emesso da ARERA come ennesima variante – al momento sono 103 – di una delibera del 2009.
Questa è la prima pagina, questa è regolazione!
Arera lascia alcuni “buchi” che solo il MASE – Ministero dell’ Ambiente e della Sicurezza Energetica – può correggere.
Il dato di misura non è più quello che leggiamo sul contatore – valore legale univoco della quantità della res che paghiamo – ma il risultato di una varie attività, tra le quali la “validazione”.
In Metrologia legale il dato di misura è il risultato di un’operazione effettuata con uno strumento di misura legale e, siccome per uno strumento legale vale la presunzione che possegga tutti i requisiti richiesti dalla legge, l’attività di validazione é del tutto inutile.
Le bollette del gas esprimono il volume di gas fornito in Smc – acronimo di Standard metri cubi – che non è un’unità di misura legale.
Invece di andare a cercare nuovo gas in giro per il mondo, sarebbe opportuno verificare, quanto gas effettivamente entra e esce dal nostro paese.
E questo, per ora, lo può sapere, dopo mesi, solo l’Agenzia delle Dogane!
La legge 166 del 20 novembre 2009, con il fine di “consentire la semplificazione degli scambi”, ha sottratto all’obbligo di controllo i sistemi di misurazione installati presso gli arrivi dei gasdotti dall’estero. Sistemi che non sono riconosciuti dalla Direttiva 2004/22/CE.
Impossibile perseguire extra-profitti : la misurazione non viene effettuata legalmente e quindi non è possibile definire legalmente il volume di gas importato.
Quante volte paghiamo le linee di trasmissione o i contatori
È corretto rivalutare contabilmente impianti che sono stati pagati per decenni con le bollette, generando costi fittizi che sono poi ri-addebitati ai consumatori?
Sicuramente no, ma visti i risultati finanziari delle principali società di distribuzione di energia elettrica, che siano in monopolio o meno, e vista la voce specifica di una bolletta qualcosa non torna.
La ricapitalizzazione dei cespiti è un esercizio di contabilità creativa molto di moda, si rivaluta il valore a bilancio, in questo caso, di reti, impianti, infrastrutture, la società capitalizza uno sproposito e il consumatore, sempre quello delle bollette, paga il tutto.
Perché lo fanno?
Adeguamento all’inflazione, diversa impostazione dei criteri contabili; per operazioni straordinarie (spin-off, quotazioni, riorganizzazioni), riallineamento (perverso) alle tariffe dall’Autorità (ARERA); incremento dei bonus del management, come il recente caso di Terna,
Come si formano le tariffe?
Enel – solo in parte, perché la rete di distribuzione in bassa e media tensione è della controllata edistribuzione – ma soprattutto per Terna – proprietaria della rete di trasmissione in alta tensione – vivono di bollette, che si basano sulle tariffe stabilite da Arera.
Le tariffe includono le quote di ammortamento degli impianti, i costi operativi di gestione degli stessi e, questa è la novità degli ultimi anni, la remunerazione del capitale (WACC).
Su quale capitale si calcola la remunerazione?
Se,con una creativa di rivalutazione contabile, il valore degli asset miracolosamente aumenta e il nuovo valore viene utilizzato per determinare le tariffe, cresce la base sulla quale viene calcolata la remunerazione, aumentano i ricavi attesi e quindi aumentano le bollette.
E qui sta la perversione!
Visto il costo che ogni consumatore paga in bolletta – la voce specifica è “trasporto e gestione del contatore” (che siete invitati per una volta a verificare ) – il dubbio legittimo, è quello di pagare, magari più volte, le linee elettriche, le sottostazioni, gli interruttori, i contatori etc. che sono già stati pagati da un paio di generazioni.
Il regolatore (Arera) utilizza la RAB (Regulatory Asset Base), che dovrebbe tener conto degli investimenti, effettivamente realizzati e riconosciuti, proprio per evitare la moltiplicazione di costi già esposti e recuperati con le bollette.
Una rivalutazione contabile non dovrebbe ( il condizionale è d’obbligo) automaticamente tradursi in maggiori tariffe, cosa che invece, guardando lo storico delle bollette, è dimostrabile.
E comunque, se si utilizza la RAB perché anche il capitale dev’essere remunerato?
I dubbi: una sontuosità eccessiva della RAB, che ha portato a sontuose rendite delle società che presentano utili anacronistici, una remunerazione del capitale troppo alta rispetto al rischio reale, l’utilizzo quanto gli asset storici.
Un problema di equità e di trasparenza quello della remunerazione del capitale, soprattutto per infrastrutture costruite sessanta anni fa, passate dai privati allo Stato e successivamente di nuovo ai privati senza che venisse neppure scalfito il monopolio.
È proprio il passaggio dal modello pubblico a quello regolato di tipo “quasi-mercato in monopolio” ad alimentare il dubbio che le regole siano indirizzate dai monopolisti, oggi quotati in borsa.
Il discorso vale per tutti i distributori che adottano lo stesso metodo.
Le operazioni di Terna:
Operazione 2020/2021 (D.L. 104/2020). La manovra più significativa, con la quale Terna ha rivalutato i propri asset (linee ad alta tensione e stazioni) per 2,5 miliardi di euro.
Operazioni Storiche (2003-2005). In fase di quotazione e consolidamento della Rete di Trasmissione Nazionale (RTN), Terna ha effettuato rivalutazioni per circa 1,2 miliardi di euro. Queste operazioni, pur avendo aliquote fiscali allora più elevate (intorno al 15-19%), allineavano il valore di carico della rete ereditata da Enel ai valori di mercato dell’epoca.
Le operazionidi edistribuzione:
Maxi-rivalutazione del 2020 (DL 104/2020) È l’operazione più recente e imponente, Valore: 10,6 miliardi di euro. Enel ha aggiornato il valore di gran parte della rete di media e bassa tensione e dei nuovi contatori elettronici. Quante volte sono stati pagati i contatori, spacciati per gratuiti nei primi anni 2000?
All’inizio del millennio, in occasione della liberalizzazione del mercato e della quotazione in borsa di Enel, sono state effettuate rivalutazioni strategiche per rendere il bilancio più solido. Valore stimato: circa 7,9 miliardi di euro.
