La caccia al pollo

Scegliere tra mercato libero e tutelato

Ennesima proroga del mercato tutelato.

A dieci anni dalla nascita del mercato libero, metà degli utenti preferisce ancora essere tutelata perché non ha alcuna idea di quanto consuma, a malapena sa quanto spende, e in caso contrario firmerebbe contratti difficili da capire e quindi estremamente pericolosi.

Di fronte a scelte di questo tipo il consumatore italiano é pigro: non legge i contatori, non verifica le bollette e l’aggettivo “tutelato” lo affascina!

Se l’anno scorso avesse scelto il mercato libero, e un prezzo fisso, avrebbe fatto bingo ma il contratto sarebbe scaduto e adesso sarebbe punto e a capo.

Il mercato tutelato invece é lì, fermo come un semaforo, costa di più? costa di meno? Perché cambiare?

D’altro canto più di mille fornitori di mercato libero, tra luce e gas, sono troppi, non tutti sono corretti, non esiste un albo e il contratto non risponde a nulla se non al codice civile. Se non lo leggete riga a riga sai le sorprese!

Alcuni fornitori sono molto più aggressivi che professionali, specialmente con i consumatori più deboli!

Dopo avervi asfissiato al telefono, verranno di persona chiedendovi di poter esaminare insieme una bolletta:“con noi risparmierà, firmi qua…. non la sto truffando… avrà tempo per pensarci e, se cambierà idea, quando le telefoneranno, potrà dire di no”.

Il pollo firma senza leggere e, quando gli telefonano, si è già dimenticato tutto, dovrebbe dire di no ma si vergogna e risponde con una serie di si alla cieca!

Magari la prima telefonata l’ha ricevuta il nonno e nessuno ne sa nulla.

Comunque tutti i metodi per fregarlo sono buoni.

Chi propone al pollo “uno sconto del 20% sui primi 200 kWh consumati nel mese”.

Il pollo non si chiede neppure quanti kWh consuma né rispetto a quale prezzo si basa lo sconto L’idea dello sconto lo affascina e firma, firma e firma moduli, tanti.

Magari non si rende conto di firmare anche una polizza assicurativa, che non copre nulla e serve solo al cacciatore di polli per rifarsi dello sconto offerto. Ma lui firma!

Solo dopo, il pollo scopre che spende il doppio di prima perché consuma più dei kWh scontati e i kWh eccedenti li paga a un prezzo da capogiro.

Poi ci sono i cacciatori di polli che raccontano la favola dell’energia verde al 100% senza avvisare il pollo che già paga l’energia verde con gli oneri di sistema.

I cacciatori più creativi propongono lo sconto del 100% sulla quota energia del primo mese: basterebbero quattro conti per capire che lo sconto equivale a due caffè e che non giustifica il cambio di fornitore, ma il pollo gode all’idea del 100% di sconto sul nulla e firma.

In TV lo sconto è di 50€: non dicono su cosa, ma i polli saranno milioni.

Preparatevi per tempo oppure credete ai sondaggi di Nomisma Energia, secondo i quali solo sei consumatori su cento dichiarano di non capire nulla!

Auguri!

Oneri di sistema – il sacco

Arera definisce gli oneri di sistema che ci vengono addebitati ad ogni bolletta:

“Con le bollette dell’energia elettrica, oltre ai servizi di vendita (materia prima, commercializzazione e vendita), ai servizi di rete (trasporto, distribuzione, gestione del contatore) e alle imposte, si pagano alcune componenti per la copertura di costi per attività di interesse generale per il sistema elettrico nazionale: si tratta dei cosiddetti oneri generali di sistema, introdotti nel tempo da specifici provvedimenti normativi.
Negli ultimi anni, gli oneri generali di sistema hanno rappresentato una quota crescente e sempre più significativa della spesa totale annua di energia elettrica degli utenti finali.Gli oneri generali sono applicati come maggiorazione della tariffa di distribuzione, (quindi all’interno dei servizi di rete), in maniera differenziata per tipologia di utenza.”

Negli anni, oltre ai costi per le “attività di interesse generale per il sistema elettrico” sono state aggiunte voci di costo che con l’energia non hanno nulla a che vedere come le coperture ai buchi di Alitalia, Ilva, Alcoa, Gala a Green Network, solo per citarne alcune.

Sono oneri para-fiscali che dovrebbero essere scaricati su tutti i cittadini, e non solamente solo sui consumatori. Gli stessi oneri sono poi soggetti a tasse e IVA.

