Due pesi e due misure

A chi fa comodo la doppia misurazione?

Poco meno quanto?

Grazie alla crisi energetica tutti ormai hanno imparato che il gas viene trattato nel mondo a MWh – megawattora – eppure quando arriva in Italia le cose si complicano.

Quando viene prelevato dagli stoccaggi, o su una qualsiasi bolletta, i MWh come per incanto spariscono e il gas si paga in standard metri cubi oppure metri cubi standard (smc).

In forza a quale legge un’unità di misura scientifica, che non è mai stata legalizzata, può essere utilizzata in una transazione commerciale, che esige strumenti legali e unità di misura legali?

Nessuna!

Non esiste alcuna legge che possa rendere legale un unità di misura che non lo é come non esiste alcuna legge che abbia il taumaturgico effetto di rendere legale uno strumento che non lo é.

Se in Germania lo standard metro cubo è stato legalizzato, in Italia non solo lo standard metro cubo non é un’unità di misura legale ma neppure i sistemi di misura che lo rilevano sono metrologicamente omologati.

Sono omologati gli strumenti di misura ma non il sistema che li comprende, e il sistema produce standard metri cubi.

La domanda é scontata: perché e a vantaggio di chi questo obbrobrio?

Di solito siamo attenti alla pompa di benzina, al contatore elettrico, alla bilancia del salumiere ma per il gas non verifichiamo nulla e accettiamo una farsa che dura da decenni?

Cosa vuol dire “poco meno” nell’articolo sopra? Quante centinaia di milioni di metri cubi ballano, e a vantaggio di chi?

Pagato il canone Rai?

Perché pagarlo con la luce?

Dal 2015 le bollette della luce addebitano il canone della RAI; nove euro al mese, da gennaio a ottobre.

Dovete verificare che vi sia stato addebitato e conservare tutte le bollette per provare che lo avete pagato.

Al vostro fornitore di energia elettrica,e se lui poi non lo paga all’agenzia cosa succede?

Una volta incassato, il vostro fornitore dovrebbe infattipagarli per vostro conto all’Agenzia delle Entrate, segnalando il numero POD della nostra utenza,la vostra residenza e il codice fiscale.

Ma numerosi lettori segnalano di aver ricevuto una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate, alla quale non risulta il pagamento del canone.

Per evitare sorprese, dovreste verificare che il canone sia stato addebitato.

Se non trovate le bollette potete scaricarle dal sito del fornitore e comunque le bollette vanno conservate per dieci anni.

La brillante idea di scaricare il canone RAI in bolletta venne al governo Renzi  nel dicembre del 2015 e l’Autorità dell’Energia si limitò a disquisizioni teoriche.

Era la caccia agli evasori del canone: grande impatto mediatico, pochi risultati e, come prevedibile, notevoli problemi nella messa a punto della procedura.

A sette anni dall’entrata in vigore del provvedimento, che è il tempo necessario per capire come le cose in Italia non funzionano, arrivano le prime comunicazioni dell’Agenzia, alle quali seguiranno le cartelle esattoriali con la richiesta di pagamento.

Il consumatore dovrà quindi dimostrare di aver pagato il canone ammesso, ovviamente, che il suo fornitore glielo abbia addebitato con la bolletta e poi regolarmente girato all’Agenzia delle Entrate

Siccome sono pochi quelli che verificano le bollette, se non c’è stato addebito, la richiesta dell’Agenzia è corretta.

Ma anche se l’utente ha pagato, il consumatore deve sperare che il fornitore abbia fatto il suo dovere e tra le centinaia di sconosciuti fornitori che operano nel mercato, ci saranno sicuramente i furbi che non l’hanno fatto.

Se poi il consumatore ha cambiato fornitore o magari più fornitori, il controllo sarà ancora più complicato. 

Stesso problema se su quel POD è subentrato un altro utente.

Le ultime proposte di subentro pubblicizzano “il canone RAI ve lo paghiamo noi “, e magari, dopo tre anni, si scopre che non è vero.

#canonerai

 

 

 

La caccia al pollo

Scegliere tra mercato libero e tutelato

Ennesima proroga del mercato tutelato.

A dieci anni dalla nascita del mercato libero, metà degli utenti preferisce ancora essere tutelata perché non ha alcuna idea di quanto consuma, a malapena sa quanto spende, e in caso contrario firmerebbe contratti difficili da capire e quindi estremamente pericolosi.

