Non installate i ripartitori

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Il D.Lgs. 102/2014 impone la contabilizzazione dell’energia termica consumato dalle singole unità immobiliari.

Buona parte dei condomìni ha optato per la contabilizzazione indiretta: valvole termo-statiche, (con le quali è possibile regolare il flusso dell’acqua calda ai radiatori) e contabilizzatore indiretto di energia termica fornita dal radiatore, noto come ripartitore.

Negli edifici più datati i c.d. montanti (tubazioni verticali) distribuiscono l’acqua calda a radiatori situati su piani diversi ed é quindi impossibile installare i sistemi di contabilizzazione diretta (che invece misurano in modo preciso l’energia termica fornita all’intera unità immobiliare in base alla portata di acqua calda e alla differenza temperatura tra mandata e ritorno).

Mentre i contabilizzatori diretti sono strumenti omologati, i ripartitori stimano grossolanamente l’energia termica ceduta all’ambiente (in base alle dimensioni del radiatore, della sua temperatura e di quella dell’ambiente riscaldato).

Non essendo strumenti di misura omologati i ripartitori non sono strumenti legali.

E la legge stabilisce che, se una transazione economica è basata sulla misurazione di una grandezza, tale misurazione deve essere effettuata con strumenti di misura legali e la stessa grandezza deve essere espressa in un’unità di misura legale.  

La richiesta di un corrispettivo economico, contro una quantità di energia termica erogata, rientra in questa casistica.

I ripartitori misurano “unità di ripartizione”, che non sono unità di misura legali.

La Direttiva 2004/22/CE – nota come MID – regola la messa in commercio di strumenti omologati. La contabilizzazione dell’energia termica viene trattata nell’allegato MI-004 della direttiva e prevede la sola contabilizzazione diretta.

La certificazione CE, apposta sui ripartitori, presume quindi una conformità metrologica che invece non esiste.

Tale tipo di strumenti è quindi illegale ed é nulla qualsiasi pretesa economica basata sulle sue rilevazioni, a prescindere dalle decisioni prese dalle assemblee condominiali: la legge infatti è inderogabile!

Grottesco quindi che lo Stato conceda benefici fiscali a chi installa strumenti illegali e sanzioni chi non lo fa.

Il nuovo documento pubblicato in G.U. che doveva fare chiarezza, neppure li menziona ma lascia altri dubbi:

  • può essere applicata una norma che non specifica se i calcoli dell’energia utile debbano eseguirsi per l’edificio allo stato originario o allo stato attuale? 
  • può essere applicata una norma che lascia al professionista la possibilità di “scegliere” le temperature dei locali non riscaldati?

Ovviamente no!

Si può pertanto concludere che la UNI 10200,attualmente in vigore, non è applicabile agli edifici esistenti con buona pace di quelli che hanno speso soldi inutilmente e degli amministratori che continuano imperterriti a proporre i lavori in assemblea richiamando una legge che non conoscono.

La guerra fredda del gas

Per il vicepresidente americano, il raddoppio del gasdotto russo-tedesco Nord Stream destabilizzerebbe l’Ucraina.

Ma siamo noi europei a pagare il gas degli ucraini solo perché il gas che compriamo noi ai russi possa attraversarla e arrivare in Europa.

Secondo Biden quindi,  per potersi riscaldare, gli europei dovrebbero continuare a riscaldare gratis gli ucraini acquistando gas americano.

Due anni fa, un rapporto dell’OIES di Oxford analizzava il mercato europeo del gas.

In piena crisi ucraina, con il rischio per gli europei di rimanere senza gas, solo perché gli ucraini non lo pagavano ai russi, il rapporto analizzava le alternative europee di approvvigionamento.

La diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas europeo diventa infatti attuale ad ogni crisi ucraina: si valutano però sempre le opzioni europee e non quelle dei russi che, avendo il gas, risultano molto più elastiche.

Il rapporto riconosceva che la reciproca dipendenza presenta, in fin dei conti, più vantaggi che svantaggi, anche perché l’Europa non è in grado di diversificare rapidamente le fonti energetiche.

Il rapporto indicava,al 2030, un fabbisogno aggiuntivo di 100/200 miliardi di m3/anno e un prezzo – 20 €/MWh – che i russi sarebbero sempre in grado di garantire. 

Un livello di prezzo maggiore di quello degli ultimi mesi.

La principale alternativa é il gas naturale liquefatto – GNL – il cui commercio globale annuo dovrebbe raddoppiare al 2030, arrivando a 700 miliardi di m3.

La disponibilità di GNL americano dipende, oltre che dall’effettiva volontà degli Stati Uniti ad esportarlo, dal prezzo e dalla domanda Cinese. 

A due anni dal rapporto, le novità sono solo russo/tedesche:

  • deciso il raddoppio del gasdotto nord stream, che porterà il gas russo direttamente in Germania, sotto il Baltico;
  • consistenti scambi di assets: pozzi russi contro reti di distribuzione e pozzi europei;
  • cancellazione del South Stream, che avrebbe portato direttamente il gas russo ai Balcani,attraverso il mar Nero tagliando fuori l’Ucraina;
  • congelamento del Turkish Stream, che porterebbe più gas russo attraverso la Turchia;

In vista del sempre più probabile  scoppio della bolla dello shale-gas americano, ci si chiede come il gas americano possa competere con quello russo in Europa.

    Con tanti saluti anche a quelli che, tre anni fa, pensavano di trasformare l’Italia in un hub del gas, trivellando il paese che di problemi con il sottosuolo ne ha a sufficienza.

    Un particolare ringraziamento ai tedeschi, che ci fanno mantenere l’embargo ai russi, ma ci fanno affari.

    Tardive e scomposte come sempre le reazioni del governo italiano sul Nord Stream: non faremo un tubo.

    L’energia verde al verde

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    Come previsto, senza nuovi  incentivi, si arresta la corsa a nuovi impianti fotovoltaici mentre la produzione cala del 13% : 1.206 kWh prodotti per kW installato, rispetto a una media annua teorica di 1.368.

    Il calo, rispetto ai primi sei mesi del 2015, potrebbe rappresentare solo l’inizio di una discesa che sconterà l’assenza degli obbiettivi iniziali, essenzialmente speculativi.

    Realizzazioni affrettate, scarsa manutenzione e taglio dei fondi metteranno in crisi il settore, già oggetto di acquisizioni a prezzo di saldo.

    Solo ora si parla di moduli di scarsa qualità, dal rendimento ignoto e con difetti non facilmente rilevabili.

    Enormi problemi con gli inverter fabbricati da improvvisati produttori nazionali e di seconda mano, che fanno perdere punti di rendimento quando non sono guasti.

    Se poi saltano cavi e fusibili vengono escluse intere batterie di moduli e, per gli impianti non monitorati, passa del tempo prima di accorgersene.

    Impossibile rivalersi sulle garanzie dei produttori perlopiù scomparsi: sono arrivate per anni vagonate di pannelli, pagati durante il trasporto e neppure testati.

    Molti piazzisti hanno poi illuso il cliente che l’impianto non richiedeva controlli e una manutenzione periodica.

    Problema grave per gli impianti di piccole dimensioni, ai cui proprietari era stato prospettato la sola,eventuale, sostituzione dell’inverter,ma solo dopo 10 anni.

    Basterebbe tenere puliti i pannelli, ma non tutti ci pensano e talvolta, per quelli installati sui tetti, non è semplice.

    Pochi verificano periodicamente che la produzione rientri nel range della propria zona geografica; pochi verificano la correttezza della misurazione, rilevata da remoto tramite contatori illegali.

    Mancano poi le normative per effettuare le riparazioni: se per gli inverter la procedura è chiara, non lo è per la sostituzione dei moduli, con il rischio che non venga poi accettata dal GSE.

    Le cui vecchie norme imponevano di usare pannelli con potenza uguale a quella degli originali, ma i moduli attuali hanno potenze più alte e costano meno; si costruivano così costose imitazioni dei vecchi pannelli utilizzando celle difettose per limitare la potenza.

    Le norme prevedevano anche che, per qualsiasi riparazione, l’incentivo venisse calcolato sulla media delle produzioni pregresse, anche se ridotte da usura o guasti, scoraggiando di fatto manutenzione e riparazioni

    Lo spalma-incentivi di Renzi si basava sull’ipotesi che tutti si stessero arricchendo con incentivi esagerati; in realtà i più piccoli hanno margini ridotti e girano quasi tutto alle banche che hanno finanziato l’impianto.

    Azzerati i margini, si  taglia la manutenzione abbandonando gli impianti a se stessi, e da qui deriva il rapido calo della produzione.

    E poi i furti di moduli e di cavi di rame, rimborsati con lentezza dalle assicurazioni: il proprietario non può anticipare le spese di ripristino e l’impianto resta spento.

    Se queste sono le ragioni del calo, un anno più soleggiato non risolverà la questione.

    Dopo un breve  periodo di splendore, il fotovoltaico nazionale rischia di affondare in una palude di incuria e degrado, con buona pace di quelli vorrebbero continuare a cavalcarlo e di quelli che continueranno a pagarlo con le bollette.

    La sostituzione dei contatori 

    Nessuna tutela per il consumatore quando gli sostituiscono il contatore.

    Secondo l’Autorità per l’energia:

    “La regolazione vigente non prevede la vostra presenza all’operazione salvo che il contatore sia posto in un luogo non facilmente accessibile per il distributore in assenza del cliente finale o di un suo delegato. Inoltre non è previsto il rilascio al cliente di documentazione ai fini della certificazione della lettura di rimozione il quale, pertanto, è riconducibile a scelte operative del distributore”.

    Le conseguenze sono:

    • a meno di non dover entrare in casa, il distributore può continuare indisturbato a installare contatori illegali, come ha fatto negli ultimi quindici anni, e senza neppure informare il consumatore;
    • ammesso che ci riusciate, perché il visualizzatore del vecchio contatore ancora lo consente, è del tutto inutile registrare il dato di consumo perché, se il distributore lo legge da remoto, lo può anche modificare;
    • non potendo verbalizzare la lettura del contatore precedente, dovrete fidarvi ciecamente dei dati delle bollette che arriveranno dopo mesi.

    Con tanti saluti ai diritti del consumatore!

    Ed Enel vorrebbe sostituire 33 milioni di contatori in questo modo? Nessuna chance se i consumatori si organizzano.

    Le bollette bollate 

    Le bollette finiscono in tribunale: un rischio enorme per il sistema che ne viene alimentato.

    L’Autorità per l’energia aggiorna trimestralmente le tariffe dei contratti di maggior tutela.

    I contratti di maggior tutela riguardano,esclusivamente,le utenze con una potenza installata di 3 kW e un consumo annuo di 2.700 kWh che, secondo l’Autoritá, sarebbe consumo della famiglia media tipo.

    Chi consuma meno si faccia quattro conti e vedrá che gli aggiornamenti sulle tariffe non hanno alcun valore.

    I contratti di maggior tutela spariranno tra due anni e quindi la caccia al pollo é già iniziata.

    Per il primo trimestre 2016, l’Autorità aveva previsto una diminuzione del 1,2% e, per il secondo, un’ulteriore diminuzione del 5%.

    Così l’ultimo annunciato aumento del 4,3% per il terzo trimestre è finito al TAR.

    E’ difficile trovare in rete la tabella storica con gli aggiornamenti precedenti ed è anche difficile capire in base a quali criteri l’Autoritá li decida.

    L’andamento del PUN –  prezzo unico nazionale – dell’energia all’ingrosso é invece pubblico e, questa volta, si vorrebbero individuare i responsabili della presunta speculazione.

    Ma i responsabili sono tanti, tanti quanti i 16 miliardi di euro di oneri di sistema che, in un modo o nell’altro, devono essere spalmati sulle bollette.

    E chi ha deciso che dobbiamo pagare 16 miliardi di oneri di sistema ogni anno per i prossimi dieci?

    Il parlamento e i governi degli ultimi dieci anni; l’Autoritá  infatti esegue solo i loro ordini.

    Non bisogna essere degli esperti per capire che la situazione sta precipitando e che le bollette diventeranno sempre più care. 

    L’intervento del TAR porterà il caos ma è l’unica difesa per il consumatore contro il sistema.

    Perché i nuovi contatori del gas

    In attesa dei nuovi contatori elettrici ci cambiano quelli del gas.

    Mentre in tutta Europa i contatori del gas venivano sostituiti dopo un certo numero di anni, in Italia non é mai stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo di una legge del 1991, senza il quale non sussiste ancora l’obbligo di sostituirli.

    Pezzi d’antiquariato industriale del primo dopoguerra sono ancora in funzione.

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    Nel 2008, la Procura di Milano indagò sulla misurazione del gas e l’Autorità per l’energia, prima segnalò al Governo e al Parlamento rilevanti problemi di Metrologia Legale e poi, senza aver avuto nessuna risposta,deliberò sulle procedure di teletrasmissione del dato di consumo.

