Le prove sui contatori “spenti”

Il visualizzatore del contatore è spento e il cliente ha ricevuto una bolletta astronomica; non può sapere se è corretta nè quanto consuma.

Succede sempre più spesso: i cristalli liquidi dopo pochi anni spariscono.

Il cliente presenta reclamo al fornitore che risponde così:

È davvero impensabile che un display “illegibile” possa influenzare il funzionamento del contatore: il display rende solamente visibile il risultato dell’attività di misura.

Il visualizzatore deve segnare e basta, e la sua illeggibilità, quale ne sia la causa, dovrebbe determinare l’immediato “fuori uso” del contatore. Il contatore invece è talmente intelligente che, stando agli intervenuti, continua a lavorare e viene letto da remoto.

Ma i contatori intelligenti di prima generazione non sono mai stati omologati e sono illegali e le letture da remoto non hanno alcun valore legale.

Anche l’utilizzo di strumenti ausiliari, su uno strumento illegale, è illegale.

La prova in contraddittorio tra le parti, prevista dall’art. 5, comma 2 del D.M. 21.4.2017, n.93 deve essere richiesta alla C.C.I.A.A. competente per territorio.

La stessa deve svolgersi a cura di un Organismo abilitato e e alla presenza di un Ispettore metrico, garante dell’esecuzione della prova e dei risultati conseguiti dal soggetto che l’ha condotta.

La prova deve essere eseguita presso la sede dell’Organismo abilitato, sul contatore “stand alone “ cioè tolto dalla rete elettrica.

Alla prova, hanno facoltà di presenziare le Parti interessate alla misurazione, anche a mezzo di propri assistenti nominati allo scopo.

Il mercato dei dati

Inutile perdere tempo con le bollette, o cercare di leggere i #contatorillegali, il grande fratello veglierà su di noi, sarà tutto smart e tutto connesso.

Potrà decidere quanto consumiamo e la nostra privacy andrà a farsi benedire.

D’altro canto, con quale facilità firmiamo, senza leggerla, la clausola della privacy che ci viene puntualmente proposta ad ogni acquisto?

Siamo pigri: concludiamo al telefono contratti di luce e gas, senza neppure sapere quanto consumiamo!

Facciamo peggio: leggiamo al telefono, a sconosciuti, le nostre bollette dando gratuitamente dati sensibili!

Firmiamo polizze assicurative senza leggerle e cestiniamo le modifiche unilaterali di contratto, perché noioso e stancante.

Perché perdere tempo con le bollette? Cosa vuoi che cambi?

Con i nuovi contatori, sapranno tutto di noi: quando ci facciamo una doccia, quanti giorni all’anno andiamo in vacanza, quante ore al giorno siamo in casa, se siamo dei buoni pagatori e, magari, conosceranno pure il nostro IBAN.

E siccome non c’è nessuno che garantisca la sicurezza del dato che viene trasmesso in rete, saremo tutti a rischio.

Meglio invece conoscere i numeri di POD (per la luce) e PDR (per il gas); sono dati talmente sensibili che se, per caso, non vi arrivano più le bollette per posta, potrebbe voler dire che ve li hanno carpiti e potreste avere sorprese, come nuovi contratti inesistenti.

Il valore di quei dati è di centinaia di euro!

In questa situazione è del tutto inutile capire la differenza tra mercato tutelato e mercato libero perché, con i nuovi contatori, ci avranno perfettamente “profilati”  e sapranno benissimo come fregarci: il mercato di luce e gas è un mercato di offerta e i dati dei consumatori sono oro.

I venditori devono conoscere bene i polli e cosa c’è di meglio di un contatore intelligente e di una piattaforma che li gestisce tutti da remoto.

I distributori, quelli della rete, raccolgono i dati e li passano ai venditori dei quali, guarda caso, sono anche “parenti stretti“.

Ho provato personalmente la procedura per verificare i miei consumi con un’identità digitale, che pochi sanno ancora cos’è e quei pochi non possono perdere un’intera mattina per farlo.

Dopo un lungo slalom tra sms e password, ho potuto verificare i consumi di  una delle tre utenze a me intestate; per le altre due  il sistema dice che non ci sono i dati e, in effetti, se non c’è un contatore di ultima generazione l’utente non vede nulla. Per il gas, dicono, ci vorranno anni anche se il nuovo contatore lo paghiamo da quando ce lo installano.

La nuova piattaforma è stata predisposta da Acquirente Unico, società pubblica che garantisce la fornitura di energia elettrica ai clienti del mercato tutelato.

In base ai dati Arera del 2017, Enel, attraverso Servizio Elettrico Nazionale, vendeva l’86,5% dell’energia destinata al mercato tutelato e, attraverso edistribuzione, la distribuiva alla stessa percentuale di utenti domestici.

Su tutti i nuovi #contatorillegali c’è il logo Enel, e quindi saremo tutti più liberi di comprare energia da Enel.

Le altre centinaia di venditori, destinati a chiudere entro cinque anni, si limiteranno a mercanteggiare i nostri dati.

