Al freddo o al buio?

Riaccendiamo i riscaldamenti, che ormai vanno quasi tutti a gas, e il prossimo inverno potremmo restare proprio senza gas, necessario per scaldarci e per produrre metà dell’energia elettrica nazionale.

Se invece ci sarà, lo pagheremo il triplo rispetto all’anno scorso.

I prezzi dell’energia sono letteralmente impazziti: prima della pandemia il gas costava 15€/MWh, adesso ne costa 100, e siamo solo in ottobre.

Il prezzo dell’energia elettrica é trainato da quello del gas e colpisce le industrie che si stavano appena riprendendo dalla pandemia.

E la volatilità è destinata a perdurare.

Un aumento reale del PIL del 6%, in questa situazione altamente inflattiva, non è credibile, verrà mangiato tutto dall’inflazione. Soluzioni a breve non ce ne sono, se non pagare e aspettare che la tempesta passi, se passerà.

Scomposte le reazioni: abbiamo dato subito la colpa ai russi, che ogni inverno ci scaldano e che abbiamo tenuto sotto embargo per anni.

Uno degli ultimi messaggi di Angela Merkel, che nel frattempo ha raddoppiato il gasdotto Nord Stream, che porta gas russo direttamente in Germania, è chiaro: forse l’Europa compra poco gas russo.

Ursula Von Der Leyen era invece di parere contrario: basta gas, solo rinnovabili!

E così tutti a blaterare di transizione energetica contro le fossili, che rappresentano il 60% della nostra produzione, senza prima dire ai russi: “stiamo pensando di diminuire le fonti fossili, ma avremo ancora bisogno del vostro gas, mettiamoci d’accordo sul prezzo, torniamo ai contratti take-or-pay”.

Contratti che invece abbiamo fatto scadere, fidandoci del gas naturale liquefatto americano, che doveva arrivare in Europa, ma chissà a quale prezzo, e che che adesso finisce tutto in Cina.

Il cambiamento climatico invia segnali inequivocabili e gli eventi atmosferici estremi s’intensificano con conseguenze difficili da prevedere, come ad esempio il calo del vento in Germania con i parchi eolici che non producono.

Da tempo ci si chiede quale sia l’affidabilità delle rinnovabili, sulle quali avremmo deciso di puntare.

E l’affidabilità delle altre infrastrutture?

I gasdotti sono obsoleti, gli stoccaggi sono talmente strategici che non si sa mai quanto gas c’è, o ci sarà, le vecchie centrali nucleari francesi garantiscono il 15% dei nostri consumi e, alla fine, saranno finanziate dall’Europa perché, e su questo i francesi hanno ragione, l’energia delle nucleari é carbon free.

E gli incidenti? Ci stanno anche quelli, come 2003, quando restammo al buio per un fantomatico albero caduto in Svizzera.

Ora tutto é interconnesso e ci vuole poco per far saltare il sistema.

C’è bisogno di un serio piano di resilienza energetica, che faccia tesoro degli errori del passato.

Partendo proprio dagli stoccaggi visto che statisticamente il grande freddo da noi dura al massimo una settimana e i consumatori già pagano in tariffa il gas delle emergenze.

Quando serve, ci deve essere gas per resistere una settimana, fatecelo pagare quanto volete ma la gente non può ammalarsi di nuovo perché fa freddo.

Ogni inverno, invece, c’è ne sempre una, e appena arriva il freddo andiamo in confusione.

Nel 2012 fa molto freddo e l’AD di ENI informa che si consumano 440 milioni di m3 al giorno. (ndr. un volume da ricordare per i prossimi mesi). Viene fuori che c’è gas solo per tre giorni. Preso dal panico il governo Monti accende le centrali a olio combustibile, che restano pronte a produrre fino a luglio, mentre Mucchetti, ancora al Corriere prima di finire al Senato, scrive di metaniere che vagano nel Mediterraneo.

Nel Gennaio 2015 arriva poco gas dalla Russia e si pompa troppo dagli stoccaggi . Il ministero dichiara l’allarme che “prevede che siano gli operatori a mettere in campo tutte le azioni di mercato più opportune per consentire il ritorno alla normalità”. Detto fatto: il giorno dopo, con un tempismo perfetto, una metaniera scarica GNL a Livorno.

Nel 2015 i russi sospendono le forniture all’Ukraina perché non paga il gas. Attraverso l’Ukraina passa il gas per l’Europa e, se l’Europa non scalda l’Ukraina pagandole il gas, il gas non arriva. Per questa ragione i tedeschi si riforniranno direttamente dalla Russia con il Nord Stream.

