Incentivazione de noantri

Nessun incentivo alla produzione di energia elettrica se l’impianto fotovoltaico è incompleto e tantomeno se non è collegato alla rete.

Gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, come quelli fotovoltaici, per poter avere accesso agli incentivi alla produzione previsti dalla normativa, devono essere completi in ogni loro componente e idonei a erogare energia, a prescindere dall’effettivo collegamento alla rete elettrica nazionale, rilevando solo la capacità a produrre e immettere in rete l’intera potenza per la quale l’impianto è stato dimensionato e autorizzato dallo Stato

Alla luce delle conclusioni del perito tecnico, il Collegio ha rilevato che l’accertata carenza dei cavi di collegamento, seppure limitata a una parte minoritaria dell’impianto e non essenziale da un punto di vista tecnico, per il potenziale collegamento alla rete e la effettiva entrata in esercizio, provoca una parziale riduzione della capacità produttiva di energia elettrica dell’impianto, che non può generare tutta la potenza prevista e autorizzata, in relazione al dimensionamento della struttura.

Impianto concluso

Per i giudici amministrativi, nella situazione accertata, non è possibile considerare «concluso» l’impianto, ai sensi della normativa di favore per il regime incentivante degli impianti fotovoltaici, che prescrive il completamento di tutti gli elementi previsti dal progetto oggetto di autorizzazione, alla luce dell’istanza di ammissione agli incentivi successiva alla dichiarazione di fine lavori, fondata sulla «promessa» di produzione di un dato quantitativo di energia elettrica, rilevando qualsiasi difformità o necessità di lavori o interventi ulteriori e successivi, a eccezione di quelli finalizzati a produrre una potenza superiore a quella autorizzata.

Obiettivi del meccanismo di incentivazione

A tale conclusione giunge il Consiglio di Stato sottolineando come il meccanismo di incentivazione delle fonti rinnovabili sia motivato non soltanto da finalità ambientali, come la produzione di energia pulita, ma anche dall’aumento dell’autosufficienza energetica nazionale, con la garanzia dell’apporto alla rete di un determinato quantitativo promesso dagli operatori in sede di autorizzazione progettuale e di accesso agli incentivi; gli operatori devono, quindi, assicurare non soltanto la «presenza fisica» dell’impianto di produzione di energia elettrica entro una certa data, ma anche la capacità potenziale di sfruttamento tramite allaccio alla rete.
Conclusione

Appare, quindi, conclude la sentenza, pienamente legittimo e privo, in tali situazioni, di alcun margine di valutazione discrezionale, il provvedimento del Gse di revoca degli incentivi a suo tempo riconosciuti al gestore dell’impianto, data l’accertata carenza di alcuni cavi di collegamento dei quadri elettrici, tale da ridurre la capacità di erogazione e immissione nella rete nazionale da parte della struttura rispetto a quanto autorizzato.

Contatori e privacy

Perché quando ci impongono la sostituzione dei nuovo contatori elettrici, non ci chiedono il consenso per il trattamento dei dati che saranno in grado di raccogliere, registrare e trasmettere?

Quanto valgono quei dati  e di chi sono?

I nuovi contatori violano la privacy dei consumatori? 

Il parere di un gruppo di lavoro europeo sui contatori risale al 2011, molti anni prima che Enel avviasse partisse con la sostituzione, su scala nazionale, dei nuovi contatori di seconda generazione.

L’art. 29 della direttiva europea 95/46/CE:

” i contatori intelligenti offrono molte nuove possibilità di trattamento dei dati e di erogazione dei servizi ai consumatori. A prescindere dal tipo di  trattamento, sia esso simile a quello già esistente o senza precedenti, il responsabile del trattamento deve essere chiaramente individuato e deve conoscere gli obblighi connessi alla legislazione sulla protezione dei dati, anche in fatto di tutela della vita privata fin dalla progettazione, sicurezza e diritti degli interessati; gli interessati devono essere debitamente informati sulle modalità di trattamento dei loro dati e devono essere a conoscenza delle differenze fondamentali che tale trattamento comporta, in modo che quando esprimono il loro consenso questo possa essere ritenuto valido”.

I contatori del 2011 erano diversi da quelli che ci stanno sostituendo adesso e che, non potendo per legge essere gestiti da remoto, non solo opereranno illegalmente ma permetteranno, a chi lo farà, di profilare gli utenti, consentendo alle società fornitrici collegate, evidenti vantaggi commerciali.

Alla sostituzione del contatore, l’utente non viene avvertito che i suoi dati verranno trasmessi a sistemi remoti e saranno gestiti da terzi; non viene avvisato sulla modalità di trattamento, né di tutela degli stessi.

Potrebbe aver accettato clausole liberatorie con il proprio fornitore, ma chi installa il contatore è il distributore, un terzo.

Manca, in sostanza, la certificazione del processo dei dati di consumo, da quando vengono rilevati dal contatore a quando vengono addebitati con la bolletta, con la possibilità che i dati diventino di dominio pubblico e che siano venduti sul mercato al miglior offerente.

Non viene comunicato all’utente il nominativo del responsabile del loro trattamento e non gli viene fatto firmare alcun consenso.

La sostituzione dei contatori va rifiutata anche per questa ragione, oltre che per quella ben più grave della loro gestione illegale.

