti sparsi per il paese, non si sa neppure chi produce davvero, quanto produce o se incassa incentivi illecitamente.

Bisogna far capire, ai tanti che continuano a straparlare di energia rinnovabile, che il gioco é finito e d’ora in poi ci sarà solo il conto da pagare, per i prossimi sedici anni.

 

Cambiare fornitore

Nei prossimi mesi, milioni di utenti dovranno saranno costretti a passare al mercato libero: sarà impossibile sottoscrivere un contratto di “tutela simile” senza internet e un corso d’informatica.

Così saranno in molti a concludere contratti al telefono e senza capirli, diventando preda di fornitori senza scrupoli.

Pochi verificano la lettura finale del vecchio contratto che permette al vecchio fornitore di fregare per l’ultima volta l’utente che ha deciso di lasciarlo.

L’operazione dipende dal distributore che, per abitudine, non legge i contatori pur essendo pagato per farlo.

Succede così che il vecchio fornitore addebiti una quantità di energia stimata maggiore di quella effettivamente consumata, lasciando all’utente l’unica possibilità di rivalersi sul fornitore che subentra, il quale invece non c’entra nulla e comincerà a fatturare energia partendo da un dato di consumo sbagliato.

Inizia così una serie di azioni di rivalsa da parte dell’utente che ha tutto il diritto di non pagare una bolletta falsa.

Il cambio di fornitore dovrebbe prevedere la lettura contestuale del contatore cosa che invece, inspiegabilmente, l’Autorità per l’energia nega.

 

I ripartitori di energia termica – 1

Comunicato di Annamaria Terenziani, presidente dell’Associazione Proprietà Edilizia di Confedilizia Reggio Emilia.

“Le bugie di alcuni amministratori stanno per stravolgere i conti di molte famiglie.

Affermano che non esiste alternativa all’installazione dei contabilizzatori e termoregolatori: la legge lo impone e basta!

Delle due l’una, o non si conosce la normativa o si vuole coprire il fatto di aver fatto deliberare un’operazione che, se non attentamente valutata prima, non solo costituisce una spesa inutile, ma addirittura porterà ad un vertiginoso aumento dei costi per moltissime famiglie.

Quali in particolare? Quelle che abitano in palazzine costruite prima del 1990, ovvero quelle realizzate prima dell’introduzione della Legge 10/90 che già richiedeva la predisposizione dell’impianto centralizzato ai sistemi di contabilizzazione individuale. Praticamente il 90% dei Condomini con impianto centralizzato!

Questa incredibile superficialità si è già manifestata nei suoi effetti più nocivi in quei condomini in cui è stato presentato il primo consuntivo dopo l’installazione dei contabilizzatori: chi spendeva mediamente 1.500 €, ora ne spende 4.000!

Perché il problema non è solo il costo immediato dell’installazione dei contabilizzatori o delle termovalvole!

Il vero costo è quello che deriva dal nuovo sistema di funzionamento dell’impianto.

Prima vi era un bilanciamento derivante dall’irrogazione di calore uniformemente ed ora, visto che alcuni appartamenti (completamente vuoti o non abitati per la maggior parte della giornata) rimangono freddi per la chiusura delle singole termovalvole, gli impianti di quelli con più lati esposti al freddo dovranno produrre un consumo di energia molto più elevato.

Questo però non porta a quel risparmio energetico che è la finalità tanto della nuova normativa nazionale – D.Lgs 102 del 2014 – quanto di quella regionale – Delib. Emilia Romagna 967 del 20.07. 2015.

Entrambe le norme (art. 9 comma 5 lettera “b” D.Lgs. 102/2014 e punto D.6 comma 1 lettera “b” Delib. 967/2015) recitano a chiare lettere che nei Condomini con impianti centralizzati devono essere installati sistemi di contabilizzazione e di termoregolazione per singola unità immobiliare “solo” e “nella misura in cui sia tecnicamente possibile, efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici….gli eventuali impedimenti di natura tecnica alla realizzazione dei predetti interventi devono essere evidenziati nella relazione tecnica”.

Alla lettera “c” degli articoli citati si precisa che ove l’installazione di sistemi di contabilizzazione per singola unità immobiliare non sia tecnicamente possibile o non sia efficiente in termini di costi, le norme citate richiedono l’installazione di ripartitori applicati a ciascun radiatore, ma anche in questo caso “salvo che l’installazione di tali sistemi risulti essere non efficiente in termini di costi”.

Quali sono i casi in cui l’intervento non risulta efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici?

