Cronaca di un disastro annunciato

La tempesta energetica abbattutasi sull’Europa negli ultimi nove mesi è stata affrontata male, si sono commessi molti errori mentre se ne sottovalutano ancora i rischi.

Siamo a dicembre dell’anno scorso e il grafico mostra una situazione esplosiva.

Ma di quanto stava succedendo, si accorsero solo gli addetti ai lavori, traders e fornitori, che non lanciarono alcun allarme perché sulla speculazione vivono, come stiamo verificando adesso, esaminando i risultati delle loro semestrali.

Di certo il governo sottovalutó il pericolo: Cingolani – ministro della transazione più che transizione – sembrava un pesce fuor d’acqua e affermava pacifico che i prezzi sarebbero scesi a marzo, dimenticando che il gas é necessario d’inverno.

Due mesi prima, Ursula aveva deciso che per le fonti fossili non ci sarebbe stato futuro in Europa, specialmente per il gas russo sotto embargo, senza rendersi conto che, quel gas rappresentava e tuttora rappresenta la fonte energetica principale europea.

Biden sponsorizzava il gas liquefatto americano, il cui prezzo, solamente in Europa, stava diventando competitivo, e osteggiava il NS2 che, se messo in servizio, avrebbe reso autonomi i tedeschi e riaffossato il suo gas.

I russi stavano già facendo una montagna soldi che avrebbero permesso a Putin di invadere l’Ucraina.

E infatti, a fine febbraio, con in cassa centinaia di miliardi in più , la Russia invade l’Ucraina ma, sorprendentemente e nonostante le immediate sanzioni, il flusso del gas russo non s’interrompe.

È il segnale inequivocabile che sarà il gas a tenere banco nei mesi successivi e che il prezzo non scenderà più.

Appena Biden promette a Ursula 15 miliardi di m3 di liquefatto, un nulla per la domanda europea, un incidente in Texas fa capire che la promessa resterà tale.

Siamo in agosto, il prezzo del gas é quello di dicembre e Arera scrive che le bollette dell’ultimo trimestre di quest’anno potrebbero raddoppiare rispetto a quanto paghiamo oggi!

Il conto, solo per affrontare la situazione, è arrivato a 50 miliardi di euro.

Molti dei quali dovrebbero essere recuperati dalle società che, controllando la filiera gas-energia elettrica, hanno realizzato utili stellari.

Ma piuttosto che farsi mettere le mani in tasca, con quegli utili pagheranno stuoli di avvocati per cause che dureranno anni.

Ma il rischio, reale, è di non avere gas a sufficienza il prossimo inverno, nonostante le rassicurazioni di gente che, come abbiamo visto, sbaglia le valutazioni.

Siamo appesi alle notizie sugli stoccaggi che sono come l’araba fenice e al momento del bisogno, come già accaduto in passato, non ci sono.

Gli errori in effetti sono stati madornali, come quello di inseguire gli Stati Uniti in un’avventura simile a quelle passate, con pericolosi coinvolgenti della NATO.

L’idea di poter fare a meno del gas russo è stato un altro errore di Bruxelles. Meglio sarebbe stato parlarne con i russi, ma la Russia era sotto embargo dal 2015 per l’invasione della Crimea.

La rinuncia al gas russo, che nel frattempo l’Europa ha dichiarato “green” assieme al nucleare, ha portato alla riapertura delle centrali a carbone e di quelle nucleari, alla faccia di Ursula, Greta e degli ambientalisti tedeschi e non.

Per tentare di fare a meno del gas russo siamo andati a elemosinarlo proprio dagli storici alleati dei russi in Africa, dimenticandoci che il cartello del gas europeo è sempre stato controllato dai russi.

Sono caduti governi,tra cui il nostro,e l’Europa è divisa come non lo è mai stata: ogni paese cerca di sopravvivere a prescindere dell’interesse comune che, in campo energetico, non può esistere.

I tedeschi hanno già deciso di razionare, i francesi pure, e hanno il nucleare, noi ancora no perché “dicono” stiamo meglio di loro e poi abbiamo il sole e lo stellone!

Ma il rischio, enorme e ancora sottovalutato, é che la partita a poker con i russi, dove si puntano sanzioni e ritorsioni, diventerà pericolosa quando comincerà a far freddo perché, con il freddo, i russi hanno sempre vinto.

Dicembre 2021

Ricariche e blackout

Le colonne di ricarica spuntano come funghi e, siccome come sempre “ce lo chiede l’Europa” e tutti noi ci mettiamo gli incentivi, le richieste sono sempre più numerose e i prezzi aumentano.

Ma chi paga le connessioni per alimentare le stazioni di ricaricha? Solo gli utilizzatori o, in parte, tutti i consumatori?

Sembra che il business delle ricariche sia molto remunerativo per quelli che vendono energia e per chi la distribuisce che può giocare su due tavoli e in tempi diversi.

Per distribuire nuova potenza, in grande quantità e in un luogo specifico, bisogna mettere mano alla rete e così parte dei costi scivolano nelle bollette.

