La verifica dei contatori

Il D.M. 93/2017  dovrebbe disciplinare i controlli degli strumenti di misura in servizio e la vigilanza sugli strumenti di misura conformi alla normativa nazionale e europea.

Il decreto non tiene conto della struttura del mercato, distribuzione e vendita, né del parco di contatori di energia elettrica attualmente in funzione.

Titolarità degli strumenti di misura

Secondo il decreto, titolare di uno strumento di misura è “la persona fisica o giuridica titolare della proprietà dello strumento di misura o che, ad altro titolo, ha la responsabilità dell’attività di misura”.

Sia per il gas che per l’energia elettrica, chi vende, non misura e incassa un corrispettivo che deve essere misurato da uno strumento legale, anche se non è di sua proprietà.

Logico quindi considerare il fornitore di energia elettrica, o di gas, quale titolare dello strumento: è lui che si avvale dei dati dei contatori – che gli vengono comunicati dal distributore – per quantificare ciò che vende ai propri clienti.

Ma se il contatore é difettoso, e quindi registra quantitativi di energia elettrica o di gas diversi da quelli che dovrebbe, è il venditore a risponderne, penalmente se fattura più del dovuto.

Inoltre la maggior parte dei contatori sono facilmente accessibili a chiunque, e se dovessero essere accertate alterazioni o manomissioni dei sigilli legali, chi sarebbe chiamato a risponderne sarebbe, in questo caso, il distributore in quanto titolare.

Verificazioni periodiche

Art. 4 – comma 2 del decreto: “La verificazione periodica su tutte le tipologie di strumenti di misura utilizzati per una funzione di misurale gale ha lo scopo di accertare se essi riportano i bolli di verificazione prima nazionale, o di quelli CEE/CE, o della marcatura CE e della marcatura metrologica supplementare M e se hanno conservato gli errori massimi tollerati per tale tipologia di controllo”.

Quindi solamente strumenti di misura legali possono essere ammessi alla verificazione periodica e ad eventuali prove in contraddittorio tra le parti.

Tutti i contatori di energia elettrica di tipo elettromeccanico, non essendo mai stati omologati, ed essendo sprovvisti dei sigilli legali, non possono essere ammessi ad alcuna verificazione, periodica o in contraddittorio: del tutto inutile averla fissata in 18 anni.

Stessa sorte per i contatori statici di energia elettrica “di prima generazione” che non sono mai stati omologati, non sono legali e non possono essere verificati.

I primi contatori di energia elettrica omologati risalgono al 2007, anno del recepimento in Italia della direttiva MID.

Il decreto 93 entra in vigore dieci anni dopo, e stabilisce che ne sono necessari 15 per la verifica periodica, cadendo in un palese anacronismo. Perché e su quali basi sono stati stabiliti 15 anni?

Art. 5 – comma 2 – Controlli casuali o a richiesta: “Sono altresì eseguiti controlli in contraddittorio nel caso in cui il titolare di uno strumento o altra parte interessata nella misurazione ne faccia richiesta alla Camera di commercio competente per territorio; i costi dei controlli in contraddittorio, in caso di esito positivo del controllo, sono a carico del soggetto richiedente”.

La disposizione disincentiva fortemente l’esercizio di tali controlli, dovendo il richiedente, cioè il consumatore, anticiparne le spese e lo scoraggia ad azionare il controllo: non è forse più semplice prevedere che le spese restino a carico della parte soccombente?

 

#contatorillegali

Il monopolio con i contatori

 

Stanno sostituendo i primi contatori di energia elettrica con quelli di seconda generazione“.

Un’operazione industriale che metterà  Enel in condizione di controllare il mercato retail, una volta diventato “libero”.

Ci sono voluti  solamente nove anni per cambiare il nome – da Enel Distribuzione a e-distribuzione – ma nella sostanza non è cambiato nulla: e-distribuzione misura e distribuisce quasi tutta l’energia elettrica nazionale.

Enel lanció la prima operazione contatori intelligenti” venti anni fa: l’idea era che tutti i consumatori avrebbero potuto verificare e pagare solo quello che consumavano.

Spariva il “letturista” e chi non pagava la bolletta sarebbe rimasto senza luce.

Obbiettivi condivisibili ma i contatori erano legali ? Funzionavano correttamente ? Chi controllava ? La stessa Enel?  

All’Enel regnava kaiser Franz Tatò, voluto da Romano Prodi, il vero promotore delle false liberalizzazioni, come quella di Enel.

Il decreto Bersani del 1999 prevedeva la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica: a Terna sarebbero andate linee di trasmissione e ad Enel, in cambio della vendita di parte delle sue centrali, la concessione trentennale della distribuzione in tutto il paese, ad esclusione delle grandi città, dove c’erano le società municipalizzate.