Oneri di sistema – 3

Arera definisce così gli oneri di sistema, che paghiamo con ogni bolletta:

“Con le bollette dell’energia elettrica, oltre ai servizi di vendita (materia prima, commercializzazione e vendita), ai servizi di rete (trasporto, distribuzione, gestione del contatore) e alle imposte, si pagano alcune componenti per la copertura di costi per attività di interesse generale per il sistema elettrico nazionale: si tratta dei cosiddetti oneri generali di sistema, introdotti nel tempo da specifici provvedimenti normativi.
Negli ultimi anni, gli oneri generali di sistema hanno rappresentato una quota crescente e sempre più significativa della spesa totale annua di energia elettrica degli utenti finali.Gli oneri generali sono applicati come maggiorazione della tariffa di distribuzione, (quindi all’interno dei servizi di rete), in maniera differenziata per tipologia di utenza.”

Lo scandalo é che, oltre ai costi per le “attività di interesse generale per il sistema elettrico” sono state aggiunte, negli anni, voci che con l’energia non hanno nulla a che vedere come i buchi di Alitalia, Ilva, Alcoa, Gala a Green Network, solo per citarne alcuni.

Sono oneri para-fiscali che dovrebbero essere scaricati su tutti i cittadini, e non solo su quelli che pagano le bollette. Bollette che prevedono che sugli stessi si paghino di nuovo tasse e IVA.

L’andazzo è sempre lo stesso: governo e parlamento decidono chi salvare o aiutare, tra gli amici correnti, e incaricano Arera di spalmare il tutto nelle bollette. Arera impone ai fornitori di fatturarne e anticiparne il pagamento.

Tutto funziona fino a quando tutti pagano le bollette, ma quando qualcuno non lo fa, i fornitori vanno in tribunale dicendo che non sono loro i responsabili per il mancato pagamento degli oneri da parte dei clienti finali, per arrivare ad un’ordinanza della corte di cassazione che da loro ragione, mettendo in dubbio che Arera abbia il potere di imporne il pagamento.

In questo squallido teatrino, tutti recitano a soggetto, tutti fanno la loro parte a spese del consumatore che paga e non ha visto, in 15 anni, alcun beneficio.

La conferma arriva nella memoria presentata da Arera alla commissione d’inchiesta della Camera sui diritti del consumatore dove è scritto:

Inoltre, la catena di esazione di tali componenti, che passa attraverso le società di vendita, comporta la presenza di rischi di controparte di complessa gestione, che hanno portato all’esigenza di socializzare importi rilevanti corrispondenti ad insoluti all’interno della medesima catena. Ciò in particolare alla luce delle sentenze della giustizia amministrativa, che hanno limitato la responsabilità delle società di vendita in relazione al versamento degli oneri in caso di insoluti del cliente finale”

Socializzare oneri para-fiscali, derivanti dalla morosità di quelli che non pagano le bollette, sulla platea di quelli che invece la pagano non é equo e non rientra nelle competenze di Arera.

La socializzazione delle perdite

La Procura di Roma indaga su una faccenda che potrebbe costare molto cara ai consumatori.

Enel e Green Network, con la benedizione di Arera,  transavano sulla testa dei consumatori con le delibere n° 50/2018 e n° 568/2019, e ora Arera denuncia Green Network.

Questo un post dell’agosto 2020

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I debiti di alcune società che vendono energia elettrica vengono pagati dai consumatori.

Un giochetto facile, specialmente per le nuove società, nate dal nulla, che ci telefonano ogni sera o ci perseguitano con le campagne pubblicitarie.

I fornitori di energia elettrica operano in un mercato controllato, a monte, dal distributore di riferimento – edistribuzione – al quale devono pagare sull’unghia gli OGS – oneri generali di sistema – a prescindere dal fatto che il loro cliente paghi o non paghi la bolletta.

Il distributore monopolista, che fa capo a Enel e che distribuisce quasi tutta l’energia elettrica nel paese, può così decidere chi deve pagare e chi no, chi può vivere o chi deve morire.

Erano 500 i milioni del buco di  Gala, che poi è fallita e sono 166 quelli di Green Network, che ne deve il doppio a Enel e si mette d’accordo con Enel, perchè l’altra metà la coprano i consumatori.

Non è assolutamente chiaro come sia possibile una tale operazione sulla testa dei consumatori.

Com’è possibile che Enel, attraverso la controllata edistribuzione, possa concludere accordi transattivi – benedetti da Arera – che riguardano soldi che i consumatori hanno già pagato con le bollette e che il fornitore, invece di versare, ha trattenuto per far quadrare i conti

In base a quale specifica delega Arera può socializzare, a suo modo, le perdite di una società privata gestita malamente?

Forse è per questa ragione che i fornitori sono più di 600, spesso società nate dal nulla e senza alcun controllo, il più destinate a chiudere lasciando debiti che tanto saranno pagati dai consumatori.

Il mercato finirà a non più di una trentina di società di vendita che potranno finalmente controllarne il prezzo.

Trionfale, invece, il cammino dei distributori e, in particolare, di quello di proprietà di Enel – edistribuzione – che distribuisce e misura, più o meno, tutta l’energia elettrica nazionale.

