La caccia al pollo

Scegliere tra mercato libero e tutelato

Ennesima proroga del mercato tutelato.

A dieci anni dalla nascita del mercato libero, metà degli utenti preferisce ancora essere tutelata perché non ha alcuna idea di quanto consuma, a malapena sa quanto spende, e in caso contrario firmerebbe contratti difficili da capire e quindi estremamente pericolosi.

Di fronte a scelte di questo tipo il consumatore italiano é pigro: non legge i contatori, non verifica le bollette e l’aggettivo “tutelato” lo affascina!

Se l’anno scorso avesse scelto il mercato libero, e un prezzo fisso, avrebbe fatto bingo ma il contratto sarebbe scaduto e adesso sarebbe punto e a capo.

Il mercato tutelato invece é lì, fermo come un semaforo, costa di più? costa di meno? Perché cambiare?

D’altro canto più di mille fornitori di mercato libero, tra luce e gas, sono troppi, non tutti sono corretti, non esiste un albo e il contratto non risponde a nulla se non al codice civile. Se non lo leggete riga a riga sai le sorprese!

Alcuni fornitori sono molto più aggressivi che professionali, specialmente con i consumatori più deboli!

Dopo avervi asfissiato al telefono, verranno di persona chiedendovi di poter esaminare insieme una bolletta:“con noi risparmierà, firmi qua…. non la sto truffando… avrà tempo per pensarci e, se cambierà idea, quando le telefoneranno, potrà dire di no”.

Il pollo firma senza leggere e, quando gli telefonano, si è già dimenticato tutto, dovrebbe dire di no ma si vergogna e risponde con una serie di si alla cieca!

Magari la prima telefonata l’ha ricevuta il nonno e nessuno ne sa nulla.

Comunque tutti i metodi per fregarlo sono buoni.

Chi propone al pollo “uno sconto del 20% sui primi 200 kWh consumati nel mese”.

Il pollo non si chiede neppure quanti kWh consuma né rispetto a quale prezzo si basa lo sconto L’idea dello sconto lo affascina e firma, firma e firma moduli, tanti.

Magari non si rende conto di firmare anche una polizza assicurativa, che non copre nulla e serve solo al cacciatore di polli per rifarsi dello sconto offerto. Ma lui firma!

Solo dopo, il pollo scopre che spende il doppio di prima perché consuma più dei kWh scontati e i kWh eccedenti li paga a un prezzo da capogiro.

Poi ci sono i cacciatori di polli che raccontano la favola dell’energia verde al 100% senza avvisare il pollo che già paga l’energia verde con gli oneri di sistema.

I cacciatori più creativi propongono lo sconto del 100% sulla quota energia del primo mese: basterebbero quattro conti per capire che lo sconto equivale a due caffè e che non giustifica il cambio di fornitore, ma il pollo gode all’idea del 100% di sconto sul nulla e firma.

In TV lo sconto è di 50€: non dicono su cosa, ma i polli saranno milioni.

Preparatevi per tempo oppure credete ai sondaggi di Nomisma Energia, secondo i quali solo sei consumatori su cento dichiarano di non capire nulla!

Auguri!

Una bolletta francese

I francesi pagano molto meno

La bolletta dei “cugini” non é molto diversa da quella dei tedeschi.

Mezza pagina per dare all’utente tutte le informazioni necessarie.

82,42 € per 343 kVA!

In Francia si pagano i kVA in italia verificate quanta reattiva consumate e se l’addebitano.

Prezzo lordo di 24 eurocent/kVA, la materia prima 13,74 eurocent/kVA.

Potenza contrattuale di 6 kVA, il doppio dell’utente domestico tipo italiano.

Sono inclusi due mesi di trasporto in abbonamento (fissi)

Le tasse pesano per il 12% e l’IVA per il 10%

Devastante il confronto con le nostre bollette, nella forma e nella sostanza.

Oneri di sistema – le origini

Con una slide presentata durante un suo convegno, l’Autorità per l’energia presenta il degli oneri di sistema, che ogni consumatore paga con la bolletta.

oneri in bolletta

Nel 2016 valevano 14,4 miliardi ma nessuno fa consuntivi e nessuno fa previsioni per il futuro perché nella voce “oneri di sistema” della bolletta, che noi tutti paghiamo, finiscono voci che con l’energia elettrica c’entrano poco come Alcoa, Ilva o Alitalia.