L’andazzo non cambia: governo e parlamento decidono quali “amici” salvare e incaricano Arera di piazzare il tutto nelle bollette.

Il giochetto funziona fino a quando tutti pagano le bollette, ma quando qualcuno non lo fa, i fornitori vanno in tribunale dicendo che non sono loro i responsabili per il mancato pagamento degli oneri da parte dei clienti finali.

Così si arriva ad un’ordinanza della Corte di Cassazione che dà ragione ai fornitori.

Il copione è sempre lo stesso e tutti fanno la loro parte a spese del consumatore che paga senza aver visto, in quindici anni, alcun beneficio.

Su tutti, ha per caso visto il consumatore benefici economici derivanti dalla straincentivata energia rinnovabile?

La conferma arriva nella memoria presentata da Arera alla commissione d’inchiesta della Camera sui diritti del consumatore dove è scritto:

Inoltre, la catena di esazione di tali componenti, che passa attraverso le società di vendita, comporta la presenza di rischi di controparte di complessa gestione, che hanno portato all’esigenza di socializzare importi rilevanti corrispondenti ad insoluti all’interno della medesima catena. Ciò in particolare alla luce delle sentenze della giustizia amministrativa, che hanno limitato la responsabilità delle società di vendita in relazione al versamento degli oneri in caso di insoluti del cliente finale”

Socializzare oneri para-fiscali, derivanti dalla morosità di quelli che non pagano le bollette, sulla platea di quelli che invece la pagano non é equo e non rientra nelle competenze di Arera.

La crisi energetica ha portato alla sospensione degli oneri di sistema che viene procrastinata ad ogni trimestre.

Il monopolio dei contatori

Continua la sostituzione dei vecchi contatori di energia elettrica con quelli di seconda generazione“, tutti con il marchio Enel.

Un’operazione che potrebbe consentire ad Enel, tramite edistribuzione, di controllare il mercato dell’energia elettrica al dettaglio.

Ci sono voluti solo nove anni per cambiare il nome – da Enel Distribuzione a edistribuzione – ma nella sostanza non è cambiato nulla: edistribuzione distribuisce e misura quasi tutta l’energia elettrica nazionale in forza di una concessione che scadrà nel 2030.

Enel partì con la prima operazione contatori intelligenti” venti anni fa, con la promessa che i consumatori avrebbero potuto verificare e pagare solo quello che consumavano.

Spariva la figura del “letturista”, il consumo sarebbe stato rilevato da remoto e chi non avrebbe pagato la bolletta sarebbe rimasto al buio.

A quel tempo Enel era la luce e nessuno si chiese se ciò che Enel stava facendo era legale o meno.

Siccome tutta l’operazione veniva spacciata per gratuita, cosa che poi si rivelò non essere, a nessuno importó se i contatori fossero legali o meno, o come funzionassero. 

Erano diversi, non c’era più la rotella che girava e una tamburella di numeri che progrediva. Bisognava schiacciare un bottone e perderci una mezz’oretta per capirci qualcosa. Cosa che nessuno fece!

All’Enel regnava kaiser Franz  Tatò, voluto da Romano Prodi, lo sponsor delle false liberalizzazioni.

Il decreto Bersani, del 1999, prevedeva la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica: a Terna sarebbero andate le grandi linee di trasmissione di alta tensione e ad Enel la concessione della distribuzione di energia elettrica in tutto il paese, ad esclusione delle grandi città, dove operavano ancora le società municipalizzate, che non mollarono l’osso.

Sono passati vent’anni e la relazione annuale di Arera fotografa una situazione imbarazzante: il settore appare tutto meno che liberalizzato.

E la completa liberalizzazione non potrà realizzarsi prima del 2030 perché,se Enel ha il monopolio della distribuzione, misura tutta l’energia elettrica nazionale, la produce e pure la vende, perché dovrebbe perdere la posizione, visti anche i dividendi che gira al Ministero dell’Economia e della Finanza.

Secretate, come sempre in questi casi, le condizioni della concessione che porta nelle casse della capogruppo otto miliardi di euro all’anno, pagati supinamente dalle bollette in cambio di un servizio a dir poco scadente.

Quando partì con l’operazione contatori, Enel era talmente potente che decise volutamente di non omologare i contatori, come invece la legge imponeva.

Non essendo uno strumento di misura omologato, lo strumento non si sarebbe neppure potuto chiamare contatore e infatti Enel optó per “elettrodomestico“, marcandolo con un simbolo CE farlocco.