    Incurante del fatto che il dato di consumo potesse venire generato da contatori obsoleti, l’Autorità impose un onerosissimo programma di adeguamento elettronico, scaricandone il costo in bolletta. Tutti i sistemi di misura del gas, che peraltro la Metrologia Legale non ha ancora  definito, sarebbero stati interessati:dai più grandi, per i consumi industriali e commerciali, a quelli domestici.

    Ma perché trasmettere e gestire un dato che nasce male?

    Quali i reali vantaggi per il consumatore? 

    Se, per utenze industriali e commerciali, l’intervento era giustificato dal valore economico  del volume del gas consumato, proporre lo stesso intervento a decine di milioni di utenti che utilizzano il gas per cucinare o per farsi una doccia, sembrò subito un’inutile forzatura.

    Ma in Italia siamo per il progresso e anzi, dobbiamo essere un faro anche per gli altri paesi.

    Si attendono sessant’anni per sostituire un contatore, che il consumatore avrà nel frattempo pagato chissà quante volte, per mettergli in casa la Ferrari dei contatori, senza aver ancora capito come funziona e raccontandogli le solite balle.

    Da noi il gas è già il più caro d’Europa, il consumatore non sa neppure quanto consuma, nessuno legge il contatore e non saranno quindi 500 € in più a mandarlo in rovina.

    Non se ne accorgerà neppure perché saranno spalmati negli anni con la voce “gestione del contatore”, magicamente comparsa nelle nuove bollette,aggregata alla voce “trasporto”.

    Se siete stati avvertiti della sostituzione, dovrebbero avervi proposto di provare il vecchio contatore: se la prova confermerà che il contatore è conforme – e quindi non vi ha fregato negli ultimi decenni – dovrete pagarla; se invece risulterà non conforme – e quindi probabilmente vi sta fregando da decenni – è gratuita.

    I risultati della gestione del dato di consumo sui primi due milioni di contatori installati sono deprimenti, le bollette continuano a fatturare il consumo stimato e il consumatore paga un servizio inesistente.

     

    Gli attestati energetici

    Una marea di attestati energetici sono stati emessi in base alla procedura del CENED lombardo.

    Gli attestati classificano gli immobili sulla base del consumo teorico di energia primaria.

    Sono, in sostanza,  fotografie dello stato dell’immobile che danno una serie di raccomandazioni mirate al contenimento dei consumi. Nel caso i miglioramenti venissero attuati, sarebbe utile ricorrere a una nuova certificazione, cosa che nessuno fa perché costa; la validità degli attestati é infatti di dieci anni.

    L’attestato si é rivelato così solamente una leva per vivacizzare il mercato immobiliare, perché é necessario al rogito e lo deve produrre il venditore.

    La procedura per ottenerlo é una farsa.

    Può infatti costare poche decine di euro e senza neppure un sopralluogo:chi certifica si limita allo studio delle carte e non dello stato dell’immobile.

    Se gli immobili vengono venduti nuovi sulla carta, il certificato viene redatto sulla base dei soli dati di progetto e con l’impianto termico in funzionamento a regime e con il massimo rendimento.

    Poi l’immobile rimane, per buona parte, vuoto; all’immobiliare che ha sviluppato l’iniziativa mancano le risorse e allora anche i criteri di costruzione peggiorano, l’impianto termico viene sottoutilizzato e un nuovo attestato energetico classifica l’immobile in categorie peggiori di quella del rogito.

    Dopo un paio di stagioni termiche, se ne accorge chi paga le spese per il riscaldamento.

    Chi compra il nuovo si fida dei notai che spesso sono suggeriti dai costruttori e sono quindi poco propensi a spiegare all’acquirente i rischi di un attestato energie non attendibile.

    Attenzione quindi a sottovalutare il problema e arrivare impreparati al rogito.

    Pagheremo noi la linea inutile

    Sulla connessione elettrica con il Montenegro, si va avanti perché non si può tornare indietro.

    Altri cinque anni di proroga, anche se i numeri non ci sono, per avere la certezza che l’elettrodotto non potrà mai essere un tassello del progetto europeo di interconnessione.

    La geopolitica energetica dei Balcani é mutata e noi insistiamo con progetti nati male e già vecchi. Questo si basa su accordi tra Italia e Serbia e un prezzo dell’energia da fonti rinnovabili da importare in Italia di 155 €/MWh.

    Dal catastrofico intervento di A2A, sponsor di questa vicenda, la domanda in Italia è crollata, lo sviluppo delle rinnovabili é in linea con quanto ci chiede l’Europa e il prezzo, al quale si dovrebbe importare energia dal Montenegro, sarebbe quattro volte quello attuale di borsa.

    Così il  Mise due anni fa: “l’opera è meno pressante…….Terna rende noto che il progetto potrebbe accumulare notevoli ritardi e …. rilevanti aggravi dal punto di vista economico ancora non previsti negli attuali piani di spesa……. ridurre il costo dell’opera, a carico della parte italiana, che sarà caricato sulla tariffa di rete……il finanziamento di una quota del progetto sarà realizzata con il meccanismo dell’interconnector coinvolgendo i finanziatori privati, cui erano stati assegnati i progetti di interconnessione con il Nord-Africa, ritenuti poi tecnicamente non praticabili.  Agli stessi soggetti viene ora assegnata la capacità sulla frontiera con i Balcani”.

    L’interconnector é così: i progetti cambiano ma i soggetti che ne beneficiano no!

    Anche Terna ci ha ripensato perché campa sulle linee di trasmissione, pagate dalle nostre bollette, e un paio di miliardi in più fanno comodo e così, secondo Terna, la linea “aumenterà la competitività del mercato”.

    La borsa elettrica montenegrina non esiste e fa riferimento a Ungheria e Romania, dove il baseload é di 34 €/MWh, cui andrebbero aggiunti i costi di trasporto verso l’Italia dove il baseload é di 37 €/MWh.

    E allora perché le società energivore nazionali dovrebbero finanziare l’opera?

    Per collegare la Calabria alla Sicilia ci sono voluti dieci anni e lo stretto di Messina non é l’Adriatico.

    In Italia i conti economici dei progetti sono inutili, vedi Brebemi o Tag!

    Il riallaccio post-morosità.

    Le bollette della luce vanno pagate; se non lo fate, vi ridurranno la potenza da remoto e tornare alla normalità non sarà una passeggiata.

    Quanto previsto dall’Autorità é pura teoria, come se vivesse su un altro pianeta:

    Il distributore, quindi, deve procedere a riattivare la fornitura entro un giorno feriale (tutti i giorni tranne i festivi) dalla data di ricevimento della richiesta da parte del venditore (un giorno lavorativo se il contatore è telegestito)”.

    Solo i distributori sanno quali sono i contatori tele-gestiti, delle decine di milioni di contatori illegali operanti in Italia, e così il consumatore si sente rispondere dal proprio fornitore “noi non c’entriamo,sono affari del distributore”.

    Nonostante le ottimistiche versioni date dal call center, che ha preteso via fax la conferma di pagamento delle bollette arretrate, vivrete per settimane con quattro lampadine, senza frigorifero e, se la scaldate con l’energia elettrica, senza acqua calda.

    Quando poi il distributore prenderà atto che non può riaumentare la potenza da remoto perché il contatore, oltre che essere illegale, é anche una ciofeca, allora forse arriverà qualcuno.

    Sappiate che il sabato é un giorno festivo, anche se non lo dicono.

    Non provate per credere!

     

     

    Cambiare fornitore

    Nei prossimi mesi milioni di utenti dovranno passare al mercato libero.

    Saranno in molti a concludere contratti senza capirli diventando facile preda di fornitori senza scrupoli.

    Sono in pochi, per esempio, a verificare la lettura di subentro, che permette al vecchio fornitore di fregare per l’ultima volta l’utente che lo sta lasciando.

    L’operazione dipende dal distributore che ha il cronico vizio di non leggere i contatori, pur essendo pagato per farlo.

    Succede così che il vecchio fornitore addebiti una quantità di energia stimata maggiore di quella effettivamente consumata, lasciando all’utente l’unica possibilità di rivalersi sul fornitore che subentra, il quale invece non c’entra nulla.

    inizia così una serie di azioni di rivalsa da parte dell’utente che ha tutto il diritto di non pagare una bolletta falsa.

    Il cambio di fornitore dovrebbe prevedere la lettura contestuale del contatore vecchio, cosa che invece, inspiegabilmente, l’Autorità per l’energia nega.

     

    Il nuovo contatore della luce

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    Poche notizie sul nuovo contatore della luce salvo che sarà “un oggetto di design“.

    “Enel sta per sostituire 35 milioni di contatori elettrici. Il nuovo contatore renderà possibile lo sviluppo di servizi energetici postcontatore. Ciò favorirà ulteriormente la crescita della consapevolezza del cliente e permetterà di indirizzare la tematica del demand/response e di incrementare i servizi di domotica. Saranno le aziende, tra cui c’è ovviamente Enel Energia, a cavalcare queste nuove opportunità grazie a un’interfaccia aperta in grado di dialogare con tutti gli elettrodomestici e i dispositivi della casa”

    Prima della sostituzione ci sono peró alcuni problemi da risolvere, come l’infrazione europea sull’unbundling e il protocollo di comunicazione dei dati di consumo.

    La legge è chiara: “il misuratore deve essere dotato di un visualizzatore metrologicamente controllato, facilmente accessibile al consumatore senza alcun ausilio”.

    Sicuro invece che pagheremo di nuovo noi, anche se i contatori precedenti hanno funzionato per pochi anni, e nessuno dice quanto alla fine ci costerà.

    Con il mercato libero Enel potrà rafforzare la sua posizione dominante allargando il servizio alla telefonia.

    I gruppi telefonici, che sarebbero in condizione di proporre tecnologie più avanzate di comunicazione dei dati di consumo sembrano impotenti.

    Contatori illeggibili ? Non pagate!

    In Italia ci sono due categorie di consumatori: pochi quelli che pagano l’energia elettrica sulla base delle indicazioni di strumenti legali e rispetto ai milioni che è come se andassero da un salumiere che nasconde la bilancia.

    Dopo quindici anni di funzionamento anche i contatori dell’Enel, come tutte le apparecchiature elettroniche, perdono qualche colpo e cosi spariscono dati dal visualizzatore a cristalli liquidi.

    Eppure abbiamo il sacrosanto diritto di leggere il nostro consumo, per essere certi che ci addebitino il giusto.

    Enel raccontava: “Il Contatore intelligente insieme all’infrastruttura di telegestione, di cui Enel è il precursore nel mondo, costituisce anche il tassello fondamentale delle reti intelligenti, le cosiddette Smart Grids. Le città intelligenti, la mobilità elettrica e la domotica hanno avuto inizio da qui. Tutto smart, tutto intelligente” 

    E invece che ce ne facciamo di un contatore che non riusciamo neppure a leggere?

    E’ accettabile che i distributori leggano il nostro consumo da remoto, senza nessun controllo da parte nostra?

    La legge però è chiarissima: è il dato che l’utente legge sullo strumento che vale agli effetti della transazione e non quello teletrasmesso e quindi, se i dati di consumo sono illeggibili, quello non é uno strumento di misura e l’utente ha il diritto di non pagare.

    Provate, funziona!

    Se vorranno sostituirvi il vecchio contatore con il visualizzatore spento potete opporvi all’intervento facendolo sequestrare.

     

    Il disastro degli oneri di sistema

    Le bollette dell’energia elettrica stanno esplodendo e nessuno sembra rendersene conto.

    Un documento di consultazione dell’autorità per l’energia valuta come ripartire gli oneri di sistema che quest’anno ammonteranno a 16 miliardi.

    Fanno 6 cents/kWh, una volta e mezza l’attuale prezzo all’ingrosso.

    La sola componente A3 sarà di 14,5 miliardi di euro.

    L’inverosimile quantità di denaro mantiene il sistema dei produttori, trasportatori e distributori i cui bilanci,nonostante l’aria che tira, sono trionfali.

    La quota parte energia (30% del totale della bolletta ) é invece calata, in linea con il prezzo del petrolio.

    Cosa succederà quando la tendenza s’invertirà e dovesse arrivare la ripresa.

    Il governo e l’autorità per l’energia difendono il sistema mentre i cinquestelle parlano forse di un futuro troppo lontano. 

     

     

     

     

     

    Le bollette false

    Meglio fare attenzione quando cambiate fornitore: quello vecchio non vi lascerà andare facilmente come vi racconta il subentrante.

    L’ultima lettura – detta di switch out – sarà superiore a quella reale ma ve ne accorgerete solo quando riceverete la bolletta finale di chiusura e verificherete con sorpresa che il contatore segna meno di quanto vi addebitavano.