In Marzo 2017 l’incidente di Baumgarten in Austria blocca il gasdotto del nord e nel dicembre dello stesso anno il prezzo del gas raddoppia a 35 €/MWh (ndr. un prezzo da ricordare per i prossimi mesi) perché il gasdotto va in manutenzione e la portata dimezzerà per due anni.

Nel 2018 una nuova crisi con l’Ukraina, che si risolve di nuovo con i soldi dell’Europa.

Comunque tutti i contratti di fornitura di gas sono secretati:dove finisca il gas e a quale prezzo nessuno può saperlo.

Con queste incertezze bisogna muoversi adesso, con una cabina di regia ad hoc, che preveda tutti gli scenari possibili e i criteri per affrontarli senza ritrovarsi a dover agire, come sempre, nel panico.

Bisognerebbe poi pensare nel lungo periodo perché se i prezzi energetici resteranno a questi livelli dovremo davvero consumare di meno!

E’ un cambio epocale e le scelte condizioneranno il nostro futuro.

L’allegra gestione del freddo

Gas a 35€/MWh, il doppio rispetto all’anno scorso; la quota energia vale un terzo del valore della bolletta e quindi l’aumento atteso a gennaio è del 15%.

Le prime piogge hanno spento le rinnovabili e placato i loro sostenitori e, come ogni inverno, il “fossile” passa alla cassa.

Patetico incolpare il freddo, perché siamo solo in dicembre, eccezionale invece il programma di manutenzione del gasdotto del nord, che dimezzerà il flusso del gas fino a marzo 2019.

Ecco allora lo stato di pre-allarme diramato dal ministero.

La manutenzione di un tubo del gas, o di un impianto nucleare in Francia ci stanno e non dovrebbero portare a situazioni di emergenza ma in Italia tutto è emergenza a cominciare dalle condizioni avverse del tempo che, statisticamente e fortunatamente, si risolvono sempre in una settimana.

Eppure riusciamo a dare il meglio anche in quelle occasioni perché le emergenze in Italia portano disagi al popolo ma enormi vantaggi ai furbi.

Facciamo allora un ulteriore passo indietro, al gennaio 2015 quando si pompava troppo gas dagli stoccaggi perché ne arrivava poco dalla Russia.

Il ministero spiegava : “La condizione di allarme prevede che siano gli operatori a mettere in campo tutte le azioni di mercato più opportune per consentire il ritorno alla normalità”.

Quello che non dicono è che il gas in allarme si paga molto di più, come è giusto che sia.

Il giorno dopo l’allarme si materializzava una metaniera al largo del gassificatore di Livorno dove scaricava 60.000 di m3 di gas liquefatto equivalenti a 36 milioni di m3 di gassoso.

Un nulla per la rete, ma un tempismo perfetto!

Un ulteriore salto indietro. Nel febbraio del 2012 faceva molto freddo e il consumo giornaliero era di 440 milioni di m3 al giorno senz’altro un record, stando alle dichiarazioni di Scaroni.

Tra l’ilarità generale di una sala d’albergo di Milano, l’AD di Eni disse che in Russia faceva freddo e che i russi si tenevano il loro gas se no sarebbero morti. Aggiunse, con grande serenità, che se i consumi fossero rimasti a quel livello ci sarebbe stato gas solo per tre giorni.

Cioè negli stoccaggi c’erano solamente 1,5 miliardi di m3. Spariti gli stoccaggi strategici che servono proprio per queste evenienze, già pagati profumatamente dalle bollette.

Monti non si chiese neppure come mai non ci fosse gas negli stoccaggi, e di chi fosse la colpa ma, da buon tecnico, andò subito nel panico e autorizzò l’accensione delle vecchie centrali a olio combustibile, che rimasero pronte a produrre fino al luglio, perché anche Enel doveva banchettare.

Il senatore Mucchetti, scrisse sul Corriere un pruriginoso articolo dove metaniere andavano e venivano e i conti del gas, presente o assente, non tornavano.

Gli attuali criteri per stabilire i gradi di allerta e di emergenza sono talmente obsoleti che il prezzo in emergenza può valere anche 4/5 volte quello di borsa.

Solo quando finisce l’emergenza diventa chiaro come è stata affrontata, non si sa mai chi ci ha profumatamente guadagnato, ma si sa con certezza chi ha pagato.

Il conto infatti arriva nei mesi successivi con le bollette, quando ormai dell’emergenza si sono dimenticati tutti e il sole è tornato a splendere.

