TAP e altri tubi

La TAP, una pipeline, o il TAP, un tubo, é un’infrastruttura al servizio dei proprietari del gas che vi transita. I contratti di fornitura sono documenti secretati e solo SNAM sa quanto, del gas in transito, si ferma in Italia. Nell’ipotesi che i proprietari del tubo abbiano diritti sul gas pari alla loro partecipazione azionaria … Continua a leggere “TAP e altri tubi”

La TAP, una pipeline, o il TAP, un tubo, é un’infrastruttura al servizio dei proprietari del gas che vi transita.

I contratti di fornitura sono documenti secretati e solo SNAM sa quanto, del gas in transito, si ferma in Italia.

Nell’ipotesi che i proprietari del tubo abbiano diritti sul gas pari alla loro partecipazione azionaria – BP (20%), SOCAR (20%), SNAM (20%), Fluxys (19%), ENAGAS (16%), AXPO (5%) – e che la capacità totale annua di trasporto del tubo sia di 10/11 miliardi di m3, l’Italia, attraverso la SNAM, potrebbe contare su poco più di un paio di miliardi di m3.

E questo dovrebbe smitizzare le trasferte del precedente governo alla disperata ricerca di gas, anche in Azerbaigian, da dove parte il tubo.

La procedura prevede che SNAM dichiari all’Agenzia delle Dogane il volume di gas nazionalizzato per la determinazione delle accise che verranno fatturate al cliente finale.

Perché in Europa il gas si negozia in €/MWh, un’unità di misura legale, e quando entra in Italia si misura in standard metri cubi (smc)? In base a quale legge?

Perché il gas che entra in Italia viene misurato da sistemi di misurazione che, in forza a un decreto ministeriale, sono stati sottratti alla regole della metrologia legale che prevede, tassativamente, strumenti di misura legali e unità di misura legali?

Cioè,siamo certi di quanto gas entri legalmente in italia prima di andarne ad elemosinarne dell’altro in giro per il mondo?

Tornando al tubo, un articolo del l’espresso faceva un quadro non proprio esaltante del progetto, mentre un rapporto dell’osservatorio dell’energia di Oxford concludeva che, visto il trend  di consumi di gas in Azerbaijan, nel medio termine resterà ben poco gas azero da esportare e si ricorrerà nuovamente a quello russo.

Con una sempre più marcata dipendenza energetica e politica della Turchia dai russi e il tracciato turco del gasdotto, c’è il rischio di ritrovarsi nella medesima situazione nella quale l’Europa si trovava ad ogni inverno, e cioè di dover riscaldare l’Ucraina per ricevere in cambio il gas russo, dopo aver pagato i diritti di passaggio ai russi, per conto della stessa Ucraina.

La senatrice Lezzi, del primo governo Conte, dichiarò che “l’accordo a suo tempo concluso con questa  multinazionale si concretizzò violando alcuni principi. Anzitutto quello  della libera concorrenza, sancito da una direttiva europea”.

Caduto il governo, non sono mai state chiarite le condizioni alle quali era stato concesso l’approdo del gasdotto in Puglia, le deroghe e in quale misura i costi della realizzazione dell’opera siano stati posti a carico delle bollette del gas.

Sicurezza per decreto

La sicurezza degli impianti che trattano sostanze pericolose è fondamentale per la salute dei cittadini e, se a seguito dell’incidente di Seveso, la legge che ne prende il nome impone determinate regole, non ci si può permettere di interpretarle.

Non si può cioè disquisire su cos’è  uno stabilimento, o un’officina di gas, concludendo che un’area di dodici ettari è assimilabile a un tubo interrato. E’ pacifico che non si tratta di un tubo interrato e non c’è legge, o decreto che possano provare il contrario.

E’ quanto invece potrebbe accadere a Meledugno, in Puglia, dove dovrà essere costruita la stazione di ricevimento del gas che proviene dalla Grecia, attraverso la TAP,  la pipeline che collegherà l’Italia all’Azerbajian.

Stando al progetto, la stazione sarà composta da due parti distinte e contigue, una di competenza e gestione di TAP, la società che gestirà il gasdotto,e l’altra di Snam Rete Gas.

La perizia depositata dagli esperti conclude che la stazione, nella sua interezza, non deve sottostare alla legge Seveso perché le due parti che la compongono trattano quantità di gas che, singolarmente, non eccedono i limiti imposti dalla legge.

Non va cioè tenuta in considerazione la potenziale pericolosità dell’intera stazione, ma quella di ognuna delle due parti che la compongono e quindi, uno più uno fa uno e non due.