Il tutto con salvezza del diritto di rivolgersi al Garante alla Privacy, nei casi in cui l’operazione di sostituzione sia già avvenuta, in flagrante violazione dei suddetti diritti e con ogni consequenzialità.

Il tema è molto attuale anche all’estero.

Contatori o radio?

A un lettore di Catania, e-distribuzione cerca di imporre la sostituzione del contatore di energia elettrica minacciando, come già accaduto a Sestri Levante, l’intervento dei carabinieri. Altro caso in Irpinia. C’è un accordo tra Enel e Carabinieri per queste operazioni ?

L’addetto alla sostituzione viene diffidato dall’effettuare qualsiasi operazione in un domicilio privato e, successivamente, e-distribuzione trasmette all’utente questa dichiarazione di conformità che però si riferisce a generiche apparecchiature terminali di telecomunicazione.

L’unica conformità metrologica, a garanzia della legalità della misurazione, e quindi della transazione, deve necessariamente riferirsi al decreto legislativo 22/2007, che recepisce la direttiva europea MID sugli strumenti di misura.

La marcatura CE, seguita dalla M e dall’anno di costruzione, sono la prova che quello è uno strumento di misura omologato.

Nella sostanza una conformità alla CE 0051 è del tutto inutile!

E non si comprende quindi la ragione per la quale l’utente debba farsi sostituire il vecchio contatore con una radio!

Il ministero non ha mai chiarito se il sistema di misurazione di energia elettrica sia legale o meno se cioè un contatore possa essere gestito da remoto.

Numerose interrogazioni e audizioni parlamentari non hanno portato a nulla.

Per Arera, alla quale non compete la metrologia legale, il contatore è una radio!

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Al freddo o al buio?

Ripartono i riscaldamenti, adesso le caldaie vanno a gas, perché il gasolio inquinava e, colpo di scena, il prossimo inverno potremmo restare proprio senza gas che serve non solo per scaldarci, ma anche per produrre un terzo dell’energia elettrica nazionale.

Se invece ci sarà gas, per scaldarci, cucinare e fare la doccia, pagheremo il triplo rispetto all’anno scorso.

In queste ultime settimane i prezzi dell’energia sono letteralmente impazziti: prima della pandemia il gas costava 15€/MWh, adesso ne costa 100, e siamo solo in ottobre.

Il prezzo dell’energia elettrica é trainato da quello del gas e colpisce le industrie che si stavano appena riprendendo dalla pandemia.

E la volatilità è destinata a perdurare.

Un aumento reale del PIL del 6%, in questa situazione altamente inflattiva, non è credibile.

Soluzioni a breve non ce ne sono, se non pagare e aspettare che la tempesta passi, se passerà.

Scomposte le reazioni: abbiamo dato subito la colpa ai russi, che ogni inverno ci scaldano e che abbiamo tenuto sotto embargo per anni.

Uno degli ultimi messaggi di Angela Merkel, che nel frattempo ha raddoppiato il gasdotto Nord Stream, che porta gas russo direttamente in Germania, è chiaro: forse l’Europa compra poco gas russo.

Ursula Von Der Leyen era invece di parere contrario: basta gas, solo rinnovabili!

E così tutti a blaterare di transizione energetica contro le fossili, che rappresentano il 60% della nostra produzione, senza prima dire ai russi: “stiamo pensando di diminuire le fonti fossili, ma avremo ancora bisogno del vostro gas, mettiamoci d’accordo sul prezzo, torniamo ai contratti take-or-pay”, che invece abbiamo fatto scadere, fidandoci del gas naturale liquefatto americano, che doveva arrivare in Europa, ma chissà a quale prezzo, e che che adesso finisce tutto in Cina.

Il cambiamento climatico invia segnali inequivocabili e gli eventi atmosferici estremi s’intensificano con conseguenze difficili da prevedere, come ad esempio il calo del vento in Germania con i parchi eolici che vanno in sofferenza.

Da tempo ci si chiede quale sia l’affidabilità delle rinnovabili, sulle quali avremmo deciso di puntare.

E l’affidabilità delle altre infrastrutture?

I gasdotti sono obsoleti, gli stoccaggi sono talmente strategici che non si sa mai quanto gas c’è, o ci sarà, le vecchie centrali nucleari francesi garantiscono il 15% dei nostri consumi e, alla fine, saranno finanziate dall’Europa perché, e su questo i francesi hanno ragione, l’energia delle nucleari é Carbon free.

E gli incidenti? Ci stanno anche quelli, come 2003, quando restammo al buio per un albero caduto in Svizzera.

Tutto é interconnesso, ci vuole poco per far saltare il sistema e dovremmo prepararci ad affrontare qualsiasi scenario, senza confidare nel solito “stellone” nazionale.

C’è bisogno di un serio piano di resilienza energetica, che faccia tesoro degli errori del passato.

Partendo proprio dagli stoccaggi visto che statisticamente, e fortunatamente, il grande freddo da noi dura al massimo una settimana e i consumatori già pagano in tariffa il gas delle emergenze. Quando serve, ci deve essere gas per resistere una settimana, fatecelo pagare quanto volete ma la gente non può ammalarsi di nuovo perché fa freddo.

Ogni inverno, invece, c’è ne sempre una, e appena arriva il freddo andiamo in confusione.

