I governi tecnici e il gas

Gennaio e febbraio sono storicamente i mesi più freddi dell’anno quando, mediamente, vengono prelevati dagli stoccaggi 150 milioni di m3 al giorno, il doppio di quanto prelevato a dicembre.

Degli stoccaggi sappiamo solo che sono pieni al 90%, il che, secondo il ministro di turno ci permetterebbe di coprire i nostri bisogni per un terzo dell’inverno.

Il tema va approfondito

Nel febbraio del 2012 faceva un freddo cane e Paolo Scaroni, AD di ENI, informò il Governo Monti, che il gas sarebbe finito nel giro di un paio di giorni, perché, disse, si consumavano 440 milioni di m3 al giorno, dei quali 160 prelevati dagli stoccaggi.

Il che significava che le importazioni in quei giorni erano di 280 milioni di m3/g.

Le decisioni del Governo furono devastanti per le bollette elettriche perché vennero riaccese le vetuste, e inefficienti centrali a olio combustibile e poi, sempre con i soldi delle nostre bollette, tenute pronte a funzionare fino a luglio.

Venne tolto gas alle utenze interrompibili, con danni economici per le industrie e tutto perché, negli stoccaggi, c’era molto meno gas di quanto ci sarebbe dovuto essere.

Massimo Mucchetti, poi Senatore della Repubblica, scrisse un pruriginoso articolo sul Corriere.

In base ai dati odierni di Gas Storage Europe, la capacità degli stoccaggi è scesa a 10,48 miliardi di m3 e speriamo che questa vota sia vero. 

Cala quindi la produzione nazionale ma calano anche le importazioni,  a circa 160 milioni di metri cubi al giorno.

Non ci resta quindi che sperare che gli stoccaggi siano questa volta reali e che i russi non diminuiscano le forniture.

Come va con il gas?

Russia waiting for US sanctions

Ricordare il passato per cercare di capire cosa succede oggi con il gas.

Bisogna tornare a Obama, con Biden vice presidente, la cui amministrazione ha sempre osteggiato il Nord Stream 2, il secondo tubo del gasdotto russo-tedesco nel mar Baltico, voluto dalla Merkel, a sostegno dell’industria tedesca, e dai russi, che avrebbero investito in Germania nelle infrastrutture.

Salta tutto con l’invasione dell’Ucraina e la promessa di Biden di distruggere il tubo se la Russia avesse invaso.

La conferenza stampa era premonitrice.

In passato, l’Ucraina spillava il gas dal tubo,che le passava attraverso per alimentare gli europei, e gli stessi europei avevano sempre dovuto pagare le bollette russe all’Ucraina per non restare al freddo.

La prima amministrazione Trump, i suoi rapporti con Putin, e la manutenzione, programmata o meno, delle centrali nucleari francesi aveva fatto intravedere il ritorno dell’utilizzo del gas russo, poi tramontato con l’amministrazione Biden.

Il risultato, pessimo per gli europei, è che il prezzo del gas é raddoppiato, lo comprano essenzialmente liquefatto ed è di provenienza russa e americana in quanto il GNL non ha una “bandiera” specifica, ma è di chi lo compra.

Quindi ottimo risultato per gli americani, che era quello che volevano, che per i russi, che non devono passare più per l’Ucraina. Peccato per il gasdotto che comunque può sempre essere riattivato come il Nord stream se arriverà la pace.

Per capire quale potrebbe essere il futuro del mercato del gas, un rapporto dell’OIES del 2014 analizzava le alternative europee di approvvigionamento e criticava il fatto che si valutano sempre le opzioni europee e non quelle dei russi che, essendo i padroni del gas, sono molto più “elastiche“.

Il rapporto concludeva che la reciproca dipendenza presentava più vantaggi che svantaggi, anche perché l’Europa non sarebbe mai in grado di diversificare le fonti energetiche.

Il rapporto indicava,al 2030, un fabbisogno aggiuntivo di 100/200 miliardi di m3/anno e un prezzo – 20 €/MWh – che i russi saranno sempre in grado di garantire.

Oggi costa il doppio dopo essere costato, durante la crisi, dieci volte tanto.

Il commercio globale annuo di GNL raddoppierà al 2030: 700 miliardi di m3.

Passati nove anni dal rapporto, e con le sanzioni in essere ai russi, l’Europa dipende oggi dal gas americano pagandolo doppio di quanto lo pagava ai russi.

La Polonia non riceve più gas dai russi e noi riceviamo sempre meno gas dall’Africa e quello che arriva dall’Algeria è in parte russo.

Breve storia dell’energia – 4:la SEN e le trivelle

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Le tangenti prima, e gli incentivi poi, hanno reso le nostre bollette le più care in Europa: un aumento del prezzo del petrolio sarebbe ora devastante e la crisi del nucleare francese, del tutto imprevista, é un’avvisaglia.

Il governo Monti ha tardivamente limitato l’ammontare annuo degli incentivi e Renzi li ha poi spalmati su più anni, senza però alcun vantaggio per i consumatori.

Non si possono fare centrali nucleari né ri-gassificatori perché tutti si oppongono; i russi ci hanno tagliati fuori dal gas, che arriverà direttamente in Germania passando sotto il Baltico.

Dopo aver tenuto i russi sotto embargo compreremo il loro gas dai tedeschi!

Dovevamo diventare l’hub del gas a sud e invece continueremo a distribuire migranti.

E allora cosa resta da fare ai politici per raggranellare ancora qualche soldo? 

Trivellare, ed é un peccato che non ci sia Enrico Mattei per confortarci con i numeri, che sicuramente aveva già.

Torniamo allora sul letto di morte del governo Monti, quando il duo Passera/Clini firma un documento – la Strategia Energetica Nazionale – SEN – che diventa vangelo per i saggi di Napolitano, divenuti poi i saggi di Letta.

Alcuni erano talmente saggi da farsi gli affari propri e venire pizzicati dalla legge.

La SEN viene presa per buona da Letta e infine da Renzi, come se l’avesse imposta qualche mente finanziaria perversa.

Gli ultimi sviluppi, tra intercettazioni e favori, fanno capire l’importanza di quel documento che in realtà era solamente una lista di buoni propositi con previsioni di consumo del tutto errate e una stima sproposita del potenziale sotterraneo.

Quel documento diventa però il pilastro della nuova avventura, che da quanto poi si lesse, vantava numerosi beneficiari.

La SEN dava autorità al potere centrale in temi energetici e serviva anche per confermare la concessione di numerose aree del paese per la ricerca di idrocarburi.

Si sarebbero incassate royalties e tasse, si sarebbero creati  posti di lavoro con la chimera di ridurre la bolletta energetica nazionale.

Il referendum avrebbe ostacolato lo schema ma era scontato che, come suggerito dal governo, tutti alla fine sarebbero andati al mare.

Con un certo ritardo dalla solita  trasmissione di Report, ci ha pensato la magistratura di Potenza.

Il bello è che c’è gente che ancora dice che se non lo facciamo noi lo fanno i Croati o i Maltesi!

E se Obama frantuma intere regioni in America dove aumentano i terremoti indotti, dovremmo farlo anche noi in Basilicata, con pozzi verticali e orizzontali, iniettando prodotti chimici che finiscono nelle falde acquifere.

Pompare petrolio in Italia è un affare perché le regole ambientali possono essere facilmente eluse: si taroccano i numeri e si racconta che a Viggiano l’aria é caraibica, dopo aver unto la popolazione.

Vedremo i risultati dello studio sui tumori.

La vicenda delle concessioni viene da molto lontano e Renzi l’ha solamente ereditata!

(continua …)