Conguagli non dovuti

“In caso di contestazione, l’onere della prova dei consumi effettivi é a carico del fornitore, che deve periodicamente rilevare il consumo”.

Un giudice di pace annulla un bolletta di conguaglio “per mancanza di prova del credito“.

Le bollette di conguaglio sono come le cartelle delle tasse: in alcuni casi sono esorbitanti e sono sempre difficili da capire.

Restano un problema anche con i nuovi contatori elettronici che si guastano più di quelli vecchi, con il risultato che spesso il dato di consumo si perde per strada.

Le bollette di conguaglio nascono perché il distributore, un soggetto pressoché sconosciuto al consumatore e con il quale il consumatore non ha alcun rapporto contrattuale diretto:

  1. decide di sostituire il contatore e così si accorge che il precedente misurava male, sempre,ovviamente, a favore del consumatore;
  2. su richiesta dello stesso consumatore, verifica il funzionamento del misuratore;
  3. si accorge, per caso, e quando finalmente effettua una lettura fisica, che il misuratore era male impostato, magari da anni.
  4. nel caso di subentro.

Se il distributore legge il nuovo contatore – da remoto – si accorge del guasto dopo mesi, o anche anni, ma la cosa non lo preoccupa più di tanto perchè, nel frattempo, l’utente continua a pagare consumi stimati che, non é un caso, sono sempre maggiori di quelli reali con i risultato che tutti ci guadagnano, meno il consumatore

La sostituzione del contatore é un operazione molto delicata alla quale il consumatore dovrebbe assolutamente partecipare apponendo la sua firma al verbale d’intervento.

Per Arera, invece, la presenza dell’utente non é necessaria e la verbalizzazione dei dati risulta unilaterale e quindi soggettiva.

Il caso di un utente salentino, al quale arriva una bolletta di conguaglio “in conseguenza della sostituzione del contatore” ci fa capire che ogni tanto la giustizia prevale.

Il Giudice di Pace accoglie la domanda di accertamento negativo del credito annullando, di fatto, la fattura di conguaglio e ribadendo il principio secondo il quale l’onere della prova dei consumi rimane a carico dell’azienda che ha l’onere di effettuare periodicamente il rilevamento effettivo del consumo.

Il fornitore – la società che emette le bollette – deve far effettuare, periodicamente al distributore, il rilevamento effettivo del consumo per verificare gli eventuali conguagli per consumi superiori a quelli preventivati o di eventuali crediti dell’utente, per aver pagato consumi superiori a quelli effettivi.

Onere che la società erogatrice – cioè il fornitore – deve svolgere al fine di permettere all’utente un controllo sui consumi effettivi, e tale consumo effettivo dell’energia può essere calcolato solo mediante la lettura del contatore.

Ne consegue l’importanza basilare del contatore al fine della quantificazione del corrispettivo contrattuale. 

Nel caso in esame, e per ammissione del fornitore, il contatore non trasmetteva al centro operativo del distributore il dato di consumo.

A seguito delle contestazioni dell’utente, che riguardavano il periodo 2013 – 2014 nel quale il deducente aveva pagato regolarmente tutte le fatture pervenutegli, la società elettrica aveva provveduto ad un ricalcolo, ritenendo dovuto l’importo di 1.300€.

Per il Giudice di Pace spetta al fornitore provare la corrispondenza tra quanto registrato dal contatore e gli effettivi consumi.

E in tal senso osserva che «in ossequio al condiviso principio affermato dalla giurisprudenza di legittimità, deve ritenersi, ai fini della ripartizione dell’onere probatorio gravante sulle parti, che costituisce onere del somministrante offrire la prova del corretto funzionamento del contatore e dell’affidabilità dei valori registrati (cfr. Cass. Civ. 2008, n. 18231 e Cass. Civ. 2004 n. 10313) mentre, laddove tale onere è stato assolto, costituisce onere dell’utente quello di allegare e provare le circostanze che univocamente lo portano a presumere che è avvenuta un’utilizzazione esterna nel periodo al quale gli addebiti si riferiscono.

La bolletta elettrica esibita dal fornitore è atto unilaterale di natura contabile non dissimile dalla fattura (Cass., 947/1986), che costituisce “prova delle registrazioni riportate e validamente emessa solo se l’utente non le contesta“(Cass., 8901/1997).

A ciò aggiungasi che la fattura riportante il dettaglio dei consumi o scheda di riepilogo esibita dal fornitore non è sottoscritta da alcuno né, in alcun modo, provata la provenienza di chi l’ha formato e su quali dati è basato.

Nel caso di contestazione dei consumi, come nella fattispecie, la bolletta elettrica perde qualsiasi efficacia probatoria e il fornitore ha l’onere di fornire la dimostrazione della corrispondenza delle registrazioni del contatore ai consumi effettivi dell’utente.

A ciò aggiungasi che la parte convenuta non ha dato prova certa a partire da quando il contatore non ha più comunicato l’autolettura ovvero manca la prova certa del momento iniziale relativo al difetto manifestato dallo strumento di misura, nonché la prova che il fornitore, accertata la mancanza di autolettura è intervenuta subito per verificare il funzionamento o meno del contatore.

A comprova poi che i conteggi effettuati dal fornitore non erano corretti lo si rileva anche dalla circostanza che il fornitore non ha esibito in giudizio la stima dettagliata della ricostruzione e della metodologia di stima utilizzata, prima dell’eventuale sostituzione del contatore e successivamente alla sostituzione.

In buona sostanza, nella fattispecie, il consumatore nulla deve alla società di fornitura dell’energia elettrica che dev’essere anche condannata alle spese di lite.

Morale: vi stanno sostituendo il contatore,se non siete presenti e non verbalizzate la lettura del contatore vecchio, siete già fregati!

