Chi mette i soldi per le rinnovabili?

La Delibera n° 396/2021 di Arera attua le misure del Governo per calmierare il costo delle bollette del mercato tutelato del quarto trimestre: 4 miliardi, dopo 1,2 miliardi del trimestre precedente.

Nella delibera un messaggio allarmante: “Cassa e GSE prevedono che la liquidità complessiva dei conti di gestione si esaurisca verso la metà dell’anno 2022, diventando negativa nella seconda metà del medesimo anno”

La sospensione, temporanea, del pagamento degli oneri di sistema, solo per alcune categorie di consumatori, creerà il prossimo anno un buco di 7,5 miliardi di euro e tanti produttori di energia rinnovabile non riceveranno un euro.

Per ragioni politiche e perché speriamo sempre che le cose migliorino, affrontiamo le emergenze con grande superficialità ma, se qualcuno non l’avesse ancora capito, l’emergenza energetica attuale é fuori controllo.

Sarebbe stata un’ottima occasione per affrontare l’enorme problema degli oneri di sistema che pesano sulle bollette per 15, o forse 20 miliardi di euro all’anno.

Imbarazzante l’ottimismo del Governo nel prevedere da un lato il rialzo del PIL del 6% e dall’altro far pagare alle industrie, con potenza installata maggiore di 16,5 kW, bollette talmente salate da costringerle a ridurre la produzione se non a chiudere l’attività.

In presenza di una volatilità dei mercati energetici sempre più marcata, e di un tasso d’inflazione esplosivo, gli interventi trimestrali spostano solo la resa dei conti che arriverà ai primi giorni di gennaio, quando verranno annunciati i prossimi aumenti e le società energivore non apriranno.

1 ottobre 2021

Il monopolio con i contatori

 

Continua la sostituzione dei vecchio contatori di energia elettrica con quelli di seconda generazione” prodotti dall’Enel.

Un’operazione che le permetterà di controllare il mercato al dettaglio.

Ci sono voluti nove anni solo per cambiare il nome – da Enel Distribuzione a e-distribuzione – ma non è cambiato nulla: e-distribuzione misura e distribuisce quasi tutta l’energia elettrica nazionale.

Enel lanció la prima operazione contatori intelligenti” venti anni fa: l’idea era che tutti i consumatori avrebbero potuto verificare e pagare solo quello che consumavano.

Spariva il “letturista” e chi non pagava la bolletta sarebbe rimasto senza luce.

Ma i contatori erano legali? Come funzionavano? Chi li controllava? 

All’Enel regnava kaiser Tatò, voluto da Romano Prodi, il grande promotore delle false liberalizzazioni.

Il decreto Bersani del 1999 prevedeva la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica: a Terna sarebbero andate linee di trasmissione e ad Enel la concessione trentennale della distribuzione di energia elettrica in tutto il paese, ad esclusione delle grandi città, dove operavano le società municipalizzate.

Dopo vent’anni, la relazione annuale di Arera fotografa la situazione.

Una completa liberalizzazione non potrà realizzarsi prima del 2030 perché, se Enel ha il monopolio della distribuzione, misura tutta l’energia elettrica nazionale, la produce e pure la vende, non può perdere la posizione, visti anche i dividendi che gira al suo azionista, il Ministero dell’Economia e della Finanza.

Secretate le condizioni della concessione che porta nelle casse della capogruppo otto miliardi di euro all’anno.

Nel 2001, Enel era talmente potente che decise di non omologare i contatori, anche se la legge lo imponeva. Il motto era: se vuoi la luce, cambia il contatore!

Non essendo uno strumento di misura omologato, non poteva essere neppure essere chiamato contatore e così Enel optó per “elettrodomestico“, marcandolo con un simbolo CE fasullo.

All’installazione, l’utente riceveva il manuale del nuovo “elettrodomestico”.

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Il nuovo elettrodomestico sarebbe rimasto un prototipo per anni: trasmettere i dati di consumo sugli stessi cavi elettrici di potenza era un’impresa!

