Pagato il canone Rai?

Perché pagarlo con la luce?

Dal 2015 le bollette della luce addebitano il canone della RAI; nove euro al mese, da gennaio a ottobre.

Dovete verificare che vi sia stato addebitato e conservare tutte le bollette per provare che lo avete pagato.

Al vostro fornitore di energia elettrica,e se lui poi non lo paga all’agenzia cosa succede?

Una volta incassato, il vostro fornitore dovrebbe infattipagarli per vostro conto all’Agenzia delle Entrate, segnalando il numero POD della nostra utenza,la vostra residenza e il codice fiscale.

Ma numerosi lettori segnalano di aver ricevuto una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate, alla quale non risulta il pagamento del canone.

Per evitare sorprese, dovreste verificare che il canone sia stato addebitato.

Se non trovate le bollette potete scaricarle dal sito del fornitore e comunque le bollette vanno conservate per dieci anni.

La brillante idea di scaricare il canone RAI in bolletta venne al governo Renzi  nel dicembre del 2015 e l’Autorità dell’Energia si limitò a disquisizioni teoriche.

Era la caccia agli evasori del canone: grande impatto mediatico, pochi risultati e, come prevedibile, notevoli problemi nella messa a punto della procedura.

A sette anni dall’entrata in vigore del provvedimento, che è il tempo necessario per capire come le cose in Italia non funzionano, arrivano le prime comunicazioni dell’Agenzia, alle quali seguiranno le cartelle esattoriali con la richiesta di pagamento.

Il consumatore dovrà quindi dimostrare di aver pagato il canone ammesso, ovviamente, che il suo fornitore glielo abbia addebitato con la bolletta e poi regolarmente girato all’Agenzia delle Entrate

Siccome sono pochi quelli che verificano le bollette, se non c’è stato addebito, la richiesta dell’Agenzia è corretta.

Ma anche se l’utente ha pagato, il consumatore deve sperare che il fornitore abbia fatto il suo dovere e tra le centinaia di sconosciuti fornitori che operano nel mercato, ci saranno sicuramente i furbi che non l’hanno fatto.

Se poi il consumatore ha cambiato fornitore o magari più fornitori, il controllo sarà ancora più complicato. 

Stesso problema se su quel POD è subentrato un altro utente.

Le ultime proposte di subentro pubblicizzano “il canone RAI ve lo paghiamo noi “, e magari, dopo tre anni, si scopre che non è vero.

#canonerai

 

 

 

Oneri di sistema – il sacco

Arera definisce gli oneri di sistema che ci vengono addebitati ad ogni bolletta:

“Con le bollette dell’energia elettrica, oltre ai servizi di vendita (materia prima, commercializzazione e vendita), ai servizi di rete (trasporto, distribuzione, gestione del contatore) e alle imposte, si pagano alcune componenti per la copertura di costi per attività di interesse generale per il sistema elettrico nazionale: si tratta dei cosiddetti oneri generali di sistema, introdotti nel tempo da specifici provvedimenti normativi.
Negli ultimi anni, gli oneri generali di sistema hanno rappresentato una quota crescente e sempre più significativa della spesa totale annua di energia elettrica degli utenti finali.Gli oneri generali sono applicati come maggiorazione della tariffa di distribuzione, (quindi all’interno dei servizi di rete), in maniera differenziata per tipologia di utenza.”

Negli anni, oltre ai costi per le “attività di interesse generale per il sistema elettrico” sono state aggiunte voci di costo che con l’energia non hanno nulla a che vedere come le coperture ai buchi di Alitalia, Ilva, Alcoa, Gala a Green Network, solo per citarne alcune.

Sono oneri para-fiscali che dovrebbero essere scaricati su tutti i cittadini, e non solamente solo sui consumatori. Gli stessi oneri sono poi soggetti a tasse e IVA.

L’andazzo non cambia: governo e parlamento decidono quali “amici” salvare e incaricano Arera di piazzare il tutto nelle bollette.

