La grande abbuffata

Il mercato del gas:una tragedia!

Il mercato a “prezzo marginale” dell’energia elettrica é come un grande magazzino dove prendiamo calze, mutande, camicie, maglioni e, alla fine, ci permettiamo anche un bel cappotto da 1000€. Poi andiamo alla cassa e il cassiere ci fa pagare tutti i prodotti 1000€ ciascuno, anche le mutande!

É andata proprio così: da un anno paghiamo l’energia elettrica come se fosse prodotta tutta con il gas, perché così hanno deciso i “cassieri”, che sono poi quelli che controllano il mercato; e più il prezzo del gas saliva, colpa anche della guerra, più i cassieri guadagnavano.

Il governo dei “ migliori” avrebbe dovuto accorgersi prima di cosa stava succedendo e invece tra “le bollette che sarebbero calate a marzo“ secondo Cingolani e “pace o condizionatori” di Draghi, nessuno ha fatto nulla se non rendersi conto, dopo mesi, del disastro e tentare un recupero con la tassa sugli extra-profitti dei “cassieri”.

Tassa rintuzzata dal “cassiere capo” che ha chiesto 16 miliardi di finanziamento, il 70% garantito dallo stato, forse proprio per pagare parte della tassa sugli extra-profitti, se sarà costretto a pagare.

Per avere un’idea di quanto sia costata la “dimenticanza” del governo dei migliori, che ha lasciato in eredità Cingolani, più vicino ai “cassieri”che ai clienti, facciamo quattro conti partendo dal 2021.

Gli speculatori entrano in azione in estate ma i “migliori” sono in vacanza. A dicembre il PUN è quattro volte e mezza quello di gennaio, mancano ancora due mesi alla guerra e il governo non mette altro che pezze.

Ad agosto, quindi molto prima della guerra, il PUN era a 112 €/MWh, quasi il doppio di gennaio e a settembre i futuri di marzo a sei mesi esplodono.

Noi non sappiamo a che prezzo sia stata venduta l’energia elettrica non prodotta con il gas, ma sappiamo che vale il 46% di tutta quella prodotta in Italia. Sicuramente é stata venduta ad un prezzo inferiore al massimo prezzo pagato dal mercato ed é stata acquistata per prima, perchè cosi funziona.

Nulla dovrebbe essere cambiato dopo la crisi russa. Quindi tutto fa supporre, e non c’è ragione di dire altrimenti, che i produttori del 46 % del totale, per correttezza avrebbero dovuto continuare a offrire a 112, il prezzo di agosto.

Con la crisi ucraina il PUN prende il volo, raggiungendo quest’anno punte di 441 a luglio, 543 ad agosto e 430 settembre, con una media da giugno a settembre di 421, mandando al collasso il sistema industriale.

Oggi possiamo indicarlo prudenzialmente a 350 €/MWh.

Tentando una valutazione su base annua e sapendo che, grosso modo, il consumo annuo in Italia é di 300 miliardi di kWh e stimando un PUN medio annuale di 350€ /MWh €, il 46% di 300 miliardi equivale a 138 miliardi di kWh e cioé 138 milioni di MWh.

138 milioni MWh moltiplicati per 238 € – cioè la differenza tra 350 € e 112€ – fanno 33 miliardi di euro, ed è una valutazione per difetto perché partiamo da agosto ‘21.

Un governo attento avrebbe dovuto accorgersi molto prima che, senza il gas russo, bisognava correggere e che l’emergenza stava arricchendo la banda dei “cassieri“, che hanno sempre avuto la possibilità di “coprirsi” con gli acquisti a termine di gas.

Invece di tentare voli pindarici sul CAP del prezzo del gas, a livello europeo, tentativi che sono destinati a fallire, bastava disaccoppiare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, ma forse i “cassieri” erano contrari.

Con il risultato che non é stato fatto nulla, se non rincorrere la crisi su fronti sbagliati e cioè cercando il gas all’estero e aiutare il popolo dei consumatori a pagare i “cassieri”.

Così il paese, o nazione che dir si voglia, é al collasso, in vista di un inverno molto complicato e sempre in attesa di una preventiva azione correttiva, la stessa che si sarebbe dovuta prendere un anno fa.

Il razionamento alla francese

Sono tempi difficili e Draghi mette le mani avanti: “ volete pace o condizionatori?”.

Che il prossimo inverno diventerà: “volete la pace o stare al caldo?”

Gli ambientalisti invece si permettono di criticare la Francia, e le sue centrali nucleari, dalle quali aspettiamo con ansia l’energia elettrica che importiamo ogni anno!

Le centrali nucleari Francesi sono vecchiotte ma garantiscono ai cugini un trattamento che non possiamo neppure immaginare.

Tutti faremmo bene a verificare una bolletta francese invece di ripetere che l’energia verde permetterà – utilizzano sempre il futuro – un risparmio.

Dimenticando che, in 17 anni, il costo delle nostre bollette non ha fatto che crescere, e proprio a vantaggio dei produttori di energia rinnovabile.

Gli “oneri di sistema”, prima che Draghi li togliesse dalla bolletta, erano lì a ricordacelo!

Il metodo francese è semplice: sono previsti 22 giorni di picco durante i quali l’energia costa una fortuna!

In questo modo si sensibilizzano gli utenti che diminuiranno volontariamente il consumo!

Ovviamente gli utenti verranno informati preventivamente del cambio tariffa.

Siamo in Provenza, a sud del paese, e il prezzo dei 22 giorni di picco è di 77 eurocentesimi/kWh, mentre quello degli altri è di 10.

Qui siamo a Parigi e la differenza con l’Italia è evidente.

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