Ma per lo sviluppo dell’elettrodomestico c’erano trenta milioni di ignari consumatori italiani, pronti a pagare l’energia elettrica, misurata tutta dalla stessa società che ancora la produceva. 

I contatori erano prodotti in Cina, e nessun ente terzo li avrebbe mai verificati, e, ancora oggi, nessun ente terzo li può provare in contraddittorio perché, non essendo omologati, mancano le procedure legali di prova.

Ma siccome “tutto era gratis e avremmo finalmente pagato solo quello che consumavamo, magari utilizzando la lavatrice di notte perché costava meno” nessuno ebbe nulla da dire.

Verificando le bollette si scoprì, dopo, che non era così: pagavamo, e ancora oggi paghiamo, il contatore e continuammo a pagare i consumi stimati, perché la maggior parte dei dati si perdevano durante la trasmissione, a conferma che qualcosa non funzionava.

Il progetto veniva sviluppato in itinere e il numero delle versioni è ignoto, proprio perché lo strumento non era omologato e quindi illegale.

Mentre Enel installava decine di milioni di contatori illegali, il Parlamento Europeo stava discutendo una direttiva che avrebbe stabilito i criteri di fabbricazione, omologazione e commercializzazione in Europa, proprio del contatore di energia elettrica.

La direttiva, nota come MID, venne emanata nel 2004, entró in vigore nel 2006, quando ormai Enel aveva ultimato l’installazione degli ultimi “elettrodomestici”, ma venne recepita dall’Italia solo nel marzo del 2007.

Siccome gli “elettrodomestici” illegali erano ormai decine di milioni, bisognava sistemare le cose, oltre a farseli pagare!

Venne in soccorso l’Autorità per l’energia – oggi Arera – con la delibera 292/06, secondo la quale, al dicembre 2006,  “i misuratori attualmente installati presso i punti di prelievo …sono di tipo elettromeccanico e i misuratori orari installati alla data del presente provvedimento presso alcuni punti di prelievo debbano essere preservati”.

Era falso!

Gli “alcuni punti di prelievo” erano venti milioni ed erano tutti contatori elettronici e non elettromeccanici.

Con la voce “oneri di recupero continuità” la delibera scaricava il costo dei contatori in bolletta, con tanti saluti al “non vi costerà niente, é tutto gratuito”.

Ma c’era un altro intoppo, ben più grave: il Testo Unico delle leggi metriche, che imponeva, e ancora oggi impone, strumenti di misura legali.

Il contatore di Enel era un progetto nuovo e l’omologazione in itinere non sarebbe mai stata ottenuta.

L’Autorità per l’energia non poteva più farci nulla, perché la metrologia legale non rientra nelle sue competenze, e allora ci pensó di nuovo Prodi, con uno dei suoi magici provvedimenti “ad aziendam”.

Nel marzo 2007, quando la direttiva MID viene finalmente recepita anche in Italia, un articolo del decreto di recepimento rende legale quello che legale non é, e non potrà mai essere: più di venti milioni di contatori illegali potranno continuare a funzionare “fino a quando verranno rimossi”.

Un capolavoro!

Il decreto di recepimento, di dubbia costituzionalità, sarebbe stato anche impugnabile per eccesso di delega: una direttiva europea non va recepita per lavare i panni sporchi in casa.

Appena il decreto viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, l’Antitrust, con un tempismo unico, denuncia la posizione dominante di Enel, ma ormai è tardi.

Solo su intervento dell’Ufficio Metrico di Milano, sono centinaia i contatori illegali sequestrati.

Adesso i vecchi “elettrodomestici” saranno sostituiti da quelli di seconda generazione e spariranno le prove di misurazioni illegali, effettuate da “elettrodomestici” illegali, installati non si sa quando ma che ora, secondo Enel, avrebbero concluso il loro ciclo di vita.

Eppure, per decreto, i contatori illegali potrebbero operare all’infinito visto che possono restare lì dove sono e cioè “fino a quando non verranno rimossi”. 

