Gas a Milano – confronto bollette

Le due bollette, dello stesso utente, sono relative allo stesso periodo dell’anno: prima bolletta del 2021 e prima bolletta del 2022.

L’utente ha consumato 100 metri cubi in meno e ha pagato 322 € in più.

Il prezzo unitario lordo del gas passa da 0,61 €/Smc a 1,48€/Smc con un aumento del 243%, nonostante la riduzione di 2/3 degli oneri di sistema, e una diminuzione di imposte e IVA.

Questo è l’aumento, e questo dovrebbero riportare i media: aumenti in periodi omogenei, cosa che invece non fanno, confondendo la gente.

Tra tre mesi arriverà il conguaglio del riscaldamento ed è quantomai opportuno moltiplicare per due volte e mezzo quanto pagato l’anno scorso.

Reti locali invece di progetti inutili

I recenti blackout di Milano sono la prova che non sempre il gettito delle bollette viene utilizzato per migliorare il servizio per il quale è destinato.

Questo è un post di cinque anni fa sulla avventura di A2A in Montenegro.

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I progetti, per i quali l’Italia chiede il finanziamento europeo, sono sempre meno numerosi di quanto potrebbero esserlo.

Così un progetto inutile, ma ben presentato, viene approvato ma poi a nessuno importa che i soldi vadano sprecati.

E’ il caso della interconnessione elettrica con il Montenegro, sulla quale il governo insiste.

Un opera che va avanti solamente perché sarà pagata con le nostre bollette e non è chiaro a vantaggio di chi.

E’ una linea elettrica sottomarina di 400 km, tra Abruzzo e Montenegro, capace di scambiare 6 TWh/anno ( ndr. la domanda nazionale é di circa 300 TWh).

Spenderemo più di un miliardo di euro –erano 760 milioni nel 2010 – con copertura europea di solo 60 milioni, per importare energia “economica e rinnovabile” dal Montenegro.

E’ un’idea di una decina di anni fa, quando la nostra sotto-capacità produttiva di energia stava per venire colmata dalle centrali a gas, poi costruite dovunque e senza criterio.

Invece i consumi calarono drasticamente, esplosero le energie rinnovabili e ora si produce più energia del necessario; e quindi non c’è più alcun alcun bisogno di importare energia dal Montenegro.

Ma nel 2011, non se ne conoscono le ragioni,viene firmato l’accordo.

Il governo diceva di voler ridurre il costo della bollette e cancellare definitivamente l’elettrodotto con il Montenegro sarebbe una buona occasione per dimostrare che fa sul serio, e invece:

“Il Governo, nonostante il cambiamento di scenario, continua a considerare valido il progetto di interconnessione e garantisce che non ci saranno ricadute sulla bolletta degli italiani, mentre ci sono senz’altro una serie di obblighi che il Governo italiano si è assunto e che andranno rispettati, ma che saranno compensati, a suo parere, dai vantaggi derivanti dall’interconnessione stessa”.

Le parole erano di De Vincenti, allora vice-ministro dello Sviluppo economico, e vanno interpretate: “non sappiamo bene a cosa servirà la linea, però intanto la facciamo, confidando negli astri e sicuri che i costi verranno sostenuti  dalle bollette, anche se vi dico che non è così”.

 

Le operazioni energetiche nei Balcani sono raccontate da una puntata di Rai Report.

Si parte così con idee confuse, verso un paese, il Montenegro, per nulla trasparente, utilizzando A2A come testa di ponte e facendole comprare partecipazioni che le faranno perdere centinaia di milioni.

La linea non c’è e non si sa ancora se verrà costruita ma intanto si firmano accordi, si prendono impegni, si assegnano appalti e così, anche se é chiaro che la linea non servirà a nessuno, non riusciamo più a fermarla.

Il nuovo presidente di A2A conferma che la permanenza in Montenegro è legata alla realizzazione dell’interconnessione con l’Italia, ma ammette “non so però se all’Italia servirà ancora energia dal Montenegro”.

Terna non si pronuncia perchè, nel caso, costruirà la linea e incasserà una montagna di soldi, e allora chiediamoci come è possibile importare energia da un paese che produce solo il  60% dei suoi consumi e riceve il restante dalla Serbia, che viene prodotto per la metà con carbone.

E la stessa energia elettrica montenegrinaè prodotta per il 40% da una centrale a lignite.

Quindi, la maggior parte dell’energia che importeremmo dal Montenegro sarebbe prodotta con il carbone.

Ma non doveva essere tutta energia rinnovabile? E non è forse il momento di capire meglio quello che sta succedendo nei Balcani, con le ultime mosse dei Russi?

E non sarebbe meglio dedicare risorse a casa nostra per migliorare le reti?

La tassa “bolletta”

Trionfali bilanci delle società energetiche dopo la un anno di pandemia e di consumi ridotti.

Terna, Enel, A2A,Snam, Acea, Hera, Iren solo per citarne alcune, operano in mercati regolati, e in forza di concessioni monopolistiche, e possono così permettersi utili netti superiori al 30%, garantiti come per Autostrade.

Il settore si basa su regole, assetti di mercato e comunicazioni mediatiche che consentono ai monopolisti – tollerati da autorità compiacenti – di guadagnare quanto vogliono mentre chi non fa parte del “giro” é un bandito.

Adesso sono tutti impegnati a spiegare le bollette, a comparare offerte, e ad avvertire che,con il mercato libero,bisognerà scegliersi un nuovo fornitore, ma nessuno denuncia le parassitarie rendite di posizione, dove le componenti regolate della bolletta, che pesano per più di un terzo, aumentano senza alcun controllo.

Patetico l’intervento del governo e pericoloso congelare gli aumenti – per un miliardo di euro – in attesa, e nella speranza di tempi migliori.

