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Incentivazione de noantri

Nessun incentivo alla produzione di energia elettrica se l’impianto fotovoltaico è incompleto e tantomeno se non è collegato alla rete.

Gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, come quelli fotovoltaici, per poter avere accesso agli incentivi alla produzione previsti dalla normativa, devono essere completi in ogni loro componente e idonei a erogare energia, a prescindere dall’effettivo collegamento alla rete elettrica nazionale, rilevando solo la capacità a produrre e immettere in rete l’intera potenza per la quale l’impianto è stato dimensionato e autorizzato dallo Stato

Alla luce delle conclusioni del perito tecnico, il Collegio ha rilevato che l’accertata carenza dei cavi di collegamento, seppure limitata a una parte minoritaria dell’impianto e non essenziale da un punto di vista tecnico, per il potenziale collegamento alla rete e la effettiva entrata in esercizio, provoca una parziale riduzione della capacità produttiva di energia elettrica dell’impianto, che non può generare tutta la potenza prevista e autorizzata, in relazione al dimensionamento della struttura.

Impianto concluso

Per i giudici amministrativi, nella situazione accertata, non è possibile considerare «concluso» l’impianto, ai sensi della normativa di favore per il regime incentivante degli impianti fotovoltaici, che prescrive il completamento di tutti gli elementi previsti dal progetto oggetto di autorizzazione, alla luce dell’istanza di ammissione agli incentivi successiva alla dichiarazione di fine lavori, fondata sulla «promessa» di produzione di un dato quantitativo di energia elettrica, rilevando qualsiasi difformità o necessità di lavori o interventi ulteriori e successivi, a eccezione di quelli finalizzati a produrre una potenza superiore a quella autorizzata.

Obiettivi del meccanismo di incentivazione

A tale conclusione giunge il Consiglio di Stato sottolineando come il meccanismo di incentivazione delle fonti rinnovabili sia motivato non soltanto da finalità ambientali, come la produzione di energia pulita, ma anche dall’aumento dell’autosufficienza energetica nazionale, con la garanzia dell’apporto alla rete di un determinato quantitativo promesso dagli operatori in sede di autorizzazione progettuale e di accesso agli incentivi; gli operatori devono, quindi, assicurare non soltanto la «presenza fisica» dell’impianto di produzione di energia elettrica entro una certa data, ma anche la capacità potenziale di sfruttamento tramite allaccio alla rete.
Conclusione

Appare, quindi, conclude la sentenza, pienamente legittimo e privo, in tali situazioni, di alcun margine di valutazione discrezionale, il provvedimento del Gse di revoca degli incentivi a suo tempo riconosciuti al gestore dell’impianto, data l’accertata carenza di alcuni cavi di collegamento dei quadri elettrici, tale da ridurre la capacità di erogazione e immissione nella rete nazionale da parte della struttura rispetto a quanto autorizzato.

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La verifica dei contatori

Il D.M. 93/2017  dovrebbe disciplinare i controlli degli strumenti di misura in servizio e la vigilanza sugli strumenti di misura conformi alla normativa nazionale e europea.

Il decreto non tiene conto della struttura del mercato, distribuzione e vendita, né del parco di contatori di energia elettrica attualmente in funzione.

Titolarità degli strumenti di misura

Secondo il decreto, titolare di uno strumento di misura è “la persona fisica o giuridica titolare della proprietà dello strumento di misura o che, ad altro titolo, ha la responsabilità dell’attività di misura”.

Sia per il gas che per l’energia elettrica, chi vende, non misura e incassa un corrispettivo che deve essere misurato da uno strumento legale, anche se non è di sua proprietà.

Logico quindi considerare il fornitore di energia elettrica, o di gas, quale titolare dello strumento: è lui che si avvale dei dati dei contatori – che gli vengono comunicati dal distributore – per quantificare ciò che vende ai propri clienti.

Ma se il contatore é difettoso, e quindi registra quantitativi di energia elettrica o di gas diversi da quelli che dovrebbe, è il venditore a risponderne, penalmente se fattura più del dovuto.

Inoltre la maggior parte dei contatori sono facilmente accessibili a chiunque, e se dovessero essere accertate alterazioni o manomissioni dei sigilli legali, chi sarebbe chiamato a risponderne sarebbe, in questo caso, il distributore in quanto titolare.

Verificazioni periodiche

Art. 4 – comma 2 del decreto: “La verificazione periodica su tutte le tipologie di strumenti di misura utilizzati per una funzione di misurale gale ha lo scopo di accertare se essi riportano i bolli di verificazione prima nazionale, o di quelli CEE/CE, o della marcatura CE e della marcatura metrologica supplementare M e se hanno conservato gli errori massimi tollerati per tale tipologia di controllo”.

Quindi solamente strumenti di misura legali possono essere ammessi alla verificazione periodica e ad eventuali prove in contraddittorio tra le parti.

Tutti i contatori di energia elettrica di tipo elettromeccanico, non essendo mai stati omologati, ed essendo sprovvisti dei sigilli legali, non possono essere ammessi ad alcuna verificazione, periodica o in contraddittorio: del tutto inutile averla fissata in 18 anni.

Stessa sorte per i contatori statici di energia elettrica “di prima generazione” che non sono mai stati omologati, non sono legali e non possono essere verificati.

I primi contatori di energia elettrica omologati risalgono al 2007, anno del recepimento in Italia della direttiva MID.

Il decreto 93 entra in vigore dieci anni dopo, e stabilisce che ne sono necessari 15 per la verifica periodica, cadendo in un palese anacronismo. Perché e su quali basi sono stati stabiliti 15 anni?

Art. 5 – comma 2 – Controlli casuali o a richiesta: “Sono altresì eseguiti controlli in contraddittorio nel caso in cui il titolare di uno strumento o altra parte interessata nella misurazione ne faccia richiesta alla Camera di commercio competente per territorio; i costi dei controlli in contraddittorio, in caso di esito positivo del controllo, sono a carico del soggetto richiedente”.

La disposizione disincentiva fortemente l’esercizio di tali controlli, dovendo il richiedente, cioè il consumatore, anticiparne le spese e lo scoraggia ad azionare il controllo: non è forse più semplice prevedere che le spese restino a carico della parte soccombente?

 

#contatorillegali

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Contatori e privacy

Perché quando ci impongono la sostituzione dei nuovo contatori elettrici, non ci chiedono il consenso per il trattamento dei dati che saranno in grado di raccogliere, registrare e trasmettere?

Quanto valgono quei dati  e di chi sono?

I nuovi contatori violano la privacy dei consumatori? 

Il parere di un gruppo di lavoro europeo sui contatori risale al 2011, molti anni prima che Enel avviasse partisse con la sostituzione, su scala nazionale, dei nuovi contatori di seconda generazione.

L’art. 29 della direttiva europea 95/46/CE:

” i contatori intelligenti offrono molte nuove possibilità di trattamento dei dati e di erogazione dei servizi ai consumatori. A prescindere dal tipo di  trattamento, sia esso simile a quello già esistente o senza precedenti, il responsabile del trattamento deve essere chiaramente individuato e deve conoscere gli obblighi connessi alla legislazione sulla protezione dei dati, anche in fatto di tutela della vita privata fin dalla progettazione, sicurezza e diritti degli interessati; gli interessati devono essere debitamente informati sulle modalità di trattamento dei loro dati e devono essere a conoscenza delle differenze fondamentali che tale trattamento comporta, in modo che quando esprimono il loro consenso questo possa essere ritenuto valido”.

I contatori del 2011 erano diversi da quelli che ci stanno sostituendo adesso e che, non potendo per legge essere gestiti da remoto, non solo opereranno illegalmente ma permetteranno, a chi lo farà, di profilare gli utenti, consentendo alle società fornitrici collegate, evidenti vantaggi commerciali.

Alla sostituzione del contatore, l’utente non viene avvertito che i suoi dati verranno trasmessi a sistemi remoti e saranno gestiti da terzi; non viene avvisato sulla modalità di trattamento, né di tutela degli stessi.

Potrebbe aver accettato clausole liberatorie con il proprio fornitore, ma chi installa il contatore è il distributore, un terzo.

Manca, in sostanza, la certificazione del processo dei dati di consumo, da quando vengono rilevati dal contatore a quando vengono addebitati con la bolletta, con la possibilità che i dati diventino di dominio pubblico e che siano venduti sul mercato al miglior offerente.

Non viene comunicato all’utente il nominativo del responsabile del loro trattamento e non gli viene fatto firmare alcun consenso.

La sostituzione dei contatori va rifiutata anche per questa ragione, oltre che per quella ben più grave della loro gestione illegale.

Il tutto con salvezza del diritto di rivolgersi al Garante alla Privacy, nei casi in cui l’operazione di sostituzione sia già avvenuta, in flagrante violazione dei suddetti diritti e con ogni consequenzialità.

Il tema è molto attuale anche all’estero.

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Contatori o radio?

A un lettore di Catania, e-distribuzione cerca di imporre la sostituzione del contatore di energia elettrica minacciando, come già accaduto a Sestri Levante, l’intervento dei carabinieri. Altro caso in Irpinia. C’è un accordo tra Enel e Carabinieri per queste operazioni ?

L’addetto alla sostituzione viene diffidato dall’effettuare qualsiasi operazione in un domicilio privato e, successivamente, e-distribuzione trasmette all’utente questa dichiarazione di conformità che però si riferisce a generiche apparecchiature terminali di telecomunicazione.

L’unica conformità metrologica, a garanzia della legalità della misurazione, e quindi della transazione, deve necessariamente riferirsi al decreto legislativo 22/2007, che recepisce la direttiva europea MID sugli strumenti di misura.

La marcatura CE, seguita dalla M e dall’anno di costruzione, sono la prova che quello è uno strumento di misura omologato.

Nella sostanza una conformità alla CE 0051 è del tutto inutile!

E non si comprende quindi la ragione per la quale l’utente debba farsi sostituire il vecchio contatore con una radio!

Il ministero non ha mai chiarito se il sistema di misurazione di energia elettrica sia legale o meno se cioè un contatore possa essere gestito da remoto.

Numerose interrogazioni e audizioni parlamentari non hanno portato a nulla.

Per Arera, alla quale non compete la metrologia legale, il contatore è una radio!

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Al freddo o al buio?

Ripartono i riscaldamenti, adesso le caldaie vanno a gas, perché il gasolio inquinava e, colpo di scena, il prossimo inverno potremmo restare proprio senza gas che serve non solo per scaldarci, ma anche per produrre un terzo dell’energia elettrica nazionale.

Se invece ci sarà gas, per scaldarci, cucinare e fare la doccia, pagheremo il triplo rispetto all’anno scorso.

In queste ultime settimane i prezzi dell’energia sono letteralmente impazziti: prima della pandemia il gas costava 15€/MWh, adesso ne costa 100, e siamo solo in ottobre.

Il prezzo dell’energia elettrica é trainato da quello del gas e colpisce le industrie che si stavano appena riprendendo dalla pandemia.

E la volatilità è destinata a perdurare.

Un aumento reale del PIL del 6%, in questa situazione altamente inflattiva, non è credibile.

Soluzioni a breve non ce ne sono, se non pagare e aspettare che la tempesta passi, se passerà.

Scomposte le reazioni: abbiamo dato subito la colpa ai russi, che ogni inverno ci scaldano e che abbiamo tenuto sotto embargo per anni.

Uno degli ultimi messaggi di Angela Merkel, che nel frattempo ha raddoppiato il gasdotto Nord Stream, che porta gas russo direttamente in Germania, è chiaro: forse l’Europa compra poco gas russo.

Ursula Von Der Leyen era invece di parere contrario: basta gas, solo rinnovabili!

E così tutti a blaterare di transizione energetica contro le fossili, che rappresentano il 60% della nostra produzione, senza prima dire ai russi: “stiamo pensando di diminuire le fonti fossili, ma avremo ancora bisogno del vostro gas, mettiamoci d’accordo sul prezzo, torniamo ai contratti take-or-pay”, che invece abbiamo fatto scadere, fidandoci del gas naturale liquefatto americano, che doveva arrivare in Europa, ma chissà a quale prezzo, e che che adesso finisce tutto in Cina.

Il cambiamento climatico invia segnali inequivocabili e gli eventi atmosferici estremi s’intensificano con conseguenze difficili da prevedere, come ad esempio il calo del vento in Germania con i parchi eolici che vanno in sofferenza.

Da tempo ci si chiede quale sia l’affidabilità delle rinnovabili, sulle quali avremmo deciso di puntare.

E l’affidabilità delle altre infrastrutture?

I gasdotti sono obsoleti, gli stoccaggi sono talmente strategici che non si sa mai quanto gas c’è, o ci sarà, le vecchie centrali nucleari francesi garantiscono il 15% dei nostri consumi e, alla fine, saranno finanziate dall’Europa perché, e su questo i francesi hanno ragione, l’energia delle nucleari é Carbon free.

E gli incidenti? Ci stanno anche quelli, come 2003, quando restammo al buio per un albero caduto in Svizzera.

Tutto é interconnesso, ci vuole poco per far saltare il sistema e dovremmo prepararci ad affrontare qualsiasi scenario, senza confidare nel solito “stellone” nazionale.

C’è bisogno di un serio piano di resilienza energetica, che faccia tesoro degli errori del passato.

Partendo proprio dagli stoccaggi visto che statisticamente, e fortunatamente, il grande freddo da noi dura al massimo una settimana e i consumatori già pagano in tariffa il gas delle emergenze. Quando serve, ci deve essere gas per resistere una settimana, fatecelo pagare quanto volete ma la gente non può ammalarsi di nuovo perché fa freddo.

Ogni inverno, invece, c’è ne sempre una, e appena arriva il freddo andiamo in confusione.

Nel Febbraio 2012 fa molto freddo e l’AD di ENI informa che si consumano 440 milioni di m3 al giorno. (ndr. un volume da ricordare per i prossimi mesi). Viene fuori che c’è gas solo per tre giorni. Preso dal panico il governo Monti accende le centrali a olio combustibile, che restano pronte a produrre fino a luglio, mentre Mucchetti, ancora al Corriere prima di finire al Senato, scrive di metaniere che vagano nel Mediterraneo.

Nel Gennaio 2015 arriva poco gas dalla Russia e si pompa troppo dagli stoccaggi . Il ministero dichiara l’allarme che “prevede che siano gli operatori a mettere in campo tutte le azioni di mercato più opportune per consentire il ritorno alla normalità”. Detto fatto: il giorno dopo, con un tempismo perfetto, una metaniera scarica GNL a Livorno.

Nel 2015 i russi sospendono le forniture all’Ukraina perché non paga il gas. Attraverso l’Ukraina passa il gas per l’Europa e, se l’Europa non scalda l’Ukraina pagandole il gas, il gas non arriva. Per questa ragione i tedeschi si riforniranno direttamente dalla Russia con il Nord Stream.

In Marzo 2017 l’incidente di Baumgarten in Austria blocca il gasdotto del nord e nel dicembre dello stesso anno il prezzo del gas raddoppia a 35 €/MWh (ndr. un prezzo da ricordare per i prossimi mesi) perché il gasdotto va in manutenzione e la portata dimezzerà per due anni.

Nel 2018 una nuova crisi con l’Ukraina, che si risolve di nuovo con i soldi dell’Europa.

Comunque tutti i contratti di fornitura di gas sono secretati e dove finisca il gas che arriva con il TAP non lo sa nessuno. Solamente l’Agenzia delle Dogane dovrebbe avere numeri attendibili.

Con queste incertezze bisogna muoversi adesso, con una cabina di regia ad hoc, che preveda tutti gli scenari possibili e i criteri per affrontarli senza ritrovarsi a dover agire, come sempre, nel panico.

Bisognerebbe poi pensare nel lungo periodo perché se i prezzi energetici resteranno a questi livelli dovremo davvero scegliere se scaldarci, leggere un libro o navigare in internet.

E’ un cambio epocale e le scelte condizioneranno il nostro futuro.

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Il monopolio con i contatori

 

Stanno sostituendo i primi contatori di energia elettrica con quelli di seconda generazione“.

Un’operazione industriale che metterà  Enel in condizione di controllare il mercato retail, una volta diventato “libero”.

Ci sono voluti  solamente nove anni per cambiare il nome – da Enel Distribuzione a e-distribuzione – ma nella sostanza non è cambiato nulla: e-distribuzione misura e distribuisce quasi tutta l’energia elettrica nazionale.

Enel lanció la prima operazione contatori intelligenti” venti anni fa: l’idea era che tutti i consumatori avrebbero potuto verificare e pagare solo quello che consumavano.

Spariva il “letturista” e chi non pagava la bolletta sarebbe rimasto senza luce.

Obbiettivi condivisibili ma i contatori erano legali ? Funzionavano correttamente ? Chi controllava ? La stessa Enel?  

All’Enel regnava kaiser Franz Tatò, voluto da Romano Prodi, il vero promotore delle false liberalizzazioni, come quella di Enel.

Il decreto Bersani del 1999 prevedeva la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica: a Terna sarebbero andate linee di trasmissione e ad Enel, in cambio della vendita di parte delle sue centrali, la concessione trentennale della distribuzione in tutto il paese, ad esclusione delle grandi città, dove c’erano le società municipalizzate.

Dopo vent’anni, la relazione annuale di Arera fotografa la situazione.

La liberalizzazione non potrà realizzarsi prima del 2030 perché, se Enel ha il monopolio della distribuzione, misura tutta l’energia elettrica nazionale, la produce e pure la vende, non può perdere la posizione, visti anche i dividendi che gira al suo azionista, il Ministero dell’Economia e della Finanza.

Solo gli addetti ai lavori conoscono le condizioni della concessione, che porta nelle casse della capogruppo la bellezza di otto miliardi di euro all’anno.

Nel 2001, Enel era talmente potente che decise di non omologare i contatori, anche se la legge lo imponeva.

Il motto era: se vuoi la luce, cambia il contatore!

Non essendo uno strumento di misura omologato, non poteva essere neppure chiamato contatore e così Enel optó per “elettrodomestico“, marcandolo con un simbolo CE fasullo.

All’installazione, l’utente riceveva il manuale del nuovo “elettrodomestico”.

istruzioni

Il nuovo elettrodomestico sarebbe rimasto un prototipo per anni: trasmettere i dati di consumo sugli stessi cavi elettrici di potenza era un’impresa!

