Ricariche e blackout

Le colonne di ricarica spuntano come funghi e, siccome “ce lo chiede l’Europa” e ci sono gli incentivi, le richieste di ricaricare sono sempre più numerose e i prezzi aumentano.

Ma chi paga le connessioni per alimentare le stazioni di ricaricha? Solo gli utilizzatori o, in parte, tutti i consumatori?

Sembra che il business delle ricariche sia molto remunerativo per quelli che vendono energia e per chi la distribuisce che può giocare su due tavoli e in tempi diversi.

Per distribuire nuova potenza, in grande quantità e in un luogo specifico, bisogna mettere mano alla rete e così parte dei costi scivolano nelle bollette.

Puntuali poi, come ogni anno al primo caldo, i blackout a Milao e Unareti – il distributore di proprietà di A2A – dichiara di dover rinnovare la rete e sostituire parte dei 7.000 km di cavi.

Ma non sarebbe stato meglio farlo prima di installare le ricariche? Qual’è il criterio del loro posizionamento? È vero che chiunque può chiederne l’installazione? È vero che i venditori delle elettriche si danno molto da fare?

Le ricariche sono di tipo diverso e prima di collegare la presa il consiglio è di leggere bene il contratto, specialmente se è un contratto a consumo.

Il suolo è pubblico, e il tempo di parcheggio inutilizzato, molto salato oltre alla domanda dei lettori su come viene effettuata la misurazione.

Questo succede solo a Milano ma,nel resto del paese, si segue lo stesso non-criterio?

Le prove sui contatori “spenti”

Il visualizzatore del contatore è spento e il cliente ha ricevuto una bolletta astronomica; non può sapere se è corretta nè quanto consuma.

Succede sempre più spesso: i cristalli liquidi dopo pochi anni spariscono.

Il cliente presenta reclamo al fornitore che risponde così:

È davvero impensabile che un display “illegibile” possa influenzare il funzionamento del contatore: il display rende solamente visibile il risultato dell’attività di misura.

Il visualizzatore deve segnare e basta, e la sua illeggibilità, quale ne sia la causa, dovrebbe determinare l’immediato “fuori uso” del contatore. Il contatore invece è talmente intelligente che, stando agli intervenuti, continua a lavorare e viene letto da remoto.

Ma i contatori intelligenti di prima generazione non sono mai stati omologati e sono illegali e le letture da remoto non hanno alcun valore legale.

Anche l’utilizzo di strumenti ausiliari, su uno strumento illegale, è illegale.

La prova in contraddittorio tra le parti, prevista dall’art. 5, comma 2 del D.M. 21.4.2017, n.93 deve essere richiesta alla C.C.I.A.A. competente per territorio.

La stessa deve svolgersi a cura di un Organismo abilitato e e alla presenza di un Ispettore metrico, garante dell’esecuzione della prova e dei risultati conseguiti dal soggetto che l’ha condotta.

La prova deve essere eseguita presso la sede dell’Organismo abilitato, sul contatore “stand alone “ cioè tolto dalla rete elettrica.

Alla prova, hanno facoltà di presenziare le Parti interessate alla misurazione, anche a mezzo di propri assistenti nominati allo scopo.

Contatore spento? Non pagate!

I nuovi contatori del gas sono alimentati da batterie che dovrebbero durare anni ma uno su tre si scarica dopo pochi mesi. Con la batteria scarica il visualizzatore resta spento, i numeri non si leggono e non sapete quanto consumate.

Sapere quanto consumate é un vostro diritto!

Vi diranno che, anche se non leggete niente, il contatore funziona e il dato viene trasmesso, ma il dato trasmesso non ha alcun valore.

Vale quello che leggete!

Il visualizzatore spento, o i numeri illeggibili rappresentano una delle rare occasioni per far valere i diritti dei consumatori.

Quindi, se non leggete nulla, sospendete pure il pagamento delle bollette e contestualmente avvisate il fornitore il quale, entro due giorni, dovrà informare il distributore.

Il distributore, proprietario del contatore, dovrà intervenire entro quindici giorni ma, se la tempistica non viene rispettata, avrete diritto a un indennizzo automatico di 35 €. Il distributore, per ogni mese di mancata lettura, deve pagare 30€ di penale e due mancate letture equivalgono al costo del contatore.

Quando il distributore interviene per sostituirlo, fate una foto al contatore e inviatela al vostro fornitore, con raccomandata o con PEC, chiedendo come verranno ri-calcolati i consumi.

Nel verbale di sostituzione, anche se non  previsto,  pretendete di dichiarare, in calce, che “non è possibile rilevare il dato di consumo”.

Verificate la coerenza dei consumi addebitati alla prima bolletta

Con il display spento, sospendete il pagamento delle bollette che indicano letture “rilevate” e denunciate il tutto alla Guardia di Finanza.

