Le prove sui contatori “spenti”

Il visualizzatore del contatore è spento e il cliente ha ricevuto una bolletta astronomica; non può sapere se è corretta nè quanto consuma.

Succede sempre più spesso: i cristalli liquidi dopo pochi anni spariscono.

Il cliente presenta reclamo al fornitore che risponde così:

È davvero impensabile che un display “illegibile” possa influenzare il funzionamento del contatore: il display rende solamente visibile il risultato dell’attività di misura.

Il visualizzatore deve segnare e basta, e la sua illeggibilità, quale ne sia la causa, dovrebbe determinare l’immediato “fuori uso” del contatore. Il contatore invece è talmente intelligente che, stando agli intervenuti, continua a lavorare e viene letto da remoto.

Ma i contatori intelligenti di prima generazione non sono mai stati omologati e sono illegali e le letture da remoto non hanno alcun valore legale.

Anche l’utilizzo di strumenti ausiliari, su uno strumento illegale, è illegale.

La prova in contraddittorio tra le parti, prevista dall’art. 5, comma 2 del D.M. 21.4.2017, n.93 deve essere richiesta alla C.C.I.A.A. competente per territorio.

La stessa deve svolgersi a cura di un Organismo abilitato e e alla presenza di un Ispettore metrico, garante dell’esecuzione della prova e dei risultati conseguiti dal soggetto che l’ha condotta.

La prova deve essere eseguita presso la sede dell’Organismo abilitato, sul contatore “stand alone “ cioè tolto dalla rete elettrica.

Alla prova, hanno facoltà di presenziare le Parti interessate alla misurazione, anche a mezzo di propri assistenti nominati allo scopo.

Oneri di sistema – 3

Arera definisce così gli oneri di sistema, che paghiamo con ogni bolletta:

“Con le bollette dell’energia elettrica, oltre ai servizi di vendita (materia prima, commercializzazione e vendita), ai servizi di rete (trasporto, distribuzione, gestione del contatore) e alle imposte, si pagano alcune componenti per la copertura di costi per attività di interesse generale per il sistema elettrico nazionale: si tratta dei cosiddetti oneri generali di sistema, introdotti nel tempo da specifici provvedimenti normativi.
Negli ultimi anni, gli oneri generali di sistema hanno rappresentato una quota crescente e sempre più significativa della spesa totale annua di energia elettrica degli utenti finali.Gli oneri generali sono applicati come maggiorazione della tariffa di distribuzione, (quindi all’interno dei servizi di rete), in maniera differenziata per tipologia di utenza.”

Lo scandalo é che, oltre ai costi per le “attività di interesse generale per il sistema elettrico” sono state aggiunte, negli anni, voci che con l’energia non hanno nulla a che vedere come i buchi di Alitalia, Ilva, Alcoa, Gala a Green Network, solo per citarne alcuni.

Sono oneri para-fiscali che dovrebbero essere scaricati su tutti i cittadini, e non solo su quelli che pagano le bollette. Bollette che prevedono che sugli stessi si paghino di nuovo tasse e IVA.

L’andazzo è sempre lo stesso: governo e parlamento decidono chi salvare o aiutare, tra gli amici correnti, e incaricano Arera di spalmare il tutto nelle bollette. Arera impone ai fornitori di fatturarne e anticiparne il pagamento.

Tutto funziona fino a quando tutti pagano le bollette, ma quando qualcuno non lo fa, i fornitori vanno in tribunale dicendo che non sono loro i responsabili per il mancato pagamento degli oneri da parte dei clienti finali, per arrivare ad un’ordinanza della corte di cassazione che da loro ragione, mettendo in dubbio che Arera abbia il potere di imporne il pagamento.

In questo squallido teatrino, tutti recitano a soggetto, tutti fanno la loro parte a spese del consumatore che paga e non ha visto, in 15 anni, alcun beneficio.

