Ladri di polli

Le tariffe dei contratti di “maggior tutela” di luce e gas vengono aggiornate trimestralmente da Arera.

Il comunicato di ieri, ripreso con grande enfasi dai media, e millantato da un sottosegretario come se si trattasse di un’iniziativa del governo, va capito.

Le tariffe del mercato “di maggior tutela”, che riguarda ancora una ventina di milioni di consumatori,  si basano sul valore del PUN – prezzo unico nazionale  – dell’energia elettrica, una media pesata dei prezzi zonali di vendita all’ingrosso.

In tre mesi il PUN è passato da 47 a 32€/MWh perdendo quindi più del 30%.

In base alle nuove tariffe, chi consuma 2.700 kWh/anno e ha una potenza installata di 3 kW, potrà risparmiare, se le cose resteranno cosi per i prossimi nove mesi, il 18%.

Quindi la prima cosa da sapere é che il ribasso è puramente teorico.

Ma sapete quanto consumate? Pensate che i vostri consumi costeranno il 18% in meno?

Il 99% dei consumatori italiani non sa quanto consuma. Qualcuno sa a malapena quanto paga e ma di quanto consuma “non gli può fregar di meno”.

I curiosi potranno verificare le bollette di un utente che consuma per es. 1000 kWh in un anno, e sono milioni in difficoltà, per capire come il fantasmagorico ribasso del 18% svanisca. Potrebbe chiedere il bonus, ma nessuno lo aiuta, e così due terzi degli aventi diritto neppure lo sanno; recuperare l’ISEE è poi un’impresa ciclopica, tanto più per le classi più deboli e meno tecnologiche.

Se sarete ancora più curiosi, potrete anche verificare come un’utenza paghi in un anno  350€, senza consumare neppure un kWh.

Tra oneri di sistema e altre prebende versate al sistema, se ne vanno decine di miliardi di euro ogni anno.

Ma gli esorbitanti oneri di sistema, quelli di trasporto, distribuzione e misura, le imposte e l’IVA sulle stesse, non possono essere ridotti perché mantengono i parassiti che, proprio con i nostri soldi, presentano bilanci trionfali.

Così ogni governo si costerna, s’indigna, s’impegna ma poi getta la spugna senza nessuna dignità, perche le lobbies non si possono toccare, mentre le tasche dei consumatori si.

Seguiamo l’andamento del PUN nei prossimi mesi perchè, vista la tendenza dei consumi, continuerà a scendere come il prezzo del petrolio e con le tariffe appena varate, il consumatore avrà sorretto un’altra volta la baracca, nonostante il coronavirus.

E, visto che dovete stare a casa, date un’occhiata alla bollette, e magari anche ai contatori, per capire quali metodi vengono utilizzati per spillarvi altri soldi.

Nei prossimi tre mesi, decine di milioni di utenti, ancora in tutela, avranno regalato al sistema una notevole quantità  di denaro.

Ma anche i consumatori, già nel mercato libero e con un contratto a prezzo fisso, pagheranno quasi il doppio del prezzo di mercato.

 

La farsa del Montenegro

La connessione elettrica con il Montenegro é solo uno dei tanti progetti che vanno avanti solo perché non si può tornare indietro.

I numeri che giustificano l’investimento non ci sono, un’analisi costi/benefici condotta da un ente indipendente neppure.

Così, proroga dopo proroga, Terna procede nella costruzione di un elettrodotto considerato “un tassello del progetto europeo di interconnessione”.

Con il Montenegro? E perché proprio con il Montenegro?

Dal tempo dei governi Berlusconi, sponsor dei nostri rapporti con il Montenegro, la geopolitica energetica dei Balcani é mutata eppure, come sempre, insistiamo su progetti nati male, vecchi e basati solamente sul fatto che verranno pagati dalle bollette dei consumatori.

Il progetto si basa su accordi pregressi tra Italia e Serbia e su un prezzo dell’energia da fonti rinnovabili da importare di 155 €/MWh, quattro volte il prezzo attuale dell’energia elettrica in borsa.

Il catastrofico intervento di A2A, che è stata il volano di questa avventura, si conclude in questi giorni con una perdita secca per A2A di 186 milioni di euro e un piano di rientro, a rate annuali, tutto da verificare.

Tutti i consumatori italiani, che hanno finanziato questa avventura con le bollette, e in particolare gli azionisti di A2A ringraziano per lo spettacolo.

La linea di trasmissione però non si può fermare!