(Contesto: Queste operazioni furono realizzate principalmente ai sensi della Legge 342/2000 e della Legge 448/2001. All’epoca l’aliquota era molto più alta (19%), ma necessaria per “ripulire” i valori di carico storici della rete, che risalivano a decenni precedenti.
A cosa è a chi servono dei contatori che pur pagati per farlo non fanno alcun servizio. Smart dequalificati
Il periodo di prescrizione a due anni significa che, se il distributore, di energia elettrica o di gas, non effettua le letture nei tempi imposti da Arera, potrà chiedere l’eventuale conguaglio solamente per due anni.
I consumatori possono quindi aspettare anche due anni prima di ricevere una bolletta con la certezza che comunque arriverà e con il conguaglio.
Qualche operatore, confidando nell’impreparazione dei consumatori, utilizza le società di recupero del credito.
A pag.21 del documento di consultazione, ARERA “dequalifica gli smart meters” a contatori tradizionali che sono molto meno smart di quanto volevano farci credere.
I consumatori invece pagano puntualmente, con ogni bolletta, il servizio “gestione del contatore”, e quindi anche la lettura dei contatori dovrebbe essere puntuale.
Invece le bollette addebitano consumi stimati che, ovviamente, risultano essere sempre maggiori di quelli effettivi.
E quand’anche il consumatore, ligio alle istruzioni della bolletta, comunica l’auto-lettura, il fornitore attende per mesi che il distributore lo confermi e, nel frattempo, continua a fatturare consumi stimati.
Il bollettone di conguaglio arriva quando il distributore finalmente si degna di leggere il contatore.
Quando trova, e succede spesso, qualcosa che, secondo il suo inappellabile giudizio non va, ricostruisce unilateralmente lo storico dei consumi elencando letture, presunte o meno, che risalgono magari a otto anni prima.
Con il bollettone arriva di solito anche la proposta di dilazionare il pagamento in rate, cosa che tutti accettano senza sapere che i contratti impongono al distributore di leggere il contatore ascadenze precise e se queste non vengono rispettate vanno contestate.
Sempre attenta ai diritti del consumatore, Arera ha così “inventato” il tentativo di lettura che avviene quasi sempre in periodi festivi, o magari il 15 agosto di otto anni prima, tanto non c’è nessuno che può contestare.
Quando poi il consumatore decide di cambiare fornitore é il delirio: il fornitore subentrantechiede al distributore di leggere il contatore, quello non lo fa e così, per mesi, arrivano bollette sia del vecchio che del nuovo fornitore, che a sua volta fattura consumi stimati.
É tutto questo accade perché nei contratti di fornitura non é prevista una lettura contestuale di inizio contratto: il vero scandalo tutto italiano.
Invece di ridurre il periodo di prescrizione, sarebbe stato molto più utile limitare drasticamente il numero delle bollette di acconto ( una all’anno) imponendo ai distributori di rendere il servizio per il quale sono profumatamente pagati.
Con il provvedimento si procrastina invece una situazione scandalosa, aggravata dal fatto che, con i nuovi contatori, la lettura dovrebbe essere effettuata in tempo reale, il che ovviamente non é vero, in attesa che i contatori siano tutti attrezzati mentre, con la delibera, si concedono due anni per non farlo.
Ma come mai i fornitori possono attendere anni per fatturare ingenti partite economiche che restano in sospensione di accisa e imposte ai danni dello Stato?
Un salto indietro, ottobre 2021, un anno dopo i look down e cinque mesi prima dell’invasione dell’Ucraina.
La Delibera n° 396/2021 di Arera attuava le misure del Governo per calmierare il costo delle bollette del mercato tutelato del quarto trimestre 2021: erano 4 miliardi di euro, dopo 1,2 miliardi messi a disposizione per il trimestre precedente.
Così la delibera “Cassa e GSE prevedono che la liquidità complessiva dei conti di gestione si esaurisca verso la metà dell’anno 2022, diventando negativa nella seconda metà del medesimo anno”.
Ma può diventare negativa?
La sospensione temporanea del pagamento degli oneri di sistema, solo per alcune categorie di consumatori creerà, nel 2022, un buco di 7,5 miliardi di euro.
Vista l’emergenza energetica, con i conti fuori controllo, sarebbe stata un’ottima occasione per affrontare il problema degli oneri di sistema che pesano sulle bollette per oltre 15 miliardi di euro all’anno e che non devono essere nelle bollette.
Imbarazzante l’ottimismo del Governo nel prevedere da un lato il rialzo del PIL del 6% e dall’altro far pagare alle industrie, con potenza installata maggiore di 16,5 kW, bollette talmente salate da costringerle a ridurre la produzione, se non a chiudere l’attività.
In presenza di una volatilità dei mercati energetici sempre più marcata, e di un tasso d’inflazione esplosivo, gli interventi trimestrali spostavano solo la resa dei conti che arrivava puntuale un anno dopo, quando il sistema sarebbe collassato.
Tutto poi è rientrato nella normalità, gas ed energia elettrica sono raddoppiati, gli oneri di sistema sono stati rimessi!
Passata la paura: i consumatori italiani resistono e pagano le bollette.
Eppure sono solo due le informazioni utili per il consumatore: quanto consuma e quanto paga.
Un criterio che la nostra autorità di regolazione -Arera- ignora da sempre.
Sembra che in Italia la bolletta debba essere complicata proprio perché nessuno la legga, perché nessuno capisca quanto paga gas e luce e non sia in grado di fare confronti!
Lo dimostrano un fiorente mercato nero di dati personali e una pletora di società di comparazione.
In Francia, in mezza pagina, ci sono tutte le informazioni essenziali.
Siamo sei mesi dopo l’invasione dell’Ucraina: 82,42 € per 343 kWh, di 24 cent/kWh dei quali 13,74 per la materia prima.
La potenza installata di questo utente é 6 kVA il doppio di quella dell’utente “domestico tipo” italiano.
Da notare l’unità di misura francese! In Italia, per la gioia delle contestazioni, stiamo ancora a discriminare tra energia attiva e reattiva con franchigie e penali.