Può decidere chi e quando deve fallire e chi invece, come Green Network può continuare a vivere e magari tornare utile in futuro.

Se si possono scaricare i debiti dei privati sui consumatori sarà una passeggiata socializzare gli oneri di sistema, per 18 miliardi all’anno

Nelle casse della CSEA, dove arriva annualmente questa montagna di denaro, ci sono sempre un paio di miliardi pronti per le emergenze, come per Alitalia.

Anche quelli sono soldi nostri, pagati perché avrebbero dovuto darci dei benefici, e invece vengono utilizzati per scopi diversi.

E sfido chiunque a dimostrare i benefici economici dell’energia rinnovabile per i consumatori.

E adesso, che il valore degli oneri si avvicina al terzo della bolletta, e la morosità aumenta, ecco la resa dei conti!

Secondo il TAR del caso Gala, gli oneri di sistema sono oneri “fiscali”, rivolti cioè alla generalità dei cittadini.

Mentre, per il regolatore, è l’ex presidente Bortoni che parla: “le sentenze della giustizia amministrativa si rispettano ma hanno travisato la materia; la richiesta di socializzare sarà l’ultima spiaggia, non si andrà subito a socializzare il buco; dovremo riformare le decisioni della giustizia che non stanno in piedi, pur rispettandole; dovremo definire formule di sopravvivenza da qui al nuovo assetto ‘a canone Rai’, spero che il transitorio sia di alcuni mesi, vedremo; stiamo già pensando ai criteri da rispettare per iscriversi all’albo previsto dal Ddl concorrenza“.

Ad oggi, non solo non esiste l’albo dei fornitori ma i piazzisti di energia proliferano, tanto sanno che, come nel caso Green Network, non possono fallire.

I gatti e le volpi

Sempre più numerose le società che pretendono di aiutare i consumatori nella scelta dei fornitori di luce, gas e telefonia.

Fanno il lavoro che ogni consumatore dovrebbe fare per rendersi conto di quanto spende per le sue utenze.

Ma è un falso aiuto, non privo di rischi!

È talmente semplice entrare in queste piattaforme da non rendersi conto del rischio e delle conseguenze di dare informazioni sensibili, che invece vanno tenute riservate. Una volta digitate, diventano una merce molto preziosa.

I comparatori vivono su questi dati che vengono pagati molto bene, a prescindere dalla percentuale sui contratti andati a buon fine.

Ma anche con i comparatori di offerte ci sono sorprese, come racconta un lettore del blog.

Due mesi dopo aver definito le condizioni di fornitura di energia elettrica con il comparatore, viene chiamato dal call center del fornitore che gli propone di “rimodulare la tariffa” perché “gli oneri di sistema aumenteranno del 40%”.

Il lettore sa che é una balla e il tono dell’operatore è quello di farlo recedere dal contratto appena firmato.

Dopo una verifica della documentazione contrattuale (65 pagg) scopre anche che la tariffa è più alta di quella concordata.

Richiama il comparatore che invece la conferma, indirizzandolo nuovamente al fornitore che il lettore dovrà contattare, per capire dov’è finita la differenza.

Quindi nulla è facile e tantomeno gratuito!

Meglio capire da soli quanto consumiamo e quanto paghiamo, non raccontare i fatti vostri a sconosciuti, non riempire moduli web con i vostri dati sensibili e non sottoscrivere nuovi contratti in questi mesi per evitare il peggio.


Oneri di sistema – 2

L’esplosione dei prezzi di luce e gas dovrebbe far riflettere il governo sull’opportunità di eliminare definitivamente gli oneri di sistema dalle bollette.

Un rimedio temporaneo di 8 miliardi non sembra sufficiente perché gli oneri valgono oltre i 15 miliardi di euro all’anno ma non ci sono consuntivi, né preventivi ed è quindi impossibile sapere di quanti soldi dei consumatori stiamo parlando e come questi, alla fine, vengano utilizzati.

Eppure il consumatore, o l’impresa che li paga con la bolletta ha diritto di sapere come vengono utilizzati. Invece si sa per certo che gli oneri di sistema vengono raccolti dai distributori di energia elettrica e poi se ne perdono le tracce.

Se, per anni, gli oneri di sistema sono aumentati a dismisura, e il costo della materia prima è rimasto costante, è prevedibile che, al primo serio rialzo della materia prima, la bolletta esploda costringendo il governo a cercare di salvaguardare i consumatori più deboli, senza rendersi conto che la situazione era già esplosiva in ottobre.

Infatti, se già in ottobre, il GSE prevedeva di poter pagare i beneficiari, solo per i primi sei mesi del 2022, significa che, senza intervenire, i produttori di energia rinnovabile il prossimo anno non verranno pagati.

La modifica “strutturale” promessa dal governo non si è vista e quindi, tra tre mesi quando, secondo il governo, il costo della materia prima scenderà, gli oneri di sistema non potranno che essere reintegrati e, alla fine, non ci sarà alcuna calo delle bollette, con buona pace di politici, ministri e funamboli della transizione energetica.

Ma è legittimata Arera ad imporre gli oneri di sistema nei contratti di vendita dell’energia elettrica e, quindi, farli pagare ai consumatori?

