Incumbent

Con questo termine, per deferenza, ci si riferisce in Italia a Enel, la cui posizione dominante viene analizzata nella recente lettera di Iberdrola.

Le enormi, e sicure risorse raccolte con le bollette italiane, vengono così impiegate in mirabolanti iniziative all’estero, che evidentemente danno fastidio

E così, una società spagnola, desiderosa di partecipare al ricco banchetto nazionale, fa le pulci su temi da Antitrust, che con la benedizione dell’Autorità per l’energia, ha permesso questa situazione.

Il prezzo dell’energia elettrica italiana è il più alto in Europa e i consumi verranno rilevati da sistemi di misurazione illegali, come giá denunciato alla Camera.

Nessuno hai poi detto niente anche perché i contatori saranno tutti di Enel.

Senza ritegno

Consumo “reale” in bolletta, ma per Enel il contatore non va.

Così un lettore di Repubblica:

” Il 9 aprile ho ricevuto da Enel una raccomandata, in cui mi chiedeva di regolarizzare i consumi (in base ad un prospetto con tutte le rilevazioni da loro stimate dal 2014 al 2018) in quanto il contatore secondo loro non trasmetteva la lettura.

Abbiamo sempre pagato tutte le bollette, sulle quali tra l’altro c’è scritto “lettura reale”. Nel 2016 ci hanno anche mandato una bolletta con conguaglio (a nostro debito) per discordanza tra rilevazione remota e lettura reale. Potete indicarmi come mi posso comportare? Devo rispondere adeguatamente entro 30 giorni a Enel”

La risposta é semplice:

Se il contatore è di tipo omologato MID, e cioè sulla targa dello strumento si rileva una M dopo il marchio CE, vale l’art.10.5 dell’Allegato I alla Direttiva 2004/22/CE.

Da sempre, e non dall’entrata in vigore della direttiva MID, è il dato che l’utente legge sul contatore e non quello teletrasmesso a far fede nella transazione commerciale. Inoltre, se le bollette precedenti dichiaravano “letture reali”, essendo documenti fiscali, potrebbe ipotizzarsi il reato di falso, con l’aggravante che il documento viene emesso da un incaricato di pubblico servizio di tipo essenziale. Per quanto precede, la bolletta di conguaglio può essere pacificamente impugnata.

Chissa linea un save a fari

Non si capisce chi non voglia questa linea di trasmissione!

Un’altra proroga per il completamento dell’elettrodotto tra la Sicilia e il continente, una scandalosa telenovela.

Dopo quella del febbraio 2014 e del febbraio 2016, sono stati accordati altri due anni con decreto del Ministero dello Sviluppo Economico e di quello dell’Ambiente.

La richiesta di Terna dello scorso gennaio è stata accettata: “non essendo in grado di ultimare, nel termine stabilito, i lavori relativi alla suddetta variante in considerazione dei tempi necessari all’espletamento delle procedure di progettazione esecutiva e appalti in fase di ultimazione”.

Già in luglio il progetto aveva incassato una proroga relativa alle “rimanenti opere” del progetto, autorizzate da Mise e Minabiente con decreto separato a luglio 2010, successivo a quello di febbraio 2009, relativo al progetto principale.

Inaugurata in pompa magna da Renzi nel 2016, la linea di trasmissione non sembra ancora in grado di eliminare il cronico differenziale di prezzo tra Sicilia e resto del paese dovuto all’isolamento del sistema siciliano e al costo medio di generazione del suo parco centrali, con rendimenti catastrofici.

Facciamo tanto rumore con la digitalizzazione del paese, ma che per una linea di trasmissione siano necessari più di dieci anni é devastante!

Raddoppiato nel frattempo, il costo che sarà spalmato senza pudore nelle bollette, siciliane e non.

Spending review

Gli oneri di sistema delle bollette valgono 17 miliardi di euro all’anno e, prima di socializzarli, sarebbe corretto analizzarli fino all’ultimo euro e ridurli.

Sarebbe anche interessante capire come nutriamo le società che trasportano e distribuiscono energia elettrica e gas che, grazie a noi, conseguono margini operativi da record, con grande soddisfazione degli azionisti esteri.

Perché non c’è un Cottarelli di turno che riduca queste spese?

Saltano i primi operatori che non possono onorare i debiti e dobbiamo pagare tutti!

Perché non ci spiegano, prima di farci pagare ogni volta un extra diverso, quanti soldi incassa il sistema, facendoci consumare l’energia più cara in europa.

In Inghilterra, Ofgem – la locale autorità per energia – punta a risparmiare 5 miliardi di sterline nel periodo 2021-2026.