Puntuali poi, come ogni anno al primo caldo, i blackout a Milao e Unareti – il distributore di proprietà di A2A – dichiara di dover rinnovare la rete e sostituire parte dei 7.000 km di cavi.

Ma non sarebbe stato meglio farlo prima di installare le ricariche? Qual’è il criterio del loro posizionamento? È vero che chiunque può chiederne l’installazione? È vero che i venditori delle elettriche si danno molto da fare?

Le ricariche sono di tipo diverso e prima di collegare la presa il consiglio è di leggere bene il contratto, specialmente se è un contratto a consumo.

Il suolo è pubblico, e il tempo di parcheggio inutilizzato, molto salato oltre alla domanda dei lettori su come viene effettuata la misurazione.

Questo succede solo a Milano ma,nel resto del paese, si segue lo stesso non-criterio?

Armageddon

La Delibera n° 396/2021 di Arera attua le misure del Governo per calmierare il costo delle bollette del mercato tutelato del quarto trimestre 2021: sono 4 miliardi, dopo 1,2 miliardi messi a disposizione per il trimestre precedente.

La delibera recita: “Cassa e GSE prevedono che la liquidità complessiva dei conti di gestione si esaurisca verso la metà dell’anno 2022, diventando negativa nella seconda metà del medesimo anno”

La sospensione temporanea del pagamento degli oneri di sistema, solo per alcune categorie di consumatori creerà, nel 2022, un buco di 7,5 miliardi di euro e i produttori di energia rinnovabile non verranno pagati.

Vista l’emergenza energetica, peraltro fuori controllo, sarebbe stata un’ottima occasione per affrontare il problema degli oneri di sistema che pesano sulle bollette per oltre 15 miliardi di euro all’anno.

Imbarazzante l’ottimismo del Governo nel prevedere da un lato il rialzo del PIL del 6% e dall’altro far pagare alle industrie, con potenza installata maggiore di 16,5 kW, bollette talmente salate da costringerle a ridurre la produzione se non a chiudere l’attività.

In presenza di una volatilità dei mercati energetici sempre più marcata, e di un tasso d’inflazione esplosivo, gli interventi trimestrali spostano solo la resa dei conti che arriverà a gennaio, quando verranno annunciati i prossimi aumenti.

1 ottobre 2021

Al freddo o al buio?

Riaccendiamo i riscaldamenti, che ormai vanno quasi tutti a gas, e il prossimo inverno potremmo restare proprio senza gas, necessario per scaldarci e per produrre metà dell’energia elettrica nazionale.

Se invece ci sarà, lo pagheremo il triplo rispetto all’anno scorso.

I prezzi dell’energia sono letteralmente impazziti: prima della pandemia il gas costava 15€/MWh, adesso ne costa 100, e siamo solo in ottobre.

Il prezzo dell’energia elettrica é trainato da quello del gas e colpisce le industrie che si stavano appena riprendendo dalla pandemia.

E la volatilità è destinata a perdurare.

Un aumento reale del PIL del 6%, in questa situazione altamente inflattiva, non è pensabile!

Soluzioni a breve non ce ne sono, se non pagare e aspettare che la tempesta passi, se passerà.

Scomposte le reazioni: abbiamo dato subito la colpa ai russi, che ogni inverno ci scaldano e che teniamo sotto embargo da anni.

Uno degli ultimi messaggi di Angela Merkel, che ha raddoppiato il gasdotto Nord Stream, che porta gas russo direttamente in Germania, è chiaro: forse l’Europa compra poco gas russo.

Ursula Von Der Leyen era invece di parere contrario: basta gas, solo rinnovabili!

E così tutti a blaterare di transizione energetica contro le fossili, che rappresentano il 60% della nostra produzione, senza prima dire ai russi: “stiamo pensando di diminuire le fonti fossili, ma avremo ancora bisogno del vostro gas, mettiamoci d’accordo sul prezzo, torniamo ai contratti take-or-pay”.

Contratti che invece abbiamo fatto scadere, fidandoci del gas naturale liquefatto americano, che doveva arrivare in Europa, ma chissà a quale prezzo, e che che adesso finisce tutto in Cina.

Il cambiamento climatico invia segnali inequivocabili e gli eventi atmosferici estremi s’intensificano con conseguenze difficili da prevedere, come il calo del vento in Germania con i parchi eolici che non producono.

Da tempo ci si chiede quale sia l’affidabilità delle rinnovabili, sulle quali avremmo deciso di puntare.

E l’affidabilità delle altre infrastrutture?

I gasdotti sono obsoleti, gli stoccaggi sono talmente strategici che non si sa mai quanto gas c’è, o ci sarà, le vecchie centrali nucleari francesi garantiscono il 15% dei nostri consumi e, alla fine, saranno finanziate dall’Europa perché, e su questo i francesi hanno ragione, l’energia delle nucleari é carbon free.

E gli incidenti? Ci stanno anche quelli, come 2003, quando restammo al buio per un fantomatico albero caduto in Svizzera.

Ora tutto é interconnesso e ci vuole poco per far saltare il sistema.

C’è bisogno di un serio piano di resilienza energetica, che faccia tesoro degli errori del passato.