Nella bolletta sono inoltre inclusi due mesi di trasporto in abbonamento (fissi).
Le tasse pesano per il 12% e l’IVA per il 10%
Devastante il confronto con le nostre bollette, nella forma e nella sostanza. Nello stesso periodo la materia prima in Italia costava più del doppio. L’aspetto fiscale poi è imbarazzante.
Senza neppure sapere cosa siano, l’utente paga le “perdite di rete”, finite nei meandri della bolletta.
Non lo sa perché non legge i contratti, non sa quanto consuma e non capisce le offerte che gli fanno e quindi i fornitori lo fregano.
In passato, le perdite di rete venivano esplicitate in bolletta e ora fanno parte della “quota materia prima energia” e le paghiamo allo stesso prezzo dell’energia che consumiamo.
In questo modo paghiamo così l’inefficienza cronica di quelli che distribuiscono energia elettrica.
Il consumatore domestico tipo – quello che secondo Arera consuma 2.700 kWh all’anno – paga, da più di quindici anni, il 10 % in più di quanto consuma, quindi 270 kWh per circa 110/120 €/anno.
Sorprende che si paghino anche le altre voci della bolletta come gli oneri di sistema, le tasse e l’IVA anche sulle perdite di rete, cioè su qualcosa che non si utilizza.
Le perdite di rete sono state decise da Arera, dopo che la stessa Arera ha chiesto il parere proprio a quelli che trasportano e distribuiscono energia elettrica.
Cosí che le perdite siano vere o meno non interessano a nessuno, visto che tutti le pagano!
Il gioco sembra semplice: ARERA chiede, sempre agli addetti, “quanta energia è stata prodotta e quanta é stata venduta”.
Questi rispondono e la differenza finisce “convenzionalmente” in bolletta.
Compresi, ovviamente, i furti di energia che così restano, non solo impuniti per anni ma già pagati.
La prova che le perdite di rete vengano stabilite arbitrariamente potrebbe risiedere nel fatto che, nonostante il consumo in Italia si sia considerevolmente ridotto negli ultimi anni, le perdite di rete sono rimaste le stesse.
Il consumatore italiano è una garanzia: paga l’energia rinnovabile, che sbilancia la rete, paga il ri-bilanciamento della rete stessa, paga le linee di trasmissione e paga le perdite di rete.
Quando firmate un contratto di fornitura, la voce “perdite di rete” é uno dei trucchi per fregarvi e dovete accertarvi che il prezzo le includa se no l’offerta che vi stanno facendo risulta falsamente più a buon mercato.
La crisi ucraina ha disorientato i mercati energetici europei, e quello italiano in particolare, alle prese con il passaggio al mercato libero da quello tutelato.
Cosa implica il passaggio al mercato libero?
Al di là del prezzo di vendita, di energia elettrica o di gas, il contratto di “mercato libero” non è più “tutelato” dalle clausole specifiche, che venivano imposte ai fornitori da Arera.
In sostanza i rapporti fornitore/cliente vengono lasciati alla libera contrattazione delle parti,che avranno come riferimento unico il Codice Civile.
Totalmente ignorato nei contratti, e non se ne conosce la ragione, il c.d. Codice di Consumo, cioè il Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206
Le nuove condizioni richiedono quindi che i consumatori siano in grado di reperire, e di comprendere tutte le informazioni, economiche e legali, prima di sottoscrivere un nuovo contratto.
E, siccome in Italia i contratti di luce e gas vengono sottoscritti quasi sempre senza capirli, e nel peggiore dei casi, senza neppure leggerli, ecco che 800 (!) fornitori, molti dei quali senza scrupoli, ne possono approfittare.
Già da un paio di mesi, ai clienti di mercato libero del gas, stanno arrivando le bollette relative ai consumi dei primi mesi freddi, quando cioè si comincia ad utilizzare il riscaldamento.
In migliaia di casi, segnalati in Liguria, le bollette del gas sembrano impazzite e il costo del riscaldamento raddoppiato, se non triplicato.
E questo non solo perché governo ha deciso di:
1) ristabilire i due scaglioni originali dell’IVA – 10% applicato ai primi 480 m³ e il 22% sul restante –
2) rimettere gli oneri generali di sistema e
3) ridurre l’ISEE che dá diritto al bonus sociale.
La crisi del 2022 aveva fatto esplodere il prezzo all’ingrosso del gas – da 20 a 300 €/MWh – e i fornitori, dopo aver realizzato cospicui extra profitti, tanto da costringere il governo Draghi a tassarli, hanno pensato di replicarli, offrendo prezzi fissi “abnormi” per due anni, con pesanti conseguenze per i consumatori.
I clienti di mercato libero devono necessariamente tenere sotto controllo le bollette e, in particolare, le scadenze indicate sulle bollette.
Curiosamente, è molto subdolamente, le scadenze sono distinte: una é del contratto, quasi sempre a tempo indeterminato, e l’altra è relativa alle condizioni economiche.
Nel 2023, ai clienti di mercato libero, a cui scadevano le condizioni commerciali, i fornitori hanno proposto modifiche di prezzo che restavano comunque soggette all’accettazione del cliente.
Le proposte, infatti, sarebbero state inviate mesi prima della scadenza delle condizioni economiche , ma senza una prova di essere state realmente spedite, né tantomeno ricevute, non occorrendo una raccomandata.
Ammesso quindi che siano state regolarmente spedite, e ammesso anche che l’utente non le abbia, volutamente, o inavvertitamente cestinate, le proposte prevedevano prezzi fissi con durata di 24 mesi.
Le proposte spedite prima dell’estate 2023 non hanno avuto alcun effetto sulle prime bollette estive, quando il consumo di gas è nullo mentre il bubbone sta scoppiando ora, quando vengono fatturati i consumi dei primi mesi freddi.
Questo é un esempio dove il prezzo del gas é scandaloso.
Analizzando casi di tutto il territorio nazionale, si scopre così che il costo del riscaldamento a gas è raddoppiato, quando non triplicato, e non sono neppure possibili azioni correttive a meno di dare disdetta e pagare le eventuali relative penali, tipiche nei casi di prezzo fisso.
