La farsa del Montenegro

La connessione elettrica con il Montenegro é solo uno dei tanti progetti che vanno avanti solo perché non si può tornare indietro.

I numeri che giustificano l’investimento non ci sono mai stati eppure, proroghe su proroghe,Terna procede nella costruzione di un elettrodotto che molto difficilmente potrà diventare un tassello del progetto europeo di interconnessione.

Dai tempi di Berlusconi, la geopolitica energetica dei Balcani é mutata ma, come sempre, insistiamo con progetti nati male, già vecchi e basati solamente sul fatto che verranno pagati dalle bollette dei consumatori.

Il progetto si basa su accordi pregressi tra Italia e Serbia e su un prezzo dell’energia da fonti rinnovabili da importare di 155 €/MWh, quattro volte l’attuale prezzo dell’energia in borsa.

Il catastrofico intervento di A2A, volano di questa avventura si conclude in questi giorni con una perdita secca per A2A di 186 milioni di euro e un piano di rientro, a rate annuali, tutto da verificare.

I clienti A2A, che hanno finanziano questa torbida avventura con le bollette, i cittadini di Milano, gli azionisti di A2A e tutti i consumatori italiani ringraziano per lo spettacolo.

Così il  Mise tre anni fa: “l’opera è meno pressante…….Terna rende noto che il progetto potrebbe accumulare notevoli ritardi e …. rilevanti aggravi dal punto di vista economico ancora non previsti negli attuali piani di spesa……. ridurre il costo dell’opera, a carico della parte italiana, che sarà caricato sulla tariffa di rete……il finanziamento di una quota del progetto sarà realizzata con il meccanismo dell’interconnector coinvolgendo i finanziatori privati, cui erano stati assegnati i progetti di interconnessione con il Nord-Africa, ritenuti poi tecnicamente non praticabili.  Agli stessi soggetti viene ora assegnata la capacità sulla frontiera con i Balcani”.

L’interconnector é strutturato così: cambia il gioco ma non i soggetti che ne beneficiano!

Dopo aver manifestato giuste perplessità, ancheTerna ringrazia perché un paio di miliardi in più fanno comodo ed é quindi facile dire che la linea “aumenterà la competitività del mercato”.

La borsa elettrica montenegrina non é mai esistita e fa riferimento a Ungheria e Romania, dove il baseload é di 34 €/MWh, cui andrebbero aggiunti i costi di trasporto verso l’Italia dove il baseload é di 37 €/MWh.

E allora perché le società energivore nazionali dovrebbero finanziare l’opera?

Per collegare la Calabria alla Sicilia ci sono voluti dieci anni e lo stretto di Messina non é l’Adriatico: in Italia i conti economici sono inutili,come la Brebemi,la TAV o il TAP!

2 pensieri su “La farsa del Montenegro

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