Arera sinallagmatica

Vale solo quello che leggete sul contatore!

Definizione di sinallagma: nel legame, nel nesso di reciprocità che unisce una prestazione all’altra per quanto riguarda alcune categorie di contratti.

Il contratto di fornitura di energia elettrica, o di gas naturale, è un tipico contratto “a misura” cioè il corrispettivo viene addebitato in base al dato di consumo letto sul contatore.

Per ARERA – regolatore del mercato elettrico – sembra non sia così! E oltretutto ARERA interviene su un tema non di sua competenza, cioè la metrologia legale che compete invece esclusivamente al MISE – Ministero dello Sviluppo Economico e sue successive denominazioni.

Una delle voci di costo delle bollette è proprio la “gestione del contatore”, che i distributori incassano proprio per misurare e quindi, se il contatore non misura correttamente, se è difettoso o se é impostato male, ne devono rispondere i distributori e, se sulla base di misurazioni errate, il fornitore incassa il non dovuto, l’utente non solo non dovrebbe pagare il non dovuto ma neppure il servizioo di misurazione, che fa parte della voce “gestione del contatore”. e il corrispettivo non dovrebbe essere pagato.

In merito Arera si esprime così:

Fai clic per accedere a 00000024.pdf

“Con la delibera 3 dicembre 2019, 498/2019/E/eel, “Decisione del reclamo presentato da Fontel S.p.A. nei con- fronti di e-distribuzione S.p.A.”, l’Autorità ha rilevato che l’impresa distributrice deve garantire la corretta instal- lazione e manutenzione degli apparecchi di misura e il corretto valore delle misure messe a disposizione degli aventi diritto; pertanto, costituisce inadempimento ai suddetti obblighi l’applicazione di una errata costante di lettura K ai prelievi rilevati dal misuratore. Tuttavia, siffatto errore non inficia, sotto il profilo regolatorio, la corret- tezza della ricostruzione dei consumi derivante dalla giusta applicazione della costante di lettura; ciò in quanto l’errore non è dipeso dal malfunzionamento del misuratore, bensì da un’errata moltiplicazione delle letture da parte del sistema informatico del gestore. Tale errore ha comportato una mera attività di ricalcolo dei consumi realmente prelevati dal misuratore, riflettendo così il carattere sinallagmatico delle obbligazioni contrattuali in atto. L’Autorità ha precisato, inoltre, che i soggetti aventi diritto alla prescrizione biennale per i consumi energe- tici sono individuati esclusivamente dall’art. 1, comma 4, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 e che la disciplina prevista dalla delibera 11 aprile 2018, 264/2018/R/com opera anche in presenza di un cliente finale connesso in media tensione”

La “costante di lettura” non fa parte di alcun documento contrattuale mentre la legge è cristallina: il dato fide-facente la transazione è unicamente quello indicato sul contatore, quello che viene letto dal consumatore, e non quello che viene moltiplicato per coefficienti ignoti o costanti di lettura.

Coefficienti e costanti ignoti al consumatore alla firma del contratto.

Secondo Arera, “tale errore ha comportato una mera attività di ricalcolo dei consumi realmente prelevati dal misuratore, riflettendo così il carattere sinallagmatico delle obbligazioni contrattuali in atto“.

Affermare che non ci sia nulla da eccepire “sotto il profilo regolatorio” è del tutto gratuito, come è inutile che un consumatore, alle prese con questo problema, debba tentare di “conciliare” alla presenza di Arera.

Le comunità energetiche

Tra pochi giorni Arera aggiornerà le tariffe dei contratti in tutela e, a meno dei soliti giochi di prestigio, sarà una bella botta.

D’altro canto, nulla è stato fatto in questi anni per migliorare la situazione con il risultato che, quando scende la materia prima aumentano gli oneri di sistema e quando la materia prima sale, come nell’ultimo anno, la bolletta esplode.

Il governo non è interessato al tema bollette e alla difficoltà di pagarle per milioni di consumatori.

Promette invece incentivi a pioggia senza dire chi li pagherà e così, magari dopo mesi o anni, ce li troveremo in bolletta.

Un decreto del MISE promuove l’autoproduzione dell’energia elettrica nelle c.d. “comunità energetiche”.

I governi che si succedono alla guida del paese, vedono solo il lato “onirico” della medaglia, quello dell’ambiente più sano delle rinnovabili e, più attuali, dell’idrogeno o del biometano.

Meglio quindi ricordare il passato per capire cosa ci riserva il futuro.

Il decreto arriva quindici anni dopo il “primo conto energia“, al quale ne sono seguiti altri quattro, con il risultato che oggi paghiamo oneri di sistema per 13 miliardi ai produttori di energia rinnovabile.

Sono cifre importanti: verificate la voce “oneri di sistema” sulle vostre bollette e moltiplicatela per le decine di milioni di consumatori. Oppure dividetela per i kWh consumati.

Gli ultimi “conti energia” risalgono al 2014 e avevan una durata ventennale, estesa da Renzi a 25.

Siccome più di 600 mila impianti di energia rinnovabile, sparsi per tutta la penisola, sbilanciano la rete, sono già previsti 15 GW di potenza convenzionale a gas per ri-bilanciarla.

Lo scherzetto vale un miliardo di euro che verrà spalmato in bolletta ma nessuno lo dice, come nessuno dice che le bollette aiutano ogni anno Alitalia, Alcoa, Ilva e i monopolisti storici come Terna,Enel,Smam etc.