Quindi, mentre a fine anno il governo discuteva se prorogare o meno il mercato tutelato, i fornitori del libero mercato si erano già abbondantemente “coperti” da eventuali oscillazioni del mercato internazionale.
Un mercato che paga oggi il gas all’ingrosso dieci volte meno che al dettaglio. Che poi è la stessa cosa che hanno fatto a Bruxelles stabilendo un price cap di 180 €/MWh quando oggi è a 25.
Il consiglio resta quello di prendere assolutamente coscienza dei propri consumi perché, in questa situazione, solo consumando meno si può risparmiare.
Dovrete inoltre verificare tutte le informazioni, reperibili su ogni bolletta, in merito alle letture dei contatori, al prezzo della materia prima e delle spese accessorie con particolare attenzione alle date di scadenza.
Il legislatore dovrebbe invece dedicarsi ad informare la popolazione dei consumatori e spiegare come si sia potuti arrivare ad una bolletta così complicata in totale spregio di quanto previsto all’art. 13 del Codice di consumo.
Dovremmo consumare di meno perché, come diceva Scaroni, la nostra unica risorsa energetica è il risparmio.
Siamo stati costretti a farlo dopo la guerra in Ucraina perché il prezzo del gas era esploso.
Ma non c’è stata alcuna campagna di sensibilizzazione.
Sono proseguite invece le martellanti e torbide proposte commerciali.
Eppure dovremmo “darci una regolata” memori di quanto avvenne, per ben due volte, negli anni ‘70, lasciandoci con il culo per terra.
Non so quali piani di emergenza siano stati nel frattempo predisposti. Ma l’unica cosa che ricordo è che nel 2012, quando c’è stato veramente bisogno di gas, gli stoccaggi erano vuoti. Con Mario Monti al governo fu una catastrofe.
In Germania, per risparmiare, spengono le luci dei negozi nelle notte invernali, razionano il gas e premiano il minor consumo di energia elettrica.
A Milano, invece, i negozi tengono sempre le porte aperte, raffreddando e riscaldando le strade a seconda della stagione. E questo in barba a un preciso divieto dell’ineffabile sindaco.
In Francia ha sempre funzionato il criterio del “non consumare in quei giorni”. Sono gli stessi francesi, che ci permettiamo di criticare nonostante ci forniscano il 15% dell’energia elettrica che produciamo.
Metodo semplice ed efficace: sono previsti 22 giorni di picco in un anno, durante i quali l’energia costa un patrimonio.
Gli utenti, preventivamente informati, diminuiranno volontariamente il consumo, risparmiando e aiutando il sistema.
Non posso credere che quei capolavori di tecnologia, come i nuovi contatori dell’Enel, non permettano una simile operazione.
Ma forse non occorre perché da noi l’energia elettrica costa sempre un patrimonio, h24/365.
L’aumento previsto del costo delle bollette dovrebbe far riflettere il governo sull’opportunità di eliminare definitivamente gli oneri di sistema, messi a carico dei soli consumatori invece che della fiscalità generale.
Durante la crisi ucraina Draghi ci mise una pezza temporanea, da 8 miliardi, peraltro insufficiente perché gli oneri valevano molto di più.
Degli oneri di sistema si sa poco: non ci sono consuntivi, né preventivi; impossibile sapere di quanti soldi si tratta, come vengano realmente utilizzati e quali siano poi i reali vantaggi per i consumatori.
Un buco nero, un bancomat con il quale si servono tutti gli addetti del sistema.
Eppure il consumatore, o l’impresa che li pagano hanno diritto di sapere come vengono utilizzati, fino all’ultimo centesimo.
Gli oneri di sistema vengono raccolti dai distributori di energia elettrica ( vedi la voce in bolletta ) e poi se ne perdono le tracce.
Se, per anni, gli oneri di sistema sono sempre aumentati, e il costo della materia prima è rimasto pressoché costante, è facilmente prevedibile che, al primo serio rialzo della materia prima, la bolletta prenderà il volo, costringendo il governo a cercare di salvaguardare i consumatori più deboli.
D’altro canto la situazione era già esplosiva nell’ottobre del 2021 quando il GSE dichiarava di poter pagare i beneficiari, solo per i primi sei mesi del 2022; ciò significa, per esempio, che, senza intervenire, i produttori di energia rinnovabile il prossimo anno verranno pagati a singhiozzo.
La modifica “strutturale” promessa dal governo non si è vista e quindi, tra tre mesi quando, secondo il governo, il costo della materia prima scenderà, gli oneri di sistema non potranno che essere reintegrati e, alla fine, non ci sarà alcuna calo delle bollette, con buona pace di politici, ministri e funamboli della transizione energetica.
Ma Arera è legittimata ad imporre gli oneri di sistema nei contratti di vendita dell’energia elettrica e, quindi, farli pagare ai consumatori?
La Suprema Corte di Cassazione – R.G.N. 5917/2018 e 30804/2019 – conferma “l’inesistenza di una norma che attribuisce all’Autorità il potere di imporre tali oneri”
Se quindi è vero che Arera non può imporli, perché chi vende energia continua a esporli in bolletta? E cosa succede se poi il consumatore non li paga?
E’ auspicabile che la recente istituzione della Commissione Parlamentare d’inchiesta per la tutela dei consumatori, possa chiarire queste criticità chiedendo anche perché, dopo anni, gli oneri siano ancora destinati a floridi enti governativi e a imprese private .
Da dieci anni le bollette dell’energia elettrica ci addebitano il canone della RAI.
Nel 2024 fanno 7 euro al mese, per dieci mesi, da gennaio a ottobre; ora il governo sta pensando di ri-aumentarlo
Il canone è dovuto solamente per l’abitazione di residenza; i non residenti non lo devono pagare, dichiarandolo al proprio fornitore, quando firmano il contratto.
Va verificato che, ad ogni bolletta, il canone venga addebitato e le bollette devono essere conservate per dieci anni, prova che lo avete pagato.
Ma se il fornitore li riceve e non li paga cosa succede?
Una volta incassato, il vostro fornitore deve versarli, per vostro conto, all’Agenzia delle Entrate, segnalando sia il numero di POD della vostra utenza, presso la vostra residenza, che il codice fiscale.