Di fronte a scelte di questo tipo il consumatore italiano é pigro: non legge i contatori, non verifica le bollette e l’aggettivo “tutelato” lo affascina!

Se l’anno scorso avesse scelto il mercato libero, e un prezzo fisso, avrebbe fatto bingo ma il contratto sarebbe scaduto e adesso sarebbe punto e a capo.

Il mercato tutelato invece é lì, fermo come un semaforo, costa di più? costa di meno? Perché cambiare?

D’altro canto più di mille fornitori di mercato libero, tra luce e gas, sono troppi, non tutti sono corretti, non esiste un albo e il contratto non risponde a nulla se non al codice civile. Se non lo leggete riga a riga sai le sorprese!

Alcuni fornitori sono molto più aggressivi che professionali, specialmente con i consumatori più deboli!

Dopo avervi asfissiato al telefono, verranno di persona chiedendovi di poter esaminare insieme una bolletta:“con noi risparmierà, firmi qua…. non la sto truffando… avrà tempo per pensarci e, se cambierà idea, quando le telefoneranno, potrà dire di no”.

Il pollo firma senza leggere e, quando gli telefonano, si è già dimenticato tutto, dovrebbe dire di no ma si vergogna e risponde con una serie di si alla cieca!

Magari la prima telefonata l’ha ricevuta il nonno e nessuno ne sa nulla.

Comunque tutti i metodi per fregarlo sono buoni.

Chi propone al pollo “uno sconto del 20% sui primi 200 kWh consumati nel mese”.

Il pollo non si chiede neppure quanti kWh consuma né rispetto a quale prezzo si basa lo sconto L’idea dello sconto lo affascina e firma, firma e firma moduli, tanti.

Magari non si rende conto di firmare anche una polizza assicurativa, che non copre nulla e serve solo al cacciatore di polli per rifarsi dello sconto offerto. Ma lui firma!

Solo dopo, il pollo scopre che spende il doppio di prima perché consuma più dei kWh scontati e i kWh eccedenti li paga a un prezzo da capogiro.

Poi ci sono i cacciatori di polli che raccontano la favola dell’energia verde al 100% senza avvisare il pollo che già paga l’energia verde con gli oneri di sistema.

I cacciatori più creativi propongono lo sconto del 100% sulla quota energia del primo mese: basterebbero quattro conti per capire che lo sconto equivale a due caffè e che non giustifica il cambio di fornitore, ma il pollo gode all’idea del 100% di sconto sul nulla e firma.

In TV lo sconto è di 50€: non dicono su cosa, ma i polli saranno milioni.

Preparatevi per tempo oppure credete ai sondaggi di Nomisma Energia, secondo i quali solo sei consumatori su cento dichiarano di non capire nulla!

Auguri!

Oneri di sistema – il sacco

Arera definisce gli oneri di sistema che ci vengono addebitati ad ogni bolletta:

“Con le bollette dell’energia elettrica, oltre ai servizi di vendita (materia prima, commercializzazione e vendita), ai servizi di rete (trasporto, distribuzione, gestione del contatore) e alle imposte, si pagano alcune componenti per la copertura di costi per attività di interesse generale per il sistema elettrico nazionale: si tratta dei cosiddetti oneri generali di sistema, introdotti nel tempo da specifici provvedimenti normativi.
Negli ultimi anni, gli oneri generali di sistema hanno rappresentato una quota crescente e sempre più significativa della spesa totale annua di energia elettrica degli utenti finali.Gli oneri generali sono applicati come maggiorazione della tariffa di distribuzione, (quindi all’interno dei servizi di rete), in maniera differenziata per tipologia di utenza.”

Negli anni, oltre ai costi per le “attività di interesse generale per il sistema elettrico” sono state aggiunte voci di costo che con l’energia non hanno nulla a che vedere come le coperture ai buchi di Alitalia, Ilva, Alcoa, Gala a Green Network, solo per citarne alcune.

Sono oneri para-fiscali che dovrebbero essere scaricati su tutti i cittadini, e non solamente solo sui consumatori. Gli stessi oneri sono poi soggetti a tasse e IVA.

L’andazzo non cambia: governo e parlamento decidono quali “amici” salvare e incaricano Arera di piazzare il tutto nelle bollette.