Nel Febbraio 2012 fa molto freddo e l’AD di ENI informa che si consumano 440 milioni di m3 al giorno. (ndr. un volume da ricordare per i prossimi mesi). Viene fuori che c’è gas solo per tre giorni. Preso dal panico il governo Monti accende le centrali a olio combustibile, che restano pronte a produrre fino a luglio, mentre Mucchetti, ancora al Corriere prima di finire al Senato, scrive di metaniere che vagano nel Mediterraneo.

Nel Gennaio 2015 arriva poco gas dalla Russia e si pompa troppo dagli stoccaggi . Il ministero dichiara l’allarme che “prevede che siano gli operatori a mettere in campo tutte le azioni di mercato più opportune per consentire il ritorno alla normalità”. Detto fatto: il giorno dopo, con un tempismo perfetto, una metaniera scarica GNL a Livorno.

Nel 2015 i russi sospendono le forniture all’Ukraina perché non paga il gas. Attraverso l’Ukraina passa il gas per l’Europa e, se l’Europa non scalda l’Ukraina pagandole il gas, il gas non arriva. Per questa ragione i tedeschi si riforniranno direttamente dalla Russia con il Nord Stream.

In Marzo 2017 l’incidente di Baumgarten in Austria blocca il gasdotto del nord e nel dicembre dello stesso anno il prezzo del gas raddoppia a 35 €/MWh (ndr. un prezzo da ricordare per i prossimi mesi) perché il gasdotto va in manutenzione e la portata dimezzerà per due anni.

Nel 2018 una nuova crisi con l’Ukraina, che si risolve di nuovo con i soldi dell’Europa.

Comunque tutti i contratti di fornitura di gas sono secretati e dove finisca il gas che arriva con il TAP non lo sa nessuno. Solamente l’Agenzia delle Dogane dovrebbe avere numeri attendibili.

Con queste incertezze bisogna muoversi adesso, con una cabina di regia ad hoc, che preveda tutti gli scenari possibili e i criteri per affrontarli senza ritrovarsi a dover agire, come sempre, nel panico.

Bisognerebbe poi pensare nel lungo periodo perché se i prezzi energetici resteranno a questi livelli dovremo davvero scegliere se scaldarci, leggere un libro o navigare in internet.

E’ un cambio epocale e le scelte condizioneranno il nostro futuro.

Il monopolio con i contatori

 

Stanno sostituendo i primi contatori di energia elettrica con quelli di seconda generazione“.

Un’operazione industriale che metterà  Enel in condizione di controllare il mercato retail, una volta diventato “libero”.

Ci sono voluti  solamente nove anni per cambiare il nome – da Enel Distribuzione a e-distribuzione – ma nella sostanza non è cambiato nulla: e-distribuzione misura e distribuisce quasi tutta l’energia elettrica nazionale.

Enel lanció la prima operazione contatori intelligenti” venti anni fa: l’idea era che tutti i consumatori avrebbero potuto verificare e pagare solo quello che consumavano.

Spariva il “letturista” e chi non pagava la bolletta sarebbe rimasto senza luce.

Obbiettivi condivisibili ma i contatori erano legali ? Funzionavano correttamente ? Chi controllava ? La stessa Enel?  

All’Enel regnava kaiser Franz Tatò, voluto da Romano Prodi, il vero promotore delle false liberalizzazioni, come quella di Enel.

Il decreto Bersani del 1999 prevedeva la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica: a Terna sarebbero andate linee di trasmissione e ad Enel, in cambio della vendita di parte delle sue centrali, la concessione trentennale della distribuzione in tutto il paese, ad esclusione delle grandi città, dove c’erano le società municipalizzate.

Dopo vent’anni, la relazione annuale di Arera fotografa la situazione.

La liberalizzazione non potrà realizzarsi prima del 2030 perché, se Enel ha il monopolio della distribuzione, misura tutta l’energia elettrica nazionale, la produce e pure la vende, non può perdere la posizione, visti anche i dividendi che gira al suo azionista, il Ministero dell’Economia e della Finanza.

Solo gli addetti ai lavori conoscono le condizioni della concessione, che porta nelle casse della capogruppo la bellezza di otto miliardi di euro all’anno.

Nel 2001, Enel era talmente potente che decise di non omologare i contatori, anche se la legge lo imponeva.

Il motto era: se vuoi la luce, cambia il contatore!

Non essendo uno strumento di misura omologato, non poteva essere neppure chiamato contatore e così Enel optó per “elettrodomestico“, marcandolo con un simbolo CE fasullo.

All’installazione, l’utente riceveva il manuale del nuovo “elettrodomestico”.

istruzioni

Il nuovo elettrodomestico sarebbe rimasto un prototipo per anni: trasmettere i dati di consumo sugli stessi cavi elettrici di potenza era un’impresa!

Ma per lo sviluppo dell’elettrodomestico c’erano trenta milioni di consumatori italiani, pronti a pagare l’energia elettrica, misurata tutta dalla stessa società che ancora la produceva. 

I contatori erano prodotti in Cina, e nessun ente terzo li avrebbe mai verificati, e, ancora oggi, nessun ente terzo li può provare in contraddittorio perché, non essendo omologati, mancano le procedure legali di prova.

Ma siccome “tutto era gratis e avremmo finalmente pagato solo quello che consumavamo, magari utilizzando la lavatrice di notte perché costava meno” nessuno ebbe il coraggio di fiatare.

Verificando le bollette si scoprì, dopo, che non era così: pagavamo, e ancora oggi paghiamo il contatore e continuammo a pagare i consumi stimati, perché la maggior parte dei dati si perdevano durante la trasmissione, a conferma che qualcosa non funzionava., e non avrebbe mai funzionato.