Numerosi lettori segnalano di aver ricevuto una comunicazione dell’Agenzia con la richiesta di pagamento, a distanza di anni.
Per evitare simili sorprese, dovreste verificare prima di tutto che il canone vi sia stato correttamente addebitato.
La confusione é tale che qualche fornitore se lo dimentica, per far diventare la sua offerta più “competitiva”.
La brillante idea di scaricare il canone RAI in bolletta venne al governo Renzi nel dicembre del 2015 e l’Autorità dell’Energia si limitò a disquisizioni teoriche.
Da tempo cercavano gli “abusivi” ma il risultato, al di là dell’impatto mediatico, fu scadente con notevoli problemi nella messa a punto della procedura.
Dopo il ricevimento, da parte dei consumatori, delle comunicazioni dell’Agenzia, seguiranno le cartelle esattoriali con la richiesta di pagamento per ogni anno.
Il consumatore dovrà quindi dimostrare di aver pagato il canone ammesso, ovviamente, che il suo fornitore glielo abbia addebitato con la bolletta e poi lo abbia regolarmente “girato” all’Agenzia delle Entrate
Siccome sono pochi quelli che verificano le bollette, se non c’è stato addebito, la richiesta dell’Agenzia é quindi corretta.
Ma anche se l’utente ha pagato, il consumatore deve sperare che il fornitore abbia fatto il suo dovere e tra le centinaia di sconosciuti fornitori che operano nel mercato, ci saranno sicuramente quelli che non l’hanno fatto.
Se poi il consumatore ha cambiato fornitore o magari, nel tempo, più fornitori, il controllo sarà ancora più complicato.
Stesso problema se su quel POD è subentrato un altro utente.
Le ultime proposte di subentro pubblicizzano “il canone RAI ve lo paghiamo noi “,e magari, dopo tre anni, scoprirete che non era vero.
Definizione di sinallagma: nel legame, nel nesso di reciprocità che unisce una prestazione all’altra per quanto riguarda alcune categorie di contratti.
Il contratto di fornitura di energia elettrica, o di gas naturale, è un tipico contratto “a misura” cioè il corrispettivo viene addebitato in base al dato di consumo letto sul contatore.
Per ARERA – regolatore del mercato elettrico – sembra non sia così! E oltretutto ARERA interviene su un tema non di sua competenza, cioè la metrologia legale che compete invece esclusivamente al MISE – Ministero dello Sviluppo Economico e sue successive denominazioni.
Una delle voci di costo delle bollette è proprio la “gestione del contatore”, che i distributori incassano proprio per misurare e quindi, se il contatore non misura correttamente, se è difettoso o se é impostato male, ne devono rispondere i distributori e, se sulla base di misurazioni errate, il fornitore incassa il non dovuto, l’utente non solo non dovrebbe pagare il non dovuto ma neppure il servizioo di misurazione, che fa parte della voce “gestione del contatore”. e il corrispettivo non dovrebbe essere pagato.
“Con la delibera 3 dicembre 2019, 498/2019/E/eel, “Decisione del reclamo presentato da Fontel S.p.A. nei con- fronti di e-distribuzione S.p.A.”, l’Autorità ha rilevato che l’impresa distributrice deve garantire la corretta instal- lazione e manutenzione degli apparecchi di misura e il corretto valore delle misure messe a disposizione degli aventi diritto; pertanto, costituisce inadempimento ai suddetti obblighi l’applicazione di una errata costante di lettura K ai prelievi rilevati dal misuratore. Tuttavia, siffatto errore non inficia, sotto il profilo regolatorio, la corret- tezza della ricostruzione dei consumi derivante dalla giusta applicazione della costante di lettura; ciò in quanto l’errore non è dipeso dal malfunzionamento del misuratore, bensì da un’errata moltiplicazione delle letture da parte del sistema informatico del gestore. Tale errore ha comportato una mera attività di ricalcolo dei consumi realmente prelevati dal misuratore, riflettendo così il carattere sinallagmatico delle obbligazioni contrattuali in atto. L’Autorità ha precisato, inoltre, che i soggetti aventi diritto alla prescrizione biennale per i consumi energe- tici sono individuati esclusivamente dall’art. 1, comma 4, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 e che la disciplina prevista dalla delibera 11 aprile 2018, 264/2018/R/com opera anche in presenza di un cliente finale connesso in media tensione”
La “costante di lettura” non fa parte di alcun documento contrattuale mentre la legge è cristallina: il dato fide-facente la transazione è unicamente quello indicato sul contatore, quello che viene letto dal consumatore, e non quello che viene moltiplicato per coefficienti ignoti o costanti di lettura.
Coefficienti e costanti ignoti al consumatore alla firma del contratto.
Secondo Arera, “tale errore ha comportato una mera attività di ricalcolo dei consumi realmente prelevati dal misuratore, riflettendo così il carattere sinallagmatico delle obbligazioni contrattuali in atto“.
Affermare che non ci sia nulla da eccepire “sotto il profilo regolatorio” è del tutto gratuito, come è inutile che un consumatore, alle prese con questo problema, debba tentare di “conciliare” alla presenza di Arera.
I contatori del gas andrebbero sostituiti dopo un certo numero di anni di funzionamento, in base alla precisione di misurazione, rilevata a campione.
E’ il metodo seguito da molti paesi europei oltre ad essere il più logico.
In Italia invece, anche se firmato dal ministro, non venne mai pubblicato in G.U. il decreto attuativo di una legge del 1991, senza il quale i contatori del gas possono, legalmente, funzionare in eterno.
Nel 2008, sollecitata dall’inchiesta della Procura di Milano sul gas – che aveva scoperto contatori di sessanta anni – l’Autorità per l’energia segnalò, a Governo e Parlamento, gravi problemi di metrologia legale – tuttora aperti – e , senza aver ottenuto risposte, impose i contatori di tipo elettronico.
Incurante del fatto che la metrologia legale non fosse di propria competenza – i sistemi di misurazione del gas, cosi come imposti dall’autorità, non sono mai stati legalizzati e lo standard metro cubo non è un’unità di misura legale.
