Alla disperata ricerca di gas

Alla canna del gas

Ci voleva la guerra perché ci rendessimo conto di dipendere dal gas russo e di aver lasciato sotto terra il nostro.

Con il risultato che il prossimo inverno, senza il gas russo, potremo solamente indossare golf più pesanti.

Invece di incominciare a risparmiarlo, o perlomeno capire come potremmo ridurne il consumo quando sarà necessario, dobbiamo assistere ai viaggi della speranza del governo alla ricerca di gas che, sappiamo già, non potrà essere disponibile prima di un paio d’anni.

In attesa dell’autunno e delle bollette che molti non saranno in grado di pagare,sarebbe opportuno fare un po’ d’ordine nella misurazione del gas, che potrebbe regalarci qualche piacevole sorpresa del tipo: c’è più gas di quello che viene misurato!

Ci sono tre bachi nella misurazione e nella fatturazione del gas naturale: lo standard metro cubo, il potere calorifico superiore del gas e i sistemi di misurazione installati all’arrivo dei gasdotti in Italia.

1) Le bollette fatturano Sm3 – standard metri cubi – che non è un’unità di misura legale – l’unità di misura legale è il m3 – mentre il gas all’ingrosso si paga in MWh. In tutta Europa le bollette addebitano kWh . In Italia lo Sm3 non è l’unità di fatturazione che invece è l’euro.

2) Il PCS – potere calorifico superiore – del gas viene stabilito dalla Snam Rete Gas controllata da CDP, azionista di riferimento ENI. Il conflitto d’interesse é evidente.

3) I sistemi di misurazione del gas in entrata nel paese sono stati sottratti ai controlli della Metrologa Legale. L’inchiesta della Procura di Milano del 2008 é stata bloccata da un decreto, poi convertito in legge, che non ha risolto il problema. Una legge che è in contrasto con la Direttiva 2004/22/CE entrata in vigore in Italia nel marzo del 2007.

Sono tre anomalie che risalgono al 1997 e che il Mise non ha mai voluto risolvere, autentici tabù che non possono e non devono essere abbattuti!

Claudio Capozza – Edoardo Beltrame

Carabinieri & Enel

“L’Arma dei Carabinieri ed Enel ancora più vicine per la prevenzione e il contrasto all’illegalità, la tutela dell’ambiente e del territorio….la protezione dell’ambiente e delle risorse naturali, la lotta ai cambiamenti climatici e il contributo per uno sviluppo economico sostenibile. Particolare attenzione sarà dedicata alla tutela alla sicurezza e continuità operativa delle reti e delle infrastrutture elettriche, alla protezione del personale preposto alla loro gestione e al patrimonio aziendale.”

Il comunicato stampa è del novembre 2021.

Il contrasto all’illegalità compete ai Carabinieri, mentre Enel è una società privata che produce, distribuisce e vende energia elettrica.

Non si occupa di tutela ambientale, del territorio e delle risorse naturali mentre sono di sua specifica competenza “la sicurezza e la continuità operativa delle reti e delle infrastrutture“, servizi che i consumatori pagano con le bollette.

Quindi se i Carabinieri collaboreranno con Enel, il consumatore dovrà pagare anche i Carabinieri oppure la Convenzione con Enel è a titolo gratuito?

Il rischio é che il “guardi che se non fa il bravo chiamo i carabinieri” valga alla fine più per Enel che per il normale cittadino, che si sente sempre più spesso rispondere “abbiamo tutte le pattuglie impegnate“.

Alcuni lettori hanno già segnalato simili comportamenti e una sorprendente solerzia dei Carabinieri ad intervenire, per poi, incredibilmente, neppure verbalizzare l’ intervento.

L’intervento dovrebbe infatti risolversi sempre con la redazione del verbale: definire il soggetto che ha telefonato, luogo, data, ora e del motivo della richiesta, e una sommaria descrizione dei fatti accertati.

E’ il caso, che sembra ricorrente, quando un consumatore rifiuta la sostituzione dei vecchi contatori con quelli nuovi, che vengo utilizzati illegalmente.

Se “tutela della continuità operativa delle reti” significa anche imporli, con l’aiuto dei Carabinieri, c’è il rischio che a trarne vantaggio sia solo Enel.

