Cronaca di un disastro annunciato

Dilettanti allo sbaraglio

La tempesta energetica abbattutasi sull’Europa negli ultimi nove mesi è stata affrontata male e se ne sottovalutano ancora i rischi.

La situazione dura ormai da otto mesi e la guerra in Ucraina l’ha solamente peggiorata.

A dicembre 2021 solamente gli addetti ai lavori si resero conto di cosa stava accadendo ma non lanciarono allarmi perché con questi questi chiari di luna gli affari prosperano e i risultati delle semestrali lo provano.

Di certo il governo sottovalutó il pericolo e il ministro Cingolani dichiarò serafico che i prezzi sarebbero scesi a marzo, un profeta!

Due mesi prima, Il parlamento europeo decideva che le fonti fossili non avrebbero avuto futuro in Europa.

E specialmente il gas della Russia sotto embargo, negando in pratica che quel gas rappresentava, e tuttora rappresenta, la fonte energetica principale europea.

Gli americani piazzavano il loro gas liquefatto in Europa in concorrenza con il gasdotto Nordstream che avrebbe invece reso autonomi i tedeschi.

I russi stavano già facendo una montagna soldi da settembre, soldi con i quali avrebbero finanziato Putin nell’invasione dell’Ucraina.

Finita la raccolta, a fine febbraio, la Russia invade l’Ucraina ma nonostante le immediate e ulterori sanzioni, il flusso del gas russo non s’interrompe.

Pochi giorni prima dell’invasione, Biden minacciava la distruzione del Nordstream se la Russia avesse perseguito il suo obbiettivo.

Era il segnale inequivocabile che sarebbe stato il gas a tenere banco nei mesi successivi e che il prezzo non sarebbe più sceso.

Appena Biden promette a Ursula 15 miliardi di m3 di liquefatto, un nulla per la domanda europea, un incidente agli impianti in Texas fa capire che la promessa resterà tale.

Siamo in agosto, il prezzo del gas é quello di dicembre e Arera scrive che le bollette dell’ultimo trimestre di quest’anno potrebbero raddoppiare rispetto a quanto paghiamo oggi!

Il conto, solo per tamponare la situazione, è arrivato a 50 miliardi di euro e stiamo riempiendo gli stoccaggi a prezzi stellari.

Ma il rischio é di non avere gas il prossimo inverno e quindi non ci resta che sperare che faccia caldo.

Continuano ad illudere la gente sul livello degli stoccaggi che però, senza un flusso normale di importazione, non servono a nulla.

Gli errori in effetti sono stati madornali, come quello di inseguire gli Stati Uniti in un’avventura simile a quelle già vista nei Balcani.

L’idea di poter fare a meno del gas russo è stato un altro errore di Bruxelles. Meglio sarebbe stato parlarne con i russi, ma la Russia era sotto embargo dal 2015 per l’invasione della Crimea.

La rinuncia al gas russo, che nel frattempo l’Europa ha dichiarato “green” assieme al nucleare, ha portato alla riapertura delle centrali a carbone e di quelle nucleari.

Per tentare di fare a meno del gas russo siamo andati a elemosinarlo proprio dagli storici alleati dei russi in Africa, dimenticandoci che il cartello del gas europeo è sempre stato controllato dai russi.

Sono caduti governi,tra cui il nostro,e l’Europa è divisa come non mai: ogni paese cerca di sopravvivere a prescindere dell’interesse comune che, in campo energetico, non può esistere.

I tedeschi hanno già deciso di razionare, i francesi pure, e hanno il nucleare, noi ancora no perché “dicono” stiamo meglio di loro e poi abbiamo il sole e lo stellone italico e c’è la caviamo sempre!

Ma il rischio, enorme e ancora sottovalutato, é che la partita a poker con i russi, dove si puntano sanzioni e ritorsioni, diventerà pericolosa quando comincerà a far freddo perché, con il freddo, i russi hanno sempre vinto.

Dicembre 2021

Gas a Milano – confronto bollette

Le due bollette, dello stesso utente, sono relative allo stesso periodo dell’anno: prima bolletta del 2021 e prima bolletta del 2022.

L’utente ha consumato 100 metri cubi in meno e ha pagato 322 € in più.

Il prezzo unitario lordo del gas passa da 0,61 €/Smc a 1,48€/Smc con un aumento di due volte e mezza, nonostante gli interventi del governo: una riduzione di 2/3 degli oneri di sistema, e una diminuzione di imposte e IVA.

I media dovrebbero dare così le notizie: aumenti in periodi omogenei!

Tra tre mesi arriverà il conguaglio del riscaldamento e rifaremo i conti su quello!