E chi decide che debbano essere rimossi ? In base a quale criterio?

La metrologia legale compete al MISE che, a governi alterni, manifesta i suoi dubbi.

L’Autorità per l’energia, invocata dai distributori in occasione delle attuali sostituzione con il nuovo Open Meter, non ha alcuna competenza sul sistema di tele-gestione del contatore, un sistema illegale, perché un contatore omologato MID non può essere gestito da remoto.

Durante i due governi Conte, la questione era stata sollevata in Parlamento senza risultati e anche l’Antitrust aveva avviato delle procedure.

La storia quindi si ripete e il risultato non cambia: prima era il contatore ad essere illegale e adesso, che il contatore è legale, lo si gestisce illegalmente da remoto!

Occhio al contatore!

Attenzione al contatore, anche quando comprate un immobile, potreste avere brutte sorprese.

Come al lettore del blog che, dieci anni fa, acquista un immobile e l’anno scorso gli sostituiscono il contatore di energia elettrica.

Dalle verifiche il contatore risultava manomesso e il consumo reale era maggiore di quello misurato: il contatore rubava, ma era stato manomesso prima dell’acquisto e lui non ne sapeva nulla.

Manomettere un contatore elettronico di energia elettrica non è un’operazione semplice e solo chi conosce bene i contatori, può effettuarla.

Per dimenticanza dell’ente omologatore dei contatori, ma anche del ministero competente, manca un sigillo legale fisico su una una vite attraverso la quale è possibile entrare nel contatore, modificandone il circuito di misurazione.

Una chiave elettronica che segnali in centrale una manomissione non è evidentemente sufficiente!

Se l’operazione fraudolenta viene effettuata all’installazione del contatore, il consumo dei successivi 15 anni potrà quindi ridursi sensibilmente, senza che il distributore se ne accorga.

Ma se il distributore se ne accorge, come poi é accaduto, sarà l’ultimo a restare con il cerino in mano e a risponderne.

Prima pagherà la maggiore quantità energia elettrica consumata negli ultimi cinque anni e poi dovrà difendersi in sede penale dalla denuncia per furto di energia.

Meglio verificare, all’acquisto dell’immobile, tutti gli strumenti di misura installati.

Perché non leggono i contatori

Le bollette del gas addebitano consumi stimati perché, nonostante il consumatore paghi il servizio di misurazione, i distributori non mandano più nessuno a leggere i contatori, il dato teletrasmesso si perde o le batterie si scaricano molto prima di quanto dovrebbero.

Se facciamo l’auto-lettura, come ha la faccia tosta di chiederci, e comunichiamo i dati al nostro fornitore, il distributore la deve “validare“.

Ci può mettere mesi per farlo e, nel frattempo, il fornitore continua a fatturare acconti stimati, che sono sempre maggiori di quelli reali.

Quando invece gli acconti sono inferiori al consumato, dopo mesi o magari anni, arriva il bollettone di conguaglio.

Ci dicono di aver tentato di leggere il contatore ma non c’era nessuno in casa. Elencano i tentativi di lettura, molti dei quali sarebbero stati fatti in date improbabili, che comunque non riusciamo più a verificare né a ricostruire e contestare.

Quando invece cambiamo il fornitore é il delirio: il nuovo fornitore chiede al distributore di andare a leggere il contatore, attività che svolge con grande calma e così passano mesi prima che arrivino le bollette, sia del vecchio che del nuovo fornitore.

Quelle del fornitore subentrante sono tutti acconti, basati sul nulla.

I contratti impongono al distributore di leggere il contatore a precise scadenze, ma l’Autorità prevede anche il tentativo di lettura e così i distributori ci marciano.

Sarebbe bastato limitare il numero delle bollette di acconto a una all’anno ma era troppo facile e i distributori non farebbero i trionfali utili che fanno: incassano cioè un corrispettivo a fronte di un servizio inesistente.

Numerosi lettori denunciano che il dato dell’auto-lettura non viene preso in considerazione, a conferma che il sistema non funziona.