Risparmi che si otterranno mettendo un tetto ai dividendi, riducendo i periodi regolatori aprendo alla concorrenza la realizzazione di infrastrutture, abolendo la remunerazione di strutture inutilizzate e condividendo con gli utenti le efficienze realizzate.

Quindi richieste più stringenti per i business plan delle società di rete,  misure per assicurare che la capacità non utilizzata non gravi sulle bollette e misure di salvaguardia per i consumatori.

Un tetto ai prezzi retail dell’energia, come proposto dal governo, per i clienti domestici che non si riforniscono ancora sul mercato libero, e che, ancora oggi, sono il 60%; tetto da aggiornare ogni sei mesi.

Da noi niente di tutto questo, ma solo un costante aumento dei costi – freschi i 5,8 miliardi di euro del dimissionario Calenda – e delle bugie date  in pasto ai media, come l’ultima del costo di un caffè in più in bolletta per colpa degli utenti morosi.

Antitrust in catalessi

E’ passato quasi un’anno dall’avvio di un’istruttoria di AGCM sulla posizione dominante dei maggiori fornitori di energia elettrica del paese.

Il problema é semplice: la società che distribuisce energia elettrica conosce vita, morte e miracoli di milioni di consumatori: come consumano, quando sono in casa e se pagano.

I nuovi contatori, che vorrebbero installarci, serviranno proprio a questo!

Ora, se la società che distribuisce energia elettrica é parente di quella che la vende é meglio che tutte le informazioni restino in famiglia.

E a nulla serve modificare il nome del distributore che, per il consumatore, resta una figura evanescente che si va viva quando c’è un guasto o quando vorrebbe sostituire il contatore.

Ci sono voluti anni perché i distributori cambiassero nome, pensando che in questo modo, si sarebbe risolto il problema dell’umboundling, ma al consumatore che paga la bolletta importa veramente poco sapere che c’è Areti, Unareti o e-distribuzione.

Sono nomi che non vedrà mai sulla bolletta anche se partecipano considerevolmente al suo costo.

Resta quindi squisitamente un problema di mercato e di strategia dei suoi maggiori attori specialmente nella fase di migrazione di decine di milioni di consumatori dalla maggior tutela al mercato libero.

L’istruttoria, del maggio 2017, riguardava Enel, A2A e Acea ma, solo oggi e solo per Roma, AGCM delibera di “estendere oggettivamente il procedimento all’attività di acquisizione e sfruttamento commerciale di informazioni privilegiate da parte di Acea Energia S.p.A. e di estendere soggettivamente il procedimento alla società Areti S.p.A.”

Prepararsi al mercato libero

In vista della fine del mercato tutelato, peraltro rinviata ogni anno, sarebbe opportuno esaminare le bollette per prepararci alle proposte che ci arrivano, al telefono e sui media.

Prepararsi significa prima di tutto sapere quanto consumiamo e, sorpresa, sono pochi quelli che lo sanno. Senza sapere quanto consumiamo non occorre neppure porsi il problema e quindi diamo un occhiata ai contatori, se sappiamo dove sono.

Nel frattempo, rifiutare qualsiasi proposta telefonica che inizia con con: prenda una bolletta che la leggiamo assieme, così gliela spiego”. Se non siamo in grado di capire una bolletta, e non sappiamo quanto paghiamo, non occorre neppure porsi il problema.

In compenso, leggere una bolletta al telefono é pericoloso perché potremmo dare informazioni sensibili, come il numero di POD che é prezioso non meno dell’IBAN.

Cerchiamo invece di capirla per primi, perché la spesa per gas e luce può valere migliaia di euro, e se non sappiamo come spendiamo migliaia di euro, é grave.

La mia recente esperienza personale passa per una prima lunga conversazione telefonica, durante la quale mi vengono sommariamente presentate  le condizioni economiche dell’offerta.

L’offerta riguarda la materia prima energia e la materia prima gas, che rappresenta circa il 30% del totale delle bollette che riceverò.

Non mi viene chiesto però quanto consumo.

Se il fatto non sembra essere importante per chi vende, lo è per chi compra: il nuovo fornitore comincerà infatti a fatturarmi consumi stimati, e andrà avanti così per mesi, fino a quando il distributore non si degnerà di leggere il contatore.

Con questa procedura, il cliente finanzia per mesi, il nuovo fornitore che potrà, o non potrà, prendere in considerazione nel frattempo le nostre auto-letture perché, soggette alla conferma del distributore, latitante per definizione.

Alla fine della lunga telefonata dò il mio assenso, che viene registrato.