Il giochetto funziona fino a quando tutti pagano le bollette, ma quando qualcuno non lo fa, i fornitori vanno in tribunale dicendo che non sono loro i responsabili per il mancato pagamento degli oneri da parte dei clienti finali.

Così si arriva ad un’ordinanza della Corte di Cassazione che dà ragione ai fornitori.

Il copione è sempre lo stesso e tutti fanno la loro parte a spese del consumatore che paga senza aver visto, in quindici anni, alcun beneficio.

Su tutti, ha per caso visto il consumatore benefici economici derivanti dalla straincentivata energia rinnovabile?

La conferma arriva nella memoria presentata da Arera alla commissione d’inchiesta della Camera sui diritti del consumatore dove è scritto:

Inoltre, la catena di esazione di tali componenti, che passa attraverso le società di vendita, comporta la presenza di rischi di controparte di complessa gestione, che hanno portato all’esigenza di socializzare importi rilevanti corrispondenti ad insoluti all’interno della medesima catena. Ciò in particolare alla luce delle sentenze della giustizia amministrativa, che hanno limitato la responsabilità delle società di vendita in relazione al versamento degli oneri in caso di insoluti del cliente finale”

Socializzare oneri para-fiscali, derivanti dalla morosità di quelli che non pagano le bollette, sulla platea di quelli che invece la pagano non é equo e non rientra nelle competenze di Arera.

La crisi energetica ha portato alla sospensione degli oneri di sistema che viene procrastinata ad ogni trimestre.

Ma quale lettura dei contatori

Misurano quando vogliono: quasi mai!

Per rendere operativa la prescrizione di soli due anni, ARERA emette un documento di consultazione che a pag.21 “squalifica gli smart meters” il cui funzionamento, per come era stato promesso,è tutt’altro che smart.

I consumatori pagano con la bolletta il servizio di lettura dei contatori, eppure le bollette addebitano consumi stimati che sono sempre maggiori di quelli effettivi. 

Anche quando il consumatore comunica l’auto-lettura, il fornitore attende per mesi la conferma del distributore e, nel frattempo, continua a fatturare consumi stimati.

Il bollettone di conguaglio arriva quando il distributore finalmente legge il contatore, trova sempre qualcosa che non va e ricostruisce unilateralmente lo storico dei consumi elencando letture, presunte o meno, che risalgono magari a otto anni prima.

Con il bollettone arriva anche la proposta di dilazionarne il pagamento, cosa che tutti accettano senza pensare che i contratti impongono al distributore di leggere il contatore a scadenze precise.

Arera ha però inventato il tentativo di lettura che non va mai a buon fine per la gioia di tutta la filiera, meno che di quella dell’utente, il quale scopre che otto anni prima, il 15 agosto avevano tentato di leggergli il contatore!

Se poi il consumatore decide di cambiare fornitore é il delirio: il fornitore subentrante chiede al distributore di leggere il contatore, quello non lo fa e così, per mesi, arrivano bollette sia del vecchio che del nuovo fornitore, che a sua volta fattura consumi stimati.

É tutto questo perché nei contratti non é prevista una lettura di inizio fornitura!

Invece di ridurre il periodo di prescrizione, sarebbe stato molto più utile limitare tassativamente il numero delle bollette di acconto ( una all’anno) imponendo ai distributori di rendere il servizio per il quale sono profumatamente pagati.

Con il provvedimento si procrastina invece una situazione scandalosa, aggravata dal fatto che con i nuovi contatori la lettura dovrebbe essere effettuata in tempo reale, il che ovviamente non é vero, in attesa che i contatori siano tutti attrezzati mentre, con la delibera, si concedono due anni per non farlo.

Ma come mai i fornitori possono attendere anni per fatturare ingenti partite economi che restano in sospensione di accisa e imposte ai danni dello Stato? 

La “soap opera” dei contatori

I contatori? Non si sa cosa sono!