Le bollette di conguaglio arrivano comunque entro cinque anni, cioè prima di venire prescritte e possono riguardare consumi di anni ancora precedenti.

Ora la prescrizione è di due anni ma il meccanismo non è ancora rodato.

La domande sono: perchè i fornitori attendono anni per fatturare, anche ingenti partite di gas che restano in sospensione di accise e imposte a danno dello Stato?

Perchè partite economiche così rilevanti sono richieste dopo anni? 

Come vengono fatti i bilanci?

Quanti soldi girano nel mondo del gas?

Per questo il gas é così caro?

 

Incentivi e truffe secretati

Con la voce “oneri di sistema” delle bollette ci sfilano dalle tasche dai 15 ai 20 miliardi di euro all’anno. Avremmo perlomeno il diritto di sapere dove finiscono e se sono utilizzati in modo appropriato.

Una delibera dell’Autorità per l’energia – ARERA – conferma il contrario.

E’ il caso di un produttore di energia assimilata alle rinnovabili – incentivata con il decreto CIP 6 del 1992 che, dopo quasi trent’anni, ci costa ancora centinaia di milioni all’anno.

Il produttore immetteva in rete più energia di quella concordata, dopo aver intascato per anni più incentivi di quanti avesse diritto.

E’ una truffa ma l’indagine viene affidata da ARERA al GSE, cioè lo stesso ente che riconosce gli incentivi al produttore.

Conflitto d’interessi a parte, nel caso specifico, ARERA delibera il recupero amministrativo di quanto indebitamente incassato dal produttore.

Non è chiaro perché:

  • occorrano dieci anni per chiedere la restituzione dei soldi ammesso che possano essere ancora recuperati;
  • per anni nessuno ha controllato
  • se ne occupino ARERA, il GSE, la Guardia di Finanza e non la Magistratura;
  • l’Allegato A della delibera, con i dettagli della convenzione tra GSE e produttore e su quanto indebitamente incassato, non viene reso pubblico, “perché contiene dati e informazioni commercialmente sensibili”. 

I dati sono sensibili per chi ha fatto il furbo e ha rubato, e non per il consumatore che ci ha messo i soldi?

ARERA ha comunque avviato una ricognizione.

Da pag.165, la relazione annuale di ARERA enumera gli interventi ispettivi effettuati.

Non sono tanti 258 controlli, tenuto conto delle cifre in ballo, come sono insignificanti le poche decine di milioni  di euro recuperati, su oltre tredici miliardi versati.

Con più di 600.000 produttori di  energia fotovoltaica, quanti sono quelli che hanno fatto e continuano a fare i furbi e quando c’è ne accorgeremo?

Basterebbe confrontare l’energia verde prodotta (rapporti di Terna) con quella venduta, ma sarebbe troppo semplice!

Illegali per decreto

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“I dispositivi ed i sistemi di misura per i quali la normativa in vigore fino al 30 ottobre 2006 non prevede i controlli metrologici legali, qualora già messi in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, potranno continuare ad essere utilizzati anche senza essere sottoposti a detti controlli, purché non rimossi dal luogo di utilizzazione”.

Recita il  decreto di recepimento di una Direttiva europea del 2004 – nota come MID – sugli strumenti di misura, tra i quali i misuratori di energia elettrica.

Per decreto, strumenti di misura mai omologati, e quindi illegali, possono così continuare a conteggiare i nostri consumi, e per miliardi di euro.

Non essendo mai stati omologati, non esistono le procedure di prova e così non possono neppure essere verificati da terzi, in un eventuale contraddittorio.

Paghiamo così energia elettrica, che viene misurata in spregio a qualsiasi regola, da contatori che sono tutti confiscabili in forza del art. 692 C.P.

Dopo quattordici anni le cose non cambiano: in forza di un altro decreto, e senza nessuna logica, i contatori di energia elettrica dinamici (ndr. quelli con la rotellina che gira) potranno funzionare per diciotto anni mentre quelli elettronici della foto per dieci.