All’installazione, l’utente riceveva il manuale del nuovo “elettrodomestico”.

istruzioni

Il nuovo elettrodomestico sarebbe rimasto un prototipo per anni: trasmettere i dati di consumo sugli stessi cavi elettrici di potenza era un’impresa mai tentata da nessuno.

Ma per lo sviluppo dell’elettrodomestico c’erano pronti trenta milioni di ignari consumatori italiani, pronti a pagare l’energia elettrica, misurata tutta dalla stessa società che ancora la produceva. 

I contatori erano prodotti da Enel in Cina, e nessun ente terzo li avrebbe mai verificati: ancora oggi sono decine di milioni i contatori di questo tipo installati in Italia  e nessun ente terzo li può provare in contraddittorio perché, non essendo omologati, mancano proprio le procedure legali di prova.

Ma siccome “tutto era gratis e avremmo finalmente pagato solo quello che consumavamo, magari utilizzando la lavatrice di notte perché costava meno” nessuno ebbe nulla da dire.

Verificando le bollette si scoprì, dopo, che non era così: pagavamo, e ancora oggi paghiamo, sia il contatore che i consumi stimati, perché la maggior parte dei dati si perdono durante la trasmissione.

Il progetto veniva sviluppato in itinere e il numero delle sue versioni è ignoto, proprio perché l’elettrodomestico non era omologato e quindi era illegale.

Mentre in Italia venivano installate decine di milioni di contatori illegali, il Parlamento Europeo stava discutendo una direttiva che avrebbe stabilito i criteri di fabbricazione, omologazione e commercializzazione in Europa, proprio del contatore di energia elettrica.

La direttiva, nota come MID, venne emanata nel 2004, entró in vigore nel 2006, quando ormai Enel aveva ultimato l’installazione degli ultimi “elettrodomestici”, ma venne recepita dall’Italia solo nel marzo del 2007.

Siccome gli “elettrodomestici” illegali erano ormai decine di milioni, Enel doveva sistemare le cose, oltre a farsi pagare i contatori perché non erano per niente gratis!

Venne subito in aiuto l’Autorità per l’energia, oggi Arera.

Secondo la delibera 292/06, a dicembre 2006,  “i misuratori attualmente installati presso i punti di prelievo …sono di tipo elettromeccanico e i misuratori orari installati alla data del presente provvedimento presso alcuni punti di prelievo debbano essere preservati”.

Era un falso clamoroso: gli “alcuni punti di prelievo” non erano “alcuni” ma ormai venti milioni ed erano tutti i nuovi elettrodomestici di enel.

Con la voce “oneri di recupero continuità” la delibera scaricava il costo dei contatori in bolletta, con tanti saluti al “non vi costerà niente, é tutto gratuito”.

Ma c’era un ultimo intoppo, il Testo Unico delle leggi metriche, che imponeva, e ancora oggi impone, strumenti di misura legali.

L’elettrodomestico di Enel era un progetto nuovo e un’omologazione in itinere non sarebbe mai stata ottenuta.

L’Autorità per l’energia non poteva più farci nulla, perché la metrologia legale non rientra nelle sue competenze, e allora ci pensó di nuovo Prodi, con uno dei suoi magici provvedimenti “ad aziendam”.

Nel marzo 2007, quando la direttiva MID viene finalmente recepita anche in Italia, un articolo del decreto di recepimento rende legale quello che legale non é, e non potrà mai essere: decine di milioni di contatori illegali potranno continuare a funzionare “fino a quando verranno rimossi”.

Sono quelli che avete ancora in casa e che Enel ha deciso ora di rimuovere.

Il decreto di recepimento, di dubbia costituzionalità, sarebbe stato anche impugnabile per eccesso di delega: una direttiva europea non va recepita per lavare i panni sporchi in casa.

Appena il decreto viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, l’Antitrust denuncia la posizione dominante di Enel, ma ormai è tardi.

Solo su intervento dell’Ufficio Metrico di Milano, sono centinaia i contatori illegali sequestrati.

Adesso i vecchi “elettrodomestici” saranno sostituiti da quelli di seconda generazione e spariranno le prove di misurazioni illegali, effettuate da “elettrodomestici” illegali, installati non si sa quando ma che ora, secondo Enel, avrebbero concluso il loro ciclo di vita.

Eppure, per decreto, i contatori illegali potrebbero operare all’infinito visto che possono restare lì dove sono e cioè “fino a quando non verranno rimossi”. 

E chi decide che debbano essere rimossi? In base a quale criterio?