Dopo un paio di giorni mi arriva il contratto: 14 pagine per il gas e 14 pagine per l’energia elettrica, che dovrò leggere con una lente d’ingrandimento per scoprire le sorprese,che non sono poche.

 

Decàde il Cade

Periodo delicato per l’Autorità per l’energia: dopo aver perso, per ora, al TAR sulle multe comminate retroattivamente ai traders, colpevoli di speculare troppo – ma non c’era  alcuna regola chiara che lo vietasse – il Consiglio di Stato annulla un’altra deliberazione.

Nel 2015, l’Autorità aveva imposto ai traders di fornire garanzie a favore delle imprese di distribuzione – Enel – nel caso di mancato pagamento dei consumatori, a copertura degli oneri generali di sistema, che rappresentano circa un terzo del valore delle bollette.

Dopo due anni, il Consiglio di Stato annulla tutto perché non vi era  alcuna norma che conferisse un tale potere all’Autorità e l’imposizione ai traders di prestare garanzie,prevalentemente all’ENEL, è “foriera d’asimmetria contrattuale”.

Illegittima anche la disposizione che attribuisce ai distributori – prevalentemente Enel – il potere di risolvere il contratto con i traders, nell’ipotesi di mancato versamento degli oneri del sistema.

E’ particolarmente grave che l’Autorità non abbia previsto queste eventualità e inoltre, considerato che Enel distribuisce quasi tutta l’energia italiana e che, per l’AD di Enel, i traders sono dei parassiti, l’assimetria contrattuale é sempre stata palese.

Qualche parassita nel frattempo é fallito ma la mina vagante restano gli oneri di sistema che molto probabilmente verranno tolti dalle bollette, per far credere ai consumatori che la luce costa meno, e messi a carico della fiscalità generale.

Chi paga la grid parity?

Grande risalto mediatico alle concessioni di centrali di produzione di energia rinnovabile, vinte a da Enel all’estero.

I prezzi di aggiudicazione, che comprendono la costruzione degli impianti e la vendita ventennale dell’energia prodotta, sono un decimo di quanto i produttori italiani incassano con i primi conti energia.

Con la voce “oneri di sistema” della bolletta il consumatore rende felici i produttori di energia rinnovabile.

Sono 13 miliardi di euro all’anno, per i prossimi dieci, eppure si organizzano simposi dove si parla a vanvera di grid parity che si dovrebbe raggiungere quando l’energia elettrica, prodotta con sole e vento, costa quanto produrla con il fossile, e le due energie sono disponibili in rete.

Ma, dipendendo da sole e vento, l’energia da rinnovabile é discontinua e allora il consumatore paga i produttori solo per tenere ferme, ma pronte a funzionare, le centrali a fossile , cioè a gas, carbone o petrolio.

Vero é che con sole e vento migliora il clima, ma quanto ci costa e chi ci guadagna?

La grid parity andrebbe sempre valutata da due punti di vista: da quello di chi l’energia la produce, e la vende, e da quello di chi la acquista.

Al consumatore italiano la grid party interessa molto meno di chi invece gliela offre, certificata, con una certa leggerezza, e ad un prezzo di affezione.

In Italia le grid parity sarebbero due: quella raggiunta con gli incentivi e l’altra che, senza incentivi, in realtà non esiste. Non esiste perché se ci fosse stata avrebbe ridotto drasticamente la differenza tra il prezzo all’ingrosso e quello al dettaglio, cosa che invece non é accaduta.

La grid parity all’italiana è onirica: bello bruciare meno fossile e mantenere l’aria pulita, peccato però che tutto venga posto a carico dei consumatori.

Per il consumatore é anzi andata molto peggio perché ora non solo non approfitta del basso prezzo del petrolio ma paga l’energia più cara in Europa.

Se avessimo per tempo previsto queste distorsioni e avessimo sbottigliato il sole del sud verso il nord, o solo verso la Sicilia, o il vento della Sicilia verso il continente, potremmo oggi parlare di grid parity.

Avessimo, con tali risorse, strutturato una filiera industriale.

Nulla! I pannelli sono cinesi, le pale eoliche danesi o tedesche, gli inverters cinesi o tedeschi, i quadri di potenza francesi e tedeschi, i contatori cinesi, commercializzati e controllati dal distributore monopolista, di proprietà della stessa società che vince le concessioni all’estero.

In compenso i fondi verdi ci sfilano i soldi dalle tasche a ogni bolletta e li spediscono esentasse in Lussemburgo, per la soddisfazione di banche e finanziarie estere.