Ma per lo sviluppo dell’elettrodomestico c’erano trenta milioni di consumatori italiani, pronti a pagare l’energia elettrica, misurata tutta dalla stessa società che ancora la produceva. 

I contatori erano prodotti in Cina, e nessun ente terzo li avrebbe mai verificati, e, ancora oggi, nessun ente terzo li può provare in contraddittorio perché, non essendo omologati, mancano le procedure legali di prova.

Ma siccome “tutto era gratis e avremmo finalmente pagato solo quello che consumavamo, magari utilizzando la lavatrice di notte perché costava meno” nessuno ebbe il coraggio di fiatare.

Verificando le bollette si scoprì, dopo, che non era così: pagavamo, e ancora oggi paghiamo il contatore e continuammo a pagare i consumi stimati, perché la maggior parte dei dati si perdevano durante la trasmissione, a conferma che qualcosa non funzionava., e non avrebbe mai funzionato.

Il progetto veniva sviluppato in itinere e il numero delle versioni è ignoto, proprio perché lo strumento non era omologato e quindi illegale.

Mentre Enel installava decine di milioni di contatori illegali, il Parlamento Europeo discuteva una direttiva che avrebbe stabilito i criteri di fabbricazione, omologazione e commercializzazione in Europa, proprio del contatore di energia elettrica.

La direttiva, nota come MID, venne emanata nel 2004, entró in vigore nel 2006, quando ormai Enel aveva ultimato l’installazione degli ultimi “elettrodomestici” ma venne recepita dall’Italia solo nel marzo del 2007.

Siccome gli “elettrodomestici” illegali erano ormai più di venti milioni, bisognava sistemare le cose, oltre a farseli pagare!

Venne in soccorso l’Autorità per l’energia – oggi Arera – con la delibera 292/06, secondo la quale, al dicembre 2006,  “i misuratori attualmente installati presso i punti di prelievo …sono di tipo elettromeccanico e i misuratori orari installati alla data del presente provvedimento presso alcuni punti di prelievo debbano essere preservati”.

Un falso clamoroso: gli “alcuni punti di prelievo” erano venti milioni, erano tutti contatori elettronici e non elettromeccanici, appunto gli” elettrodomestici”.

Con la voce “oneri di recupero continuità” la delibera scaricava il costo dei contatori in bolletta, con tanti saluti al “non vi costerà niente, é tutto gratuito”.

Ma c’era un altro intoppo, ben più grave: il Testo Unico delle leggi metriche, che imponeva, e ancora oggi impone, strumenti di misura legali.

Il contatore di Enel era un progetto nuovo e l’omologazione in itinere non sarebbe mai stata ottenuta.

L’Autorità per l’energia non poteva più farci nulla, perché la metrologia legale non rientra nelle sue competenze, e allora ci pensó di nuovo Prodi, con uno dei suoi magici provvedimenti “ad aziendam”.

Nel marzo 2007, quando la direttiva MID viene finalmente recepita anche in Italia, un articolo del decreto di recepimento rende legale quello che legale non é, e non potrà mai essere: più di venti milioni di contatori illegali potranno continuare a funzionare “fino a quando verranno rimossi”.

Un capolavoro!

Il decreto di recepimento, di dubbia costituzionalità, sarebbe stato anche impugnabile per eccesso di delega: una direttiva europea non va recepita per lavare i panni sporchi in casa.

Appena il decreto viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, l’Antitrust, con un tempismo unico, denuncia la posizione dominante di Enel, ma ormai è tardi.

Solo su intervento dell’Ufficio Metrico di Milano, sono centinaia i contatori illegali sequestrati.

Adesso i vecchi “elettrodomestici” saranno sostituiti da quelli di seconda generazione e spariranno le prove di misurazioni illegali, effettuate da “elettrodomestici” illegali, installati non si sa quando ma che ora, secondo Enel, avrebbero concluso il loro ciclo di vita.

Eppure, per decreto, i contatori illegali potrebbero operare all’infinito visto che possono restare lì dove sono e cioè “fino a quando non verranno rimossi”. 

E chi decide che debbano essere rimossi ? In base a quale criterio?

La metrologia legale compete al MISE che, a governi alterni, manifesta i suoi dubbi.

L’Autorità per l’energia, invocata dai distributori in occasione delle attuali sostituzione con il nuovo Open Meter, non ha alcuna competenza sul sistema di tele-gestione del contatore, un sistema illegale, perché un contatore omologato MID non può essere gestito da remoto.

Durante i due governi Conte, la questione era stata sollevata in Parlamento senza risultati e anche l’Antitrust aveva avviato delle procedure.

La storia quindi si ripete e il risultato non cambia: prima era il contatore ad essere illegale e adesso, che il contatore è legale, lo si gestisce illegalmente da remoto!

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Il monopolio della liberalizzazione

La tabella allegata alla relazione annuale di Arera mette in evidenza la posizione dominante di Enel nell’attività di distribuzione e misurazione dell’energia elettrica. Se si considera poi che anche altri distributori utilizzano contatori Enel, la posizione dominante diviene un monopolio.

Come in tutte le attività commerciali, chi trasporta in monopolio – Terna – e chi distribuisce e misura in monopolio – Enel – controlla il mercato e, se lo fa in forza di concessioni – quella di Enel terminerà nel 2030 – non esiste alcuna liberalizzazione e il decreto Bersani del 1999 resta una clamorosa bufala.

Il fatto che Enel, oltre a distribuirla e misurarla, la produca e la venda ovviamente è un’aggravante.

Appena ottenuta la concessione, fin dai primi anni 2000, Enel ha potuto progettare, produrre e installare decine di milioni di contatori di energia elettrica, mai omologati e quindi illegali, che continuano a determinare il valore delle nostre bollette.

Nel 2018, Enel ha poi deciso di sostituirli con contatori di nuovo tipo, di seconda generazione; questa volta li ha omologati, ma li controllerà da remoto, violando la normativa europea di omologazione e la privacy dei consumatori..

L’operazione contatori, del valore di svariati miliardi di euro, é garantita dalle bollette e rafforzerà il monopolio di Enel che, stando a quanto si legge in questi giorni, con la controllata Gridspertise potrà gestire a piacimento la rete elettrica nazionale come, peraltro, non ha mai smesso di fare.

Solo Enel sa quali informazioni i nuovi contatori sono e saranno in grado di reperire, sono informazioni sensibili capaci di profilare il consumatore, ma per il garante tutto è regolare.

Un’altra tabella della relazione fotografa l’attività di vendita:

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Contatore spento? Non si paga!

I nuovi contatori del gas sono alimentati da batterie che dovrebbero durare anni ma che, nel 30% dei casi, tendono a scaricarsi dopo pochi mesi.

Se la batteria è scarica si spegne il display e non viene trasmesso neppure il dato di consumo.

Così ci addebitano consumi stimati, come hanno fatto sempre e poi ci mandano il letturista, come hanno fatto sempre, e tutto torna come prima.

Il contatore “spaziale“, che invece ci obbligano ad installare, lo pagheremo, negli anni, cinque volte di quanto costa a loro. La legge dice che il contatore deve essere letto senza nessuna operazione: provate a vedere se è vero.

Con il display spento – vale lo stesso anche per gli elettrici – non leggete alcun numero e non sapete quanto consumate; vi racconteranno che loro continuano a leggere il contatore da remoto, anche se non è vero, ma quel dato, e lo sanno benissimo, non ha alcun valore legale.

Il display spento rappresenta così una delle rare occasioni per far valere i diritti dei consumatori.

La legge è chiara:

  • il dato valido è quello che leggiamo sul contatore e non quello che viene letto da remoto, e viene poi trasferito sulle bollette;
  • il contatore deve essere letto facilmente, senza alcun ausilio.

Quindi, appena ve ne accorgete, sospendete pure il pagamento delle bollette e avvisate il fornitore che, a sua volta dovrà informare il distributore, ma entro due giorni.

Il distributore, che è proprietario del contatore, deve intervenire entro quindici giorni e, se la tempistica non viene rispettata, avrete diritto a un indennizzo automatico di 35 €.

Ma il distributore deve intervenire entro due mesi perché, per ogni mese che non legge, deve pagare 30€ di penale e due mancate letture equivalgono al costo del contatore, per lui.

Quando il distributore interviene per sostituirlo, fate una foto del contatore e inviatela al vostro fornitore, con raccomandata o con PEC, chiedendo come verranno calcolati i consumi.

Nel verbale di sostituzione, anche se non è previsto,  pretendete di dichiarare, in calce, che “non è possibile rilevare il dato di consumo”.

Verificate la coerenza dei consumi addebitati alla prima bolletta

Con il display spento, sospendete il pagamento delle bollette che indicano letture “rilevate” e denunciate il tutto alla Guardia di Finanza.

A questo consumatore romano, ma si tratta di energia elettrica, il distributore lascia solo il diritto di pagare.

ACEA

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La resa dei conti

L’annunciato aumento – decine di punti percentuali – del costo delle bollette, era facilmente prevedibile.

Aumentando per anni la voce “oneri di sistema” della bolletta, che con l’energia c’entrano poco, al primo e consistente aumento della voce “materia prima energia” arriva il botto.

Il governo aveva tentato di calmierare l’aumento dello scorso trimestre sperando che la bufera passasse e invece eccoci nella tempesta perfetta, e in piena emergenza per le industrie, che erano appena uscite dagli effetti della pandemia, e per i consumatori alle prese con bollette che non riusciranno a pagare e un inverno che potrebbe essere povero di gas.

Forse tutti si chiederanno, finalmente, quanto consumano e non solamente quanto pagano,ma sarà troppo tardi!

Il consumatore domestico si ricorderà, forse, che ci sono due contatori, quello dell’energia elettrica e quello del gas che, da qualche parte, in casa o fuori, conteggiano kWh e m3 per migliaia di euro all’anno.

Una volta individuati, il consumatore si chiederà, forse, come risparmiare sul consumo, visto che i prezzi non dipendono da lui.

E siccome la bolletta è il prodotto di una quantità per un prezzo, potrà raffrontare, sulla bolletta, i prezzi unitari del kWh e del m3 di gas pre-pandemia con gli attuali.

Scoprirà cosi che il prezzo del gas all’ingrosso è aumentato di quattro volte, passando da 15 €/MWh a 60, l’energia elettrica da 50€/MWh sta puntando ai 200. Con la novità della CO2, che da 15€/Ton è passata a 60; la paghiamo con la bolletta perché i produttori di energia elettrica che utilizzano fonti fossili ce la ribaltano in tariffa.

La materia prima della bolletta, sia essa gas o energia elettrica, pesava per un terzo del suo valore totale e ha un effetto moltiplicatore sugli oneri di sistema, sulle accise e sull’IVA.

Quindi il consumatore pagherà allo stato una tassa non indifferente.

I consumatori più curiosi potranno anche chiedersi se i contatori funzionino correttamente o se magari qualcuno ci marcia anche con quelli.

Solo i più curiosi capiranno che i contatori di energia elettrica vengono gestiti illegalmente da remoto perché da remoto, è possibile modificarne i valori di consumo e di potenza a disposizione dei clienti.

Potranno inoltre verificare che circa un terzo dei nuovi contatori del gas non funziona correttamente come era stato invece promesso, quando il loro costo era stato scaricato nelle bollette.

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Come si cambia

“Fermiamo immediatamente i nuovi contatori dell’Enel” scriveva così Davide Crippa Del M5S nel 2017, mentre Enel sostituiva i primi contatori dei 40 milioni previsti.

L’intervento dell’attuale capogruppo alla Camera del M5S, non era il primo sull’argomento.

Insieme ad altri, nel 2013, aveva firmato un’interrogazione parlamentare, alla quale l’allora vice-ministro in carica rispondeva in modo evasivo e nascondendo la verità.

Non soddisfatto, Crippa continuava la battaglia sul suo blog personale, chiedendosi: “chi controlla i contatori dell’Enel”.

Forse, anche per questa sua frenetica attività in campo energetico, il primo Conte lo nomina sottosegretario al MISE, con delega proprio per l’energia.

Crippa sarebbe stato quindi nella posizione giusta per rispondere alle sue stesse domande e approfondire l’argomento.

Invece, con la nuova carica, le curiosità del Crippa scemano, e quando l’anno successivo Roberto Traversi lo interpella, Crippa risponde come gli era stato risposto sei anni prima e la “soap opera” dei contatori, come l’aveva definita la prima volta, diventa solo un brutto sogno.

La sostituzione dei contatori con sistemi di misura illegali prosegue, e se qualcuno si oppone, Enel chiama i Carabinieri.

Dobbiamo poi a Crippa l’estensione di due anni del mercato tutelato, perché i consumatori sono ignoranti e non in grado di scegliere.

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Le perdite di rete

Il consumatore non sa neppure cosa siano le “perdite di rete”, le paga e basta.

Non lo sa perché non legge i contratti e le offerte che gli piovono addosso da tutte le parti non le menzionano.

Eppure sono miliardi di euro all’anno.

Nei contratti di “maggior tutela”, che prima o poi finiranno, le perdite di rete fanno parte della “quota energia” e vengono pagate allo stesso prezzo dell’energia che consumiamo.

Quei soldi sono destinati all’ inefficienza di quelli che trasportano e distribuiscono energia elettrica, come se non bastassero già quelli paghiamo loro con le altre voci della bolletta.

Dicevamo inefficienza: il consumatore domestico tipo – quello che per ARERA consuma 2.700 kWh all’anno – paga, da più di un decennio, il 10 % in più di quanto consuma, quindi 270 kWh per circa 70 euro all’anno.

La cosa deprimente è che anche sulle perdite di rete si pagano gli oneri di sistema, tasse e IVA.

Le perdite di rete vengono “denunciate” , che siano vere o meno, da chi trasporta l’energia e vengono “benedette” , che siano vere o meno, da ARERA la quale, non contenta, ci fa pagare anche le nuove linee elettriche che dovrebbero servire proprio a ridurre le perdite.

Il gioco è semplice: ARERA chiede, agli addetti “quanta energia è stata prodotta e quanta venduta”.

Gli addetti diligentemente rispondono e la differenza finisce convenzionalmente in bolletta.

Compresi,ovviamente, i furti di energia che così restano non solo impuniti, ma già pagati.

Una prova che il quantitativo delle perdite di rete venga stabilito in modo arbitrario, potrebbe risiedere nel fatto che, nonostante il consumo di energia elettrica in Italia si sia considerevolmente ridotto negli ultimi anni, le perdite di rete sono sempre le stesse.

Il consumatore italiano è una garanzia: paga l’energia rinnovabile che sbilancia la rete, paga il ri-bilanciamento della rete, paga le linee di trasmissioni che dovrebbero servire a bilanciare la rete e a diminuire le perdite di rete, paga le perdite di rete.

Nessuna analisi costi-benefici, tutto viene messo a carico del consumatore, solo perché paga le bollette.

In evidenza

Sbilanciamenti e parassiti

«Gli utenti del dispacciamento delle unità fisiche di produzione e consumo sono tenuti a definire programmi di immissione e prelievo utilizzando le migliori stime dei quantitativi di energia elettrica effettivamente prodotti dalle medesime unità, in conformità ai principi di diligenza, prudenza, perizia e previdenza»

(Deliberazione Arera 111/06 – All. A – Art.14.6)

Traduzione: dovete fare i bravi! Quanto bravi? Lo decideremo quando, secondo noi, farete i cattivi.

Questo è il regolatore del mercato elettrico italiano!

L’enunciato così inconsistente farà saltare, dieci anni dopo, numerosi traders di energia elettrica, i “parassiti”, come li definì l’AD di Enel, appena insediato, in un’intervista al Sole 24Ore.

E cosa hanno combinato i parassiti” che operano in un mercato monopolizzato da Terna e controllato da Enel?

Con i loro arbitraggi avrebbero condizionato il prezzo dell’energia elettrica sbilanciando la rete.

I grandi attori, cioè i non parassiti, possono sbilanciare di poco l’85% del mercato, senza che nessuno se ne accorga, mentre gli altri invece, i parassiti, possono farlo solo sul 15%.

Per la loro imprudente condotta, i parassiti vengono accusati di sbilanciare la rete, che Terna deve poi ri-bilanciare, e il costo finisce nell’uplift.

Nel 2016, l’uplift s’impenna e fa esplodere le bollette, Renzi non ci sta e Arera tira fuori dal cassetto la delibera di dieci anni prima: i parassiti vengono immediatamente escussi per quello che, secondo Arera, si erano messi in tasca

Gli avvocati stappano bottiglie di champagne perchè dovranno discutere per anni su come, quando e quanto ogni parassita possa essere stato più o meno diligente, alcuni parassiti chiudono, falliscono o vanno con Enel.

Le delibere, con le quali Arera chiede il maltolto, vengono inviate “ad aziendam”, una alla volta e in tempi diversi, uno stillicidio che permette a Bortoni – ex-presidente di Arera – di vantarsi in pubblico del numero di delibere che la sua gestione ha partorito.

Nel frattempo, l’Antitrust chiude in tutta fretta le istruttorie su Enel e Sorgenia, sospettate di aver offerto a Terna, prezzi eccessivamente gravosi per l’utilizzo delle loro centrali. Anche questi incidevano sull’uplift ma delle centrali non si può fare a meno. Anzi quella di Brindisi di Enel viene subito  ammessa al regime delle unità essenziali per centinaia di milioni.

I parassiti si difendono in tutti modi, ne va della loro esistenza, e i primi ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato sospendono i provvedimenti di Arera.

La sospensione viene decisa “considerato che, in ragione della rilevante complessità delle questioni attinenti al presente contenzioso, si rende opportuno attendere l’adozione di eventuali ulteriori provvedimenti da parte dell’Autorità e/o di Terna, finalizzati a chiarire l’ambito di applicazione della normativa posta alla base dei provvedimenti impugnati dalla parte ricorrente”.

Bisogna quindi rivolgersi a Terna che, per anni, non si é accorta di nulla mentre nel buco normativo ci hanno sguazzato in tanti.

Il Consiglio di Stato chiede così una verifica tecnica sull’effettivo impatto delle presunte attività di programmazione non diligenti del parassita. Una verifica per interpretare la deliberazione di Arera e quantificare i flussi finanziari conseguenti al comportamento non diligente.