Per avvalorare la tesi, le cui ragioni restano ignote e oggettivamente  incomprensibili, la perizia prende in considerazioni le tonnellate di gas che, proprio per evitare l’applicazione della legge Seveso, non devono superare il limite di 50.

Non bisogna essere degli esperti per calcolare che l’intera stazione tratterà volumi di gas nettamente superiori alle 50 tonnellate, ma quello che sembra invece prevalere è un decreto e un giudice dovrà quindi decidere, non sulla potenziale pericolosità dell’impianto, ma se il decreto viene rispettato.

Qui non c’entra essere a favore o contro la TAP, non c’entrano ulivi o posidonie: se un area di dodici ettari è potenzialmente pericolosa, a prescindere dalle più fantasiose interpretazioni, dovrebbero essere messe in atto tutte le regole che garantiscono la sicurezza della popolazione.

Se la legge Seveso, nata dopo una tragedia come quella da cui prende il nome, è stata promulgata propio per evitarne altre, andrebbe applicata senza la necessità di interpretarla.

 

La bufala del gas azero

Il metano estratto in Azerbajan costa cinque centesimi, quello estratto dai russi, uno.

Inoltre, il trasporto dal Caspio costa il 50% in più rispetto ad altri tragitti.

Il gas del giacimento azero di Shah Deniz, nel Mar Caspio, che dopo 3.500 chilometri, e cinque nazioni, dovrebbe giungere con il TAP a Melendugno (Lecce), non si sa  se arriverà nelle quantità previste e costerà caro.

Lo afferma un rapporto dell’Oxford institute for energy con il il titolo è “Non esageriamo: prospettive del Corridoio sud del gas al 2030”.

L’Oxford institute ha tra i suoi finanziatori le maggiori compagnie del settore, comprese Bp (a capo del consorzio che ha in concessione Shah Deniz e tra i principali azionisti Tap), Snam (altro grande azionista Tap) ed Enel (cliente del nuovo gas). E infatti il ricercatore che firma il rapporto, Simon Pirani, autore di una lunga serie di pubblicazioni sull’argomento, avverte che la ricerca, basata su dati di autorità regolatorie, compagnie petrolifere, banche e Commissione europea, “non rappresenta necessariamente il punto di vista dell’Istituto”.

Gli 878 chilometri di gasdotto tra il confine greco-turco e l’Italia, 4,5 miliardi di dollari di spesa prevista, sono il proseguimento del Tanap (Trans anatolic pipeline) che va dal Mar Caspio alla Turchia. Per il governatore pugliese, Michele Emiliano, il Tap va fatto, ma non in prossimità del paradiso naturalistico di San Foca (litorale di Melendugno); per il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, “è superfluo, dato che i consumi di gas sono in calo”; per il premier Giuseppe Conte “è strategico”; mentre per il vicepremier Matteo Salvini serve perché “l’energia costerà il 10% meno”.

Affermazione, quest’ultima, smentita pochi giorni fa dallo stesso Viminale: “Questa amministrazione non detiene alcuna documentazione” in merito alle previsioni di risparmi nelle bollette del gas, per effetto del Tap, hanno 11 risposto al costituzionalista salentino Michele Carducci, che aveva richiesto un accesso agli atti per conto delle associazioni No Tap.

Lo stesso dai ministeri di Affari esteri, del Sud e dell’Ambiente; il Mise non ha risposto.

Il Tap rientra nel progetto del 2012 del governo Monti di fare dell’Italia un Hub del gas, cioè un centro di smistamento e vendita.

Idea che, al di là di ogni altra valutazione, funziona se di gas ce n’è abbastanza e a prezzi convenienti.

Quantità.

La Bp ha siglato contratti di fornitura con nove clienti europei, tra cui Enel, Edison, Hera, la tedesca E.On e la francese Gdf Suez: oltre 10 miliardi di metri cubi di metano l’anno (il 2% circa dei consumi europei) per 25 anni. Verrebbero dalla fase II dello sfruttamento del giacimento azero, 16 miliardi di metri cubi l’anno previsti. La Turchia è tra i principali clienti anche in questa nuova fase di produzione, le prime consegne di un contratto da 6 miliardi di metri cubi annui sono arrivate nel giugno scorso. Un miliardo di metri cubi è inoltre destinato alla Grecia e uno alla Bulgaria. Vuol dire che quanto rimane per l’Italia e gli altri Paesi europei sarebbe già il 20% meno del previsto. Inoltre, secondo le stime, la nuova produzione di Shah Deniz raggiungerà un picco di 16 miliardi di metri cubi annui entro il 2022, per declinare dal 2030, scendendo a circa 6 miliardi nel 2035. La società Tap, interpellata dal Fatto Quotidiano, conferma che il gas contrattualizzato è quello annunciato da Bp, con consegne a partire dal 2020. Se anche il gasdotto fosse pronto per quella data, quantità di metano vicine a quelle previste, stando alle stime di Pirani, si avrebbero per solo un paio d’anni. “In realtà ci sono altri giacimenti nell’area – spiega Pirani – ma non si sa quando saranno sviluppati e a chi andrà il gas”.