Dopo vent’anni, la relazione annuale di Arera fotografa la situazione.

La liberalizzazione non potrà realizzarsi prima del 2030 perché, se Enel ha il monopolio della distribuzione, misura tutta l’energia elettrica nazionale, la produce e pure la vende, non può perdere la posizione, visti anche i dividendi che gira al suo azionista, il Ministero dell’Economia e della Finanza.

Solo gli addetti ai lavori conoscono le condizioni della concessione, che porta nelle casse della capogruppo la bellezza di otto miliardi di euro all’anno.

Nel 2001, Enel era talmente potente che decise di non omologare i contatori, anche se la legge lo imponeva.

Il motto era: se vuoi la luce, cambia il contatore!

Non essendo uno strumento di misura omologato, non poteva essere neppure chiamato contatore e così Enel optó per “elettrodomestico“, marcandolo con un simbolo CE fasullo.

All’installazione, l’utente riceveva il manuale del nuovo “elettrodomestico”.

istruzioni

Il nuovo elettrodomestico sarebbe rimasto un prototipo per anni: trasmettere i dati di consumo sugli stessi cavi elettrici di potenza era un’impresa!

Ma per lo sviluppo dell’elettrodomestico c’erano trenta milioni di consumatori italiani, pronti a pagare l’energia elettrica, misurata tutta dalla stessa società che ancora la produceva. 

I contatori erano prodotti in Cina, e nessun ente terzo li avrebbe mai verificati, e, ancora oggi, nessun ente terzo li può provare in contraddittorio perché, non essendo omologati, mancano le procedure legali di prova.

Ma siccome “tutto era gratis e avremmo finalmente pagato solo quello che consumavamo, magari utilizzando la lavatrice di notte perché costava meno” nessuno ebbe il coraggio di fiatare.

Verificando le bollette si scoprì, dopo, che non era così: pagavamo, e ancora oggi paghiamo il contatore e continuammo a pagare i consumi stimati, perché la maggior parte dei dati si perdevano durante la trasmissione, a conferma che qualcosa non funzionava., e non avrebbe mai funzionato.

Il progetto veniva sviluppato in itinere e il numero delle versioni è ignoto, proprio perché lo strumento non era omologato e quindi illegale.

Mentre Enel installava decine di milioni di contatori illegali, il Parlamento Europeo discuteva una direttiva che avrebbe stabilito i criteri di fabbricazione, omologazione e commercializzazione in Europa, proprio del contatore di energia elettrica.

La direttiva, nota come MID, venne emanata nel 2004, entró in vigore nel 2006, quando ormai Enel aveva ultimato l’installazione degli ultimi “elettrodomestici” ma venne recepita dall’Italia solo nel marzo del 2007.

Siccome gli “elettrodomestici” illegali erano ormai più di venti milioni, bisognava sistemare le cose, oltre a farseli pagare!

Venne in soccorso l’Autorità per l’energia – oggi Arera – con la delibera 292/06, secondo la quale, al dicembre 2006,  “i misuratori attualmente installati presso i punti di prelievo …sono di tipo elettromeccanico e i misuratori orari installati alla data del presente provvedimento presso alcuni punti di prelievo debbano essere preservati”.

Un falso clamoroso: gli “alcuni punti di prelievo” erano venti milioni, erano tutti contatori elettronici e non elettromeccanici, appunto gli” elettrodomestici”.

Con la voce “oneri di recupero continuità” la delibera scaricava il costo dei contatori in bolletta, con tanti saluti al “non vi costerà niente, é tutto gratuito”.

Ma c’era un altro intoppo, ben più grave: il Testo Unico delle leggi metriche, che imponeva, e ancora oggi impone, strumenti di misura legali.

Il contatore di Enel era un progetto nuovo e l’omologazione in itinere non sarebbe mai stata ottenuta.

L’Autorità per l’energia non poteva più farci nulla, perché la metrologia legale non rientra nelle sue competenze, e allora ci pensó di nuovo Prodi, con uno dei suoi magici provvedimenti “ad aziendam”.

Nel marzo 2007, quando la direttiva MID viene finalmente recepita anche in Italia, un articolo del decreto di recepimento rende legale quello che legale non é, e non potrà mai essere: più di venti milioni di contatori illegali potranno continuare a funzionare “fino a quando verranno rimossi”.

Un capolavoro!

Il decreto di recepimento, di dubbia costituzionalità, sarebbe stato anche impugnabile per eccesso di delega: una direttiva europea non va recepita per lavare i panni sporchi in casa.

Appena il decreto viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, l’Antitrust, con un tempismo unico, denuncia la posizione dominante di Enel, ma ormai è tardi.

Solo su intervento dell’Ufficio Metrico di Milano, sono centinaia i contatori illegali sequestrati.