Il progetto veniva sviluppato in itinere e il numero delle versioni è ignoto, proprio perché lo strumento non era omologato e quindi illegale.

Mentre Enel installava decine di milioni di contatori illegali, il Parlamento Europeo discuteva una direttiva che avrebbe stabilito i criteri di fabbricazione, omologazione e commercializzazione in Europa, proprio del contatore di energia elettrica.

La direttiva, nota come MID, venne emanata nel 2004, entró in vigore nel 2006, quando ormai Enel aveva ultimato l’installazione degli ultimi “elettrodomestici” ma venne recepita dall’Italia solo nel marzo del 2007.

Siccome gli “elettrodomestici” illegali erano ormai più di venti milioni, bisognava sistemare le cose, oltre a farseli pagare!

Venne in soccorso l’Autorità per l’energia – oggi Arera – con la delibera 292/06, secondo la quale, al dicembre 2006,  “i misuratori attualmente installati presso i punti di prelievo …sono di tipo elettromeccanico e i misuratori orari installati alla data del presente provvedimento presso alcuni punti di prelievo debbano essere preservati”.

Un falso clamoroso: gli “alcuni punti di prelievo” erano venti milioni, erano tutti contatori elettronici e non elettromeccanici, appunto gli” elettrodomestici”.

Con la voce “oneri di recupero continuità” la delibera scaricava il costo dei contatori in bolletta, con tanti saluti al “non vi costerà niente, é tutto gratuito”.

Ma c’era un altro intoppo, ben più grave: il Testo Unico delle leggi metriche, che imponeva, e ancora oggi impone, strumenti di misura legali.

Il contatore di Enel era un progetto nuovo e l’omologazione in itinere non sarebbe mai stata ottenuta.

L’Autorità per l’energia non poteva più farci nulla, perché la metrologia legale non rientra nelle sue competenze, e allora ci pensó di nuovo Prodi, con uno dei suoi magici provvedimenti “ad aziendam”.

Nel marzo 2007, quando la direttiva MID viene finalmente recepita anche in Italia, un articolo del decreto di recepimento rende legale quello che legale non é, e non potrà mai essere: più di venti milioni di contatori illegali potranno continuare a funzionare “fino a quando verranno rimossi”.

Un capolavoro!

Il decreto di recepimento, di dubbia costituzionalità, sarebbe stato anche impugnabile per eccesso di delega: una direttiva europea non va recepita per lavare i panni sporchi in casa.

Appena il decreto viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, l’Antitrust, con un tempismo unico, denuncia la posizione dominante di Enel, ma ormai è tardi.

Solo su intervento dell’Ufficio Metrico di Milano, sono centinaia i contatori illegali sequestrati.

Adesso i vecchi “elettrodomestici” saranno sostituiti da quelli di seconda generazione e spariranno le prove di misurazioni illegali, effettuate da “elettrodomestici” illegali, installati non si sa quando ma che ora, secondo Enel, avrebbero concluso il loro ciclo di vita.

Eppure, per decreto, i contatori illegali potrebbero operare all’infinito visto che possono restare lì dove sono e cioè “fino a quando non verranno rimossi”. 

E chi decide che debbano essere rimossi ? In base a quale criterio?

La metrologia legale compete al MISE che, a governi alterni, manifesta i suoi dubbi.

L’Autorità per l’energia, invocata dai distributori in occasione delle attuali sostituzione con il nuovo Open Meter, non ha alcuna competenza sul sistema di tele-gestione del contatore, un sistema illegale, perché un contatore omologato MID non può essere gestito da remoto.

Durante i due governi Conte, la questione era stata sollevata in Parlamento senza risultati e anche l’Antitrust aveva avviato delle procedure.

La storia quindi si ripete e il risultato non cambia: prima era il contatore ad essere illegale e adesso, che il contatore è legale, lo si gestisce illegalmente da remoto!

La socializzazione silenziosa

La Delibera di Arera n° 396/2021 recepisce le misure del Governo per calmierare il costo delle bollette – mercato tutelato – del quarto trimestre: 4 miliardi, dopo 1,2 miliardi del trimestre precedente.

La delibera lancia tra le righe un messaggio inquietante: “Cassa e GSE prevedono che la liquidità complessiva dei conti di gestione si esaurisca verso la metà dell’anno 2022, diventando negativa nella seconda metà del medesimo anno”

La sospensione del pagamento degli oneri di sistema, solo per alcune categorie di consumatori, creerà il prossimo anno un buco di 7,5 miliardi di euro e tanti produttori di energia rinnovabile non riceveranno un euro.

Per ragioni politiche, o perché speriamo sempre che le cose migliorino, affrontiamo le emergenze mettendo le solite pezze ma, se qualcuno non l’avesse ancora capito, l’emergenza energetica attuale é fuori controllo.

Sarebbe stata un’ottima occasione per affrontare il cancro degli oneri di sistema che pesano sulle bollette per 15 miliardi di euro all’anno.

Imbarazzante l’ottimismo del Governo nel prevedere un rialzo del PIL del 6% e far pagare alle industrie, con una potenza installata maggiore di 16,5 kW, bollette talmente salate da costringerle a ridurre la produzione.

