I comparatori di offerte

Sempre più numerose le società che pretendono di aiutare i consumatori nella scelta dei fornitori di luce, gas e telefonia.

È ormai talmente semplice giocare con i programmi, da non rendersi conto di dare informazioni che invece dovrebbero restare riservate mentre,una volta digitate, diventano merce molto preziosa.

I comparatori vivono sui dati sensibili, pagati molto bene, oltre a una percentuale sui contratti andati a buon fine.

Ma anche con i comparatori ci sono sorprese, come racconta un lettore del blog.

Due mesi dopo aver definito le condizioni di fornitura di energia elettrica con il comparatore, viene chiamato dal call center del fornitore che gli propone di “rimodulare la tariffa” perché “gli oneri di sistema aumenteranno del 40%”.

Il lettore sa che é una balla e il tono dell’operatore è quello di farlo recedere dal contratto appena firmato.

Dopo una verifica della documentazione contrattuale (65 pagg) scopre anche che la tariffa è più alta di quella concordata.

Richiama il comparatore che invece la conferma, indirizzandolo nuovamente al fornitore che il lettore dovrà contattare, per capire dov’è finita la differenza.

Istruzioni: capire da soli quanto consumate e quanto pagate, non raccontare i fatti vostri a sconosciuti, non riempire moduli web con i vostri dati sensibili e non sottoscrivere nuovi contratti in questi mesi per evitare il peggio.


Al freddo o al buio?

Riaccendono i riscaldamenti, le caldaie bruciano gas, perché il gasolio inquinava e il prossimo inverno potremmo restare proprio senza gas, che serve non solo per scaldarci, ma anche per produrre metà dell’energia elettrica nazionale.

Se invece ci sarà gas, per scaldarci, cucinare e fare la doccia, pagheremo il triplo rispetto all’anno scorso.

In queste ultime settimane i prezzi dell’energia sono letteralmente impazziti: prima della pandemia il gas costava 15€/MWh, adesso ne costa 100, e siamo solo in ottobre.

Il prezzo dell’energia elettrica é trainato da quello del gas e colpisce le industrie che si stavano appena riprendendo dalla pandemia.

E la volatilità è destinata a perdurare.

Un aumento reale del PIL del 6%, in questa situazione altamente inflattiva, non è credibile. Soluzioni a breve non ce ne sono, se non pagare e aspettare che la tempesta passi, se passerà.

Scomposte le reazioni: abbiamo dato subito la colpa ai russi, che ogni inverno ci scaldano e che abbiamo tenuto sotto embargo per anni.

Uno degli ultimi messaggi di Angela Merkel, che nel frattempo ha raddoppiato il gasdotto Nord Stream, che porta gas russo direttamente in Germania, è chiaro: forse l’Europa compra poco gas russo.

Ursula Von Der Leyen era invece di parere contrario: basta gas, solo rinnovabili!

E così tutti a blaterare di transizione energetica contro le fossili, che rappresentano il 60% della nostra produzione, senza prima dire ai russi: “stiamo pensando di diminuire le fonti fossili, ma avremo ancora bisogno del vostro gas, mettiamoci d’accordo sul prezzo, torniamo ai contratti take-or-pay”, che invece abbiamo fatto scadere, fidandoci del gas naturale liquefatto americano, che doveva arrivare in Europa, ma chissà a quale prezzo, e che che adesso finisce tutto in Cina.

Il cambiamento climatico invia segnali inequivocabili e gli eventi atmosferici estremi s’intensificano con conseguenze difficili da prevedere, come ad esempio il calo del vento in Germania con i parchi eolici che vanno in sofferenza.

Da tempo ci si chiede quale sia l’affidabilità delle rinnovabili, sulle quali avremmo deciso di puntare.

E l’affidabilità delle altre infrastrutture?

I gasdotti sono obsoleti, gli stoccaggi sono talmente strategici che non si sa mai quanto gas c’è, o ci sarà, le vecchie centrali nucleari francesi garantiscono il 15% dei nostri consumi e, alla fine, saranno finanziate dall’Europa perché, e su questo i francesi hanno ragione, l’energia delle nucleari é Carbon free.

E gli incidenti? Ci stanno anche quelli, come 2003, quando restammo al buio per un albero caduto in Svizzera.

Tutto é interconnesso, ci vuole poco per far saltare il sistema e dovremmo prepararci ad affrontare qualsiasi scenario, senza confidare nel solito “stellone” nazionale.

C’è bisogno di un serio piano di resilienza energetica, che faccia tesoro degli errori del passato.

Partendo proprio dagli stoccaggi visto che statisticamente, e fortunatamente, il grande freddo da noi dura al massimo una settimana e i consumatori già pagano in tariffa il gas delle emergenze. Quando serve, ci deve essere gas per resistere una settimana, fatecelo pagare quanto volete ma la gente non può ammalarsi di nuovo perché fa freddo.

Ogni inverno, invece, c’è ne sempre una, e appena arriva il freddo andiamo in confusione.

Nel Febbraio 2012 fa molto freddo e l’AD di ENI informa che si consumano 440 milioni di m3 al giorno. (ndr. un volume da ricordare per i prossimi mesi). Viene fuori che c’è gas solo per tre giorni. Preso dal panico il governo Monti accende le centrali a olio combustibile, che restano pronte a produrre fino a luglio, mentre Mucchetti, ancora al Corriere prima di finire al Senato, scrive di metaniere che vagano nel Mediterraneo.