    Se chiederete spiegazioni, il vecchio fornitore risponderà che:

    1. non sono affari suoi;
    2. fattura quello che gli viene comunicato dal distributore;
    3. dovrete rivolgervi al nuovo fornitore (il quale peraltro nulla può sapere del pregresso mentre inizierà a fatturarvi energia partendo da un dato falso).

    Con la fine del mercato tutelato la mattanza del consumatore é solo all’inizio, complice l’Autorità per l’energia, platealmente schierata a favore del sistema e contro il consumatore.

    Il sistema gioca sul fatto che non controllate i contatori.

    Dipende quindi da voi: se, come in questo caso, scoprite che i conti non tornano, allora prima li informate e, se mantengono la loro posizione, pagate la bolletta falsa e poi li denunciate per truffa.

     

     

     

     

    La bufala dei ripartitori di calore

    Su condominioweb un produttore di ripartitori di calore conferma che non sono strumenti omologati.

    Se non sono strumenti omologati, non si sa cosa misurino, come misurino o come possano essere verificati.

    Non é quindi legale utilizzarli per addebitare quote di riscaldamento, a prescindere dalle decisioni delle assemblee condominiali.

    Il produttore dichiara inoltre che:

    “L’incertezza di misura, nel caso dei ripartitori, deriva principalmente dal fatto che il sensore posteriore deve accoppiarsi con il corpo scaldante su cui è montato, pertanto vi è un’operazione umana che influisce significativamente sul risultato della misura”.

    E aggiunge:

    “Abbiamo visto ripartitori fissati con nastro isolante da elettricista. Abbiamo visto ripartitori fissati sul tubo di mandata anziché al centro del radiatore. Anche in casi dove il posizionamento era accettabile, abbiamo visto ripartitori montati senza il necessario supporto posteriore (che deve essere riempito con gel conduttivo)” 

    I ripartitori quindi non misurano l’energia termica che entra nel radiatore, ma quella che esce, con pacifica arbitrarietà:

    • nell’installazione dei sensori e dello stesso ripartitore;
    • nell’imputazione dei dati nel ripartitore;
    • nella gestione ed elaborazione dei dati del ripartitore;
    • nell’imputazione di coefficienti correttivi che dovrebbero tener conto della dispersione dei locali.

    La richiamata norma tecnica di riferimento, la UNI 10200, consta  di 80 pagine ed è mostruosamente complicata mentre lo studio dell’Enea, é molto chiaro.

    E’ per questa ragione che gli strumenti di misura devono essere omologati!

    Così, in assenza di regole, ognuno fa quello che vuole e lo strumento non solo può essere installato male, ma venire manomesso, senza che nessuno si accorga per anni.

    E un condomìnio dovrebbe pagare sanzioni se non installa questi sistemi?

    Uno dei commenti sotto riporta il testo di una interrogazione parlamentare del 2015. 

    L’incredibile vicenda dei contatori

    In arrivo i contatori di seconda generazione che Enel ha deciso d’installare con la scusa della fibra ottica.

    Già nel 2007, un  provvedimento dell’Antitrust denunciava la sua posizione dominante. 

    Oggi Enel misura quasi tutta l’energia nazionale e ne produce una parte molto rilevante.

    La messa in mora europea arriva però solo un anno fa perché Enel non ha recepito la direttiva europea che impone  l’unbundling, cioè la separazione tra venditore e distributore.

    Prima che ci venga installato il nuovo contatore bisognerà quindi risolvere il problema con Bruxelles e con il TAR al quale Enel ha fatto ricorso.

    Nel frattempo giova ricordare come andarono le cose 15 anni fa, quando Enel lanciò l’operazione contatori intelligenti, senza che nessuno fiatasse.

    Erano i tempi di kaiser Franz Tatò che all’Enel faceva quello che voleva dal ’96, quando lo impose Prodi.

    In realtà solo Enel sapeva quanto i nuovi contatori sarebbero stati intelligenti e come li avrebbe potuti controllare da remoto. 

    Meglio quindi non omologarli e chissenefrega della legge: noi siamo l’Enel e se volete la luce eccovi questo nuovo elettrodomestico, tanto é gratis.

    Non essendo omologato, non potevano chiamarlo contatore e  così optarono per elettrodomestico, giocando sul simbolo CE.

    Questa è una pagina del manuale d’istruzioni:

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    Sembra un film dell’orrore ma andò proprio così: Enel produceva allora tutta l’energia elettrica e con il nuovo aggeggio la misurava.

    Il contatore, e il dato di consumo che avrebbe viaggiato sullo stesso cavo della luce, erano problemi complessi, che nessuno al mondo aveva ancora affrontato, e quindi ecco le cavie: decine di milioni di idioti, pronti a mettere i soldi con le bollette.

    I contatori venivano prodotti in Cina e nessuno, se non Enel, li verificava.

    Venivano installati anche senza avvisare l’utente, tanto “era tutto gratis e a suo vantaggio: avrebbe finalmente pagato quello che consumava”. 

    Enel aveva fretta perché il Parlamento europeo stava discutendo da tempo una direttiva che avrebbe stabilito i criteri di fabbricazione, omologazione e commercializzazione, anche di quella specifica categoria di strumenti.

    La direttiva, nota come MID, viene emanata nel 2004, entra in vigore nel 2006, quando ormai Enel sta ultimando le sostituzioni, e viene recepita dall’Italia solo nel marzo 2007.

    I contatori illegali erano, e sono tuttora, più di trenta milioni e bisognava mettere le cose a posto.

    Prima ci pensa l’Autorità per l’energia con la delibera 292/06, secondo la quale, nel dicembre 2006, ” i misuratori attualmente installati presso i punti di prelievo …sono di tipo elettromeccanico e i misuratori orari installati alla data del presente provvedimento presso alcuni punti di prelievo debbano essere preservati”.

    Era una palla clamorosa ma nessuno fiatò. 

    La delibera serviva a Enel per recuperare l’investimento: il costo dei contatori verrà scaricato in bolletta, alla faccia del “non vi costerà niente, é tutto gratuito”.

    Ma c’era un altro problema, e non di poco conto: il Testo Unico delle leggi metriche che impone, ancora oggi, strumenti legali nelle transazioni commerciali.

    L’Autorità non poteva intervenire, perché la metrologia legale non le compete e allora ci pensa di nuovo Prodi, con uno dei suoi tipici provvedimenti ad aziendam.

    Nel febbraio del 2007, quando la direttiva MID viene finalmente recepita, un articolo del decreto di recepimento rende legale quello che legale non é, e non potrà mai essere: trenta milioni di contatori illegali potranno funzionare “fino a quando verranno rimossi”.

    Appena il decreto viene pubblicato sulla GU, l’Antitrust denuncia la posizione dominante di Enel.

    Sono passati nove anni, ancora oggi i contatori vengono sequestrati e, sostituendo i contatori, verranno distrutte le prove di conteggi illegali di strumenti illegali.

     

     

     

    L’Autorità senza autorità

    La messa in mora è dell’anno scorso, per non aver recepito la direttiva europea che imponeva la separazione tra fornitore e distributore di energia elettrica.

    L’Autorità per l’energia aveva tentato di imporla ad Enel, che ha fatto ricorso al TAR.

    Unbundling è un termine difficile per il consumatore che sa quanto paga ma a malapena quanto consuma; sa chi gli manda le bollette ma non sa chi gli porta l’energia in casa, e cioè chi la distribuisce e la misura.

    Il consumatore riceva bollette dalla “Enel, l’energia che ti ascolta” efelice di essere ascoltato, paga.

    Gli altri fornitori, che dipendono dai dati rilevati dalle decine di milioni di contatori gestiti da Enel, tramite i quali Enel conosce i consumi di decine di milioni di utenti, hanno vita difficile perché i dati storici di consumo di decine di milioni di utenti sono patrimonio commerciale di Enel.

    Forti della posizione equivoca di Enel, agenti senza scrupoli millantano di tutto, come l’acquisizione di intere reti di distribuzione da parte di Enel, per promettere risparmi in bolletta.

    Con la fine del mercato di maggior tutela nel 2017, milioni di consumatori non sapranno cosa fare ed é quindi meglio mantenerli confusi.

    Curiosa la recente dichiarazione del presidente dell’Autorità per l’energia: “in effetti ci avevano detto di fare l’umbunling, ma nessuno ci ha spiegato come”.

    E chi doveva spiegarlo?

    Forse l’ Antitrust, che denunciava la posizione dominante di Enel già nel 2007?

    Se le cose stanno così, fa bene Enel a ricorrere al TAR e ha buone probabilità di successo perché il ricorso si basa sulla tesi che ” l’Autorità non ha autorità”.

    Ma l’Autorità é la stessa che ha approvato i contatori di seconda generazione, che Enel ci piazzerà in casa come ha già fatto quindici anni fa che potranno essere forniti dalla Ducati energia, società che fa capo alla famiglia dell’ex-Ministro delle Sviluppo Economico, fatto del quale sembra essersi accorto finalmente anche il senatore Mucchetti.

    In questo caso, per Enel, l’Autorità ha autorità, che invece, per legge, non ha perché l’omologazione del gruppo di misura, inteso come contatore e sistema di gestione del dato da remoto, compete al Ministero dello Sviluppo Economico e non all’Autorità.

    Queste sono le liberalizzazioni all’italiana: finirà che pagheremo bollette e multe!

     

    La caccia al pollo

    Se non sapete quanto consumate, sarete i primi ad essere fregati.

    Con la fine del mercato tutelato si apre ufficialmente la caccia al pollo!

    Busseranno alla porta, vorranno vedere una bolletta e poi :“con noi risparmierà, firmi qua…. non la sto truffando… avrà tempo per pensarci e, se cambierà idea, quando le telefoneranno, potrà  dire di no”.

    Il pollo firma, senza leggere e, quando gli telefonano,risponde con una serie di si…. alla cieca!

    I metodi per fregare il pollo sono tanti: ad es. “uno sconto del 50% sui primi 225 kWh consumati nel mese”.

    Il pollo non si chiede neppure: “50% di sconto rispetto a quale prezzo? Quanto consumo in un mese: più, o meno di 225 kWh? E poi, perché proprio 225?”

    Affascinato dall’idea del 50% di sconto, il pollo firma e sottoscrive anche un’assicurazione che non copre nulla, ma serve al cacciatore di polli per rifarsi dello sconto del 50%.

    E così, alla  prima bolletta, il pollo scopre che paga il doppio di prima perché consuma più dei 225 kWh scontati. Una differenza che gli viene addebitata ad un prezzo d’affezione, oltre al premio dell’inutile assicurazione.

    I più creativi propongono lo sconto del 100% sulla quota energia del primo mese, ma bastano fare quattro conti per capire che si tratta solo di qualche euro che non giustifica il cambio di fornitore.

    Alla televisione, in questi giorni, lo sconto è di 50€. Non dicono su cosa, ma i polli saranno milioni.

     

    Energia in saldo

    Il mercato tutelato finirà con il prossimo anno.

    Gli interessati sono milioni di consumatori domestici, con una potenza installata di 3 kW, che già oggi ricevono proposte di difficile comprensione.

    Le offerte riguardano la sola “quota energia” che vale il 30/40% del totale della bolletta.

    Oggi la “quota energia”  può essere contrattata a meno di 5 centesimi di euro al kWh, facendo però attenzione a eventuali esclusioni nascoste.

    Il consiglio é prima di tutto di verificare i propri consumi e fare quattro conti per valutare i possibili risparmi.

    La “quota energia” é ora facilmente individuabile sulle nuove bollette.

    E’ il momento di rivedere il vostro contratto senza farsi abbindolare da inutili gadgets che nulla hanno a che vedere con quello che comprate e cioè, energia elettrica.

    Il consiglio é inoltre  di stipulare contratti con validità annuale e assicurarsi che sia garantita la facoltà di recesso, come previsto dalla legge.

     

     

    Breve storia dell’energia (5):ritorno al monopolio

    “In Italia Enel opera nel campo della generazione di elettricità da impianti termoelettrici e rinnovabili con circa 31 GW di capacità installata dei quali più di 3GW prodotti da impianti rinnovabili sono gestiti attraverso EGP. Inoltre,Enel gestisce gran parte della rete di distribuzione elettrica del paese e offre soluzioni integrate di prodotti e servizi per l’elettricità e il gas ai suoi 31 milioni di clienti.”

    Lo scrive Enel, dalla sua posizione rilevante nella produzione, e dominante nella distribuzione di energia elettrica, come denunciava l’Antitrust già nel 2007.

    Il nuovo AD, appena insediato, definiva “parassiti” i traders, e ricostruiva così il passato:

    “In Italia è stata avviata, tra i primi paesi al mondo, una importante innovazione tecnologica per un’intuizione di Franco Tatò che oggi ha reso il nostro paese l’unico a livello globale ad avere completamente digitalizzato la rete di distribuzione con l’istallazione di 36 milioni di contatori digitali all’interno di un sistema completamente digitalizzato. 