Il giochetto funziona fino a quando tutti pagano le bollette, ma quando qualcuno non lo fa, i fornitori vanno in tribunale dicendo che non sono loro i responsabili per il mancato pagamento degli oneri da parte dei clienti finali.

Così si arriva ad un’ordinanza della Corte di Cassazione che dà ragione ai fornitori.

Il copione è sempre lo stesso e tutti fanno la loro parte a spese del consumatore che paga senza aver visto, in quindici anni, alcun beneficio.

Su tutti, ha per caso visto il consumatore benefici economici derivanti dalla straincentivata energia rinnovabile?

La conferma arriva nella memoria presentata da Arera alla commissione d’inchiesta della Camera sui diritti del consumatore dove è scritto:

Inoltre, la catena di esazione di tali componenti, che passa attraverso le società di vendita, comporta la presenza di rischi di controparte di complessa gestione, che hanno portato all’esigenza di socializzare importi rilevanti corrispondenti ad insoluti all’interno della medesima catena. Ciò in particolare alla luce delle sentenze della giustizia amministrativa, che hanno limitato la responsabilità delle società di vendita in relazione al versamento degli oneri in caso di insoluti del cliente finale”

Socializzare oneri para-fiscali, derivanti dalla morosità di quelli che non pagano le bollette, sulla platea di quelli che invece la pagano non é equo e non rientra nelle competenze di Arera.

La crisi energetica ha portato alla sospensione degli oneri di sistema che viene procrastinata ad ogni trimestre.

Ma quale lettura dei contatori

Misurano quando vogliono: quasi mai!

Per rendere operativa la prescrizione di soli due anni, ARERA emette un documento di consultazione che a pag.21 “squalifica gli smart meters” il cui funzionamento, per come era stato promesso,è tutt’altro che smart.

I consumatori pagano con la bolletta il servizio di lettura dei contatori, eppure le bollette addebitano consumi stimati che sono sempre maggiori di quelli effettivi. 

Anche quando il consumatore comunica l’auto-lettura, il fornitore attende per mesi la conferma del distributore e, nel frattempo, continua a fatturare consumi stimati.

Il bollettone di conguaglio arriva quando il distributore finalmente legge il contatore, trova sempre qualcosa che non va e ricostruisce unilateralmente lo storico dei consumi elencando letture, presunte o meno, che risalgono magari a otto anni prima.

Con il bollettone arriva anche la proposta di dilazionarne il pagamento, cosa che tutti accettano senza pensare che i contratti impongono al distributore di leggere il contatore a scadenze precise.

Arera ha però inventato il tentativo di lettura che non va mai a buon fine per la gioia di tutta la filiera, meno che di quella dell’utente, il quale scopre che otto anni prima, il 15 agosto avevano tentato di leggergli il contatore!

Se poi il consumatore decide di cambiare fornitore é il delirio: il fornitore subentrante chiede al distributore di leggere il contatore, quello non lo fa e così, per mesi, arrivano bollette sia del vecchio che del nuovo fornitore, che a sua volta fattura consumi stimati.

É tutto questo perché nei contratti non é prevista una lettura di inizio fornitura!

Invece di ridurre il periodo di prescrizione, sarebbe stato molto più utile limitare tassativamente il numero delle bollette di acconto ( una all’anno) imponendo ai distributori di rendere il servizio per il quale sono profumatamente pagati.

Con il provvedimento si procrastina invece una situazione scandalosa, aggravata dal fatto che con i nuovi contatori la lettura dovrebbe essere effettuata in tempo reale, il che ovviamente non é vero, in attesa che i contatori siano tutti attrezzati mentre, con la delibera, si concedono due anni per non farlo.

Ma come mai i fornitori possono attendere anni per fatturare ingenti partite economi che restano in sospensione di accisa e imposte ai danni dello Stato? 

La “soap opera” dei contatori

I contatori? Non si sa cosa sono!

