I danni ambientali del metano

Dimenticato troppo in fretta quello che viene considerato uno dei peggiori disastri ambientali perché minacciava la politica energetica di Trump, basata sulle nuove trivellazioni alla ricerca di shale gas.

Il metano é più leggero dell’aria e se non viene bruciato sale fino agli alti strati dell’atmosfera.

Si stima che circa l’1,5% dell’intera produzione mondiale, cioè 60 miliardi di metri cubi, che equivale al consumo italiano, venga liberato ogni anno in atmosfera.

In base alle osservazioni della Nasa, i modelli prevedono che, se la quantità di metano liberato in atmosfera aumentasse al 2% della produzione, verrebbero meno i benefici derivanti dal bruciare gas invece che carbone.

Il nuovo metodo di ricerca del gas, utilizzato prevalentemente in USA con effetti ambientali devastanti, consiste nel fratturare le rocce di tanti piccoli pozzi di produzione.

In questo modo, le perdite sono risultano molto maggiori di quelle che deriverebbero dallo sfruttamento di un unico giacimento, che però, come accaduto in California, comporta rischi ben maggiori.

Inoltre il processo di  liquefazione del gas, per renderlo trasportabile via mare, è pesantemente energivoro.

L’idea quindi che il metano, sia esso gassoso o liquefatto, possa essere considerato un combustibile pulito, e per questo alternativo al carbone, risulta totalmente errata.

I ripartitori di energia termica – 5

La Commissione europea ha deferito la Spagna alla Corte di giustizia dell’UE per non aver garantito il rispetto delle prescrizioni relative alla misurazione individuale nei condomini e negli edifici polifunzionali, stabilite dalla direttiva sull’efficienza energetica(direttiva 2012/27/UE).

La direttiva prevede l’installazione di misuratori individuali per il riscaldamento, il raffreddamento e l’acqua calda per uso domestico in tutti i condomìni e gli edifici polifunzionali in cui tali servizi sono forniti agli occupanti da un impianto centralizzato.

La prescrizione si applica, se tecnicamente possibile ed efficiente in termini di costi, a tutti gli edifici esistenti mentre le misure nazionali di recepimento adottate dalla Spagna la impongono solo per gli edifici costruiti dopo il 2007.

Negli edifici in cui i misuratori di energia termica non rappresentano una soluzione tecnicamente possibile, o efficiente in termini di costo per il riscaldamento d’ambiente, su ciascun radiatore  vengono installati, i c.d. ripartitori che non sono strumenti di misura omologati dalla Direttiva MID e non sono quindi strumenti legali.

Quindi le due direttive contrastano, ma a Bruxelles stanno pensando all’elezioni.

 

 

 

 

Interrogazione alla Camera

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-01835

presentato da TRAVERSI Roberto

testo di Mercoledì 3 aprile 2019, seduta n. 155

TRAVERSI. — Al Ministro dello sviluppo economico. —

Per sapere –

premesso che:

la metrologia legale, che tutela la fede pubblica in quelle transazioni commerciali che utilizzano strumenti di misura, compete unicamente al Ministero dello sviluppo economico;

è in corso, su scala nazionale, la sostituzione di decine di milioni di misuratori di energia elettrica e di gas naturale;

i misuratori, una volta installati, diventano parte integrante di un sistema che permette al distributore di energia elettrica e/o di gas, di «gestirli» da remoto;

il sistema, inteso come misuratore in campo e struttura di gestione dello stesso, predisposta presso i centri operativi dei distributori, non è mai stato definito legalmente dal Ministero dello sviluppo economico;

la gestione da remoto dei misuratori è espressamente vietata dal decreto legislativo del 22 febbraio del 2007, n. 22: non è cioè ammesso modificare da remoto le variabili metrologiche che concorrono alla formazione del dato di consumo;

lo stesso decreto legislativo stabilisce, inoltre, che l’unico dato legalmente valido della transazione è quello che si forma sul posto e non quello letto da remoto;