In presenza di una volatilità dei mercati energetici sempre più marcata, e di un tasso d’inflazione esplosivo, gli interventi trimestrali spostano solo la resa dei conti che arriverà prima di Natale, quando verranno annunciati i prossimi aumenti.

Occhio al contatore!

Attenzione al contatore, anche quando comprate un immobile, potreste avere brutte sorprese.

Come al lettore del blog che, dieci anni fa, acquista un immobile e l’anno scorso gli sostituiscono il contatore di energia elettrica.

Dalle verifiche il contatore risultava manomesso e il consumo reale era maggiore di quello misurato: il contatore rubava, ma era stato manomesso prima dell’acquisto e lui non ne sapeva nulla.

Manomettere un contatore elettronico di energia elettrica non è un’operazione semplice e solo chi conosce bene i contatori, può effettuarla.

Per dimenticanza dell’ente omologatore dei contatori, ma anche del ministero competente, manca un sigillo legale fisico su una una vite attraverso la quale è possibile entrare nel contatore, modificandone il circuito di misurazione.

Una chiave elettronica che segnali in centrale una manomissione non è evidentemente sufficiente!

Se l’operazione fraudolenta viene effettuata all’installazione del contatore, il consumo dei successivi 15 anni potrà quindi ridursi sensibilmente, senza che il distributore se ne accorga.

Ma se il distributore se ne accorge, come poi é accaduto, sarà l’ultimo a restare con il cerino in mano e a risponderne.

Prima pagherà la maggiore quantità energia elettrica consumata negli ultimi cinque anni e poi dovrà difendersi in sede penale dalla denuncia per furto di energia.

Meglio verificare, all’acquisto dell’immobile, tutti gli strumenti di misura installati.

Il portale del SII

Il portale del Sistema Informativo Integrato (SII) sarebbe anche a disposizione dei consumatori più curiosi, dotati di tempo e pazienza.

Forse è lo stesso portale di e-distribuzione che, secondo Arera, gestisce l’85% dei contatori nazionali?

È così che si rendono “terzi” i monopoli?

Arera spiega a cosa dovrebbe servire il portale,quando sarete riusciti ad entrare.

Del suo portale, invece, e-distribuzione scrive “il Cliente riconosce che l’uso dei Servizi avviene a proprio esclusivo rischio“.

Quindi a cosa serve un portale dove i dati non sono attendibili?

Ma gli stessi dati, se passano sotto l’ombrello SII, lo diventano?

Chi paga per questi “doppi servizi” del tutto inutili?

Scrive Arera: “il distributore, responsabile della lettura (più propriamente della “raccolta della misura”)”

La novità è che il distributore non misura più ma “raccoglie” i dati, dei quali non è responsabile, il che dimostra che della misurazione non importa nulla a nessuno, tranne che al consumatore che la paga con la bolletta, che sia corretta o meno.

Eppure la legge è chiara: il distributore è responsabile della corretta misurazione ma Arera non lo dice perché non si occupa di metrologia legale anzi, per statuto, non deve neppure sapere cos’è.

La validazione del dato di consumo da parte del distributore è infatti un altro buco nero del sistema: tutti aspettano la validazione, da chi misura, ma non è facile ottenerla.

Meglio i consumi stimati: sono senz’altro maggiori di quelli reali!

Ancora Arera:“I dati di misura trasmessi al SII sono quelli rilevati con le letture periodiche del contatore” quindi sono quelli prodotti dai contatori o sono quelli che il distributore ogni tanto raccoglie mandando in giro i letturisti?

Il SII é costituito presso l’Acquirente Unico, all’indirizzo è detto:

“Acquirente Unico, gestore del Sistema Informativo Integrato, è stato individuato dalla Legge Bilancio 2018 (art 1, comma 8, legge n. 205 del 27 dicembre 2017) come il soggetto deputato a mettere a disposizione dei clienti finali i loro dati di consumo di energia elettrica e di gas, secondo le modalità stabilite dall’ARERA e nel rispetto delle indicazioni del Garante in materia di protezione dei dati.

Acquirente Unico è la società pubblica, interamente partecipata dal Gestore dei Servizi Energetici S.p.A. – ovvero dal G.S.E. – interamente posseduto dal Ministero dell’economia e delle finanze – costituita dal decreto legislativo 16 marzo 1999 n. 79 allo scopo di garantire la fornitura di energia elettrica ai consumatori domestici e alle piccole imprese che non sono ancora passati al mercato libero.

Era il 1999 e, ancora oggi, decine di milioni di consumatori sono ancora serviti dal mercato tutelato

In quanto soggetto terzo, pubblico ed indipendente, negli anni sono state attribuite ad Acquirente Unico crescenti responsabilità e diverse attività quali lo Sportello per il Consumatore Energia e Ambiente, il Portale Offerte, l’Organismo centrale di stoccaggio dei prodotti petroliferi (OCSIT), Cassa Conguaglio GPL, oltre all’originaria funzione di approvvigionamento di energia elettrica per il Mercato Tutelato, per accompagnare lo sviluppo dei mercati energetici”.

Vi invito ad una prova pratica del funzionamento del portale: è un esperienza onirica!

L’accompagnamento dura da 22 anni e il numero di “badanti” cresce ma, alla fine, la nostra ultima “badante” sarà proprio il vecchio monopolista, che oggi fa più figo chiamare “incumbent”.

