Il monopolio della liberalizzazione

La tabella allegata alla relazione annuale di Arera mette in evidenza la posizione dominante di Enel nell’attività di distribuzione e misurazione dell’energia elettrica. Se si considera poi che anche altri distributori utilizzano contatori Enel, la posizione dominante diviene un monopolio.

Come in tutte le attività commerciali, chi trasporta in monopolio – Terna – e chi distribuisce e misura in monopolio – Enel – controlla il mercato e, se lo fa in forza di concessioni – quella di Enel terminerà nel 2030 – non esiste alcuna liberalizzazione e il decreto Bersani del 1999 resta una clamorosa bufala.

Il fatto che Enel, oltre a distribuirla e misurarla, la produca e la venda ovviamente è un’aggravante.

Appena ottenuta la concessione, fin dai primi anni 2000, Enel ha potuto progettare, produrre e installare decine di milioni di contatori di energia elettrica, mai omologati e quindi illegali, che continuano a determinare il valore delle nostre bollette.

Nel 2018, Enel ha poi deciso di sostituirli con contatori di nuovo tipo, di seconda generazione; questa volta li ha omologati, ma li controllerà da remoto, violando la normativa europea di omologazione e la privacy dei consumatori..

L’operazione contatori, del valore di svariati miliardi di euro, é garantita dalle bollette e rafforzerà il monopolio di Enel che, stando a quanto si legge in questi giorni, con la controllata Gridspertise potrà gestire a piacimento la rete elettrica nazionale come, peraltro, non ha mai smesso di fare.

Solo Enel sa quali informazioni i nuovi contatori sono e saranno in grado di reperire, sono informazioni sensibili capaci di profilare il consumatore, ma per il garante tutto è regolare.

Un’altra tabella della relazione fotografa l’attività di vendita:

Perché non leggono i contatori

Le bollette del gas addebitano consumi stimati perché, nonostante il consumatore paghi il servizio di misurazione, i distributori non mandano più nessuno a leggere i contatori, il dato teletrasmesso si perde o le batterie si scaricano molto prima di quanto dovrebbero.

Se facciamo l’auto-lettura, come ha la faccia tosta di chiederci, e comunichiamo i dati al nostro fornitore, il distributore la deve “validare“.

Ci può mettere mesi per farlo e, nel frattempo, il fornitore continua a fatturare acconti stimati, che sono sempre maggiori di quelli reali.

Quando invece gli acconti sono inferiori al consumato, dopo mesi o magari anni, arriva il bollettone di conguaglio.

Ci dicono di aver tentato di leggere il contatore ma non c’era nessuno in casa. Elencano i tentativi di lettura, molti dei quali sarebbero stati fatti in date improbabili, che comunque non riusciamo più a verificare né a ricostruire e contestare.

Quando invece cambiamo il fornitore é il delirio: il nuovo fornitore chiede al distributore di andare a leggere il contatore, attività che svolge con grande calma e così passano mesi prima che arrivino le bollette, sia del vecchio che del nuovo fornitore.

Quelle del fornitore subentrante sono tutti acconti, basati sul nulla.

I contratti impongono al distributore di leggere il contatore a precise scadenze, ma l’Autorità prevede anche il tentativo di lettura e così i distributori ci marciano.

Sarebbe bastato limitare il numero delle bollette di acconto a una all’anno ma era troppo facile e i distributori non farebbero i trionfali utili che fanno: incassano cioè un corrispettivo a fronte di un servizio inesistente.

Numerosi lettori denunciano che il dato dell’auto-lettura non viene preso in considerazione, a conferma che il sistema non funziona.

Le bollette di conguaglio arrivano comunque entro cinque anni, cioè prima di venire prescritte e possono riguardare consumi di anni ancora precedenti.

Ora la prescrizione è di due anni ma il meccanismo non è ancora rodato.

La domande sono: perchè i fornitori attendono anni per fatturare, anche ingenti partite di gas che restano in sospensione di accise e imposte a danno dello Stato?

Perchè partite economiche così rilevanti sono richieste dopo anni? 

Come vengono fatti i bilanci?

Quanti soldi girano nel mondo del gas?

Per questo il gas é così caro?

 

Le perdite di rete

Il consumatore non sa neppure cosa siano le “perdite di rete”, le paga e basta.

Non lo sa perché non legge i contratti e le offerte che gli piovono addosso da tutte le parti non le menzionano.

Eppure sono miliardi di euro all’anno.

Nei contratti di “maggior tutela”, che prima o poi finiranno, le perdite di rete fanno parte della “quota energia” e vengono pagate allo stesso prezzo dell’energia che consumiamo.

Quei soldi sono destinati all’ inefficienza di quelli che trasportano e distribuiscono energia elettrica, come se non bastassero già quelli paghiamo loro con le altre voci della bolletta.

Dicevamo inefficienza: il consumatore domestico tipo – quello che per ARERA consuma 2.700 kWh all’anno – paga, da più di un decennio, il 10 % in più di quanto consuma, quindi 270 kWh per circa 70 euro all’anno.