Premesso che:

  • la metrologia legale, che tutela la fede pubblica nelle transazioni commerciali che utilizzano strumenti di misura, compete unicamente al Ministero dello Sviluppo Economico;
  • su scala nazionale, prosegue la sostituzione di decine di milioni di misuratori di energia elettrica e di gas naturale;
  • la sostituzione viene imposta ai consumatori in forza a delibere di Arera ma in assenza di pronunciamenti del MISE;
  • i misuratori, una volta installati, diventano parte integrante di un sistema che permette ai distributori, di energia elettrica e di gas, di “gestirli” illegalmente da remoto;
  • il sistema, inteso come misuratore in campo e struttura della sua gestione da remoto, predisposta presso i centri operativi dei distributori, non è mai stato definito legalmente dal MISE;
  • la gestione da remoto dei misuratori è espressamente vietata dal D.Lgs. 22.2.2007, n.22: non è cioè ammesso modificare da remoto le variabili metrologiche che concorrono alla formazione del dato di consumo;
  • lo stesso D.Lgs stabilisce che l’unico dato legalmente valido della transazione è quello che si forma sul posto e non quello letto da remoto.

Non si comprende perché i consumatori debbano sostenere il costo di sistemi di misurazione illegali.

Per come è stato predisposto, il sistema sembra invece molto più utile ai distributori: i nuovi misuratori, che dovrebbero facilitare i consumatori nella rilevazione dei propri consumi, sono invece piuttosto complicati.

E anche questo è contro la legge.

Con la gestione da remoto,i distributori potranno raccogliere e utilizzare una notevole serie d’informazioni, sfruttandole a proprio favore o delle società di vendita collegate.

Tenuto conto che la quasi totalità dei misuratori di energia elettrica è fabbricata e controllata da Enel, tramite e-distribuzione, e decine di milioni di clienti Enel dovranno passare al mercato libero, è evidente che con tale operazione la posizione già dominante di Enel non potrà che rafforzarsi.

Nessuna risposta soddisfacente del MISE su quanto affermava Davide Crippa, divenuto sottosegretario con delega all’energia nel 2017, per il quale la sostituzione dei contatori era, quattro anni prima, una“soap opera che avrebbe dovuto essere immediatamente fermata”.

 

 

 

Se questo é un regolatore

Vale solo quello che leggete sul contatore!

Definizione di sinallagma: nel legame, nel nesso di reciprocità che unisce una prestazione all’altra per quanto riguarda alcune categorie di contratti.

Il contratto di fornitura di energia elettrica, o di gas naturale, è un tipico contratto “a misura” cioè il corrispettivo viene addebitato in base al dato di consumo letto sul contatore.

Per ARERA – regolatore del mercato elettrico a valle della creazione del dato di consumo – sembra non sia così come si evince dal caso che la stessa Arera menziona a pag. 370 del secondo volume della sua relazione annuale.

Oltretutto, ARERA interviene su un tema che non è di sua competenza e cioè la metrologia legale, che compete esclusivamente al MISE – Ministero dello Sviluppo Economico.

“Con la delibera 3 dicembre 2019, 498/2019/E/eel, “Decisione del reclamo presentato da Fontel S.p.A. nei confronti di e-distribuzione S.p.A.”, l’Autorità ha rilevato che l’impresa distributrice deve garantire la corretta installazione e manutenzione degli apparecchi di misura e il corretto valore delle misure messe a disposizione degli aventi diritto; pertanto, costituisce inadempimento ai suddetti obblighi l’applicazione di una errata costante di lettura K ai prelievi rilevati dal misuratore”.

Una delle voci di costo delle bollette è proprio la “gestione del contatore”, che i distributori incassano proprio per misurare e quindi, se il contatore non misura correttamente, se è difettoso o se é impostato male, ne devono rispondere i distributori e, se sulla base di misurazioni errate, il fornitore incassa il non dovuto, l’utente non solo non dovrebbe pagare il non dovuto ma neppure il servizioo di misurazione, che fa parte della voce “gestione del contatore”. e il corrispettivo non dovrebbe essere pagato.