Proprio i casi che sono già all’esame della nostra Associazione, ovvero quelli in cui i costi per le famiglie sono triplicati ed i consumi energetici complessivi non sono diminuiti e non diminuiranno perché gli appartamenti più freddi richiedono un funzionamento costante dell’impianto per far raggiungere le temperature di comfort.

Questi condomìni potevano risparmiare i costi tecnici dell’intervento, i maggiori costi dei consumi, così come le liti che si stanno già producendo e che aumenteranno.

Prima di tutto l’amministratore avrebbe dovuto consigliare all’assemblea di incaricare da subito un valido tecnico per valutare, attraverso la diagnosi energetica, se la modifica dell’impianto avrebbe prodotto effettivamente “efficienza in termini di costi” o fosse “proporzionato rispetto ai risparmi energetici”.

Non avendo fatto eseguire tale indagine preventiva, a cui in molti casi sarebbe seguita una dichiarazione di esonero dall’obbligo, il danno è sotto i nostri occhi nelle bollette spaventosamente lievitate.

Di fronte ai tanti reclami che ci stanno giungendo ed alla conclamata negligenza di alcuni amministratori, abbiamo deciso come Confedilizia di aprire lo “sportello calore” per informare i condomini prima che compiano passi che potrebbero portare a danni economici ingenti. I nostri termotecnici saranno a disposizione gratuitamente anche delle assemblee per illustrare la normativa e per consentire a queste una scelta consapevole”.

 

In nome dell’ambiente 

La voce A3 della nostra bolletta incentiva anche la produzione di energia verde.

Ci sono anzi offerte commerciali che ve la propongono con un sovrapprezzo, così riducete il buco dell’ozono!

Ci prelevano soldi dalle tasche senza dirci e poi ci fregano in nome dell’ambiente.

“Ottenere il marchio 100% rinnovabile da apporre sui vostri servizi e prodotti è da oggi possibile anche senza dover necessariamente investire e realizzare nella propria azienda un impianto di produzione di energia rinnovabile! E’ sufficiente acquistare energia da un fornitore che vi certifica che quanto vi viene fornito è di fonte diretta da impianti di produzione di energia rinnovabile, ed è quanto vi proponiamo attraverso la nostra proposta di fornitura”.

Che un azienda, che neppure la produce, possa garantire che in base alla dichiarazione di un terzo, sia verde proprio quell’energia che acquistate, ha del miracoloso.

Certificano così anche i bilanci delle banche e gli alimenti biologici.

Liberi tutti:paga il consumatore!

In un paese dove:

  • il trasporto dell’energia elettrica é controllato indirettamente dallo stato con Terna.
  • la distribuzione dell’energia elettrica é controllata indirettamente dallo stato con Enel;
  • la misurazione dell’energia elettrica é controllata indirettamente dallo stato con Enel
  • una buona parte della produzione dell’energia elettrica é controllata indirettamente dallo stato con Enel;
  • il parlamento e i governi decidono cosa dobbiamo pagare con le bollette e l’Autorità dell’energia stabilisce come lo faremo;
  • sulle tariffe dell’energia elettrica vengono scaricati gli errori di altri

parlare di liberalizzazione é improprio.

Il sistema infatti non é assolutamente liberalizzato e ingrassa società statali in mano a manager che millantano efficienza e poi, quando il Codacons scopre che tutto è fuori controllo, l’Autorità, non sapendo che pesci prendere, invoca goffamente vaghi principi di “autoregolamentazione” , avendo fallito nell’imporre regole chiare, delega ai singoli operatori di mettere in atto azioni virtuose.

Come può un’autorità regolatoria richiamare nelle sue delibere la prudenza, la diligenza,la perizia e la previdenza che i produttori e i traders di energia elettrica avrebbero dovuto rispettare e che, secondo l’Autorità, non lo hanno fatto?

Così le regole, che non c’erano, vengono deliberate dall’Autorità in tutta fretta a luglio ma con effetti retroattivi al 2015; traders e produttori dovrebbero pagare Terna, solo perché Terna non è stata in grado di gestire gli sbilanciamenti della rete, come invece avrebbe dovuto essendo profumatamente pagata per farlo.

Il giochetto è sempre lo stesso: per bilanciare la rete Terna chiama l’accensione di centrali che così vendono la loro energia a più di dieci volte il valore di mercato; ci sono bilanci da sistemare, ci sono banche che devono rientrare dei crediti e una bella miliardata scivola per intanto nelle bollette di ognuno di noi.

 

 

Contatori e sistemi di misura

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Claudio De Vincenti del MISE, interpellato alla Camera, definisce “lacunosa” la legislazione per i contatori di energia elettrica.

Ma anche per quelli del gas la situazione non è chiara.

