Il monopolio della liberalizzazione

La tabella allegata alla relazione annuale di Arera mette in evidenza la posizione dominante di Enel nell’attività di distribuzione e misurazione dell’energia elettrica. Se si considera poi che anche altri distributori utilizzano contatori Enel, la posizione dominante diviene un monopolio.

Come in tutte le attività commerciali, chi trasporta in monopolio – Terna – e chi distribuisce e misura in monopolio – Enel – controlla il mercato e, se lo fa in forza di concessioni – quella di Enel terminerà nel 2030 – non esiste alcuna liberalizzazione e il decreto Bersani del 1999 resta una clamorosa bufala.

Il fatto che Enel, oltre a distribuirla e misurarla, la produca e la venda ovviamente è un’aggravante.

Appena ottenuta la concessione, fin dai primi anni 2000, Enel ha potuto progettare, produrre e installare decine di milioni di contatori di energia elettrica, mai omologati e quindi illegali, che continuano a determinare il valore delle nostre bollette.

Nel 2018, Enel ha poi deciso di sostituirli con contatori di nuovo tipo, di seconda generazione; questa volta li ha omologati, ma li controllerà da remoto, violando la normativa europea di omologazione e la privacy dei consumatori..

L’operazione contatori, del valore di svariati miliardi di euro, é garantita dalle bollette e rafforzerà il monopolio di Enel che, stando a quanto si legge in questi giorni, con la controllata Gridspertise potrà gestire a piacimento la rete elettrica nazionale come, peraltro, non ha mai smesso di fare.

Solo Enel sa quali informazioni i nuovi contatori sono e saranno in grado di reperire, sono informazioni sensibili capaci di profilare il consumatore, ma per il garante tutto è regolare.

Un’altra tabella della relazione fotografa l’attività di vendita:

Le perdite di rete

Il consumatore non sa neppure cosa siano le “perdite di rete”, le paga e basta.

Non lo sa perché non legge i contratti e le offerte che gli piovono addosso da tutte le parti non le menzionano.

Eppure sono miliardi di euro all’anno.

Nei contratti di “maggior tutela”, che prima o poi finiranno, le perdite di rete fanno parte della “quota energia” e vengono pagate allo stesso prezzo dell’energia che consumiamo.

Quei soldi sono destinati all’ inefficienza di quelli che trasportano e distribuiscono energia elettrica, come se non bastassero già quelli paghiamo loro con le altre voci della bolletta.

Dicevamo inefficienza: il consumatore domestico tipo – quello che per ARERA consuma 2.700 kWh all’anno – paga, da più di un decennio, il 10 % in più di quanto consuma, quindi 270 kWh per circa 70 euro all’anno.

La cosa deprimente è che anche sulle perdite di rete si pagano gli oneri di sistema, tasse e IVA.

Le perdite di rete vengono “denunciate” , che siano vere o meno, da chi trasporta l’energia e vengono “benedette” , che siano vere o meno, da ARERA la quale, non contenta, ci fa pagare anche le nuove linee elettriche che dovrebbero servire proprio a ridurre le perdite.

Il gioco è semplice: ARERA chiede, agli addetti “quanta energia è stata prodotta e quanta venduta”.

Gli addetti diligentemente rispondono e la differenza finisce convenzionalmente in bolletta.

Compresi,ovviamente, i furti di energia che così restano non solo impuniti, ma già pagati.

Una prova che il quantitativo delle perdite di rete venga stabilito in modo arbitrario, potrebbe risiedere nel fatto che, nonostante il consumo di energia elettrica in Italia si sia considerevolmente ridotto negli ultimi anni, le perdite di rete sono sempre le stesse.

Il consumatore italiano è una garanzia: paga l’energia rinnovabile che sbilancia la rete, paga il ri-bilanciamento della rete, paga le linee di trasmissioni che dovrebbero servire a bilanciare la rete e a diminuire le perdite di rete, paga le perdite di rete.

Nessuna analisi costi-benefici, tutto viene messo a carico del consumatore, solo perché paga le bollette.

Sbilanciamenti e parassiti

«Gli utenti del dispacciamento delle unità fisiche di produzione e consumo sono tenuti a definire programmi di immissione e prelievo utilizzando le migliori stime dei quantitativi di energia elettrica effettivamente prodotti dalle medesime unità, in conformità ai principi di diligenza, prudenza, perizia e previdenza»

(Deliberazione Arera 111/06 – All. A – Art.14.6)

Traduzione: dovete fare i bravi! Quanto bravi? Lo decideremo quando, secondo noi, farete i cattivi.

Questo è il regolatore del mercato elettrico italiano!

