La sera del 12 agosto 2026 alzeremo gli occhi al cielo per osservare una delle eclissi solari più importanti degli ultimi decenni.
In Italia sarà parziale, totale in Groenlandia, Islanda e parte della Spagna.
Al nord l’oscuramento sarà significativo: a Milano il fenomeno inizierà intorno alle 19:27 e raggiungerà il massimo alle 20:20, con lo 0,93 di oscuramento.
Per i sistemi elettrici europei sarà un fenomeno, peraltro largamente previsto, con complessità non di poco conto.
La ragione è semplice: negli ultimi anni l’Europa, e l’Italia in particolare, hanno installato milioni di impianti fotovoltaici così ,quando la luna comincerà a coprire il sole, la produzione fotovoltaica diminuirà molto più rapidamente di una normale tramonto estivo.
Quindi il sistema di produzione elettrica non rinnovabile dovrà sostituire molto più in fretta del solito tramonto, la potenza fotovoltaica che mancare.
La rete deve mantenere sempre in equilibrio produzione e domanda e quindi, se diminuisce rapidamente una fonte, altre devono sopperire immediatamente.
L’eclissi non è quindi, di per sé, un evento pericoloso. Anzi, presenta un grande vantaggio rispetto a una perturbazione meteorologica perché se ne conoscono con precisione data, ora e traiettoria.
I gestori europei hanno avuto mesi per prepararsi. ENTSO-E ha comunicato il 7 agosto che i Transmission System Operators europei si sono preparati specificamente all’eclissi per garantire la sicurezza del sistema.
Ciò che rende particolare il 12 agosto p.v. è però il contesto nel quale l’eclissi va a gravare su un sistema già sottoposto agli stress conseguenti alla puntate di calore che ben conosciamo e che sembra siano destinate a durare.
In questi giorni sono stati superati record di temperatura in diversi paesi dell’Europa centrale e orientale e i livelli dei grandi fiumi sono scesi a valori minimi.
Questo produce diversi effetti contemporaneamente sul sistema elettrico.
Il primo è l’aumento della domanda, soprattutto per il condizionamento. In Italia il 15 luglio il fabbisogno elettrico ha già sfiorato i 58 GW, mostrando quanto rapidamente il caldo possa spingere verso l’alto i consumi.
Il secondo riguarda l’idroelettrico. Minore disponibilità d’acqua significa minore produzione, ma soprattutto minore disponibilità della fonte più preziosa per il bilanciamento della rete: è l’idroelettrico che può infatti aumentare la propria produzione molto rapidamente, proprio quando serve compensare una variazione della produzione o del consumo.
Il terzo problema riguarda alcune centrali termoelettriche e nucleari europee.
In Francia il caldo e le temperature elevate dei corsi d’acqua hanno già costretto EDF a ridurre la produzione di alcuni reattori. Il fenomeno non significa che il nucleare francese sia complessivamente in crisi: storicamente le perdite di produzione dovute ai vincoli climatici sono rimaste almeno apparentemente limitate anche se, con una logica apparentemente contraddittorio, EDF ha appena annunciato un piano da 9 miliardi di euro per adattare nei prossimi quindici anni le proprie centrali alle conseguenze di temperature più elevate, siccità e minori portate fluviali.
Ancora più evidente è ciò che sta accadendo lungo il Danubio. I livelli eccezionalmente bassi del fiume hanno già provocato pesanti riduzioni della produzione nucleare in Ungheria, dimostrando concretamente quanto acqua ed energia elettrica siano strettamente collegate.
Ovviamente tutto questo impatta con effetti diretti anche sul nostro Paese.
Ogni giorno una parte significativa dell’energia elettrica viene scambiata attraverso le interconnessioni con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia. In condizioni normali, specialmente le forniture dalla Francia significano per noi sicurezza, in pratica la Francia ci tiene acceso il nord. Ciò funziona fino a quando dispone di energia in eccesso e può aiutare quello vicino.
Ma l’ondata di caldo continentale, del tutto nuova e sino ad ora inattesa, avviene contemporaneamente in diversi paesi.
Così la Francia potrebbe avere meno margine nucleare da esportare, la Svizzera potrebbe preservare le proprie risorse idroelettriche mentre Italia, Austria e Germania potrebbero registrare contemporaneamente una forte domanda per stare al fresco.
L’interconnessione tra i paesi rimane preziosissima, ma non può creare l’energia che non esiste.
Esiste inoltre un’altra variabile spesso ignorata: le linee elettriche soffrono il caldo.
La capacità effettiva di trasporto non dipende soltanto dalla potenza nominale dell’infrastruttura, ma dalle condizioni operative, dalla temperatura dei conduttori, dal vento, dall’irraggiamento solare e dalla configurazione della rete. Per questo la capacità commerciale delle interconnessioni viene continuamente ricalcolata dai gestori.
Il paradosso è evidente: nelle giornate nelle quali l’Italia avrebbe maggiore bisogno di importare elettricità, le condizioni climatiche possono contemporaneamente rendere più preziosa e più complessa proprio quella importazione.
Alle 20:20, quando a Milano l’eclissi raggiungerà il suo massimo, il sistema starà già affrontando la normale “rampa serale”: il sole scende, la produzione fotovoltaica diminuisce, mentre famiglie, attività commerciali e climatizzazione continuano a richiedere energia.
L’eclissi accentuerà temporaneamente questa dinamica.
La rete dovrà quindi sostituire la produzione solare con una combinazione di termoelettrico, idroelettrico, accumuli e importazioni. Quando poi il fotovoltaico sarà praticamente scomparso con il tramonto, queste risorse dovranno continuare a sostenere il sistema.
ENTSO-E, anche recentemente, ha confermato di considerare complessivamente favorevole l’adeguatezza del sistema europeo per l’estate 2026 e per circa due ore potremo osservare un esperimento quasi perfetto sulla trasformazione in corso nel sistema energetico europeo.
Ma la vera lezione del 12 agosto non riguarda l’eclissi, riguarda ciò che accadrà quando essa sarà terminata e questa diventa una prova generale del futuro.
Se il sistema assorbirà senza difficoltà il rapido calo del fotovoltaico, vedremo concretamente il valore della flessibilità: centrali programmabili, batterie, pompaggio, idroelettrico, interconnessioni e gestione della domanda.
Se invece aumenteranno sensibilmente importazioni, produzione termoelettrica e prezzi nelle ore serali, avremo un segnale interessante su quanto siano diventati indispensabili tutti i megawattora necessari a coprire la domanda di consumo.
Il blackout non è lo scenario centrale e presentare l’eclissi come una minaccia alla rete sarebbe fuorviante ma sarebbe altrettanto sbagliato considerarla soltanto una curiosità astronomica.
Il sistema elettrico europeo sta passando da un modello nel quale era la produzione a seguire la domanda, a uno molto più complesso, nel quale produzione rinnovabile, accumuli, reti e consumatori devono continuamente adattarsi gli uni agli altri e domani sera il cielo metterà alla prova questo cambiamento.