Quelli che, e sono sempre più numerosi, si staccheranno dalla rete, per prodursi l’energia che consumano, non pagheranno più oneri di sistema.

I quali dovranno così essere  spalmati su una platea di consumatori, sempre più ridotta, che pagherà bollette sempre più care.

Se poi si congelano per un semestre gli oneri di sistema non pagandoli ai produttori, come è stato deciso l’anno scorso, bisognerà poi pagarli con gli interessi.

La quota dominante degli oneri riguarda gli incentivi alle energie rinnovabili, il cui sviluppo è stato impostato e perseguito con demenziale leggerezza.

Il prezzo mondiale dei pannelli fotovoltaici nel 2005 si basava sulla richiesta italiana.

Il governo Monti impose un tetto annuo agli incentivi, perché ormai era evidente che gli impianti venivano costruiti solamente perché i consumatori li avrebbero pagati con le bollette.

Il governo Renzi pensò poi di indebitare ulteriormente i consumatori, spalmando gli incentivi su un periodo più lungo, ma riconoscendo gli interessi e rinviando il problema.

Adesso sui social fioccano le proposte di installare pannelli fotovoltaici per non pagare energia elettrica.

Ma la domanda é: quelli che non non lo faranno, pagheranno il conto di tutti? E fino a quando?

I primi produttori di energia fotovoltaica incassano anche sette volte l’attuale prezzo dell’energia in borsa, mentre i consumatori dovranno pagare, non solo gli incentivi a chi produce e sbilancia la rete, come é il caso delle rinnovabili, ma anche i costi per ribilanciarela.

Verranno installati così migliaia di MW a gas, il cui costo verrà scaricato sulle bollette per permettere ai produttori di partecipare alle aste del capacity.

Ecco la lista dei furbi in un paese di idioti: buona parte dei soldi viene inviata all’estero esentasse.IMG_0913

I mantenuti 

I “mantenuti” vivono sulle nostre bollette e presentano bilanci trionfali per i tempo che corrono.

Alitalia, Ilva e Alcoa, coprono parte dei buchi con le bollette.

Questo il dettaglio ( energia elettrica) delle voci in bolletta di una piccola impresa:

1) Corrispettivi per sbilanciamento e dispacciamento

Corrispettivo per l’approvvigionamento delle risorse del Mercato Servizio Dispacciamento

Copertura costi delle unità essenziali per la sicurezza del sistema.

Corrispettivo a copertura dei costi della modulazione della produzione eolica.

Corrispettivo di reintegrazione salvaguardia transitoria.

Costi per la capacità produttiva.

Costi per la remunerazione dell’interrompibilità del carico.

Corrispettivi riconosciuti per il funzionamento di Terna.

Costo per l’aggregazione misure.

2) Corrispettivi per l’uso della rete e il servizio di misura

Costo distribuzione.

MIS – Corrispettivo per la misura.

TRAS – corrispettivo per la trasmissione energia assorbita.

SIGMA3 – Distribuzione – quota energia.

SIGMA 1 – Distribuzione – quota fissa.

SIGMA 2 – Distribuzione – quota potenza.

3) Componenti A – UC – parte fissa (indipendenti dal consumo )

A2 – attività nucleari residue

A3 – promozione della produzione da fonti rinnovabili (e assimilate)

A5 – finanziamento delle attività di ricerca e sviluppo

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio

4) Componenti A – UC – parte variabile ( proporzionali al  consumo)

A2 – attività nucleari residue.

A3 – promozione della produzione da fonti rinnovabili e assimilate.

A4 – finanziamento dei regimi tariffari speciali.

A5 – finanziamento delle attività di ricerca e sviluppo.

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio.

AS – corrispettivo per la copertura utenze disagiate.

UC3 – costi per gli squilibri del sistema di perequazione della trasmissione e distribuzione.

UC4 – copertura delle integrazioni tariffarie alle imprese minori.

UC6 – remunerazione dei miglioramenti della continuità di servizio.

MCT – finanziamento per la compensazione territoriale.