La forma di collaborazione, tra una società privata e un corpo militare dello Stato, dovrebbe essere legittimata da un provvedimento amministrativo.

Non esistono precedenti perché è come se Enel venisse investita di un potere ispettivo, e di generico controllo sul territorio, sconosciuto nelle proprie finalità societarie.

Una situazione allarmante perché le reti, sempre più intelligenti e ricche di dati sensibili dei cittadini, sarebbero controllate dal monopolista della distribuzione elettrica.

Il monopolio dei contatori

Continua la sostituzione dei vecchi contatori di energia elettrica con quelli di seconda generazione“, tutti con il marchio Enel.

Un’operazione che potrebbe consentire ad Enel, tramite edistribuzione, di controllare il mercato dell’energia elettrica al dettaglio.

Ci sono voluti solo nove anni per cambiare il nome – da Enel Distribuzione a edistribuzione – ma nella sostanza non è cambiato nulla: edistribuzione distribuisce e misura quasi tutta l’energia elettrica nazionale in forza di una concessione che scadrà nel 2030.

Enel partì con la prima operazione contatori intelligenti” venti anni fa, con la promessa che i consumatori avrebbero potuto verificare e pagare solo quello che consumavano.

Spariva la figura del “letturista”, il consumo sarebbe stato rilevato da remoto e chi non avrebbe pagato la bolletta sarebbe rimasto al buio.

A quel tempo Enel era la luce e nessuno si chiese se ciò che Enel stava facendo era legale o meno.

Siccome tutta l’operazione veniva spacciata per gratuita, cosa che poi si rivelò non essere, a nessuno importó se i contatori fossero legali o meno, o come funzionassero. 

Erano diversi, non c’era più la rotella che girava e una tamburella di numeri che progrediva. Bisognava schiacciare un bottone e perderci una mezz’oretta per capirci qualcosa. Cosa che nessuno fece!

All’Enel regnava kaiser Franz  Tatò, voluto da Romano Prodi, lo sponsor delle false liberalizzazioni.

Il decreto Bersani, del 1999, prevedeva la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica: a Terna sarebbero andate le grandi linee di trasmissione di alta tensione e ad Enel la concessione della distribuzione di energia elettrica in tutto il paese, ad esclusione delle grandi città, dove operavano ancora le società municipalizzate, che non mollarono l’osso.

Sono passati vent’anni e la relazione annuale di Arera fotografa una situazione imbarazzante: il settore appare tutto meno che liberalizzato.

E la completa liberalizzazione non potrà realizzarsi prima del 2030 perché,se Enel ha il monopolio della distribuzione, misura tutta l’energia elettrica nazionale, la produce e pure la vende, perché dovrebbe perdere la posizione, visti anche i dividendi che gira al Ministero dell’Economia e della Finanza.

Secretate, come sempre in questi casi, le condizioni della concessione che porta nelle casse della capogruppo otto miliardi di euro all’anno, pagati supinamente dalle bollette in cambio di un servizio a dir poco scadente.

Quando partì con l’operazione contatori, Enel era talmente potente che decise volutamente di non omologare i contatori, come invece la legge imponeva.

Non essendo uno strumento di misura omologato, lo strumento non si sarebbe neppure potuto chiamare contatore e infatti Enel optó per “elettrodomestico“, marcandolo con un simbolo CE farlocco.

All’installazione, l’utente riceveva il manuale del nuovo “elettrodomestico”.

istruzioni

Il nuovo elettrodomestico sarebbe rimasto un prototipo per anni: trasmettere i dati di consumo sugli stessi cavi elettrici di potenza era un’impresa mai tentata da nessuno.

Ma per lo sviluppo dell’elettrodomestico c’erano pronti trenta milioni di ignari consumatori italiani, pronti a pagare l’energia elettrica, misurata tutta dalla stessa società che ancora la produceva. 

I contatori erano prodotti da Enel in Cina, e nessun ente terzo li avrebbe mai verificati: ancora oggi sono decine di milioni i contatori di questo tipo installati in Italia  e nessun ente terzo li può provare in contraddittorio perché, non essendo omologati, mancano proprio le procedure legali di prova.