L’Autorità impose un programma di adeguamento dei contatori esistenti collegandoli ai convertitori di volume, che potevano trasmettere il dato di consumo.Ma alcuni contatori erano talmente malridotti e obsoleti che il dato non era per niente affidabile, e inaffidabile sarebbe stato trasmesso.
Tutti i PDR ( punto di riconsegna del gas) ne sarebbero stati interessati: prima quelli industriali e commerciali e poi le utenze domestiche.
Se, per i consumi industriali e commerciali, l’intervento poteva anche essere giustificato, tenuto conto del volume del gas in gioco, la sostituzione di decine di milioni di contatori domestici sembrò subito una forzatura, giustificata solamente dal fatto che i nuovi contatori sarebbero stati pagati dai consumatori.
Le società di distribuzione del gas, invece, avrebbero lucrato sui contatori e risparmiato sulle letture manuali.
Siamo arrivati all’ultima fase del programma a ci stanno sostituendo i contatori domestici; in Italia già paghiamo il gas più caro in Europa e il nuovo contatore ci costerà decine di euro in più all’anno, per i prossimi quindici.
Ai distributori costa solo 50/60€, possono ammortizzarlo al 130% e ottenere un premio ( pagato dai consumatori) se il programma di sostituzione, opportunamente concordato con Arera, viene mantenuto.
Ammortizzare un contatore in meno di un anno, e farselo pagare ogni anno per i successivi quindici, è già un ottimo affare, meglio però spremere i fabbricanti, comparsi dal nulla e disposti a tutto pur di vendere, con le tipiche gare al ribasso bandite dai distributori.
Così, qualità e funzionalità di milioni di contatori, sono pessime: molti presentano evidenti difetti di misurazione – definite, da chi li gestisce, “anomalie metrologiche” – e i due terzi dei dati di consumo teletrasmessi vanno persi, con il risultato che le bollette ci fatturano i consumi stimati.
Cioè tutto come prima con l’aggravante che il consumatore paga un contatore complicato e che non gli serve, oltre ad un servizio di misurazione inesistente, a unico vantaggio dei distributori che rimandano qualsiasi intervento sulle reti di distribuzione, anche quelle malandate, a beneficio delle sostituzioni.
Il consiglio é di rifiutarne la sostituzione, anche perché i contatori sono potenzialmente pericolosi, specialmente se installati all’interno delle abitazioni: c’è una valvola interna al contatore che può essere aperta o chiusa da remoto, che non va bene, e le batterie al litio potrebbero incendiarli.
Alla proposta di sostituzione, sarà sufficiente richiamare la delibera di Arera che dichiara che il progetto è ancora in alto mare.
Gli utenti, ai quali fosse già stato sostituito, dovranno continuare a comunicare l’autolettura per evitare sorprese.
Tra pochi giorni Arera aggiornerà le tariffe dei contratti in tutela e, a meno dei soliti giochi di prestigio, sarà una bella botta.
D’altro canto, nulla è stato fatto in questi anni per migliorare la situazione con il risultato che, quando scende la materia prima aumentano gli oneri di sistema e quando la materia prima sale, come nell’ultimo anno, la bolletta esplode.
Il governo non è interessato al tema bollette e alla difficoltà di pagarle per milioni di consumatori.
Promette invece incentivi a pioggia senza dire chi li pagherà e così, magari dopo mesi o anni, ce li troveremo in bolletta.
Un decreto del MISE promuove l’autoproduzione dell’energia elettrica nelle c.d. “comunità energetiche”.
I governi che si succedono alla guida del paese, vedono solo il lato “onirico” della medaglia, quello dell’ambiente più sano delle rinnovabili e, più attuali, dell’idrogeno o del biometano.
Meglio quindi ricordare il passato per capire cosa ci riserva il futuro.
Il decreto arriva quindici anni dopo il “primo conto energia“, al quale ne sono seguiti altri quattro, con il risultato che oggi paghiamo oneri di sistema per 13 miliardi ai produttori di energia rinnovabile.
Sono cifre importanti: verificate la voce “oneri di sistema” sulle vostre bollette e moltiplicatela per le decine di milioni di consumatori. Oppure dividetela per i kWh consumati.
Gli ultimi “conti energia” risalgono al 2014 e avevan una durata ventennale, estesa da Renzi a 25.
Siccome più di 600 mila impianti di energia rinnovabile, sparsi per tutta la penisola, sbilanciano la rete, sono già previsti 15 GW di potenza convenzionale a gas per ri-bilanciarla.
Lo scherzetto vale un miliardo di euro che verrà spalmato in bolletta ma nessuno lo dice, come nessuno dice che le bollette aiutano ogni anno Alitalia, Alcoa, Ilva e i monopolisti storici come Terna,Enel,Smam etc.
Il comunicato del MISE sulle comunità energetiche:
“Il provvedimento rende, infatti, operativa una misura introdotta nel dicembre 2019 con il decreto Milleproroghe, che anticipando l’attuazione di una direttiva europea consente di costituire l’autoconsumo collettivo, attivabile da famiglie e altri soggetti che si trovano nello stesso edificio o condominio, e le comunità energetiche, a cui possono partecipare persone fisiche, PMI, enti locali, ubicati in un perimetro più ampio rispetto a quello dei condomini“
In Germania le comunità energetiche esistono da sempre e gli impianti sono stati realizzati in base alle loro necessità.
Da noi no, impianti a pioggia dappertutto tanto pagano le bollette!
Anche in questa occasione il rischio è che si formino società di scopo che installino potenze superiori alle reali necessità locali, proprio per riversare in rete l’eccesso di energia, facendoselo pagare il doppio del prezzo di mercato.
E quali sarebbero le ragioni per stabilire, adesso, il prezzo del surplus di energia prodotta, se non per dare la possibilità di sovradimensionare gli impianti, invece di calibrarli sull’effettiva domanda locale?
È un nuovo CIP6 , che ancora,dopo trent’anni continua ad elargire incentivi ai produttori, prelevandoli dalle bollette?
Anche i conti energia limitavano la potenza degli impianti a 1 MW, ma poi abbiamo visto come sono andate le cose con le aggregazioni fittizie e la creazione di impianti monstre, specialmente al sud.
