Smart metering in UK

Smart metering in UK is outlined by Natalie Thomas of Financial Times.

“Smart meters are here — and they put you in control,” reads one of the emails energy companies are bombarding customers with as they battle to roll out the digital devices. But as energy suppliers work towards a government target to offer every home in Britain a smart meter by 2020, people in the industry warn the £11bn infrastructure delivery programme is increasingly shrouded in complexity, while costs are mounting.

Vincent de Rivaz, chief executive of French-owned power company EDF Energy has called for the UK government, the regulator and suppliers to “take stock” of the problems.

“We need to be honest with ourselves on all the issues: security, safety, quality, costs and timeline,” he told a conference in London this year.

For UK energy suppliers such as British Gas-owner Centrica, EDF, Eon, Npower, ScottishPower and SSE the stakes are high. Failure to meet the target could potentially carry a fine of up to 10 per cent of global turnover.

The companies are also frustrated by the rising costs of building and maintaining the IT infrastructure needed to support smart meters, which is now estimated at £3.13bn over 18 years, up from an earlier estimate of £2.47bn.

Consumers also stand to lose out: the costs of delivering smart meters are ultimately passed on via energy bills.

Nearly 7m smart meters had been installed by the end of March, replacing traditional electricity and gas meters. They are meant to provide accurate, real-time data on how much energy customers use and an end to the opaque practice of estimated billing.

So far the devices fitted are first generation technology — known as “Smets1”. These are generally more expensive, less sophisticated and are considered less secure than the second version — Smets2 — which was intended to be the main model rolled out to the market.

An IT programme that will allow suppliers to communicate with the newer devices via a central network has suffered long delays.

Crucially there is a chance the older devices will go “dumb” if a customer chooses to switch energy provider, as the new utility company may not be able to access the data.

Households are not aware of these pitfalls, according to Citizens Advice. “Consumers need all the facts so they can choose whether to have the meter fitted now, or wait until the next generation is available,” says Victoria MacGregor, its director of energy.

But persuading households to have a smart meter fitted is a growing problem, according to numerous suppliers, particularly in light of recent negative press reports about problems such as wildly inaccurate meter readings.  “We are having customers who booked an appointment saying I don’t want a smart meter any more,” says one supplier, which spoke on the grounds of anonymity. Another says out of 100 customers it contacts, as few as 35 might give a positive response. Ministers and the company in charge of delivering the IT programme — the Data Communications Company (DCC), part of the UK-listed outsourcer Capita — are aware of the danger that early devices may go dumb and are working on a solution for making switching simpler.

Energy companies say they have little confidence this will be delivered quickly and question at what cost, given the infrastructure to support second-generation meters was meant to be delivered in the autumn of 2015.

The technology was officially launched in November last year but suppliers say second-generation meters will only be rolled out in any great volume at the end of this year at the earliest. “We want to be confident that the system works well before we scale up,” says one big six supplier.

Rather than wait, some energy companies and communications suppliers are looking at their own solutions to make sure customers with the older meters can switch easily, although this can come at an added cost.

Questions have also been raised over the efficiency of the UK approach of sending engineers to homes that agree to a smart meter.

In other countries, smart meters are fitted by distribution network operators (DNOs) — the companies that own local power cables delivering electricity to homes, which will generally try to fit a whole street at the same time.

“The vast majority of other countries have given the responsibility to the distribution network operators,” says Steve Jennings, UK power and utilities leader at PwC.

Ministers argue that when the smart meter programme was designed in 2009, it was deemed that DNOs — regulated monopolies — would have fewer incentives to keep costs low.

A spokesman for the Department for Business, Energy & Industrial Strategy says it is sticking to the 2020 deadline and insists the programme will deliver significant benefits. “Smart meters are a vital upgrade to our energy system and will take £300m off household energy bills in 2020 alone, after taking into account all costs. “Nearly 7m smart meters have already been installed, consumers are seeing real benefits, and a vast majority of them would recommend their smart meter to friends and family.”

 

Emergenze e prezzi in salita

In alcune ore della giornata, l’andamento del prezzo dell’energia elettrica é spiegabile solamente dall’ingordigia dei produttori.

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A cosa serva la nuova linea di trasmissione con la Sicilia, dove il prezzo dell’energia elettrica presenta lo stesso andamento del passato, nessuno lo ha ancora capito.

