Inarrivabili a Bruxelles

La Commissione europea ha deferito la Spagna alla Corte di giustizia dell’UE per non aver garantito il rispetto delle prescrizioni relative alla misurazione individuale nei condomini e negli edifici polifunzionali, stabilite dalla direttiva sull’efficienza energetica(direttiva 2012/27/UE).

La direttiva prevede l’installazione di misuratori individuali per il riscaldamento, il raffreddamento e l’acqua calda per uso domestico in tutti i condomìni e gli edifici polifunzionali in cui tali servizi sono forniti agli occupanti da un impianto centralizzato.

La prescrizione si applica, se tecnicamente possibile ed efficiente in termini di costi, a tutti gli edifici esistenti mentre le misure nazionali di recepimento adottate dalla Spagna la impongono solo per gli edifici costruiti dopo il 2007.

Negli edifici in cui i misuratori di energia termica non rappresentano una soluzione tecnicamente possibile, o efficiente in termini di costo per il riscaldamento d’ambiente, su ciascun radiatore  vengono installati, i c.d. ripartitori che non sono strumenti di misura omologati dalla Direttiva MID e non sono quindi strumenti legali.

Quindi le due direttive contrastano, ma a Bruxelles stanno pensando all’elezioni.

 

 

 

 

Il consumatore utile idiota

Risparmiare si potrebbe anche, basterebbe sapere quanto consumiamo, ma non sembra interessare a nessuno: tutti sanno quanto pagano ma pochi quanto consumano.

Non leggiamo i contatori e le bollette addebitano consumi stimati: secondo Arera, responsabile di questo scandalo,  35 milioni di utenti del gas e 10 milioni di utenti di energia elettrica ricevono bollette basate su consumi stimati.

I consumi stimati sono sempre maggiori di quelli reali e quindi sono miliardi gli euro versati in anticipo.

Allo stato vanno così più accise e tasse mentre le società del settore presentano ottimi bilanci. In tanti vivono sulle nostre bollette e il consumatore é diventato solo merce di scambio nelle operazioni di M&A.

Molti utenti non sanno neppure quale sia il proprio contatore; tutti si fidano di contatori vetusti, imprecisi o illegali, e appoggiano le bollette in banca senza fiatare.

Quando arriva la bolletta di conguaglio le cifre sono tali che la rateizzazione viene proposta in automatico e senza chiedere neppure scusa.

Adesso si sono inventati il tentativo di conciliazione, senza il quale non é possibile contestare. Un altro “fuori gioco” dell’Autorità, perché questo non é regolazione del mercato ma di contenziosi. Ci vogliono mesi per riuscire a far valere i propri diritti.

Ma se a milioni di consumatori non interessa neppure quanto consumano è del tutto inutile rifilare loro contatori sempre più sofisticati e a loro carico.

A chi servono in realtà i nuovi contatori?

Raccontano balle dicendo che serve a noi, raccontano balle dicendo che é gratis e quando non sanno più cosa dire  ecco che “lo chiede l’Europa”.

Una serie di balle solo per piazzarci questi aggeggi che funzioneranno illegalmente, per poterci entrare in casa e stabilire da remoto il nostro consumo perché, appunto, sanno che nessuno controlla.

La ripartizione delle spese di riscaldamento

All’assemblea condominiale vi diranno che, se non installerete valvole termostatiche e ripartitori di calore, dovrete pagare delle penali ma é una balla.

Meglio capire il problema, prima di decidere di spendere soldi inutilmente.

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I ripartitori avrebbero il compito di conteggiare, per poi farvi addebitare, il consumo di energia termica del locale dove sono installati.

La materia è talmente confusa che la stessa legge ammette che per i primi due anni di funzionamento, le spese possano essere ancora ripartite in base ai millesimi di proprietà, magari dopo aver speso più di 150€ per termosifone.

Ci sono condomìni che hanno installato questi sistemi senza aver sostituito la vecchia caldaia, il che la dice lunga sulla sul pressappochismo con il quale si é legiferato.

Se comunque deciderete di installare i ripartitori, la quota di spesa individuale a consumo dovrà essere deliberata dall’assemblea, previa predisposizione di una nuova tabella che corregga i millesimi di proprietà con lo stato di fatto delle unità immobiliari; e ovviamente tutti i condòmini devono essere d’accordo.

Dovrà essere una tabella “dinamica”, cioè aggiornata ad ogni variazione come, per esempio, la sostituzione di un solo radiatore o di un serramento.

E’ qui scoppierà il caos!

