I progetti sbagliati: il terminal gas

Il Sole 24Ore registra l’interesse del fondo inglese First State al terminal gas OLT di Livorno, un’altra cattedrale nel deserto messa parzialmente a carico dei consumatori.

Sta arrivando, dicono, il primo shale gas USA, per coprire le punte di richiesta invernali.

Non si può neppure immaginare quello che ci costerà in bolletta!

In Italia funziona così: si progetta un opera indipendentemente dal business plan e la si costruisce. Poi si batte cassa al governo di turno che trasforma un opera, sostanzialmente inutile, in “infrastruttura strategica” che, come tale, può essere messa a carico delle bollette.

Il ritorno sull’investimento é oggi del 7% ma c’è una richiesta di rivederlo al 10-15%, tanto ci sono gli idioti delle bollette che la garantiscono.

A botte di cento milioni all’anno, garantite dall’Autorità dell’energia a copertura dei mancati ricavi, siamo arrivati al 2017 e siamo pronti a passare il tutto agli inglesi.

Perchè dobbiamo vendere una struttura strategica agli stranieri?

Perché dobbiamo garantire i ricavi di un’iniziativa, che nasce privata e poi ottiene la garanzia pubblica che annulla qualsiasi rischio d’impresa?

Perché, con le nostre bollette, dobbiamo ripagare i costi di investimento anche se l’impianto resta totalmente inutilizzato?

Perché in Italia s’incassano gli utili e si socializzano le perdite?

La storia del OLT di Livorno é emblematica, come sarà per la TAV o per il ponte sullo stretto.

Dieci anni per realizzare il rigassificatore, ancorato al largo della costa livornese; progetto che nasce già antieconomico, perché il volume dei serbatoi non è quello ottimale per ricevere le metaniere.

L’impianto, nato per iniziativa del gruppo tedesco E.On, avrebbe dovuto scaricare esclusivamente il gas dei tedeschi.

La domanda di gas era prevista in trionfale aumento e il rientro economico del progetto era certo.

Il tubo di collegamento con la terraferma, lo avrebbe posato Snam Rete Gas, a spese nostre.

imgNews2

Con gli anni però le cose cambiano, arriva la crisi e la domanda di gas precipita.

La costruzione è in notevole ritardo e l’impianto rischia di restare inattivo per anni, se non per sempre.

Così E.On lo mette a disposizione anche di altri operatori, dopo aver negoziato con il Ministero una tariffa in bolletta, che pagheremo anche se l’impianto resta inattivo. 

E infatti, nel 2013 e nel 2014, l’impianto resta fermo ma in bolletta vengono scaricati 45 milioni di euro, che diventano 80 nel 2015 e saranno 100 nel 2016.

Quando E.On decide di lasciare l’Italia, l’impianto viene classificato “strategico” dal governo, “per garantire la sicurezza del sistema gas” e la metà finisce nelle mani della IREN, la ex-municipalizzata di Genova e Torino.

Come per le centrali, che paghiamo anche se non producono energia elettrica, paghiamo un impianto fermo a vita perché di gas ce ne sarà sempre più.

E allo stesso modo paghiamo, e pagheremo per anni, la BreBeMi vuota, gli aeroporti vuoti, la TAV vuota e tutti i progetti che nascono con l’unica  certezza di venire dichiarati,prima o poi, strategici e quindi messi a carico delle bollette.

Breve storia dell’energia – 4:la SEN e le trivelle

VAlDAGRI_675

Le tangenti prima, e gli incentivi poi, hanno reso le nostre bollette le più care in Europa: un aumento del prezzo del petrolio sarebbe ora devastante e la crisi del nucleare francese, del tutto imprevista, é un’avvisaglia.

Il governo Monti ha tardivamente limitato l’ammontare annuo degli incentivi e Renzi li ha poi spalmati su più anni, senza però alcun vantaggio per i consumatori.

Non si possono fare centrali nucleari né ri-gassificatori perché tutti si oppongono; i russi ci hanno tagliati fuori dal gas, che arriverà direttamente in Germania passando sotto il Baltico.

Dopo aver tenuto i russi sotto embargo compreremo il loro gas dai tedeschi!

Dovevamo diventare l’hub del gas a sud e invece continueremo a distribuire migranti.

E allora cosa resta da fare ai politici per raggranellare ancora qualche soldo? 

Trivellare, ed é un peccato che non ci sia Enrico Mattei per confortarci con i numeri, che sicuramente aveva già.

Torniamo allora sul letto di morte del governo Monti, quando il duo Passera/Clini firma un documento – la Strategia Energetica Nazionale – SEN – che diventa vangelo per i saggi di Napolitano, divenuti poi i saggi di Letta.