UC7 – copertura oneri derivanti da interventi per la promozione dell’efficienza energetica.

Ae – per finanziare le agevolazioni alle imprese con elevati consumi di energia.

I mantenuti sono tanti: chi trasporta energia in alta o in bassa tensione, chi distribuisce gas in alta e in bassa pressione; i produttori di energia rinnovabile che portano gli utili all’estero esentasse; quelli che, dopo ventisette anni, incassano ancora gli incentivi CIP6 del 1992; quelli che il nucleare non c’è ma comunque si paga; quelli della liberalizzazione con il monopolio della misurazione; quelli delle multi-utilities para-comunali che fanno tutto, dalla luce alla spazzatura,dall’acqua al gas.

La liberalizzazione all’italiana ha creato ARERA, GSE, GME e l’Acquirente Unico, tutti riferibili allo Stato e gestiti da manager indicati e scelti dai partiti.

Un turbillon di poltrone in conflitto d’interessi, con sontuosi bonus ad ogni giro.

Nessun vantaggio economico per i consumatori, che non capiscono neppure quello che pagano e perché lo pagano.

Le nostre bollette finanziano quelli che non le pagano, quelli che pagano tariffe agevolate;  i lavoratori di Alcoa, dell’ILVA e dell’Alitalia, le imprese energivore, le bollette degli ex-dipendenti delle società elettriche; le bollette dei parlamentari e dei partiti, forse quelle del Vaticano di San Marino e della RAI.

Le tariffe dell’energia elettrica hanno lo stesso destino della benzina, che paga da decine, o centinaia di anni, le calamità naturali.  

Le rendite delle nostre infrastrutture, che chissà quante volte sono state vendute anche se le avevamo pagate noi o i nostri genitori, adesso finiscono in tasche cinesi.

Manovra sulle bollette

Gli oneri di sistema valgono il 30/40% del costo della bolletta dell’energia elettrica e, senza consumare un solo kWh, paghiamo bollette da 30€/mese. Per addebitarci gli oneri di sistema i venditori si inventano kWh inesistenti che non vengono né trasportati né consumati e le bollette sono degli autentici falsi.

Ovvio che c’è qualcosa che non funzione e allora ecco l’idea: toglierli dalle bollette e trasformarli in tasse, facendoli pagare a tutti, utenti e non.

Se è possibile “socializzare” i buchi delle banche, e nessuno spara, perché non farlo con le bollette?

Sono 16 miliardi di euro all’anno!

Con la morosità in crescita, i primi fallimenti e il rischio di non incassarli tutti, devono essere messi al sicuro come tasse.

Il presidente uscente dell’Autorità per l’energia sarà ricordato per aver abbassato le stesse bollette che, durante il suo mandato sono  diventate le più care d’Europa.

Sembrano ormai tutti d’accordo: un TAR ha definito gli oneri  “parafiscali” mentre AGCM, riconosce che “al crescere del peso relativo degli oneri di sistema, nonché del tasso di insolvenza dei clienti finali legato anche alle difficoltà create dalla crisi economica, le citate previsioni contenute nei contratti di distribuzione hanno determinato una situazione di crescente esposizione debitoria dei venditori nei confronti dei distributori stessi, che ha portato in alcuni casi alla risoluzione del contratto di trasporto, e conseguentemente all’uscita dal mercato di alcuni soggetti”.

Cioè il problema non è l’utente, che non riesce più a pagare le bollette, ma che quelli che trasportano energia elettrica, oppure la producono incassando gli incentivi, continuino a guadagnare, a prescindere.

AGCM parla di  “ridotta marginalità e quindi una scarsa capacità competitiva dei venditori non direttamente riconducibile a carenze di efficienza, bensì a effetti di clausole contrattuali che, addossando sui venditori la responsabilità integrale del pagamento degli oneri di sistema, determinano una ripartizione del tutto squilibrata del rischio derivante dalla insolvenza dei clienti finali relativamente a elementi, quali gli oneri di sistema, che prescindono dalla gestione industriale del servizio”.