    La rete oggi è in grado di gestire grandi complessità, come i 600 mila impianti di generazione presenti sul territorio dai quali affluisce l’energia, senza particolari problemi. 

    E posso annunciare che presto si compirà un ulteriore salto in avanti: dal 2016 metteremo in funzione un nuovo contatore digitale, per dare una serie di servizi aggiuntivi e ulteriori capacità di gestione di questa rete”

    L’intuizione del kaiser Franz Tatò fu quella piazzarci in casa un contatore illegale che, ancora oggi viene sequestrato mentre il sistema “completamente digitalizzato” ,se esiste,lo conosce solo Enel.

    Enel avrebbe poi dovuto separare l’attività di distribuzione da quella di vendita ma non l’ha fatto, come c’imponeva l’Europa e l’Europa ha multato l’Italia. Ma Enel ha fatto ricorso al TAR, contro l’Autorità per l’energia, che le ha imposto la direttiva europea. Secondo Enel, l’Autorità non ha autorità.

    Quando invece serve, l’Autorità ha l’autorità di approvare i contatori di seconda generazione che, con la scusa della banda larga, Enel ci ri-piazzerà in casa. I nuovi contatori faranno parte dello stesso sistema di cui non sappiamo e non sapremo nulla.

    Che i contatori possano essere fabbricati dalla Ducati Energia, del ex-ministro Guidi, é ormai irrilevante..

    Il mercato tutelato finirà tra un anno e mezzo e in questa situazione sarà facile per Enel rafforzare la posizione offrendo contratti di lungo termine come spiegava Starace:

    “Nel 2003 l’Unione Europea decise che i contratti a lungo termine tra i produttori e i consumatori dovevano essere impediti, inserendo obbligatoriamente una clausola che garantisse ai clienti la possibilità di recedere senza alcuna penale in ogni momento. Una scelta che in quella fase era corretta, perché in Europa in quel momento c’era scarsità di produzione e un eccesso di potere contrattuale dei produttori…..i clienti andavano dunque protetti. Dopo 11 anni lo scenario è cambiato. Il potere di mercato si è addirittura invertito, con un eccesso di capacità produttiva a livello europeo che consentirebbe a qualunque consumatore di avere un vantaggio contrattuale importante a patto di mettere di nuovo in gioco anche la durata nel tempo del contratto….. Sì, sono sicuro che contratti più lunghi e quindi più vincolanti sarebbero davvero più convenienti”. 

    La breve storia dell’energia termina da dove eravamo partiti, e cioè dalla nazionalizzazione del 62: per il consumatore non é cambiato nulla e, visti i suoi azionisti, neppure per Enel.

    (fine)

    Breve storia dell’energia (3): liberalizzazione, tangenti e rinnovabili

    Il sistema degli incentivi, dal CIP6 in avanti, consentirà ad ogni governo di scaricare sulle bollette qualsiasi balzello, e il canone RAI non sarà l’ultimo.

    Dal 1995 é la AEEG – Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas – che stabilisce comespalmare nelle bollette quell0 che decidono a Roma.

    Il 1999 è l’anno  della liberalizzazione ma, visti i risultati in termini di costo e di qualità di servizio, il fallimento é totale.

    Enel cede parte delle sue centrali e la rete di trasporto a Terna.

    Kaiser Franz Tatò si assicura il monopolio nella distribuzione di energia elettrica piazzandoci in casa il contatore intelligente e illegale.

    Enelpower si lancia in ardite e sconclusionate acquisizioni all’estero mentre in Italia i suoi vertici si spartiscono tangenti per centinaia di milioni.

    L’energia viene ora venduta alla borsa elettrica e qualcuno cerca di tagliare fuori ENI, impegnandosi direttamente con i Russi per il gas. Enel lo va a cercare persino in Nigeria, s’impegna a comprarlo ma poi non riuscirà a ritirarlo.

    Senza una strategia nazionale, e con la benedizione delle banche, le centrali vengono convertite a gas e ne vengono costruite nuove dovunque.Le ultime non sono ancora entrate in servizio, quando ecco la vera energia rinnovabile, quella da sole e vento e non quella assimilata del CIP6.

    Verrà sontuosamente incentivata con le bollette e con i conti energia e pagheremo tutto noi: 15 miliardi di euro all’anno e per vent’anni.

    Con la garanzia delle bollette, le banche finanziano qualsiasi progetto: c’è chi mette i terreni e chi parla con il Comune; i pannelli sono cinesi progettati in Germania.

    I primi ad annusare l’affare sono i fondi verdi stranieri che oggi incassano incentivi anche dieci volte l’attuale prezzo di mercato in borsa.

    Come accaduto per il CIP6, si assegnano anticipatamente i diritti anche a piccole società locali, spesso legate all’illegalità e al malaffare; si specula sulla rivendita dei diritti e gli utili finiscono esentasse in Lussemburgo.

    Le rinnovabili, e il crollo della domanda, mettono definitivamente fuori mercato le centrali a gas appena ultimate: salterà Sorgenia, dopo aver scaricato i sui debiti sulle banche.

    Li pagheremo noi, come pagheremo il “capacity payment” perché le centrali restino ferme e non producano.

    Adesso tutti vogliono chiuderle, Enel per prima solo 23 , perché non sono remunerative e abbiamo una potenza installata più che doppia del picco della domanda.

    Sono tutti indebitati e cercano compratori e alleati. Enel sembra ripetere gli stessi errori di Enelpower,con investimenti all’estero nelle rinnovabili di incerto ritorno economico.

    L’industria elettromeccanica nazionale è sparita: Ansaldo viene venduta ai cinesi, che entrano anche nel capitale dei nostri fondi infrastrutturali e delle stesse strutture.

    (continua…)

    Tutti in Nevada!

    Frenetica attività di Enel, che in Italia chiude le centrali e all’estero si aggiudica importanti concessioni a prezzi anche di dieci volte inferiori di quelli riconosciuti in Italia ai produttori di energia rinnovabile.

    Dopo Perù e Messico, gli USA, con grande enfasi all’inaugurazione dell’impianto di Stillwater in Nevada, presenti i vertici di Enel e Renzi.

    In Nevada si tratta dell’implementazione della capacità di generazione elettrica con l’aggiunta di un impianto a concentrazione solare, per surriscaldare il fluido di processo dell’impianto geotermico, ottenendo 2 MW aggiuntivi di potenza, ad un costo di 15 Mil $.

    Cerchiamo di tradurre, in termini tecnici e pratici, “l’esempio dell’Italia tecnologica e vincente nella economia globale”.

    L’impianto, che ospitava già quattro turbine geotermiche e un impianto fotovoltaico di tecnologia tradizionale, é stato implementato con impianto solare termodinamico a concentrazione, utilizzato per aumentare la temperatura del fluido geotermico e generare energia elettrica: in buona sostanza, uno scambiatore fluido solare/ fluido geotermico.

    Sono tutte tecnologie note e già applicate, con efficienze assai superiori.

    I componenti – specchi, parti impiantistiche, scambiatore etc. – sono di diffusa tecnologia e probabilmente non sono neppure italiani. Inoltre  il processo è un efficientamento di ciclo termodinamico che qualsiasi studente di ingegneria, italiano e non, può affrontare.

    L’impianto fotovoltaico è avulso dall’impianto geotermico e già dedicato alla produzione di energia; nasce così il dubbio che l’impianto sia stato realizzato solo per soddisfare il contratto di cessione energia elettrica tra Enel Green Power e gli americani.

    Il campo geotermico é in esaurimento e richiede la perforazione di ulteriori pozzi ma invece di nuovi pozzi, in un primo tempo é stato realizzato l’impianto fotovoltaico e ora il solare termodinamico.

    L’ulteriore questione, anche se sono affari di Enel, si pone sulla redditività dell’investimento rispetto al suo conto economico: i 2 MW aggiuntivi sarebbero costati 7500 $ per kW installato, che rappresentano il costo di un ben più sofisticato impianto greenfield.

    Si auspica che, almeno finanziariamente, abbia dei buoni presupposti, dato che con il delisting di Enel Green Power, con incorporamento in Enel, il consumatore italiano probabilmente ha partecipato inconsapevolmente a questa avventura con il pagamento delle bollette.

    Forse andrebbero colti ben altri esempi della tecnologia italiana nel mondo.

     

    Le ragioni del referendum

    Adesso ne discutono tutti ma come siamo arrivati al referendum?

    L’articolo 35 del “decreto Sviluppo” fu voluto da Corrado Passera, Ministro allo Sviluppo economico del Governo Monti, per incentivare la “crescita sostenibile del paese”.

    Si trattava di un vero e proprio condono per le trivellazioni petrolifere in mare. Soprattutto per quei procedimenti concessori in corso alla data di entrata in vigore del cosiddetto ‘correttivo ambientale’.

    Con ‘correttivo ambientale’ si fa riferimento al decreto legislativo n.128 del 29 giugno 2010, a firma dell’allora ministro all’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che andava ad integrare il Testo unico dell’Ambiente (152/2006) in seguito all’esplosione della piattaforma della BP, del 2010 nel Golfo del Messico.

    Mosso dall’onda emotiva, il ministro chiese – e ottenne – che le attività petrolifere fossero vietate lungo tutta la fascia costiera italiana.

    Nel 2012 intervenne così Corrado Passera, che estese sì il divieto di trivellare entro le 12 miglia, ma lo circoscrisse ai soli progetti futuri, sbloccando – di fatto – tutti i procedimenti che erano in corso al 2010.

    Per queste ragioni il Coordinamento nazionale No Triv e l’associazione “A Sud”, denunciavano un’accelerazione dei procedimenti entro le 12 miglia (alcuni anche entro le 5 miglia).

    Secondo i dati forniti dal ministero dello Sviluppo economico i procedimenti sarebbero una trentina, con quattro regioni coinvolte (Marche, Abruzzo, Molise e Puglia) che rilanciano per la primavera del 2016 la strada del referendum abrogativo, contemplata dall’articolo 75 della Costituzione, che da una parte eviterebbe il rischio di non raggiungere le 500mila firme previste e, dall’altra, inchioderebbe le amministrazioni locali alle loro responsabilità.

    Anche perché su questo tema i presidenti di Giunta e Consiglio regionali stanno indugiando da tempo.

    Il 9 novembre 2012 i Consigli regionali di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Abruzzo e Puglia lanciarono una proposta di referendum popolare “a salvaguardia dell’Adriatico e delle sue coste” approvando all’unanimità un documento che impegnava tutte le assemblee legislative regionali d’Italia a chiedere l’abrogazione proprio dell’articolo 35 del “Decreto Sviluppo”.

    Di quell’impegno non si è saputo più nulla. Così come sembra più lacunosa la posizione dei governatori di Basilicata, Puglia e Calabria che a partire dal 15 luglio 2015 – giorno della manifestazione di Policoro organizzata dagli stessi in difesa del mare – hanno dato vita ad una sorta di trattativa con il ministero dello Sviluppo economico per cercare di trovare un accordo.

    Dal ministero fanno sapere che “i rappresentanti delle Regioni hanno manifestato la loro contrarietà all’avvio delle attività di prospezione e ricerca offshore nello Ionio e nell’Adriatico in quanto contraddittorie rispetto alle politiche avviate dalle stesse Regioni, chiedendo al Governo una moratoria di questi programmi”.

    Il ministero si era impegnato ad approfondire questi temi annunciando un nuovo incontro con le Regioni che non hanno ancora deliberato nulla, in balia di dibattiti interni tra favorevoli e contrari.

    La richiesta di abrogazione dell’articolo 35 del “decreto Sviluppo” si inserisce nel dibattito avviato a fine 2014 con l’impugnazione del decreto “Sblocca Italia” da parte di sette Regioni, cui si aggiungono i numerosi ricorsi presentati al Tar Lazio contro i decreti di compatibilità ambientale e contro il nuovo “disciplinare tipo” che rende operativo lo “Sblocca Italia”.

     

    Illegali per decreto

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    “I dispositivi ed i sistemi di misura per i quali la normativa in vigore fino al 30 ottobre 2006 non prevede i controlli metrologici legali, qualora già messi in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, potranno continuare ad essere utilizzati anche senza essere sottoposti a detti controlli, purché non rimossi dal luogo di utilizzazione”.

    Recita così un decreto del 2007 che recepiva una Direttiva Europea, prorogando a vita lo stato d’illegalità di più di trenta milioni di contatori che non potevano, non possono e non potranno essere provati legalmente, da nessun ente terzo indipendente.

    Così, se un utente si rivolge all’Ufficio Metrico, cui compete la vigilanza del mercato, il contatore viene sequestrato perché non riconosciuto “strumento di misura legale”.

    Seguono sanzioni amministrative, sia per il fornitore che per il distributore, la distruzione del contatore per ordine del Prefetto e la sostituzione.

    Entro il prossimo aprile dovrà essere recepita dall’Italia un’altra direttiva europea sull’argomento e ci si attende che il problema venga definitivamente risolto.