La cosa deprimente è che anche sulle perdite di rete si pagano gli oneri di sistema, tasse e IVA.

Le perdite di rete vengono “denunciate” , che siano vere o meno, da chi trasporta l’energia e vengono “benedette” , che siano vere o meno, da ARERA la quale, non contenta, ci fa pagare anche le nuove linee elettriche che dovrebbero servire proprio a ridurre le perdite.

Il gioco è semplice: ARERA chiede, agli addetti “quanta energia è stata prodotta e quanta venduta”.

Gli addetti diligentemente rispondono e la differenza finisce convenzionalmente in bolletta.

Compresi,ovviamente, i furti di energia che così restano non solo impuniti, ma già pagati.

Una prova che il quantitativo delle perdite di rete venga stabilito in modo arbitrario, potrebbe risiedere nel fatto che, nonostante il consumo di energia elettrica in Italia si sia considerevolmente ridotto negli ultimi anni, le perdite di rete sono sempre le stesse.

Il consumatore italiano è una garanzia: paga l’energia rinnovabile che sbilancia la rete, paga il ri-bilanciamento della rete, paga le linee di trasmissioni che dovrebbero servire a bilanciare la rete e a diminuire le perdite di rete, paga le perdite di rete.

Nessuna analisi costi-benefici, tutto viene messo a carico del consumatore, solo perché paga le bollette.

Sbilanciamenti e parassiti

«Gli utenti del dispacciamento delle unità fisiche di produzione e consumo sono tenuti a definire programmi di immissione e prelievo utilizzando le migliori stime dei quantitativi di energia elettrica effettivamente prodotti dalle medesime unità, in conformità ai principi di diligenza, prudenza, perizia e previdenza»

(Deliberazione Arera 111/06 – All. A – Art.14.6)

Traduzione: dovete fare i bravi! Quanto bravi? Lo decideremo quando, secondo noi, farete i cattivi.

Questo è il regolatore del mercato elettrico italiano!

L’enunciato così inconsistente farà saltare, dieci anni dopo, numerosi traders di energia elettrica, i “parassiti”, come li definì l’AD di Enel, appena insediato, in un’intervista al Sole 24Ore.

E cosa hanno combinato i parassiti” che operano in un mercato monopolizzato da Terna e controllato da Enel?

Con i loro arbitraggi avrebbero condizionato il prezzo dell’energia elettrica sbilanciando la rete.

I grandi attori, cioè i non parassiti, possono sbilanciare di poco l’85% del mercato, senza che nessuno se ne accorga, mentre gli altri invece, i parassiti, possono farlo solo sul 15%.

Per la loro imprudente condotta, i parassiti vengono accusati di sbilanciare la rete, che Terna deve poi ri-bilanciare, e il costo finisce nell’uplift.

Nel 2016, l’uplift s’impenna e fa esplodere le bollette, Renzi non ci sta e Arera tira fuori dal cassetto la delibera di dieci anni prima: i parassiti vengono immediatamente escussi per quello che, secondo Arera, si erano messi in tasca

Gli avvocati stappano bottiglie di champagne perchè dovranno discutere per anni su come, quando e quanto ogni parassita possa essere stato più o meno diligente, alcuni parassiti chiudono, falliscono o vanno con Enel.

Le delibere, con le quali Arera chiede il maltolto, vengono inviate “ad aziendam”, una alla volta e in tempi diversi, uno stillicidio che permette a Bortoni – ex-presidente di Arera – di vantarsi in pubblico del numero di delibere che la sua gestione ha partorito.

Nel frattempo, l’Antitrust chiude in tutta fretta le istruttorie su Enel e Sorgenia, sospettate di aver offerto a Terna, prezzi eccessivamente gravosi per l’utilizzo delle loro centrali. Anche questi incidevano sull’uplift ma delle centrali non si può fare a meno. Anzi quella di Brindisi di Enel viene subito  ammessa al regime delle unità essenziali per centinaia di milioni.

I parassiti si difendono in tutti modi, ne va della loro esistenza, e i primi ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato sospendono i provvedimenti di Arera.

La sospensione viene decisa “considerato che, in ragione della rilevante complessità delle questioni attinenti al presente contenzioso, si rende opportuno attendere l’adozione di eventuali ulteriori provvedimenti da parte dell’Autorità e/o di Terna, finalizzati a chiarire l’ambito di applicazione della normativa posta alla base dei provvedimenti impugnati dalla parte ricorrente”.

Bisogna quindi rivolgersi a Terna che, per anni, non si é accorta di nulla mentre nel buco normativo ci hanno sguazzato in tanti.

Il Consiglio di Stato chiede così una verifica tecnica sull’effettivo impatto delle presunte attività di programmazione non diligenti del parassita. Una verifica per interpretare la deliberazione di Arera e quantificare i flussi finanziari conseguenti al comportamento non diligente.