Adesso i vecchi “elettrodomestici” saranno sostituiti da quelli di seconda generazione e spariranno le prove di misurazioni illegali, effettuate da “elettrodomestici” illegali, installati non si sa quando ma che ora, secondo Enel, avrebbero concluso il loro ciclo di vita.

Eppure, per decreto, i contatori illegali potrebbero operare all’infinito visto che possono restare lì dove sono e cioè “fino a quando non verranno rimossi”. 

E chi decide che debbano essere rimossi ? In base a quale criterio?

La metrologia legale compete al MISE che, a governi alterni, manifesta i suoi dubbi.

L’Autorità per l’energia, invocata dai distributori in occasione delle attuali sostituzione con il nuovo Open Meter, non ha alcuna competenza sul sistema di tele-gestione del contatore, un sistema illegale, perché un contatore omologato MID non può essere gestito da remoto.

Durante i due governi Conte, la questione era stata sollevata in Parlamento senza risultati e anche l’Antitrust aveva avviato delle procedure.

La storia quindi si ripete e il risultato non cambia: prima era il contatore ad essere illegale e adesso, che il contatore è legale, lo si gestisce illegalmente da remoto!

La resa dei conti

L’annunciato aumento – decine di punti percentuali – del costo delle bollette, era facilmente prevedibile.

Aumentando per anni la voce “oneri di sistema” della bolletta, che con l’energia c’entrano poco, al primo e consistente aumento della voce “materia prima energia” arriva il botto.

Il governo aveva tentato di calmierare l’aumento dello scorso trimestre sperando che la bufera passasse e invece eccoci nella tempesta perfetta, e in piena emergenza per le industrie, che erano appena uscite dagli effetti della pandemia, e per i consumatori alle prese con bollette che non riusciranno a pagare e un inverno che potrebbe essere povero di gas.

Forse tutti si chiederanno, finalmente, quanto consumano e non solamente quanto pagano,ma sarà troppo tardi!

Il consumatore domestico si ricorderà, forse, che ci sono due contatori, quello dell’energia elettrica e quello del gas che, da qualche parte, in casa o fuori, conteggiano kWh e m3 per migliaia di euro all’anno.

Una volta individuati, il consumatore si chiederà, forse, come risparmiare sul consumo, visto che i prezzi non dipendono da lui.

E siccome la bolletta è il prodotto di una quantità per un prezzo, potrà raffrontare, sulla bolletta, i prezzi unitari del kWh e del m3 di gas pre-pandemia con gli attuali.

Scoprirà cosi che il prezzo del gas all’ingrosso è aumentato di quattro volte, passando da 15 €/MWh a 60, l’energia elettrica da 50€/MWh sta puntando ai 200. Con la novità della CO2, che da 15€/Ton è passata a 60; la paghiamo con la bolletta perché i produttori di energia elettrica che utilizzano fonti fossili ce la ribaltano in tariffa.

La materia prima della bolletta, sia essa gas o energia elettrica, pesava per un terzo del suo valore totale e ha un effetto moltiplicatore sugli oneri di sistema, sulle accise e sull’IVA.

Quindi il consumatore pagherà allo stato una tassa non indifferente.

I consumatori più curiosi potranno anche chiedersi se i contatori funzionino correttamente o se magari qualcuno ci marcia anche con quelli.

Solo i più curiosi capiranno che i contatori di energia elettrica vengono gestiti illegalmente da remoto perché da remoto, è possibile modificarne i valori di consumo e di potenza a disposizione dei clienti.

Potranno inoltre verificare che circa un terzo dei nuovi contatori del gas non funziona correttamente come era stato invece promesso, quando il loro costo era stato scaricato nelle bollette.

Attenti al gas

Dieci decessi all’anno per fughe di gas sono considerati “fisiologici”, ma quante sono quelle che non ne provocano?

Il pericolo è sottovalutato, specialmente nelle abitazioni più datate, dove il fornitore magari è lo stesso da anni.

I nuovi contratti prevedono infatti la chiusura temporanea del contatore, che viene riaperto solo se l’impianto a valle è sicuro.

Nel dubbio, é meglio verificare la tubazione a valle del contatore, della risponde l’utente.

I contratti che firmiamo prevedono chiare responsabilità: il fornitore ci vende il gas, il distributore ce lo porta e lo misura, ma dal contatore in poi sono tutti problemi nostri.

A meno delle emergenze, l’utente non ha mai rapporti diretti con il distributore, pochi utenti sanno chi sia.

Per la cronaca, sono i distributori che ci stanno sostituendo i contatori.

In passato, distribuzione e vendita facevano capo alla stessa società, che aveva tutto l’interesse a garantire ai clienti la sicurezza dell’impianto; con la liberalizzazione del mercato, e la separazione tra fornitura e distribuzione, il “post-contatore” è ora di responsabilità dell’utente.

