Le perdite di rete

Le reti sono inefficienti?

A chi può importare se il costo viene scaricato in tariffa?

Nessuno dei servizi essenziali è immune da questo schema perverso: l’obbiettivo non è quello di ridurre le perdite e sanzionare i responsabili ma continuare con questo andazzo e blaterare su efficientamento e risparmio energetico.

Eclatante il caso dell’acqua: degli 8,3 miliardi di metri cubi forniti alle reti comunali, e pagati comunque dai consumatori, ce ne arrivano solo 4,9.

Imbarazzante il settore dell’energia elettrica dove le  perdite di rete sono convenzionalmente fissate dall’Autorità in percentuale sull’energia prelevata da ciascun utente.

Neppure il settore del gas é immune: le perdite vengono calcolate per differenza tra l’acquistato e il fornito, il valore viene messo a bilancio e posto a carico dei consumatori.

La beffa finale è che le inefficienze delle reti vengono sanzionate dall’Europa per decine di milioni di euro all’anno e restano a carico di tutti i cittadini, consumatori e non.

La bolla del fotovoltaico

Per il fallimento della Alter Eco, due anni fa andava all’asta un campo fotovoltaico da 1 MW , finanziato con il quinto conto energia del 2012.

Il prezzo base d’asta – 650 €/kW – era otto volte inferiore al valore iniziale.

Solamente la speculazione spiega l’installazione di gran parte degli impianti fotovoltaici, installati tra il 2010 e il  2012.

Impianti pagati dalle nostre bollette con i “conti energia” , per miliardi di euro all’anno e per vent’anni.

Il futuro lo insegnano i cinesi, gli stessi che abbiamo arricchito strapagando i pannelli, oppure Enel, che si vanta di vincere gare in giro per il mondo a prezzi anche dieci volte inferiori a quelli strappati in Italia dai conti energia.

Un paese serio avrebbe dato priorità strategica a progetti basati sulle necessità locali, come fanno ora in Germania, e non più di 600.000 impianti sparsi nelle campagne, dove i primi furbi che arrivano fanno i soldi.

Un paese serio decide per una strategia energetica a vantaggio non di avidi fondi lussemburghesi, ma di tutta la popolazione.

Un paese serio fa bandi per acquisti poliennali di energia prodotti da impianti di decine MW di potenza installata e non di kW.

Un lettore racconta la sua esperienza.

Nel 2006, con mezzi propri, ha installato 22 kW (primo conto energia) aggiungendone altri 23 nel 2009 (secondo conto energia): il pareggio – capitale investito e incentivi incassati – arriva solo nel 2017, ma non tiene conto dei mancati interessi e del tempo dedicato a superare gli innumerevoli ostacoli burocratici. Adesso il GSE lo paga con un anno di ritardo.

Nel 2006 in effetti erano pochi quelli che ci credevano e non c’era speculazione.

Facile immaginare quello che è successo dopo, quando tutti hanno creduto di fiutare l’affare, hanno acceso un mutuo gonfiato, mettendo magari a garanzia solamente il terreno.

A quando il loro pareggio?

Secondo le stime di Banca d’Italia, i NP delle rinnovabili ammontano a 707 milioni di euro.

Dumb meter

Altro che contatore intelligente: ecco cosa sta succedendo in Inghilterra e da noi è molto peggio,sia per la luce che per il gas.

Alcuni passaggi dell’articolo del Telegraph.

The roll-out of smart meters has cost customers around £11 billion and yet the projected savings are questioned, and as many as one-in-10 meters currently operate in dumb mode, meaning they don’t send readings to suppliers or display data.

Talking about his own “smart” display, Mike O’Brien, a former minister for energy, this week told the Daily Telegraph that he “barely looked at it, didn’t use it and in the end got rid of it”.

It’s a classic regulatory story. The smart meter roll-out found inspiration in one of those meddling EU directives back in 2006, but it would be unfair to blame Europe in isolation. It was British politicians – Left and Right, competing for the green vote – who decided to gold-plate the directive and who bungled its implementation, handing it over to the UK’s patchwork of suppliers and proceeding customer by customer. The idea that consumers could see precisely what they were spending and thus cut down was sound in theory, but the IT had to be perfect (it wasn’t) and the roll-out needed proper political scrutiny (which it didn’t get). Here was the green agenda running out of control, dealing itself a blow of bad publicity.