     

    Pagheremo noi i contatori spenti?

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    Il visualizzatore a cristalli liquidi del contatore é illeggibile e sembra che un contatore su quattro sia in questa condizione.

    E’ un diritto sapere quanto consumiamo e tutti dimenticano che il dato legale della transazione non è quello letto a distanza. 

    Quindi, se non si legge nulla, ve lo devono cambiare all’istante!

    La delibera dell’Autorità dell’energia, a cui non compete la Metrologia Legale, tratta del nuovo contatore 2G, prevedendo che il suo funzionamento non influenzi quelli che non verranno sostituiti e che potranno continuare a funzionare. 

    Ma non in questo stato!

    I problema é che i contatori 1G non sono mai stati omologati da nessuno e, anche secondo il ministero, la legge é lacunosa.

    Siccome non sono stati omologati, non esistono procedure, né di manutenzionené di verifica legale e, quando qualcuno lo fa notare, vengono sequestrati.

    Gli altri vengono lasciati funzionare illegalmente e il consumatore non solo non sa nulla di come vengono tele-gestiti da remoto ma non riesce neppure a leggere se quanto gli viene addebitato é corretto.

    La scomparsa dei numeri sembra una malattia di vecchiaia, mentre quella genetica é di essere stati progettati in itinere, e cioè man mano che l’installavano; e i consumatori ne sono stati inconsapevoli cavie.

    Chi li ha inventati, progettati e fabbricati, non li ha omologati, li ha utilizzati e li utilizza tuttora per venderci l’energia che produce, in spregio a qualsiasi regola e buon senso. E adesso decide che, finito l’ammortamento che abbiamo pagato noi con le bollette, possono essere sostituiti, sempre a nostro carico.

    La metrologia legale e i contatori 2G

    Un simposio promosso dal Politecnico di Milano trattava di metrologia legali (documenti consultabili qui).

    Esaminati gli aspetti scientifici, legali e regolatori e devastante il quadro che ne esce.

    Leggi dello Stato, decreti legislativi su delega del Parlamento, decreti ministeriali, circolari ministeriali, recepimenti di direttive comunitarie e decreti del Presidente della Repubblica si sovrappongono rendendo la situazione sempre più complicata.

    I relatori hanno manifestato dubbi comuni sull’applicabilità dei decreti e, in particolare,  sulla costituzionalità di un decreto che discrimina la quasi totalità dei  consumatori, escussi sulla base delle indicazioni di contatori illegali, e gli altri.

    E i contatori illegali, quelli che misurano energia elettrica, possono continuare ad essere utilizzati nel rapporto tra terzi “fino a quando non verranno rimossi”

    E che dire del volume di gas naturale, che  viene conteggiato, e successivamente corretto, con addebito ai consumatori di  volumi non già indicati dal contatore ma dal correttore; fatturati poi in unità di misura né legali, né scientifiche.

    A cosa serve, ammesso che si possa, provare un contatore elettronico che è solo uno dei componenti un sistema complesso di tele-gestione con il quale interagisce. Per quale ragione il sistema non é stato ancora legalmente definito? Perché non vengono rese pubbliche, ovvero comunicate agli organi di controllo, le modalità d’interazione? Come viene garantita la sicurezza del dato di consumo che poi paghiamo con la bolletta?

    Perché un decreto stabilisce che il titolare di un contatore di energia elettrica sia “colui il quale è titolare del diritto di proprietà, ovvero colui che ha la responsabilità della misura”, mentre un altro decreto stabilisce che titolare di un contatore di gas é chi, a qualsiasi titolo, ne ha la disponibilità ?

    Sono alcuni degli interrogativi senza risposta e, nel frattempo, i sequestri continuano.

    Il responsabile dell’Ufficio Metrico di Milano concludeva il suo intervento affermando che “in ogni stato di diritto la civiltà della misura diventa misura della civiltà”.

    Dopo un anno ci stanno sostituendo i contatori del gas con quelli elettronici e per quelli della luce l’Autorità per l’energia ha emesso ieri una delibera che non prende in considerazione gli aspetti di metrologia legale come la definizione di “sistema di smart metering” e la proprietà del contatore.

    L’Autorità dell’energia non ha alcuna competenza in questo campo.

    Il sequestro dei contatori

    Interpellato alla Camera,il Ministero  non lo ammette, ma a Milano si continuano a sequestrare i contatori.

    L’ultimo sequestro riguardava  64 contatori, installati in un edificio del centro di proprietà del Comune.

    Sono previste sanzioni per il distributore, cioè la società che li ha installati e li gestisce, e per il fornitore, che incassa quanto gli viene comunicato dal distributore..

    Sono decine di milioni i contatori che operano nella stessa situazione e se tutti gli Uffici Metrici si comportassero come a Milano, 700 € di sanzione per ogni contatore farebbero una bella cifra.

    La responsabilità principale é quindi del distributore, che ha installato strumenti illegali, e il fornitore si rivarrà su si esso.

    In un servizio di Rai Report del 2005, alla domanda della giornalista:

    “Posso chiedere al MAP se un contatore della luce, voi che siete il Ministero delle attività produttive e vi occupate di metrologia legale, se pensate che sia uno strumento metrico o no e mi potete rispondere no o mi potete rispondere si”

    venne risposto:

    “No! No perché capisco come è capziosa questa domanda è questo il mio problema. Nel senso che questo significa che a un certo punto poi la conclusione è allora i contatori non sono controllati da nessuno e c’è un mercato che non è controllato e il consumatore non è cautelato. Io questo non riesco a capire e quindi a questa domanda non rispondo. Domande capziose che possono essere capovolte anziché nel ben fare nel cattivo fare”

    Dopo dieci anni, gli ispettori dell’Ufficio Metrico di Milano non sono stati interdetti e continuano a fare il loro lavoro mentre il Ministero, come dieci anni fa, fa finta di niente.

     

    I nuovi contatori del gas

    Stanno sostituendo i contatori del gas e questo é un esempio.

    smartgas

    Dovrebbero venire letti da remoto, per determinare e addebitare il consumo effettivo e non più quello stimato. 

    Inoltre, se non pagheremo le bollette,  la fornitura potrà essere interrotta senza entrare in casa.

    Il contatore e il servizio di tele-lettura ci verranno addebitati con la bolletta: centinaia di euro spalmati negli anni ma per l’utente leggere il contatore non sarà agevole,come peraltro prevede la legge.

    La valvola interna che puó venire chiusa da remoto modifica le responsabilità tra distributore e utente; i contratti di fornitura dovrebbero essere modificati ma nessuno ci fa caso.

    La direttiva europea, che regola l’immissione sul mercato dei soli contatori, non si pronuncia in merito al sistema di misura da remoto:il contatore è solo un componente della catena di misura che la metrologia legale ignora.

    requisiti essenziali della direttiva MID sono così disattesi.

    Il sistema di misura non è definito dal Ministero dello Sviluppo Economico e quindi non possono imporvi la sostituzione dicendo “lo ha detto l’Autorità” a cui non compete la metrologia legale.

    E’ il sistema di misura a dover essere legalizzato, e reso inattaccabile da interventi che possano interferire sulla trasmissione o manipolare il dato di consumo.

    Il manuale del contatore del contatore della foto recita: “L’aggiornamento del firmware può essere facilmente effettuato anche da remoto”. 

    Questo é il punto: le modifiche da remoto riguardano solo il protocollo di trasmissione o anche il trasduttore di misura?

    E’ una replica di quanto accaduto per i contatori di energia elettrica dell’Enel: si sa solo che Enel li gestisce da remoto,ma non c’è nessuno che possa controllare come lo fa!

    La direttiva stabilisce che “è il dato generato del contatore l’unico valido per la transazione”, indipendentemente da come poi venga gestito.

    Senza questi chiarimenti, l’installazione va pacificamente rifiutata.

    La battaglia sui contatori

    Telecom ed Enel scendono in campo sulla connessione a banda ultra-larga e sui contatori.

    Uno scontro tra titani: Enel ha il monopolio della distribuzione ed é il produttore nazionale di riferimento di energia elettrica; Telecom lo é stato della telefonia, mobile e fissa, e con l’aiuto dei francesi, rivendica il suo ruolo.

    In risposta ad un documento di consultazione dell’Autorità dell’energia, i contendenti hanno indicato le caratteristiche dei due sistemi proposti.

    Telecom é per la trasmissione dei dati di consumo tramite una SIM installata nel contatore.

    Enel é per il mantenimento della sistema esistente, e cioè la trasmissione dei dati attraverso lo stesso cavo di alimentazione elettrica  (PLC).

    Per Enel é “l’unica tecnologia che garantisce a oggi la solidità del processo di misura su oltre 36 milioni di clienti con un ottimale rapporto costi-benefici, utilizzata in Italia da oltre 15 anni e garantisce tassi di tele-lettura eccellenti oltre ad essere economica».

    Nessun dubbio sull’unicità, sulla quale dovrebbe esprimersi l’Antitrust, né sui 15 anni di utilizzo di misuratori non omologati, che vengono ancora oggi sequestrati. Qualche dubbio sulla economicità del servizio misura, caricato mediamente 2,5 euro/mese in bolletta.

    Il resoconto di un’indagine conoscitiva dell’Autorità del 2013 metteva in luce le criticità del sistema utilizzato da Enel in merito alla sicurezza dei dati: il dato di consumo viene infatti trasmesso, attraverso la linea elettrica, ai concentratori per proseguire,via telefonia mobile, verso i data center.

    Su invito del Governo, Enel ha recentemente costituito  Open Fiber per la posa della fibra ottica e, nonostante le smentite, sembra voler allargare i suoi interessi alle telecomunicazioni.

    Telecom, nonostante le smentite, sembra voler allargare i suoi interessi all’attività di misura.

    Sulle le due soluzioni pesano consistenti dubbi di metrologia legale che non competono all’Autorità per l’energia e che, se non risolti, creeranno gli stessi problemi del passato.

     

     

    ‘O paese do’ sole

    “Con il crollo del petrolio ormai la mia auto va ad accise”.

    La battuta sarà anche divertente, ma la pressione fiscale sul carburante é vergognosa. Applicate la tabella ad un consumo stimato annuo di cinque miliardi di litri.

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    La brutta notizia é che sta succedendo la stessa cosa anche per l’energia elettrica.

    La voce “materia prima energia” costa già molto meno della metà del totale della bolletta e il resto, oltre a imposte e IVA, finisce nelle tasche di tanti che tutto sono meno che  terremotati del Belice o del Friuli. E questo perché in Italia si é incentivato di tutto: dalle centrali CIP6 alle biomasse, dal fotovoltaico all’eolico, dai certificati verdi ai bianchi e all’efficientamento energetico.

    Sono decine di miliardi all’anno! Solo per il fotovoltaico ne vanno via sette, una mezza TAV all’anno per i prossimi quindici.

    Li distribuisce il GSE, Gestore dei Servizi Energetici, che diceva di non poter indicare i beneficiari perché i contratti sono coperti da clausole di riservatezza, ma ecco i nomi ed ecco i fondi, che incassano e spediscono tutto all’estero, esentasse.

    Noi ci mettiamo il sole, i terreni, i maneggioni che hanno cucinato il tutto con i comuni, i debiti delle banche e qualche elettricista che ha montato in fretta parti d’impianto fabbricate all’estero.

    Ci sono 150.000 società, con partecipazioni e interessi incrociati, e i passaggi di mano sono continui.  Parliamo di  19.000 MW installati e di ritorni che, per i grandi investitori e per i tempi che corrono, sono stellari. Questi sono i primi classificati.

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    Paghiamo noi la linea che non va

    La linea di trasmissione elettrica Sorgente – Rizziconi, che collega la Sicilia al continente, è costata 700 milioni di euro, tutti pagati con le bollette, ma non é ancora in funzione.

    L’iter burocratico per la sua costruzione inizia nel 2003 e nel tempo i vincoli ambientali si sono modificati. I piloni della linea, situati in comuni diversi, sono così finiti nel mirino degli ambientalisti, che ne hanno ottenuto il sequestro.

    Il mancato utilizzo ci costa, ogni anno in bolletta, più di mezzo miliardo di euro perché la linea doveva trasmettere energia meno cara alla Sicilia, dove produrla costa invece molto di più e dove il prezzo é diventato politico, perché l’energia elettrica siciliana é stata commissariata dal governo.

    Il destino della linea, i cui pali vengono  sequestrati uno alla volta, sembra sposare le resistenze isolane e condizionare le scelte del governo che concede la proroga di ulteriori 2 anni per il completamento definitivo dei lavori dell’elettrodotto al febbraio 2018.

    Il decreto interministeriale di autorizzazione datato 20 febbraio 2009 poneva un primo limite di cinque anni per il completamento definitivo dei lavori, quindi inizialmente fissato al febbraio 2014, successivamente prorogato di due anni.