La SEN, strategia energetica nazionale, avrebbe dovuto affrontare prima di tutto questo problema che si ripresenta puntuale ad inverni alterni per la felicità dei molti che sulle emergenze del paese sguazzano.

Il gas come la benzina?

La bolletta del gas di un utente dell’area milanese dimostra la tendenza.

Per un consumo di 130 m3 – 2300 m3/anno in tutela – vengono addebitati:

  • 46€   di gas                                      (16,2%)
  • 163€ di oneri di sistema              (57,6%)
  • 74€   di imposte e tasse                (26,2%)

La materia prima vale, in questa bolletta, il 16,2% del suo valore totale; trasportare, distribuire e neppure misurare il gas, perché l’utente effettua l’autolettura, costa tre volte e mezzo la materia prima.

Un nuovo fornitore che vi proponga di subentrare potrà scontare solamente la materia prima senza quindi alcun risparmio sostanziale.

Tra una settimana, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas aggiornerà i prezzi del mercato tutelato validi per i prossimi tre mesi, facendo i salti mortali per dimostrare che l’utente domestico tipo pagherà di meno, ma voi dovrete fare i conti solamente sulle vostre bollette, prendendo in considerazione le bollette di un anno.

I progetti sbagliati: il terminal gas

Il Sole 24Ore registra l’interesse del fondo inglese First State al terminal gas OLT di Livorno, un’altra cattedrale nel deserto messa parzialmente a carico dei consumatori.

Sta arrivando, dicono, il primo shale gas USA, per coprire le punte di richiesta invernali.

Non si può neppure immaginare quello che ci costerà in bolletta!

In Italia funziona così: si progetta un opera indipendentemente dal business plan e la si costruisce. Poi si batte cassa al governo di turno che trasforma un opera, sostanzialmente inutile, in “infrastruttura strategica” che, come tale, può essere messa a carico delle bollette.

Il ritorno sull’investimento é oggi del 7% ma c’è una richiesta di rivederlo al 10-15%, tanto ci sono gli idioti delle bollette che la garantiscono.

A botte di cento milioni all’anno, garantite dall’Autorità dell’energia a copertura dei mancati ricavi, siamo arrivati al 2017 e siamo pronti a passare il tutto agli inglesi.

Perchè dobbiamo vendere una struttura strategica agli stranieri?

Perché dobbiamo garantire i ricavi di un’iniziativa, che nasce privata e poi ottiene la garanzia pubblica che annulla qualsiasi rischio d’impresa?

Perché, con le nostre bollette, dobbiamo ripagare i costi di investimento anche se l’impianto resta totalmente inutilizzato?

Perché in Italia s’incassano gli utili e si socializzano le perdite?

La storia del OLT di Livorno é emblematica, come sarà per la TAV o per il ponte sullo stretto.

Dieci anni per realizzare il rigassificatore, ancorato al largo della costa livornese; progetto che nasce già antieconomico, perché il volume dei serbatoi non è quello ottimale per ricevere le metaniere.

L’impianto, nato per iniziativa del gruppo tedesco E.On, avrebbe dovuto scaricare esclusivamente il gas dei tedeschi.

La domanda di gas era prevista in trionfale aumento e il rientro economico del progetto era certo.

Il tubo di collegamento con la terraferma, lo avrebbe posato Snam Rete Gas, a spese nostre.

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Con gli anni però le cose cambiano, arriva la crisi e la domanda di gas precipita.

La costruzione è in notevole ritardo e l’impianto rischia di restare inattivo per anni, se non per sempre.

Così E.On lo mette a disposizione anche di altri operatori, dopo aver negoziato con il Ministero una tariffa in bolletta, che pagheremo anche se l’impianto resta inattivo. 

E infatti, nel 2013 e nel 2014, l’impianto resta fermo ma in bolletta vengono scaricati 45 milioni di euro, che diventano 80 nel 2015 e saranno 100 nel 2016.

Quando E.On decide di lasciare l’Italia, l’impianto viene classificato “strategico” dal governo, “per garantire la sicurezza del sistema gas” e la metà finisce nelle mani della IREN, la ex-municipalizzata di Genova e Torino.

Come per le centrali, che paghiamo anche se non producono energia elettrica, paghiamo un impianto fermo a vita perché di gas ce ne sarà sempre più.

E allo stesso modo paghiamo, e pagheremo per anni, la BreBeMi vuota, gli aeroporti vuoti, la TAV vuota e tutti i progetti che nascono con l’unica  certezza di venire dichiarati,prima o poi, strategici e quindi messi a carico delle bollette.

