Il mercato dei dati

Inutile perdere tempo con le bollette, o cercare di leggere i #contatorillegali, il grande fratello veglierà su di noi, sarà tutto smart e tutto connesso.

Potrà decidere quanto consumiamo e la nostra privacy andrà a farsi benedire.

D’altro canto, con quale facilità firmiamo, senza leggerla, la clausola della privacy che ci viene puntualmente proposta ad ogni acquisto?

Siamo pigri: concludiamo al telefono contratti di luce e gas, senza neppure sapere quanto consumiamo!

Facciamo peggio: leggiamo al telefono, a sconosciuti, le nostre bollette dando gratuitamente dati sensibili!

Firmiamo polizze assicurative senza leggerle e cestiniamo le modifiche unilaterali di contratto, perché noioso e stancante.

Perché perdere tempo con le bollette? Cosa vuoi che cambi?

Con i nuovi contatori, sapranno tutto di noi: quando ci facciamo una doccia, quanti giorni all’anno andiamo in vacanza, quante ore al giorno siamo in casa, se siamo dei buoni pagatori e, magari, conosceranno pure il nostro IBAN.

E siccome non c’è nessuno che garantisca la sicurezza del dato che viene trasmesso in rete, saremo tutti a rischio.

Meglio invece conoscere i numeri di POD (per la luce) e PDR (per il gas); sono dati talmente sensibili che se, per caso, non vi arrivano più le bollette per posta, potrebbe voler dire che ve li hanno carpiti e potreste avere sorprese, come nuovi contratti inesistenti.

Il valore di quei dati è di centinaia di euro!

In questa situazione è del tutto inutile capire la differenza tra mercato tutelato e mercato libero perché, con i nuovi contatori, ci avranno perfettamente “profilati”  e sapranno benissimo come fregarci: il mercato di luce e gas è un mercato di offerta e i dati dei consumatori sono oro.

I venditori devono conoscere bene i polli e cosa c’è di meglio di un contatore intelligente e di una piattaforma che li gestisce tutti da remoto.

I distributori, quelli della rete, raccolgono i dati e li passano ai venditori dei quali, guarda caso, sono anche “parenti stretti“.

Ho provato personalmente la procedura per verificare i miei consumi con un’identità digitale, che pochi sanno ancora cos’è e quei pochi non possono perdere un’intera mattina per farlo.

Dopo un lungo slalom tra sms e password, ho potuto verificare i consumi di  una delle tre utenze a me intestate; per le altre due  il sistema dice che non ci sono i dati e, in effetti, se non c’è un contatore di ultima generazione l’utente non vede nulla. Per il gas, dicono, ci vorranno anni anche se il nuovo contatore lo paghiamo da quando ce lo installano.

La nuova piattaforma è stata predisposta da Acquirente Unico, società pubblica che garantisce la fornitura di energia elettrica ai clienti del mercato tutelato.

In base ai dati Arera del 2017, Enel, attraverso Servizio Elettrico Nazionale, vendeva l’86,5% dell’energia destinata al mercato tutelato e, attraverso edistribuzione, la distribuiva alla stessa percentuale di utenti domestici.

Su tutti i nuovi #contatorillegali c’è il logo Enel, e quindi saremo tutti più liberi di comprare energia da Enel.

Le altre centinaia di venditori, destinati a chiudere entro cinque anni, si limiteranno a mercanteggiare i nostri dati.

Gas a Milano – confronto bollette

Le due bollette, dello stesso utente, sono relative allo stesso periodo dell’anno: prima bolletta del 2021 e prima bolletta del 2022.

L’utente ha consumato 100 metri cubi in meno e ha pagato 322 € in più.

Il prezzo unitario lordo del gas passa da 0,61 €/Smc a 1,48€/Smc con un aumento del 243%, nonostante la riduzione di 2/3 degli oneri di sistema, e una diminuzione di imposte e IVA.

Questo è l’aumento, e questo dovrebbero riportare i media: aumenti in periodi omogenei, cosa che invece non fanno, confondendo la gente.

Tra tre mesi arriverà il conguaglio del riscaldamento ed è quantomai opportuno moltiplicare per due volte e mezzo quanto pagato l’anno scorso.

Il gas nazionale

Già nel 2018, ENI era ottimista sul potenziale del gas in Adriatico.

Dopo due governi nimby, spinto dall’emergenza e dai partiti che gridano a sproposito sul costo delle bollette, il nuovo governo ha deciso.

Con esclusione del golfo di Venezia che, se si perfora, sprofonda sono state individuate le aree da dare in concessione.

Tra gare, e valutazioni dell’impatto ambientale, ci vorranno un paio d’anni prima che chi vuole perforare possa iniziare i lavori per la costruzione e l’installazione delle piattaforme e di tutto il necessario per estrarre il gas e immetterlo nella rete nazionale: durata stimata dei cantieri un paio d’anni.

Si potrà quindi cominciare ad estrarre gas non prima del 2027.

Ma di quanto gas parliamo?

Ammettendo che le riserve siano di circa 70 miliardi m3, si potrebbero estrarre 6 miliardi di m3/anno, ai quali vanno aggiunti i 4 miliardi di m3 che già estraiamo annualmente.

