Gli sciacalli

Il Mercato del Giorno Prima (MGP) ospita la maggior parte delle transazioni di compravendita dell’energia elettrica.

Il GME è controllato dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), società a sua volta controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. 

Al Mercato del Giorno Prima perché si negozia l’energia che si prevede servirà il giorno dopo.

Quindi un trader che partecipa al mercato deve essere prima di tutto un buon meteorologo.

L’unico in grado di prevedere quanta energia servirà il giorno dopo dovrebbe essere il TSO, che in italia si chiama Terna, che ha il compito di trasportarla.

Giornalmente Terna pubblica una curva di previsione ( giallo ) come questa e segue durante il giorno con il consuntivo (blu).

Con gli utili che Terna realizza, in perfetto monopolio, potrebbe sistemare il bug a meno che la curva non preveda un blackout, ogni giorno e, quasi sempre, alla stessa ora.

Terna basa le sue previsioni sui dati storici – e trasportando ne deve avere tanti – mentre non conosce i dati di consumo, cioè della domanda, che i distributori hanno 61 mesi per tenersi in tasca.

Forse, anche in base a quella curva sgangherata, i produttori di energia termica, eolica e fotovoltaica fanno la loro offerta e le controparti abilitate, traders e società di vendita, acquistano.

Offerte e acquisti s’incrociano sulla piattaforma telematica del GME per ogni ora del giorno successivo, fissandone, zona per zona, il prezzo.

Il criterio del “prezzo marginale” è simile ad un’asta al contrario: i produttori fanno offerte per quantità e prezzo per ogni ora, il sistema ordina tutte le offerte, dalla più economica alla più cara, e si accettano le offerte partendo dalle più basse, fino a coprire tutta la domanda.

Il prezzo finale, cioè quello che tutti incasseranno, sarà quello offerto dall’ultima centrale a gas necessaria per soddisfare la domanda e quindi il più alto.

Anche se una centrale ha offerto energia a 30 €/MWh, se l’ultima offerta accettata (marginale) è impostata a 100 €/MWh tutti i MWh verranno pagati 100 €/MWh.

È illogico ma è così!

Le centrali a gas presentano il prezzo marginale più alto e entrano in funzione quando le rinnovabili, che sono meno care, non producono più.

Cosi, se prodotta con il gas, l’energia costa di più per tutti anche se prodotta da sole o vento, che costano meno.

La novità, peraltro abbastanza scontata, è che Arera avrebbe scoperto che alcuni produttori riducevano artatamente la loro offerta per far aumentare il prezzo marginale. E in questo modo avrebbero guadagnato di più anche per l’energia, prodotta in minore quantità, a minor costo, rifacendosi poi sul prezzo marginale.

È la pratica del “withholding” (trattenere capacità) considerata, a tutti gli effetti, manipolazione del mercato se fatta con dolo, e la Commissione Europe la vieta.

Viene permessa solo per motivi tecnici, che devono essere giustificati, come guasti alla centrale o necessità di spegnere turbine per riparazioni.

In Italia c’è sempre spazio, nei meandri di una regolazione con i buchi.

Come quando Arera, dieci anni fa, si accorse che qualche traders non era “diligente” e nei meandri di una regolazione “sbilanciava” la rete.

Un argomento setoloso che conoscono solo gli addetti e gli avvocati che ancora ci campano, senza contare le società che hanno chiuso.

La delibera era del 2011 ma Arera se ne accorse solo nel 2016.

L’attuale indagine di Arera ha evidenziato quindi la presenza di pratiche di presunto “withholding” che hanno inciso sulla formazione dei prezzi.

Per le centrali a gas sono state rilevate in almeno il 30% delle ore, sia nel 2023 che nel 2024, che hanno causato un rialzo dei prezzi del 28% delle nel 2023 e del 25% nel 2024.

Nelle ore interessate, il prezzo è risultato mediamente superiore di 17-22 €/MWh nel 2023 e di 15-24 €/MWh nel 2024 rispetto a quello che si sarebbe ottenuto in condizioni di piena concorrenza.

Per l’eolico e il fotovoltaico i casi sono più frequenti – hanno poche ore per approfittarne – rispetto al gas tuttavia il loro impatto sul prezzo finale è stato minore, con una differenza media tra prezzo reale e simulato compresa tra 5-9 €/MWh nel 2023 e 1-2 €/MWh nel 2024.

Arera non ha ancora deciso se esporre, come dovrebbe, i risultati del suo rapporto all’autorità giudiziaria e intende proseguire l’analisi per valutare, caso per caso, le giustificazioni degli operatori.

Se arriveranno giustificazioni, che Arera non giudicherà sufficienti, scatteranno le sanzioni, che non conosceremo mai, perché i dati diventano “commercialmente sensibili”.

Così non sapremo mai, chi ha avrà fatto pagare ai consumatori 25 centesimi al kWh in più – che sono 250 €/MWh quando il prezzo attuale è di 100 – incassando cifre stellari.

I costi dell’energia

L’allarme creatosi nel paese per il prezzo dell’energia elettrica, per qualunque categoria di consumatori, è evidente.  

Le risorse finanziarie, messe puntualmente a disposizione dalle bollette, finiscono nelle disponibilità di soggetti incapaci a garantire l’efficienza e la sicurezza delle reti.

I numerosi blackout degli ultimi giorni lo confermano, ma il caldo non è la sola causa dei disservizi in tutto il paese.

La causa principale è la mancanza di manutenzione, di consolidamento e di messa in sicurezza delle reti di distribuzione.

Un esempio sono i trasformatori in apirolio, che non si producono dagli anni ‘90, ma che vengono ancora utilizzati dai distributori e da Terna.

Altro esempio sono le decine di milioni di contatori, parte dei quali si trova nella medesima situazione degli autovelox, non essendo mai stati omologati, e l’altra opera in condizioni tutt’altro che trasparenti.

In compenso, da anni edistribuzione, che in concessione distribuisce quasi tutta l’energia elettrica del paese, presenta bilanci trionfali.

Quello del 2024 indica ricavi per 9,281 miliardi di euro, costi per 4,272 miliardi, un MOL di 5,009 miliardi, e un consolidato di 3,549.

Ma e’ corretto che a una società che presta da 25 anni per concessione pubblica un servizio pubblico – peraltro “vigilato” nei costi da ARERA e che avrebbe il compito di tutelare anche i consumatori – sia di fatto permesso di consolidare un MOL di 5 miliardi senza che, da anni, ARERA pubblichi i dati sulla qualità del servizio?

Sempre nel 2024, il gestore della rete in alta tensione – Terna SPA – a fronte di ricavi per 3,680 miliardi di euro, consolidava un utile netto di 1,061 miliardi.

E cosa dire di CSEA – cassa per i servizi energetici e ambientali – che dovrebbe limitarsi a distribuire agli aventi diritto quanto incassato dalle bollette con gli oneri generali di sistema – chiude ogni anno con rilevantissime giacenze, come i 4,523 miliardi di euro del 2024?

Se sommiamo il tutto, solo nel 2024 arriviamo a 9,133 miliardi di euro.

Ma non è finita!

Proprio in queste ore leggiamo che ARERA avrebbe scoperto i “trucchi” utilizzati dai produttori per gonfiare i prezzi riducendo, e magari cartellando, la capacità di produzione: costo presunto di 5 miliardi di euro nel biennio 23-24.

Sconcertante anche che la notizia arrivi con anni di ritardo e proprio con il collegio ARERA a fine mandato.

Come è sorprendente che, a breve, il consiglio di Arera verrà sostituito da soli personaggi politici senza neppure un tecnico super partes ( proposta agli Stati Generali dell’energia di Forza Italia)

Se sommiamo,per prudenza, solo la metà dei 5 miliardi ai 9,133 miliardi conteggiati, arriviamo a 11,633 miliardi di euro + IVA.

Ai quali devono essere aggiunti gli 11,221 miliardi di euro prelevati dalle bollette con la voce “Oneri generali di Sistema” + IVA.

Quindi, se al totale di 22,854 miliardi aggiungiamo l’IVA, stimabile in 3,885 miliardi, chiudiamo con una somma provvisoria di 26,739 miliardi di euro, prelevati dalla bollette.

E 27 miliardi di euro fanno 105 euro/ MWh, all’ingrosso mentre, al dettaglio, il prezzo medio europeo è di 0,255 €/kWh e quello italiano di 0,360.

In questa situazione servono a poco le rassicurazioni e le promesse del governo: sono solo parole a difesa di un “sistema” che si autoalimenta da anni con i soldi dei consumatori, gestiti in modo tutt’altro che trasparente nel silenzio più profondo dei media, che dal sistema sono mantenuti.