Dopo quattro anni, e un ricorso perso al TAR, una sentenza del Consiglio di Stato dà ragione al parassita al quale, forse, verrà restituito il maltolto ma sarà troppo tardi, perché ha già chiuso i battenti.

Gli sbilanciamenti ci sono stati, se siano legali non è ancora chiaro ma è invece pacifico che il costo resterà a carico delle bollette.

A parte i parassiti che hanno chiuso, tutti hanno guadagnato, dai manager di Arera, agli avvocati, ai giudici, ai consiglieri di stato e ai politici che hanno avuto il loro breve momento di gloria, grindando “al lupo”.

E i consumatori hanno pagato, diligentemente, questo immondo casino.

In evidenza

Le comunità energetiche

Tra pochi giorni Arera aggiornerà le tariffe dei contratti in tutela e, a meno dei soliti giochi di prestigio, sarà una bella botta.

D’altro canto, nulla è stato fatto in questi anni per migliorare la situazione con il risultato che, quando scende la materia prima aumentano gli oneri di sistema e quando la materia prima sale, come nell’ultimo anno, la bolletta esplode.

Il governo non è interessato al tema bollette e alla difficoltà di pagarle per milioni di consumatori.

Promette invece incentivi a pioggia senza dire chi li pagherà e così, magari dopo mesi o anni, ce li troveremo in bolletta.

Un decreto del MISE promuove l’autoproduzione dell’energia elettrica nelle c.d. “comunità energetiche”.

I governi che si succedono alla guida del paese, vedono solo il lato “onirico” della medaglia, quello dell’ambiente più sano delle rinnovabili e, più attuali, dell’idrogeno o del biometano.

Meglio quindi ricordare il passato per capire cosa ci riserva il futuro.

Il decreto arriva quindici anni dopo il “primo conto energia“, al quale ne sono seguiti altri quattro, con il risultato che oggi paghiamo oneri di sistema per 13 miliardi ai produttori di energia rinnovabile.

Sono cifre importanti: verificate la voce “oneri di sistema” sulle vostre bollette e moltiplicatela per le decine di milioni di consumatori. Oppure dividetela per i kWh consumati.

Gli ultimi “conti energia” risalgono al 2014 e avevan una durata ventennale, estesa da Renzi a 25.

Siccome più di 600 mila impianti di energia rinnovabile, sparsi per tutta la penisola, sbilanciano la rete, sono già previsti 15 GW di potenza convenzionale a gas per ri-bilanciarla.

Lo scherzetto vale un miliardo di euro che verrà spalmato in bolletta ma nessuno lo dice, come nessuno dice che le bollette aiutano ogni anno Alitalia, Alcoa, Ilva e i monopolisti storici come Terna,Enel,Smam etc.

Il comunicato del MISE sulle comunità energetiche:

Il provvedimento rende, infatti, operativa una misura introdotta nel dicembre 2019 con il decreto Milleproroghe, che anticipando l’attuazione di una direttiva europea consente di costituire l’autoconsumo collettivo, attivabile da famiglie e altri soggetti che si trovano nello stesso edificio o condominio, e le comunità energetiche, a cui possono partecipare persone fisiche, PMI, enti locali, ubicati in un perimetro più ampio rispetto a quello dei condomini

In Germania le comunità energetiche esistono da sempre e gli impianti sono stati realizzati in base alle loro necessità.

Da noi no, impianti a pioggia dappertutto tanto pagano le bollette!

Anche in questa occasione il rischio è che si formino società di scopo che installino potenze superiori alle reali necessità locali, proprio per riversare in rete l’eccesso di energia, facendoselo pagare il doppio del prezzo di mercato.

E quali sarebbero le ragioni per stabilire, adesso, il prezzo del surplus di energia prodotta, se non per dare la possibilità di sovradimensionare gli impianti, invece di calibrarli sull’effettiva domanda locale?

È un nuovo CIP6 , che ancora,dopo trent’anni continua ad elargire incentivi ai produttori, prelevandoli dalle bollette?

Anche i conti energia limitavano la potenza degli impianti a 1 MW, ma poi abbiamo visto come sono andate le cose con le aggregazioni fittizie e la creazione di impianti monstre, specialmente al sud.

Accorgersi che molti ne approfittano non è facile anche perche i controlli, dopo anni, si fanno così.

Una priorità del nuovo governo era affrontare il problema degli oneri di sistema delle bollette con l’obbiettivo di ridurli.

Con questo decreto, si va nella direzione opposta e così, prima di metterli in bolletta, il presidente di Arera può gridare, a vuoto, in Parlamento che gli oneri di sistema sono troppi.

La commedia è sempre la stessa dove, al governo, tutti recitano la propria parte con la certezza che, alla fine, arrivano consumatori con i soldi.

In evidenza

La socializzazione delle perdite

La Procura di Roma indaga su una torbida faccenda a danno dei consumatori.

A ferragosto di un anno fa, Enel e Green Network transavano sulla testa dei consumatori, con la benedizione di Arera (delibere n° 50/2018 e n° 568/2019) che adesso denuncia Green Network.

Questo il post dell’agosto 2020

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I debiti di alcune società che vendono energia elettrica vengono pagati dai consumatori annullando parte dei rischi d’impresa.

Un giochetto facile, specialmente per le nuove società, nate dal nulla, che ci telefonano ogni sera o ci perseguitano con le campagne pubblicitarie.

I fornitori di energia elettrica operano in un mercato controllato, a monte, dal distributore di riferimento – edistribuzione – al quale devono pagare sull’unghia gli OGS – oneri generali di sistema – a prescindere dal fatto che il loro cliente paghi o non paghi la bolletta.

Il distributore monopolista, che fa capo a Enel e che distribuisce quasi tutta l’energia elettrica nel paese, può così decidere chi deve pagare e chi no, chi può vivere o chi deve morire.

Erano 500 milioni quelli di  Gala, che poi è fallita e sono stati rimessi di nuovo dai consumatori e ora sono 166 quelli di Green Network, che ne deve il doppio a Enel e si mette d’accordo con Enel, perchè l’altra metà la coprano i consumatori.

Non è assolutamente chiaro come sia possibile una tale operazione sulla testa dei consumatori. Com’è possibile che Enel, attraverso la controllata edistribuzione, sia talmente potente da concludere accordi transattivi che riguardano soldi che i consumatori hanno già pagato con le bollette e che il fornitore, invece di versare, ha trattenuto per far quadrare i conti

Chi ha dato questa facoltà a Enel ? Arera non ha nulla da obbiettare?

Forse è per questa ragione che i fornitori sono più di 600, spesso società nate dal nulla e senza alcun controllo, il più destinate a chiudere lasciando debiti che tanto saranno pagati dai consumatori.

Il mercato finirà a non più di una trentina di società di vendita che potranno finalmente controllarne il prezzo.

Trionfale, invece, il cammino dei distributori e, in particolare, di quello di proprietà di Enel – edistribuzione – che distribuisce e misura, più o meno, tutta l’energia elettrica nazionale.

Come Dio, decide chi e quando deve fallire e chi invece, come Green Network può continuare a vivere e magari tornare utile in futuro.

Se si possono scaricare i debiti dei privati sui consumatori sarà una passeggiata socializzare gli oneri di sistema,per 18 miliardi all’anno

Nelle casse della CSEA, dove arriva annualmente questa montagna di denaro, ci sono sempre un paio di miliardi pronti per le emergenze,come per Alitalia.

Anche quelli sono soldi nostri, pagati perché avrebbero dovuto darci dei benefici, e invece vengono utilizzati per scopi diversi.

E sfido chiunque a dimostrare i benefici economici dell’energia rinnovabile per i consumatori.

E adesso, che il valore degli oneri si avvicina al terzo della bolletta, e la morosità aumenta, ecco la resa dei conti!

Secondo il TAR del caso Gala gli oneri di sistema sono oneri “fiscali”, rivolti cioè alla generalità dei cittadini.

Mentre, per il regolatore, è l’ex presidente Bortoni che parla: “le sentenze della giustizia amministrativa si rispettano ma hanno travisato la materia; la richiesta di socializzare sarà l’ultima spiaggia, non si andrà subito a socializzare il buco; dovremo riformare le decisioni della giustizia che non stanno in piedi, pur rispettandole; dovremo definire formule di sopravvivenza da qui al nuovo assetto ‘a canone Rai’, spero che il transitorio sia di alcuni mesi, vedremo; stiamo già pensando ai criteri da rispettare per iscriversi all’albo previsto dal Ddl concorrenza“.

Ad oggi, non solo non esiste l’albo dei fornitori ma i piazzisti di energia proliferano, tanto sanno che, come nel caso Green Network, non possono fallire.

In evidenza

Le bollette con consumo zero

Il contatore non rileva consumo, e la bolletta lo conferma:consumo zero!

Eppure paghiamo 60 € a bimestre per le seconde case, chiuse da un anno!

Sono false fatturazioni per operazioni inesistenti!

La pretesa creditoria risulta gravata di falsità, come il titolo fiscale corrispondente.

La bolletta addebita una quantitá fittizia di “materia prima energia” per una cifra sempre inferiore ai 10€.

Ora, il consumo di energia elettrica è soggetto all’accisa e all’IVA nel momento in cui la si consuma, cioè quando viene azionato un apparato che l’assorbe. Inoltre, se non c’è consumo, non c’è neppure il trasporto, altro addebito che invece viene esposto.

Il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture, o di altri documenti, per operazioni inesistenti è trattato dall’articolo 2 del Decreto legislativo n. 74/2000, che così recita: 

“È punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi passivi fittizi. Il fatto si considera commesso avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti quando tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria”.

Altro riferimento è l’art. 640 CP, reato di truffa, perseguibile a querela di parte, con due complicazioni:

  1. la sentenza della Cassazione n.42892 del 20.09.2017 secondo la quale non è necessario il conseguimento del fine evasivo. Non è necessaria l’evasione fiscale: la condanna per le fatture su operazioni inesistenti “scatta” anche se il destinatario non le utilizzi. È sufficiente, quindi, la mera emissione di una fattura falsa finalizzata a consentire a terzi l’evasione fiscale. Poco importa se l’evasione di imposta, poi, si verifichi o meno: il reato si considera comunque commesso. La Corte di Cassazione ha avuto modo di paragonare le fatture emesse a fronte di operazioni inesistenti a delle «tossine» da reprimere «sin dalla loro emissione». Non importa, quindi, quale sia il destino di una fattura emessa per un’operazione inesistente. Non conta l’effettivo conseguimento del fine evasivo, essendo sufficiente che tale fine sussista al momento dell’emissione della fattura falsa. In altre parole perché si determini la reazione repressiva, dunque, non è richiesta la successiva utilizzazione del documento falso. D’altronde, ha precisato la Corte, il reato in questione è un reato di pericolo o di mera condotta, per la cui sussistenza non è nemmeno necessario che le fatture siano state annotate nella contabilità del destinatario, il quale – in astratto – potrebbe anche decidere di non avvalersi delle fatture. Ciò posto, ai fini dell’integrazione del reato non è necessario che l’autore cagioni un danno effettivo al fisco. A configurare l’illecito è sufficiente che il fine di consentire a terzi l’evasione (a prescindere che essa poi si verifichi o meno) sussista al momento dell’emissione della fattura.
  2. per l’esecuzione del contratto di fornitura di energia elettrica, il trasporto e la misurazione dell’energia elettrica sono a carico di soggetti terzi, rispetto al contratto di somministrazione, che insiste unicamente tra il venditore e il cliente finale. Per eseguire il contratto con il cliente, il venditore deve prima stipulare un contratto con il trasportatore.

Quindi i contratti si perfezionano con il contatore: serve al venditore per sapere quanta energia fatturare al cliente finale, al trasportatore per fatturare il servizio di trasporto, e al distributore per fatturare il servizio di distribuzione e misurazione di quel quantitativo d’energia trasportata, e consegnata all’utente finale, per adempiere all’obbligazione contrattata con il venditore.

Per il venditore, ovviamente, il trasporto rappresenta un costo e, in quanto tale, fiscalmente deducibile.

Inoltre la fattura di trasporto, emessa dal trasportatore al venditore, è il titolo fiscale in cui si riassume il corrispettivo dovutogli per il servizio reso al Venditore.

Poiché la fattura di vendita è emessa dal venditore verso l’utente finale, e la quantità consumata e trasportata per legge è comunicata dal trasportatore al venditore, i soggetti penalmente responsabili sarebbero sia il venditore che il trasportatore.

Quindi,anche se non ho consumato nulla, non solo pago una quota inesistente di materia prima, ma anche il suo trasporto e la sua misurazione, oltre agli oneri di sistema, le accise e l’IVA.

Con i risultato che il venditore incamera un corrispettivo falso di materia prima, paga i suoi impegni nei confronti del trasportatore e del distributore, che, assieme allo Stato, senza aver fatto nulla, incamerano la differenza.

Adesso moltiplicate i casi per decine di milioni di utenti!

In evidenza

Illegali e li paghiamo pure

La sostituzione dei contatori di energia elettrica procede in spregio ai diritti dei consumatori.

Se ci si oppone, chiamano i carabinieri oppure s’inventano difetti del contatore da sostituire.

Nessuna raccomandata, nessuna comunicazione del fornitore, che resta l’unica nostra controparte contrattuale.

Ora è sufficiente un avviso del distributore, che nemmeno conosciamo, lasciato in portineria, con la data dell’intervento, che durerà pochi minuti, e senza la presenza dell’utente.

Con un criptico messaggio :”non c’è nulla da pagare”!

Così i kWh del vecchio contatore, magari difettoso o illeggibile, vengono travasati in quello nuovo: un’operazione illegale!

I nuovi contatori riportano il logo Enel, a conferma di in operazione squisitamente industriale da miliardi di euro messa a carico dei consumatori.

I nuovi contatori verranno a far parte di un sistema che potrà gestirli da remoto, sistema che la legge non prevede.

Rispondendo alle numerose interrogazioni parlamentari, il MISE tace sul fatto che, con il nuovo sistema, il distributore potrà, da remoto, modificare i parametri del contatore, come la potenza a disposizione dell’utente e il tempo, che concorrono alla formazione del dato di consumo.

Inoltre, per come è stato omologato in Europa, “se al contatore è collegato un software, che svolge altre funzioni oltre alla misurazione, il software che risulti critico ai fini delle caratteristiche metrologiche dev’essere identificabile e non può essere influenzato in modo inammissibile dal software collegato”.

E quindi poter modificare da remoto i dati che formano il consumo è inammissibile!

Un esempio:all’utente moroso viene ridotta la potenza a disposizione ma non c’è alcuna garanzia che l’operazione venga fatta anche al contatore dell’utente che la bolletta la paga.

In questa torbida iniziativa c’è quindi un baco e il contatore, per come potrebbe essere utilizzato, rafforzerebbe il monopolio della società che distribuisce l’energia elettrica in Italia, monopolio sul quale l’antitrust non interviene.

La cronica latitanza del MISE ha coinvolto Arera su temi che non le competono : non competeva ad Arera definire le specifiche dei contatori e quindi giustificarsi con “lo ha detto il regolatore” su questo tema è fuorviante!

In attesa del MISE, cui unicamente compete la metrologia legale, chi si farà sostituire il contatore non sarà più certo del suo consumo e di quanto andrà a pagare.

Per completare il quadro, il comunicato di Arera conferma che il contatore non è gratis!

Sembra di tornare al 2007, quando Enel doveva “legalizzare” e addebitare agli utenti, le decine di milioni di contatori illegali che aveva installato dal 2002 utilizzando, anche allora, l’esca del “tutto gratis”.

Nel 2007, il decreto di recepimento di una direttiva europea fece il miracolo di rendere legali tutti i contatori che non lo erano, e che senz’altro non lo potevano diventare per decreto. 

Un decreto “salvifico” in odore di incostituzionalità. Pochi mesi prima del decreto, una delibera dell’autorità, che scriveva pacificamente il falso, stabiliva come scaricare il costo dei contatori in bolletta.

Adesso è il turno di Unareti che, a Milano, installerá i contatori dell’Enel, è non lo farà gratis.

Prepariamoci quindi a pagare con le bollette, per anni, un contatore del quale non sappiamo nulla e anche un operatore che da remoto, battendo sui tasti di un computer, potrà decidere quanto consumiamo oltre a violare la nostra privacy, visto che il nuovo contatore conoscerà le nostre abitudini.

In evidenza

I consumi stimati di gas

Meglio controllare che, con i nuovi contatori del gas, le bollette non vi addebitino consumi stimati.

Il caso di un lettore è emblematico: la casa è vuota, il consumo è nullo, il contatore è nuovo di zecca eppure gli viene addebitato un consumo stimato inesistente.

E quindi si chiede: perchè mi avete sostituito il contatore se non è cambiato nulla? Non leggevate il contatore vecchio, non leggete quello nuovo ma, nel frattempo, pago il gas che non ho consumato, pago il nuovo contatore che mi avete installato e pago anche una “gestione del contatore” inesistente.

Quella dei contatori elettronici del gas é una riuscita operazione industriale per i distributori di gas, e lo si vede dai risultati economici che conseguono, ma un pessimo affare per i consumatori che già pagano il gas più caro in Europa.

Ai distributori del gas il contatore costa 50/60€ e possono ammortizzarlo al 130% , ottenendo anche un premio se mantengono il programma di installazione che hanno concordato con Arera.

Ammortizzare un contatore in pochi mesi, e farselo pagare ogni anno per i successivi quindici, è già un ottimo affare, ma é meglio spremere i fabbricanti, comparsi dal nulla in ogni paese europeo, disposti a tutto pur di vendere, con le gare al ribasso.

Con il risultato che la qualità e la funzionalità di milioni di contatori, sono pessime: molti presentano evidenti difetti di misurazione – definite, da chi li gestisce, “anomalie metrologiche” – e i due terzi dei dati di consumo, che dovrebbero essere tele-trasmessi, vanno persi perché le batterie sono scariche.

Ed ecco spiegati i consumi stimati!

Cioè, in sostanza, è tutto come prima con l’aggravante che il consumatore paga un contatore, complicato da leggere e che quindi non gli serve, oltre a un servizio di misurazione inesistente, a unico vantaggio dei distributori che rimandano qualsiasi intervento sulle reti di distribuzione a favore delle sostituzioni.

Il consiglio é di rifiutarne la sostituzione, anche perché potrebbero essere potenzialmente pericolosi: c’è una valvola interna che può essere manovrata da remoto, che non va bene, oltre alle batterie che potrebbero incendiarli.

