I consumatori di energia elettrica italiani, quelli che pagano la bolletta, non conoscono il metodo utilizzato per fissare il prezzo dell’energia.
Lo conoscono molto bene quelli che, invece, la producono alcuni dei quali, con questo metodo, guadagnano l’inverosimile e vogliono,ovviamente, continuare a farlo.
Il prezzo pubblicamente dichiarato sul sito ufficiale del GME e’ il PUN – prezzo unico nazionale – e viene fissato entro le ore 12 del giorno che precede il giorno di consumo, per frazioni temporali di 15 minuti.
Il meccanismo e’ relativamente semplice: i produttori dichiarano quanta energia sono disposti a produrre, e a quale prezzo, e i compratori dichiarano di quanta energia hanno bisogno a quale prezzo sono disposti a comprarla.
Ovviamente non è un mercato “gridato”, dal momento che avviene nel silenzio dei modelli informatici.
E non sono neppure note, se non agli operatori, le liste o “pile” di domanda e offerta predisposte dal GME.
Il mercato all’ingrosso dell’energia elettrica italiano, seguendo le linee guida dell’ Unione Europea, adotta per la definizione del prezzo, il modello denominato “Sistem Marginal Price”.
Come funziona in pratica?
Il GME raccoglie le offerte dei produttori e le ordina definendo, per ogni offerta, il volume messo a disposizione partendo dal prezzo più basso a salire sino al prezzo più alto.
Le prime offerte ad essere “impilate” – la base che sarà sicuramente venduta – sono quelle degli impianti che utilizzano le fonti più economiche e quindi l’idroelettrico, il geotermico, l’eolico e il fotovoltaico.
A salire col prezzo seguiranno le offerte più care, quelle che devono pagare il carbone, gli oli combustibili e il gas naturale.
Nel frattempo, il GME ha impilato tutte le richieste di acquisto presentate dagli operatori e, quando fa il totale, va a vedere quale e’ l’ultima centrale di produzione necessaria per soddisfare tutta la domanda di ogni quarto d’ora.
Questa centrale diventa la centrale marginale del sistema di mercato in quell’ora e il prezzo dell’energia elettrica che verrà pagato a tutti i produttori in quell’ora e’ quello legato all’offerta della centrale marginale.
A fissare il prezzo dell’ora, quindi, non e’ la centrale più economica, ma neppure media ponderale di tutte le centrali chiamate a produrre in quell’ora ma dalla richiesta avanzata dalla centrale più cara.
Il meccanismo che allinea per costi di offerta i produttori viene chiamato «merit order» e il sistema di mercato adottato si chiama «sistem marginal price».
E questo e’ il primo punto chiave da capire: se la centrale “marginale” e’ alimentata con gas naturale tutti i produttori vengono pagati come se producessero a gas naturale.
Allora supponiamo che, ad una certa ora di una certa giornata, il sistema elettrico abbia bisogno di 100 unità di energia e che sul mercato si presentino quattro tipi di centrali in grado di produrla:
1) produttore eolico offre 35 unità a 15 euro
2) idroelettrico ne offre 35 a 20 euro
3) il fotovoltaico ne offre 20 a 25 euro
4) la centrale a gas 80 unità a 155 euro
Data la richiesta di 100 unità, il gestore del mercato chiamerà a produrre l’eolico, poi l’idroelettrico poi il fotovoltaico e infine – per le sole 10 unità marginali, necessarie a soddisfare la domanda di 100 – chiamerà il produttore a gas ma tutti riceveranno dai compratori 155 euro per ogni unità di energia che hanno richiesto.
Il meccanismo è sicuramente strano se non perverso e trova giustificazione nel fatto che il gestore del mercato vuole essere sicuro che tutte le centrali chiamate a produrre producano e che in rete ci sia sempre energia sufficiente con una «scorta» a riserva per gli eventuali picchi.
Il messaggio che sentiamo ripetere è che il prezzo dell’energia elettrica dipende dal prezzo del gas naturale ma quanti sanno che le centrali a gas concorrono a soddisfare la domanda media annuale per meno del 35%?
E, quando splende il sole o tira vento e il gas copre solo il 5% della domanda,cosa succede?
Un effetto devastante per il consumatore che non percepisce come sia possibile pagare costantemente il prezzo determinato dalla tecnologia più costosa,mentre quelli che ci fanno i soldi, silenziosamente, continuano a farli e vogliono farne sempre di più con le nuove installazioni.
E’ chiaro che, per chi guarda il mercato dall’esterno, la situazione ha del paradossale, dal momento che se una parte dell’energia consumata costa meno il prezzo al consumo dovrebbe essere molto più basso.
Questo comunque è il sistema e poco importa se qualche produttore da fonti rinnovabili incassa anche incentivi per effetto di vecchi dispositivi normativi che non possono essere revocati, anche perché sono stati, nel frattempo,ceduti a istituti di credito o al sistema finanziario in genere.