Deindustrializzazione

La storia dell’energia elettrica in Italia è una sequenza di scelte marcatamente errate che hanno causato, negli anni, un aggravio della spesa per tutti, consumatori e industrie.

Tutto prende inizio con il processo di liberalizzazione.

Il prof. Pippo Ranci, indimenticabile primo presidente di ARERA, dichiarò che l’industria italiana era destinata a chiudere a causa dei costi energetici ed era inutile tentare azioni correttive.

Quella profezia rischia di trovare riscontro nella realtà odierna e solo perché si è ostinatamente deciso di impedire,a tutti i costi, la sopravvivenza dell’industria primaria e manifatturiera italiana.

Le aspettative degli industriali italiani agli inizi della liberalizzazione dei mercati energetici europei, disposta poi con il decreto Bersani, erano semplici: volevano “autostrade” per l’energia prodotta all’estero.

Per chi non ha materie prime l’energia a buon mercato la scelta è obbligata: l’energia elettrica deve costare poco!

Ben presto si capì, e non si contestò il fatto che l’energia disponibile sulle reti di collegamento nazionali con l’estero dovesse essere messa a disposizione di tutte le categorie di consumatori.

Il contributo fondamentale delle professionalità, allora ai vertici del vecchio monopolista, fu essenziale.

Studiando le reti di interconnessione con l’estero, si ebbe la conferma che una parte della capacità di trasporto “di riserva” non veniva utilizzata, per poter affrontare le sempre possibili criticità sulla rete nazionale.

Così l’industria manifatturiera collaborò al progetto investendo e installando sistemi capaci di staccare ogni carico in 200 millisecondi.

Cosa che le consentì di acquistare energia estera, potendola rendere istantaneamente al gestore dell’interconnessione di rete in caso di necessità.

L’industria manifatturiera ebbe così accesso a un bene inutilizzato e senza che l’operazione generasse costi per gli altri consumatori.

Con l’avvio della borsa elettrica, voluta dalla UE, si ritenne che nessuna energia fosse titolata agli scambi, e quindi al consumo, senza che ci fosse una negoziazione pubblicamente nota.

Con la conseguenza che fu impedito agli stessi industriali l’accesso diretto alle forniture estere.

Ma, nessuna paura: a garanzia dell’economia energetica nazionale si sarebbe intervenuti con una misura particolare inventando misure protettive per i cosiddetti “energivori” e vennero reperite le risorse per pagare questa inutile spesa.

Ovviamente la spesa, economicamente molto rilevante, fu scaricata sugli Oneri Generali di Sistema e posta a carico di tutti i consumatori, domestici e industriali.

Si comincia così a scaricare sul consumatore domestico, che con il consumo industriale non c’entra per nulle, ciò che non era stato necessario finanziare sino ad allora.

Va da sé che quanto erogato all’industria, attraverso l’interrompibilità, graziosamente inserita negli OGS, era solo una frazione di quello che invece avrebbe potuto essere gratuitamente proposto all’industria nazionale, tutelandone la competitività.

E a chi dovesse pensare che, in fondo, si era trattato di una scelta anche solo lontanamente condivisibile, perché è democratico pensare che tutti possano godere del vantaggio dato dall’acquisto dell’energia internazionale, ecco com’è andata.

Ogni anno si stabilisce chi può disporre dell’energia internazionale, e chi è interessato a fruirne segue una procedura d’asta al rialzo partecipata da chi dispone di fonti di approvvigionamento estere ed è disponibile ad offrire un valore economico per garantirsi il diritto di passaggio.

Ovviamente il valore economico degli offerenti è tale da essere fissato sulla scorta di un meccanismo determinato dal prezzo dell’energia nazionale atteso per l’anno, a cui va sottratto il costo dell’energia internazionale contrattualizzata.

Il risultato verrà ridotto dall’offerente di un 5% per il servizio.

Bene, ma l’enorme massa di soldi raccolta dall’acquisto dei diritti di transito, e sono centinaia di milioni di euro all’anno, non illudetevi che vada in una cassa da utilizzare per tagliare le spese dei consumatori.

I gestori delle reti interconnesse hanno stabilito di dividersi il grisbi.

E del resto cosa possiamo aspettarci in un paese dove il monopolista concessionario della rete di trasmissione nazionale può annunciare di prevedere utili pari a 4 miliardi di euro e il distributore dominante, anch’esso di fatto monopolista concessionario, consolida bilanci con un MOL mediamente pari al doppio dei costi, complessivamente sostenuti per altri 5 miliardi di euro all’anno?

Cosa possiamo dire di governo che tace sui margini fatti dai concessionari in violazione del buon senso oltre che del diritto comunitario?

Cosa possiamo dire leggendo il bilancio della cassa conguagli del sistema elettrico che si chiude con disponibilità giacenti in banche per miliardi ?

Forse il consumatore domestico e l’industria nazionale hanno in comune l’essere maltrattati e inascoltati.

E lo sono al punto che l’industria se ne sta andando mentre all’utente domestico, alle prese con bollette sempre più care, deve decidere se guardare la televisione o tenere accesa la luce.

Facile dare la colpa ai venditori di energia mantenuti in vita dal nuovo monopolio solo perché serve qualcuno cui dare la colpa insieme alla speculazione internazionale.

Aveva proprio ragione il prof. Ranci ma poi a chi interessa l’industria italiana e del consumatore domestico che, con il commercio e la PMI stanno tra i cornuti e i mazziati?

E pensare che basterebbe voler fare ciò che abbiamo già fatto, tornare alle pratiche che funzionano, per tagliare la spesa azzerando avanzi di cassa creati sulla quella logica di Petrolini capace di ricordarci che

“Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono tanti”

E poi ci dimentichiamo anche che la produzione di energia è un’industria.

Un’industria che produce e regola i propri prezzi di mercato con meccanismi divenuti antistorici, il sistema a prezzo marginale.

Un’industria dominata ormai esclusivamente da regole finanziarie, allontanata dalla percezione del mercato di destino del proprio prodotto.

Un’industria che, una volta svuotata la capacità di remunerazione dei consumatori che ne giustificano l’esistenza , finirà con l’essere strozzata dalle sua stessa ingordigia.

E gli Oneri Generali di Sistema, che con il referendum chiediamo vengano eliminati dalle bollette, sono l’esempio più forte di quello che non deve essere.

By Giuseppe Zanardelli – Terni presentazione referendum 13/6/2025

http://www.aept.eu

#referendumoneridisistema

Lo “spalmaincentivi” e l’operazione FFSS di Renzi

Le buone intenzioni del governo Renzi di ridurre il costo delle bollette resteranno tali:

1) con  lo “spalma incentivi” il governo intende imporre ai produttori di energia rinnovabile la rimodulazione degli incassi su un periodo più lungo, 25 anni invece di 20.

Scontata la resistenza dei produttori come per esempio Enel Green Power, società quotata in Borsa, e detenuta da Enel, per il 70%. L’azionista di riferimento di Enel è il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Assieme a numerose aziende del settore, Enel Green Power ricorre così al Tar, e quindi contro lo stesso Ministero.

Ha buone probabilità di successo perché il ricorso viene presentato dai legali di Assorinnovabili, coordinati dallo studio dell’ex-presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida.

Assorinnovabili raggruppa 500 aziende “verdi” nazionali e una potenza installata di 10 Gigawatt.

Stesse misure sono state adottate in Germania, ma senza toccare i diritti pregressi degli investitori, e in Spagna, dove però gli incentivi sono stati posti a carico dello Stato, e non dalle bollette dei consumatori.

2) La cessione della rete elettrica delle Ferrovie dello Stato a Terna.

Le FFSS sembrano in buona salute e stanno per essere privatizzate.

Un aiuto al bilancio giova alla futura quotazione in borsa e così le ferrovie venderanno otto mila chilometri di rete elettrica a Terna, per un miliardo di euro, ma continueranno a ricevere contributi pubblici per la sua manutenzione.