In questi giorni il prezzo di mercato in Germania é un terzo di quello italiano,in Francia la metà, e  in una situazione del tutto tranquilla: non fa ancora troppo caldo, non c’è ancora alcun picco di domanda e il prezzo del gas é ai minimi.

Sembra una grande manovra speculativa e un’eventuale emergenza estiva partirà da queste basi di prezzo

Quando c’è emergenza, in Italia, qualcuno ci fa sempre i soldi.

Si temono temperature elevate e ridotta capacità di generazione nel Nord e Centro Nord e di possibili flussi vincolati nelle aree settentrionali e meridionali. Come ogni anno arrivano le raccomandazioni di Entso che denuncia l’inadeguatezza del sistema elettrico europeo e in particolare di quello italiano.

Come ogni anno, Terna predispone così le contromisure i cui costi verranno posti  a carico delle bollette: chiede ai produttori la disponibilità a riaccendere le centrali a turbogas, come peraltro succede già d’inverno, e riconosce l’interrompibilità per 500 MW ad un costo di 36 milioni di euro.

I produttori ringraziano, gli interrompibili anche e i consumatori preparano i soldi.

Se poi le previsioni non erano giuste, non importa, l’emergenza rimane. Tutto finirà nei c.d. oneri di sistema il cui valore si sta avvicinando pericolosamente all’80% del valore delle bollette, esattamente come per la benzina.

Il nuovo documento SEN ( strategia energetica nazionale ) accenna alla possibile cancellazione del PUN ( prezzo unico nazionale ) come prezzo di riferimento: sarebbe un disastro per i gattopardi siciliani dell’energia abituati ad acquistare a PUN e vendere al prezzo isolano squisitamente elevato, quanto la bellezza dell’isola.

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E io pago

Pochi verificano le cifre incomprensibili delle bollette e i consumi sui contatori, impresa più difficile con i nuovi smart meters.

Difficile quindi sapere con esattezza quanto si consuma anche perché le bollette fatturano sempre consumi stimati.

Invece sarebbe sufficiente leggere bene, perlomeno una volta, la bolletta e gli allegati. 

In questo caso si scopre che il prezzo unitario del kWh è venti volte il prezzo dell’energia all’ingrosso.

Una seconda casa inutilizzata costa 300€ all’anno solo perché connessa alla rete elettrica. 

Poi ci sono il gas, l’acqua e i rifiuti: in pratica una seconda IMU.

La liberalizzazione del monopolio

Il decreto Bersani del 1999 intendeva liberalizzare il settore dell’energia elettrica.

Nel 2014, una delibera dell’antitrust dimostrava che l’obbiettivo era ancora lontano,oggi lo é ancora di più e paghiamo l’energia più cara d’Europa.

Prima del decreto Bersani, Enel gestiva l’intera filiera: produzione, trasmissione, distribuzione e vendita.

Le municipalizzate gestivano le reti elettriche di alcune grandi città e i grandi gruppi industriali, che producevano energia per il proprio consumo, ne riversavano altrettanta o di più in rete, energia trionfalmente incentivata dal CIP6.

Enel ha poi venduto un terzo della sua capacità produttiva ma, con gli attuali 32 GW di potenza installata, é in grado di condizionare facilmente il mercato.

Nel 2014, Enel ha distribuito e misurato l’85% dell’energia elettrica consumata in Italia, per otto miliardi di euro prelevati direttamente dalle bollette. L’energia viene misurata da 35 milioni di contatori fabbricati, e gestiti da remoto, dalla stessa Enel.

L’Antitrust scriveva di posizione dominante, dell’esclusiva disponibilità di dati di consumo, di coefficienti di trasformazione dei contatori noti solo a Enel e di una “articolata strategia volta a ostacolare e danneggiare l’operatività e la crescita di società concorrenti e la possibilità di utilizzare la stessa linea elettrica per la trasmissione dei dati di consumo può costituire un rilevante vantaggio per Enel, che va a danno diretto dei consumatori e consolida la posizione del gruppo Enel sui mercati della vendita”.

Enel, che gestisce le reti di distribuzione, i contatori e i dispositivi di interconnessione nella maggior parte dei comuni italiani, ha deciso quest’anno di sostituire, a spese dei consumatori, 44 milioni di contatori che non potranno che consolidare la sua posizione di monopolio.