L’enunciato così inconsistente farà saltare, dieci anni dopo, numerosi traders di energia elettrica, i “parassiti”, come li definì l’AD di Enel, appena insediato, in un’intervista al Sole 24Ore.

E cosa hanno combinato i parassiti” che operano in un mercato monopolizzato da Terna e controllato da Enel?

Con i loro arbitraggi avrebbero condizionato il prezzo dell’energia elettrica sbilanciando la rete.

I grandi attori, cioè i non parassiti, possono sbilanciare di poco l’85% del mercato, senza che nessuno se ne accorga, mentre gli altri invece, i parassiti, possono farlo solo sul 15%.

Per la loro imprudente condotta, i parassiti vengono accusati di sbilanciare la rete, che Terna deve poi ri-bilanciare, e il costo finisce nell’uplift.

Nel 2016, l’uplift s’impenna e fa esplodere le bollette, Renzi non ci sta e Arera tira fuori dal cassetto la delibera di dieci anni prima: i parassiti vengono immediatamente escussi per quello che, secondo Arera, si erano messi in tasca

Gli avvocati stappano bottiglie di champagne perchè dovranno discutere per anni su come, quando e quanto ogni parassita possa essere stato più o meno diligente, alcuni parassiti chiudono, falliscono o vanno con Enel.

Le delibere, con le quali Arera chiede il maltolto, vengono inviate “ad aziendam”, una alla volta e in tempi diversi, uno stillicidio che permette a Bortoni – ex-presidente di Arera – di vantarsi in pubblico del numero di delibere che la sua gestione ha partorito.

Nel frattempo, l’Antitrust chiude in tutta fretta le istruttorie su Enel e Sorgenia, sospettate di aver offerto a Terna, prezzi eccessivamente gravosi per l’utilizzo delle loro centrali. Anche questi incidevano sull’uplift ma delle centrali non si può fare a meno. Anzi quella di Brindisi di Enel viene subito  ammessa al regime delle unità essenziali per centinaia di milioni.

I parassiti si difendono in tutti modi, ne va della loro esistenza, e i primi ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato sospendono i provvedimenti di Arera.

La sospensione viene decisa “considerato che, in ragione della rilevante complessità delle questioni attinenti al presente contenzioso, si rende opportuno attendere l’adozione di eventuali ulteriori provvedimenti da parte dell’Autorità e/o di Terna, finalizzati a chiarire l’ambito di applicazione della normativa posta alla base dei provvedimenti impugnati dalla parte ricorrente”.

Bisogna quindi rivolgersi a Terna che, per anni, non si é accorta di nulla mentre nel buco normativo ci hanno sguazzato in tanti.

Il Consiglio di Stato chiede così una verifica tecnica sull’effettivo impatto delle presunte attività di programmazione non diligenti del parassita. Una verifica per interpretare la deliberazione di Arera e quantificare i flussi finanziari conseguenti al comportamento non diligente.

Dopo quattro anni, e un ricorso perso al TAR, una sentenza del Consiglio di Stato dà ragione al parassita al quale, forse, verrà restituito il maltolto ma sarà troppo tardi, perché ha già chiuso i battenti.

Gli sbilanciamenti ci sono stati, se siano legali non è ancora chiaro ma è invece pacifico che il costo resterà a carico delle bollette.

A parte i parassiti che hanno chiuso, tutti hanno guadagnato, dai manager di Arera, agli avvocati, ai giudici, ai consiglieri di stato e ai politici che hanno avuto il loro breve momento di gloria, grindando “al lupo”.

E i consumatori hanno pagato, diligentemente, questo immondo casino.

Reti locali invece di progetti inutili

I recenti blackout di Milano sono la prova che non sempre il gettito delle bollette viene utilizzato per migliorare il servizio per il quale è destinato.

Questo un post di cinque anni fa sulla torbida avventura montenegrina di A2A.

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I progetti, per i quali l’Italia chiede il finanziamento europeo, sono sempre meno numerosi di quanto potrebbero esserlo.

Così un progetto inutile, ma ben presentato, viene approvato ma poi a nessuno importa che i soldi vadano sprecati.

E’ il caso della interconnessione elettrica con il Montenegro, sulla quale il governo insiste.

Un opera che va avanti solo perché sarà pagata con le nostre bollette e non è chiaro a vantaggio di chi.

E’ una linea elettrica sottomarina di 400 km, tra Abruzzo e Montenegro, capace di scambiare 6 TWh/anno ( ndr. la domanda nazionale é di circa 300 TWh).

Spenderemo più di un miliardo di euro –erano 760 milioni nel 2010 – con copertura europea di solo 60 milioni, per importare energia “economica e rinnovabile” dal Montenegro.