Per una produzione totale di 10 miliardi di m3/anno, degli oltre 70 che consumiamo mediamente ogni anno. Un incremento importante, ma non così rilevante da comportare una riduzione apprezzabile del prezzo per il consumatore.

Va sfatato il mito del “se è italiano costa meno” perché il prezzo lo fa il mercato, come abbiamo purtroppo imparato in questi mesi.

Quali quindi i reali vantaggi?

  • il beneficio ambientale, il gas che non deve essere trasportato dalla Russia, viene compensato dell’inquinamento, tutt’altro che trascurabile, che la produzione di gas comporta;
  • la creazione di nuovi posti di lavoro;
  • le royalties, che lo Stato intascherebbe ma che dovrebbero essere subito investite nel settore energetico e
  • qualche prebenda ai comuni costieri interessati, come successo per il petrolio in Basilicata

I gatti e le volpi

Sempre più numerose le società che pretendono di aiutare i consumatori nella scelta dei fornitori di luce, gas e telefonia.

Fanno il lavoro che ogni consumatore dovrebbe fare per rendersi conto di quanto spende per le sue utenze.

Ma è un falso aiuto, non privo di rischi!

È talmente semplice entrare in queste piattaforme da non rendersi conto del rischio e delle conseguenze di dare informazioni sensibili, che invece vanno tenute riservate. Una volta digitate, diventano una merce molto preziosa.

I comparatori vivono su questi dati che vengono pagati molto bene, a prescindere dalla percentuale sui contratti andati a buon fine.

Ma anche con i comparatori di offerte ci sono sorprese, come racconta un lettore del blog.

Due mesi dopo aver definito le condizioni di fornitura di energia elettrica con il comparatore, viene chiamato dal call center del fornitore che gli propone di “rimodulare la tariffa” perché “gli oneri di sistema aumenteranno del 40%”.

Il lettore sa che é una balla e il tono dell’operatore è quello di farlo recedere dal contratto appena firmato.

Dopo una verifica della documentazione contrattuale (65 pagg) scopre anche che la tariffa è più alta di quella concordata.

Richiama il comparatore che invece la conferma, indirizzandolo nuovamente al fornitore che il lettore dovrà contattare, per capire dov’è finita la differenza.

Quindi nulla è facile e tantomeno gratuito!

Meglio capire da soli quanto consumiamo e quanto paghiamo, non raccontare i fatti vostri a sconosciuti, non riempire moduli web con i vostri dati sensibili e non sottoscrivere nuovi contratti in questi mesi per evitare il peggio.


I nuovi contatori del gas

I contatori del gas andrebbero sostituiti dopo un certo numero di anni di funzionamento, in base alla precisione di misurazione, rilevata a campione.

E’ il metodo seguito da molti paesi europei oltre ad essere il più logico.

In Italia invece, anche se firmato dal ministro, non venne mai pubblicato in G.U. il decreto attuativo di una legge del 1991, senza il quale i contatori del gas possono, legalmente, funzionare in eterno.

Nel 2008, sollecitata dall’inchiesta della Procura di Milano sul gas – che aveva scoperto contatori di sessanta anni – l’Autorità per l’energia segnalò, a Governo e Parlamento, gravi problemi di metrologia legale – tuttora aperti – e , senza aver ottenuto risposte, impose i contatori di tipo elettronico.

Incurante del fatto che la metrologia legale non fosse di propria competenza – i sistemi di misurazione del gas, cosi come imposti dall’autorità, non sono mai stati legalizzati e lo standard metro cubo non è un’unità di misura legale.

L’Autorità impose un programma di adeguamento dei contatori esistenti collegandoli ai convertitori di volume, che potevano trasmettere il dato di consumo.Ma alcuni contatori erano talmente malridotti e obsoleti che il dato non era per niente affidabile, e inaffidabile sarebbe stato trasmesso.

Tutti i PDR ( punto di riconsegna del gas) ne sarebbero stati interessati: prima quelli industriali e commerciali e poi le utenze domestiche.

Se, per i consumi industriali e commerciali, l’intervento poteva anche essere giustificato, tenuto conto del volume del gas in gioco, la sostituzione di decine di milioni di contatori domestici sembrò subito una forzatura, giustificata solamente dal fatto che i nuovi contatori sarebbero stati pagati dai consumatori.

Le società di distribuzione del gas, invece, avrebbero lucrato sui contatori e risparmiato sulle letture manuali.

Siamo arrivati all’ultima fase del programma a ci stanno sostituendo i contatori domestici; in Italia già paghiamo il gas più caro in Europa e il nuovo contatore ci costerà decine di euro in più all’anno, per i prossimi quindici.

Ai distributori costa solo 50/60€, possono ammortizzarlo al 130% e ottenere un premio ( pagato dai consumatori) se il programma di sostituzione, opportunamente concordato con Arera, viene mantenuto.

Ammortizzare un contatore in meno di un anno, e farselo pagare ogni anno per i successivi quindici, è già un ottimo affare, meglio però spremere i fabbricanti, comparsi dal nulla e disposti a tutto pur di vendere, con le tipiche gare al ribasso bandite dai distributori.