Partendo proprio dagli stoccaggi visto che statisticamente il grande freddo da noi dura al massimo una settimana e i consumatori già pagano in tariffa il gas delle emergenze.

Quando serve, ci deve essere gas per resistere una settimana, fatecelo pagare quanto volete ma la gente non può ammalarsi di nuovo perché fa freddo.

Ogni inverno, invece, c’è ne sempre una, e appena arriva il freddo andiamo in confusione.

Nel 2012 fa molto freddo e l’AD di ENI informa che si consumano 440 milioni di m3 al giorno. (ndr. un volume da ricordare per i prossimi mesi). Viene fuori che c’è gas solo per tre giorni. Preso dal panico il governo Monti accende le centrali a olio combustibile, che restano pronte a produrre fino a luglio, mentre Mucchetti, ancora al Corriere prima di finire al Senato, scrive di metaniere che vagano nel Mediterraneo.

Nel Gennaio 2015 arriva poco gas dalla Russia e si pompa troppo dagli stoccaggi .

Il ministero dichiara l’allarme che “prevede che siano gli operatori a mettere in campo tutte le azioni di mercato più opportune per consentire il ritorno alla normalità”. Detto fatto: il giorno dopo, con un tempismo perfetto, una metaniera scarica GNL a Livorno.

Nel 2015 i russi sospendono le forniture all’Ukraina perché non paga il gas. Attraverso l’Ukraina passa il gas per l’Europa e, se l’Europa non scalda l’Ukraina pagandole il gas, il gas non arriva. Per questa ragione i tedeschi si riforniranno direttamente dalla Russia con il Nord Stream.

In Marzo 2017 l’incidente di Baumgarten in Austria blocca il gasdotto del nord e nel dicembre dello stesso anno il prezzo del gas raddoppia a 35 €/MWh (ndr. un prezzo da ricordare per i prossimi mesi) perché il gasdotto va in manutenzione e la portata dimezzerà per due anni.

Nel 2018 una nuova crisi con l’Ukraina, che si risolve di nuovo con i soldi dell’Europa.

Comunque tutti i contratti di fornitura di gas sono secretati: dove finisca il gas e a quale prezzo nessuno può saperlo.

Con queste incertezze bisogna muoversi adesso, con una cabina di regia ad hoc, che preveda tutti gli scenari possibili e i criteri per affrontarli senza ritrovarsi a dover agire, come sempre, nel panico.

Bisognerebbe poi pensare nel lungo periodo perché se i prezzi energetici resteranno a questi livelli dovremo davvero consumare di meno!

E’ un cambio epocale e le scelte condizioneranno il nostro futuro.

Sorpresa!

Fate attenzione al contatore, quando acquistate un immobile!

Ad un lettore del blog, che dieci anni fa acquistava un immobile, l’anno scorso hanno sostituiscono il contatore dell’energia elettrica.

Dalle verifiche il contatore risultava manomesso e il consumo reale era maggiore di quello misurato: il contatore “rubava”, ma era stato manomesso prima dell’acquisto e lui non ne sapeva nulla.

Manomettere un contatore elettronico di energia elettrica non è un’operazione semplice e può essere effettuata solo da li chi conosce bene.

Per una clamorosa dimenticanza, sia dell’ente omologatore dei contatori, che del nostro ministero competente, il MISE, manca un sigillo legale fisico su una una vite, attraverso la quale è possibile entrare nel contatore, modificandone il circuito di misurazione.

Una chiave elettronica che segnali in centrale una manomissione non è evidentemente sufficiente!

Se l’operazione fraudolenta viene effettuata all’installazione del contatore, il consumo dei successivi 15 anni potrà quindi ridursi sensibilmente, senza che il distributore se ne accorga.

Ma se il distributore se ne accorge, come poi é accaduto, sarà l’ultimo utente a restare con il cerino in mano e a risponderne.

Prima pagherà la maggiore quantità di energia elettrica consumata negli ultimi cinque anni (oltre c’è la prescrizione) e poi dovrà difendersi, in sede penale, dalla denuncia per furto di energia, e non c’è alcuna prescrizione.

Meglio verificare, all’acquisto dell’immobile, tutti gli strumenti di misura installati.

Illegali per decreto

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“I dispositivi ed i sistemi di misura per i quali la normativa in vigore fino al 30 ottobre 2006 non prevede i controlli metrologici legali, qualora già messi in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, potranno continuare ad essere utilizzati anche senza essere sottoposti a detti controlli, purché non rimossi dal luogo di utilizzazione”.

Recita il  decreto di recepimento di una Direttiva europea del 2004 – nota come MID – sugli strumenti di misura, tra i quali i misuratori di energia elettrica.

Per decreto, strumenti di misura mai omologati, e quindi illegali, possono così continuare a conteggiare i nostri consumi, e per miliardi di euro.

Non essendo mai stati omologati, non esistono le procedure di prova e così non possono neppure essere verificati da terzi, in un eventuale contraddittorio.

Paghiamo così energia elettrica, che viene misurata in spregio a qualsiasi regola, da contatori che sono tutti confiscabili in forza del art. 692 C.P.