Dopo quattro anni, e un ricorso perso al TAR, una sentenza del Consiglio di Stato dà ragione al parassita al quale, forse, verrà restituito il maltolto ma sarà troppo tardi, perché ha già chiuso i battenti.

Gli sbilanciamenti ci sono stati, se siano legali non è ancora chiaro ma è invece pacifico che il costo resterà a carico delle bollette.

A parte i parassiti che hanno chiuso, tutti hanno guadagnato, dai manager di Arera, agli avvocati, ai giudici, ai consiglieri di stato e ai politici che hanno avuto il loro breve momento di gloria, grindando “al lupo”.

E i consumatori hanno pagato, diligentemente, questo immondo casino.

Le comunità energetiche

Tra pochi giorni Arera aggiornerà le tariffe dei contratti in tutela e, a meno dei soliti giochi di prestigio, sarà una bella botta.

D’altro canto, nulla è stato fatto in questi anni per migliorare la situazione con il risultato che, quando scende la materia prima aumentano gli oneri di sistema e quando la materia prima sale, come nell’ultimo anno, la bolletta esplode.

Il governo non è interessato al tema bollette e alla difficoltà di pagarle per milioni di consumatori.

Promette invece incentivi a pioggia senza dire chi li pagherà e così, magari dopo mesi o anni, ce li troveremo in bolletta.

Un decreto del MISE promuove l’autoproduzione dell’energia elettrica nelle c.d. “comunità energetiche”.

I governi che si succedono alla guida del paese, vedono solo il lato “onirico” della medaglia, quello dell’ambiente più sano delle rinnovabili e, più attuali, dell’idrogeno o del biometano.

Meglio quindi ricordare il passato per capire cosa ci riserva il futuro.

Il decreto arriva quindici anni dopo il “primo conto energia“, al quale ne sono seguiti altri quattro, con il risultato che oggi paghiamo oneri di sistema per 13 miliardi ai produttori di energia rinnovabile.

Sono cifre importanti: verificate la voce “oneri di sistema” sulle vostre bollette e moltiplicatela per le decine di milioni di consumatori. Oppure dividetela per i kWh consumati.

Gli ultimi “conti energia” risalgono al 2014 e avevan una durata ventennale, estesa da Renzi a 25.

Siccome più di 600 mila impianti di energia rinnovabile, sparsi per tutta la penisola, sbilanciano la rete, sono già previsti 15 GW di potenza convenzionale a gas per ri-bilanciarla.

Lo scherzetto vale un miliardo di euro che verrà spalmato in bolletta ma nessuno lo dice, come nessuno dice che le bollette aiutano ogni anno Alitalia, Alcoa, Ilva e i monopolisti storici come Terna,Enel,Smam etc.

Il comunicato del MISE sulle comunità energetiche:

Il provvedimento rende, infatti, operativa una misura introdotta nel dicembre 2019 con il decreto Milleproroghe, che anticipando l’attuazione di una direttiva europea consente di costituire l’autoconsumo collettivo, attivabile da famiglie e altri soggetti che si trovano nello stesso edificio o condominio, e le comunità energetiche, a cui possono partecipare persone fisiche, PMI, enti locali, ubicati in un perimetro più ampio rispetto a quello dei condomini

In Germania le comunità energetiche esistono da sempre e gli impianti sono stati realizzati in base alle loro necessità.

Da noi no, impianti a pioggia dappertutto tanto pagano le bollette!

Anche in questa occasione il rischio è che si formino società di scopo che installino potenze superiori alle reali necessità locali, proprio per riversare in rete l’eccesso di energia, facendoselo pagare il doppio del prezzo di mercato.

E quali sarebbero le ragioni per stabilire, adesso, il prezzo del surplus di energia prodotta, se non per dare la possibilità di sovradimensionare gli impianti, invece di calibrarli sull’effettiva domanda locale?

È un nuovo CIP6 , che ancora,dopo trent’anni continua ad elargire incentivi ai produttori, prelevandoli dalle bollette?

Anche i conti energia limitavano la potenza degli impianti a 1 MW, ma poi abbiamo visto come sono andate le cose con le aggregazioni fittizie e la creazione di impianti monstre, specialmente al sud.

Accorgersi che molti ne approfittano non è facile anche perche i controlli, dopo anni, si fanno così.

Una priorità del nuovo governo era affrontare il problema degli oneri di sistema delle bollette con l’obbiettivo di ridurli.

Con questo decreto, si va nella direzione opposta e così, prima di metterli in bolletta, il presidente di Arera può gridare, a vuoto, in Parlamento che gli oneri di sistema sono troppi.

La commedia è sempre la stessa dove, al governo, tutti recitano la propria parte con la certezza che, alla fine, arrivano consumatori con i soldi.

Autoriduzione delle bollette

Una recente sentenza della Cassazione stabilisce che Arera non può imporre, ai fornitori, il pagamento degli oneri di sistema. Occorre una legge specifica, e lo stesso principio può essere applicato ai consumatori che continuano a pagarli con le bollette.