FFSS quindi, oltre ad una cospicua plusvalenza, beneficerà di 100 milioni di euro all’anno che sborseranno i consumatori con le bollette.

La rete delle ferrovie è tecnologicamente avanzata solamente nei mille chilometri dell’alta velocità; il resto risente degli anni e richiede manutenzione.

Se si trattasse di un contratto tra privati, e non tra società a maggioranza pubblica, il costo della manutenzione andrebbe detratto dal prezzo di vendita e invece, dall’anno prossimo, gli interventi resteranno a carico di Terna, e quindi dei consumatori.

Ma Terna svolge già un servizio per lo Stato, provvedendo al trasporto dell’energia elettrica e presenta sempre trionfali utili perché campa felicemente sulle nostre bollette; facile recuperare il miliardo, per l’acquisto della rete di FFSS e un po’ meno, forse, i 100 milioni all’anno per la sua manutenzione caricati anch’essi sulle bollette.

Finirà così che pagheremo due volte la rete delle ferrovie, perché lo abbiamo già fatto in passato con le tasse.

Con questo vorticoso giro di soldi, cospicui bonus finiranno nelle tasche dei rispettivi amministratori, mentre della riduzione delle bollette non sentiremo neppure il profumo.

Ironia della sorte: tutto era nato quando il governo Renzi aveva denunciato proprio il fatto che le FFSS godevano di tariffe agevolate sull’energia alle quali provvedevamo noi utenti, sempre con le bollette!

#retelettrica#reteferrovie#alimentazionetreni

19/12/2014

Oneri di sistema: il disastro

Nel 2016 le bollette dell’energia elettrica esplodono.

Con un documento di consultazione – con quale credibilità – l’autorità per l’energia e il gas chiede – a chi – come mai si è arrivati a questa insana situazione e come ripartire gli oneri di sistema che quest’anno ammonteranno a 16 miliardi.

Fanno 6 cents/kWh, una volta e mezza l’attuale prezzo all’ingrosso.

La sola componente A3 sarà di 14,5 miliardi di euro.

L’inverosimile quantità di denaro mantiene il sistema dei produttori, trasportatori e distributori i cui bilanci,nonostante l’aria che tira, sono trionfali.

La quota parte energia (30% del totale della bolletta ) é invece calata, in linea con il prezzo del petrolio.

Cosa succederà quando la tendenza s’invertirà e dovesse arrivare la ripresa.

Il governo e l’autorità per l’energia difendono il sistema mentre i cinquestelle parlano forse di un futuro troppo lontano. 

 

 

 

 

 

Oneri di sistema: l’ultimo spenga la luce

La componente A3 é la voce dominante degli “oneri di sistema” delle bollette.

Oneri che nel 2016 ci costavano 16,5 miliardi di euro.

Qui il dettaglio del 2016, e in figura trend aggiornato.

Una visita alla bolletta ci permetterà di individuarli.

Soldi che, prevalentemente, finiscono nelle tasche di chi produce energia rinnovabile, prevalentemente fotovoltaica, in forza ad una serie di incentivazioni – i cinque conti energia, emessi dal 2005 al 2011, con durata di 25 anni.

I conti energia erano basati sull’ipotesi, rivelatasi poi errata, che il consumo di energia elettrica sarebbe aumentato costantemente negli anni.

Con la scusa “ce lo chiede l’Europa” i furbi hanno cavalcato l’onda facendo pagare tutto ai consumatori con il benestare di governi compiacenti, o poco previdenti

Del disastro incombente si accorse il governo Monti che, nel 2012, fissò un limite annuo all’incentivazione di nuovi impianti, ma il danno ormai era fatto e ancora oggi, e per i prossimi dieci anni sarà tutto a carico delle bollette.

Ma il futuro è ancora più nero per i consumatori perché, anche senza incentivi, saranno sempre di più quelli che si staccheranno dalla rete, producendosi l’energia.

E più saranno quelli che si staccano dalla rete, non pagando più gli oneri, più aumenterà la quota A3 per quelli che non lo faranno.

Nessun governo vuole affrontare il problema anche perché gli aventi diritto agli incentivi sono in buona parte fondi stranieri, legalmente inattaccabili, che in Italia fanno una montagna di soldi portandoseli in Lussemburgo esentasse.

Senza correzioni la situazione è destinata a peggiorare specialmente per chi consuma meno. Stesso ragionamento per il gas naturale: utilizzarlo solamente per cucinare, o anche solo per produrre acqua sanitaria, costa quattro volte di più che per scaldarsi.

La parte fissa della bolletta, per i consumi più bassi, sta diventando sempre più pesante ma noi consumatori avremo la possibilità, votando SI al referendum, di non pagare più gli “oneri di sistema”.

#associazioneenergiapertutti

#referendum oneri di sistema

 

Oneri di sistema: la delirante gestione Bortoni

Guido Bortoni – ex presidente dell’Autorità per l’energia – nel 2014 alla Commissione Industria del Senato: “il complessivo fabbisogno di gettito annuo degli oneri di sistema raggiungerà 15 miliardi nel 2015, il doppio del 2011”.

Una cifra allucinante, a quell’epoca equivaleva alla TAV, ma che non spaventò nessuno, tanto meno i consumatori, alle prese con bollette sempre più complicate.

onerisistema

Nessuno chiese a Bortoni come mai gli oneri di sistema fossero raddoppiati in quattro anni e cosa sarebbe successo in futuro. Assolutamente nulla, il limite restò quello, tutti incassarono, perché i consumatori pagavano e non c’era proprio nulla da giustificare. Era chiaro che con il contratto di fornitura di energia elettrica gli “oneri di sistema” non avevano nulla da spartire, ma siccome coprivano spese di “interesse generale” era assolutamente scorretto che li pagassero solamente i consumatori.

Con gli oneri generali di sistema, che pesano per un terzo del valore della bolletta, paghiamo tutta una serie di balzelli:

  • gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate. Perché si debba incentivare una specifica categoria di produttori non è mai stato chiaro? E gli altri poveri sfigati? Dobbiamo incentivare produttori finanziandoli con multipli del prezzo in borsa dell’energia elettrica. Il mercato delle rinnovabili è stato creato dagli oneri di sistema.
  • le spese per ri-bilanciare il sistema elettrico: perché è sbilanciato dalle stesse rinnovabili che incentiviamo.
  • la messa in sicurezza del nucleare, la compensazione territoriale per i comuni che hanno centrali nucleari spente.
  • le agevolazioni alle imprese energivore: per renderle più competitive sé no perdono quote di mercato! Siamo meglio della Caritas!
  • la promozione dell’efficienza energetica: paghiamo per fare risparmiare gli altri! Installano una pompa di calore? Partecipiamo alla spesa! La stessa confraternita!
  • i regimi tariffari speciali delle FFSS: per far viaggiare gli altri a buon mercato! Stessa confraternita!
  • le compensazioni alle reti elettriche minori: dovremmo aiutare anche Enel, perché solo le minori
  • il sostegno alla ricerca del sistema elettrico: istituti di ricerca decotti

15 miliardi all’anno buttati nel cesso e nessuno si lamenta!

Bortoni, sempre naïf nelle su uscite, auspicava una riforma perché diceva “hanno raggiunto un livello eccessivo”. 

Sarebbe stato meglio definirlo catastrofico tant’è che l’idea che si sta facendo strada è di trasferirne una parte sulla fiscalità generale del Paese, non più in bolletta ma in tasse.

Si giustificava Bortoni:”Gli oneri gravano sulla competitività del nostro sistema produttivo e sul bilancio delle famiglie italiane, in relazione alla notevole complessità che si è venuta a creare per la sovrapposizione di diversi meccanismi originata da altrettanti fonti normative”.

Le fonti normative sono le leggi che poi impongono all’Autorità di spalmare le voci di costo nelle bollette.