Così il si esprimeva il Mise tre anni fa: “l’opera è meno pressante…….Terna rende noto che il progetto potrebbe accumulare notevoli ritardi e …. rilevanti aggravi dal punto di vista economico ancora non previsti negli attuali piani di spesa……. ridurre il costo dell’opera, a carico della parte italiana, che sarà caricato sulla tariffa di rete……il finanziamento di una quota del progetto sarà realizzata con il meccanismo dell’interconnector coinvolgendo i finanziatori privati, cui erano stati assegnati i progetti di interconnessione con il Nord-Africa, ritenuti poi tecnicamente non praticabili.  Agli stessi soggetti viene ora assegnata la capacità sulla frontiera con i Balcani”.

A quanto ammontano i finanziamenti privati? A quali condizioni viene ora assegnata la capacità in attesa del completamento della linea?

Dopo aver manifestato perplessità, anche Terna ringrazia perché un paio di miliardi in più fanno comodo mentre dire che la linea “aumenterà la competitività del mercato” non costa nulla.

La borsa elettrica montenegrina non é mai esistita e fa riferimento a Ungheria e Romania, dove il baseload é di 34 €/MWh, cui andrebbero aggiunti i costi di trasporto verso l’Italia dove il baseload é di 37 €/MWh.

Perché, con questi numeri,le società energivore nazionali dovrebbero finanziare l’opera?

Per collegare la Calabria alla Sicilia ci sono voluti dieci anni e lo stretto di Messina non é l’Adriatico: in Italia i conti economici e le analisi costi/benefici sono inutili,come la Brebemi,la TAV o il TAP!

La crisi francese e la tempesta perfetta

Il PUN – Prezzo Unico Nazionale – dell’energia elettrica si forma in borsa, e vale più di un terzo della bolletta.

Negli ultimi anni il PUN é calato costantemente ma non ce ne siamo accorti perché le altre voci della bolletta, gli oneri di sistema, sono letteralmente esplosi.

In ottobre, numerose centrali nucleari francesi sono state fermate e il prezzo dell’energia europea é esploso.

Da noi il PUN é raddoppiato rispetto a sei mesi fa.

Nei prossimi mesi l’Italia potrebbe restare senza l’energia, che importa da sempre dalla Francia, una media di 4,5 TWh al mese, quasi il 20% dell’energia che produce. Saremo quindi costretti a produrla con il fossile a due/tre volte il prezzo dell’energia nucleare francese che importavamo.

Sequestrate le centrali a carbone perché inquinano, bisognerà usare il gas.

Come ogni inverno, si ripresenterà il problema ucraino: ogni anno ci mettiamo i soldi: paghiamo ai russi il gas degli ucraini, e gli ucraini permettono che ci arrivi il gas russo.

Probabile quindi un aumento del prezzo del gas, anche perché i russi da anni lo vendono a prezzi di saldo.

Fortunatamente i modelli prevedono un inverno mite e speriamo sia così, ma l’aumento delle bollette é scontato.

Il presidente dell’Autorità per l’energia “numeri non ne dà” ma, entro l’anno, dovrà aggiornare le tariffe applicabili nel primo trimestre del 2017.

Ma, per chi potrà pagare sarà il male minore perché, sia in Francia che in Inghilterra, si prospetta anche razionamento dell’energia elettrica.

In questa situazione, eccezionale e imprevista,si aggiunge il conguaglio degli incentivi agli energivori che verrà scaricato sulle bollette, assieme a tutto il resto.In questo modo chi consuma di meno pagherà di più.

A botte di miliardi di euro da pagare in più, il 2017 potrebbe essere un anno indimenticabile.

La situazione si sta facendo talmente grave che il governo sta valutando il trasferimento di una parte degli oneri di sistema sul bilancio dello stato.

A giugno il presidente dell’Autorità per l’energia dichiarava: “é competenza del Decisore politico affrontare la riforma complessiva della ridistribuzione degli oneri generali di sistema, componenti parafiscali delle forniture di famiglie e imprese, prendendo in considerazione il trasferimento, anche parziale, del fabbisogno annuale su voci di fiscalità generale, a garanzia della maggiore sostenibilità economica della bolletta elettrica”.

The Italian way: a damn pole

A single pole, of a power line 140 km long, has been seized by the judiciary.

It was seized because it ended in a protected area which, in the years, expanded so much to hug it.

The construction of the power line cost was of 700 million EUR and it will be charged to the consumer bills, but the line cannot work without that damn pole.

Not having the possibility to utilize that power line, we have to pay 700 million EUR every year because the line was built to transmit cheaper energy to Sicily.

The transmission of a cheaper energy to Sicily would reduce the bills of all consumers, since the price of electricity in Sicily is 30% more expensive than the national average and the bills of all are affected.

The bureaucratic process of the construction of the line started in 2003, with such environmental constraints that over time have changed and the damn pole came under fire of the environmentalists who have obtained the seizure “sine die” .

It called for an immediate appeal to the Supreme Court in order to obtain the restitution of the pole hoping that once freed by the judiciary, it will not shot down by those who do not want the energy coming to Sicily.

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