Le associazioni dei consumatori, non possono promuovere azioni collettive perché il Codice di Consumo le esclude ma le forniture di gas ed energia elettrica sono servizi pubblici essenziali e quindi, se le contestazioni sono mosse correttamente, le forniture non possono essere sospese.

I fornitori sono sempre più numerosi e aggressivi e, nella cronica assenza di un albo, continuano fallimenti, aggregazioni e transumanze di utenti, mera merce di scambio e una miniera di dati.

I governi continuano a prorogare l’entrata in vigore del mercato libero, con la scusa che i consumatori capiscono poco o nulla , mentre le società di vendita sono più di seicento.

Sul monopolio di Enel nella distribuzione, e dei vantaggi che Enel trarrà con i nuovi sistemi illegali di misura né il garante, né il MISE non si pronunciano.

Cosa deve fare allora il consumatore? Oltre a raccogliere firme e richiamarsi all’art. 2558 del Codice Civile quando gli imporranno di cambiare il contratto di fornitura?

E perché dovrebbe continuare a pagare le bollette se:

  • quelle del gas addebitano un’unità di misura di fatturazione,che non è quella indicata sui contatori;
  • quelle della luce addebitano “oneri di sistema” imputati da Arera senza la necessaria legittimazione;
  • i contatori del gas, con più di quindici anni di funzionamento, non sono strumenti di misura legali;
  • decine di milioni di vecchi contatori di energia elettrica sono illegali e non sono assoggettabili a procedure legali di prova;
  • milioni di nuovi contatori di energia elettrica saranno gestiti illegalmente da remoto;
  • milioni i contatori hanno il display spento, o illeggibile, e solo il dato che si legge sul display fa fede nel rapporto tra terzi;
  • decine di milioni di nuovi contatori violeranno la privacy degli utenti;
  • non leggono i contatori, ma addebitano la relativa voce in bolletta: eppure l’utilizzo del dato teletrasmesso vìola il principio del contraddittorio in quanto il dato è dedotto in assenza del consumatore;
  • le bollette addebitano consumi inesistenti, solo per addebitare gli oneri di sistema, e quindi prestazioni inesistenti;
  • l’applicabilità dell’IVA sulle accise non è stata ancora chiarita.

Riferimenti legali nel blog.

Il mercato dei dati

Inutile perdere tempo con le bollette, o cercare di leggere i #contatorillegali, il grande fratello contatore veglierà su di noi, sarà tutto smart e tutto connesso.

Qualcuno deciderà quanto consumiamo e la nostra privacy andrà a farsi benedire.

Con quanta facilità firmiamo la clausola della privacy che ci viene proposta ormai ad ogni acquisto?

Siamo italiani e pigri: concludiamo al telefono contratti di luce e gas, senza neppure sapere quanto consumiamo!

Peggio! Con il telefono leggiamo a sconosciuti le nostre bollette dando gratuitamente dati sensibili!

Firmiamo polizze assicurative senza leggerle e cestiniamo le modifiche unilaterali delle banche, perché sono “noiose”

Perché perdere tempo con le bollette? Cosa vuoi che cambi?

Vero! Con i nuovi contatori, sapranno tutto di noi: quando ci facciamo una doccia, quanti giorni all’anno andiamo in vacanza, quante ore al giorno siamo in casa, se siamo dei buoni pagatori e magari, conosceranno anche il nostro IBAN.

E siccome nessuno garantisce la sicurezza del dato che verrà trasmesso, tutti i dati saranno a rischio.

Meglio conoscere POD e PDR! Sono dati sensibili e se, per caso, non vi arrivano le bollette significa che qualcuno ve li ha carpiti e avrete sorprese.

Non sarà più necessario capire la differenza tra mercato tutelato e mercato libero perché, con i nuovi contatori, ci avranno “profilati”  talmente bene che sapranno benissimo come fregarci: il mercato di luce e gas è un mercato di offerta e i dati diventano oro.

I venditori devono conoscere bene i polli e cosa c’è di meglio di un contatore intelligente e di una piattaforma che li gestisce tutti da remoto.

I distributori raccolgono i dati e li passano ai venditori che, guarda caso, sono parenti stretti.

Ho provato personalmente la procedura per verificare i miei consumi con un’identità digitale, che pochi sanno ancora cos’è.

Dopo un lungo slalom tra sms e password, ho potuto verificare i consumi di  una delle tre utenze a me intestate; per le altre due  il sistema dice che non ci sono i dati e, in effetti, se non c’è un contatore di ultima generazione l’utente non vede nulla. Per il gas, dicono, ci vorranno anni anche se il nuovo contatore lo paghiamo da quando ce lo installano.

La nuova piattaforma è stata predisposta da Acquirente Unico, società pubblica che garantisce la fornitura di energia elettrica ai clienti del mercato tutelato.

In base ai dati Arera del 2017, Enel, attraverso Servizio Elettrico Nazionale, vendeva l’86,5% dell’energia destinata al mercato tutelato e, attraverso edistribuzione, la distribuiva alla stessa percentuale di utenti domestici.