Ma siccome “tutto era gratis e avremmo finalmente pagato solo quello che consumavamo, magari utilizzando la lavatrice di notte perché costava meno” nessuno ebbe nulla da dire.

Verificando le bollette si scoprì, dopo, che non era così: pagavamo, e ancora oggi paghiamo, sia il contatore che i consumi stimati, perché la maggior parte dei dati si perdono durante la trasmissione.

Il progetto veniva sviluppato in itinere e il numero delle sue versioni è ignoto, proprio perché l’elettrodomestico non era omologato e quindi era illegale.

Mentre in Italia venivano installate decine di milioni di contatori illegali, il Parlamento Europeo stava discutendo una direttiva che avrebbe stabilito i criteri di fabbricazione, omologazione e commercializzazione in Europa, proprio del contatore di energia elettrica.

La direttiva, nota come MID, venne emanata nel 2004, entró in vigore nel 2006, quando ormai Enel aveva ultimato l’installazione degli ultimi “elettrodomestici”, ma venne recepita dall’Italia solo nel marzo del 2007.

Siccome gli “elettrodomestici” illegali erano ormai decine di milioni, Enel doveva sistemare le cose, oltre a farsi pagare i contatori perché non erano per niente gratis!

Venne subito in aiuto l’Autorità per l’energia, oggi Arera.

Secondo la delibera 292/06, a dicembre 2006,  “i misuratori attualmente installati presso i punti di prelievo …sono di tipo elettromeccanico e i misuratori orari installati alla data del presente provvedimento presso alcuni punti di prelievo debbano essere preservati”.

Era un falso clamoroso: gli “alcuni punti di prelievo” non erano “alcuni” ma ormai venti milioni ed erano tutti i nuovi elettrodomestici di enel.

Con la voce “oneri di recupero continuità” la delibera scaricava il costo dei contatori in bolletta, con tanti saluti al “non vi costerà niente, é tutto gratuito”.

Ma c’era un ultimo intoppo, il Testo Unico delle leggi metriche, che imponeva, e ancora oggi impone, strumenti di misura legali.

L’elettrodomestico di Enel era un progetto nuovo e un’omologazione in itinere non sarebbe mai stata ottenuta.

L’Autorità per l’energia non poteva più farci nulla, perché la metrologia legale non rientra nelle sue competenze, e allora ci pensó di nuovo Prodi, con uno dei suoi magici provvedimenti “ad aziendam”.

Nel marzo 2007, quando la direttiva MID viene finalmente recepita anche in Italia, un articolo del decreto di recepimento rende legale quello che legale non é, e non potrà mai essere: decine di milioni di contatori illegali potranno continuare a funzionare “fino a quando verranno rimossi”.

Sono quelli che avete ancora in casa e che Enel ha deciso ora di rimuovere.

Il decreto di recepimento, di dubbia costituzionalità, sarebbe stato anche impugnabile per eccesso di delega: una direttiva europea non va recepita per lavare i panni sporchi in casa.

Appena il decreto viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, l’Antitrust denuncia la posizione dominante di Enel, ma ormai è tardi.

Solo su intervento dell’Ufficio Metrico di Milano, sono centinaia i contatori illegali sequestrati.

Adesso i vecchi “elettrodomestici” saranno sostituiti da quelli di seconda generazione e spariranno le prove di misurazioni illegali, effettuate da “elettrodomestici” illegali, installati non si sa quando ma che ora, secondo Enel, avrebbero concluso il loro ciclo di vita.

Eppure, per decreto, i contatori illegali potrebbero operare all’infinito visto che possono restare lì dove sono e cioè “fino a quando non verranno rimossi”. 

E chi decide che debbano essere rimossi? In base a quale criterio?

La metrologia legale compete al MISE che, a governi alterni, manifesta i suoi dubbi.

L’Autorità per l’energia, invocata dai distributori in occasione delle attuali sostituzione con il nuovo Open Meter, non ha alcuna competenza sul sistema di tele-gestione del contatore, un sistema illegale, perché un contatore omologato MID non può essere gestito da remoto.