Così, qualità e funzionalità di milioni di contatori, sono pessime: molti presentano evidenti difetti di misurazione – definite, da chi li gestisce, “anomalie metrologiche” – e i due terzi dei dati di consumo teletrasmessi vanno persi, con il risultato che le bollette ci fatturano i consumi stimati.

Cioè tutto come prima con l’aggravante che il consumatore paga un contatore complicato e che non gli serve, oltre ad un servizio di misurazione inesistente, a unico vantaggio dei distributori che rimandano qualsiasi intervento sulle reti di distribuzione, anche quelle malandate, a beneficio delle sostituzioni.

Il consiglio é di rifiutarne la sostituzione, anche perché i contatori sono potenzialmente pericolosi, specialmente se installati all’interno delle abitazioni: c’è una valvola interna al contatore che può essere aperta o chiusa da remoto, che non va bene, e le batterie al litio potrebbero incendiarli.

Alla proposta di sostituzione, sarà sufficiente richiamare la delibera di Arera che dichiara che il progetto è ancora in alto mare.

Gli utenti, ai quali fosse già stato sostituito, dovranno continuare a comunicare l’autolettura per evitare sorprese.

Al freddo o al buio?

Riaccendiamo i riscaldamenti, che ormai vanno quasi tutti a gas, e il prossimo inverno potremmo restare proprio senza gas, necessario per scaldarci e per produrre metà dell’energia elettrica nazionale.

Se invece ci sarà, lo pagheremo il triplo rispetto all’anno scorso.

I prezzi dell’energia sono letteralmente impazziti: prima della pandemia il gas costava 15€/MWh, adesso ne costa 100, e siamo solo in ottobre.

Il prezzo dell’energia elettrica é trainato da quello del gas e colpisce le industrie che si stavano appena riprendendo dalla pandemia.

E la volatilità è destinata a perdurare.

Un aumento reale del PIL del 6%, in questa situazione altamente inflattiva, non è credibile, verrà mangiato tutto dall’inflazione. Soluzioni a breve non ce ne sono, se non pagare e aspettare che la tempesta passi, se passerà.

Scomposte le reazioni: abbiamo dato subito la colpa ai russi, che ogni inverno ci scaldano e che abbiamo tenuto sotto embargo per anni.

Uno degli ultimi messaggi di Angela Merkel, che nel frattempo ha raddoppiato il gasdotto Nord Stream, che porta gas russo direttamente in Germania, è chiaro: forse l’Europa compra poco gas russo.

Ursula Von Der Leyen era invece di parere contrario: basta gas, solo rinnovabili!

E così tutti a blaterare di transizione energetica contro le fossili, che rappresentano il 60% della nostra produzione, senza prima dire ai russi: “stiamo pensando di diminuire le fonti fossili, ma avremo ancora bisogno del vostro gas, mettiamoci d’accordo sul prezzo, torniamo ai contratti take-or-pay”.

Contratti che invece abbiamo fatto scadere, fidandoci del gas naturale liquefatto americano, che doveva arrivare in Europa, ma chissà a quale prezzo, e che che adesso finisce tutto in Cina.

Il cambiamento climatico invia segnali inequivocabili e gli eventi atmosferici estremi s’intensificano con conseguenze difficili da prevedere, come ad esempio il calo del vento in Germania con i parchi eolici che non producono.

Da tempo ci si chiede quale sia l’affidabilità delle rinnovabili, sulle quali avremmo deciso di puntare.

E l’affidabilità delle altre infrastrutture?

I gasdotti sono obsoleti, gli stoccaggi sono talmente strategici che non si sa mai quanto gas c’è, o ci sarà, le vecchie centrali nucleari francesi garantiscono il 15% dei nostri consumi e, alla fine, saranno finanziate dall’Europa perché, e su questo i francesi hanno ragione, l’energia delle nucleari é carbon free.

E gli incidenti? Ci stanno anche quelli, come 2003, quando restammo al buio per un fantomatico albero caduto in Svizzera.

Ora tutto é interconnesso e ci vuole poco per far saltare il sistema.

C’è bisogno di un serio piano di resilienza energetica, che faccia tesoro degli errori del passato.

Partendo proprio dagli stoccaggi visto che statisticamente il grande freddo da noi dura al massimo una settimana e i consumatori già pagano in tariffa il gas delle emergenze.

Quando serve, ci deve essere gas per resistere una settimana, fatecelo pagare quanto volete ma la gente non può ammalarsi di nuovo perché fa freddo.

Ogni inverno, invece, c’è ne sempre una, e appena arriva il freddo andiamo in confusione.

Nel 2012 fa molto freddo e l’AD di ENI informa che si consumano 440 milioni di m3 al giorno. (ndr. un volume da ricordare per i prossimi mesi). Viene fuori che c’è gas solo per tre giorni. Preso dal panico il governo Monti accende le centrali a olio combustibile, che restano pronte a produrre fino a luglio, mentre Mucchetti, ancora al Corriere prima di finire al Senato, scrive di metaniere che vagano nel Mediterraneo.