Nonostante il tardivo e sempre inascoltato allarme di Bortoni, negli oneri di sistema e nei servizi di rete – altra voce della bolletta che pesa per il 17% – stanno per essere scaricati miliardi di euro derivanti da:

    • la vendita della rete delle FFSS a Terna;
    • il cavo sottomarino con il Montenegro;
    • i maggiori incentivi alle rinnovabili;
    • l’elettrodotto sottomarino con la Sicilia;
    • l’elettrodotto aereo con la Sicilia;
    • il commissariamento degli impianti termoelettrici, siciliani e sardi;
    • il capacity payment;
    • la chiusura delle centrali dell’Enel;
    • la gestione delle scorie nucleari;
    • i contatori elettronici di seconda generazione e il cablaggio delle abitazioni;
    • la chiusura anticipata degli incentivi ai certificati verdi;
    • la maggior remunerazione degli investimenti di Terna e Snam.

Il costo medio degli oneri di sistema ha raggiunto gli 80€/MWh pari al 34% della bolletta. La contrazione dei prezzi all’ingrosso della materia prima è stata annientata; continuiamo a dare più soldi a Terna e Snam per la felicità dei cinesi.

Il governo brancola nel buio più totale se le risposte ad un’interrogazione alla Camera sono queste.

#referendumoneridisistema

#comitatoenergiapertutti

 

Oneri di sistema: beneficiari privilegiati

L’allegra gestione dei fondi prelevati dalle bollette con gli “oneri di sistema”

Da ricordare, in occasione del prossimo referendum che chiede che non vengano più messi a carico dei consumatori.

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E’ il caso di Gala, società quotata in borsa, aggiudicataria di alcuni contratti Consip nel 2014, dove il prezzo di vendita dell’energia elettrica era vincolato a quello del petrolio.

La caduta del prezzo del petrolio del 2015 rappresentava quindi ingenti perdite per Gala, che chiedeva una revisione del contratto per “un’eccessiva onerosità sopravvenuta” ,

Consip rifiutava e Gala faceva ricorso al TAR, perdendo.

Ma Gala, molto vicina a Renzi, non si dava per vinta e veniva salvata in Parlamento da un emendamento della legge di stabilità.

La commissione europea, interrogata da Marco Valli del M5S, riteneva che:

“Una misura costituisce aiuto di stato se soddisfa cumulativamente quattro condizioni: a) la misura deve essere imputabile allo Stato membro e finanziata mediante risorse statali; b) deve conferire un vantaggio selettivo che possa favorire talune imprese o talune produzioni; c) deve falsare o minacciare di falsare la concorrenza e d) deve essere potenzialmente in grado di incidere sugli scambi tra Stati membri.

La Commissione non ha ricevuto a tal proposito alcuna notifica dall’Italia a norma dell’articolo 108 del trattato. Se la misura introduce un principio giuridico generale che si applica indistintamente a tutte le imprese nella stessa situazione di fatto e di diritto, non sorgerebbero questioni relative agli aiuti di Stato.”

L’interrogazione però non riguardava eventuali aiuti di stato ma denunciava proprio la possibilità che il decreto falsasse e minacciasse la concorrenza e, a tale proposito, era stata coinvolta anche l’Antitrust.

Con il risultato che circa 50 milioni di euro sono stati scaricati sui consumatori.

Gala si era successivamente aggiudicata alcuni lotti della gara Consip del 2016, offrendo uno spread negativo sul PUN – prezzo unico nazionale – che invece negli ultimi mesi del 2016 è raddoppiato, facendo saltare il quarto operatore nazionale con un buco di 118 milioni di euro e penali per 60.

Chi, tra gli amici, interverrà adesso per salvarla, scaricando di nuovo i debiti sui consumatori?

Oneri di sistema: se questo è un regolatore

In una audizione alla commissione d’inchiesta sui diritti dei consumatori ( febbraio 2022) il presidente Besseghini ha presentato una memoria.

A pag. 62 così si legge:

….socializzare importi rilevanti corrispondenti ad insoluti all’interno della medesima catena

Curioso come venga utilizzato il verbo “socializzare” visto che in questo caso significa che chi paga paga anche per quelli che non pagano. Vi sembra giusto?

Arera non può spingersi a tanto!

Oneri di sistema: incentivi non dovuti

Nessun incentivo se l’impianto fotovoltaico è incompleto o se non è collegato alla rete.

Se non produce non riceve incentivi!

Un principio logico e corretto, visto che gli incentivi li paghiamo con ogni bolletta sotto la voce “oneri di sistema” eppure non è così!

Ci vuole prima il tribunale e poi il Consiglio di Stato.

Per accedere agli incentivi gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, come quelli fotovoltaici, devono essere completi in ogni loro componente e idonei a erogare energia, a prescindere dall’effettivo collegamento alla rete elettrica nazionale, rilevando solo la capacità a produrre e immettere in rete l’intera potenza per la quale sono stati dimensionati e autorizzati.

Alla luce delle conclusioni del perito tecnico, il Collegio ha rilevato che l’accertata carenza dei cavi di collegamento, seppure limitata a una parte minoritaria dell’impianto e non essenziale da un punto di vista tecnico, per il potenziale collegamento alla rete e la effettiva entrata in esercizio, provoca una parziale riduzione della capacità produttiva di energia elettrica dell’impianto, che non può generare tutta la potenza prevista e autorizzata, in relazione al dimensionamento della struttura.

Impianto concluso

Per i giudici amministrativi, nella situazione accertata, non è possibile considerare «concluso» l’impianto, ai sensi della normativa di favore per il regime incentivante degli impianti fotovoltaici, che prescrive il completamento di tutti gli elementi previsti dal progetto oggetto di autorizzazione, alla luce dell’istanza di ammissione agli incentivi successiva alla dichiarazione di fine lavori, fondata sulla «promessa» di produzione di un dato quantitativo di energia elettrica, rilevando qualsiasi difformità o necessità di lavori o interventi ulteriori e successivi, a eccezione di quelli finalizzati a produrre una potenza superiore a quella autorizzata.

Obiettivi del meccanismo di incentivazione

A tale conclusione giunge il Consiglio di Stato sottolineando come il meccanismo di incentivazione delle fonti rinnovabili sia motivato non soltanto da finalità ambientali, come la produzione di energia pulita, ma anche dall’aumento dell’autosufficienza energetica nazionale, con la garanzia dell’apporto alla rete di un determinato quantitativo promesso dagli operatori in sede di autorizzazione progettuale e di accesso agli incentivi; gli operatori devono, quindi, assicurare non soltanto la «presenza fisica» dell’impianto di produzione di energia elettrica entro una certa data, ma anche la capacità potenziale di sfruttamento tramite allaccio alla rete.

Conclusione

Appare quindi, pienamente legittimo e privo, in tali situazioni, di alcun margine di valutazione discrezionale, il provvedimento del GSE di revoca degli incentivi a suo tempo riconosciuti al gestore dell’impianto, data l’accertata carenza di alcuni cavi di collegamento dei quadri elettrici, tale da ridurre la capacità di erogazione e immissione nella rete nazionale da parte della struttura rispetto a quanto autorizzato.

Oneri di sistema: socializzazione delle perdite

Paghiamo 15 miliardi all’anno con le bollette, ricordatelo quando voterete al prossimo referendum.

Proprio per sensibilizzare i votanti, alcuni esempi di allegra gestione dei nostri soldi.

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La Procura di Roma indaga su una faccenda che potrebbe costare cara ai consumatori.

Enel e Green Network, con la benedizione di Arera,  transavano a carico dei consumatori con le delibere n° 50/2018 e n° 568/2019.

E adesso Arera denuncia Green Network.

Questo l’antefatto (2020)

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I debiti di alcune società fornitrici di energia elettrica vengono coperti dai consumatori.

Un giochetto molto semplice, in apparenza.

