Premesso che il gas è essenziale per non restare al buio, oltre che al freddo e al caldo, come siamo messi?
Un passo indietro: l’amministrazione Obama – con Biden vice – ha sempre osteggiato NS2, il secondo tubo del gasdotto russo-tedesco sotto il Baltico, voluto da Merkel per sostenere l’industria tedesca, e dai russi che avrebbero investito nel settore gas in Germania.
Osteggiato anche da Bruxelles, il gasdotto non riceve il permesso di operare e salta definitivamente per aria dopo l’invasione dell’Ucraina, come promesso da Biden nella famosa conferenza.
Saltano i due tubi che avrebbero potuto trasportare in Germania un totale di 110 miliardi di metri cubi di gas all’anno; noi ne consumiamo 70.
Il gas russo arrivava anche attraverso l’Ucraina che ne “tratteneva” una parte per scaldarsi. La bolletta ucraina,e le relative garanzie ai russi, venivano regolarmente pagate dalla UE purché il gas ci arrivasse. Un ricatto che è durato nonostante la guerra.
Adesso non arriva più ma il gasdotto non è stato danneggiato, come peraltro sono riparabili i due nord stream.
La prima amministrazione Trump, i suoi rapporti con Putin, e la manutenzione delle centrali nucleari francesi aveva fatto intravedere il ritorno al gas russo, poi tramontato definitivamente con Biden.
Con il risultato che il prezzo del gas é esploso : prima del covid era a 10 €/MWh, durante il Covid 5, prima dell’invasione russa era a 100, dopo l’invasione era arrivato a 250 e oggi viaggia tranquillo sui 50, cinque volte di più.

Adesso arriva liquefatto con le navi, una buona parte è ancora russo e il resto è americano: un affare!
Gli europei hanno dovuto anche attrezzarsi in fretta con le infrastrutture di rigassificazione e ora hanno grossi problemi per ricostituire le scorte per il prossimo inverno.
Per i non addetti: le scorte non servono per scaldarci, ma per tenere in pressione i gasdotti, per far funzionare le turbine e non restare al buio.
Quando il ministro dice di aver contrattualizzato gli stoccaggi intende i serbatoi e non il gas da metterci dentro.
La riapertura di NS, anche se arriverà la pace, non sembra comunque politicamente accettabile a Bruxelles.
E poi non conviene né ai russi né agli americani.
Converrebbe ai tedeschi che nel frattempo utilizzano “a tavola” il loro carbone.
Venendo a noi, la chiusura di Hormuz e la distruzione dei treni di liquefazione dell’impianto di Ras Laffan in Qatar, che ci garantivano 8 miliardi di metri cubi all’anno, sui 70 consumati, peggiorano la situazione.
Bernabé e De Scalzi, uno ex e l’altro attuale AD di Eni, sono stati molto chiari sulla gravità della situazione e tra sette mesi dovremo rinunciare al gas russo “se non verrà riportata la pace in Ucraina” (cfr. Meloni)
Nel frattempo il governo non prende alcuna precauzione, come per esempio quella sensibilizzare la popolazione a usare meno gas: un minimo razionamento potrebbe servire a incrementare lo stoccaggio del anche perché stanno arrivando i primi blackout, tenuti sotto per ora traccia.
Solo chi ha vissuto l’austerity degli anni ’70 sa cosa significa restare senza benzina!
Per capirne di più potrebbe essere utile rileggere un rapporto dell’OIES del 2014 che analizzava le alternative europee di approvvigionamento e criticava il fatto che si valutano sempre le opzioni europee e non quelle dei russi che, essendo i padroni del gas, sono molto più “elastiche“.
Il rapporto concludeva che la reciproca dipendenza, tra Russia e Europa, presentava più vantaggi che svantaggi, anche perché l’Europa non sarebbe mai stata in grado di diversificare le fonti energetiche.
Dopo il green deal consumiamo sì meno gas ma ne siamo molto più dipendenti, e inoltre andiamo a carbone.
Il rapporto indicava,al 2030, un fabbisogno aggiuntivo di 200 miliardi di m3/anno e un prezzo – 20 €/MWh – che i russi, affermava il rapporto, sarebbero stati sempre in grado di garantire.
Oggi costa più del doppio, e se arrivasse di nuovo via tubo?
Il commercio globale annuo di GNL al 2030 era previsto in 700 miliardi di m3. Oggi siamo già a 800!
Noi riceviamo sempre meno gas dall’Africa e quello che arriva dall’Algeria è in parte russo.

Ma come? Non dovevamo essere noi coi nostri rigassificatori e pipeline, l’hub d’Europa?
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le opzioni dopo la cancellazione di south stream
http://www.energypost.eu/putins-gas-gambit-whats-next-south-stream/
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Gassificazione? Ma sanno quello che dicono?
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Prima di procedere a una indiscriminata perforazione del fragile suolo italiano alla ricerca di gas naturale, non sarebbe conveniente esplorare nuove fonti energetiche alternative quali la gassificazione delle biomasse e dei rifiuti urbani, materia prima facilmente reperibile lungo i marciapiedi delle nostre citta’ del sud e non solo?
Nel passato Marzo, ho partecipato, come presentatore di un poster, basato sulla mia relazione: How to Manage Effectivevely the Control and Safety Systems in a Modern Gasification Plant, al 12mo convegno IchemE sulla gassificazione, celebrato a Rotterdam e ho notato l’ interesse su questo tema da parte dei paesi europei cosidetti normali: Germania, Olanda, Svizzera, Spagna e altri. In Italia, in cui il mercato dell’ energia su basa sull’ importazione monopolistica di gas naturale, un tema del genere e fuori discussione, tanto che a rapresentare questo paese eravamo solo in due: Un giovane brillante, laureato alla Sapienza di Roma, sponsorizzato da una Universita’ Inglese, e un vecchio, il sottoscritto, sponsorizzato dall’ INPS (visto che la nota spese me la sono pagata con la mia pensione).
Chi fosse interessato a ricevere una copia pdf del poster e della relazione, unitamente al programma dell’ evento, puo’ richiederla scrivendomi al mio indirizzo di posta elettronica.
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ottimo.
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