Alla proposta di sostituzione, sarà sufficiente richiamare la delibera di Arera che ammette che il progetto è ancora in alto mare.

Gli utenti, ai quali fosse già stato sostituito, dovranno continuare a comunicare l’autolettura per evitare sorprese.

In evidenza

Di chi sono i contatori?

Sono necessari quasi 1.000 € per ottenere luce e gas la prima volta.

Per un nuovo allacciamento alla rete elettrica milanese, Unareti pretende 500€ e installa un contatore, che verrà pagato per anni, con la bolletta.

La domanda è: l’utente diventa proprietario del contatore?

Il D.M. n° 75 del 2012 definiva “titolare” del contatore: “la persona fisica, o giuridica, titolare della proprietà dello strumento o che, ad altro titolo, ne ha la disponibilità”.

Il decreto cancellava così la storica figura dell’Utente Metrico che era sempre stato “colui il quale, per l’esercizio di un’attività di compravendita, ai fini della quantificazione della cosa da scambiarsi contro il prezzo, si avvale di uno strumento di misura”. 

Il termine “disponibilità” era ambiguo: la proprietà è un diritto assoluto mentre il possesso é relativo; con quel decreto, tutti potremmo diventare così possessori del contatore, che è installato nelle nostre case da decenni, e che abbiamo pagato chissà quante volte con le bollette.

Ma, come utenti, dovremmo noi garantire che il contatore misuri correttamente, nonostante il distributore ci addebiti il servizio di misurazione.

Tutti i vecchi contratti prevedono inoltre che sia l’utente a rispondere di eventuali manomissioni o di misurazioni non corrette.

Come segnala un lettore, il problema nasce alla sostituzione del contatore, che viene magari effettuata in assenza dell’utente.

Se era responsabile del contatore precedente, non riconosce quello nuovo che gli vorrebbero installare.

Il decreto 21 aprile 2017 n° 93 cancella tutto e definisce titolare dello strumento “la persona fisica o giuridica titolare della proprietà dello strumento di misura o che, ad altro titolo, ha la responsabilità dell’attività di misura”.

Con il problema che i vecchi contratti restano validi.

L’esempio dei carburanti aiuta a capire il problema: la quasi totalità delle stazioni di servizio stradali sono di proprietà delle società petrolifere, ma la responsabilità della misurazione è del gestore della stazione. É cioè  il gestore che, tramite le colonnine, misura la quantità di carburante che viene scambiata contro il prezzo.

In questo caso il gestore è il titolare dello strumento di misura e ne ha la responsabilità. Stessa cosa avviene per le bilance degli alimentari : gli obblighi metrologici ricadono cioè su chi utilizza lo strumento per quantificare i beni, che sono oggetto della transazione.

Nei contratti di fornitura, di gas e di energia elettrica, chi misura è un terzo,il “distributore”, e la  questione si complica: il proprietario del contatore, e della rete di distribuzione, è il distributore e chi invece utilizza i dati prodotti dallo strumento, per fatturare energia elettrica o gas al cliente finale, è il fornitore.

Stando quindi all’ultimo decreto, dovrebbe essere il venditore ad assumere la titolarità del Contatore, anche se non ne è il proprietario. Ora, se un contatore misura una quantità maggiore di quella ceduta, il venditore incassa l’ingiusto profitto, a prescindere dal fatto che il dato di misura gli venga comunicato dal distributore o dal cliente finale.

A chi si oppone alla sostituzione dei nuovi contatori, viene risposto che i contatori “sono proprietà del distributore” ma non esiste alcuna prova che lo siano.

In evidenza

La sostituzione dei contatori

e-distribuzione sulla mia risposta ad un lettore di Repubblica e la mia replica.

“L’Azienda sta sostituendo i contatori attualmente installati con quelli di nuova generazione (cosiddetti 2G) nel rispetto della normativa vigente, che sollecita l’adozione di sistemi intelligenti di misurazione abilitando nuovi servizi ai clienti.”

La normativa vigente non ammette, invece, che un contatore possa essere gestito da remoto.

I nuovi contatori rispondono ai più alti standard di qualità del settore e sono conformi alla direttiva europea MID (“Measuring Instruments Directive”).  Sono strumenti di misura legale, dotati del marchio CE (Comunità Europea) e della marcatura metrologica supplementare (lettera M seguita dalle ultime due cifre dell’anno di applicazione), la cui certificazione è garantita da enti notificati indipendenti e riconosciuti a livello europeo.
 
La gestione da remoto dei contatori è una funzionalità, richiesta dalla regolamentazione nazionale a partire dal 2006, che consente di fornire ogni mese, alle società di vendita, il consumo effettivo dei clienti minimizzando il ricorso alle stime e ai conseguenti conguagli.

La MID, del 2007, supera la regolazione nazionale per tempo e merito essendo del 2007.

E-Distribuzione sottolinea che, in conformità a quanto prescritto dalla menzionata direttiva MID, non è possibile effettuare alcun “intervento da remoto sui parametri metrologici della misurazione”: i contatori, vengono “sigillati” in fabbrica e, per tutta la loro vita utile, è impossibile modificarne i parametri di calibrazione, né accedendovi fisicamente né da remoto. Non è prevista alcuna rielaborazione dei dati, ma la sola trasmissione a distanza delle stesse informazioni riportate sul display del contatore, che i clienti possono verificare puntualmente. E-Distribuzione precisa di essere proprietaria del contatore e di essere autorizzata alla sua sostituzione, nel rispetto della normativa e delle condizioni contrattuali.

Ma se l’utente non paga la bolletta la potenza gli viene ridotta da remoto e non c’è  certezza che la stessa operazione possa essere effettuata anche se l’utente la paga.

L’Azienda ricorda che l’intervento di sostituzione è completamente gratuito e che nessun compenso è dovuto al personale impegnato nell’operazione. Sul sito www.e-distribuzione.it è possibile reperire tutte le informazioni relative alla sostituzione, consultare il piano di installazione, scaricare il materiale illustrativo e la guida tecnica dell’Open Meter.
Inoltre, registrandosi gratuitamente all’area riservata del sito www.e-distribuzione.it, è possibile scaricare  il rapporto di sostituzione, che indica tutti i dati di interesse, comprese le letture di rimozione del vecchio contatore, a partire dal secondo giorno successivo all’intervento

Invece il nuovo contatore si paga, il corrispettivo finisce in bolletta, e all’atto della sostituzione, non viene richiesto alcun consenso all’utente per il trattamento dei dati che il contatore genera.

In evidenza

Autoriduzione delle bollette

Una recente sentenza della Cassazione stabilisce che Arera non può imporre, ai fornitori, il pagamento degli oneri di sistema. Occorre una legge specifica, e lo stesso principio può essere applicato ai consumatori che continuano a pagarli con le bollette.

Le associazioni dei consumatori, non possono promuovere azioni collettive perché il Codice di Consumo le esclude ma le forniture di gas ed energia elettrica sono servizi pubblici essenziali e quindi, se le contestazioni sono mosse correttamente, le forniture non possono essere sospese.

I fornitori sono sempre più numerosi e aggressivi e, nella cronica assenza di un albo, continuano fallimenti, aggregazioni e transumanze di utenti, mera merce di scambio e una miniera di dati.

I governi continuano a prorogare l’entrata in vigore del mercato libero, con la scusa che i consumatori capiscono poco o nulla , mentre le società di vendita sono più di seicento.

Sul monopolio di Enel nella distribuzione, e dei vantaggi che Enel trarrà con i nuovi sistemi illegali di misura né il garante, né il MISE non si pronunciano.

Cosa deve fare allora il consumatore? Oltre a raccogliere firme e richiamarsi all’art. 2558 del Codice Civile quando gli imporranno di cambiare il contratto di fornitura?

E perché dovrebbe continuare a pagare le bollette se:

  • quelle del gas addebitano un’unità di misura di fatturazione,che non è quella indicata sui contatori;
  • quelle della luce addebitano “oneri di sistema” imputati da Arera senza la necessaria legittimazione;
  • i contatori del gas, con più di quindici anni di funzionamento, non sono strumenti di misura legali;
  • decine di milioni di vecchi contatori di energia elettrica sono illegali e non sono assoggettabili a procedure legali di prova;
  • milioni di nuovi contatori di energia elettrica saranno gestiti illegalmente da remoto;
  • milioni i contatori hanno il display spento, o illeggibile, e solo il dato che si legge sul display fa fede nel rapporto tra terzi;
  • decine di milioni di nuovi contatori violeranno la privacy degli utenti;
  • non leggono i contatori, ma addebitano la relativa voce in bolletta: eppure l’utilizzo del dato teletrasmesso vìola il principio del contraddittorio in quanto il dato è dedotto in assenza del consumatore;
  • le bollette addebitano consumi inesistenti, solo per addebitare gli oneri di sistema, e quindi prestazioni inesistenti;
  • l’applicabilità dell’IVA sulle accise non è stata ancora chiarita.

Riferimenti legali nel blog.

In evidenza

Soldi per pochi

In pieno lock-down, con le industrie ferme, i monopolisti dell’energia annunciavano, risultati trionfali.

I monopóli e le concessioni rendono e il sistema politico ha tutto l’interesse a mantenerli. Alla di Draghi e della concorrenza.

Brilla su tutti Terna, che gestisce così la rete elettrica nazionale in Di alta tensione.

Poi ci sono Enel, Snam, le ex-municipalizzate che con pochi altri si spartiscono una torta multimiliardaria.

Soddisfatti i ministeri, che le controllano, e le scremano per conto dello Stato, tronfi i managers, che intascano bonus immeritati, e felici anche i cinesi, ai quali è stata venduta parte dell’argenteria per fare cassa.

Infrastrutture pagate con le bollette di generazioni, che viene venduta a pezzi da chi si alterna al governo.

Consumatori e cittadini non reagiscono, anche perché le operazioni non vengono pubblicizzate a dovere.

Per quelli che gestiscono i servizi essenziali – luce,gas,acqua, le bollette sono una garanzia perché l’italiano le paga senza fiatare.

Magari non sa quanto paga o quanto consuma ma un RID in banca risolve tutto.

Se poi con la bolletta gli fanno pagare altro che con luce e gas non c’entrano per nulla, se ne fa una ragione:”tanto non cambia nulla”.

Anche le PMI, chiuse durante il lock-down, dovranno pagare il 70% della bolletta di quando consumavano quando producevano.

Tutti quei soldi serviranno a mantenere un sistema, tronfio e autoreferenziale, che non sa come nascondere gli utili, mentre c’è gente che non sa come arrivare a fine mese.

La morosità aumenta e il governo dovrebbe affrontare il problema degli oneri di sistema: 18 miliardi prelevati ogni anno con le bollette.

E invece stanzia 600 milioni di euro per Alitalia, li prende dalle bollette come aveva fatto già l’anno scorso, con risultati facilmente prevedibili.

In evidenza

Arera e i sistemi illegali di misura

Per sostituirci i contatori di energia elettrica, i distributori invocano la delibera di Arera ma il consumatore non è obbligato ad accettarla e il sistema di tele-gestione del contatore è illegale.

Il sistema, che non è definito legalmente, prevede l’impiego di un contatore che, omologato come strumento autonomo, non può essere gestito da remoto.

E’ illegale modificare da remoto i parametri di misurazione: se il consumatore non paga la bolletta,gli riducono la potenza contrattuale ma non è garantito che non lo facciano, anche se la paga.

In attesa di chiarimenti, il consumatore si può opporre alla sostituzione e il dato valido della transazione rimane, per legge, quello rilevabile sul contatore, non collegato al alcun sistema remoto.

Interpellata da un consumatore, l’Autorità per l’energia scrive che “la modalità mediante la quale la quantità di energia elettrica viene misurata non é oggetto dei suoi interventi e che le responsabilità dell’attività di misura, previste dalla normativa vigente, ricade sui distributori”.

In assenza di un pronunciamento del MISE – Ministero dello Sviluppo Economico, unico competente per la Metrologia Legale –  é evidente che il sistema di tele-gestione, così come é stato predisposto dai distributori, non è legale, ai sensi degli articoli 7 e 8 dell’allegato I della direttiva MID: qualsiasi sistema di connessione di un contatore MID con software esterni non é né idoneo né sicuro.

L’omologazione MID del contatore riguarda il solo contatore quale strumento autonomo che perde la legalità quando viene inserito in una struttura di tele-gestione, i cui software possono modificarne i parametri e il risultato della misurazione.

Il documento di consultazione dell’Autorità per l’energia a pag. 50 riporta le osservazioni di un consultato che invocando il punto 10.5 dell’allegato I al decreto 2 febbraio 2007, n. 22, che ha recepito la direttiva europea MID, afferma che l’utilizzo dei dati rilevati a distanza non è riconosciuto dall’attuale legislazione metrologica”. 

L’unico sistema di misurazione legale dei consumi è rappresentato quindi da un contatore elettronico omologato che non interagisca con alcun altro software.

Non risultano, di conseguenza, legalmente valide le quantità di energia elettrica derivate da letture da remoto ai sensi dell’art. 10 del dell’allegato I della MID.

Nonostante abbia ammesso di “non avere poteri istituzionali e di non potere, di conseguenza, dare risposta alle questioni ad essa inerenti”, l’Autorità si é sempre prodigata in interpretazioni, consigli, osservazioni e segnalazioni che, in assenza di un chiaro pronunciamento del Ministero, non hanno alcun valore.

L’Autorità ha deliberato in aperta violazione della legge, per “difetto assoluto di attribuzione” (art. 21-septies l. n. 241/90) il che dovrebbe comportare la nullità delle sue deliberazioni, reclamabile in ogni tempo.

Risultano giuridicamente inesistenti e quindi impugnabili, la delibera 292/06 del 18 dicembre 2006, che dettava “Direttive per l’installazione di misuratori elettronici di energia elettrica predisposti per la telegestione per i punti di prelievo in bassa tensione”,  quella che autorizza  l’installazione dei nuovi smart meters “Realizzati secondo le specifiche funzionali emanate dall’AEEGSI con la Deliberazione 87/2016/R/eel” e la già citata 646/2016/R/EEL

Per quanto precede, l’utente ha il diritto di richiedere al proprio fornitore la dismissione del contatore in uso e la sua sostituzione con un contatore elettronico, omologato MID ma non interconnesso con alcun sistema remoto di tele-gestione, opponendosi, in tutte le sedi, all’adozione di soluzioni che non rispettino la metrologia legale.

Non essendo inoltre legale l’utilizzo dei dati rilevati tramite il sistema di telegestione , l’utente ha il diritto di chiedere al suo fornitore l’annullamento di tutte le bollette emesse a suo carico.

In evidenza

L’uplift e il potere di Terna

Terna aumenta l’uplift, Arera conferma e le bollette aumentano.

L’“uplift” paga in pratica tutte le attività messe in campo da Terna per mantenere in sicurezza il sistema elettrico nazionale ed evitare che resti al buio: sbilanciamento, i progetti di interconnessione con gli altri paesi, l’acquisto di energia di riserva,i rapporti con le utenze  interrommpibili, le centrali considerate “essenziali” etc.

Due voci prevalgono su tutte: l’energia di riserva, approvvigionata da Terna sua MSD  – Mercato Servizio Dispacciamento – sono le “chiamate” delle centrali, secondo criteri non sempre trasparenti e aste con prezzi in salita – e gli sbilanciamenti.

I due grafici che seguono sono piuttosto eloquenti: gli scostamenti mostrano che qualcosa non va e che, come sempre, l’emergenza paga,e il covid non fa eccezione.

Era ingiustificato il picco del 2016, ma in quel periodo bisognava eliminare i traders “non diligenti” – Starace li definì parassiti – che secondo Terna e Arera speculavano. L’uplift puntava inspiegabilmente a  20 €/MWh, ma la quota degli sbilanciamenti non arrivava a 5

Di nuovo nel 2017, eliminato qualche trader parassita, l’uplift s’impenna nuovamente perchè, questa volta, sono i produttori a sbilanciare, prima che Terna se ne accorga.

Dopo l’aumento comunicato da Terna in questi giorni, se confrontiamo il grafico del PUN – Prezzo Unico Nazionale – con quello dell’uplift,  notiamo che  quando il PUN scende  il dispacciamento sale e i produttori si rifanno dei margini persi col PUN facendosi “chiamare” da Terna nel MSD.

Il tutto con la benedizione di Arera, che non ha alcun controllo sul monopolio di Terna e sul costo dei suoi servizi o dei suoi progetti.

Così Terna fa utili trionfali sulla pelle di quelli che pagano le bollette.

Evidente, come nel caso dell’emergenza covid, l’incapacità di Terna a gestire il problema se non comprando, cara, energia di riserva per evitare il peggio.

Il potere di Terna, forte di un monopolio che dura da decenni, è devastante.

Le analisi costi&benefici “fatte in casa” sono insindacabili e senza programmi stringenti: il collegamento Calabria – Sicilia, gli interconnectors, e la farsa del Montenegro , le centrali essenziali strapagate per restare ferme, 50 nuovi GW di potenza conferiti con i medesimi criteri del CIP6 e la nuova linea Sicilia/Sardegna sono solo alcuni esempi.

Andate vedere i risultati di Terna, i bonus dei managers e come e quando vengono decise le opere. Poi moltiplicate i 20 €/MWh del uplift appena deciso per i 300 milioni di MWh consumati ogni anno in Italia.

Ci rivediamo al prossimo aumento.

 

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In evidenza

Gli assurdi oneri di sistema

Una rara slide dell’Autorità per l’energia mostra la situazione degli oneri di sistema che paghiamo con le bollette.

oneri in bolletta

Nel 2016 gli oneri valevano 14,4 e nessuno è in grado di fare previsioni per il futuro perchè nella voce “oneri di sistema” della bollette ci finiscono cose che con l’energia non hanno nulla a che vedere come di Alcoa, Ilva o Alitalia.

Ovvio che, in questa situazione, siano sempre più numerosi quelli che si staccano dalla rete per prodursi l’energia che consumano; non pagheranno più gli oneri che saranno spalmati su una platea di consumatori sempre più ridotta.

Ovvio anche che, se si congelano per un semestre gli oneri di sistema,  come è stato deciso l’anno scorso, bisogna poi pagarli con gli interessi.