Trivelliamo?

Nel 2018 ENI era ottimista sul potenziale del gas in Adriatico.

Dopo due governi nimby, il governo ha deciso.

Con esclusione del golfo di Venezia, che se si perfora sprofonda, sono state individuate le aree in concessione.

Tra gare e valutazioni dell’impatto ambientale, a correre ci vorranno un paio d’anni per iniziare a costruire, o rimettere a posto le vecchie e arrugginite piattaforme, e per posare i tubi per la connessione con la rete nazionale.

Con un certo ottimismo si incomincerà ad estrarre gas non prima del 2027.

Ma di quanto gas parliamo?

Ammettendo che le riserve siano di circa 70 miliardi m3, si può ipotizzare di poterne estrarre,a regime, 3 miliardi di m3/anno, ai quali vanno aggiunti i 4 miliardi che già estraiamo annualmente.

Per una produzione totale di 7 miliardi di m3/anno, degli oltre 70 che consumiamo mediamente in un anno.

Un incremento importante, ma non così rilevante da comportare una riduzione apprezzabile del prezzo per il consumatore.

Va infatti sfatato il mito del “se è italiano costa meno” perché il prezzo lo fa il mercato, come abbiamo imparato in questi mesi.

Quali quindi i reali vantaggi?

  • il beneficio ambientale, il gas che non deve essere trasportato dalla Russia, deve viaggiare meno è quindi inquina meno;
  • la creazione di nuovi posti di lavoro;
  • le royalties, che lo Stato intascherebbe ma che dovrebbero essere subito investite nel settore energetico e
  • qualche prebenda ai comuni costieri interessati, come successo per il petrolio in Basilicata

Il gatto e la volpe

Sempre più numerose le società che pretendono di aiutare i consumatori nella scelta dei fornitori di luce, gas e telefonia.

Fanno il lavoro che ogni consumatore dovrebbe fare per rendersi conto di quanto spende per le sue utenze.

Ma è un falso aiuto, non privo di rischi!

È talmente semplice entrare in queste piattaforme da non rendersi conto del rischio e delle conseguenze di dare informazioni sensibili, che invece vanno tenute riservate. Una volta digitate, diventano una merce molto preziosa.

I comparatori vivono su questi dati che vengono pagati molto bene, a prescindere dalla percentuale sui contratti andati a buon fine.

Ma anche con i comparatori di offerte ci sono sorprese, come racconta un lettore del blog.

Due mesi dopo aver definito le condizioni di fornitura di energia elettrica con il comparatore, viene chiamato dal call center del fornitore che gli propone di “rimodulare la tariffa” perché “gli oneri di sistema aumenteranno del 40%”.

Il lettore sa che é una balla e il tono dell’operatore è quello di farlo recedere dal contratto appena firmato.

Dopo una verifica della documentazione contrattuale (65 pagg) scopre anche che la tariffa è più alta di quella concordata.

Richiama il comparatore che invece la conferma, indirizzandolo nuovamente al fornitore che il lettore dovrà contattare, per capire dov’è finita la differenza.

Quindi nulla è facile e tantomeno gratuito!

Meglio capire da soli quanto consumiamo e quanto paghiamo, non raccontare i fatti vostri a sconosciuti, non riempire moduli web con i vostri dati sensibili e non sottoscrivere nuovi contratti in questi mesi per evitare il peggio.


I nuovi contatori del gas

I contatori del gas andrebbero sostituiti dopo un certo numero di anni di funzionamento, in base alla precisione di misurazione, rilevata a campione.

E’ il metodo seguito da molti paesi europei oltre ad essere il più logico.

In Italia invece, anche se firmato dal ministro, non venne mai pubblicato in G.U. il decreto attuativo di una legge del 1991, senza il quale i contatori del gas possono, legalmente, funzionare in eterno.

Nel 2008, sollecitata dall’inchiesta della Procura di Milano sul gas – che aveva scoperto contatori di sessanta anni – l’Autorità per l’energia segnalò, a Governo e Parlamento, gravi problemi di metrologia legale – tuttora aperti – e , senza aver ottenuto risposte, impose i contatori di tipo elettronico.

Incurante del fatto che la metrologia legale non fosse di propria competenza – i sistemi di misurazione del gas, cosi come imposti dall’autorità, non sono mai stati legalizzati e lo standard metro cubo non è un’unità di misura legale.

L’Autorità impose un programma di adeguamento dei contatori esistenti collegandoli ai convertitori di volume, che potevano trasmettere il dato di consumo.Ma alcuni contatori erano talmente malridotti e obsoleti che il dato non era per niente affidabile, e inaffidabile sarebbe stato trasmesso.