La Suprema Corte di Cassazione – R.G.N. 5917/2018 e 30804/2019 – conferma “l’inesistenza di una norma che attribuisce all’Autorità il potere di imporre tali oneri”

Se quindi è vero che Arera non può imporli, perché chi vende energia continua a esporli in bolletta? E cosa succede se poi il consumatore non li paga?

E’ auspicabile che la recente istituzione della Commissione Parlamentare d’inchiesta per la tutela dei consumatori, possa chiarire queste criticità chiedendo anche perché, dopo anni, gli oneri siano ancora destinati a floridi enti governativi e a imprese private .

Armageddon

La Delibera n° 396/2021 di Arera attua le misure del Governo per calmierare il costo delle bollette del mercato tutelato del quarto trimestre 2021: sono 4 miliardi, dopo 1,2 miliardi messi a disposizione per il trimestre precedente.

La delibera recita: “Cassa e GSE prevedono che la liquidità complessiva dei conti di gestione si esaurisca verso la metà dell’anno 2022, diventando negativa nella seconda metà del medesimo anno”

La sospensione temporanea del pagamento degli oneri di sistema, solo per alcune categorie di consumatori creerà, nel 2022, un buco di 7,5 miliardi di euro e i produttori di energia rinnovabile non verranno pagati.

Vista l’emergenza energetica, peraltro fuori controllo, sarebbe stata un’ottima occasione per affrontare il problema degli oneri di sistema che pesano sulle bollette per oltre 15 miliardi di euro all’anno.

Imbarazzante l’ottimismo del Governo nel prevedere da un lato il rialzo del PIL del 6% e dall’altro far pagare alle industrie, con potenza installata maggiore di 16,5 kW, bollette talmente salate da costringerle a ridurre la produzione se non a chiudere l’attività.

In presenza di una volatilità dei mercati energetici sempre più marcata, e di un tasso d’inflazione esplosivo, gli interventi trimestrali spostano solo la resa dei conti che arriverà a gennaio, quando verranno annunciati i prossimi aumenti.

1 ottobre 2021

Al freddo o al buio?

Riaccendiamo i riscaldamenti, che ormai vanno quasi tutti a gas, e il prossimo inverno potremmo restare proprio senza gas, necessario per scaldarci e per produrre metà dell’energia elettrica nazionale.

Se invece ci sarà, lo pagheremo il triplo rispetto all’anno scorso.

I prezzi dell’energia sono letteralmente impazziti: prima della pandemia il gas costava 15€/MWh, adesso ne costa 100, e siamo solo in ottobre.

Il prezzo dell’energia elettrica é trainato da quello del gas e colpisce le industrie che si stavano appena riprendendo dalla pandemia.

E la volatilità è destinata a perdurare.

Un aumento reale del PIL del 6%, in questa situazione altamente inflattiva, non è credibile, verrà mangiato tutto dall’inflazione. Soluzioni a breve non ce ne sono, se non pagare e aspettare che la tempesta passi, se passerà.

Scomposte le reazioni: abbiamo dato subito la colpa ai russi, che ogni inverno ci scaldano e che abbiamo tenuto sotto embargo per anni.

Uno degli ultimi messaggi di Angela Merkel, che nel frattempo ha raddoppiato il gasdotto Nord Stream, che porta gas russo direttamente in Germania, è chiaro: forse l’Europa compra poco gas russo.

Ursula Von Der Leyen era invece di parere contrario: basta gas, solo rinnovabili!

E così tutti a blaterare di transizione energetica contro le fossili, che rappresentano il 60% della nostra produzione, senza prima dire ai russi: “stiamo pensando di diminuire le fonti fossili, ma avremo ancora bisogno del vostro gas, mettiamoci d’accordo sul prezzo, torniamo ai contratti take-or-pay”.

Contratti che invece abbiamo fatto scadere, fidandoci del gas naturale liquefatto americano, che doveva arrivare in Europa, ma chissà a quale prezzo, e che che adesso finisce tutto in Cina.

Il cambiamento climatico invia segnali inequivocabili e gli eventi atmosferici estremi s’intensificano con conseguenze difficili da prevedere, come ad esempio il calo del vento in Germania con i parchi eolici che non producono.

Da tempo ci si chiede quale sia l’affidabilità delle rinnovabili, sulle quali avremmo deciso di puntare.

E l’affidabilità delle altre infrastrutture?

I gasdotti sono obsoleti, gli stoccaggi sono talmente strategici che non si sa mai quanto gas c’è, o ci sarà, le vecchie centrali nucleari francesi garantiscono il 15% dei nostri consumi e, alla fine, saranno finanziate dall’Europa perché, e su questo i francesi hanno ragione, l’energia delle nucleari é carbon free.

E gli incidenti? Ci stanno anche quelli, come 2003, quando restammo al buio per un fantomatico albero caduto in Svizzera.

Ora tutto é interconnesso e ci vuole poco per far saltare il sistema.

C’è bisogno di un serio piano di resilienza energetica, che faccia tesoro degli errori del passato.

Partendo proprio dagli stoccaggi visto che statisticamente il grande freddo da noi dura al massimo una settimana e i consumatori già pagano in tariffa il gas delle emergenze.