 

 

Gli assurdi oneri di sistema

Una rara slide dell’Autorità per l’energia mostra la situazione degli oneri di sistema che paghiamo con le bollette.

oneri in bolletta

Nel 2016 gli oneri valevano 14,4 e nessuno è in grado di fare previsioni per il futuro perchè nella voce “oneri di sistema” della bollette ci finiscono cose che con l’energia non hanno nulla a che vedere come di Alcoa, Ilva o Alitalia.

Ovvio che, in questa situazione, siano sempre più numerosi quelli che si staccano dalla rete per prodursi l’energia che consumano; non pagheranno più gli oneri che saranno spalmati su una platea di consumatori sempre più ridotta.

Ovvio anche che, se si congelano per un semestre gli oneri di sistema,  come è stato deciso l’anno scorso, bisogna poi pagarli con gli interessi.

La quota dominante degli oneri di sistema riguarda gli incentivi alle energie rinnovabili, il cui sviluppo è stato impostato e perseguito con demenziale leggerezza.

Il governo Monti aveva imposto un limite annuo agli incentivi, perché ormai era evidente che gli impianti venivano costruiti solamente perché i consumatori li avrebbero pagati con le bollette.

Il governo Renzi pensò poi di indebitare ulteriormente i consumatori, spalmando gli incentivi  su un periodo più lungo,ma riconoscendo gli interessi e rinviando il problema.

Adesso sui social fioccano le proposte di installare pannelli fotovoltaici per non pagare energia elettrica. Ma quelli che non non lo faranno, pagheranno il conto di tutti? E fino a quando?

I primi produttori di energia fotovoltaica incassano anche sette volte l’attuale prezzo dell’energia in borsa, mentre i consumatori dovranno pagare non solo gli incentivi ma anche tutti i costi per ri-bilanciare la rete, sbilanciata proprio dall’intermittenza degli impianti di rinnovabile.

Verranno installati migliaia di MW a gas, il cui costo verrà scaricato sulle bollette per permettere ai produttori di partecipare alle aste del capacity.

La lista dei furbi in un paese di idioti:una buona parte dei soldi viene inviata all’estero esentasse.IMG_0913

L’ultimo spenga la luce

La componente A3 é la voce dominante degli oneri di sistema delle bollette che, nel 2016, ci costavano 16,5 miliardi di euro.

Qui il dettaglio.

Ogni anno questa immensa quantità di denaro finisce, prevalentemente,nelle tasche di chi produce energia rinnovabile, in particolare fotovoltaica, in forza ad una serie di decreti – conti energia – emessi dal 2005 al 2011 – che hanno una durata di vent’anni.

I conti energia si basavano sull’ipotesi, rivelatasi poi clamorosamente errata, che il consumo di energia elettrica sarebbe aumentato costantemente negli anni.

Se ne accorse il governo Monti che, nel 2012, pose un limite annuo all’incentivazione di nuovi impianti, ma era ormai troppo tardi.

Anche senza incentivi, saranno sempre più numerosi quelli che si staccheranno dalla rete auto-producendosi l’energia.

Ma è evidente che, più saranno quelli che si staccano, e più aumenterà  la quota A3 per gli altri, quelli che continueranno ad acquistarla dalla rete.

Nessun governo riesce, o vuole affrontare il problema:il governo Renzi spalmò gli incentivi su un periodo più lungo senza alcun risultato concreto per i consumatori ma una serie di cause da parte degli operatori stranieri che in Italia fanno una montagna di soldi che si portano via esentasse.

Senza correzioni la situazione è destinata quindi a peggiorare specialmente per gli utenti che consumano meno.

Stessa cosa per il gas naturale: utilizzarlo solamente per cucinare, o anche solo per l’acqua calda sanitaria, costa quattro volte di più.

La parte fissa della bolletta, per i consumi più bassi, sta diventando sempre più pesante e il costo dei nuovi contatori, di luce e gas, che ci stanno sostituendo peggiorerà la situazione.

Una seconda casa, in assenza di consumo, addebita trenta euro al mese di bolletta elettrica.