Nove milioni di consumatori non riescono a pagare le bollette, diventando immediatamente preda delle società di recupero del credito, che telefonano dai paesi più strani minacciando il distacco della luce.

Si fanno tanti condoni, e allora perché non condonare le bollette piuttosto che girare i soldi ai cinesi, ai quali abbiamo già svenduto buona parte dell’argenteria e intendiamo continuare.

Ci stanno sostituendo i contatori illegali con altri, che opereranno in sistemi illegali, solo perché li pagheremo con la bolletta; non avremo alcun beneficio anzi chi li gestirà potrà taroccarli con un computer e succhiarci tutti i dati sensibili: quanto consumiamo, che potenza utilizziamo, a che ora saremo in casa.

I nuovi contatori li pagheremo quasi tutti all’Enel, assieme al canone della Rai e a quello della fibra ottica, visto l’accordo tra Enel e Tim.

E’ scandaloso che ci martellino con lo spread mentre la “tassa bollette” come i bonus a managers del tutto regalati in società monopoliste, vengono pagati senza problema.

Antitrust in catalessi

E’ passato quasi un’anno dall’avvio di un’istruttoria di AGCM sulla posizione dominante dei maggiori fornitori di energia elettrica del paese.

Il problema é semplice: la società che distribuisce energia elettrica conosce vita, morte e miracoli di milioni di consumatori: come consumano, quando sono in casa e se pagano.

I nuovi contatori, che vorrebbero installarci, serviranno proprio a questo!

Ora, se la società che distribuisce energia elettrica é parente di quella che la vende é meglio che tutte le informazioni restino in famiglia.

E a nulla serve modificare il nome del distributore che, per il consumatore, resta una figura evanescente che si va viva quando c’è un guasto o quando vorrebbe sostituire il contatore.

Ci sono voluti anni perché i distributori cambiassero nome, pensando che in questo modo, si sarebbe risolto il problema dell’umboundling, ma al consumatore che paga la bolletta importa veramente poco sapere che c’è Areti, Unareti o e-distribuzione.

Sono nomi che non vedrà mai sulla bolletta anche se partecipano considerevolmente al suo costo.

Resta quindi squisitamente un problema di mercato e di strategia dei suoi maggiori attori specialmente nella fase di migrazione di decine di milioni di consumatori dalla maggior tutela al mercato libero.

L’istruttoria, del maggio 2017, riguardava Enel, A2A e Acea ma, solo oggi e solo per Roma, AGCM delibera di “estendere oggettivamente il procedimento all’attività di acquisizione e sfruttamento commerciale di informazioni privilegiate da parte di Acea Energia S.p.A. e di estendere soggettivamente il procedimento alla società Areti S.p.A.”

La farsa del Montenegro

La connessione elettrica con il Montenegro é solo uno dei tanti progetti che vanno avanti solo perché non si può tornare indietro.

I numeri che giustificano l’investimento non ci sono, un’analisi costi/benefici condotta da un ente indipendente neppure.

Così, proroga dopo proroga, Terna procede nella costruzione di un elettrodotto considerato “un tassello del progetto europeo di interconnessione”.

Con il Montenegro? E perché proprio con il Montenegro?

Dal tempo dei governi Berlusconi, sponsor dei nostri rapporti con il Montenegro, la geopolitica energetica dei Balcani é mutata eppure, come sempre, insistiamo su progetti nati male, vecchi e basati solamente sul fatto che verranno pagati dalle bollette dei consumatori.

Il progetto si basa su accordi pregressi tra Italia e Serbia e su un prezzo dell’energia da fonti rinnovabili da importare di 155 €/MWh, quattro volte il prezzo attuale dell’energia elettrica in borsa.

Il catastrofico intervento di A2A, che è stata il volano di questa avventura, si conclude in questi giorni con una perdita secca per A2A di 186 milioni di euro e un piano di rientro, a rate annuali, tutto da verificare.

Tutti i consumatori italiani, che hanno finanziato questa avventura con le bollette, e in particolare gli azionisti di A2A ringraziano per lo spettacolo.

La linea di trasmissione però non si può fermare!

Così il si esprimeva il Mise tre anni fa: “l’opera è meno pressante…….Terna rende noto che il progetto potrebbe accumulare notevoli ritardi e …. rilevanti aggravi dal punto di vista economico ancora non previsti negli attuali piani di spesa……. ridurre il costo dell’opera, a carico della parte italiana, che sarà caricato sulla tariffa di rete……il finanziamento di una quota del progetto sarà realizzata con il meccanismo dell’interconnector coinvolgendo i finanziatori privati, cui erano stati assegnati i progetti di interconnessione con il Nord-Africa, ritenuti poi tecnicamente non praticabili.  Agli stessi soggetti viene ora assegnata la capacità sulla frontiera con i Balcani”.

A quanto ammontano i finanziamenti privati? A quali condizioni viene ora assegnata la capacità in attesa del completamento della linea?

Dopo aver manifestato perplessità, anche Terna ringrazia perché un paio di miliardi in più fanno comodo mentre dire che la linea “aumenterà la competitività del mercato” non costa nulla.

La borsa elettrica montenegrina non é mai esistita e fa riferimento a Ungheria e Romania, dove il baseload é di 34 €/MWh, cui andrebbero aggiunti i costi di trasporto verso l’Italia dove il baseload é di 37 €/MWh.

Perché, con questi numeri,le società energivore nazionali dovrebbero finanziare l’opera?

Per collegare la Calabria alla Sicilia ci sono voluti dieci anni e lo stretto di Messina non é l’Adriatico: in Italia i conti economici e le analisi costi/benefici sono inutili,come la Brebemi,la TAV o il TAP!

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