Se, per esempio, il contatore è installato in un’area comune condominiale, l’utente risponde del tratto di tubazione a valle del contatore.

Gli amministratori dovrebbero informare i condòmini e provvedere alle verifiche.

I fornitori avvisano gli utenti che però non leggono oppure sottovalutano il problema.

Anche il nuovo contatore, che ci stanno sostituendo, presenta delle criticità essendo dotato di una valvola interna che può essere azionata da remoto.

ARERA – l’autorità per l’energia e il gas – ha ammesso l’uso della valvola ai soli  fini “gestionali”.

La valvola però non é normata ai fini della sicurezza e perché nessuno abbia sollevato il problema è un mistero.

Se il contatore è installato all’interno dell’abitazione, la sostituzione andrebbe rifiutata.

Come si cambia

“Fermiamo immediatamente i nuovi contatori dell’Enel” scriveva così Davide Crippa Del M5S nel 2017, mentre Enel sostituiva i primi contatori dei 40 milioni previsti.

L’intervento dell’attuale capogruppo alla Camera del M5S, non era il primo sull’argomento.

Insieme ad altri, nel 2013, aveva firmato un’interrogazione parlamentare, alla quale l’allora vice-ministro in carica rispondeva in modo evasivo e nascondendo la verità.

Non soddisfatto, Crippa continuava la battaglia sul suo blog personale, chiedendosi: “chi controlla i contatori dell’Enel”.

Forse, anche per questa sua frenetica attività in campo energetico, il primo Conte lo nomina sottosegretario al MISE, con delega proprio per l’energia.

Crippa sarebbe stato quindi nella posizione giusta per rispondere alle sue stesse domande e approfondire l’argomento.

Invece, con la nuova carica, le curiosità del Crippa scemano, e quando l’anno successivo Roberto Traversi lo interpella, Crippa risponde come gli era stato risposto sei anni prima e la “soap opera” dei contatori, come l’aveva definita la prima volta, diventa solo un brutto sogno.

La sostituzione dei contatori con sistemi di misura illegali prosegue, e se qualcuno si oppone, Enel chiama i Carabinieri.

Dobbiamo poi a Crippa l’estensione di due anni del mercato tutelato, perché i consumatori sono ignoranti e non in grado di scegliere.

Contatori e calamite

Che un magnete possa influenzare il funzionamento di un contatore vale solamente per i contatori elettrodinamici.

Sono quelli con la rotellina che gira da più di mezzo secolo, autentici pezzi da museo che comunque sono ancora utilizzati come strumenti di misura. Una forte campo magnetico può rallentarne la rotazione e quindi far segnare meno il contatore.

Ma che un magnete possa influenzare il funzionamento dei nuovi contatori elettronici, installati dai primi anni 2000, è ormai una leggenda metropolitana.

Così, quando vicino ad contatore elettronico, il distributore rinviene un magnete, lo rimuove e, senza alcun titolo, stabilisce che è un “corpo di reato”; denuncia il consumatore per truffa, e procede ad un approssimativo e unilaterale ricalcolo del consumo.

Due casi sono passati in giudicato stabilendo che il magnete non influenza il funzionamento del contatore

Il primo procedimento penale si conclude a favore del consumatore ma il giudice non rileva il fatto che un laboratorio autorizzato, scelto proprio dal distributore,  non possa neppure provare il contatore. Tolto dalla rete, infatti, il contatore si spegne e non può essere provato. Il contatore può funzionare solamente se resta collegato alla rete che lo gestisce da remoto, cosa che invece la legge espressamente vieta.

In sostanza, il distributore, che è proprietario del contatore, non permette di verificarlo in contradditorio, ledendo i diritti del consumatore.

Il procedimento penale si estingue perché “il fatto non sussiste” ma l’utente dovrà recuperare, in sede civile, 17.000 € che ha già pagato.

Un secondo caso ha richiesto quattro anni per giungere al sentenza: non c’è stata alcuna truffa.

Sorprendente il fatto che  il distributore si sia rifiutato di mettere a disposizione del giudice il contatore e il magnete per ulteriori prove meteorologiche.

Le conseguenze delle sentenze sono:

  • un contatore, se omologato “stand alone”– cioè senza alcun sistema che lo gestisce da remoto – deve poter essere provato in contradditorio “stand alone”;
  • se il contatore è stato progettato, e omologato per essere immune a campi magnetici, un magnete non può modificarne le caratteristiche metrologiche.

Il video del prof. Ferrero del Politecnico di Milano chiarisce ulteriormente la faccenda.

Illegali e li paghiamo pure

La sostituzione dei contatori di energia elettrica procede in spregio ai diritti dei consumatori.