I fornitori di energia elettrica operano in un mercato controllato, a monte, dal distributore di riferimento – edistribuzione – al quale devono pagare “sull’unghia” gli OGS – oneri generali di sistema – a prescindere dal fatto che il cliente finale paghi o non paghi la bolletta.

Il distributore monopolista, che fa capo a Enel e che distribuisce quasi tutta l’energia elettrica nel paese, è il vero arbitro del mercato: decide chi deve pagare e chi no, chi può vivere o chi deve morire.

Erano 500 i milioni del buco di  Gala, che poi è fallita, e sono 166 quelli attuali di Green Network, ma ne deve il doppio a Enel.

Così si siedono attorno ad un tavolo e si mettono d’accordo, creditore e debitore, perchè quello che manca la mettano i consumatori.

Non si comprende come sia possibile una tale operazione sulla testa dei consumatori.

Com’è possibile che Enel, attraverso la controllata edistribuzione, possa concludere accordi transattivi – benedetti da Arera – che riguardano soldi che i consumatori hanno già pagato con le bollette e che il fornitore, invece di versare, ha trattenuto per far quadrare i conti

In base a quale specifica delega Arera può decidere di socializzare, a suo modo, le perdite di una società privata gestita malamente?

Forse è per questa ragione che i fornitori sono più di 600, spesso società nate dal nulla e senza alcun controllo, il più destinate a chiudere lasciando debiti che tanto saranno pagati dai consumatori.

Trionfale, invece, il cammino dei distributori e, in particolare, di quello di proprietà di Enel – edistribuzione – che distribuisce e misura, più o meno, tutta l’energia elettrica nazionale.

Può decidere chi e quando deve fallire e chi invece, come Green Network può continuare a vivere e magari tornare utile in futuro.

Se si possono scaricare i debiti dei privati sui consumatori sarà una passeggiata socializzare gli oneri di sistema, per 18 miliardi all’anno

Nelle casse della CSEA, dove arriva annualmente questa montagna di denaro, ci sono sempre un paio di miliardi pronti per le emergenze, come per Alitalia.

Anche quelli sono soldi nostri, pagati perché avrebbero dovuto darci dei benefici, e invece vengono utilizzati per scopi diversi.

E sfido chiunque a dimostrare i benefici economici dell’energia rinnovabile per i consumatori.

E adesso, che il valore degli oneri si avvicina al terzo della bolletta, e la morosità aumenta, ecco la resa dei conti!

Secondo il TAR del caso Gala, gli oneri di sistema sono oneri “fiscali”, rivolti cioè alla generalità dei cittadini.

Mentre, per il regolatore, è l’ex presidente Bortoni che parla: “le sentenze della giustizia amministrativa si rispettano ma hanno travisato la materia; la richiesta di socializzare sarà l’ultima spiaggia, non si andrà subito a socializzare il buco; dovremo riformare le decisioni della giustizia che non stanno in piedi, pur rispettandole; dovremo definire formule di sopravvivenza da qui al nuovo assetto ‘a canone Rai’, spero che il transitorio sia di alcuni mesi, vedremo; stiamo già pensando ai criteri da rispettare per iscriversi all’albo previsto dal Ddl concorrenza“.

Ad oggi, non solo non esiste l’albo dei fornitori ma i piazzisti di energia proliferano, tanto sanno che, come nel caso Green Network, non possono fallire.

Oneri di sistema: il top del 2014

Le bollette elettriche del 2014 hanno pagato incentivi ai produttori di energia rinnovabile pari al costo delle importazioni nazionali di gas naturale.

A un kWh prodotto con il sole va un corrispettivo di sette volte il prezzo del gas.

Gli obbiettivi ambientali imposti dall’Europa sono stati raggiunti con sette anni di anticipo, per merito esclusivo degli incentivi.

Il costo delle bollette é costantemente aumentato negli anni.

Sono cambiati i fornitori: prima si bruciavano idrocarburi d’importazione e adesso si pagano i produttori di energia rinnovabile: nessun vantaggio per il consumatore.

Così, mentre il prezzo del petrolio è sceso, quello degli incentivi é esploso e resterà così per anni.

Gli impianti che producono energia rinnovabile utilizzano materiali tedeschi e cinesi e la produzione di energia é saldamente in mano ai fondi verdi, che trasferiscono all’estero, esentasse, i soldi prelevati direttamente dalle nostre bollette.

Le centrali a gas, che producono poco o niente, perché a un costo fuori mercato, verranno prima o poi anch’esse sussidiate. Sorgenia è stata salvata dalle banche mentre Enel chiuderà 23 centrali inefficienti, dopo essere rimaste per anni a carico delle bollette, anche se non funzionavano.

Gli impianti fotovoltaici sono localizzati prevalentemente al sud, ma l’energia non può essere trasmessa né al nord né alla Sicilia, perché un unico palo dell’elettrodotto di collegamento, ultimato e già pagato con le nostre bollette, è stato sequestrato.

L’energia da rinnovabile ha priorità di dispacciamento: viene cioè venduta per prima e viene pagata dai consumatori anche se non viene utilizzata; é sufficiente riversarla in rete e noi consumatori la sussidiamo.

Ma se non la vuole nessuno, quella stessa energia sbilancia la rete e il consumatore paga di nuovo, per rimediare al danno.

A differenza di tutti gli altri paesi europei, il prezzo dell’energia della borsa italiana non può girare in negativo anche se l’energia non la vuole nessuno. Stanno discutendo da anni e, se volessero, risolverebbero il problema in una settimana.

Le lobbies dei produttori difendono i diritti acquisiti, il governo cerca inutilmente di limitare i danni e i sostenitori delle rinnovabili blaterano di grid parity.

Il consumatore paga le bollette e mantiene il paradosso verde italiano.

Oneri di sistema: referendum

Se la Corte di Cassazione lo approverà, votando SI al prossimo referendum, i cittadini taglieranno le bollette del 25% cancellando la voce “oneri di sistema”.

Il referendum è proposto dall’associazione “energia per tutti” che ha depositato il quesito la settimana scorsa. Il sito sarà disponibile a breve.

Gli oneri di sistema nascono nel 1999, con il c.d. decreto Bersani, solamente per sostenere i costi di Enel per la dismissione delle centrali nucleari, spente nel 1990 a seguito dal referendum del 1987, e di alcuni istituti di ricerca deficitari.

Nel 1992 Enel, che ancora le possiede,viene privatizzata.

Il decreto Bersani stabiliva che Sogin si sarebbe occupata del “nucleare” e che i relativi costi, peraltro indeterminati, e tuttora indeterminabili, sarebbero stati coperti dagli “oneri di sistema”.

Gli oneri vennero aggiunti al corrispettivo del trasporto dell’energia elettrica ma il decreto fece di più: diede ampia delega all’autorità per l’energia e del gas, oggi Arera, di scaricare nelle bollette ulteriori balzelli.

Dal 1999, l’allora Autorità per l’energia e il gas, oggi Arera, ha spalmato nelle bollette degli italiani, oneri per miliardi di euro all’anno, per i più svariati motivi, anche i più improbabili che, con la fornitura di energia elettrica, non hanno nulla a che fare.

Una lista, in continua evoluzione, degli scopi benefici degli oneri di sistema:

  1. gestione del nucleare, spento da un referendum popolare di 40 anni fa
  2. specifiche categorie di produttori privati di energia elettrica;
  3. aziende decotte, pubbliche e private, per bypassare gli aiuti di Stato;
  4. agevolazioni tariffarie per il settore ferroviario;
  5. i morosi: quelli che non possono e/o non vogliono pagare le bollette;
  6. istituti di ricerca non autosufficienti;
  7. far pagare meno l’energia alle aziende energivore per aumentarne le vendite;
  8. gli squilibri dei sistemi di perequazione dei costi di trasporto;
  9. la compensazione delle imprese elettriche minori perché guadagnano poco;
  10. per recuperare qualità del servizio elettrico: che siccome fa schifo va incentivato;
  11. promuovere l’efficienza energetica negli usi finali: caldaie, cucine, lampadine…
  12. le compensazioni agli enti locali che ospitano impianti nucleari;
  13. ribilanciare le reti elettriche, sbilanciate dalle rinnovabili, incentivate al pt.2
  14. rifondere i produttori di energia rinnovabile che devono tenere gli impianti fermi.