Quando serve, ci deve essere gas per resistere una settimana, fatecelo pagare quanto volete ma la gente non può ammalarsi di nuovo perché fa freddo.

Ogni inverno, invece, c’è ne sempre una, e appena arriva il freddo andiamo in confusione.

Nel 2012 fa molto freddo e l’AD di ENI informa che si consumano 440 milioni di m3 al giorno. (ndr. un volume da ricordare per i prossimi mesi). Viene fuori che c’è gas solo per tre giorni. Preso dal panico il governo Monti accende le centrali a olio combustibile, che restano pronte a produrre fino a luglio, mentre Mucchetti, ancora al Corriere prima di finire al Senato, scrive di metaniere che vagano nel Mediterraneo.

Nel Gennaio 2015 arriva poco gas dalla Russia e si pompa troppo dagli stoccaggi . Il ministero dichiara l’allarme che “prevede che siano gli operatori a mettere in campo tutte le azioni di mercato più opportune per consentire il ritorno alla normalità”. Detto fatto: il giorno dopo, con un tempismo perfetto, una metaniera scarica GNL a Livorno.

Nel 2015 i russi sospendono le forniture all’Ukraina perché non paga il gas. Attraverso l’Ukraina passa il gas per l’Europa e, se l’Europa non scalda l’Ukraina pagandole il gas, il gas non arriva. Per questa ragione i tedeschi si riforniranno direttamente dalla Russia con il Nord Stream.

In Marzo 2017 l’incidente di Baumgarten in Austria blocca il gasdotto del nord e nel dicembre dello stesso anno il prezzo del gas raddoppia a 35 €/MWh (ndr. un prezzo da ricordare per i prossimi mesi) perché il gasdotto va in manutenzione e la portata dimezzerà per due anni.

Nel 2018 una nuova crisi con l’Ukraina, che si risolve di nuovo con i soldi dell’Europa.

Comunque tutti i contratti di fornitura di gas sono secretati:dove finisca il gas e a quale prezzo nessuno può saperlo.

Con queste incertezze bisogna muoversi adesso, con una cabina di regia ad hoc, che preveda tutti gli scenari possibili e i criteri per affrontarli senza ritrovarsi a dover agire, come sempre, nel panico.

Bisognerebbe poi pensare nel lungo periodo perché se i prezzi energetici resteranno a questi livelli dovremo davvero consumare di meno!

E’ un cambio epocale e le scelte condizioneranno il nostro futuro.

Il monopolio nella liberalizzazione

La tabella, allegata alla relazione annuale di Arera, evidenzia la posizione dominante di Enel nell’attività di distribuzione e misurazione dell’energia elettrica. Se si considera poi che anche altri distributori utilizzano contatori Enel, la posizione dominante diviene un monopolio.

Come in tutte le attività commerciali, chi trasporta in monopolio – Terna – e chi distribuisce e misura in monopolio – Enel – controlla facilmente il mercato e, se lo fa in forza di concessioni – quella di Enel scadrà nel 2030 – non esiste alcuna liberalizzazione e il decreto Bersani del 1999 resta una bufala.

Il fatto che Enel, oltre a distribuirla e misurarla, la produca e la venda è un’aggravante.

Appena ottenuta la concessione, fin dai primi anni 2000, Enel ha progettato, prodotto e installato decine di milioni di contatori di energia elettrica – mai omologati e quindi illegali – che determinano il valore delle bollette.

Nel 2018, Enel ha poi deciso di sostituirli con contatori di nuovo tipo, di seconda generazione; questa volta li ha omologati, ma li gestirà da remoto, violando la normativa europea di omologazione e la privacy dei consumatori.

L’operazione contatori, del valore di svariati miliardi di euro, é garantita dalle bollette e rafforzerà il monopolio di Enel che, stando a quanto si legge in questi giorni, con la controllata Gridspertise potrà gestire a piacimento la rete elettrica nazionale come, peraltro, non ha mai smesso di fare.

Solo Enel sa quali informazioni i nuovi contatori sono e saranno in grado di reperire, sono informazioni sensibili capaci di profilare il consumatore, ma per il garante tutto è regolare.

Un’altra tabella della relazione fotografa l’attività di vendita:

Come si cambia

“Fermiamo immediatamente i nuovi contatori dell’Enel” scriveva così Davide Crippa Del M5S nel 2017, mentre Enel sostituiva i primi contatori dei 40 milioni previsti.

L’intervento dell’attuale capogruppo alla Camera del M5S, non era il primo sull’argomento.

Insieme ad altri, nel 2013, aveva firmato un’interrogazione parlamentare, alla quale l’allora vice-ministro in carica rispondeva in modo evasivo e nascondendo la verità.

Non soddisfatto, Crippa continuava la battaglia sul suo blog personale, chiedendosi: “chi controlla i contatori dell’Enel”.

Forse, anche per questa sua frenetica attività in campo energetico, il primo Conte lo nomina sottosegretario al MISE, con delega proprio per l’energia.

Crippa sarebbe stato quindi nella posizione giusta per rispondere alle sue stesse domande e approfondire l’argomento.