 

Una bolletta inglese

La bolletta ,un po’ datata, di un utente londinese fattura 3.400 kWh, un consumo maggiore dell’utente  domestico tipo italiano che, secondo per Arera, ne consuma 2.700.

La bolletta inglese è stata emessa due giorni dopo la lettura fisica del contatore, ed é composta da tre voci: il prezzo dell’energia (16 cent/kWh), le spese fisse (21 cent/giorno) e l’IVA (5%).

In totale 19 cents/kWh, un quarto in meno di noi, e siamo a Londra.

La bolletta riporta tre  informazioni essenziali per il consumatore:

  • in base ai suoi consumi, spenderà 552 sterline all’anno, a prezzi variabili;
  • sta utilizzando la migliore tariffa di acquisto;
  • potrebbe ottenere una riduzione del 15% se aderisse all’offerta dello stesso fornitore, che prevede il prezzo fisso.

Ma c’è anche la tariffa di comparazione – TCR – che servirà al consumatore per valutare le offerte di altri fornitori, perché a quella, e solo a quella, dovranno riferirsi nel caso proponessero di subentrare.

Un altro esempio di bolletta, più attuale, riguarda luce e gas.

Siamo sempre a Londra e i prezzi sono sempre più bassi dei nostri.

Il gas viene fatturato in kWh – unità di misura legale dell’energia – e non in standard metri cubi – Smc – come in Italia, che non è un’unita di misura legale.

L’IVA è sempre del 5% e non viene applicata alle accise, come da noi.

Vengono indicati i numeri di matricola dei contatori, sia del gas che dell’energia elettrica, mentre in Italia no.

Le letture dei contatori risalgono alla settimana antecedente all’emissione della bolletta.

E’ lecito chiedersi quindi quale coacervo di menti bacate abbia potuto trasformare le bollette italiane in autentici rebus che non servono a nessuno se non a quelli che, ogni sera, ci martellano conte loro offerte che non saremo mai in grado di valutare.

 

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La caccia al pollo

Con il mercato tutelato in scadenza, forse a luglio 2020, comincia la caccia al pollo, quello che non ha idea di quanto consuma, ma comunque firma contratti di luce e gas.

Povero pollo, non legge il contatore e si fida delle bollette!

Dopo avervi asfissiato al telefono, busseranno alla porta chiedendovi di poter esaminare con voi una bolletta:“con noi risparmierà, firmi qua…. non la sto truffando… avrà tempo per pensarci e, se cambierà idea, quando le telefoneranno, potrà dire di no”.

Il pollo firma senza leggere e, quando poi gli telefonano, si è dimenticato tutto, si vergogna e risponde con una serie di si alla cieca!

Per fregarlo, c’è chi propone al pollo “uno sconto del 20% sui primi 200 kWh consumati nel mese”.

Il pollo non si chiede neppure quanti ne consuma, né rispetto a quale prezzo, stratosferico, gli viene offerto lo sconto

È affascinato dallo sconto e firma, firma e firma moduli.

Magari non si rende conto di firmare una polizza assicurativa, che non copre nulla e serve solo al cacciatore di polli per rifarsi dello sconto.

Solo dopo, il pollo scopre che paga il doppio di prima perché consuma più dei kWh scontati e i kWh eccedenti li paga a un prezzo da capogiro.

Poi ci sono i cacciatori che raccontano la favola dell’energia verde al 100% – che é una balla – ma si guardano bene dal dire al pollo, in questo caso un pollo ambientalista convinto, che l’energia gli costerà di più!

I cacciatori più creativi propongono lo sconto del 100% sulla quota energia del primo mese: bastano quattro conti per capire che lo sconto equivale a due caffè e che non giustifica il cambio di fornitore, ma il pollo ci cade e firma.

In TV lo sconto è di 50€: non dicono su cosa, ma i polli saranno milioni.

Preparatevi per tempo oppure credete ai sondaggi di Nomisma Energia, secondo i quali solo sei consumatori su cento dichiarano di non capire nulla!