Gli amministratori, opportunamente “sollecitati” dai fornitori, sottovalutano il problema: selezionano l’impresa per la riqualificazione della centrale termica e fanno deliberare il criterio di ripartizione delle spese, dando per scontato che tutto funzioni.

Ma non é così perché, a consuntivo, le tabelle penalizzeranno o favoriranno ingiustamente i condòmini.

Importante é il contratto tra condomìnio e la società che installa e gestirà i ripartitori.

L’installatore deve essere responsabile, verso tutti i condòmini:

  • della legalità degli strumenti e del loro  corretto funzionamento;
  • della corretta imputazione, nello strumento, dei dati geometrici di ogni radiatore;
  • del fatto che ogni radiatore sia completamente libero da qualsiasi copertura;
  • della validità e legalità del dato di consumo di ogni radiatore;
  • della gestione dei dati di consumo
  • della predisposizione di una tabella riepilogativa dei consumi di ogni appartamento.

Tutti i condòmini avranno il diritto di verificare i dati storici di tutte le letture, le proprie e quelle degli altri, e se i dati non sono legali sorgeranno contenziosi.

I contratti dovrebbero essere separati: uno per la riqualificazione della centrale termica e il servizio riscaldamento e l’altro per la determinazione del consumo di ogni appartamento.

Prima di deliberare è necessario che tutti capiscano:

  • che i ripartitori non sono strumenti legali;
  • come funzionano;
  • l’unità di misura della ripartizione che deve essere un’unità di misura legale;
  • cosa registrano e per quanto tempo vengono conservati i dati;
  • che non devono funzionare d’estate;
  • come devono essere installati;
  • come si evitano manomissioni o utilizzi impropri;
  • come possono essere verificati.
  • quali possono essere i potenziali danni all’impianto derivanti dal l’installazione delle valvole.

Pochi quelli che affrontano seriamente il problema nonostante le importanti partite economiche in gioco.

I princìpi di metrologia legale invece sono chiari e un proprietario che desse in locazione un appartamento, non potrebbe addebitare le spese di riscaldamento all’affittuario, in base delle indicazioni di uno strumento non legale.

I ripartitori sono illegali

L’Autorità  per l’energia conferma la bufala dei ripartitori:

“I sistemi di contabilizzazione indiretta, invece, sono tecnicamente applicabili nella gran parte dei casi in edifici esistenti, ma non sono regolati dalla Metrologia Legale, a garanzia della transazione economica e a tutela del consumatore finale”.

Un decreto impone la contabilizzazione dell’energia termica delle unità immobiliari e la termoregolazione degli ambienti. La materia é anche regolata da Leggi regionali e per la Lombardia trovate i riferimenti qui.

Molti condomìni hanno scelto il sistema di contabilizzazione indiretta, spaventati dalle previste penali dal 1/7/2017.

La contabilizzazione indiretta prevede le valvole termostatiche, con le quali si può regolare il flusso dell’acqua calda ai radiatori, e i ripartitori che stimano grossolanamente l’energia termica fornita da ciascun radiatore.

Negli edifici più datati risulta tecnicamente impossibile installare sistemi di contabilizzazione diretta, che però sono gli unici a misurare legalmente l’energia termica.

I contabilizzatori diretti sono infatti strumenti omologati mentre  i ripartitori non lo sono in quanto stimano grossolanamente l’energia termica ceduta dal radiatore all’ambiente.

Non essendo strumenti di misura omologati, i ripartitori non sono strumenti legali perché la legge stabilisce che, se una transazione economica è basata sulla misurazione di una grandezza, tale misurazione deve essere effettuata con strumenti di misura legali e la grandezza deve essere espressa in un’unità di misura legali.

La richiesta di un corrispettivo economico, contro una quantità di energia termica erogata, rientra in questa casistica.

I ripartitori invece, o non si sa neppure cosa misurino, oppure conteggiano “unità numeriche di ripartizione” che non sono unità di misura legali.

La Direttiva 2004/22/CE – MID – regola la messa in commercio di strumenti di misurazione omologati e prevede la sola contabilizzazione diretta, non i ripartitori.

Quindi il simbolo CE, apposto sui ripartitori attualmente in commercio, presume una conformità metrologica che non esiste. 

Il ripartitore è quindi illegale ed é nulla qualsiasi pretesa economica basata sulle sue rilevazioni, a prescindere dalle decisioni prese dalle assemblee condominiali.

Era quindi sostanzialmente inutile installare i ripartitori, con buona pace di quelli che hanno speso soldi inutilmente (dai 100 ai 150 euro per termosifone), degli amministratori che ancora continuano a proporre i lavori in assemblea richiamando una legge che non conoscono e dei fabbricanti che propongono ancora i loro prodotti.