Nel Gennaio 2015 arriva poco gas dalla Russia e si pompa troppo dagli stoccaggi . Il ministero dichiara l’allarme che “prevede che siano gli operatori a mettere in campo tutte le azioni di mercato più opportune per consentire il ritorno alla normalità”. Detto fatto: il giorno dopo, con un tempismo perfetto, una metaniera scarica GNL a Livorno.

Nel 2015 i russi sospendono le forniture all’Ukraina perché non paga il gas. Attraverso l’Ukraina passa il gas per l’Europa e, se l’Europa non scalda l’Ukraina pagandole il gas, il gas non arriva. Per questa ragione i tedeschi si riforniranno direttamente dalla Russia con il Nord Stream.

In Marzo 2017 l’incidente di Baumgarten in Austria blocca il gasdotto del nord e nel dicembre dello stesso anno il prezzo del gas raddoppia a 35 €/MWh (ndr. un prezzo da ricordare per i prossimi mesi) perché il gasdotto va in manutenzione e la portata dimezzerà per due anni.

Nel 2018 una nuova crisi con l’Ukraina, che si risolve di nuovo con i soldi dell’Europa.

Comunque tutti i contratti di fornitura di gas sono secretati e dove finisca il gas che arriva con il TAP non lo sa nessuno. Solamente l’Agenzia delle Dogane dovrebbe avere numeri attendibili.

Con queste incertezze bisogna muoversi adesso, con una cabina di regia ad hoc, che preveda tutti gli scenari possibili e i criteri per affrontarli senza ritrovarsi a dover agire, come sempre, nel panico.

Bisognerebbe poi pensare nel lungo periodo perché se i prezzi energetici resteranno a questi livelli dovremo davvero scegliere se scaldarci, leggere un libro o navigare in internet.

E’ un cambio epocale e le scelte condizioneranno il nostro futuro.

Attenti al gas

Dieci decessi all’anno per fughe di gas sono considerati “fisiologici”, ma quante sono quelle che non ne provocano?

Il pericolo è sottovalutato, specialmente nelle abitazioni più datate, dove il fornitore magari è lo stesso da anni.

I nuovi contratti prevedono infatti la chiusura temporanea del contatore, che viene riaperto solo se l’impianto a valle è sicuro.

Nel dubbio, é meglio verificare la tubazione a valle del contatore, della risponde l’utente.

I contratti che firmiamo prevedono chiare responsabilità: il fornitore ci vende il gas, il distributore ce lo porta e lo misura, ma dal contatore in poi sono tutti problemi nostri.

A meno delle emergenze, l’utente non ha mai rapporti diretti con il distributore, pochi utenti sanno chi sia.

Per la cronaca, sono i distributori che ci stanno sostituendo i contatori.

In passato, distribuzione e vendita facevano capo alla stessa società, che aveva tutto l’interesse a garantire ai clienti la sicurezza dell’impianto; con la liberalizzazione del mercato, e la separazione tra fornitura e distribuzione, il “post-contatore” è ora di responsabilità dell’utente.

Se, per esempio, il contatore è installato in un’area comune condominiale, l’utente risponde del tratto di tubazione a valle del contatore.

Gli amministratori dovrebbero informare i condòmini e provvedere alle verifiche.

I fornitori avvisano gli utenti che però non leggono oppure sottovalutano il problema.

Anche il nuovo contatore, che ci stanno sostituendo, presenta delle criticità essendo dotato di una valvola interna che può essere azionata da remoto.

ARERA – l’autorità per l’energia e il gas – ha ammesso l’uso della valvola ai soli  fini “gestionali”.

La valvola però non é normata ai fini della sicurezza e perché nessuno abbia sollevato il problema è un mistero.

Se il contatore è installato all’interno dell’abitazione, la sostituzione andrebbe rifiutata.

La socializzazione delle perdite

La Procura di Roma indaga su una torbida faccenda a danno dei consumatori.

A ferragosto di un anno fa, Enel e Green Network transavano sulla testa dei consumatori, con la benedizione di Arera (delibere n° 50/2018 e n° 568/2019) che adesso denuncia Green Network.

Questo il post dell’agosto 2020

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I debiti di alcune società che vendono energia elettrica vengono pagati dai consumatori annullando parte dei rischi d’impresa.

Un giochetto facile, specialmente per le nuove società, nate dal nulla, che ci telefonano ogni sera o ci perseguitano con le campagne pubblicitarie.

I fornitori di energia elettrica operano in un mercato controllato, a monte, dal distributore di riferimento – edistribuzione – al quale devono pagare sull’unghia gli OGS – oneri generali di sistema – a prescindere dal fatto che il loro cliente paghi o non paghi la bolletta.

Il distributore monopolista, che fa capo a Enel e che distribuisce quasi tutta l’energia elettrica nel paese, può così decidere chi deve pagare e chi no, chi può vivere o chi deve morire.

Erano 500 milioni quelli di  Gala, che poi è fallita e sono stati rimessi di nuovo dai consumatori e ora sono 166 quelli di Green Network, che ne deve il doppio a Enel e si mette d’accordo con Enel, perchè l’altra metà la coprano i consumatori.

Non è assolutamente chiaro come sia possibile una tale operazione sulla testa dei consumatori. Com’è possibile che Enel, attraverso la controllata edistribuzione, sia talmente potente da concludere accordi transattivi che riguardano soldi che i consumatori hanno già pagato con le bollette e che il fornitore, invece di versare, ha trattenuto per far quadrare i conti

Chi ha dato questa facoltà a Enel ? Arera non ha nulla da obbiettare?