E’ probabile che il SII servirà solo per profilare la nostra “vita” energetica, in spregio a qualsiasi garanzia sulla privacy, e aiuterà i venditori, specialmente gli amici e i parenti dei distributori, e in particolare modo la famiglia dell’incumbent, a fornirvi l’energia elettrica al miglior prezzo, per loro.

Il portale di e-distribuzione

Le condizioni generali del servizio distribuzione di energia elettrica sono pubblicate sul sito di e-distribuzione che, secondo fonti ARERA, gestisce l’85% dei contatori operanti in Italia.

L’art. 9 recita:

9. Limitazione di responsabilità di E-distribuzione 

Il Cliente riconosce che l’uso dei Servizi avviene a proprio esclusivo rischio.

I Servizi vengono forniti così “come sono” e “come disponibili”

sul Portale di E-Distribuzione. 

Se il portale è di proprietà di e-distribuzione, e se e-distribuzione lo gestisce a spese dei clienti, perchè e-distribuzione non dovrebbe essere responsabile dei dati reperibili?

Il monopolio della liberalizzazione

La tabella allegata alla relazione annuale di Arera mette in evidenza la posizione dominante di Enel nell’attività di distribuzione e misurazione dell’energia elettrica. Se si considera poi che anche altri distributori utilizzano contatori Enel, la posizione dominante diviene un monopolio.

Come in tutte le attività commerciali, chi trasporta in monopolio – Terna – e chi distribuisce e misura in monopolio – Enel – controlla il mercato e, se lo fa in forza di concessioni – quella di Enel terminerà nel 2030 – non esiste alcuna liberalizzazione e il decreto Bersani del 1999 resta una clamorosa bufala.

Il fatto che Enel, oltre a distribuirla e misurarla, la produca e la venda ovviamente è un’aggravante.

Appena ottenuta la concessione, fin dai primi anni 2000, Enel ha potuto progettare, produrre e installare decine di milioni di contatori di energia elettrica, mai omologati e quindi illegali, che continuano a determinare il valore delle nostre bollette.

Nel 2018, Enel ha poi deciso di sostituirli con contatori di nuovo tipo, di seconda generazione; questa volta li ha omologati, ma li controllerà da remoto, violando la normativa europea di omologazione e la privacy dei consumatori..

L’operazione contatori, del valore di svariati miliardi di euro, é garantita dalle bollette e rafforzerà il monopolio di Enel che, stando a quanto si legge in questi giorni, con la controllata Gridspertise potrà gestire a piacimento la rete elettrica nazionale come, peraltro, non ha mai smesso di fare.

Solo Enel sa quali informazioni i nuovi contatori sono e saranno in grado di reperire, sono informazioni sensibili capaci di profilare il consumatore, ma per il garante tutto è regolare.

Un’altra tabella della relazione fotografa l’attività di vendita:

Contatore spento? Non si paga!

I nuovi contatori del gas sono alimentati da batterie che dovrebbero durare anni ma che, nel 30% dei casi, tendono a scaricarsi dopo pochi mesi.

Se la batteria è scarica si spegne il display e non viene trasmesso neppure il dato di consumo.

Così ci addebitano consumi stimati, come hanno fatto sempre e poi ci mandano il letturista, come hanno fatto sempre, e tutto torna come prima.

Il contatore “spaziale“, che invece ci obbligano ad installare, lo pagheremo, negli anni, cinque volte di quanto costa a loro. La legge dice che il contatore deve essere letto senza nessuna operazione: provate a vedere se è vero.

Con il display spento – vale lo stesso anche per gli elettrici – non leggete alcun numero e non sapete quanto consumate; vi racconteranno che loro continuano a leggere il contatore da remoto, anche se non è vero, ma quel dato, e lo sanno benissimo, non ha alcun valore legale.

Il display spento rappresenta così una delle rare occasioni per far valere i diritti dei consumatori.

La legge è chiara:

  • il dato valido è quello che leggiamo sul contatore e non quello che viene letto da remoto, e viene poi trasferito sulle bollette;
  • il contatore deve essere letto facilmente, senza alcun ausilio.

Quindi, appena ve ne accorgete, sospendete pure il pagamento delle bollette e avvisate il fornitore che, a sua volta dovrà informare il distributore, ma entro due giorni.

Il distributore, che è proprietario del contatore, deve intervenire entro quindici giorni e, se la tempistica non viene rispettata, avrete diritto a un indennizzo automatico di 35 €.

Ma il distributore deve intervenire entro due mesi perché, per ogni mese che non legge, deve pagare 30€ di penale e due mancate letture equivalgono al costo del contatore, per lui.

Quando il distributore interviene per sostituirlo, fate una foto del contatore e inviatela al vostro fornitore, con raccomandata o con PEC, chiedendo come verranno calcolati i consumi.

Nel verbale di sostituzione, anche se non è previsto,  pretendete di dichiarare, in calce, che “non è possibile rilevare il dato di consumo”.

Verificate la coerenza dei consumi addebitati alla prima bolletta

Con il display spento, sospendete il pagamento delle bollette che indicano letture “rilevate” e denunciate il tutto alla Guardia di Finanza.

A questo consumatore romano, ma si tratta di energia elettrica, il distributore lascia solo il diritto di pagare.

ACEA

La resa dei conti

L’annunciato aumento – decine di punti percentuali – del costo delle bollette, era facilmente prevedibile.

Aumentando per anni la voce “oneri di sistema” della bolletta, che con l’energia c’entrano poco, al primo e consistente aumento della voce “materia prima energia” arriva il botto.