Nel Gennaio 2015 arriva poco gas dalla Russia e si pompa troppo dagli stoccaggi . Il ministero dichiara l’allarme che “prevede che siano gli operatori a mettere in campo tutte le azioni di mercato più opportune per consentire il ritorno alla normalità”. Detto fatto: il giorno dopo, con un tempismo perfetto, una metaniera scarica GNL a Livorno.

Nel 2015 i russi sospendono le forniture all’Ukraina perché non paga il gas. Attraverso l’Ukraina passa il gas per l’Europa e, se l’Europa non scalda l’Ukraina pagandole il gas, il gas non arriva. Per questa ragione i tedeschi si riforniranno direttamente dalla Russia con il Nord Stream.

In Marzo 2017 l’incidente di Baumgarten in Austria blocca il gasdotto del nord e nel dicembre dello stesso anno il prezzo del gas raddoppia a 35 €/MWh (ndr. un prezzo da ricordare per i prossimi mesi) perché il gasdotto va in manutenzione e la portata dimezzerà per due anni.

Nel 2018 una nuova crisi con l’Ukraina, che si risolve di nuovo con i soldi dell’Europa.

Comunque tutti i contratti di fornitura di gas sono secretati:dove finisca il gas e a quale prezzo nessuno può saperlo.

Con queste incertezze bisogna muoversi adesso, con una cabina di regia ad hoc, che preveda tutti gli scenari possibili e i criteri per affrontarli senza ritrovarsi a dover agire, come sempre, nel panico.

Bisognerebbe poi pensare nel lungo periodo perché se i prezzi energetici resteranno a questi livelli dovremo davvero consumare di meno!

E’ un cambio epocale e le scelte condizioneranno il nostro futuro.

Attenti al gas

Dieci decessi all’anno per fughe di gas sono considerati “fisiologici”, ma quanti sono gli incidenti che non ne provocano?

Il pericolo è sottovalutato, specialmente nelle abitazioni più vecchie, dove il fornitore è lo stesso da anni,se non decenni.

I nuovi contratti prevedono infatti la sospensione della fornitura, in caso di morosità, agendo da remoto su una valvola posta all’interno del contatore.

Quando il cliente paga, la valvola viene riaperta, sempre da remoto, ma cosa succede se la valvola viene riaperta e l’impianto a valle non è sicuro?

Una volta, al cliente moroso veniva sigillato il contatore, una procedura costosa ma sicura, mentre oggi si manda un impulso e la valvola si chiude, lasciando in campo uno strumento potenzialmente pericoloso e soggetto a manomissioni.

I contratti prevedono chiare responsabilità: il fornitore ci vende il gas, il distributore ce lo porta e lo misura, ma dal contatore in poi sono tutti problemi del cliente finale.

A meno di emergenze segnalate dal cliente, l’utente non ha mai rapporti diretti con il distributore, anzi pochi utenti sanno chi sia.

Per la cronaca, sono i distributori che ci stanno sostituendo i contatori è ci avvisano ma senza passare dal nostro fornitore.

In passato, distribuzione e vendita facevano capo alla stessa società, che aveva tutto l’interesse a garantire ai clienti la sicurezza dell’impianto; con la liberalizzazione del mercato, e la separazione tra fornitura e distribuzione, il “post-contatore” è ora di responsabilità dell’utente.

Se, per esempio, il contatore è installato in un’area comune condominiale, l’utente risponde del tratto di tubazione a valle del contatore.

Gli amministratori dovrebbero informare i condòmini e provvedere alle verifiche.

I fornitori avvisano gli utenti che però non leggono oppure sottovalutano il problema.

Anche il nuovo contatore, che ci stanno sostituendo, presenta delle criticità essendo dotato di una valvola interna che può essere azionata da remoto.

ARERA – l’autorità per l’energia e il gas – ha ammesso l’uso della valvola ai soli  fini “gestionali”.

La valvola però non é normata ai fini della sicurezza e perché nessuno abbia sollevato il problema è un mistero.

Se il contatore è installato all’interno dell’abitazione, la sostituzione andrebbe rifiutata.

La tassa “bolletta”

Trionfali bilanci delle società energetiche dopo la un anno di pandemia e di consumi ridotti.

Terna, Enel, A2A,Snam, Acea, Hera, Iren solo per citarne alcune, operano in mercati regolati, e in forza di concessioni monopolistiche, e possono così permettersi utili netti superiori al 30%, garantiti come per Autostrade.

Il settore si basa su regole, assetti di mercato e comunicazioni mediatiche che consentono ai monopolisti – tollerati da autorità compiacenti – di guadagnare quanto vogliono mentre chi non fa parte del “giro” é un bandito.

Adesso sono tutti impegnati a spiegare le bollette, a comparare offerte, e ad avvertire che,con il mercato libero,bisognerà scegliersi un nuovo fornitore, ma nessuno denuncia le parassitarie rendite di posizione, dove le componenti regolate della bolletta, che pesano per più di un terzo, aumentano senza alcun controllo.

Patetico l’intervento del governo e pericoloso congelare gli aumenti – per un miliardo di euro – in attesa, e nella speranza di tempi migliori.

Nove milioni di consumatori non riescono a pagare le bollette, diventando immediatamente preda delle società di recupero del credito, che telefonano dai paesi più strani minacciando il distacco della luce.