Su quasi tutti i nuovi #contatorillegali c’è il logo Enel, e quindi saremo tutti più liberi di verificare quanta energia elettrica ci misura e ci vende Enel.

Le altre centinaia di venditori, destinati a chiudere entro cinque anni, si limiteranno a mercanteggiare i nostri dati il cui valore attuale varia dai 50 ai 100 euro.

 

 

La lettura dei contatori

Nuovi o vecchi, smart o scemi, legali o meno, accesi o spenti, di prima o di seconda generazione, sembra che leggere i contatori sia diventata un’attività optional, con il risultato che spesso paghiamo in bolletta il servizio di misura, anche se nessuno la fa.

E così paghiamo un consumo stimato, basato sui consumi precedenti, che è sempre maggiore di quello reale.

Eppure, quando nel 2002 ci installarono i primi contatori elettronici, che sarebbero stati gratis ma non lo erano, ci raccontarono che avremmo pagato i consumi effettivi.

Erano tutte balle, i contatori erano intelligenti solo per quelli che l’energia la distribuiscono e la vendono, molto meno per quelli che la consumano.

La procedura corretta é: il distributore legge il contatore e comunica il dato al fornitore il quale emette la bolletta.

Ma il distributore, anche se è pagato per farlo, ha la tendenza ha non leggerli e se anche il dato di consumo si perde nella trasmissione, può continuare a denunciare consumi stimati.

Per sopperire alle sue carenze, l’utente viene allora invitato a fare l’auto-lettura – che in questa situazione è fondamentale – un’ulteriore regalo al distributore. Non farla è un errore perchè i consumi stimati diventano storici e la differenza tra il consumo stimato indicato nelle bollette e quello reale, si amplifica.

Se poi l’utente riesce a leggere il contatore, e confronta i numeri con quelli delle bollette, si accorge  della differenza, scrive al fornitore il quale risponde con la lettera qui sotto.

Il fornitore scarica la responsabilità sul distributore che non fa il suo dovere e, in assenza di dati, avvisa l’utente che le fatturazioni sono in linea con i consumi: anche se  non è vero!

E’ inaccettabile che i consumatori paghino con la bolletta un servizio non reso quando, come in questo caso, i contatori elettronici erano stati installati, a loro spese, proprio per leggere puntualmente i consumi effettivi.

Molti consumatori si dimenticano del contatore, molti non sanno dov’è, magari è spento o magari è quello del vicino di casa.

Le giustificazioni del fornitore  richiamano proprio le norme vigenti che invece impongono le letture.

Mentre l’Autorità dorme sonni tranquilli, il fornitore preannuncia anche un rimborso, relativo ai consumi di due anni prima, dicendo di aver sollecitato i dati al distributore: e così la presa in giro è completa.

Nella sostanza, il fornitore si finanzia a spese dell’utente, e lo Stato incassa accise, imposte e IVA non dovute.

Quanti sono i casi come questo? E quanti sono i milioni di euro in ballo ?

Conviene a tutti che i contatori non vengano letti, a tutti meno che al consumatore.

Ecco la lettera del fornitore.

#contatorillegali

distributore inadempiente

I mantenuti 

I “mantenuti” vivono sulle nostre bollette e presentano bilanci trionfali per i tempo che corrono.

Alitalia, Ilva e Alcoa, coprono parte dei buchi con le bollette.

Questo il dettaglio ( energia elettrica) delle voci in bolletta di una piccola impresa:

1) Corrispettivi per sbilanciamento e dispacciamento

Corrispettivo per l’approvvigionamento delle risorse del Mercato Servizio Dispacciamento

Copertura costi delle unità essenziali per la sicurezza del sistema.

Corrispettivo a copertura dei costi della modulazione della produzione eolica.

Corrispettivo di reintegrazione salvaguardia transitoria.

Costi per la capacità produttiva.

Costi per la remunerazione dell’interrompibilità del carico.

Corrispettivi riconosciuti per il funzionamento di Terna.

Costo per l’aggregazione misure.

2) Corrispettivi per l’uso della rete e il servizio di misura

Costo distribuzione.

MIS – Corrispettivo per la misura.

TRAS – corrispettivo per la trasmissione energia assorbita.

SIGMA3 – Distribuzione – quota energia.

SIGMA 1 – Distribuzione – quota fissa.

SIGMA 2 – Distribuzione – quota potenza.

3) Componenti A – UC – parte fissa (indipendenti dal consumo )

A2 – attività nucleari residue

A3 – promozione della produzione da fonti rinnovabili (e assimilate)

A5 – finanziamento delle attività di ricerca e sviluppo

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio

4) Componenti A – UC – parte variabile ( proporzionali al  consumo)

A2 – attività nucleari residue.

A3 – promozione della produzione da fonti rinnovabili e assimilate.

A4 – finanziamento dei regimi tariffari speciali.

A5 – finanziamento delle attività di ricerca e sviluppo.

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio.

AS – corrispettivo per la copertura utenze disagiate.

