RECTA MENSURA

La Metrologia Legale impone che, per la misurazione legale, debbano essere impiegati esclusivamente strumenti conformi ai requisiti fissati:

  • dal Testo Unico delle Leggi Metriche;
  • dal Regolamento di Fabbricazione Metrica;
  • dai Decreti Ministeriali che ne stabiliscono i criteri di omologazione.

Il Testo Unico delle Leggi metriche (23/8/1890, n.7088) afferma che: 

“Ogni convenzione di quantità, che non sia di solo denaro, anche per privata scrittura, dovrà farsi con pesi e misure legali”

Nel contratto di compravendita, la quantità della cosa,scambiata contro il prezzo, deve essere espressa in unità di misura legali (art.1 – 2 – 3 del T.U. 7088/1890), e legali (art. 6 e 7 del Regolamento di fabbricazione Metrica approvato con R.D. 12.6.1902, n. 226), devono essere gli strumenti metrici impiegati per accertarla.

Per garantire l’uniformità degli scambi i legislatori, nazionali e comunitari, hanno stabilito il Sistema delle Unità di Misura:

  • per la lunghezza il metro (m)
  • per il volume il metrocubo (m3),
  • per la massa il chilogrammo (kg),
  • per il tempo il secondo (s)
  • per l’intensità di corrente elettrica l’ampere (A)
  • per l’energia il joule (J) o il wattora (wh) ,
  • per la potenza il watt (w), per la temperatura assoluta il kelvin (K), oppure il grado centigrado °C.

In una transazione commerciale, le parti devono tassativamente apprezzare la quantità della res, scambiata contro prezzo, con strumenti di tipo legale, e la quantità scambiata deve essere espressa in unità  di misura legali.

La legge impone anche le modalità d’impiego degli strumenti di misura, fissandone le condizioni di funzionamento.

L’ordinamento metrologico legale, nazionale e comunitario, prevede che, quale che sia il metodo di misurazione di gas, liquidi o massa, il risultato della medesima s’intende garantito alle condizioni di misurazione.

L’esempio è un distributore di carburante che, in inverno, eroga 10 litri di benzina alla temperatura di 8°C; se riversati in un contenitore campione di 10 litri, il distributore misurerà correttamente se la differenza di volume apprezzata rientra nei limiti dell’errore massimo tollerato.

Ma una misurazione che non tenga conto della temperatura è scorretta: il volume infatti cresce all’aumentare della temperatura.

Per la sola misurazione dei carburanti, e ai soli fini dell’accertamento dell’accisa a volume, lo Stato Italiano ha imposto l’obbligo di ragguagliare il volume del carburante a 15 °C.  

E una volta pagata l’accisa allo Stato, nelle successive operazioni non vige il medesimo obbligo; la filiera di misurazione risulta così del tutto incoerente. L’acquirente paga quanto indicato dalla pompa di benzina, indipendentemente dalla densità del carburante.

Se la misurazione s’intende quindi garantita alla condizione in cui avviene, e la legge non lo prevede, non ne è consentita alcuna correzione. E ciò non può valere neppure per espressa volontà delle parti, stante l’imperatività e l’inderogabilità della legge.

Con questo quadro giuridico, analizziamo la misurazione del gas naturale in Italia.

I legislatori, nazionale e comunitario, hanno stabilito che, per i contatori dei gas, la misurazione della quantità avvenga a volume  – espresso in m – senza determinare le condizioni di riferimento, né il loro valore.

Solo in Italia, in pacifica violazione ai principi esposti, viene utilizzato il m3 standard, o standard metro cubo (Smc), un’unità di misura scientifica e non legale. 

Il volume del gas indicato dal contatore viene così modificato con la bolletta.