La quota dominante degli oneri di sistema riguarda gli incentivi alle energie rinnovabili, il cui sviluppo è stato impostato e perseguito con demenziale leggerezza.

Il governo Monti aveva imposto un limite annuo agli incentivi, perché ormai era evidente che gli impianti venivano costruiti solamente perché i consumatori li avrebbero pagati con le bollette.

Il governo Renzi pensò poi di indebitare ulteriormente i consumatori, spalmando gli incentivi  su un periodo più lungo,ma riconoscendo gli interessi e rinviando il problema.

Adesso sui social fioccano le proposte di installare pannelli fotovoltaici per non pagare energia elettrica. Ma quelli che non non lo faranno, pagheranno il conto di tutti? E fino a quando?

I primi produttori di energia fotovoltaica incassano anche sette volte l’attuale prezzo dell’energia in borsa, mentre i consumatori dovranno pagare non solo gli incentivi ma anche tutti i costi per ri-bilanciare la rete, sbilanciata proprio dall’intermittenza degli impianti di rinnovabile.

Verranno installati migliaia di MW a gas, il cui costo verrà scaricato sulle bollette per permettere ai produttori di partecipare alle aste del capacity.

La lista dei furbi in un paese di idioti:una buona parte dei soldi viene inviata all’estero esentasse.IMG_0913

In evidenza

L’ultimo spenga la luce

La componente A3 é la voce dominante degli oneri di sistema delle bollette che, nel 2016, ci costavano 16,5 miliardi di euro.

Qui il dettaglio.

Ogni anno questa immensa quantità di denaro finisce, prevalentemente,nelle tasche di chi produce energia rinnovabile, in particolare fotovoltaica, in forza ad una serie di decreti – conti energia – emessi dal 2005 al 2011 – che hanno una durata di vent’anni.

I conti energia si basavano sull’ipotesi, rivelatasi poi clamorosamente errata, che il consumo di energia elettrica sarebbe aumentato costantemente negli anni.

Se ne accorse il governo Monti che, nel 2012, pose un limite annuo all’incentivazione di nuovi impianti, ma era ormai troppo tardi.

Anche senza incentivi, saranno sempre più numerosi quelli che si staccheranno dalla rete auto-producendosi l’energia.

Ma è evidente che, più saranno quelli che si staccano, e più aumenterà  la quota A3 per gli altri, quelli che continueranno ad acquistarla dalla rete.

Nessun governo riesce, o vuole affrontare il problema:il governo Renzi spalmò gli incentivi su un periodo più lungo senza alcun risultato concreto per i consumatori ma una serie di cause da parte degli operatori stranieri che in Italia fanno una montagna di soldi che si portano via esentasse.

Senza correzioni la situazione è destinata quindi a peggiorare specialmente per gli utenti che consumano meno.

Stessa cosa per il gas naturale: utilizzarlo solamente per cucinare, o anche solo per l’acqua calda sanitaria, costa quattro volte di più.

La parte fissa della bolletta, per i consumi più bassi, sta diventando sempre più pesante e il costo dei nuovi contatori, di luce e gas, che ci stanno sostituendo peggiorerà la situazione.

Una seconda casa, in assenza di consumo, addebita trenta euro al mese di bolletta elettrica.

 

In evidenza

IVA sulle accise

E’ corretto applicare l’IVA sull’accisa?

Un’interrogazione parlamentare non sembra aver ottenuto una risposta definitiva.

Il sottosegretario di turno conclude testualmente:

“Tuttavia, considerati anche i recenti orientamenti giurisprudenziali nazionali, ricordati nell’atto di sindacato ispettivo, con cui si sono spesso accolti i ricorsi presentati dai singoli utenti, si ritiene opportuno fare maggiore chiarezza sul tema, anche al fine di offrire una maggiore tutela dei diritti dei consumatori di energia elettrica”

 

Come per l’illegalità dei sistemi che misurano energia elettrica, il ministero da sempre risposte evasive: non c’è mai un si o un no che rassicuri il consumatore sulla correttezza di quanto paga.

E’ una commedia, recitata male dagli attori che si avvicendano al governo.

Una commedia che alimenta i contenziosi; con queste risposte un consumatore volenteroso potrebbe adire a vie legali con buone probabilità di successo.

Andrebbe contro gli interessi dello Stato? Forse, ma in questa commedia non è più chiaro chi è lo Stato.

Basterebbe non pagarla e vedere “che effetto che fa”.

In evidenza

Il mercato dei dati

Inutile perdere tempo con le bollette, o cercare di leggere i #contatorillegali, il grande fratello contatore veglierà su di noi, sarà tutto smart e tutto connesso.

Qualcuno deciderà quanto consumiamo e la nostra privacy andrà a farsi benedire.

Con quanta facilità firmiamo la clausola della privacy che ci viene proposta ormai ad ogni acquisto?

Siamo italiani e pigri: concludiamo al telefono contratti di luce e gas, senza neppure sapere quanto consumiamo!

Peggio! Con il telefono leggiamo a sconosciuti le nostre bollette dando gratuitamente dati sensibili!

Firmiamo polizze assicurative senza leggerle e cestiniamo le modifiche unilaterali delle banche, perché sono “noiose”

Perché perdere tempo con le bollette? Cosa vuoi che cambi?

Vero! Con i nuovi contatori, sapranno tutto di noi: quando ci facciamo una doccia, quanti giorni all’anno andiamo in vacanza, quante ore al giorno siamo in casa, se siamo dei buoni pagatori e magari, conosceranno anche il nostro IBAN.

E siccome nessuno garantisce la sicurezza del dato che verrà trasmesso, tutti i dati saranno a rischio.

Meglio conoscere POD e PDR! Sono dati sensibili e se, per caso, non vi arrivano le bollette significa che qualcuno ve li ha carpiti e avrete sorprese.

Non sarà più necessario capire la differenza tra mercato tutelato e mercato libero perché, con i nuovi contatori, ci avranno “profilati”  talmente bene che sapranno benissimo come fregarci: il mercato di luce e gas è un mercato di offerta e i dati diventano oro.

I venditori devono conoscere bene i polli e cosa c’è di meglio di un contatore intelligente e di una piattaforma che li gestisce tutti da remoto.

I distributori raccolgono i dati e li passano ai venditori che, guarda caso, sono parenti stretti.

Ho provato personalmente la procedura per verificare i miei consumi con un’identità digitale, che pochi sanno ancora cos’è.

Dopo un lungo slalom tra sms e password, ho potuto verificare i consumi di  una delle tre utenze a me intestate; per le altre due  il sistema dice che non ci sono i dati e, in effetti, se non c’è un contatore di ultima generazione l’utente non vede nulla. Per il gas, dicono, ci vorranno anni anche se il nuovo contatore lo paghiamo da quando ce lo installano.

La nuova piattaforma è stata predisposta da Acquirente Unico, società pubblica che garantisce la fornitura di energia elettrica ai clienti del mercato tutelato.

In base ai dati Arera del 2017, Enel, attraverso Servizio Elettrico Nazionale, vendeva l’86,5% dell’energia destinata al mercato tutelato e, attraverso edistribuzione, la distribuiva alla stessa percentuale di utenti domestici.

Su quasi tutti i nuovi #contatorillegali c’è il logo Enel, e quindi saremo tutti più liberi di verificare quanta energia elettrica ci misura e ci vende Enel.

Le altre centinaia di venditori, destinati a chiudere entro cinque anni, si limiteranno a mercanteggiare i nostri dati il cui valore attuale varia dai 50 ai 100 euro.

 

 

In evidenza

Il malloppo “commissariato”

Con il decreto Milleproroghe di fine anno il governo ha deciso il commissariamento del GSE – Gestore Servizi Energetici – società interamente partecipata dal MEF.

Da tempo al GSE c’era una situazione imbarazzante: baruffe,licenziamenti… una suburra indegna per un ente che gestisce i nostri soldi!

Il GSE gestisce gli incentivi alle rinnovabili, che noi tutti paghiamo con le bollette: 14 miliardi di euro previsti nel 2020. Gestire significa ricevere gli oneri di sistema delle bollette e girarli ai produttori, dopo aver verificato che ne abbiano diritto.

Commissariare il GSE senza dare giustificazioni plausibili è inaccettabile e quindi cerchiamo di capire cosa sta succedendo, perché i 14 miliardi li mettiamo noi.

Ed è nostro sacrosanto diritto sapere cosa ne fanno, fino all’ultimo centesimo e, se il governo si sente libero di commissariare il GSE senza ragione, il consumatore ha tutti i diritti di non pagare gli oneri di sistema della bolletta. Forse questa eventualità sfugge al “sistema” che da vent’anni  blatera di liberalizzazione.

Dunque, dal GSE dipende l’ Acquirente Unico che acquista energia energia elettrica per i venti milioni di utenti serviti ancora da contratti “tutelati”, le cui tariffe sono stabilite trimestralmente da Arera.

Bisognava uscire dal mercato tutelato da anni ma, proroga dopo proroga, sembra chiaro che non ci usciremo mai e ci stanno preparando il futuro.

Appena il GSE viene commissariato, il capo di Acquirente Unico, che dipende dal GSE, chiarisce che: “Il commissariamento non riguarda le società controllate…posso fare tutto io!”

Il Milleproroghe di fine anno viene emanato “salvo intese” ed ecco il colpo di mano, che per ora non sembra andato a buon fine, ma che prima o poi verrà ritentato.

Viene fatta girare la bozza di un emendamento al decreto che prevede che l’Acquirente Unico passi dal GSE, commissariato, al controllo diretto del MEF, che ne venga modificato lo statuto e che si metta a fare altre cose.

A cosa mira l’emendamento ? L’obbiettivo è evidente: mettere in sicurezza la parte del malloppo che rischia di dissolversi con gli insoluti : la morosità aumenta e, se il cliente finale non paga la bolletta, mancano gli oneri di sistema; fino ad oggi li hanno messi i fornitori, per conto dei clienti, ma é ovvio che non può durare.

La bozza dell’emendamento è creativa: vanno determinate  “le modalità e le condizioni con le quali i venditori di energia elettrica che fatturano ai clienti finali conferiscono mandato di pagamento irrevocabile in favore di Acquirente Unico”.

Definire in pratica le modalità “attraverso cui garantire che, mediante un unico pagamento da parte dei clienti finali, si proceda all’imputazione delle somme fra coloro che ne hanno titolo nonché le modalità e le condizioni in base alle quali i venditori di energia elettrica, decorso un periodo di tempo durante il quale abbiano posto in essere azioni idonee ad ottenere il pagamento delle fatture emesse nei confronti dei clienti finali, possano conferire ad Acquirente Unico S.p.a. mandato irrevocabile all’incasso dei propri crediti insoluti e non contestati”.

Per farlo AU avrebbe accesso “alle informazioni relative alla fatturazione e all’incasso dei corrispettivi a copertura degli oneri” nella disponibilità dei venditori mediante gli “specifici flussi informativi” del servizio informativo integrato.

Il servizio informativo integrato si basa sui dati raccolti dai contatori di seconda generazione che Enel sta installando in tutto paese.  Enel distribuisce infatti l’86,5% dell’energia venduta con il mercato tutelato, i dati sono tutto e il cerchio si chiude.

Un autentico delirio: AU sarebbe allo stesso tempo trader,”grande fratello” del sistema elettrico nazionale, cugino di Enel, esattore e recupero crediti pregressi!

Sembra che l’emendamento sia stato ritirato, dopo che il Mise ne ha disconosciuto la paternità, ma cosa resta di tutta questa torbida faccenda?

Il commissario deve essere ancora nominato e, viste le premesse, dovranno cercarlo sulla luna. Il governo,o chi per esso, non ha alcuna intenzione di perdere il controllo degli oneri di sistema, non ha alcuna intenzione di ridurli ma vuole avere la certezza che si paghino!

Cambiare qualche statuto o azzerare qualche controllata vale 14 miliardi di euro!

 

 

In evidenza

Contatori e Carabinieri

Un utente di Sestri Levante si oppone alla sostituzione del contatore di energia elettrica.

E’ un suo diritto, come gli hanno confermato dal call center indicato sull’avviso di sostituzione, lasciato sulla porta di casa.

L’addetto della società incaricata della sostituzione prima minaccia l’utente di chiamare i Carabinieri, poi li chiama e questi – colpo di scena – escono, come se non avessero altro da fare.

Arrivati sul posto, dopo i saluti di rito, non verbalizzano nulla – altro colpo di scena – perché non c’è nulla da verbalizzare.

Il contatore vecchio resta al suo posto e tutti se ne vanno soddisfatti.

C’è qualcosa che non torna in questa incredibile vicenda che deve essere chiarita.

Come dovrebbero essere riviste le delibere di Arera che hanno creato questa giungla.

Queste forzature trovano giustificazione solo dai soldi succhiati ai consumatore per installargli un sistema di misura illegale.

Più contatori sostituisci e più ti premiano e così, se l’utente non è d’accordo, ti permetti di chiamare i Carabinieri per intimidirlo.

Bisogna capire se è un ordine di scuderia oppure, anche se non sembra, è un caso isolato.

Per non farvi sostituire il contatore è sufficiente chiedere a chi interviene se ha intenzione di verbalizzare e sottoscrivere i consumi letti sul contatore vecchio.

La risposta sara negativa perché non sono autorizzati a farlo eppure, quei dati sono l’unica cosa legale dell’operazione.

 

 

 

In evidenza

La lettura dei contatori

Nuovi o vecchi, smart o scemi, legali o meno, accesi o spenti, di prima o di seconda generazione, sembra che leggere i contatori sia diventata un’attività optional, con il risultato che spesso paghiamo in bolletta il servizio di misura, anche se nessuno la fa.

E così paghiamo un consumo stimato, basato sui consumi precedenti, che è sempre maggiore di quello reale.

Eppure, quando nel 2002 ci installarono i primi contatori elettronici, che sarebbero stati gratis ma non lo erano, ci raccontarono che avremmo pagato i consumi effettivi.

Erano tutte balle, i contatori erano intelligenti solo per quelli che l’energia la distribuiscono e la vendono, molto meno per quelli che la consumano.

La procedura corretta é: il distributore legge il contatore e comunica il dato al fornitore il quale emette la bolletta.

Ma il distributore, anche se è pagato per farlo, ha la tendenza ha non leggerli e se anche il dato di consumo si perde nella trasmissione, può continuare a denunciare consumi stimati.

Per sopperire alle sue carenze, l’utente viene allora invitato a fare l’auto-lettura – che in questa situazione è fondamentale – un’ulteriore regalo al distributore. Non farla è un errore perchè i consumi stimati diventano storici e la differenza tra il consumo stimato indicato nelle bollette e quello reale, si amplifica.

Se poi l’utente riesce a leggere il contatore, e confronta i numeri con quelli delle bollette, si accorge  della differenza, scrive al fornitore il quale risponde con la lettera qui sotto.

Il fornitore scarica la responsabilità sul distributore che non fa il suo dovere e, in assenza di dati, avvisa l’utente che le fatturazioni sono in linea con i consumi: anche se  non è vero!

E’ inaccettabile che i consumatori paghino con la bolletta un servizio non reso quando, come in questo caso, i contatori elettronici erano stati installati, a loro spese, proprio per leggere puntualmente i consumi effettivi.

Molti consumatori si dimenticano del contatore, molti non sanno dov’è, magari è spento o magari è quello del vicino di casa.

Le giustificazioni del fornitore  richiamano proprio le norme vigenti che invece impongono le letture.

Mentre l’Autorità dorme sonni tranquilli, il fornitore preannuncia anche un rimborso, relativo ai consumi di due anni prima, dicendo di aver sollecitato i dati al distributore: e così la presa in giro è completa.

Nella sostanza, il fornitore si finanzia a spese dell’utente, e lo Stato incassa accise, imposte e IVA non dovute.

Quanti sono i casi come questo? E quanti sono i milioni di euro in ballo ?

Conviene a tutti che i contatori non vengano letti, a tutti meno che al consumatore.

Ecco la lettera del fornitore.

#contatorillegali

distributore inadempiente

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I mantenuti 

I “mantenuti” vivono sulle nostre bollette e presentano bilanci trionfali per i tempo che corrono.

Alitalia, Ilva e Alcoa, coprono parte dei buchi con le bollette.

Questo il dettaglio ( energia elettrica) delle voci in bolletta di una piccola impresa:

1) Corrispettivi per sbilanciamento e dispacciamento

Corrispettivo per l’approvvigionamento delle risorse del Mercato Servizio Dispacciamento

Copertura costi delle unità essenziali per la sicurezza del sistema.

Corrispettivo a copertura dei costi della modulazione della produzione eolica.

Corrispettivo di reintegrazione salvaguardia transitoria.

Costi per la capacità produttiva.

Costi per la remunerazione dell’interrompibilità del carico.

Corrispettivi riconosciuti per il funzionamento di Terna.

Costo per l’aggregazione misure.

2) Corrispettivi per l’uso della rete e il servizio di misura

Costo distribuzione.

MIS – Corrispettivo per la misura.

TRAS – corrispettivo per la trasmissione energia assorbita.

SIGMA3 – Distribuzione – quota energia.

SIGMA 1 – Distribuzione – quota fissa.

SIGMA 2 – Distribuzione – quota potenza.

3) Componenti A – UC – parte fissa (indipendenti dal consumo )

A2 – attività nucleari residue

A3 – promozione della produzione da fonti rinnovabili (e assimilate)

A5 – finanziamento delle attività di ricerca e sviluppo

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio

4) Componenti A – UC – parte variabile ( proporzionali al  consumo)

A2 – attività nucleari residue.

A3 – promozione della produzione da fonti rinnovabili e assimilate.

A4 – finanziamento dei regimi tariffari speciali.

A5 – finanziamento delle attività di ricerca e sviluppo.

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio.

AS – corrispettivo per la copertura utenze disagiate.

UC3 – costi per gli squilibri del sistema di perequazione della trasmissione e distribuzione.

UC4 – copertura delle integrazioni tariffarie alle imprese minori.

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio.

MCT – finanziamento per la compensazione territoriale.

UC7 – copertura oneri derivanti da interventi per la promozione dell’efficienza energetica.

Ae – per finanziare le agevolazioni alle imprese con elevati consumi di energia.