E’ un’idea di una decina di anni fa, quando la nostra sotto-capacità produttiva di energia stava per venire colmata dalle centrali a gas, poi costruite dovunque e senza criterio.

Invece i consumi calarono drasticamente, esplosero le energie rinnovabili e ora si produce più energia del necessario; e quindi non c’è più alcun alcun bisogno di importare energia dal Montenegro.

Ma nel 2011, non se ne conoscono le ragioni,viene firmato l’accordo.

Il governo diceva di voler ridurre il costo della bollette e cancellare definitivamente l’elettrodotto con il Montenegro sarebbe una buona occasione per dimostrare che fa sul serio, e invece:

“Il Governo, nonostante il cambiamento di scenario, continua a considerare valido il progetto di interconnessione e garantisce che non ci saranno ricadute sulla bolletta degli italiani, mentre ci sono senz’altro una serie di obblighi che il Governo italiano si è assunto e che andranno rispettati, ma che saranno compensati, a suo parere, dai vantaggi derivanti dall’interconnessione stessa”.

Le parole erano di De Vincenti, allora vice-ministro dello Sviluppo economico, e vanno interpretate: “non sappiamo bene a cosa servirà la linea, però intanto la facciamo, confidando negli astri e sicuri che i costi verranno sostenuti  dalle bollette, anche se vi dico che non è così”.

 

Le operazioni energetiche nei Balcani sono raccontate da una puntata di Rai Report.

Si parte così con idee confuse, verso un paese, il Montenegro, per nulla trasparente, utilizzando A2A come testa di ponte e facendole comprare partecipazioni che le faranno perdere centinaia di milioni.

La linea non c’è e non si sa ancora se verrà costruita ma intanto si firmano accordi, si prendono impegni, si assegnano appalti e così, anche se é chiaro che la linea non servirà a nessuno, non riusciamo più a fermarla.

Il nuovo presidente di A2A conferma che la permanenza in Montenegro è legata alla realizzazione dell’interconnessione con l’Italia, ma ammette “non so però se all’Italia servirà ancora energia dal Montenegro”.

Terna non si pronuncia perchè, nel caso, costruirà la linea e incasserà una montagna di soldi, e allora chiediamoci come è possibile importare energia da un paese che produce solo il  60% dei suoi consumi e riceve il restante dalla Serbia, che viene prodotto per la metà con carbone.

E la stessa energia elettrica montenegrinaè prodotta per il 40% da una centrale a lignite.

Quindi, la maggior parte dell’energia che importeremmo dal Montenegro sarebbe prodotta con il carbone.

Ma non doveva essere tutta energia rinnovabile? E non è forse il momento di capire meglio quello che sta succedendo nei Balcani, con le ultime mosse dei Russi?

E non sarebbe meglio dedicare risorse a casa nostra per migliorare le reti?

La tassa “bolletta”

Trionfali bilanci delle società energetiche dopo la un anno di pandemia e di consumi ridotti.

Terna, Enel, A2A,Snam, Acea, Hera, Iren solo per citarne alcune, operano in mercati regolati, e in forza di concessioni monopolistiche, e possono così permettersi utili netti superiori al 30%, garantiti come per Autostrade.

Il settore si basa su regole, assetti di mercato e comunicazioni mediatiche che consentono ai monopolisti – tollerati da autorità compiacenti – di guadagnare quanto vogliono mentre chi non fa parte del “giro” é un bandito.

Adesso sono tutti impegnati a spiegare le bollette, a comparare offerte, e ad avvertire che,con il mercato libero,bisognerà scegliersi un nuovo fornitore, ma nessuno denuncia le parassitarie rendite di posizione, dove le componenti regolate della bolletta, che pesano per più di un terzo, aumentano senza alcun controllo.

Patetico l’intervento del governo e pericoloso congelare gli aumenti – per un miliardo di euro – in attesa, e nella speranza di tempi migliori.

Nove milioni di consumatori non riescono a pagare le bollette, diventando immediatamente preda delle società di recupero del credito, che telefonano dai paesi più strani minacciando il distacco della luce.

Si fanno tanti condoni, e allora perché non condonare le bollette piuttosto che girare i soldi ai cinesi, ai quali abbiamo già svenduto buona parte dell’argenteria e intendiamo continuare.

Ci stanno sostituendo i contatori illegali con altri, che opereranno in sistemi illegali, solo perché li pagheremo con la bolletta; non avremo alcun beneficio anzi chi li gestirà potrà taroccarli con un computer e succhiarci tutti i dati sensibili: quanto consumiamo, che potenza utilizziamo, a che ora saremo in casa.

I nuovi contatori li pagheremo quasi tutti all’Enel, assieme al canone della Rai e a quello della fibra ottica, visto l’accordo tra Enel e Tim.