La metrologia legale compete al MISE che, a governi alterni, manifesta i suoi dubbi.

L’Autorità per l’energia, invocata dai distributori in occasione delle attuali sostituzione con il nuovo Open Meter, non ha alcuna competenza sul sistema di tele-gestione del contatore, un sistema illegale, perché un contatore omologato MID non può essere gestito da remoto.

Durante i due governi Conte, la questione era stata sollevata in Parlamento senza risultati e anche l’Antitrust aveva avviato delle procedure.

La storia quindi si ripete e il risultato non cambia: prima era l’elettrodomestico ad essere illegale e adesso, che il contatore è legale, lo si gestisce illegalmente da remoto!

Prepararsi al peggio

La Delibera n° 396/2021 di Arera attua le misure del Governo per calmierare il costo delle bollette del mercato tutelato del quarto trimestre 2021: sono 4 miliardi, dopo 1,2 miliardi messi a disposizione per il trimestre precedente.

La delibera recita: “Cassa e GSE prevedono che la liquidità complessiva dei conti di gestione si esaurisca verso la metà dell’anno 2022, diventando negativa nella seconda metà del medesimo anno”

La sospensione temporanea del pagamento degli oneri di sistema, solo per alcune categorie di consumatori creerà, nel 2022, un buco di 7,5 miliardi di euro e i produttori di energia rinnovabile non verranno pagati.

Vista l’emergenza energetica, peraltro fuori controllo, sarebbe stata un’ottima occasione per affrontare il problema degli oneri di sistema che pesano sulle bollette per oltre 15 miliardi di euro all’anno.

Imbarazzante l’ottimismo del Governo nel prevedere da un lato il rialzo del PIL del 6% e dall’altro far pagare alle industrie, con potenza installata maggiore di 16,5 kW, bollette talmente salate da costringerle a ridurre la produzione se non a chiudere l’attività.

In presenza di una volatilità dei mercati energetici sempre più marcata, e di un tasso d’inflazione esplosivo, gli interventi trimestrali spostano solo la resa dei conti che arriverà a gennaio, quando verranno annunciati i prossimi aumenti.

1 ottobre 2021

Occhio al rogito!

Attenzione al contatore quando acquistate un immobile!

Dalle verifiche il contatore risulta manomesso e il consumo reale era maggiore di quello misurato.

Il contatore “rubava”, ma era stato manomesso prima dell’acquisto, il precedente proprietario rubava energia elettrica e quello nuovo non ne sapeva nulla.

Un lettore del blog dieci anni fa acquistava un immobile e l’anno scorso gli hanno sostituito il contatore dell’energia elettrica.

Manomettere un contatore di energia elettrica non è un’operazione semplice e può essere effettuata solo da chi lo conosce bene.

Per una clamorosa dimenticanza del MISE – ministero dello sviluppo economico – manca un sigillo posto su una una vite, svitando la quale è possibile entrare nel contatore e modificarne il circuito di misurazione.

Se l’operazione fraudolenta viene effettuata alla prima installazione del contatore, il consumo dei successivi 15 anni sarà molto più basso, senza che il distributore se ne accorga.

Ma quando se ne accorge, come é poi accaduto, sarà l’ultimo utente a restare con il cerino in mano e a risponderne.

Prima pagherà la maggiore quantità di energia elettrica consumata negli ultimi due anni (oltre oltre c’è la prescrizione) e poi dovrà difendersi, in sede penale, dalla denuncia di furto di energia.

Meglio verificare, all’acquisto dell’immobile, tutti gli strumenti di misura installati e verbalizzare con il notaio anche lo stato delle utenze.

Incentivi e truffe secretati

La voce “oneri di sistema” delle bollette vale dai 15 ai 20 miliardi di euro all’anno e avremmo diritto di sapere dove finiscono e se sono utilizzati in modo appropriato.

Una delibera dell’Autorità per l’energia – ARERA – conferma invece il contrario.

Un produttore di energia elettrica “assimilata alle rinnovabili” – ancora incentivata con il decreto CIP 6 del 1992 per centinaia di milioni all’anno – immetteva in rete più energia di quella concordata, intascando per anni più incentivi di quanti avesse diritto.

E’ una truffa, ma la Magistratura non viene coinvolta e l’indagine viene affidata da ARERA al GSE, cioè lo stesso ente che riconosce gli incentivi al produttore.

Conflitto d’interessi a parte, nel caso specifico, ARERA delibera il recupero amministrativo di quanto indebitamente incassato dal produttore.