Posizione che si è rafforzata negli anni, perché i consumi, che il decreto Bersani ipotizzava in costante aumento, sono invece tornati a quelli di dieci anni fa.

Per la trasmissione venne creato il GRTN (Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale) cui vennero assegnati la rete di alta tensione e il compito di organizzare il mercato.
Con il risultato che le bollette adesso pagano una struttura faraonica: TERNA (gestore della rete), il GSE (gestore dei Servizi Elettrici), il GME (gestore del Mercato Elettrico), l’AU (Acquirente Unico) e il RSE (ricerca).
E continuano a pagare l’Autorità per l’energia che organizza la scrematura dell’utente.

Per la vendita il decreto dava la possibilità di acquistare energia sul libero mercato, dai grandi consumatori (oltre 20 GWh di consumo) fino alla completa liberalizzazione di tutte le utenze, comprese quelle domestiche.

Chi non sceglieva il mercato libero continuava ad essere servito dalla società di distribuzione locale a un prezzo definito trimestralmente dall’Autorità.

Qual’è la situazione dopo 18 anni?

La capacità di produzione é sovrabbondante e con la bolletta paghiamo anche la sola disponibilità delle centrali, senza che debbano necessariamente produrre.

Come in occasione della recente emergenza del nucleare francese, Terna ha richiamato in servizio centrali a carbone di bassissimo rendimento e quindi costosissime.

Gli errori di valutazione sugli incentivi alle rinnovabili sono stati devastanti.

Dopo lo sviluppo completamente drogato, tra il 2006 e il 2012, senza incentivi ora si é fermato tutto e stanno raccattando gli ultimi polli.

Il prezzo di pannelli fotovoltaici e pale eoliche, tutti di importazione, non era legato al costo di produzione industriale ma agli incentivi che sarebbero stati erogati, per la soddisfazione di banche e finanziarie e non di un’industria che non é mai nata.

La scusa, politica e non tecnica, era di soddisfare le richieste europee sulle norme ambientali, raggiunte sì con anni di anticipo, ma che ci costano 70 €/MWh per la sola componente A3 delle bollette, su un prezzo della materia prima di 43.

Fanno 16 miliardi di euro all’anno, per i prossimi 10.

La trasmissione é in mano a Terna, che presenta trionfali bilanci, solo perché alimentati dalle nostre bollette, mentre Enel può sbilanciare la rete a piacimento mandandoci il conto in bolletta.

In merito a distribuzione e vendita al dettaglio, dal 2007 tutti possono scegliere il mercato libero, dove operano oltre 400 società di vendita delle quali, dopo dieci anni, non esiste ancora un registro ufficiale, per la gioia di truffatori e turisti energetici.

Ci sono circa venti milioni di utenti in maggior tutela, sui quali Enel, con i nuovi contatori , potrebbe mettere facilmente le mani, potendo stabilire da remoto quanto dovranno consumare.

Il mercato tutelato finirà solo nel 2019.

La quasi totalità degli utenti sa a malapena quanto spende ma non sa quanto consuma perché le bollette fatturano sempre consumi stimati in attesa di tragici conguagli.

L’Autorità per l’energia ha fatto di tutto per mantenere il parco utenti ignorante, con bollette incomprensibili.

Riceviamo decine di telefonate al mese con proposte di cambio di fornitore mentre da poco alla televisione vengono pubblicizzate le prime lotterie.

E il prezzo di mercato libero é più alto di quello tutelato, tanto per mantenere in vita un’ Autorità totalmente inutile e piegata agli interessi delle lobbies.

A nessuno interessa il contatore perché i distributori possono decidere da remoto quanto l’utente deve consumare, senza alcuna possibilità di controllo.

Non é interesse dello Stato risolvere il problema perché i consumi stimati, sempre maggiori di quelli reali, significano più accise, tasse e IVA.

Ma meno tasse per le società, che possono spostare in avanti enormi partite finanziarie.

Il perdurare di questa situazione non potrà che agevolare i gruppi societari, Enel per prima, che operano sia come venditori, che come distributori perché potranno accedere ai dati dei clienti allacciati alle loro reti: consumo, profilo orario, mancati pagamenti, richieste di stacco.

Circa il 70% dei passaggi dal mercato tutelato a quello libero avviene nell’ambito dello stesso gruppo societario.