Invece, con la nuova carica, le curiosità del Crippa scemano, e quando l’anno successivo Roberto Traversi lo interpella, Crippa risponde come gli era stato risposto sei anni prima e la “soap opera” dei contatori, come l’aveva definita la prima volta, diventa solo un brutto sogno.

La sostituzione dei contatori con sistemi di misura illegali prosegue, e se qualcuno si oppone, Enel chiama i Carabinieri.

Dobbiamo poi a Crippa l’estensione di due anni del mercato tutelato, perché i consumatori sono ignoranti e non in grado di scegliere.

Le perdite di rete

Il consumatore non sa neppure cosa siano le “perdite di rete”, le paga e basta.

Non lo sa perché non legge i contratti e le offerte che gli piovono addosso da tutte le parti non le menzionano.

Eppure sono miliardi di euro all’anno.

Nei contratti di “maggior tutela”, che prima o poi finiranno, le perdite di rete fanno parte della “quota energia” e vengono pagate allo stesso prezzo dell’energia che consumiamo.

Quei soldi sono destinati all’ inefficienza di quelli che trasportano e distribuiscono energia elettrica, come se non bastassero già quelli paghiamo loro con le altre voci della bolletta.

Dicevamo inefficienza: il consumatore domestico tipo – quello che per ARERA consuma 2.700 kWh all’anno – paga, da più di un decennio, il 10 % in più di quanto consuma, quindi 270 kWh per circa 70 euro all’anno.

La cosa deprimente è che anche sulle perdite di rete si pagano gli oneri di sistema, tasse e IVA.

Le perdite di rete vengono “denunciate” , che siano vere o meno, da chi trasporta l’energia e vengono “benedette” , che siano vere o meno, da ARERA la quale, non contenta, ci fa pagare anche le nuove linee elettriche che dovrebbero servire proprio a ridurre le perdite.

Il gioco è semplice: ARERA chiede, agli addetti “quanta energia è stata prodotta e quanta venduta”.

Gli addetti diligentemente rispondono e la differenza finisce convenzionalmente in bolletta.

Compresi,ovviamente, i furti di energia che così restano non solo impuniti, ma già pagati.

Una prova che il quantitativo delle perdite di rete venga stabilito in modo arbitrario, potrebbe risiedere nel fatto che, nonostante il consumo di energia elettrica in Italia si sia considerevolmente ridotto negli ultimi anni, le perdite di rete sono sempre le stesse.

Il consumatore italiano è una garanzia: paga l’energia rinnovabile che sbilancia la rete, paga il ri-bilanciamento della rete, paga le linee di trasmissioni che dovrebbero servire a bilanciare la rete e a diminuire le perdite di rete, paga le perdite di rete.

Nessuna analisi costi-benefici, tutto viene messo a carico del consumatore, solo perché paga le bollette.

Incentivi e truffe secretati

Con la voce “oneri di sistema” delle bollette ci sfilano dalle tasche dai 15 ai 20 miliardi di euro all’anno. Avremmo perlomeno il diritto di sapere dove finiscono e se sono utilizzati in modo appropriato.

Una delibera dell’Autorità per l’energia – ARERA – conferma il contrario.

E’ il caso di un produttore di energia assimilata alle rinnovabili – incentivata con il decreto CIP 6 del 1992 che, dopo quasi trent’anni, ci costa ancora centinaia di milioni all’anno.

Il produttore immetteva in rete più energia di quella concordata, dopo aver intascato per anni più incentivi di quanti avesse diritto.

E’ una truffa ma l’indagine viene affidata da ARERA al GSE, cioè lo stesso ente che riconosce gli incentivi al produttore.

Conflitto d’interessi a parte, nel caso specifico, ARERA delibera il recupero amministrativo di quanto indebitamente incassato dal produttore.

Non è chiaro perché:

  • occorrano dieci anni per chiedere la restituzione dei soldi ammesso che possano essere ancora recuperati;
  • per anni nessuno ha controllato
  • se ne occupino ARERA, il GSE, la Guardia di Finanza e non la Magistratura;
  • l’Allegato A della delibera, con i dettagli della convenzione tra GSE e produttore e su quanto indebitamente incassato, non viene reso pubblico, “perché contiene dati e informazioni commercialmente sensibili”. 

I dati sono sensibili per chi ha fatto il furbo e ha rubato, e non per il consumatore che ci ha messo i soldi?

ARERA ha comunque avviato una ricognizione.

Da pag.165, la relazione annuale di ARERA enumera gli interventi ispettivi effettuati.

Non sono tanti 258 controlli, tenuto conto delle cifre in ballo, come sono insignificanti le poche decine di milioni  di euro recuperati, su oltre tredici miliardi versati.

Con più di 600.000 produttori di  energia fotovoltaica, quanti sono quelli che hanno fatto e continuano a fare i furbi e quando c’è ne accorgeremo?

Basterebbe confrontare l’energia verde prodotta (rapporti di Terna) con quella venduta, ma sarebbe troppo semplice!

