Quanto ci costa il gas

Faccio quattro conti sulle mie ultime bollette del gas dividendo il totale in euro per i metri cubi consumati.

Il prezzo a metro cubo varia da 71 centesimi a 2,17 € e mi chiedo a cosa mi serve una bolletta che da queste indicazioni addebitandomi consumi stimati.

Il mio consumo invernale è di 45 m3/mese mentre in estate ne consumo 8.

Quindi chi consuma meno, per cucinare o scaldare l’acqua, risulta clamorosamente penalizzato e dovrebbe prendere in seria considerazione l’utilizzo dell’energia elettrica, risolvendo il contratto del gas e risparmiando su oneri di sistema, tasse, accise e la fastidiosa revisione annuale che costa 100 euro.

Nessuna politica energetica

Consumiamo l’energia elettrica più cara in Europa e la domanda é in calo costante.

Perché le bollette sono sempre più care se la domanda e il prezzo del petrolio scendono?

Terna indicava una  produzione di 271 TWh nel 2015 e un calo tendenziale del 3% nel 2016. Potrebbe essere di questa entità il calo del PIL ma non si può dire.

Le industrie se ne sono andate o producono meno, le attività commerciali si sono ridotte e il risparmio energetico ha fatto il resto.

L’energia prodotta con fotovoltaico ed eolico é il 15% del totale, mentre le centrali a fossile hanno prodotto la metà di quanto producevano otto anni fa.

La potenza installata è due volte il picco della domanda, eppure importiamo quasi il 20% del fabbisogno. Vecchie centrali a olio e nuovissime a gas sono spente.

Non  sbottigliamo al nord l’energia prodotta dal sole al sud e neppure verso la Sicilia;la linea di trasmissione,inaugurata in pompa magna da Renzi solo due mesi fa, é rimasta in manutenzione Gino a pochi giorni fa.

Invece delle linee di trasmissione, abbiamo costruito centrali delle quali paghiamo la sola disponibilità, anche se restano ferme. Solo adesso Enel ne chiude 23 dopo che ci sono costate miliardi di euro senza produrre, o produrre poco o niente per anni.

L’obiettivo europeo del 20-20-20 è stato raggiunto otto anni prima del 2020 ma le rinnovabili ci costeranno quattordici miliardi all’anno, per i prossimi quindici.

Morto il nucleare, il carbone resta il combustibile più economico e sicuro al mondo per approvvigionamento e tutti lo usano; noi no perché non filtriamo gli scarichi dei camini.

In Francia producono energia da nucleare che noi importiamo per miliardi di euro.

Da noi é stato più semplice chiedere al popolo cosa ne pensasse del nucleare, subito dopo l’incidente di Chernobyl. Recentemente é stato chiesto al popolo cosa pensasse delle trivellazioni marine, ma hanno seguito il consiglio di Renzi ed i più sono andati al mare.

Nel ’92, quando Tangentopoli scoprì il marcio delle  commesse Enel, inventarono il CIP6 che finanziava impianti a energia rinnovabile e “assimilata” dove finirono rifiuti,scarti di raffineria e porcherie varie;dopo 24 anni, lo paghiamo ancora con le bollette.

In Spagna, Germania e Danimarca l’energia eolica prodotta è doppia della nostra; la Germania ha investito nell’industria del fotovoltaico, mentre noi arricchivamo i cinesi, che producevano i pannelli su licenza tedesca, le banche e i fondi.

La mancanza di una strategia energetica di lungo termine ha permesso la costruzione di centrali a gas, ora spente, e allo stesso tempo ha esageratamente incentivato le rinnovabili, indebitando i consumatori di questa e della prossima generazione.

Bisognerebbe fare reti di trasmissione e di distribuzione, e dedicare risorse allo sfruttamento delle ultime centrali idroelettriche reversibili, a quelle a carbone e agli accumuli di energia.

Bisognerebbe poi cominciare a pensare all’elettrificazione del trasporto su strada.

Il ruolo dell’energia rinnovabile, devastante per gli incentivi che paghiamo con bolletta, e  trionfale rendita per quelli che la producono, è sempre più importante.

Secondo Terna é un fenomeno “repentino e inatteso e le centrali sono distanti dai luoghi classici di consumo, nei quali sorgono gli impianti manifatturieri, ossia al nord”

Se per le rinnovabili, e per il fotovoltaico in particolare, la naturale localizzazione era il Sud, perché sono state costruite centrali convenzionali a gas al Sud se non servivano?

Così paghiamo noi  il capacity payment, con le bollette abbiamo salvato Sorgenia indebitata per miliardi con MPS.

Dovevamo diventare un hub europeo del gas ma abbiamo tenuto sotto embargo i russi mentre i tedeschi ci facevano affari e il proprio personale gasdotto diretto dalla Russia.

Aver lasciato il settore in balia delle “libere” forze di mercato, dal decreto Bersani in poi, ci ha portati allo sfascio a totale carico dei consumatori e dei cittadini: la logica di mercato è di breve termine, mentre il ciclo degli investimenti di questa entità è su scala trentennale.

Il mercato va bene se limitato ai beni di consumo ma sulle infrastrutture energetiche occorreva una logica nazionale, o europea, coerente e univoca, per non distruggere valore.

Tutti s’illudono che il mercato sia la forma di allocazione ottimale delle risorse ma questa teoria, e il mercato elettrico ne è un chiarissimo esempio, non sempre funziona: ne stiamo pagando e ne pagheremo le conseguenze.

Il TAR ha sbloccato l’aumento del 4,3% e la legge di stabilità non promette niente di buono per i consumatori. 

Dalla banda larga al monopolio con i contatori

Per il nuovo AD di Enel: “l’operazione banda larga ha senso se si coprono i 33 milioni di contatori. La nostra proposta è di posare la fibra nel cosiddetto ultimo miglio.  Se si fa coincidere questa disponibilità con il nostro piano di sostituzione di 33 milioni di contatori che abbiamo installato 15 anni fa, a partire dal 2016 gli oneri per il sistema diventano decisamente inferiori”.

La benedizione di Renzi non si è fatta attendere.

Traduzione: se voi del Governo ci fate succhiare qualche miliardo dalle bollette, noi sostituiamo decine di milioni di contatori illegali, prima che vengano tutti sequestrati.  Fate pure rientrare l’operazione nella banda larga telefonica, che con i contatori non  c’entra nulla. Così manterremo il monopolio e in cambio vi promettiamo cospicui dividendi per i prossimi vent’anni.

Attenzione quindi perché potrebbero farci lo stesso scherzetto di quindici anni fa quando Enel iniziò a installare senza farli omologare da nessun ente terzo indipendente con il risultato che oggi non è possibile verificare legalmente se misurino correttamente né quanto tempo possano durare senza perdere la precisione di misurazione.  

Con l’aggravante che solo Enel, che li gestisce da remoto, sa come funzionano.

Il Ministero dovrebbe pronunciarsi sul sistema di misura comprensivo di: contatore, protocolli di comunicazione e sistemi remoti perché l’Autorità per l’energia non ha alcuna competenza in Metrologia.

Enel potrebbe, per assurdo, decidere quanto un utente deve consumare o quanto un produttore di energia rinnovabile produrre.

Il bongobongo e il milionesimo di metrocubo

La bolletta indica la lettura del contatore – 415 m3 – ma addebita 416,030175 Smc

Due sorprese: sei cifre dopo la virgola e un’unità di misura illegale!

Siccome é difficile misurare un milionesimo di metro cubo,anche in un laboratorio, si scopre che i sei decimali derivano da un’operazione aritmetica.

L’Autorità dell’energia spiegava una volta sul suo sito, ma la pagina non c’è più, che i sei decimali derivano dalla moltiplicazione del numero del contatore, per un coefficiente tale per cui “tutti i consumatori pagano uguale”.

Perché il dato legale della transazione – quello indicato dal contatore – viene moltiplicato per un coefficiente?

Perché la legge sulle accise, stabilisce che le stesse vengano calcolate e pagate sul prodotto di quella moltiplicazione?

La metrologia legale afferma però che solo strumenti legali possono essere impiegati nei rapporti tra terzi, come legali devono essere le unità di misura”.

L’Italia ha recepito la Direttiva Europea che stabilisce che “il volume del gas si misura in metri cubi”.

In tutta Europa, il gas viene misurato legalmente in metri cubi e addebitato legalmente in kWh, unità di misura legale dell’energia.

Nel “bongobongo” l’unità di misura utilizzata non é legale, con tutto quanto consegue.

Un’unità  di misura resta, per sua definizione, unica mentre per misurare il gas del “bongobongo”ne vengono usate due.

Vi fareste pesare le patate su una bilancia provvista di due indici: uno legale e l’altro per il fisco ?

 

Breve storia dell’energia (5):ritorno al monopolio

“In Italia, Enel è la più grande azienda elettrica. Opera nel campo della generazione di elettricità da impianti termoelettrici e rinnovabili con quasi 31 GW di capacità installata. Di questi, più di 3 GW sono costituiti da impianti di generazione da fonti rinnovabili gestiti attraverso EGP. Inoltre, Enel gestisce gran parte della rete di distribuzione elettrica del Paese e offre soluzioni integrate di prodotti e servizi per l’elettricità e il gas ai suoi 31 milioni di clienti italiani”.

Lo si legge oggi sul sito di Enel e lo denunciava l’Antitrust, già nel 2007.

Il picco della richiesta di energia elettrica del luglio scorso é stato di 53 GW.

Enel avrebbe potuto coprirne il 58%, condizionando il mercato.

Il nuovo AD, appena insediatosi, definì “parassiti” i traders e ricordò il passato:

“In Italia è stata avviata, tra i primi paesi al mondo, una importante innovazione tecnologica per un’intuizione di Franco Tatò che oggi ha reso il nostro paese l’unico a livello globale ad avere completamente digitalizzato la rete di distribuzione con l’istallazione di 36 milioni di contatori digitali all’interno di un sistema completamente digitalizzato. 

La rete oggi è in grado di gestire grandi complessità, come i 600 mila impianti di generazione presenti sul territorio dai quali affluisce l’energia, senza particolari problemi. 

E posso annunciare che presto si compirà un ulteriore salto in avanti: dal 2016 metteremo in funzione un nuovo contatore digitale, per dare una serie di servizi aggiuntivi e ulteriori capacità di gestione di questa rete”

L’intuizione del kaiser Franz Tatò fu quella di piazzarci in casa un contatore illegale che, ancora oggi, viene sequestrato mentre il sistema “completamente digitalizzato” lo conosce solamente Enel.

Enel avrebbe poi dovuto separare da anni l’attività di distribuzione da quella di vendita ma l’ha fatto solo un mese fa, dopo aver perso il ricorso al TAR, contro l’Autorità per l’energia che le imponeva semplicemente la direttiva europea.

Secondo Enel, l’Autorità non aveva autorità per imporlo.

Quando invece serve, l’Autorità ha l’autorità di approvare i contatori di seconda generazione che, con la scusa della banda larga, Enel ci vorrebbe rimpiazzare in casa.

Il mercato tutelato finirà tra un anno e mezzo e in questa situazione sarà facile per Enel rafforzare la posizione offrendo contratti di lungo termine come spiegava Starace:

“Nel 2003 l’Unione Europea decise che i contratti a lungo termine tra i produttori e i consumatori dovevano essere impediti, inserendo obbligatoriamente una clausola che garantisse ai clienti la possibilità di recedere senza alcuna penale in ogni momento. Una scelta che in quella fase era corretta, perché in Europa in quel momento c’era scarsità di produzione e un eccesso di potere contrattuale dei produttori…..i clienti andavano dunque protetti. Dopo 11 anni lo scenario è cambiato. Il potere di mercato si è addirittura invertito, con un eccesso di capacità produttiva a livello europeo che consentirebbe a qualunque consumatore di avere un vantaggio contrattuale importante a patto di mettere di nuovo in gioco anche la durata nel tempo del contratto….. Sì, sono sicuro che contratti più lunghi e quindi più vincolanti sarebbero davvero più convenienti”. 

Qui finisce la breve storia dell’energia e l’illusione della liberalizzazione del mercato.

(fine)

Breve storia dell’energia (4): la SEN e le trivelle

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Le tangenti prima, e gli incentivi poi, hanno reso le nostre bollette le più care in Europa con la conseguenza che un aumento del prezzo del petrolio sarebbe ora devastante.

Monti ha messo un tetto annuo all’ammontare degli incentivi, una correzione tardiva, e Renzi li ha poi spalmati su più anni, senza alcun vantaggio reale per i consumatori.

Non si possono fare centrali nucleari né ri-gassificatori perché tutti si oppongono; i russi ci hanno tagliati fuori dal gas che arriverà direttamente in Germania senza i problemi della rotta a sud, sempre più calda. Dopo aver tenuto i russi sotto embargo compreremo il loro gas dai tedeschi! Dovevamo diventare l’hub del gas a sud e invece continueremo a distribuire migranti.

E allora cosa resta da fare ai politici per raggranellare ancora qualche soldo? 

Trivellare ed é un peccato che non ci sia Enrico Mattei per confortarci con i numeri, che sicuramente aveva già.