L’Autorità per l’energia impone ai distributori di gas la sostituzione dei contatori.

Anche i contatori del gas potranno essere letti e gestiti da remoto. 

La sostituzione è a carico degli utenti, che la pagheranno a rate con le bollette.

Sarebbe stato sufficiente imporre ai distributori di leggere sistematicamente i contatori, come la regolazione prevede, ma era troppo semplice e poco costoso per gli italiani che pagano già il gas più caro d’Europa.

I nuovi contatori del gas sono omologati da laboratori europei accreditati, fabbricati e provati in accordo alla direttiva europea nota come MID.

La direttiva stabilisce esclusivamente il criteri d’immissione sul mercato dei contatori ma non definisce il “sistema di misura” del quale lo strumento diverrà parte integrante, e con il quale interagirà.

In Italia il sistema non è stato omologato dal MISE – Ministero dello Sviluppo Economico – a cui unicamente compete la metrologia legale.

Quindi, non solo il contatore, ma é l’intero sistema di misura a dover essere legalizzato, per assicurare l’utente che non ci siano interferenze sulla trasmissione del dato di consumo. 

Non legalizzando il sistema, si ricade nella medesima situazione dei contatori di energia elettrica, gestiti da remoto senza il controllo di nessuno.

Addebitare il consumo in base a un dato teletrasmesso é diverso dal farlo in base a quanto indicato dal contatore e la legge non lo ammette.

In caso di contestazione, il distributore deve dimostrare il corretto funzionamento del contatore ma spetta al fornitore dimostrare al cliente la rispondenza di quanto fornito con quanto indicato dal contatore.

La direttiva MID stabilisce inequivocabilmente che “è il dato generato del contatore l’unico valido per la transazione”, indipendentemente da come venga poi gestito.

Misurare gas non è un’operazione semplice con l’aggravante che, solo in Italia, si utilizza anche un’unità di misura illegale,lo standard metro cubo.

#standardmetrocubo

#mid

#devincentimise

La dignità della misura

Al Festival del Diritto di Piacenza si é parlato anche di misure che, se non sono affidabili, mettono a rischio la dignità del cittadino.

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Ricadono in questa categoria le misure dell’energia elettrica, realizzate con contatori illegali, e del gas addebitate in unità di misura illegali.

La strada resta in salita per tutelare gli utenti e la distanza con l’Europa è evidente.

Tutti in Nevada:ridicoli!

Frenetica attività di Enel all’estero con i soldi delle nostre bollette.

Tutti con il nuovo aereo di Renzi in trasferta turistica retribuita!

In Italia, Enel chiude le centrali, ma all’estero vince concessioni per la fornitura di energia rinnovabile, a prezzi anche dieci volte inferiori a quelli italiani.

Dopo Perù e Messico, é la volta dell’impianto di Stillwater in Nevada (USA).

Si tratta dell’aggiunta di un impianto a concentrazione solare per scaldare il fluido geotermico esistente.

2 MW di potenza in più a un costo di 15 Milioni di $.

Raggiante il premier:”l’esempio dell’Italia tecnologica e vincente nella economia globale” 

Traduzione: l’impianto, che ospitava già quattro turbine geotermiche e un impianto fotovoltaico tradizionale, é stato implementato con impianto solare termodinamico a concentrazione, per aumentare la temperatura del fluido geotermico con uno scambiatore.

Tecnologie arcinote e componenti – specchi, parti impiantistiche, scambiatore etc. – che forse non sono neppure italiani.

Il processo è l’efficientamento di ciclo termodinamico che un qualsiasi studente di ingegneria può affrontare.

L’impianto fotovoltaico è avulso dall’impianto geotermico e già dedicato alla produzione di energia; nasce così il dubbio che l’impianto sia stato realizzato solo per mantenere gli impegni di cessione energia elettrica tra Enel Green Power e gli americani. 

Il campo geotermico é infatti in esaurimento e richiederebbe la perforazione di altri pozzi e così, prima é stato realizzato l’impianto fotovoltaico e ora il solare termodinamico.

Altra questione, anche se sono affari di Enel, é la redditività dell’investimento rispetto al suo conto economico: i 2 MW aggiuntivi sarebbero costati 7500 $ per kW installato, che rappresentano il costo di un ben più sofisticato impianto greenfield.

Sparita ogni possibilità di verificare il ritorno dell’investimento,visto il recente delisting di Enel Green Power, con incorporamento in Enel.

Chi verrà dopo Starace e Renzi farà quattro conti e chiuderà tutto in perdita.

Forse andrebbero colti ben altri esempi della tecnologia italiana nel mondo.