Ma per Arera non è così:

“Tuttavia, siffatto errore non inficia, sotto il profilo regolatorio, la correttezza della ricostruzione dei consumi derivante dalla giusta applicazione della costante di lettura; ciò in quanto l’errore non è dipeso dal malfunzionamento del misuratore, bensì da un’errata moltiplicazione delle letture da parte del sistema informatico del gestore.

La “costante di lettura” non fa parte di alcun documento contrattuale mentre la legge è cristallina: il dato fide-facente la transazione è quello indicato sul contatore, quello che viene letto dal consumatore, e non quello che viene moltiplicato per coefficienti ignoti o costanti di lettura.

Coefficienti e costanti ignoti al consumatore alla firma del contratto.

Secondo Arera, “tale errore ha comportato una mera attività di ricalcolo dei consumi realmente prelevati dal misuratore, riflettendo così il carattere sinallagmatico delle obbligazioni contrattuali in atto“.

Affermare che non ci sia nulla da eccepire “sotto il profilo regolatorio” è del tutto gratuito, come è inutile che un consumatore, alle prese con questo problema, debba tentare di “conciliare” alla presenza di Arera.

Il mercato dei dati

Quanto valgono i vostri dati al mercato nero

Perché perdere tempo con le bollette? Perché leggere contatorillegali?

Il distributore, che li gestisce da remoto, veglia su di noi perché ormai tutto è smart, tutto è connesso sopra le nostre teste.

Il distributore, se vuole, può decidere quanto consumiamo, può abbassarci la potenza e razionarci l’energia elettrica.

E la privacy andrà a farsi benedire!

Con quanta superficialità firmiamo la clausola della privacy ad ogni acquisto? O concludiamo al telefono contratti di luce e gas, senza sapere quanto consumiamo?Oppure leggiamo al telefono, a sconosciuti, le nostre bollette senza renderci conto di dare gratuitamente i nostri dati sensibili? Oppure firmiamo polizze assicurative senza leggerle e cestiniamo le modifiche unilaterali di contratto.

“Cosa vuoi che cambi?” Ci chiediamo ogni volta!

Eppure con i nuovi contatori sapranno tutto: quando ci facciamo una doccia, quanti giorni all’anno andiamo in vacanza, quante ore al giorno siamo in casa, se siamo dei buoni pagatori e, magari, conosceranno il nostro numero di telefono e l’IBAN.

Nessuno sa quali è quanti dati vengono raccolti dai contatori,e siccome non c’è nessuno che garantisca la sicurezza del dato che viene trasmesso, saremo tutti a rischio.

Meglio invece tenerci stretti i numeri di POD (per la luce) e PDR (per il gas); sono dati sensibili. Con quei numeri possono raggirarvi con i contratti non richiesti Dare quei numeri ai comparatori di offerte della rete può essere pericoloso.

Quei dati valgono centinaia di euro al mercato nero!

Con i nuovi contatori, ci avranno “profilati”  e sapranno benissimo come guadagnare alle nostre spalle. Il mercato di luce e gas è un mercato di offerta e i dati dei consumatori sono oro.

I venditori devono conoscere bene i polli e cosa c’è di meglio di un contatore intelligente e di una piattaforma che li gestisce tutti da remoto.

I distributori, quelli della rete, raccolgono i dati e li passano sottobanco ai venditori dei quali sono sempre “parenti stretti“.

Ho provato personalmente la procedura per verificare i miei consumi. L’accesso si fa con con l’identità digitale, ma pochi sanno cos’è e non possono perdere ore per farlo.

Dopo uno snervante slalom tra sms e password, ho potuto verificare i consumi solo di una delle mie tre utenze, delle altre il sistema dice che non ci sono i dati.