Carabinieri & Enel

“L’Arma dei Carabinieri ed Enel ancora più vicine per la prevenzione e il contrasto all’illegalità, la tutela dell’ambiente e del territorio….la protezione dell’ambiente e delle risorse naturali, la lotta ai cambiamenti climatici e il contributo per uno sviluppo economico sostenibile. Particolare attenzione sarà dedicata alla tutela alla sicurezza e continuità operativa delle reti e delle infrastrutture elettriche, alla protezione del personale preposto alla loro gestione e al patrimonio aziendale.”

Il comunicato stampa è del novembre 2021.

Il contrasto all’illegalità compete ai Carabinieri, mentre Enel è una società privata che produce, distribuisce e vende energia elettrica. Non si occupa di tutela ambientale, del territorio e delle risorse naturali mentre sono di sua specifica competenza “la sicurezza e la continuità operativa delle reti e delle infrastrutture“, servizi che i consumatori pagano con le bollette.

Quindi se i Carabinieri collaboreranno con Enel, il consumatore dovrà pagare anche i Carabinieri oppure la Convenzione con Enel è a titolo gratuito?

Il rischio é che il “guardi che se non fa il bravo chiamo i carabinieri” valga alla fine più per Enel che per il normale cittadino, che si sente sempre più spesso rispondere “abbiamo tutte le pattuglie impegnate“.

I lettori hanno già segnalato simili comportamenti e una sospetta solerzia dei Carabinieri ad intervenire per poi, incredibilmente, neppure verbalizzare l’ intervento; che dovrebbe risolversi sempre con la redazione di un verbale: soggetto che ha telefonato, luogo, data, ora e del motivo della richiesta, e una sommaria descrizione dei fatti accertati.

E’ il caso, che sembra ricorrente, quando un consumatore rifiuta la sostituzione dei vecchi contatori con quelli nuovi, che non é ancora chiaro cosa siano. Se “tutela della continuità operativa delle reti” significa anche imporli, con l’aiuto dei Carabinieri, c’è il rischio che a trarne vantaggio sia solo Enel.

La forma di collaborazione, tra una società privata e i militari dello Stato, dovrebbe essere legittimata da un provvedimento amministrativo.

Non esistono precedenti perché è come se Enel venisse investita di un potere ispettivo, e di generico controllo sul territorio, sconosciuto nelle proprie finalità societarie.

Una situazione allarmante perché le reti, sempre più intelligenti e ricche di dati sensibili dei cittadini, sarebbero controllate dal monopolista della distribuzione elettrica.

Monopolio e contatori

 

Continua la sostituzione dei vecchi contatori di energia elettrica con quelli di seconda generazione“, tutti con il marchio Enel.

Un’operazione che consentirà ad Enel di controllare il mercato al dettaglio.

Ci sono voluti nove anni solamente per il cambio del nome – da Enel Distribuzione a e-distribuzione – ma nella sostanza non è cambiato nulla: e-distribuzione misura e distribuisce quasi tutta l’energia elettrica nazionale in forza di una concessione che scadrà nel 2030.

Enel partì con la prima operazione contatori intelligenti” venti anni fa, con l’obbiettivo che tutti i consumatori avrebbero potuto verificare e pagare solo quello che consumavano. Spariva la figura del “letturista”, il consumo sarebbe stato rilevato da remoto e, novità, chi non avrebbe pagato la bolletta sarebbe rimasto al buio.

Enel era Enel e nessuno si chiese se ciò che Enel stava facendo era legale o meno. Veniva spacciato “per tutto gratis” e quindi a nessuno importava se i contatori fossero  legali o meno o come funzionassero.

All’Enel regnava kaiser Franz  Tatò, voluto da Romano Prodi, sponsor delle false liberalizzazioni.

Il decreto Bersani, del 1999, prevedeva la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica: a Terna sarebbero andate le grandi linee di trasmissione e ad Enel la concessione della distribuzione di energia elettrica in tutto il paese, ad esclusione delle grandi città, dove operavano le società municipalizzate.

Dopo vent’anni, la relazione annuale di Arera fotografa una situazione che  tutto è meno che un settore liberalizzato.

E una completa liberalizzazione non potrà realizzarsi prima del 2030 perché, se Enel ha il monopolio della distribuzione, misura tutta l’energia elettrica nazionale, la produce e pure la vende, perché dovrebbe perdere la posizione, visti anche i dividendi che gira Ministero dell’Economia e della Finanza.

Secretate, come sempre in questi casi, le condizioni della concessione che porta nelle casse della capogruppo otto miliardi di euro all’anno.

Nel 2001, quando partì con l’operazione contatori, Enel era talmente potente che decise di non omologare i contatori, come invece la legge lo imponeva.

Non essendo uno strumento di misura omologato, lo strumento non si sarebbe neppure potuto chiamare contatore e infatti Enel optó per “elettrodomestico“, marcandolo con un simbolo CE fasullo.