Dopo quattordici anni le cose non cambiano: in forza di un altro decreto, e senza nessuna logica, i contatori di energia elettrica dinamici (ndr. quelli con la rotellina che gira) potranno funzionare per diciotto anni mentre quelli elettronici della foto per dieci.

 

 

La caccia al pollo

Con il mercato tutelato in scadenza, forse a luglio 2020, comincia la caccia al pollo, quello che non ha idea di quanto consuma, ma comunque firma contratti di luce e gas.

Povero pollo, non legge il contatore e si fida delle bollette!

Dopo avervi asfissiato al telefono, busseranno alla porta chiedendovi di poter esaminare con voi una bolletta:“con noi risparmierà, firmi qua…. non la sto truffando… avrà tempo per pensarci e, se cambierà idea, quando le telefoneranno, potrà dire di no”.

Il pollo firma senza leggere e, quando poi gli telefonano, si è dimenticato tutto, si vergogna e risponde con una serie di si alla cieca!

Per fregarlo, c’è chi propone al pollo “uno sconto del 20% sui primi 200 kWh consumati nel mese”.

Il pollo non si chiede neppure quanti ne consuma, né rispetto a quale prezzo, stratosferico, gli viene offerto lo sconto

È affascinato dallo sconto e firma, firma e firma moduli.

Magari non si rende conto di firmare una polizza assicurativa, che non copre nulla e serve solo al cacciatore di polli per rifarsi dello sconto.

Solo dopo, il pollo scopre che paga il doppio di prima perché consuma più dei kWh scontati e i kWh eccedenti li paga a un prezzo da capogiro.

Poi ci sono i cacciatori che raccontano la favola dell’energia verde al 100% – che é una balla – ma si guardano bene dal dire al pollo, in questo caso un pollo ambientalista convinto, che l’energia gli costerà di più!

I cacciatori più creativi propongono lo sconto del 100% sulla quota energia del primo mese: bastano quattro conti per capire che lo sconto equivale a due caffè e che non giustifica il cambio di fornitore, ma il pollo ci cade e firma.

In TV lo sconto è di 50€: non dicono su cosa, ma i polli saranno milioni.

Preparatevi per tempo oppure credete ai sondaggi di Nomisma Energia, secondo i quali solo sei consumatori su cento dichiarano di non capire nulla!

Auguri!

L’allegra gestione del freddo

Gas a 35€/MWh, il doppio rispetto all’anno scorso; la quota energia vale un terzo del valore della bolletta e quindi l’aumento atteso a gennaio è del 15%.

Le prime piogge hanno spento le rinnovabili e placato i loro sostenitori e, come ogni inverno, il “fossile” passa alla cassa.

Patetico incolpare il freddo, perché siamo solo in dicembre, eccezionale invece il programma di manutenzione del gasdotto del nord, che dimezzerà il flusso del gas fino a marzo 2019.

Ecco allora lo stato di pre-allarme diramato dal ministero.

La manutenzione di un tubo del gas, o di un impianto nucleare in Francia ci stanno e non dovrebbero portare a situazioni di emergenza ma in Italia tutto è emergenza a cominciare dalle condizioni avverse del tempo che, statisticamente e fortunatamente, si risolvono sempre in una settimana.

Eppure riusciamo a dare il meglio anche in quelle occasioni perché le emergenze in Italia portano disagi al popolo ma enormi vantaggi ai furbi.

Facciamo allora un ulteriore passo indietro, al gennaio 2015 quando si pompava troppo gas dagli stoccaggi perché ne arrivava poco dalla Russia.

Il ministero spiegava : “La condizione di allarme prevede che siano gli operatori a mettere in campo tutte le azioni di mercato più opportune per consentire il ritorno alla normalità”.

Quello che non dicono è che il gas in allarme si paga molto di più, come è giusto che sia.

Il giorno dopo l’allarme si materializzava una metaniera al largo del gassificatore di Livorno dove scaricava 60.000 di m3 di gas liquefatto equivalenti a 36 milioni di m3 di gassoso.

Un nulla per la rete, ma un tempismo perfetto!

Un ulteriore salto indietro. Nel febbraio del 2012 faceva molto freddo e il consumo giornaliero era di 440 milioni di m3 al giorno senz’altro un record, stando alle dichiarazioni di Scaroni.

Tra l’ilarità generale di una sala d’albergo di Milano, l’AD di Eni disse che in Russia faceva freddo e che i russi si tenevano il loro gas se no sarebbero morti. Aggiunse, con grande serenità, che se i consumi fossero rimasti a quel livello ci sarebbe stato gas solo per tre giorni.

Cioè negli stoccaggi c’erano solamente 1,5 miliardi di m3. Spariti gli stoccaggi strategici che servono proprio per queste evenienze, già pagati profumatamente dalle bollette.

Monti non si chiese neppure come mai non ci fosse gas negli stoccaggi, e di chi fosse la colpa ma, da buon tecnico, andò subito nel panico e autorizzò l’accensione delle vecchie centrali a olio combustibile, che rimasero pronte a produrre fino al luglio, perché anche Enel doveva banchettare.