Durante i due governi Conte, la questione era stata sollevata in Parlamento senza risultati e anche l’Antitrust aveva avviato delle procedure.

La storia quindi si ripete e il risultato non cambia: prima era l’elettrodomestico ad essere illegale e adesso, che il contatore è legale, lo si gestisce illegalmente da remoto!

Il banco vince sempre

Grande enfasi della stampa alle sanzioni dell’Antitrust a Enel e Acea, per pratiche scorrette per “svuotare la tutela prima che arrivi l’Autorità” , sfruttando la posizione dominante.

Sorprende però la sproporzione delle sanzioni: 93 milioni a Enel e 16 ad Acea.

Dalle tabelle pubblicate nell’ultima relazione di ARERA, si evince che:

  • edistribuzione – società di distribuzione di Enel – distribuisce 50 TWh a 25 milioni di utenti domestici, mentre Areti – società di distribuzione di Acea – distribuisce  2,7 TWh a 1,3 milioni  di utenti;
  • gli utenti domestici in maggior tutela consumano un totale di 35 TWh;
  • enel vende 42 TWh ai clienti domestici, mentre Acea ne vende 1,3.

Qui non si tratta di sanzionare quante volte ha peccato Enel e quante Acea, ma di affrontare il peccato originale e cioè l’enorme vantaggio per Enel di conoscere vita, morte e miracoli di 25 milioni di utenti, attraverso l’utilizzo dei dati, rilevati dai nuovi contatori di proprietà di edistribuzione; un vantaggio che durerà fino al 2030, e cioè fino alla scadenza della concessione.

Per non dare troppo nell’occhio e magari essere accusata di lesa maestà, il problema viene solamente accennato nella nota a margine di pag. 5 del documento dell’Antitrust:

“Apparivano altresì emergere elementi idonei a suffragare l’ipotesi che nella propria attività commerciale EE sfruttasse l’appartenenza al gruppo Enel – verticalmente integrato nei mercati della distribuzione e della maggior tutela”

 

 

La concessione Enel

Per capire la privatizzazione delle autostrade basta ascoltare il prof. Ponti (puntata di Report del 2004) che ora verifica, per il governo, sostenibilità economica delle grandi opere.

Nel 2005, Report affrontò il tema dei controlli degli strumenti di misura e, nello specifico, dei contatori di energia elettrica, concludendo che non erano strumenti legali e che nessuno, salvo Enel, poteva controllarne il corretto funzionamento.

Tutta l’energia elettrica nazionale era misurata da strumenti illegali e, nonostante i sequestri di Milano, nessuno ci fece caso.

Il dirigente del MISE disse alla giornalista che “le domande erano capziose e che le sue risposte sarebbero potute andare contro gli interessi dello Stato”.

Come per Autostrade, e quindi per concessione, Enel misura ancora oggi tutta l’energia distribuita in Italia e sta sostituendo decine di milioni di contatori, illegali,con altrettanti sistemi di misurazione, illegali.

In completa autonomia, e senza alcun controllo,Enel misurerà la bolletta energetica nazionale, con l’aggravante di poterne influenzarne anche il prezzo di mercato, vista la posizione dominante anche nell’attività di produzione dell’energia elettrica.

Il caso Enel è analogo a quello di Autostrade, tariffe in luogo di pedaggi.

Ogni tanto ne viene chiesto l’aumento, l’Autorità per l’energia, dopo un po’ di melina, accetta e l’Antitrust dorme.

Stesso discorso vale per Terna che, sempre per concessione, trasporta l’energia elettrica in alta tensione.

E’ dagli anni ’60, che il governo di turno nazionalizza, privatizza, liberalizza, tiene sotto tutela o libera il consumatore italiano che, in questo modo, paga le bollette più care in Europa.

La regola sembra sempre la stessa: privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite e purtroppo, nel caso del ponte, anche di vite umane.

Contro ogni regola europea, le concessioni sono segreto di stato e il nuovo governo sembra intenzionato a metterci mano, senza che vengano prorogate, in automatico, a ogni scadenza.

La liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica è la più grande bufala propinata agli italiani da vent’anni e una qualsiasi bolletta ne è la prova evidente.