La conferma arriva nella memoria presentata da Arera alla commissione d’inchiesta della Camera sui diritti del consumatore dove è scritto:

Inoltre, la catena di esazione di tali componenti, che passa attraverso le società di vendita, comporta la presenza di rischi di controparte di complessa gestione, che hanno portato all’esigenza di socializzare importi rilevanti corrispondenti ad insoluti all’interno della medesima catena. Ciò in particolare alla luce delle sentenze della giustizia amministrativa, che hanno limitato la responsabilità delle società di vendita in relazione al versamento degli oneri in caso di insoluti del cliente finale”

Socializzare oneri para-fiscali, derivanti dalla morosità di quelli che non pagano le bollette, sulla platea di quelli che invece la pagano non é equo e non rientra nelle competenze di Arera.

Oneri di sistema – 2

L’esplosione dei prezzi di luce e gas dovrebbe far riflettere il governo sull’opportunità di eliminare definitivamente gli oneri di sistema dalle bollette.

Un rimedio temporaneo di 8 miliardi non sembra sufficiente perché gli oneri valgono oltre i 15 miliardi di euro all’anno ma non ci sono consuntivi, né preventivi ed è quindi impossibile sapere di quanti soldi dei consumatori stiamo parlando e come questi, alla fine, vengano utilizzati.

Eppure il consumatore, o l’impresa che li paga con la bolletta ha diritto di sapere come vengono utilizzati. Invece si sa per certo che gli oneri di sistema vengono raccolti dai distributori di energia elettrica e poi se ne perdono le tracce.

Se, per anni, gli oneri di sistema sono aumentati a dismisura, e il costo della materia prima è rimasto costante, è prevedibile che, al primo serio rialzo della materia prima, la bolletta esploda costringendo il governo a cercare di salvaguardare i consumatori più deboli, senza rendersi conto che la situazione era già esplosiva in ottobre.

Infatti, se già in ottobre, il GSE prevedeva di poter pagare i beneficiari, solo per i primi sei mesi del 2022, significa che, senza intervenire, i produttori di energia rinnovabile il prossimo anno non verranno pagati.

La modifica “strutturale” promessa dal governo non si è vista e quindi, tra tre mesi quando, secondo il governo, il costo della materia prima scenderà, gli oneri di sistema non potranno che essere reintegrati e, alla fine, non ci sarà alcuna calo delle bollette, con buona pace di politici, ministri e funamboli della transizione energetica.

Ma è legittimata Arera ad imporre gli oneri di sistema nei contratti di vendita dell’energia elettrica e, quindi, farli pagare ai consumatori?

La Suprema Corte di Cassazione – R.G.N. 5917/2018 e 30804/2019 – conferma “l’inesistenza di una norma che attribuisce all’Autorità il potere di imporre tali oneri”

Se quindi è vero che Arera non può imporli, perché chi vende energia continua a esporli in bolletta? E cosa succede se poi il consumatore non li paga?

E’ auspicabile che la recente istituzione della Commissione Parlamentare d’inchiesta per la tutela dei consumatori, possa chiarire queste criticità chiedendo anche perché, dopo anni, gli oneri siano ancora destinati a floridi enti governativi e a imprese private .

La verifica dei contatori

Il D.M. 93/2017  dovrebbe disciplinare i controlli degli strumenti di misura in servizio e la vigilanza sugli strumenti di misura conformi alla normativa nazionale e europea.

Il decreto non tiene conto della struttura del mercato, distribuzione e vendita, né del parco di contatori di energia elettrica attualmente in funzione.

Titolarità degli strumenti di misura

Secondo il decreto, titolare di uno strumento di misura è “la persona fisica o giuridica titolare della proprietà dello strumento di misura o che, ad altro titolo, ha la responsabilità dell’attività di misura”.

Sia per il gas che per l’energia elettrica, chi vende, non misura e incassa un corrispettivo che deve essere misurato da uno strumento legale, anche se non è di sua proprietà.

Logico quindi considerare il fornitore di energia elettrica, o di gas, quale titolare dello strumento: è lui che si avvale dei dati dei contatori – che gli vengono comunicati dal distributore – per quantificare ciò che vende ai propri clienti.

Ma se il contatore é difettoso, e quindi registra quantitativi di energia elettrica o di gas diversi da quelli che dovrebbe, è il venditore a risponderne, penalmente se fattura più del dovuto.

Inoltre la maggior parte dei contatori sono facilmente accessibili a chiunque, e se dovessero essere accertate alterazioni o manomissioni dei sigilli legali, chi sarebbe chiamato a risponderne sarebbe, in questo caso, il distributore in quanto titolare.