E’ scandaloso che ci martellino con lo spread mentre la “tassa bollette” come i bonus a managers del tutto regalati in società monopoliste, vengono pagati senza problema.

Soldi per pochi

In pieno lock-down, con le industrie ferme, i monopolisti dell’energia annunciavano, risultati trionfali.

I monopóli e le concessioni rendono e il sistema politico ha tutto l’interesse a mantenerli. Alla di Draghi e della concorrenza.

Brilla su tutti Terna, che gestisce così la rete elettrica nazionale in Di alta tensione.

Poi ci sono Enel, Snam, le ex-municipalizzate che con pochi altri si spartiscono una torta multimiliardaria.

Soddisfatti i ministeri, che le controllano, e le scremano per conto dello Stato, tronfi i managers, che intascano bonus immeritati, e felici anche i cinesi, ai quali è stata venduta parte dell’argenteria per fare cassa.

Infrastrutture pagate con le bollette di generazioni, che viene venduta a pezzi da chi si alterna al governo.

Consumatori e cittadini non reagiscono, anche perché le operazioni non vengono pubblicizzate a dovere.

Per quelli che gestiscono i servizi essenziali – luce,gas,acqua, le bollette sono una garanzia perché l’italiano le paga senza fiatare.

Magari non sa quanto paga o quanto consuma ma un RID in banca risolve tutto.

Se poi con la bolletta gli fanno pagare altro che con luce e gas non c’entrano per nulla, se ne fa una ragione:”tanto non cambia nulla”.

Anche le PMI, chiuse durante il lock-down, dovranno pagare il 70% della bolletta di quando consumavano quando producevano.

Tutti quei soldi serviranno a mantenere un sistema, tronfio e autoreferenziale, che non sa come nascondere gli utili, mentre c’è gente che non sa come arrivare a fine mese.

La morosità aumenta e il governo dovrebbe affrontare il problema degli oneri di sistema: 18 miliardi prelevati ogni anno con le bollette.

E invece stanzia 600 milioni di euro per Alitalia, li prende dalle bollette come aveva fatto già l’anno scorso, con risultati facilmente prevedibili.

L’uplift e il potere di Terna

Terna aumenta l’uplift, Arera conferma e le bollette aumentano.

L’“uplift” paga in pratica tutte le attività messe in campo da Terna per mantenere in sicurezza il sistema elettrico nazionale ed evitare che resti al buio: sbilanciamento, i progetti di interconnessione con gli altri paesi, l’acquisto di energia di riserva,i rapporti con le utenze  interrommpibili, le centrali considerate “essenziali” etc.

Due voci prevalgono su tutte: l’energia di riserva, approvvigionata da Terna sua MSD  – Mercato Servizio Dispacciamento – sono le “chiamate” delle centrali, secondo criteri non sempre trasparenti e aste con prezzi in salita – e gli sbilanciamenti.

I due grafici che seguono sono piuttosto eloquenti: gli scostamenti mostrano che qualcosa non va e che, come sempre, l’emergenza paga,e il covid non fa eccezione.

Era ingiustificato il picco del 2016, ma in quel periodo bisognava eliminare i traders “non diligenti” – Starace li definì parassiti – che secondo Terna e Arera speculavano. L’uplift puntava inspiegabilmente a  20 €/MWh, ma la quota degli sbilanciamenti non arrivava a 5

Di nuovo nel 2017, eliminato qualche trader parassita, l’uplift s’impenna nuovamente perchè, questa volta, sono i produttori a sbilanciare, prima che Terna se ne accorga.

Dopo l’aumento comunicato da Terna in questi giorni, se confrontiamo il grafico del PUN – Prezzo Unico Nazionale – con quello dell’uplift,  notiamo che  quando il PUN scende  il dispacciamento sale e i produttori si rifanno dei margini persi col PUN facendosi “chiamare” da Terna nel MSD.

Il tutto con la benedizione di Arera, che non ha alcun controllo sul monopolio di Terna e sul costo dei suoi servizi o dei suoi progetti.

Così Terna fa utili trionfali sulla pelle di quelli che pagano le bollette.

Evidente, come nel caso dell’emergenza covid, l’incapacità di Terna a gestire il problema se non comprando, cara, energia di riserva per evitare il peggio.

Il potere di Terna, forte di un monopolio che dura da decenni, è devastante.

Le analisi costi&benefici “fatte in casa” sono insindacabili e senza programmi stringenti: il collegamento Calabria – Sicilia, gli interconnectors, e la farsa del Montenegro , le centrali essenziali strapagate per restare ferme, 50 nuovi GW di potenza conferiti con i medesimi criteri del CIP6 e la nuova linea Sicilia/Sardegna sono solo alcuni esempi.