Forse è per questa ragione che i fornitori sono più di 600, spesso società nate dal nulla e senza alcun controllo, il più destinate a chiudere lasciando debiti che tanto saranno pagati dai consumatori.

Il mercato finirà a non più di una trentina di società di vendita che potranno finalmente controllarne il prezzo.

Trionfale, invece, il cammino dei distributori e, in particolare, di quello di proprietà di Enel – edistribuzione – che distribuisce e misura, più o meno, tutta l’energia elettrica nazionale.

Come Dio, decide chi e quando deve fallire e chi invece, come Green Network può continuare a vivere e magari tornare utile in futuro.

Se si possono scaricare i debiti dei privati sui consumatori sarà una passeggiata socializzare gli oneri di sistema,per 18 miliardi all’anno

Nelle casse della CSEA, dove arriva annualmente questa montagna di denaro, ci sono sempre un paio di miliardi pronti per le emergenze,come per Alitalia.

Anche quelli sono soldi nostri, pagati perché avrebbero dovuto darci dei benefici, e invece vengono utilizzati per scopi diversi.

E sfido chiunque a dimostrare i benefici economici dell’energia rinnovabile per i consumatori.

E adesso, che il valore degli oneri si avvicina al terzo della bolletta, e la morosità aumenta, ecco la resa dei conti!

Secondo il TAR del caso Gala gli oneri di sistema sono oneri “fiscali”, rivolti cioè alla generalità dei cittadini.

Mentre, per il regolatore, è l’ex presidente Bortoni che parla: “le sentenze della giustizia amministrativa si rispettano ma hanno travisato la materia; la richiesta di socializzare sarà l’ultima spiaggia, non si andrà subito a socializzare il buco; dovremo riformare le decisioni della giustizia che non stanno in piedi, pur rispettandole; dovremo definire formule di sopravvivenza da qui al nuovo assetto ‘a canone Rai’, spero che il transitorio sia di alcuni mesi, vedremo; stiamo già pensando ai criteri da rispettare per iscriversi all’albo previsto dal Ddl concorrenza“.

Ad oggi, non solo non esiste l’albo dei fornitori ma i piazzisti di energia proliferano, tanto sanno che, come nel caso Green Network, non possono fallire.

La tassa “bolletta”

Trionfali bilanci delle società energetiche dopo la un anno di pandemia e di consumi ridotti.

Terna, Enel, A2A,Snam, Acea, Hera, Iren solo per citarne alcune, operano in mercati regolati, e in forza di concessioni monopolistiche, e possono così permettersi utili netti superiori al 30%, garantiti come per Autostrade.

Il settore si basa su regole, assetti di mercato e comunicazioni mediatiche che consentono ai monopolisti – tollerati da autorità compiacenti – di guadagnare quanto vogliono mentre chi non fa parte del “giro” é un bandito.

Adesso sono tutti impegnati a spiegare le bollette, a comparare offerte, e ad avvertire che,con il mercato libero,bisognerà scegliersi un nuovo fornitore, ma nessuno denuncia le parassitarie rendite di posizione, dove le componenti regolate della bolletta, che pesano per più di un terzo, aumentano senza alcun controllo.

Patetico l’intervento del governo e pericoloso congelare gli aumenti – per un miliardo di euro – in attesa, e nella speranza di tempi migliori.

Nove milioni di consumatori non riescono a pagare le bollette, diventando immediatamente preda delle società di recupero del credito, che telefonano dai paesi più strani minacciando il distacco della luce.

Si fanno tanti condoni, e allora perché non condonare le bollette piuttosto che girare i soldi ai cinesi, ai quali abbiamo già svenduto buona parte dell’argenteria e intendiamo continuare.

Ci stanno sostituendo i contatori illegali con altri, che opereranno in sistemi illegali, solo perché li pagheremo con la bolletta; non avremo alcun beneficio anzi chi li gestirà potrà taroccarli con un computer e succhiarci tutti i dati sensibili: quanto consumiamo, che potenza utilizziamo, a che ora saremo in casa.

I nuovi contatori li pagheremo quasi tutti all’Enel, assieme al canone della Rai e a quello della fibra ottica, visto l’accordo tra Enel e Tim.

E’ scandaloso che ci martellino con lo spread mentre la “tassa bollette” come i bonus a managers del tutto regalati in società monopoliste, vengono pagati senza problema.

I consumi stimati di gas

Meglio controllare che, con i nuovi contatori del gas, le bollette non vi addebitino consumi stimati.

Il caso di un lettore è emblematico: la casa è vuota, il consumo è nullo, il contatore è nuovo di zecca eppure gli viene addebitato un consumo stimato inesistente.

E quindi si chiede: perchè mi avete sostituito il contatore se non è cambiato nulla? Non leggevate il contatore vecchio, non leggete quello nuovo ma, nel frattempo, pago il gas che non ho consumato, pago il nuovo contatore che mi avete installato e pago anche una “gestione del contatore” inesistente.

Quella dei contatori elettronici del gas é una riuscita operazione industriale per i distributori di gas, e lo si vede dai risultati economici che conseguono, ma un pessimo affare per i consumatori che già pagano il gas più caro in Europa.

Ai distributori del gas il contatore costa 50/60€ e possono ammortizzarlo al 130% , ottenendo anche un premio se mantengono il programma di installazione che hanno concordato con Arera.

Ammortizzare un contatore in pochi mesi, e farselo pagare ogni anno per i successivi quindici, è già un ottimo affare, ma é meglio spremere i fabbricanti, comparsi dal nulla in ogni paese europeo, disposti a tutto pur di vendere, con le gare al ribasso.