Torniamo allora sul letto di morte del governo Monti, quando il mitico duo, Passera e Clini, firma un documento – la Strategia Energetica Nazionale – SEN – che diventa vangelo per i saggi di Napolitano, divenuti poi i saggi di Letta; alcuni erano talmente saggi da farsi gli affari propri. La SEN viene presa per buona dallo stesso Letta e infine da Renzi.

Gli ultimi sviluppi, tra intercettazioni e favori, fanno capire l’importanza di quel documento che era solamente una lista di buoni propositi con previsioni di consumo del tutto errate e una stima sproposita del potenziale sotterraneo.

Quel documento diventa però il pilastro della nuova avventura, che da quanto poi si lesse, vantava numerosi beneficiari.

La SEN dava autorità al potere centrale in temi energetici e serviva anche per confermare la concessione di numerose aree del paese per la ricerca di idrocarburi. Si sarebbero incassate royalties e tasse, si sarebbero creati  posti di lavoro con la chimera di ridurre la bolletta energetica nazionale.

Il referendum avrebbe ostacolato lo schema ma era scontato che, come suggerito dal governo, tutti alla fine sarebbero andati al mare.

Con un certo ritardo dalla solita  trasmissione di Report, ci ha pensato la magistratura di Potenza.

Il bello è che c’è gente che ancora dice che se non lo facciamo noi lo fanno i Croati o i Maltesi!

E se Obama frantuma intere regioni in America dove aumentano i terremoti indotti, dovremmo farlo anche noi in Basilicata, con pozzi verticali e orizzontali, iniettando prodotti chimici che finiscono nelle falde acquifere.

Pompare petrolio in Italia è un affare perché le regole ambientali possono essere facilmente eluse: si taroccano i numeri e si racconta che a Viggiano c’è un’aria caraibica.

Vedremo i risultati dello studio sui tumori.

La vicenda delle concessioni viene da molto lontano e Renzi l’ha solamente ereditata!

(continua …)

Non possono sostituirci i contatori

Vogliono sostituirci, a nostre spese, i contatori di gas e luce ed è una rara occasione per far valere i nostri diritti.

La Metrologia Legale impone che, per le funzioni di misura legale, debbano essere impiegati esclusivamente strumenti conformi ai requisiti fissati:

1) dal Testo Unico delle Leggi Metriche;

2) dal Regolamento di Fabbricazione Metrica;

3) dai Decreti Ministeriali che ne stabiliscono i criteri di omologazione.

Il Testo Unico delle Leggi metriche, n.7088, afferma che:

“Ogni convenzione di quantità, che non sia di solo denaro, anche per privata scrittura, dovrà farsi con pesi e misure legali”.

Nel contratto di compravendita, la quantità della cosa scambiata contro il prezzo, deve essere espressa in unità di misura legali (art.1 – 2 – 3 del T.U. 7088/1890) e (art. 6 e 7 del Regolamento di fabbricazione Metrica approvato con R.D. 12.6.1902, n. 226) legali devono essere gli strumenti metrici impiegati per accertarla.

Per garantire l’uniformità degli scambi i legislatori, nazionali e comunitari, hanno stabilito il Sistema delle Unità di Misura che sono: per la lunghezza il metro (m), per il volume il metrocubo (m3),per la massa il chilogrammo (kg); per il tempo il secondo (s);per l’intensità di corrente elettrica l’ampere (A);per l’energia il joule (J) o il wattora (wh) , per la potenza il watt(w), per la temperatura il kelvin (K), oppure il grado centigrado °C.

Le parti di una transazione commerciale devono tassativamente apprezzare la quantità della res, scambiata contro prezzo, con strumenti legali e la quantità scambiata deve essere espressa in unità di misura legali.

La legge impone anche le modalità d’impiego degli strumenti di misura e ne fissa le condizioni di funzionamento.

L’ordinamento metrologico legale, nazionale e comunitario, prevede che, quale che sia il metodo di misurazione di gas, liquidi o massa, il risultato della medesima s’intende garantito alle condizioni di misurazione.

Ma una misurazione che non tenga conto della temperatura è scorretta perchè il volume cresce proporzionalmente all’aumentare della temperatura.
Eppure solamente per la misurazione dei carburanti, e ai soli fini dell’accertamento dell’accisa a volume, lo Stato Italiano ha imposto l’obbligo di ragguagliare il volume a 15 °C. 

Ma, una volta pagata l’accisa allo Stato, nelle successive operazioni non vige il medesimo obbligo e la filiera di misurazione è incoerente.

In sostanza chi compra paga quanto indicato dalla pompa di benzina, indipendentemente dalla densità del prodotto.

Se quindi la misurazione s’intende garantita alla condizione in cui avviene, e la legge non lo prevede, non ne è consentita alcuna correzione.

E ciò non può valere neppure per espressa volontà delle Parti, stante l’imperatività e l’inderogabilità della legge.

Con tale quadro giuridico, analizziamo la misurazione del gas naturale in Italia.

I legislatori, nazionale e comunitario, hanno stabilito che, per i contatori dei gas, la misurazione della quantità avvenga a volume – espresso in m3 – senza determinare le condizioni di riferimento né il loro valore.

Solo in Italia, in pacifica violazione ai principi esposti, viene utilizzato il m3 standard, o standard metro cubo (Smc) e il volume del gas indicato dal contatore viene modificato dalla bolletta che riceviamo.

Mentre per le utenze domestiche il volume indicato dal contatore viene moltiplicato per un coefficiente di correzione fisso, e sempre maggiore dell’unità, i contatori delle utenze commerciali e industriali vengono associati a un’apparecchiatura elettronica – correttore o convertitore di volume – che riporta il volume indicato dal contatore, alle cosiddette condizioni standard di temperatura e di pressione.

Nel Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale – Direttiva MID – al punto 10.5 di pag. 19 è detto:

“A prescindere dal fatto che sia possibile o meno leggere a distanza uno strumento di misura destinato alla misurazione di servizi forniti da imprese di pubblica utilità, esso deve comunque essere dotato di un visualizzatore metrologicamente controllato, facilmente accessibile al consumatore senza alcun ausilio. La lettura di tale visualizzatore è il risultato della misurazione che costituisce la base su cui è calcolato il prezzo da corrispondere.”

Il punto 8.1 – protezione dall’alterazione – a pag. 17 recita :

“Le caratteristiche metrologiche dello strumento di misura non debbono essere influenzate in modo inammissibile dal collegamento di tale strumento ad altro dispositivo, da alcuna caratteristica del dispositivo collegato o da alcun dispositivo remoto che comunichi con lo strumento di misura”

La definizione di “Transazione commerciale di vendita diretta” a pag. 13 recita:

“tutte le parti della transazione accettano il risultato della misurazione sul posto e sul momento”

Le conseguenze giuridiche di un tale assunto sono:

Viene troncata in radice la ratio della delibera 155/08 dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas che impone, per la misurazione del gas, i c.d. “smart meters” o “contatori intelligenti”, confermando inequivocabilmente che il dato valido della transazione commerciale è quello visualizzato sul contatore, e non quello trasmesso a distanza.

Le stesse considerazioni valgono quindi per i misuratori di energia elettrica che risultano gestiti da remoto.

Viene riaffermato il primato del dato indicato dal contatore, che costituisce la base su cui è calcolato il corrispettivo.

I dati in bolletta, quando superiori alla lettura del contatore, violano pertanto la direttiva MID.

Tale violazione, estesa all’intero territorio nazionale, conferisce al fenomeno una gravità assoluta, in quanto colpisce il sistema di imprese e consumatori, sia per il consumo di gas che per quello di energia elettrica.

Il documento di consultazione dell’Autorità per l’energia, in merito a “questioni riguardanti la metrologia legale”a pag. 50 riporta le osservazioni di uno dei consultati che “invocando il punto 10.5 dell’allegato I al decreto 2 febbraio 2007, n. 22, che ha recepito la direttiva europea MID, afferma che l’utilizzo dei dati rilevati a distanza non è riconosciuto dall’attuale legislazione metrologica”.

Nessuno ne ha tenuto conto, tantomeno il recente D.Lgs 102/2014 che tratta l’argomento specifico anche se per altro tipo di strumenti, e nulla è cambiato nel frattempo.

Un altro documento dell’Autorità per l’energia segnalava il problema al Governo e al Parlamento affermando che “allo stato, non esiste una norma di legge che definisce quali debbano essere le condizioni di pressione e temperatura da utilizzare per effettuare una misura oggettiva del gas”.

Per quanto precede,e in assenza di un pronunciamento del MISE, potete pacificamente rifiutare la sostituzione, sia del contatore del gas che di quello dell’energia elettrica, risparmiando oltretutto sulla bolletta.

Prepararsi al mercato libero

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Un utente su quattro é già passato al mercato libero, non ha ben capito cosa faceva e ha speso di più.

In previsione della fine del mercato tutelato, milioni di consumatori saranno costretti a scegliere un fornitore di luce o gas;meglio si preparino perché i prossimi due anni saranno devastanti per gli utenti.

Attualmente, il contratto di maggior tutela di gas e luce é predisposto dall’Autorità per l’energia, che ne stabilisce le clausole e ne aggiorna trimestralmente le tariffe; fornitore e utente fanno esclusivo riferimento alle clausole di quel contratto, che in qualche modo “tutela” l’utente.

Il contratto di mercato libero è lasciato invece alla libera contrattazione tra fornitore e cliente e, in caso di contestazioni, l’unico riferimento sarà il Codice Civile e non più l’Autorità.

Siamo pigri e abbiamo la pessima abitudine di firmare moduli senza leggere le clausole di una polizza assicurativa, di un contratto telefonico o di un conto in banca.

Non farlo per luce e gas sarà un disastro perché, se sono pochi quelli che perlomeno sanno quanto spendono, sono rarissimi quelli che sanno esattamente quanto consumano.

E passare al mercato libero, senza sapere quanto si consuma, sarà un suicidio!

I contratti di mercato libero sono infatti contratti di servizi, che prevedono l’acquisto di altri beni da parte del cliente; il fornitore, per non perdere i propri clienti, li confonde con vari gadgets.

E’ la stessa esca utilizzata per la telefonia mobile: ci danno un tablet, che pagheremo a rate in due anni, senza poterne venire fuori a meno di pagare penali.

Prima di cancellare il mercato tutelato, sarebbe stato meglio informare una popolazione di utenti totalmente impreparata come per esempio fanno in Inghilterra dove la OFGEM, la locale Autorità per l’energia è un vero mastino.

La bolletta inglese rende un importante servizio al consumatore che continua nel tempo.

In Inghilterra hanno cominciato ai tempi della Thatcher, che non guardava in faccia a nessuno, perché non replicare l’esperienza inglese visto che ne sanno molto di più?

Il nuovo contatore della luce

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Poche notizie sul nuovo contatore della luce ma per fortuna sarà “un oggetto di design“.

“Enel sta per sostituire 35 milioni di contatori elettrici. Il nuovo contatore renderà possibile lo sviluppo di servizi energetici postcontatore. Ciò favorirà ulteriormente la crescita della consapevolezza del cliente e permetterà di indirizzare la tematica del demand/response e di incrementare i servizi di domotica. Saranno le aziende, tra cui c’è ovviamente Enel Energia, a cavalcare queste nuove opportunità grazie a un’interfaccia aperta in grado di dialogare con tutti gli elettrodomestici e i dispositivi della casa”

Prima della sostituzione ci sono peró alcuni problemi da risolvere, come l’infrazione europea sull’unbundling e il protocollo di comunicazione dei dati di consumo.

La legge è chiara: “il misuratore deve essere dotato di un visualizzatore metrologicamente controllato, facilmente accessibile al consumatore senza alcun ausilio”.

Sicuro invece che pagheremo di nuovo noi, anche se i contatori precedenti hanno funzionato per pochi anni, e nessuno dice quanto alla fine ci costerà.

Con il mercato libero Enel potrà rafforzare la sua posizione dominante allargando il servizio alla telefonia.

I gruppi telefonici, che sarebbero in condizione di proporre tecnologie più avanzate di comunicazione dei dati di consumo sembrano impotenti.

Inutile installare i ripartitori

Il D.Lgs. 102/2014 prevede la contabilizzazione dell’energia termica consumato dalle singole unità immobiliari.

Una minima parte dei condomìni ha optato per la contabilizzazione indiretta: valvole termo-statiche, (con le quali è possibile regolare il flusso dell’acqua calda ai radiatori) e contabilizzatore indiretto di energia termica fornita dal radiatore, noto come ripartitore.

Negli edifici più datati i c.d. montanti (tubazioni verticali) distribuiscono l’acqua calda a radiatori situati su piani diversi ed é quindi impossibile installare i sistemi di contabilizzazione diretta (che invece misurano in modo preciso l’energia termica fornita all’intera unità immobiliare in base alla portata di acqua calda e alla differenza temperatura tra mandata e ritorno).

Mentre i contabilizzatori diretti sono strumenti omologati, i ripartitori stimano grossolanamente l’energia termica ceduta dal radiatore all’ambiente (in base alle sue dimensioni, alla sua temperatura e di quella dell’ambiente).

Non essendo strumenti di misura omologati i ripartitori non sono strumenti legali.