Verificazioni periodiche

Art. 4 – comma 2 del decreto: “La verificazione periodica su tutte le tipologie di strumenti di misura utilizzati per una funzione di misurale gale ha lo scopo di accertare se essi riportano i bolli di verificazione prima nazionale, o di quelli CEE/CE, o della marcatura CE e della marcatura metrologica supplementare M e se hanno conservato gli errori massimi tollerati per tale tipologia di controllo”.

Quindi solamente strumenti di misura legali possono essere ammessi alla verificazione periodica e ad eventuali prove in contraddittorio tra le parti.

Tutti i contatori di energia elettrica di tipo elettromeccanico, non essendo mai stati omologati, ed essendo sprovvisti dei sigilli legali, non possono essere ammessi ad alcuna verificazione, periodica o in contraddittorio: del tutto inutile averla fissata in 18 anni.

Stessa sorte per i contatori statici di energia elettrica “di prima generazione” che non sono mai stati omologati, non sono legali e non possono essere verificati.

I primi contatori di energia elettrica omologati risalgono al 2007, anno del recepimento in Italia della direttiva MID.

Il decreto 93 entra in vigore dieci anni dopo, e stabilisce che ne sono necessari 15 per la verifica periodica, cadendo in un palese anacronismo. Perché e su quali basi sono stati stabiliti 15 anni?

Art. 5 – comma 2 – Controlli casuali o a richiesta: “Sono altresì eseguiti controlli in contraddittorio nel caso in cui il titolare di uno strumento o altra parte interessata nella misurazione ne faccia richiesta alla Camera di commercio competente per territorio; i costi dei controlli in contraddittorio, in caso di esito positivo del controllo, sono a carico del soggetto richiedente”.

La disposizione disincentiva fortemente l’esercizio di tali controlli, dovendo il richiedente, cioè il consumatore, anticiparne le spese e lo scoraggia ad azionare il controllo: non è forse più semplice prevedere che le spese restino a carico della parte soccombente?

 

#contatorillegali

Contatori e privacy

Perché, quando impongono la sostituzione dei nuovi contatori di energia elettrica, non chiedono il consenso per il trattamento dei dati che i contatori saranno in grado di raccogliere, registrare e trasmettere?

Quanto valgono quei dati, e di chi sono?

I nuovi contatori violano la privacy dei consumatori? 

Il parere di un gruppo di lavoro europeo sui contatori risale al 2011 (art. 29 della direttiva europea 95/46/CE):

” i contatori intelligenti offrono molte nuove possibilità di trattamento dei dati e di erogazione dei servizi ai consumatori. A prescindere dal tipo di  trattamento, sia esso simile a quello già esistente o senza precedenti, il responsabile del trattamento deve essere chiaramente individuato e deve conoscere gli obblighi connessi alla legislazione sulla protezione dei dati, anche in fatto di tutela della vita privata fin dalla progettazione, sicurezza e diritti degli interessati; gli interessati devono essere debitamente informati sulle modalità di trattamento dei loro dati e devono essere a conoscenza delle differenze fondamentali che tale trattamento comporta, in modo che quando esprimono il loro consenso questo possa essere ritenuto valido”.
 

Non potendo, per legge, essere gestiti da remoto, non solo opereranno illegalmente ma permetteranno di profilare gli utenti, consentendo, alle società fornitrici collegate a quelle che gestiscono i contatori, evidenti vantaggi commerciali.

Alla sostituzione del contatore, l’utente non viene avvertito che i suoi dati verranno trasmessi a sistemi remoti e saranno gestiti da terzi; non viene avvisato sulla modalità di trattamento, né di tutela degli stessi.

Potrebbe aver accettato clausole liberatorie con il proprio fornitore, ma chi installa il contatore è il distributore, un terzo.

Manca, in sostanza, la certificazione del processo dei dati di consumo, da quando vengono rilevati dal contatore a quando vengono addebitati con la bolletta, con la possibilità che i dati diventino di dominio pubblico e che siano venduti al miglior offerente.

Non viene comunicato all’utente il nominativo del responsabile del loro trattamento, né gli viene fatto firmare alcun consenso.