Andate vedere i risultati di Terna, i bonus dei managers e come e quando vengono decise le opere. Poi moltiplicate i 20 €/MWh del uplift appena deciso per i 300 milioni di MWh consumati ogni anno in Italia.

Ci rivediamo al prossimo aumento.

 

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Energia bio

Siamo tutti sensibili all’ambiente e, quando ci propongono un contratto di “energia verde”, siamo disposti a pagarla di più, se serve a salvare il pianeta.

Ma siamo sicuri che l’energia che ci venderanno come “100% verde” lo sarà veramente?

Anche in base ai dati che Terna pubblica mensilmente, c’è il sospetto che la quantità di energia venduta come “100% verde” sia maggiore di quella prodotta da fonte non fossile.

Il problema è che nessuno fa un bilancio tra l’energia venduta e quella prodotta.

Il GSE – Gestore Servizio Energetico – incentiva la produzione dell’energia rinnovabile mentre, ma nella vendita, ogni fornitore è libero di promettere e vendere quello che vuole, con un evidente vantaggio economico, tanto nessuno controlla.

Il consumatore, che forse non si rende conto di incentivare già l’energia prodotta da fonti rinnovabili – con la voce A3 della bolletta – quando sottoscrive un contratto di “energia verde” la pagherà ancora più cara.

Così oltre ai circa 6 cents/kWh che, per legge, paghiamo ai produttori se ne aggiungono altri 2 per i venditori.

Ma se consumiamo 2.700 kWh all’anno non facciamo già la nostra parte?

E cambiando argomento, che dire poi dei certificati verdi, che vengono negoziati, privatamente, tra i produttori da fossile e di rinnovabile.

Cosa significa: “il fornitore s’impegna all’annullamento a favore dell’utente di appositi certificati previsto dalla normativa vigente, i quali garantiscono che l’energia fornita è stata effettivamente prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili”.

Chi garantisce che i certificati verdi siano effettivamente “annullati a favore dell’utente”?

L’annullamento dei certificati, ammesso ma non concesso che certifichino il vero, permetteranno al produttore – che fa parte dello stesso gruppo societario del fornitore – di produrre la quantità equivalente di energia da fonte fossile, e quindi fare il contrario di quanto il consumatore si aspetta sottoscrivendo un contratto di energia verde.

Mettetene insieme milioni, fatevi quattro conti e vedrete com’è facile fare soldi raccontando balle.

Il regolatore dorme.

Gli omissis delle autorità

Le liberalizzazioni vengono spesso sbandierate da chi non sa neppure di cosa parla oppure da chi pretende di distorcere la realtà.

Dopo ben dodici anni di presunta liberalizzazione del mercato elettrico, è utile leggere questo documento di Arera, disseminato di omissis, messi lì apposta per non innervosire il vecchio monopolista – Enel – che adesso fa più figo chiamare “incumbent”.

Enel che, tra parentesi,ma resta il maggior finanziatore di Arera.

Anche se il processo di liberalizzazione del mercato elettrico è cominciato nel 1999,  solo dal 2007 ognuno, inteso come ognuno, può vendere energia elettrica.

E così, ad oggi, sono 550 le società attive nella vendita di energia elettrica senza che nessuno, inteso come nessuno, possa stilare una lista di buoni/cattivi per la privacy.

Il trasporto e la distribuzione sono monopoli,nazionali e locali, e i contatori, che ci stanno sostituendo a decine di milioni, sono tutti marcati Enel.

Con venti milioni di consumatori, che dovranno passare tra un anno al mercato libero, senza sapere cosa significhi, si indaga ancora sul mancato umbundling e sulla mancata separazione tra produttore, distributore e venditore che guarda caso, nella liberalizzazione all’italiana, fanno sempre capo ad un unica società.

Contro la chiusura dell’istruttoria dell’Antitrust sullo stesso argomento, un documento ineccepibile ma anch’esso pieno di omissis, Enel ha fatto ricorso al TAR.

La sentenza arriverà a tempo scaduto e saremo quindi tutti più liberi di acquistare energia elettrica dall’Enel.

 

Concessioni senza rischi

Il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi si riflette sulla remunerazione degli investimenti, garantita a chi gestisce servizi regolati, per ripagare reti elettriche, elettrodotti, gasdotti, stoccaggi, contatori etc.

Uno spread di 300 punti base potrebbe costare agli utenti italiani circa 460 milioni di euro all’anno in più sulle tariffe di elettricità e gas.

Il parametro tariffario, calcolato in base molteplici fattori di natura finanziaria, fiscale e di rischio paese dovrà essere aggiornato dall’Autorità  entro fine anno e inciderà sulla voce “spese per il trasporto” di luce e gas.