Sbilanciamenti e parassiti

«Gli utenti del dispacciamento delle unità fisiche di produzione e consumo sono tenuti a definire programmi di immissione e prelievo utilizzando le migliori stime dei quantitativi di energia elettrica effettivamente prodotti dalle medesime unità, in conformità ai principi di diligenza, prudenza, perizia e previdenza»

(Deliberazione Arera 111/06 – All. A – Art.14.6)

Traduzione: dovete fare i bravi! Quanto bravi? Lo decideremo quando, secondo noi, farete i cattivi.

Questo è il regolatore del mercato elettrico italiano!

L’enunciato così inconsistente farà saltare, dieci anni dopo, numerosi traders di energia elettrica, i “parassiti”, come li definì l’AD di Enel, appena insediato, in un’intervista al Sole 24Ore.

E cosa hanno combinato i parassiti” che operano in un mercato monopolizzato da Terna e controllato da Enel?

Con i loro arbitraggi avrebbero condizionato il prezzo dell’energia elettrica sbilanciando la rete.

I grandi attori, cioè i non parassiti, possono sbilanciare di poco l’85% del mercato, senza che nessuno se ne accorga, mentre gli altri invece, i parassiti, possono farlo solo sul 15%.

Per la loro imprudente condotta, i parassiti vengono accusati di sbilanciare la rete, che Terna deve poi ri-bilanciare, e il costo finisce nell’uplift.

Nel 2016, l’uplift s’impenna e fa esplodere le bollette, Renzi non ci sta e Arera tira fuori dal cassetto la delibera di dieci anni prima: i parassiti vengono immediatamente escussi per quello che, secondo Arera, si erano messi in tasca

Gli avvocati stappano bottiglie di champagne perchè dovranno discutere per anni su come, quando e quanto ogni parassita possa essere stato più o meno diligente, alcuni parassiti chiudono, falliscono o vanno con Enel.

Le delibere, con le quali Arera chiede il maltolto, vengono inviate “ad aziendam”, una alla volta e in tempi diversi, uno stillicidio che permette a Bortoni – ex-presidente di Arera – di vantarsi in pubblico del numero di delibere che la sua gestione ha partorito.

Nel frattempo, l’Antitrust chiude in tutta fretta le istruttorie su Enel e Sorgenia, sospettate di aver offerto a Terna, prezzi eccessivamente gravosi per l’utilizzo delle loro centrali. Anche questi incidevano sull’uplift ma delle centrali non si può fare a meno. Anzi quella di Brindisi di Enel viene subito  ammessa al regime delle unità essenziali per centinaia di milioni.

I parassiti si difendono in tutti modi, ne va della loro esistenza, e i primi ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato sospendono i provvedimenti di Arera.

La sospensione viene decisa “considerato che, in ragione della rilevante complessità delle questioni attinenti al presente contenzioso, si rende opportuno attendere l’adozione di eventuali ulteriori provvedimenti da parte dell’Autorità e/o di Terna, finalizzati a chiarire l’ambito di applicazione della normativa posta alla base dei provvedimenti impugnati dalla parte ricorrente”.

Bisogna quindi rivolgersi a Terna che, per anni, non si é accorta di nulla mentre nel buco normativo ci hanno sguazzato in tanti.

Il Consiglio di Stato chiede così una verifica tecnica sull’effettivo impatto delle presunte attività di programmazione non diligenti del parassita. Una verifica per interpretare la deliberazione di Arera e quantificare i flussi finanziari conseguenti al comportamento non diligente.

Dopo quattro anni, e un ricorso perso al TAR, una sentenza del Consiglio di Stato dà ragione al parassita al quale, forse, verrà restituito il maltolto ma sarà troppo tardi, perché ha già chiuso i battenti.

Gli sbilanciamenti ci sono stati, se siano legali non è ancora chiaro ma è invece pacifico che il costo resterà a carico delle bollette.

A parte i parassiti che hanno chiuso, tutti hanno guadagnato, dai manager di Arera, agli avvocati, ai giudici, ai consiglieri di stato e ai politici che hanno avuto il loro breve momento di gloria, grindando “al lupo”.

E i consumatori hanno pagato, diligentemente, questo immondo casino.

Le comunità energetiche

Tra pochi giorni Arera aggiornerà le tariffe dei contratti in tutela e, a meno dei soliti giochi di prestigio, sarà una bella botta.

D’altro canto, nulla è stato fatto in questi anni per migliorare la situazione con il risultato che, quando scende la materia prima aumentano gli oneri di sistema e quando la materia prima sale, come nell’ultimo anno, la bolletta esplode.

Il governo non è interessato al tema bollette e alla difficoltà di pagarle per milioni di consumatori.

Promette invece incentivi a pioggia senza dire chi li pagherà e così, magari dopo mesi o anni, ce li troveremo in bolletta.

Un decreto del MISE promuove l’autoproduzione dell’energia elettrica nelle c.d. “comunità energetiche”.

I governi che si succedono alla guida del paese, vedono solo il lato “onirico” della medaglia, quello dell’ambiente più sano delle rinnovabili e, più attuali, dell’idrogeno o del biometano.

Meglio quindi ricordare il passato per capire cosa ci riserva il futuro.