UC3 – costi per gli squilibri del sistema di perequazione della trasmissione e distribuzione.

UC4 – copertura delle integrazioni tariffarie alle imprese minori.

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio.

MCT – finanziamento per la compensazione territoriale.

UC7 – copertura oneri derivanti da interventi per la promozione dell’efficienza energetica.

Ae – per finanziare le agevolazioni alle imprese con elevati consumi di energia.

I mantenuti sono tanti: chi trasporta energia in alta o in bassa tensione, chi distribuisce gas in alta e in bassa pressione; i produttori di energia rinnovabile che portano gli utili all’estero esentasse; quelli che, dopo ventisette anni, incassano ancora gli incentivi CIP6 del 1992; quelli che il nucleare non c’è ma comunque si paga; quelli della liberalizzazione con il monopolio della misurazione; quelli delle multi-utilities para-comunali che fanno tutto, dalla luce alla spazzatura,dall’acqua al gas.

La liberalizzazione all’italiana ha creato ARERA, GSE, GME e l’Acquirente Unico, tutti riferibili allo Stato e gestiti da manager indicati e scelti dai partiti.

Un turbillon di poltrone in conflitto d’interessi, con sontuosi bonus ad ogni giro.

Nessun vantaggio economico per i consumatori, che non capiscono neppure quello che pagano e perché lo pagano.

Le nostre bollette finanziano quelli che non le pagano, quelli che pagano tariffe agevolate;  i lavoratori di Alcoa, dell’ILVA e dell’Alitalia, le imprese energivore, le bollette degli ex-dipendenti delle società elettriche; le bollette dei parlamentari e dei partiti, forse quelle del Vaticano di San Marino e della RAI.

Le tariffe dell’energia elettrica hanno lo stesso destino della benzina, che paga da decine, o centinaia di anni, le calamità naturali.  

Le rendite delle nostre infrastrutture, che chissà quante volte sono state vendute anche se le avevamo pagate noi o i nostri genitori, adesso finiscono in tasche cinesi.

Il ricalcolo dei consumi

Un lettore segnala questo caso di ricalcolo dei consumi tutt’altro che chiaro, che può essere spiegato solo ricorrendo al salumiere:

“Signora, in merito al prosciutto che le vendo ogni giorno dal 2011, volevo dirle che credevo che la bilancia funzionasse bene e invece mi dicono solo ora quelli che la leggono da sei anni, che non è così. Per sei anni ho creduto di venderle ogni giorno un etto di prosciutto ma mi accorgo solo ora che pesava un etto e dieci grammi e quindi ora, dopo sei anni, mi deve pagare i dieci grammi in più per ogni suo acquisto degli ultimi sei anni. Se vuole, può pagarmi a rate”

La bolletta certifica come reale la lettura del 2011 e da qui parte il ricalcolo.

Questo è solo un esempio del sistema perverso utilizzato per la misurazione dell’energia elettrica che, come si nota dalle letture successive indicate nella bolletta, continua a basarsi su consumi stimati, nonostante l’utente paghi il corrispettivo della gestione del contatore che, associato al trasporto, vale in questo caso 355€.

Perché tutta questa attività di recupero credito proprio adesso? Perché, con il  mercato libero alle porte, bisogna mettere a posto i numeri e chissenefrega se non ho letto i contatori per sei anni anche se venivo pagato per farlo.

I casi di ricalcolo sono numerosi.

D’altro canto la stessa TERNA conguaglia, a suo piacimento, gli sbilanciamenti tenendo in scacco le società di trading.

#contatorillegali

La Cassazione sui consumi anomali

L’ordinanza della Corte di Cassazione – Cass. civ. Sez. III, Ord., (ud. 15-03-2018) 19-07-2018, n. 19154 – tratta un caso di  consumo anomalo di acqua.

La Corte stabilisce che, in caso di contestazione, è il gestore del servizio a dover fornire in primo luogo la prova del corretto funzionamento del contatore e l’utente può quindi limitarsi, in prima battuta e ove lamenti un non corretto computo dei propri consumi, a denunciarne il cattivo funzionamento.

Spetta quindi al gestore dimostrare il corretto funzionamento del sistema di misurazione, attività che non può essere illegittimamente addossata all’utente.

In tema di contratti di somministrazione, la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità, sicchè, in caso di contestazione, grava sul gestore l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante, mentre l’utente deve dimostrare che l’eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo.

Le conclusioni della Corte, se applicate ai contratti di fornitura di energia elettrica, dove il gestore  non fosse  in grado di dimostrare lo stato di legalità, dei contatori o dei sistemi di misurazione, potrebbero riaffermare i diritti dei consumatori.

 

 

Sistemi di misura illegali

La metrologia legale, che garantisce la correttezza delle transazioni, compete al Ministero dello Sviluppo Economico. La regolazione dei mercato dell’energia elettrica compete all’autorità per l’energia, ora ARERA.

Da più di dieci anni, l’Autorità per l’energia viene coinvolta in attività che non le competono mentre il Ministero latita con idee confuse.