L’Azerbaijan ha infatti aumentato i suoi consumi, così come la Georgia, e il gas del Caspio può essere venduto alla Turchia o, via Turkmenistan, ai mercati est europei e del subcontinente indiano, a costi molto minori.

Prezzi.

In Italia, 75 miliardi di metri cubi di consumi annui, il gas è acquistato per l’80% con contratti a lungo termine, i cosiddetti take or pay (paghi anche se non si ritiri); sono segreti industriali ben custoditi, ma ci sono stime. Secondo Nomisma Energia, i prezzi dei contratti take or pay e quelli del mercato libero, in Europa ora sono quasi allineati, circa 27 centesimi di euro i primi, 28 i secondi. Dice Davide Tabarelli, presidente del centro studi e favorevole all’opera: “Il gas azero, se anche arrivasse a San Foca a 10 centesimi al metro cubo, renderebbe il gasdotto conveniente”. Il problema è che mentre il costo di produzione del gas russo è attorno a un centesimo di euro al metro cubo, quello estratto di Shah Deniz II, 600 metri sotto il Caspio, costa, in euro, tra i 4 e 5 centesimi. Ma a renderlo caro è soprattutto il trasporto: tra i 27 e i 29 centesimi di dollaro al metro cubo, tra i 23 e i 25 centesimi in euro: almeno il 50% in più di quanto costa portarlo per altri tragitti. Tap, invece, non ha fornito sue cifre. Bollette. Fino a Melendugno il gasdotto è a carico di Tap.

La “bretella” da 55 chilometri che da lì si allaccerebbe al terminal di Brindisi, opera “di carattere strategico”, sarà invece pagata nelle bollette, voce “servizi di rete”. Quindi rappresenterà un costo in più. L’investimento (stimato da Snam in 210 milioni) è remunerato con un tasso stabilito dall’Autorità dell’energia al 5,5% circa. Inoltre, “per le opere definite strategiche c’è una sorta di garanzia dei ricavi – spiega Carlo Scarpa, ordinario di Economia all’Università di Brescia – se scendono i consumi la società mantiene i suoi ricavi aumentando le tariffe”. L’ultimo bilancio semestrale di Snam mostra ricavi a 1,2 miliardi, in aumento del 2,3% (utile netto più 3,8%) nonostante una domanda di gas naturale in calo dell’1,6%.

da Marco Maroni – Il Fatto Quotidiano, 19-09-18

GSE e nucleare

DiUaT4PXcAA-8NDNon sapevamo che in Italia si produce ancora energia elettrica con il nucleare e magari viene pure incentivata. Perché vengono pubblicate queste fesserie?

I misteri del TAP

Il Decreto-Legge 25/9/2009, n. 135, all’art. 7 recita:

  • A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, al fine di semplificare gli scambi sul mercato nazionale ed internazionale del gas naturale, i sistemi di misura relativi alle stazioni per le immissioni di gas naturale nella rete nazionale di trasporto, per le esportazioni di gas attraverso la rete nazionale di trasporto, per l’interconnessione dei gasdotti appartenenti alla rete nazionale e regionale di trasporto con le reti di distribuzione e gli stoccaggi di gas naturale e per la produzione nazionale di idrocarburi non sono soggetti all’applicazione della normativa di metrologia legale ……….
  • alla data di entrata in vigore del presente decreto devono conformarsi alle disposizioni in materia di metrologia legale entro il termine di un anno da tale data…….

Il decreto è stato poi convertito, senza modifiche dell’art.7, con la Legge 20 novembre 2009, n. 166. 

L’esclusione dalla metrologia legale dei sistemi di misurazione del gas contrastava con le disposizioni della Direttiva 2004/22/CE del 31 marzo 2004, recepita con D.Lgs.2 febbraio 2007, n.22.

La direttiva prevedeva infatti che, per gli usi legali, quali l’impiego di strumenti di misurazione per motivi di interesse pubblico, sanità pubblica, sicurezza pubblica, ordine pubblico, protezione dell’ambiente,imposizione di tasse e diritti, tutela dei consumatori elealtà delle transazioni commerciali, è d’obbligo che gli strumenti di misura utilizzati siano conformi ai dettami della suddetta Direttiva.