Premesso che:

  • la metrologia legale, che tutela la fede pubblica nelle transazioni commerciali che utilizzano strumenti di misura, compete unicamente al Ministero dello Sviluppo Economico;
  • su scala nazionale, prosegue la sostituzione di decine di milioni di misuratori di energia elettrica e di gas naturale;
  • la sostituzione viene imposta ai consumatori in forza a delibere di Arera ma in assenza di pronunciamenti del MISE;
  • i misuratori, una volta installati, diventano parte integrante di un sistema che permette ai distributori, di energia elettrica e di gas, di “gestirli” illegalmente da remoto;
  • il sistema, inteso come misuratore in campo e struttura della sua gestione da remoto, predisposta presso i centri operativi dei distributori, non è mai stato definito legalmente dal MISE;
  • la gestione da remoto dei misuratori è espressamente vietata dal D.Lgs. 22.2.2007, n.22: non è cioè ammesso modificare da remoto le variabili metrologiche che concorrono alla formazione del dato di consumo;
  • lo stesso D.Lgs stabilisce che l’unico dato legalmente valido della transazione è quello che si forma sul posto e non quello letto da remoto.

Non si comprende perché i consumatori debbano sostenere il costo di sistemi di misurazione illegali.

Per come è stato predisposto, il sistema sembra invece molto più utile ai distributori: i nuovi misuratori, che dovrebbero facilitare i consumatori nella rilevazione dei propri consumi, sono invece piuttosto complicati.

E anche questo è contro la legge.

Con la gestione da remoto,i distributori potranno raccogliere e utilizzare una notevole serie d’informazioni, sfruttandole a proprio favore o delle società di vendita collegate.

Tenuto conto che la quasi totalità dei misuratori di energia elettrica è fabbricata e controllata da Enel, tramite e-distribuzione, e decine di milioni di clienti Enel dovranno passare al mercato libero, è evidente che con tale operazione la posizione già dominante di Enel non potrà che rafforzarsi.

Nessuna risposta soddisfacente del MISE su quanto affermava Davide Crippa, divenuto sottosegretario con delega all’energia nel 2017, per il quale la sostituzione dei contatori era, quattro anni prima, una“soap opera che avrebbe dovuto essere immediatamente fermata”.

 

 

 

TAP e altri tubi

La TAP, una pipeline, o il TAP, un tubo, é un’infrastruttura al servizio dei proprietari del gas che vi transita. I contratti di fornitura sono documenti secretati e solo SNAM sa quanto, del gas in transito, si ferma in Italia. Nell’ipotesi che i proprietari del tubo abbiano diritti sul gas pari alla loro partecipazione azionaria … Continua a leggere “TAP e altri tubi”

La TAP, una pipeline, o il TAP, un tubo, é un’infrastruttura al servizio dei proprietari del gas che vi transita.

I contratti di fornitura sono documenti secretati e solo SNAM sa quanto, del gas in transito, si ferma in Italia.

Nell’ipotesi che i proprietari del tubo abbiano diritti sul gas pari alla loro partecipazione azionaria – BP (20%), SOCAR (20%), SNAM (20%), Fluxys (19%), ENAGAS (16%), AXPO (5%) – e che la capacità totale annua di trasporto del tubo sia di 10/11 miliardi di m3, l’Italia, attraverso la SNAM, potrebbe contare su poco più di un paio di miliardi di m3.

E questo dovrebbe smitizzare le trasferte del precedente governo alla disperata ricerca di gas, anche in Azerbaigian, da dove parte il tubo.

La procedura prevede che SNAM dichiari all’Agenzia delle Dogane il volume di gas nazionalizzato per la determinazione delle accise che verranno fatturate al cliente finale.

Perché in Europa il gas si negozia in €/MWh, un’unità di misura legale, e quando entra in Italia si misura in standard metri cubi (smc)? In base a quale legge?

Perché il gas che entra in Italia viene misurato da sistemi di misurazione che, in forza a un decreto ministeriale, sono stati sottratti alla regole della metrologia legale che prevede, tassativamente, strumenti di misura legali e unità di misura legali?

Cioè,siamo certi di quanto gas entri legalmente in italia prima di andarne ad elemosinarne dell’altro in giro per il mondo?

Tornando al tubo, un articolo del l’espresso faceva un quadro non proprio esaltante del progetto, mentre un rapporto dell’osservatorio dell’energia di Oxford concludeva che, visto il trend  di consumi di gas in Azerbaijan, nel medio termine resterà ben poco gas azero da esportare e si ricorrerà nuovamente a quello russo.

Con una sempre più marcata dipendenza energetica e politica della Turchia dai russi e il tracciato turco del gasdotto, c’è il rischio di ritrovarsi nella medesima situazione nella quale l’Europa si trovava ad ogni inverno, e cioè di dover riscaldare l’Ucraina per ricevere in cambio il gas russo, dopo aver pagato i diritti di passaggio ai russi, per conto della stessa Ucraina.