Il comunicato del MISE sulle comunità energetiche:

Il provvedimento rende, infatti, operativa una misura introdotta nel dicembre 2019 con il decreto Milleproroghe, che anticipando l’attuazione di una direttiva europea consente di costituire l’autoconsumo collettivo, attivabile da famiglie e altri soggetti che si trovano nello stesso edificio o condominio, e le comunità energetiche, a cui possono partecipare persone fisiche, PMI, enti locali, ubicati in un perimetro più ampio rispetto a quello dei condomini

In Germania le comunità energetiche esistono da sempre e gli impianti sono stati realizzati in base alle loro necessità.

Da noi no, impianti a pioggia dappertutto tanto pagano le bollette!

Anche in questa occasione il rischio è che si formino società di scopo che installino potenze superiori alle reali necessità locali, proprio per riversare in rete l’eccesso di energia, facendoselo pagare il doppio del prezzo di mercato.

E quali sarebbero le ragioni per stabilire, adesso, il prezzo del surplus di energia prodotta, se non per dare la possibilità di sovradimensionare gli impianti, invece di calibrarli sull’effettiva domanda locale?

È un nuovo CIP6 , che ancora,dopo trent’anni continua ad elargire incentivi ai produttori, prelevandoli dalle bollette?

Anche i conti energia limitavano la potenza degli impianti a 1 MW, ma poi abbiamo visto come sono andate le cose con le aggregazioni fittizie e la creazione di impianti monstre, specialmente al sud.

Accorgersi che molti ne approfittano non è facile anche perche i controlli, dopo anni, si fanno così.

Una priorità del nuovo governo era affrontare il problema degli oneri di sistema delle bollette con l’obbiettivo di ridurli.

Con questo decreto, si va nella direzione opposta e così, prima di metterli in bolletta, il presidente di Arera può gridare, a vuoto, in Parlamento che gli oneri di sistema sono troppi.

La commedia è sempre la stessa dove, al governo, tutti recitano la propria parte con la certezza che, alla fine, arrivano consumatori con i soldi.

La tassa “bolletta”

Bilanci trionfali delle società energetiche dopo la un anno di pandemia e di consumi ridotti.

Terna, Enel, A2A,Snam, Acea, Hera, Iren solo per citarne alcune, operano in mercati regolati ein forza di concessioni monopolistiche.

Possonocosì permettersi utili netti superiori al 30%, garantiti come per Autostrade.

Il settore si basa su regole, assetti di mercato e comunicazioni mediatiche che consentono ai monopolisti – tollerati da autorità compiacenti – di guadagnare quanto vogliono mentre chi non fa parte del “giro” é un bandito.

Adesso sono tutti impegnati a spiegare le bollette, a comparare offerte, e ad avvertire che,con il mercato libero,bisognerà scegliersi un nuovo fornitore, ma nessuno denuncia le parassitarie rendite di posizione, dove le componenti regolate della bolletta, che pesano per più di un terzo, aumentano senza alcun controllo.

Patetico l’intervento del governo e pericoloso congelare gli aumenti – per un miliardo di euro – in attesa, e nella speranza di tempi migliori.

Nove milioni di consumatori non riescono a pagare le bollette, diventando immediatamente preda delle società di recupero del credito, che telefonano dai paesi più strani minacciando il distacco della luce.

Si fanno tanti condoni, e allora perché non condonare le bollette piuttosto che girare i soldi ai cinesi, ai quali abbiamo già svenduto buona parte dell’argenteria e intendiamo continuare.

Ci stanno sostituendo i contatori illegali con altri, che opereranno in sistemi illegali, solo perché li pagheremo con la bolletta; non avremo alcun beneficio anzi chi li gestirà potrà taroccarli con un computer e succhiarci tutti i dati sensibili: quanto consumiamo, che potenza utilizziamo, a che ora saremo in casa.

I nuovi contatori li pagheremo quasi tutti all’Enel, assieme al canone della Rai e a quello della fibra ottica, visto l’accordo tra Enel e Tim.

E’ scandaloso che ci martellino con lo spread mentre la “tassa bollette” come i bonus a managers del tutto regalati in società monopoliste, vengono pagati senza problema.

Misurazioni errate e coefficiente K

Una delibera dell’Autorità per l’energia si pronuncia in merito ad alcuni casi di errata misurazione di energia elettrica.

Nessun degli addetti sembra fare correttamente il proprio lavoro:

  1. il distributore di energia elettrica rileva, e trasmette per anni al fornitore dati di consumo errati – la metà del reale consumo – per sua colpa evidente e, quando finalmente se ne accorge, presenta il conto;
  2. il fornitore, che deve fatturare il maggior costo al suo cliente, non sa come giustificarlo e sporge reclamo all’Autorità. Nella prassi, il fornitore prende sempre per buono quanto gli viene comunicato dal distributore: come si vede, un errore madornale perché ne risponde sempre lui al cliente!
  3. l’Autorità fa da paciere, allargandosi però su problematiche di metrologia legale che non le competono come contatori illegali, installati o rilevati male, coefficienti K: temi che hanno conseguenze economiche rilevanti, visti i consumi dei casi in esame.
  4. il Ministero, cui compete la metrologia legale, legge e tace invece di pronunciarsi su coefficienti che andrebbero sicuramente capiti e legalizzati. Com’è possibile che ci siano contatori in funzione dove é necessario moltiplicare il consumo per un coefficiente “K”? Sono o non sono legali?

Da notare la grottesca autodifesa del distributore: “i vostri clienti, furbetti, sapevano benissimo che consumavano più di quello che io misuravo, ma si sono ben guardati dal dirlo”.

clienti, furbetti o meno, che pagano da anni energia elettrica misurata da sistemi illegali, non denunciano la situazione perché gli allegati della delibera vengono secretati dall’Autorità; non potranno quindi che continuare a pagare, anche se a rate.

Sicuri che i casi, come quelli presi in esame, siano solo 113 in tutta Italia?