Accorgersi che molti ne approfittano non è facile anche perche i controlli, dopo anni, si fanno così.
Una priorità del nuovo governo era affrontare il problema degli oneri di sistema delle bollette con l’obbiettivo di ridurli.
Con questo decreto, si va nella direzione opposta e così, prima di metterli in bolletta, il presidente di Arera può gridare, a vuoto, in Parlamento che gli oneri di sistema sono troppi.
La commedia è sempre la stessa dove, al governo, tutti recitano la propria parte con la certezza che, alla fine, arrivano consumatori con i soldi.
Le liberalizzazionivengono spesso sbandierate da chi non sa neppure di cosa parla oppure da chi pretende di distorcere la realtà.
Dopo ben dodici anni di presunta liberalizzazione del mercato elettrico, è utile leggere questo documento di Arera, disseminato di omissis, messi lì apposta per non innervosire il vecchio monopolista – Enel – che adesso si fa chiamare “incumbent”.
Enel che, tra parentesi, ma resta il maggior finanziatore di Arera.
Anche se ilprocesso di liberalizzazione del mercato elettrico è cominciato nel 1999, solo dal 2007 ognuno, inteso come ognuno, può vendere energia elettrica.
E così, ad oggi, sono 550 le società attive nella vendita di energia elettrica senza che nessuno, inteso come nessuno, possa stilare una lista di buoni/cattivi per la privacy.
Il trasporto e la distribuzione sono monopoli,nazionali e locali, e i contatori, che ci stanno sostituendo a decine di milioni, sono tutti marcati Enel.
Con venti milioni di consumatori, che dovranno passare tra un anno al mercato libero, senza sapere cosa significhi, si indaga ancora sul mancato umbundling e sulla mancata separazione tra produttore, distributore e venditore che guarda caso, nella liberalizzazione all’italiana, fanno sempre capo ad un unica società.
Contro la chiusura dell’istruttoria dell’Antitrust sullo stesso argomento, un documento ineccepibile ma anch’esso pieno di omissis, Enel ha fatto ricorso al TAR.
La sentenza arriverà a tempo scaduto e saremo quindi tutti più liberi di acquistare energia elettrica dall’Enel.
La tariffa è il prezzo di un servizio e definirla “obbligatoria“, anche se non c’è il servizio, è sbagliato.
Ci sono bollette che fatturano consumi inesistenti, solamente per addebitare altre voci di costo; ci spiegano che sono consumi “obbligatori” e che comunque vanno pagati.
La tariffa della distribuzione di energia elettrica é applicata a tutti i clienti finali.
Per le utenze domestiche, con una potenza contrattuale di 3 kW, la tariffa si compone di tre voci, aggiornate annualmente da Arera:
SIGMA1 = 20,28 €/anno
SIGMA2 = 63,72 €/anno
SIGMA3 = 0,00724 cent/kWh.
Per tutte le utenze domestiche in bassa tensione, SIGMA1 comprende la tariffa MIS – servizio di misurazione – che copre i costi di installazione e di manutenzione del contatore, di rilevazione e registrazione delle letture di consumo..
In bolletta troviamo la voce: “trasporto e gestione del contatore”.
Quindi, senza consumare neppure un kWh, non c’è ovviamente alcun trasporto ma i distributori, che ci stanno sostituendo i contatori, incassano 84 € ogni anno per i prossimi quindici.
Quanto ci costano i nuovi contatori? Non doveva essere tutto gratis? A chi servono? E per le seconde case quanto incassano?
Grande enfasi della stampa alle sanzioni dell’Antitrust a Enel e Acea, per pratiche scorrette per “svuotare la tutela prima che arrivi l’Autorità” , sfruttando la posizione dominante.
Sorprende però la sproporzione delle sanzioni: 93 milioni a Enel e 16 ad Acea.
Dalle tabelle pubblicate nell’ultima relazionedi ARERA, si evince che:
edistribuzione – società di distribuzione di Enel – distribuisce 50 TWh a 25 milioni di utenti domestici, mentre Areti – società di distribuzione di Acea – distribuisce 2,7 TWh a 1,3 milioni di utenti;
gli utenti domestici in maggior tutela consumano un totale di 35 TWh;
enel vende 42 TWh ai clienti domestici, mentre Acea ne vende 1,3.
Qui non si tratta di sanzionare quante volte ha peccato Enel e quante Acea, ma di affrontare il peccato originale e cioè l’enorme vantaggio per Enel di conoscere vita, morte e miracoli di 25 milioni di utenti, attraverso l’utilizzo dei dati, rilevati dai nuovi contatori di proprietà di edistribuzione; un vantaggio che durerà fino al 2030, e cioè fino alla scadenza della concessione.
Per non dare troppo nell’occhio e magari essere accusata di lesa maestà, il problema viene solamente accennato nella nota a margine di pag. 5 del documento dell’Antitrust:
“Apparivano altresì emergere elementi idonei a suffragare l’ipotesi che nella propria attività commerciale EE sfruttasse l’appartenenza al gruppo Enel – verticalmente integrato nei mercati della distribuzione e della maggior tutela”
Il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi si riflette sulla remunerazione degli investimenti, garantita a chi gestisce servizi regolati, per ripagare reti elettriche, elettrodotti, gasdotti, stoccaggi, contatori etc.
Uno spread di 300 punti base potrebbe costare agli utenti italiani circa 460 milioni di euro all’anno in più sulle tariffe di elettricità e gas.
Il parametro tariffario, calcolato in base molteplici fattori di natura finanziaria, fiscale e di rischio paese dovrà essere aggiornato dall’Autorità entro fine anno e inciderà sulla voce “spese per il trasporto” di luce e gas.
Le reti del gas e dell’energia elettrica, come per le autostrade, pagate da generazioni di utenti, garantiscono un ritorno sull’investimento a due cifre, e senza nessun tipo di rischio, tanto meno il rischio paese il cui premio assicurativo è pagato da ogni bolletta.
Meglio per tutti quindi che lo spread non salga ma sarebbe anche il caso rivedere le concessioni, che nel caso della distribuzione dell’energia elettrica, è monopolio di Enel.