In dieci anni (2013 – 2023) il costo dell’energia elettrica in Italia è cresciuto del 327% mentre il reddito medio è cresciuto dell’11%.

Nel 2013 il prezzo del petrolio era stabile a 105 $/barile e il tasso di cambio euro/dollaro a 1,319 mentre nel 2023 il barile stava a 90 $ e il tasso di cambio euro/dollaro a 0,942.

Cosa è successo al nostro, tanto “monitorato” sistema elettrico?

É una domanda lecita dal momento che nel 2000 gli attori del mercato non erano di certo sull’orlo del fallimento e riuscivano a garantire che l’energia elettrica arrivasse con continuità nelle case degli italiani.

Forse il sistema energetico ha scelto, e puntato tutto sulla finanza (con l’AD di Terna che promette già gli utili del prossimo anno) ma si tratta di un servizio pubblico essenziale, che i consumatori pagano puntualmente e che pretendono che funzioni.

 

 

Quanto sa il consumatore

In occasione della presentazione del referendum di www.aept.it  a Terni, mi è stato chiesto quanto é informato il consumatore di energia elettrica.

Rispetto a quelle europee, ignorate del tutto da Arera, ma reperibili qui nel blog, le bollette italiane sono complicate e fuorvianti.

Bolletta francese

Il dimissionario presidente di Arera ha promesso, per l’ennesima volta, che miglioreranno, ma anche la nuova versione è una delusione.

Arera, più che un “cane da guardia”, come viene chiamato il regolatore britannico, è un mediatore di interessi diversi. Per statuto dovrebbe difendere anche i consumatori ma lo fa con un certo distacco, perché risponde a chi la mantiene, e per sapere chi lo fa basta verificare le sue entrate.

Un regolatore molto “democratico”: prima di qualsiasi delibera, ARERA emette un documento di consultazione, cioè chiede a tutti cosa ne pensano e poi li mette d’accordo.

Meglio sarebbe imporre le regole, senza tante contrattazioni, ma così facendo,invece, sono tutti contenti e del consumatore chissenefrega! Anche le associazioni dei consumatori fanno molto poco al riguardo.

Se poi si presenta grosso problema Arera emette una PAS – una segnalazione a governo e parlamento – che resta senza risposta.

Come la PAS 1/08, del 2008, che trattava della misurazione del gas!

Ma  perché i consumatori dovrebbero essere informati se non leggono neppure il contratto che firmano?

Già perché la stessa Arera ha permesso che, sempre dopo aver chiesto, il contratto potesse essere concluso anche con un semplice SI telefonico.

Comunque, più le bollette sono complicate più il consumatore paga, perché i fornitori dedicano più risorse per modificarle!

Con il risultato che sono in pochi a leggere  la bolletta, ancor meno quelli che la capiscono mentre tutti vedono i soldi da pagare e gridano.

Una  bolletta dovrebbe invece servire  per consumare meno e forse spendere meno. Però sono molto pochi quelli che confrontano le letture della bolletta con quelle del contatore.

Il consumatore dovrebbe invece fare attenzione ai contatori, specialmente da quando vengono sostituiti anche in sua assenza, altra genialata di Arera, per la felicità dei distributori, compreso quello che fa capo a Enel, la quale ha realizzato i contatori per tutti.

Quindi nessuna chance di risparmiare, nessuno ha detto alla signora Maria che non serve più far andare la lavatrice di notte.

Eppure la bolletta è il semplice prodotto di una quantità per il prezzo

  1. la quantità è rilevata da contatori una parte dei quali si trova nella medesima situazione degli autovelox, e l’altra viene gestita illegalmente da remoto.
  2. Il prezzo: pochi dividono gli euro della bolletta, per i kWh o i metri cubi di gas, solamente per avere un’idea di quanto pagano: così  da bolletta a bolletta i prezzi variano di 3/4 volte.

Luce e gas non sono prodotti venduti a misura ma  sono parte di un servizio ed ecco l’IVA al 22%, anche sulle accise!

Un decreto del 2005, noto come codice di consumo, escludeva luce e gas dall’essere pagati a misura, e ora non possiamo recepire  la direttiva EU 944 del 2019 che chiede  assoluta trasparenza dei prezzi di questi beni.

Da sempre Arera ha trattato i consumatori come gli utili idioti del sistema, catalogandoli in  “tutelati”,  “tutelati gradualmente” e poi finalmente, dopo tanti anni e a ragione, “vulnerabili”.

Ma va anche detto che al consumatore italiano piace essere in qualche modo assistito: infatti non sa chi vende, non sa chi distribuisce, non sa chi chiamare se sente puzza di gas oppure se ha il contatore rotto.

È il cosiddetto “umbundling” all’italiana dove “enel distribuzione” ci ha messo solo sette anni per cambiare nome in “edistribuzione”, facendosi pagare, con le bollette, anche la nuova carta intestata.

Se poi il consumatore va a vedere il contatore, altre sorprese.

Il contatore non segna? La risposta del distributore è “tanto leggiamo lo stesso da remoto,non si preoccupi” quando invece la legge prevede che il dato che fa fede nella transazione sia proprio quello segnato dal contatore e letto dal consumatore.

Ecco la bolletta di una seconda casa  a Milano: 3 kW e 260 kWh  in due mesi, 4,3 kWh al giorno,il minimo per vivere. La mostro perché le cifre sono scandalose.

 

Ma per venire incontro alle esigenze del consumatore, ecco un’altra invenzione di Arera, sempre dopo aver chiesto a tutti: il “comparatore di offerte” retribuito a provvigione dai fornitori.

E qui la domanda viene ribaltata: quali sono le informazioni che i consumatori danno al sistema senza rendersene conto?

  • Con i contatori, gestiti dai distributori
  • Rispondendo ai call center: “leggiamo insieme la sua bolletta”
  • Compilando i siti dei comparatori di offerte

Il consumatore ignaro delega così a terzi la gestione dei propri soldi e le liste dei consumatori, con i loro dati sensibili, finiscono su Facebook, poi arrivano le telefonate mentre l’autorità della privacy dorme.

Della situazione possono così approfittare 800 fornitori che lavorano su una quota marginale del mercato saldamente in mano ai mopolisti.

Le tabelle allegate alle relazioni annuali Arera sono molto chiare!

Ma non esiste un albo dei fornitori e il “turismo” energetico riprenderà, in forza di un’altra recente delibere di Arera; turismo energetico inteso nell’aprire e chiudere contratti senza pagare la bolletta. Tanto i “buchi” verranno ripianati dagli oneri di sistema.

Poi vengono emesse bollette con consumo stimato (sempre maggiore del reale) oppure a consumo zero o con consumo falso solo per giustificare le altre voci

Se un utente lo fa notare la risposta è “se non emettiamo anche una bolletta del tutto falsa come facciamo recuperare i soldi che dobbiamo dare ai distributori”

 

 

 

 

Deindustrializzazione

La storia dell’energia elettrica in Italia è una sequenza di scelte marcatamente errate che hanno causato, negli anni, un aggravio della spesa per tutti, consumatori e industrie.

Tutto prende inizio con il processo di liberalizzazione.

Il prof. Pippo Ranci, indimenticabile primo presidente di ARERA, dichiarò che l’industria italiana era destinata a chiudere a causa dei costi energetici ed era inutile tentare azioni correttive.

Quella profezia rischia di trovare riscontro nella realtà odierna e solo perché si è ostinatamente deciso di impedire,a tutti i costi, la sopravvivenza dell’industria primaria e manifatturiera italiana.

Le aspettative degli industriali italiani agli inizi della liberalizzazione dei mercati energetici europei, disposta poi con il decreto Bersani, erano semplici: volevano “autostrade” per l’energia prodotta all’estero.

Per chi non ha materie prime l’energia a buon mercato la scelta è obbligata: l’energia elettrica deve costare poco!

Ben presto si capì, e non si contestò il fatto che l’energia disponibile sulle reti di collegamento nazionali con l’estero dovesse essere messa a disposizione di tutte le categorie di consumatori.

Il contributo fondamentale delle professionalità, allora ai vertici del vecchio monopolista, fu essenziale.

Studiando le reti di interconnessione con l’estero, si ebbe la conferma che una parte della capacità di trasporto “di riserva” non veniva utilizzata, per poter affrontare le sempre possibili criticità sulla rete nazionale.

Così l’industria manifatturiera collaborò al progetto investendo e installando sistemi capaci di staccare ogni carico in 200 millisecondi.

Cosa che le consentì di acquistare energia estera, potendola rendere istantaneamente al gestore dell’interconnessione di rete in caso di necessità.

L’industria manifatturiera ebbe così accesso a un bene inutilizzato e senza che l’operazione generasse costi per gli altri consumatori.