Il decreto arriva quindici anni dopo il “primo conto energia“, al quale ne sono seguiti altri quattro, con il risultato che oggi paghiamo oneri di sistema per 13 miliardi ai produttori di energia rinnovabile.

Sono cifre importanti: verificate la voce “oneri di sistema” sulle vostre bollette e moltiplicatela per le decine di milioni di consumatori. Oppure dividetela per i kWh consumati.

Gli ultimi “conti energia” risalgono al 2014 e avevan una durata ventennale, estesa da Renzi a 25.

Siccome più di 600 mila impianti di energia rinnovabile, sparsi per tutta la penisola, sbilanciano la rete, sono già previsti 15 GW di potenza convenzionale a gas per ri-bilanciarla.

Lo scherzetto vale un miliardo di euro che verrà spalmato in bolletta ma nessuno lo dice, come nessuno dice che le bollette aiutano ogni anno Alitalia, Alcoa, Ilva e i monopolisti storici come Terna,Enel,Smam etc.

Il comunicato del MISE sulle comunità energetiche:

Il provvedimento rende, infatti, operativa una misura introdotta nel dicembre 2019 con il decreto Milleproroghe, che anticipando l’attuazione di una direttiva europea consente di costituire l’autoconsumo collettivo, attivabile da famiglie e altri soggetti che si trovano nello stesso edificio o condominio, e le comunità energetiche, a cui possono partecipare persone fisiche, PMI, enti locali, ubicati in un perimetro più ampio rispetto a quello dei condomini

In Germania le comunità energetiche esistono da sempre e gli impianti sono stati realizzati in base alle loro necessità.

Da noi no, impianti a pioggia dappertutto tanto pagano le bollette!

Anche in questa occasione il rischio è che si formino società di scopo che installino potenze superiori alle reali necessità locali, proprio per riversare in rete l’eccesso di energia, facendoselo pagare il doppio del prezzo di mercato.

E quali sarebbero le ragioni per stabilire, adesso, il prezzo del surplus di energia prodotta, se non per dare la possibilità di sovradimensionare gli impianti, invece di calibrarli sull’effettiva domanda locale?

È un nuovo CIP6 , che ancora,dopo trent’anni continua ad elargire incentivi ai produttori, prelevandoli dalle bollette?

Anche i conti energia limitavano la potenza degli impianti a 1 MW, ma poi abbiamo visto come sono andate le cose con le aggregazioni fittizie e la creazione di impianti monstre, specialmente al sud.

Accorgersi che molti ne approfittano non è facile anche perche i controlli, dopo anni, si fanno così.

Una priorità del nuovo governo era affrontare il problema degli oneri di sistema delle bollette con l’obbiettivo di ridurli.

Con questo decreto, si va nella direzione opposta e così, prima di metterli in bolletta, il presidente di Arera può gridare, a vuoto, in Parlamento che gli oneri di sistema sono troppi.

La commedia è sempre la stessa dove, al governo, tutti recitano la propria parte con la certezza che, alla fine, arrivano consumatori con i soldi.

La tassa “bolletta”

Trionfali bilanci delle società energetiche dopo la un anno di pandemia e di consumi ridotti.

Terna, Enel, A2A,Snam, Acea, Hera, Iren solo per citarne alcune, operano in mercati regolati, e in forza di concessioni monopolistiche, e possono così permettersi utili netti superiori al 30%, garantiti come per Autostrade.

Il settore si basa su regole, assetti di mercato e comunicazioni mediatiche che consentono ai monopolisti – tollerati da autorità compiacenti – di guadagnare quanto vogliono mentre chi non fa parte del “giro” é un bandito.

Adesso sono tutti impegnati a spiegare le bollette, a comparare offerte, e ad avvertire che,con il mercato libero,bisognerà scegliersi un nuovo fornitore, ma nessuno denuncia le parassitarie rendite di posizione, dove le componenti regolate della bolletta, che pesano per più di un terzo, aumentano senza alcun controllo.

Patetico l’intervento del governo e pericoloso congelare gli aumenti – per un miliardo di euro – in attesa, e nella speranza di tempi migliori.

Nove milioni di consumatori non riescono a pagare le bollette, diventando immediatamente preda delle società di recupero del credito, che telefonano dai paesi più strani minacciando il distacco della luce.

Si fanno tanti condoni, e allora perché non condonare le bollette piuttosto che girare i soldi ai cinesi, ai quali abbiamo già svenduto buona parte dell’argenteria e intendiamo continuare.

Ci stanno sostituendo i contatori illegali con altri, che opereranno in sistemi illegali, solo perché li pagheremo con la bolletta; non avremo alcun beneficio anzi chi li gestirà potrà taroccarli con un computer e succhiarci tutti i dati sensibili: quanto consumiamo, che potenza utilizziamo, a che ora saremo in casa.

I nuovi contatori li pagheremo quasi tutti all’Enel, assieme al canone della Rai e a quello della fibra ottica, visto l’accordo tra Enel e Tim.

E’ scandaloso che ci martellino con lo spread mentre la “tassa bollette” come i bonus a managers del tutto regalati in società monopoliste, vengono pagati senza problema.

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