Notizia esplosiva: d’estate farà caldo!
Come hanno raccontato il cambiamento climatico per fare affari.
Primo giugno, primo titolo: “Sarà l’estate più calda della storia”.
Invece è come l’anno scorso, e come due anni fa.
Come ogni anno,in verità, da quando qualcuno ha scoperto che la paura del caldo vende più del caldo stesso.
Pagina tre: temperature infernali.
Pagina cinque: pubblicità di auto elettriche con batterie cinesi.
Chi scrive il titolo e chi compra lo spazio pubblicitario lavora per lo stesso committente, ma il lettore non lo sa.
Fino agli anni settanta, prima che arrivasse l’aria condizionata, d’estate era normale la canottiera, i pantaloncini corti e un fazzoletto bianco con i quattro nodi in testa per il sudore.
La chiamavano canicola, ci avvisava Bernacca e nessuno convocava vertici di emergenza.
Nessuno aveva bisogno dello psicologo.
D’estate faceva caldo: era il sole, non una catastrofe.
Poi qualcuno ha trasformato il sole in un affare.
La sinistra europea accende il fuoco: “Abbiamo ricevuto il mondo in prestito dai nostri figli”.“Non esiste un pianeta B.” “Siamo l’ultima generazione.”
Un repertorio di frasi da cioccolatino che farebbe arrossire un parroco di campagna, ripetute con gli occhi lucidi e il dito puntato verso chiunque osi dubitare.
Dubitare è vietato. Chi dubita è negazionista.
Anche se ha un Nobel in tasca.
Già, perché John Clauser, Nobel per la Fisica nel 2022, ha firmato una dichiarazione netta: non esiste alcuna emergenza climatica.
Prima di lui Ivar Giaever, Nobel 1973.
Oltre milleseicento scienziati.
Carlo Rubbia, al Senato italiano. Rita Levi Montalcini, in un appello del 1992 con altri sessantuno Premi Nobel contro l’” ecologismo irrazionale”.
Nessuno di loro ha mai negato che il clima cambi.
Hanno detto che cambia da sempre. Che la Groenlandia si chiama così perché mille anni fa era verde, senza una sola automobile.
Che le glaciazioni non le ha provocate la Fiat.
Ma chi dice che la catastrofe non è imminente non ottiene fondi.
Chi dice che lo è, li ottiene a pioggia. E qui si arriva al punto.
Il catastrofismo climatico è il motore di un’industria da migliaia di miliardi.
Certificati verdi che valgono meno dei soldi del Monopoli: un’organizzazione internazionale ha verificato che solo un credito di carbonio su ventisei è reale, gli altri venticinque sono aria fritta impacchettata.
Sono i derivati dell’ambiente, la stessa truffa del crollo del 2008 in salsa verde: carta che garantisce carta che garantisce il nulla.
Attorno a questa finzione, un esercito di consulenti fattura miliardi per certificare aziende come “sostenibili”.
Chi certifica i certificatori? Altri consulenti. Il gatto si morde la coda e il conto arriva al cittadino.
Due i capolavori: l’auto elettrica e l’energia rinnovabile.
L’Europa doveva ridurre le emissioni. Poteva lasciare libera la tecnologia. I carburanti sintetici abbattono le emissioni del novantanove per cento. L’idrogeno funziona. I biocarburanti pure.
Invece Bruxelles ha scelto l’unica tecnologia dove l’Europa perde e Pechino vince: la batteria.
Ha vietato tutto il resto. Nel 2035 addio ai motori termici.
La Cina nel frattempo investiva duecentotrenta miliardi per controllare la filiera e oggi domina il novantasette per cento della grafite e il settanta per cento della raffinazione del litio.
Litio che serve le betterie per stoccare l’energia rinnovabile in eccesso se no scassa la rete come successo in Spagna. Una rete vecchia, stressata e non adatta a due milioni di produttori.
Molti sono stranieri perché pagando la politica e le lobby locali ci si fa una barca di soldi grazie anche ad una regolazione compiacente nutrita dalle bollette.
Se Pechino chiude il rubinetto per un mese, l’industria europea si ferma.
In nome del clima, si è sostituita la dipendenza dal petrolio con la dipendenza dalla Cina. Non una liberazione: un cambio di padrone.
Chi ha orchestrato il trasferimento?
Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione e paladino del Green Deal. Il quotidiano olandese De Telegraaf ha documentato che la Commissione finanziava segretamente le associazioni ambientaliste per fare pressioni a favore delle sue leggi.
Settecentomila euro per “orientare il dibattito”.
Elenchi di parlamentari da contattare. Obiettivi di lobbismo da rendicontare. Il legislatore che paga i promotori della propria legge.
Poi Timmermans si è candidato premier in Olanda con i Verdi. Un fiasco: lo ha votato e “comprato” solo chi non lo conosceva.
Il cerchio si chiude, il conflitto di interessi neppure si nasconde.
A dicembre 2025, sotto la pressione di Meloni, Merz e Tusk, Bruxelles ha fatto marcia indietro sullo stop ai motori termici.
Ammissione silenziosa di un disastro: tre milioni di auto vendute in meno, decine di migliaia di posti di lavoro bruciati, una dipendenza strategica che prima non esisteva.
Persino Larry Fink, il capo di BlackRock – il più grande gestore di patrimoni del mondo – che per cinque anni aveva predicato il verbo verde, nel 2025 ha smesso di pronunciare la parola “sostenibilità”.
Zero volte nella sua lettera annuale, contro le trentasei del 2020. Il sacerdote che chiude la chiesa quando i fedeli smettono di pagare.
Intanto ai ragazzi hanno insegnato l’eco-ansia: prima inventi la paura, poi la certifichi come malattia, poi vendi lo psicologo per curarla.
Ai Gretini incollati all’asfalto nessuno ha spiegato che bloccavano le ambulanze in nome di un pianeta che cambia temperatura da quattro miliardi di anni.
D’estate farà caldo. Come faceva caldo quando i Vichinghi coltivavano l’orzo in Groenlandia e come faceva freddo durante le glaciazioni, senza una sola ciminiera a spostare il termometro.
Oggi ci raccontano che se fa freddo è colpa del cambiamento climatico e se fa caldo è colpa del cambiamento climatico.
L’unica costante è il conto: lo paga sempre il cittadino.
Con l’auto nuova, la caldaia nuova, la bolletta nuova e lo psicologo per l’ansia che gli hanno insegnato a provare.
L’estate più calda della storia? Forse. Ma il conto più salato della storia è già arrivato. E non l’ha portato il sole.
L’inverno sarà freddo, come tutti gli inverni, forse mancherà il gas ma ci scalderemo con i maglioni,tanto le pompe di calore, se fa molto freddo,non scaldano.
Grazie a Roberto Riccardi