a fronte di quanto premesso i consumatori devono sostenere il costo di sistemi di misurazione dubbi. Un costo che, per gli utenti che consumano meno, rappresenta un cospicuo aggravio della bolletta, già oberata di oneri e tasse che stanno diventando insostenibili;

per come è stato predisposto, il sistema sembra essere molto più utile ai distributori, di energia elettrica e di gas, che ai consumatori: i nuovi misuratori, che dovrebbero facilitarli nella rilevazione dei propri consumi, sono invece oggettivamente complicati;

tenuto conto che la quasi totalità dei misuratori di energia elettrica è controllata da Enel, tramite E-distribuzione, e decine di milioni di clienti Enel dovranno passare al mercato libero, questa operazione sui contatori sembra all’interrogante rafforzare il monopolio di Enel –:

quali iniziative intenda mettere in atto per definire regole e strumenti per rendere chiara la misurazione relativa ai contatori Enel e verificare, nel contempo, i reali costi e benefici per il consumatore della sostituzione dei contatori stessi.

(5-01835)

Oneri di sistema: i fallimenti

Per il fallimento della Alter Eco, due anni fa andava all’asta un campo fotovoltaico da 1 MW , finanziato con il quinto conto energia del 2012. Il prezzo base d’asta – 650 €/kW – era otto volte inferiore al valore iniziale.

Solamente la speculazione spiega l’installazione di gran parte degli impianti fotovoltaici, installati tra il 2010 e il  2012.

Impianti incentivati dalle nostre bollette con i “conti energia” , per miliardi di euro all’anno e per vent’anni.

Il futuro lo insegnano i cinesi, gli stessi che abbiamo arricchito strapagando i pannelli, oppure Enel, che si vanta di vincere gare in giro per il mondo a prezzi anche dieci volte inferiori a quelli strappati in Italia dai conti energia.

Un paese serio avrebbe dato priorità strategica a progetti basati sulle necessità locali, come fanno ora in Germania, e non più di 600.000 impianti sparsi nelle campagne, dove i primi furbi che arrivano fanno i soldi.

Un paese serio decide per una strategia energetica a vantaggio non di avidi fondi lussemburghesi, ma di tutta la popolazione.

Un paese serio fa bandi per acquisti poliennali di energia prodotti da impianti di decine MW di potenza installata e non di kW.

Un lettore racconta la sua esperienza.

Nel 2006, con mezzi propri, ha installato 22 kW (primo conto energia) aggiungendone altri 23 nel 2009 (secondo conto energia): il pareggio – capitale investito e incentivi incassati – arriva solo nel 2017, ma non tiene conto dei mancati interessi e del tempo dedicato a superare gli innumerevoli ostacoli burocratici. Adesso il GSE lo paga con un anno di ritardo.

Nel 2006 in effetti erano pochi quelli che ci credevano e non c’era speculazione.

Facile immaginare quello che è successo dopo, quando tutti hanno creduto di fiutare l’affare, hanno acceso un mutuo gonfiato, mettendo magari a garanzia solamente il terreno.

A quando il loro pareggio?

Secondo le stime di Banca d’Italia, i NP delle rinnovabili ammontano a 707 milioni di euro.

Dumb meter

Altro che contatore intelligente: ecco cosa sta succedendo in Inghilterra e da noi è molto peggio,sia per la luce che per il gas.

Alcuni passaggi dell’articolo del Telegraph.

The roll-out of smart meters has cost customers around £11 billion and yet the projected savings are questioned, and as many as one-in-10 meters currently operate in dumb mode, meaning they don’t send readings to suppliers or display data.

Talking about his own “smart” display, Mike O’Brien, a former minister for energy, this week told the Daily Telegraph that he “barely looked at it, didn’t use it and in the end got rid of it”.