Con l’avvio della borsa elettrica, voluta dalla UE, si ritenne che nessuna energia fosse titolata agli scambi, e quindi al consumo, senza che ci fosse una negoziazione pubblicamente nota.

Con la conseguenza che fu impedito agli stessi industriali l’accesso diretto alle forniture estere.

Ma, nessuna paura: a garanzia dell’economia energetica nazionale si sarebbe intervenuti con una misura particolare inventando misure protettive per i cosiddetti “energivori” e vennero reperite le risorse per pagare questa inutile spesa.

Ovviamente la spesa, economicamente molto rilevante, fu scaricata sugli Oneri Generali di Sistema e posta a carico di tutti i consumatori, domestici e industriali.

Si comincia così a scaricare sul consumatore domestico, che con il consumo industriale non c’entra per nulle, ciò che non era stato necessario finanziare sino ad allora.

Va da sé che quanto erogato all’industria, attraverso l’interrompibilità, graziosamente inserita negli OGS, era solo una frazione di quello che invece avrebbe potuto essere gratuitamente proposto all’industria nazionale, tutelandone la competitività.

E a chi dovesse pensare che, in fondo, si era trattato di una scelta anche solo lontanamente condivisibile, perché è democratico pensare che tutti possano godere del vantaggio dato dall’acquisto dell’energia internazionale, ecco com’è andata.

Ogni anno si stabilisce chi può disporre dell’energia internazionale, e chi è interessato a fruirne segue una procedura d’asta al rialzo partecipata da chi dispone di fonti di approvvigionamento estere ed è disponibile ad offrire un valore economico per garantirsi il diritto di passaggio.

Ovviamente il valore economico degli offerenti è tale da essere fissato sulla scorta di un meccanismo determinato dal prezzo dell’energia nazionale atteso per l’anno, a cui va sottratto il costo dell’energia internazionale contrattualizzata.

Il risultato verrà ridotto dall’offerente di un 5% per il servizio.

Bene, ma l’enorme massa di soldi raccolta dall’acquisto dei diritti di transito, e sono centinaia di milioni di euro all’anno, non illudetevi che vada in una cassa da utilizzare per tagliare le spese dei consumatori.

I gestori delle reti interconnesse hanno stabilito di dividersi il grisbi.

E del resto cosa possiamo aspettarci in un paese dove il monopolista concessionario della rete di trasmissione nazionale può annunciare di prevedere utili pari a 4 miliardi di euro e il distributore dominante, anch’esso di fatto monopolista concessionario, consolida bilanci con un MOL mediamente pari al doppio dei costi, complessivamente sostenuti per altri 5 miliardi di euro all’anno?

Cosa possiamo dire di governo che tace sui margini fatti dai concessionari in violazione del buon senso oltre che del diritto comunitario?

Cosa possiamo dire leggendo il bilancio della cassa conguagli del sistema elettrico che si chiude con disponibilità giacenti in banche per miliardi ?

Forse il consumatore domestico e l’industria nazionale hanno in comune l’essere maltrattati e inascoltati.

E lo sono al punto che l’industria se ne sta andando mentre all’utente domestico, alle prese con bollette sempre più care, deve decidere se guardare la televisione o tenere accesa la luce.

Facile dare la colpa ai venditori di energia mantenuti in vita dal nuovo monopolio solo perché serve qualcuno cui dare la colpa insieme alla speculazione internazionale.

Aveva proprio ragione il prof. Ranci ma poi a chi interessa l’industria italiana e del consumatore domestico che, con il commercio e la PMI stanno tra i cornuti e i mazziati?

E pensare che basterebbe voler fare ciò che abbiamo già fatto, tornare alle pratiche che funzionano, per tagliare la spesa azzerando avanzi di cassa creati sulla quella logica di Petrolini capace di ricordarci che

“Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono tanti”

E poi ci dimentichiamo anche che la produzione di energia è un’industria.

Un’industria che produce e regola i propri prezzi di mercato con meccanismi divenuti antistorici, il sistema a prezzo marginale.

Un’industria dominata ormai esclusivamente da regole finanziarie, allontanata dalla percezione del mercato di destino del proprio prodotto.

Un’industria che, una volta svuotata la capacità di remunerazione dei consumatori che ne giustificano l’esistenza , finirà con l’essere strozzata dalle sua stessa ingordigia.

E gli Oneri Generali di Sistema, che con il referendum chiediamo vengano eliminati dalle bollette, sono l’esempio più forte di quello che non deve essere.

By Giuseppe Zanardelli – Terni presentazione referendum 13/6/2025

http://www.aept.eu

#referendumoneridisistema

Perché il referendum

Il referendum che chiede di eliminare gli oneri di sistema dalle bollette verrà ufficialmente presentato a Terni venerdì prossimo.

Il mio intervento sulla qualità delle informazioni date ai consumatori.

Il referendum è il primo di una serie di iniziative di AEPT che mirano a sensibilizzare i consumatori sul mercato elettrico, quanto spendono con la bolletta e dove finiscono le risorse raccolte con le bollette.

Le domande sono:

  • quanto consumate?
  • quanto pesano sul vostro bilancio familiare i consumi energetici?
  • avete visto le bollette calare negli ultimi anni?

E, nello specifico:

  • Sapete quanto pagate ogni anno per gli oneri di sistema?
  • Dove finiscono, o dove sono finiti nel tempo, i soldi degli oneri?
  • quali sono, o sono stati i benefici degli oneri per i consumatori?

Per Arera – l’autorità per l’energia – l’utente domestico tipo consuma  2700 kWh all’anno e su questo consumo pubblica trimestralmente le variazioni per gli utenti “vulnerabili”.

  • Siete vulnerabili? Vi ritrovate col consumo? Non vi dice nulla?

Le bollette sono in continuo aumento: quando cala la voce “materia prima” ci accorgiamo degli altissimi costi fissi – tra i quali gli oneri – e quando aumenta anche la materia prima le bollette esplodono.

Tutti gridano, si fanno commissioni parlamentari ma non succede nulla.

L’informazione ai consumatori è scarsa perché paradossalmente sembra proprio che Arera abbia deciso così. Se non lo convinci, confondilo ulteriormente e così nessuno legge i contratti prima di firmarli.

L’unico documento resta così la bolletta, che però pochi capiscono.

Ma serve a qualcosa la bolletta ? Forse a consumare di meno e quindi magari a risparmiare?

La bolletta mostra letture di consumi diversi che nessuno confronta con quelle del contatore. Ci sono utenti che neppure sanno dove si trova il proprio contatore.

Risparmiare? Nessuno ha detto alla signora Maria che non serve fare la lavatrice di notte perché tanto l’energia costa uguale di giorno e di notte, anzi forse meno di giorno.

La bolletta sembra l’auto-celebrazione di Arera, imposta ai fornitori a spese dei consumatori: più complicata è più la pagano oltre a non capirla.

Ci sono 700 fornitori tra cui cani sciolti e le bollette sono tutte diverse.

Una bolletta dovrebbe indicare  il prodotto di una quantità per il prezzo unitario. E lo prevede anche la legge!

Criterio irreperibile in una bolletta italiana. Nel blog le bollette europee.

I due fattori della bolletta essendo:

  1. la quantità ( quanto consumi?) > la risposta degli è “ non ne ho la più pallida idea” oppure “spendo un tot al mese (?) Il contatore non l’ho mai letto!

Il consiglio invece è di tenere sotto controllo i contatori, sapendo che:

  •  L’energia elettrica viene misurata con strumenti mai omologati, oppure da strumenti utilizzati illegalmente;
  • buona parte dei contatori si trova nella medesima situazione degli autovelox. Gli altri sono omologati ma funzionano illegalmente.
  • Il gas viene conteggiato e fatturato in standard metri cubi, un unità di misura scientifica mentre in tutta Europa si paga in kWh.

  2) il prezzo 

pochi dividono il totale degli euro della bolletta per i kWh, o i metri cubi di gas, per avere un’idea di quanto pagano. Così il prezzo di un kWh può variare dai 25 cents a più del doppio e quello del gas da 1€ a 4€.

E questo perché solo in  italia, e nonostante quanto chieda l’Europa, luce e gas non sono prodotti venduti a misura, ma sono parte della fornitura di un servizio e quindi:

  • Esposizione di prezzi e voci diverse, per giustificare il servizio, e
  • un servizio é assoggettato a IVA, ed ecco un bel 22% in più! Andate a vedere sul blog le bollette europee per vedere quanta IVA pagano!