Tutti i PDR ( punto di riconsegna del gas) ne sarebbero stati interessati: prima quelli industriali e commerciali e poi le utenze domestiche.

Se, per i consumi industriali e commerciali, l’intervento poteva anche essere giustificato, tenuto conto del volume del gas in gioco, la sostituzione di decine di milioni di contatori domestici sembrò subito una forzatura, giustificata solamente dal fatto che i nuovi contatori sarebbero stati pagati dai consumatori.

Le società di distribuzione del gas, invece, avrebbero lucrato sui contatori e risparmiato sulle letture manuali.

Siamo arrivati all’ultima fase del programma a ci stanno sostituendo i contatori domestici; in Italia già paghiamo il gas più caro in Europa e il nuovo contatore ci costerà decine di euro in più all’anno, per i prossimi quindici.

Ai distributori costa solo 50/60€, possono ammortizzarlo al 130% e ottenere un premio ( pagato dai consumatori) se il programma di sostituzione, opportunamente concordato con Arera, viene mantenuto.

Ammortizzare un contatore in meno di un anno, e farselo pagare ogni anno per i successivi quindici, è già un ottimo affare, meglio però spremere i fabbricanti, comparsi dal nulla e disposti a tutto pur di vendere, con le tipiche gare al ribasso bandite dai distributori.

Così, qualità e funzionalità di milioni di contatori, sono pessime: molti presentano evidenti difetti di misurazione – definite, da chi li gestisce, “anomalie metrologiche” – e i due terzi dei dati di consumo teletrasmessi vanno persi, con il risultato che le bollette ci fatturano i consumi stimati.

Cioè tutto come prima con l’aggravante che il consumatore paga un contatore complicato e che non gli serve, oltre ad un servizio di misurazione inesistente, a unico vantaggio dei distributori che rimandano qualsiasi intervento sulle reti di distribuzione, anche quelle malandate, a beneficio delle sostituzioni.

Il consiglio é di rifiutarne la sostituzione, anche perché i contatori sono potenzialmente pericolosi, specialmente se installati all’interno delle abitazioni: c’è una valvola interna al contatore che può essere aperta o chiusa da remoto, che non va bene, e le batterie al litio potrebbero incendiarli.

Alla proposta di sostituzione, sarà sufficiente richiamare la delibera di Arera che dichiara che il progetto è ancora in alto mare.

Gli utenti, ai quali fosse già stato sostituito, dovranno continuare a comunicare l’autolettura per evitare sorprese.

Attenti al gas

Dieci decessi all’anno per fughe di gas sono considerati “fisiologici”, ma quanti sono gli incidenti che non ne provocano?

Il pericolo è sottovalutato, specialmente nelle abitazioni più vecchie, dove il fornitore è lo stesso da anni,se non decenni.

I nuovi contratti prevedono infatti la sospensione della fornitura, in caso di morosità, agendo da remoto su una valvola posta all’interno del contatore.

Quando il cliente paga, la valvola viene riaperta, sempre da remoto, ma cosa succede se la valvola viene riaperta e l’impianto a valle non è sicuro?

Una volta, al cliente moroso veniva sigillato il contatore, una procedura costosa ma sicura, mentre oggi si manda un impulso e la valvola si chiude, lasciando in campo uno strumento potenzialmente pericoloso e soggetto a manomissioni.

I contratti prevedono chiare responsabilità: il fornitore ci vende il gas, il distributore ce lo porta e lo misura, ma dal contatore in poi sono tutti problemi del cliente finale.

A meno di emergenze segnalate dal cliente, l’utente non ha mai rapporti diretti con il distributore, anzi pochi utenti sanno chi sia.

Per la cronaca, sono i distributori che ci stanno sostituendo i contatori è ci avvisano ma senza passare dal nostro fornitore.

In passato, distribuzione e vendita facevano capo alla stessa società, che aveva tutto l’interesse a garantire ai clienti la sicurezza dell’impianto; con la liberalizzazione del mercato, e la separazione tra fornitura e distribuzione, il “post-contatore” è ora di responsabilità dell’utente.

Se, per esempio, il contatore è installato in un’area comune condominiale, l’utente risponde del tratto di tubazione a valle del contatore.

Gli amministratori dovrebbero informare i condòmini e provvedere alle verifiche.

I fornitori avvisano gli utenti che però non leggono oppure sottovalutano il problema.

Anche il nuovo contatore, che ci stanno sostituendo, presenta delle criticità essendo dotato di una valvola interna che può essere azionata da remoto.