La fede pubblica delle transazioni commerciali, che era e resta di responsabilità del MISE, è andata a farsi benedire diciotto anni fa, quando gli uffici provinciali metrici sono stati soppressi e gli ispettori sono passati alle dipendenze delle CCIAA, in palese conflitto d’interesse con quei compiti di tutela chiamati ad assicurare per legge.

Il decreto Bersani, che intendeva liberalizzare il settore, prevedeva la creazione di venti aree di distribuzione, che avrebbero creato sì una vera concorrenza, cosa che invece non si è mai realizzata.

E non si è mai realizzato l’umbundling, cioè la netta separazione tra le attività di produzione, distribuzione e vendita.

Una vera liberalizzazione avrebbe dovuto comportare l’annullamento del contributo derivante dall’attività monopolistica di distribuzione nei risultati complessivi di Enel, dove invece rappresenta oggi l’80%.

Secondo alcuni articoli di stampa di questi giorni, il governo sembra ignorare che, dopo Autostrade, la madre di tutte le concessioni è proprio quella di Enel.

Proroga tutela a condizione che

ARERA ritorni alla sua missione originale e cioè ” la promozione della concorrenza e dell’efficienza nel settore dei servizi di pubblica utilita’, di seguito denominati “servizi”, nonche adeguati livelli di qualita’ nei servizi medesimi in condizioni di economicita’ e redditivita’, assicurandone la fruibilita’ e la diffusione in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale, definendo un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli interessi di utenti e consumatori”.

Non intervenga in materie che non le competono, come la metrologia legale, della quale è unico responsabile il MISE. Nello specifico, vengono installati decine di milioni di sistemi di misurazione illegali, che funzionano male e che oltretutto il consumatore paga con la bolletta.

Denunci l’impossibilità di promuovere la concorrenza, e quindi la tutela degli interessi di utenti e consumatori, in presenza della chiara posizione dominante di Enel, che dalla fine del mercato tutelato, e con il monopolio della distribuzione, sarebbe l’unica a trarre vantaggio.

Metta in condizione i consumatori, attraverso una seria e mirata campagna di informazione, di capire quanto consumano e quanto spenderebbero passando al mercato libero. I comparatori di offerte non sono assolutamente adeguati, né fruibili  dalla quasi totalità dei consumatori.

Semplifichi radicalmente le bollette, sull’esempio di quelle degli altri paesi europei, che sono utili e non aggravano il lavoro dei fornitori, che in Italia viene poi scaricato sul prezzo.

Rediga, con il MISE, l’atteso albo dei fornitori per evitare in futuro situazioni oggettivamente sconcertanti.

Riveda il contratto di maggior tutela a garanzia dei consumatori. Quello attuale non funziona per evidente responsabilità dominante del distributore.

Annulli la procedura di conciliazione che allontana ulteriormente i consumatori dal far valere i propri diritti.

Quantifichi, con precisione, l’ammmontare degli oneri di sistema, che ormai pesano per più di un terzo sul valore delle bollette, da qui a dieci anni confutando, in modo molto più efficace del passato, gli ulteriori aggravi.

 

 

Incumbent

Con questo termine, per deferenza, ci si riferisce in Italia a Enel, la cui posizione dominante viene analizzata nella recente lettera di Iberdrola.

Le enormi, e sicure risorse raccolte con le bollette italiane, vengono così impiegate in mirabolanti iniziative all’estero, che evidentemente danno fastidio

E così, una società spagnola, desiderosa di partecipare al ricco banchetto nazionale, fa le pulci su temi da Antitrust, che con la benedizione dell’Autorità per l’energia, ha permesso questa situazione.

Il prezzo dell’energia elettrica italiana è il più alto in Europa e i consumi verranno rilevati da sistemi di misurazione illegali, come giá denunciato alla Camera.

Nessuno hai poi detto niente anche perché i contatori saranno tutti di Enel.

Fuori di SENno

I contenuti della nuova SEN , documento di Strategia Energetica Nazionale:

  • Centralità del consumatore, come motore della transizione energetica;
  • Totale liberalizzazione dei mercati retail, tutela solo per i clienti vulnerabili;
  • Rimozione di elementi di distorsione di prezzi come la priorità di dispacciamento per le rinnovabili;
  • Evidenziata la centralità dei distributori.