All’installazione, l’utente riceveva il manuale del nuovo “elettrodomestico”.

istruzioni

Il nuovo elettrodomestico sarebbe rimasto un prototipo per anni: trasmettere i dati di consumo sugli stessi cavi elettrici di potenza era un’impresa non da poco, e mai tentata da nessuno.

Ma per lo sviluppo dell’elettrodomestico c’erano pronti trenta milioni di ignari consumatori italiani, pronti a pagare l’energia elettrica, misurata tutta dalla stessa società che ancora la produceva. 

I contatori erano prodotti da Enel in Cina, e nessun ente terzo li avrebbe mai verificati: ancora oggi sono decine di milioni i contatori di questo tipo installati in Italia  e nessun ente terzo li può provare in contraddittorio perché, non essendo omologati, mancano proprio le procedure legali di prova.

Ma siccome “tutto era gratis e avremmo finalmente pagato solo quello che consumavamo, magari utilizzando la lavatrice di notte perché costava meno” nessuno ebbe nulla da dire.

Verificando le bollette si scoprì, dopo, che non era così: pagavamo, e ancora oggi paghiamo, sia il contatore che i consumi stimati, perché la maggior parte dei dati si perdono durante la trasmissione.

Il progetto veniva sviluppato in itinere e il numero delle sue versioni è ignoto, proprio perché l’elettrodomestico non era omologato e quindi era illegale.

Mentre in Italia venivano installate decine di milioni di contatori illegali, il Parlamento Europeo stava discutendo una direttiva che avrebbe stabilito i criteri di fabbricazione, omologazione e commercializzazione in Europa, proprio del contatore di energia elettrica.

La direttiva, nota come MID, venne emanata nel 2004, entró in vigore nel 2006, quando ormai Enel aveva ultimato l’installazione degli ultimi “elettrodomestici”, ma venne recepita dall’Italia solo nel marzo del 2007.

Siccome gli “elettrodomestici” illegali erano ormai decine di milioni, Enel doveva sistemare le cose, oltre a farsi pagare i contatori perché non erano gratis!

Venne subito in aiuto l’Autorità per l’energia, oggi Arera.

Secondo la delibera 292/06, a dicembre 2006,  “i misuratori attualmente installati presso i punti di prelievo …sono di tipo elettromeccanico e i misuratori orari installati alla data del presente provvedimento presso alcuni punti di prelievo debbano essere preservati”.

Era un falso clamoroso: gli “alcuni punti di prelievo” non erano “alcuni” ma ormai venti milioni ed erano tutti i nuovi elettrodomestici di enel.

Con la voce “oneri di recupero continuità” la delibera scaricava il costo dei contatori in bolletta, con tanti saluti al “non vi costerà niente, é tutto gratuito”.

Ma c’era un ultimo intoppo, il Testo Unico delle leggi metriche, che imponeva, e ancora oggi impone, strumenti di misura legali. L’elettrodomestico di Enel era un progetto nuovo e un’omologazione in itinere non sarebbe mai stata ottenuta.

L’Autorità per l’energia non poteva più farci nulla, perché la metrologia legale non rientra nelle sue competenze, e allora ci pensó di nuovo Prodi, con uno dei suoi magici provvedimenti “ad aziendam”.

Nel marzo 2007, quando la direttiva MID viene finalmente recepita anche in Italia, un articolo del decreto di recepimento rende legale quello che legale non é, e non potrà mai essere: decine di milioni di contatori illegali potranno continuare a funzionare “fino a quando verranno rimossi”.

Sono quelli che avete ancora in casa e che Enel ha deciso ora di rimuovere.

Il decreto di recepimento, di dubbia costituzionalità, sarebbe stato anche impugnabile per eccesso di delega: una direttiva europea non va recepita per lavare i panni sporchi in casa.

Appena il decreto viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, l’Antitrust denuncia la posizione dominante di Enel, ma ormai è tardi.

Solo su intervento dell’Ufficio Metrico di Milano, sono centinaia i contatori illegali sequestrati.

Adesso i vecchi “elettrodomestici” saranno sostituiti da quelli di seconda generazione e spariranno le prove di misurazioni illegali, effettuate da “elettrodomestici” illegali, installati non si sa quando ma che ora, secondo Enel, avrebbero concluso il loro ciclo di vita.

Eppure, per decreto, i contatori illegali potrebbero operare all’infinito visto che possono restare lì dove sono e cioè “fino a quando non verranno rimossi”. 

E chi decide che debbano essere rimossi ? In base a quale criterio?

La metrologia legale compete al MISE che, a governi alterni, manifesta i suoi dubbi.

L’Autorità per l’energia, invocata dai distributori in occasione delle attuali sostituzione con il nuovo Open Meter, non ha alcuna competenza sul sistema di tele-gestione del contatore, un sistema illegale, perché un contatore omologato MID non può essere gestito da remoto.

Durante i due governi Conte, la questione era stata sollevata in Parlamento senza risultati e anche l’Antitrust aveva avviato delle procedure.