E la legge stabilisce che, se una transazione economica è basata sulla misurazione di una grandezza, tale misurazione deve essere effettuata con strumenti di misura legali e la stessa grandezza deve essere espressa in un’unità di misura legale.  

La richiesta di un corrispettivo economico, contro una quantità di energia termica erogata, rientra in questa casistica.

I ripartitori misurano “unità di ripartizione”, che non sono unità di misura legali.

La Direttiva 2004/22/CE – nota come MID – regola la messa in commercio di strumenti omologati. La contabilizzazione dell’energia termica viene trattata nell’allegato MI-004 della direttiva e prevede la sola contabilizzazione diretta.

La certificazione CE, apposta sui ripartitori, presume quindi una conformità metrologica che non esiste.

Tale tipo di strumenti è quindi illegale ed é quindi nulla qualsiasi pretesa economica basata sulle sue rilevazioni, a prescindere dalle decisioni prese dalle assemblee condominiali: la legge infatti è inderogabile!

Grottesco quindi che lo Stato conceda benefici fiscali a chi installa strumenti illegali e sanzioni chi non lo fa.

Il nuovo documento pubblicato in G.U. che doveva fare chiarezza, neppure li menziona ma lascia altri dubbi:

  • può essere applicata una norma che non specifica se i calcoli dell’energia utile debbano eseguirsi per l’edificio allo stato originario o allo stato attuale?
  • può essere applicata una norma che lascia al professionista la possibilità di “scegliere” le temperature dei locali non riscaldati?

Ovviamente no!

Si può pertanto concludere che la UNI 10200,attualmente in vigore, non è applicabile agli edifici esistenti con buona pace di quelli che hanno speso soldi inutilmente e degli amministratori che continuano a proporre i lavori in assemblea richiamando una legge che non conoscono. Il decreto prevede ora che la valutazione economica dell’intervento spetti al proprietario dell’immobile.

I gattopardi dell’energia

L’energia elettrica siciliana ci è sempre costata più di mezzo miliardo di euro all’anno, solo perché non si poteva trasmettere sull’isola quella prodotta sul continente, molto più conveniente.

Il vecchio elettrodotto non garantiva uno scambio decente e i pali di quello nuovo sono stati spesso sequestrati in Calabria.

Sull’isola del sole si produce pochissima energia da fotovoltaico e così bisogna accendere le vecchie centrali a olio combustibile, che sul continente viene usato solo per le emergenze.

Avviare quelle centrali costa parecchio!

La Sicilia consuma 21 TWh all’anno, il 7% del paese e nel 2014 le nostre bollette hanno elargito ai suoi produttori 700 milioni di euro.

Direbbe il Gattopardo “u cavu unn é cosa pa Sicilia picchi pi nuavutri è megghiu lassare i cose accusia!”.

Messaggio che il governo sembrava aver recepito l’anno scorso commissariando l’energia siciliana, con tanti saluti al libero mercato. Su proposta del sen. Mucchetti, che dal Corriere tuonava contro i signori dell’energia, un decreto rendeva essenziali le centrali siciliane,coprendole di soldi.

Bisognerebbe chiedere al Gattopardo perché  la nuova linea di trasmissione, inaugurata da Renzi solo a maggio scorso, é già fuori servizio.

 

Breve storia dell’energia (3): liberalizzazione, tangenti e rinnovabili

Il giochetto degli incentivi, dal CIP6 in avanti, consentirà a ogni governo di scaricare sulle bollette qualsiasi tipo di balzello.

Dal 1995 é AEEG – Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas – che stabilisce come spalmare nelle bollette quell0 che viene deciso a Roma.

Il 1999 è l’anno  della liberalizzazione del mitico decreto Bersani e visti oggi i risultati, in termini di costo e di qualità di servizio, il fallimento é totale.

Nel 2002 Enel vende il 60% della sua capacità produttiva e la rete di trasmissione.

Kaiser Franz Tatò mantiene però il monopolio nella distribuzione di energia elettrica piazzandoci in casa i famosi contatori illegali.

Enelpower si lancia in ardite e sconclusionate acquisizioni all’estero mentre in Italia i suoi vertici si spartiscono le tangenti.

L’energia viene ora venduta alla borsa elettrica e qualcuno cerca di tagliare fuori ENI, impegnandosi direttamente con i Russi per il gas. Enel lo va a cercare in Nigeria, s’impegna a comprarlo ma poi non riuscirà a farlo arrivare direttamente in Italia.

Senza una strategia e con la benedizione delle banche, le centrali esistenti vengono convertite a gas e ne vengono costruite nuove dovunque. Le ultime non sono ancora entrate in servizio, quando arriva la vera energia rinnovabile, quella da sole e vento.

Verrà trionfalmente incentivata con le bollette e con i cinque conti energia.

Pagheremo tutto noi: 15 miliardi di euro all’anno e per vent’anni.

Con la garanzia delle bollette, le banche finanziano qualsiasi progetto: c’è chi mette i terreni e chi addomestica i funzionari comunali; i pannelli sono cinesi progettati in Germania.

I primi ad annusare l’affare sono i fondi verdi stranieri che oggi incassano incentivi anche dieci volte il prezzo di mercato in borsa.

Come accaduto per il CIP6, si assegnano anticipatamente i diritti anche a piccole società locali, spesso legate all’illegalità e al malaffare; si specula sulla rivendita dei diritti e gli utili finiscono esentasse in Lussemburgo.

Le rinnovabili, e il crollo della domanda, mettono definitivamente fuori mercato le centrali a gas appena ultimate: salterà Sorgenia, dopo aver scaricato i debiti sul MPS.

Li pagheremo noi, come paghiamo il “capacity payment” : paghiamo cioè le centrali perché restino ferme e non producano.

Adesso tutti vogliono chiuderle, Enel per prima 23, perché non sono remunerative e abbiamo una potenza installata più che doppia del picco della domanda.

Sono tutti indebitati e cercano compratori e alleati.

Enel sembra ripetere gli stessi errori di Enelpower,con investimenti all’estero nelle rinnovabili di dubbio ritorno economico.

L’industria elettromeccanica nazionale è sparita: Ansaldo è dei cinesi, che entrano anche nel capitale dei nostri fondi infrastrutturali e delle stesse strutture.

(continua…)

Breve storia dell’energia (1): nazionalizzazione, referendum e tangenti

Nel 1962, in pieno boom economico, i politici realizzano che l’energia elettrica sarà un grande affare per un paese energivoro come il nostro e, su richiesta dei socialisti, Fanfani la nazionalizza, creando ENEL – Ente nazionale per l’energia elettrica e trasferimento ad esso delle imprese esercenti le industrie elettriche – che rileva, strapagandole, tutte le imprese elettriche nazionali.

Fino ad allora, l’energia elettrica era prodotta e distribuita da aziende di piccole dimensioni, sparse sul territorio, in qualche modo collegate e controllate da poche aziende più grandi.

Enel rileva anche tre centrali nucleari – delle 52 operanti nel mondo – a carbone e numerose idroelettriche.

Le industrie elettromeccaniche lavorano con licenze americane, svizzere e tedesche per le grandi centrali termoelettriche, che Enel costruirà negli anni ’70.

Nel 1973, la prima crisi petrolifera, farà rincarare il petrolio confermando che il programma nucleare che prevedeva la costruzione delle centrali di Caorso, Montalto di Castro e Trino Vercellese, era corretto e lungimirante.

Il piano energetico nazionale del 1975 consente infatti a Enel di proseguire gli studi sull’energia nucleare e di ottenere l’autorizzazione a costruire nuove centrali.

Nel 1979 la seconda crisi petrolifera giunge in piena crisi economica e i consumi crollano.

Enel non costruisce più centrali e le industrie elettromeccaniche, che lavoravano prevalentemente per Enel con commesse molto remunerative, trovano sfogo all’estero con il GIE.

Nel 1983 arriva il gas algerino.

I comuni ottengono contributi per distribuirlo e acquisiscono il controllo del territorio, erogando servizi energetici.

L’acqua va ai democristiani e il gas ai socialisti.

Sono gli anni delle lottizzazioni e delle prime grandi tangenti, con la benedizione del CDA dell’Enel, rappresentanza diretta del pentapartito.

Dobbiamo a quel periodo buona parte dell’attuale debito pubblico.

Tutti sono responsabili e quindi nessuno è responsabile, proclama Craxi in Parlamento.

Nel 1986, dopo l’incidente di Chernobyl, con un referendum dall’esito scontato, ma senza che venisse spiegato quanto sarebbe costata le rinuncia, termina l’esperienza nucleare italiana; vengono chiusi la centrale di Caorso, che ha prodotto poco o niente, e i cantieri di Montalto di Castro e Trino Vercellese.

Tutti gli investimenti dell’industria elettromeccanica vanno perduti, ma i costi per lo smantellamento del nucleare finiscono in bolletta: li stiamo pagando oggi e li pagheremo per sempre.

Le centrali termoelettriche vengono convertite a gas, il cui prezzo è legato a quello del petrolio, con la differenza che il gas dovrà essere pagato a russi, algerini e libici, anche se non lo si utilizza.

I primi vagiti ambientali denunciano i fumi delle centrali a carbone e anche i costosi sistemi di trattamento dei fumi verranno spartiti a suon di tangenti.

Nel 1992, a trent’anni dalla sua costituzione, ENEL diventa una società per azioni; l’industria elettromeccanica inizia il suo inesorabile declino e si cambia gioco: arrivano gli incentivi.

(continua..)

Quanto ci costa l’Autoritá per l’energia 

Luigi Gabriele di Codici ha fatto i conti di AEEGSI.

Un bilancio trionfale per i tempi che corrono ma un servizio inesistente per i consumatori.

Basta confrontare le nostre bollette con quelle europee, pubblicate nel blog.

L’attività principale dell’autorità è negoziare con il “sistema” il modo di spalmare in bolletta i costi che lo mantengono per poi denunciare che gli oneri di sistema sono ormai fuori controllo: 16 miliardi all’anno.

Così paghiamo l’energia più cara d’Europa. 

Invece dimettersi,come voleva Renzi, regoleranno anche i rifiuti.

E si permettono di comprare, con i nostri soldi, un immobile a Milano per 40 milioni e ce ne vorranno altrettanti per la ristrutturazione.

Il caso VW e le attinenze con luce e gas

La vicenda Volkswagen dimostra quanto sia semplice utilizzare l’elettronica per fini fraudolenti: le emissioni non venivano misurate prelevando dagli scarichi delle autovetture, ma erano dedotte dall’elaborazione di dati secondari, prodotti da centraline elettroniche.

Le centraline e il software possono essere soggetti a manomissioni,i gas di scarico no.

Se nessuno verifica gli scarichi, tutto risulterà regolare anche se il laboratorio europeo di Ispra  lo diceva.

Quindi, se é senz’altro colpevole chi ha taroccato le centraline, è incomprensibile come si siano potuti autorizzare criteri di verifica di dati senza la sicurezza della loro attendibilità e senza alcun controllo delle procedure di rilevamento.

La direttiva europea MID definisce  i criteri ai omologazione e messa in commercio di diversi strumenti di misura.

L’allegato 10 della direttiva tratta gli analizzatori dei gas di scarico ma, per questo specifico strumento, la direttiva MID non è stata ancora recepita dall’Italia.

In Italia la misurazione di energia elettrica, gas ed energia termica è stata implementata con l’elettronica: il dato di consumo viene generato dai contatori e poi elaborato da componenti elettronici.

Il caso della misurazione dell’energia elettrica é eclatante: il dato viene generato da strumenti non omologati, i c.d. contatori intelligenti o smart meters, e viene successivamente concentrato e trasmesso a mezzo di protocolli ignoti al consumatore, non normati né controllati da nessuno se non da chi lo gestisce.

La legge però è chiara: è il dato del contatore quello valido per la transazione così come è la condizione del gas di scarico delle autovetture a essere ora sotto esame.

 

In Italia si fa così/2 – le energie rinnovabili

Una slide dell’Autorità per l’energia di due anni fa analizzava la componente A3 della bolletta: 12, 6 miliardi di euro all’anno, contro gli attuali 14.

oneri in bolletta

Fino a quando la domanda di energia aumenta, e tutti la comprano dalla rete, va tutto bene ma quando la domanda cala e sono sempre più numerosi quelli che decidono di prodursi l’energia che consumano, la componente A3 rimane a carico di quelli che continuano a comprarla, che sono sempre meno.

Era facile prevedere una simile situazione, bastava fare quattro conti prima, per evitare il peggio dopo.

Ma noi siamo fatti così e quindi ora è tempo di allarmi come dice la stessa Autorità: “aumenta il timore per la crescita dell’autoconsumo”.

E’ ovvio che, in questa situazione, tutti quelli che ne avranno la possibilità, tenderanno a prodursi la propria energia!

E’ del tutto evidente che lo sviluppo dell’energia rinnovabile nel nostro paese è stato impostato e perseguito con enorme leggerezza e, dopo dieci anni, si cerca ora di mettere qualche pezza, perché la quota di A3 delle nostre bollette tiene in piedi il sistema.

Monti aveva limitato il monte incentivi annuo e Renzi li ha spalmati su un periodo più lungo, riconoscendo gli interessi.