Se ci si oppone, chiamano i carabinieri oppure s’inventano difetti del contatore da sostituire.

Nessuna raccomandata, nessuna comunicazione del fornitore, che resta l’unica nostra controparte contrattuale.

Ora è sufficiente un avviso del distributore, che nemmeno conosciamo, lasciato in portineria, con la data dell’intervento, che durerà pochi minuti, e senza la presenza dell’utente.

Con un criptico messaggio :”non c’è nulla da pagare”!

Così i kWh del vecchio contatore, magari difettoso o illeggibile, vengono travasati in quello nuovo: un’operazione illegale!

I nuovi contatori riportano il logo Enel, a conferma di in operazione squisitamente industriale da miliardi di euro messa a carico dei consumatori.

I nuovi contatori verranno a far parte di un sistema che potrà gestirli da remoto, sistema che la legge non prevede.

Rispondendo alle numerose interrogazioni parlamentari, il MISE tace sul fatto che, con il nuovo sistema, il distributore potrà, da remoto, modificare i parametri del contatore, come la potenza a disposizione dell’utente e il tempo, che concorrono alla formazione del dato di consumo.

Inoltre, per come è stato omologato in Europa, “se al contatore è collegato un software, che svolge altre funzioni oltre alla misurazione, il software che risulti critico ai fini delle caratteristiche metrologiche dev’essere identificabile e non può essere influenzato in modo inammissibile dal software collegato”.

E quindi poter modificare da remoto i dati che formano il consumo è inammissibile!

Un esempio:all’utente moroso viene ridotta la potenza a disposizione ma non c’è alcuna garanzia che l’operazione venga fatta anche al contatore dell’utente che la bolletta la paga.

In questa torbida iniziativa c’è quindi un baco e il contatore, per come potrebbe essere utilizzato, rafforzerebbe il monopolio della società che distribuisce l’energia elettrica in Italia, monopolio sul quale l’antitrust non interviene.

La cronica latitanza del MISE ha coinvolto Arera su temi che non le competono : non competeva ad Arera definire le specifiche dei contatori e quindi giustificarsi con “lo ha detto il regolatore” su questo tema è fuorviante!

In attesa del MISE, cui unicamente compete la metrologia legale, chi si farà sostituire il contatore non sarà più certo del suo consumo e di quanto andrà a pagare.

Per completare il quadro, il comunicato di Arera conferma che il contatore non è gratis!

Sembra di tornare al 2007, quando Enel doveva “legalizzare” e addebitare agli utenti, le decine di milioni di contatori illegali che aveva installato dal 2002 utilizzando, anche allora, l’esca del “tutto gratis”.

Nel 2007, il decreto di recepimento di una direttiva europea fece il miracolo di rendere legali tutti i contatori che non lo erano, e che senz’altro non lo potevano diventare per decreto. 

Un decreto “salvifico” in odore di incostituzionalità. Pochi mesi prima del decreto, una delibera dell’autorità, che scriveva pacificamente il falso, stabiliva come scaricare il costo dei contatori in bolletta.

Adesso è il turno di Unareti che, a Milano, installerá i contatori dell’Enel, è non lo farà gratis.

Prepariamoci quindi a pagare con le bollette, per anni, un contatore del quale non sappiamo nulla e anche un operatore che da remoto, battendo sui tasti di un computer, potrà decidere quanto consumiamo oltre a violare la nostra privacy, visto che il nuovo contatore conoscerà le nostre abitudini.

Di chi sono i contatori?

Sono necessari quasi 1.000 € per ottenere luce e gas la prima volta.

Per un nuovo allacciamento alla rete elettrica milanese, Unareti pretende 500€ e installa un contatore, che verrà pagato per anni, con la bolletta.

La domanda è: l’utente diventa proprietario del contatore?

Il D.M. n° 75 del 2012 definiva “titolare” del contatore: “la persona fisica, o giuridica, titolare della proprietà dello strumento o che, ad altro titolo, ne ha la disponibilità”.

Il decreto cancellava così la storica figura dell’Utente Metrico che era sempre stato “colui il quale, per l’esercizio di un’attività di compravendita, ai fini della quantificazione della cosa da scambiarsi contro il prezzo, si avvale di uno strumento di misura”. 

Il termine “disponibilità” era ambiguo: la proprietà è un diritto assoluto mentre il possesso é relativo; con quel decreto, tutti potremmo diventare così possessori del contatore, che è installato nelle nostre case da decenni, e che abbiamo pagato chissà quante volte con le bollette.

Ma, come utenti, dovremmo noi garantire che il contatore misuri correttamente, nonostante il distributore ci addebiti il servizio di misurazione.

Tutti i vecchi contratti prevedono inoltre che sia l’utente a rispondere di eventuali manomissioni o di misurazioni non corrette.