ARERA – l’autorità per l’energia e il gas – ha ammesso l’uso della valvola ai soli  fini “gestionali”.

La valvola però non é normata ai fini della sicurezza e perché nessuno abbia sollevato il problema è un mistero.

Se il contatore è installato all’interno dell’abitazione, la sostituzione andrebbe rifiutata.

La tassa “bolletta”

Bilanci trionfali delle società energetiche dopo la un anno di pandemia e di consumi ridotti.

Terna, Enel, A2A,Snam, Acea, Hera, Iren solo per citarne alcune, operano in mercati regolati ein forza di concessioni monopolistiche.

Possonocosì permettersi utili netti superiori al 30%, garantiti come per Autostrade.

Il settore si basa su regole, assetti di mercato e comunicazioni mediatiche che consentono ai monopolisti – tollerati da autorità compiacenti – di guadagnare quanto vogliono mentre chi non fa parte del “giro” é un bandito.

Adesso sono tutti impegnati a spiegare le bollette, a comparare offerte, e ad avvertire che,con il mercato libero,bisognerà scegliersi un nuovo fornitore, ma nessuno denuncia le parassitarie rendite di posizione, dove le componenti regolate della bolletta, che pesano per più di un terzo, aumentano senza alcun controllo.

Patetico l’intervento del governo e pericoloso congelare gli aumenti – per un miliardo di euro – in attesa, e nella speranza di tempi migliori.

Nove milioni di consumatori non riescono a pagare le bollette, diventando immediatamente preda delle società di recupero del credito, che telefonano dai paesi più strani minacciando il distacco della luce.

Si fanno tanti condoni, e allora perché non condonare le bollette piuttosto che girare i soldi ai cinesi, ai quali abbiamo già svenduto buona parte dell’argenteria e intendiamo continuare.

Ci stanno sostituendo i contatori illegali con altri, che opereranno in sistemi illegali, solo perché li pagheremo con la bolletta; non avremo alcun beneficio anzi chi li gestirà potrà taroccarli con un computer e succhiarci tutti i dati sensibili: quanto consumiamo, che potenza utilizziamo, a che ora saremo in casa.

I nuovi contatori li pagheremo quasi tutti all’Enel, assieme al canone della Rai e a quello della fibra ottica, visto l’accordo tra Enel e Tim.

E’ scandaloso che ci martellino con lo spread mentre la “tassa bollette” come i bonus a managers del tutto regalati in società monopoliste, vengono pagati senza problema.

I consumi stimati di gas

Meglio controllare che, con i nuovi contatori del gas, le bollette non vi addebitino consumi stimati.

Il caso di un lettore è emblematico: la casa è vuota, il consumo è nullo, il contatore è nuovo di zecca eppure gli viene addebitato un consumo stimato inesistente.

E quindi si chiede: perchè mi avete sostituito il contatore se non è cambiato nulla? Non leggevate il contatore vecchio, non leggete quello nuovo ma, nel frattempo, pago il gas che non ho consumato, pago il nuovo contatore che mi avete installato e pago anche una “gestione del contatore” inesistente.

Quella dei contatori elettronici del gas é una riuscita operazione industriale per i distributori di gas, e lo si vede dai risultati economici che conseguono, ma un pessimo affare per i consumatori che già pagano il gas più caro in Europa.

Ai distributori del gas il contatore costa 50/60€ e possono ammortizzarlo al 130% , ottenendo anche un premio se mantengono il programma di installazione che hanno concordato con Arera.

Ammortizzare un contatore in pochi mesi, e farselo pagare ogni anno per i successivi quindici, è già un ottimo affare, ma é meglio spremere i fabbricanti, comparsi dal nulla in ogni paese europeo, disposti a tutto pur di vendere, con le gare al ribasso.

Con il risultato che la qualità e la funzionalità di milioni di contatori, sono pessime: molti presentano evidenti difetti di misurazione – definite, da chi li gestisce, “anomalie metrologiche” – e i due terzi dei dati di consumo, che dovrebbero essere tele-trasmessi, vanno persi perché le batterie sono scariche.

Ed ecco spiegati i consumi stimati!

Cioè, in sostanza, è tutto come prima con l’aggravante che il consumatore paga un contatore, complicato da leggere e che quindi non gli serve, oltre a un servizio di misurazione inesistente, a unico vantaggio dei distributori che rimandano qualsiasi intervento sulle reti di distribuzione a favore delle sostituzioni.

Il consiglio é di rifiutarne la sostituzione, anche perché potrebbero essere potenzialmente pericolosi: c’è una valvola interna che può essere manovrata da remoto, che non va bene, oltre alle batterie che potrebbero incendiarli.