Ma sembra tardi: ci sono gli investitori che si opporranno in tribunale allo spalma-incentivi, quelli del settore impiantistico, che vedono ridursi le opportunità e quindi continuano a dire che fare un impianto comunque conviene anche senza incentivi, quelli che hanno capito che, se non lo fanno, pagheranno l’energia sempre più cara e infine quelli che non si potranno permettere un impianto ai quali verrà presentato il conto di tutti.

Ma fino a quando?

La prova evidente di quanto male sono state fatte le cose è che i primi produttori di energia fotovoltaica incassano una tariffa anche dieci volte l’attuale prezzo dell’energia all’ingrosso di borsa.

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Quindi è ovvio a chi conveniva! La prova é che la quantità di energia rinnovabile prodotta è maggiore di quanto imposto dalla UE.

Inoltre tutta questa energia rinnovabile ha messo in crisi le centrali a gas che, sempre con la tariffa A3, continuiamo a mantenere,anche se non producono.

(…continua…)

Occhio al nuovo contatore del gas!

In arrivo la  lettera che annuncia la sostituzione del contatore del gas.

Il consiglio é di rispondere subito, con raccomandata A.R. con riferimento al vostro numero di PDR e al contratto di fornitura.

L’oggetto della comunicazione che riceverete sarà “adeguamento ai requisiti funzionali minimi del gruppo di misura del gas”.

Diffiderete il destinatario dall’installare il contatore in vostra assenza richiedendo:

  • il nuovo contratto di fornitura, con indicazione del numero di matricola del contatore, abbinato al PDR;
  • la  dichiarazione di conformità, firmata dal fabbricante del contatore;
  • il manuale d’istruzione, con lista e significato delle voci indicate dal visualizzatore;
  • caratteristiche e modalità della trasmissione dei dati;
  • la conferma che il volume di gas consumato sarà fatturato in unità di misura legali;
  • l’indicazione degli addebiti, presenti e futuri, relativi alla sostituzione del contatore e al servizio di telelettura.
  • la conferma della data d’inizio del servizio di tele-lettura;
  • la conferma che il contatore, una volta installato, farà parte di un sistema di misurazione non previsto dalla Direttiva MID.
  • la conferma che il dato di consumo sarà adeguatamente protetto e che il contatore non potrà essere in alcun modo influenzato dal sistema del quale fa parte;
  • la conferma che la registrazione degli eventi, effettuati anche da remoto, sarà evidente all’utente e agli organi di vigilanza;
  • la conferma che il software del sistema non interferirà con il contatore e non ne influenzerà le caratteristiche metrologiche.

La sostituzione potrà inoltre avvenire a condizione che la lettura del vecchio contatore venga contestualmente verbalizzata dagli intervenuti, che opereranno in forza di delega scritta.

 

 

Le grandi manovre autunnali

L’andamento del prezzo dell’energia degli ultimi giorni si spiega solo con le esigenze di  bilancio dei gruppi che controllano il mercato della produzione.

Al nord la domanda è ferma e il prezzo è doppio di quello di luglio: produrre energia con il gas a prezzi  di saldo è molto remunerativo.

Al sud, la linea di trasmissione con la Sicilia, attesa da un decennio per calmierare il prezzo sull’isola e inaugurata dal premier in mondovisione, è già fuori servizio.

A breve partirà la campagna delle offerte ed é per questa ragione che il prezzo deve aumentare.

Come per il mercato azionario, anche luce e gas vanno contrattati al momento giusto, basta informarsi e non rispondere al telefono nei prossimi due mesi, quando vi proporranno di tutto e di più.

Il consumatore mantiene tutti

Dopo Alcoa, ci prepariamo a pagare i debiti dell’ILVA e, dopo l’ILVA, arriverà altro da salvare con le bollette più care d’Europa.

Il misericordioso consumatore italiano  ha già salvato Sorgenia, l’interconnector,le centrali siciliane,le centrali da fossile solo perché restassero ferme.

La lista è lunga.

Basta digitare su Google “decreto salva” per capire che, come cittadini o come consumatori, abbiamo sempre qualcosa da salvare in questo paese, perché i conti non tornano mai.

Siamo chiamati a rimediare di tasca nostra agli errori di una classe politica inesistente e ignorante.

Se le tasse non sono sufficienti allora si colpiscono i consumi ma fino a quando può durare?

I madornali errori di politica energetica, come l’abbandono del nucleare e la folle incentivazione dell’energia fotovoltaica, faranno sentire il loro nefasti effetti per i prossimi 15 anni, con oneri di sistema che arriveranno ai 20 miliardi di euro all’anno anno.

E quelli che consumano meno “salveranno” di più!

Cosa si sarebbe potuto fare con 20 miliardi di euro all’anno?

Abbiamo scaricato sulla prossima generazione un’immane quantità d’impegni ad unico vantaggio delle lobbies che hanno cavalcato il vuoto politico degli ultimi dieci anni.

Cosa succederà quando il prezzo del petrolio tornerà a salire ?

Possibile che nessuno si renda conto di cosa sta succedendo?

 

 

 

 

 

 

In nome dell’ambiente 

La componente A3 della nostra bolletta paga gli incentivi alla produzione di energia verde

Ce li prelevano dalle tasche senza dirci come e poi tentano di fregarci di nuovo in nome dell’ambiente.

“Ottenere il marchio 100% rinnovabile da apporre sui vostri servizi e prodotti è da oggi possibile anche senza dover necessariamente investire e realizzare nella propria azienda un impianto di produzione di energia rinnovabile!! E’ sufficiente acquistare energia da un fornitore che vi certifica che quanto vi viene fornito è di fonte diretta da impianti di produzione di energia rinnovabile, ed è quanto vi proponiamo attraverso la nostra proposta di fornitura”.

Che un azienda, che neppure la produce, possa garantire che, in base alla dichiarazione di un terzo, sia verde proprio l’energia che acquistate, ha del miracoloso.

Certificavano così anche i bilanci delle banche.

L’energia verde al verde

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Come previsto, senza gli incentivi si arresta la corsa a nuovi impianti fotovoltaici e la produzione cala del 13% : 1.206 kWh prodotti per kW installato, rispetto a una media annua teorica di 1.368.

Il calo, rispetto ai primi sei mesi del 2015, potrebbe rappresentare solo l’inizio di una discesa che sconterà l’assenza degli obbiettivi iniziali, che erano essenzialmente speculativi.

Realizzazioni affrettate, scarsa manutenzione e taglio dei fondi metteranno in crisi il settore, già oggetto di acquisizioni a prezzi di saldo.

Finalmente si parla di moduli di scarsa qualità, dal rendimento ignoto e con difetti non facilmente rilevabili.

Notevoli problemi con gli inverter fabbricati da improvvisati produttori nazionali e di seconda mano, che fanno perdere punti di rendimento quando non sono guasti.

Se poi saltano cavi e fusibili vengono escluse intere batterie di moduli e, per gli impianti non monitorati, passa del tempo prima di accorgersene.

Impossibile rivalersi sulle garanzie dei produttori perlopiù scomparsi: sono arrivate per anni vagonate di pannelli, pagati durante il trasporto e neppure testati.

Molti piazzisti hanno illuso i clienti che l’impianto non richiedeva controlli e manutenzione periodica.

Problema grave per gli impianti di piccole dimensioni, ai cui proprietari era stata prospettata la sola,eventuale, sostituzione dell’inverter,ma solo dopo 10 anni.

Basterebbe tenere puliti i pannelli, ma non tutti ci pensano e talvolta, per quelli installati sui tetti, non è un’impresa semplice.

Pochi verificano periodicamente che la produzione rientri nel range della propria zona geografica; pochi verificano la correttezza della misurazione, rilevata da remoto tramite contatori illegali.

Mancano poi le normative per effettuare le riparazioni: se per gli inverter la procedura è chiara, non lo è per la sostituzione dei moduli, con il rischio che non venga poi accettata dal GSE per riconoscerli.

Le cui vecchie norme imponevano di usare pannelli con potenza uguale a quella degli originali, ma i moduli attuali hanno potenze più alte e costano meno; si costruivano così costose imitazioni dei vecchi pannelli utilizzando celle difettose per limitare la potenza.

Le norme prevedevano anche che, per qualsiasi riparazione, l’incentivo venisse calcolato sulla media delle produzioni pregresse, anche se ridotte da usura o guasti, scoraggiando di fatto manutenzione e riparazioni

Lo spalma-incentivi di Renzi si basava sull’ipotesi che tutti si stessero arricchendo con incentivi esagerati; in realtà i più piccoli hanno margini ridotti e girano quasi tutto alle banche che hanno finanziato l’impianto.

Azzerati i margini, si  taglia la manutenzione abbandonando gli impianti a se stessi, e da qui deriva il calo della produzione.

E poi i furti di moduli e di cavi di rame, rimborsati con lentezza dalle assicurazioni: il proprietario non può anticipare le spese di ripristino e l’impianto resta spento.

Se queste sono le ragioni del calo, un anno più soleggiato non risolverà la questione.

Dopo un breve  periodo di splendore, il fotovoltaico nazionale rischia di affondare in una palude di incuria e degrado, con buona pace di quelli vorrebbero continuare a cavalcarlo e di quelli che continueranno a pagarlo con le bollette.

Le bollette bollate 

Le bollette finiscono in tribunale.

L’Autorità per l’energia aggiorna trimestralmente la quota energia delle tariffe dei contratti di maggior tutela.

I contratti di maggior tutela riguardano,esclusivamente,le utenze con una potenza installata di 3 kW che consumano 2.700 kWh all’anno; per l’Autoritá é il consumo della famiglia media.

Chi consuma meno faccia quattro conti: gli aggiornamenti per lui non hanno alcun valore.

I contratti di maggior tutela finiranno tra due anni e quindi la caccia al pollo é già cominciata.

Per il primo trimestre di quest’anno l’Autorità aveva stabilito una riduzione del 1,2% e, per il secondo, un’altra riduzione del 5% e per il terzo un aumento del 4,3%, finito al TAR.

E’ difficile trovare in rete lo storico degli aggiornamenti precedenti ed è anche difficile capire in base a quali criteri l’Autoritá li decida.

L’andamento del PUN –  prezzo unico nazionale – dell’energia all’ingrosso é invece pubblico.

L’aumento sembra ingiustificato e ora si vorrebbero individuare i responsabili della presunta speculazione, ricercandoli tra i produttori e i traders.

Ma i responsabili sono molto più numerosi, tanti quanti i 16 miliardi di euro di oneri di sistema che devono essere spalmati sulle bollette.

E chi ha deciso che dobbiamo pagare 16 miliardi di oneri di sistema ogni anno per i prossimi dieci?

Il parlamento e i governi degli ultimi dieci anni. L’autorità deve solamente trovare il modo di spalmarli nelle bollette.

Finirà, come sempre, a sfavore dei consumatori, l’andazzo infatti non può essere fermato, tantomeno dal TAR e comunque per poco tempo.

La sostituzione dei contatori 

Nessuna tutela per il consumatore alla sostituzione del contatore.

Lo garantisce la stessa Autorità per l’energia:

“La regolazione vigente non prevede la vostra presenza all’operazione salvo che il contatore sia posto in un luogo non facilmente accessibile per il distributore in assenza del cliente finale o di un suo delegato. Inoltre non è previsto il rilascio al cliente di documentazione ai fini della certificazione della lettura di rimozione il quale, pertanto, è riconducibile a scelte operative del distributore”.

Le conseguenze sono:

  • a meno di non dover entrare in casa, il distributore può continuare indisturbato a installare contatori illegali, come ha fatto negli ultimi quindici anni, e senza neppure informare il consumatore;
  • ammesso che ci riusciate, perché il visualizzatore del vecchio contatore ancora lo consente, è del tutto inutile registrare il dato di consumo perché, se il distributore lo legge da remoto, lo può anche modificare;
  • non potendo verbalizzare la lettura del contatore precedente, dovrete fidarvi ciecamente dei dati delle bollette che arriveranno dopo mesi.

Con tanti saluti ai diritti del consumatore!

Enel vorrebbe sostituire 33 milioni di contatori in questo modo?

Nessuna possibilità se i consumatori si organizzano davvero.

Perché i nuovi contatori del gas?

In attesa dei nuovi contatori elettrici vogliono cambiarci quelli del gas.

Mentre in tutta Europa i contatori del gas venivano sostituiti dopo un certo numero di anni, in Italia non é mai stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo di una legge del 1991, senza il quale non sussiste ancora l’obbligo di sostituirli.

Pezzi d’antiquariato industriale del primo dopoguerra sono ancora in funzione.

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Nel 2008, la Procura di Milano indagò sulla misurazione del gas e l’Autorità per l’energia, prima segnalò al Governo e al Parlamento rilevanti problemi di Metrologia Legale e poi, senza aver avuto nessuna risposta,deliberò sulle procedure di teletrasmissione del dato di consumo.

Incurante del fatto che il dato di consumo potesse venire generato da contatori obsoleti, l’Autorità impose un onerosissimo programma di adeguamento elettronico, scaricandone il costo in bolletta. Tutti i sistemi di misura del gas, che peraltro la Metrologia Legale non ha ancora  definito, sarebbero stati interessati:dai più grandi, per i consumi industriali e commerciali, a quelli domestici.