Non è chiaro perché:

  • siano necessari dieci anni per chiedere la restituzione dei soldi ammesso che possano essere ancora recuperati e nessuno ha mai controllato;
  • se ne occupino ARERA, il GSE, la Guardia di Finanza e non la Magistratura;
  • l’Allegato A della delibera, con i dettagli della convenzione tra GSE e produttore e su quanto indebitamente incassato, non viene reso pubblico, “perché contiene dati e informazioni commercialmente sensibili”. 

I dati sono sensibili per chi ha fatto il furbo e ha rubato, e non per il consumatore che ci ha messo i soldi?

ARERA ha comunque avviato una ricognizione.

Da pag.165, la relazione annuale di ARERA enumera gli interventi ispettivi effettuati.

Non sono tanti 258 controlli, tenuto conto delle cifre in ballo, come sono insignificanti le poche decine di milioni  di euro recuperati, su oltre tredici miliardi versati.

Con più di 600.000 produttori di  energia fotovoltaica, quanti sono quelli che hanno fatto e continuano a fare i furbi e quando c’è ne accorgeremo?

Sarebbe sufficiente confrontare l’energia verde prodotta (rapporti di Terna) con quella verde venduta, o solamente dichiarata verde.

E cosa accadrebbe se, per esempio si scoprisse che l’energia elettrica venduta è il doppio di quella prodotta! E che magari si stia speculando anche con quella!

Illegali per decreto

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“I dispositivi ed i sistemi di misura per i quali la normativa in vigore fino al 30 ottobre 2006 non prevede i controlli metrologici legali, qualora già messi in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, potranno continuare ad essere utilizzati anche senza essere sottoposti a detti controlli, purché non rimossi dal luogo di utilizzazione”.

Recita il  decreto di recepimento di una Direttiva europea del 2004 – nota come MID – sugli strumenti di misura, tra i quali i misuratori di energia elettrica.

Per decreto, strumenti di misura mai omologati, e quindi illegali, possono così continuare a conteggiare i nostri consumi, e per miliardi di euro.

Non essendo mai stati omologati, non esistono le procedure di prova e così non possono neppure essere verificati da terzi, in un eventuale contraddittorio.

Paghiamo così energia elettrica, che viene misurata in spregio a qualsiasi regola, da contatori che sono tutti confiscabili in forza del art. 692 C.P.

Dopo quattordici anni le cose non cambiano: in forza di un altro decreto, e senza nessuna logica, i contatori di energia elettrica dinamici (ndr. quelli con la rotellina che gira) potranno funzionare per diciotto anni mentre quelli elettronici della foto per dieci.

 

 

Oneri di sistema – le origini

Con una slide presentata durante un suo convegno, l’Autorità per l’energia presenta il degli oneri di sistema, che ogni consumatore paga con la bolletta.

oneri in bolletta

Nel 2016 valevano 14,4 miliardi ma nessuno fa consuntivi e nessuno fa previsioni per il futuro perché nella voce “oneri di sistema” della bolletta, che noi tutti paghiamo, finiscono voci che con l’energia elettrica c’entrano poco come Alcoa, Ilva o Alitalia.

Quelli che, e sono sempre più numerosi, si staccheranno dalla rete, per prodursi l’energia che consumano, non pagheranno più oneri di sistema.

I quali dovranno così essere  spalmati su una platea di consumatori, sempre più ridotta, che pagherà bollette sempre più care.

Se poi si congelano per un semestre gli oneri di sistema non pagandoli ai produttori, come è stato deciso l’anno scorso, bisognerà poi pagarli con gli interessi.

La quota dominante degli oneri riguarda gli incentivi alle energie rinnovabili, il cui sviluppo è stato impostato e perseguito con demenziale leggerezza.

Il prezzo mondiale dei pannelli fotovoltaici nel 2005 si basava sulla richiesta italiana.

Il governo Monti impose un tetto annuo agli incentivi, perché ormai era evidente che gli impianti venivano costruiti solamente perché i consumatori li avrebbero pagati con le bollette.

Il governo Renzi pensò poi di indebitare ulteriormente i consumatori, spalmando gli incentivi su un periodo più lungo, ma riconoscendo gli interessi e rinviando il problema.

Adesso sui social fioccano le proposte di installare pannelli fotovoltaici per non pagare energia elettrica.

Ma la domanda é: quelli che non non lo faranno, pagheranno il conto di tutti? E fino a quando?