Alla fine avremo speso centinaia di  miliardi e non avremo creato nulla se non una montagna di debiti, che peseranno sulla prossima generazione.

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Ma quale liberalizzazione?

Grande agitazione in vista della fine del mercato tutelato:venti milioni di consumatori presi in giro da vent’anni di promesse di risparmi, di contatori illegali e di bollette incomprensibili che dovranno scegliere un nuovo fornitore.

Gli unici a non capire cosa stia succedendo sono proprio loro, i consumatori, perseguitati ogni giorno da fornitori insistenti e da offerte incomprensibili. In vent’anni non si é visto alcun risparmio in bolletta e i consumatori sono stati volutamente mantenuti nell’ ignoranza: non sanno quanto consumano, quanto e come pagano le bollette più care in Europa.

La distribuzione é solidamente in mano a Enel che misura tutta l’energia, consumata e prodotta, ne controlla la produzione e – dicono gli esperti del ministero – il 73% della vendita.

Le bollette sono bancomat gravate da una tale serie di balzelli e tasse che é ormai impossibile quantificare la pura energia elettrica, prodotto originario della transazione.

Sono bastati pochi di anni di liberalizzazione del mercato all’ingrosso per fare pulizia dei traders parassiti e far lievitare i prezzi, con grande soddisfazione dei produttori che ricominciano a fare soldi.

Messa in sicurezza Enel e sodali, adesso intervengono gli esperti del ministero che propongono di introdurre un tetto antitrust progressivo al solo operatore dominante, ossia Enel, considerando che la posizione dominante dei distributori locali delle grandi città “non appare in sé lesiva della concorrenza”.

La prevista riduzione del monopolio é onirica: 60% al 2019, 50% al 2020, 40% al 2021, 30% nel 2022.

Quindi, nel 2023, i consumatori che non avranno ancora scelto il fornitore verranno messi all’asta con gare che saranno organizzate, e gestite da un soggetto terzo, quale l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ( fantastico!) o l’Autorità per l’energia.

“Al di là dell’eventuale violazione delle norme antitrust già vigenti” è l’unico riferimento ad una Autorità antitrust che ignora da sempre la situazione.

È ora il momento di convegni e simposi dove blaterare sulla centralità del consumatore che però deve restare inconsapevole – Girotto M5S – e al quale gettare qualche bonus ogni tanto, senza che capisca perché lo riceve.

Un’attenta lettura del rapporto Enel al settembre 2017 dà un idea di cosa sta succedendo.

I gattopardi dell’energia

Il grafico mostra i prezzi dell’energia elettrica di domani in tre zone: nord, sud e Sicilia.

La Sicilia consuma 21 TWh all’anno, il 7% del paese.

Da sempre, le nostre bollette pagano il pizzo ai produttori siciliani: domani vale 1,5 €/MWh in più sul PUN (prezzo unico nazionale).

Ci sono voluti più di dieci anni per costruire una linea elettrica che é costantemente in manutenzione e il cavo con la Grecia è interrotto.

Sull’isola del sole si produce poca energia fotovoltaica ma quella pugliese, che non costa nulla, non ci deve arrivare.

Per non lasciarla al buio, bisogna quindi accendere ogni sera, ma ora anche di giorno, centrali termiche degli anni ’60 con rendimenti arcaici.

Terna poi le dichiara essenziali e il gioco é fatto: raddoppio del pizzo!

Il prezzo dell’energia tedesca di domani é la metà di quello siciliano e con l’utilizzo parziale della centrale di Brindisi per problemi d’inquinamento, anche lì c’è qualcuno che ci marcia.

Un’altra IMU?

Pochi si rendono conto che illuminare una seconda casa può costare come l’IMU.

Si pagano da 30 a 40 €/mese senza accendere una sola lampadina.

Sulla bolletta di un non residente il prezzo medio é da record.

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Il trucco dei venditori consiste nell’addebitare 1 kWh, anche se non è stato consumato, ciò che peró rende la bolletta un documento falso e impugnabile.

Quanti non residenti pagano 12€/kWh venti volte il prezzo dell’energia all’ingrosso?

Invece di chiudere tutto, come fate sempre quando ve ne andate, lasciate accese un po’ di lampadine a basso consumo, favorirete lo scioglimento dei ghiacciai e il buco dell’ozono ma terrete lontani i ladri gratis.

Manovra sulle bollette

Gli oneri di sistema valgono un terzo della bolletta dell’energia elettrica e, senza consumare un solo kWh, paghiamo bollette da 30€ al mese.

Al solo scopo di incassare gli oneri di sistema, i venditori si inventano kWh inesistenti che non vengono né trasportati né consumati: le bollette sono degli autentici falsi.