La sostituzione dei contatori va rifiutata anche per questa ragione, oltre che per quella, ben più grave, della loro gestione illegale da remoto.

Il tutto con salvezza del diritto di rivolgersi al Garante alla Privacy, nei casi in cui l’operazione di sostituzione sia già avvenuta, in violazione dei suddetti diritti e con ogni consequenzialità.

Il tema è molto attuale anche all’estero.

Illegali e li paghiamo pure

La sostituzione dei contatori di energia elettrica procede in spregio ai diritti dei consumatori.

Se ci si oppone, chiamano i carabinieri oppure s’inventano difetti del contatore da sostituire.

Nessuna raccomandata, nessuna comunicazione del fornitore, che resta l’unica nostra controparte contrattuale.

Ora è sufficiente un avviso del distributore, che nemmeno conosciamo, lasciato in portineria, con la data dell’intervento, che durerà pochi minuti, e senza la presenza dell’utente.

Con un criptico messaggio :”non c’è nulla da pagare”!

Così i kWh del vecchio contatore, magari difettoso o illeggibile, vengono travasati in quello nuovo: un’operazione illegale!

I nuovi contatori riportano il logo Enel, a conferma di in operazione squisitamente industriale da miliardi di euro messa a carico dei consumatori.

I nuovi contatori verranno a far parte di un sistema che potrà gestirli da remoto, sistema che la legge non prevede.

Rispondendo alle numerose interrogazioni parlamentari, il MISE tace sul fatto che, con il nuovo sistema, il distributore potrà, da remoto, modificare i parametri del contatore, come la potenza a disposizione dell’utente e il tempo, che concorrono alla formazione del dato di consumo.

Inoltre, per come è stato omologato in Europa, “se al contatore è collegato un software, che svolge altre funzioni oltre alla misurazione, il software che risulti critico ai fini delle caratteristiche metrologiche dev’essere identificabile e non può essere influenzato in modo inammissibile dal software collegato”.

E quindi poter modificare da remoto i dati che formano il consumo è inammissibile!

Un esempio:all’utente moroso viene ridotta la potenza a disposizione ma non c’è alcuna garanzia che l’operazione venga fatta anche al contatore dell’utente che la bolletta la paga.

In questa torbida iniziativa c’è quindi un baco e il contatore, per come potrebbe essere utilizzato, rafforzerebbe il monopolio della società che distribuisce l’energia elettrica in Italia, monopolio sul quale l’antitrust non interviene.

La cronica latitanza del MISE ha coinvolto Arera su temi che non le competono : non competeva ad Arera definire le specifiche dei contatori e quindi giustificarsi con “lo ha detto il regolatore” su questo tema è fuorviante!

In attesa del MISE, cui unicamente compete la metrologia legale, chi si farà sostituire il contatore non sarà più certo del suo consumo e di quanto andrà a pagare.

Per completare il quadro, il comunicato di Arera conferma che il contatore non è gratis!

Sembra di tornare al 2007, quando Enel doveva “legalizzare” e addebitare agli utenti, le decine di milioni di contatori illegali che aveva installato dal 2002 utilizzando, anche allora, l’esca del “tutto gratis”.

Nel 2007, il decreto di recepimento di una direttiva europea fece il miracolo di rendere legali tutti i contatori che non lo erano, e che senz’altro non lo potevano diventare per decreto. 

Un decreto “salvifico” in odore di incostituzionalità. Pochi mesi prima del decreto, una delibera dell’autorità, che scriveva pacificamente il falso, stabiliva come scaricare il costo dei contatori in bolletta.

Adesso è il turno di Unareti che, a Milano, installerá i contatori dell’Enel, è non lo farà gratis.

Prepariamoci quindi a pagare con le bollette, per anni, un contatore del quale non sappiamo nulla e anche un operatore che da remoto, battendo sui tasti di un computer, potrà decidere quanto consumiamo oltre a violare la nostra privacy, visto che il nuovo contatore conoscerà le nostre abitudini.

I consumi stimati di gas

Meglio controllare che, con i nuovi contatori del gas, le bollette non vi addebitino consumi stimati.

Il caso di un lettore è emblematico: la casa è vuota, il consumo è nullo, il contatore è nuovo di zecca eppure gli viene addebitato un consumo stimato inesistente.