La storia quindi si ripete e il risultato non cambia: prima era l’elettrodomestico ad essere illegale e adesso, che il contatore è legale, lo si gestisce illegalmente da remoto!

La verifica dei contatori

Il D.M. 93/2017  dovrebbe disciplinare i controlli degli strumenti di misura in servizio e la vigilanza sugli strumenti di misura conformi alla normativa nazionale e europea.

Il decreto non tiene conto della struttura del mercato, distribuzione e vendita, né del parco di contatori di energia elettrica attualmente in funzione.

Titolarità degli strumenti di misura

Secondo il decreto, titolare di uno strumento di misura è “la persona fisica o giuridica titolare della proprietà dello strumento di misura o che, ad altro titolo, ha la responsabilità dell’attività di misura”.

Sia per il gas che per l’energia elettrica, chi vende, non misura e incassa un corrispettivo che deve essere misurato da uno strumento legale, anche se non è di sua proprietà.

Logico quindi considerare il fornitore di energia elettrica, o di gas, quale titolare dello strumento: è lui che si avvale dei dati dei contatori – che gli vengono comunicati dal distributore – per quantificare ciò che vende ai propri clienti.

Ma se il contatore é difettoso, e quindi registra quantitativi di energia elettrica o di gas diversi da quelli che dovrebbe, è il venditore a risponderne, penalmente se fattura più del dovuto.

Inoltre la maggior parte dei contatori sono facilmente accessibili a chiunque, e se dovessero essere accertate alterazioni o manomissioni dei sigilli legali, chi sarebbe chiamato a risponderne sarebbe, in questo caso, il distributore in quanto titolare.

Verificazioni periodiche

Art. 4 – comma 2 del decreto: “La verificazione periodica su tutte le tipologie di strumenti di misura utilizzati per una funzione di misurale gale ha lo scopo di accertare se essi riportano i bolli di verificazione prima nazionale, o di quelli CEE/CE, o della marcatura CE e della marcatura metrologica supplementare M e se hanno conservato gli errori massimi tollerati per tale tipologia di controllo”.

Quindi solamente strumenti di misura legali possono essere ammessi alla verificazione periodica e ad eventuali prove in contraddittorio tra le parti.

Tutti i contatori di energia elettrica di tipo elettromeccanico, non essendo mai stati omologati, ed essendo sprovvisti dei sigilli legali, non possono essere ammessi ad alcuna verificazione, periodica o in contraddittorio: del tutto inutile averla fissata in 18 anni.

Stessa sorte per i contatori statici di energia elettrica “di prima generazione” che non sono mai stati omologati, non sono legali e non possono essere verificati.

I primi contatori di energia elettrica omologati risalgono al 2007, anno del recepimento in Italia della direttiva MID.

Il decreto 93 entra in vigore dieci anni dopo, e stabilisce che ne sono necessari 15 per la verifica periodica, cadendo in un palese anacronismo. Perché e su quali basi sono stati stabiliti 15 anni?

Art. 5 – comma 2 – Controlli casuali o a richiesta: “Sono altresì eseguiti controlli in contraddittorio nel caso in cui il titolare di uno strumento o altra parte interessata nella misurazione ne faccia richiesta alla Camera di commercio competente per territorio; i costi dei controlli in contraddittorio, in caso di esito positivo del controllo, sono a carico del soggetto richiedente”.

La disposizione disincentiva fortemente l’esercizio di tali controlli, dovendo il richiedente, cioè il consumatore, anticiparne le spese e lo scoraggia ad azionare il controllo: non è forse più semplice prevedere che le spese restino a carico della parte soccombente?

 

#contatorillegali

Il monopolio nella liberalizzazione

La tabella, allegata alla relazione annuale di Arera, evidenzia la posizione dominante di Enel nell’attività di distribuzione e misurazione dell’energia elettrica. Se si considera poi che anche altri distributori utilizzano contatori Enel, la posizione dominante diviene un monopolio.

Come in tutte le attività commerciali, chi trasporta in monopolio – Terna – e chi distribuisce e misura in monopolio – Enel – controlla facilmente il mercato e, se lo fa in forza di concessioni – quella di Enel scadrà nel 2030 – non esiste alcuna liberalizzazione e il decreto Bersani del 1999 resta una bufala.

Il fatto che Enel, oltre a distribuirla e misurarla, la produca e la venda è un’aggravante.

Appena ottenuta la concessione, fin dai primi anni 2000, Enel ha progettato, prodotto e installato decine di milioni di contatori di energia elettrica – mai omologati e quindi illegali – che determinano il valore delle bollette.

Nel 2018, Enel ha poi deciso di sostituirli con contatori di nuovo tipo, di seconda generazione; questa volta li ha omologati, ma li gestirà da remoto, violando la normativa europea di omologazione e la privacy dei consumatori.