Il governo aveva tentato di calmierare l’aumento dello scorso trimestre sperando che la bufera passasse e invece eccoci nella tempesta perfetta, e in piena emergenza per le industrie, che erano appena uscite dagli effetti della pandemia, e per i consumatori alle prese con bollette che non riusciranno a pagare e un inverno che potrebbe essere povero di gas.

Forse tutti si chiederanno, finalmente, quanto consumano e non solamente quanto pagano,ma sarà troppo tardi!

Il consumatore domestico si ricorderà, forse, che ci sono due contatori, quello dell’energia elettrica e quello del gas che, da qualche parte, in casa o fuori, conteggiano kWh e m3 per migliaia di euro all’anno.

Una volta individuati, il consumatore si chiederà, forse, come risparmiare sul consumo, visto che i prezzi non dipendono da lui.

E siccome la bolletta è il prodotto di una quantità per un prezzo, potrà raffrontare, sulla bolletta, i prezzi unitari del kWh e del m3 di gas pre-pandemia con gli attuali.

Scoprirà cosi che il prezzo del gas all’ingrosso è aumentato di quattro volte, passando da 15 €/MWh a 60, l’energia elettrica da 50€/MWh sta puntando ai 200. Con la novità della CO2, che da 15€/Ton è passata a 60; la paghiamo con la bolletta perché i produttori di energia elettrica che utilizzano fonti fossili ce la ribaltano in tariffa.

La materia prima della bolletta, sia essa gas o energia elettrica, pesava per un terzo del suo valore totale e ha un effetto moltiplicatore sugli oneri di sistema, sulle accise e sull’IVA.

Quindi il consumatore pagherà allo stato una tassa non indifferente.

I consumatori più curiosi potranno anche chiedersi se i contatori funzionino correttamente o se magari qualcuno ci marcia anche con quelli.

Solo i più curiosi capiranno che i contatori di energia elettrica vengono gestiti illegalmente da remoto perché da remoto, è possibile modificarne i valori di consumo e di potenza a disposizione dei clienti.

Potranno inoltre verificare che circa un terzo dei nuovi contatori del gas non funziona correttamente come era stato invece promesso, quando il loro costo era stato scaricato nelle bollette.

Perché non leggono i contatori

Le bollette del gas addebitano consumi stimati perché, nonostante il consumatore paghi il servizio di misurazione, i distributori non mandano più nessuno a leggere i contatori, il dato teletrasmesso si perde o le batterie si scaricano molto prima di quanto dovrebbero.

Se facciamo l’auto-lettura, come ha la faccia tosta di chiederci, e comunichiamo i dati al nostro fornitore, il distributore la deve “validare“.

Ci può mettere mesi per farlo e, nel frattempo, il fornitore continua a fatturare acconti stimati, che sono sempre maggiori di quelli reali.

Quando invece gli acconti sono inferiori al consumato, dopo mesi o magari anni, arriva il bollettone di conguaglio.

Ci dicono di aver tentato di leggere il contatore ma non c’era nessuno in casa. Elencano i tentativi di lettura, molti dei quali sarebbero stati fatti in date improbabili, che comunque non riusciamo più a verificare né a ricostruire e contestare.

Quando invece cambiamo il fornitore é il delirio: il nuovo fornitore chiede al distributore di andare a leggere il contatore, attività che svolge con grande calma e così passano mesi prima che arrivino le bollette, sia del vecchio che del nuovo fornitore.

Quelle del fornitore subentrante sono tutti acconti, basati sul nulla.

I contratti impongono al distributore di leggere il contatore a precise scadenze, ma l’Autorità prevede anche il tentativo di lettura e così i distributori ci marciano.

Sarebbe bastato limitare il numero delle bollette di acconto a una all’anno ma era troppo facile e i distributori non farebbero i trionfali utili che fanno: incassano cioè un corrispettivo a fronte di un servizio inesistente.

Numerosi lettori denunciano che il dato dell’auto-lettura non viene preso in considerazione, a conferma che il sistema non funziona.

Le bollette di conguaglio arrivano comunque entro cinque anni, cioè prima di venire prescritte e possono riguardare consumi di anni ancora precedenti.

Ora la prescrizione è di due anni ma il meccanismo non è ancora rodato.

La domande sono: perchè i fornitori attendono anni per fatturare, anche ingenti partite di gas che restano in sospensione di accise e imposte a danno dello Stato?

Perchè partite economiche così rilevanti sono richieste dopo anni? 

Come vengono fatti i bilanci?

Quanti soldi girano nel mondo del gas?

Per questo il gas é così caro?

 

Marcatura CE

I contatori di energia elettrica

Premesso che:

  • la marcatura CE è obbligatoria per i prodotti che rispondono a specifiche direttive europee che la richiedono;
  • alcuni prodotti sono soggetti a requisiti di direttive diverse;
  • la marcatura CE garantisce che il prodotto rispetta tutti i requisiti previsti dalle direttive allo stesso applicabili;
  • prima di apporre la marcatura CE è obbligatorio accertarsi che il prodotto soddisfi tutti i requisiti pertinenti;
  • é illecito e ingannevole apporre la marcatura CE sui prodotti per i quali non esistono specifiche direttive europee,

È il caso dei contatori Enel di “prima generazione“, noti come “contatori intelligenti”, installati dal 2001.