Alcuni erano talmente saggi da farsi gli affari propri e venire pizzicati dalla legge.

La SEN viene presa per buona da Letta e infine da Renzi, come se l’avesse imposta qualche mente finanziaria perversa.

Gli ultimi sviluppi, tra intercettazioni e favori, fanno capire l’importanza di quel documento che in realtà era solamente una lista di buoni propositi con previsioni di consumo del tutto errate e una stima sproposita del potenziale sotterraneo.

Quel documento diventa però il pilastro della nuova avventura, che da quanto poi si lesse, vantava numerosi beneficiari.

La SEN dava autorità al potere centrale in temi energetici e serviva anche per confermare la concessione di numerose aree del paese per la ricerca di idrocarburi.

Si sarebbero incassate royalties e tasse, si sarebbero creati  posti di lavoro con la chimera di ridurre la bolletta energetica nazionale.

Il referendum avrebbe ostacolato lo schema ma era scontato che, come suggerito dal governo, tutti alla fine sarebbero andati al mare.

Con un certo ritardo dalla solita  trasmissione di Report, ci ha pensato la magistratura di Potenza.

Il bello è che c’è gente che ancora dice che se non lo facciamo noi lo fanno i Croati o i Maltesi!

E se Obama frantuma intere regioni in America dove aumentano i terremoti indotti, dovremmo farlo anche noi in Basilicata, con pozzi verticali e orizzontali, iniettando prodotti chimici che finiscono nelle falde acquifere.

Pompare petrolio in Italia è un affare perché le regole ambientali possono essere facilmente eluse: si taroccano i numeri e si racconta che a Viggiano l’aria é caraibica, dopo aver unto la popolazione.

Vedremo i risultati dello studio sui tumori.

La vicenda delle concessioni viene da molto lontano e Renzi l’ha solamente ereditata!

(continua …)

Il gas sarà russo

Russia waiting for US sanctions

L’amministrazione Obama ha sempre osteggiato il Nord Stream, il raddoppio del gasdotto russo-tedesco del Baltico. Il vice-presidente Biden dichiarava che il gasdotto avrebbe destabilizzato l’Ucraina: meglio cioè  che gli europei continuassero a scaldare gratis gli ucraini per essere certi di ricevere il gas russo.

Ogni inverno, quando fa freddo, l’Ucraina spilla il gas destinato all’Europa e noi dobbiamo pagare tutte le bollette ucraine per non restare al freddo.

L’arrivo di Trump, i suoi rapporti con Putin e la manutenzione straordinaria delle centrali nucleari francesi fanno intravedere la rivincita del gas russo: ci sarà cioè bisogno di gas e forse dovremo pagare il conto degli ucraini in anticipo.

Un rapporto dell’OIES di Oxford analizzava, già due anni fa, le alternative europee di approvvigionamento e criticava il fatto che si valutano sempre le opzioni europee e non quelle dei russi che, avendo il gas, sono molto più elastiche.

Il rapporto concludeva che la reciproca dipendenza presenta più vantaggi che svantaggi, anche perché l’Europa non è in grado di diversificare rapidamente le fonti energetiche.

Il rapporto indicava,al 2030, un fabbisogno aggiuntivo di 100/200 miliardi di m3/anno e un prezzo – 20 €/MWh – che i russi saranno sempre in grado di garantire.

Più o meno é il prezzo odierno.

La principale alternativa é il gas naturale liquefatto – GNL – il cui commercio globale annuo dovrebbe raddoppiare al 2030, arrivando a 700 miliardi di m3.

La disponibilità di GNL americano dipenderà, oltre che dall’effettiva volontà degli Stati Uniti ad esportarlo, dal prezzo e dalla domanda Cinese.

A due anni da quel rapporto, le novità sono infatti solo russe e tedesche:

  • deciso e ormai accettato da tutti il raddoppio del gasdotto russo tedesco;
  • consistenti scambi di pozzi russi contro reti di distribuzione e pozzi europei;
  • poche idee e confuse a sud: cancellazione del South Stream, che avrebbe portato direttamente il gas russo ai Balcani, attraverso il mar Nero tagliando fuori l’Ucraina; nel frigorifero il Turkish Stream, visto il riavvicinamento della Turchia all’Iran.

Trump eviterà lo  scoppio della bolla dello shale-gas americano, che molto difficilmente potrà essere esportato in Europa perché non potrà mai competere con quello russo.

Da noi ci sono ancora i buontemponi che vorrebbero farci credere che la rotta sud porterà vantaggi all’Italia; i Saggi del documento di strategia nazionale  pensavano di trasformare l’Italia in un hub del gas, trivellando un paese già martoriato dai terremoti.