Alla proposta di sostituzione, sarà sufficiente richiamare la delibera di Arera che ammette che il progetto è ancora in alto mare.

Gli utenti, ai quali fosse già stato sostituito, dovranno continuare a comunicare l’autolettura per evitare sorprese.

IVA sulle accise

E’ corretto applicare l’IVA sull’accisa?

Un’interrogazione parlamentare non sembra aver ottenuto una risposta definitiva.

Il sottosegretario di turno conclude testualmente:

“Tuttavia, considerati anche i recenti orientamenti giurisprudenziali nazionali, ricordati nell’atto di sindacato ispettivo, con cui si sono spesso accolti i ricorsi presentati dai singoli utenti, si ritiene opportuno fare maggiore chiarezza sul tema, anche al fine di offrire una maggiore tutela dei diritti dei consumatori di energia elettrica”

 

Come per l’illegalità dei sistemi che misurano energia elettrica, il ministero da sempre risposte evasive: non c’è mai un si o un no che rassicuri il consumatore sulla correttezza di quanto paga.

E’ una commedia, recitata male dagli attori che si avvicendano al governo.

Una commedia che alimenta i contenziosi; con queste risposte un consumatore volenteroso potrebbe adire a vie legali con buone probabilità di successo.

Andrebbe contro gli interessi dello Stato? Forse, ma in questa commedia non è più chiaro chi è lo Stato.

Basterebbe non pagarla e vedere “che effetto che fa”.

I mantenuti 

I “mantenuti” vivono sulle nostre bollette e presentano bilanci trionfali per i tempo che corrono.

Alitalia, Ilva e Alcoa, coprono parte dei buchi con le bollette.

Questo il dettaglio ( energia elettrica) delle voci in bolletta di una piccola impresa:

1) Corrispettivi per sbilanciamento e dispacciamento

Corrispettivo per l’approvvigionamento delle risorse del Mercato Servizio Dispacciamento

Copertura costi delle unità essenziali per la sicurezza del sistema.

Corrispettivo a copertura dei costi della modulazione della produzione eolica.

Corrispettivo di reintegrazione salvaguardia transitoria.

Costi per la capacità produttiva.

Costi per la remunerazione dell’interrompibilità del carico.

Corrispettivi riconosciuti per il funzionamento di Terna.

Costo per l’aggregazione misure.

2) Corrispettivi per l’uso della rete e il servizio di misura

Costo distribuzione.

MIS – Corrispettivo per la misura.

TRAS – corrispettivo per la trasmissione energia assorbita.

SIGMA3 – Distribuzione – quota energia.

SIGMA 1 – Distribuzione – quota fissa.

SIGMA 2 – Distribuzione – quota potenza.

3) Componenti A – UC – parte fissa (indipendenti dal consumo )

A2 – attività nucleari residue

A3 – promozione della produzione da fonti rinnovabili (e assimilate)

A5 – finanziamento delle attività di ricerca e sviluppo

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio

4) Componenti A – UC – parte variabile ( proporzionali al  consumo)

A2 – attività nucleari residue.

A3 – promozione della produzione da fonti rinnovabili e assimilate.

A4 – finanziamento dei regimi tariffari speciali.

A5 – finanziamento delle attività di ricerca e sviluppo.

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio.

AS – corrispettivo per la copertura utenze disagiate.

UC3 – costi per gli squilibri del sistema di perequazione della trasmissione e distribuzione.

UC4 – copertura delle integrazioni tariffarie alle imprese minori.

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio.

MCT – finanziamento per la compensazione territoriale.

UC7 – copertura oneri derivanti da interventi per la promozione dell’efficienza energetica.

Ae – per finanziare le agevolazioni alle imprese con elevati consumi di energia.

I mantenuti sono tanti: chi trasporta energia in alta o in bassa tensione, chi distribuisce gas in alta e in bassa pressione; i produttori di energia rinnovabile che portano gli utili all’estero esentasse; quelli che, dopo ventisette anni, incassano ancora gli incentivi CIP6 del 1992; quelli che il nucleare non c’è ma comunque si paga; quelli della liberalizzazione con il monopolio della misurazione; quelli delle multi-utilities para-comunali che fanno tutto, dalla luce alla spazzatura,dall’acqua al gas.

La liberalizzazione all’italiana ha creato ARERA, GSE, GME e l’Acquirente Unico, tutti riferibili allo Stato e gestiti da manager indicati e scelti dai partiti.

Un turbillon di poltrone in conflitto d’interessi, con sontuosi bonus ad ogni giro.

Nessun vantaggio economico per i consumatori, che non capiscono neppure quello che pagano e perché lo pagano.

Le nostre bollette finanziano quelli che non le pagano, quelli che pagano tariffe agevolate;  i lavoratori di Alcoa, dell’ILVA e dell’Alitalia, le imprese energivore, le bollette degli ex-dipendenti delle società elettriche; le bollette dei parlamentari e dei partiti, forse quelle del Vaticano di San Marino e della RAI.

Le tariffe dell’energia elettrica hanno lo stesso destino della benzina, che paga da decine, o centinaia di anni, le calamità naturali.  

Le rendite delle nostre infrastrutture, che chissà quante volte sono state vendute anche se le avevamo pagate noi o i nostri genitori, adesso finiscono in tasche cinesi.

Bolletta = bancomat

Entro fine anno ARERA – Autorità per energia, gas, acqua e rifiuti – dovrà comunicare gli aumenti del prezzo del gas e dell’energia elettrica per il primo trimestre 2019.

Le variazioni riguarderanno 30 milioni di contratti in tutela, e non saranno un regalo!

A meno di ulteriori slittamenti o di giochetti contabili, si prevedono aumenti a due cifre perché, negli ultimi sei mesi, un miliardo di euro di oneri di sistema è stato “congelato” , in attesa di essere tolto dalle bollette e messo a carico della fiscalità generale.

Ora l’idea del governo, in linea con quello precedente per il canone RAI, sarebbe quella di scaricare in bolletta la TARI dei comuni dissestati e la garanzia – 900 milioni – del prestito ad Alitalia, che, nel caso non lo ripagasse verrebbe mantenuta anche dai consumatori.

Ora mettetevi nei panni dei milioni di “poveri energetici” che devono decidere se scaldarsi o mangiare e poi verificate gli utili a due cifre delle società del settore.

Oltretutto, il consumatore non capirà più quanto paga un kWh, o un metro cubo di gas, e non sarà assolutamente in grado di valutare le offerte che, quotidianamente, gli vengono fatte per passare al mercato libero.

Forse, un giorno, per ottenere un mutuo sarà sufficiente presentare una bolletta.

Sicurezza per decreto

La sicurezza degli impianti che trattano sostanze pericolose è fondamentale per la salute dei cittadini e, se a seguito dell’incidente di Seveso, la legge che ne prende il nome impone determinate regole, non ci si può permettere di interpretarle.

Non si può cioè disquisire su cos’è  uno stabilimento, o un’officina di gas, concludendo che un’area di dodici ettari è assimilabile a un tubo interrato. E’ pacifico che non si tratta di un tubo interrato e non c’è legge, o decreto che possano provare il contrario.

E’ quanto invece potrebbe accadere a Meledugno, in Puglia, dove dovrà essere costruita la stazione di ricevimento del gas che proviene dalla Grecia, attraverso la TAP,  la pipeline che collegherà l’Italia all’Azerbajian.

Stando al progetto, la stazione sarà composta da due parti distinte e contigue, una di competenza e gestione di TAP, la società che gestirà il gasdotto,e l’altra di Snam Rete Gas.

La perizia depositata dagli esperti conclude che la stazione, nella sua interezza, non deve sottostare alla legge Seveso perché le due parti che la compongono trattano quantità di gas che, singolarmente, non eccedono i limiti imposti dalla legge.

Non va cioè tenuta in considerazione la potenziale pericolosità dell’intera stazione, ma quella di ognuna delle due parti che la compongono e quindi, uno più uno fa uno e non due.

Per avvalorare la tesi, le cui ragioni restano ignote e oggettivamente  incomprensibili, la perizia prende in considerazioni le tonnellate di gas che, proprio per evitare l’applicazione della legge Seveso, non devono superare il limite di 50.

Non bisogna essere degli esperti per calcolare che l’intera stazione tratterà volumi di gas nettamente superiori alle 50 tonnellate, ma quello che sembra invece prevalere è un decreto e un giudice dovrà quindi decidere, non sulla potenziale pericolosità dell’impianto, ma se il decreto viene rispettato.

Qui non c’entra essere a favore o contro la TAP, non c’entrano ulivi o posidonie: se un area di dodici ettari è potenzialmente pericolosa, a prescindere dalle più fantasiose interpretazioni, dovrebbero essere messe in atto tutte le regole che garantiscono la sicurezza della popolazione.

Se la legge Seveso, nata dopo una tragedia come quella da cui prende il nome, è stata promulgata propio per evitarne altre, andrebbe applicata senza la necessità di interpretarla.

 

Concessioni senza rischi

Il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi si riflette sulla remunerazione degli investimenti, garantita a chi gestisce servizi regolati, per ripagare reti elettriche, elettrodotti, gasdotti, stoccaggi, contatori etc.