Auguri!

Proroga tutela a condizione che

ARERA ritorni alla sua missione originale e cioè ” la promozione della concorrenza e dell’efficienza nel settore dei servizi di pubblica utilita’, di seguito denominati “servizi”, nonche adeguati livelli di qualita’ nei servizi medesimi in condizioni di economicita’ e redditivita’, assicurandone la fruibilita’ e la diffusione in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale, definendo un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli interessi di utenti e consumatori”.

Non intervenga in materie che non le competono, come la metrologia legale, della quale è unico responsabile il MISE. Nello specifico, vengono installati decine di milioni di sistemi di misurazione illegali, che funzionano male e che oltretutto il consumatore paga con la bolletta.

Denunci l’impossibilità di promuovere la concorrenza, e quindi la tutela degli interessi di utenti e consumatori, in presenza della chiara posizione dominante di Enel, che dalla fine del mercato tutelato, e con il monopolio della distribuzione, sarebbe l’unica a trarre vantaggio.

Metta in condizione i consumatori, attraverso una seria e mirata campagna di informazione, di capire quanto consumano e quanto spenderebbero passando al mercato libero. I comparatori di offerte non sono assolutamente adeguati, né fruibili  dalla quasi totalità dei consumatori.

Semplifichi radicalmente le bollette, sull’esempio di quelle degli altri paesi europei, che sono utili e non aggravano il lavoro dei fornitori, che in Italia viene poi scaricato sul prezzo.

Rediga, con il MISE, l’atteso albo dei fornitori per evitare in futuro situazioni oggettivamente sconcertanti.

Riveda il contratto di maggior tutela a garanzia dei consumatori. Quello attuale non funziona per evidente responsabilità dominante del distributore.

Annulli la procedura di conciliazione che allontana ulteriormente i consumatori dal far valere i propri diritti.

Quantifichi, con precisione, l’ammmontare degli oneri di sistema, che ormai pesano per più di un terzo sul valore delle bollette, da qui a dieci anni confutando, in modo molto più efficace del passato, gli ulteriori aggravi.

 

 

La bolla del fotovoltaico

Per il fallimento della Alter Eco, due anni fa andava all’asta un campo fotovoltaico da 1 MW , finanziato con il quinto conto energia del 2012.

Il prezzo base d’asta – 650 €/kW – era otto volte inferiore al valore iniziale.

Solamente la speculazione spiega l’installazione di gran parte degli impianti fotovoltaici, installati tra il 2010 e il  2012.

Impianti pagati dalle nostre bollette con i “conti energia” , per miliardi di euro all’anno e per vent’anni.

Il futuro lo insegnano i cinesi, gli stessi che abbiamo arricchito strapagando i pannelli, oppure Enel, che si vanta di vincere gare in giro per il mondo a prezzi anche dieci volte inferiori a quelli strappati in Italia dai conti energia.

Un paese serio avrebbe dato priorità strategica a progetti basati sulle necessità locali, come fanno ora in Germania, e non più di 600.000 impianti sparsi nelle campagne, dove i primi furbi che arrivano fanno i soldi.

Un paese serio decide per una strategia energetica a vantaggio non di avidi fondi lussemburghesi, ma di tutta la popolazione.

Un paese serio fa bandi per acquisti poliennali di energia prodotti da impianti di decine MW di potenza installata e non di kW.

Un lettore racconta la sua esperienza.

Nel 2006, con mezzi propri, ha installato 22 kW (primo conto energia) aggiungendone altri 23 nel 2009 (secondo conto energia): il pareggio – capitale investito e incentivi incassati – arriva solo nel 2017, ma non tiene conto dei mancati interessi e del tempo dedicato a superare gli innumerevoli ostacoli burocratici. Adesso il GSE lo paga con un anno di ritardo.

Nel 2006 in effetti erano pochi quelli che ci credevano e non c’era speculazione.

Facile immaginare quello che è successo dopo, quando tutti hanno creduto di fiutare l’affare, hanno acceso un mutuo gonfiato, mettendo magari a garanzia solamente il terreno.