Il Ministero, a cui compete la metrologia legale, latita e il cittadino butta i soldi dalla finestra perchè ha paura di dover pagare multe se non installa strumenti illegali.

Valvole termostatiche e ripartitori

Comunicato di Annamaria Terenziani, presidente dell’Associazione Proprietà Edilizia di Confedilizia Reggio Emilia.

“Le bugie di alcuni amministratori stanno per stravolgere i conti di molte famiglie.

Affermano che non esiste alternativa all’installazione dei contabilizzatori e termoregolatori: la legge lo impone e basta!

Delle due l’una, o non si conosce la normativa o si vuole coprire il fatto di aver fatto deliberare un’operazione che, se non attentamente valutata prima, non solo costituisce una spesa inutile, ma addirittura porterà ad un vertiginoso aumento dei costi per moltissime famiglie.

Quali in particolare? Quelle che abitano in palazzine costruite prima del 1990, ovvero quelle realizzate prima dell’introduzione della Legge 10/90 che già richiedeva la predisposizione dell’impianto centralizzato ai sistemi di contabilizzazione individuale. Praticamente il 90% dei Condomini con impianto centralizzato!

Questa incredibile superficialità si è già manifestata nei suoi effetti più nocivi in quei condomini in cui è stato presentato il primo consuntivo dopo l’installazione dei contabilizzatori: chi spendeva mediamente 1.500 €, ora ne spende 4.000!

Perché il problema non è solo il costo immediato dell’installazione dei contabilizzatori o delle termovalvole!

Il vero costo è quello che deriva dal nuovo sistema di funzionamento dell’impianto.

Prima vi era un bilanciamento derivante dall’irrogazione di calore uniformemente ed ora, visto che alcuni appartamenti (completamente vuoti o non abitati per la maggior parte della giornata) rimangono freddi per la chiusura delle singole termovalvole, gli impianti di quelli con più lati esposti al freddo dovranno produrre un consumo di energia molto più elevato.

Questo però non porta a quel risparmio energetico che è la finalità tanto della nuova normativa nazionale – D.Lgs 102 del 2014 – quanto di quella regionale – Delib. Emilia Romagna 967 del 20.07. 2015.

Entrambe le norme (art. 9 comma 5 lettera “b” D.Lgs. 102/2014 e punto D.6 comma 1 lettera “b” Delib. 967/2015) recitano a chiare lettere che nei Condomini con impianti centralizzati devono essere installati sistemi di contabilizzazione e di termoregolazione per singola unità immobiliare “solo” e “nella misura in cui sia tecnicamente possibile, efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici….gli eventuali impedimenti di natura tecnica alla realizzazione dei predetti interventi devono essere evidenziati nella relazione tecnica”.

Alla lettera “c” degli articoli citati si precisa che ove l’installazione di sistemi di contabilizzazione per singola unità immobiliare non sia tecnicamente possibile o non sia efficiente in termini di costi, le norme citate richiedono l’installazione di ripartitori applicati a ciascun radiatore, ma anche in questo caso “salvo che l’installazione di tali sistemi risulti essere non efficiente in termini di costi”.

Quali sono i casi in cui l’intervento non risulta efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici?

Proprio i casi che sono già all’esame della nostra Associazione, ovvero quelli in cui i costi per le famiglie sono triplicati ed i consumi energetici complessivi non sono diminuiti e non diminuiranno perché gli appartamenti più freddi richiedono un funzionamento costante dell’impianto per far raggiungere le temperature di comfort.

Questi condomìni potevano risparmiare i costi tecnici dell’intervento, i maggiori costi dei consumi, così come le liti che si stanno già producendo e che aumenteranno.

Prima di tutto l’amministratore avrebbe dovuto consigliare all’assemblea di incaricare da subito un valido tecnico per valutare, attraverso la diagnosi energetica, se la modifica dell’impianto avrebbe prodotto effettivamente “efficienza in termini di costi” o fosse “proporzionato rispetto ai risparmi energetici”.

Non avendo fatto eseguire tale indagine preventiva, a cui in molti casi sarebbe seguita una dichiarazione di esonero dall’obbligo, il danno è sotto i nostri occhi nelle bollette spaventosamente lievitate.

Di fronte ai tanti reclami che ci stanno giungendo ed alla conclamata negligenza di alcuni amministratori, abbiamo deciso come Confedilizia di aprire lo “sportello calore” per informare i condomini prima che compiano passi che potrebbero portare a danni economici ingenti. I nostri termotecnici saranno a disposizione gratuitamente anche delle assemblee per illustrare la normativa e per consentire a queste una scelta consapevole”.

 

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