Degli oneri di sistema i consumatori sanno poco, tranne che sono una voce specifica della bolletta. Se ne sono accorti solo recentemente, quando il governo Draghi li ha sospesi e la bolletta è diventata improvvisamente più leggera.

Ma come si fa a lasciare senza soldi un sistema così perfetto?

Una sentenza del 2019 stabilisce che Arera, l’autorità per l’energia, non può imporre il pagamento degli oneri di sistema ai fornitori di energia elettrica e quindi ci si chiede perché i fornitori  continuino ad addebitarli in bolletta. Perché i consumatori continuino a pagarli e perché la gestione di miliardi di euro è tutt’altro che trasparente.

L’emendamento al DL Semplificazioni del 2021, il c.d. emendamento Crippa, prevede la “rideterminazione delle modalità di riscossione degli oneri generali di sistema, avvalendosi di un soggetto terzo che possegga caratteristiche di terzietà e indipendenza, le partite finanziarie relative agli oneri, possano essere destinate alla Cassa per i servizi energetici e ambientali senza entrare nella disponibilità dei venditori”.

Sono passati quattro anni ma il soggetto terzo non c’è e la trasparenza neppure.

Istituire una “centrale unica di incasso era un’idea febbraio 2020 quando si pensava di affidarla all’Acquirente Unico dopo che nel luglio 2019, Elettricità Futura, Energia Libera, Utilitalia e Aiget avevano presentato una proposta simile.

In attesa di sviluppi, che sembra nessuno voglia, cosa possono fare i consumatori che continuano a pagare le bollette tra le più care del mondo? Cosa possono fare quelli che meno consumano e più pagano?

Le associazioni dei consumatori, non possono promuovere azioni collettive perché il Codice di Consumo le esclude, ma le forniture di gas e di energia elettrica sono servizi pubblici essenziali e quindi, se le contestazioni sono mosse correttamente, le forniture non possono essere sospese.

I governi continuano a procrastinare l’entrata in vigore definitiva del mercato libero, con la scusa che i consumatori adesso sono diventati vulnerabili, mentre le società di vendita sono 800, a dimostrazione che per una parte del mercato è un vero affare.

#oneridisistema

Oneri di sistema e le truffe secretate

Gli “oneri di sistema” si pagano con le bollette dal 1999, anno dal decreto Bersani.

Nati per compensare Enel per le centrali nucleari dismesse dal referendum, negli anni sono diventati un bengodi per i beneficiari che hanno chiesto ai governi di turno di partecipare alla festa finanziata dalle bollette.

Una rara slide di Arera, della già catastrofica situazione di dieci anni fa.

L’utilizzo di questa immensa quantità di denaro è un atto di fede, tutti pagano, nessuno chiede e, come vedremo, nessuno controlla. Ovviamente qualcuno ne approfitta e ha tutto il tempo per farla franca.

Una delibera dell’Autorità per l’energia – ARERA – mostra come non funziona il sistema:

un produttore di energia elettrica assimilata alle rinnovabili” – che risulta ancora oggi incentivata con un decreto del 1992 – immette in rete più energia di quella contrattata col GSE incassando più di quanto avrebbe diritto.

La truffa va avanti per anni, non interviene la magistratura ma l’indagine viene invece affidata da ARERA, il regolatore, al GSE, il potenziale truffato.

Conflitto d’interessi a parte, ARERA delibera il recupero amministrativo di quanto indebitamente incassato dal produttore, ma non è chiaro perché:

  • siano necessari dieci anni per chiedere la restituzione dei soldi, ammesso che possano essere ancora recuperati;
  • nessuno ha mai controllato;
  • se ne occupino ARERA, il GSE, la Guardia di Finanza e non la Magistratura;
  • l’Allegato A della delibera, con i dettagli della convenzione tra GSE e produttore e su quanto indebitamente incassato, non viene reso pubblico, “perché contiene dati e informazioni commercialmente sensibili”

I dati sono sensibili per chi ha fatto il furbo e ha rubato, e non per il consumatore che l’ha riempito di soldi?

Da pag.165, la relazione annuale di ARERA enumerava gli interventi ispettivi effettuati.

Non erano tanti 258 controlli, tenuto conto delle cifre in ballo, come erano insignificanti le poche decine di milioni di euro recuperati, su oltre tredici miliardi versati.

E dieci anni fa i produttori di energia fotovoltaica erano solo un terzo degli attuali!

Ci si chiede quanti siano quelli che hanno fatto e continuano a fare i furbi e quando c’è ne accorgeremo?

Eppure un metodo ci sarebbe: confrontare l’energia verde prodotta (rapporti di Terna), o solamente dichiarata verde, con quella venduta.

E se, per esempio si scoprisse che l’energia elettrica venduta è il doppio di quella prodotta? E che magari ci sono i furbi che pure ci speculano!

La situazione aggiornata è questa

Breve storia dell’energia (2): il CIP 6

Il 1992 é l’anno di Tangentopoli.

Enel viene privatizzata e, mentre la Magistratura indaga per capire quanti miliardi sono “girati” con le tangenti ai partiti, non costruirà più centrali.

La politica trova subito un altro metodo per fare cassa con l’aiuto dell’Europa, dove si sta parlando da tempo di energia rinnovabile e di incentivi, e in Italia “incentivo” significa affari per pochi.

Solo perché arrivano gli incentivi, prelevati direttamente dalle bollette, saranno i privati a costruire centrali, al posto di Enel e saranno i privati a produrre, e vendere energia a prezzo “politico”.

Ma la vera invenzione del decreto CIP6 é l’energia “assimilata” alle rinnovabili, concetto sul quale c’è gente che ci campa da 30 anni!

Come potevano essere assimilati alle energie rinnovabili, gli scarti di raffineria, i rifiuti e, qualche lodevole tentativo, lo stesso gas naturale, resta un mistero.

La “convenzione CIP6″ non solo lasciava ampi spazi interpretativi ma veniva rilasciata in base a graduatorie, stilate per tipologia di impianto e di combustibile.

Graduatorie che nascevano sulla base di semplice richiesta: bastava indicare un sito, che poteva, poi, anche non essere quello definitivo, e la potenza che si sarebbe voluta installare.

Senza neppure verificare i titoli del richiedente, una volta in graduatoria, veniva concessa la possibilità di trasferire, non solo la titolarità della Convenzione, e quindi la sua proprietà, ma addirittura il sito produttivo.

Si creavano così veri e propri crediti finanziari trasferibili: piccole società, oppure i loro titolari entravano in graduatoria con più siti, rivendibili speculando.

Con il CIP6 vengono cosí costruite centrali dappertutto.

Ne approfittano subito i grandi gruppi industriali, che già producono energia per proprie esigenze, e le municipalizzate, con i primi inceneritori.

Ma ne approfittano anche società di scopo senza alcun impianto, che solamente intendano utilizzare, qualsiasi tipo di combustibile come per es. il catrame, i combustibili da rifiuti, gli scarti di lavorazione e i cascami termici.

Si racconta che il termine assimilate venne aggiunto di notte, in un momento di distrazione generale dei parlamentari; i lobbisti si superarono spiegando a chi votava che, in fin dei conti, anche il gas naturale era in qualche modo rinnovabile, anche se ci metteva milioni di anni.

Il decreto è stato periodicamente aggiornato e, ad ogni inutile tentativo di ridurre il costo delle bollette, si parla di cifre diverse.