L’operazione contatori, del valore di svariati miliardi di euro, é garantita dalle bollette e rafforzerà il monopolio di Enel che, stando a quanto si legge in questi giorni, con la controllata Gridspertise potrà gestire a piacimento la rete elettrica nazionale come, peraltro, non ha mai smesso di fare.

Solo Enel sa quali informazioni i nuovi contatori sono e saranno in grado di reperire, sono informazioni sensibili capaci di profilare il consumatore, ma per il garante tutto è regolare.

Un’altra tabella della relazione fotografa l’attività di vendita:

Arriva il conto

L’annunciato aumento – decine di punti percentuali – del costo delle bollette, era facilmente prevedibile.

Incrementando,per anni e senza controllo, la voce “oneri di sistema” della bolletta, che con l’energia c’entra poco, al primo e consistente aumento della voce “materia prima energia” arriva il botto.

Il governo aveva tentato di calmierare l’aumento dello scorso trimestre sperando che la bufera passasse e invece eccoci nella tempesta perfetta, e in piena emergenza: per le industrie, che erano appena uscite dagli effetti della pandemia, per i consumatori, alle prese con bollette che non riusciranno a pagare, e un inverno che potrebbe essere povero di gas.

Forse tutti si chiederanno, finalmente, quanto consumano e non solamente quanto pagano, ma sarà troppo tardi!

Il consumatore domestico si ricorderà, forse, che ci sono due contatori, quello dell’energia elettrica e quello del gas che, da qualche parte conteggiano kWh e m3 per migliaia di euro all’anno.

Trovati i contatori, il consumatore si chiederà, forse, come consumare di meno, visto che i prezzi non dipendono da lui.

La bolletta è il prodotto di una quantità per un prezzo, è il consumatore potrà raffrontare i prezzi unitari, del kWh e del m3 di gas pre-pandemia, con gli attuali.

Scoprirà cosi che il prezzo del gas all’ingrosso è aumentato di quattro volte, passando da 15 €/MWh a 60, l’energia elettrica da 50€/MWh sta puntando ai 200. Con la novità della CO2, che da 15€/Ton è passata a 60; paghiamo la CO2 con la bolletta perché i produttori di energia elettrica che utilizzano fonti fossili la ribaltano in tariffa.

La materia prima della bolletta, sia essa gas o energia elettrica, pesava per un terzo del suo valore totale e ha un effetto moltiplicatore sugli oneri, sulle accise e sull’IVA.

Quindi il consumatore pagherà allo stato una tassa non indifferente.

I consumatori più curiosi potranno anche chiedersi se i contatori funzionino correttamente o se magari qualcuno ci marcia anche con quelli.

Solo i più curiosi capiranno che i contatori di energia elettrica vengono gestiti illegalmente da remoto perché da remoto, è possibile modificarne i valori di consumo e di potenza a disposizione dei clienti.

Potranno inoltre verificare che circa un terzo dei nuovi contatori del gas non funziona correttamente come era stato invece promesso, quando il loro costo era stato scaricato nelle bollette.

Come si cambia

“Fermiamo immediatamente i nuovi contatori dell’Enel” scriveva così Davide Crippa Del M5S nel 2017, mentre Enel sostituiva i primi contatori dei 40 milioni previsti.

L’intervento dell’attuale capogruppo alla Camera del M5S, non era il primo sull’argomento.

Insieme ad altri, nel 2013, aveva firmato un’interrogazione parlamentare, alla quale l’allora vice-ministro in carica rispondeva in modo evasivo e nascondendo la verità.

Non soddisfatto, Crippa continuava la battaglia sul suo blog personale, chiedendosi: “chi controlla i contatori dell’Enel”.

Forse, anche per questa sua frenetica attività in campo energetico, il primo Conte lo nomina sottosegretario al MISE, con delega proprio per l’energia.

Crippa sarebbe stato quindi nella posizione giusta per rispondere alle sue stesse domande e approfondire l’argomento.

Invece, con la nuova carica, le curiosità del Crippa scemano, e quando l’anno successivo Roberto Traversi lo interpella, Crippa risponde come gli era stato risposto sei anni prima e la “soap opera” dei contatori, come l’aveva definita la prima volta, diventa solo un brutto sogno.

La sostituzione dei contatori con sistemi di misura illegali prosegue, e se qualcuno si oppone, Enel chiama i Carabinieri.

Dobbiamo poi a Crippa l’estensione di due anni del mercato tutelato, perché i consumatori sono ignoranti e non in grado di scegliere.

Di chi sono i contatori?

Per avere luce e gas sono necessari quasi 1.000 €

Per un nuovo allacciamento alla rete elettrica milanese, Unareti vuole 500€ e installa un contatore, che verrà pagato per anni, con la bolletta.

Ma l’utente, pagandolo, diventa per caso proprietario del contatore?

Il D.M. n° 75 del 2012 definiva “titolare” del contatore: “la persona fisica, o giuridica, titolare della proprietà dello strumento o che, ad altro titolo, ne ha la disponibilità”.