Ma perché trasmettere e gestire un dato che nasce male?

Quali i reali vantaggi per il consumatore? 

Se, per utenze industriali e commerciali, l’intervento era giustificato dal valore economico  del volume del gas consumato, proporre lo stesso intervento a decine di milioni di utenti che utilizzano il gas per cucinare o per farsi una doccia, sembrò subito un’inutile forzatura.

Ma in Italia siamo per il progresso e anzi, dobbiamo essere un faro anche per gli altri paesi.

Si attendono sessant’anni per sostituire un contatore, che il consumatore avrà nel frattempo pagato chissà quante volte, per mettergli in casa la Ferrari dei contatori, senza aver ancora capito come funziona e raccontandogli le solite balle.

Da noi il gas è già il più caro d’Europa, il consumatore non sa neppure quanto consuma, nessuno legge il contatore e non saranno quindi 500 € in più a mandarlo in rovina.

Non se ne accorgerà neppure perché saranno spalmati negli anni con la voce “gestione del contatore”, magicamente comparsa nelle nuove bollette,aggregata alla voce “trasporto”.

Con l’avviso della sostituzione, devono avervi proposto di provare il vecchio contatore: se la prova confermerà che il contatore è conforme – e quindi non vi ha fregato negli ultimi decenni – dovrete pagarla; se invece risulterà non conforme – e quindi probabilmente vi sta fregando da decenni – è gratuita.

I risultati della gestione del dato di consumo sui primi due milioni di contatori installati sono deprimenti, le bollette continuano a fatturare il consumo stimato e il consumatore paga un servizio inesistente.

 

Pagheremo noi la linea inutile

Sembra che la connessione elettrica con il Montenegro, vada avanti perché non si può tornare indietro.

I numeri non ci sono eppure ecco altri cinque anni di proroga, per avere la certezza che l’elettrodotto non potrà mai essere un tassello del progetto europeo di interconnessione.

La geopolitica energetica dei Balcani é mutata e noi insistiamo con progetti nati male e già vecchi. Questo si basa su accordi pregressi tra Italia e Serbia e un prezzo dell’energia da fonti rinnovabili da importare in Italia di 155 €/MWh.

Dal catastrofico intervento di A2A, sponsor di questa vicenda, la domanda in Italia è crollata, lo sviluppo delle rinnovabili é in linea con quanto chiesto dall’Europa e il prezzo, sarebbe di 4/5 volte quello attuale di borsa.

Così il  Mise due anni fa: “l’opera è meno pressante…….Terna rende noto che il progetto potrebbe accumulare notevoli ritardi e …. rilevanti aggravi dal punto di vista economico ancora non previsti negli attuali piani di spesa……. ridurre il costo dell’opera, a carico della parte italiana, che sarà caricato sulla tariffa di rete……il finanziamento di una quota del progetto sarà realizzata con il meccanismo dell’interconnector coinvolgendo i finanziatori privati, cui erano stati assegnati i progetti di interconnessione con il Nord-Africa, ritenuti poi tecnicamente non praticabili.  Agli stessi soggetti viene ora assegnata la capacità sulla frontiera con i Balcani”.

L’interconnector é così: i progetti cambiano ma i soggetti che ne beneficiano no!

Anche Terna ci ha ripensato perché campa sulle linee di trasmissione, pagate dalle nostre bollette, e un paio di miliardi in più fanno comodo e così, secondo Terna, la linea “aumenterà la competitività del mercato”.

La borsa elettrica montenegrina non esiste e fa riferimento a Ungheria e Romania, dove il baseload é di 34 €/MWh, cui andrebbero aggiunti i costi di trasporto verso l’Italia dove il baseload é di 37 €/MWh.

E allora perché le società energivore nazionali dovrebbero finanziare l’opera?

Per collegare la Calabria alla Sicilia ci sono voluti dieci anni e lo stretto di Messina non é l’Adriatico.

In Italia i conti economici dei progetti sono inutili, vedi Brebemi o Tag!

Il riallaccio post-morosità.

Le bollette della luce vanno pagate; se non lo fate, vi ridurranno la potenza da remoto e tornare alla normalità non sarà una passeggiata.

Quanto previsto dall’Autorità é pura teoria, come se vivesse su un altro pianeta:

Il distributore, quindi, deve procedere a riattivare la fornitura entro un giorno feriale (tutti i giorni tranne i festivi) dalla data di ricevimento della richiesta da parte del venditore (un giorno lavorativo se il contatore è telegestito)”.

Solo i distributori sanno quali sono i contatori tele-gestiti, delle decine di milioni di contatori illegali operanti in Italia, e così il consumatore si sente rispondere dal proprio fornitore “noi non c’entriamo,sono affari del distributore”.

Nonostante le ottimistiche versioni date dal call center, che ha preteso via fax la conferma di pagamento delle bollette arretrate, vivrete per settimane con quattro lampadine, senza frigorifero e, se la scaldate con l’energia elettrica, senza acqua calda.

Quando poi il distributore prenderà atto che non può riaumentare la potenza da remoto perché il contatore, oltre che essere illegale, é anche una ciofeca, allora forse arriverà qualcuno.

Sappiate che il sabato é un giorno festivo, anche se non lo dicono.

Non provate per credere!

 

 

Cambiare fornitore

Nei prossimi mesi milioni di utenti dovranno passare al mercato libero.

Saranno in molti a concludere contratti senza capirli diventando facile preda di fornitori senza scrupoli.

Sono in pochi, per esempio, a verificare la lettura di subentro, che permette al vecchio fornitore di fregare per l’ultima volta l’utente che lo sta lasciando.

L’operazione dipende dal distributore che ha il cronico vizio di non leggere i contatori, pur essendo pagato per farlo.

Succede così che il vecchio fornitore addebiti una quantità di energia stimata maggiore di quella effettivamente consumata, lasciando all’utente l’unica possibilità di rivalersi sul fornitore che subentra, il quale invece non c’entra nulla.

inizia così una serie di azioni di rivalsa da parte dell’utente che ha tutto il diritto di non pagare una bolletta falsa.

Il cambio di fornitore dovrebbe prevedere la lettura contestuale del contatore vecchio, cosa che invece, inspiegabilmente, l’Autorità per l’energia nega.

 

Contatori illeggibili ? Non pagate!

In Italia ci sono due categorie di consumatori: pochi quelli che pagano l’energia elettrica sulla base delle indicazioni di strumenti legali e rispetto ai milioni che è come se andassero da un salumiere che nasconde la bilancia.

Dopo quindici anni di funzionamento anche i contatori dell’Enel, come tutte le apparecchiature elettroniche, perdono qualche colpo e cosi spariscono dati dal visualizzatore a cristalli liquidi.

Eppure abbiamo il sacrosanto diritto di leggere il nostro consumo, per essere certi che ci addebitino il giusto.

Enel raccontava: “Il Contatore intelligente insieme all’infrastruttura di telegestione, di cui Enel è il precursore nel mondo, costituisce anche il tassello fondamentale delle reti intelligenti, le cosiddette Smart Grids. Le città intelligenti, la mobilità elettrica e la domotica hanno avuto inizio da qui. Tutto smart, tutto intelligente” 

E invece che ce ne facciamo di un contatore che non riusciamo neppure a leggere?

E’ accettabile che i distributori leggano il nostro consumo da remoto, senza nessun controllo da parte nostra?

La legge però è chiarissima: è il dato che l’utente legge sullo strumento che vale agli effetti della transazione e non quello teletrasmesso e quindi, se i dati di consumo sono illeggibili, quello non é uno strumento di misura e l’utente ha il diritto di non pagare.

Provate, funziona!

Se vorranno sostituirvi il vecchio contatore con il visualizzatore spento potete opporvi all’intervento facendolo sequestrare.

 

Il disastro degli oneri di sistema

Le bollette dell’energia elettrica stanno esplodendo e nessuno sembra rendersene conto.

Un documento di consultazione dell’autorità per l’energia valuta come ripartire gli oneri di sistema che quest’anno ammonteranno a 16 miliardi.

Fanno 6 cents/kWh, una volta e mezza l’attuale prezzo all’ingrosso.

La sola componente A3 sarà di 14,5 miliardi di euro.

L’inverosimile quantità di denaro mantiene il sistema dei produttori, trasportatori e distributori i cui bilanci,nonostante l’aria che tira, sono trionfali.

La quota parte energia (30% del totale della bolletta ) é invece calata, in linea con il prezzo del petrolio.

Cosa succederà quando la tendenza s’invertirà e dovesse arrivare la ripresa.

Il governo e l’autorità per l’energia difendono il sistema mentre i cinquestelle parlano forse di un futuro troppo lontano. 

 

 

 

 

 

Le bollette false

Meglio fare attenzione quando cambiate fornitore: quello vecchio non vi lascerà andare facilmente come vorrebbe farvi credere il subentrante.

L’ultima lettura – detta di switch out – sarà probabilmente superiore a quella reale ma ve ne accorgerete solo quando riceverete la bolletta finale di chiusura e verificherete con sorpresa che il contatore segna meno di quanto vi addebitavano.

Se chiederete spiegazioni, il vecchio fornitore risponderà che:

  1. non sono affari suoi;
  2. fattura quello che gli viene comunicato dal distributore;
  3. dovrete rivolgervi al nuovo fornitore (il quale peraltro nulla può sapere del pregresso mentre inizierà a fatturarvi energia partendo da un dato falso).

Con la fine del mercato tutelato la mattanza del consumatore é solo all’inizio, complice l’Autorità per l’energia, platealmente schierata a favore del sistema e contro il consumatore.

Il sistema gioca sul fatto che non controllate i contatori.

Dipende quindi da voi: se scoprite che i conti non tornano, li informate e, se mantengono la loro posizione, pagate la bolletta falsa e poi li denunciate per truffa.

 

 

 

 

La bufala dei ripartitori di calore

Su condominioweb un produttore dei c.d. ripartitori di calore conferma che non sono strumenti omologati.

Ma se non sono strumenti omologati, non si sa cosa misurino, come misurino o come possano essere verificati.

Non é quindi legale utilizzarli per addebitare quote di riscaldamento: la legge é inderogabile, a prescindere dalle decisioni delle assemblee condominiali.

Il produttore dichiara inoltre che:

“L’incertezza di misura, nel caso dei ripartitori, deriva principalmente dal fatto che il sensore posteriore deve accoppiarsi con il corpo scaldante su cui è montato, pertanto vi è un’operazione umana che influisce significativamente sul risultato della misura”.

E aggiunge:

“Abbiamo visto ripartitori fissati con nastro isolante da elettricista. Abbiamo visto ripartitori fissati sul tubo di mandata anziché al centro del radiatore. Anche in casi dove il posizionamento era accettabile, abbiamo visto ripartitori montati senza il necessario supporto posteriore (che deve essere riempito con gel conduttivo)” 

I ripartitori quindi non misurano l’energia termica che entra nel radiatore, ma quella che esce, con pacifica arbitrarietà:

  • nell’installazione dei sensori e dello stesso ripartitore;
  • nell’imputazione dei dati nel ripartitore;
  • nella gestione ed elaborazione dei dati del ripartitore;
  • nell’imputazione di coefficienti correttivi che dovrebbero tener conto della dispersione dei locali.

La richiamata norma tecnica di riferimento, la UNI 10200, consta  di 80 pagine ed è mostruosamente complicata mentre lo studio dell’Enea, é molto chiaro.

E’ per questa ragione che gli strumenti di misura devono essere omologati!

Così, in assenza di regole, ognuno fa quello che vuole e lo strumento non solo può essere installato male, ma venire manomesso, senza che nessuno si accorga per anni.

E un condomìnio dovrebbe pagare sanzioni se non installa questi sistemi?

Uno dei commenti sotto riporta il testo di una interrogazione parlamentare del 2015.

Un simposio per il lancio di un misuratore diretto di energia termica é organizzato a Bologna

 

 

L’incredibile vicenda dei contatori

Arrivano i contatori di seconda generazione che Enel ha deciso d’installare con la scusa della fibra ottica.

Già nel 2007, un  provvedimento dell’Antitrust denunciava la posizione dominante di Enel ma nessuno si mosse.

Oggi Enel misura quasi tutta l’energia nazionale e ne produce una parte molto rilevante.

La messa in mora europea arriva un anno fa perché Enel non ha recepito la direttiva europea che impone  l’unbundling, cioè la separazione funzionale tra venditore e distributore.

Prima che ci venga installato il nuovo contatore bisognerà quindi risolvere il problema con Bruxelles e con il TAR al quale Enel ha fatto ricorso.

Nel frattempo sarà meglio ricordare come andarono le cose 15 anni fa, quando Enel lanciò l’operazione contatori intelligenti.

Erano i tempi di kaiser Franz Tatò che all’Enel faceva quello che voleva dal ’96, imposto da Prodi.

Solo Enel sapeva quanto i nuovi contatori sarebbero stati intelligenti e come li avrebbe potuti controllare da remoto. 

Meglio quindi non omologarli e chissenefrega della legge: noi siamo l’Enel e se volete la luce eccovi questo elettrodomestico, tanto é gratis.