    Se per fare una linea, essenziale come questa, ci vogliono dieci anni, e se ogni anno di ritardo garantisce ai produttori siciliani mezzo miliardo di euro, Terna non può restare fuori dalla torta e infatti ha chiuso il 2015 con ricavi per la prima volta sopra i 2 miliardi, a 2,07 mld contro i 1,996 mld del 2014, l’Ebitda sale a 1,53 mld contro gli 1,49 mld del 2014 e gli investimenti totali ammontano a circa 1,1 mld.

     

    Paghiamo noi la grid parity all’italiana

    Per ogni kWh consumato, sei centesimi di euro vanno alle rinnovabili, cinque  al fornitore e sei agli oneri di sistema, accise, tasse e IVA. 

    Quando Monti si accorse che in tanti chiedevano ancora incentivi per nuovi impianti di rinnovabile, ne stabilì un tetto massimo annuo. Renzi, spalmando gli incentivi ha nascosto la polvere sotto il tappeto, scaricando debiti e interessi sulle bollette dei nostri figli.

    E nonostante un conto di 13 miliardi di euro all’anno, per i prossimi 15, c’è ancora qualche spiritoso che parla di grid parity.

    La grid parity si raggiunge quando l’energia prodotta con sole e vento costa quanto produrla con il fossile e le due energie sono disponibili in rete.

    Con sole e vento migliora il  clima, ma quanto ci costa e chi ci guadagna?

    La grid parity va infatti valutata da due punti di vista: da quello che l’energia la produce e la vende e da quello di chi la compra e la paga.

    In Italia le grid parity sono così due: quella raggiunta con gli incentivi e l’altra, che senza incentivi, non esiste. Non esiste perché se ci fosse avrebbe ridotto drasticamente la differenza tra il prezzo all’ingrosso e quello al dettaglio, cosa che invece non é accaduta.

    La grid parity all’italiana è onirica: é bello bruciare meno fossile e mantenere l’aria pulita, peccato però che tutto venga posto a carico dei consumatori.

    Per il consumatore é anzi andata molto peggio perché ora non solo non può approfittare della caduta del prezzo del petrolio, ma paga sempre di più i produttori di rinnovabile.

    E così, dopo i tedeschi, abbiamo l’energia più cara di tutta europa.

    Se avessimo per tempo previsto queste distorsioni e avessimo sbottigliato il sole del sud verso il nord, o solo verso la Sicilia, o il vento della Sicilia verso il continente, potremmo oggi parlare di grid parity.

    E invece, siccome le rinnovabili sono discontinue,sono sempre le  nostre bollette, a pagare la disponibilità delle centrali a fossile, anche se non producono, anche se restano ferme.

    E come possono diminuire così le bollette?

    Avessimo, con tali risorse, strutturato e alimentato una filiera industriale.

    Nulla! I pannelli sono cinesi, le pale tedesche, gli inverters cinesi, i quadri di potenza francesi e tedeschi, i contatori cinesi.

    In compenso i fondi verdi ci sfilano i soldi dalle tasche ad ogni bolletta e li spediscono esentasse in Lussemburgo, per la felicità di banche e finanziarie estere.

    Non é come in  Germania dove sono i consumatori a beneficiarne e non gli speculatori. In Germania l’energia é più cara che da noi, ma è stata creata un’intera filiera industriale.

    Noi spenderemo 200 miliardi e non avremo creato nulla se non una montagna di debiti, che peseranno sulla prossima generazione, a meno dello scoppio della bolla.

    .

    Una bolletta francese

    La bolletta francese è molto semplice,mezza pagina.

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    Due anni fa, 12 cents/kWh erano meno della metà di quanto pagavamo in Italia.

    I francesi hanno scelto l’energia nucleare e noi ne importiamo per un paio di miliardi all’anno.

    Una voce della bolletta riguardava il consumo nei giorni in cui l’energia può costare sette volte il prezzo normale. Succede in inverno, per 18 ore al giorno e per 22 giorni. Di ciò l’utente poteva informarsi sul sito del fornitore e tramite un apparecchio che gli veniva fornito che segnalava con lampadine di diverso colore il livello di prezzo applicato al momento.

    Il subentro di un’utenza gas a Parigi avviene così:

    Il fornitore si basa sul consumo dell’utente precedente e addebita al nuovo utente un corrispettivo fisso mensile per dieci mesi.

    Il conguaglio, calcolato sul consumo effettivo, arriva all’undicesimo mese, dopo la puntuale lettura del contatore.

    Sulla prima bolletta inviata immediatamante dopo il subentro, il fornitore indica la lettura del contatore dalla quale parte il nuovo contratto e addebita le spese di subentro: 17.23 €.

    Il subentro di un’utenza gas in Italia avviene così:

    • Un subentro costa 90 € mentre un nuovo allacciamento ne costa 600, e senza aver ancora consumato una goccia di gas.
    • Il conteggio del consumo riparte da zero a ogni subentro, così i prezzi lordi unitari sono più alti perché gli oneri di sistema, applicati su consumi medi iniziali inferiori, pesano di più.
    • Tariffe, tasse e accise, applicate a diversi scaglioni di consumo, trasformano la bollette in un incredibile rebus.
    • La lettura di chiusura vaga per mesi tra distributore e fornitore e arriva all’utente precedente, quando ormai se n’era quasi dimenticato e non può più neppure le letture.
    • Stessa sorte per la prima bolletta dell’utente subentrante
    • Casi di doppia bolletta per lo stesso consumo, da parte di fornitori diversi.

    Il gas francese é fatturato in energia (kWh) come in tutta Europa; il kWh é un’unità di misura legale, lo standard metro cubo no!

    Le dieci bollette mensili dell’utente francese sono uguali, a importo fisso e di una pagina.

    Quelle italiane, normalmente bimensili, sono sempre più complicate, con una serie impressionante di numeri, basate su un consumo stimato, comprensive di anticipi e di rimborsi in itinere.

     

    Un altro sequestro di contatori

    E’ un vostro diritto pagare il giusto!

    Il blog di edoardo beltrame

    Anche se il Ministero interpellato alla Camera non lo ammette, a Milano i contatori illegali di energia elettrica continuano a venire sequestrati.

    Questa volta sono 64, installati tutti in un edificio del centro, di proprietà del Comune dove misurano l’energia elettrica consumata da altrettanti utenti.

    Previste sanzioni amministrative per il distributore, cioè la società che li ha installati li legge e li gestisce, e questa volta anche per il fornitore che, sulla base delle indicazioni di strumenti illegali, incassa un corrispettivo.

    La Prefettura, oltre a confermare le sanzioni amministrative, procederà alla confisca dei contatori, che dovranno essere distrutti e sostituiti con strumenti omologati.

    In Italia sono decine di milioni i contatori che operano nelle medesime condizioni e, se tutti gli Uffici Metrici nazionali si comportassero come a Milano, più di 700€ di sanzione a contatore farebbero una bella cifra.

    Siccome la responsabilità principale é del distributore, che ha…

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    Luce e gas come la benzina

    E’ bene sapere cosa paghiamo, quando compriamo un litro di carburante.

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    Un euro al litro di benzina mantiene il sistema: 50 litri dànno 50 euro al sistema.

    Nessun fornitore di luce e gas vi informerà nello stesso modo: dovrete capirlo leggendo le bollette, non é impresa semplice perché il sistema é geloso di queste informazioni.

    Dicono da quest’anno sarà più facile perché tutte le voci di costo che non riguardano la materia prima – energia e gas – saranno raggruppate in un unica cifra e per quelli che la bolletta non la guardano, sarà una brutta sorpresa.

    Nessuna novità sull’IVA, che si continuerà a pagare sulle accise ma a chi paga ancora la guerra d’Etiopia non può importare di meno.

    I valori percentuali della materia prima gas non si discostano molto da quelli dei carburanti ma per la luce, se va avanti così, il tendenziale é quello dei carburanti. Con la differenza che dell’autovettura possiamo fare anche a meno, del riscaldamento e della luce no.

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    Dalla banda larga al monopolio dell’energia, passando per i contatori

    L’anno scorso, il nuovo AD di Enel dichiarava al Sole24Ore che “l’operazione banda larga ha senso se si coprono i 33 milioni di contatori” e che “la nostra proposta è di posare la fibra nel cosiddetto ultimo miglio.  Se si fa coincidere questa disponibilità con il nostro piano di sostituzione di 33 milioni di contatori che abbiamo installato 15 anni fa, a partire dal 2016 gli oneri per il sistema diventano decisamente inferiori”.

    La conferma del presidente non si é fatta attendere.

    Tradotto significa: se voi del Governo succhiate un po’ di miliardi dalle bollette dei consumatori e me li fate arrivare, io sostituisco i milioni di contatori illegali che ho piazzato in Italia, prima che vengano tutti sequestrati. Se avete dei problemi, fate pure rientrare l’operazione nella banda larga telefonica, che con i contatori c’entra come i cavoli a merenda.

    Sappiate che, in questo modo,io manterrò il monopolio della misurazione e quindi vi prometto cospicui dividendi per i prossimi vent’anni.

    Enel iniziò a installare i nuovi contatori nel 2002, senza farli omologare da nessun ente terzo indipendente; non è quindi possibile, oggi, verificare se misurano correttamente, né sapere quanto possano durare.

    Solo Enel, che li gestisce da remoto, sa come funzionano.

    Attendiamo con ansia che il Ministero, o l’Antitrust, si pronuncino sul nuovo sistema di misura, comprensivo di contatore, protocolli di comunicazione e sistemi remoti.

    In difetto, Enel potrebbe in teoria anche decidere quanto un utente deve consumare, o quanto un produttore di energia rinnovabile produrre.

     

    A chi resta in mano il cerino?

    La componente A3 delle nostre bollette finanzia le energie rinnovabili e assimilate.

    La componente A3 é la parte dominante degli oneri di sistema e, secondo l’Autorità per l’energia, costerà 15 miliardi,contro i 12,5 del 2015.

    Andate a verificare, prima che vi tolgano il dettaglio dalla bolletta, con quanti euro partecipate alla festa di quelli che l’incassano.

    Chi consuma energia elettrica paga questa montagna di denaro in forza di una serie di decreti – conti energia – il primo dei quali é partito nel 2005. Nel 2012 se ne accorse Monti che mise un limite alla incentivazione di ulteriori impianti, ma era ormai troppo tardi.

    Il meccanismo degli incentivi si basava sull’ipotesi, rivelatasi poi errata, che il consumo di energia elettrica aumentasse negli anni. Oggi invece si consuma molto meno ma la quota degli incentivi resta costante.

    Il peso della componente A3 in bolletta, per chi continuerà ad acquistare energia dalla rete, è destinato ad aumentare perché saranno sempre più numerosi quelli che si staccheranno per prodursi la loro energia e non pagheranno più la loro quota di A3.

    Un esempio ci aiuta a capire quello che succederà.

    Ci sono tre famiglie, Verdi, Gialli e Rossi alle prese con il problema.

    La famiglia Verdi nel 2008 ha installato un impianto fotovoltaico. Gli incentivi sono ancora buoni,la bolletta è salata e quindi tanto vale prodursela. L’investimento dei Verdi servirà per risparmiare sulla bolletta, utilizzando parte dell’energia prodotta, e vendendo la restante alla rete.

    L’energia prodotta dai Verdi viene così pagata dai Gialli e dai Rossi che se la ritrovano in bolletta, sotto la voce A3.

    Quando se ne accorgono, anche i Gialli decidono di farsi il proprio impianto. I Rossi invece non hanno disponibilità economiche e continuano a dipendere esclusivamente dalla rete elettrica; un quarto della loro bolletta, finirà così nelle tasche dei Gialli e dei Verdi.

    Fintanto che gl’impianti fotovoltaici erano pochi, le conseguenze non erano apprezzabili, ma siccome stanno diventando sempre di più saranno sempre meno i consumatori che compreranno energia dalla rete.

    La storia finisce tragicamente quando restano solo i Rossi, che si vedono recapitare una bolletta da sedici miliardi e devono fare fronte da soli a tutta la componente A3 del paese.

    Per il gas sta già succedendo: un utente che lo utilizza solo per cucinare lo paga circa cinque volte di più  di quello che lo utilizza anche per scaldarsi.

     

    La farsa delle gare d’ambito

    In vista delle gare d’ambito per il servizio di distribuzione gas, gira voce della possibile fusione tra Italgas e 2i Rete Gas.

    Si tratta dei due maggiori operatori nazionali e la loro fusione porterebbe a controllare più della metà del mercato.

    Perché le gare se Italgas è presente in 128, 2i Reti in 137, dei 177 messi in offerta ?

    L’energia elettrica sta tornando sotto totale controllo di Enel, e anche per il gas verrà finalmente liberalizzato il monopolio dello stato.

    Sonno profondo all’Antitrust: si sveglieranno dopo,come quelli di Banca d’Italia,e bisognerà ricorrere a Cantone.