 

Troppo tardi

Nella diatriba del PD sul ddl concorrenza, interviene l’Antitrust che spiega, se ancora non fosse chiaro, come la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica non abbia mai funzionato.

Ma l’Antitrust non menziona il problema dei contatori, anche perché contatori e umbundling sono sempre stati gestiti dall’Autorità per l’energia.

Le istruttorie su Enel, A2A e Acea sono state ora aperte in base alle denunce di fornitori che vedono diminuire il numero dei loro utenti e sono quindi chiaramente in difficoltà.

È ovvio che, se una società controlla sia la materia prima, l’energia elettrica, sia la rete di distribuzione, lo spazio per la concorrenza si riduce ulteriormente.

Con l’aggravante che, con i nuovi contatori, che nessuno sa come funzionino né come siano gestiti da remoto, la società che distribuisce e misura l’85% dell’energia elettrica nazionale, saprà tutto dell’utente, da quando accende la luce a quando paga la bolletta, e se la paga.

Se quindi fossero 20 milioni gli attuali utenti con un contratto di maggior tutela, 17 milioni avrebbero ottime possibilità di venire nel frattempo fidelizzati dal distributore di riferimento, così come succederà a Roma con Acea e a Milano con A2A.

Le tre istruttorie dell’antitrust si chiuderanno a giugno 2018, mentre i contratti tutelati finiranno nel 2019. C’è quindi tutto il tempo per la sostituzione massiva di milioni di contatori, meglio se in servizio su utenti in maggior tutela, e indipendentemente dal fatto che abbiano funzionato anche per pochi anni.

 

Consumi e voti

Il sistema che gestirà da remoto i nuovi contatori dell’Enel non sarà molto diverso dalla piattaforma operativa utilizzata dal M5S per la validazione dei voti o dal PD per le primarie.

Un autentico atto di fede, con la differenza che a un partito si può aderire volontariamente, mentre alla rete elettrica dell’Enel siamo collegati da sempre e senza alcuna possibilità di cambiare.

In questo modo, da remoto, qualcuno stabilirà, senza dover rendere conto all’utente e senza alcun controllo esterno, il consumo di energia o la produzione di un impianto fotovoltaico.

Così, se sulla piattaforma M5S votano 100.000 persone, e il sistema decide chi vince, sulle reti elettriche pochi individui e ignoti algoritmi, decideranno per 44 milioni di utenti.

La rete elettrica é un’evidente dittatura ed é il rovescio della medaglia della tanto osannata “internet of things ” utile a chi gestirà il potere da remoto.

Gli aumenti calmierati

Ogni tre mesi, l’Autorità per l’energia aggiorna le tariffe dei contratti di maggior tutela che, per ora, riguardano 23 milioni di utenti che consumano un quarto dell’energia elettrica nazionale.

L’aumento del 3%, stabilito per il secondo trimestre del 2017, dicono sia dovuto allo spegnimento di alcune centrali nucleari francesi e al freddo (?). E in effetti il prezzo europeo dell’energia é esploso in gennaio, ma l’allarme era già rientrato a febbraio.

Leggendo la delibera si scopre che l’utente domestico tipo, che  secondo l’Autorità consuma 2700 kWh all’anno, paga

  • 40€ a copertura degli oneri finanziari di chi ci vende energia e totalmente ingiustificati visto che paghiamo consumi stimati, sempre maggiori di quelli reali.
  • 52€ per il funzionamento dell’ Acquirente Unico il cui compito di acquistare energia elettrica alle condizioni più favorevoli sul mercato e di cederla alle imprese di vendita al dettaglio per rifornire gli utenti domestici e le piccole imprese che non acquistano sul mercato libero. La perdita finanziaria dell’Acquirente unico é pari a circa 15 milioni di euro;
  • 120€ per gli oneri di sbilanciamento della rete
  • 12€ per l’aggregazione delle misure,

Ma la delibera fa intraveder un ulteriore aggravio massimo di 486€, di dubbia interpretazione, soggetto ad aggiustamenti sul pregresso che devono essere ancora calcolati.

Il 3% di aumento risulterebbe quindi essere solo un anticipo di aumenti ben più consistenti, continuando a far sembrare più vantaggioso il mercato tutelato rispetto a quello libero per il quale, dice l’Autorità, l’utente non é preparato.