Non c’è traccia delle prime graduatorie, come se si volesse dimenticare la vicenda, che invece pesa ancora come un macigno sulla bolletta.

Siamo nel 2025 e il giochetto sembra essere lo stesso!

(continua…)

 

#dodobeltrame

Oneri di sistema – l’emergenza

L’aumento previsto del costo delle bollette dovrebbe far riflettere il governo sull’opportunità di eliminare definitivamente gli oneri di sistema, messi a carico dei soli consumatori invece che della fiscalità generale.

Durante la crisi ucraina Draghi ci mise una pezza temporanea, da 8 miliardi, peraltro insufficiente perché gli oneri valevano molto di più.

Degli oneri di sistema si sa poco: non ci sono consuntivi, né preventivi; impossibile sapere di quanti soldi si tratta, come vengano realmente utilizzati e quali siano poi i reali vantaggi per i consumatori.

Un buco nero, un bancomat con il quale si servono tutti gli addetti del sistema.

Eppure il consumatore, o l’impresa che li pagano hanno diritto di sapere come vengono utilizzati, fino all’ultimo centesimo.

Gli oneri di sistema vengono raccolti dai distributori di energia elettrica ( vedi la voce in bolletta ) e poi se ne perdono le tracce.

Se, per anni, gli oneri di sistema sono sempre aumentati, e il costo della materia prima è rimasto pressoché costante, è facilmente prevedibile che, al primo serio rialzo della materia prima, la bolletta prenderà il volo, costringendo il governo a cercare di salvaguardare i consumatori più deboli.

D’altro canto la situazione era già esplosiva nell’ottobre del 2021 quando il GSE dichiarava di poter pagare i beneficiari, solo per i primi sei mesi del 2022; ciò significa, per esempio, che, senza intervenire, i produttori di energia rinnovabile il prossimo anno verranno pagati a singhiozzo.

La modifica “strutturale” promessa dal governo non si è vista e quindi, tra tre mesi quando, secondo il governo, il costo della materia prima scenderà, gli oneri di sistema non potranno che essere reintegrati e, alla fine, non ci sarà alcuna calo delle bollette, con buona pace di politici, ministri e funamboli della transizione energetica.

Ma Arera è legittimata ad imporre gli oneri di sistema nei contratti di vendita dell’energia elettrica e, quindi, farli pagare ai consumatori?

La Suprema Corte di Cassazione – R.G.N. 5917/2018 e 30804/2019 – conferma “l’inesistenza di una norma che attribuisce all’Autorità il potere di imporre tali oneri”

Se quindi è vero che Arera non può imporli, perché chi vende energia continua a esporli in bolletta? E cosa succede se poi il consumatore non li paga?

E’ auspicabile che la recente istituzione della Commissione Parlamentare d’inchiesta per la tutela dei consumatori, possa chiarire queste criticità chiedendo anche perché, dopo anni, gli oneri siano ancora destinati a floridi enti governativi e a imprese private .

Gennaio 2022

Breve storia dell’energia (3): liberalizzazione, tangenti e rinnovabili

Dal CIP6 in avanti, l’idea di scaricare tutto in bolletta prende piede. Ci finirà, alla fine, anche il canone RAI che con l’energia elettrica non c’entra per niente.

Dal 1995 AEEG – Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas poi Arera – stabilisce come, quando e in quale misura, gli incentivi saranno spalmati nelle bollette.

É meglio però che il consumatore, utile idiota del sistema, non sappia come gli vengono sfilati i soldi dalle tasche e così le bollette diventano sempre più complicate.

Il 1999 è l’anno del c.d. decreto Bersani “di liberalizzazione”. Favorisce gli ex-monopolisti di allora, stiracchiando i criteri di una delibera europea, e per la prima volta impone il pagamento degli “oneri generali di sistema“, che non solo sono ancora lì, in bolletta, ma ne sono una delle voci più importanti.

Nel 2002 Enel vende il 60% delle sue centrali. Una parte viene rilevata dalla spagnola Endesa, che poi tornerà Enel. La rete di trasmissione passa a Terna, che diventa così il monopolista concessionario dell’alta tensione. Enel mantiene il monopolio della distribuzione, si fa da sé i nuovi contatori intelligenti (per chi?) in odore di illegalità.

Attraverso Enelpower si lancia in ardite e sconclusionate acquisizioni all’estero mentre in Italia tornano le tangenti.

L’energia viene ora venduta alla borsa elettrica.

Berlusconi, grande amico di Putin, cerca di tagliare fuori ENI, impegnandosi direttamente con i Russi per il gas con l’amico Mentasti ma non passa.

In un delirio di onnipotenza, Enel, sotto il comando di kaiser Franz Tató, va a cercare gas liquefatto in Nigeria, s’impegna a comprarlo ma poi non riuscirà a farlo arrivare in Italia direttamente e dovrà passare dalla Francia.

Senza una strategia e con la benedizione delle banche, le centrali elettriche esistenti vengono convertite a gas e ne vengono costruite nuove dovunque.

Le ultime centrali non sono ancora entrate in servizio, pur avendone già pagata una parte, con il buco MPS che ha salvato anche Sorgenia, quando nasce la vera energia rinnovabile, quella da sole e vento.

Verrà trionfalmente incentivata con le bollette e con i cinque conti energia.

Pagheremo tutto noi: oggi 15 miliardi di euro all’anno.

Con la garanzia delle bollette, le banche finanziano qualsiasi progetto: c’è chi mette i terreni e chi addomestica i funzionari comunali; i pannelli sono cinesi progettati in Germania.

I primi ad annusare l’affare sono i fondi verdi stranieri che oggi incassano incentivi multipli del prezzo d’energia in borsa.

Come accaduto per il CIP6, si assegnano anticipatamente i diritti anche a piccole società locali, spesso legate all’illegalità e al malaffare; si specula sulla rivendita dei diritti e gli utili finiscono esentasse in Lussemburgo.

Le rinnovabili, e il crollo della domanda, mettono definitivamente fuori mercato le centrali a gas appena ultimate. E Sorgenia affonderà MPS.

Con il “capacity payment” : pagheremo anche le centrali perché non producano ma siano lì a disposizione per quando non c’è sole o vento.

Adesso tutti vogliono chiuderle, Enel per prima 23, perché non sono remunerative e abbiamo una potenza installata più che doppia del picco della domanda.

Sono tutti indebitati e cercano compratori e alleati.

Enel ripete gli stessi errori di Enelpower,con investimenti nelle rinnovabili di dubbio ritorno economico.

L’industria elettromeccanica nazionale è sparita: Ansaldo è dei cinesi che entrano anche nel capitale dei nostri fondi infrastrutturali e nelle strutture: CDP e Terna.

13/11/2016

(continua…)

Breve storia dell’energia (1): nazionalizzazione, referendum e tangenti

Nel 1962, in pieno boom economico, i politici capiscono che l’energia elettrica sarà un grande affare per un paese energivoro come l’Italia e, su richiesta dei socialisti, Fanfani la nazionalizza, creando ENEL – Ente nazionale per l’energia elettrica e trasferimento ad esso delle imprese esercenti le industrie elettriche – che rileva, strapagandole, tutte le imprese elettriche nazionali.

Fino ad allora, l’energia elettrica era prodotta, e distribuita, da aziende di piccole dimensioni, sparse sul territorio, in qualche modo collegate e controllate da poche aziende più grandi.

Enel rileva anche tre centrali nucleari – delle 52 operanti nel mondo – oltre a quelle  a carbone e numerose idroelettriche.

Le industrie elettromeccaniche lavorano su licenza, prevalentemente americana, per produrre i componenti delle centrali che Enel costruirà negli anni ’70.

Nel 1973, la prima crisi petrolifera, confermerà che il programma nucleare, che prevedeva la costruzione delle centrali di Caorso, Montalto di Castro e Trino Vercellese, era non solo corretto ma anche particolarmente lungimirante.