    La bolla del fotovoltaico

    Il fallimento della Alter Eco potrebbe non essere un caso isolato.

    Finisce all’asta un campo fotovoltaico da 1 MW in provincia di Mantova, finanziato fino al 2032 con il quinto conto energia. Per essere quasi nuovo il prezzo base di 650 €/kWh è stracciato e il sito dell’Alter Eco indica Banca Intesa quale promoter.

    Gli impianti più datati, che ricevono maggiori incentivi, hanno il problema del decadimento dei moduli o degli inverter.

    Sull’onda dell’entusiasmo, una gran parte degli impianti è stata installata tra il 2010 e il  2012 ma come vanno le cose per chi era partito prima?

    Ad esempio, un privato che nel 2006, con mezzi propri, ha installato 22 kW (primo conto energia) aggiungendone altri 23 nel 2009 (secondo conto energia), prevede il pareggio nel 2016, tra capitale investito e tariffe incassate, senza contare i mancati interessi e il tempo dedicato per superare gli ostacoli burocratici.

    E in effetti nel 2006 erano pochi quelli che ci credevano e la speculazione non era ancora partita.

    Facile immaginare quindi quello che è successo dopo, quando tutti hanno creduto di annusare l’affare e hanno acceso il mutuo. 

    A quando il loro pareggio?

    La torta era immensa: incentivi per 13 miliardi di euro all’anno!

    Non tornano i conti degli incentivi alle rinnovabili

    Il rapporto annuale del GSE – Gestore dei Servizi Energetici – dà una pessima notizia ai consumatori.

    Il capitolo 4 tratta gli incentivi e spiega:

    • La gestione dei meccanismi di incentivazione e di ritiro dell’energia elettrica genera costi – essenzialmente legati agli incentivi erogati e all’acquisto dell’energia e dei Certificati Verdi – e ricavi derivanti, in massima parte, dalla vendita dell’energia elettrica, gestita dal GSE sul mercato.
    • Le risorse economiche necessarie per il finanziamento dei meccanismi gestiti dal GSE, cioè per la copertura degli oneri derivanti dalla differenza tra costi e ricavi, sono prelevate dal “Conto per nuovi impianti da fonti rinnovabili e assimilate”, istituito presso la Cassa Conguaglio del Settore Elettrico (CCSE).
    • Il conto è alimentato dalla componente tariffaria A3, applicata alla generalità delle bollette dei clienti finali per l’acquisto di energia elettrica.
    • Nel 2014 i ricavi, al lordo dei corrispettivi di borsa e della valorizzazione degli sbilanciamenti, sono stati pari a circa 2.420 milioni di euro.
    • Per il 2014, la differenza tra costi – 15,8 miliardi di euro –  e ricavi – 2,4 miliardi di euro – ha determinato un onere e, dunque, un fabbisogno economico della componente A3, pari a 13,4 miliardi di euro.
    • Il gettito A3 raccolto da parte dei distributori connessi alla rete di trasmissione nazionale per l’anno 2014 è stato, invece, pari a circa 12,6 miliardi di euro.

    Quindi un disavanzo economico di circa 770 milioni di euro!

    Che verranno ripianati con le bollette!

    Pur non essendo di sua competenza, il GSE propone una ridistribuzione della tariffa A3:

    • Domestico residente con 3 kW di potenza e consumi per 2.640 kWh/anno:   94€
    • Domestico residente con 3 kW di potenza e consumi per 3.500 kWh/anno:  152€
    • In bassa tensione con 10 kW di potenza e consumi per 15.000 kWh/anno:   1.070€
    • In media tensione con 500 kW e 2.000 ore/anno di utilizzazione:                 46.955€
    • In alta tensione con 3 MW di potenza e 2.500 ore/anno di utilizzazione:     296.000€

    L’aumento della voce A3 della bolletta è inarrestabile e sta portando il sistema al collasso! È strano che nessuno dica o faccia nulla!

    Paghiamo noi la rete delle Ferrovie

    Saranno ceduti a Terna 9.300 chilometri di rete elettrica di proprietà di Ferrovie dello Stato che, con biglietti carissimi e servizio pessimo, godono di ottima salute e verranno in seguito privatizzate. Un aiuto al bilancio e una cospicua plusvalenza in vista della quotazione in borsa.

    La rete delle ferrovie è tecnologicamente avanzata solo nei mille chilometri dell’alta velocità; il resto sconta decenni di pessimo esercizio e richiede manutenzione.

    Se si trattasse di un normale contratto tra privati, e non tra società a maggioranza pubblica, il costo della manutenzione andrebbe detratto dal prezzo di vendita e invece i futuri interventi  di manutenzione resteranno a carico di Terna e saranno spalmati sulle nostre bollette.

    Terna provvede già al trasporto dell’energia elettrica nazionale e il servizio viene sontuosamente remunerato con le tariffe stabilite dall’Autorità per l’energia che adesso sta valutando quanto vale la rete delle Ferrovie e quanti miliardi di euro dovranno essere caricati negli anni sulle bollette per la sua manutenzione.

    Terna presenta da sempre ottimi bilanci e campa sulle nostre bollette;sarà facile recuperare il miliardo di euro per l’acquisto della rete delle Ferrovie e negoziare con l’Autorità per l’energia quanto ci dovrà essere succhiato con le bollette.

    Pagheremo così tre volte quella porzione di rete:lo abbiamo fatto con le tasse in passato, lo facciamo con i biglietti e lo faremo in futuro con le bollette!

    Con tale vorticoso giro di soldi, cospicui bonus finiranno nelle tasche dei rispettivi amministratori, mentre della riduzione delle bollette non sentiremo neppure il profumo.

    Il bello é che tutto era nato quando Renzi, appena insediatosi, aveva denunciato il fatto che le Ferrovie godevano di tariffe agevolate.alle quali, ovviamente, provvedevamo noi utenti con le bollette.

     

     

    Fuori controllo gli oneri di sistema

    Gli oneri di sistema,un argomento ricorrente del blog, rappresentano una quota sempre più importante della bolletta.

    Mesi fa il presidente dell’Autorità per l’energia lo dichiarava alla Commissione Industria del Senato:“il complessivo fabbisogno di gettito annuo degli oneri di sistema raggiungerà 15 miliardi nel 2015, il doppio del 2011”.

    Una cifra allucinante, una TAV all’anno, con i relativi interessi.

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    Ma se in quattro anni sono raddoppiati, cosa accadrà in futuro? Quali sono le azioni correttive? Possibile un ulteriore raddoppio nei prossimi quattro anni ? Ma Renzi non si era impegnato ad abbassare il costo dell’energia, che è tra i più alti in Europa?

    Con gli oneri generali di sistema, che pesano ormai per più di un quarto del costo della bolletta, paghiamo:

    • gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate, che pesano per più dell’80%
    • la messa in sicurezza del nucleare, la compensazione territoriali e centinaia di milioni al bilancio dello Stato
    • le agevolazioni alle imprese energivore
    • la promozione dell’efficienza energetica
    • i regimi tariffari speciali delle FFSS
    • le compensazioni alle reti elettriche minori
    • il sostegno alla ricerca del sistema elettrico
    • il bonus alle società energivore che verrà spalmato sugli oneri di quelli che consumano meno

    Bortoni auspicava una riforma perché diceva “hanno raggiunto livello eccessivo”, ma sarebbe stato meglio definirlo catastrofico tanto che l’idea è di trasferirne una parte sulla fiscalità generale del Paese, cioè non più sulle bollette ma in tasse.

    Si giustificava Bortoni:”Gli oneri gravano sulla competitività del nostro sistema produttivo e sul bilancio delle famiglie italiane, in relazione alla notevole complessità che si è venuta a creare per la sovrapposizione di diversi meccanismi originata da altrettanti fonti normative”.

    Le fonti normative sono le leggi che poi impongono all’Autorità di spalmare le voci di costo nelle bollette.

    Nonostante il tardivo e per ora inascoltato allarme di Bortoni, negli oneri di sistema e nei servizi di rete – altra voce della bolletta che pesa per il 17% – stanno per essere scaricati miliardi di euro derivanti da:

      • la vendita della rete delle FFSS a Terna;
      • il cavo sottomarino con il Montenegro;
      • i maggiori incentivi alle rinnovabili;
      • l’elettrodotto sottomarino con la Sicilia;
      • l’elettrodotto aereo con la Sicilia;
      • il commissariamento degli impianti termoelettrici, siciliani e sardi;
      • il capacity payment;
      • la chiusura delle centrali dell’Enel;
      • la gestione delle scorie nucleari;
      • i contatori elettronici di seconda generazione e il cablaggio delle abitazioni;
      • la chiusura anticipata degli incentivi ai certificati verdi;
      • la maggior remunerazione degli investimenti di Terna e Snam.

    Il costo medio degli oneri di sistema ha raggiunto gli 80€/MWh pari al 34% della bolletta. La contrazione dei prezzi all’ingrosso della materia prima è stata annientata; continuiamo a dare più soldi a Terna e Snam per la felicità dei cinesi.

    Il governo brancola nel buio più totale se le risposte ad un’interrogazione alla Camera sono queste.

    Addio all’hub italiano del gas

    “Innanzitutto i nostri più grandi mercati come Germania, Francia e Italia”.

    Risponde Gazprom a chi domanda quali saranno i principali sbocchi del raddoppio del Nord Stream, il gasdotto russo-tedesco che assorbirà gli attuali transiti di gas attraverso l’Ucraina, concentrando l’80% delle importazioni di gas russo su una sola direttrice e dando così a Gazprom una posizione dominante sul mercato tedesco.

    Per ora nulla cambia: il gas russo continuerà ad attraversare l’Ucraina grazie alla garanzia europea sui pagamenti del gas ucraino ai russi; essenziali per l’arrivo del gas in Europa durante l’inverno.

    La strategia dei russi, con l’apertura dei nordeuropei, é chiara.

    Sotto embargo, hanno cancellato South Stream, contrattato il Turkish Stream con i turchi e il raddoppio del Nord Stream con i russi, un gasdotto che può già trasportare 55 miliardi di m3 gas direttamente in Germania, passando sotto il Baltico. Con il raddoppio del Nord Stream i russi hanno anche concluso importanti scambi di assets con le principali società energetiche nordeuropee.

    È la dimostrazione che, per l’Europa, non ci saranno valide alternative al gas russo, che resterà sempre il più competitivo. Dimostra anche che l’Italia molto difficilmente potrà diventare un hub del gas, come da Passera in poi, i governi volevano farci credere, proponendo opere del tutto inutili.

    Le velleità degli americani di fornirci lo shale-gas, il mantenimento dell’embargo europeo a Mosca e la critica situazione siriana, che vede americani e russi su fronti opposti e gli europei in ordine sparso, ci stanno clamorosamente isolando, anche dal punto di vista energetico.

    Il nord Europa ha scelto il suo partner energetico e, se ne avremo bisogno, sarà pronto a mandarci il gas.

    Condannati ai monopoli

    Nel 2000, commentando il decreto Letta che intendeva liberalizzare il mercato del gas, Franco Tatò, AD di Enel, disse che “saremmo stati tutti più liberi di comprare gas dall’Eni”.

    Aveva ragione: il codice di rete della Snam, che dominava il gas in Italia, venne preso per buono dall’Autorità per l’energia, che fece l’enorme sforzo di farlo proprio, e tutto restò come prima. Anzi ENI entrò nel settore elettrico e così Enel entrò in quello del gas, strapagando le reti locali e perdendo montagne di denaro con la Nigeria.

    Dopo quindici anni, Renzi vuole affidare la banda larga della telefonia a Enel.

    Enel ci vuole mettere i suoi nuovi contatori e così, in pochi anni, saremo tutti più liberi di comprare l’energia elettrica dall’Enel.

    Il piano di Enel, che coniuga telefonia con contatori, sembra il completamento della felice intuizione di Tatò (come l’ha definita il nuovo AD di Enel) quando inventò di sana pianta il contatore elettronico intelligente, che nessuno gli aveva chiesto e che nessuno ha mai capito come funziona.

    La felice intuizione di Tatò fu così quella di piazzarci in casa decine di milioni di contatori illegali.

    Nessuno li ha mai omologati, nessuno ha stabilito per quanto tempo potevano funzionare; sono spenti a milioni, e milioni sono quelli che non possono essere letti neppure da remoto, visto che ci arrivano bollette su consumi stimati.

    Prima che qualche Procura si svegli, è quindi meglio sostituirli, e anche questa volta ci penserà Enel.

    I soldi arriveranno dallo stato e dalle bollette, per rendere affidabile la connessione con i propri utenti; portare la banda larga in casa dell’utente, e fornire servizi a valore aggiunto, a pagamento e in pacifico regime di monopolio.

    Enel, produttore di riferimento di energia elettrica, consoliderà così la posizione dominante nella distribuzione, con quaranta milioni di utenti e la misurerà con i suoi contatori, illegali o meno, di prima o seconda generazione, entrandoci in casa e consigliandoci come consumare, per esempio con i suoi condizionatori che pubblicizza alla televisione.