Si fanno tanti condoni, e allora perché non condonare le bollette piuttosto che girare i soldi ai cinesi, ai quali abbiamo già svenduto buona parte dell’argenteria e intendiamo continuare.

Ci stanno sostituendo i contatori illegali con altri, che opereranno in sistemi illegali, solo perché li pagheremo con la bolletta; non avremo alcun beneficio anzi chi li gestirà potrà taroccarli con un computer e succhiarci tutti i dati sensibili: quanto consumiamo, che potenza utilizziamo, a che ora saremo in casa.

I nuovi contatori li pagheremo quasi tutti all’Enel, assieme al canone della Rai e a quello della fibra ottica, visto l’accordo tra Enel e Tim.

E’ scandaloso che ci martellino con lo spread mentre la “tassa bollette” come i bonus a managers del tutto regalati in società monopoliste, vengono pagati senza problema.

I consumi stimati di gas

Meglio controllare che, con i nuovi contatori del gas, le bollette non vi addebitino consumi stimati.

Il caso di un lettore è emblematico: la casa è vuota, il consumo è nullo, il contatore è nuovo di zecca eppure gli viene addebitato un consumo stimato inesistente.

E quindi si chiede: perchè mi avete sostituito il contatore se non è cambiato nulla? Non leggevate il contatore vecchio, non leggete quello nuovo ma, nel frattempo, pago il gas che non ho consumato, pago il nuovo contatore che mi avete installato e pago anche una “gestione del contatore” inesistente.

Quella dei contatori elettronici del gas é una riuscita operazione industriale per i distributori di gas, e lo si vede dai risultati economici che conseguono, ma un pessimo affare per i consumatori che già pagano il gas più caro in Europa.

Ai distributori del gas il contatore costa 50/60€ e possono ammortizzarlo al 130% , ottenendo anche un premio se mantengono il programma di installazione che hanno concordato con Arera.

Ammortizzare un contatore in pochi mesi, e farselo pagare ogni anno per i successivi quindici, è già un ottimo affare, ma é meglio spremere i fabbricanti, comparsi dal nulla in ogni paese europeo, disposti a tutto pur di vendere, con le gare al ribasso.

Con il risultato che la qualità e la funzionalità di milioni di contatori, sono pessime: molti presentano evidenti difetti di misurazione – definite, da chi li gestisce, “anomalie metrologiche” – e i due terzi dei dati di consumo, che dovrebbero essere tele-trasmessi, vanno persi perché le batterie sono scariche.

Ed ecco spiegati i consumi stimati!

Cioè, in sostanza, è tutto come prima con l’aggravante che il consumatore paga un contatore, complicato da leggere e che quindi non gli serve, oltre a un servizio di misurazione inesistente, a unico vantaggio dei distributori che rimandano qualsiasi intervento sulle reti di distribuzione a favore delle sostituzioni.

Il consiglio é di rifiutarne la sostituzione, anche perché potrebbero essere potenzialmente pericolosi: c’è una valvola interna che può essere manovrata da remoto, che non va bene, oltre alle batterie che potrebbero incendiarli.

Alla proposta di sostituzione, sarà sufficiente richiamare la delibera di Arera che ammette che il progetto è ancora in alto mare.

Gli utenti, ai quali fosse già stato sostituito, dovranno continuare a comunicare l’autolettura per evitare sorprese.

Soldi per pochi

In pieno lock-down, con le industrie ferme, i monopolisti dell’energia annunciavano, risultati trionfali.

I monopóli e le concessioni rendono e il sistema politico ha tutto l’interesse a mantenerli.

Con buona pace di Draghi e della concorrenza.

Brilla su tutti Terna, che gestisce così la rete elettrica nazionale in di alta tensione.

Poi ci sono Enel, Snam, le ex-municipalizzate che con pochi altri si spartiscono una torta multimiliardaria.

Soddisfatti i ministeri, che le controllano, e le scremano per conto dello Stato, tronfi i managers, che intascano bonus immeritati, e felici anche i cinesi, ai quali è stata venduta parte dell’argenteria per fare cassa.

Infrastrutture pagate con le bollette di generazioni, che viene venduta a pezzi da chi si alterna al governo.

Consumatori e cittadini non reagiscono, anche perché le operazioni restano sotto traccia

Per quelli che gestiscono i servizi essenziali – luce,gas,acqua, le bollette sono una garanzia perché l’italiano le paga senza fiatare.

Magari non sa quanto paga o quanto consuma ma un RID in banca risolve tutto.

Se poi con la bolletta gli fanno pagare altro che con luce e gas non c’entrano per nulla, se ne fa una ragione:”tanto non cambia nulla”.

Anche le PMI, chiuse durante il lock-down, dovranno pagare il multipli della bolletta di prima.

Tutti quei soldi serviranno a mantenere un sistema, tronfio e autoreferenziale, che non sa come giustificare gli utili.

La morosità aumenta e il governo dovrebbe affrontare il problema degli oneri di sistema: 18 miliardi prelevati ogni anno con le bollette.

E invece stanzia 600 milioni di euro per Alitalia, li prende dalle bollette come aveva fatto già l’anno scorso, con risultati facilmente prevedibili.