Il problema di un umbundling farlocco viene sfiorato da AGCM: “Il descritto effetto di alterazione del mercato aggravato dalla circostanza che nel mercato italiano della vendita di energia elettrica al dettaglio operino in concorrenza fra loro soggetti presenti solo in questo segmento della filiera e soggetti verticalmente integrati, a monte, nella distribuzione”.

AGCM non può assolutamente dire che Enel, con 44 milioni di nuovi contatori, avrà il totale controllo della misurazione e quindi del mercato; e questo in concomitanza con la fine del mercato tutelato.

Secondo AGCM ci sono oggetti che “oltre a godere di vantaggi nella gestione finanziaria del rischio di insolvenza dei clienti finali in quanto appartenenti a gruppi societari (parent company guarantee) – possiedono, data la contestuale natura di concorrenti diretti e controparte obbligatoria dei soggetti venditori non integrati nei richiamati contratti, forti incentivi a comportamenti anticoncorrenziali”.

Il risveglio di AGCM mette anche in luce “la carenza di potestà regolatoria della stessa Autorità per l’Energia” nel senso di “carenza di potere di ( etero ) integrazione del contratto tra distributore e venditore rispetto alle previsioni in materia di garanzie per la parte relativa agli oneri”.

Si capisce poco se non che l’Autorità ha le sue colpe!

E così, in attesa delle nuove tasse, tutti avranno fatto il proprio lavoro: AEEGSI nutrire il sistema, con cifre da capogiro senza opporsi, AGCM di ritenere solo ora “necessario e urgente un intervento di carattere normativo” con due opzioni: “riconoscere pienamente la natura fiscale degli oneri ed eliminare la necessità di una loro specifica trattazione nell’ambito delle pattuizioni fra venditori e distributori”; oppure “prevedere una diversa distribuzione del rischio finanziario derivante da un’eventuale insolvenza dei clienti finali per gli oneri di sistema, in modo tale che lo stesso sia ripartito nell’ambito della filiera elettrica, evitando che esso gravi unicamente sulla parte liberalizzata del mercato”.

Traduzione: se ne occuperanno come sempre Governo e Parlamento che, con i tempi che corrono, non potranno che metterci le mani nelle tasche, con la novità che lo faranno anche se non consumiamo nulla, come peraltro stanno già facendo.

Ci si chiede a cosa servano le Autorities visto che ci costano centinaia di milioni all’anno.

 

Breve storia dell’energia (2): il CIP 6

Nel 1992 scoppia tangentopoli, Enel diventa una S.p.A. e non costruirà più centrali.

La politica deve così trovare altre vie per far cassa.

Viene in aiuto l’Europa dove si parla da tempo di energia rinnovabile ed ecco gli incentivi, per quelli che costruiranno le centrali al posto di Enel; gli incentivi saranno d’ora in poi prelevati direttamente dalle nostre bollette.

Con il CIP 6 saranno così i privati a produrre energia, vendendola ad un prezzo “politico”.

Ma la vera invenzione é l’energia “assimilata” alla rinnovabile sulla quale c’è gente che campa da 24 anni.

Come possano venire assimilati alle energie rinnovabili, gli scarti di raffineria, i rifiuti e lo stesso gas naturale resta un mistero ancora da chiarire.

La “Convenzione  CIP6” lasciava ampi spazi interpretativi e veniva rilasciata in base a graduatorie, stilate per tipologia di impianto e di combustibile.

La graduatoria nasceva sulla base di semplice richiesta: bastava indicare un sito, che poteva anche non essere quello definitivo, e la potenza installata.

Senza neppure verificare i titoli del richiedente, una volta in graduatoria, veniva concessa la possibilità di trasferire, non solo la titolarità della Convenzione, e quindi la sua proprietà, ma addirittura il sito produttivo.

Si creavano così veri e propri crediti finanziari trasferibili: piccole società, o i loro titolari, entravano in graduatoria con più siti, rivendibili speculando.

Con il CIP6 vengono cosí costruite centrali dappertutto.

Ne approfittano subito i grandi gruppi industriali, che già producono energia per proprie esigenze, e le municipalizzate, con i primi inceneritori.

Ma ne approfittano anche società di scopo senza alcun impianto, che solamente intendano utilizzare, qualsiasi tipo di combustibile come per es. il catrame, i combustibili da rifiuti, gli scarti di lavorazione e i cascami termici.