E quindi si chiede: perchè mi avete sostituito il contatore se non è cambiato nulla? Non leggevate il contatore vecchio, non leggete quello nuovo ma, nel frattempo, pago il gas che non ho consumato, pago il nuovo contatore che mi avete installato e pago anche una “gestione del contatore” inesistente.

Quella dei contatori elettronici del gas é una riuscita operazione industriale per i distributori di gas, e lo si vede dai risultati economici che conseguono, ma un pessimo affare per i consumatori che già pagano il gas più caro in Europa.

Ai distributori del gas il contatore costa 50/60€ e possono ammortizzarlo al 130% , ottenendo anche un premio se mantengono il programma di installazione che hanno concordato con Arera.

Ammortizzare un contatore in pochi mesi, e farselo pagare ogni anno per i successivi quindici, è già un ottimo affare, ma é meglio spremere i fabbricanti, comparsi dal nulla in ogni paese europeo, disposti a tutto pur di vendere, con le gare al ribasso.

Con il risultato che la qualità e la funzionalità di milioni di contatori, sono pessime: molti presentano evidenti difetti di misurazione – definite, da chi li gestisce, “anomalie metrologiche” – e i due terzi dei dati di consumo, che dovrebbero essere tele-trasmessi, vanno persi perché le batterie sono scariche.

Ed ecco spiegati i consumi stimati!

Cioè, in sostanza, è tutto come prima con l’aggravante che il consumatore paga un contatore, complicato da leggere e che quindi non gli serve, oltre a un servizio di misurazione inesistente, a unico vantaggio dei distributori che rimandano qualsiasi intervento sulle reti di distribuzione a favore delle sostituzioni.

Il consiglio é di rifiutarne la sostituzione, anche perché potrebbero essere potenzialmente pericolosi: c’è una valvola interna che può essere manovrata da remoto, che non va bene, oltre alle batterie che potrebbero incendiarli.

Alla proposta di sostituzione, sarà sufficiente richiamare la delibera di Arera che ammette che il progetto è ancora in alto mare.

Gli utenti, ai quali fosse già stato sostituito, dovranno continuare a comunicare l’autolettura per evitare sorprese.

Misurazioni errate:chi paga?

Una delibera dell’Autorità per l’energia si pronuncia in merito ad alcuni casi di errata misurazione di energia elettrica.

Nessuna delle parti in causa sembra fare correttamente il proprio lavoro:

  1. il distributore di energia elettrica rileva, e trasmette per anni al fornitore dati di consumo errati – la metà del reale consumo – per sua colpa evidente e, quando finalmente se ne accorge, presenta il conto;
  2. il fornitore, che deve fatturare il maggior costo al suo cliente, non sa come giustificarlo e sporge reclamo all’Autorità. Nella prassi, il fornitore prende sempre per buono quanto gli viene comunicato dal distributore: come si vede, un errore madornale perché ne risponde sempre lui al cliente!
  3. l’Autorità fa da paciere, allargandosi però su problematiche di metrologia legale che non le competono come contatori illegali, installati o rilevati male, coefficienti K: temi che hanno conseguenze economiche rilevanti, visti i consumi dei casi in esame.
  4. il Ministero, cui compete la metrologia legale, legge e tace invece di pronunciarsi su coefficienti che andrebbero sicuramente capiti e legalizzati. Com’è possibile che ci siano contatori in funzione dove é necessario moltiplicare il consumo per un coefficiente “K”? Sono o non sono legali?

Da notare la grottesca autodifesa del distributore: “i vostri clienti, furbetti, sapevano benissimo che consumavano più di quello che io misuravo, ma si sono ben guardati dal dirlo”.

clienti, furbetti o meno, che pagano da anni energia elettrica misurata da sistemi illegali, non denunciano la situazione perché gli allegati della delibera vengono secretati dall’Autorità; non potranno quindi che continuare a pagare, anche se a rate.

Sicuri che i casi, come quelli presi in esame, siano solo 113 in tutta Italia?