I mantenuti sono tanti: chi trasporta energia in alta o in bassa tensione, chi distribuisce gas in alta e in bassa pressione; i produttori di energia rinnovabile che portano gli utili all’estero esentasse; quelli che, dopo ventisette anni, incassano ancora gli incentivi CIP6 del 1992; quelli che il nucleare non c’è ma comunque si paga; quelli della liberalizzazione con il monopolio della misurazione; quelli delle multi-utilities para-comunali che fanno tutto, dalla luce alla spazzatura,dall’acqua al gas.

La liberalizzazione all’italiana ha creato ARERA, GSE, GME e l’Acquirente Unico, tutti riferibili allo Stato e gestiti da manager indicati e scelti dai partiti.

Un turbillon di poltrone in conflitto d’interessi, con sontuosi bonus ad ogni giro.

Nessun vantaggio economico per i consumatori, che non capiscono neppure quello che pagano e perché lo pagano.

Le nostre bollette finanziano quelli che non le pagano, quelli che pagano tariffe agevolate;  i lavoratori di Alcoa, dell’ILVA e dell’Alitalia, le imprese energivore, le bollette degli ex-dipendenti delle società elettriche; le bollette dei parlamentari e dei partiti, forse quelle del Vaticano di San Marino e della RAI.

Le tariffe dell’energia elettrica hanno lo stesso destino della benzina, che paga da decine, o centinaia di anni, le calamità naturali.  

Le rendite delle nostre infrastrutture, che chissà quante volte sono state vendute anche se le avevamo pagate noi o i nostri genitori, adesso finiscono in tasche cinesi.

In evidenza

Alitalia come Alcoa

L’ennesimo rinvio Alitalia rincarerà le bollette elettriche.

Il prestito di 900 milioni ad Alitalia – previsto dal decreto Crescita – è garantito dalle nostre bollette: soldi che ci hanno già prelevato per pagare i produttori di energia rinnovabile.

Quindi il fondo di 900 milioni dovrà essere ricostituito.

Succhiare soldi ai consumatori è una costante dei governi: lo aveva fatto il Renzi per ILVA – per 400 milioni – e il nuovo governo continua nell’opera con Alitalia e con Alcoa, la cui vicenda è emblematica.

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La legge 129/2010, conosciuta come decreto  “Salva Alcoa”, fece esplodere il settore del fotovoltaico in Italia che, dopo 10 anni, sovvenzioniamo con le bollette per 12 miliardi all’anno.

Il “salva Alcoa” estendeva gli incentivi del secondo conto energia, che erano più generosi di quelli del terzo, che sarebbe entrato in vigore nel 2011.

Il decreto dava la possibilità anche agli impianti allacciati alla rete entro il 30 giugno del 2011 di accedere alle tariffe del secondo conto energia, purché la comunicazione di fine lavori venisse inviata al GSE entro il 31 dicembre 2010.

Il decreto di fatto prorogava, fino al 30 giugno 2011, il periodo di operatività del secondo conto energia, destinato inizialmente ad esaurirsi nel 2010, per effetto dell’entrata in vigore del terzo.

Il decreto prevedeva inoltre misure urgenti per garantire il potenziamento e la sicurezza dell’energia elettrica in Sicilia e Sardegna e fu ribattezzato “salva Alcoa” proprio perché affrontava anche la questione della multinazionale americana che, a quel tempo, minacciava la chiusura dello stabilimento in Sardegna, per i costi troppo elevati dell’energia elettrica.

Dopo nove anni scopriamo che, per rendere profittevole il piano industriale di Alcoa, il costo dell’energia per la stessa dovrebbe essere meno della metà di quello di mercato.

In questa situazione Arera non può fare altro che segnalare, a Governo e Parlamento, la drammaticità della situazione che va ad impattare sulle bollette, mettendo in ulteriore difficoltà proprio quelli che consumano meno, e che pagano di più l’energia elettrica.

Con questi continui salvataggi, gli oneri di sistema, che valgono 15 miliardi di euro all’anno, non potranno mai ridursi ma solo inesorabilmente aumentare.

 

 

In evidenza

Il grande fratello

La sostituzione dei contatori di energia elettrica, con quelli di seconda generazione, è in pieno svolgimento.

Per ora se ne occupa Enel, che li produce per quasi tutti i distributori, e che li installa attraverso la sua controllata edistribuzione, concessionaria della distribuzione dell’energia elettrica in Italia.

In questi giorni, Enel offre tre ore di energia “gratis” se l’utente ha il nuovo contatore 2G.

A Milano, Unareti, controllata da A2A, inizierà a sostituirli dal prossimo anno.

Oltre al problema della gestione da remoto dei contatori, che è espressamente vietata dalla legge e che il MISE non affronta da anni, c’è quello della privacy: all’atto della sostituzione, nessuno chiede il consenso al trattamento dei dati del suo consumo.

Ed è pacifico che i dati sono del consumatore, perché li ha pagati con la bolletta e perché sono diretta conseguenza delle sue abitudini.

Senza il suo consenso, non possono andare da nessuna parte!

Ci viene richiesto sempre più spesso il consenso per la privacy, per ogni tipo di acquisto o di servizio, ma per i dati del nostro consumo, che valgono miliardi, non se ne parla nemmeno.

Eppure i dati che i nuovi contatori sono in grado di elaborare, proprio per come ce la raccontano, sono tanti e importanti, specialmente dal punto di vista commerciale.

Con il nuovo contatore, chi misurerà l’energia che consumiamo conoscerà le nostre abitudini: se siamo dei buoni pagatori, se siamo fuori casa durante il giorno, quando facciamo il bucato o se passiamo il weekend fuori città.

Le società di distribuzione che ci vogliono cambiare il contatore non fanno alcun accenno al nostro consenso, senza il quale però non possono rivelare a nessuno i nostri dati.

Cosa che, invece, succede già per i milioni di utenti che si sono già fatti sostituire il contatore e i cui dati diventano merce di scambio tra distributori e fornitori, avvantaggiando quei fornitori, Enel in testa, che controllano anche le società di distribuzione.

Una volta raccolti dal contatore, i dati vengono trasmessi con protocolli di comunicazione, noti solo al distributore che potrà modificare a piacimento la potenza contrattuale a disposizione degli utenti.

Evidente la possibilità, per chi distribuisce e misura energia, di girare i dati a chi magari la produce o la vende per “profilare” commercialmente il consumatore; un vantaggio, che con l’entrata in vigore del mercato libero, sarà devastante.

Sull’argomento, andrebbe letto con attenzione il parere del gruppo di lavoro 29 della UE per la protezione dei dati che così conclude:

“Il parere ha evidenziato che i contatori intelligenti offrono molte nuove possibilità di trattamento dei dati e di erogazione dei servizi ai consumatori. A prescindere dal tipo trattamento, sia esso simile a quello già esistente o senza precedenti, il responsabile del trattamento deve essere chiaramente individuato e deve conoscere gli obblighi connessi alla legislazione sulla protezione dei dati, anche in fatto di tutela della vita privata fin dalla progettazione, sicurezza e diritti degli interessati. Gli interessati devono essere debitamente informati sulle modalità di trattamento dei loro dati e devono essere a conoscenza delle differenze fondamentali che tale trattamento comporta, in modo che quando esprimono il loro consenso questo possa essere ritenuto valido”.

Esattamente il contrario di quanto sta succedendo: il consumatore italiano non viene avvertito che i suoi consumi sono dati personali, che verranno trasmessi a sistemi remoti senza indicare il livello di protezione sulla garanzia del dato trasmesso, e che verranno gestiti da terzi.

Non chiedendogli di firmare il consenso non dovrà neppure comunicargli il nominativo del responsabile del trattamento dei dati.

In attesa del pronunciamento del Garante, al quale dovrà necessariamente essere richiesto il parere, la sostituzione va rifiutata, con salvezza del diritto di rivolgersi allo stesso per le sostituzione già effettuate, in flagrante violazione dei suddetti diritti e con ogni consequenzialità.

 

 

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Contatori in Francia:truffa?

Aumentano le proteste contro Linky, il nuovo contatore elettrico francese.

Due giornali, Capital e l’Humanitè, si chiedono se si tratti di progresso o di truffa.

Enedis – che controlla il 95% della rete elettrica francese – ne dovrebbe installare 35 milioni entro il 2021, in linea con una direttiva europea sull’efficienza energetica.

Dal 2016 sono stati sostituiti 11 milioni di contatori.

La sostituzione del contatore saràa carico del consumatore e il distributore incasserà 5,7 miliardi di euro.

Per la Corte dei conti francese, il programma Linky si tradurrá in un beneficio finanziario per il distributore di mezzo miliardo di euro, che verrà scaricato sulle tariffe, senza alcun reale vantaggio per il consumatore.

Le proccupazioni dei consumatori francesi, che si stanno opponendo alla sostituzione, sono: protezione dei dati personali, sicurezza informatica dei dati di consumo, problemi sanitari, diritto dei consumatori e controllo della domanda di energia da parte del distributore.

I metodi per imporre la sostituzione vanno dalle minacce di distacco a non meglio definite ritorsioni economiche, metodi questi particolarmente efficaci con i male informati o con le persone anziane.

Inoltre sembra che, all’atto della sostituzione, non venga effettuato alcun controllo alla rete alimentata con rischi d’incendi.

Vista la sempre maggiore protesta, dei consumatori e in Parlamento, i giornali si chiedono se non sia il caso di abbandonare il progetto come già successo in Belgio e in Germania.

In nessuna altro paese europeo l’installazione dei contatori ha creato una reazione come in Francia.

In Italia, per esempio, non c’è alcuna fronda, anzi, si accetta senza batter ciglio la sostituzione dei vecchi contatori,illegali, con sistemi di misura altrettanto illegali, cosa che in Francia, forse non hanno ancora apprezzato.

Tuttavia, anche in Italia la sostituzione può essere rifiutata e non sono applicabili sanzioni.

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Pagato il canone Rai?

Da quattro anni le bollette della luce addebitano il canone della RAI; per il 2019 sono nove euro al mese, per dieci mesi, da gennaio a ottobre.

Una volta incassati, il fornitore dovrebbe girarli all’Agenzia delle Entrate, segnalando contestualmente il POD della nostra utenza di residenza e il nostro codice fiscale.

Numerosi lettori segnalano di aver ricevuto una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate, alla quale il pagamento del canone del 2016 non risulta.

Per evitare sorprese, il consiglio è di verificare, sulle bollette pagate negli ultimi quattro anni, che per ogni anno solare il canone sia stato addebitato.

Se non le trovate in casa potrete facilmente scaricarle dal sito del vostro fornitore.

Le bollette della luce vanno per questa ragione conservate per dieci anni.

La brillante idea di scaricare il canone RAI in bolletta venne al governo Renzi  nel dicembre del 2015 e l’Autorità dell’Energia si limitò a disquisizioni teoriche.

Era la caccia agli evasori del canone: grande impatto mediatico, pochi risultati e, come prevedibile, notevoli problemi nella messa a punto della procedura.

A quattro anni dall’entrata in vigore del provvedimento, che è il tempo necessario per capire come le cose in Italia non funzionano, arrivano le prime comunicazioni dell’Agenzia, alle quali seguiranno le cartelle esattoriali con la richiesta di pagamento.

Il consumatore dovrà quindi dimostrare di aver pagato il canone ammesso, ovviamente, che il suo fornitore glielo abbia addebitato con la bolletta e poi regolarmente girato all’Agenzia delle Entrate

Siccome sono pochi quelli che verificano le bollette, se non c’è stato addebito, la richiesta dell’Agenzia è corretta e gli anni sono quattro, per 400 euro.

Ma anche se l’utente ha pagato, il consumatore deve sperare che il fornitore abbia fatto il suo dovere e tra le centinaia di sconosciuti fornitori che operano nel mercato, ci saranno sicuramente i furbi che non l’hanno fatto.

Se poi, dal 2016, il consumatore ha cambiato fornitore o magari più fornitori, il controllo sarà ancora più complicato. 

Stesso problema se su quel POD è subentrato un altro utente.

Le ultime proposte di subentro pubblicizzano “il canone RAI ve lo paghiamo noi “, e magari, dopo tre anni, si scopre che non è vero.

#canonerai

 

 

 

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Il ricalcolo dei consumi

Un lettore segnala questo caso di ricalcolo dei consumi tutt’altro che chiaro, che può essere spiegato solo ricorrendo al salumiere:

“Signora, in merito al prosciutto che le vendo ogni giorno dal 2011, volevo dirle che credevo che la bilancia funzionasse bene e invece mi dicono solo ora quelli che la leggono da sei anni, che non è così. Per sei anni ho creduto di venderle ogni giorno un etto di prosciutto ma mi accorgo solo ora che pesava un etto e dieci grammi e quindi ora, dopo sei anni, mi deve pagare i dieci grammi in più per ogni suo acquisto degli ultimi sei anni. Se vuole, può pagarmi a rate”

La bolletta certifica come reale la lettura del 2011 e da qui parte il ricalcolo.

Questo è solo un esempio del sistema perverso utilizzato per la misurazione dell’energia elettrica che, come si nota dalle letture successive indicate nella bolletta, continua a basarsi su consumi stimati, nonostante l’utente paghi il corrispettivo della gestione del contatore che, associato al trasporto, vale in questo caso 355€.

Perché tutta questa attività di recupero credito proprio adesso? Perché, con il  mercato libero alle porte, bisogna mettere a posto i numeri e chissenefrega se non ho letto i contatori per sei anni anche se venivo pagato per farlo.

I casi di ricalcolo sono numerosi.

D’altro canto la stessa TERNA conguaglia, a suo piacimento, gli sbilanciamenti tenendo in scacco le società di trading.

#contatorillegali

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La farsa dei contatori

Premesso che:

  • la metrologia legale, che tutela la fede pubblica in quelle transazioni commerciali che utilizzano strumenti di misura, compete unicamente al Ministero dello Sviluppo Economico;
  • è in corso, su scala nazionale, la sostituzione di decine di milioni di misuratori di energia elettrica e di gas naturale;
  • i misuratori, una volta installati, diventano parte integrante di un sistema che permette al Distributore, di energia elettrica e/o di gas, di “gestirli”da remoto;
  • il sistema, inteso come misuratore in campo e struttura di gestione dello stesso, predisposta presso i centri operativi dei Distributori, non è mai stato definito legalmente dal MISE;
  • la gestione da remoto dei misuratori è espressamente vietata dal D.Lgs. 22.2.2007, n.22: non è cioè ammesso modificare da remoto le variabili metrologiche che concorrono alla formazione del dato di consumo;
  • lo stesso D.Lgs stabilisce inoltre che l’unico dato legalmente valido della transazione è quello che si forma sul posto e non quello letto da remoto.

Non si comprende quindi perché i consumatori debbano sostenere il costo di sistemi di misurazione illegali, un costo che assume proporzionalmente un’incidenza maggiore e rappresenta una spesa non indifferente per gli utenti che consumano meno.

Per come è stato predisposto, il sistema sembra invece molto più utile ai distributori: i nuovi misuratori, che dovrebbero facilitarli nella rilevazione dei propri consumi, sono invece oggettivamente complicati.

Con la gestione da remoto,espressamente vietata dalla legge, i distributori potranno raccogliere e utilizzare una notevole serie d’informazioni, sfruttandole a proprio favore, e il tutto a carico dei consumatori.

Tenuto conto che la quasi totalità dei misuratori di energia elettrica è controllata da Enel, tramite e-distribuzione, e decine di milioni di clienti Enel dovranno passare al mercato libero, è evidente che con tale operazione il monopolio di Enel non potrà che rafforzarsi.

Sarebbe quindi particolarmente utile conoscere la posizione ufficiale del MISE su quanto affermato dall’attuale sottosegretario con delega all’energia che, nel 2017, definiva la sostituzione dei contatori una“soap opera che andava immediatamente fermata”.

 

 

 

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Il banco vince sempre

Grande enfasi della stampa alle sanzioni dell’Antitrust a Enel e Acea, per pratiche scorrette per “svuotare la tutela prima che arrivi l’Autorità” , sfruttando la posizione dominante.

Sorprende però la sproporzione delle sanzioni: 93 milioni a Enel e 16 ad Acea.

Dalle tabelle pubblicate nell’ultima relazione di ARERA, si evince che:

  • edistribuzione – società di distribuzione di Enel – distribuisce 50 TWh a 25 milioni di utenti domestici, mentre Areti – società di distribuzione di Acea – distribuisce  2,7 TWh a 1,3 milioni  di utenti;
  • gli utenti domestici in maggior tutela consumano un totale di 35 TWh;
  • enel vende 42 TWh ai clienti domestici, mentre Acea ne vende 1,3.

Qui non si tratta di sanzionare quante volte ha peccato Enel e quante Acea, ma di affrontare il peccato originale e cioè l’enorme vantaggio per Enel di conoscere vita, morte e miracoli di 25 milioni di utenti, attraverso l’utilizzo dei dati, rilevati dai nuovi contatori di proprietà di edistribuzione; un vantaggio che durerà fino al 2030, e cioè fino alla scadenza della concessione.

Per non dare troppo nell’occhio e magari essere accusata di lesa maestà, il problema viene solamente accennato nella nota a margine di pag. 5 del documento dell’Antitrust:

“Apparivano altresì emergere elementi idonei a suffragare l’ipotesi che nella propria attività commerciale EE sfruttasse l’appartenenza al gruppo Enel – verticalmente integrato nei mercati della distribuzione e della maggior tutela”

 

 

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Sicurezza per decreto

La sicurezza degli impianti che trattano sostanze pericolose è fondamentale per la salute dei cittadini e, se a seguito dell’incidente di Seveso, la legge che ne prende il nome impone determinate regole, non ci si può permettere di interpretarle.

Non si può cioè disquisire su cos’è  uno stabilimento, o un’officina di gas, concludendo che un’area di dodici ettari è assimilabile a un tubo interrato. E’ pacifico che non si tratta di un tubo interrato e non c’è legge, o decreto che possano provare il contrario.

E’ quanto invece potrebbe accadere a Meledugno, in Puglia, dove dovrà essere costruita la stazione di ricevimento del gas che proviene dalla Grecia, attraverso la TAP,  la pipeline che collegherà l’Italia all’Azerbajian.

Stando al progetto, la stazione sarà composta da due parti distinte e contigue, una di competenza e gestione di TAP, la società che gestirà il gasdotto,e l’altra di Snam Rete Gas.