Troppo tardi

Nella diatriba del PD sul ddl concorrenza, interviene l’Antitrust che spiega, se ancora non fosse chiaro, come la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica non abbia mai funzionato.

Ma l’Antitrust non menziona il problema dei contatori, anche perché contatori e umbundling sono sempre stati gestiti dall’Autorità per l’energia.

Le istruttorie su Enel, A2A e Acea sono state ora aperte in base alle denunce di fornitori che vedono diminuire il numero dei loro utenti e sono quindi chiaramente in difficoltà.

È ovvio che, se una società controlla sia la materia prima, l’energia elettrica, sia la rete di distribuzione, lo spazio per la concorrenza si riduce ulteriormente.

Con l’aggravante che, con i nuovi contatori, che nessuno sa come funzionino né come siano gestiti da remoto, la società che distribuisce e misura l’85% dell’energia elettrica nazionale, saprà tutto dell’utente, da quando accende la luce a quando paga la bolletta, e se la paga.

Se quindi fossero 20 milioni gli attuali utenti con un contratto di maggior tutela, 17 milioni avrebbero ottime possibilità di venire nel frattempo fidelizzati dal distributore di riferimento, così come succederà a Roma con Acea e a Milano con A2A.

Le tre istruttorie dell’antitrust si chiuderanno a giugno 2018, mentre i contratti tutelati finiranno nel 2019. C’è quindi tutto il tempo per la sostituzione massiva di milioni di contatori, meglio se in servizio su utenti in maggior tutela, e indipendentemente dal fatto che abbiano funzionato anche per pochi anni.

 

La soap opera dei contatori

In una memoria depositata nel corso di un’audizione in Commissione Attività produttive, il Ministero dello Sviluppo economico ha incredibilmente sostenuto che «la trasmissione del dato a valle dello strumento di misura – cioè del contatore, ndr – non è, ad oggi, affidato alle competenze di metrologia legale»: in poche parole nessuno controlla che i dati trasmessi siano esatti.

Tocca all’Autorità e alle norme Cei, chiarire i protocolli di dialogo tra contatore e trasmettitore del dato.

Peccato che a oggi venga segnalato come non siano ancora stati programmati nemmeno i chiarimenti sulla gestione del dato post-misura.

Un’audizione dalla quale abbiamo avuto conferma di quanto sosteniamo da tempo: le fatture che riportano la quota potenza sono illegali perchè si riferiscono a una quantità non misurata e non oggetto di misurazione. E lo dice la stessa Enel.

Sono 30 milioni i contatori di cui parliamo e anche da un punto di vista tecnologico sono passati tanto che AGCOM e AGID ne segnalano il rischio di sostituzione massiva. Insomma, una sostituzione bis. Un danno per tutti i consumatori per un costo stimato di 4 miliardi di euro caricato sulle bollette.

Il MISE va oltre: «La lettura del dato del contatore di energia elettrica attiva, risultato della misurazione, è il valore che costituisce la base su cui è calcolato il prezzo che dovrà corrispondere».

In sostanza il MISE non riconosce la possibilità di modificare i parametri di misura del contatore, come avviene di fatto con la tele gestione a distanza del contatore stesso.

Per dirlo con parole più semplici: già oggi è possibile che il distributore modifichi i parametri di misura del contatore, ad esempio potenza massima erogabile, ed incidendo anche sulla variabile tempo può incidere sulle fasce di misura. Insomma una gestione prima della misura che il Mise sembra non conoscere.

Qui ci si sta dimenticando il fatto che il consumatore paga anche in base alla potenza disponibile massima del suo contatore 3, 4,5,6 kW. Insomma il dato è gestibile anche a distanza: è possibile che a nessuno venga in mente di verificare che quel parametro sia tracciato e correttamente fatturato?

Senza considerare che si pagherà la fattura in base alle ore di utilizzo dell’energia elettrica e pertanto c’è un leggero corto circuito – per restare in tema – su chi ci fornirà i tracciati delle nostre fasce di consumo.

Se si può agire a distanza anche sulla variabile tempo, di conseguenza si può agire a distanza sui kWh fatturati in bolletta, perché il MISE non assicura un “register counter”, un raccoglitore di eventi sui parametri di modifica sui contatori di tutti i consumatori.

Auspichiamo che il periodo di transitorietà ipotizzato dal Mise possa servire per conoscere i reali COSTI/BENEFICI del sistema per il consumatore finale, così come peraltro richiesta dalla direttiva sull’efficienza energetica .