Come segnala un lettore, il problema nasce alla sostituzione del contatore, che viene magari effettuata in assenza dell’utente.

Se era responsabile del contatore precedente, non riconosce quello nuovo che gli vorrebbero installare.

Il decreto 21 aprile 2017 n° 93 cancella tutto e definisce titolare dello strumento “la persona fisica o giuridica titolare della proprietà dello strumento di misura o che, ad altro titolo, ha la responsabilità dell’attività di misura”.

Con il problema che i vecchi contratti restano validi.

L’esempio dei carburanti aiuta a capire il problema: la quasi totalità delle stazioni di servizio stradali sono di proprietà delle società petrolifere, ma la responsabilità della misurazione è del gestore della stazione. É cioè  il gestore che, tramite le colonnine, misura la quantità di carburante che viene scambiata contro il prezzo.

In questo caso il gestore è il titolare dello strumento di misura e ne ha la responsabilità. Stessa cosa avviene per le bilance degli alimentari : gli obblighi metrologici ricadono cioè su chi utilizza lo strumento per quantificare i beni, che sono oggetto della transazione.

Nei contratti di fornitura, di gas e di energia elettrica, chi misura è un terzo,il “distributore”, e la  questione si complica: il proprietario del contatore, e della rete di distribuzione, è il distributore e chi invece utilizza i dati prodotti dallo strumento, per fatturare energia elettrica o gas al cliente finale, è il fornitore.

Stando quindi all’ultimo decreto, dovrebbe essere il venditore ad assumere la titolarità del Contatore, anche se non ne è il proprietario. Ora, se un contatore misura una quantità maggiore di quella ceduta, il venditore incassa l’ingiusto profitto, a prescindere dal fatto che il dato di misura gli venga comunicato dal distributore o dal cliente finale.

A chi si oppone alla sostituzione dei nuovi contatori, viene risposto che i contatori “sono proprietà del distributore” ma non esiste alcuna prova che lo siano.

I nuovi contatori del gas

In Europa, i contatori del gas sono sempre stati sostituiti dopo un certo numero di anni di funzionamento, in base alla precisione di misurazione, rilevata a campione.

In Italia, anche se firmato dal ministro, non venne mai pubblicato in G.U. il decreto attuativo di una legge del 1991, senza il quale i contatori del gas possono, in teoria, funzionare in eterno.

Nel 2008, durante l’inchiesta della Procura di Milano sul gas, l’Autorità per l’energia segnalò, a Governo e Parlamento, gravi problemi di metrologia legale e, senza aver ottenuto risposte, impose i contatori elettronici “per far pagare ai consumatori unicamente il gas che avrebbero consumato”.

Incurante del fatto che la metrologia legale non fosse di propria competenza – i sistemi di misurazione del gas non sono mai stati legalizzati e lo standard metro cubo non è un’unità di misura legale — l’Autorità impose un programma di adeguamento dei sistemi di misura esistenti collegandoli ad un nuovo accessorio elettronico. Ma alcuni contatori erano talmente malridotti e obsoleti che il dato di consumo non era per niente affidabile, e inaffidabile sarebbe stato trasmesso.

Tutti i sistemi di misura del gas ne sarebbero stati interessati: prima gli allacciamenti industriali e commerciali e poi le utenze domestiche.

Se, per i consumi industriali e commerciali, l’intervento poteva anche essere giustificato, tenuto conto del volume del gas in gioco, la sostituzione di decine di milioni di contatori domestici sembrò subito una forzatura, giustificata solamente dal fatto che sarebbero stati pagati dai consumatori.

Le società di distribuzione del gas, invece, avrebbero lucrato sui contatori e risparmiato sui letturisti.

Oggi ci stanno sostituendo i contatori domestici e s’incominciano ad apprezzare i risultati di una pura operazione industriale, messa in atto dai distributori ai danni dei consumatori, con la “benedizione” di Arera.

Paghiamo il gas più caro in Europa e il nuovo contatore ci costerà decine di euro in più all’anno, per i prossimi quindici.

Ai distributori costa solo 50/60€, possono ammortizzarlo al 130% e ottenere un premio se mantengono il programma di installazione, opportunamente concordato con Arera.

Ammortizzare un contatore in meno di un anno, e farselo pagare ogni anno per i successivi quindici, è già un ottimo affare, meglio però spremere i fabbricanti, comparsi da ogni paese europeo e disposti a tutto pur di vendere, con le tipiche gare al ribasso.

Così, qualità e funzionalità di milioni di contatori, sono pessime: molti presentano devastanti difetti di misurazione – definite, da chi li gestisce, “anomalie metrologiche” – e i due terzi dei dati di consumo tele-trasmessi vanno persi, con il risultato che le bollette ci fatturano i consumi stimati.