Il senatore Mucchetti, scrisse sul Corriere un pruriginoso articolo dove metaniere andavano e venivano e i conti del gas, presente o assente, non tornavano.

Gli attuali criteri per stabilire i gradi di allerta e di emergenza sono talmente obsoleti che il prezzo in emergenza può valere anche 4/5 volte quello di borsa.

Solo quando finisce l’emergenza diventa chiaro come è stata affrontata, non si sa mai chi ci ha profumatamente guadagnato, ma si sa con certezza chi ha pagato.

Il conto infatti arriva nei mesi successivi con le bollette, quando ormai dell’emergenza si sono dimenticati tutti e il sole è tornato a splendere.

La SEN, strategia energetica nazionale, avrebbe dovuto affrontare prima di tutto questo problema che si ripresenta puntuale ad inverni alterni per la felicità dei molti che sulle emergenze del paese sguazzano.

Chi paga la grid parity?

Grande risalto mediatico alle concessioni di centrali di produzione di energia rinnovabile, vinte a da Enel all’estero.

I prezzi di aggiudicazione, che comprendono la costruzione degli impianti e la vendita ventennale dell’energia prodotta, sono un decimo di quanto i produttori italiani incassano con i primi conti energia.

Con la voce “oneri di sistema” della bolletta il consumatore rende felici i produttori di energia rinnovabile.

Sono 13 miliardi di euro all’anno, per i prossimi dieci, eppure si organizzano simposi dove si parla a vanvera di grid parity che si dovrebbe raggiungere quando l’energia elettrica, prodotta con sole e vento, costa quanto produrla con il fossile, e le due energie sono disponibili in rete.

Ma, dipendendo da sole e vento, l’energia da rinnovabile é discontinua e allora il consumatore paga i produttori solo per tenere ferme, ma pronte a funzionare, le centrali a fossile , cioè a gas, carbone o petrolio.

Vero é che con sole e vento migliora il clima, ma quanto ci costa e chi ci guadagna?

La grid parity andrebbe sempre valutata da due punti di vista: da quello di chi l’energia la produce, e la vende, e da quello di chi la acquista.

Al consumatore italiano la grid party interessa molto meno di chi invece gliela offre, certificata, con una certa leggerezza, e ad un prezzo di affezione.

In Italia le grid parity sarebbero due: quella raggiunta con gli incentivi e l’altra che, senza incentivi, in realtà non esiste. Non esiste perché se ci fosse stata avrebbe ridotto drasticamente la differenza tra il prezzo all’ingrosso e quello al dettaglio, cosa che invece non é accaduta.

La grid parity all’italiana è onirica: bello bruciare meno fossile e mantenere l’aria pulita, peccato però che tutto venga posto a carico dei consumatori.

Per il consumatore é anzi andata molto peggio perché ora non solo non approfitta del basso prezzo del petrolio ma paga l’energia più cara in Europa.

Se avessimo per tempo previsto queste distorsioni e avessimo sbottigliato il sole del sud verso il nord, o solo verso la Sicilia, o il vento della Sicilia verso il continente, potremmo oggi parlare di grid parity.

Avessimo, con tali risorse, strutturato una filiera industriale.

Nulla! I pannelli sono cinesi, le pale eoliche danesi o tedesche, gli inverters cinesi o tedeschi, i quadri di potenza francesi e tedeschi, i contatori cinesi, commercializzati e controllati dal distributore monopolista, di proprietà della stessa società che vince le concessioni all’estero.

In compenso i fondi verdi ci sfilano i soldi dalle tasche a ogni bolletta e li spediscono esentasse in Lussemburgo, per la soddisfazione di banche e finanziarie estere.

Alla fine avremo speso centinaia di  miliardi e non avremo creato nulla se non una montagna di debiti, che peseranno sulla prossima generazione.

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Manovra sulle bollette

Gli oneri di sistema valgono il 30/40% del costo della bolletta dell’energia elettrica e, senza consumare un solo kWh, paghiamo bollette da 30€/mese. Per addebitarci gli oneri di sistema i venditori si inventano kWh inesistenti che non vengono né trasportati né consumati e le bollette sono degli autentici falsi.

Ovvio che c’è qualcosa che non funzione e allora ecco l’idea: toglierli dalle bollette e trasformarli in tasse, facendoli pagare a tutti, utenti e non.

Se è possibile “socializzare” i buchi delle banche, e nessuno spara, perché non farlo con le bollette?

Sono 16 miliardi di euro all’anno!

Con la morosità in crescita, i primi fallimenti e il rischio di non incassarli tutti, devono essere messi al sicuro come tasse.

Il presidente uscente dell’Autorità per l’energia sarà ricordato per aver abbassato le stesse bollette che, durante il suo mandato sono  diventate le più care d’Europa.

Sembrano ormai tutti d’accordo: un TAR ha definito gli oneri  “parafiscali” mentre AGCM, riconosce che “al crescere del peso relativo degli oneri di sistema, nonché del tasso di insolvenza dei clienti finali legato anche alle difficoltà create dalla crisi economica, le citate previsioni contenute nei contratti di distribuzione hanno determinato una situazione di crescente esposizione debitoria dei venditori nei confronti dei distributori stessi, che ha portato in alcuni casi alla risoluzione del contratto di trasporto, e conseguentemente all’uscita dal mercato di alcuni soggetti”.