Con il risultato che la qualità e la funzionalità di milioni di contatori, sono pessime: molti presentano evidenti difetti di misurazione – definite, da chi li gestisce, “anomalie metrologiche” – e i due terzi dei dati di consumo, che dovrebbero essere tele-trasmessi, vanno persi perché le batterie sono scariche.

Ed ecco spiegati i consumi stimati!

Cioè, in sostanza, è tutto come prima con l’aggravante che il consumatore paga un contatore, complicato da leggere e che quindi non gli serve, oltre a un servizio di misurazione inesistente, a unico vantaggio dei distributori che rimandano qualsiasi intervento sulle reti di distribuzione a favore delle sostituzioni.

Il consiglio é di rifiutarne la sostituzione, anche perché potrebbero essere potenzialmente pericolosi: c’è una valvola interna che può essere manovrata da remoto, che non va bene, oltre alle batterie che potrebbero incendiarli.

Alla proposta di sostituzione, sarà sufficiente richiamare la delibera di Arera che ammette che il progetto è ancora in alto mare.

Gli utenti, ai quali fosse già stato sostituito, dovranno continuare a comunicare l’autolettura per evitare sorprese.

Soldi per pochi

In pieno lock-down, con le industrie ferme, i monopolisti dell’energia annunciavano, risultati trionfali.

I monopóli e le concessioni rendono e il sistema politico ha tutto l’interesse a mantenerli.

Con buona pace di Draghi e della concorrenza.

Brilla su tutti Terna, che gestisce così la rete elettrica nazionale in di alta tensione.

Poi ci sono Enel, Snam, le ex-municipalizzate che con pochi altri si spartiscono una torta multimiliardaria.

Soddisfatti i ministeri, che le controllano, e le scremano per conto dello Stato, tronfi i managers, che intascano bonus immeritati, e felici anche i cinesi, ai quali è stata venduta parte dell’argenteria per fare cassa.

Infrastrutture pagate con le bollette di generazioni, che viene venduta a pezzi da chi si alterna al governo.

Consumatori e cittadini non reagiscono, anche perché le operazioni restano sotto traccia

Per quelli che gestiscono i servizi essenziali – luce,gas,acqua, le bollette sono una garanzia perché l’italiano le paga senza fiatare.

Magari non sa quanto paga o quanto consuma ma un RID in banca risolve tutto.

Se poi con la bolletta gli fanno pagare altro che con luce e gas non c’entrano per nulla, se ne fa una ragione:”tanto non cambia nulla”.

Anche le PMI, chiuse durante il lock-down, dovranno pagare il multipli della bolletta di prima.

Tutti quei soldi serviranno a mantenere un sistema, tronfio e autoreferenziale, che non sa come giustificare gli utili.

La morosità aumenta e il governo dovrebbe affrontare il problema degli oneri di sistema: 18 miliardi prelevati ogni anno con le bollette.

E invece stanzia 600 milioni di euro per Alitalia, li prende dalle bollette come aveva fatto già l’anno scorso, con risultati facilmente prevedibili.

Intelligenti per chi?

smartgas

I nuovi contatori del gas dovrebbero essere costantemente letti da remoto, facendoci pagare solo il gas che consumiamo, nessun consumo stimato e nessun conguaglio

La novità é che, se non pagheremo la bolletta, potranno toglierci il gas chiudendo una valvola situata all’interno del contatore, e potranno farlo da remoto, dando il comando da una tastiera di computer.

Anche se il principio è giusto, della sicurezza della valvola non si sa nulla salvo che è lì , lo dice Arera, “a fini gestionali“!

Chi si è fatto installare i nuovi contatori stia più attento di prima e chiuda sempre la valvola generale del gas.

Oltre al costo del contatore, spalmato per decenni nelle bollette, l’utente che usufruirà dei nuovi contatori pagherà il servizio di lettura da remoto, anche se il servizio non viene reso perché vanno persi i dati di due utenti su tre.

Non sarà più agevole leggere il contatore come si faceva una volta: un solo numero e a prova di idiota!

Eppure la legge prevede che sia ancora così “una facile lettura senza dover fare nulla” e invece andate a vedere se ci riuscite!

Ma la novità é la valvola interna al contatore che modifica le responsabilità tra fornitore, distributore e utente e i contratti non ne tengono conto.

La direttiva europea MID, che regola l’immissione sul mercato dei soli contatori, non prevede alcun sistema di misura remoto.

requisiti essenziali della direttiva MID restano così disattesi.

Inoltre “le delibere dell’AEEGSI non possono avere alcun rilievo normativo o impositivo perché non hanno alcun valore coattivo nei confronti del consumatore e non escludono il diritto del consumatore ad essere risarcito in caso di violazioni del diritto vigente.”

Prima della sostituzione, il sistema dev’essere quindi reso legale  e inattaccabile da interventi che possano interferire sulla trasmissione del dato di consumo, addirittura manipolarlo o, malauguratamente, intervenire sulla valvola.

Il manuale del contatore della foto recita: “l’aggiornamento del firmware può essere facilmente effettuato anche da remoto”.  

Ed é questo il punto: chi può modificare il programma da remoto? Con quale sicurezza? Con quale protocollo di comunicazione?

Stessa cosa per i contatori di energia elettrica: si sa solo che Enel li gestisce da remoto, ma nessuno può controllare come e cosa faccia!

La MID stabilisce che “è il dato generato del contatore l’unico valido per la transazione”, indipendentemente da come poi venga gestito.