 

Leggere un contatore

La legge – allegato I al Dlgs 22/07 del 2 febbraio 2007 – all’art.10.5  prevede che:

  • A prescindere dal fatto che sia possibile o meno leggere a distanza uno strumento di misura destinato alla misurazione di servizi forniti da imprese di pubblica utilità, esso deve comunque essere dotato di un visualizzatore metrologicamente controllato facilmente accessibile al consumatore senza alcun ausilio. La lettura di tale visualizzatore è il risultato della misurazione che costituisce la base su cui è calcolato il prezzo da corrispondere.

Il contatore dovrebbe quindi essere uno strumento utile per sapere quanto consumiamo, aiutarci a consumare di meno e a verificare che quanto ci addebitano sia corretto.

Il video mostra invece che l’operazione é tutt’altro che semplice e che i requisiti della legge sono pacificamente disattesi.

Tariffe retroattive

Un lettore é alle prese con la bolletta dell’acqua del 24/2/2020, che addebita un ricalcolo in base a tariffe del 2017.

L’art.1 della legge 481/95, costitutiva dell’Autorità, alla quale è stata conferita anche la regolazione dell’acqua:

  • 1. Le disposizioni della presente legge hanno la finalita’ di garantire la promozione della concorrenza e dell’efficienza nel settore dei servizi di pubblica utilita’, di seguito denominati “servizi”, nonche adeguati livelli di qualita’ nei servizi medesimi in condizioni di economicita’ e redditivita’, assicurandone la fruibilita’ e la diffusione in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale, definendo un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli interessi di utenti e consumatori, tenuto conto della normativa comunitaria in materia e degli indirizzi di politica generale formulati dal Governo. Il sistema tariffario deve altresi’ armonizzare gli obiettivi economico-finanziari dei soggetti esercenti il servizio con gli obiettivi generali di carattere sociale, di tutela ambientale e di uso efficiente delle risorse.

La legittima domanda dell’utente é: “devo pagare o no?” e “cosa mi succede se non pago?”

Il consiglio degli avvocati, di patronati o associazioni dei consumatori, non può che essere quello di pagare ma, anche se non tutti hanno voglia e tempo di farlo, il “fai da te” funziona ancora, per far valere i propri diritti contro una richiesta che, dopo aver letto sopra, sembra illegittima.

Com’è possibile che Arera avvalli una decisione del governo andando contro il proprio statuto?

Com’è possibile che, per esempio, non si possa intervenire retroattivamente sugli incentivi alle energie rinnovabili ma sulle tariffe dell’acqua si?

Il consiglio è di non pagare, in attesa di sviluppi, anche perchè 300€, come nel caso specifico, sono una bella somma.

Emendamenti demagogici

Saltato l’emendamento del Governo al Milleproroghe.

Avrebbe aiutato i consumatori che ricevono le c.d. bollette “anomale” e molti non sono in grado di pagarle.

Tre erano le novità, ormai cestinate!

La prima era definire gli addebiti “anomali” invece di “illegittimi”.

Ed un’evidente anomalia quando arriva una bolletta di conguaglio,magari dopo anni di mancate letture; un servizio che viene peraltro addebitato all’utente, anche se non viene effettuato, con la stessa bolletta “anomala”.

Ma con tale modifica sarebbe stato più facile per il consumatore denunciare proprio l’anomalia di non fatturare, impunemente e magari per anni, i consumi effettivi di luce e di gas.

Salta anche l’importo minimo del risarcimento di 100 euro, a favore del cliente che riceve addebiti di spese che l’autorità competente, o una dichiarazione documentata dall’utente stesso, abbia dichiarato “illegittime”.

L’interpretazione della legge sarebbe risultata maggiormente a vantaggio dei consumatori, che possono provare un’anomalia in modo più semplice rispetto a una situazione illecita; soltanto un giudice infatti può richiamare l’illegittimità.

La seconda novità prevedeva la possibilità di sporgere reclamo attraverso le associazioni di consumatori.

Un’opportunità non da poco per le persone anziane che non hanno alcuna competenza in fatto di rimborsi e domande online e sono abituati a sostenere spese costanti e certe.

La terza novità avrebbe dato un’ulteriore vantaggio ai consumatori: dal 2020 i fornitori devono inviare la lettera di sospensione di erogazione al cliente almeno 40 giorni prima; lettera alla quale il consumatore avrebbe potuto rispondere con una contestazione motivata, per impedire l’interruzione.