Il decreto cancellava così la storica figura dell’Utente Metrico che era sempre stato “colui il quale, per l’esercizio di un’attività di compravendita, ai fini della quantificazione della cosa da scambiarsi contro il prezzo, si avvale di uno strumento di misura”. 

Il termine “disponibilità” era ambiguo: la proprietà è un diritto assoluto mentre il possesso é relativo; con quel decreto, tutti potremmo diventare così possessori del contatore, che è installato nelle nostre case da decenni, e che abbiamo pagato, chissà quante volte, con le bollette.

Ma, come utenti, dovremmo noi garantire che il contatore misuri correttamente, nonostante il distributore ci addebiti il servizio di misurazione.

Tutti i vecchi contratti prevedono inoltre che sia l’utente a rispondere di eventuali manomissioni o di misurazioni non corrette.

Come segnala un lettore, il problema nasce alla sostituzione del contatore, che viene effettuata anche in assenza dell’utente.

Se era responsabile del contatore precedente, non riconosce il contatore  nuovo che gli vorrebbero installare.

Il decreto 21 aprile 2017 n° 93 definisce titolare dello strumento “la persona fisica o giuridica titolare della proprietà dello strumento di misura o che, ad altro titolo, ha la responsabilità dell’attività di misura”.

Con il problema che i vecchi contratti restano validi, a prescindere dai contatori, vecchi e nuovi.

L’esempio dei carburanti aiuta a capire il problema: la quasi totalità delle stazioni di servizio stradali sono di proprietà delle società petrolifere, ma la responsabilità della misurazione è del gestore della stazione. É cioè  il gestore che, tramite le colonnine, misura la quantità di carburante che viene scambiata contro il prezzo.

In questo caso il gestore è il titolare dello strumento di misura e ne ha la responsabilità. Stessa cosa avviene per le bilance degli alimentari : gli obblighi metrologici ricadono cioè su chi utilizza lo strumento per quantificare i beni, che sono oggetto della transazione.

Nei contratti di fornitura di gas e di energia elettrica, chi misura è un terzo – il “distributore” – e la  questione si complica: il proprietario del contatore, e della rete di distribuzione, è il distributore e chi invece utilizza i dati prodotti dal contatore, per fatturare al cliente finale, è il fornitore.

Stando quindi all’ultimo decreto, dovrebbe essere il venditore ad assumere la titolarità del Contatore, anche se non ne è il proprietario. Ora, se un contatore misura una quantità maggiore di quella ceduta, il venditore incassa l’ingiusto profitto, a prescindere dal fatto che il dato di misura gli venga comunicato dal distributore o dal cliente finale.

A chi si oppone alla sostituzione dei nuovi contatori, viene risposto che i contatori “sono proprietà del distributore” ma non esiste alcuna prova che lo siano.

Misurazioni errate:chi paga?

Una delibera dell’Autorità per l’energia si pronuncia in merito ad alcuni casi di errata misurazione di energia elettrica.

Nessuna delle parti in causa sembra fare correttamente il proprio lavoro:

  1. il distributore di energia elettrica rileva, e trasmette per anni al fornitore dati di consumo errati – la metà del reale consumo – per sua colpa evidente e, quando finalmente se ne accorge, presenta il conto;
  2. il fornitore, che deve fatturare il maggior costo al suo cliente, non sa come giustificarlo e sporge reclamo all’Autorità. Nella prassi, il fornitore prende sempre per buono quanto gli viene comunicato dal distributore: come si vede, un errore madornale perché ne risponde sempre lui al cliente!
  3. l’Autorità fa da paciere, allargandosi però su problematiche di metrologia legale che non le competono come contatori illegali, installati o rilevati male, coefficienti K: temi che hanno conseguenze economiche rilevanti, visti i consumi dei casi in esame.
  4. il Ministero, cui compete la metrologia legale, legge e tace invece di pronunciarsi su coefficienti che andrebbero sicuramente capiti e legalizzati. Com’è possibile che ci siano contatori in funzione dove é necessario moltiplicare il consumo per un coefficiente “K”? Sono o non sono legali?

Da notare la grottesca autodifesa del distributore: “i vostri clienti, furbetti, sapevano benissimo che consumavano più di quello che io misuravo, ma si sono ben guardati dal dirlo”.

clienti, furbetti o meno, che pagano da anni energia elettrica misurata da sistemi illegali, non denunciano la situazione perché gli allegati della delibera vengono secretati dall’Autorità; non potranno quindi che continuare a pagare, anche se a rate.

Sicuri che i casi, come quelli presi in esame, siano solo 113 in tutta Italia?

 

Illegali per decreto

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“I dispositivi ed i sistemi di misura per i quali la normativa in vigore fino al 30 ottobre 2006 non prevede i controlli metrologici legali, qualora già messi in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, potranno continuare ad essere utilizzati anche senza essere sottoposti a detti controlli, purché non rimossi dal luogo di utilizzazione”.