Senza questi chiarimenti, l’installazione va rifiutata anche perché non c’è alcun vantaggio per il consumatore che paga qualcosa che non gli serve ma serve ad altri!

Nota: Samgas è solo uno dei tanti nuovi contatori che ci stanno installando

I nuovi contatori del gas

In Europa, i contatori del gas sono sempre stati sostituiti dopo un certo numero di anni di funzionamento, in base alla precisione di misurazione, rilevata a campione.

In Italia, anche se firmato dal ministro, non venne mai pubblicato in G.U. il decreto attuativo di una legge del 1991, senza il quale i contatori del gas possono, in teoria, funzionare in eterno.

Nel 2008, durante l’inchiesta della Procura di Milano sul gas, l’Autorità per l’energia segnalò, a Governo e Parlamento, gravi problemi di metrologia legale e, senza aver ottenuto risposte, impose i contatori elettronici “per far pagare ai consumatori unicamente il gas che avrebbero consumato”.

Incurante del fatto che la metrologia legale non fosse di propria competenza – i sistemi di misurazione del gas non sono mai stati legalizzati e lo standard metro cubo non è un’unità di misura legale — l’Autorità impose un programma di adeguamento dei sistemi di misura esistenti collegandoli ad un nuovo accessorio elettronico. Ma alcuni contatori erano talmente malridotti e obsoleti che il dato di consumo non era per niente affidabile, e inaffidabile sarebbe stato trasmesso.

Tutti i sistemi di misura del gas ne sarebbero stati interessati: prima gli allacciamenti industriali e commerciali e poi le utenze domestiche.

Se, per i consumi industriali e commerciali, l’intervento poteva anche essere giustificato, tenuto conto del volume del gas in gioco, la sostituzione di decine di milioni di contatori domestici sembrò subito una forzatura, giustificata solamente dal fatto che sarebbero stati pagati dai consumatori.

Le società di distribuzione del gas, invece, avrebbero lucrato sui contatori e risparmiato sui letturisti.

Oggi ci stanno sostituendo i contatori domestici e s’incominciano ad apprezzare i risultati di una pura operazione industriale, messa in atto dai distributori ai danni dei consumatori, con la “benedizione” di Arera.

Paghiamo il gas più caro in Europa e il nuovo contatore ci costerà decine di euro in più all’anno, per i prossimi quindici.

Ai distributori costa solo 50/60€, possono ammortizzarlo al 130% e ottenere un premio se mantengono il programma di installazione, opportunamente concordato con Arera.

Ammortizzare un contatore in meno di un anno, e farselo pagare ogni anno per i successivi quindici, è già un ottimo affare, meglio però spremere i fabbricanti, comparsi da ogni paese europeo e disposti a tutto pur di vendere, con le tipiche gare al ribasso.

Così, qualità e funzionalità di milioni di contatori, sono pessime: molti presentano devastanti difetti di misurazione – definite, da chi li gestisce, “anomalie metrologiche” – e i due terzi dei dati di consumo tele-trasmessi vanno persi, con il risultato che le bollette ci fatturano i consumi stimati.

Cioè, in sostanza, è tutto come prima con l’aggravante che il consumatore paga un contatore complicato e che non gli serve, oltre ad un servizio di misurazione inesistente, a unico vantaggio dei distributori che rimandano qualsiasi intervento sulle reti di distribuzione a beneficio delle sostituzioni.

In questa situazione, il consiglio é di rifiutarne la sostituzione, anche perché i contatori sono potenzialmente pericolosi: c’è una valvola interna che può essere aperta o chiusa da remoto, che non va bene, e le batterie al litio potrebbero incendiarli.

Alla proposta di sostituzione, sarà sufficiente richiamare la recente delibera di Arera che dichiara che il progetto è ancora in alto mare.

Gli utenti, ai quali fosse già stato sostituito, dovranno continuare a comunicare l’autolettura per evitare sorprese.

Ladri di polli

Le tariffe dei contratti di “maggior tutela” di luce e gas vengono aggiornate trimestralmente da Arera.

Il comunicato di ieri, ripreso con grande enfasi dai media, e millantato da un sottosegretario come se si trattasse di un’iniziativa del governo, va capito.

Le tariffe del mercato “di maggior tutela”, che riguarda ancora una ventina di milioni di consumatori,  si basano sul valore del PUN – prezzo unico nazionale  – dell’energia elettrica, una media pesata dei prezzi zonali di vendita all’ingrosso.

In tre mesi il PUN è passato da 47 a 32€/MWh perdendo quindi più del 30%.

In base alle nuove tariffe, chi consuma 2.700 kWh/anno e ha una potenza installata di 3 kW, potrà risparmiare, se le cose resteranno cosi per i prossimi nove mesi, il 18%.

Quindi la prima cosa da sapere é che il ribasso è puramente teorico.

Ma sapete quanto consumate? Pensate che i vostri consumi costeranno il 18% in meno?

Il 99% dei consumatori italiani non sa quanto consuma. Qualcuno sa a malapena quanto paga e ma di quanto consuma “non gli può fregar di meno”.

I curiosi potranno verificare le bollette di un utente che consuma per es. 1000 kWh in un anno, e sono milioni in difficoltà, per capire come il fantasmagorico ribasso del 18% svanisca. Potrebbe chiedere il bonus, ma nessuno lo aiuta, e così due terzi degli aventi diritto neppure lo sanno; recuperare l’ISEE è poi un’impresa ciclopica, tanto più per le classi più deboli e meno tecnologiche.