Cioè il problema non è l’utente, che non riesce più a pagare le bollette, ma che quelli che trasportano energia elettrica, oppure la producono incassando gli incentivi, continuino a guadagnare, a prescindere.

AGCM parla di  “ridotta marginalità e quindi una scarsa capacità competitiva dei venditori non direttamente riconducibile a carenze di efficienza, bensì a effetti di clausole contrattuali che, addossando sui venditori la responsabilità integrale del pagamento degli oneri di sistema, determinano una ripartizione del tutto squilibrata del rischio derivante dalla insolvenza dei clienti finali relativamente a elementi, quali gli oneri di sistema, che prescindono dalla gestione industriale del servizio”.

Il problema di un umbundling farlocco viene sfiorato da AGCM: “Il descritto effetto di alterazione del mercato aggravato dalla circostanza che nel mercato italiano della vendita di energia elettrica al dettaglio operino in concorrenza fra loro soggetti presenti solo in questo segmento della filiera e soggetti verticalmente integrati, a monte, nella distribuzione”.

AGCM non può assolutamente dire che Enel, con 44 milioni di nuovi contatori, avrà il totale controllo della misurazione e quindi del mercato; e questo in concomitanza con la fine del mercato tutelato.

Secondo AGCM ci sono oggetti che “oltre a godere di vantaggi nella gestione finanziaria del rischio di insolvenza dei clienti finali in quanto appartenenti a gruppi societari (parent company guarantee) – possiedono, data la contestuale natura di concorrenti diretti e controparte obbligatoria dei soggetti venditori non integrati nei richiamati contratti, forti incentivi a comportamenti anticoncorrenziali”.

Il risveglio di AGCM mette anche in luce “la carenza di potestà regolatoria della stessa Autorità per l’Energia” nel senso di “carenza di potere di ( etero ) integrazione del contratto tra distributore e venditore rispetto alle previsioni in materia di garanzie per la parte relativa agli oneri”.

Si capisce poco se non che l’Autorità ha le sue colpe!

E così, in attesa delle nuove tasse, tutti avranno fatto il proprio lavoro: AEEGSI nutrire il sistema, con cifre da capogiro senza opporsi, AGCM di ritenere solo ora “necessario e urgente un intervento di carattere normativo” con due opzioni: “riconoscere pienamente la natura fiscale degli oneri ed eliminare la necessità di una loro specifica trattazione nell’ambito delle pattuizioni fra venditori e distributori”; oppure “prevedere una diversa distribuzione del rischio finanziario derivante da un’eventuale insolvenza dei clienti finali per gli oneri di sistema, in modo tale che lo stesso sia ripartito nell’ambito della filiera elettrica, evitando che esso gravi unicamente sulla parte liberalizzata del mercato”.

Traduzione: se ne occuperanno come sempre Governo e Parlamento che, con i tempi che corrono, non potranno che metterci le mani nelle tasche, con la novità che lo faranno anche se non consumiamo nulla, come peraltro stanno già facendo.

Ci si chiede a cosa servano le Autorities visto che ci costano centinaia di milioni all’anno.

 

La farsa del Montenegro

La connessione elettrica con il Montenegro é solo uno dei tanti progetti che vanno avanti solo perché non si può tornare indietro.

I numeri che giustificano l’investimento non ci sono, un’analisi costi/benefici condotta da un ente indipendente neppure.

Così, proroga dopo proroga, Terna procede nella costruzione di un elettrodotto considerato “un tassello del progetto europeo di interconnessione”.

Con il Montenegro? E perché proprio con il Montenegro?

Dal tempo dei governi Berlusconi, sponsor dei nostri rapporti con il Montenegro, la geopolitica energetica dei Balcani é mutata eppure, come sempre, insistiamo su progetti nati male, vecchi e basati solamente sul fatto che verranno pagati dalle bollette dei consumatori.

Il progetto si basa su accordi pregressi tra Italia e Serbia e su un prezzo dell’energia da fonti rinnovabili da importare di 155 €/MWh, quattro volte il prezzo attuale dell’energia elettrica in borsa.

Il catastrofico intervento di A2A, che è stata il volano di questa avventura, si conclude in questi giorni con una perdita secca per A2A di 186 milioni di euro e un piano di rientro, a rate annuali, tutto da verificare.

Tutti i consumatori italiani, che hanno finanziato questa avventura con le bollette, e in particolare gli azionisti di A2A ringraziano per lo spettacolo.

La linea di trasmissione però non si può fermare!

Così il si esprimeva il Mise tre anni fa: “l’opera è meno pressante…….Terna rende noto che il progetto potrebbe accumulare notevoli ritardi e …. rilevanti aggravi dal punto di vista economico ancora non previsti negli attuali piani di spesa……. ridurre il costo dell’opera, a carico della parte italiana, che sarà caricato sulla tariffa di rete……il finanziamento di una quota del progetto sarà realizzata con il meccanismo dell’interconnector coinvolgendo i finanziatori privati, cui erano stati assegnati i progetti di interconnessione con il Nord-Africa, ritenuti poi tecnicamente non praticabili.  Agli stessi soggetti viene ora assegnata la capacità sulla frontiera con i Balcani”.