In effetti, se non c’è un contatore di ultima generazione, l’utente non vede proprio nulla. Per il gas, dicono, ci vorranno anni anche se il nuovo contatore lo paghiamo da quando ce lo installano.

La nuova piattaforma è stata predisposta da Acquirente Unico, società pubblica che garantisce la fornitura di energia elettrica ai clienti del mercato tutelato.

In base ai dati Arera del 2017, Enel, attraverso Servizio Elettrico Nazionale, vendeva l’86,5% dell’energia destinata al mercato tutelato e, attraverso edistribuzione, la distribuiva alla stessa percentuale di utenti domestici.

Sui nuovi #contatorillegali c’è il logo Enel, e in futuro saremo tutti più liberi di comprare energia da Enel.

Le altre centinaia di venditori si limiteranno a mercanteggiare i nostri dati.

Il crollo del sistema

Troppo tardi per intervenire

La guerra mette a rischio la filiera delle forniture di due servizi essenziali come l’energia elettrica e il gas.

Con l’aumento della morosità, per approvvigionarsi sui mercati le imprese fornitrici dovranno pagare in anticipo e presentare garanzie prendendosi il rischio di non essere pagate dai clienti finali che, nel frattempo, hanno ridotto drasticamente i consumi e non rilevano l’energia ordinata.

Le imprese fornitrici ribaltano il rischio sui clienti finali chiedendo le stesse garanzie.

Se prima della guerra erano normali rischi d’impresa, il “terremoto” dell’ultimo anno li ha moltiplicati e le società meno capitalizzate sono destinate a soccombere.

Il regolatore del mercato – Arera – non è stato capace a gestire l’emergenza, che dura da più di un anno e, alla fine, sarà l’ignaro consumatore a pagare, perché resterà senza fornitore e forse anche al freddo.

Ignaro perché magari si era affidato ad un fornitore che prometteva ciò che ora non può mantenere.

I fornitori sono centinaia e del tanto discusso albo, promesso da anni da Arera, neppure l’ombra.

La novità è che i fornitori in difficoltà dovranno morire lentamente perché sembra sarà un giudice a stabilire se potranno risolvere unilateralmente il contratto e, nel frattempo, dovranno continuare a fornire la clientela.

Sara un giudice a stabilire quale fornitore potrà scaricare i suoi clienti sul FUI, fornitore di ultima istanza. Sarà un giudice a valutare l’operato del fornitore degli ultimi anni. Un attività complessa che richiede tempo, forse anni.

Il comunicato congiunto Arera – AGCM recita: “Ciò che il venditore non può fare è ritenere di per sé risolto il contratto senza pronuncia giudiziale e chiedere l’attivazione dei servizi di ultima istanza per risoluzione contrattuale: quest’ultima condotta viola la regolazione dell’ARERA in materia di attivazione dei servizi di ultima istanza”

I servizi di ultima istanza vanno immediatamente regolamentati se no il sistema collasserà in pochi mesi!

Carabinieri & Enel

“L’Arma dei Carabinieri ed Enel ancora più vicine per la prevenzione e il contrasto all’illegalità, la tutela dell’ambiente e del territorio….la protezione dell’ambiente e delle risorse naturali, la lotta ai cambiamenti climatici e il contributo per uno sviluppo economico sostenibile. Particolare attenzione sarà dedicata alla tutela alla sicurezza e continuità operativa delle reti e delle infrastrutture elettriche, alla protezione del personale preposto alla loro gestione e al patrimonio aziendale.”

Il comunicato stampa è del novembre 2021.

Il contrasto all’illegalità compete ai Carabinieri, mentre Enel è una società privata che produce, distribuisce e vende energia elettrica.

Non si occupa di tutela ambientale, del territorio e delle risorse naturali mentre sono di sua specifica competenza “la sicurezza e la continuità operativa delle reti e delle infrastrutture“, servizi che i consumatori pagano con le bollette.