Si racconta che il termine assimilate venne aggiunto di notte, in un momento di distrazione generale dei parlamentari; i lobbisti si superarono spiegando a chi votava che anche il gas naturale era in qualche modo rinnovabile, anche se in milioni di anni.

Il decreto viene ancora oggi periodicamente aggiornato e, ad ogni inutile tentativo di ridurre il costo delle bollette, si parla di cifre diverse.

Non c’è traccia delle prime graduatorie, come se si volesse dimenticare la vicenda, che invece pesa ancora come un macigno sulla voce A3 della bolletta.

(continua…)

 

Vogliono cambiare i contatori

Enel ha deciso di sostituire 31 milioni di contatori di energia elettrica.

Memori del passato, é un occasione unica per far valere i nostri diritti e le associazioni dei consumatori dovrebbero capire bene il problema invece di firmare protocolli d’intesa.

Prima di tutto, non sussiste per il consumatore l’obbligo di sostituzione né questa può essere imposta da un terzo, il distributore, defilato nel rapporto contrattuale tra consumatore e venditore, senza il consenso di entrambi e la modifica del contratto.

Il nuovo contatore sarà più utile solo a chi vende l’energia e non a chi la consuma.

Se non leggevate il contatore prima, non lo leggerete neppure in futuro.

E lo pagherete voi!

La voce “spesa di trasporto e gestione del contatore” della bolletta é già  lievitata prima ancora della sostituzione.

Dovranno avvisarvi personalmente della sostituzione: i cartelli esposti nelle parti comuni condominiali non hanno alcun valore e dovrete diffidarli dal sostituire il contatore in vostra assenza.

Se il display del contatore vecchio é leggibile dovrete verbalizzare tutti i dati che si leggono:sono quelli i dati legali, e solo quelli.

Non c’è alcuna coerenza da verificare, tra i dati che leggete sul contatore e quelli che vi diranno di aver letto da remoto.

Se il display del contatore vecchio non si legge, rifiutate la sostituzione e fate un esposto  alle Guardia di Finanza o ai Carabinieri.

(…continua…)

Una bolletta olandese

Un’utenza domestica da 10.000 kWh e 1.500 m3 di gas all’anno.

Due pagine per un conguaglio annuale, per luce e gas.

Ho visto conguagli italiani di gas di 40 pagine.

La bolletta olandese viene emessa dieci giorni dopo la lettura dei contatori.

Le voci sono quelle essenziali:

  • il prezzo unitario di fornitura;
  • la tassa regionale;
  • il coefficiente zonale del contenuto energetico del gas (euro/m3);
  • il trasporto, per 358 giorni.
  • la distribuzione, per 358 giorni.
  • il noleggio del contatore e il servizio di misura, per 358 gg.
  •  l’IVA

Il prezzo unitario è del 30% più basso del nostro, perché l’Olanda produce gas proprio.

L’unità di misura è quella indicata dal contatore, che l’utente può verificare: metri cubi.

Il sistema francese

La bolletta francese è molto semplice, mezza pagina.

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12 cents/kWh erano meno della metà di quanto pagavamo in Italia due anni fa.

L’energia elettrica francese è “nucleare”, a noi fa comodo e la importiamo da sempre; quasi il 15% di quella che produciamo.

Il risparmio energetico si realizza consumando meno e la bolletta francese aiuta il consumatore in questo senso.

Succede in inverno, per 18 ore al giorno e per 22 giorni, quando le centrali nucleari vanno in manutenzione e l’energia elettrica può costare anche sette volte di più, perché si produce con il gas.

Ma il consumatore viene preventivamente informato, oltre che dai media, anche tramite un apparecchio in cucina che segnala, con lampadine di diverso colore, il livello di prezzo applicato al momento.

Altra differenza con quello che succede in Italia riguarda il subentro di un’utenza gas, che a Parigi avviene così:

Il fornitore che subentra basa le bollette sul consumo dell’utente precedente e addebita al nuovo utente un corrispettivo fisso mensile per dieci mesi.

Il conguaglio, calcolato sul consumo effettivo, arriva all’undicesimo mese, dopo la puntuale lettura del contatore.