La senatrice Lezzi, del primo governo Conte, dichiarò che “l’accordo a suo tempo concluso con questa  multinazionale si concretizzò violando alcuni principi. Anzitutto quello  della libera concorrenza, sancito da una direttiva europea”.

Caduto il governo, non sono mai state chiarite le condizioni alle quali era stato concesso l’approdo del gasdotto in Puglia, le deroghe e in quale misura i costi della realizzazione dell’opera siano stati posti a carico delle bollette del gas.

Se questo é un regolatore

Vale solo quello che leggete sul contatore!

Definizione di sinallagma: nel legame, nel nesso di reciprocità che unisce una prestazione all’altra per quanto riguarda alcune categorie di contratti.

Il contratto di fornitura di energia elettrica, o di gas naturale, è un tipico contratto “a misura” cioè il corrispettivo viene addebitato in base al dato di consumo letto sul contatore.

Per ARERA – regolatore del mercato elettrico a valle della creazione del dato di consumo – sembra non sia così come si evince dal caso che la stessa Arera menziona a pag. 370 del secondo volume della sua relazione annuale.

Oltretutto, ARERA interviene su un tema che non è di sua competenza e cioè la metrologia legale, che compete esclusivamente al MISE – Ministero dello Sviluppo Economico.

“Con la delibera 3 dicembre 2019, 498/2019/E/eel, “Decisione del reclamo presentato da Fontel S.p.A. nei confronti di e-distribuzione S.p.A.”, l’Autorità ha rilevato che l’impresa distributrice deve garantire la corretta installazione e manutenzione degli apparecchi di misura e il corretto valore delle misure messe a disposizione degli aventi diritto; pertanto, costituisce inadempimento ai suddetti obblighi l’applicazione di una errata costante di lettura K ai prelievi rilevati dal misuratore”.

Una delle voci di costo delle bollette è proprio la “gestione del contatore”, che i distributori incassano proprio per misurare e quindi, se il contatore non misura correttamente, se è difettoso o se é impostato male, ne devono rispondere i distributori e, se sulla base di misurazioni errate, il fornitore incassa il non dovuto, l’utente non solo non dovrebbe pagare il non dovuto ma neppure il servizioo di misurazione, che fa parte della voce “gestione del contatore”. e il corrispettivo non dovrebbe essere pagato.

Ma per Arera non è così:

“Tuttavia, siffatto errore non inficia, sotto il profilo regolatorio, la correttezza della ricostruzione dei consumi derivante dalla giusta applicazione della costante di lettura; ciò in quanto l’errore non è dipeso dal malfunzionamento del misuratore, bensì da un’errata moltiplicazione delle letture da parte del sistema informatico del gestore.

La “costante di lettura” non fa parte di alcun documento contrattuale mentre la legge è cristallina: il dato fide-facente la transazione è quello indicato sul contatore, quello che viene letto dal consumatore, e non quello che viene moltiplicato per coefficienti ignoti o costanti di lettura.

Coefficienti e costanti ignoti al consumatore alla firma del contratto.

Secondo Arera, “tale errore ha comportato una mera attività di ricalcolo dei consumi realmente prelevati dal misuratore, riflettendo così il carattere sinallagmatico delle obbligazioni contrattuali in atto“.

Affermare che non ci sia nulla da eccepire “sotto il profilo regolatorio” è del tutto gratuito, come è inutile che un consumatore, alle prese con questo problema, debba tentare di “conciliare” alla presenza di Arera.

Una bolletta francese

I francesi pagano molto meno

La bolletta fotografa la situazione oltralpe, che non é molto diversa da quella tedesca.

Basta mezza pagina per dare all’utente tutte le informazioni necessarie.

Verificate le vostre!

Bastano 82,42 € per 343 kVA che per semplificare approssimiamo ai kWh, anche se non è corretto.

Prezzo lordo di 24 eurocent/kVA, la materia prima 13,74 eurocent/kVA.

Per confondere i consumatori con la potenza reattiva – che nelle bollette italiane é indicata ma non si sa mai se si paga o meno – in Francia fatturano il kilovoltampere.

Forse perché in Francia hanno dei contatori seri!

L’utenza in questione ha una potenza contrattuale di 6 kVA, diciamo il doppio dell’utente domestico tipo italiano.