I primi produttori di energia fotovoltaica incassano anche sette volte l’attuale prezzo dell’energia in borsa, mentre i consumatori dovranno pagare, non solo gli incentivi a chi produce e sbilancia la rete, come é il caso delle rinnovabili, ma anche i costi per ribilanciarela.

Verranno installati così migliaia di MW a gas, il cui costo verrà scaricato sulle bollette per permettere ai produttori di partecipare alle aste del capacity.

Ecco la lista dei furbi in un paese di idioti: buona parte dei soldi viene inviata all’estero esentasse.IMG_0913

Una bolletta inglese

La bolletta ,un po’ datata, di un utente londinese fattura 3.400 kWh, un consumo maggiore dell’utente  domestico tipo italiano che, secondo per Arera, ne consuma 2.700.

La bolletta inglese è stata emessa due giorni dopo la lettura fisica del contatore, ed é composta da tre voci: il prezzo dell’energia (16 cent/kWh), le spese fisse (21 cent/giorno) e l’IVA (5%).

In totale 19 cents/kWh, un quarto in meno di noi, e siamo a Londra.

La bolletta riporta tre  informazioni essenziali per il consumatore:

  • in base ai suoi consumi, spenderà 552 sterline all’anno, a prezzi variabili;
  • sta utilizzando la migliore tariffa di acquisto;
  • potrebbe ottenere una riduzione del 15% se aderisse all’offerta dello stesso fornitore, che prevede il prezzo fisso.

Ma c’è anche la tariffa di comparazione – TCR – che servirà al consumatore per valutare le offerte di altri fornitori, perché a quella, e solo a quella, dovranno riferirsi nel caso proponessero di subentrare.

Un altro esempio di bolletta, più attuale, riguarda luce e gas.

Siamo sempre a Londra e i prezzi sono sempre più bassi dei nostri.

Il gas viene fatturato in kWh – unità di misura legale dell’energia – e non in standard metri cubi – Smc – come in Italia, che non è un’unita di misura legale.

L’IVA è sempre del 5% e non viene applicata alle accise, come da noi.

Vengono indicati i numeri di matricola dei contatori, sia del gas che dell’energia elettrica, mentre in Italia no.

Le letture dei contatori risalgono alla settimana antecedente all’emissione della bolletta.

E’ lecito chiedersi quindi quale coacervo di menti bacate abbia potuto trasformare le bollette italiane in autentici rebus che non servono a nessuno se non a quelli che, ogni sera, ci martellano conte loro offerte che non saremo mai in grado di valutare.

 

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Proroga tutela a condizione che

ARERA ritorni alla sua missione originale e cioè ” la promozione della concorrenza e dell’efficienza nel settore dei servizi di pubblica utilita’, di seguito denominati “servizi”, nonche adeguati livelli di qualita’ nei servizi medesimi in condizioni di economicita’ e redditivita’, assicurandone la fruibilita’ e la diffusione in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale, definendo un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli interessi di utenti e consumatori”.

Non intervenga in materie che non le competono, come la metrologia legale, della quale è unico responsabile il MISE. Nello specifico, vengono installati decine di milioni di sistemi di misurazione illegali, che funzionano male e che oltretutto il consumatore paga con la bolletta.

Denunci l’impossibilità di promuovere la concorrenza, e quindi la tutela degli interessi di utenti e consumatori, in presenza della chiara posizione dominante di Enel, che dalla fine del mercato tutelato, e con il monopolio della distribuzione, sarebbe l’unica a trarre vantaggio.

Metta in condizione i consumatori, attraverso una seria e mirata campagna di informazione, di capire quanto consumano e quanto spenderebbero passando al mercato libero. I comparatori di offerte non sono assolutamente adeguati, né fruibili  dalla quasi totalità dei consumatori.

Semplifichi radicalmente le bollette, sull’esempio di quelle degli altri paesi europei, che sono utili e non aggravano il lavoro dei fornitori, che in Italia viene poi scaricato sul prezzo.

Rediga, con il MISE, l’atteso albo dei fornitori per evitare in futuro situazioni oggettivamente sconcertanti.

Riveda il contratto di maggior tutela a garanzia dei consumatori. Quello attuale non funziona per evidente responsabilità dominante del distributore.

Annulli la procedura di conciliazione che allontana ulteriormente i consumatori dal far valere i propri diritti.

Quantifichi, con precisione, l’ammmontare degli oneri di sistema, che ormai pesano per più di un terzo sul valore delle bollette, da qui a dieci anni confutando, in modo molto più efficace del passato, gli ulteriori aggravi.

 

 

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