Contatori: i dubbi del MISE

Interpellato presso le commissioni riunite di Finanza e di Attività produttive della Camera, il MISE non chiarisce l’intricata vicenda dei contatori che Enel avrebbe deciso di installare su tutto il territorio nazionale,a nostre spese.

Il MISE conferma che il contatore rientra nelle sue competenze di metrologia legale mentre sorvola sul sistema di misura che invece dovrebbe definire.

Considerato il “gap tecnologico” tra nuovi smart meter, tecnologicamente più avanzati, e l’infrastruttura per la trasmissione dei dati, che invece “necessita di alcuni mesi per essere adeguata a trasmettere”; considerata inoltre la necessità di completare la valutazione dei protocolli per la trasmissione dei dati in corso presso il Comitato elettrotecnico CEI, il MISE “auspica un periodo transitorio” prima di avviare la sostituzione dei contatori.

Rispondendo alle domande di Davide Crippa (M5S) il MISE ritiene che contatori di energia elettrica debbano essere qualificati come “strumenti di misura” e non come “sistemi di misura” mentre il sistema di trasmissione dei dati non rientra nell’ambito di applicazione della direttiva 22/2004 sugli strumenti di misura.

“La presenza di un network di comunicazione bidirezionale” per la trasmissione a distanza dei dati degli smart meter per l’energia elettrica “non inficia la corretta misurazione dell’energia ma attiene all’ambito della gestione post misura (fatturazione, telelettura e telegestione)” di competenza dell’Autorità per l’energia.

Anche su questo punto il MISE sembra avere le idee confuse: una cosa è tramettere un dato di consumo, un’altra è tele-gestire, cioè gestire da remoto,uno strumento di misura.

Per come sono stati gestiti fino ad ora, la gestione da remoto è assolutamente in grado di inficiare il dato di consumo tanto è vero che a un utente moroso, viene ridotta la potenza agendo sui trasformatori del contatore. Il sistema interviene inoltre sulla variabile tempo quando, per esempio, cambia le diverse tariffe per fascia oraria.

Non si tratta quindi del trasferimento di un dato ma molto di più che deve essere chiarito e codificato, non dall’Autorità per l’energia né dal CEI, ma dallo stesso Ministero che invece, solo ora perché chiamato in causa, auspica un periodo transitorio.

 

 

 

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