Sono inclusi due mesi di trasporto in abbonamento (fissi)

Le tasse pesano per il 12% e l’IVA per il 10%

Volete sapere quanto pagano in meno i francesi? Fatevi due conti con le vostre bollette, devastante!

La grande abbuffata

Il mercato del gas:una tragedia!

Il mercato a “prezzo marginale” dell’energia elettrica é come un grande magazzino dove prendiamo calze, mutande, camicie, maglioni e, alla fine, ci permettiamo anche un bel cappotto da 1000€. Poi andiamo alla cassa e il cassiere ci fa pagare tutti i prodotti 1000€ ciascuno, anche le mutande!

É andata proprio così: da un anno paghiamo l’energia elettrica come se fosse prodotta tutta con il gas, perché così hanno deciso i “cassieri”, che sono poi quelli che controllano il mercato; e più il prezzo del gas saliva, colpa anche della guerra, più i cassieri guadagnavano.

Il governo dei “ migliori” avrebbe dovuto accorgersi prima di cosa stava succedendo e invece tra “le bollette che sarebbero calate a marzo“ secondo Cingolani e “pace o condizionatori” di Draghi, nessuno ha fatto nulla se non rendersi conto, dopo mesi, del disastro e tentare un recupero con la tassa sugli extra-profitti dei “cassieri”.

Tassa rintuzzata dal “cassiere capo” che ha chiesto 16 miliardi di finanziamento, il 70% garantito dallo stato, forse proprio per pagare parte della tassa sugli extra-profitti, se sarà costretto a pagare.

Per avere un’idea di quanto sia costata la “dimenticanza” del governo dei migliori, che ha lasciato in eredità Cingolani, più vicino ai “cassieri”che ai clienti, facciamo quattro conti partendo dal 2021.

Gli speculatori entrano in azione in estate ma i “migliori” sono in vacanza. A dicembre il PUN è quattro volte e mezza quello di gennaio, mancano ancora due mesi alla guerra e il governo non mette altro che pezze.

Ad agosto, quindi molto prima della guerra, il PUN era a 112 €/MWh, quasi il doppio di gennaio e a settembre i futuri di marzo a sei mesi esplodono.

Noi non sappiamo a che prezzo sia stata venduta l’energia elettrica non prodotta con il gas, ma sappiamo che vale il 46% di tutta quella prodotta in Italia. Sicuramente é stata venduta ad un prezzo inferiore al massimo prezzo pagato dal mercato ed é stata acquistata per prima, perchè cosi funziona.

Nulla dovrebbe essere cambiato dopo la crisi russa. Quindi tutto fa supporre, e non c’è ragione di dire altrimenti, che i produttori del 46 % del totale, per correttezza avrebbero dovuto continuare a offrire a 112, il prezzo di agosto.

Con la crisi ucraina il PUN prende il volo, raggiungendo quest’anno punte di 441 a luglio, 543 ad agosto e 430 settembre, con una media da giugno a settembre di 421, mandando al collasso il sistema industriale.

Oggi possiamo indicarlo prudenzialmente a 350 €/MWh.

Tentando una valutazione su base annua e sapendo che, grosso modo, il consumo annuo in Italia é di 300 miliardi di kWh e stimando un PUN medio annuale di 350€ /MWh €, il 46% di 300 miliardi equivale a 138 miliardi di kWh e cioé 138 milioni di MWh.

138 milioni MWh moltiplicati per 238 € – cioè la differenza tra 350 € e 112€ – fanno 33 miliardi di euro, ed è una valutazione per difetto perché partiamo da agosto ‘21.

Un governo attento avrebbe dovuto accorgersi molto prima che, senza il gas russo, bisognava correggere e che l’emergenza stava arricchendo la banda dei “cassieri“, che hanno sempre avuto la possibilità di “coprirsi” con gli acquisti a termine di gas.

Invece di tentare voli pindarici sul CAP del prezzo del gas, a livello europeo, tentativi che sono destinati a fallire, bastava disaccoppiare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, ma forse i “cassieri” erano contrari.

Con il risultato che non é stato fatto nulla, se non rincorrere la crisi su fronti sbagliati e cioè cercando il gas all’estero e aiutare il popolo dei consumatori a pagare i “cassieri”.

Così il paese, o nazione che dir si voglia, é al collasso, in vista di un inverno molto complicato e sempre in attesa di una preventiva azione correttiva, la stessa che si sarebbe dovuta prendere un anno fa.

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