La marcatura di quei contatori può far presumere al consumatore che il contatore risponda ai requisiti specifici di uno strumento di misura, requisiti che nel 2001 non esistevano.

I contatori sono ancora in servizio e sono decine di milioni.

Il loro utilizzo, benché omologati, è stato autorizzato da un decreto legislativo del 2007, di dubbia costituzionalità e in pacifico contrasto con il Testo Unico delle leggi metriche che imponeva, e tuttora impone, strumenti legali per le transazioni commerciali, qual’è la vendita di energia elettrica.

Solamente i distributori di energia elettrica sanno come funzionano e come poterli gestire da remoto; l’utente invece non ha avuto alcun vantaggio economico, né pratico, vista la difficoltà che riscontra nel consultarli.

Il contatore in effetti non è facile da leggere, come invece prevede la legge.

I distributori hanno eliminato i costosi “letturisti” così risparmiano e il dato del consumo non è più rilevato sui contatori – e il dato fidefacente la transazione resta quello – bensì da remoto.

Il contatore elettromeccanico, quello con la rotella, è ancora utilizzato in tutta Europa, mostra solamente il numero progressivo di kWh; numero che può essere facilmente rilevato dal consumatore e confrontato con quello della bolletta.

Quando, nel 2001, Enel iniziò ad installarli, quei contatori venivano spacciati per gratuiti e l’utente avrebbe pagato solo il consumo reale.

Dopo vent’anni, invece, vengono addebitati ancora consumi stimati, perché i dati si perdono nella trasmissione oppure perché i contatori non funzionano.

Comunque, se la marcatura CE non è regolare la presunzione di conformità non sussiste e se il contatore non è stato neppure omologato, chi lo ha installato, e chi ne utilizza i dati per fatturare, incorre in una sanzione amministrativa e nella confisca.

I contatori attualmente in servizio presentano due tipi di marcatura:

1) quella utilizzata prima del recepimento in Italia della direttiva MID – marzo 2007 – che riporta un simbolo CE che, per le ragioni esposte, non doveva essere apposto.

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2) quella utilizzata dopo il recepimento della direttiva MID

Il simbolo CE è seguito da una M, da due cifre che indicano l’anno di apposizione della marcatura, e da quattro cifre che identificano l’Ente Notificatore europeo che lo ha omologato. Segue il riferimento del dossier tecnico del contatore depositato presso lo stesso Ente Notificatore.

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Dei contatori omologati MID viene attestata la conformità a un modello depositato presso l’Ente certificatore, per quanto attiene alla precisione metrologica e alle norme di sicurezza previste dalla direttiva. A conferma che un ente terzo certificato ha eseguito tutti i test previsti dalla direttiva e un apposito manuale deve informare il consumatore su cosa deve, o non deve fare, per evitare i pericoli.

La direttiva prevede infatti che, all’installazione del contatore, vengano consegnati all’utente il manuale d’istruzioni e d’uso e la “Dichiarazione di Conformità”, firmata dal legale rappresentante della società che lo ha fabbricato; a garanzia, per l’utente, che i criteri di fabbricazione e di prova del contatore sono stati rispettati e che il fabbricante ha depositato un fascicolo tecnico, consultabile a richiesta del consumatore.

Il manuale dovrebbe inoltre riportare la procedura di prova delle funzioni del contatore installato. Cosa che invece non accade.

Sono queste le implicazioni, e gli obblighi conseguenti alla marcatura CE su un contatore, ma sembra che tutti lo ignorino.

Attenti al gas

Dieci decessi all’anno per fughe di gas sono considerati “fisiologici”, ma quante sono quelle che non ne provocano?

Il pericolo è sottovalutato, specialmente nelle abitazioni più datate, dove il fornitore magari è lo stesso da anni.

I nuovi contratti prevedono infatti la chiusura temporanea del contatore, che viene riaperto solo se l’impianto a valle è sicuro.

Nel dubbio, é meglio verificare la tubazione a valle del contatore, della risponde l’utente.

I contratti che firmiamo prevedono chiare responsabilità: il fornitore ci vende il gas, il distributore ce lo porta e lo misura, ma dal contatore in poi sono tutti problemi nostri.

A meno delle emergenze, l’utente non ha mai rapporti diretti con il distributore, pochi utenti sanno chi sia.

Per la cronaca, sono i distributori che ci stanno sostituendo i contatori.

In passato, distribuzione e vendita facevano capo alla stessa società, che aveva tutto l’interesse a garantire ai clienti la sicurezza dell’impianto; con la liberalizzazione del mercato, e la separazione tra fornitura e distribuzione, il “post-contatore” è ora di responsabilità dell’utente.

Se, per esempio, il contatore è installato in un’area comune condominiale, l’utente risponde del tratto di tubazione a valle del contatore.

Gli amministratori dovrebbero informare i condòmini e provvedere alle verifiche.

I fornitori avvisano gli utenti che però non leggono oppure sottovalutano il problema.

Anche il nuovo contatore, che ci stanno sostituendo, presenta delle criticità essendo dotato di una valvola interna che può essere azionata da remoto.

ARERA – l’autorità per l’energia e il gas – ha ammesso l’uso della valvola ai soli  fini “gestionali”.

La valvola però non é normata ai fini della sicurezza e perché nessuno abbia sollevato il problema è un mistero.

Se il contatore è installato all’interno dell’abitazione, la sostituzione andrebbe rifiutata.

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