Uno spread di 300 punti base potrebbe costare agli utenti italiani circa 460 milioni di euro all’anno in più sulle tariffe di elettricità e gas.

Il parametro tariffario, calcolato in base molteplici fattori di natura finanziaria, fiscale e di rischio paese dovrà essere aggiornato dall’Autorità  entro fine anno e inciderà sulla voce “spese per il trasporto” di luce e gas.

Le reti del gas e dell’energia elettrica, come per le autostrade, pagate da generazioni di utenti, garantiscono un ritorno sull’investimento a due cifre, e senza nessun tipo di rischio, tanto meno il rischio paese il cui premio assicurativo è pagato da ogni bolletta.

Meglio per tutti quindi che lo spread non salga ma sarebbe anche il caso rivedere le concessioni, che nel caso della distribuzione dell’energia elettrica, è monopolio di Enel.

 

Abuso di Autorità

Ogni tre mesi, Arera aggiorna i prezzi di gas e luce del mercato tutelato, che serve tre consumatori su quattro.

I cospicui  aumenti degli ultimi due trimestri dipendono,secondo Arera, dalla stagionalità dei prezzi all’ingrosso – una balla perché il prezzo è in costante e anomala ascesa –  dal fermo estivo dei reattori nucleari francesi  – un’altra balla perché succede ogni anno – dal calo della produzione idroelettrica – che pesa pochissimo sul totale – e dall’aumento della domanda legato al caldo anomalo – tutt’altro che anomalo.

Nei due ultimi aggiornamenti stesso copione per mostrare una situazione migliore di quella reale, dando in pasto ai media notizie rassicuranti e facendo gridare i politici di turno che bisogna ridurre il costo delle bollette.

Ma c’è un importante novità: siccome gli aumenti sarebbero troppo elevati, Arera mette in piedi una piccola finanziaria, congelando un miliardo di euro di oneri di sistema, nella speranza di recuperali in tempi migliori.

In pratica fa come il governo, facendo debito con la speranza che PIL migliori.

Gli oneri di sistema incentivano anche l’energia rinnovabile e resta un mistero perché debbano calare in futuro.

Ma non è un mistero che, venendo a mancare una quota di oneri, lo Stato non incassa le relative imposte.

Se sussiste quindi il dubbio che Arera possa intervenire sulla fiscalità, prerogativa di  governo e parlamento, ne è chiara la ragione: non era bello che il collegio uscente di Arera presentasse in giugno un aumento a due cifre e non è bello che il collegio entrante, espressione politica del nuovo governo, faccia lo stesso

Il risultato è che stiamo facendo debiti anche con le bollette.

La bufala del gas azero

Il metano estratto in Azerbajan costa cinque centesimi, quello estratto dai russi, uno.

Inoltre, il trasporto dal Caspio costa il 50% in più rispetto ad altri tragitti.

Il gas del giacimento azero di Shah Deniz, nel Mar Caspio, che dopo 3.500 chilometri, e cinque nazioni, dovrebbe giungere con il TAP a Melendugno (Lecce), non si sa  se arriverà nelle quantità previste e costerà caro.

Lo afferma un rapporto dell’Oxford institute for energy con il il titolo è “Non esageriamo: prospettive del Corridoio sud del gas al 2030”.

L’Oxford institute ha tra i suoi finanziatori le maggiori compagnie del settore, comprese Bp (a capo del consorzio che ha in concessione Shah Deniz e tra i principali azionisti Tap), Snam (altro grande azionista Tap) ed Enel (cliente del nuovo gas). E infatti il ricercatore che firma il rapporto, Simon Pirani, autore di una lunga serie di pubblicazioni sull’argomento, avverte che la ricerca, basata su dati di autorità regolatorie, compagnie petrolifere, banche e Commissione europea, “non rappresenta necessariamente il punto di vista dell’Istituto”.

Gli 878 chilometri di gasdotto tra il confine greco-turco e l’Italia, 4,5 miliardi di dollari di spesa prevista, sono il proseguimento del Tanap (Trans anatolic pipeline) che va dal Mar Caspio alla Turchia. Per il governatore pugliese, Michele Emiliano, il Tap va fatto, ma non in prossimità del paradiso naturalistico di San Foca (litorale di Melendugno); per il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, “è superfluo, dato che i consumi di gas sono in calo”; per il premier Giuseppe Conte “è strategico”; mentre per il vicepremier Matteo Salvini serve perché “l’energia costerà il 10% meno”.