Ovvio che c’è qualcosa che non funzione e allora ecco l’idea: toglierli dalle bollette e trasformarli in tasse, facendoli pagare a tutti, utenti e non.

Se è possibile “socializzare” i buchi delle banche, e nessuno spara, perché non farlo con le bollette?

Sono 16 miliardi di euro all’anno!

Con la morosità in crescita, i primi fallimenti e il rischio di non incassarli tutti, devono essere messi al sicuro come tasse.

Il presidente uscente dell’Autorità per l’energia sarà ricordato per aver abbassato le stesse bollette che, durante il suo mandato sono  diventate le più care d’Europa.

Sembrano ormai tutti d’accordo: un TAR ha definito gli oneri  “parafiscali” mentre AGCM, riconosce che “al crescere del peso relativo degli oneri di sistema, nonché del tasso di insolvenza dei clienti finali legato anche alle difficoltà create dalla crisi economica, le citate previsioni contenute nei contratti di distribuzione hanno determinato una situazione di crescente esposizione debitoria dei venditori nei confronti dei distributori stessi, che ha portato in alcuni casi alla risoluzione del contratto di trasporto, e conseguentemente all’uscita dal mercato di alcuni soggetti”.

Cioè il problema non è l’utente, che non riesce più a pagare le bollette, ma che quelli che trasportano energia elettrica, oppure la producono incassando gli incentivi, continuino a guadagnare, a prescindere.

AGCM parla di  “ridotta marginalità e quindi una scarsa capacità competitiva dei venditori non direttamente riconducibile a carenze di efficienza, bensì a effetti di clausole contrattuali che, addossando sui venditori la responsabilità integrale del pagamento degli oneri di sistema, determinano una ripartizione del tutto squilibrata del rischio derivante dalla insolvenza dei clienti finali relativamente a elementi, quali gli oneri di sistema, che prescindono dalla gestione industriale del servizio”.

Il problema di un umbundling farlocco viene sfiorato da AGCM: “Il descritto effetto di alterazione del mercato aggravato dalla circostanza che nel mercato italiano della vendita di energia elettrica al dettaglio operino in concorrenza fra loro soggetti presenti solo in questo segmento della filiera e soggetti verticalmente integrati, a monte, nella distribuzione”.

AGCM non può assolutamente dire che Enel, con 44 milioni di nuovi contatori, avrà il totale controllo della misurazione e quindi del mercato; e questo in concomitanza con la fine del mercato tutelato.

Secondo AGCM ci sono oggetti che “oltre a godere di vantaggi nella gestione finanziaria del rischio di insolvenza dei clienti finali in quanto appartenenti a gruppi societari (parent company guarantee) – possiedono, data la contestuale natura di concorrenti diretti e controparte obbligatoria dei soggetti venditori non integrati nei richiamati contratti, forti incentivi a comportamenti anticoncorrenziali”.

Il risveglio di AGCM mette anche in luce “la carenza di potestà regolatoria della stessa Autorità per l’Energia” nel senso di “carenza di potere di ( etero ) integrazione del contratto tra distributore e venditore rispetto alle previsioni in materia di garanzie per la parte relativa agli oneri”.

Si capisce poco se non che l’Autorità ha le sue colpe!

E così, in attesa delle nuove tasse, tutti avranno fatto il proprio lavoro: AEEGSI nutrire il sistema, con cifre da capogiro senza opporsi, AGCM di ritenere solo ora “necessario e urgente un intervento di carattere normativo” con due opzioni: “riconoscere pienamente la natura fiscale degli oneri ed eliminare la necessità di una loro specifica trattazione nell’ambito delle pattuizioni fra venditori e distributori”; oppure “prevedere una diversa distribuzione del rischio finanziario derivante da un’eventuale insolvenza dei clienti finali per gli oneri di sistema, in modo tale che lo stesso sia ripartito nell’ambito della filiera elettrica, evitando che esso gravi unicamente sulla parte liberalizzata del mercato”.

Traduzione: se ne occuperanno come sempre Governo e Parlamento che, con i tempi che corrono, non potranno che metterci le mani nelle tasche, con la novità che lo faranno anche se non consumiamo nulla, come peraltro stanno già facendo.

Ci si chiede a cosa servano le Autorities visto che ci costano centinaia di milioni all’anno.

 

La fine della liberalizzazione

La relazione annuale dell’Autorità per l’energia propone due tabelle interessanti.

Con la prevista installazione di 44 milioni di nuovi contatori elettronici di seconda generazione, comandati da remoto da Enel in in accordo a protocolli di comunicazione noti solo ad Enel, la finta liberalizzazione del mercato sarà finalmente completata.

distribuzione energia 2016

vedite energia 2016

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Contratti vocali

Attenzione alle proposte telefoniche!

Enel Energia scrive all’utente “che il Codice Civile non stabilisce l’obbligo della forma scritta ed é prevista espressamente la possibilità di stipula del contratto di fornitura attraverso forme di comunicazione a distanza quale il telefono”.

Il contratto vocale  rappresenta la conclusione legittima dell’accordo tra le parti, senza che lo stesso debba essere sottoscritto dall’utente.

Uno specifico decreto regola la materia, mentre ulteriori considerazioni sono reperibili qui.

Entro un paio d’anni, tutti dovremo scegliere un fornitore di mercato libero ma i fornitori si sono attivati da tempo con un autentico bombardamento di telefonate.

La quasi totalità degli utenti non é in grado di capire e di valutare quanto viene proposto in una telefonata, fatta spesso in un italiano stentato, che si conclude con una registrazione.

Ovvio che in famiglia l’argomento dovrà essere affrontato per evitare che persone impreparate, o senza titolo per rispondere, possano prendere impegni e cadere nella trappola.

Le tarature dei contatori

Un impianto fotovoltaico, con potenza superiore ai 20 kWp, deve effettuare la taratura del contatore ogni tre anni, richiesta dall’Agenzia delle Dogane per la corresponsione degli incentivi da parte del GSE

Per impianti di potenza inferiore non é richiesta alcuna taratura.

Se il contatore non é omologato MID, ed é quindi illegale, non é possibile effettuare alcuna operazione legale di taratura successiva alla sua installazione, per mancanza delle procedure previste dall’inesistente documento di omologazione.

Il contatore del consumatore invece può continuare a funzionare a vita, senza essere verificato.

 

 

 

I conti in tasca all’Autorità

Clamoroso aumento dei contributi a favore dell’Autorità per l’energia il gas e l’acqua al 0,35 per mille dei ricavi dei soggetti operanti in Italia nei settori dell’energia elettrica e del gas.

Il bilancio di AEEGSI , che andrebbe letto con cura, presenta un avanzo di 18,4 milioni su un totale di entrate di 84,8.

Sorprende anche il versamento al bilancio dello Stato di 6,7 milioni che fa presumere che  sia stato il governo ad imporre l’aumento.

Il criterio di contribuzione prevede che pochi grandi operatori partecipano per decine di milioni di euro mentre i piccoli per mille volte di meno.

In questa situazione é lecito mettere in dubbio l’effettiva autonomia dell’Autorità la cui remunerazione dovrebbe dipendere da altri indicatori come, per esempio, dal rapporto tra i tassi d’interesse e la remunerazione del capitale dei regolati.

Stanti le esigenze dell’Autorità, il mercato dovrebbe valere 240 miliardi di euro? Quante volte il mercato “fisico”?

Nulla cambia per i consumatori costretti a pagare anche questo aumento e a mantenere una struttura che poco ha fatto per loro.

La neurobolletta

Questa è una bolletta della luce: com’è stato possibile arrivare a tanto?

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Gli addebiti variano dai pochi centesimi alle centinaia di euro: solo una squadra di menti contorte può aver creato una tale mostruosità, che nessuno leggerà mai, ed forse questo il fine che si prefiggevano.

A parte la lista dei beneficiati, quelli che cioè vivono delle bollette, nessun utente sarà in grado di verificare la correttezza delle voci di costo, se non andando a spulciare  ogni singola delibera dell’Autorità per l’energia – Arera – che le ha generate.

Nessuno sarà in grado di verificare se, in mezzo a questi numeri, qualcuno tenta di “marciarci” inserendo qualche voce in più..

Nessuno si rende conto dei costi per fatturare, ogni mese, in questo modo.

A nessuno interessa perchè tanto il consumatore paga paga e per ricevere questo dettaglio paga anche un extra; se invece si accontenta della bolletta 2.0 (quella con sole quattro voci) parte già fregato.

Con il finto obbiettivo della trasparenza, la bolletta diventa ogni anno più complicata perché le voci di costo si moltiplicano; ma nessuno dice niente.

Con il risultato che l’utente non sa neppure quanto consuma e quindi non deve capire quanto paga.

Invece la bolletta dev’essere uno strumento utile all’utente, come le tutte le bollette europee pubblicate nel blog.

Non ci dev’essere nessuno che spiega una bolletta!

Con queste premesse stiamo lasciando il mercato tutelato a favore di quello libero e non potrà che andare peggio: vi proporranno un prezzo, ma non vi espliciteranno le voci che lo compongono o ne sottaceranno alcune.