Quindi se i Carabinieri collaboreranno con Enel, il consumatore dovrà pagare anche i Carabinieri oppure la Convenzione con Enel è a titolo gratuito?

Il rischio é che il “guardi che se non fa il bravo chiamo i carabinieri” valga alla fine più per Enel che per il normale cittadino, che si sente sempre più spesso rispondere “abbiamo tutte le pattuglie impegnate“.

Alcuni lettori hanno già segnalato simili comportamenti e una sorprendente solerzia dei Carabinieri ad intervenire, per poi, incredibilmente, neppure verbalizzare l’ intervento.

L’intervento dovrebbe infatti risolversi sempre con la redazione del verbale: definire il soggetto che ha telefonato, luogo, data, ora e del motivo della richiesta, e una sommaria descrizione dei fatti accertati.

E’ il caso, che sembra ricorrente, quando un consumatore rifiuta la sostituzione dei vecchi contatori con quelli nuovi, che vengo utilizzati illegalmente.

Se “tutela della continuità operativa delle reti” significa anche imporli, con l’aiuto dei Carabinieri, c’è il rischio che a trarne vantaggio sia solo Enel.

La forma di collaborazione, tra una società privata e un corpo militare dello Stato, dovrebbe essere legittimata da un provvedimento amministrativo.

Non esistono precedenti perché è come se Enel venisse investita di un potere ispettivo, e di generico controllo sul territorio, sconosciuto nelle proprie finalità societarie.

Una situazione allarmante perché le reti, sempre più intelligenti e ricche di dati sensibili dei cittadini, sarebbero controllate dal monopolista della distribuzione elettrica.

Oneri di sistema – l’emergenza

L’esplosione delle bollette dovrebbe convincere il governo sull’opportunità di eliminare definitivamente gli oneri di sistema.

Una pezza temporanea da 8 miliardi non sara infatti sufficiente perché gli oneri valgono quasi il doppio.

Ma non ci sono consuntivi, né preventivi ed è impossibile sapere di quanti soldi stiamo parlando, come vengano utilizzati e quali sono i vantaggi reali per i consumatori.

Eppure il consumatore, o l’impresa che li paga con la bolletta avrebbe diritto di sapere come vengono utilizzati.

Si sa solo che gli oneri di sistema vengono raccolti dai distributori di energia elettrica e poi se ne perdono le tracce.

Se, per anni, gli oneri di sistema sono aumentati a dismisura, e il costo della materia prima è rimasto costante, è prevedibile che, al primo serio rialzo della materia prima, la bolletta esploderà costringendo il governo a cercare di salvaguardare i consumatori più deboli, senza rendersi conto che la situazione era già esplosiva in ottobre.

Infatti, già nell’ottobre del 2021, il GSE prevedeva di poter pagare i beneficiari, solo per i primi sei mesi del 2022, significa che, senza intervenire, i produttori di energia rinnovabile il prossimo anno verranno pagati a singhiozzo.

La modifica “strutturale” promessa dal governo non si è vista e quindi, tra tre mesi quando, secondo il governo, il costo della materia prima scenderà, gli oneri di sistema non potranno che essere reintegrati e, alla fine, non ci sarà alcuna calo delle bollette, con buona pace di politici, ministri e funamboli della transizione energetica.

Ma Arera è legittimata ad imporre gli oneri di sistema nei contratti di vendita dell’energia elettrica e, quindi, farli pagare ai consumatori?

La Suprema Corte di Cassazione – R.G.N. 5917/2018 e 30804/2019 – conferma “l’inesistenza di una norma che attribuisce all’Autorità il potere di imporre tali oneri”

Se quindi è vero che Arera non può imporli, perché chi vende energia continua a esporli in bolletta? E cosa succede se poi il consumatore non li paga?

E’ auspicabile che la recente istituzione della Commissione Parlamentare d’inchiesta per la tutela dei consumatori, possa chiarire queste criticità chiedendo anche perché, dopo anni, gli oneri siano ancora destinati a floridi enti governativi e a imprese private .