Sono omologati i contatori del gas?

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Se il MISE, interpellato alla Camera, definisce la legislazione “lacunosa” per i contatori di energia elettrica, per quelli del gas la situazione è simile.

L’Autorità per l’energia impone ai distributori del gas la sostituzione di 20 milioni di contatori che, come per gli elettrici, potranno essere letti e gestiti da remoto. 

La sostituzione è a carico degli utenti, che pagheranno, a rate per anni, il contatore con le bollette.

Sarebbe bastato imporre ai distributori di leggere sistematicamente i contatori ma era troppo semplice e poco costoso! 

Meglio invece caricare le bollette, visto che già paghiamo il gas più caro d’Europa!

I nuovi contatori del gas saranno strumenti omologati da notify bodies europei, fabbricati e provati in accordo alla direttiva europea  MID; la correttezza della misurazione sará certificata dallo stesso fabbricante.

Ma non è sufficiente che i contatori siano omologati.

La direttiva MID determina esclusivamente il criteri d’immissione sul mercato dei contatori ma non definisce il sistema di misura” del quale lo strumento sarà parte integrante e con il quale interagirà.

In Italia il sistema di misura non è mai stato definito, il tema compete alla metrologia legale della quale l’unico responsabile é il Ministero dello Sviluppo Economico e non l’Autorità per l’Energia alla quale si appellano tutti erroneamente.

Quindi non solo il contatore, ma é l’intero sistema di misura a dover essere legalizzato per assicurare che non ci siano interferenze sulla trasmissione del dato di consumo. 

Non legalizzando il sistema, si ricade nella stessa situazione dei contatori di energia elettrica, gestiti da remoto senza che nessuno controlli.

Addebitare il consumo in base a un dato teletrasmesso é diverso dal farlo in base a quanto indicato dal contatore e la legge non lo ammette.

In caso di contestazione, il distributore deve dimostrare il corretto funzionamento dello strumento e spetta al fornitore del gas, dimostrare al cliente la rispondenza di quanto fornito con quanto indicato dal contatore.

La direttiva MID stabilisce inequivocabilmente che “è il dato generato del contatore l’unico valido per la transazione”, indipendentemente da come venga poi gestito.

Misurare gas non è un’operazione semplice e fino ad ora si è ricorsi ad alchimie come quella di utilizzare unità di misura illegali.

Non sembra che, con il nuovo contatore, le cose miglioreranno. Così ci hanno già installato in casa milioni di contatori intelligenti per l’energia elettrica, senza dirci cos’erano, per quelli del gas abbiamo tempo per informarci e non farci fregare di nuovo.

Una bolletta olandese

Un’utenza domestica da 10.000 kWh e 1.500 m3 di gas all’anno.

Due pagine per un conguaglio annuale, per luce e gas.

Ho visto conguagli italiani di gas di 40 pagine.

La bolletta olandese viene emessa dieci giorni dopo la lettura dei contatori.

Le voci sono quelle essenziali:

  • il prezzo unitario di fornitura;
  • la tassa regionale;
  • il coefficiente zonale del contenuto energetico del gas (euro/m3);
  • il trasporto, per 358 giorni.
  • la distribuzione, per 358 giorni.
  • il noleggio del contatore e il servizio di misura, per 358 gg.
  •  l’IVA

Il prezzo unitario è del 30% più basso del nostro, perché l’Olanda produce gas proprio.

L’unità di misura è quella indicata dal contatore, che l’utente può verificare: metri cubi.

Mercato libero: qualche precauzione

Fra un anno finirà il mercato tutelato e,dicono, tutto sarà più libero e conveniente.

Attualmente il mercato libero dell’energia elettrica è concentrato su cinque operatori che si dividono  il 90% dei clienti domestici: Enel, in posizione dominante, Eni, Acea, Edison e A2A.

Il mercato del gas vede Eni, Edison ed Enel che controllano il 46% del totale che con Gdf Suez, E.On e Iren, raggiungendo il 58% del totale.

Il tempo per preparare gli utenti ci sarebbe, come insegnano in Inghilterra e invece da noi finirà male: a breve si aprirà la caccia al pollo, che non sa neppure quanto consuma, che sarà asfissiato con proposte che non sarà in grado di capire.

Quelli che sono già passati al mercato libero, pagano di più.

Per poter valutare le offerte é essenziale sapere quanto si consuma, oltre a quanto si spende, ma non é semplice.