Le reti del gas e dell’energia elettrica, come per le autostrade, pagate da generazioni di utenti, garantiscono un ritorno sull’investimento a due cifre, e senza nessun tipo di rischio, tanto meno il rischio paese il cui premio assicurativo è pagato da ogni bolletta.

Meglio per tutti quindi che lo spread non salga ma sarebbe anche il caso rivedere le concessioni, che nel caso della distribuzione dell’energia elettrica, è monopolio di Enel.

 

Chissa linea un save a fari

Ancora una proroga per il completamento dell’elettrodotto tra Sicilia e continente, una scandalosa telenovela.

Dopo quella del febbraio 2014 e del febbraio 2016, sono stati accordati altri due anni con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico e di quello dell’Ambiente.

La richiesta di Terna dello scorso gennaio: “non essendo in grado di ultimare, nel termine stabilito, i lavori relativi alla suddetta variante in considerazione dei tempi necessari all’espletamento delle procedure di progettazione esecutiva e appalti in fase di ultimazione”.

Già in luglio il progetto aveva incassato una proroga relativa alle “rimanenti opere” del progetto, autorizzate da Mise e Minabiente con decreto separato a luglio 2010, successivo a quello di febbraio 2009, relativo al progetto principale.

Inaugurata in grande pompa da Renzi nel 2016, la linea di trasmissione non sembra ancora in grado di eliminare il cronico differenziale di prezzo tra Sicilia e resto del paese dovuto all’isolamento del sistema siciliano e al costo medio di generazione del suo parco centrali, con rendimenti catastrofici.

Facciamo tanto rumore con la digitalizzazione del paese, ma che per una linea di trasmissione siano necessari più di dieci anni é devastante!

Raddoppiato nel frattempo, il costo che sarà spalmato senza pudore nelle bollette, siciliane e non.

I gattopardi dell’energia

Il grafico mostra i prezzi dell’energia elettrica di domani in tre zone: nord, sud e Sicilia.

La Sicilia consuma 21 TWh all’anno, il 7% del paese.

Da sempre, le nostre bollette pagano il pizzo ai produttori siciliani: domani vale 1,5 €/MWh in più sul PUN (prezzo unico nazionale).

Ci sono voluti più di dieci anni per costruire una linea elettrica che é costantemente in manutenzione e il cavo con la Grecia è interrotto.

Sull’isola del sole si produce poca energia fotovoltaica ma quella pugliese, che non costa nulla, non ci deve arrivare.

Per non lasciarla al buio, bisogna quindi accendere ogni sera, ma ora anche di giorno, centrali termiche degli anni ’60 con rendimenti arcaici.

Terna poi le dichiara essenziali e il gioco é fatto: raddoppio del pizzo!

Il prezzo dell’energia tedesca di domani é la metà di quello siciliano e con l’utilizzo parziale della centrale di Brindisi per problemi d’inquinamento, anche lì c’è qualcuno che ci marcia.

SalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalva

Titoli fuorvianti

Al popolo dei consumatori, che paga 13 miliardi di euro all’anno alle energie rinnovabili, va perlomeno detta la verità, a differenza di quanto capita di leggere sulla stampa.

Nell’articolo in questione si sarebbe dovuto spiegare ai lettori, che potrebbero farsi idee sbagliate, che il 21 maggio 2017 é stato sì raggiunto il picco dell’87% di quota di rinnovabile, ma solamente per un’ora.

In quell’ora di domenica, la domanda di energia è molto scarsa e gli impianti da rinnovabile la riversano in rete per primi, perché il costo marginale di produzione é nullo, però incassano gli incentivi provenienti dalle nostre bollette.

Che la produzione sia stata del 120% significa che, quel giorno, i danesi l’hanno buttata via mentre i tedeschi, in parecchi giorni dell’anno, pagano per versare in rete energia piuttosto che chiudere gli impianti.

Da noi no, perché il prezzo non può “girare in negativo”, se no i produttori non guadagnerebbero e i consumatori non potrebbero pagarli.

Se fosse così anche in Italia, l’87% non sarebbe lontano dal 20% – 30%, che è la quota mensile media da rinnovabile, più bassa in inverno e più alta proprio a maggio.

Basta verificare i rapporti mensili di Terna e fare quattro conti.

Che poi Terna debba ulteriormente investire per bilanciare la rete, sbilanciata dalle stesse rinnovabili, è un’altra brutta notizia perché pagheremo bollette ancora più care.