Il decreto affossava il procedimento della Procura di Milano che aveva concluso l’indagine sull’intera filiera nazionale del gas, dalla stazione di Mazara del Vallo in Sicilia ai consumatori finali.

Nella sostanza impediva qualsiasi futura verifica: legale sulle quantità misurate, e, fiscale, sulle accise e sulle imposte sottese.

La direttiva 2004/22/CE è stata sostituita dalla Direttiva 2014/32/UE del 26/2/2014, recepita con D. Lgs. 19 maggio 2016, n.84.

Questa direttiva definisce “controlli metrologici legali” quelli effettuati per motivi di interesse pubblico, sanità pubblica, ordine pubblico, protezione dell’ambiente, imposizione di tasse e diritti, tutela dei consumatori e lealtà delle transazioni commerciali, intesi a verificare che uno strumento di misura sia in grado di svolgere le funzioni cui è destinato.

Pertanto i sistemi di misurazione del gas, espunti dai controlli metrologici previsti con Legge 20 novembre 2009, n. 166 – tornano ad essere assoggettati ai requisiti metrologici previsti dalla nuova Direttiva 2014/32/UE e relativo D. Lgs. 84/2016 di recepimento, in quanto ogni legge che regola una certa materia, ha l’effetto di abrogare le norme di quelle con essa in contrasto emanate in precedenza.

Con tali premesse, si leggono le notizie di stampa:

I periti, ciascuno per conto delle parti in causa – Procura, Tribunale e Tap – sono chiamati a valutare se, come sostiene l’accusa, il tracciato del gasdotto Tap e la condotta Snam, che arriva fin nel Brindisino, siano in realtà un’unica opera.

In caso di valutazione positiva, cambierebbe tutto nell’iter di autorizzazione del gasdotto: l’opera dovrà essere sottoposta a una nuova Valutazione di impatto ambientale e soprattutto dovrà sottostare ai limiti imposti dalla direttiva Seveso, che disciplina la prevenzione dei grandi rischi industriali.

Discutere sulle tonnellate di gas, che la stazione dovrà trattare per sottostare o meno alla legge Seveso, e senza conoscere il volume del gas a regime, sembra peraltro prematuro e fuorviante.

Appare invece evidente, visto lo schieramento a difesa della catalogazione della stazione, non come officina di gas ma come quelle salvate in un primo tempo – e poi tornate nello stato d’illegalità – il tentativo di sottrarre a qualsiasi controllo una delle principali fonti nazionali di approvvigionamento di gas, con tutto quanto consegue.

Oppure tutto il gas che arriverà con il TAP è già venduto agli altri paesi europei e la stazione di arrivo non riguarda l’Italia ma allora è inutile parlare di diversificazione delle fonti di approvvigionamento. E’ una struttura messa lì a solo vantaggio di TAP.

Quanto gas azero?

Verranno espiantati dieci mila olivi salentini, per i 55 Km del gasdotto di collegamento tra la stazione di arrivo della TAP e Brindisi, che sono di competenza della Snam.

Le poche decine di olivi, dei quali si legge in questi giorni, riguardano solo gli ultimi chilometri della TAP su suolo italiano ed è facile prevedere quello che succederà dopo.

Perché il gasdotto non sia attraccato direttamente a Brindisi, per sostituire il carbone della centrale senza passare tra gli ulivi, resta un mistero.

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Ma, oltre al problema degli olivi e del nuovo sultano turco, nessuno si chiede se il gas destinato all’Italia sarà davvero azero e servirà per diversificare le nostre fonti di approvvigionamento, affrancandoci dai russi.

Il rapporto dell’OIES di Oxford tratta il tema specifico e pone degli interrogativi sulla reale capacità dell’Azerbaijan di produrre gas. Un rapporto precedente analizzava il mercato europeo del gas e le diverse fonti di approvvigionamento.

I recenti sviluppi in Turchia, i persistenti problemi con l’Ucraina e una sempre maggiore influenza russa, potrebbero in effetti rendere difficile la gestione del gasdotto.

Inoltre, la futura domanda di gas dei balcani potrebbe ridurre sensibilmente i nove miliardi di metri cubi annui, destinati teoricamente all’Italia.