Se sarete ancora più curiosi, potrete anche verificare come un’utenza paghi in un anno  350€, senza consumare neppure un kWh.

Tra oneri di sistema e altre prebende versate al sistema, se ne vanno decine di miliardi di euro ogni anno.

Ma gli esorbitanti oneri di sistema, quelli di trasporto, distribuzione e misura, le imposte e l’IVA sulle stesse, non possono essere ridotti perché mantengono i parassiti che, proprio con i nostri soldi, presentano bilanci trionfali.

Così ogni governo si costerna, s’indigna, s’impegna ma poi getta la spugna senza nessuna dignità, perche le lobbies non si possono toccare, mentre le tasche dei consumatori si.

Seguiamo l’andamento del PUN nei prossimi mesi perchè, vista la tendenza dei consumi, continuerà a scendere come il prezzo del petrolio e con le tariffe appena varate, il consumatore avrà sorretto un’altra volta la baracca, nonostante il coronavirus.

E, visto che dovete stare a casa, date un’occhiata alla bollette, e magari anche ai contatori, per capire quali metodi vengono utilizzati per spillarvi altri soldi.

Nei prossimi tre mesi, decine di milioni di utenti, ancora in tutela, avranno regalato al sistema una notevole quantità  di denaro.

Ma anche i consumatori, già nel mercato libero e con un contratto a prezzo fisso, pagheranno quasi il doppio del prezzo di mercato.

 

IVA sulle accise

E’ corretto applicare l’IVA sull’accisa?

Un’interrogazione parlamentare non sembra aver ottenuto una risposta definitiva.

Il sottosegretario di turno conclude testualmente:

“Tuttavia, considerati anche i recenti orientamenti giurisprudenziali nazionali, ricordati nell’atto di sindacato ispettivo, con cui si sono spesso accolti i ricorsi presentati dai singoli utenti, si ritiene opportuno fare maggiore chiarezza sul tema, anche al fine di offrire una maggiore tutela dei diritti dei consumatori di energia elettrica”

 

Come per l’illegalità dei sistemi che misurano energia elettrica, il ministero da sempre risposte evasive: non c’è mai un si o un no che rassicuri il consumatore sulla correttezza di quanto paga.

E’ una commedia, recitata male dagli attori che si avvicendano al governo.

Una commedia che alimenta i contenziosi; con queste risposte un consumatore volenteroso potrebbe adire a vie legali con buone probabilità di successo.

Andrebbe contro gli interessi dello Stato? Forse, ma in questa commedia non è più chiaro chi è lo Stato.

Basterebbe non pagarla e vedere “che effetto che fa”.

Il mercato dei dati

Inutile perdere tempo con le bollette, o cercare di leggere i #contatorillegali, il grande fratello contatore veglierà su di noi, sarà tutto smart e tutto connesso.

Qualcuno deciderà quanto consumiamo e la nostra privacy andrà a farsi benedire.

Con quanta facilità firmiamo la clausola della privacy che ci viene proposta ormai ad ogni acquisto?

Siamo italiani e pigri: concludiamo al telefono contratti di luce e gas, senza neppure sapere quanto consumiamo!

Peggio! Con il telefono leggiamo a sconosciuti le nostre bollette dando gratuitamente dati sensibili!

Firmiamo polizze assicurative senza leggerle e cestiniamo le modifiche unilaterali delle banche, perché sono “noiose”

Perché perdere tempo con le bollette? Cosa vuoi che cambi?

Vero! Con i nuovi contatori, sapranno tutto di noi: quando ci facciamo una doccia, quanti giorni all’anno andiamo in vacanza, quante ore al giorno siamo in casa, se siamo dei buoni pagatori e magari, conosceranno anche il nostro IBAN.

E siccome nessuno garantisce la sicurezza del dato che verrà trasmesso, tutti i dati saranno a rischio.

Meglio conoscere POD e PDR! Sono dati sensibili e se, per caso, non vi arrivano le bollette significa che qualcuno ve li ha carpiti e avrete sorprese.

Non sarà più necessario capire la differenza tra mercato tutelato e mercato libero perché, con i nuovi contatori, ci avranno “profilati”  talmente bene che sapranno benissimo come fregarci: il mercato di luce e gas è un mercato di offerta e i dati diventano oro.

I venditori devono conoscere bene i polli e cosa c’è di meglio di un contatore intelligente e di una piattaforma che li gestisce tutti da remoto.

I distributori raccolgono i dati e li passano ai venditori che, guarda caso, sono parenti stretti.

Ho provato personalmente la procedura per verificare i miei consumi con un’identità digitale, che pochi sanno ancora cos’è.

Dopo un lungo slalom tra sms e password, ho potuto verificare i consumi di  una delle tre utenze a me intestate; per le altre due  il sistema dice che non ci sono i dati e, in effetti, se non c’è un contatore di ultima generazione l’utente non vede nulla. Per il gas, dicono, ci vorranno anni anche se il nuovo contatore lo paghiamo da quando ce lo installano.

La nuova piattaforma è stata predisposta da Acquirente Unico, società pubblica che garantisce la fornitura di energia elettrica ai clienti del mercato tutelato.

In base ai dati Arera del 2017, Enel, attraverso Servizio Elettrico Nazionale, vendeva l’86,5% dell’energia destinata al mercato tutelato e, attraverso edistribuzione, la distribuiva alla stessa percentuale di utenti domestici.