Ogni tre mesi, Arera aggiorna i prezzi di gas e luce del mercato tutelato, che serve tre consumatori su quattro.
I cospicui aumenti degli ultimi due trimestri dipendono,secondo Arera, dalla stagionalità dei prezzi all’ingrosso – una balla perché il prezzo è in costante e anomala ascesa – dal fermo estivo dei reattori nucleari francesi – un’altra balla perché succede ogni anno – dal calo della produzione idroelettrica – che pesa pochissimo sul totale – e dall’aumento della domanda legato al caldo anomalo – tutt’altro che anomalo.
Nei due ultimi aggiornamenti stesso copione per mostrare una situazione migliore di quella reale, dando in pasto ai media notizie rassicuranti e facendo gridare i politici di turno che bisogna ridurre il costo delle bollette.
Ma c’è un importante novità: siccome gli aumenti sarebbero troppo elevati, Arera mette in piedi una piccola finanziaria, congelando un miliardo di euro di oneri di sistema, nella speranza di recuperali in tempi migliori.
In pratica fa come il governo, facendo debito con la speranza che PIL migliori.
Gli oneri di sistema incentivano anche l’energia rinnovabile e resta un mistero perché debbano calare in futuro.
Ma non è un mistero che, venendo a mancare una quota di oneri, lo Stato non incassa le relative imposte.
Se sussiste quindi il dubbio che Arera possa intervenire sulla fiscalità, prerogativa di governo e parlamento, ne è chiara la ragione: non era bello che il collegio uscente di Arera presentasse in giugno un aumento a due cifre e non è bello che il collegio entrante, espressione politica del nuovo governo, faccia lo stesso
Il risultato è che stiamo facendo debiti anche con le bollette.
ARERA ritorni alla sua missione originale e cioè ” la promozione della concorrenza e dell’efficienza nel settore dei servizi di pubblica utilita’, di seguito denominati “servizi”, nonche adeguati livelli di qualita’ nei servizi medesimi in condizioni di economicita’ e redditivita’, assicurandone la fruibilita’ e la diffusione in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale, definendo un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli interessi di utenti e consumatori”.
Non intervenga in materie che non le competono, come lametrologia legale, della quale è unico responsabile il MISE. Nello specifico, vengono installati decine di milioni di sistemi di misurazione illegali, che funzionano male e che oltretutto il consumatore paga con la bolletta.
Denunci l’impossibilità di promuovere la concorrenza, e quindi la tutela degli interessi di utenti e consumatori, in presenza della chiara posizione dominante di Enel, che dalla fine del mercato tutelato, e con il monopolio della distribuzione, sarebbe l’unica a trarre vantaggio.
Metta in condizione i consumatori, attraverso una seria e mirata campagna di informazione, di capire quanto consumano e quanto spenderebbero passando al mercato libero. I comparatori di offerte non sono assolutamente adeguati, né fruibili dalla quasi totalità dei consumatori.
Semplifichi radicalmente le bollette, sull’esempio di quelle degli altri paesi europei, che sono utili e non aggravano il lavoro dei fornitori, che in Italia viene poi scaricato sul prezzo.
Rediga, con il MISE, l’atteso albo dei fornitori per evitare in futuro situazioni oggettivamente sconcertanti.
Riveda il contratto di maggior tutela a garanzia dei consumatori. Quello attuale non funziona per evidente responsabilità dominante del distributore.
Annulli la procedura di conciliazione che allontana ulteriormente i consumatori dal far valere i propri diritti.
Quantifichi, con precisione, l’ammmontare degli oneri di sistema, che ormai pesano per più di un terzo sul valore delle bollette, da qui a dieci anni confutando, in modo molto più efficace del passato, gli ulteriori aggravi.
La metrologia legale, che garantisce la correttezza delle transazioni, compete al Ministero dello Sviluppo Economico. La regolazione dei mercato dell’energia elettrica compete all’autorità per l’energia, ora ARERA.
Da più di dieci anni, l’Autorità per l’energia viene coinvolta in attività che non le competono mentre il Ministero latita con idee confuse.
Davide Crippa – senatore e sottosegretario al MISE – da deputato aveva presentato varie interpellanze in merito allo stato di legalità dei contatori di energia elettrica, sia all’Autorità (aeegsi) che al Ministero (mise).
Nonostante risposte evasive o errate, decine di milioni di contatori, per miliardi di euro scaricati sulle bollette, continuano a essere sostituiti.
Oltretutto l’Autorità per l’energia andava chiaramente oltre le sue funzioni istituzionali, rispondendo su temi che non le competono. la confusione di ruoli dura da un decennio.
Tutte le risposte erano contrarie al dispositivo di una sentenza della Corte di Giustizia Europea la quale stabiliva – e non per i contatori di energia elettrica – che la connessione di uno strumento di misura a un sistema di tele-gestione da remoto integra la fattispecie di un sistema di misurazione, il quale, per le vigenti leggi metriche italiane, deve essere legalizzato.
L’ufficio legislativo del MISE, e non la Direzione competente, scrive invece che il sistema di misurazione non è oggetto della Direttiva Comunitaria MID, negando che proprio la direttiva prevede le misure di sicurezza della formazione del dato di consumo, a tutela del consumatore.
E’ lecito quindi chiedersi a cosa serva il contatore se non per gli interessi dei distributori di energia elettrica e gas che hanno deciso di sostituire i contatori, solamente perché pagati dalle bollette.
I distributori non mettono a disposizione degli Organismi di Vigilanza le caratteristiche delle interfacce dei sistemi di misura, dei protocolli utilizzati per la trasmissione dei dati di consumo né, soprattutto, dei criteri di tutela atti a impedire la modifica dei parametri di misurazione da remoto.
Possibile che il MISE ignori che la gestione di un contatore da remoto viola pacificamente i requisiti essenziali della Direttiva MID ?
Stanno sostituendo, a nostre spese anche se raccontano che é tutto gratis, gli strumenti con i quali ci misureranno gas e luce per i prossimi quindici anni e il minimo che possiamo pretendere é che la transazione sia legale, cosa che nessuno può invece garantire.