Da parte sua, il presidente della commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti, annuncia che la fine del mercato tutelato, prevista per il 2018 dal ddl Concorrenza all’esame del Parlamento, “comporterà un aumento assai robusto” delle bollette.

In attesa di sapere quanto sarà robusto, ogni consumatore dovrebbe cominciare a fare adesso quattro conti sulle proprie bollette per prepararsi al peggio o sperare in un rinvio della fine del mercato tutelato, come sembra orientato ormai il governo.

La regolazione all’italiana

L’allegato di una delibera dell’Autorità per l’energia lasciava un buco normativo sul quale, per quasi un decennio, hanno campato in tanti.

  • 14.6 – Gli utenti del dispacciamento delle unità fisiche di produzione e consumo sono tenuti a definire programmi di immissione e prelievo utilizzando le migliori stime dei quantitativi di energia elettrica effettivamente prodotti dalle medesime unità, in conformità ai principi di diligenza, prudenza, perizia e previdenza.
  • 14.7  – Terna segnala all’Autorità significativi e reiterati scostamenti dall’applicazione dei principi enunciati al comma precedente, per l’adozione dei relativi provvedimenti di competenza.

L’Autorità avvertiva: “state attenti, non esagerate! Se Terna si sveglia e vi becca, noi poi vi puniamo”.

I principi di diligenza, prudenza,perizia e previdenza non erano quantificabili né era chiaro verso chi bisognava adottare queste condotte.

Il bubbone scoppia l’estate scorsa: con petrolio e gas ai minimi, le bollette aumentano del 5%. Qualcuno non la prende bene e l’Autorità richiama la delibera e chiede a Terna la lista dei cattivi che, dopo più di una anno, verranno sanzionati retroattivamente.

In ballo, forse, un paio di miliardi di euro.

Le società di trading, meno capitalizzate e più ingorde, sono destinate a sparire. D’altro canto,l’AD di Enel, appena insediatosi, aveva definito i traders “parassiti”.

In questa commedia, tutta italiana, Terna ha atteso anni per segnalare i traders che non si comportavano bene e che avrebbero, nientemeno, condizionato il mercato. Le delibere dell’Autorità, copiaincolla dello stesso documento, sono ad aziendam: i dati sono secretati.

La stessa Terna non deve rispondere all’Autorità sulla scelta delle centrali di produzione, chiamate per coprire gli sbilanciamenti, ma all’Antitrust.

La più cospicua capacità di sbilanciare é proprio di Enel e dei grandiproduttori; e-distribuzione (Enel) installerà 44 milioni di contatori, con l’auspicio del MISE che invece dovrebbe pronunciarsi sulla metrologia legale ma con la benedizione dell’Autorità per l’energia alla quale invece non compete. Così potrà gestirli da remoto come meglio riterrà opportuno, facendo rilevare a Terna le misure che avrà deciso, mentre il Servizio Elettrico Nazionale (Enel) venderà l’energia agli utenti ora in maggior tutela.

Non ci vuole molto a capire che la ricreazione é finita e la liberalizzazione pure.

 

Ecco il conto

Il rapporto annuale del GSE – Gestore dei Servizi Energetici – è devastante.

Il cap. 4 valuta l’impatto degli incentivi sulla componente A3 delle bollette, che da sola rappresenta l’80 % della voce “oneri di sistema”.

Nel 2016, la componente A3 valeva 14,4 miliardi di euro.

Il tendenziale è impressionante e un terzo degli incentivi erogati é irregolare.

Tutti ora propongono di staccarsi dalla rete, con piccoli impianti fotovoltaici ma, in questo caso, chi pagherà gli oneri di sistema?

Come ogni anno, i consumatori saranno chiamati a ripianare il disavanzo del GSE che nel 2016 è stato di 400 milioni; a carico degli utenti domestici dai 102 ai 165 euro,in base al consumo.

Un anno fa, Bortoni, presidente dell’Autorità, auspicava l’anno di spostare, parte degli oneri di sistema, sulla fiscalità generale “a garanzia della maggiore sostenibilità economica della bolletta elettrica”.

Nel frattempo il buco di chi non paga si allarga e tra una settimana l’Autorità per l’energia aggiornerà le tariffe dei contratti in tutela.

Dopo la fiammata della componente energia degli ultimi mesi ci dovrebbero essere delle sorprese ma la verità spesso fa male e forse decideranno di procrastinare il disastro.

