Gli amici degli amici falliscono

E’ il caso emblematico di Gala, società quotata in borsa, che nel 2014 in un contratto con Consip, aveva vincolato il prezzo a quello del petrolio.

La caduta del prezzo del petrolio del 2015 rappresentava ingenti perdite per Gala che chiedeva una revisione del contratto per “un’eccessiva onerosità sopravvenuta” , Consip rifiutava e Gala faceva ricorso al TAR, perdendo.

Ma Gala, molto vicina a Renzi, non si dava per vinta e veniva salvata in Parlamento da un emendamento della legge di stabilità.

La commissione europea, interrogata da Marco Valli del M5S, riteneva che:

“Una misura costituisce aiuto di stato se soddisfa cumulativamente quattro condizioni: a) la misura deve essere imputabile allo Stato membro e finanziata mediante risorse statali; b) deve conferire un vantaggio selettivo che possa favorire talune imprese o talune produzioni; c) deve falsare o minacciare di falsare la concorrenza e d) deve essere potenzialmente in grado di incidere sugli scambi tra Stati membri.

La Commissione non ha ricevuto a tal proposito alcuna notifica dall’Italia a norma dell’articolo 108 del trattato. Se la misura introduce un principio giuridico generale che si applica indistintamente a tutte le imprese nella stessa situazione di fatto e di diritto, non sorgerebbero questioni relative agli aiuti di Stato.”

L’interrogazione però non riguardava eventuali aiuti di stato ma denunciava proprio la possibilità che il decreto falsasse e minacciasse la concorrenza e, a tale proposito, era stata coinvolta anche l’Antitrust.

Con il risultato che circa 50 milioni di euro sono stati scaricati sui cittadini.

Gala si era successivamente aggiudicata alcuni lotti della gara Consip del 2016, offrendo uno spread negativo sul PUN – prezzo unico nazionale – che invece negli ultimi mesi del 2016 è raddoppiato, facendo saltare il quarto operatore nazionale.

Chi, tra gli amici, interverrà adesso per salvarla, scaricando di nuovo i debiti sulla comunità?

5 pensieri su “Gli amici degli amici falliscono

  1. Dott. Beltrame più passa il tempo e più mi accorgo che la classe politica attuale è priva di ogni scrupolo nel proporre soluzioni che, come afferma Lei nel titolo, rappresentano leggi ad personam.
    Quando governava Berlusconi troppe volte questa dizione è rimbalzate nelle TV e nei giornali.
    Oggi che al governo c’è il PD, guarda caso, certe cose non sono messe in risalto come la questione del comune di Quarto, amministrato dal Movimento 5 Stelle, per il quale si sta facendo una grancassa mentre per tutti gli altri indagati del PD si mette a tacere il problema che è molto più scandaloso in quanto il numero di persone non è una o due ma oltre 100 (a qualsiasi titolo).
    Allora, in questo panorama politico, sono sinceramente sbalordito ma soprattutto disgustato da certe prese di posizione nei confronti degli oppositori e invece quando viene colpito uno del proprio partito si cerca di coprire il fatto con una cortina di ferro che mi sa tanto di autoritarismo proprio al contrario del paese in cui si vive dove si dice” l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”.
    A casa mia democrazia significa governo del popolo tramite i suoi rappresentanti.
    Ma siamo sicuri che quelli odierni, nominati con una legge elettorale, dichiarata anticostituzionale dalla Corte costituzionale, siano effettivamente rappresentanti di un popolo eletti democraticamente?
    Quando nel 2006 vinse Prodi con questa legge perché non è stata dichiarata anticostituzionale?
    La vicenda che Lei ha descritto nel suo articolo è sintomatica che per risolvere i problemi personali bisogna ricorrere a rappresentanti del partito di governo: allora forse il problema può essere risolto.Purtroppo, se un cittadino normale dovesse avere dei problemi di natura legale di tipo finanziario, non sa quando il suo problema, in assenza di un garante politico, sara’ risolto.
    Questo è il vulnus di questa società.

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