Scrivere che il picco di un’ora “dimostra come la transizione energetica dai combustibili fossili alle fonti verdi proceda più velocemente delle previsioni e in modo irreversibile” é inutile pubblicità perché ormai le rinnovabili in Italia, senza incentivi, sono arrivate al capolinea.

 

La farsa del Montenegro

La connessione elettrica con il Montenegro é solo uno dei tanti progetti che vanno avanti solo perché non si può tornare indietro.

I numeri che giustificano l’investimento non ci sono, un’analisi costi/benefici condotta da un ente indipendente neppure.

Così, proroga dopo proroga, Terna procede nella costruzione di un elettrodotto considerato “un tassello del progetto europeo di interconnessione”.

Con il Montenegro? E perché proprio con il Montenegro?

Dal tempo dei governi Berlusconi, sponsor dei nostri rapporti con il Montenegro, la geopolitica energetica dei Balcani é mutata eppure, come sempre, insistiamo su progetti nati male, vecchi e basati solamente sul fatto che verranno pagati dalle bollette dei consumatori.

Il progetto si basa su accordi pregressi tra Italia e Serbia e su un prezzo dell’energia da fonti rinnovabili da importare di 155 €/MWh, quattro volte il prezzo attuale dell’energia elettrica in borsa.

Il catastrofico intervento di A2A, che è stata il volano di questa avventura, si conclude in questi giorni con una perdita secca per A2A di 186 milioni di euro e un piano di rientro, a rate annuali, tutto da verificare.

Tutti i consumatori italiani, che hanno finanziato questa avventura con le bollette, e in particolare gli azionisti di A2A ringraziano per lo spettacolo.

La linea di trasmissione però non si può fermare!

Così il si esprimeva il Mise tre anni fa: “l’opera è meno pressante…….Terna rende noto che il progetto potrebbe accumulare notevoli ritardi e …. rilevanti aggravi dal punto di vista economico ancora non previsti negli attuali piani di spesa……. ridurre il costo dell’opera, a carico della parte italiana, che sarà caricato sulla tariffa di rete……il finanziamento di una quota del progetto sarà realizzata con il meccanismo dell’interconnector coinvolgendo i finanziatori privati, cui erano stati assegnati i progetti di interconnessione con il Nord-Africa, ritenuti poi tecnicamente non praticabili.  Agli stessi soggetti viene ora assegnata la capacità sulla frontiera con i Balcani”.

A quanto ammontano i finanziamenti privati? A quali condizioni viene ora assegnata la capacità in attesa del completamento della linea?

Dopo aver manifestato perplessità, anche Terna ringrazia perché un paio di miliardi in più fanno comodo mentre dire che la linea “aumenterà la competitività del mercato” non costa nulla.

La borsa elettrica montenegrina non é mai esistita e fa riferimento a Ungheria e Romania, dove il baseload é di 34 €/MWh, cui andrebbero aggiunti i costi di trasporto verso l’Italia dove il baseload é di 37 €/MWh.

Perché, con questi numeri,le società energivore nazionali dovrebbero finanziare l’opera?

Per collegare la Calabria alla Sicilia ci sono voluti dieci anni e lo stretto di Messina non é l’Adriatico: in Italia i conti economici e le analisi costi/benefici sono inutili,come la Brebemi,la TAV o il TAP!

La liberalizzazione del monopolio

Il decreto Bersani del 1999 intendeva liberalizzare il settore dell’energia elettrica.

Nel 2014, una delibera dell’antitrust dimostrava che l’obbiettivo era ancora lontano,oggi lo é ancora di più e paghiamo l’energia più cara d’Europa.

Prima del decreto Bersani, Enel gestiva l’intera filiera: produzione, trasmissione, distribuzione e vendita.

Le municipalizzate gestivano le reti elettriche di alcune grandi città e i grandi gruppi industriali, che producevano energia per il proprio consumo, ne riversavano altrettanta o di più in rete, energia trionfalmente incentivata dal CIP6.

Enel ha poi venduto un terzo della sua capacità produttiva ma, con gli attuali 32 GW di potenza installata, é in grado di condizionare facilmente il mercato.

Nel 2014, Enel ha distribuito e misurato l’85% dell’energia elettrica consumata in Italia, per otto miliardi di euro prelevati direttamente dalle bollette. L’energia viene misurata da 35 milioni di contatori fabbricati, e gestiti da remoto, dalla stessa Enel.

L’Antitrust scriveva di posizione dominante, dell’esclusiva disponibilità di dati di consumo, di coefficienti di trasformazione dei contatori noti solo a Enel e di una “articolata strategia volta a ostacolare e danneggiare l’operatività e la crescita di società concorrenti e la possibilità di utilizzare la stessa linea elettrica per la trasmissione dei dati di consumo può costituire un rilevante vantaggio per Enel, che va a danno diretto dei consumatori e consolida la posizione del gruppo Enel sui mercati della vendita”.