Ma torniamo agli oneri generali di sistema: 375 miliardi in venticinque anni hanno finanziato di tutto ed è assolutamente impossibile ricostruire la lista dei beneficiati:

  • specifiche categorie di produttori di energia elettrica;
  • specifiche categorie di consumatori di energia elettrica;
  • Fornitori di energia elettrica per quelli che non pagano le bollette;
  • I bonus stanziati in pompa magna dal governo;
  • I fornitori “minori” anche quelli che, nel frattempo, sono falliti;
  • società come Alitalia,Ilva,Alcoa
  • le FFSS “per i regimi tariffari speciali per il servizio ferroviario universale e merci”
  • le società che si occupano di dismissione dal nucleare.

Se non passerà il referendum e gli oneri non verranno definitivamente eliminati alle bollette, il futuro sarà ancora più drammatico.

Oltre alla nuova potenza rinnovabile – FV sui campi agricoli o meno, eolica a terra o in mare – stanno installando gli accumuli, batterie cinesi che dovrebbero evitare di farci restare al buio.

Poi  pagheremo anche l’energia rinnovabile “potenziale” quella cioè  che avrebbe potuto essere prodotta ma che, a discrezione di terna e a salvaguardia della sicurezza del sistema, non potrà esserlo perché l’impianto verrà staccato.

Ecco perché c’è la coda di quelli che vogliono installare eolico offshore incassando 185 €/MWh quando nel mar del nord, dove c’è molto più vento che da noi, stanno cancellando i progetti.

Poi ci sono le concessioni se Enel “sara costretta a fare le gare” o se la stessa venderà al GSE le centrali a carbone.

Il confronto con le bollette europee ci riporta al 2005 quando il codice di consumo escludeva specificatamente luce e gas.

E infatti sono passati sei anni e l’Italia non ha ancora recepito la direttiva EU 944 del 2019 che impone trasparenza dei prezzi.

Una “mission impossible” per come Arera ha strutturato le bollette, considerando i consumatori italiani degli autentici imbecilli che prima hanno bisogno di essere   “tutelati” poi “tutelati gradualmente” e poi finalmente imbecilli veri perché   “vulnerabili”.

Ma va anche detto che al consumatore italiano, geneticamente pigro, piace sentirsi tutelato e vulnerabile!

Il consumatore italiano non sa chi vende, non sa chi distribuisce, non sa chi chiamare se c’è puzza di gas o il contatore è rotto e non legge nulla.

La risposta che gli viene data è “non si preoccupi,tanto leggiamo lo stesso da remoto”. E così nessuno sa cos’altro fanno “da remoto”.

Se volete sapere chi misura l’energia elettrica in italia leggete la relazione annuale di Arera: le tabelle pubblicate sono molto chiare e il monopolista storico viene chiamato con il suo nome, mentre in pubblico diventa “incumbent” se no si offende.

Basta vedere i rapporti finanziari delle società para statali che fanno utili spaziali, che sono pagati a RAB, negoziati opportunamente con Arera, che poi la stessa Arera spalma adeguatamente nel tempo….mai tutto in una volta se no i consumatori si accorgono.

Tutti gridano ma non succede niente, e da qui l’idea del referendum non fosse altro per denunciare ancora che in Italia il principio è “più consumi meno spendi” come mostra questa bolletta di una seconda casa a Milano: 3 kW, 260 kWh = 50 cents/kWh. Guardate bene quanto paga di oneri e il trasporto, ogni due mesi con un consumo da sopravvivenza 260 kWh in due mesi.

 


Siccome neppure una bolletta, peraltro abbastanza semplice da leggere come questa, viene letta e capita, ecco il comparatore di offerte, pagato a provvigione, che raccoglie i dati sensibili dei consumatori.

Le liste dei consumatori, che hanno scelto il telefono o Internet per farsi valutare la bolletta, sono in vendita su Facebook.

Il consumatore, sempre pigro o che non capisce, delega così a terzi la gestione dei propri soldi senza rendersi mai conto della situazione.

Della situazione approfittano così più di 700 fornitori che lavorano su una parte marginale del mercato concessa dall’ incombente che detta le regole

Non esiste un albo dei fornitori e il “turismo” energetico riprenderà in forza di recenti delibere di Arera. Turismo energetico inteso nell’ aprire e chiudere contratti lasciando i puffi.

Ma anche questi “buchi” vengono ripianati dagli oneri di sistema,e quindi perché preoccuparsi?

E quando finiranno le telefonate che riceviamo ogni giorno, che ci offrono prezzi incomprensibili turlupinando gli “invulnerabili”?

Chiedetevi chi le ha permesse, chi ha permesso che i contratti di fornitura potessero essere conclusi al telefono o con un clic sul PC!

E poi chiedetevi quanti sono i consumatori domestici poveri in Italia.

Quanti sono i POD o i PDR dove vengono emesse bollette con consumo stimato (sempre maggiore del reale) oppure a consumo zero o consumo falso solo per giustificare le altre voci?

Perché c’è una voce di trasporto per kWh inesistenti con accise e IVA?

Se venissero analizzati questi numeri avremmo la giustificazione del perché le bollette sono le più care d’Europa e quindi l’unica soluzione resta quella di riformare il mercato totalmente, che peraltro si scontra con interessi che sono di tutti meno che dei consumatori.

Chi produce rinnovabile incassa gli incentivi e non paga gli oneri? Più saranno quelli che si staccheranno e più pagheranno quelli che non lo fanno?

Per non parlare di trasporto e distribuzione in mano a società controllate dal governo e partecipate dai cinesi, in monopolio con RAB e utili da capogiro. 5 miliardi di euro solo edistribuzione (enel).

La richiesta  di togliere gli oneri di sistema dalle bollette e pagarle un quarto di meno, è sacrosanta e il governo Draghi ha creato un precedente importante dimostrando che si può fare e, solo in quella occasione, i consumatori se ne sono accorti e hanno apprezzato.

Se alla fine della campagna referendaria avremo comunque smosso le acque sarà stato comunque un successo.

 

 #referendumbollette

http://www.aept.eu

“Dequalificare” un contatore?

A cosa è a chi servono dei contatori che pur pagati per farlo non fanno alcun servizio. Smart dequalificati

Il periodo di prescrizione a due anni significa che, se il distributore, di energia elettrica o di gas, non effettua le letture nei tempi imposti da Arera, potrà chiedere l’eventuale conguaglio solamente per due anni.

I consumatori possono quindi aspettare anche due anni prima di ricevere una bolletta con la certezza che comunque arriverà e con il conguaglio.

Qualche operatore, confidando nell’impreparazione dei consumatori, utilizza le società di recupero del credito.

A pag.21 del documento di consultazione, ARERA “dequalifica gli smart meters” a contatori tradizionali che sono molto meno smart di quanto volevano farci credere.

I consumatori invece pagano puntualmente, con ogni bolletta, il servizio “gestione del contatore”, e quindi anche la lettura dei contatori dovrebbe essere puntuale.

Invece le bollette addebitano consumi stimati che, ovviamente, risultano essere sempre maggiori di quelli effettivi. 

E quand’anche il consumatore, ligio alle istruzioni della bolletta, comunica l’auto-lettura, il fornitore attende per mesi che il distributore lo confermi e, nel frattempo, continua a fatturare consumi stimati.

Il bollettone di conguaglio arriva quando il distributore finalmente si degna di leggere il contatore.

Quando trova, e succede spesso, qualcosa che, secondo il suo inappellabile giudizio non va, ricostruisce unilateralmente lo storico dei consumi elencando letture, presunte o meno, che risalgono magari a otto anni prima.

Con il bollettone arriva di solito anche la proposta di dilazionare il pagamento in rate, cosa che tutti accettano senza sapere che i contratti impongono al distributore di leggere il contatore a scadenze precise e se queste non vengono rispettate vanno contestate.

Sempre attenta ai diritti del consumatore, Arera ha così “inventato” il tentativo di lettura che avviene quasi sempre in periodi festivi, o magari il 15 agosto di otto anni prima, tanto non c’è nessuno che può contestare.

Quando poi il consumatore decide di cambiare fornitore é il delirio: il fornitore subentrante chiede al distributore di leggere il contatore, quello non lo fa e così, per mesi, arrivano bollette sia del vecchio che del nuovo fornitore, che a sua volta fattura consumi stimati.

É tutto questo accade perché nei contratti di fornitura non é prevista una lettura contestuale di inizio contratto: il vero scandalo tutto italiano.

Invece di ridurre il periodo di prescrizione, sarebbe stato molto più utile limitare drasticamente il numero delle bollette di acconto ( una all’anno) imponendo ai distributori di rendere il servizio per il quale sono profumatamente pagati.

Con il provvedimento si procrastina invece una situazione scandalosa, aggravata dal fatto che, con i nuovi contatori, la lettura dovrebbe essere effettuata in tempo reale, il che ovviamente non é vero, in attesa che i contatori siano tutti attrezzati mentre, con la delibera, si concedono due anni per non farlo.