Cioè, in sostanza, è tutto come prima con l’aggravante che il consumatore paga un contatore complicato e che non gli serve, oltre ad un servizio di misurazione inesistente, a unico vantaggio dei distributori che rimandano qualsiasi intervento sulle reti di distribuzione a beneficio delle sostituzioni.

In questa situazione, il consiglio é di rifiutarne la sostituzione, anche perché i contatori sono potenzialmente pericolosi: c’è una valvola interna che può essere aperta o chiusa da remoto, che non va bene, e le batterie al litio potrebbero incendiarli.

Alla proposta di sostituzione, sarà sufficiente richiamare la recente delibera di Arera che dichiara che il progetto è ancora in alto mare.

Gli utenti, ai quali fosse già stato sostituito, dovranno continuare a comunicare l’autolettura per evitare sorprese.

Leggere un contatore

La legge – allegato I al Dlgs 22/07 del 2 febbraio 2007 – all’art.10.5  prevede che:

  • A prescindere dal fatto che sia possibile o meno leggere a distanza uno strumento di misura destinato alla misurazione di servizi forniti da imprese di pubblica utilità, esso deve comunque essere dotato di un visualizzatore metrologicamente controllato facilmente accessibile al consumatore senza alcun ausilio. La lettura di tale visualizzatore è il risultato della misurazione che costituisce la base su cui è calcolato il prezzo da corrispondere.

Il contatore dovrebbe quindi essere uno strumento utile per sapere quanto consumiamo, aiutarci a consumare di meno e a verificare che quanto ci addebitano sia corretto.

Il video mostra invece che l’operazione é tutt’altro che semplice e che i requisiti della legge sono pacificamente disattesi.

Il MISE sui contatori

Rispondendo a un’interrogazione di Davide Crippa (M5S), il sottosegretario Gentile, ritiene che i dispositivi remoti di rilevazione dati, non avendo “funzioni di misura” non rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva europea MID, recepita dall’Italia proprio per tutelare i consumatori.

Quindi, perché farci sostituire i contatori, buttando via soldi, se non servono a nulla?

Prosegue Gentile: “nel recepire le norme europee il Mise ha tenuto conto della circostanza che l’ambito di applicazione delle norme per essa stabilite è riferito esclusivamente agli strumenti di misura e non si estende ad altri dispositivi eventualmente ad essi collegati, posto che questi ultimi non devono, in ogni caso, influenzare le caratteristiche metrologiche degli strumenti”.

“Posto che non devono in ogni caso influenzare” é esattamente ciò che i consumatori pretendono da un sottosegretario più sobrio e da un ministero che lo deve garantire, senza darlo per scontato o ritenendo che sia compito di altri.

E invece cosa succede?

Se non pagate le bollette, vi riducono la potenza da remoto ma nessuno controlla che non lo facciano anche se le pagate; senza rendere conto a nessuno, intervengono poi sulla variabile tempo per modificare le fasce tariffarie.

Quali sono le altre operazioni effettuabili da remoto senza che nessuno controlli e quindi senza tutela per il consumatore?

I requisiti essenziali della direttiva MID sono talmente chiari da non richiedere alcuna circolare di chiarimento, come il sottosegretario promette.

Occorre solamente definire e codificare la tele-metrica e la tele-gestione.

Dovrebbe essere ormai chiaro che la misurazione può essere fatta solamente in accordo alla direttiva MID, per essere addebitata al consumatore, se no non è una misurazione.

Con la scusa del nuovo contatore, assistiamo invece alla surrettizia imposizione di servizi indebiti e costosi che vanno ad aggiungersi alla bolletta più cara in Europa.

Il contatore diventa inoltre un “grande fratello” che ci entra in casa e trasmette dati sensibili al distributore che, essendo controllato dalla stessa società che vende l’energia, potrebbe essere indotto a passarglieli.

La sostituzione non é un obbligo e può essere rifiutata perché il decreto di recepimento della MID prevede che i contatori possono restare lì dove sono, evitando al consumatore un’ulteriore inutile spesa inutile.

L’Autorità per l’energia non risponde.

Il ricalcolo dei consumi

Un lettore segnala questo caso di ricalcolo dei consumi tutt’altro che chiaro, che può essere spiegato solo ricorrendo al salumiere:

“Signora, in merito al prosciutto che le vendo ogni giorno dal 2011, volevo dirle che credevo che la bilancia funzionasse bene e invece mi dicono solo ora quelli che la leggono da sei anni, che non è così. Per sei anni ho creduto di venderle ogni giorno un etto di prosciutto ma mi accorgo solo ora che pesava un etto e dieci grammi e quindi ora, dopo sei anni, mi deve pagare i dieci grammi in più per ogni suo acquisto degli ultimi sei anni. Se vuole, può pagarmi a rate”

La bolletta certifica come reale la lettura del 2011 e da qui parte il ricalcolo.