Su quasi tutti i nuovi #contatorillegali c’è il logo Enel, e quindi saremo tutti più liberi di verificare quanta energia elettrica ci misura e ci vende Enel.

Le altre centinaia di venditori, destinati a chiudere entro cinque anni, si limiteranno a mercanteggiare i nostri dati il cui valore attuale varia dai 50 ai 100 euro.

 

 

Perché la proroga?

Nessun governo del cambiamento, nessuna novità, stesso copione di sempre: il regime tutelato va mantenuto perché le rendite dei privilegiati non si toccano.

E’ del tutto inutile prorogare il regime di maggior tutela senza spiegare ai consumatori cosa pagano con le bollette, quanto pagano ora e quanto pagheremo nei prossimi anni.

Ammesso che la “proroga della proroga” sia legalmente possibile, non completare, dopo quasi vent’anni, l’apertura del mercato è lesivo del mercato stesso.

Si continua a deresponsabilizzare i consumatori, spaventandoli con l’apparente dicotomia tra il “porto sicuro” del regime tutelato delle tariffe stabilite dal regolatore e il “pericoloso mare aperto” del mercato.

L’incentivo dei consumatori a scegliere con cognizione le forniture si riduce se gli stessi sanno di poter pagare un costo accettabile senza dover fare nulla.

Nella cronica assenza di un albo – i fornitori di energia elettrica sono più di cinquecento – la materia è percepita come pericolosa, e non giova il comportamento di venditori senza scrupoli che attirano i clienti con prezzi civetta per poi aumentarli.

L’esistenza di un mercato a tariffe tutelate non incentiva l’utente a capire quello che paga e permette condotte illegittime, come quelle recentemente comminate ad Enel ed Acea dall’Antitrust.

Per l’energia elettrica, solo i monopolisti, con Enel in testa, possono fornire energia in tutela e hanno accesso a informazioni privilegiate rispetto ai concorrenti.

I contatori di seconda generazione, che proprio Enel sta sostituendo nel paese, saranno in grado di raccogliere informazioni che rappresenteranno un vantaggio clamoroso per quelli che potranno approfittarne.

Perché in vent’anni non solo non si è realizzata la netta separazione tra chi vende e chi distribuisce, ma la legge continua a garantire posizioni di monopolio nella distribuzione, in cambio di un servizio di mercato tutelato che avrebbe dovuto essere solamente temporaneo.

Prima della scadenza, prevista per luglio 2020, ci sarebbe tutto il tempo per realizzare una campagna informativa semplice ed efficace.

I messaggi sui media sono invece sempre più aggressivi e fuorvianti, come quello che garantirebbe quote orarie di energia gratuita, ma solo in presenza del nuovo contatore, la cui gestione da remoto deve essere ancora legalizzata dal MISE.

Oltre al fatto che il passaggio al mercato libero riguarda la sola quota “energia” o “materia prima” della tariffa, che vale ormai meno di un terzo del totale della bolletta, una tendenza simile a quella dei carburanti.

E quindi, oltre alla campagna informativa, sarebbe finalmente opportuno analizzare le inefficienze delle bollette: dagli oneri para-fiscali agli extra-rendimenti garantiti solamente ad alcuni soggetti della filiera, che presentano EBIT trionfali.

I consumatori hanno il diritto diritto di sapere cosa stanno pagando, chi stanno pagando, quali siano le procedure di controllo e quali i benefici attesi.

Devono essere certi che le incentivazioni fornite con le risorse parafiscali delle bollette abbiano ancora motivo di esistere e non siano invece misure finalizzate a ulteriori sprechi, inefficienze o favoritismi.

Devono capire come gli “oneri di sistema” delle bollette abbiano generato, in nove anni, 150 miliardi di euro e come le bollette paghino, oltre misura, attività con limitatissimi rischi industriali.

Devono capire come le bollette aiutano le industrie energivore oltre ad Alcoa, Ilva, Alitalia e, dopo quasi trent’anni, le centrali del CIP6; come vengono incentivati i certificati verdi e bianchi, o stabilite le esenzioni, come pagheranno il nuovo “capacity”, gli impianti che gli stessi privilegiati indicano come  “essenziali”, le stazioni di ricarica delle vetture elettriche, le batterie di accumulo, il biometano etc.

Come pagheranno ai fornitori di maggior tutela il reintegro per la perdita di clientela verso il mercato libero!

Sarebbe questa un’occasione unica per capire quanto pesa, ora, questo enorme fardello sul bilancio delle famiglie italiane e quanto peserà in futuro; perché nessuno fa previsioni tanto le bollette sono veri e propri Bancomat dai quali attingere quando c’è bisogno di coprire qualche buco, come appunto Alitalia.

Invece il nuovo ministro del cambiamento, appena arrivato, cosa fa?

Rassicura i consumatori che in cambio di tutela continueranno ad essere scremati come prima e magari da più fornitori, visto che per lui sono pure pochi!

Dai dati Arera 50 fornitori servono più di 25.000 clienti e gli altri 500 chi sono?

 

 

I mantenuti 

I “mantenuti” vivono sulle nostre bollette e presentano bilanci trionfali per i tempo che corrono.

Alitalia, Ilva e Alcoa, coprono parte dei buchi con le bollette.

Questo il dettaglio ( energia elettrica) delle voci in bolletta di una piccola impresa:

1) Corrispettivi per sbilanciamento e dispacciamento

Corrispettivo per l’approvvigionamento delle risorse del Mercato Servizio Dispacciamento

Copertura costi delle unità essenziali per la sicurezza del sistema.

Corrispettivo a copertura dei costi della modulazione della produzione eolica.