Il piano energetico nazionale del 1975 consente a Enel di proseguire gli studi sull’energia nucleare e di ottenere l’autorizzazione a costruire nuove centrali.

Nel 1979 la seconda crisi petrolifera giunge in piena crisi economica e i consumi crollano.

Enel non costruisce più centrali e le industrie elettromeccaniche, che lavoravano prevalentemente per Enel, con commesse peraltro molto remunerative, si espandono all’estero con il GIE.

Nel 1983 arriva finalmente, con parecchio ritardo, il gas algerino.

I comuni ottengono contributi per distribuirlo e acquisiscono il controllo del territorio, erogando servizi energetici.

il business dell’acqua va ai democristiani mentre il gas ai socialisti

Sono gli anni delle lottizzazioni e delle prime grandi tangenti, con la benedizione del CDA dell’Enel, rappresentanza diretta del pentapartito al governo.

Dobbiamo a quel periodo buona parte dell’attuale debito pubblico.

Ma tutti sono responsabili e quindi nessuno è responsabile, proclama Craxi in Parlamento.

Nel 1986, dopo l’incidente di Chernobyl, con un referendum dall’esito scontato, ma senza che venisse spiegato al popolo quanti soldi sarebbe costata le rinuncia, termina l’esperienza nucleare italiana; vengono chiusi la centrale di Caorso, che ha prodotto poco o niente, e i cantieri di Montalto di Castro e Trino Vercellese.

Tutti gli investimenti dell’industria elettromeccanica vanno perduti, ma i costi per lo smantellamento del nucleare finiscono in bolletta: li stiamo pagando oggi e li pagheremo per sempre.

Le centrali termoelettriche vengono convertite a gas, il cui prezzo è legato a quello del petrolio, con la differenza che il gas dovrà essere pagato a russi, algerini e libici, anche se non lo si utilizza.

I primi vagiti ambientali denunciano i fumi delle centrali a carbone e anche i costosi sistemi di trattamento dei fumi verranno spartiti a suon di tangenti.

Nel 1992, a trent’anni dalla sua costituzione, ENEL diventa una società per azioni e, passando per tangentopoli, si cambia gioco: arrivano gli incentivi.

(continua..)

#dodobeltrame

Le comunità energetiche

Tra pochi giorni Arera aggiornerà le tariffe dei contratti in tutela e, a meno dei soliti giochi di prestigio, sarà una bella botta.

D’altro canto, nulla è stato fatto in questi anni per migliorare la situazione con il risultato che, quando scende la materia prima aumentano gli oneri di sistema e quando la materia prima sale, come nell’ultimo anno, la bolletta esplode.

Il governo non è interessato al tema bollette e alla difficoltà di pagarle per milioni di consumatori.

Promette invece incentivi a pioggia senza dire chi li pagherà e così, magari dopo mesi o anni, ce li troveremo in bolletta.

Un decreto del MISE promuove l’autoproduzione dell’energia elettrica nelle c.d. “comunità energetiche”.

I governi che si succedono alla guida del paese, vedono solo il lato “onirico” della medaglia, quello dell’ambiente più sano delle rinnovabili e, più attuali, dell’idrogeno o del biometano.

Meglio quindi ricordare il passato per capire cosa ci riserva il futuro.

Il decreto arriva quindici anni dopo il “primo conto energia“, al quale ne sono seguiti altri quattro, con il risultato che oggi paghiamo oneri di sistema per 13 miliardi ai produttori di energia rinnovabile.

Sono cifre importanti: verificate la voce “oneri di sistema” sulle vostre bollette e moltiplicatela per le decine di milioni di consumatori. Oppure dividetela per i kWh consumati.

Gli ultimi “conti energia” risalgono al 2014 e avevan una durata ventennale, estesa da Renzi a 25.

Siccome più di 600 mila impianti di energia rinnovabile, sparsi per tutta la penisola, sbilanciano la rete, sono già previsti 15 GW di potenza convenzionale a gas per ri-bilanciarla.

Lo scherzetto vale un miliardo di euro che verrà spalmato in bolletta ma nessuno lo dice, come nessuno dice che le bollette aiutano ogni anno Alitalia, Alcoa, Ilva e i monopolisti storici come Terna,Enel,Smam etc.

Il comunicato del MISE sulle comunità energetiche:

Il provvedimento rende, infatti, operativa una misura introdotta nel dicembre 2019 con il decreto Milleproroghe, che anticipando l’attuazione di una direttiva europea consente di costituire l’autoconsumo collettivo, attivabile da famiglie e altri soggetti che si trovano nello stesso edificio o condominio, e le comunità energetiche, a cui possono partecipare persone fisiche, PMI, enti locali, ubicati in un perimetro più ampio rispetto a quello dei condomini

In Germania le comunità energetiche esistono da sempre e gli impianti sono stati realizzati in base alle loro necessità.

Da noi no, impianti a pioggia dappertutto tanto pagano le bollette!

Anche in questa occasione il rischio è che si formino società di scopo che installino potenze superiori alle reali necessità locali, proprio per riversare in rete l’eccesso di energia, facendoselo pagare il doppio del prezzo di mercato.

E quali sarebbero le ragioni per stabilire, adesso, il prezzo del surplus di energia prodotta, se non per dare la possibilità di sovradimensionare gli impianti, invece di calibrarli sull’effettiva domanda locale?

È un nuovo CIP6 , che ancora,dopo trent’anni continua ad elargire incentivi ai produttori, prelevandoli dalle bollette?

Anche i conti energia limitavano la potenza degli impianti a 1 MW, ma poi abbiamo visto come sono andate le cose con le aggregazioni fittizie e la creazione di impianti monstre, specialmente al sud.

Accorgersi che molti ne approfittano non è facile anche perche i controlli, dopo anni, si fanno così.

Una priorità del nuovo governo era affrontare il problema degli oneri di sistema delle bollette con l’obbiettivo di ridurli.

Con questo decreto, si va nella direzione opposta e così, prima di metterli in bolletta, il presidente di Arera può gridare, a vuoto, in Parlamento che gli oneri di sistema sono troppi.

La commedia è sempre la stessa dove, al governo, tutti recitano la propria parte con la certezza che, alla fine, arrivano consumatori con i soldi.

Reti locali invece di progetti inutili

I recenti blackout di Milano sono la prova che non sempre il gettito delle bollette viene utilizzato per migliorare il servizio per il quale è destinato.

Questo è un post di cinque anni fa sulla avventura,finita male, di A2A in Montenegro.

———

I progetti, per i quali l’Italia chiede il finanziamento europeo, sono sempre meno numerosi di quanto potrebbero esserlo.

Così un progetto inutile, ma ben presentato, viene approvato ma poi a nessuno importa che i soldi vadano sprecati.

E’ il caso della interconnessione elettrica con il Montenegro, sulla quale il governo insiste.

Un opera che va avanti solamente perché sarà pagata con le nostre bollette e non è chiaro a vantaggio di chi.

E’ una linea elettrica sottomarina di 400 km, tra Abruzzo e Montenegro, capace di scambiare 6 TWh/anno ( ndr. la domanda nazionale é di circa 300 TWh).

Spenderemo più di un miliardo di euro –erano 760 milioni nel 2010 – con copertura europea di solo 60 milioni, per importare energia “economica e rinnovabile” dal Montenegro.

E’ un’idea di una decina di anni fa, quando la nostra sotto-capacità produttiva di energia stava per venire colmata dalle centrali a gas, poi costruite dovunque e senza criterio.

Invece i consumi calarono drasticamente, esplosero le energie rinnovabili e ora si produce più energia del necessario; e quindi non c’è più alcun alcun bisogno di importare energia dal Montenegro.

Ma nel 2011, non se ne conoscono le ragioni,viene firmato l’accordo.