Sulla prima bolletta, inviata subito dopo il subentro, il fornitore indica la lettura del contatore dalla quale parte il nuovo contratto e addebita 17,23€ di spese per il subentro

Il subentro di un’utenza gas in Italia avviene così:

  • un subentro costa 90 € mentre un nuovo allacciamento ne costa 600, e senza aver ancora consumato il gas;
  • il conteggio del consumo riparte da zero a ogni subentro, così i prezzi lordi unitari sono più alti perché gli oneri di sistema, applicati su consumi medi iniziali inferiori, pesano di più;
  • tariffe, tasse e accise, applicate a diversi scaglioni di consumo, trasformano la bollette in rebus;
  • la lettura di chiusura contratto vaga per mesi tra distributore e fornitore e arriva all’utente precedente, quando ormai se n’era quasi dimenticato e non può più verificare;
  • stessa destino per la prima bolletta dell’utente subentrante;
  • casi di doppia bolletta per lo stesso consumo, da parte di fornitori diversi.

Il gas francese é fatturato in kWh, come in tutta Europa; il kWh é un’unità di misura legale, lo standard metro cubo, utilizzato in Italia,no!

Le dieci bollette mensili dell’utente francese sono uguali, a importo fisso e di una pagina.

Quelle italiane, normalmente bimensili, sono sempre più complicate, con una serie impressionante di numeri, basate su un consumo stimato, comprensive di anticipi e di rimborsi in itinere.

 

Il contatore elettronico francese

Dopo anni di prove su piccole reti pilota, parte in Francia il programma Linky che prevede la sostituzione di 35 milioni di contatori di energia elettrica.

In Italia siamo stati molto più bravi: dai primi anni duemila funzionano decine di milioni di contatori intelligenti che non sono mai stati omologati da nessuno, come la legge invece imponeva.

Così abbiamo pagato con le bollette miliardi di euro a Enel per farci misurare energia elettrica da contatori illegali dei quali non conosciamo il funzionamento, non riusciamo a provarli in un contraddittorio legale, né, in molti casi,riusciamo a leggerli perché il visualizzatore é spento.

Quando lo facciamo notare ci raccontano che, anche se non si legge nulla sul contatore, c’è qualcuno che li legge da remoto ma quel dato invece non ha alcun valore legale perché é il dato che il consumatore legge sul contatore a valere.

In compenso chi legge i nostri contatori da remoto conosce i nostri consumi e chissà quante altre informazioni sensibili.

In Italia i contatori sono nati dal nulla nel 2001 e li hanno installati in gran fretta, e prima che una Direttiva Europea del 2004, recepita in Italia solo nel 2007, ne stabilisse i criteri di omologazione e immissione sul mercato.

I contatori italiani non sono mai stati omologati e quindi sono illegali.

Ma il vero scandalo é che, per legge, “potranno continuare a funzionare fino a quando verranno rimossi”.

Nel frattempo vengano sequestrati.

Fabbricati in Cina dall’Enel, che nel 2001 produceva tutta l’energia elettrica italiana, furono imposti proprio per questo senza problemi e ancora oggi  il protocollo di comunicazione dei dati é saldamente nelle mani di Enel, monopolista della distribuzione.

Il sistema francese  (ndr. aprire il menu alla voce linky) vieta la trasmissione dei dati personali, che devono essere criptati e che restano di proprietà del consumatore, o il distacco da remoto senza l’intervento di un tecnico. I contatori saranno prodotti in Francia.

Recentemente Enel ha deciso di sostituire 40 milioni di contatori, infilandosi nel piano del governo per la banda larga e, come 15 anni fa, il consumatore non sa nulla.

Il ministero, a cui compete la metrologia legale, latita da sempre e l’Autorità per l’energia tenta di cavarsela con inutili documenti di consultazione.

Le associazioni dei consumatori vengono chiamate da Enel ma non capiscono nulla.

Così, tra pochi mesi, riceveremo una lettera, come quella di 15 anni fa, dove ci diranno che non possiamo opporci alla sostituzione perché lo dice l’Autorità ma quelli che vorranno approfondire l’argomento scopriranno che non é sufficiente.

I tedeschi hanno ancora quello quello di tipo elettromeccanico, con la rotella che gira.

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