Paghiamo noi la linea che non servirà

I progetti per i quali l’Italia chiede alla Comunità Europea il finanziamento sono meno di quanti potrebbero essere. Così un progetto inutile, ma ben presentato, viene approvato ma poi a nessuno importa che i soldi vadano sprecati.

E’ il caso della interconnessione elettrica con il Montenegro, sulla quale il governo insiste.

Un opera che va avanti solo perché alla fine sarà pagata con le nostre bollette e non è chiaro a vantaggio di chi.

E’ una linea elettrica sottomarina di 400 km, tra Abruzzo e Montenegro, capace di scambiare 6 TWh/anno ( ndr. la domanda annua in Italia é di circa 300 TWh).

Spenderemo più di un miliardo di euro – erano 760 milioni nel 2010 – con copertura europea di solo 60 milioni, per importare energia “economica e rinnovabile” dal Montenegro.

E’ un’idea di una decina di anni fa, quando la nostra sotto-capacità produttiva di energia stava per venire colmata dalle centrali a gas, poi costruite dovunque e senza criterio.

I consumi calarono invece drasticamente, esplosero le energie rinnovabili e ora si produce più energia del necessario; e quindi non c’è più alcun alcun bisogno di importare energia dal Montenegro.

Ma nel 2011, non si sa perché, viene firmato l’accordo.

Il governo diceva di voler ridurre il costo della bollette e cancellare definitivamente  l’elettrodotto con il Montenegro sarebbe una buona occasione per dimostrare che fa sul serio, e invece:

“Il Governo, nonostante il cambiamento di scenario, continua a considerare valido il progetto di interconnessione e garantisce che non ci saranno ricadute sulla bolletta degli italiani, mentre ci sono senz’altro una serie di obblighi che il Governo italiano si è assunto e che andranno rispettati, ma che saranno compensati, a suo parere, dai vantaggi derivanti dall’interconnessione stessa”.

Le parole erano di De Vincenti, allora vice-ministro dello Sviluppo economico, e vanno interpretate: “non sappiamo bene a cosa servirà la linea, però intanto la facciamo, confidando negli astri e sicuri che i costi verranno sostenuti  dalle bollette, anche se vi dico che non è così”.

 

Le operazioni energetiche nei Balcani sono raccontate da una puntata di Rai Report.

Si parte con idee confuse, verso un paese tutt’altro che trasparente come il Montenegro, utilizzando A2A come testa di ponte e facendole comprare partecipazioni che le faranno perdere centinaia di milioni.

La linea non c’è e non si sa ancora se verrà costruita ma intanto si firmano accordi, si prendono impegni, si assegnano appalti e così, anche se é chiaro che la linea non servirà a nessuno, non riusciamo più a fermarla.

Il nuovo presidente di A2A conferma che la permanenza in Montenegro è legata alla realizzazione dell’interconnessione con l’Italia, ma ammette “non so però se all’Italia servirà ancora energia dal Montenegro”.

Terna non si pronuncia perchè, nel caso, costruirà la linea e incasserà una montagna di soldi, e allora chiediamoci come è possibile importare energia da un paese che produce solo il  60% dei suoi consumi e riceve il restante dalla Serbia, che viene prodotto per la metà con carbone.

E la stessa energia elettrica montenegrina è prodotta per il 40% da una centrale a lignite.

Quindi, la maggior parte dell’energia che importeremmo dal Montenegro sarebbe prodotta con il carbone.

Ma non doveva essere tutta energia rinnovabile? E non è forse il momento di capire meglio quello che sta succedendo nei Balcani, con le ultime mosse dei Russi?

3 pensieri su “Paghiamo noi la linea che non servirà

  1. Dopo avere riletto le parole di DeVincenti “Il Governo, nonostante il cambiamento di scenario, continua a considerare valido il progetto di interconnessione e garantisce che non ci saranno ricadute sulla bolletta degli italiani, mentre ci sono senz’altro una serie di obblighi che il Governo italiano si è assunto e che andranno rispettati, ma che saranno compensati, a suo parere, dai vantaggi derivanti dall’interconnessione stessa”.
    Resto letteralmente stupito: e questi sarebbero i politici che dovrebbero tutelare i nostri interessi? L’on. De Vincenti, sarà pure onorevole, ma penso che non sia tanto infarinato di economia. A casa mia, quando mi propongo di fare un investimento, debbo essere certo che abbia un esito positivo altrimenti non lo faccio: figuriamoci se poi l’investimento riguarda l’intero paese.
    De Vincenti sta giocando con i ns.soldi non quelli suoi, anche se cittadino italiano e si presume che, quando un paese fa un investimento, lo fa per avere dei benefici.
    Dalle sue dichiarazioni emerge una scarsa conoscenza delle finalità che deve avere un investimento: certo è facile investire i soldi degli altri.Forse è il caso di cambiare carriera: forse non lo sa ma non siamo benefattori tanto per fare beneficenza qui si tratta di investimenti tecnologici.

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  2. (Il Sole 24 Ore Radiocor) – Roma, 17 mar – Non e’ previsto che il cavo di Terna con il Montenegro possa funzionare anche con il ‘reverse flow’. Lo ha detto l’amministratore delegato della societa’, Matteo Del Fante, precisando che “tuttavia sono i mercati che lo devono dire; anche se oggi i prezzi ci dicono che non e’ cosi'”. Comunque, ha tenuto a sottolineare Del Fante, “nel futuro non si puo’ mai dire: basta vedere quello che e’ successo con il cavo dalla Grecia; non avremmo immaginato che oggi nelle due ore serali di picco lo usiamo per importare”.

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  3. Sig. Beltrame
    da quando la politica energetica in Italia ha saputo realizzare opere che consentissero agli Italiani di avere bollette adeguate ma nel tempo mi sono accorto che le diverse società, in maniera più o meno diversa, si comportano tutte allo stesso modo.
    Hanno liberalizzato la fornitura di energia ma si è dimostato un boomerang per la clientele costretta a muoversi in un contesto in cui ogni società promette di fornire energia a costi più bassi ma poi dopo uno, due o tre anni arrivano le bollette di conguaglio molto salate.
    Certo l’AGEEG ti dice che puoi fare ricorso ma dopo avere pagato : intanto passando da una società all’altra ti accorgi che non cambia assolutamente niente.
    Per cui certi investimenti sarebbe opportuno farli per diminuire le fatture per i consumi effettivamente fatti e non per quelli presunti che molte volte non sono giustificati dalle società fornitrici.
    Pensavano che il mercato libero avrebbe consentito un maggior risparmio per effetto della concorrenza.
    Tutto sbagliato: anzi il mercato libero ha permesso alle società fornitrici di applicare inizialmmente tariffe di favore ma con i conguagli che vengono effettuati dopo diverso tempo altro che tariffe di favore.
    C’è un altro elemento da prendere in considerazione: le fatture emesse sono talmente incomprensibili che, penso, presentandole ad un ufficio commerciale di una qualsiasi società che fornisce energia non sarebbero in grado di interpretarle.
    E il governo cosa fa: chiede di investire sulla realizzazione di un impeanto che fornisca energia dal Montenegro in Italia allo scopo di diminuire le bollette.
    Ma non faccia ridere: inizi a chiedersi se i contatori sono a norma, se quanto viene fatturato corrisponde al vero consumato e che le varie società che gestiscono l’energia siano più trasparenti con bollete più faclmente comprensibili dai clienti.

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