    A meno di improbabili correzioni dell’Antitrust, che anche d’estate è in letargo, o della Commssione Europea, la liberalizzazione all’italiana si sta finalmente completando con il clamoroso ritorno al monopolio perfetto, come ci racconta l’ing. Giusto di Esperia.

    Contatori illegali: replica alla diffida di Enel

    L’ufficio stampa di Enel giudica il mio articolo su Linkiesta,“destituito di ogni fondamento .. pesantemente diffamatorio e gravemente lesivo della reputazione di Enel”.

    Di seguito la mia replica alla diffida di Enel.

    Lo stato d’illegalità delle decine di milioni di contatori operanti in Italia si evince dall’articolo 692 C.P. che recita:

    Chiunque, nell’esercizio di un’attività commerciale, o in uno spaccio aperto al pubblico, detiene (1) misure o pesi (2)[472 2] diversi da quelli stabiliti dalla legge, ovvero usa misure o pesi senza osservare le prescrizioni di legge, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da centotre euro a seicentodiciannove euro.

    [Se il colpevole ha già riportato una condanna per delitti contro il patrimonio, o contro la fede pubblica, o contro l’economia pubblica, l’industria o il commercio, o per altri delitti della stessa indole, può essere sottoposto alla libertà vigilata.] (3)

    In un’attività commerciale, come é la vendita di energia elettrica contro un corrispettivo, la legge vieta l’utilizzo di pesi e misure diversi da quelli che la stessa legge stabilisce e chi usa pesi o misure senza osservare le prescrizioni di legge viene sanzionato.

    • L’art. 11 del Testo Unico delle Leggi Metriche stabilisce che per determinare le quantità, devono essere impiegati strumenti legali.
    • L’articolo 12 li definisce: “sono legali quegli strumenti che sono stati sottoposti alla Verificazione prima e alla verificazione periodica. In ciascuna di queste, il Verificatore appone i pertinenti bolli metrici”

    Gli strumenti di misura sprovvisti di bolli sono pertanto illegali e da qui il richiamo all’articolo 692 C.P.

    Per essere legale, lo strumento deve rispondere ai requisiti del Regolamento di Fabbricazione Metrica oppure essere ammesso alla verifica metrica da un apposito Decreto Ministeriale.

    Nei due casi vengono stabiliti le caratteristiche costruttive, i requisiti metrologici e le condizioni d’impiego dello strumento.

    La legge del 1890 prevede che gli strumenti di misura utilizzabili siano quelli della Tabella B allegata alla Legge (Testo Unico delle leggi metriche 1890/7088), e altri non ancora contemplati, purché, con le procedure di cui all’art. 6 e 7 del Regolamento di Fabbricazione e, previa opportuna domanda e istruttoria tecnica, il Ministero rilasci il Decreto Ministeriale d’ammissione.

    ENEL, come il sotto-segretario De Vincenti ammetteva, in risposta all’interrogazione Parlamentare del 17/10/13, non ha mai presentato alcuna domanda di Verificazione prima per i suoi contatori.

    Non essendo stata presentata domanda di Verificazione Prima al Ministero, i contatori dell’Enel non hanno conseguito alcuna omologazione ed è quindi impossibile sottoporli a verifica, sia essa periodica o in contraddittorio con l’utente.

    Non poter effettuare una verifica periodica dello strumento lede il diritto del consumatore.

    L’assunzione di un comportamento antigiuridico non può che essere fonte di responsabilità: ecco la ragione dei provvedimenti sanzionatori nei confronti di chi immette illegittimamente sul mercato strumenti di misura non omologati e li impiega in rapporto con terzi, con gravissima lesione di legge, non disgiunta al conseguente vulnus del principio di tutela della fede pubblica al cui rispetto è preposto, nel vigente Ordinamento Giuridico, il servizio metrico.

    I sequestri confermati dal Prefetto di Milano, ma disconosciuti dal Ministero, vengono effettuati perché i contatori risultano sprovvisti dei sigilli metrici che attestano l’esecuzione della Verificazione prima metrologica, prevista dall’art. 12 del Testo Unico delle leggi metriche.

    In sostanza, l’apposizione dei sigilli su uno strumento di misura identifica la sua legalizzazione.

    L’allora Ministero competente non sollecitò azioni che costringessero Enel a omologare il contatore, lasciando che l’installazione di decine di milioni di contatori potesse avere luogo in pacifica violazione della legge.

    In merito alle altre considerazioni di Enel sul mio articolo:

    • non si comprende il taumaturgico ruolo di IMQ, cui non competeva la verifica metrico-legale di strumenti non omologati, nell’apporre marcature del tutto inefficaci a tale effetto.
    • non si comprende a che scopo venga richiamata l’Autorità per l’energia che, non solo non ha alcuna competenza in metrologia legale, ma, con la sua delibera 292/06, travisava in toto la realtà.
    • non si comprende come la direttiva MID che, solo dal 2007, consente la commercializzazione in Europa di contatori omologati e legali, possa estendere a decine di milioni di contatori illegali, i medesimi titoli di legalità.
    • non si comprende come il decreto di recepimento della direttiva MID, abbia potuto sortire il salvifico effetto di rendere legale quello che legale non era, non é e non sara mai, consentendone l’utilizzo a vita.

    E’ del tutto inaccettabile non poter effettuare una verifica in contraddittorio, come per gas e acqua, alla presenza di un Ispettore Metrico, e non di un “tecnico di fiducia”, solamente perché gli strumenti non sono omologati.

    Ecco perché il Prefetto di Milano ha confermato le azioni di sequestro sui contatori illegali, sanzionato il distributore, imponendone la distruzione e la sostituzione con altri legali.

     

    Arrivano i nuovi contatori del gas

    Se per decine di milioni di contatori di energia elettrica, il ministero ammette che “la legislazione è lacunosa”, anche per i nuovi del gas si parte con il piede sbagliato.

    Il programma, imposto dall’Autorità per l’Energia, prevede la sostituzione di 22 milioni di contatori in cinque anni, due milioni entro il 2015.

    Come per gli elettrici, i nuovi contatori del gas dovrebbero essere gestiti da remoto e le bollette emesse sulla base di consumi rilevati da remoto. 

    La sostituzione è a carico degli utenti, che la pagheranno, non si sa come, con le bollette.

    Sarebbe stato sufficiente imporre ai distributori di leggerli, come vuole AEEG, ma era troppo semplice e poco costoso ! Molto meglio caricare le bollette con nuovi oneri di sistema, visto che già paghiamo il gas più caro d’Europa.

    A differenza di quelle elettrici,  perlomeno i nuovi contatori del gas saranno omologati da un ente metrologico europeo: saranno fabbricati e provati in accordo alla direttiva europea  MID e la correttezza della misurazione verrà certificata dal fabbricante.

    I nuovi contatori del gas sembrano così nascere  legalmente, non come quelli dell’Enel, sbucati dal nulla e mai omologati da nessuno.

    Ma non è sufficiente che i contatori siano omologati!

    La direttiva MID regola esclusivamente il criterio d’immissione dei contatori sul mercato ma non definisce il “sistema di misura” del quale lo strumento sarà parte integrante e con il quale interagirà. E, fino ad ora in Italia, il sistema di misura non è mai stato definito, né omologato da nessuno.

    La metrologia legale compete al Ministero dello Sviluppo Economico e non all’Autorità per l’Energia, alla quale faranno appello per imporvi la sostituzione del contatore. 

    Non solo il contatore, ma l’intero sistema di misura dev’essere legalizzato per assicurare che non ci siano interferenze sul dato di consumo, che viene trasmesso e poi fatturato. E se non si legalizza il sistema, si ricade nella medesima situazione dei contatori di energia elettrica, che vengono gestiti da remoto, ma nessuno controlla.

    Far pagare una bolletta in base a un dato teletrasmesso può essere diverso dal farla pagare in base a quanto indicato dal contatore e diverse sentenze hanno chiarito che, in caso di contestazione, il distributore ha l’onere di dimostrare il corretto funzionamento dello strumento che rileva il consumo; spetta cioè sempre al distributore, e al fornitore del gas, dimostrare la rispondenza di quanto fornito con quanto indicato dal contatore installato presso l’utente.

    La direttiva MID stabilisce inequivocabilmente che “è il dato generato del contatore l’unico valido per la transazione”, indipendentemente da come venga poi gestito a valle.

    Misurare gas non è un’operazione semplice e fino ad ora si è ricorsi ad alchimie con risultati grotteschi, come l’utilizzo di un’unità di misura illegali.

    E non sembra che, con il nuovo contatore, le cose miglioreranno.

    Ci hanno già piazzato in casa milioni di contatori intelligenti per l’energia elettrica, senza dirci cos’erano, per quelli del gas sarà meglio fare attenzione.

    Mercato libero:meglio prepararsi!

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    Sono circa un quarto gli utenti che passati già al mercato libero, molti non hanno capito cosa facevano e hanno anche speso di più.

    In previsione della fine del mercato tutelato, é consigliabile che i milioni di consumatori che saranno costretti a scegliere un fornitore di luce o gas, si preparino perché i prossimi saranno due anni di caccia al pollo.

    Attualmente, per la fornitura di energia elettrica e di gas, il contratto tipo di maggior tutela é predisposto dall’Autorità per l’energia, che ne stabilisce le clausole e ne aggiorna trimestralmente le tariffe; fornitore e utente fanno esclusivo riferimento alle clausole di quel contratto, che “tutela” chi compra.

    Il contratto di mercato libero è lasciato invece alla libera contrattazione tra fornitore e cliente e, in caso di contestazioni, l’unico riferimento sarà il Codice Civile.

    Gli italiani sono pigri, e hanno la pessima abitudine di non leggere attentamente le clausole contrattuali di una polizza assicurativa o di un contratto telefonico. Non farlo per luce e gas sarà peggio perché, se sono pochi quelli che sanno quanto spendono, sono rarissimi quelli che sanno quanto consumano.

    E passare al mercato libero senza sapere quanto si consuma sarà un autentico salto nel buio!

    I contratti di mercato libero sono contratti di servizi, che prevedono l’acquisto di altri beni da parte del cliente; il fornitore, pur di non perdere i propri clienti, li confonde con vari gadgets.

    E’ la stessa esca utilizzata per la telefonia mobile: ci danno un tablet, che pagheremo a rate in due o tre anni, senza poterne venire fuori, a meno di pagare salate penali.

     

    Prima di abbandonare il mercato tutelato, per una popolazione di utenti totalmente impreparata, sarebbe stato meglio informarsi su cosa fanno nella patria del libero mercato: l’Inghilterra.

    OFGEM, la locale Autorità per l’energia, chiamata watchdog (tr. cane da guardia), è un vero mastino, la bolletta inglese rende un importante servizio all’utente e il supporto per il consumatore continua nel tempo.

    Vero è che in Inghilterra hanno cominciato ai tempi della Thatcher, che non guardava in faccia a nessuno, ma perché non fare tesoro dell’esperienza inglese per replicarla da noi, visto che ne sanno molto di più?

    In nome dell’ambiente 

    Con la componente A3 della bolletta paghiamo già sontuosi incentivi alla produzione di energia verde 

    Ce li prelevano dalle tasche senza dirci come e poi tentano di fregarci in nome dell’ambiente.

    “Ottenere il marchio 100% rinnovabile da apporre sui vostri servizi e prodotti è da oggi possibile anche senza dover necessariamente investire e realizzare nella propria azienda un impianto di produzione di energia rinnovabile!! E’ sufficiente acquistare energia da un fornitore che vi certifica che quanto vi viene fornito è di fonte diretta da impianti di produzione di energia rinnovabile, ed è quanto vi proponiamo attraverso la nostra proposta di fornitura”.

    Che un azienda, che neppure la produce, possa garantire che, in base alla dichiarazione di un terzo, sia verde proprio l’energia che acquistate, ha del miracoloso.

    Certificavano così anche i bilanci delle banche.

    Quanto ci costa l’Autoritá per l’energia 

    Luigi Gabriele di Codici ha fatto i conti.

    Un bilancio trionfale per i tempi che corrono e un servizio quasi inesistente per i consumatori.

    Basta analizzare una bolletta di luce o gas e confrontarla con quelle europee pubblicate nel blog.

    L’attività principale dell’autorità è negoziare con il “sistema” come spalmare in bolletta quello che viene deciso a Roma e poi ogni tanto denunciare che gli oneri di sistema sono fuori controllo: 16 miliardi all’anno.

    Paghiamo l’energia più cara d’Europa. 

    Farebbero bene a dimettersi tutti quanti, come aveva fatto intendere Renzi agli inizi del suo governo. 

    E invece, oltre a energia elettrica,gas e acqua arriveranno anche i rifiuti.

    Le bollette resteranno complicate, e nessuno capirà quanto consuma.