Una seconda casa che non consuma energia paga una bolletta di 30 € al mese.

Il cartello

Assorinnovabili si fonde con Assoelettrica, dando il via al progetto Elettricità Futura.

Dopo un decennio a pesci in faccia, il carbone si sposa con il sole e il gas va a braccetto con l’eolico con l’unico scopo di farci pagare la bolletta più cara d’Europa.

Lo stop del nucleare francese compattato i ranghi e tutti hanno capito che senza il fossile non si va da nessuna parte. Il ritorno alla produzione delle grandi centrali a gas ha fatto impennare le bollette, sulle quali gravano da tempo insostenibili oneri di sistema.

Meglio quindi allearsi e sedersi al tavolo con i grandi gruppi, storicamente fossili, prima che diano troppo fastidio a quelli che hanno coltivato con perseveranza incentivi e  priorità di dispacciamento al grido di “verde é bello, tanto lo pagano i consumatori”.

Le rinnovabili ci sono costate 14,4 miliardi nelle bollette del 2016, e sarà peggio nei prossimi dieci.  Avranno bisogno d’investimenti ma non ci saranno più incentivi.

E chi può venire in aiuto se non il fossile che, dopo anni di depressione, con le nuove idee di oltreoceano sullo shale gas, ritorna prorompentemente attuale.

Con il monopolio dell’Enel nella distribuzione e la sua capacità di sbilanciare la rete per GWh all’ora o di farsi dichiarare essenziali le centrali che più ritiene opportune, per il consumatore italiano, costretto a passare al mercato libero senza neppure aver capito cos’è, non può che andare peggio.

 

Led e contatori

Le lampadine a risparmio energetico sballano i contatori elettronici.

Uno studio condotto dall’Università di Twente in Olanda ha scoperto che i contatori intelligenti conteggiano un consumo anche di cinque volte superiore a quello reale.

Lo studio prende in esame i contatori che operano in Olanda e in Inghilterra, dove i c.d. smart meters sono cinque milioni ed é previsto che, entro il 2020, vengano utilizzati in tutte le case. In Italia la sostituzione riguarderà 35 milioni di utenze.

L’errore di misurazione, a sfavore del consumatore, viene attribuito  al crescente utilizzo di dispositivi cosiddetti “verdi”, come le lampade a LED, che influiscono sulla corrente elettrica che viene male interpretata dal contatore.

I ricercatori hanno collegato i diversi dispositivi di una casa tipo e, dopo una settimana, li hanno confrontati con l’energia conteggiata dai contatori: cinque modelli su nove sovrastimavano l’energia realmente fornita.

E’ forse questa la ragione per la quale molte società elettriche italiane propongono nelle loro offerte i kit di lampade a LED? E tutte le ESCO che propongono l’efficientamento energetico con il cambio dei sistemi illuminanti lo sanno?

 

Oneri di sistema: Bortoni

Più del 30% del valore delle bollette viene incassato da chi ci vende energia elettrica, per conto di terzi.

Per chi vende energia elettrica sono voci di costo passanti: oneri di sistema, trasporto, distribuzione e gestione del contatore.

Una recente sentenza del TAR sembra esonerare i venditori, non solo dall’obbligo di prestare garanzie, ma anche di versare ai distributori gli oneri che non siano stati effettivamente riscossi dai clienti finali.

Quella voce di costo resta così scoperta perché, per ora, i distributori non non hanno alcun titolo per riscuotere direttamente dai clienti e la morosità delle bollette, tra gas ed energia, vale miliardi di euro.

Così, per il presidente dell’Autorità “servirà un mix di soluzioni” e finirà male per che quelli che già pagano le bollette che dovranno pagare anche per quelli che non lo fanno.

Bortoni che non ritiene “opportuno che le imprese di distribuzione si interfaccino direttamente con i clienti, per ragioni di unbundling”  esprime “perplessità su soluzioni alternative che pesino in bolletta, quali un fondo ad hoc o l’imposizione della garanzia per gli oneri direttamente in capo al cliente finale”.

Il problema avrebbe potuto essere affrontato molto prima di una sentenza del TAR mentre Bortoni sa benissimo che i distributori s’interfacciano già con i consumatori, quando, senza alcun titolo, pretendono di sostituire il contatore.