A quando il loro pareggio?

Secondo le stime di Banca d’Italia, i NP delle rinnovabili ammontano a 707 milioni di euro.

Il consumatore utile idiota

Risparmiare si potrebbe anche, basterebbe sapere quanto consumiamo, ma non sembra interessare a nessuno: tutti sanno quanto pagano ma pochi quanto consumano.

Non leggiamo i contatori e le bollette addebitano consumi stimati: secondo Arera, responsabile di questo scandalo,  35 milioni di utenti del gas e 10 milioni di utenti di energia elettrica ricevono bollette basate su consumi stimati.

I consumi stimati sono sempre maggiori di quelli reali e quindi sono miliardi gli euro versati in anticipo.

Allo stato vanno così più accise e tasse mentre le società del settore presentano ottimi bilanci. In tanti vivono sulle nostre bollette e il consumatore é diventato solo merce di scambio nelle operazioni di M&A.

Molti utenti non sanno neppure quale sia il proprio contatore; tutti si fidano di contatori vetusti, imprecisi o illegali, e appoggiano le bollette in banca senza fiatare.

Quando arriva la bolletta di conguaglio le cifre sono tali che la rateizzazione viene proposta in automatico e senza chiedere neppure scusa.

Adesso si sono inventati il tentativo di conciliazione, senza il quale non é possibile contestare. Un altro “fuori gioco” dell’Autorità, perché questo non é regolazione del mercato ma di contenziosi. Ci vogliono mesi per riuscire a far valere i propri diritti.

Ma se a milioni di consumatori non interessa neppure quanto consumano è del tutto inutile rifilare loro contatori sempre più sofisticati e a loro carico.

A chi servono in realtà i nuovi contatori?

Raccontano balle dicendo che serve a noi, raccontano balle dicendo che é gratis e quando non sanno più cosa dire  ecco che “lo chiede l’Europa”.

Una serie di balle solo per piazzarci questi aggeggi che funzioneranno illegalmente, per poterci entrare in casa e stabilire da remoto il nostro consumo perché, appunto, sanno che nessuno controlla.

I gattopardi dell’energia

Il grafico mostra i prezzi dell’energia elettrica di domani in tre zone: nord, sud e Sicilia.

La Sicilia consuma 21 TWh all’anno, il 7% del paese.

Da sempre, le nostre bollette pagano il pizzo ai produttori siciliani: domani vale 1,5 €/MWh in più sul PUN (prezzo unico nazionale).

Ci sono voluti più di dieci anni per costruire una linea elettrica che é costantemente in manutenzione e il cavo con la Grecia è interrotto.

Sull’isola del sole si produce poca energia fotovoltaica ma quella pugliese, che non costa nulla, non ci deve arrivare.

Per non lasciarla al buio, bisogna quindi accendere ogni sera, ma ora anche di giorno, centrali termiche degli anni ’60 con rendimenti arcaici.

Terna poi le dichiara essenziali e il gioco é fatto: raddoppio del pizzo!

Il prezzo dell’energia tedesca di domani é la metà di quello siciliano e con l’utilizzo parziale della centrale di Brindisi per problemi d’inquinamento, anche lì c’è qualcuno che ci marcia.

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Un’altra IMU?

Pochi si rendono conto che illuminare una seconda casa può costare come l’IMU.

Si pagano da 30 a 40 €/mese senza accendere una sola lampadina.

Sulla bolletta di un non residente il prezzo medio é da record.

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Il trucco dei venditori consiste nell’addebitare 1 kWh, anche se non è stato consumato, ciò che peró rende la bolletta un documento falso e impugnabile.

Quanti non residenti pagano 12€/kWh venti volte il prezzo dell’energia all’ingrosso?

Invece di chiudere tutto, come fate sempre quando ve ne andate, lasciate accese un po’ di lampadine a basso consumo, favorirete lo scioglimento dei ghiacciai e il buco dell’ozono ma terrete lontani i ladri gratis.

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