Recita il  decreto di recepimento di una Direttiva europea del 2004 – nota come MID – sugli strumenti di misura, tra i quali i misuratori di energia elettrica.

Per decreto, strumenti di misura mai omologati, e quindi illegali, possono così continuare a conteggiare i nostri consumi, e per miliardi di euro.

Non essendo mai stati omologati, non esistono le procedure di prova e così non possono neppure essere verificati da terzi, in un eventuale contraddittorio.

Paghiamo così energia elettrica, che viene misurata in spregio a qualsiasi regola, da contatori che sono tutti confiscabili in forza del art. 692 C.P.

Dopo quattordici anni le cose non cambiano: in forza di un altro decreto, e senza nessuna logica, i contatori di energia elettrica dinamici (ndr. quelli con la rotellina che gira) potranno funzionare per diciotto anni mentre quelli elettronici della foto per dieci.

 

 

Arera e i sistemi illegali di misura

Per cambiare i contatori di energia elettrica, i distributori invocano una delibera di Arera, ma il consumatore non è obbligato ad accettare la sostituzione perché il sistema di tele-gestione del contatore è illegale.

Il sistema, infatti, prevede l’impiego di un contatore che, proprio perché omologato come strumento autonomo, non può essere gestito da remoto.

E’ illegale infatti modificare da remoto i parametri di misurazione: se, per esempio, il consumatore non paga la bolletta,gli viene ridotta,da remoto, la potenza contrattuale ma non c’è alcuna garanzia che l’operazione possa essere fatta anche se il consumatore non è moroso.

In attesa di chiarimenti, il consumatore può opporsi alla sostituzione e il dato valido della transazione resta, per legge, quello rilevabile sul contatore, non collegato al alcun sistema remoto.

Interpellata da un consumatore, l’Autorità per l’energia, che non ha alcuna competenza in metrologia legale, scrive che “la modalità mediante la quale la quantità di energia elettrica viene misurata non é oggetto dei suoi interventi e che le responsabilità dell’attività di misura, previste dalla normativa vigente, ricade sui distributori”.

In assenza di un pronunciamento del MISE – Ministero dello Sviluppo Economico, unico competente per la Metrologia Legale –  é evidente che il sistema di tele-gestione, così come é stato predisposto dai distributori, non è legale, ai sensi degli articoli 7 e 8 dell’allegato I della direttiva MID: qualsiasi sistema di connessione di un contatore MID con software esterni non é né idoneo né sicuro.

L’omologazione MID del contatore riguarda il solo contatore quale strumento autonomo che perde la legalità quando viene inserito in una struttura di tele-gestione, i cui software possono modificarne i parametri e il risultato della misurazione.

Il documento di consultazione dell’Autorità per l’energia a pag. 50 riporta le osservazioni di un consultato che invocando il punto 10.5 dell’allegato I al decreto 2 febbraio 2007, n. 22, che ha recepito la direttiva europea MID, afferma che l’utilizzo dei dati rilevati a distanza non è riconosciuto dall’attuale legislazione metrologica”. 

L’unico sistema di misurazione legale dei consumi è rappresentato quindi da un contatore elettronico omologato che non interagisca con alcun altro software.

Non risultano, di conseguenza, legalmente valide le quantità di energia elettrica derivate da letture da remoto ai sensi dell’art. 10 del dell’allegato I della MID.

Nonostante abbia ammesso di “non avere poteri istituzionali e di non potere, di conseguenza, dare risposta alle questioni ad essa inerenti”, l’Autorità si é sempre prodigata in interpretazioni, consigli, osservazioni e segnalazioni che, in assenza di un chiaro pronunciamento del Ministero, non hanno alcun valore.

L’Autorità ha deliberato in aperta violazione della legge, per “difetto assoluto di attribuzione” (art. 21-septies l. n. 241/90) il che dovrebbe comportare la nullità delle sue deliberazioni, reclamabile in ogni tempo.

Risultano giuridicamente inesistenti e quindi impugnabili, la delibera 292/06 del 18 dicembre 2006, che dettava “Direttive per l’installazione di misuratori elettronici di energia elettrica predisposti per la telegestione per i punti di prelievo in bassa tensione”,  quella che autorizza  l’installazione dei nuovi smart meters “Realizzati secondo le specifiche funzionali emanate dall’AEEGSI con la Deliberazione 87/2016/R/eel” e la già citata 646/2016/R/EEL

Per quanto precede, l’utente ha il diritto di richiedere al proprio fornitore la dismissione del contatore in uso e la sua sostituzione con un contatore elettronico, omologato MID ma non interconnesso con alcun sistema remoto di tele-gestione, opponendosi, in tutte le sedi, all’adozione di soluzioni che non rispettino la metrologia legale.

