Prima di installare nuova potenza rinnovabile e prima di parlare di nucleare, considerato che andremo a gas ancora per un paio di decenni, sarebbe opportuno valutare ed eventualmente modificare l’attuale metodo della formazione del prezzo dell’energia elettrica.
Se ne parla poco, nonostante le bollette stiano drammaticamente rincarando.
La data room di Milena Gabanelli sul Corriere di marzo 2025 analizzava correttamente i dati invitando ad installare più rinnovabile possibile, e in fretta.
Il messaggio al popolo dei è sempre lo stesso: “più si installa potenza rinnovabile e più la bolletta cala”.
Ma il risultato, dopo le centinaia di miliardi di euro pagati con le bollette degli ultimi vent’anni, è l’opposto.
Sì cercano le cause fuori dai confini del paese, che aggravano in effetti la situazione, ma i problemi sono essenzialmente nostri.

Un precedente post spiega come funziona il “sistema a prezzo marginale” e riprendo Gabanelli scrive: “Questo accade perché il costo finale dell’elettricità dipende dal «prezzo marginale», ossia il «prezzo dell’ultima unità di energia necessaria per soddisfare la domanda in un dato momento» (vedi Regolamento Ue qui art. 6 e Testo integrato dispacciamento elettrico, Tide, Arera qui articolo 3-13.3.8 pag. 64). In altre parole, il prezzo è determinato dall’ultima goccia di energia che entra nel sistema. In Italia, questa goccia è principalmente il gas, il cui costo, al contrario delle fonti rinnovabili, è legato all’andamento della quotazione di borsa di Amsterdam, e alle speculazioni di mercato innescate dalle questioni geopolitiche”.
A difesa della sacralità del prezzo marginale, Gabanelli citava l’articolo 6 del Regolamento UE del 2019 che determina il costo dell’attività di bilanciamento, ovvero il costo dell’energia impiegata per mantenere il sistema elettrico in sicurezza,che così recita:
“la compensazione dell’energia di bilanciamento per prodotti standard di bilanciamento e prodotti specifici di bilanciamento si basa sul prezzo marginale, «pay-as-cleared», a meno che tutte le autorità di regolazione approvino un metodo alternativo di determinazione dei prezzi sulla base di una proposta congiunta di tutti i gestori dei sistemi di trasmissione, a seguito di un’analisi che dimostri la maggiore efficacia del metodo alternativo di determinazione dei prezzi.”
Quindi la nostra unica speranza di salvezza che il prezzo marginale non fosse più determinato dal gas, ma dalle che hanno prezzi più bassi del del gas.
Con gli “oneri generali di sistema” delle bollette i consumatori sostengono le rinnovabili e ne riducono il prezzo. Sostegno che permette ai produttori di vendere al GSE con un buon margine. Sempre lo stesso sostegno consente poi al GSE di rivendere l’energia rinnovabile acquistata in borsa al prezzo marginale del gas, producendo extra utili incamerati dal GSE.
Gli oneri generali di sistema assicurano i redditi dei produttori di rinnovabili e rimpinguano le tasche del GSE, società governativa che fa i soli interessi del governo.
Ma a parte un problema di giustizia fiscale e sociale che, con questo metodo, rende del tutto opinabile l’idea di incrementare le rinnovabili per ridurre la nostra bolletta, è evidente che le bollette sono care proprio per il “sistema a prezzo marginale” che ci è costato, negli ultimi vent’anni di borsa elettrica, almeno 200 miliardi di euro.
Prima di tutto l’energia di bilanciamento, che secondo la UE sarebbe sottoposta ad una valutazione con il prezzo marginale, non è tutta l’energia che arriva in borsa.
Secondo la UE il «bilanciamento» è l’insieme di azioni e processi, in tutti gli orizzonti temporali, grazie ai quali i gestori dei sistemi di trasmissione “provvedono in modo continuativo a mantenere la frequenza del sistema entro limiti predefiniti di stabilità e ad adeguare l’entità delle riserve necessarie ai requisiti di qualità”.
Ma vi sono due tipi di energia:
1) quella prodotta dalle rinnovabili, che sono aleatorie, dipendono da circostanze atmosferiche del tutto casuali e pongono esse stesse problemi di frequenza;
2) quella prodotta col nucleare, oggi d’importazione domani nazionale, che deve andare funzionare a regime costante e continuo senza flessibilità per controllare la frequenza.
Le due produzioni potrebbero essere escluse dal mercato a prezzo marginale e fatturate a pay as bid.
La Spagna, usando già la possibilità offerta dal Regolamento UE ha scorporato con successo le energie rinnovabili dal marginal price, facendo crollare il prezzo medio di borsa.
Se lo facessimo anche noi potremmo ridurre immediatamente il prezzo dell’energia del 20%, allineandoci agli altri paesi europei che hanno rispetto a noi una gestione del mercato elettrico molto più trasparente.