Questo è solo un esempio del sistema perverso utilizzato per la misurazione dell’energia elettrica che, come si nota dalle letture successive indicate nella bolletta, continua a basarsi su consumi stimati, nonostante l’utente paghi il corrispettivo della gestione del contatore che, associato al trasporto, vale in questo caso 355€.

Perché tutta questa attività di recupero credito proprio adesso? Perché, con il  mercato libero alle porte, bisogna mettere a posto i numeri e chissenefrega se non ho letto i contatori per sei anni anche se venivo pagato per farlo.

I casi di ricalcolo sono numerosi.

D’altro canto la stessa TERNA conguaglia, a suo piacimento, gli sbilanciamenti tenendo in scacco le società di trading.

#contatorillegali

La Cassazione sui consumi anomali

L’ordinanza della Corte di Cassazione – Cass. civ. Sez. III, Ord., (ud. 15-03-2018) 19-07-2018, n. 19154 – tratta un caso di  consumo anomalo di acqua.

La Corte stabilisce che, in caso di contestazione, è il gestore del servizio a dover fornire in primo luogo la prova del corretto funzionamento del contatore e l’utente può quindi limitarsi, in prima battuta e ove lamenti un non corretto computo dei propri consumi, a denunciarne il cattivo funzionamento.

Spetta quindi al gestore dimostrare il corretto funzionamento del sistema di misurazione, attività che non può essere illegittimamente addossata all’utente.

In tema di contratti di somministrazione, la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità, sicchè, in caso di contestazione, grava sul gestore l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante, mentre l’utente deve dimostrare che l’eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo.

Le conclusioni della Corte, se applicate ai contratti di fornitura di energia elettrica, dove il gestore  non fosse  in grado di dimostrare lo stato di legalità, dei contatori o dei sistemi di misurazione, potrebbero riaffermare i diritti dei consumatori.

 

 

Il distributore onnipotente

Il distributore misura l’energia elettrica che consumiamo ma nessuno controlla come lo fa!

Nell’attesa delle letture dei distributori, i fornitori fatturano consumi stimati, magari anche per anni.

I consumi stimati sono sempre maggiori di quelli reali, quindi tutti ne traggono vantaggio come lo Stato che incassa più accise, imposte e IVA.

Tutti meno il consumatore, al quale era stato promesso che, con i nuovi contatori elettronici, avrebbe pagato solo il consumato.

Le prevaricazioni sugli utenti, da parte dei distributori che operano in condizione di monopolio, sono frequenti.

In un primo caso un distributore, invia una lettera, a fornitore e utente, ammettendo di aver sbagliato a installare il contatore e, secondo il suo inappellabile giudizio, l’utente consumava di più di quanto gli veniva rilevato e addebitato.

Per giustificarsi, il distributore tira in ballo coefficienti che la metrologia legale non prevede. L’utente in questo caso non ci sta e chiama tutti a giudizio.

Il secondo caso riguarda un utente domestico che riceve questa bolletta:

errore lettura

Tra letture errate e letture stimate, e un contatore che avrebbe dovuto essere letto da remoto, l’utente paga molto più del dovuto.

La sostituzione coatta

Ci stanno sostituendo i contatori del gas con quelli di tipo elettronico.

Nel caso di un condominio di Milano  il distributore locale – UNARETI –  fa esporre in portineria l’avviso che entro quattro giorni verrà sostituito il contatore a tredici utenti, elencandoli.

Saranno solo clienti A2A? Probabile: gli utenti dell’edificio sono più di venti, UNARETI é di A2A e l’umbundling in Italia funziona così.

Nell’avviso viene espressamente richiesta la presenza dell’utente.

Il giorno successivo, il fornitore di UNARETI, incaricato dell’appalto, telefona all’amministrazione dello stabile confermando la data degli interventi, dichiarando “che non é necessaria la presenza dell’inquilino perché, se non c’è, vuol dire che non usa il gas” e quindi chiede il permesso di poter effettuare le sostituzioni.

L’amministratore rifiuta, non avendo alcun titolo in merito ai contratti tra gli inquilini e i loro fornitori e non potendo,ovviamente, impegnare gli assenti.

Inutili le rimostranze di chi vuole intervenire, il richiamo alle delibere dell’Autorità per l’energia e alla “prassi” seguita altrove.

Questo é il risultato di una regolazione raffazzonata che non difende i consumatori ma solo il sistema che li spreme.

Il consumatore dovrebbe presenziare alla sostituzione, non fosse altro che per verbalizzare la lettura del contatore “vecchio” e per evidenti ragioni di sicurezza.

Per i contatori di energia elettrica è ancora peggio e le associazioni dei consumatori dormono.