Le biomasse all’italiana

Le c.d. biomasse sono il legname da ardere, gli scarti agricoli forestali e dell’industria agroalimentare, i reflui degli allevamenti, parte dei rifiuti urbani e le specie vegetali coltivate allo scopo di produrre energia elettrica.

La combustione della biomassa libera nell’aria il carbonio, immagazzinato durante la sua formazione, e lo zolfo,ma in minor quantità rispetto alla combustione di carbone e petrolio.

Bruciare biomassa, che non va assimilato alla termo-distruzione dei rifiuti urbani, comporta l’emissione di particolato – PM – che limita la circolazione delle auto in città. Con le biomasse si può produrre energia e ci si può scaldare.

1) Biomasse per produre energia elettrica

La tabella del GSE mostra come sono incentivati gli impianti.

Solamente impianti di piccola taglia, che utilizzano biomassa reperibile nelle immediate vicinanze, sono eco-sostenibili perché ne limitano il trasporto.

Numerose aziende agricole hanno realizzato impianti, con potenza installata di 1 MW, e accedono ad un incentivo di circa 280 €/MWh, contro un attuale prezzo in borsa di 60. Bruciano gas ottenuto dalla digestione di rifiuti agricoli.

Totalmente eco-insostenibili impianti di potenza maggiore, ottenuti convertendo a biomasse le vecchie centrali a olio combustibile.

Con una potenza installata di 35 MW, la centrale di Mercure avrebbe teoricamente bisogno di tutta la legna del parco del Pollino, tagliata con criterio svizzero e invece siamo in Basilicata.

Un altro fulgido esempio è la centrale di Crotone, con una potenza installata nientemeno che di 70MW e un consumo annuo teorico di un milione di tonnellate di biomassa, proveniente dalla Sila.

Un traffico di camion per farle funzionare e problemi in vista.

Non è chiaro perché siano state realizzate, e sono ambedue ferme per varie ragioni tra le quali proprio la difficoltà di reperire il combustibile. Un’opzione potrebbe essere il cippato canadese, composto per metà da acqua, con il risultato che le navi solcheranno l’oceano per trasportare proprio acqua.

2) Biomasse per riscaldamento 

Stanno diventando di moda, con ricadute sulla filiera di produzione delle caldaie. Il Gpl costa 255 €/MWh contro 145 del gasolio, 108 del gasolio serre, oltre 100 del metano, 62 del pellet, 45 della legna e 32 del cippato di legno.

La convenienza nel sostituire un impianto che va a GPL con uno a pellet, che non paga accisa e gode di IVA agevolata, è evidente. Ma se tutti fanno lo Stato perde il gettito derivante dalle mancate imposizioni fiscali sui combustibili fossili.

Quindi, o ci si scalda con la legna e si riduce la bolletta energetica nazionale, oppure si tappano i buchi del bilancio dello Stato, con le tasse sul gasolio e sul GPL.

Inoltre la conversione termica delle bioenergie sta sottraendo spazio anche alle tecnologie di riscaldamento più efficienti, come pompe di calore e solare termico.

7 pensieri su “Le biomasse all’italiana

  1. Le accise sul legno si possono porre solo se vengono movimentate grandi partite di materiale. Il grosso del lavoro è sulle piccole quantità: tutto al nero e buonanotte. Non è casuale l’interesse per il pellet, che è più facilmente tracciabile a livello di catena logistica.

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  2. no, non vengono penalizzati per l’utilizzo della biomassa che arriva da lontano.
    inoltre la biomassa dovrebbe essere tracciabile. dico dovrebbe perchè non sono sicuro, perlomeno in italia,che la certificazione della biomassa sia attendibile.

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  3. Sono un studente spagnolo e sto adesso svolgendo una ricerca sulla sostenibilita’ della bioenergia in Europa. Quello che ho capito e’ che per ottenere i Certificati Verdi per biomassa, teoricamente la biomassa solo puo venire da attività agricola, allevamento e forestale da filiera corta. Per quello che lei e tanti altri affermano, impianti di grosse dimensione stano bruciando biomasse portate da molto lontano. Sono stati penalizati questi impianti? Chi controlla che la biomassa sia, effettivamente di filiera corta? Grazie

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  4. Post molto interessante per capire meglio la complessa situazione italiana.

    Sono ingegnere energetico specializzato in biocombustibili e attualmente vivo in Danimarca. Qui l’utilizzo della biomassa è ben integrato nel sistema energetico nazionale. La conversione termica di biomassa corrisponde al 70% dell’uso totale di energie rinnovabili nel paese e si basa sull’utilizzo bilanciato di diverse risorse: scarti di legno dai residui forestali, pellet, rifiuti solidi, paglia, etc. (http://www.ens.dk/en/info/facts-figures/energy-statistics-indicators-energy-efficiency/annual-energy-statistics)

    Confermo poi quanto riportato sulle dimensione degli impianti e trasporto biomassa. Quelli di piccola taglia riportano generalmente indici di sostenibilità più alti. Inoltre la corretta geo-localizzazione è uno degli aspetti fondamentali per ottenere un bilancio sostenibile positivo degli impianti e quando questo criterio viene a mancare l’utilizzo della biomassa risulta controproducente dal punto di vista ambientale.