Ma come mai i fornitori possono attendere anni per fatturare ingenti partite economiche che restano in sospensione di accisa e imposte ai danni dello Stato? 

Le inutili delibere dell’Antitrust

Cosa é cambiato in sei anni? Dopo una multa, il ricorso al TAR etc.

Nulla!

“Svuotare la maggior tutela prima che arrivi l’Autorità”, “accelerare la migrazione” dal mercato tutelato al mercato libero “in attesa che si definisca il quadro normativo-regolatorio” sulla fine dei prezzi tutelati su cui incombe un rischio aste, “l’obiettivo da raggiungere è far migrare i 21 milioni di clienti” dal mercato tutelato di Enel ( SEN) al mercato libero (Enel Energia).

Secondo il Garante, Enel ha perseguito la finalità di favorire la migrazione dalla tutela al libero in “modo abusivo”, sfruttando informazioni non accessibili ai concorrenti laddove “avrebbe viceversa potuto legittimamente attuare azioni commerciali lecite alla luce della disciplina antitrust, quali la proposizione di offerte economiche convenienti alla generalità dell’utenza, individuata mediante liste disponibili sul mercato, e quindi anche per i competitors”.

Nella delibera l’Antitrust rileva “profonde interessenze” e “osmosi informativa” tra le società di vendita in maggior tutela (Servizio Elettrico Nazionale – SEN) e sul mercato libero (Enel Energia), che afferiscono entrambe alla struttura Mercato Italia Enel. SEN, si legge ancora, svolge attività commerciali per conto di Enel Energia in virtù di un contratto di servizio, con un certo numero di dipendenti che svolge attività per conto di entrambe le società, in funzioni condivise.

Il Garante fa notare come tale vicinanza si sia acuita con la riorganizzazione effettuata nel 2014 dall’attuale vertice, che ha fatto scalare in basso di due livelli organizzativi la separazione operativa tra le due attività. Una circostanza indicata come problematica, negli anni passati, dalla stessa funzione antitrust Enel, che in una mail del 2016 al Mercato Italia, giudicava “evidente che abbassando il livello organizzativo al quale si effettua la separazione fra i due mercati, aumenta il rischio che la stessa organizzazione possa essere considerata come non adeguata”, incrementando il “numero delle persone che hanno simultaneo accesso ad entrambe le banche dati peraltro con mansioni sempre più operative”.

Centrale è il passaggio della fine dei prezzi tutelati,prevista ora a luglio 2020.

E’ in vista di questo passaggio – in particolare per limitarne i potenziali impatti negativi, ad esempio in termini di riduzione forzata delle quote di mercato tramite cessione all’asta di pacchetti di clienti – che, secondo l’Autorità, le società del gruppo hanno messo in atto le condotte censurate.

Secondo l’Antitrust è emersa “piena evidenza” della “volontà strategica del gruppo di neutralizzare il più possibile gli effetti di una simile
eventualità (le aste, ndr)”. Un incentivo per Enel a cercare di accelerare la migrazione dei propri clienti dal tutelato al libero, prosegue il Garante, è stato il rischio “di perdere i clienti nella propria customer base a esito di un processo pubblicamente definito di riallocazione della clientela in maggior tutela, ovvero di poterli acquisire, nel caso di aggiudicazione delle aste competitive, con una marginalità non in anticipo prevedibile, ma in ogni caso ragionevolmente inferiore a quella ottenibile anticipando il processo di acquisizione a mercato libero”.

Invece dell’asta, si legge nella delibera, in vista del 2020 la preferenza di Enel è per il modello “simil-gas”, ossia il passaggio dei clienti ex tutelati alla società di mercato libero del fornitore in tutela dopo un avviso in bolletta che li avverta della scadenza dei prezzi tutelati e della possibilità di cambiare fornitore.

Al tempo stesso, si legge ancora, comprendendo la potenziale problematicità di una tale soluzione che avvantaggerebbe gli incumbent (molti nuovi entranti da tempo sostengono infatti la messa all’asta), in questi anni Enel aveva valutato anche cessioni volontarie di pacchetti di clienti con o senza ramo d’azienda annesso o, ancora, l’ipotesi di un’offerta a prezzo fisso particolarmente vantaggiosa per clienti ex
tutelati, per mantenerli nel gruppo e fare da ponte verso il modello “simil-gas”.

Negli impegni Enel aveva promesso di non usare più le c.d. “anagrafiche privacy”, liste di clienti in maggior tutela compilate tramite la raccolta del consenso dei clienti SEN alla condivisione con società del gruppo. Liste definite infatti “strategiche” per l’acquisizione di clienti liberi in un documento dell’area Mercato Italia di Enel.

Le contestazioni dall’Antitrust ruotano appunto intorno alla fornitura di tali liste da SEN a EE (e non ai concorrenti, per i quali è previsto un consenso separato da parte dei clienti) e al loro utilizzo da parte della stessa EE per la proposta di offerte libere, in particolare la c.d. “Sempre Con Te” a prezzo fisso, pensata proprio in vista della fine dei prezzi tutelati con l’obiettivo di mantenere ‘in casa’ il maggior numero possibile di clienti.

Il Garante non ha invece censurato altre pratiche di Enel relative all’organizzazione delle attività all’interno dei punti fisici sul territorio e a presunte politiche di winback praticate in particolare verso l’operatore concorrente Green Network.

“Ampie sono le evidenze – scrive l’Agcm – in merito all’esistenza di un costante scambio di informazioni tra Areti e AE (Acea Energia ndr), che ha dato luogo all’utilizzo, nell’ambito dei piani strategici di AE, di dati sull’esatta consistenza numerica della base clienti dei principali venditori di energia allacciati alla rete distributiva di Areti e, quindi, concorrenti di AE. Queste informazioni, che hanno determinato una trasparenza sull’evoluzione delle dinamiche di mercato a solo vantaggio delle Parti (gruppo Acea ndr) nella fase delicatissima di programmata cessazione del SMT (servizio di maggior tutela ndr), sono state, infatti, sistematicamente utilizzate da AE nella pianificazione della propria strategia commerciale focalizzata sul c.d. “svuotamento”, a proprio vantaggio, della base clienti servita in maggior tutela”.

L’Antitrust ricostruisce da un lato come con gli aggiornamenti dei sistemi informatici Acea degli ultimi anni sia stata creata una piattaforma condivisa tra AE e Areti, con una funzione che tiene traccia tra le altre cose dei profili di buon o cattivo pagatore dei singoli clienti.

Dall’altro evidenzia una “gestione sostanzialmente unitaria da parte di AE delle attività di esercente il SMT e di venditore sul ML”, con le informazioni da trasmettere alla Capogruppo per la predisposizione di documenti di rendicontazione dell’attività di vendita “gestite dalle stesse persone e con documenti unici” e la “possibilità di accessi promiscui al data base dei clienti serviti in regime di maggior tutela”.

I database con i clienti così profilati venivano messi a disposizione anche delle agenzie di vendita esterne, i cui operatori erano tra le altre cose incaricati di usarle per effettuare check creditizi sui potenziali clienti prima di inserire le proposte di contratto nel sistema.

 

Occhio alle bollette

“L’attuale crisi energetica ci pone di fronte a un bivio: iniziare a investire nelle risorse strategiche o continuare a essere pericolosamente esposti agli shock esogeni che impattano sul mercato dell’energia.

Ripensare il quadro normativo italiano relativo alle concessioni idroelettriche rappresenterebbe un primo (ma fondamentale) passo verso una maggiore sicurezza e resilienza del nostro settore energetico, con investimenti addizionali immediatamente attivabili pari a 9 miliardi di Euro (ed effetti a cascata fino a 26,5 miliardi di Euro) che potrebbero essere rilasciati con ricadute positive per i territori e le famiglie italiane.

Bisogna agire con tempestività e sbloccare gli investimenti. Non possiamo permetterci di perdere questa storica opportunità”.

(Valerio De Molli, Managing Partner & CEO, The European House – Ambrosetti)

Le nuove concessioni per le reti elettriche, e quelle per gli impianti idroelettrici, verranno poste a carico dei consumatori.

Il rinnovo ventennale delle concessioni senza gare competitive, come sembrerebbe deciso, comporterà un aumento dei costi in bolletta.

Criterio peraltro anticipato chiaramente dall’AD di Enel. E se lo dice lui non c’è Arera che tenga.

Questo perché i concessionari dovranno versare allo Stato un contributo una tantum per ottenere l’estensione della concessione, ma tale contributo verrà poi recuperato integralmente e maggiorato (secondo un costo del capitale regolato intorno al 6,5%) direttamente dagli utenti tramite le tariffe elettriche.

Di fatto, questo meccanismo rappresenta un trasferimento di denaro dalle famiglie e dalle imprese italiane agli azionisti delle società concessionarie, senza che ci sia un reale beneficio in termini di efficienza o concorrenza.

Inoltre, le incertezze legate al futuro delle concessioni idroelettriche rendono più difficile ridurre il prezzo dell’energia elettrica, che in Italia rimane tra i più alti in Europa, penalizzando la competitività industriale e aumentando la spesa energetica complessiva per famiglie e imprese.

In sintesi, le nuove concessioni, così come strutturate, rischiano di mantenere o addirittura aumentare il costo dell’energia elettrica in Italia, gravando sulle bollette degli utenti finali e favorendo i profitti dei concessionari senza un corrispondente vantaggio per il mercato o per i consumatori.

Grafici illusori, fuorvianti e premonitori

ILLUSORI perché trasmettono la falsa idea che le ore “a prezzo zero” possano aumentare proporzionalmente all’installazione di potenza fotovoltaica, che però ha sempre bisogno del backup termico.

FUORVIANTI perché “il prezzo zero” non è quello per il consumatore ma per il produttore. Il margine di contribuzione per il produttore di FV , in quelle ore, è di 30€/MWh. Sono gli incentivi che paghiamo con la bolletta, sotto la voce oneri di sistema.

Siccome il mercato si basa sostanzialmente sul margine di contribuzione degli impianti a gas, ecco che solo in quelle ore i produttori di FV incassano 30 €/MWh mentre per le altre incassano la media giornaliera dei prezzi orari che é tre volte tanto.

Per il consumatore non cambia assolutamente nulla perché paga le bollette in base al PUN mensile, che è una media semplice dei prezzi giornalieri, e le ore “a prezzo zero” si manifestano solamente nei giorni festivi.

Il grafico conferma solamente che con bassissima domanda – e il primo maggio ci sta – l’energia rinnovabile è dominante ma quando il sole non c’è , é il gas a fare il prezzo.

É evidente che, se per un mese intero, giorno e notte, avessimo una situazione come dalle 11 alle 17 del 1 maggio, allora il prezzo medio sarebbe di 30€/MWh, ma ovviamente è solo fantasia.

PREMONITORI di situazioni critiche non diverse da quella spagnola, con il rischio, meno remoto di quanto si pensi, di restare al buio. Più saranno le ore “a prezzo zero” e più aumenteranno i rischi, specialmente se continuerà a fare freddo e non accenderemo i condizionatori.

Il grafico è palesemente a favore di quelli che spingono per installare più rinnovabili a prescindere, non importa dove. Il sole è gratis e quindi l’importante è istallare tanto poi pagano gli incentivi delle bollette, oltre a tutti i costi per ribilanciare la rete.

L’uplift e il potere di Terna – post Covid

Terna aumenta l’uplift, Arera benedice e le bollette aumentano.

L’“uplift” paga tutte le attività messe in campo da Terna per mantenere in sicurezza il sistema elettrico nazionale ed evitare che il paese resti al buio: lo sbilanciamento delle rinnovabili, le interconnessioni con gli altri paesi, l’acquisto di energia di riserva, i rapporti con le utenze interrompibili, l’essenzialità di alcune centrali etc.

Due voci su tutte: l’energia di riserva, approvvigionata da Terna sul MSD  – Mercato Servizio Dispacciamento ( le “chiamate” delle centrali, secondo criteri non sempre trasparenti e le aste con prezzi in salita ) e gli sbilanciamenti.

I due grafici sono piuttosto eloquenti: gli scostamenti mostrano che qualcosa non va e che, come sempre, l’emergenza paga, e il covid non fa eccezione.

Era ingiustificato il picco del 2016, ma in quel periodo, bisognava far morire i traders “non diligenti” – Starace fresco AD di Enel li definì parassiti – che secondo Terna e Arera speculavano.

L’uplift puntava inspiegabilmente a  20 €/MWh, ma la quota degli sbilanciamenti non arrivava a 5

Di nuovo, nel 2017, eliminato qualche parassita, l’uplift s’impenna perchè, questa volta, sono i produttori a sbilanciare, prima che Terna se ne accorga.

Dopo l’aumento comunicato da Terna in questi giorni, se confrontiamo il grafico del PUN – Prezzo Unico Nazionale – con quello dell’uplift,  notiamo che  quando il PUN scende  il dispacciamento sale e i produttori si rifanno dei margini persi col PUN facendosi “chiamare” da Terna nel MSD.

Il tutto con la benedizione di Arera, che non ha alcun controllo sul monopolio di Terna e sul costo dei suoi servizi o dei suoi progetti.

Così Terna fa utili trionfali sulla pelle di quelli che pagano le bollette.

Evidente, come nel caso dell’emergenza covid, l’incapacità di Terna a gestire il problema se non comprando, cara, energia di riserva per evitare il peggio.

Il potere di Terna, forte di un monopolio che dura da decenni, è devastante.

Le analisi costi&benefici “fatte in casa” sono insindacabili e senza programmi stringenti: il collegamento Calabria – Sicilia, gli interconnectors, e la farsa del Montenegro , le centrali essenziali strapagate per restare ferme, 50 nuovi GW di potenza conferiti con i medesimi criteri del CIP6 e la nuova linea Sicilia/Sardegna sono solo alcuni esempi.

Andate vedere i risultati di Terna, i bonus dei managers e come e quando vengono decise le opere. Poi moltiplicate i 20 €/MWh del uplift appena deciso per i 300 milioni di MWh consumati ogni anno in Italia.

19/6/2020

 

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Lo “spalmaincentivi” e l’operazione FFSS di Renzi

Le buone intenzioni del governo Renzi di ridurre il costo delle bollette resteranno tali:

1) con  lo “spalma incentivi” il governo intende imporre ai produttori di energia rinnovabile la rimodulazione degli incassi su un periodo più lungo, 25 anni invece di 20.

Scontata la resistenza dei produttori come per esempio Enel Green Power, società quotata in Borsa, e detenuta da Enel, per il 70%. L’azionista di riferimento di Enel è il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Assieme a numerose aziende del settore, Enel Green Power ricorre così al Tar, e quindi contro lo stesso Ministero.

Ha buone probabilità di successo perché il ricorso viene presentato dai legali di Assorinnovabili, coordinati dallo studio dell’ex-presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida.

Assorinnovabili raggruppa 500 aziende “verdi” nazionali e una potenza installata di 10 Gigawatt.

Stesse misure sono state adottate in Germania, ma senza toccare i diritti pregressi degli investitori, e in Spagna, dove però gli incentivi sono stati posti a carico dello Stato, e non dalle bollette dei consumatori.

2) La cessione della rete elettrica delle Ferrovie dello Stato a Terna.

Le FFSS sembrano in buona salute e stanno per essere privatizzate.

Un aiuto al bilancio giova alla futura quotazione in borsa e così le ferrovie venderanno otto mila chilometri di rete elettrica a Terna, per un miliardo di euro, ma continueranno a ricevere contributi pubblici per la sua manutenzione.

FFSS quindi, oltre ad una cospicua plusvalenza, beneficerà di 100 milioni di euro all’anno che sborseranno i consumatori con le bollette.

La rete delle ferrovie è tecnologicamente avanzata solamente nei mille chilometri dell’alta velocità; il resto risente degli anni e richiede manutenzione.

Se si trattasse di un contratto tra privati, e non tra società a maggioranza pubblica, il costo della manutenzione andrebbe detratto dal prezzo di vendita e invece, dall’anno prossimo, gli interventi resteranno a carico di Terna, e quindi dei consumatori.

Ma Terna svolge già un servizio per lo Stato, provvedendo al trasporto dell’energia elettrica e presenta sempre trionfali utili perché campa felicemente sulle nostre bollette; facile recuperare il miliardo, per l’acquisto della rete di FFSS e un po’ meno, forse, i 100 milioni all’anno per la sua manutenzione caricati anch’essi sulle bollette.

Finirà così che pagheremo due volte la rete delle ferrovie, perché lo abbiamo già fatto in passato con le tasse.

Con questo vorticoso giro di soldi, cospicui bonus finiranno nelle tasche dei rispettivi amministratori, mentre della riduzione delle bollette non sentiremo neppure il profumo.

Ironia della sorte: tutto era nato quando il governo Renzi aveva denunciato proprio il fatto che le FFSS godevano di tariffe agevolate sull’energia alle quali provvedevamo noi utenti, sempre con le bollette!

#retelettrica#reteferrovie#alimentazionetreni

19/12/2014

Oneri di sistema e Covid

Un salto indietro, ottobre 2021, un anno dopo i look down e cinque mesi prima dell’invasione dell’Ucraina.

La Delibera n° 396/2021 di Arera attuava le misure del Governo per calmierare il costo delle bollette del mercato tutelato del quarto trimestre 2021: erano 4 miliardi di euro, dopo 1,2 miliardi messi a disposizione per il trimestre precedente.

Così la delibera “Cassa e GSE prevedono che la liquidità complessiva dei conti di gestione si esaurisca verso la metà dell’anno 2022, diventando negativa nella seconda metà del medesimo anno”.

Ma può diventare negativa?

La sospensione temporanea del pagamento degli oneri di sistema, solo per alcune categorie di consumatori creerà, nel 2022, un buco di 7,5 miliardi di euro.

Vista l’emergenza energetica, con i conti fuori controllo, sarebbe stata un’ottima occasione per affrontare il problema degli oneri di sistema che pesano sulle bollette per oltre 15 miliardi di euro all’anno e che non devono essere nelle bollette.

Imbarazzante l’ottimismo del Governo nel prevedere da un lato il rialzo del PIL del 6% e dall’altro far pagare alle industrie, con potenza installata maggiore di 16,5 kW, bollette talmente salate da costringerle a ridurre la produzione, se non a chiudere l’attività.

In presenza di una volatilità dei mercati energetici sempre più marcata, e di un tasso d’inflazione esplosivo, gli interventi trimestrali spostavano solo la resa dei conti che arrivava puntuale un anno dopo, quando il sistema sarebbe collassato.

Tutto poi è rientrato nella normalità, gas ed energia elettrica sono raddoppiati, gli oneri di sistema sono stati rimessi!

Passata la paura: i consumatori italiani resistono e pagano le bollette.

Solo in Italia

Perché le bollette italiane fatturano la prestazione di un servizio e non il solo prodotto “energia elettrica“?

Perché paghiamo IVA su voci che nulla hanno a che vedere con il kWh che consumiamo?

Perché, dopo sei anni, non è stata ancora recepita la Direttiva UE 944 del 2019?

Nonostante la direttiva sia cristallina e affronti proprio i problemi che assillano il consumatore italiano, sia di energia elettrica che di gas – dove peraltro il criterio di fatturazione è illegale – tutto tace e nessuno fa nulla.

Alcuni passaggi della direttiva

Forse la ragione del ritardo è il Codice di consumo , un decreto legislativo che risale al 2005 che equipara la fornitura di energia elettrica alla prestazione di un servizio.

L’IVA del 22% , applicata indistintamente non solo alla componente energia ma agli oneri di sistema, che nulla hanno a che vedere con essa, oltre che alle accise, non esiste in nessun’altra bolletta europea.

L’unico responsabile delle situazione è il regolatore – Arera – che ha permesso, e permette, enormi ricarichi trasformando le bollette in documenti incomprensibili che confondono il consumatore al quale viene richiesto, per es., un pagamento anche con consumo nullo.

Una datata risposta di enel sull’argomento ad un lettore del blog.

La rete francese vista da un francese

Vuoi capire perché le tue bollette elettriche sono alle stelle?

Le nostre turbine eoliche (tedesche), i pannelli solari (cinesi) e l’auto elettrica richiedono una costosa modifica della rete elettrica.

RTE investirà 100 miliardi di euro in modo che la sua rete elettrica possa ospitare molte energie rinnovabili

Mentre con 100 miliardi di euro, possiamo costruire 12 centrali nucleari e aumentare la nostra produzione di energia elettrica del 35%!

Il capo dell’operatore della rete elettrica francese RTE, Xavier Piechaczyk, continua la sua propaganda pro-vento favorevole ai tedeschi e molto redditizia per la sua azienda:


“L’energia nucleare da sola non sarà sufficiente per decarbonizzare la Francia afferma il presidente di RTE giudicando che è necessario “rendere rinnovabile il prima possibile” per raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050.

Controcorrente: e questo nello stesso momento in cui il gigante svedese Vattenfall ferma lo sviluppo di un grande progetto eolico offshore nel Regno Unito a causa del costo dei materiali.

Proprio come i tedeschi stanno smantellando un parco eolico logoro, danneggiato dopo soli 12 anni di attività!!

L’accelerazione della transizione energetica ha un prezzo e sarà a carico dei consumatori di energia elettrica.

Questo è stato annunciato tre anni fa… fonte Les Échos: https://lnkd.in/dRDBCT_S

Gestita da RTE (per i 106.000 km di linee di trasmissione ad alta tensione) ed Enedis (per gli 1,4 milioni di km di linee di distribuzione), la rete francese rappresenta un terzo della bolletta per un cliente residenziale.

Non è quindi un segreto che passare dall’attuale sistema energetico a un modello compatibile con le energie rinnovabili sarà (molto) costoso: collegare nuovi parchi solari ed eolici e stazioni di ricarica per auto elettriche, ma anche migliorare la resistenza dei cavi…

Ciò aumenterà il costo dell’elettricità, il cui consumo salirà alle stelle per fare a meno dei combustibili fossili. Come la sua controparte ENEDIS sulla gestione delle linee ad alta e altissima tensione, RTE, anticipa (avete capito!) anche un’esplosione dei suoi costi.

Ma le tasse non si fermeranno qui. Perché parallelamente esploderà un’altra voce di spesa: quella di adeguare la rete di distribuzione elettrica (linee di bassa e media tensione) a questi sconvolgimenti.

Da linkedin: commento di un francese incazzato

Perché l’energia elettrica è così cara?

Il mercato del gas:una tragedia!

Sono passati due anni da questo post, ma non succede nulla.

Tante parole, molte sciocchezze ma il nulla é cosmico!

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Il mercato a “prezzo marginale” dell’energia elettrica funziona così: in un grande magazzino scegliamo calze, mutande, camicie, maglioni che costano dai 15 ai 50€ e, alla fine, ci piace un cappotto da 1000€.

Alla cassa ci fanno pagare tutti i pezzi a 1000€, anche le mutande!

Da un anno paghiamo l’energia elettrica come se fosse prodotta tutta con il gas. L’energia idroelettrica, per esempio, la paghiamo dieci volte il prezzo marginale centrali idrauliche.

Il governo dei “ migliori” non si é accorto di cosa stava succedendo, già ad ottobre del 2021, e tra “le bollette che sarebbero calate a marzo“ di Cingolani e “ la pace o condizionatori” di Draghi, nessuno ha fatto nulla.

Ci sono voluti mesi e il recupero disperato con la tassa sugli extra-profitti, dai risultati piuttosto deludenti o aver tolto gli oneri di sistema dalle bollette.

Nel dubbio, Enel ha chiesto al governo 16 miliardi di finanziamento, il 70% garantito dallo stato, forse proprio per pagare parte della tassa, nel caso fosse costretta.

Per avere un’idea di quanto sia costata l’estrema disattenzione del governo dei “migliori”, facciamo quattro conti, partendo dal 2021:

Gli speculatori entrano in azione in estate quando i “migliori” sono già in vacanza.

Il PUN di dicembre è quattro volte e mezzo quello di gennaio, mancano ancora due mesi alla guerra ma il governo ci mette solo qualche pezza.

Ad agosto, quindi molto prima della guerra, il PUN a 112 €/MWh, quasi il doppio di gennaio e a settembre l’indice con scadenza marzo esplodeva.

Noi non sappiamo a quale prezzo sia stata venduta l’energia elettrica non prodotta con il gas, ma sappiamo che vale poco meno della metà di tutta quella prodotta in Italia.

Sicuramente é stata venduta ad un prezzo inferiore al massimo prezzo pagato dal mercato ed é stata acquistata per prima, perchè cosi funziona.

Nulla dovrebbe essere cambiato dopo la crisi russa. Quindi tutto fa supporre che i produttori del 46 % del totale ( percentuale esatta del non prodotto con il gas ) per correttezza avrebbero dovuto continuare a offrire a 112, il prezzo di agosto.

Con la guerra il PUN prende il volo, raggiungendo punte di 441 a luglio, 543 ad agosto e 430 settembre, con una media da giugno a settembre di 421, mandando al collasso il sistema industriale.

Oggi possiamo indicarlo prudenzialmente a 350 €/MWh.

Tentando una valutazione su base annua e sapendo che, grosso modo, il consumo annuo in Italia é di 300 miliardi di kWh e stimando un PUN medio annuale di 350€ /MWh €, il 46% di 300 miliardi equivale a 138 miliardi di kWh e cioé 138 milioni di MWh.

138 milioni MWh moltiplicati per 238 € – cioè la differenza tra 350 € e 112€ – fanno 33 miliardi di euro, ed è una valutazione per difetto perché partiamo da agosto ‘21.

Un governo davvero migliore avrebbe dovuto accorgersi molto prima che, senza il gas russo, bisognava correggere e che l’emergenza stava arricchendo la banda dei “cassieri“( quelli del cappotto) che hanno sempre avuto la possibilità di “coprirsi” con gli acquisti a termine di gas.

Invece di tentare voli pindarici sul CAP del prezzo del gas, a livello europeo, tentativi che sono destinati a fallire, bastava disaccoppiare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, ma forse i “cassieri” erano contrari.

Con il risultato che non é stato fatto nulla, se non rincorrere la crisi su fronti sbagliati e cioè cercando il gas all’estero e aiutare il popolo dei consumatori a pagare i “cassieri”.

Oneri di sistema: il disastro

Nel 2016 le bollette dell’energia elettrica esplodono.

Con un documento di consultazione – con quale credibilità – l’autorità per l’energia e il gas chiede – a chi – come mai si è arrivati a questa insana situazione e come ripartire gli oneri di sistema che quest’anno ammonteranno a 16 miliardi.

Fanno 6 cents/kWh, una volta e mezza l’attuale prezzo all’ingrosso.

La sola componente A3 sarà di 14,5 miliardi di euro.

L’inverosimile quantità di denaro mantiene il sistema dei produttori, trasportatori e distributori i cui bilanci,nonostante l’aria che tira, sono trionfali.

La quota parte energia (30% del totale della bolletta ) é invece calata, in linea con il prezzo del petrolio.

Cosa succederà quando la tendenza s’invertirà e dovesse arrivare la ripresa.

Il governo e l’autorità per l’energia difendono il sistema mentre i cinquestelle parlano forse di un futuro troppo lontano. 

 

 

 

 

 

Oneri di sistema: io so io e voi siete zero

Una delibera di Arera del 2016 va letta con attenzione per capire come funziona la regolazione del mercato dell’energia elettrica in Italia e come siamo arrivati a pagare le bollette più care in Europa.

Si mettono pezze, dopo, perché tanto i soldi dei consumatori sono sempre pagati prima. Finiscono in automatico sui conti del GSE pronti per essere usati ad ogni richiesta.

Se avrete la pazienza di leggere la delibera vi chiederete per chi è stata scritta e quale lo scopo di pubblicarla.

Una cassa sempre piena e pronta a qualsiasi richiesta, come se l’energia elettrica fosse la benzina alla pompa: un terzo benzina e due terzi tasse e orpelli!

Il caso in esame riguarda una centrale elettrica che viene dichiarata “essenziale” e, come tale, viene incentivata con i soldi delle bollette.

Poi però, risulta indisponibile e cominciano i casini, con corsi e ricorsi.

I livelli di incentivazione delle centrali elettriche sono diversi. Le centrali possono essere dichiarate “essenziali” o “super essenziali” come le utenze che possono essere “interrompibili” o “super interrompibili”.

La creatività paga e Arera non è insensibile alle richieste dei produttori, opportunamente programmati da Terna, che in missione per conto di Dio, decide tutto.

L’ammontare degli incentivi peró, in questo caso, non viene reso pubblico perché è un dato sensibile e sulla privacy non si transige in questo paese dove c’è qualcuno che decide quanto, il consumatore paga al buio e nessuno controlla, magari per anni.

Poi ci si sorprende se gli “oneri di sistema”, pagati sull’unghia ad ogni bolletta, siano esplosi, come dichiarava Bortoni ogni anno, firmando le delibere e secretandone i dati.

Oneri di sistema in tutela

Utente tipo domestico: 2700 kWh/anno – 3 kW di potenza contrattuale

Se si possono spostare sul bilancio dello Stato gli oneri di sistema del nucleare, perché non lo si fa anche per gli altri?

Anche la ricerca su un sistema così fallimentare è inutile.

Oneri di sistema: l’ultimo spenga la luce

La componente A3 é la voce dominante degli “oneri di sistema” delle bollette.

Oneri che nel 2016 ci costavano 16,5 miliardi di euro.

Qui il dettaglio del 2016, e in figura trend aggiornato.

Una visita alla bolletta ci permetterà di individuarli.

Soldi che, prevalentemente, finiscono nelle tasche di chi produce energia rinnovabile, prevalentemente fotovoltaica, in forza ad una serie di incentivazioni – i cinque conti energia, emessi dal 2005 al 2011, con durata di 25 anni.

I conti energia erano basati sull’ipotesi, rivelatasi poi errata, che il consumo di energia elettrica sarebbe aumentato costantemente negli anni.

Con la scusa “ce lo chiede l’Europa” i furbi hanno cavalcato l’onda facendo pagare tutto ai consumatori con il benestare di governi compiacenti, o poco previdenti

Del disastro incombente si accorse il governo Monti che, nel 2012, fissò un limite annuo all’incentivazione di nuovi impianti, ma il danno ormai era fatto e ancora oggi, e per i prossimi dieci anni sarà tutto a carico delle bollette.

Ma il futuro è ancora più nero per i consumatori perché, anche senza incentivi, saranno sempre di più quelli che si staccheranno dalla rete, producendosi l’energia.

E più saranno quelli che si staccano dalla rete, non pagando più gli oneri, più aumenterà la quota A3 per quelli che non lo faranno.

Nessun governo vuole affrontare il problema anche perché gli aventi diritto agli incentivi sono in buona parte fondi stranieri, legalmente inattaccabili, che in Italia fanno una montagna di soldi portandoseli in Lussemburgo esentasse.

Senza correzioni la situazione è destinata a peggiorare specialmente per chi consuma meno. Stesso ragionamento per il gas naturale: utilizzarlo solamente per cucinare, o anche solo per produrre acqua sanitaria, costa quattro volte di più che per scaldarsi.

La parte fissa della bolletta, per i consumi più bassi, sta diventando sempre più pesante ma noi consumatori avremo la possibilità, votando SI al referendum, di non pagare più gli “oneri di sistema”.

#associazioneenergiapertutti

#referendum oneri di sistema

 

Oneri di sistema: coprite i buchi!

Altri esempi di come venivano utilizzati i fondi raccolti con la voce “oneri di sistema” delle bollette.

Voce che il referendum promosso da http://www.aept.it chiede al popolo di eliminare.

Una porcata risale ai tempi di Alitalia, altra beneficiata dai consumatori.

Cosa c’entrava Alitalia con le bollette?

Nulla, come non c’entrano le FFSS, ma siccome le bollette sono bancomat,e i soldi ci sono, tanto vale prenderli, magari per pagare i bonus ai manager della decotta compagnia di bandiera!

Il prestito di 900 milioni ad Alitalia – previsto dal decreto Crescita del 2019 – veniva “garantito” dalle bollette: erano soldi destinati a pagare i produttori di energia rinnovabile ed erano già stati incassati dal GSE.

E siccome, non si sa perché, erano ancora lì tanto valeva utilizzarli per il baraccone volante.

Succhiare soldi ai consumatori di energia elettrica è una costante attività dei vari governi : lo aveva fatto Renzi per ILVA e Gentiloni continua con Alitalia.

Ricordiamo allora la vicenda di Alcoa.

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La legge 129/2010, conosciuta come decreto  “Salva Alcoa”, fece esplodere il settore del fotovoltaico in Italia che peraltro continuiamo a sovvenzionare dopo 15 anni, per una decina di miliardi all’anno a prezzi folli.

Il “salva Alcoa” estendeva gli incentivi del “secondo conto energia” che erano più generosi di quelli del terzo, che sarebbe entrato in vigore nel 2011.

Il decreto dava la possibilità anche agli impianti allacciati alla rete entro il 30 giugno del 2011 di accedere alle tariffe del secondo conto energia, purché la comunicazione di fine lavori venisse inviata al GSE entro il 31 dicembre 2010.

Il decreto di fatto prorogava, fino al 30 giugno 2011, il periodo di operatività del secondo conto energia, destinato inizialmente ad esaurirsi nel 2010, per effetto dell’entrata in vigore del terzo.

Il decreto prevedeva inoltre misure urgenti per garantire il potenziamento e la sicurezza dell’energia elettrica in Sicilia e Sardegna e fu ribattezzato “salva Alcoa” proprio perché affrontava anche la questione della multinazionale americana che, a quel tempo, minacciava la chiusura dello stabilimento in Sardegna, per il costo, troppo elevato, dell’energia elettrica.

Così, dopo un decennio, scopriamo che, per rendere profittevole il piano industriale di Alcoa, il costo dell’energia per la stessa era meno della metà di quello di mercato.

In questa situazione Arera non può fare altro che segnalare, a Governo e Parlamento, l’impatto devastante sulle bollette, mettendo in ulteriore difficoltà proprio quelli che consumano meno.

Con i continui salvataggi, gli oneri di sistema, che valgono 15 miliardi di euro all’anno, non potranno mai ridursi ma solo inesorabilmente aumentare. Basta fare quattro conti sui BESS, gli accumuli. Chi pensate pagherà?

#referendumoneridisistema

#associazioneenergiapertutti