 

Oneri di sistema: decreto rilancio

Il virus fa scoppiare il bubbone degli oneri di sistema che tutti i governi dicono da anni di voler sistemare. 

L’emergenza COVID sarebbe stata un’ottima opportunità per affrontarlo e invece, con quello che stanno architettando, non succederà nulla.

Il problema degli oneri di sistema – quindici miliardi scaricati ogni anno nelle bollette – si trascina da più di dieci anni, da quando cioè le bollette pagano gli incentivi alla produzione di energia rinnovabile, che è la parte dominante degli oneri.

Meglio sarebbe stato come hanno fatto in Spagna, dove gli incentivi sono a carico della fiscalità generale. Da noi no, anche perché il consumatore italiano è un ricco pagatore.

Ormai, come per il litro di benzina, anche per un kWh  la “quota materia energia” rappresenta una minima parte del prezzo totale, con l’aggravante del “chi meno consuma più paga” contrariamente a qualsiasi criterio di risparmio energetico e di equità sociale.

Ce ne accorgiamo,per esempio, quando verifichiamo la bolletta della seconda casa dove, in assenza di consumo, paghiamo trenta euro al mese; quando ci andiamo e cominciamo a consumare, la differenza è minima. Ma la situazione è la stessa anche per la prima dove pagano di più gli utenti più poveri.

L’art. 30 del “decreto rilancio” non riguarda le utenze domestiche, e nemmeno gli “usi diversi” fino a 3,3 kW di potenza impegnata, ma mira ad aiutare le PMI che, per due o tre mesi, hanno dovuto fermare l’attività.

Sono gli esercizi commerciali, con poche decine di kW installati, e le PMI con una potenza installata di centinaia di kW.

Per come è stato redatto, e non si capisce a quali fonti il MISE si sia appellato per farlo, sembra che il decreto, a meno di emendamenti in itinere, non centrerà l’obbiettivo.

L’entità degli aiuti é minima –  600 milioni di euro rispetto ai 15 miliardi – e la tempistica dell’erogazione – in due rate la prima a settembre e l’altra a Natale – danno l’impressione che il problema non sia stato neppure sfiorato.

Siccome non è chiaro in base a quale criterio siano stati stabiliti i 600 milioni, ricordo che la stessa cifra è stata “rubata” ai consumatori l’anno scorso per aiutare Alitalia.

Nella sostanza, e se l’articolo del decreto resterà tale, una PMI, chiusa per il COVID, avrà già ricevuto le bollette di marzo e di aprile, e e si appresta a ricevere quella di maggio.Le bollette di questi tre mesi risulteranno invariate rispetto a quelle di gennaio e febbraio, anzi, e qui la beffa, in alcuni casi aumenteranno pure.

E tutto perché le componenti fisse degli oneri di sistema, relative alla quota potenza restano invariate. Il decreto infatti riguarderà solo gli oneri relativi alla quota consumo.

E così, solamente ricominciando a consumare, e solo dopo tre o quattro mesi, la PMI potrà ricevere gli aiuti promessi che, a quanto si legge dovranno anche essere restituiti, ma non si sa, né quando né come.

Un’altra categoria, drammaticamente colpita dalla situazione, è quella dei fornitori che hanno già anticipato ai distributori, oltre agli oneri di sistema, anche le spese di trasporto e distribuzione. Ma nessun kWh è stato né trasportato né distribuito.

Cosa farà quindi la PMI che non ha prodotto nulla e che riceve una bolletta per non aver consumato nulla? Sembra molto difficile che possa pagarla e infatti la morosità è più che quadruplicata rispetto al periodo pre-COVID.

#oneridisistema

 

 

Perché l’IVA sulle accise

E’ corretto applicare l’IVA sull’accisa?

Un’interrogazione parlamentare non sembra aver ottenuto una risposta definitiva.

Il sottosegretario di turno conclude testualmente:

“Tuttavia, considerati anche i recenti orientamenti giurisprudenziali nazionali, ricordati nell’atto di sindacato ispettivo, con cui si sono spesso accolti i ricorsi presentati dai singoli utenti, si ritiene opportuno fare maggiore chiarezza sul tema, anche al fine di offrire una maggiore tutela dei diritti dei consumatori di energia elettrica”

 

Come per l’illegalità dei sistemi che misurano energia elettrica, il ministero da sempre risposte evasive: non c’è mai un si o un no che rassicuri il consumatore sulla correttezza di quanto paga.

E’ una commedia, recitata male dagli attori che si avvicendano al governo.

Una commedia che alimenta i contenziosi; con queste risposte un consumatore volenteroso potrebbe adire a vie legali con buone probabilità di successo.

Andrebbe contro gli interessi dello Stato? Forse, ma in questa commedia non è più chiaro chi è lo Stato.

Basterebbe non pagarla e vedere “che effetto che fa”.

Il malloppo “commissariato”

Con il decreto Milleproroghe di fine anno il governo ha deciso il commissariamento del GSE – Gestore Servizi Energetici – società interamente partecipata dal MEF.

Da tempo al GSE c’era una situazione imbarazzante: baruffe,licenziamenti… una suburra indegna per un ente che gestisce i nostri soldi!

Il GSE gestisce gli incentivi alle rinnovabili, che noi tutti paghiamo con le bollette: 14 miliardi di euro previsti nel 2020. Gestire significa ricevere gli oneri di sistema delle bollette e girarli ai produttori, dopo aver verificato che ne abbiano diritto.

Commissariare il GSE senza dare giustificazioni plausibili è inaccettabile e quindi cerchiamo di capire cosa sta succedendo, perché i 14 miliardi li mettiamo noi.