Corrispettivo di reintegrazione salvaguardia transitoria.

Costi per la capacità produttiva.

Costi per la remunerazione dell’interrompibilità del carico.

Corrispettivi riconosciuti per il funzionamento di Terna.

Costo per l’aggregazione misure.

2) Corrispettivi per l’uso della rete e il servizio di misura

Costo distribuzione.

MIS – Corrispettivo per la misura.

TRAS – corrispettivo per la trasmissione energia assorbita.

SIGMA3 – Distribuzione – quota energia.

SIGMA 1 – Distribuzione – quota fissa.

SIGMA 2 – Distribuzione – quota potenza.

3) Componenti A – UC – parte fissa (indipendenti dal consumo )

A2 – attività nucleari residue

A3 – promozione della produzione da fonti rinnovabili (e assimilate)

A5 – finanziamento delle attività di ricerca e sviluppo

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio

4) Componenti A – UC – parte variabile ( proporzionali al  consumo)

A2 – attività nucleari residue.

A3 – promozione della produzione da fonti rinnovabili e assimilate.

A4 – finanziamento dei regimi tariffari speciali.

A5 – finanziamento delle attività di ricerca e sviluppo.

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio.

AS – corrispettivo per la copertura utenze disagiate.

UC3 – costi per gli squilibri del sistema di perequazione della trasmissione e distribuzione.

UC4 – copertura delle integrazioni tariffarie alle imprese minori.

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio.

MCT – finanziamento per la compensazione territoriale.

UC7 – copertura oneri derivanti da interventi per la promozione dell’efficienza energetica.

Ae – per finanziare le agevolazioni alle imprese con elevati consumi di energia.

I mantenuti sono tanti: chi trasporta energia in alta o in bassa tensione, chi distribuisce gas in alta e in bassa pressione; i produttori di energia rinnovabile che portano gli utili all’estero esentasse; quelli che, dopo ventisette anni, incassano ancora gli incentivi CIP6 del 1992; quelli che il nucleare non c’è ma comunque si paga; quelli della liberalizzazione con il monopolio della misurazione; quelli delle multi-utilities para-comunali che fanno tutto, dalla luce alla spazzatura,dall’acqua al gas.

La liberalizzazione all’italiana ha creato ARERA, GSE, GME e l’Acquirente Unico, tutti riferibili allo Stato e gestiti da manager indicati e scelti dai partiti.

Un turbillon di poltrone in conflitto d’interessi, con sontuosi bonus ad ogni giro.

Nessun vantaggio economico per i consumatori, che non capiscono neppure quello che pagano e perché lo pagano.

Le nostre bollette finanziano quelli che non le pagano, quelli che pagano tariffe agevolate;  i lavoratori di Alcoa, dell’ILVA e dell’Alitalia, le imprese energivore, le bollette degli ex-dipendenti delle società elettriche; le bollette dei parlamentari e dei partiti, forse quelle del Vaticano di San Marino e della RAI.

Le tariffe dell’energia elettrica hanno lo stesso destino della benzina, che paga da decine, o centinaia di anni, le calamità naturali.  

Le rendite delle nostre infrastrutture, che chissà quante volte sono state vendute anche se le avevamo pagate noi o i nostri genitori, adesso finiscono in tasche cinesi.

La farsa dei contatori

Premesso che:

  • la metrologia legale, che tutela la fede pubblica in quelle transazioni commerciali che utilizzano strumenti di misura, compete unicamente al Ministero dello Sviluppo Economico;
  • è in corso, su scala nazionale, la sostituzione di decine di milioni di misuratori di energia elettrica e di gas naturale;
  • i misuratori, una volta installati, diventano parte integrante di un sistema che permette al Distributore, di energia elettrica e/o di gas, di “gestirli”da remoto;
  • il sistema, inteso come misuratore in campo e struttura di gestione dello stesso, predisposta presso i centri operativi dei Distributori, non è mai stato definito legalmente dal MISE;
  • la gestione da remoto dei misuratori è espressamente vietata dal D.Lgs. 22.2.2007, n.22: non è cioè ammesso modificare da remoto le variabili metrologiche che concorrono alla formazione del dato di consumo;
  • lo stesso D.Lgs stabilisce inoltre che l’unico dato legalmente valido della transazione è quello che si forma sul posto e non quello letto da remoto.

Non si comprende quindi perché i consumatori debbano sostenere il costo di sistemi di misurazione illegali, un costo che assume proporzionalmente un’incidenza maggiore e rappresenta una spesa non indifferente per gli utenti che consumano meno.

Per come è stato predisposto, il sistema sembra invece molto più utile ai distributori: i nuovi misuratori, che dovrebbero facilitarli nella rilevazione dei propri consumi, sono invece oggettivamente complicati.

Con la gestione da remoto,espressamente vietata dalla legge, i distributori potranno raccogliere e utilizzare una notevole serie d’informazioni, sfruttandole a proprio favore, e il tutto a carico dei consumatori.

Tenuto conto che la quasi totalità dei misuratori di energia elettrica è controllata da Enel, tramite e-distribuzione, e decine di milioni di clienti Enel dovranno passare al mercato libero, è evidente che con tale operazione il monopolio di Enel non potrà che rafforzarsi.

Sarebbe quindi particolarmente utile conoscere la posizione ufficiale del MISE su quanto affermato dall’attuale sottosegretario con delega all’energia che, nel 2017, definiva la sostituzione dei contatori una“soap opera che andava immediatamente fermata”.

 

 

 

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