Mentre, per le utenze domestiche, il volume indicato dal misuratore viene moltiplicato per un coefficiente di correzione fisso, ma sempre maggiore di 1, i misuratori delle utenze commerciali e industriali vengono associati a un’apparecchiatura elettronica – correttore o convertitore di volume  – che riporta il volume indicato dal contatore, alle cosiddette condizioni standard di temperatura e di pressione.

Nel Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale – Direttiva MID – vengono definiti i criteri di idoneità del contatore ( art. 7) e, all’articolo 10.5, è detto:

“A prescindere dal fatto che sia possibile o meno leggere a distanza uno strumento di misura destinato alla misurazione di servizi forniti da imprese di pubblica utilità, esso deve comunque essere dotato di un visualizzatore metrologicamente controllato, facilmente accessibile al consumatore senza alcun ausilio. La lettura di tale visualizzatore è il risultato della misurazione che costituisce la base su cui è calcolato il prezzo da corrispondere.”

Il punto 8.1 – protezione dall’alterazione – recita :

“Le caratteristiche metrologiche dello strumento di misura non debbono essere influenzate in modo inammissibile dal collegamento di tale strumento ad altro dispositivo, da alcuna caratteristica del dispositivo collegato o da alcun dispositivo remoto che comunichi con lo strumento di misura”  

La definizione di “Transazione commerciale di vendita diretta” a pag. 13 recita:

“tutte le parti della transazione accettano il risultato della misurazione sul posto e sul momento”

Le conseguenze giuridiche di un tale assunto sono:

  1. Viene troncata in radice la ratio della delibera 155/08 dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas che impone, per la misurazione del gas, i c.d.  “smart meters”  o “contatori intelligenti”, confermando inequivocabilmente che il dato valido della transazione commerciale è quello visualizzato sul contatore, e non quello trasmesso a distanza.
  2. Stesse considerazioni valgono quindi per i misuratori di energia elettrica che risultano gestiti da remoto.
  3. Viene riaffermato il primato del dato indicato dal contatore, che costituisce la base su cui è calcolato il corrispettivo. 
  4. i dati in bolletta, quando superiori alla lettura del contatore, violano la direttiva MID.

Tale violazione, estesa all’intero territorio nazionale, conferisce al fenomeno una gravità assoluta, in quanto colpisce il sistema di imprese e consumatori, sia per il consumo di gas che per quello di energia elettrica.

Il documento di consultazione dell’Autorità per l’energia, in merito a “questioni riguardanti la metrologia legale”a pag. 50 riporta le osservazioni di uno dei consultati che invocando il punto 10.5 dell’allegato I al decreto 2 febbraio 2007, n. 22, che ha recepito la direttiva europea MID, afferma che l’utilizzo dei dati rilevati a distanza non è riconosciuto dall’attuale legislazione metrologica”. 

Nessuno ne ha tenuto conto, tantomeno il recente D.Lgs 102/2014 che tratta l’argomento specifico, anche se per altro tipo di strumenti.

Un altro documento dell’Autorità per l’energia segnalava il problema Governo e Parlamento affermando che “allo stato, non esiste una norma di legge che definisce quali debbano essere le condizioni di pressione e temperatura da utilizzare per effettuare una misura oggettiva del gas”.

Per quanto precede e in assenza del pronunciamento del MISE si può pacificamente rifiutare la sostituzione sia del nuovo contatore del gas che di quello dell’energia elettrica.

 

Un pensiero su “RECTA MENSURA

  1. Congratulazioni per la chiarezza espositiva. Sono argomenti molto interessanti, che per i non addetti ai lavori, sono quasi totalmente sconosciuti. Perchè non si reagisce con una “class action” contro queste truffe di stato? A che cosa servono tutte le associazioni di consumatori, tutte le reti di imprese e tutti gli orpelli federativi, tutti gli Ordini professionali e tutti i vari enti privati o assimilabili, se non per agire a tutela del cittadino? Il “divide et impera” di millenaria memoria ha vinto su tutti i fronti?
    Grazie per le molte spiegazioni.
    Glauco Zago

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