Ed è nostro sacrosanto diritto sapere cosa ne fanno, fino all’ultimo centesimo e, se il governo si sente libero di commissariare il GSE senza ragione, il consumatore ha tutti i diritti di non pagare gli oneri di sistema della bolletta. Forse questa eventualità sfugge al “sistema” che da vent’anni  blatera di liberalizzazione.

Dunque, dal GSE dipende l’ Acquirente Unico che acquista energia energia elettrica per i venti milioni di utenti serviti ancora da contratti “tutelati”, le cui tariffe sono stabilite trimestralmente da Arera.

Bisognava uscire dal mercato tutelato da anni ma, proroga dopo proroga, sembra chiaro che non ci usciremo mai e ci stanno preparando il futuro.

Appena il GSE viene commissariato, il capo di Acquirente Unico, che dipende dal GSE, chiarisce che: “Il commissariamento non riguarda le società controllate…posso fare tutto io!”

Il Milleproroghe di fine anno viene emanato “salvo intese” ed ecco il colpo di mano, che per ora non sembra andato a buon fine, ma che prima o poi verrà ritentato.

Viene fatta girare la bozza di un emendamento al decreto che prevede che l’Acquirente Unico passi dal GSE, commissariato, al controllo diretto del MEF, che ne venga modificato lo statuto e che si metta a fare altre cose.

A cosa mira l’emendamento ? L’obbiettivo è evidente: mettere in sicurezza la parte del malloppo che rischia di dissolversi con gli insoluti : la morosità aumenta e, se il cliente finale non paga la bolletta, mancano gli oneri di sistema; fino ad oggi li hanno messi i fornitori, per conto dei clienti, ma é ovvio che non può durare.

La bozza dell’emendamento è creativa: vanno determinate  “le modalità e le condizioni con le quali i venditori di energia elettrica che fatturano ai clienti finali conferiscono mandato di pagamento irrevocabile in favore di Acquirente Unico”.

Definire in pratica le modalità “attraverso cui garantire che, mediante un unico pagamento da parte dei clienti finali, si proceda all’imputazione delle somme fra coloro che ne hanno titolo nonché le modalità e le condizioni in base alle quali i venditori di energia elettrica, decorso un periodo di tempo durante il quale abbiano posto in essere azioni idonee ad ottenere il pagamento delle fatture emesse nei confronti dei clienti finali, possano conferire ad Acquirente Unico S.p.a. mandato irrevocabile all’incasso dei propri crediti insoluti e non contestati”.

Per farlo AU avrebbe accesso “alle informazioni relative alla fatturazione e all’incasso dei corrispettivi a copertura degli oneri” nella disponibilità dei venditori mediante gli “specifici flussi informativi” del servizio informativo integrato.

Il servizio informativo integrato si basa sui dati raccolti dai contatori di seconda generazione che Enel sta installando in tutto paese.  Enel distribuisce infatti l’86,5% dell’energia venduta con il mercato tutelato, i dati sono tutto e il cerchio si chiude.

Un autentico delirio: AU sarebbe allo stesso tempo trader,”grande fratello” del sistema elettrico nazionale, cugino di Enel, esattore e recupero crediti pregressi!

Sembra che l’emendamento sia stato ritirato, dopo che il Mise ne ha disconosciuto la paternità, ma cosa resta di tutta questa torbida faccenda?

Il commissario deve essere ancora nominato e, viste le premesse, dovranno cercarlo sulla luna. Il governo,o chi per esso, non ha alcuna intenzione di perdere il controllo degli oneri di sistema, non ha alcuna intenzione di ridurli ma vuole avere la certezza che si paghino!

Cambiare qualche statuto o azzerare qualche controllata vale 14 miliardi di euro!

 

 

L’incombente creativo

“La nuova offerta con tre ore di componente energia gratis ogni giorno. Scegli le tue ore free, cambiale in libertà e monitora con un click i tuoi consumi”

L’incombente creativo – ENEL – è alla caccia di clienti perché, tra sette mesi, sembra che venti milioni di utenti dovranno cambiare fornitore.

Dopo avergli sostituito il contatore, ecco come tratta il consumatore gonzo che non capisce nulla ma “gratis” è una parola che lo affascina da sempre, e l’incombente creativo, che con il gonzo gioca in casa, lo sa.

Quattro conti per capire di cosa stiamo parlando: un’utente domestico, con una potenza a disposizione di 3 kW, in un ora può consumare 3kWh, in tre ore 9 kWh.

La “componente energia” di 9 kWh vale circa 50 centesimi e, per 365 gg all’anno, 180 €.

Improbabile però che il gonzo resti a casa per tre ore al giorno, tutti i giorni dell’anno, solo per non pagare la componente energia della luce. Facendo funzionare contemporaneamente lavatrice, lavastoviglie, forno, asciugacapelli, e tenendo accese tutte le luci di casa per informare gli altri gonzi che la luce costa meno.

Senza dimenticare che, se il gonzo sfora, il contatore salta e deve riarmarlo.

I 180 euro teorici annui diventano così 40, o anche meno, ma il gonzo non lo sa.

Ma cercare di ottenere il risparmio,sul sito dell’incombente creativo, non è facile!

Prima di tutto il gonzo deve avere già il contatore di seconda generazione, il c.d. contatore 2G con il quale l’incombente creativo saprà tutto di lui.

Il gonzo infatti deve digitare il numero di POD e se il sistema scopre che il contatore non è un 2G il gioco finisce, ma non prima di aver dato all’incombente creativo un’informazione preziosa: il contatore deve essere ancora sostituito!

Il gonzo vorrebbe sapere “come fanno a saperlo, chi glielo ha detto” ma poi scopre che chi ha installato i nuovi contatori è uno stretto parente dell’incombente creativo e quindi è meglio lasciare perdere.