Intelligenti per chi?

smartgas

I nuovi contatori del gas dovrebbero essere costantemente letti da remoto, facendoci pagare solo il gas che consumiamo, nessun consumo stimato e nessun conguaglio

La novità é che, se non pagheremo la bolletta, potranno toglierci il gas chiudendo una valvola situata all’interno del contatore, e potranno farlo da remoto, dando il comando da una tastiera di computer.

Anche se il principio è giusto, della sicurezza della valvola non si sa nulla salvo che è lì , lo dice Arera, “a fini gestionali“!

Chi si è fatto installare i nuovi contatori stia più attento di prima e chiuda sempre la valvola generale del gas.

Oltre al costo del contatore, spalmato per decenni nelle bollette, l’utente che usufruirà dei nuovi contatori pagherà il servizio di lettura da remoto, anche se il servizio non viene reso perché vanno persi i dati di due utenti su tre.

Non sarà più agevole leggere il contatore come si faceva una volta: un solo numero e a prova di idiota!

Eppure la legge prevede che sia ancora così “una facile lettura senza dover fare nulla” e invece andate a vedere se ci riuscite!

Ma la novità é la valvola interna al contatore che modifica le responsabilità tra fornitore, distributore e utente e i contratti non ne tengono conto.

La direttiva europea MID, che regola l’immissione sul mercato dei soli contatori, non prevede alcun sistema di misura remoto.

requisiti essenziali della direttiva MID restano così disattesi.

Inoltre “le delibere dell’AEEGSI non possono avere alcun rilievo normativo o impositivo perché non hanno alcun valore coattivo nei confronti del consumatore e non escludono il diritto del consumatore ad essere risarcito in caso di violazioni del diritto vigente.”

Prima della sostituzione, il sistema dev’essere quindi reso legale  e inattaccabile da interventi che possano interferire sulla trasmissione del dato di consumo, addirittura manipolarlo o, malauguratamente, intervenire sulla valvola.

Il manuale del contatore della foto recita: “l’aggiornamento del firmware può essere facilmente effettuato anche da remoto”.  

Ed é questo il punto: chi può modificare il programma da remoto? Con quale sicurezza? Con quale protocollo di comunicazione?

Stessa cosa per i contatori di energia elettrica: si sa solo che Enel li gestisce da remoto, ma nessuno può controllare come e cosa faccia!

La MID stabilisce che “è il dato generato del contatore l’unico valido per la transazione”, indipendentemente da come poi venga gestito.

Senza questi chiarimenti, l’installazione va rifiutata anche perché non c’è alcun vantaggio per il consumatore che paga qualcosa che non gli serve ma serve ad altri!

Nota: Samgas è solo uno dei tanti nuovi contatori che ci stanno installando

Ladri di polli

Le tariffe dei contratti di “maggior tutela” di luce e gas vengono aggiornate trimestralmente da Arera.

Il comunicato di ieri, ripreso con grande enfasi dai media, e millantato da un sottosegretario come se si trattasse di un’iniziativa del governo, va capito.

Le tariffe del mercato “di maggior tutela”, che riguarda ancora una ventina di milioni di consumatori,  si basano sul valore del PUN – prezzo unico nazionale  – dell’energia elettrica, una media pesata dei prezzi zonali di vendita all’ingrosso.

In tre mesi il PUN è passato da 47 a 32€/MWh perdendo quindi più del 30%.

In base alle nuove tariffe, chi consuma 2.700 kWh/anno e ha una potenza installata di 3 kW, potrà risparmiare, se le cose resteranno cosi per i prossimi nove mesi, il 18%.

Quindi la prima cosa da sapere é che il ribasso è puramente teorico.

Ma sapete quanto consumate? Pensate che i vostri consumi costeranno il 18% in meno?

Il 99% dei consumatori italiani non sa quanto consuma. Qualcuno sa a malapena quanto paga e ma di quanto consuma “non gli può fregar di meno”.

I curiosi potranno verificare le bollette di un utente che consuma per es. 1000 kWh in un anno, e sono milioni in difficoltà, per capire come il fantasmagorico ribasso del 18% svanisca. Potrebbe chiedere il bonus, ma nessuno lo aiuta, e così due terzi degli aventi diritto neppure lo sanno; recuperare l’ISEE è poi un’impresa ciclopica, tanto più per le classi più deboli e meno tecnologiche.

Se sarete ancora più curiosi, potrete anche verificare come un’utenza paghi in un anno  350€, senza consumare neppure un kWh.

Tra oneri di sistema e altre prebende versate al sistema, se ne vanno decine di miliardi di euro ogni anno.

Ma gli esorbitanti oneri di sistema, quelli di trasporto, distribuzione e misura, le imposte e l’IVA sulle stesse, non possono essere ridotti perché mantengono i parassiti che, proprio con i nostri soldi, presentano bilanci trionfali.

Così ogni governo si costerna, s’indigna, s’impegna ma poi getta la spugna senza nessuna dignità, perche le lobbies non si possono toccare, mentre le tasche dei consumatori si.