I nuovi contatori del gas

I contatori del gas andrebbero sostituiti dopo un certo numero di anni di funzionamento, in base alla precisione di misurazione, rilevata a campione.

E’ il metodo seguito da molti paesi europei oltre ad essere il più logico.

In Italia invece, anche se firmato dal ministro, non venne mai pubblicato in G.U. il decreto attuativo di una legge del 1991, senza il quale i contatori del gas possono, legalmente, funzionare in eterno.

Nel 2008, sollecitata dall’inchiesta della Procura di Milano sul gas – che aveva scoperto contatori di sessanta anni – l’Autorità per l’energia segnalò, a Governo e Parlamento, gravi problemi di metrologia legale – tuttora aperti – e , senza aver ottenuto risposte, impose i contatori di tipo elettronico.

Incurante del fatto che la metrologia legale non fosse di propria competenza – i sistemi di misurazione del gas, cosi come imposti dall’autorità, non sono mai stati legalizzati e lo standard metro cubo non è un’unità di misura legale.

L’Autorità impose un programma di adeguamento dei contatori esistenti collegandoli ai convertitori di volume, che potevano trasmettere il dato di consumo.Ma alcuni contatori erano talmente malridotti e obsoleti che il dato non era per niente affidabile, e inaffidabile sarebbe stato trasmesso.

Tutti i PDR ( punto di riconsegna del gas) ne sarebbero stati interessati: prima quelli industriali e commerciali e poi le utenze domestiche.

Se, per i consumi industriali e commerciali, l’intervento poteva anche essere giustificato, tenuto conto del volume del gas in gioco, la sostituzione di decine di milioni di contatori domestici sembrò subito una forzatura, giustificata solamente dal fatto che i nuovi contatori sarebbero stati pagati dai consumatori.

Le società di distribuzione del gas, invece, avrebbero lucrato sui contatori e risparmiato sulle letture manuali.

Siamo arrivati all’ultima fase del programma a ci stanno sostituendo i contatori domestici; in Italia già paghiamo il gas più caro in Europa e il nuovo contatore ci costerà decine di euro in più all’anno, per i prossimi quindici.

Ai distributori costa solo 50/60€, possono ammortizzarlo al 130% e ottenere un premio ( pagato dai consumatori) se il programma di sostituzione, opportunamente concordato con Arera, viene mantenuto.

Ammortizzare un contatore in meno di un anno, e farselo pagare ogni anno per i successivi quindici, è già un ottimo affare, meglio però spremere i fabbricanti, comparsi dal nulla e disposti a tutto pur di vendere, con le tipiche gare al ribasso bandite dai distributori.

Così, qualità e funzionalità di milioni di contatori, sono pessime: molti presentano evidenti difetti di misurazione – definite, da chi li gestisce, “anomalie metrologiche” – e i due terzi dei dati di consumo teletrasmessi vanno persi, con il risultato che le bollette ci fatturano i consumi stimati.

Cioè tutto come prima con l’aggravante che il consumatore paga un contatore complicato e che non gli serve, oltre ad un servizio di misurazione inesistente, a unico vantaggio dei distributori che rimandano qualsiasi intervento sulle reti di distribuzione, anche quelle malandate, a beneficio delle sostituzioni.

Il consiglio é di rifiutarne la sostituzione, anche perché i contatori sono potenzialmente pericolosi, specialmente se installati all’interno delle abitazioni: c’è una valvola interna al contatore che può essere aperta o chiusa da remoto, che non va bene, e le batterie al litio potrebbero incendiarli.

Alla proposta di sostituzione, sarà sufficiente richiamare la delibera di Arera che dichiara che il progetto è ancora in alto mare.

Gli utenti, ai quali fosse già stato sostituito, dovranno continuare a comunicare l’autolettura per evitare sorprese.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: