Invece di lamentarci per le telefonate moleste dovremmo stare molto più attenti alle informazioni che regaliamo.
In Italia pochi leggono le bollette, o i contratti prima di firmarli, molti non conoscono la differenza tra il fornitore, quello che emette la bolletta, e il distributore, che trasporta luce e gas fino ai suoi contatori, dove li misura.
I contatori di energia elettrica, che ci stanno installando da venticinque anni, sono letti e gestiti dai distributori.
Li gestiscono “da remoto” con un computer e non si sa in forza di quale diritto.
Non si sa cosa i distributori possano fare “da remoto” perché i protocolli di comunicazione non sono pubblici.
Quindi certe operazioni “da remoto” potrebbero essere inammissibili, come, per esempio, stabilire da remoto il nostro consumo. Infatti, se a utente moroso viene giustamente ridotta la potenza a sua disposizioni, perché non farlo anche aquelli che la bolletta la pagano? Sarebbe truffa, ma chi potrebbe provarla?
Quali siano i dati raccolti dai contatori é un altro mistero; prova ne è che, quando ci sostituiscono il contatore, utilizzano accessori di lettura e di comando non omologati.
Altra prova evidente è che appena cambiamo il fornitore arrivano le telefonate.
Con quanta facilità firmiamo la clausola della privacy ad ogni acquisto? O concludiamo al telefono contratti di luce e gas, senza neppure sapere quanto consumiamo? Oppure leggiamo al telefono, a sconosciuti, le nostre bollette senza renderci conto di regalare dati sensibili? Firmiamo polizze assicurative senza leggerle e magari cestiniamo le modifiche unilaterali di contratto di fornitura di luce e gas?
Quei dati finiscono in rete e i tabulati vengono offerti anche su Facebook.
É grazie a quelle informazioni che poi riceveremo tutte quelle offerte telefoniche.
E in effetti, con i nuovi contatori potrebbero sapere tutto di noi: le nostre abitudini di consumo, quando siamo in vacanza, quante ore al giorno siamo in casa, se siamo dei buoni pagatori, e magari il nostro numero di telefono e l’IBAN.
E poi chi garantisce la sicurezza del dato che viene trasmesso?
Meglio tenerci stretti i numeri di POD (per la luce) e di PDR (per il gas).
Con quei numeri possono millantare contratti non richiesti. Mostrare quei numeri sui siti dei comparatori di offerte in rete può essere pericoloso.
I dati valgono centinaia di euro perché il mercato di luce e gas è un mercato di offerta, e i dati dei consumatori sono oro.
Così i distributori raccolgono i dati e li passano poi ai venditori, che sono spesso società collegate sotto lo stesso ombrello e che risultano ovviamente avvantaggiati.
Siccome i contatori nascevano anche per utilità dell’utente, ho provato la procedura per verificare i miei consumi sul SII – Sistema Informativo Integrato.
Ci si accede solo con l’identità digitale, ma pochi sanno cos’è e non possono perdere ore per farlo. Dopo uno slalom tra sms e password, ho potuto verificare i consumi solo di una di tre utenze a me intestate, delle altre due il sistema dice che non ci sono i dati.
In effetti, se non c’è un contatore di ultima generazione, l’utente non vede proprio nulla. Per il gas, dicono, ci vorranno anni anche se il nuovo contatore lo paghiamo da quando lo installano.
La nuova piattaforma è stata predisposta da Acquirente Unico, società pubblica che garantisce la fornitura di energia elettrica ai clienti del mercato tutelato.
In base ai dati Arera, il venduto di Enel supera l’80%, stessa percentuale dell’energia elettrica distribuita da edistribuzione, di intera proprietà di Enel. Sui nuovi contatori c’è il logo Enel, e quindi, in futuro, saremo tutti più liberi di comprare energia da Enel.
Le altre centinaia di venditori si limiteranno a mercanteggiare i nostri dati.