Seguiamo l’andamento del PUN nei prossimi mesi perchè, vista la tendenza dei consumi, continuerà a scendere come il prezzo del petrolio e con le tariffe appena varate, il consumatore avrà sorretto un’altra volta la baracca, nonostante il coronavirus.

E, visto che dovete stare a casa, date un’occhiata alla bollette, e magari anche ai contatori, per capire quali metodi vengono utilizzati per spillarvi altri soldi.

Nei prossimi tre mesi, decine di milioni di utenti, ancora in tutela, avranno regalato al sistema una notevole quantità  di denaro.

Ma anche i consumatori, già nel mercato libero e con un contratto a prezzo fisso, pagheranno quasi il doppio del prezzo di mercato.

 

IVA sulle accise

E’ corretto applicare l’IVA sull’accisa?

Un’interrogazione parlamentare non sembra aver ottenuto una risposta definitiva.

Il sottosegretario di turno conclude testualmente:

“Tuttavia, considerati anche i recenti orientamenti giurisprudenziali nazionali, ricordati nell’atto di sindacato ispettivo, con cui si sono spesso accolti i ricorsi presentati dai singoli utenti, si ritiene opportuno fare maggiore chiarezza sul tema, anche al fine di offrire una maggiore tutela dei diritti dei consumatori di energia elettrica”

 

Come per l’illegalità dei sistemi che misurano energia elettrica, il ministero da sempre risposte evasive: non c’è mai un si o un no che rassicuri il consumatore sulla correttezza di quanto paga.

E’ una commedia, recitata male dagli attori che si avvicendano al governo.

Una commedia che alimenta i contenziosi; con queste risposte un consumatore volenteroso potrebbe adire a vie legali con buone probabilità di successo.

Andrebbe contro gli interessi dello Stato? Forse, ma in questa commedia non è più chiaro chi è lo Stato.

Basterebbe non pagarla e vedere “che effetto che fa”.

Perché la proroga?

Nessun governo del cambiamento, nessuna novità, stesso copione di sempre: il regime tutelato va mantenuto perché le rendite dei privilegiati non si toccano.

E’ del tutto inutile prorogare il regime di maggior tutela senza spiegare ai consumatori cosa pagano con le bollette, quanto pagano ora e quanto pagheremo nei prossimi anni.

Ammesso che la “proroga della proroga” sia legalmente possibile, non completare, dopo quasi vent’anni, l’apertura del mercato è lesivo del mercato stesso.

Si continua a deresponsabilizzare i consumatori, spaventandoli con l’apparente dicotomia tra il “porto sicuro” del regime tutelato delle tariffe stabilite dal regolatore e il “pericoloso mare aperto” del mercato.

L’incentivo dei consumatori a scegliere con cognizione le forniture si riduce se gli stessi sanno di poter pagare un costo accettabile senza dover fare nulla.

Nella cronica assenza di un albo – i fornitori di energia elettrica sono più di cinquecento – la materia è percepita come pericolosa, e non giova il comportamento di venditori senza scrupoli che attirano i clienti con prezzi civetta per poi aumentarli.

L’esistenza di un mercato a tariffe tutelate non incentiva l’utente a capire quello che paga e permette condotte illegittime, come quelle recentemente comminate ad Enel ed Acea dall’Antitrust.

Per l’energia elettrica, solo i monopolisti, con Enel in testa, possono fornire energia in tutela e hanno accesso a informazioni privilegiate rispetto ai concorrenti.

I contatori di seconda generazione, che proprio Enel sta sostituendo nel paese, saranno in grado di raccogliere informazioni che rappresenteranno un vantaggio clamoroso per quelli che potranno approfittarne.

Perché in vent’anni non solo non si è realizzata la netta separazione tra chi vende e chi distribuisce, ma la legge continua a garantire posizioni di monopolio nella distribuzione, in cambio di un servizio di mercato tutelato che avrebbe dovuto essere solamente temporaneo.

Prima della scadenza, prevista per luglio 2020, ci sarebbe tutto il tempo per realizzare una campagna informativa semplice ed efficace.

I messaggi sui media sono invece sempre più aggressivi e fuorvianti, come quello che garantirebbe quote orarie di energia gratuita, ma solo in presenza del nuovo contatore, la cui gestione da remoto deve essere ancora legalizzata dal MISE.

Oltre al fatto che il passaggio al mercato libero riguarda la sola quota “energia” o “materia prima” della tariffa, che vale ormai meno di un terzo del totale della bolletta, una tendenza simile a quella dei carburanti.

E quindi, oltre alla campagna informativa, sarebbe finalmente opportuno analizzare le inefficienze delle bollette: dagli oneri para-fiscali agli extra-rendimenti garantiti solamente ad alcuni soggetti della filiera, che presentano EBIT trionfali.

I consumatori hanno il diritto diritto di sapere cosa stanno pagando, chi stanno pagando, quali siano le procedure di controllo e quali i benefici attesi.

Devono essere certi che le incentivazioni fornite con le risorse parafiscali delle bollette abbiano ancora motivo di esistere e non siano invece misure finalizzate a ulteriori sprechi, inefficienze o favoritismi.

Devono capire come gli “oneri di sistema” delle bollette abbiano generato, in nove anni, 150 miliardi di euro e come le bollette paghino, oltre misura, attività con limitatissimi rischi industriali.