Davide Crippa – senatore e sottosegretario al MISE – da deputato aveva presentato varie interpellanze in merito allo stato di legalità dei contatori di energia elettrica, sia all’Autorità (aeegsi) che al Ministero (mise).

Nonostante risposte evasive o errate, decine di milioni di contatori, per miliardi di euro scaricati sulle bollette, continuano a essere sostituiti.

Oltretutto l’Autorità per l’energia andava chiaramente oltre le sue funzioni istituzionali, rispondendo su temi che non le competono. la confusione di ruoli dura da un decennio.

Tutte le risposte erano contrarie al dispositivo di una sentenza della Corte di Giustizia Europea la quale stabiliva – e non per i contatori di energia elettrica  – che la connessione di uno strumento di misura a un sistema di tele-gestione da remoto integra la fattispecie di un sistema di misurazione, il quale, per le vigenti leggi metriche italiane, deve essere legalizzato.

L’ufficio legislativo del MISE, e non la Direzione competente, scrive invece che il sistema di misurazione non è oggetto della Direttiva Comunitaria MID, negando che proprio la direttiva prevede le misure di sicurezza della formazione del dato di consumo, a tutela del consumatore.

E’ lecito quindi chiedersi a cosa serva il contatore se non per gli interessi dei distributori di energia elettrica e gas che hanno deciso di sostituire i contatori, solamente perché pagati dalle bollette.

I distributori non mettono a disposizione degli Organismi di Vigilanza le caratteristiche delle interfacce dei sistemi di misura, dei protocolli utilizzati per la trasmissione dei dati di consumo né, soprattutto, dei criteri di tutela atti a impedire la modifica dei parametri di misurazione da remoto.

Possibile che il MISE ignori che la gestione di un contatore da remoto viola pacificamente i requisiti essenziali della Direttiva MID ?

Stanno sostituendo, a nostre spese anche se raccontano che é tutto gratis, gli strumenti con i quali ci misureranno gas e luce per i prossimi quindici anni e il minimo che possiamo pretendere é che la transazione sia legale, cosa che nessuno può invece garantire.

Furbetti e morosi

Arera – nuovo nome dell’Autorità per l’energia – scarica su tutti gli utenti, parte degli oneri di sistema che i fornitori non incassano dai clienti morosi.

In sostanza, Arera attua quanto disposto da una serie di sentenze, di TAR e del Consiglio di Stato, che hanno confermato che non si può imporre ai venditori di assumere l’intero rischio finanziario che deriva dal mancato incasso, da parte dei clienti morosi, degli oneri generali di sistema.

Fino ad ora, i venditori riscuotevano le relative componenti delle bollette, anticipandone il versamento alle imprese di distribuzione, alla Cassa Conguaglio e al GSE, che le distribuiscono poi ai destinatari, che per la maggior parte sono i produttori di energia da fonti rinnovabili.

Il meccanismo proposto ora da ARERA vorrebbe rappresentare una soluzione, peraltro non definitiva, per la tenuta economica del sistema: una parte degli oneri verrebbe quindi posta a carico di tutti gli utenti.

Il fenomeno del “non pago”  – 1,2 milioni di sospensioni per morosità solo nel 2016 – si sarebbe potuto facilmente evitare se il regolatore fosse intervenuto, per tempo e in modo incisivo, sulla procedura di switching da un fornitore all’altro, per evitare il c.d. turismo energetico.

Non averlo fatto ma aver mantenuto invece milioni di consumatori nella completa ignoranza, costretti oltretutto a scegliere a breve un nuovo fornitore, ha reso il mercato preda di venditori senza scrupoli, nati dal nulla e dei quali manca tuttora una lista certificata, interessati solamente a incrementare il numero di clienti, morosi e non, con il risultato che pagheremo noi anche per quelli che non pagano.

Comunque, tra inadempienze dei venditori e morosità di milioni di utenti, tutti pagheranno, secondo ARERA, il 2% degli oneri di sistema e cioè 280 milioni di euro.

Ma questa resta solo una stima, basata su un valore degli oneri di 14 miliardi annui del 2016 quando invece ammontava già a 16 miliardi: del 2018 nessuno sa ancora nulla!

 

 

 

 

Le speculazioni sulle emergenze

A seguito dell’incidente all’impianto di Baumgarten in Austria, é stato sospeso il passaggio del gas russo essenziale, in questa stagione, per scaldarci e produrre.

Nel corso della giornata successiva all’esplosione, si sono succeduti scomposti comunicati degli addetti ai lavori che si sono conclusi solo nel pomeriggio con la dichiarazione dello stato di emergenza, generando forti turbative sul mercato del gas e distorsioni di prezzo a favore non si sa ancora di chi, tant’è che l’Autorità per l’energia ha aperto un’inchiesta.

Di primo mattino, il ministro Calenda dà la colpa a Emiliano e alla mancata costruzione del TAP e preannuncia, senza peraltro dichiararlo, lo stato di emergenza.