A quanto ammontano i finanziamenti privati? A quali condizioni viene ora assegnata la capacità in attesa del completamento della linea?

Dopo aver manifestato perplessità, anche Terna ringrazia perché un paio di miliardi in più fanno comodo mentre dire che la linea “aumenterà la competitività del mercato” non costa nulla.

La borsa elettrica montenegrina non é mai esistita e fa riferimento a Ungheria e Romania, dove il baseload é di 34 €/MWh, cui andrebbero aggiunti i costi di trasporto verso l’Italia dove il baseload é di 37 €/MWh.

Perché, con questi numeri,le società energivore nazionali dovrebbero finanziare l’opera?

Per collegare la Calabria alla Sicilia ci sono voluti dieci anni e lo stretto di Messina non é l’Adriatico: in Italia i conti economici e le analisi costi/benefici sono inutili,come la Brebemi,la TAV o il TAP!

Contatori illeggibili

In un condominio ligure, nel 2006, dodici contatori dinamici (ndr. quelli con la rotella che gira), furono sostituiti con gli elettronici e sistemati insieme in un armadio, dove sono tuttora.

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Undici contatori non sono omologati e uno riporta le marcature conformi alla Direttiva Europea MID.

Il display a cristalli liquidi, degli undici contatori illegali, è illeggibile: non é quindi possibile per l’utente verificare il consumo e se le bollette sono corrette.

I contatori fanno parte di un sistema complesso di lettura, concentrazione e gestione del dato di consumo e sono manipolabili da chi distribuisce energia elettrica nella zona.

Del sistema, il consumatore sa poco o nulla mentre il distributore, da remoto, può fare quello che vuole: se non paghiamo la bolletta, ci viene ridotta la potenza e, appena paghiamo, tutto ritorna normale.

Non esiste,allo stato, alcuna codifica delle operazioni che un distributore di energia elettrica può, o non può fare da remoto senza renderne conto a nessuno e tantomeno al consumatore.

E ciò é pacificamente illegale, anche se i contatori sono omologati.

In attesa che il MISE – Ministero dello Sviluppo Economico – a cui compete il problema chiarisca la situazione, se il display del vostro contatore è spento, sospendete i pagamenti fino alla sua sostituzione,per la quale sarà necessario il vostro assenso scritto,e alla ricostruzione storica dei consumi.

 

Le biomasse all’italiana

Le c.d. biomasse sono il legname da ardere, gli scarti agricoli forestali e dell’industria agroalimentare, i reflui degli allevamenti, parte dei rifiuti urbani e le specie vegetali coltivate allo scopo di produrre energia elettrica.

La combustione della biomassa libera nell’aria il carbonio, immagazzinato durante la sua formazione, e lo zolfo,ma in minor quantità rispetto alla combustione di carbone e petrolio.

Bruciare biomassa, che non va assimilato alla termo-distruzione dei rifiuti urbani, comporta l’emissione di particolato – PM – che limita la circolazione delle auto in città. Con le biomasse si può produrre energia e ci si può scaldare.

1) Biomasse per produre energia elettrica

La tabella del GSE mostra come sono incentivati gli impianti.

Solamente impianti di piccola taglia, che utilizzano biomassa reperibile nelle immediate vicinanze, sono eco-sostenibili perché ne limitano il trasporto.

Numerose aziende agricole hanno realizzato impianti, con potenza installata di 1 MW, e accedono ad un incentivo di circa 280 €/MWh, contro un attuale prezzo in borsa di 60. Bruciano gas ottenuto dalla digestione di rifiuti agricoli.

Totalmente eco-insostenibili impianti di potenza maggiore, ottenuti convertendo a biomasse le vecchie centrali a olio combustibile.

Con una potenza installata di 35 MW, la centrale di Mercure avrebbe teoricamente bisogno di tutta la legna del parco del Pollino, tagliata con criterio svizzero e invece siamo in Basilicata.

Un altro fulgido esempio è la centrale di Crotone, con una potenza installata nientemeno che di 70MW e un consumo annuo teorico di un milione di tonnellate di biomassa, proveniente dalla Sila.

Un traffico di camion per farle funzionare e problemi in vista.

Non è chiaro perché siano state realizzate, e sono ambedue ferme per varie ragioni tra le quali proprio la difficoltà di reperire il combustibile. Un’opzione potrebbe essere il cippato canadese, composto per metà da acqua, con il risultato che le navi solcheranno l’oceano per trasportare proprio acqua.

2) Biomasse per riscaldamento 

Stanno diventando di moda, con ricadute sulla filiera di produzione delle caldaie. Il Gpl costa 255 €/MWh contro 145 del gasolio, 108 del gasolio serre, oltre 100 del metano, 62 del pellet, 45 della legna e 32 del cippato di legno.