Le letture indicate in bolletta sono infatti sempre stimate o sono in ritardo.

Attenzione a non comunicare i numeri di POD o di PDR  che identificano le vostre utenze.

Se per caso non ricevete le bollette, preoccupatevi perché potrebbero avervele sottratte dalla buca della posta proprio per carpirli e millantare la vostra accettazione di un contratto inesistente.

Si presenteranno poi, porta a porta, con scuse varie: “mi faccia vedere il contatore…..che vecchio!  Glielo cambiamo noi domani gratis, ma adesso mi faccia vedere una bolletta così facciamo quattro conti…”

Vi prometteranno un risparmio di 2 €/MWh consumato nell’anno ma se non sapete quanto consumate non sapete che ne consumate meno di due.

Vi offriranno lampadine a basso consumo, inutili polizze assicurative, tessere del cinema o di carburanti, carte fedeltà e punti da convertire in buoni spesa, buoni sconto per acquisto di elettrodomestici, condizionatori, occhiali e altri gadgets.

Cose che con l’energia c’entrano ben poco.

Non vi renderete conto che la disdetta anticipata del contratto comporta il pagamento di penali o che  i contratti che vi proporranno non sono più contratti di semplice fornitura, ma veri contratti di servizi che prevedono l’acquisto di beni, come già succede con i telefoni.

Ci saranno utenti che, dopo aver cambiato fornitore, riceveranno, per mesi, bollette doppie per lo stesso consumo; dovranno pagare due volte e chiedere il rimborso, dopo giorni passati a imprecare con i call-center.

Ci saranno altri che si troveranno un nuovo fornitore, senza averlo mai chiesto, con tanto di oneri a loro carico.

Le vostre registrazioni telefoniche verranno modificate, come nel caso di segnalato da un lettore del blog “Buongiorno, parlo con il titolare della linea?…… ah è suo marito e rincasa questa sera ? …… beh non importa, quando registriamo, per favore, cerchi di imitare la voce di suo marito!”

Parleranno con gli anziani, che sono sempre a casa, e registreranno loro.

Vi diranno “se passa con noi non pagherà più la tassa di concessione governativa”, che esiste solo per la telefonia mobile.

Molti riceveranno contratti già sottoscritti con la loro firma falsa.

Chi ha avuto esperienze simili è qui il benvenuto, e chi non le ha avute, si prepari!

Giocare a poker con i russi

E’ una brutta partita a poker quella con i russi: forse bluffano,ma loro hanno il gas e noi no.

Dopo averlo detto a dicembre,Gazprom ha confermato che entro due anni chiuderà i gasdotti ucraini; consiglia l’Europa di avviare i lavori per la costruzione di un gasdotto che unisca la Grecia alla Turchia perché, in futuro, il suo gas passerà dalla Turchia.

Il nuovo gasdotto intercetterà il TAP, quello che dovrebbe portare in Italia il gas azero, e non solo quello.

Per noi europei, che dobbiamo scaldarci con il gas degli stessi che teniamo sotto embargo, non è una buona notizia.

Se poi non saremo pronti  a pagare ai Russi il gas utilizzato dagli ucraini, potremmo avere qualche problema quest’inverno e molte industrie potrebbero interrompere la produzione.

La Commissione si è detta sorpresa dall’annuncio e si aspetta che Mosca tenga fede ai contratti commerciali che la legano all’Europa.  

Ma non c’è nulla da sorprendersi: dovevamo fare con i russi il gasdotto South Stream e poi, per i problemi in Crimea, gli USA ci hanno spinti a sanzionare la Russia, che lo ha cancellato definitivamente scegliendo la Turchia.

E’ impossibile impostare, in così poco tempo, un realistico processo di diversificazione degli approvvigionamenti perché la Russia manda in Europa, attraverso l’Ucraina, 63 miliardi di metri cubi di gas, che equivalgono al nostro consumo annuo.

Lo shale-gas promesso dagli americani, se e quando arriverà, sarà molto più caro di quello russo.

Insignificante anche lo shale gas europeo, se e quando sarà disponibile.

Il gas dal nord-africa arriva un giorno si e uno no.

Fare in tempo più ri-gassificatori sarebbe una decisione assennata, e sarebbe già un successo coprire la metà di quanto ci danno oggi i Russi.

L’abbraccio alla Turchia, che si sta allontanando dall’Europa per la deriva islamico autoritaria del suo premier, ne è la prova; un abbraccio che, in questo modo, potrebbe estendersi anche alla Grecia, Serbia e ai Balcani.

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