It’s a classic regulatory story. The smart meter roll-out found inspiration in one of those meddling EU directives back in 2006, but it would be unfair to blame Europe in isolation. It was British politicians – Left and Right, competing for the green vote – who decided to gold-plate the directive and who bungled its implementation, handing it over to the UK’s patchwork of suppliers and proceeding customer by customer. The idea that consumers could see precisely what they were spending and thus cut down was sound in theory, but the IT had to be perfect (it wasn’t) and the roll-out needed proper political scrutiny (which it didn’t get). Here was the green agenda running out of control, dealing itself a blow of bad publicity.

Troppo tardi

Nella diatriba del PD sul ddl concorrenza, interviene l’Antitrust che spiega, se ancora non fosse chiaro, come la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica non abbia mai funzionato.

Ma l’Antitrust non menziona il problema dei contatori, anche perché contatori e umbundling sono sempre stati gestiti dall’Autorità per l’energia.

Le istruttorie su Enel, A2A e Acea sono state ora aperte in base alle denunce di fornitori che vedono diminuire il numero dei loro utenti e sono quindi chiaramente in difficoltà.

È ovvio che, se una società controlla sia la materia prima, l’energia elettrica, sia la rete di distribuzione, lo spazio per la concorrenza si riduce ulteriormente.

Con l’aggravante che, con i nuovi contatori, che nessuno sa come funzionino né come siano gestiti da remoto, la società che distribuisce e misura l’85% dell’energia elettrica nazionale, saprà tutto dell’utente, da quando accende la luce a quando paga la bolletta, e se la paga.

Se quindi fossero 20 milioni gli attuali utenti con un contratto di maggior tutela, 17 milioni avrebbero ottime possibilità di venire nel frattempo fidelizzati dal distributore di riferimento, così come succederà a Roma con Acea e a Milano con A2A.

Le tre istruttorie dell’antitrust si chiuderanno a giugno 2018, mentre i contratti tutelati finiranno nel 2019. C’è quindi tutto il tempo per la sostituzione massiva di milioni di contatori, meglio se in servizio su utenti in maggior tutela, e indipendentemente dal fatto che abbiano funzionato anche per pochi anni.

 

Paghiamo noi la rete delle Ferrovie

Saranno ceduti a Terna 9.300 chilometri di rete elettrica di proprietà di Ferrovie dello Stato che, con biglietti carissimi e servizio pessimo, godono di ottima salute e verranno in seguito privatizzate. Un aiuto al bilancio e una cospicua plusvalenza in vista della quotazione in borsa.

La rete delle ferrovie è tecnologicamente avanzata solo nei mille chilometri dell’alta velocità; il resto sconta decenni di pessimo esercizio e richiede manutenzione.

Se si trattasse di un normale contratto tra privati, e non tra società a maggioranza pubblica, il costo della manutenzione andrebbe detratto dal prezzo di vendita e invece i futuri interventi  di manutenzione resteranno a carico di Terna e saranno spalmati sulle nostre bollette.

Terna provvede già al trasporto dell’energia elettrica nazionale e il servizio viene sontuosamente remunerato con le tariffe stabilite dall’Autorità per l’energia che adesso sta valutando quanto vale la rete delle Ferrovie e quanti miliardi di euro dovranno essere caricati negli anni sulle bollette per la sua manutenzione.

Terna presenta da sempre ottimi bilanci e campa sulle nostre bollette;sarà facile recuperare il miliardo di euro per l’acquisto della rete delle Ferrovie e negoziare con l’Autorità per l’energia quanto ci dovrà essere succhiato con le bollette.

Pagheremo così tre volte quella porzione di rete:lo abbiamo fatto con le tasse in passato, lo facciamo con i biglietti e lo faremo in futuro con le bollette!

Con tale vorticoso giro di soldi, cospicui bonus finiranno nelle tasche dei rispettivi amministratori, mentre della riduzione delle bollette non sentiremo neppure il profumo.

Il bello é che tutto era nato quando Renzi, appena insediatosi, aveva denunciato il fatto che le Ferrovie godevano di tariffe agevolate.alle quali, ovviamente, provvedevamo noi utenti con le bollette.