Il governo diceva di voler ridurre il costo della bollette e cancellare definitivamente l’elettrodotto con il Montenegro sarebbe una buona occasione per dimostrare che fa sul serio, e invece:

“Il Governo, nonostante il cambiamento di scenario, continua a considerare valido il progetto di interconnessione e garantisce che non ci saranno ricadute sulla bolletta degli italiani, mentre ci sono senz’altro una serie di obblighi che il Governo italiano si è assunto e che andranno rispettati, ma che saranno compensati, a suo parere, dai vantaggi derivanti dall’interconnessione stessa”.

Le parole erano di De Vincenti, allora vice-ministro dello Sviluppo economico, e vanno interpretate: “non sappiamo bene a cosa servirà la linea, però intanto la facciamo, confidando negli astri e sicuri che i costi verranno sostenuti  dalle bollette, anche se vi dico che non è così”.

 

Le operazioni energetiche nei Balcani sono raccontate da una puntata di Rai Report.

Si parte così con idee confuse, verso un paese, il Montenegro, per nulla trasparente, utilizzando A2A come testa di ponte e facendole comprare partecipazioni che le faranno perdere centinaia di milioni.

La linea non c’è e non si sa ancora se verrà costruita ma intanto si firmano accordi, si prendono impegni, si assegnano appalti e così, anche se é chiaro che la linea non servirà a nessuno, non riusciamo più a fermarla.

Il nuovo presidente di A2A conferma che la permanenza in Montenegro è legata alla realizzazione dell’interconnessione con l’Italia, ma ammette “non so però se all’Italia servirà ancora energia dal Montenegro”.

Terna non si pronuncia perchè, nel caso, costruirà la linea e incasserà una montagna di soldi, e allora chiediamoci come è possibile importare energia da un paese che produce solo il  60% dei suoi consumi e riceve il restante dalla Serbia, che viene prodotto per la metà con carbone.

E la stessa energia elettrica montenegrinaè prodotta per il 40% da una centrale a lignite.

Quindi, la maggior parte dell’energia che importeremmo dal Montenegro sarebbe prodotta con il carbone.

Ma non doveva essere tutta energia rinnovabile? E non è forse il momento di capire meglio quello che sta succedendo nei Balcani, con le ultime mosse dei Russi?

E non sarebbe meglio dedicare risorse a casa nostra per migliorare le reti?

La tassa “bolletta”

Bilanci trionfali delle società energetiche dopo la un anno di pandemia e di consumi ridotti.

Terna, Enel, A2A,Snam, Acea, Hera, Iren solo per citarne alcune, operano in mercati regolati ein forza di concessioni monopolistiche.

Possonocosì permettersi utili netti superiori al 30%, garantiti come per Autostrade.

Il settore si basa su regole, assetti di mercato e comunicazioni mediatiche che consentono ai monopolisti – tollerati da autorità compiacenti – di guadagnare quanto vogliono mentre chi non fa parte del “giro” é un bandito.

Adesso sono tutti impegnati a spiegare le bollette, a comparare offerte, e ad avvertire che,con il mercato libero,bisognerà scegliersi un nuovo fornitore, ma nessuno denuncia le parassitarie rendite di posizione, dove le componenti regolate della bolletta, che pesano per più di un terzo, aumentano senza alcun controllo.

Patetico l’intervento del governo e pericoloso congelare gli aumenti – per un miliardo di euro – in attesa, e nella speranza di tempi migliori.

Nove milioni di consumatori non riescono a pagare le bollette, diventando immediatamente preda delle società di recupero del credito, che telefonano dai paesi più strani minacciando il distacco della luce.

Si fanno tanti condoni, e allora perché non condonare le bollette piuttosto che girare i soldi ai cinesi, ai quali abbiamo già svenduto buona parte dell’argenteria e intendiamo continuare.

Ci stanno sostituendo i contatori illegali con altri, che opereranno in sistemi illegali, solo perché li pagheremo con la bolletta; non avremo alcun beneficio anzi chi li gestirà potrà taroccarli con un computer e succhiarci tutti i dati sensibili: quanto consumiamo, che potenza utilizziamo, a che ora saremo in casa.

I nuovi contatori li pagheremo quasi tutti all’Enel, assieme al canone della Rai e a quello della fibra ottica, visto l’accordo tra Enel e Tim.

E’ scandaloso che ci martellino con lo spread mentre la “tassa bollette” come i bonus a managers del tutto regalati in società monopoliste, vengono pagati senza problema.

Oneri di sistema: decreto rilancio

Il virus fa scoppiare il bubbone degli oneri di sistema che tutti i governi dicono da anni di voler sistemare. 

L’emergenza COVID sarebbe stata un’ottima opportunità per affrontarlo e invece, con quello che stanno architettando, non succederà nulla.

Il problema degli oneri di sistema – quindici miliardi scaricati ogni anno nelle bollette – si trascina da più di dieci anni, da quando cioè le bollette pagano gli incentivi alla produzione di energia rinnovabile, che è la parte dominante degli oneri.

Meglio sarebbe stato come hanno fatto in Spagna, dove gli incentivi sono a carico della fiscalità generale. Da noi no, anche perché il consumatore italiano è un ricco pagatore.

Ormai, come per il litro di benzina, anche per un kWh  la “quota materia energia” rappresenta una minima parte del prezzo totale, con l’aggravante del “chi meno consuma più paga” contrariamente a qualsiasi criterio di risparmio energetico e di equità sociale.

Ce ne accorgiamo,per esempio, quando verifichiamo la bolletta della seconda casa dove, in assenza di consumo, paghiamo trenta euro al mese; quando ci andiamo e cominciamo a consumare, la differenza è minima. Ma la situazione è la stessa anche per la prima dove pagano di più gli utenti più poveri.

L’art. 30 del “decreto rilancio” non riguarda le utenze domestiche, e nemmeno gli “usi diversi” fino a 3,3 kW di potenza impegnata, ma mira ad aiutare le PMI che, per due o tre mesi, hanno dovuto fermare l’attività.

Sono gli esercizi commerciali, con poche decine di kW installati, e le PMI con una potenza installata di centinaia di kW.

Per come è stato redatto, e non si capisce a quali fonti il MISE si sia appellato per farlo, sembra che il decreto, a meno di emendamenti in itinere, non centrerà l’obbiettivo.

L’entità degli aiuti é minima –  600 milioni di euro rispetto ai 15 miliardi – e la tempistica dell’erogazione – in due rate la prima a settembre e l’altra a Natale – danno l’impressione che il problema non sia stato neppure sfiorato.

Siccome non è chiaro in base a quale criterio siano stati stabiliti i 600 milioni, ricordo che la stessa cifra è stata “rubata” ai consumatori l’anno scorso per aiutare Alitalia.

Nella sostanza, e se l’articolo del decreto resterà tale, una PMI, chiusa per il COVID, avrà già ricevuto le bollette di marzo e di aprile, e e si appresta a ricevere quella di maggio.Le bollette di questi tre mesi risulteranno invariate rispetto a quelle di gennaio e febbraio, anzi, e qui la beffa, in alcuni casi aumenteranno pure.

E tutto perché le componenti fisse degli oneri di sistema, relative alla quota potenza restano invariate. Il decreto infatti riguarderà solo gli oneri relativi alla quota consumo.

E così, solamente ricominciando a consumare, e solo dopo tre o quattro mesi, la PMI potrà ricevere gli aiuti promessi che, a quanto si legge dovranno anche essere restituiti, ma non si sa, né quando né come.

Un’altra categoria, drammaticamente colpita dalla situazione, è quella dei fornitori che hanno già anticipato ai distributori, oltre agli oneri di sistema, anche le spese di trasporto e distribuzione. Ma nessun kWh è stato né trasportato né distribuito.

Cosa farà quindi la PMI che non ha prodotto nulla e che riceve una bolletta per non aver consumato nulla? Sembra molto difficile che possa pagarla e infatti la morosità è più che quadruplicata rispetto al periodo pre-COVID.

#oneridisistema