Troppi vantaggi per i consumatori…meglio rimandare!

 

IVA sulle accise

E’ corretto applicare l’IVA sull’accisa?

Un’interrogazione parlamentare non sembra aver ottenuto una risposta definitiva.

Il sottosegretario di turno conclude testualmente:

“Tuttavia, considerati anche i recenti orientamenti giurisprudenziali nazionali, ricordati nell’atto di sindacato ispettivo, con cui si sono spesso accolti i ricorsi presentati dai singoli utenti, si ritiene opportuno fare maggiore chiarezza sul tema, anche al fine di offrire una maggiore tutela dei diritti dei consumatori di energia elettrica”

 

Come per l’illegalità dei sistemi che misurano energia elettrica, il ministero da sempre risposte evasive: non c’è mai un si o un no che rassicuri il consumatore sulla correttezza di quanto paga.

E’ una commedia, recitata male dagli attori che si avvicendano al governo.

Una commedia che alimenta i contenziosi; con queste risposte un consumatore volenteroso potrebbe adire a vie legali con buone probabilità di successo.

Andrebbe contro gli interessi dello Stato? Forse, ma in questa commedia non è più chiaro chi è lo Stato.

Basterebbe non pagarla e vedere “che effetto che fa”.

Contatori e Carabinieri

Un utente di Sestri Levante si oppone alla sostituzione del contatore di energia elettrica.

E’ un suo diritto, come gli hanno confermato dal call center indicato sull’avviso di sostituzione, lasciato sulla porta di casa.

L’addetto della società incaricata della sostituzione prima minaccia l’utente di chiamare i Carabinieri, poi li chiama e questi – colpo di scena – escono, come se non avessero altro da fare.

Arrivati sul posto, dopo i saluti di rito, non verbalizzano nulla – altro colpo di scena – perché non c’è nulla da verbalizzare.

Il contatore vecchio resta al suo posto e tutti se ne vanno soddisfatti.

C’è qualcosa che non torna in questa incredibile vicenda che deve essere chiarita.

Come dovrebbero essere riviste le delibere di Arera che hanno creato questa giungla.

Queste forzature trovano giustificazione solo dai soldi succhiati ai consumatore per installargli un sistema di misura illegale.

Più contatori sostituisci e più ti premiano e così, se l’utente non è d’accordo, ti permetti di chiamare i Carabinieri per intimidirlo.

Bisogna capire se è un ordine di scuderia oppure, anche se non sembra, è un caso isolato.

Per non farvi sostituire il contatore è sufficiente chiedere a chi interviene se ha intenzione di verbalizzare e sottoscrivere i consumi letti sul contatore vecchio.

La risposta sara negativa perché non sono autorizzati a farlo eppure, quei dati sono l’unica cosa legale dell’operazione.

 

 

 

Il grande fratello

La sostituzione dei contatori di energia elettrica, con quelli di seconda generazione, è in pieno svolgimento.

Per ora se ne occupa Enel, che li produce per quasi tutti i distributori, e che li installa attraverso la sua controllata edistribuzione, concessionaria della distribuzione dell’energia elettrica in Italia.

In questi giorni, Enel offre tre ore di energia “gratis” se l’utente ha il nuovo contatore 2G.

A Milano, Unareti, controllata da A2A, inizierà a sostituirli dal prossimo anno.

Oltre al problema della gestione da remoto dei contatori, che è espressamente vietata dalla legge e che il MISE non affronta da anni, c’è quello della privacy: all’atto della sostituzione, nessuno chiede il consenso al trattamento dei dati del suo consumo.

Ed è pacifico che i dati sono del consumatore, perché li ha pagati con la bolletta e perché sono diretta conseguenza delle sue abitudini.

Senza il suo consenso, non possono andare da nessuna parte!

Ci viene richiesto sempre più spesso il consenso per la privacy, per ogni tipo di acquisto o di servizio, ma per i dati del nostro consumo, che valgono miliardi, non se ne parla nemmeno.

Eppure i dati che i nuovi contatori sono in grado di elaborare, proprio per come ce la raccontano, sono tanti e importanti, specialmente dal punto di vista commerciale.