Inarrivabili i tedeschi, che ci fanno mantenere l’embargo ai russi, facendoci nel frattempo ottimi affari ed affrancandosi con il gas.

L’Italia questa volta non poserà un ( neppure il ) tubo cosa di cui siamo capaci (Saipem).

Quale futuro per il gas?

Siamo stati tra i primi utilizzatori di gas naturale in Europa e ci siamo sempre affidati ai gasdotti più che al trasporto via nave.

Con tre impianti, del tutto sottoutilizzati, saremmo quarti per capacità di rigassificazione, dopo Spagna, Uk e Francia.

Il terminal di Panigaglia é entrato in servizio nel 1971, con una capacità annua di 3,5 miliardi di metri cubi; nel 2009 quello di Rovigo, da 8 mld mc e nel 2013 quello di Livorno da 3,5 miliardi.

La capacità totale dei tre impianti vale un quarto delle importazioni del 2014.

Negli ultimi due anni, Rovigo ha lavorato al 50% e gli altri due sono rimasti fermi.

Come per le centrali elettriche che, anche se inutilizzate restano a disposizione e quindi a carico delle bollette, anche per questi impianti il consumatore paga anche se rimangono fuori servizio.

I consumi nazionali di gas sono tornati ai livelli degli anni novanta; c’é abbondanza di gas via tubo, che deve essere pagato anche se non lo si ritira, ma costa meno di quello che arriva via nave.

Con notevole fiuto, l’Autorità per l’energia aveva da poco agganciato il prezzo del gas a quello del mercato spot del GNL, con il brillante risultato che il gas d’ora in poi ci costerà di più.

I tre rigassificatori vengono così salvati da un decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 2013, per fare fronte a eventuali emergenze stagionali: ogni anno viene selezionato un importatore che si impegna a scaricare un carico di GNL, mantenendolo a disposizione durante l’inverno, per ritirarlo a primavera nel caso non venga impiegato.

Pochi giorni fa lo scarico di 90 milioni di m3 al terminal di Rovigo. Le punte massime di consumo giornaliero nazionale nei  casi di freddo eccezionale hanno raggiunto i 450 milioni di m3.

Con questo scenario non si comprende come possano ritornare attuali i progetti dei nuovi terminali, autorizzati ma rimasti sempre sulla carta, di Porto Empedocle, Gioia Tauro e Falconara e non si realizzazi invece un terminal in Sardegna.

Quale il futuro del gas senza importanti decisioni politiche sul suo uso alternativo, come per il trasporto pesante o la propulsione navale?

Giocare a poker con i russi

E’ una brutta partita a poker quella con i russi: forse bluffano,ma loro hanno il gas e noi no.

Dopo averlo detto a dicembre,Gazprom ha confermato che entro due anni chiuderà i gasdotti ucraini; consiglia l’Europa di avviare i lavori per la costruzione di un gasdotto che unisca la Grecia alla Turchia perché, in futuro, il suo gas passerà dalla Turchia.

Il nuovo gasdotto intercetterà il TAP, quello che dovrebbe portare in Italia il gas azero, e non solo quello.

Per noi europei, che dobbiamo scaldarci con il gas degli stessi che teniamo sotto embargo, non è una buona notizia.

Se poi non saremo pronti  a pagare ai Russi il gas utilizzato dagli ucraini, potremmo avere qualche problema quest’inverno e molte industrie potrebbero interrompere la produzione.

La Commissione si è detta sorpresa dall’annuncio e si aspetta che Mosca tenga fede ai contratti commerciali che la legano all’Europa.  

Ma non c’è nulla da sorprendersi: dovevamo fare con i russi il gasdotto South Stream e poi, per i problemi in Crimea, gli USA ci hanno spinti a sanzionare la Russia, che lo ha cancellato definitivamente scegliendo la Turchia.

E’ impossibile impostare, in così poco tempo, un realistico processo di diversificazione degli approvvigionamenti perché la Russia manda in Europa, attraverso l’Ucraina, 63 miliardi di metri cubi di gas, che equivalgono al nostro consumo annuo.

Lo shale-gas promesso dagli americani, se e quando arriverà, sarà molto più caro di quello russo.

Insignificante anche lo shale gas europeo, se e quando sarà disponibile.

Il gas dal nord-africa arriva un giorno si e uno no.

Fare in tempo più ri-gassificatori sarebbe una decisione assennata, e sarebbe già un successo coprire la metà di quanto ci danno oggi i Russi.

L’abbraccio alla Turchia, che si sta allontanando dall’Europa per la deriva islamico autoritaria del suo premier, ne è la prova; un abbraccio che, in questo modo, potrebbe estendersi anche alla Grecia, Serbia e ai Balcani.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: