Due pesi e due misure

A chi fa comodo la doppia misurazione?

Poco meno quanto?

Grazie alla crisi energetica tutti ormai hanno imparato che il gas viene trattato nel mondo a MWh – megawattora – eppure quando arriva in Italia le cose si complicano.

Quando viene prelevato dagli stoccaggi, o su una qualsiasi bolletta, i MWh come per incanto spariscono e il gas si paga in standard metri cubi oppure metri cubi standard (smc).

In forza a quale legge un’unità di misura scientifica, che non è mai stata legalizzata, può essere utilizzata in una transazione commerciale, che esige strumenti legali e unità di misura legali?

Nessuna!

Non esiste alcuna legge che possa rendere legale un unità di misura che non lo é come non esiste alcuna legge che abbia il taumaturgico effetto di rendere legale uno strumento che non lo é.

Se in Germania lo standard metro cubo è stato legalizzato, in Italia non solo lo standard metro cubo non é un’unità di misura legale ma neppure i sistemi di misura che lo rilevano sono metrologicamente omologati.

Sono omologati gli strumenti di misura ma non il sistema che li comprende, e il sistema produce standard metri cubi.

La domanda é scontata: perché e a vantaggio di chi questo obbrobrio?

Di solito siamo attenti alla pompa di benzina, al contatore elettrico, alla bilancia del salumiere ma per il gas non verifichiamo nulla e accettiamo una farsa che dura da decenni?

Cosa vuol dire “poco meno” nell’articolo sopra? Quante centinaia di milioni di metri cubi ballano, e a vantaggio di chi?

Il gas degli stoccaggi

Poche idee e molto confuse

Dichiarare che gli stoccaggi sono quasi pieni, senza spiegare a cosa servono e come vengono utilizzati, è demagogia.

Nella sostanza, gli stoccaggi servono a mantenere alta la pressione della la rete dei gasdotti quando, specialmente nel periodo più freddo dell’inverno, cala perché i consumi aumentano.

La pressione della rete non deve mai scendere sotto una certo limite perché si fermerebbero le turbogas delle centrali elettriche, e noi resteremmo al buio.

Senza il gas importato, il gas degli stoccaggi tecnicamente non serve a nulla se non per alimentare, in emergenza e per pochi giorni le utenze essenziali vicine, come per es. gli ospedali

Dichiarare che con gli stoccaggi siamo in linea con quanto ci chiede l’Europa,e che stiamo meglio degli altri paesi,non serve proprio a nulla.

Ma illudere la popolazione che con il gas degli stoccaggi, passeremo l’inverno é una mistificazione.

Dichiarare che riceveremo più gas da altri paesi per compensare il gas russo che non arriverà è solo una speranza. Ipotizzare che ci saranno ri-gassificatori funzionanti entro questo inverno, è falso.

Non iniziare subito un razionamento serio, e non quello all’acqua di rose del ministro Cingolani, é una evidente dimostrazione d’incapacità nel gestire una situazione che si aggraverà ai primi freddi.

I tedeschi hanno stanziato i 200 miliardi, che danno tanto fastidio ai nostri politici, e hanno incominciato a razionare da un due mesi.

Siccome con i numeri non si può prendere in giro nessuno, e considerato che il sistema di gestione degli stoccaggi é un sistema complesso è non funziona come una vasca da bagno, che si riempie e si svuota con rubinetti e tappi, è utile sapere che:

  • la domanda di gas è coperta per il 3,6% dalla produzione nazionale, per il 60,3% dalle importazioni via tubo, per il 9,1% dalle importazioni di GNL. Il 27% del gas proviene proprio dagli stoccaggi, elemento fondamentale del sistema;
  • gli impianti di stoccaggio sono nove sparsi opportunamente per il paese; si riempiono d’estate, ammesso che qualcuno compri il gas, e si svuotano d’inverno;
  • il volume totale degli stoccaggi é di 17 miliardi di m3
  • 5 miliardi – detti strategici – non possono essere utilizzati se non in caso di guerra e, fino ad ora, non siamo ancora ufficialmente in guerra, ma le cose potrebbero peggiorare.
  • quindi ne restano 12 miliardi
  • il consumo medio annuo nazionale é di 70 miliardi di m3
  • quando fa molto freddo, la domanda di gas aumenta oltre i 400 milioni m3 al giorno, dei quali teoricamente possono essere prelevati dagli stoccaggi 160 per distribuire gli altri 240.
  • Dei 240 ne mancano all’appello la metà, cioè il gas russo.

I precedenti non sono edificanti: un governo “tecnico” anche in quella occasione!

Due gli scenari ipotizzabili: freddo e buio, con inverno più rigido del solito, oppure se farà caldo ce la faremo comprendoci di più.

La regolazione all’italiana

Valido dal 1/1/2022 il nuovo

TESTO INTEGRATO DELLE ATTIVITÁ DI VENDITA AL DETTAGLIO DI GAS NATURALE E GAS DIVERSI DA GAS NATURALE DISTRIBUITI A MEZZO DI RETI URBANE (TIVG).

emesso da ARERA come ennesima variante – al momento sono 103 – di una delibera del 2009. La prima pagina è imbarazzante.

Un sforzo immane di “copia/incolla” lascia purtroppo alcune perle che solo il MISE – Ministero dello Sviluppo Economico – a cui unicamente competono gli argomenti evidenziati sotto, dovrebbe correggere.

Scopriamo così che il dato di misura non è più quello che leggiamo su un contatore, cioè uno strumento legale che indica il valore della quantità della res che paghiamo, ma l’esito dell’attività di validazione.

In Metrologia legale il dato di misura è il risultato di un’operazione condotta con uno strumento di misura legale e siccome, per uno strumento legale, vale la presunzione che possegga tutti i requisiti richiesti dalla legge, l’attività di validazione del dato, che già nasce legale, è avulsa in radice.

Le bollette del gas esprimono le quantità di gas consumato in volumi espressi in termini di Smc – acronimo di Standard metro cubo – e non in metri cubi come invece la legge prevede.

Prima di andare alla ricerca di nuovo gas naturale, in alternativa a quello russo, sarebbe opportuno fare un po’ di pulizia in casa nostra e verificare quanto gas entra e esce dal nostro paese.

La legge 166 del 20 novembre 2009, con il lodevole fine di “consentire la semplificazione degli scambi”, ha sottratto all’obbligo di controllo i sistemi di misurazione installati presso gli arrivi dei dall’estero.

Sistemi che non sono riconosciuti dalla Direttiva 2004/22/CE con rischio di denuncia d’infrazione.

ARERA è stata incaricata dal Governo di stabilire gli extra-profitti della società energetiche e il volume di gas importato; oltre al prezzo, è il dato essenziale per la sua valutazione.

Sarà facile, per le società che il governo vuole perseguire, difendersi dicendo che la misurazione non viene effettuata legalmente e che quindi non è possibile definire legalmente il volume di gas importato.

Contatori o apparecchi radio?

Per sostituire il contatore di energia elettrica,  il distributore locale minaccia un avvocato di Catania di far intervenire i Carabinieri; come già accaduto in Liguria e in Irpinia.

C’è un accordo con i Carabinieri ?

A Catania l’utente diffida l’addetto dall’effettuare qualsiasi operazione presso un domicilio privato mentre edistribuzione (il distributore locale) trasmette, su richiesta,una dichiarazione di conformità.

Il documento però si riferisce a generiche apparecchiature di telecomunicazione e non ai contatori di energia elettrica.

La conformità metrologica deve necessariamente e unicamente riferirsi al decreto legislativo n° 22/2007, che recepisce la direttiva europea MID sugli strumenti di misura.

La marcatura CE, seguita dalla M e dall’anno di verifica, sono le prove che si tratta di uno strumento di misura omologato.

La conformità alla normativa europea CE 0051 è del tutto hinutile!

Il MISE, competente in materia, non ha mai confermato la legalità dei sistemi di misurazione di energia elettrica se il contatore possa essere gestito o modificato da sistemi di controllo remoti.

Numerose interrogazioni e audizioni parlamentari non hanno portato a nulla.

Per Arera, alla quale non compete la metrologia legale, ma è stata coinvolta in questa commedia, il contatore è una radio!

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Le bollette false

Il contatore non rileva consumo e la bolletta lo conferma: consumo zero.

Eppure paghiamo 50 € a bimestre.

A tutti gli effetti, sono false fatturazioni per operazioni inesistenti e la pretesa creditoria risulta gravata di falsità, come il titolo fiscale corrispondente.

La bolletta addebita infatti una quantitá fittizia di “materia prima energia”, per una cifra quasi sempre inferiore ai 10€, per addebitare gli oneri fissi.

Il consumo di energia elettrica è soggetto all’accisa e all’IVA nel momento in cui la si consuma, cioè quando viene azionato un apparato che l’assorbe e, come espone la stessa bolletta, il consumo è stato nullo.

Inoltre, se non c’è consumo, non c’è neppure il trasporto, altro addebito che invece viene esposto.

Il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture, o di altri documenti, per operazioni inesistenti è trattato dall’articolo 2 del Decreto legislativo n. 74/2000, che così recita: 

“È punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi passivi fittizi. Il fatto si considera commesso avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti quando tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria”.

Altro riferimento è l’art. 640 CP, reato di truffa, perseguibile a querela di parte, con due complicazioni:

  1. la sentenza della Cassazione n.42892 del 20.09.2017 secondo la quale non è necessario il conseguimento del fine evasivo. Non è necessaria l’evasione fiscale: la condanna per le fatture su operazioni inesistenti “scatta” anche se il destinatario non le utilizzi. È sufficiente, quindi, la mera emissione di una fattura falsa finalizzata a consentire a terzi l’evasione fiscale. Poco importa se l’evasione di imposta, poi, si verifichi o meno: il reato si considera comunque commesso. La Corte di Cassazione ha avuto modo di paragonare le fatture emesse a fronte di operazioni inesistenti a delle «tossine» da reprimere «sin dalla loro emissione». Non importa, quindi, quale sia il destino di una fattura emessa per un’operazione inesistente. Non conta l’effettivo conseguimento del fine evasivo, essendo sufficiente che tale fine sussista al momento dell’emissione della fattura falsa. In altre parole perché si determini la reazione repressiva, dunque, non è richiesta la successiva utilizzazione del documento falso. D’altronde, ha precisato la Corte, il reato in questione è un reato di pericolo o di mera condotta, per la cui sussistenza non è nemmeno necessario che le fatture siano state annotate nella contabilità del destinatario, il quale – in astratto – potrebbe anche decidere di non avvalersi delle fatture. Ciò posto, ai fini dell’integrazione del reato non è necessario che l’autore cagioni un danno effettivo al fisco. A configurare l’illecito è sufficiente che il fine di consentire a terzi l’evasione (a prescindere che essa poi si verifichi o meno) sussista al momento dell’emissione della fattura.
  2. per l’esecuzione del contratto di fornitura di energia elettrica, il trasporto e la misurazione dell’energia elettrica sono a carico di soggetti terzi, rispetto al contratto di somministrazione, che insiste unicamente tra il venditore e il cliente finale. Per eseguire il contratto con il cliente, il venditore deve prima stipulare un contratto con il trasportatore.

Quindi i contratti si perfezionano con il contatore: serve al venditore per sapere quanta energia fatturare al cliente finale, al trasportatore per fatturare il servizio di trasporto, e al distributore per fatturare il servizio di distribuzione e misurazione di quel quantitativo d’energia trasportata, e consegnata all’utente finale, per adempiere all’obbligazione contrattata con il venditore.

Per il venditore, ovviamente, il trasporto rappresenta un costo e, in quanto tale, fiscalmente deducibile.

Inoltre la fattura di trasporto, emessa dal trasportatore al venditore, è il titolo fiscale in cui si riassume il corrispettivo dovutogli per il servizio reso al Venditore.

Poiché la fattura di vendita è emessa dal venditore verso l’utente finale, e la quantità consumata e trasportata per legge è comunicata dal trasportatore al venditore, i soggetti penalmente responsabili sarebbero sia il venditore che il trasportatore.

Quindi,anche se non ho consumato nulla, non solo pago una quota inesistente di materia prima, ma anche il suo trasporto e la sua misurazione, oltre agli oneri di sistema, le accise e l’IVA.

Con i risultato che il venditore incamera un corrispettivo falso di materia prima, paga i suoi impegni nei confronti del trasportatore e del distributore, che, assieme allo Stato, senza aver fatto nulla, incamerano la differenza.

Adesso moltiplicate i casi per decine di milioni di utenti!

La verifica dei contatori

Il D.M. 93/2017  dovrebbe disciplinare i controlli degli strumenti di misura in servizio e la vigilanza sugli strumenti di misura conformi alla normativa nazionale e europea.

Il decreto non tiene conto della struttura del mercato, distribuzione e vendita, né del parco di contatori di energia elettrica attualmente in funzione.

Titolarità degli strumenti di misura

Secondo il decreto, titolare di uno strumento di misura è “la persona fisica o giuridica titolare della proprietà dello strumento di misura o che, ad altro titolo, ha la responsabilità dell’attività di misura”.

Sia per il gas che per l’energia elettrica, chi vende, non misura e incassa un corrispettivo che deve essere misurato da uno strumento legale, anche se non è di sua proprietà.

Logico quindi considerare il fornitore di energia elettrica, o di gas, quale titolare dello strumento: è lui che si avvale dei dati dei contatori – che gli vengono comunicati dal distributore – per quantificare ciò che vende ai propri clienti.

Ma se il contatore é difettoso, e quindi registra quantitativi di energia elettrica o di gas diversi da quelli che dovrebbe, è il venditore a risponderne, penalmente se fattura più del dovuto.

Inoltre la maggior parte dei contatori sono facilmente accessibili a chiunque, e se dovessero essere accertate alterazioni o manomissioni dei sigilli legali, chi sarebbe chiamato a risponderne sarebbe, in questo caso, il distributore in quanto titolare.

Verificazioni periodiche

Art. 4 – comma 2 del decreto: “La verificazione periodica su tutte le tipologie di strumenti di misura utilizzati per una funzione di misurale gale ha lo scopo di accertare se essi riportano i bolli di verificazione prima nazionale, o di quelli CEE/CE, o della marcatura CE e della marcatura metrologica supplementare M e se hanno conservato gli errori massimi tollerati per tale tipologia di controllo”.

Quindi solamente strumenti di misura legali possono essere ammessi alla verificazione periodica e ad eventuali prove in contraddittorio tra le parti.

Tutti i contatori di energia elettrica di tipo elettromeccanico, non essendo mai stati omologati, ed essendo sprovvisti dei sigilli legali, non possono essere ammessi ad alcuna verificazione, periodica o in contraddittorio: del tutto inutile averla fissata in 18 anni.

Stessa sorte per i contatori statici di energia elettrica “di prima generazione” che non sono mai stati omologati, non sono legali e non possono essere verificati.

I primi contatori di energia elettrica omologati risalgono al 2007, anno del recepimento in Italia della direttiva MID.

Il decreto 93 entra in vigore dieci anni dopo, e stabilisce che ne sono necessari 15 per la verifica periodica, cadendo in un palese anacronismo. Perché e su quali basi sono stati stabiliti 15 anni?

Art. 5 – comma 2 – Controlli casuali o a richiesta: “Sono altresì eseguiti controlli in contraddittorio nel caso in cui il titolare di uno strumento o altra parte interessata nella misurazione ne faccia richiesta alla Camera di commercio competente per territorio; i costi dei controlli in contraddittorio, in caso di esito positivo del controllo, sono a carico del soggetto richiedente”.

La disposizione disincentiva fortemente l’esercizio di tali controlli, dovendo il richiedente, cioè il consumatore, anticiparne le spese e lo scoraggia ad azionare il controllo: non è forse più semplice prevedere che le spese restino a carico della parte soccombente?

 

#contatorillegali

Occhio al rogito!

Attenzione al contatore quando acquistate un immobile!

Dalle verifiche il contatore risulta manomesso e il consumo reale era maggiore di quello misurato.

Il contatore “rubava”, ma era stato manomesso prima dell’acquisto, il precedente proprietario rubava energia elettrica e quello nuovo non ne sapeva nulla.

Un lettore del blog dieci anni fa acquistava un immobile e l’anno scorso gli hanno sostituito il contatore dell’energia elettrica.

Manomettere un contatore di energia elettrica non è un’operazione semplice e può essere effettuata solo da chi lo conosce bene.

Per una clamorosa dimenticanza del MISE – ministero dello sviluppo economico – manca un sigillo posto su una una vite, svitando la quale è possibile entrare nel contatore e modificarne il circuito di misurazione.

Se l’operazione fraudolenta viene effettuata alla prima installazione del contatore, il consumo dei successivi 15 anni sarà molto più basso, senza che il distributore se ne accorga.

Ma quando se ne accorge, come é poi accaduto, sarà l’ultimo utente a restare con il cerino in mano e a risponderne.

Prima pagherà la maggiore quantità di energia elettrica consumata negli ultimi due anni (oltre oltre c’è la prescrizione) e poi dovrà difendersi, in sede penale, dalla denuncia di furto di energia.

Meglio verificare, all’acquisto dell’immobile, tutti gli strumenti di misura installati e verbalizzare con il notaio anche lo stato delle utenze.

Il portale del SII

Il portale del Sistema Informativo Integrato (SII) sarebbe anche a disposizione dei consumatori più curiosi, dotati di tempo e pazienza.

Forse è lo stesso portale di e-distribuzione che, secondo Arera, gestisce l’85% dei contatori nazionali?

È così che si rendono “terzi” i monopoli?

Arera spiega a cosa dovrebbe servire il portale,quando sarete riusciti ad entrare.

Del suo portale, invece, e-distribuzione scrive “il Cliente riconosce che l’uso dei Servizi avviene a proprio esclusivo rischio“.

Quindi a cosa serve un portale dove i dati non sono attendibili?

Ma gli stessi dati, se passano sotto l’ombrello SII, lo diventano?

Chi paga per questi “doppi servizi” del tutto inutili?

Scrive Arera: “il distributore, responsabile della lettura (più propriamente della “raccolta della misura”)”

La novità è che il distributore non misura più ma “raccoglie” i dati, dei quali non è responsabile, il che dimostra che della misurazione non importa nulla a nessuno, tranne che al consumatore che la paga con la bolletta, che sia corretta o meno.

Eppure la legge è chiara: il distributore è responsabile della corretta misurazione ma Arera non lo dice perché non si occupa di metrologia legale anzi, per statuto, non deve neppure sapere cos’è.

La validazione del dato di consumo da parte del distributore è infatti un altro buco nero del sistema: tutti aspettano la validazione, da chi misura, ma non è facile ottenerla.

Meglio i consumi stimati: sono senz’altro maggiori di quelli reali!

Ancora Arera:“I dati di misura trasmessi al SII sono quelli rilevati con le letture periodiche del contatore” quindi sono quelli prodotti dai contatori o sono quelli che il distributore ogni tanto raccoglie mandando in giro i letturisti?

Il SII é costituito presso l’Acquirente Unico, all’indirizzo è detto:

“Acquirente Unico, gestore del Sistema Informativo Integrato, è stato individuato dalla Legge Bilancio 2018 (art 1, comma 8, legge n. 205 del 27 dicembre 2017) come il soggetto deputato a mettere a disposizione dei clienti finali i loro dati di consumo di energia elettrica e di gas, secondo le modalità stabilite dall’ARERA e nel rispetto delle indicazioni del Garante in materia di protezione dei dati.

Acquirente Unico è la società pubblica, interamente partecipata dal Gestore dei Servizi Energetici S.p.A. – ovvero dal G.S.E. – interamente posseduto dal Ministero dell’economia e delle finanze – costituita dal decreto legislativo 16 marzo 1999 n. 79 allo scopo di garantire la fornitura di energia elettrica ai consumatori domestici e alle piccole imprese che non sono ancora passati al mercato libero.

Era il 1999 e, ancora oggi, decine di milioni di consumatori sono ancora serviti dal mercato tutelato

In quanto soggetto terzo, pubblico ed indipendente, negli anni sono state attribuite ad Acquirente Unico crescenti responsabilità e diverse attività quali lo Sportello per il Consumatore Energia e Ambiente, il Portale Offerte, l’Organismo centrale di stoccaggio dei prodotti petroliferi (OCSIT), Cassa Conguaglio GPL, oltre all’originaria funzione di approvvigionamento di energia elettrica per il Mercato Tutelato, per accompagnare lo sviluppo dei mercati energetici”.

Vi invito ad una prova pratica del funzionamento del portale: è un esperienza onirica!