Alla faccia della “capacitazione” dell’utente, termine caro al presidente Bortoni che purtroppo si usa, non a caso, solo in urologia.

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Il baco dei contatori

Il vizio, nella ormai avviata sostituzione dei contatori dell’Enel, non è il contatore elettronico in sé, ma il suo utilizzo in un sistema interconnesso di tele-gestione. 

Dal centro operativo che controlla i contatori da remoto, per esempio, si può modificare la variabile “tempo”, quella cioè che consente l’applicazione di diverse fasce tariffarie. 

Ma da remoto si possono fare tante altre cose: se l’utente scopre, e denuncia, anomalie nei propri consumi, rispetto a quelli che il distributore registra da remoto, il distributore può metterci una pezza senza dirlo all’utente millantando che é tutto a posto.

Se l’utente non paga, dal centro operativo gli si riduce la potenza contrattuale installata a disposizione (per la maggioranza degli utenti sono i 3kW) e non esiste alcuna possibilità di verifica che l’operazione venga effettuata anche quando l’utente paga regolarmente.

L’illegalità consiste quindi nell’utilizzo di un contatore, omologato come strumento autonomo (stand alone), che diventa illegale se connesso con altri strumenti o con programmi che ne possano modificare le variabili di calcolo del consumo.

Un sistema così strutturato viola la direttiva europea MID sugli strumenti di misura che al punto 8.1 – protezione dall’alterazione – recita:” le caratteristiche metrologiche dello strumento di misura non debbono essere influenzate in modo inammissibile dal collegamento di tale strumento ad altro dispositivo, da alcuna caratteristica del dispositivo collegato o da alcun dispositivo remoto che comunichi con lo strumento di misura”.

E cosa significa “in modo inammissibile”: significa per caso “fraudolento” ?

Nella pratica, solamente chi tele-gestisce il contatore da remoto – cioè il distributore – dispone delle credenziali per accedervi ed é ovvio che potrebbe variare, in modo arbitrario, il consumo dell’utente o la produzione di un impianto fotovoltaico.

L’illeicità della telelettura veniva peraltro richiamata dall’Autorità per l’energia nel verbale esito della consultazione n° 27/07 del 9 luglio 2007, n. 27/07 dove é scritto: ” Con riferimento al tema della metrologia legale in soggetto, invocando il punto 10.5  dell’allegato I al decreto MID, afferma che l’utilizzo dei dati rilevati a distanza non  è riconosciuto dall’attuale legislazione metrologica. Sul tema della metrologia legale  l’Autorità non ha poteri istituzionali e non può, di conseguenza, dare risposta alle questioni ad essa inerenti.”

Traduzione: ci dev’essere un pazzo in giro ma non sono affari miei!

L’atteggiamento di AEEGSI su questi argomenti é sempre coerente: quando sente puzza di bruciato si chiama fuori.

Per la MID, gli obblighi dei fabbricanti di strumenti di misura sono: “All’atto dell’immissione sul mercato  o  della  messa  in  servizio  dei  loro strumenti di  misura,  i  fabbricanti  garantiscono  che  sono  stati progettati e fabbricati conformemente ai requisiti essenziali di  cui all’allegato I e agli allegati specifici dello strumento.”

Tale rispetto, preclude la possibilità di omologare apparecchi di misura come strumenti autonomi per poi collegarli ad un sistema di telegestione in violazione appunto dei requisiti essenziali, di cui all’Allegato I della MID.

Grottesco il fatto che la MID sia nata per garantire il consumatore: con quanto sta succedendo in Italia, i principi della direttiva risultano talmente stravolti da rendere scontato un ricorso alla Corte europea.

Chi volesse approfondire può riferirsi al dossier Enel.

 

Titoli fuorvianti

Al popolo dei consumatori, che paga 13 miliardi di euro all’anno alle energie rinnovabili, va perlomeno detta la verità, a differenza di quanto capita di leggere sulla stampa.

Nell’articolo in questione si sarebbe dovuto spiegare ai lettori, che potrebbero farsi idee sbagliate, che il 21 maggio 2017 é stato sì raggiunto il picco dell’87% di quota di rinnovabile, ma solamente per un’ora.

In quell’ora di domenica, la domanda di energia è molto scarsa e gli impianti da rinnovabile la riversano in rete per primi, perché il costo marginale di produzione é nullo, però incassano gli incentivi provenienti dalle nostre bollette.