La perizia depositata dagli esperti conclude che la stazione, nella sua interezza, non deve sottostare alla legge Seveso perché le due parti che la compongono trattano quantità di gas che, singolarmente, non eccedono i limiti imposti dalla legge.

Non va cioè tenuta in considerazione la potenziale pericolosità dell’intera stazione, ma quella di ognuna delle due parti che la compongono e quindi, uno più uno fa uno e non due.

Per avvalorare la tesi, le cui ragioni restano ignote e oggettivamente  incomprensibili, la perizia prende in considerazioni le tonnellate di gas che, proprio per evitare l’applicazione della legge Seveso, non devono superare il limite di 50.

Non bisogna essere degli esperti per calcolare che l’intera stazione tratterà volumi di gas nettamente superiori alle 50 tonnellate, ma quello che sembra invece prevalere è un decreto e un giudice dovrà quindi decidere, non sulla potenziale pericolosità dell’impianto, ma se il decreto viene rispettato.

Qui non c’entra essere a favore o contro la TAP, non c’entrano ulivi o posidonie: se un area di dodici ettari è potenzialmente pericolosa, a prescindere dalle più fantasiose interpretazioni, dovrebbero essere messe in atto tutte le regole che garantiscono la sicurezza della popolazione.

Se la legge Seveso, nata dopo una tragedia come quella da cui prende il nome, è stata promulgata propio per evitarne altre, andrebbe applicata senza la necessità di interpretarla.

 

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Concessioni senza rischi

Il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi si riflette sulla remunerazione degli investimenti, garantita a chi gestisce servizi regolati, per ripagare reti elettriche, elettrodotti, gasdotti, stoccaggi, contatori etc.

Uno spread di 300 punti base potrebbe costare agli utenti italiani circa 460 milioni di euro all’anno in più sulle tariffe di elettricità e gas.

Il parametro tariffario, calcolato in base molteplici fattori di natura finanziaria, fiscale e di rischio paese dovrà essere aggiornato dall’Autorità  entro fine anno e inciderà sulla voce “spese per il trasporto” di luce e gas.

Le reti del gas e dell’energia elettrica, come per le autostrade, pagate da generazioni di utenti, garantiscono un ritorno sull’investimento a due cifre, e senza nessun tipo di rischio, tanto meno il rischio paese il cui premio assicurativo è pagato da ogni bolletta.

Meglio per tutti quindi che lo spread non salga ma sarebbe anche il caso rivedere le concessioni, che nel caso della distribuzione dell’energia elettrica, è monopolio di Enel.

 

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Abuso di Autorità

Ogni tre mesi, Arera aggiorna i prezzi di gas e luce del mercato tutelato, che serve tre consumatori su quattro.

I cospicui  aumenti degli ultimi due trimestri dipendono,secondo Arera, dalla stagionalità dei prezzi all’ingrosso – una balla perché il prezzo è in costante e anomala ascesa –  dal fermo estivo dei reattori nucleari francesi  – un’altra balla perché succede ogni anno – dal calo della produzione idroelettrica – che pesa pochissimo sul totale – e dall’aumento della domanda legato al caldo anomalo – tutt’altro che anomalo.

Nei due ultimi aggiornamenti stesso copione per mostrare una situazione migliore di quella reale, dando in pasto ai media notizie rassicuranti e facendo gridare i politici di turno che bisogna ridurre il costo delle bollette.

Ma c’è un importante novità: siccome gli aumenti sarebbero troppo elevati, Arera mette in piedi una piccola finanziaria, congelando un miliardo di euro di oneri di sistema, nella speranza di recuperali in tempi migliori.

In pratica fa come il governo, facendo debito con la speranza che PIL migliori.

Gli oneri di sistema incentivano anche l’energia rinnovabile e resta un mistero perché debbano calare in futuro.

Ma non è un mistero che, venendo a mancare una quota di oneri, lo Stato non incassa le relative imposte.

Se sussiste quindi il dubbio che Arera possa intervenire sulla fiscalità, prerogativa di  governo e parlamento, ne è chiara la ragione: non era bello che il collegio uscente di Arera presentasse in giugno un aumento a due cifre e non è bello che il collegio entrante, espressione politica del nuovo governo, faccia lo stesso

Il risultato è che stiamo facendo debiti anche con le bollette.

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La bufala del gas azero

Il metano estratto in Azerbajan costa cinque centesimi, quello estratto dai russi, uno.

Inoltre, il trasporto dal Caspio costa il 50% in più rispetto ad altri tragitti.

Il gas del giacimento azero di Shah Deniz, nel Mar Caspio, che dopo 3.500 chilometri, e cinque nazioni, dovrebbe giungere con il TAP a Melendugno (Lecce), non si sa  se arriverà nelle quantità previste e costerà caro.

Lo afferma un rapporto dell’Oxford institute for energy con il il titolo è “Non esageriamo: prospettive del Corridoio sud del gas al 2030”.

L’Oxford institute ha tra i suoi finanziatori le maggiori compagnie del settore, comprese Bp (a capo del consorzio che ha in concessione Shah Deniz e tra i principali azionisti Tap), Snam (altro grande azionista Tap) ed Enel (cliente del nuovo gas). E infatti il ricercatore che firma il rapporto, Simon Pirani, autore di una lunga serie di pubblicazioni sull’argomento, avverte che la ricerca, basata su dati di autorità regolatorie, compagnie petrolifere, banche e Commissione europea, “non rappresenta necessariamente il punto di vista dell’Istituto”.

Gli 878 chilometri di gasdotto tra il confine greco-turco e l’Italia, 4,5 miliardi di dollari di spesa prevista, sono il proseguimento del Tanap (Trans anatolic pipeline) che va dal Mar Caspio alla Turchia. Per il governatore pugliese, Michele Emiliano, il Tap va fatto, ma non in prossimità del paradiso naturalistico di San Foca (litorale di Melendugno); per il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, “è superfluo, dato che i consumi di gas sono in calo”; per il premier Giuseppe Conte “è strategico”; mentre per il vicepremier Matteo Salvini serve perché “l’energia costerà il 10% meno”.

Affermazione, quest’ultima, smentita pochi giorni fa dallo stesso Viminale: “Questa amministrazione non detiene alcuna documentazione” in merito alle previsioni di risparmi nelle bollette del gas, per effetto del Tap, hanno 11 risposto al costituzionalista salentino Michele Carducci, che aveva richiesto un accesso agli atti per conto delle associazioni No Tap.

Lo stesso dai ministeri di Affari esteri, del Sud e dell’Ambiente; il Mise non ha risposto.

Il Tap rientra nel progetto del 2012 del governo Monti di fare dell’Italia un Hub del gas, cioè un centro di smistamento e vendita.

Idea che, al di là di ogni altra valutazione, funziona se di gas ce n’è abbastanza e a prezzi convenienti.

Quantità.

La Bp ha siglato contratti di fornitura con nove clienti europei, tra cui Enel, Edison, Hera, la tedesca E.On e la francese Gdf Suez: oltre 10 miliardi di metri cubi di metano l’anno (il 2% circa dei consumi europei) per 25 anni. Verrebbero dalla fase II dello sfruttamento del giacimento azero, 16 miliardi di metri cubi l’anno previsti. La Turchia è tra i principali clienti anche in questa nuova fase di produzione, le prime consegne di un contratto da 6 miliardi di metri cubi annui sono arrivate nel giugno scorso. Un miliardo di metri cubi è inoltre destinato alla Grecia e uno alla Bulgaria. Vuol dire che quanto rimane per l’Italia e gli altri Paesi europei sarebbe già il 20% meno del previsto. Inoltre, secondo le stime, la nuova produzione di Shah Deniz raggiungerà un picco di 16 miliardi di metri cubi annui entro il 2022, per declinare dal 2030, scendendo a circa 6 miliardi nel 2035. La società Tap, interpellata dal Fatto Quotidiano, conferma che il gas contrattualizzato è quello annunciato da Bp, con consegne a partire dal 2020. Se anche il gasdotto fosse pronto per quella data, quantità di metano vicine a quelle previste, stando alle stime di Pirani, si avrebbero per solo un paio d’anni. “In realtà ci sono altri giacimenti nell’area – spiega Pirani – ma non si sa quando saranno sviluppati e a chi andrà il gas”.

L’Azerbaijan ha infatti aumentato i suoi consumi, così come la Georgia, e il gas del Caspio può essere venduto alla Turchia o, via Turkmenistan, ai mercati est europei e del subcontinente indiano, a costi molto minori.

Prezzi.

In Italia, 75 miliardi di metri cubi di consumi annui, il gas è acquistato per l’80% con contratti a lungo termine, i cosiddetti take or pay (paghi anche se non si ritiri); sono segreti industriali ben custoditi, ma ci sono stime. Secondo Nomisma Energia, i prezzi dei contratti take or pay e quelli del mercato libero, in Europa ora sono quasi allineati, circa 27 centesimi di euro i primi, 28 i secondi. Dice Davide Tabarelli, presidente del centro studi e favorevole all’opera: “Il gas azero, se anche arrivasse a San Foca a 10 centesimi al metro cubo, renderebbe il gasdotto conveniente”. Il problema è che mentre il costo di produzione del gas russo è attorno a un centesimo di euro al metro cubo, quello estratto di Shah Deniz II, 600 metri sotto il Caspio, costa, in euro, tra i 4 e 5 centesimi. Ma a renderlo caro è soprattutto il trasporto: tra i 27 e i 29 centesimi di dollaro al metro cubo, tra i 23 e i 25 centesimi in euro: almeno il 50% in più di quanto costa portarlo per altri tragitti. Tap, invece, non ha fornito sue cifre. Bollette. Fino a Melendugno il gasdotto è a carico di Tap.

La “bretella” da 55 chilometri che da lì si allaccerebbe al terminal di Brindisi, opera “di carattere strategico”, sarà invece pagata nelle bollette, voce “servizi di rete”. Quindi rappresenterà un costo in più. L’investimento (stimato da Snam in 210 milioni) è remunerato con un tasso stabilito dall’Autorità dell’energia al 5,5% circa. Inoltre, “per le opere definite strategiche c’è una sorta di garanzia dei ricavi – spiega Carlo Scarpa, ordinario di Economia all’Università di Brescia – se scendono i consumi la società mantiene i suoi ricavi aumentando le tariffe”. L’ultimo bilancio semestrale di Snam mostra ricavi a 1,2 miliardi, in aumento del 2,3% (utile netto più 3,8%) nonostante una domanda di gas naturale in calo dell’1,6%.

da Marco Maroni – Il Fatto Quotidiano, 19-09-18

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Percorso a ostacoli per la TAP

Le dichiarazioni di Barbara Lezzi, ministro per il Mezzogiorno, fanno presagire nuove battaglie sul progetto.

Anche se non è vero, come invece dichiara il ministro, che la TAP è direttamente partecipata da Gazprom, la presenza dei russi è palpabile.

Se dal punto di vista politico l’espresso faceva un quadro inquietante dell’intero progetto, da quello tecnico un rapporto dell’osservatorio dell’energia di Oxford concludeva che, visto il trend  di consumi del paese, all’Azerbaijan resterà ben poco gas da esportare e,nel medio termine, il gas inviato con il TAP sarà molto più russo che azero.

Con la posizione turca nei confronti dell’Europa tutt’altro che chiara, una sempre più marcata dipendenza energetica della Turchia dai russi e il tracciato turco del gasdotto, c’è il serio rischio di ritrovarsi nella medesima situazione nella quale l’Europa si ritrova ogni inverno, e cioè di dover riscaldare l’Ucraina per ricevere il gas russo.

Se poi, come conclude il rapporto, il gas russo sarà sempre il più competitivo, la diversificazione della fonti di approvvigionamento per l’italia, sbandierata con grande enfasi da tutti, risulta una colossale balla. Sempre Oxford, il corridoio sud del gas soddisferà per non più del 2% la domanda di gas europea.

Venendo meno la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, e cioè una delle prerogative per la realizzazione del gasdotto, quali sarebbero quindi i reali vantaggi per l’Italia?

Prima di tutto non è scontato che il gas che arriverà con il TAP sarà bruciato in Italia.

Senza leggere i contratti non è possibile fare alcuna previsione e siccome i contratti, se ci sono, sono secretati in Svizzera, chi si pronuncia al riguardo fa solo illazioni. Snam peraltro partecipa al progetto per il 20% ed è auspicabile che ENI possa esercitare una pari opzione di  ritiro.

Per il resto, il gas potrà essere venduto dovunque e prova ne è che la stazione di misurazione  del gas in arrivo non sarà soggetta ad alcun controllo fiscale da parte dell’Agenzia delle Dogane italiana.

In sostanza, quindi, e non si sa a quali condizioni, abbiamo concesso ad una multinazionale svizzera una delle più belle spiagge del Salento, scartando l’ipotesi di deviare il gas alla centrale a carbone di Brindisi o all’acciaieria di Taranto, che ne avrebbero avuto davvero bisogno.

Il ministro Lezzi dovrà inoltre chiarire come “l’accordo a suo tempo concluso con questa  multinazionale si concretizzò violando alcuni principi. Anzitutto quello  della libera concorrenza, sancito da una direttiva europea”.

Sarà quindi interessante capire a quali condizioni é stato concesso (?) a TAP l’approdo sulla spiaggia di Santa Foca, quali erano le deroghe, se e quanto peserà sulle bollette degli italiani la costruzione dell’impianto di Meledugno  e della bretella Snam che, con un percorso di 60 km in mezzo agli olivi, collegherà Meledugno a Brindisi.

Sempre secondo Lezzi “grazie a questa deroga concessa a Tap, di costi minori per gli utenti potrebbero non essercene. Anzi Tap potrebbe remunerare il capitale che ha investito nella costruzione dell’opera, proprio gravando sulle bollette”.

In attesa dei chiarimenti, per il momento si può solamente dire che il gasdotto potrebbe contribuire alla sola sicurezza dell’approvvigionamento di gas, anche alla luce della prossima scadenza dei contratti con Russia e Algeria, del calo della produzione nel Mare del Nord e dei cronici problemi con il gasdotto libico.

E’ quindi prematuro  dire che il gasdotto aumenterà la concorrenza  abbassando il costo dell’energia per consumatori e imprese italiane mentre non è difficile immaginare che Gazprom potrà imporre la sua politica commerciale all’Europa, come ha già fatto con l’accordo per il raddoppio del gasdotto del Baltico con i tedeschi.

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La Cassazione sui consumi anomali

L’ordinanza della Corte di Cassazione – Cass. civ. Sez. III, Ord., (ud. 15-03-2018) 19-07-2018, n. 19154 – tratta un caso di  consumo anomalo di acqua.

La Corte stabilisce che, in caso di contestazione, è il gestore del servizio a dover fornire in primo luogo la prova del corretto funzionamento del contatore e l’utente può quindi limitarsi, in prima battuta e ove lamenti un non corretto computo dei propri consumi, a denunciarne il cattivo funzionamento.

Spetta quindi al gestore dimostrare il corretto funzionamento del sistema di misurazione, attività che non può essere illegittimamente addossata all’utente.

In tema di contratti di somministrazione, la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità, sicchè, in caso di contestazione, grava sul gestore l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante, mentre l’utente deve dimostrare che l’eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo.

Le conclusioni della Corte, se applicate ai contratti di fornitura di energia elettrica, dove il gestore  non fosse  in grado di dimostrare lo stato di legalità, dei contatori o dei sistemi di misurazione, potrebbero riaffermare i diritti dei consumatori.

 

 

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La concessione Enel

Per capire la privatizzazione delle autostrade basta ascoltare la puntata di Report del 2004 e l’intervento del prof. Ponti, incaricato dall’attuale governo alla verifica della sostenibilità economica delle grandi opere.

L’anno successivo Report affrontò il tema dei controlli degli strumenti di misura e, nello specifico, dei contatori di energia elettrica, concludendo che non erano strumenti legali e che nessuno, salvo Enel, poteva controllarne il corretto funzionamento.

In sostanza, tutta l’energia elettrica nazionale era misurata da contatori illegali e, nonostante alcune centinaia di sequestri a Milano, nessuno ci fece caso.

Una dirigente del MISE, rispondendo alla giornalista, disse che le domande poste erano capziose e che le sue risposte sarebbero potute andare contro gli interessi dello Stato.

Come per Autostrade, e quindi per concessione, Enel misura ancora oggi tutta l’energia distribuita in Italia e sta sostituendo decine di milioni di contatori, illegali, con altrettanti sistemi di misurazione, illegali.

In completa autonomia, e senza alcun controllo,Enel misurerà la bolletta energetica nazionale, con l’aggravante di poterne influenzarne anche il prezzo di mercato, vista la posizione dominante anche nell’attività di produzione dell’energia elettrica.

Il caso Enel è analogo a quello di Autostrade, tariffe in luogo di pedaggi.

Ogni tanto ne viene chiesto l’aumento, l’Autorità per l’energia, dopo un po’ di melina, accetta e l’Antitrust dorme.

Stesso discorso vale per Terna che, sempre per concessione, trasporta l’energia elettrica in alta tensione.

E’ dagli anni ’60, che il governo di turno nazionalizza, privatizza, liberalizza, tiene sotto tutela o libera il consumatore italiano che, in questo modo, paga le bollette più care in Europa.

La regola sembra sempre la stessa: privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite e purtroppo, nel caso del ponte, anche di vite umane.

Contro ogni regola europea, le concessioni sono segreto di stato e il nuovo governo sembra intenzionato a metterci mano, senza che vengano prorogate, in automatico, a ogni scadenza.

La liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica è la più grande bufala propinata agli italiani da vent’anni e una qualsiasi bolletta ne è la prova evidente.

La fede pubblica delle transazioni commerciali, che era e resta di responsabilità del MISE, è andata a farsi benedire diciotto anni fa, quando gli uffici provinciali metrici sono stati soppressi e gli ispettori sono passati alle dipendenze delle CCIAA, in palese conflitto d’interesse con quei compiti di tutela chiamati ad assicurare per legge.

Il decreto Bersani, che intendeva liberalizzare il settore, prevedeva la creazione di venti aree di distribuzione, che avrebbero creato sì una vera concorrenza, cosa che invece non si è mai realizzata.

E non si è mai realizzato l’umbundling, cioè la netta separazione tra le attività di produzione, distribuzione e vendita.