Dalla teoria alla pratica:

  • Del consumatore “centrale e motore” non importa a nessuno, basta che paghi e quelli che consumano meno già dal prossimo anno pagheranno il 10% in più, a favore delle imprese energivore.
  • La liberalizzazione non é mai iniziata e tutti i clienti sono vulnerabili perché sono stati tenuti volutamente nella totale ignoranza dall’Autorità per l’energia, asservita alle lobbies; con la fine del mercato tutelato diverranno carne da macello;
  • La priorità di dispacciamento non si rimuove perché non esiste. Sarebbe invece sufficiente permettere i prezzi negativi , come succede nel nord Europa. Finirà invece che, oltre alle rinnovabili che stiamo finanziando da 10 anni ( quest’anno 13 miliardi di euro)  incentiveremo con le bollette anche l’autovettura ibrida, 40 GW di fotovoltaico in dieci anni, senza capire che ne occorreranno 20 di accumuli visto che ne abbiamo 7 di pompaggi. Senza dimenticare l’uscita dal carbone vincolata a un elenco di opere lungo come le pagine gialle e finanziato dalle bollette del gas.
  • Non deve sorprendere la seconda centralità (!) quella del distributore, perché e-distribuzione (Enel) misurerà tutta l’energia del paese mentre Enel ne controllerà facilmente produzione e vendita, alla faccia dell’umbundling.

I fuori di SEN modellano il futuro energetico del paese ad un prezzo di 80 €/MWh, un livello di prezzo suggerito dai vari consulenti del ministero.

In Germania si stanno organizzando in modo diverso e concedono la produzione di energia ad un prezzo di 38€.

La fine della liberalizzazione

La relazione annuale dell’Autorità per l’energia propone due tabelle interessanti.

Con la prevista installazione di 44 milioni di nuovi contatori elettronici di seconda generazione, comandati da remoto da Enel in in accordo a protocolli di comunicazione noti solo ad Enel, la finta liberalizzazione del mercato sarà finalmente completata.

distribuzione energia 2016

vedite energia 2016

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La liberalizzazione del monopolio

Il decreto Bersani del 1999 intendeva liberalizzare il settore dell’energia elettrica.

Nel 2014, una delibera dell’antitrust dimostrava che l’obbiettivo era ancora lontano,oggi lo é ancora di più e paghiamo l’energia più cara d’Europa.

Prima del decreto Bersani, Enel gestiva l’intera filiera: produzione, trasmissione, distribuzione e vendita.

Le municipalizzate gestivano le reti elettriche di alcune grandi città e i grandi gruppi industriali, che producevano energia per il proprio consumo, ne riversavano altrettanta o di più in rete, energia trionfalmente incentivata dal CIP6.

Enel ha poi venduto un terzo della sua capacità produttiva ma, con gli attuali 32 GW di potenza installata, é in grado di condizionare facilmente il mercato.

Nel 2014, Enel ha distribuito e misurato l’85% dell’energia elettrica consumata in Italia, per otto miliardi di euro prelevati direttamente dalle bollette. L’energia viene misurata da 35 milioni di contatori fabbricati, e gestiti da remoto, dalla stessa Enel.

L’Antitrust scriveva di posizione dominante, dell’esclusiva disponibilità di dati di consumo, di coefficienti di trasformazione dei contatori noti solo a Enel e di una “articolata strategia volta a ostacolare e danneggiare l’operatività e la crescita di società concorrenti e la possibilità di utilizzare la stessa linea elettrica per la trasmissione dei dati di consumo può costituire un rilevante vantaggio per Enel, che va a danno diretto dei consumatori e consolida la posizione del gruppo Enel sui mercati della vendita”.

Enel, che gestisce le reti di distribuzione, i contatori e i dispositivi di interconnessione nella maggior parte dei comuni italiani, ha deciso quest’anno di sostituire, a spese dei consumatori, 44 milioni di contatori che non potranno che consolidare la sua posizione di monopolio.

Posizione che si è rafforzata negli anni, perché i consumi, che il decreto Bersani ipotizzava in costante aumento, sono invece tornati a quelli di dieci anni fa.