Non essendo uno strumento di misura omologato, non potevano neppure chiamarlo contatore e  così optarono per elettrodomestico, giocando con il simbolo CE.

Questa è una pagina del manuale d’istruzioni:

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Sembra un film ma andò proprio così: Enel produceva allora tutta l’energia elettrica e con il nuovo aggeggio l’avrebbe misurata per tutti.

Il contatore e il dato di consumo, trasmesso sullo stesso cavo della luce, erano problemi complessi, che nessuno al mondo aveva ancora affrontato, e quindi ecco le cavie: decine di milioni di idioti, pronti a mettere i soldi con le bollette.

I contatori venivano prodotti in Cina e nessuno, se non Enel, li verificava.

Venivano installati anche senza avvisare l’utente, tanto “era tutto gratis e a suo vantaggio: avrebbe finalmente pagato quello che consumava”. 

Enel aveva fretta perché il Parlamento europeo stava discutendo da tempo una direttiva che avrebbe stabilito i criteri di fabbricazione, omologazione e commercializzazione, anche di quella specifica categoria di strumenti.

La direttiva, nota come MID, viene emanata nel 2004, entra in vigore nel 2006, quando ormai Enel sta ultimando le sostituzioni, e viene recepita dall’Italia solo nel marzo 2007.

I contatori illegali erano, e sono tuttora, più di trenta milioni e bisognava mettere le cose a posto.

Prima ci pensa l’Autorità per l’energia con la delibera 292/06, secondo la quale, nel dicembre 2006, ” i misuratori attualmente installati presso i punti di prelievo …sono di tipo elettromeccanico e i misuratori orari installati alla data del presente provvedimento presso alcuni punti di prelievo debbano essere preservati”.

Era una palla clamorosa ma nessuno fiatò. 

La delibera serviva a Enel per recuperare l’investimento: il costo dei contatori verrà scaricato in bolletta, alla faccia del “non vi costerà niente, é tutto gratuito”.

Ma c’era un altro problema, e non di poco conto: il Testo Unico delle leggi metriche che impone, ancora oggi, strumenti legali nelle transazioni commerciali.

L’Autorità non poteva intervenire, perché la metrologia legale non le compete e allora ci pensa di nuovo Prodi, con uno dei suoi tipici provvedimenti ad aziendam.

Nel febbraio del 2007, quando la direttiva MID viene finalmente recepita, un articolo del decreto di recepimento rende legale quello che legale non é, e non potrà mai essere: trenta milioni di contatori illegali potranno funzionare “fino a quando verranno rimossi”.

Appena il decreto viene pubblicato sulla GU, l’Antitrust denuncia la posizione dominante di Enel.

Sono passati nove anni, ancora oggi i contatori vengono sequestrati e, sostituendo i contatori, verranno distrutte le prove di conteggi illegali di strumenti illegali.

 

 

 

L’Autorità senza autorità

La messa in mora dell’Italia è dell’anno scorso, per non aver recepito la direttiva europea che imponeva la netta separazione tra chi fornisce e chi distribuisce energia elettrica.

L’Autorità per l’energia aveva tentato di imporla ad Enel, che ha fatto ricorso al TAR.

Unbundling è un termine ostico per il consumatore che a malapena sa  quanto consuma; sa chi gli manda le bollette ma non sa chi gli porta l’energia in casa o chi la misura.

Il consumatore riceva bollette da “Enel, l’energia che ti ascolta” e  paga,anche se inascoltato.

Gli altri fornitori, che dipendono dai dati rilevati dalle decine di milioni di contatori gestiti da Enel, tramite i quali Enel conosce i consumi di decine di milioni di utenti, hanno vita un po’ più difficile perché i dati sono un immenso patrimonio commerciale di Enel.

Forti di questa posizione equivoca di Enel, gli agenti senza scrupoli millantano di tutto.

Con la fine del mercato di maggior tutela milioni di consumatori non sapranno cosa fare ed é quindi meglio mantenerli confusi.

Replica del presidente dell’Autorità per l’energia: “in effetti ci avevano detto di fare l’umbunling, ma nessuno ci ha spiegato come”.

E chi doveva spiegarlo?

Forse l’ Antitrust, che denunciava la posizione dominante di Enel già nel 2007?

Il ricorso di Enel si basa sulla tesi che ” l’Autorità non ha autorità”.

Ma l’Autorità é la stessa che ha approvato i contatori di seconda generazione, che Enel ci piazzerà in casa come ha già fatto quindici anni fa che potranno essere forniti dalla Ducati energia, società che fa capo alla famiglia dell’ex-Ministro delle Sviluppo Economico, fatto del quale sembra essersi accorto finalmente anche il senatore Mucchetti.

In questo caso, per Enel, l’Autorità ha autorità, che invece, per legge, non ha perché l’omologazione del gruppo di misura, inteso come contatore e sistema di gestione del dato da remoto, compete al Ministero dello Sviluppo Economico e non all’Autorità.

Queste sono le liberalizzazioni all’italiana: finirà che pagheremo bollette e multe!

 

La caccia al pollo

Se non sapete quanto consumate, sarete i primi ad essere fregati.

Con la fine del mercato tutelato si apre ufficialmente la caccia al pollo!

Busseranno alla porta, vorranno vedere una bolletta e poi :“con noi risparmierà, firmi qua…. non la sto truffando… avrà tempo per pensarci e, se cambierà idea, quando le telefoneranno, potrà  dire di no”.

Il pollo firma, senza leggere e, quando gli telefonano,risponde con una serie di si…. alla cieca!

I metodi per fregare il pollo sono tanti: ad es. “uno sconto del 50% sui primi 225 kWh consumati nel mese”.

Il pollo non si chiede neppure: “50% di sconto rispetto a quale prezzo? Quanto consumo in un mese: più, o meno di 225 kWh? E poi, perché proprio 225?”

Affascinato dall’idea del 50% di sconto, il pollo firma e sottoscrive anche un’assicurazione che non copre nulla, ma serve al cacciatore di polli per rifarsi dello sconto del 50%.

E così, alla  prima bolletta, il pollo scopre che paga il doppio di prima perché consuma più dei 225 kWh scontati. Una differenza che gli viene addebitata ad un prezzo d’affezione, oltre al premio dell’inutile assicurazione.

I più creativi propongono lo sconto del 100% sulla quota energia del primo mese: basterebbero quattro conti per capire che si tratta solo di qualche euro che non giustifica il cambio di fornitore.

Alla TV lo sconto oggi è di 50€: non dicono su cosa, ma i polli saranno milioni.

 

Illegali per decreto

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“I dispositivi ed i sistemi di misura per i quali la normativa in vigore fino al 30 ottobre 2006 non prevede i controlli metrologici legali, qualora già messi in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, potranno continuare ad essere utilizzati anche senza essere sottoposti a detti controlli, purché non rimossi dal luogo di utilizzazione”.

Recita così un decreto del 2007 che recepiva una Direttiva Europea, prorogando a vita lo stato d’illegalità di più di trenta milioni di contatori che non potevano, non possono e non potranno essere provati legalmente, da nessun ente terzo indipendente.

Così, se un utente si rivolge all’Ufficio Metrico, cui compete la vigilanza del mercato, il contatore viene sequestrato perché non riconosciuto “strumento di misura legale”.

Seguono sanzioni amministrative, sia per il fornitore che per il distributore, la distruzione del contatore per ordine del Prefetto e la sostituzione.

Entro il prossimo aprile dovrà essere recepita dall’Italia un’altra direttiva europea sull’argomento e ci si attende che il problema venga definitivamente risolto.

 

Pagheremo noi i contatori spenti?

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Il visualizzatore a cristalli liquidi del contatore é illeggibile e sembra che un contatore su quattro sia in questa condizione.

E’ un diritto sapere quanto consumiamo e tutti dimenticano che il dato legale della transazione non è quello letto a distanza. 

Quindi, se non si legge nulla, ve lo devono cambiare all’istante!

La delibera dell’Autorità dell’energia, a cui non compete la Metrologia Legale, tratta del nuovo contatore 2G, prevedendo che il suo funzionamento non influenzi quelli che non verranno sostituiti e che potranno continuare a funzionare. 

Ma non in questo stato!

I problema é che i contatori 1G non sono mai stati omologati da nessuno e, anche secondo il ministero, la legge é lacunosa.

Siccome non sono stati omologati, non esistono procedure, né di manutenzionené di verifica legale e, quando qualcuno lo fa notare, vengono sequestrati.

Gli altri vengono lasciati funzionare illegalmente e il consumatore non solo non sa nulla di come vengono tele-gestiti da remoto ma non riesce neppure a leggere se quanto gli viene addebitato é corretto.

La scomparsa dei numeri sembra una malattia di vecchiaia, mentre quella genetica é di essere stati progettati in itinere, e cioè man mano che l’installavano; e i consumatori ne sono stati inconsapevoli cavie.

Chi li ha inventati, progettati e fabbricati, non li ha omologati, li ha utilizzati e li utilizza tuttora per venderci l’energia che produce, in spregio a qualsiasi regola e buon senso. E adesso decide che, finito l’ammortamento che abbiamo pagato noi con le bollette, possono essere sostituiti, sempre a nostro carico.

La metrologia legale e i contatori 2G

Un simposio promosso dal Politecnico di Milano trattava di metrologia legali (documenti consultabili qui).

Esaminati gli aspetti scientifici, legali e regolatori e devastante il quadro che ne esce.

Leggi dello Stato, decreti legislativi su delega del Parlamento, decreti ministeriali, circolari ministeriali, recepimenti di direttive comunitarie e decreti del Presidente della Repubblica si sovrappongono rendendo la situazione sempre più complicata.

I relatori hanno manifestato dubbi comuni sull’applicabilità dei decreti e, in particolare,  sulla costituzionalità di un decreto che discrimina la quasi totalità dei  consumatori, escussi sulla base delle indicazioni di contatori illegali, e gli altri.

E i contatori illegali, quelli che misurano energia elettrica, possono continuare ad essere utilizzati nel rapporto tra terzi “fino a quando non verranno rimossi”

E che dire del volume di gas naturale, che  viene conteggiato, e successivamente corretto, con addebito ai consumatori di  volumi non già indicati dal contatore ma dal correttore; fatturati poi in unità di misura né legali, né scientifiche.

A cosa serve, ammesso che si possa, provare un contatore elettronico che è solo uno dei componenti un sistema complesso di tele-gestione con il quale interagisce. Per quale ragione il sistema non é stato ancora legalmente definito? Perché non vengono rese pubbliche, ovvero comunicate agli organi di controllo, le modalità d’interazione? Come viene garantita la sicurezza del dato di consumo che poi paghiamo con la bolletta?

Perché un decreto stabilisce che il titolare di un contatore di energia elettrica sia “colui il quale è titolare del diritto di proprietà, ovvero colui che ha la responsabilità della misura”, mentre un altro decreto stabilisce che titolare di un contatore di gas é chi, a qualsiasi titolo, ne ha la disponibilità ?

Sono alcuni degli interrogativi senza risposta e, nel frattempo, i sequestri continuano.

Il responsabile dell’Ufficio Metrico di Milano concludeva il suo intervento affermando che “in ogni stato di diritto la civiltà della misura diventa misura della civiltà”.

Dopo un anno ci stanno sostituendo i contatori del gas con quelli elettronici e per quelli della luce l’Autorità per l’energia ha emesso ieri una delibera che non prende in considerazione gli aspetti di metrologia legale come la definizione di “sistema di smart metering” e la proprietà del contatore.

L’Autorità dell’energia non ha alcuna competenza in questo campo.

Il sequestro dei contatori

Interpellato alla Camera,il Ministero  non lo ammette, ma a Milano si continuano a sequestrare i contatori.

L’ultimo sequestro riguardava  64 contatori, installati in un edificio del centro di proprietà del Comune.

Sono previste sanzioni per il distributore, cioè la società che li ha installati e li gestisce, e per il fornitore, che incassa quanto gli viene comunicato dal distributore..

Sono decine di milioni i contatori che operano nella stessa situazione e se tutti gli Uffici Metrici si comportassero come a Milano, 700 € di sanzione per ogni contatore farebbero una bella cifra.

La responsabilità principale é quindi del distributore, che ha installato strumenti illegali, e il fornitore si rivarrà su si esso.

In un servizio di Rai Report del 2005, alla domanda della giornalista:

“Posso chiedere al MAP se un contatore della luce, voi che siete il Ministero delle attività produttive e vi occupate di metrologia legale, se pensate che sia uno strumento metrico o no e mi potete rispondere no o mi potete rispondere si”

venne risposto:

“No! No perché capisco come è capziosa questa domanda è questo il mio problema. Nel senso che questo significa che a un certo punto poi la conclusione è allora i contatori non sono controllati da nessuno e c’è un mercato che non è controllato e il consumatore non è cautelato. Io questo non riesco a capire e quindi a questa domanda non rispondo. Domande capziose che possono essere capovolte anziché nel ben fare nel cattivo fare”

Dopo dieci anni, gli ispettori dell’Ufficio Metrico di Milano non sono stati interdetti e continuano a fare il loro lavoro mentre il Ministero, come dieci anni fa, fa finta di niente.