Devono capire come le bollette aiutano le industrie energivore oltre ad Alcoa, Ilva, Alitalia e, dopo quasi trent’anni, le centrali del CIP6; come vengono incentivati i certificati verdi e bianchi, o stabilite le esenzioni, come pagheranno il nuovo “capacity”, gli impianti che gli stessi privilegiati indicano come  “essenziali”, le stazioni di ricarica delle vetture elettriche, le batterie di accumulo, il biometano etc.

Come pagheranno ai fornitori di maggior tutela il reintegro per la perdita di clientela verso il mercato libero!

Sarebbe questa un’occasione unica per capire quanto pesa, ora, questo enorme fardello sul bilancio delle famiglie italiane e quanto peserà in futuro; perché nessuno fa previsioni tanto le bollette sono veri e propri Bancomat dai quali attingere quando c’è bisogno di coprire qualche buco, come appunto Alitalia.

Invece il nuovo ministro del cambiamento, appena arrivato, cosa fa?

Rassicura i consumatori che in cambio di tutela continueranno ad essere scremati come prima e magari da più fornitori, visto che per lui sono pure pochi!

Dai dati Arera 50 fornitori servono più di 25.000 clienti e gli altri 500 chi sono?

 

 

I mantenuti 

I “mantenuti” vivono sulle nostre bollette e presentano bilanci trionfali per i tempo che corrono.

Alitalia, Ilva e Alcoa, coprono parte dei buchi con le bollette.

Questo il dettaglio ( energia elettrica) delle voci in bolletta di una piccola impresa:

1) Corrispettivi per sbilanciamento e dispacciamento

Corrispettivo per l’approvvigionamento delle risorse del Mercato Servizio Dispacciamento

Copertura costi delle unità essenziali per la sicurezza del sistema.

Corrispettivo a copertura dei costi della modulazione della produzione eolica.

Corrispettivo di reintegrazione salvaguardia transitoria.

Costi per la capacità produttiva.

Costi per la remunerazione dell’interrompibilità del carico.

Corrispettivi riconosciuti per il funzionamento di Terna.

Costo per l’aggregazione misure.

2) Corrispettivi per l’uso della rete e il servizio di misura

Costo distribuzione.

MIS – Corrispettivo per la misura.

TRAS – corrispettivo per la trasmissione energia assorbita.

SIGMA3 – Distribuzione – quota energia.

SIGMA 1 – Distribuzione – quota fissa.

SIGMA 2 – Distribuzione – quota potenza.

3) Componenti A – UC – parte fissa (indipendenti dal consumo )

A2 – attività nucleari residue

A3 – promozione della produzione da fonti rinnovabili (e assimilate)

A5 – finanziamento delle attività di ricerca e sviluppo

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio

4) Componenti A – UC – parte variabile ( proporzionali al  consumo)

A2 – attività nucleari residue.

A3 – promozione della produzione da fonti rinnovabili e assimilate.

A4 – finanziamento dei regimi tariffari speciali.

A5 – finanziamento delle attività di ricerca e sviluppo.

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio.

AS – corrispettivo per la copertura utenze disagiate.

UC3 – costi per gli squilibri del sistema di perequazione della trasmissione e distribuzione.

UC4 – copertura delle integrazioni tariffarie alle imprese minori.

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio.

MCT – finanziamento per la compensazione territoriale.

UC7 – copertura oneri derivanti da interventi per la promozione dell’efficienza energetica.

Ae – per finanziare le agevolazioni alle imprese con elevati consumi di energia.

I mantenuti sono tanti: chi trasporta energia in alta o in bassa tensione, chi distribuisce gas in alta e in bassa pressione; i produttori di energia rinnovabile che portano gli utili all’estero esentasse; quelli che, dopo ventisette anni, incassano ancora gli incentivi CIP6 del 1992; quelli che il nucleare non c’è ma comunque si paga; quelli della liberalizzazione con il monopolio della misurazione; quelli delle multi-utilities para-comunali che fanno tutto, dalla luce alla spazzatura,dall’acqua al gas.

La liberalizzazione all’italiana ha creato ARERA, GSE, GME e l’Acquirente Unico, tutti riferibili allo Stato e gestiti da manager indicati e scelti dai partiti.

Un turbillon di poltrone in conflitto d’interessi, con sontuosi bonus ad ogni giro.

Nessun vantaggio economico per i consumatori, che non capiscono neppure quello che pagano e perché lo pagano.

Le nostre bollette finanziano quelli che non le pagano, quelli che pagano tariffe agevolate;  i lavoratori di Alcoa, dell’ILVA e dell’Alitalia, le imprese energivore, le bollette degli ex-dipendenti delle società elettriche; le bollette dei parlamentari e dei partiti, forse quelle del Vaticano di San Marino e della RAI.

Le tariffe dell’energia elettrica hanno lo stesso destino della benzina, che paga da decine, o centinaia di anni, le calamità naturali.  

Le rendite delle nostre infrastrutture, che chissà quante volte sono state vendute anche se le avevamo pagate noi o i nostri genitori, adesso finiscono in tasche cinesi.

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