La convenienza nel sostituire un impianto che va a GPL con uno a pellet, che non paga accisa e gode di IVA agevolata, è evidente. Ma se tutti fanno lo Stato perde il gettito derivante dalle mancate imposizioni fiscali sui combustibili fossili.

Quindi, o ci si scalda con la legna e si riduce la bolletta energetica nazionale, oppure si tappano i buchi del bilancio dello Stato, con le tasse sul gasolio e sul GPL.

Inoltre la conversione termica delle bioenergie sta sottraendo spazio anche alle tecnologie di riscaldamento più efficienti, come pompe di calore e solare termico.

Incentivi e prezzo negativo

Con grande ritardo, e lunghe resistenze, in arrivo, anche in Italia, il prezzo negativo dell’energia, che dovrebbe ridurre il costo delle bollette, come in tutti gli altri paesi europei.

L’energia elettrica non può ancora essere accumulata su grande scala e, dopo la liberalizzazione, chiunque può produrre e vendere energia alla borsa elettrica, dove domanda e offerta,ora per ora, e zona per zona, si equilibrano con il prezzo.

Per ogni ora del giorno i produttori offrono pacchetti di energia, che vengono acquistati da venditori e grossisti.

Il GSE – Gestore Servizi Energetici – é il primo operatore di Borsa per quantità di energia trattata e ritira l’energia da fonte rinnovabile per collocarla a qualsiasi prezzo.

Quando non c’è domanda il prezzo, solo in Italia, va a zero mentre, per es. in Germania, i produttori pagano per riversare in rete energia che nessuno vuole.

E pagano, con punte anche di centinaia di euro a MWh, fino a quando diventa più economico fermare l’impianto piuttosto che pagare il ritiro dell’energia che producono.

In Italia il GSE si “accontenta” del prezzo nullo perché comunque riceve dalla Cassa Conguaglio Servizio Elettrico la componente A3 delle nostre bollette, che gira ai produttori.

La componente A3 è la responsabile dell’aumento del costo delle bollette: nonostante la diminuzione del prezzo di borsa, i 12,5 miliardi del 2015 sono diventati 16 quest’anno.

L’Autorità per l’energia suggerisce di “non erogare l’incentivo nelle ore in cui sul mercato si forma un prezzo negativo, consentendone però il recupero al termine del periodo di diritto”.

In questo modo il consumatore non avrebbe alcun vantaggio in quanto il produttore di rinnovabile non fermerebbe l’impianto potendo contare sempre sugli incentivi.

Il prezzo negativo dell’energia potrebbe finalmente farci risparmiare, anche se in minima parte, ma in Italia il mercato é libero solo per chi l’energia la produce e non per chi la paga.

 

Breve storia dell’energia (2): il CIP 6

Nel 1992 scoppia tangentopoli, Enel diventa una S.p.A. e non costruirà più centrali.

La politica deve così trovare altre vie per far cassa.

Viene in aiuto l’Europa dove si parla da tempo di energia rinnovabile ed ecco gli incentivi, per quelli che costruiranno le centrali al posto di Enel; gli incentivi saranno d’ora in poi prelevati direttamente dalle nostre bollette.

Con il CIP 6 saranno così i privati a produrre energia, vendendola ad un prezzo “politico”.

Ma la vera invenzione é l’energia “assimilata” alla rinnovabile sulla quale c’è gente che campa da 24 anni.

Come possano venire assimilati alle energie rinnovabili, gli scarti di raffineria, i rifiuti e lo stesso gas naturale resta un mistero ancora da chiarire.

La “Convenzione  CIP6” lasciava ampi spazi interpretativi e veniva rilasciata in base a graduatorie, stilate per tipologia di impianto e di combustibile.

La graduatoria nasceva sulla base di semplice richiesta: bastava indicare un sito, che poteva anche non essere quello definitivo, e la potenza installata.

Senza neppure verificare i titoli del richiedente, una volta in graduatoria, veniva concessa la possibilità di trasferire, non solo la titolarità della Convenzione, e quindi la sua proprietà, ma addirittura il sito produttivo.

Si creavano così veri e propri crediti finanziari trasferibili: piccole società, o i loro titolari, entravano in graduatoria con più siti, rivendibili speculando.

Con il CIP6 vengono cosí costruite centrali dappertutto.

Ne approfittano subito i grandi gruppi industriali, che già producono energia per proprie esigenze, e le municipalizzate, con i primi inceneritori.

Ma ne approfittano anche società di scopo senza alcun impianto, che solamente intendano utilizzare, qualsiasi tipo di combustibile come per es. il catrame, i combustibili da rifiuti, gli scarti di lavorazione e i cascami termici.

Si racconta che il termine assimilate venne aggiunto di notte, in un momento di distrazione generale dei parlamentari; i lobbisti si superarono spiegando a chi votava che anche il gas naturale era in qualche modo rinnovabile, anche se in milioni di anni.

Il decreto viene ancora oggi periodicamente aggiornato e, ad ogni inutile tentativo di ridurre il costo delle bollette, si parla di cifre diverse.

Non c’è traccia delle prime graduatorie, come se si volesse dimenticare la vicenda, che invece pesa ancora come un macigno sulla voce A3 della bolletta.

(continua…)

 

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