Una vera liberalizzazione avrebbe dovuto comportare l’annullamento del contributo derivante dall’attività monopolistica di distribuzione nei risultati complessivi di Enel, dove invece rappresenta oggi l’80%.

Secondo alcuni articoli di stampa di questi giorni, il governo sembra ignorare che, dopo Autostrade, la madre di tutte le concessioni è proprio quella di Enel.

In evidenza

Proroga tutela a condizione che

ARERA ritorni alla sua missione originale e cioè ” la promozione della concorrenza e dell’efficienza nel settore dei servizi di pubblica utilita’, di seguito denominati “servizi”, nonche adeguati livelli di qualita’ nei servizi medesimi in condizioni di economicita’ e redditivita’, assicurandone la fruibilita’ e la diffusione in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale, definendo un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli interessi di utenti e consumatori”.

Non intervenga in materie che non le competono, come la metrologia legale, della quale è unico responsabile il MISE. Nello specifico, vengono installati decine di milioni di sistemi di misurazione illegali, che funzionano male e che oltretutto il consumatore paga con la bolletta.

Denunci l’impossibilità di promuovere la concorrenza, e quindi la tutela degli interessi di utenti e consumatori, in presenza della chiara posizione dominante di Enel, che dalla fine del mercato tutelato, e con il monopolio della distribuzione, sarebbe l’unica a trarre vantaggio.

Metta in condizione i consumatori, attraverso una seria e mirata campagna di informazione, di capire quanto consumano e quanto spenderebbero passando al mercato libero. I comparatori di offerte non sono assolutamente adeguati, né fruibili  dalla quasi totalità dei consumatori.

Semplifichi radicalmente le bollette, sull’esempio di quelle degli altri paesi europei, che sono utili e non aggravano il lavoro dei fornitori, che in Italia viene poi scaricato sul prezzo.

Rediga, con il MISE, l’atteso albo dei fornitori per evitare in futuro situazioni oggettivamente sconcertanti.

Riveda il contratto di maggior tutela a garanzia dei consumatori. Quello attuale non funziona per evidente responsabilità dominante del distributore.

Annulli la procedura di conciliazione che allontana ulteriormente i consumatori dal far valere i propri diritti.

Quantifichi, con precisione, l’ammmontare degli oneri di sistema, che ormai pesano per più di un terzo sul valore delle bollette, da qui a dieci anni confutando, in modo molto più efficace del passato, gli ulteriori aggravi.

 

 

In evidenza

La bolla del fotovoltaico

Per il fallimento della Alter Eco, due anni fa andava all’asta un campo fotovoltaico da 1 MW , finanziato con il quinto conto energia del 2012.

Il prezzo base d’asta – 650 €/kW – era otto volte inferiore al valore iniziale.

Solamente la speculazione spiega l’installazione di gran parte degli impianti fotovoltaici, installati tra il 2010 e il  2012.

Impianti pagati dalle nostre bollette con i “conti energia” , per miliardi di euro all’anno e per vent’anni.

Il futuro lo insegnano i cinesi, gli stessi che abbiamo arricchito strapagando i pannelli, oppure Enel, che si vanta di vincere gare in giro per il mondo a prezzi anche dieci volte inferiori a quelli strappati in Italia dai conti energia.

Un paese serio avrebbe dato priorità strategica a progetti basati sulle necessità locali, come fanno ora in Germania, e non più di 600.000 impianti sparsi nelle campagne, dove i primi furbi che arrivano fanno i soldi.

Un paese serio decide per una strategia energetica a vantaggio non di avidi fondi lussemburghesi, ma di tutta la popolazione.

Un paese serio fa bandi per acquisti poliennali di energia prodotti da impianti di decine MW di potenza installata e non di kW.

Un lettore racconta la sua esperienza.

Nel 2006, con mezzi propri, ha installato 22 kW (primo conto energia) aggiungendone altri 23 nel 2009 (secondo conto energia): il pareggio – capitale investito e incentivi incassati – arriva solo nel 2017, ma non tiene conto dei mancati interessi e del tempo dedicato a superare gli innumerevoli ostacoli burocratici. Adesso il GSE lo paga con un anno di ritardo.

Nel 2006 in effetti erano pochi quelli che ci credevano e non c’era speculazione.

Facile immaginare quello che è successo dopo, quando tutti hanno creduto di fiutare l’affare, hanno acceso un mutuo gonfiato, mettendo magari a garanzia solamente il terreno.

A quando il loro pareggio?

Secondo le stime di Banca d’Italia, i NP delle rinnovabili ammontano a 707 milioni di euro.

La socializzazione silenziosa

La Delibera di Arera n° 396/2021 recepisce le misure del Governo per calmierare il costo delle bollette – mercato tutelato – del quarto trimestre: 4 miliardi, dopo 1,2 miliardi del trimestre precedente.

La delibera lancia tra le righe un messaggio inquietante: “Cassa e GSE prevedono che la liquidità complessiva dei conti di gestione si esaurisca verso la metà dell’anno 2022, diventando negativa nella seconda metà del medesimo anno”

La sospensione del pagamento degli oneri di sistema, solo per alcune categorie di consumatori, creerà il prossimo anno un buco di 7,5 miliardi di euro e tanti produttori di energia rinnovabile non riceveranno un euro.

Per ragioni politiche, o perché speriamo sempre che le cose migliorino, affrontiamo le emergenze mettendo le solite pezze ma, se qualcuno non l’avesse ancora capito, l’emergenza energetica attuale é fuori controllo.

Sarebbe stata un’ottima occasione per affrontare il cancro degli oneri di sistema che pesano sulle bollette per 15 miliardi di euro all’anno.

Imbarazzante l’ottimismo del Governo nel prevedere un rialzo del PIL del 6% e far pagare alle industrie, con una potenza installata maggiore di 16,5 kW, bollette talmente salate da costringerle a ridurre la produzione.

In presenza di una volatilità dei mercati energetici sempre più marcata, e di un tasso d’inflazione esplosivo, gli interventi trimestrali spostano solo la resa dei conti che arriverà prima di Natale, quando verranno annunciati i prossimi aumenti.

Occhio al contatore!

Attenzione al contatore, anche quando comprate un immobile, potreste avere brutte sorprese.

Come al lettore del blog che, dieci anni fa, acquista un immobile e l’anno scorso gli sostituiscono il contatore di energia elettrica.

Dalle verifiche il contatore risultava manomesso e il consumo reale era maggiore di quello misurato: il contatore rubava, ma era stato manomesso prima dell’acquisto e lui non ne sapeva nulla.

Manomettere un contatore elettronico di energia elettrica non è un’operazione semplice e solo chi conosce bene i contatori, può effettuarla.

Per dimenticanza dell’ente omologatore dei contatori, ma anche del ministero competente, manca un sigillo legale fisico su una una vite attraverso la quale è possibile entrare nel contatore, modificandone il circuito di misurazione.

Una chiave elettronica che segnali in centrale una manomissione non è evidentemente sufficiente!

Se l’operazione fraudolenta viene effettuata all’installazione del contatore, il consumo dei successivi 15 anni potrà quindi ridursi sensibilmente, senza che il distributore se ne accorga.

Ma se il distributore se ne accorge, come poi é accaduto, sarà l’ultimo a restare con il cerino in mano e a risponderne.

Prima pagherà la maggiore quantità energia elettrica consumata negli ultimi cinque anni e poi dovrà difendersi in sede penale dalla denuncia per furto di energia.

Meglio verificare, all’acquisto dell’immobile, tutti gli strumenti di misura installati.

Il portale del SII

Il portale del Sistema Informativo Integrato (SII) sarebbe anche a disposizione dei consumatori più curiosi, dotati di tempo e pazienza.

Forse è lo stesso portale di e-distribuzione che, secondo Arera, gestisce l’85% dei contatori nazionali?

È così che si rendono “terzi” i monopoli?

Arera spiega a cosa dovrebbe servire il portale,quando sarete riusciti ad entrare.

Del suo portale, invece, e-distribuzione scrive “il Cliente riconosce che l’uso dei Servizi avviene a proprio esclusivo rischio“.

Quindi a cosa serve un portale dove i dati non sono attendibili?

Ma gli stessi dati, se passano sotto l’ombrello SII, lo diventano?

Chi paga per questi “doppi servizi” del tutto inutili?

Scrive Arera: “il distributore, responsabile della lettura (più propriamente della “raccolta della misura”)”

La novità è che il distributore non misura più ma “raccoglie” i dati, dei quali non è responsabile, il che dimostra che della misurazione non importa nulla a nessuno, tranne che al consumatore che la paga con la bolletta, che sia corretta o meno.

Eppure la legge è chiara: il distributore è responsabile della corretta misurazione ma Arera non lo dice perché non si occupa di metrologia legale anzi, per statuto, non deve neppure sapere cos’è.

La validazione del dato di consumo da parte del distributore è infatti un altro buco nero del sistema: tutti aspettano la validazione, da chi misura, ma non è facile ottenerla.

Meglio i consumi stimati: sono senz’altro maggiori di quelli reali!

Ancora Arera:“I dati di misura trasmessi al SII sono quelli rilevati con le letture periodiche del contatore” quindi sono quelli prodotti dai contatori o sono quelli che il distributore ogni tanto raccoglie mandando in giro i letturisti?

Il SII é costituito presso l’Acquirente Unico, all’indirizzo è detto:

“Acquirente Unico, gestore del Sistema Informativo Integrato, è stato individuato dalla Legge Bilancio 2018 (art 1, comma 8, legge n. 205 del 27 dicembre 2017) come il soggetto deputato a mettere a disposizione dei clienti finali i loro dati di consumo di energia elettrica e di gas, secondo le modalità stabilite dall’ARERA e nel rispetto delle indicazioni del Garante in materia di protezione dei dati.

Acquirente Unico è la società pubblica, interamente partecipata dal Gestore dei Servizi Energetici S.p.A. – ovvero dal G.S.E. – interamente posseduto dal Ministero dell’economia e delle finanze – costituita dal decreto legislativo 16 marzo 1999 n. 79 allo scopo di garantire la fornitura di energia elettrica ai consumatori domestici e alle piccole imprese che non sono ancora passati al mercato libero.

Era il 1999 e, ancora oggi, decine di milioni di consumatori sono ancora serviti dal mercato tutelato

In quanto soggetto terzo, pubblico ed indipendente, negli anni sono state attribuite ad Acquirente Unico crescenti responsabilità e diverse attività quali lo Sportello per il Consumatore Energia e Ambiente, il Portale Offerte, l’Organismo centrale di stoccaggio dei prodotti petroliferi (OCSIT), Cassa Conguaglio GPL, oltre all’originaria funzione di approvvigionamento di energia elettrica per il Mercato Tutelato, per accompagnare lo sviluppo dei mercati energetici”.

Vi invito ad una prova pratica del funzionamento del portale: è un esperienza onirica!

L’accompagnamento dura da 22 anni e il numero di “badanti” cresce ma, alla fine, la nostra ultima “badante” sarà proprio il vecchio monopolista, che oggi fa più figo chiamare “incumbent”.

E’ probabile che il SII servirà solo per profilare la nostra “vita” energetica, in spregio a qualsiasi garanzia sulla privacy, e aiuterà i venditori, specialmente gli amici e i parenti dei distributori, e in particolare modo la famiglia dell’incumbent, a fornirvi l’energia elettrica al miglior prezzo, per loro.

Il portale di e-distribuzione

Le condizioni generali del servizio distribuzione di energia elettrica sono pubblicate sul sito di e-distribuzione che, secondo fonti ARERA, gestisce l’85% dei contatori operanti in Italia.

L’art. 9 recita:

9. Limitazione di responsabilità di E-distribuzione 

Il Cliente riconosce che l’uso dei Servizi avviene a proprio esclusivo rischio.

I Servizi vengono forniti così “come sono” e “come disponibili”

sul Portale di E-Distribuzione. 

Se il portale è di proprietà di e-distribuzione, e se e-distribuzione lo gestisce a spese dei clienti, perchè e-distribuzione non dovrebbe essere responsabile dei dati reperibili?

Perché non leggono i contatori

Le bollette del gas addebitano consumi stimati perché, nonostante il consumatore paghi il servizio di misurazione, i distributori non mandano più nessuno a leggere i contatori, il dato teletrasmesso si perde o le batterie si scaricano molto prima di quanto dovrebbero.

Se facciamo l’auto-lettura, come ha la faccia tosta di chiederci, e comunichiamo i dati al nostro fornitore, il distributore la deve “validare“.

Ci può mettere mesi per farlo e, nel frattempo, il fornitore continua a fatturare acconti stimati, che sono sempre maggiori di quelli reali.

Quando invece gli acconti sono inferiori al consumato, dopo mesi o magari anni, arriva il bollettone di conguaglio.

Ci dicono di aver tentato di leggere il contatore ma non c’era nessuno in casa. Elencano i tentativi di lettura, molti dei quali sarebbero stati fatti in date improbabili, che comunque non riusciamo più a verificare né a ricostruire e contestare.

Quando invece cambiamo il fornitore é il delirio: il nuovo fornitore chiede al distributore di andare a leggere il contatore, attività che svolge con grande calma e così passano mesi prima che arrivino le bollette, sia del vecchio che del nuovo fornitore.

Quelle del fornitore subentrante sono tutti acconti, basati sul nulla.

I contratti impongono al distributore di leggere il contatore a precise scadenze, ma l’Autorità prevede anche il tentativo di lettura e così i distributori ci marciano.

Sarebbe bastato limitare il numero delle bollette di acconto a una all’anno ma era troppo facile e i distributori non farebbero i trionfali utili che fanno: incassano cioè un corrispettivo a fronte di un servizio inesistente.

Numerosi lettori denunciano che il dato dell’auto-lettura non viene preso in considerazione, a conferma che il sistema non funziona.

Le bollette di conguaglio arrivano comunque entro cinque anni, cioè prima di venire prescritte e possono riguardare consumi di anni ancora precedenti.

Ora la prescrizione è di due anni ma il meccanismo non è ancora rodato.

La domande sono: perchè i fornitori attendono anni per fatturare, anche ingenti partite di gas che restano in sospensione di accise e imposte a danno dello Stato?

Perchè partite economiche così rilevanti sono richieste dopo anni? 

Come vengono fatti i bilanci?

Quanti soldi girano nel mondo del gas?

Per questo il gas é così caro?

 

Marcatura CE

I contatori di energia elettrica

Premesso che:

  • la marcatura CE è obbligatoria per i prodotti che rispondono a specifiche direttive europee che la richiedono;
  • alcuni prodotti sono soggetti a requisiti di direttive diverse;
  • la marcatura CE garantisce che il prodotto rispetta tutti i requisiti previsti dalle direttive allo stesso applicabili;
  • prima di apporre la marcatura CE è obbligatorio accertarsi che il prodotto soddisfi tutti i requisiti pertinenti;
  • é illecito e ingannevole apporre la marcatura CE sui prodotti per i quali non esistono specifiche direttive europee,

È il caso dei contatori Enel di “prima generazione“, noti come “contatori intelligenti”, installati dal 2001.

La marcatura di quei contatori può far presumere al consumatore che il contatore risponda ai requisiti specifici di uno strumento di misura, requisiti che nel 2001 non esistevano.

I contatori sono ancora in servizio e sono decine di milioni.

Il loro utilizzo, benché omologati, è stato autorizzato da un decreto legislativo del 2007, di dubbia costituzionalità e in pacifico contrasto con il Testo Unico delle leggi metriche che imponeva, e tuttora impone, strumenti legali per le transazioni commerciali, qual’è la vendita di energia elettrica.

Solamente i distributori di energia elettrica sanno come funzionano e come poterli gestire da remoto; l’utente invece non ha avuto alcun vantaggio economico, né pratico, vista la difficoltà che riscontra nel consultarli.

Il contatore in effetti non è facile da leggere, come invece prevede la legge.

I distributori hanno eliminato i costosi “letturisti” così risparmiano e il dato del consumo non è più rilevato sui contatori – e il dato fidefacente la transazione resta quello – bensì da remoto.

Il contatore elettromeccanico, quello con la rotella, è ancora utilizzato in tutta Europa, mostra solamente il numero progressivo di kWh; numero che può essere facilmente rilevato dal consumatore e confrontato con quello della bolletta.

Quando, nel 2001, Enel iniziò ad installarli, quei contatori venivano spacciati per gratuiti e l’utente avrebbe pagato solo il consumo reale.

Dopo vent’anni, invece, vengono addebitati ancora consumi stimati, perché i dati si perdono nella trasmissione oppure perché i contatori non funzionano.

Comunque, se la marcatura CE non è regolare la presunzione di conformità non sussiste e se il contatore non è stato neppure omologato, chi lo ha installato, e chi ne utilizza i dati per fatturare, incorre in una sanzione amministrativa e nella confisca.

I contatori attualmente in servizio presentano due tipi di marcatura:

1) quella utilizzata prima del recepimento in Italia della direttiva MID – marzo 2007 – che riporta un simbolo CE che, per le ragioni esposte, non doveva essere apposto.

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2) quella utilizzata dopo il recepimento della direttiva MID

Il simbolo CE è seguito da una M, da due cifre che indicano l’anno di apposizione della marcatura, e da quattro cifre che identificano l’Ente Notificatore europeo che lo ha omologato. Segue il riferimento del dossier tecnico del contatore depositato presso lo stesso Ente Notificatore.

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Dei contatori omologati MID viene attestata la conformità a un modello depositato presso l’Ente certificatore, per quanto attiene alla precisione metrologica e alle norme di sicurezza previste dalla direttiva. A conferma che un ente terzo certificato ha eseguito tutti i test previsti dalla direttiva e un apposito manuale deve informare il consumatore su cosa deve, o non deve fare, per evitare i pericoli.

La direttiva prevede infatti che, all’installazione del contatore, vengano consegnati all’utente il manuale d’istruzioni e d’uso e la “Dichiarazione di Conformità”, firmata dal legale rappresentante della società che lo ha fabbricato; a garanzia, per l’utente, che i criteri di fabbricazione e di prova del contatore sono stati rispettati e che il fabbricante ha depositato un fascicolo tecnico, consultabile a richiesta del consumatore.

Il manuale dovrebbe inoltre riportare la procedura di prova delle funzioni del contatore installato. Cosa che invece non accade.

Sono queste le implicazioni, e gli obblighi conseguenti alla marcatura CE su un contatore, ma sembra che tutti lo ignorino.

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