Ogni anno in Italia si registrano circa una trentina di decessi causati dal gas, una quota che gli esperti considerano tristemente “fisiologica”.
Negli ultimi cinque anni si sono contati 182 morti e 1.800 feriti, con una media di 230-240 incidenti all’anno tra esplosioni e crolli.
Cifre che dimostrano come il potenziale pericolo sia ampiamente sottovalutato e la prevenzione ancora scadente.
Le bollette del gas allegano regolarmente un vademecum sulla sicurezza, che tuttavia quasi nessuno legge.
Lo scenario è cambiato radicalmente da quando è venuto a mancare il servizio “post-contatore” storicamente offerto dal letturista: l’addetto del distributore che, nel rilevare i consumi, forniva spesso preziose indicazioni di massima.
Oggi, a valle del contatore, l’intera responsabilità è scaricata sul consumatore, il quale spesso ignora che qualsiasi anomalia ricade sotto la sua responsabilità.
Ad esempio, nei complessi condominiali con le batterie di contatori posizionate su strada, l’utente risponde penalmente di tutta la tubazione a valle del proprio misuratore.
Di norma, i controlli stringenti sull’impianto privato avvengono solo in fase di prima attivazione o riattivazione della fornitura,come previsto da ARERA.
In queste occasioni, il tecnico esegue una prova di pressione della tubazione che alimenta fuochi e caldaia prima di ridare gas: se l’impianto perde oltre le tolleranze consentite, il contatore resta sigillato e il cliente “al freddo”.
Con l’introduzione dei nuovi contatori elettronici (smart meter), la situazione si complica.
I nuovi contratti prevedono la sospensione della fornitura in caso di morosità direttamente da remoto: il distributore, senza entrare in casa, agisce su una valvola interna al contatore interrompendo l’erogazione.
Quando il cliente regolarizza i pagamenti, la fornitura viene riattivata, ma emergono seri interrogativi sulla sicurezza qualora l’impianto a valle presenti delle criticità.
Se in passato il contatore del cliente moroso veniva sigillato fisicamente — una procedura costosa ma sicura — oggi basta un impulso digitale per chiudere la valvola, lasciando attivo sul campo uno strumento potenzialmente vulnerabile o soggetto a manomissioni.
La ripartizione dei ruoli è netta: il fornitore vende il gas, il distributore lo trasporta e lo misura, ma dal contatore in poi ogni onere spetta all’utente finale.
Eppure, a meno di emergenze o fughe di gas, i cittadini non hanno rapporti diretti con il distributore; la maggior parte di loro non sa nemmeno chi sia, anche se è evidenziato sulla bolletta.
Sono proprio i distributori, non si sa a quale titolo ,a gestire la sostituzione massiva dei vecchi contatori, interfacciandosi direttamente con l’utente senza passare dal fornitore di vendita.
Con la liberalizzazione del mercato, e la separazione societaria tra vendita e distribuzione, è venuto meno l’interesse centralizzato a garantire la sicurezza globale del sistema, lasciando il “post-contatore” totalmente a carico dell’utente.
In questo contesto, gli amministratori di condominio dovrebbero svolgere un ruolo attivo nell’informare e sensibilizzare i condòmini.
Infine, va ricordato che l’autorità di regolazione – ARERA – ha approvato la valvola interna ai nuovi contatori elettronici ai soli fini “gestionali” di vaga interpretazione.
Tale dispositivo non è normato come presidio di sicurezza e il perché resta un mistero.
Per questo motivo, laddove il contatore sia installato all’interno delle mura domestiche, l’opportunità e le modalità della sua sostituzione andrebbero valutate con estrema attenzione.