Con il nuovo contatore, chi misurerà l’energia che consumiamo conoscerà le nostre abitudini: se siamo dei buoni pagatori, se siamo fuori casa durante il giorno, quando facciamo il bucato o se passiamo il weekend fuori città.

Le società di distribuzione che ci vogliono cambiare il contatore non fanno alcun accenno al nostro consenso, senza il quale però non possono rivelare a nessuno i nostri dati.

Cosa che, invece, succede già per i milioni di utenti che si sono già fatti sostituire il contatore e i cui dati diventano merce di scambio tra distributori e fornitori, avvantaggiando quei fornitori, Enel in testa, che controllano anche le società di distribuzione.

Una volta raccolti dal contatore, i dati vengono trasmessi con protocolli di comunicazione, noti solo al distributore che potrà modificare a piacimento la potenza contrattuale a disposizione degli utenti.

Evidente la possibilità, per chi distribuisce e misura energia, di girare i dati a chi magari la produce o la vende per “profilare” commercialmente il consumatore; un vantaggio, che con l’entrata in vigore del mercato libero, sarà devastante.

Sull’argomento, andrebbe letto con attenzione il parere del gruppo di lavoro 29 della UE per la protezione dei dati che così conclude:

“Il parere ha evidenziato che i contatori intelligenti offrono molte nuove possibilità di trattamento dei dati e di erogazione dei servizi ai consumatori. A prescindere dal tipo trattamento, sia esso simile a quello già esistente o senza precedenti, il responsabile del trattamento deve essere chiaramente individuato e deve conoscere gli obblighi connessi alla legislazione sulla protezione dei dati, anche in fatto di tutela della vita privata fin dalla progettazione, sicurezza e diritti degli interessati. Gli interessati devono essere debitamente informati sulle modalità di trattamento dei loro dati e devono essere a conoscenza delle differenze fondamentali che tale trattamento comporta, in modo che quando esprimono il loro consenso questo possa essere ritenuto valido”.

Esattamente il contrario di quanto sta succedendo: il consumatore italiano non viene avvertito che i suoi consumi sono dati personali, che verranno trasmessi a sistemi remoti senza indicare il livello di protezione sulla garanzia del dato trasmesso, e che verranno gestiti da terzi.

Non chiedendogli di firmare il consenso non dovrà neppure comunicargli il nominativo del responsabile del trattamento dei dati.

In attesa del pronunciamento del Garante, al quale dovrà necessariamente essere richiesto il parere, la sostituzione va rifiutata, con salvezza del diritto di rivolgersi allo stesso per le sostituzione già effettuate, in flagrante violazione dei suddetti diritti e con ogni consequenzialità.

 

 

Il ricalcolo dei consumi

Un lettore segnala questo caso di ricalcolo dei consumi tutt’altro che chiaro, che può essere spiegato solo ricorrendo al salumiere:

“Signora, in merito al prosciutto che le vendo ogni giorno dal 2011, volevo dirle che credevo che la bilancia funzionasse bene e invece mi dicono solo ora quelli che la leggono da sei anni, che non è così. Per sei anni ho creduto di venderle ogni giorno un etto di prosciutto ma mi accorgo solo ora che pesava un etto e dieci grammi e quindi ora, dopo sei anni, mi deve pagare i dieci grammi in più per ogni suo acquisto degli ultimi sei anni. Se vuole, può pagarmi a rate”

La bolletta certifica come reale la lettura del 2011 e da qui parte il ricalcolo.

Questo è solo un esempio del sistema perverso utilizzato per la misurazione dell’energia elettrica che, come si nota dalle letture successive indicate nella bolletta, continua a basarsi su consumi stimati, nonostante l’utente paghi il corrispettivo della gestione del contatore che, associato al trasporto, vale in questo caso 355€.

Perché tutta questa attività di recupero credito proprio adesso? Perché, con il  mercato libero alle porte, bisogna mettere a posto i numeri e chissenefrega se non ho letto i contatori per sei anni anche se venivo pagato per farlo.

I casi di ricalcolo sono numerosi.

D’altro canto la stessa TERNA conguaglia, a suo piacimento, gli sbilanciamenti tenendo in scacco le società di trading.

#contatorillegali

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