Non essendo inoltre legale l’utilizzo dei dati rilevati tramite il sistema di telegestione , l’utente ha il diritto di chiedere al suo fornitore l’annullamento di tutte le bollette emesse a suo carico.

Il MISE sui contatori

Rispondendo a un’interrogazione di Davide Crippa (M5S), il sottosegretario Gentile, ritiene che i dispositivi remoti di rilevazione dati, non avendo “funzioni di misura” non rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva europea MID, recepita dall’Italia proprio per tutelare i consumatori.

Quindi, perché farci sostituire i contatori, buttando via soldi, se non servono a nulla?

Prosegue Gentile: “nel recepire le norme europee il Mise ha tenuto conto della circostanza che l’ambito di applicazione delle norme per essa stabilite è riferito esclusivamente agli strumenti di misura e non si estende ad altri dispositivi eventualmente ad essi collegati, posto che questi ultimi non devono, in ogni caso, influenzare le caratteristiche metrologiche degli strumenti”.

“Posto che non devono in ogni caso influenzare” é esattamente ciò che i consumatori pretendono da un sottosegretario più sobrio e da un ministero che lo deve garantire, senza darlo per scontato o ritenendo che sia compito di altri.

E invece cosa succede?

Se non pagate le bollette, vi riducono la potenza da remoto ma nessuno controlla che non lo facciano anche se le pagate; senza rendere conto a nessuno, intervengono poi sulla variabile tempo per modificare le fasce tariffarie.

Quali sono le altre operazioni effettuabili da remoto senza che nessuno controlli e quindi senza tutela per il consumatore?

I requisiti essenziali della direttiva MID sono talmente chiari da non richiedere alcuna circolare di chiarimento, come il sottosegretario promette.

Occorre solamente definire e codificare la tele-metrica e la tele-gestione.

Dovrebbe essere ormai chiaro che la misurazione può essere fatta solamente in accordo alla direttiva MID, per essere addebitata al consumatore, se no non è una misurazione.

Con la scusa del nuovo contatore, assistiamo invece alla surrettizia imposizione di servizi indebiti e costosi che vanno ad aggiungersi alla bolletta più cara in Europa.

Il contatore diventa inoltre un “grande fratello” che ci entra in casa e trasmette dati sensibili al distributore che, essendo controllato dalla stessa società che vende l’energia, potrebbe essere indotto a passarglieli.

La sostituzione non é un obbligo e può essere rifiutata perché il decreto di recepimento della MID prevede che i contatori possono restare lì dove sono, evitando al consumatore un’ulteriore inutile spesa inutile.

L’Autorità per l’energia non risponde.

L’incombente creativo

“La nuova offerta con tre ore di componente energia gratis ogni giorno. Scegli le tue ore free, cambiale in libertà e monitora con un click i tuoi consumi”

L’incombente creativo è alla disperata caccia di clienti perché, tra sette mesi, venti milioni di utenti dovranno cambiare fornitore.

Dopo avergli sostituito il contatore, ecco come tratta il consumatore gonzo che non capisce nulla ma “gratis” è una parola che lo affascina da sempre, e l’incombente creativo, che con il gonzo gioca in casa, lo sa.

Quattro conti per capire di cosa stiamo parlando: un’utente domestico, con una potenza a disposizione di 3 kW, in un ora può consumare 3kWh, in tre ore 9 kWh.

La “componente energia” di 9 kWh vale circa 50 centesimi e, per 365 gg all’anno, 180 €.

Improbabile però che il gonzo resti a casa per tre ore al giorno, tutti i giorni dell’anno, solo per non pagare la componente energia della luce. Facendo funzionare contemporaneamente lavatrice, lavastoviglie, forno, asciugacapelli, e tenendo accese tutte le luci di casa per informare gli altri gonzi che la luce costa meno.

Senza dimenticare che, se il gonzo sfora, il contatore salta e deve riarmarlo.

I 180 euro teorici annui diventano così 40, o anche meno, ma il gonzo non lo sa.

Ma cercare di ottenere il risparmio,sul sito dell’incombente creativo, non è facile!

Prima di tutto il gonzo deve avere già il contatore di seconda generazione, il c.d. contatore 2G con il quale l’incombente creativo saprà tutto di lui.

Il gonzo infatti deve digitare il numero di POD e se il sistema scopre che il contatore non è un 2G il gioco finisce, ma non prima di aver dato all’incombente creativo un’informazione preziosa: il contatore deve essere ancora sostituito!

Il gonzo vorrebbe sapere “come fanno a saperlo, chi glielo ha detto” ma poi scopre che chi ha installato i nuovi contatori è uno stretto parente dell’incombente creativo e quindi è meglio lasciare perdere.

Con le altre domande del sito, l’incombente creativo fa una bella radiografia del gonzo che non potrà più scappare.

Resta il problema del cambio tariffa in funzione delle ore scelte, una procedura che la legge non prevede, ma cos’è la legge rispetto alla creatività di un incombente?

 

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