L’accompagnamento dura da 22 anni e il numero di “badanti” cresce ma, alla fine, la nostra ultima “badante” sarà proprio il vecchio monopolista, che oggi fa più figo chiamare “incumbent”.

E’ probabile che il SII servirà solo per profilare la nostra “vita” energetica, in spregio a qualsiasi garanzia sulla privacy, e aiuterà i venditori, specialmente gli amici e i parenti dei distributori, e in particolare modo la famiglia dell’incumbent, a fornirvi l’energia elettrica al miglior prezzo, per loro.

Il portale di e-distribuzione

Le condizioni generali del servizio distribuzione di energia elettrica sono pubblicate sul sito di e-distribuzione che, secondo fonti ARERA, gestisce l’85% dei contatori operanti in Italia.

L’art. 9 recita:

9. Limitazione di responsabilità di E-distribuzione 

Il Cliente riconosce che l’uso dei Servizi avviene a proprio esclusivo rischio.

I Servizi vengono forniti così “come sono” e “come disponibili”

sul Portale di E-Distribuzione. 

Se il portale è di proprietà di e-distribuzione, e se e-distribuzione lo gestisce a spese dei clienti, perchè e-distribuzione non dovrebbe essere responsabile dei dati reperibili?

La sostituzione dei contatori

e-distribuzione sulla mia risposta ad un lettore di Repubblica e la mia replica.

“L’Azienda sta sostituendo i contatori attualmente installati con quelli di nuova generazione (cosiddetti 2G) nel rispetto della normativa vigente, che sollecita l’adozione di sistemi intelligenti di misurazione abilitando nuovi servizi ai clienti.”

La normativa vigente non ammette, invece, che un contatore possa essere gestito da remoto.

I nuovi contatori rispondono ai più alti standard di qualità del settore e sono conformi alla direttiva europea MID (“Measuring Instruments Directive”).  Sono strumenti di misura legale, dotati del marchio CE (Comunità Europea) e della marcatura metrologica supplementare (lettera M seguita dalle ultime due cifre dell’anno di applicazione), la cui certificazione è garantita da enti notificati indipendenti e riconosciuti a livello europeo.
 
La gestione da remoto dei contatori è una funzionalità, richiesta dalla regolamentazione nazionale a partire dal 2006, che consente di fornire ogni mese, alle società di vendita, il consumo effettivo dei clienti minimizzando il ricorso alle stime e ai conseguenti conguagli.

La MID, del 2007, supera la regolazione nazionale per tempo e merito essendo del 2007.

E-Distribuzione sottolinea che, in conformità a quanto prescritto dalla menzionata direttiva MID, non è possibile effettuare alcun “intervento da remoto sui parametri metrologici della misurazione”: i contatori, vengono “sigillati” in fabbrica e, per tutta la loro vita utile, è impossibile modificarne i parametri di calibrazione, né accedendovi fisicamente né da remoto. Non è prevista alcuna rielaborazione dei dati, ma la sola trasmissione a distanza delle stesse informazioni riportate sul display del contatore, che i clienti possono verificare puntualmente. E-Distribuzione precisa di essere proprietaria del contatore e di essere autorizzata alla sua sostituzione, nel rispetto della normativa e delle condizioni contrattuali.

Ma se l’utente non paga la bolletta la potenza gli viene ridotta da remoto e non c’è  certezza che la stessa operazione possa essere effettuata anche se l’utente la paga.

L’Azienda ricorda che l’intervento di sostituzione è completamente gratuito e che nessun compenso è dovuto al personale impegnato nell’operazione. Sul sito www.e-distribuzione.it è possibile reperire tutte le informazioni relative alla sostituzione, consultare il piano di installazione, scaricare il materiale illustrativo e la guida tecnica dell’Open Meter.
Inoltre, registrandosi gratuitamente all’area riservata del sito www.e-distribuzione.it, è possibile scaricare  il rapporto di sostituzione, che indica tutti i dati di interesse, comprese le letture di rimozione del vecchio contatore, a partire dal secondo giorno successivo all’intervento

Invece il nuovo contatore si paga, il corrispettivo finisce in bolletta, e all’atto della sostituzione, non viene richiesto alcun consenso all’utente per il trattamento dei dati che il contatore genera.

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