Che la produzione sia stata del 120% significa che, quel giorno, i danesi l’hanno buttata via mentre i tedeschi, in parecchi giorni dell’anno, pagano per versare in rete energia piuttosto che chiudere gli impianti.

Da noi no, perché il prezzo non può “girare in negativo”, se no i produttori non guadagnerebbero e i consumatori non potrebbero pagarli.

Se fosse così anche in Italia, l’87% non sarebbe lontano dal 20% – 30%, che è la quota mensile media da rinnovabile, più bassa in inverno e più alta proprio a maggio.

Basta verificare i rapporti mensili di Terna e fare quattro conti.

Che poi Terna debba ulteriormente investire per bilanciare la rete, sbilanciata dalle stesse rinnovabili, è un’altra brutta notizia perché pagheremo bollette ancora più care.

Scrivere che il picco di un’ora “dimostra come la transizione energetica dai combustibili fossili alle fonti verdi proceda più velocemente delle previsioni e in modo irreversibile” é inutile pubblicità perché ormai le rinnovabili in Italia, senza incentivi, sono arrivate al capolinea.

 

Aggio e disagio

Nel 1988, il Comitato Interministeriale Prezzi – governo Goria con Adolfo Battaglia ministro dell’industria – introduceva revisioni alla disciplina della Cassa conguaglio per il settore elettrico (provvedimento n. 3/1988).

Il pt. 3 della delibera prevedeva che le imprese di distribuzione elettrica avrebbero trattenuto lo 0,5% degli importi fatturati in relazione al servizio di trasporto e agli oneri generali di sistema, per “tener conto degli importi inesigibili per morosità”.

Questo accadeva quasi trent’anni fa, in completo regime di monopolio Enel.

La festa é continuata fino al 31/12/2015, come si evince dai bilanci di e-distribuzione (Gruppo Enel) che, su concessione ministeriale, gestisce oggi l’85% della rete di distribuzione nazionale.

Gli importi derivanti dalla succitata delibera hanno permesso alla più grande società nazionale di distribuzione di energia elettrica di ottenere, solo nel 2014 – 2015, ricavi per circa 68 milioni di euro all’anno.

Dal 2008, l’ammontare complessivo dell’aggio è pari a circa 284 milioni di euro.

e-distribuzione richiede ai traders, a mezzo di un contratto di trasporto standard imposto, di essere garantita per il tramite di fideiussioni bancarie/assicurative degli importi fatturati ai trader per un ammontare pari a due volte l’esposizione media mensile, cosa che comportava impegni economici ed oneri finanziari non trascurabili.

La previsione contrattuale delle garanzie bancarie/assicurative ha permesso alle imprese distributrici, e in particolare a e-distribuzione, di vedersi riconosciuta una doppia copertura dal rischio morosità degli utenti: l’aggio appunto e le garanzie che potevano in qualsiasi momento essere escusse.

Infatti, qualora un utente non rispetti i pagamenti del distributore, quest’ultimo può procedere all’escussione delle garanzie stesse e alla successiva risoluzione del contratto del servizio di trasporto, coprendosi così l’esposizione economica.

Dal 01/01/2008 al 31/12/2015, e-distribuzione ha incassato 284 milioni di euro, pagati dalla collettività, per un rischio remoto e ridottissimo. Infatti, dai bilanci di e-distribuzione emerge anche che il principale distributore ha utilizzato il fondo svalutazione crediti, a disposizione per far fronte alla morosità degli utenti del trasporto (trader), nel suddetto periodo per 6 milioni di euro, rispetto all’incasso di 284 milioni.

A fronte di incassi per 284 milioni di euro, sono cioè stati utilizzati solo 6 milioni di euro per coprire reali perdite, mentre 154 milioni sono stati accantonati in un fondo rischi e 124 milioni di euro sono finiti negli utili.

Solo nel 2016, l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico – AEEGSI – prende disposizioni per eliminare l’aggio alle imprese distributrici, contro un incremento del valore delle fidejussioni dei traders.

La vicenda “Gala” non ha nulla a che vedere con quanto sopra esposto perché riguarda il mancato pagamento del servizio di trasporto relativo all’anno 2017, regolato dalle disposizioni previste dall’AEEGSI dal 01/01/2016 (CADE) che prevedono per i trader il rilascio di adeguate garanzie. Se correttamente applicate, tali procedure avrebbero evitato di scaricare una perdita sulla collettività.

Non si ritiene peraltro corretto che e-distribuzione utilizzi il suddetto fondo di 154 milioni di euro per coprire la perdita causata da una sua scarsa diligenza nel valutare la validità delle garanzie di Gala, dopo aver trasformato in utile 124 milioni di aggio.