Affermazione, quest’ultima, smentita pochi giorni fa dallo stesso Viminale: “Questa amministrazione non detiene alcuna documentazione” in merito alle previsioni di risparmi nelle bollette del gas, per effetto del Tap, hanno 11 risposto al costituzionalista salentino Michele Carducci, che aveva richiesto un accesso agli atti per conto delle associazioni No Tap.

Lo stesso dai ministeri di Affari esteri, del Sud e dell’Ambiente; il Mise non ha risposto.

Il Tap rientra nel progetto del 2012 del governo Monti di fare dell’Italia un Hub del gas, cioè un centro di smistamento e vendita.

Idea che, al di là di ogni altra valutazione, funziona se di gas ce n’è abbastanza e a prezzi convenienti.

Quantità.

La Bp ha siglato contratti di fornitura con nove clienti europei, tra cui Enel, Edison, Hera, la tedesca E.On e la francese Gdf Suez: oltre 10 miliardi di metri cubi di metano l’anno (il 2% circa dei consumi europei) per 25 anni. Verrebbero dalla fase II dello sfruttamento del giacimento azero, 16 miliardi di metri cubi l’anno previsti. La Turchia è tra i principali clienti anche in questa nuova fase di produzione, le prime consegne di un contratto da 6 miliardi di metri cubi annui sono arrivate nel giugno scorso. Un miliardo di metri cubi è inoltre destinato alla Grecia e uno alla Bulgaria. Vuol dire che quanto rimane per l’Italia e gli altri Paesi europei sarebbe già il 20% meno del previsto. Inoltre, secondo le stime, la nuova produzione di Shah Deniz raggiungerà un picco di 16 miliardi di metri cubi annui entro il 2022, per declinare dal 2030, scendendo a circa 6 miliardi nel 2035. La società Tap, interpellata dal Fatto Quotidiano, conferma che il gas contrattualizzato è quello annunciato da Bp, con consegne a partire dal 2020. Se anche il gasdotto fosse pronto per quella data, quantità di metano vicine a quelle previste, stando alle stime di Pirani, si avrebbero per solo un paio d’anni. “In realtà ci sono altri giacimenti nell’area – spiega Pirani – ma non si sa quando saranno sviluppati e a chi andrà il gas”.

L’Azerbaijan ha infatti aumentato i suoi consumi, così come la Georgia, e il gas del Caspio può essere venduto alla Turchia o, via Turkmenistan, ai mercati est europei e del subcontinente indiano, a costi molto minori.

Prezzi.

In Italia, 75 miliardi di metri cubi di consumi annui, il gas è acquistato per l’80% con contratti a lungo termine, i cosiddetti take or pay (paghi anche se non si ritiri); sono segreti industriali ben custoditi, ma ci sono stime. Secondo Nomisma Energia, i prezzi dei contratti take or pay e quelli del mercato libero, in Europa ora sono quasi allineati, circa 27 centesimi di euro i primi, 28 i secondi. Dice Davide Tabarelli, presidente del centro studi e favorevole all’opera: “Il gas azero, se anche arrivasse a San Foca a 10 centesimi al metro cubo, renderebbe il gasdotto conveniente”. Il problema è che mentre il costo di produzione del gas russo è attorno a un centesimo di euro al metro cubo, quello estratto di Shah Deniz II, 600 metri sotto il Caspio, costa, in euro, tra i 4 e 5 centesimi. Ma a renderlo caro è soprattutto il trasporto: tra i 27 e i 29 centesimi di dollaro al metro cubo, tra i 23 e i 25 centesimi in euro: almeno il 50% in più di quanto costa portarlo per altri tragitti. Tap, invece, non ha fornito sue cifre. Bollette. Fino a Melendugno il gasdotto è a carico di Tap.

La “bretella” da 55 chilometri che da lì si allaccerebbe al terminal di Brindisi, opera “di carattere strategico”, sarà invece pagata nelle bollette, voce “servizi di rete”. Quindi rappresenterà un costo in più. L’investimento (stimato da Snam in 210 milioni) è remunerato con un tasso stabilito dall’Autorità dell’energia al 5,5% circa. Inoltre, “per le opere definite strategiche c’è una sorta di garanzia dei ricavi – spiega Carlo Scarpa, ordinario di Economia all’Università di Brescia – se scendono i consumi la società mantiene i suoi ricavi aumentando le tariffe”. L’ultimo bilancio semestrale di Snam mostra ricavi a 1,2 miliardi, in aumento del 2,3% (utile netto più 3,8%) nonostante una domanda di gas naturale in calo dell’1,6%.

da Marco Maroni – Il Fatto Quotidiano, 19-09-18

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