 

Il gas sarà russo

Russia waiting for US sanctions

L’amministrazione Obama ha sempre osteggiato il Nord Stream, il raddoppio del gasdotto russo-tedesco del Baltico. Il vice-presidente Biden dichiarava che il gasdotto avrebbe destabilizzato l’Ucraina: meglio cioè  che gli europei continuassero a scaldare gratis gli ucraini per essere certi di ricevere il gas russo.

Ogni inverno, quando fa freddo, l’Ucraina spilla il gas destinato all’Europa e noi dobbiamo pagare tutte le bollette ucraine per non restare al freddo.

L’arrivo di Trump, i suoi rapporti con Putin e la manutenzione straordinaria delle centrali nucleari francesi fanno intravedere la rivincita del gas russo: ci sarà cioè bisogno di gas e forse dovremo pagare il conto degli ucraini in anticipo.

Un rapporto dell’OIES di Oxford analizzava, già due anni fa, le alternative europee di approvvigionamento e criticava il fatto che si valutano sempre le opzioni europee e non quelle dei russi che, avendo il gas, sono molto più elastiche.

Il rapporto concludeva che la reciproca dipendenza presenta più vantaggi che svantaggi, anche perché l’Europa non è in grado di diversificare rapidamente le fonti energetiche.

Il rapporto indicava,al 2030, un fabbisogno aggiuntivo di 100/200 miliardi di m3/anno e un prezzo – 20 €/MWh – che i russi saranno sempre in grado di garantire.

Più o meno é il prezzo odierno.

La principale alternativa é il gas naturale liquefatto – GNL – il cui commercio globale annuo dovrebbe raddoppiare al 2030, arrivando a 700 miliardi di m3.

La disponibilità di GNL americano dipenderà, oltre che dall’effettiva volontà degli Stati Uniti ad esportarlo, dal prezzo e dalla domanda Cinese.

A due anni da quel rapporto, le novità sono infatti solo russe e tedesche:

  • deciso e ormai accettato da tutti il raddoppio del gasdotto russo tedesco;
  • consistenti scambi di pozzi russi contro reti di distribuzione e pozzi europei;
  • poche idee e confuse a sud: cancellazione del South Stream, che avrebbe portato direttamente il gas russo ai Balcani, attraverso il mar Nero tagliando fuori l’Ucraina; nel frigorifero il Turkish Stream, visto il riavvicinamento della Turchia all’Iran.

Trump eviterà lo  scoppio della bolla dello shale-gas americano, che molto difficilmente potrà essere esportato in Europa perché non potrà mai competere con quello russo.

Da noi ci sono ancora i buontemponi che vorrebbero farci credere che la rotta sud porterà vantaggi all’Italia; i Saggi del documento di strategia nazionale  pensavano di trasformare l’Italia in un hub del gas, trivellando un paese già martoriato dai terremoti.

Inarrivabili i tedeschi, che ci fanno mantenere l’embargo ai russi, facendoci nel frattempo ottimi affari ed affrancandosi con il gas.

L’Italia questa volta non poserà un ( neppure il ) tubo cosa di cui siamo capaci (Saipem).

Business is businnes, apart from embargo

While media interest focuses on refugees, Gazprom has reduced its commitment on the Turkish Stream pipeline and moved to more reliable customers, Germany Northern Europe.

Recent the agreement for the doubling of Nord Stream, a pipeline that already carries gas directly to Germany, through the Baltic, with no transit risks. The goal is to increase the annual capacity from the current 55 billion cubic meters to 110.

This is an evidence that, for Europe, there will not be so many alternatives to the Russian gas which will always appear as the most competitive.

It is also an evidence that Italy shall never become a gas hub, as the italian governments led to believe, by imposing useless works. Algerian and Libian pipelines are in trouble, Turkish Stream shall connect Russia to Turkey and from there to Balkans and the Tap from Greece is still to be defined. Small chances for the american shale being competitive, once it will be available.

Assets exchange, with the German BASF, will allow Gazprom to take control of a major share of the distribution system and gas storage in central Europe, as well as shares in oil fields in the North Sea.

Similar swap transactions are envisaged for Austrian OMV and with Dutch Shell.

Gazprom will fully control Wingas, which distributes gas in the central Europe and has storage facilities in Austria and Germany. In addition to other distribution companies, Gazprom will acquire 50% of Winz, active in extracting offshore in the Netherlands, Denmark and Britain. In return, Gazprom will sell units of two blocks of rich siberian Urengoy field.

On one hand Europe must maintain the embargo to Moscow,as imposed by Brussels, on the other hand Germany and northern Europe are doing excellent business ensuring themselves the supply of gas, which in case will be addressed to south.

When the MOU of Nord Stream doubling was signed, Brussels officially deemed it as “superfluous”.

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