 

I nuovi contatori del gas

Stanno sostituendo i contatori del gas e questo é un esempio.

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Dovrebbero venire letti da remoto, per determinare e addebitare il consumo effettivo e non più quello stimato. 

Inoltre, se non pagheremo le bollette,  la fornitura potrà essere interrotta senza entrare in casa.

Il contatore e il servizio di tele-lettura ci verranno addebitati con la bolletta: centinaia di euro spalmati negli anni ma per l’utente leggere il contatore non sarà agevole,come peraltro prevede la legge.

La valvola interna che puó venire chiusa da remoto modifica le responsabilità tra distributore e utente; i contratti di fornitura dovrebbero essere modificati ma nessuno ci fa caso.

La direttiva europea, che regola l’immissione sul mercato dei soli contatori, non si pronuncia in merito al sistema di misura da remoto:il contatore è solo un componente della catena di misura che la metrologia legale ignora.

requisiti essenziali della direttiva MID sono così disattesi.

Il sistema di misura non è definito dal Ministero dello Sviluppo Economico e quindi non possono imporvi la sostituzione dicendo “lo ha detto l’Autorità” a cui non compete la metrologia legale.

E’ il sistema di misura a dover essere legalizzato, e reso inattaccabile da interventi che possano interferire sulla trasmissione o manipolare il dato di consumo.

Il manuale del contatore del contatore della foto recita: “L’aggiornamento del firmware può essere facilmente effettuato anche da remoto”. 

Questo é il punto: le modifiche da remoto riguardano solo il protocollo di trasmissione o anche il trasduttore di misura?

E’ una replica di quanto accaduto per i contatori di energia elettrica dell’Enel: si sa solo che Enel li gestisce da remoto,ma non c’è nessuno che possa controllare come lo fa!

La direttiva stabilisce che “è il dato generato del contatore l’unico valido per la transazione”, indipendentemente da come poi venga gestito.

Senza questi chiarimenti, l’installazione va pacificamente rifiutata.

La battaglia sui contatori

Telecom ed Enel scendono in campo sulla connessione a banda ultra-larga e sui contatori.

Uno scontro tra titani: Enel ha il monopolio della distribuzione ed é il produttore nazionale di riferimento di energia elettrica; Telecom lo é stato della telefonia, mobile e fissa, e con l’aiuto dei francesi, rivendica il suo ruolo.

In risposta ad un documento di consultazione dell’Autorità dell’energia, i contendenti hanno indicato le caratteristiche dei due sistemi proposti.

Telecom é per la trasmissione dei dati di consumo tramite una SIM installata nel contatore.

Enel é per il mantenimento della sistema esistente, e cioè la trasmissione dei dati attraverso lo stesso cavo di alimentazione elettrica  (PLC).

Per Enel é “l’unica tecnologia che garantisce a oggi la solidità del processo di misura su oltre 36 milioni di clienti con un ottimale rapporto costi-benefici, utilizzata in Italia da oltre 15 anni e garantisce tassi di tele-lettura eccellenti oltre ad essere economica».

Nessun dubbio sull’unicità, sulla quale dovrebbe esprimersi l’Antitrust, né sui 15 anni di utilizzo di misuratori non omologati, che vengono ancora oggi sequestrati. Qualche dubbio sulla economicità del servizio misura, caricato mediamente 2,5 euro/mese in bolletta.

Il resoconto di un’indagine conoscitiva dell’Autorità del 2013 metteva in luce le criticità del sistema utilizzato da Enel in merito alla sicurezza dei dati: il dato di consumo viene infatti trasmesso, attraverso la linea elettrica, ai concentratori per proseguire,via telefonia mobile, verso i data center.

Su invito del Governo, Enel ha recentemente costituito  Open Fiber per la posa della fibra ottica e, nonostante le smentite, sembra voler allargare i suoi interessi alle telecomunicazioni.

Telecom, nonostante le smentite, sembra voler allargare i suoi interessi all’attività di misura.

Sulle le due soluzioni pesano consistenti dubbi di metrologia legale che non competono all’Autorità per l’energia e che, se non risolti, creeranno gli stessi problemi del passato.

 

 

‘O paese do’ sole

“Con il crollo del petrolio ormai la mia auto va ad accise”.

La battuta sarà anche divertente, ma la pressione fiscale sul carburante é vergognosa. Applicate la tabella ad un consumo stimato annuo di cinque miliardi di litri.

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La brutta notizia é che sta succedendo la stessa cosa anche per l’energia elettrica.

La voce “materia prima energia” costa già molto meno della metà del totale della bolletta e il resto, oltre a imposte e IVA, finisce nelle tasche di tanti che tutto sono meno che  terremotati del Belice o del Friuli. E questo perché in Italia si é incentivato di tutto: dalle centrali CIP6 alle biomasse, dal fotovoltaico all’eolico, dai certificati verdi ai bianchi e all’efficientamento energetico.

Sono decine di miliardi all’anno! Solo per il fotovoltaico ne vanno via sette, una mezza TAV all’anno per i prossimi quindici.

Li distribuisce il GSE, Gestore dei Servizi Energetici, che diceva di non poter indicare i beneficiari perché i contratti sono coperti da clausole di riservatezza, ma ecco i nomi ed ecco i fondi, che incassano e spediscono tutto all’estero, esentasse.

Noi ci mettiamo il sole, i terreni, i maneggioni che hanno cucinato il tutto con i comuni, i debiti delle banche e qualche elettricista che ha montato in fretta parti d’impianto fabbricate all’estero.

Ci sono 150.000 società, con partecipazioni e interessi incrociati, e i passaggi di mano sono continui.  Parliamo di  19.000 MW installati e di ritorni che, per i grandi investitori e per i tempi che corrono, sono stellari. Questi sono i primi classificati.

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Paghiamo noi la linea che non va

La linea di trasmissione elettrica Sorgente – Rizziconi, che collega la Sicilia al continente, è costata 700 milioni di euro, tutti pagati con le bollette, ma non é ancora in funzione.

L’iter burocratico per la sua costruzione inizia nel 2003 e nel tempo i vincoli ambientali si sono modificati. I piloni della linea, situati in comuni diversi, sono così finiti nel mirino degli ambientalisti, che ne hanno ottenuto il sequestro.

Il mancato utilizzo ci costa, ogni anno in bolletta, più di mezzo miliardo di euro perché la linea doveva trasmettere energia meno cara alla Sicilia, dove produrla costa invece molto di più e dove il prezzo é diventato politico, perché l’energia elettrica siciliana é stata commissariata dal governo.

Il destino della linea, i cui pali vengono  sequestrati uno alla volta, sembra sposare le resistenze isolane e condizionare le scelte del governo che concede la proroga di ulteriori 2 anni per il completamento definitivo dei lavori dell’elettrodotto al febbraio 2018.

Il decreto interministeriale di autorizzazione datato 20 febbraio 2009 poneva un primo limite di cinque anni per il completamento definitivo dei lavori, quindi inizialmente fissato al febbraio 2014, successivamente prorogato di due anni.

Se per fare una linea, essenziale come questa, ci vogliono dieci anni, e se ogni anno di ritardo garantisce ai produttori siciliani mezzo miliardo di euro, Terna non può restare fuori dalla torta e infatti ha chiuso il 2015 con ricavi per la prima volta sopra i 2 miliardi, a 2,07 mld contro i 1,996 mld del 2014, l’Ebitda sale a 1,53 mld contro gli 1,49 mld del 2014 e gli investimenti totali ammontano a circa 1,1 mld.

 

Una bolletta francese

La bolletta francese è molto semplice,mezza pagina.

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Due anni fa, 12 cents/kWh erano meno della metà di quanto pagavamo in Italia.

I francesi hanno scelto l’energia nucleare e noi ne importiamo per un paio di miliardi all’anno.

Una voce della bolletta riguardava il consumo nei giorni in cui l’energia può costare sette volte il prezzo normale. Succede in inverno, per 18 ore al giorno e per 22 giorni. Di ciò l’utente poteva informarsi sul sito del fornitore e tramite un apparecchio che gli veniva fornito che segnalava con lampadine di diverso colore il livello di prezzo applicato al momento.

Il subentro di un’utenza gas a Parigi avviene così:

Il fornitore si basa sul consumo dell’utente precedente e addebita al nuovo utente un corrispettivo fisso mensile per dieci mesi.

Il conguaglio, calcolato sul consumo effettivo, arriva all’undicesimo mese, dopo la puntuale lettura del contatore.

Sulla prima bolletta inviata immediatamante dopo il subentro, il fornitore indica la lettura del contatore dalla quale parte il nuovo contratto e addebita le spese di subentro: 17.23 €.

Il subentro di un’utenza gas in Italia avviene così:

  • Un subentro costa 90 € mentre un nuovo allacciamento ne costa 600, e senza aver ancora consumato una goccia di gas.
  • Il conteggio del consumo riparte da zero a ogni subentro, così i prezzi lordi unitari sono più alti perché gli oneri di sistema, applicati su consumi medi iniziali inferiori, pesano di più.
  • Tariffe, tasse e accise, applicate a diversi scaglioni di consumo, trasformano la bollette in un incredibile rebus.
  • La lettura di chiusura vaga per mesi tra distributore e fornitore e arriva all’utente precedente, quando ormai se n’era quasi dimenticato e non può più neppure le letture.
  • Stessa sorte per la prima bolletta dell’utente subentrante
  • Casi di doppia bolletta per lo stesso consumo, da parte di fornitori diversi.

Il gas francese é fatturato in energia (kWh) come in tutta Europa; il kWh é un’unità di misura legale, lo standard metro cubo no!

Le dieci bollette mensili dell’utente francese sono uguali, a importo fisso e di una pagina.

Quelle italiane, normalmente bimensili, sono sempre più complicate, con una serie impressionante di numeri, basate su un consumo stimato, comprensive di anticipi e di rimborsi in itinere.

 

Luce e gas come la benzina

E’ bene sapere cosa paghiamo, quando compriamo un litro di carburante.

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Un euro al litro di benzina mantiene il sistema: 50 litri dànno 50 euro al sistema.

Nessun fornitore di luce e gas vi informerà nello stesso modo: dovrete capirlo leggendo le bollette; non é impresa semplice perché il sistema é restio a dare queste informazioni.

Dicono da quest’anno sarà più facile perché tutte le voci di costo che non riguardano la materia prima – energia e gas – saranno raggruppate in un unica cifra e per quelli che la bolletta non la guardano, sarà una sorpresa.

Nessuna novità sull’IVA, che si continuerà a pagare sulle accise ma a chi paga ancora la guerra d’Etiopia non può importare di meno.

I valori percentuali della materia prima gas non si discostano da quelli dei carburanti ma per la luce il tendenziale é quello dei carburanti. 

Con la differenza che dell’autovettura possiamo fare anche a meno, del riscaldamento e della luce no.

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La farsa delle gare d’ambito

In vista delle gare d’ambito per il servizio di distribuzione gas, gira voce della possibile fusione tra Italgas e 2i Rete Gas.

Si tratta dei due maggiori operatori nazionali e la loro fusione porterebbe a controllare più della metà del mercato.

Perché le gare se Italgas è presente in 128, 2i Reti in 137, dei 177 messi in offerta ?

L’energia elettrica sta tornando sotto totale controllo di Enel, e anche per il gas verrà finalmente liberalizzato il monopolio dello stato.

Sonno profondo all’Antitrust: si sveglieranno dopo,come quelli di Banca d’Italia,e bisognerà ricorrere a Cantone.

La bolla del fotovoltaico

Il fallimento della Alter Eco potrebbe non essere un caso isolato.

Finisce all’asta un campo fotovoltaico da 1 MW in provincia di Mantova, finanziato fino al 2032 con il quinto conto energia. Per essere quasi nuovo il prezzo base di 650 €/kWh è stracciato e il sito dell’Alter Eco indica Banca Intesa quale promoter.

Gli impianti più datati, che ricevono maggiori incentivi, hanno il problema del decadimento dei moduli o degli inverter.

Sull’onda dell’entusiasmo, una gran parte degli impianti è stata installata tra il 2010 e il  2012 ma come vanno le cose per chi era partito prima?

Ad esempio, un privato che nel 2006, con mezzi propri, ha installato 22 kW (primo conto energia) aggiungendone altri 23 nel 2009 (secondo conto energia), prevede il pareggio nel 2016, tra capitale investito e tariffe incassate, senza contare i mancati interessi e il tempo dedicato per superare gli ostacoli burocratici.

E in effetti nel 2006 erano pochi quelli che ci credevano e la speculazione non era ancora partita.

Facile immaginare quindi quello che è successo dopo, quando tutti hanno creduto di annusare l’affare e hanno acceso il mutuo. 

A quando il loro pareggio?

La torta era immensa: incentivi per 13 miliardi di euro all’anno!

Non tornano i conti degli incentivi alle rinnovabili

Il rapporto annuale del GSE – Gestore dei Servizi Energetici – dà una pessima notizia ai consumatori.