Per la trasmissione venne creato il GRTN (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale) cui vennero assegnati la rete di alta tensione e il compito di organizzare il mercato.
Con il risultato che le bollette adesso pagano una struttura faraonica: TERNA (gestore della rete), il GSE (gestore dei Servizi Elettrici), il GME (gestore del Mercato Elettrico), l’AU (Acquirente Unico) e il RSE (ricerca).
E continuano a pagare l’Autorità per l’energia che organizza la scrematura dell’utente.

Per la vendita il decreto dava la possibilità di acquistare energia sul libero mercato, dai grandi consumatori (oltre 20 GWh di consumo) fino alla completa liberalizzazione di tutte le utenze, comprese quelle domestiche.

Chi non sceglieva il mercato libero continuava ad essere servito dalla società di distribuzione locale a un prezzo definito trimestralmente dall’Autorità.

Qual’è la situazione dopo 18 anni?

La capacità di produzione é sovrabbondante e con la bolletta paghiamo anche la sola disponibilità delle centrali, senza che debbano necessariamente produrre.

Come in occasione della recente emergenza del nucleare francese, Terna ha richiamato in servizio centrali a carbone di bassissimo rendimento e quindi costosissime.

Gli errori di valutazione sugli incentivi alle rinnovabili sono stati devastanti.

Dopo lo sviluppo completamente drogato, tra il 2006 e il 2012, senza incentivi ora si é fermato tutto e stanno raccattando gli ultimi polli.

Il prezzo di pannelli fotovoltaici e pale eoliche, tutti di importazione, non era legato al costo di produzione industriale ma agli incentivi che sarebbero stati erogati, per la soddisfazione di banche e finanziarie e non di un’industria che non é mai nata.

La scusa, politica e non tecnica, era di soddisfare le richieste europee sulle norme ambientali, raggiunte sì con anni di anticipo, ma che ci costano 70 €/MWh per la sola componente A3 delle bollette, su un prezzo della materia prima di 43.

Fanno 16 miliardi di euro all’anno, per i prossimi 10.

La trasmissione é in mano a Terna, che presenta trionfali bilanci, solo perché alimentati dalle nostre bollette, mentre Enel può sbilanciare la rete a piacimento mandandoci il conto in bolletta.

In merito a distribuzione e vendita al dettaglio, dal 2007 tutti possono scegliere il mercato libero, dove operano oltre 400 società di vendita delle quali, dopo dieci anni, non esiste ancora un registro ufficiale, per la gioia di truffatori e turisti energetici.

Ci sono circa venti milioni di utenti in maggior tutela, sui quali Enel, con i nuovi contatori , potrebbe mettere facilmente le mani, potendo stabilire da remoto quanto dovranno consumare.

Il mercato tutelato finirà solo nel 2019.

La quasi totalità degli utenti sa a malapena quanto spende ma non sa quanto consuma perché le bollette fatturano sempre consumi stimati in attesa di tragici conguagli.

L’Autorità per l’energia ha fatto di tutto per mantenere il parco utenti ignorante, con bollette incomprensibili.

Riceviamo decine di telefonate al mese con proposte di cambio di fornitore mentre da poco alla televisione vengono pubblicizzate le prime lotterie.

E il prezzo di mercato libero é più alto di quello tutelato, tanto per mantenere in vita un’ Autorità totalmente inutile e piegata agli interessi delle lobbies.

A nessuno interessa il contatore perché i distributori possono decidere da remoto quanto l’utente deve consumare, senza alcuna possibilità di controllo.

Non é interesse dello Stato risolvere il problema perché i consumi stimati, sempre maggiori di quelli reali, significano più accise, tasse e IVA.

Ma meno tasse per le società, che possono spostare in avanti enormi partite finanziarie.

Il perdurare di questa situazione non potrà che agevolare i gruppi societari, Enel per prima, che operano sia come venditori, che come distributori perché potranno accedere ai dati dei clienti allacciati alle loro reti: consumo, profilo orario, mancati pagamenti, richieste di stacco.

Circa il 70% dei passaggi dal mercato tutelato a quello libero avviene nell’ambito dello stesso gruppo societario.

 

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