Con le altre domande del sito, l’incombente creativo fa una bella radiografia del gonzo che non potrà più scappare.

Resta il problema del cambio tariffa in funzione delle ore scelte, una procedura che la legge non prevede, ma cos’è la legge rispetto alla creatività di un incombente?

 

Contatori in Francia:truffa?

Aumentano le proteste contro Linky, il nuovo contatore elettrico francese.

Due giornali, Capital e l’Humanitè, si chiedono se si tratti di progresso o di truffa.

Enedis – che controlla il 95% della rete elettrica francese – ne dovrebbe installare 35 milioni entro il 2021, in linea con una direttiva europea sull’efficienza energetica.

Dal 2016 sono stati sostituiti 11 milioni di contatori.

La sostituzione del contatore saràa carico del consumatore e il distributore incasserà 5,7 miliardi di euro.

Per la Corte dei conti francese, il programma Linky si tradurrá in un beneficio finanziario per il distributore di mezzo miliardo di euro, che verrà scaricato sulle tariffe, senza alcun reale vantaggio per il consumatore.

Le proccupazioni dei consumatori francesi, che si stanno opponendo alla sostituzione, sono: protezione dei dati personali, sicurezza informatica dei dati di consumo, problemi sanitari, diritto dei consumatori e controllo della domanda di energia da parte del distributore.

I metodi per imporre la sostituzione vanno dalle minacce di distacco a non meglio definite ritorsioni economiche, metodi questi particolarmente efficaci con i male informati o con le persone anziane.

Inoltre sembra che, all’atto della sostituzione, non venga effettuato alcun controllo alla rete alimentata con rischi d’incendi.

Vista la sempre maggiore protesta, dei consumatori e in Parlamento, i giornali si chiedono se non sia il caso di abbandonare il progetto come già successo in Belgio e in Germania.

In nessuna altro paese europeo l’installazione dei contatori ha creato una reazione come in Francia.

In Italia, per esempio, non c’è alcuna fronda, anzi, si accetta senza batter ciglio la sostituzione dei vecchi contatori,illegali, con sistemi di misura altrettanto illegali, cosa che in Francia, forse non hanno ancora apprezzato.

Tuttavia, anche in Italia la sostituzione può essere rifiutata e non sono applicabili sanzioni.

Energia bio

Siamo tutti sensibili all’ambiente e, quando ci propongono un contratto di “energia verde”, siamo disposti a pagarla di più, se serve a salvare il pianeta.

Ma siamo sicuri che l’energia che ci venderanno come “100% verde” lo sarà veramente?

Anche in base ai dati che Terna pubblica mensilmente, c’è il sospetto che la quantità di energia venduta come “100% verde” sia maggiore di quella prodotta da fonte non fossile.

Il problema è che nessuno fa un bilancio tra l’energia venduta e quella prodotta.

Il GSE – Gestore Servizio Energetico – incentiva la produzione dell’energia rinnovabile mentre, ma nella vendita, ogni fornitore è libero di promettere e vendere quello che vuole, con un evidente vantaggio economico, tanto nessuno controlla.

Il consumatore, che forse non si rende conto di incentivare già l’energia prodotta da fonti rinnovabili con gli “oneri di sistema” quando sottoscrive un contratto di “energia verde” la pagherà ancora più cara.

Così oltre ai circa 6 cents/kWh che, per legge, paghiamo ai produttori se ne aggiungono altri 2 per i venditori.

Ma se consumiamo 2.700 kWh all’anno non facciamo già la nostra parte?

E cambiando argomento, che dire poi dei certificati verdi, che vengono negoziati, privatamente, tra i produttori da fossile e di rinnovabile.

Cosa significa: “il fornitore s’impegna all’annullamento a favore dell’utente di appositi certificati previsto dalla normativa vigente, i quali garantiscono che l’energia fornita è stata effettivamente prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili”.

Chi garantisce che i certificati verdi siano effettivamente “annullati a favore dell’utente”?

L’annullamento dei certificati, ammesso ma non concesso che certifichino il vero, permetteranno al produttore – che fa parte dello stesso gruppo societario del fornitore – di produrre la quantità equivalente di energia da fonte fossile, e quindi fare il contrario di quanto il consumatore si aspetta sottoscrivendo un contratto di energia verde.

Mettetene insieme milioni, fatevi quattro conti e vedrete com’è facile fare soldi raccontando balle.

Il regolatore dorme.

Gli omissis delle autorità

Le liberalizzazioni vengono spesso sbandierate da chi non sa neppure di cosa parla oppure da chi pretende di distorcere la realtà.

Dopo ben dodici anni di presunta liberalizzazione del mercato elettrico, è utile leggere questo documento di Arera, disseminato di omissis, messi lì apposta per non innervosire il vecchio monopolista – Enel – che adesso si fa chiamare “incumbent”.

Enel che, tra parentesi, ma resta il maggior finanziatore di Arera.

Anche se il processo di liberalizzazione del mercato elettrico è cominciato nel 1999,  solo dal 2007 ognuno, inteso come ognuno, può vendere energia elettrica.

E così, ad oggi, sono 550 le società attive nella vendita di energia elettrica senza che nessuno, inteso come nessuno, possa stilare una lista di buoni/cattivi per la privacy.

Il trasporto e la distribuzione sono monopoli,nazionali e locali, e i contatori, che ci stanno sostituendo a decine di milioni, sono tutti marcati Enel.

Con venti milioni di consumatori, che dovranno passare tra un anno al mercato libero, senza sapere cosa significhi, si indaga ancora sul mancato umbundling e sulla mancata separazione tra produttore, distributore e venditore che guarda caso, nella liberalizzazione all’italiana, fanno sempre capo ad un unica società.