Il capitolo 4 tratta gli incentivi e spiega:

  • La gestione dei meccanismi di incentivazione e di ritiro dell’energia elettrica genera costi – essenzialmente legati agli incentivi erogati e all’acquisto dell’energia e dei Certificati Verdi – e ricavi derivanti, in massima parte, dalla vendita dell’energia elettrica, gestita dal GSE sul mercato.
  • Le risorse economiche necessarie per il finanziamento dei meccanismi gestiti dal GSE, cioè per la copertura degli oneri derivanti dalla differenza tra costi e ricavi, sono prelevate dal “Conto per nuovi impianti da fonti rinnovabili e assimilate”, istituito presso la Cassa Conguaglio del Settore Elettrico (CCSE).
  • Il conto è alimentato dalla componente tariffaria A3, applicata alla generalità delle bollette dei clienti finali per l’acquisto di energia elettrica.
  • Nel 2014 i ricavi, al lordo dei corrispettivi di borsa e della valorizzazione degli sbilanciamenti, sono stati pari a circa 2.420 milioni di euro.
  • Per il 2014, la differenza tra costi – 15,8 miliardi di euro –  e ricavi – 2,4 miliardi di euro – ha determinato un onere e, dunque, un fabbisogno economico della componente A3, pari a 13,4 miliardi di euro.
  • Il gettito A3 raccolto da parte dei distributori connessi alla rete di trasmissione nazionale per l’anno 2014 è stato, invece, pari a circa 12,6 miliardi di euro.

Quindi un disavanzo economico di circa 770 milioni di euro!

Che verranno ripianati con le bollette!

Pur non essendo di sua competenza, il GSE propone una ridistribuzione della tariffa A3:

  • Domestico residente con 3 kW di potenza e consumi per 2.640 kWh/anno:   94€
  • Domestico residente con 3 kW di potenza e consumi per 3.500 kWh/anno:  152€
  • In bassa tensione con 10 kW di potenza e consumi per 15.000 kWh/anno:   1.070€
  • In media tensione con 500 kW e 2.000 ore/anno di utilizzazione:                 46.955€
  • In alta tensione con 3 MW di potenza e 2.500 ore/anno di utilizzazione:     296.000€

L’aumento della voce A3 della bolletta è inarrestabile e sta portando il sistema al collasso! È strano che nessuno dica o faccia nulla!

Paghiamo noi la rete delle Ferrovie

Saranno ceduti a Terna 9.300 chilometri di rete elettrica di proprietà di Ferrovie dello Stato che, con biglietti carissimi e servizio pessimo, godono di ottima salute e verranno in seguito privatizzate. Un aiuto al bilancio e una cospicua plusvalenza in vista della quotazione in borsa.

La rete delle ferrovie è tecnologicamente avanzata solo nei mille chilometri dell’alta velocità; il resto sconta decenni di pessimo esercizio e richiede manutenzione.

Se si trattasse di un normale contratto tra privati, e non tra società a maggioranza pubblica, il costo della manutenzione andrebbe detratto dal prezzo di vendita e invece i futuri interventi  di manutenzione resteranno a carico di Terna e saranno spalmati sulle nostre bollette.

Terna provvede già al trasporto dell’energia elettrica nazionale e il servizio viene sontuosamente remunerato con le tariffe stabilite dall’Autorità per l’energia che adesso sta valutando quanto vale la rete delle Ferrovie e quanti miliardi di euro dovranno essere caricati negli anni sulle bollette per la sua manutenzione.

Terna presenta da sempre ottimi bilanci e campa sulle nostre bollette;sarà facile recuperare il miliardo di euro per l’acquisto della rete delle Ferrovie e negoziare con l’Autorità per l’energia quanto ci dovrà essere succhiato con le bollette.

Pagheremo così tre volte quella porzione di rete:lo abbiamo fatto con le tasse in passato, lo facciamo con i biglietti e lo faremo in futuro con le bollette!

Con tale vorticoso giro di soldi, cospicui bonus finiranno nelle tasche dei rispettivi amministratori, mentre della riduzione delle bollette non sentiremo neppure il profumo.

Il bello é che tutto era nato quando Renzi, appena insediatosi, aveva denunciato il fatto che le Ferrovie godevano di tariffe agevolate.alle quali, ovviamente, provvedevamo noi utenti con le bollette.

 

 

Addio all’hub italiano del gas

“Innanzitutto i nostri più grandi mercati come Germania, Francia e Italia”.

Risponde Gazprom a chi domanda quali saranno i principali sbocchi del raddoppio del Nord Stream, il gasdotto russo-tedesco che assorbirà gli attuali transiti di gas attraverso l’Ucraina, concentrando l’80% delle importazioni di gas russo su una sola direttrice e dando così a Gazprom una posizione dominante sul mercato tedesco.

Per ora nulla cambia: il gas russo continuerà ad attraversare l’Ucraina grazie alla garanzia europea sui pagamenti del gas ucraino ai russi; essenziali per l’arrivo del gas in Europa durante l’inverno.

La strategia dei russi, con l’apertura dei nordeuropei, é chiara.

Sotto embargo, hanno cancellato South Stream, contrattato il Turkish Stream con i turchi e il raddoppio del Nord Stream con i russi, un gasdotto che può già trasportare 55 miliardi di m3 gas direttamente in Germania, passando sotto il Baltico. Con il raddoppio del Nord Stream i russi hanno anche concluso importanti scambi di assets con le principali società energetiche nordeuropee.

È la dimostrazione che, per l’Europa, non ci saranno valide alternative al gas russo, che resterà sempre il più competitivo. Dimostra anche che l’Italia molto difficilmente potrà diventare un hub del gas, come da Passera in poi, i governi volevano farci credere, proponendo opere del tutto inutili.

Le velleità degli americani di fornirci lo shale-gas, il mantenimento dell’embargo europeo a Mosca e la critica situazione siriana, che vede americani e russi su fronti opposti e gli europei in ordine sparso, ci stanno clamorosamente isolando, anche dal punto di vista energetico.

Il nord Europa ha scelto il suo partner energetico e, se ne avremo bisogno, sarà pronto a mandarci il gas.

Contatori illegali: replica alla diffida di Enel

L’ufficio stampa di Enel giudica il mio articolo su Linkiesta“destituito di ogni fondamento .. pesantemente diffamatorio e gravemente lesivo della reputazione di Enel”.

Di seguito la mia replica alla diffida di Enel.

Lo stato d’illegalità delle decine di milioni di contatori operanti in Italia si evince dall’articolo 692 C.P. che recita:

Chiunque, nell’esercizio di un’attività commerciale, o in uno spaccio aperto al pubblico, detiene (1) misure o pesi (2)[472 2] diversi da quelli stabiliti dalla legge, ovvero usa misure o pesi senza osservare le prescrizioni di legge, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da centotre euro a seicentodiciannove euro.

[Se il colpevole ha già riportato una condanna per delitti contro il patrimonio, o contro la fede pubblica, o contro l’economia pubblica, l’industria o il commercio, o per altri delitti della stessa indole, può essere sottoposto alla libertà vigilata.] (3)

In un’attività commerciale, come é la vendita di energia elettrica contro un corrispettivo, la legge vieta l’utilizzo di pesi e misure diversi da quelli che la stessa legge stabilisce e chi usa pesi o misure senza osservare le prescrizioni di legge viene sanzionato.

  • L’art. 11 del Testo Unico delle Leggi Metriche stabilisce che per determinare le quantità, devono essere impiegati strumenti legali.
  • L’articolo 12 li definisce: “sono legali quegli strumenti che sono stati sottoposti alla Verificazione prima e alla verificazione periodica. In ciascuna di queste, il Verificatore appone i pertinenti bolli metrici”

Gli strumenti di misura sprovvisti di bolli sono pertanto illegali e da qui il richiamo all’articolo 692 C.P.

Per essere legale, lo strumento deve rispondere ai requisiti del Regolamento di Fabbricazione Metrica oppure essere ammesso alla verifica metrica da un apposito Decreto Ministeriale.

Nei due casi vengono stabiliti le caratteristiche costruttive, i requisiti metrologici e le condizioni d’impiego dello strumento.

La legge del 1890 prevede che gli strumenti di misura utilizzabili siano quelli della Tabella B allegata alla Legge (Testo Unico delle leggi metriche 1890/7088), e altri non ancora contemplati, purché, con le procedure di cui all’art. 6 e 7 del Regolamento di Fabbricazione e, previa opportuna domanda e istruttoria tecnica, il Ministero rilasci il Decreto Ministeriale d’ammissione.

ENEL, come il sotto-segretario De Vincenti rispondeva all’interrogazione Parlamentare del 17/10/13, non ha mai presentato alcuna domanda di Verificazione prima per i suoi contatori.

Non essendo stata presentata domanda di Verificazione Prima al Ministero, i contatori dell’Enel non hanno conseguito alcuna omologazione ed è quindi impossibile sottoporli a verifica, sia essa periodica o in contraddittorio con l’utente.

Non poter effettuare una verifica periodica dello strumento lede il diritto del consumatore.

Ecco la ragione dei provvedimenti sanzionatori nei confronti di chi immette illegittimamente sul mercato strumenti di misura non omologati e li impiega in rapporto con terzi, con gravissima lesione di legge, non disgiunta al conseguente vulnus del principio di tutela della fede pubblica al cui rispetto è preposto, nel vigente Ordinamento Giuridico, il servizio metrico.

I sequestri confermati dal Prefetto di Milano, ma disconosciuti dal Ministero, vengono effettuati perché i contatori risultano sprovvisti dei sigilli metrici che attestano l’esecuzione della Verificazione prima metrologica, prevista dall’art. 12 del Testo Unico delle leggi metriche.

In sostanza, l’apposizione dei sigilli su uno strumento di misura identifica la sua legalizzazione.

L’allora Ministero competente non sollecitò azioni che costringessero Enel a omologare il contatore, lasciando che l’installazione di decine di milioni di contatori potesse avere luogo in pacifica violazione della legge.

In merito alle altre considerazioni di Enel sul mio articolo:

  • non si comprende il taumaturgico ruolo di IMQ, cui non competeva la verifica metrico-legale di strumenti non omologati, nell’apporre marcature del tutto inefficaci a tale effetto.
  • non si comprende a che scopo venga richiamata l’Autorità per l’energia che, non solo non ha alcuna competenza in metrologia legale, ma, con la sua delibera 292/06, travisava in toto la realtà.
  • non si comprende come la direttiva MID che, solo dal 2007, consente la commercializzazione in Europa di contatori omologati e legali, possa estendere a decine di milioni di contatori illegali, i medesimi titoli di legalità.
  • non si comprende come il decreto di recepimento della direttiva MID, abbia potuto sortire il salvifico effetto di rendere legale quello che legale non era, non é e non sara mai, consentendone l’utilizzo a vita.

E’ scandaloso non poter effettuare una verifica in contraddittorio, come per gas e acqua, alla presenza di un Ispettore Metrico, e non di un “tecnico di fiducia”, solamente perché gli strumenti non sono omologati.

Ecco perché il Prefetto di Milano prosegue nelle azioni di sequestro di contatori illegali, sanzionando  il distributore e il fornitore, imponendone la distruzione e la sostituzione con altri di tipo legale.

 

Tanto rumore per nulla

Frenetica attività di Enel all’estero con i soldi delle nostre bollette. Mentre in Italia chiude le centrali, all’estero si aggiudica concessioni per la fornitura di energia rinnovabile a prezzi dieci volte inferiori di quelli riconosciuti ai produttori italiani.

Dopo Perù e Messico, é la volta di Stillwater in Nevada (USA).

Si tratta della semplice aggiunta  di un impianto a concentrazione solare, per scaldare il fluido geotermico ottenendo 2 MW di potenza in più a un costo, sembra, di 15 Milioni di $.

Raggiante il premier:”l’esempio dell’Italia tecnologica e vincente nella economia globale” 

Traduzione: l’impianto, che ospitava già quattro turbine geotermiche e un impianto fotovoltaico tradizionale, é stato implementato con impianto solare termodinamico a concentrazione per aumentare la temperatura del fluido geotermico con uno scambiatore fluido solare/ fluido geotermico.

Sono tutte tecnologie note e i componenti – specchi, parti impiantistiche, scambiatore etc. – sono di diffusa tecnologia e probabilmente non sono neppure italiani. Il processo è l’efficientamento di ciclo termodinamico che qualsiasi studente di ingegneria, italiano e non, può affrontare.

L’impianto fotovoltaico è avulso dall’impianto geotermico e già dedicato alla produzione di energia; nasce così il dubbio che l’impianto sia stato realizzato solo per mantenere gli impegni di cessione energia elettrica tra Enel Green Power e gli americani. Il campo geotermico é infatti in esaurimento e richiederebbe la perforazione di altri pozzi e così prima é stato realizzato l’impianto fotovoltaico e ora il solare termodinamico.

Altra questione, anche se sono affari di Enel, é la redditività dell’investimento rispetto al suo conto economico: i 2 MW aggiuntivi sarebbero costati 7500 $ per kW installato, che rappresentano il costo di un ben più sofisticato impianto greenfield.

Sparita ogni possibilità di verificare il ritorno dell’investimento,visto il recente delisting di Enel Green Power, con incorporamento in Enel.

Forse andrebbero colti ben altri esempi della tecnologia italiana nel mondo.