Secondo De Scalzi, AD di ENI e l’unico in grado di valutare i danni in tempo reale: “…se finisse domani non è un problema, se dura qualche giorno o settimana lo possiamo compensare. Tra gli addetti ai lavori non c’è allarmismo”

E’ ovvio che, se é emergenza va dichiarata subito in caso contrario si tace e si aspetta di capire cos’é successo, si attendono le valutazioni dei danni e s’incomincia a prelevare gas dagli stoccaggi, perché gli stoccaggi sono lì apposta per queste emergenze.

Ovviamente se c’è gas negli stoccaggi, ma questo è un segreto di stato.

Il prezzo che si paga quando si preleva gas dagli stoccaggi è “amministrato” , con un massimo di 82,28 €/m3.

Durante la giornata, il prezzo degli scambi si é sempre mantenuto attorno ai 50€/m3, quasi il doppio rispetto a quello della settimana prima.

La decisione del ministero arriva nel pomeriggio, quando la liquidità è scarsa e il prezzo esplode a 75 €/m3, un valore molto più prossimo al prezzo amministrato.

Le comunicazioni effettuate ai sensi del Piano di Emergenza dovrebbero garantire trasparenza e chiarezza, soprattutto in relazione alla natura delle misure attivate e alla conseguente possibile applicazione del prezzo amministrato.

Modifiche di tale portata andrebbero comunicate con almeno un giorno di anticipo, rispetto alla data di decorrenza, in modo tale che siano correttamente recepite da tutti gli operatori del mercato.

I consumatori, destinati a pagare di più, anche se non era necessario, possono solo ringraziare la dea bendata, perché siamo a dicembre, e brindare ad un cocktail di improvvisazione e incompetenza su cui si allungano troppe ombre.

Quanto è costato agli italiani il dilettantismo del ministro? Chi ha speculato ? C’è qualche metaniera che scaricherà prima della fine dell’anno a Livorno? Il popolo dei consumatori pretende le cifre e vuole nomi e cognomi.

 

La capacitazione

Decine di milioni di utenti dovranno cambiare i fornitori di luce e gas entro il 2019 ; è meglio che comincino ad informarsi piuttosto che accettare contratti al telefono.

Oltre a qualche istruzione spicciola del blog, l’utente avrebbe diritto a informazioni semplici da parte del suo attuale fornitore, come succede in Inghilterra.

La capacitazione dell’utente – termine utilizzato non a caso in urologia per gli spermatozoi – è sempre stato il pallino della nostra Autorità per l’energia.

Con il risultato che, per come si stanno mettendo le cose,le bollette, già scandalosamente incomprensibili, lo diverranno ancora di più.

L’utente vorrebbe sapere quanto consuma, ma non lo sa mai con precisione perché i consumi delle bollette sono cronicamente stimati, quanto paga, ma lo deve calcolare da solo, e il nuovo prezzo che gli viene offerto, che però è sfuggente perché copre solamente un terzo del valore finale della bolletta.

E’ già diventata prassi comune dei venditori quella blandire i clienti con sconti incomprensibili: 50, 100 € usati come esche per i polli che ci cadono.

Una nuova delibera dell’Autorità impone ai fornitori in regime di maggior tutela per la luce, e di tutela gas, nuovi adempimenti per il passaggio al mercato libero dei loro clienti:

1) riportare nella fattura sintetica i testi delle comunicazioni resi noti dell’Autorità con le seguenti modalità:
– informativa contenente il primo testo della comunicazione, da riportare in 2 fatture emesse nel primo semestre 2018;
– informativa contenente il secondo testo della comunicazione, da riportare in tutte le fatture emesse nel secondo semestre 2018;
– informativa contenente il terzo testo della comunicazione, da riportare in tutte le fatture emesse nel primo semestre 2019;

2) pubblicare, a decorrere dal 1/1/2018 sulla home page del proprio sito web il link alla sezione “Evoluzione mercati al dettaglio” del sito web AEEGSI dedicato al superamento delle tutele di prezzo;

3) indirizzare il cliente, che preso da curiosità telefonasse, al sito web dell’Autorità e al call center dello Sportello per il consumatore.

AEEGSI ha inoltre previsto l’individuazione e attivazione di ulteriori azioni complementari e si avvarrà di AU – acquirente unico – per sviluppare un progetto di comunicazione multimediale, strutturato in fasi temporali, volto a pubblicizzare e diffondere informazioni sulla piena apertura del mercato e sulle condizioni di svolgimento dei servizi, nonché strumenti per rafforzare la capacitazione dei clienti. Tale progetto dovrebbe essere avviato a partire da marzo 2018.

Quindi decine di milioni di utenti, secondo l’Autorità per l’energia, dovrebbero dotarsi di computer e seguire i corsi di capacitazione  per essere finalmente in grado di scegliere il fornitore.

L’esempio della bolletta inglese, pubblicata sopra, é disarmante per semplicità, ed é così da anni mentre in Italia tutto dev’essere complicato per principio tanto l’utente, capacitato o meno, paga lo stesso.