Contro la chiusura dell’istruttoria dell’Antitrust sullo stesso argomento, un documento ineccepibile ma anch’esso pieno di omissis, Enel ha fatto ricorso al TAR.

La sentenza arriverà a tempo scaduto e saremo quindi tutti più liberi di acquistare energia elettrica dall’Enel.

Interrogazione alla Camera

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-01835

presentato da TRAVERSI Roberto

testo di Mercoledì 3 aprile 2019, seduta n. 155

TRAVERSI. — Al Ministro dello sviluppo economico. —

Per sapere –

premesso che:

la metrologia legale, che tutela la fede pubblica in quelle transazioni commerciali che utilizzano strumenti di misura, compete unicamente al Ministero dello sviluppo economico;

è in corso, su scala nazionale, la sostituzione di decine di milioni di misuratori di energia elettrica e di gas naturale;

i misuratori, una volta installati, diventano parte integrante di un sistema che permette al distributore di energia elettrica e/o di gas, di «gestirli» da remoto;

il sistema, inteso come misuratore in campo e struttura di gestione dello stesso, predisposta presso i centri operativi dei distributori, non è mai stato definito legalmente dal Ministero dello sviluppo economico;

la gestione da remoto dei misuratori è espressamente vietata dal decreto legislativo del 22 febbraio del 2007, n. 22: non è cioè ammesso modificare da remoto le variabili metrologiche che concorrono alla formazione del dato di consumo;

lo stesso decreto legislativo stabilisce, inoltre, che l’unico dato legalmente valido della transazione è quello che si forma sul posto e non quello letto da remoto;

a fronte di quanto premesso i consumatori devono sostenere il costo di sistemi di misurazione dubbi. Un costo che, per gli utenti che consumano meno, rappresenta un cospicuo aggravio della bolletta, già oberata di oneri e tasse che stanno diventando insostenibili;

per come è stato predisposto, il sistema sembra essere molto più utile ai distributori, di energia elettrica e di gas, che ai consumatori: i nuovi misuratori, che dovrebbero facilitarli nella rilevazione dei propri consumi, sono invece oggettivamente complicati;

tenuto conto che la quasi totalità dei misuratori di energia elettrica è controllata da Enel, tramite E-distribuzione, e decine di milioni di clienti Enel dovranno passare al mercato libero, questa operazione sui contatori sembra all’interrogante rafforzare il monopolio di Enel –:

quali iniziative intenda mettere in atto per definire regole e strumenti per rendere chiara la misurazione relativa ai contatori Enel e verificare, nel contempo, i reali costi e benefici per il consumatore della sostituzione dei contatori stessi.

(5-01835)

Il banco vince sempre

Grande enfasi della stampa alle sanzioni dell’Antitrust a Enel e Acea, per pratiche scorrette per “svuotare la tutela prima che arrivi l’Autorità” , sfruttando la posizione dominante.

Sorprende però la sproporzione delle sanzioni: 93 milioni a Enel e 16 ad Acea.

Dalle tabelle pubblicate nell’ultima relazione di ARERA, si evince che:

  • edistribuzione – società di distribuzione di Enel – distribuisce 50 TWh a 25 milioni di utenti domestici, mentre Areti – società di distribuzione di Acea – distribuisce  2,7 TWh a 1,3 milioni  di utenti;
  • gli utenti domestici in maggior tutela consumano un totale di 35 TWh;
  • enel vende 42 TWh ai clienti domestici, mentre Acea ne vende 1,3.

Qui non si tratta di sanzionare quante volte ha peccato Enel e quante Acea, ma di affrontare il peccato originale e cioè l’enorme vantaggio per Enel di conoscere vita, morte e miracoli di 25 milioni di utenti, attraverso l’utilizzo dei dati, rilevati dai nuovi contatori di proprietà di edistribuzione; un vantaggio che durerà fino al 2030, e cioè fino alla scadenza della concessione.

Per non dare troppo nell’occhio e magari essere accusata di lesa maestà, il problema viene solamente accennato nella nota a margine di pag. 5 del documento dell’Antitrust:

“Apparivano altresì emergere elementi idonei a suffragare l’ipotesi che nella propria attività commerciale EE sfruttasse l’appartenenza al gruppo Enel – verticalmente integrato nei mercati della distribuzione e della maggior tutela”

 

 

Concessioni senza rischi

Il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi si riflette sulla remunerazione degli investimenti, garantita a chi gestisce servizi regolati, per ripagare reti elettriche, elettrodotti, gasdotti, stoccaggi, contatori etc.

Uno spread di 300 punti base potrebbe costare agli utenti italiani circa 460 milioni di euro all’anno in più sulle tariffe di elettricità e gas.

Il parametro tariffario, calcolato in base molteplici fattori di natura finanziaria, fiscale e di rischio paese dovrà essere aggiornato dall’Autorità  entro fine anno e inciderà sulla voce “spese per il trasporto” di luce e gas.

Le reti del gas e dell’energia elettrica, come per le autostrade, pagate da generazioni di utenti, garantiscono un ritorno sull’investimento a due cifre, e senza nessun tipo di rischio, tanto meno il rischio paese il cui premio assicurativo è pagato da ogni bolletta.

Meglio per tutti quindi che lo spread non salga ma sarebbe anche il caso rivedere le concessioni, che nel caso della distribuzione dell’energia elettrica, è monopolio di Enel.

 

Abuso di Autorità

Ogni tre mesi, Arera aggiorna i prezzi di gas e luce del mercato tutelato, che serve tre consumatori su quattro.

I cospicui  aumenti degli ultimi due trimestri dipendono,secondo Arera, dalla stagionalità dei prezzi all’ingrosso – una balla perché il prezzo è in costante e anomala ascesa –  dal fermo estivo dei reattori nucleari francesi  – un’altra balla perché succede ogni anno – dal calo della produzione idroelettrica – che pesa pochissimo sul totale – e dall’aumento della domanda legato al caldo anomalo – tutt’altro che anomalo.

