Decàde il Cade

Periodo delicato per l’Autorità per l’energia: dopo aver perso, per ora, al TAR sulle multe comminate retroattivamente ai traders, colpevoli di speculare troppo – ma non c’era  alcuna regola chiara che lo vietasse – il Consiglio di Stato annulla un’altra deliberazione.

Nel 2015, l’Autorità aveva imposto ai traders di fornire garanzie a favore delle imprese di distribuzione – Enel – nel caso di mancato pagamento dei consumatori, a copertura degli oneri generali di sistema, che rappresentano circa un terzo del valore delle bollette.

Dopo due anni, il Consiglio di Stato annulla tutto perché non vi era  alcuna norma che conferisse un tale potere all’Autorità e l’imposizione ai traders di prestare garanzie,prevalentemente all’ENEL, è “foriera d’asimmetria contrattuale”.

Illegittima anche la disposizione che attribuisce ai distributori – prevalentemente Enel – il potere di risolvere il contratto con i traders, nell’ipotesi di mancato versamento degli oneri del sistema.

E’ particolarmente grave che l’Autorità non abbia previsto queste eventualità e inoltre, considerato che Enel distribuisce quasi tutta l’energia italiana e che, per l’AD di Enel, i traders sono dei parassiti, l’assimetria contrattuale é sempre stata palese.

Qualche parassita nel frattempo é fallito ma la mina vagante restano gli oneri di sistema che molto probabilmente verranno tolti dalle bollette, per far credere ai consumatori che la luce costa meno, e messi a carico della fiscalità generale.

Aggio e disagio

Nel 1988, il Comitato Interministeriale Prezzi – governo Goria con Adolfo Battaglia ministro dell’industria – introduceva revisioni alla disciplina della Cassa conguaglio per il settore elettrico (provvedimento n. 3/1988).

Il pt. 3 della delibera prevedeva che le imprese di distribuzione elettrica avrebbero trattenuto lo 0,5% degli importi fatturati in relazione al servizio di trasporto e agli oneri generali di sistema, per “tener conto degli importi inesigibili per morosità”.

Questo accadeva quasi trent’anni fa, in completo regime di monopolio Enel.

La festa é continuata fino al 31/12/2015, come si evince dai bilanci di e-distribuzione (Gruppo Enel) che, su concessione ministeriale, gestisce oggi l’85% della rete di distribuzione nazionale.

Gli importi derivanti dalla succitata delibera hanno permesso alla più grande società nazionale di distribuzione di energia elettrica di ottenere, solo nel 2014 – 2015, ricavi per circa 68 milioni di euro all’anno.

Dal 2008, l’ammontare complessivo dell’aggio è pari a circa 284 milioni di euro.

e-distribuzione richiede ai traders, a mezzo di un contratto di trasporto standard imposto, di essere garantita per il tramite di fideiussioni bancarie/assicurative degli importi fatturati ai trader per un ammontare pari a due volte l’esposizione media mensile, cosa che comportava impegni economici ed oneri finanziari non trascurabili.

La previsione contrattuale delle garanzie bancarie/assicurative ha permesso alle imprese distributrici, e in particolare a e-distribuzione, di vedersi riconosciuta una doppia copertura dal rischio morosità degli utenti: l’aggio appunto e le garanzie che potevano in qualsiasi momento essere escusse.

Infatti, qualora un utente non rispetti i pagamenti del distributore, quest’ultimo può procedere all’escussione delle garanzie stesse e alla successiva risoluzione del contratto del servizio di trasporto, coprendosi così l’esposizione economica.

Dal 01/01/2008 al 31/12/2015, e-distribuzione ha incassato 284 milioni di euro, pagati dalla collettività, per un rischio remoto e ridottissimo. Infatti, dai bilanci di e-distribuzione emerge anche che il principale distributore ha utilizzato il fondo svalutazione crediti, a disposizione per far fronte alla morosità degli utenti del trasporto (trader), nel suddetto periodo per 6 milioni di euro, rispetto all’incasso di 284 milioni.

A fronte di incassi per 284 milioni di euro, sono cioè stati utilizzati solo 6 milioni di euro per coprire reali perdite, mentre 154 milioni sono stati accantonati in un fondo rischi e 124 milioni di euro sono finiti negli utili.

Solo nel 2016, l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico – AEEGSI – prende disposizioni per eliminare l’aggio alle imprese distributrici, contro un incremento del valore delle fidejussioni dei traders.

La vicenda “Gala” non ha nulla a che vedere con quanto sopra esposto perché riguarda il mancato pagamento del servizio di trasporto relativo all’anno 2017, regolato dalle disposizioni previste dall’AEEGSI dal 01/01/2016 (CADE) che prevedono per i trader il rilascio di adeguate garanzie. Se correttamente applicate, tali procedure avrebbero evitato di scaricare una perdita sulla collettività.

Non si ritiene peraltro corretto che e-distribuzione utilizzi il suddetto fondo di 154 milioni di euro per coprire la perdita causata da una sua scarsa diligenza nel valutare la validità delle garanzie di Gala, dopo aver trasformato in utile 124 milioni di aggio.

 

Liberi tutti:paga il consumatore!

In un paese dove:

  • il trasporto dell’energia elettrica é controllato indirettamente dallo stato con Terna.
  • la distribuzione dell’energia elettrica é controllata indirettamente dallo stato con Enel;
  • la misurazione dell’energia elettrica é controllata indirettamente dallo stato con Enel
  • una buona parte della produzione dell’energia elettrica é controllata indirettamente dallo stato con Enel;
  • il parlamento e i governi decidono cosa dobbiamo pagare con le bollette e l’Autorità dell’energia stabilisce come lo faremo;
  • sulle tariffe dell’energia elettrica vengono scaricati gli errori di altri

parlare di liberalizzazione é improprio.

Il sistema infatti non é assolutamente liberalizzato e ingrassa società statali in mano a manager che millantano efficienza e poi, quando il Codacons scopre che tutto è fuori controllo, l’Autorità, non sapendo che pesci prendere, invoca goffamente vaghi principi di “autoregolamentazione” , avendo fallito nell’imporre regole chiare, delega ai singoli operatori di mettere in atto azioni virtuose.

Come può un’autorità regolatoria richiamare nelle sue delibere la prudenza, la diligenza,la perizia e la previdenza che i produttori e i traders di energia elettrica avrebbero dovuto rispettare e che, secondo l’Autorità, non lo hanno fatto?

Così le regole, che non c’erano, vengono deliberate dall’Autorità in tutta fretta a luglio ma con effetti retroattivi al 2015; traders e produttori dovrebbero pagare Terna, solo perché Terna non è stata in grado di gestire gli sbilanciamenti della rete, come invece avrebbe dovuto essendo profumatamente pagata per farlo.

Il giochetto è sempre lo stesso: per bilanciare la rete Terna chiama l’accensione di centrali che così vendono la loro energia a più di dieci volte il valore di mercato; ci sono bilanci da sistemare, ci sono banche che devono rientrare dei crediti e una bella miliardata scivola per intanto nelle bollette di ognuno di noi.

 

 

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