Enel, che gestisce le reti di distribuzione, i contatori e i dispositivi di interconnessione nella maggior parte dei comuni italiani, ha deciso quest’anno di sostituire, a spese dei consumatori, 44 milioni di contatori che non potranno che consolidare la sua posizione di monopolio.

Posizione che si è rafforzata negli anni, perché i consumi, che il decreto Bersani ipotizzava in costante aumento, sono invece tornati a quelli di dieci anni fa.

Per la trasmissione venne creato il GRTN (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale) cui vennero assegnati la rete di alta tensione e il compito di organizzare il mercato.
Con il risultato che le bollette adesso pagano una struttura faraonica: TERNA (gestore della rete), il GSE (gestore dei Servizi Elettrici), il GME (gestore del Mercato Elettrico), l’AU (Acquirente Unico) e il RSE (ricerca).
E continuano a pagare l’Autorità per l’energia che organizza la scrematura dell’utente.

Per la vendita il decreto dava la possibilità di acquistare energia sul libero mercato, dai grandi consumatori (oltre 20 GWh di consumo) fino alla completa liberalizzazione di tutte le utenze, comprese quelle domestiche.

Chi non sceglieva il mercato libero continuava ad essere servito dalla società di distribuzione locale a un prezzo definito trimestralmente dall’Autorità.

Qual’è la situazione dopo 18 anni?

La capacità di produzione é sovrabbondante e con la bolletta paghiamo anche la sola disponibilità delle centrali, senza che debbano necessariamente produrre.

Come in occasione della recente emergenza del nucleare francese, Terna ha richiamato in servizio centrali a carbone di bassissimo rendimento e quindi costosissime.

Gli errori di valutazione sugli incentivi alle rinnovabili sono stati devastanti.

Dopo lo sviluppo completamente drogato, tra il 2006 e il 2012, senza incentivi ora si é fermato tutto e stanno raccattando gli ultimi polli.

Il prezzo di pannelli fotovoltaici e pale eoliche, tutti di importazione, non era legato al costo di produzione industriale ma agli incentivi che sarebbero stati erogati, per la soddisfazione di banche e finanziarie e non di un’industria che non é mai nata.

La scusa, politica e non tecnica, era di soddisfare le richieste europee sulle norme ambientali, raggiunte sì con anni di anticipo, ma che ci costano 70 €/MWh per la sola componente A3 delle bollette, su un prezzo della materia prima di 43.

Fanno 16 miliardi di euro all’anno, per i prossimi 10.

La trasmissione é in mano a Terna, che presenta trionfali bilanci, solo perché alimentati dalle nostre bollette, mentre Enel può sbilanciare la rete a piacimento mandandoci il conto in bolletta.

In merito a distribuzione e vendita al dettaglio, dal 2007 tutti possono scegliere il mercato libero, dove operano oltre 400 società di vendita delle quali, dopo dieci anni, non esiste ancora un registro ufficiale, per la gioia di truffatori e turisti energetici.

Ci sono circa venti milioni di utenti in maggior tutela, sui quali Enel, con i nuovi contatori , potrebbe mettere facilmente le mani, potendo stabilire da remoto quanto dovranno consumare.

Il mercato tutelato finirà solo nel 2019.

La quasi totalità degli utenti sa a malapena quanto spende ma non sa quanto consuma perché le bollette fatturano sempre consumi stimati in attesa di tragici conguagli.

L’Autorità per l’energia ha fatto di tutto per mantenere il parco utenti ignorante, con bollette incomprensibili.

Riceviamo decine di telefonate al mese con proposte di cambio di fornitore mentre da poco alla televisione vengono pubblicizzate le prime lotterie.

E il prezzo di mercato libero é più alto di quello tutelato, tanto per mantenere in vita un’ Autorità totalmente inutile e piegata agli interessi delle lobbies.

A nessuno interessa il contatore perché i distributori possono decidere da remoto quanto l’utente deve consumare, senza alcuna possibilità di controllo.

Non é interesse dello Stato risolvere il problema perché i consumi stimati, sempre maggiori di quelli reali, significano più accise, tasse e IVA.

Ma meno tasse per le società, che possono spostare in avanti enormi partite finanziarie.

Il perdurare di questa situazione non potrà che agevolare i gruppi societari, Enel per prima, che operano sia come venditori, che come distributori perché potranno accedere ai dati dei clienti allacciati alle loro reti: consumo, profilo orario, mancati pagamenti, richieste di stacco.

Circa il 70% dei passaggi dal mercato tutelato a quello libero avviene nell’ambito dello stesso gruppo societario.