Nei due ultimi aggiornamenti stesso copione per mostrare una situazione migliore di quella reale, dando in pasto ai media notizie rassicuranti e facendo gridare i politici di turno che bisogna ridurre il costo delle bollette.

Ma c’è un importante novità: siccome gli aumenti sarebbero troppo elevati, Arera mette in piedi una piccola finanziaria, congelando un miliardo di euro di oneri di sistema, nella speranza di recuperali in tempi migliori.

In pratica fa come il governo, facendo debito con la speranza che PIL migliori.

Gli oneri di sistema incentivano anche l’energia rinnovabile e resta un mistero perché debbano calare in futuro.

Ma non è un mistero che, venendo a mancare una quota di oneri, lo Stato non incassa le relative imposte.

Se sussiste quindi il dubbio che Arera possa intervenire sulla fiscalità, prerogativa di  governo e parlamento, ne è chiara la ragione: non era bello che il collegio uscente di Arera presentasse in giugno un aumento a due cifre e non è bello che il collegio entrante, espressione politica del nuovo governo, faccia lo stesso

Il risultato è che stiamo facendo debiti anche con le bollette.

Proroga tutela a condizione che

ARERA ritorni alla sua missione originale e cioè ” la promozione della concorrenza e dell’efficienza nel settore dei servizi di pubblica utilita’, di seguito denominati “servizi”, nonche adeguati livelli di qualita’ nei servizi medesimi in condizioni di economicita’ e redditivita’, assicurandone la fruibilita’ e la diffusione in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale, definendo un sistema tariffario certo, trasparente e basato su criteri predefiniti, promuovendo la tutela degli interessi di utenti e consumatori”.

Non intervenga in materie che non le competono, come la metrologia legale, della quale è unico responsabile il MISE. Nello specifico, vengono installati decine di milioni di sistemi di misurazione illegali, che funzionano male e che oltretutto il consumatore paga con la bolletta.

Denunci l’impossibilità di promuovere la concorrenza, e quindi la tutela degli interessi di utenti e consumatori, in presenza della chiara posizione dominante di Enel, che dalla fine del mercato tutelato, e con il monopolio della distribuzione, sarebbe l’unica a trarre vantaggio.

Metta in condizione i consumatori, attraverso una seria e mirata campagna di informazione, di capire quanto consumano e quanto spenderebbero passando al mercato libero. I comparatori di offerte non sono assolutamente adeguati, né fruibili  dalla quasi totalità dei consumatori.

Semplifichi radicalmente le bollette, sull’esempio di quelle degli altri paesi europei, che sono utili e non aggravano il lavoro dei fornitori, che in Italia viene poi scaricato sul prezzo.

Rediga, con il MISE, l’atteso albo dei fornitori per evitare in futuro situazioni oggettivamente sconcertanti.

Riveda il contratto di maggior tutela a garanzia dei consumatori. Quello attuale non funziona per evidente responsabilità dominante del distributore.

Annulli la procedura di conciliazione che allontana ulteriormente i consumatori dal far valere i propri diritti.

Quantifichi, con precisione, l’ammmontare degli oneri di sistema, che ormai pesano per più di un terzo sul valore delle bollette, da qui a dieci anni confutando, in modo molto più efficace del passato, gli ulteriori aggravi.

 

 

GSE e nucleare

DiUaT4PXcAA-8NDNon sapevamo che in Italia si produce ancora energia elettrica con il nucleare e magari viene pure incentivata. Perché vengono pubblicate queste fesserie?

Il biometano ti dà una mano

Stanno per scadere gli incentivi agli impianti di biogas, prodotto da scarti agricoli e utilizzato per produrre energia elettrica, pagata ai produttori 300 €/MWh , cinque volte l’attuale prezzo di mercato, ed ecco allora il biometano – neologismo creato ad hoc – che sarà prodotto dagli stessi impianti che producevano il biogas con l’aggiunta del Forsu, la parte umida della spazzatura.

Se prima, con le bollette della luce, pagavamo l’energia prodotta con biogas, d’ora in avanti pagheremo il biometano con le bollette del gas.

Sembra una replica del CIP6, che assimilava gli scarti delle raffinerie alle energie rinnovabili.  D’ora in avanti, con la spazzatura si creerà metano, assimilabile a quello di pozzo,che usiamo tutti i giorni.

Anche la procedura di assegnazione degli incentivi – varata due giorni prima delle elezioni – resta la stessa: chi primo arriva,entro il 2022, vince e, in previsione del nuovo esborso, il GSE ha rallentato il pagamento degli incentivi al fotovoltaico.

Invece di costruire inceneritori, a beneficio di tutti, continuiamo così ad incentivare i privati a macchia di leopardo,senza un minimo criterio di programmazione e di priorità locali e nazionali .

Incumbent

Con questo termine, per deferenza, ci si riferisce in Italia a Enel, la cui posizione dominante viene analizzata nella recente lettera di Iberdrola.

Le enormi, e sicure risorse raccolte con le bollette italiane, vengono così impiegate in mirabolanti iniziative all’estero, che evidentemente danno fastidio

E così, una società spagnola, desiderosa di partecipare al ricco banchetto nazionale, fa le pulci su temi da Antitrust, che con la benedizione dell’Autorità per l’energia, ha permesso questa situazione.

Il prezzo dell’energia elettrica italiana è il più alto in Europa e i consumi verranno rilevati da sistemi di misurazione illegali, come giá denunciato alla Camera.

Nessuno hai poi detto niente anche perché i contatori saranno tutti di Enel.