    Riccardo Balzarotti
    MSc Sustainable Energy Engineer

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    • Riccardo Balzarotti,
      Cosa dice dell’eolico dove nessuno Stato limitrofo vuole la sua energia “ballerina” mentre quando non c’è ricorre all’energia nucleare della vicina Svezia?
      Inoltre cosa dire dell’eccessivo ricorso alla produzione col carbone?
      Qualcosa della Danimarca conosco e dico che per 5,6 milioni d’abitanti, pari a qualcosa più della Sicilia oppure del Veneto non è una cartina al tornasole.

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  5. Bella domanda Edoardo Beltrame

    Una parte della risposta l’ho già data.

    Commercio/Energia
    Biomasse legnose
    Ci fu il tempo della demagogia che coniò il termine “kilometri ZERO” che valeva sia per i cibi sia per l’energia. La realtà nuda e cruda odierna ci dice che la Fantoni di Osoppo, ogni circa 1 anno, è obbligata a ricorrere a mercati sempre più lontani per approvvigionarsi della materia prima: il legname.La stampa locale ed in primis il Messaggero Veneto, dalla penna della giornalista Francesca Artico ci da conto della centrale elettrica a biomasse (senza cogenerazione?) da 10 MW di potenza nella ZIAC, Zona Industriale dell’Aussa Corno, che esulta. La Fantoni probabilmente un po’ meno. Dati:L’importazione di legname dall’estero. L’Italia nel 2012 è stata il: 6° importatore mondiale di legno; 2° importatore europeo di legno (dopo UK); 1° importatore di legno dai Balcani e Sud Europa; 2° importatore europeo di legno tropicale; 1° importatore mondiale di legna da ardere; 4° importatore mondiale di cippato; 1° importatore mondiale di pellet ad uso residenziale.
    L’Italia è il 1° partner commerciale per l’export del Camerun, della Romania, della Bosnia, dell’Albania, della Serbia.
    Alla luce dei dati sopra esposti qualcuno mi sa dire se sia possibile che l’utente elettrico paghi, con le esose tariffe elettriche per le rinnovabili, la messa in difficoltà, non voglio ancora pensare ad una chiusura, d’un settore industriale come quello dedicato alla produzione dei pannelli truciolati?
    Ora due conticini che non sono proprio quelli della casalinga di Voghera ma quasi ci si arriva.
    L’impianto da 10 MW elettrici di potenza dovrà avere una caldaia da circa 30 MW termici per poter produrre 72’000 MWh elettrici per anno e cioè con un utilizzo stimato di funzionamento di circa 7’200 ore per anno, pari a 300 giorni/anno.
    30 MW termici per 7’200 ore anno sono pari a una energia termica corrispondente a 216’000 MWh. Il faggio anidro da circa 5 kWh/kg pertanto equivalente a 5 MWh/t. Poi avremo che 216’000 MWh termici/5 MWh/t= 43’200 t. Infine 43’200 t/24 t (autotreno o autoarticolato)=1’800 autotreni o autoarticolati all’anno. Ora 1’800 autotreni o autoarticolati anno/300 giorni/anno=6 autotreni o autoarticolati/giorno.
    Così è anche se a qualcuno non pare.
    Se non ci fossero le regalie di un mercato elettrico drogato nessuno si sognerebbe di fare un NON investimento come quello annunciato.
    Alla fine si può tranquillamente dire che a qualcuno vanno dei benefici (privilegi?) e protetti, a scapito forse di centinaia di posti di lavoro che potrebbero essere delocalizzati per gli insostenibili costi.
    Ricordo che la Fantoni ha alcune realtà già consolidate all’estero.
    Non parliamo poi del “capacity payment” che genera costi elettrici aggiuntivi per gli utenti a fronte dell’attesa (stand by) delle centrali, soprattutto a gas a ciclo combinato (CCGC) e sotto utilizzate, per la precedenza che l’acquirente unico deve riservare alle forniture degli impianti fotovoltaici.
    Renzo Riva
    CIRN F-VG
    .

    .

    .
    http://www.alessandriaoggi.info/index.php?option=com_k2&view=item&id=998%3Aachtung-italia-la-lombardia-consuma-meno-energia-la-locomotiva-si-sta-fermando&Itemid=106
    .
    http://www.enea.it/it/enea_informa/events/vercelli-expo/FORLENER_Pignatelli_filiera_legnoenergia.pdf
    .
    renzoslabar@yahoo.it
    349.3464656

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