Lo riportiamo per semplicità:

Articolo 9: “Gli Stati membri provvedono affinché, nella misura in cui ciò sia tecnicamente possibile, finanziariamente ragionevole e proporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali, i clienti finali di energia elettrica, gas naturale, teleriscaldamento, teleraffreddamento e acqua calda per uso domestico, ricevano a prezzi concorrenziali contatori individuali che riflettano con precisione il loro consumo effettivo e forniscano informazioni sul tempo effettivo d’uso.
Un tale contatore individuale a prezzi concorrenziali è sempre fornito quando:
a) è sostituito un contatore esistente, salvo ciò sia tecnicamente impossibile o non efficiente in termini di costi in relazione al potenziale risparmio energetico stimato a lungo termine;”

L’Autorità ha detto già diverse volte di NON aver eseguito alcuna valutazione dei COSTI/BENEFICI dei nuovi contatori 2.0.

L’Autorità non sembra aver chiaro che è necessario un unico sistema di trasmissione dei dati di misura rilevati per la gestione dei consumi gas, acqua e elettricità, e quindi si sta procedendo con protocolli di comunicazione non unitari e moltiplicazione dei sistemi di gestione dei dati.

Quel che è peggio è che l’Autorità ha riconosciuto che la potenza non è un termine oggetto di misura, pur essendo evidente che la stessa sia una caratteristica che deve essere costante nel tempo, visto anche che in fattura al consumatore viene inserito la cosìdetta “Quota Potenza” che viene espressa come €/Kw/anno.
Questo parametro è telegestibile, tanto che basta una telefonata per aumentare o abbassare la potenza, non viene registrato e non ha un riscontro di monitoraggio nel tempo, pertanto la domanda è: chi certifica che quella potenza contrattuale venga erogata e mantenuta nel tempo?

La risposta è stata allucinante e ci fa intendere che nessuno sta seguendo quell’aspetto.
Immaginiamo questa situazione nel futuro immediato con il consumatore parte attiva nel mercato della domanda (limitando la propria potenza in deterninati periodi giornalieri, partecipamdo al bilanciamento della rete).

Fermiamo il percorso di sostituzione dei contatori, sino a quando non saranno note le modalità comunicative di trasmissione dei dati chain 2 e non venga chiarito come deve essere registrata la disponibilità di potenza.

Davide Crippa (Commissione Attività produttive-Camera dei Deputati)

Paghiamo noi la rete delle Ferrovie

Saranno ceduti a Terna 9.300 chilometri di rete elettrica di proprietà di Ferrovie dello Stato che, con biglietti carissimi e servizio pessimo, godono di ottima salute e verranno in seguito privatizzate. Un aiuto al bilancio e una cospicua plusvalenza in vista della quotazione in borsa.

La rete delle ferrovie è tecnologicamente avanzata solo nei mille chilometri dell’alta velocità; il resto sconta decenni di pessimo esercizio e richiede manutenzione.

Se si trattasse di un normale contratto tra privati, e non tra società a maggioranza pubblica, il costo della manutenzione andrebbe detratto dal prezzo di vendita e invece i futuri interventi  di manutenzione resteranno a carico di Terna e saranno spalmati sulle nostre bollette.

Terna provvede già al trasporto dell’energia elettrica nazionale e il servizio viene sontuosamente remunerato con le tariffe stabilite dall’Autorità per l’energia che adesso sta valutando quanto vale la rete delle Ferrovie e quanti miliardi di euro dovranno essere caricati negli anni sulle bollette per la sua manutenzione.

Terna presenta da sempre ottimi bilanci e campa sulle nostre bollette;sarà facile recuperare il miliardo di euro per l’acquisto della rete delle Ferrovie e negoziare con l’Autorità per l’energia quanto ci dovrà essere succhiato con le bollette.

Pagheremo così tre volte quella porzione di rete:lo abbiamo fatto con le tasse in passato, lo facciamo con i biglietti e lo faremo in futuro con le bollette!

Con tale vorticoso giro di soldi, cospicui bonus finiranno nelle tasche dei rispettivi amministratori, mentre della riduzione delle bollette non sentiremo neppure il profumo.

Il bello é che tutto era nato quando Renzi, appena insediatosi, aveva denunciato il fatto che le Ferrovie godevano di tariffe agevolate.alle quali, ovviamente, provvedevamo noi utenti con le bollette.

 

 

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