Che gli oneri di sistema stessero esplodendo non é una novità, tanto che lo sempre Bortoni ipotizzava di trasferirli sulla fiscalità generale perché le bollette non sono più in grado di sostenerli. E infatti, anche per la precaria situazione del paese, la morosità aumenta.

Oggi si vorrebbe che i consumatori  fossero consapevoli dopo averli presi in giro per anni con bollette incomprensibili, imposte dalla stessa Autorità, con il risultato che nessuno conosce, tra canoni TV e letture stimate, quanto consuma.

Una regolazione seria avrebbe evitato il c.d. turismo energetico di consumatori che, nel portafoglio di agenti senza scrupoli, cambiavano fornitore ogni mese senza pagare.

La mancanza di una regolazione seria non solo ha danneggiato i venditori seri, ma tutti i cittadini che saranno chiamati, con le bollette e con le tasse, a coprire il buco.

Uno degli errori fondamentali dell’Autorità é stato quello di identificare il consumatore unicamente con un POD o un PDR, alimentando così un vero e proprio mercato illegale di questi codici, senza collegarli al numero di matricola del contatore.

Un errore che potrebbe essere evitato, adesso che vogliono sostituirceli ma, anche in questo caso, l’Autorità resta contro i consumatori.

Illegali i nuovi sistemi di misura

“In attesa della seconda generazione di contatori elettronici, visto che i primi hanno concluso il loro ciclo di vita, in futuro non dovrà essere solo Enel a deciderne caratteristiche e protocolli di comunicazione, perché i dati di prelievo sono di proprietà del cliente”.

Si esprimeva così il presidente dell’Autorità per l’energia. 

Oltre al monito ad Enel, smentito poi dai fatti, Bortoni non spiega come il dato di prelievo possa essere di proprietà del cliente.

Premesso che la metrologia legale non compete all’Autorità, ma al ministero, ci vuole una buona dose di coraggio per dichiarare che un dato, generato da un contatore illegale, trasmesso e concentrato con procedure e protocolli noti solo al distributore, possa essere di proprietà del consumatore.

Le reti e i contatori sono di proprietà dei “distributori”; il dato é prodotto dai contatori e il consumatore paga il servizio di gestione del contatore al fornitore, che lo gira poi al distributore.

Va inoltre ricordato a Bortoni, che a quel tempo non c’era, come andarono le cose quindici anni fa:

  • l’Autorità non mosse un dito mentre Enel installava in Italia i contatori intelligenti senza omologarli, facendoli interagire con i suoi centri operativi tramite suoi protocolli;
  • Poi, a cose fatte, con una delibera del 2006, l’Autorità negò che i contatori installati da Enel fossero già decine di milioni.

Ora, secondo Bortoni “il loro ciclo di vita sta terminando”

Ma chi stabilisce il ciclo di vita dei contatori che, non essendo stati omologati, non si possono neppure provare in contraddittorio, perché mancano le procedure legali di prova?

Il “ciclo di vita” dei contatori diventa attuale solo per farceli pagare, come l’Autorità ha già concordato con i distributori che, per una loro scelta aziendale, hanno deciso di sostituirli.

Pagheremo così tutto noi, negli anni, con le bollette.

Verificate la voce “gestione contatore” sulla bolletta!

Ma ben più grave é che vogliono farci pagare energia elettrica misurata da un sistema che legalmente non esiste.

Si attendono le risposte del MISE.

 

I signori dell’energia: Terna

“In 10 anni di lavoro e con 10 miliardi di euro di investimenti, abbiamo creato una delle reti più moderne in Europa, con tecnologie all’avanguardia. Questo ha già consentito a cittadini e imprese di risparmiare 7 miliardi di euro, che grazie ai futuri sviluppi diventeranno 33 miliardi. Un grande risparmio firmato da Terna: utili per il Paese”

Terna campa essenzialmente sulle nostre bollette: realizza due miliardi di euro di fatturato all’anno; é facile quindi annunciare risparmi futuri visto che gli oneri di sistema delle nostre bollette, che includono anche Terna, sono letteralmente esplosi.

Una parte dei soldi delle nostre bollette finisce ai cinesi, per le lungimiranti scelte del governo Renzi, che non si é limitato ad accoglierli nella più importante infrastruttura elettrica del paese, ma anche nella Snam, quella del gas.

Occupandosi del trasporto in alta tensione, e dovendo garantire che l’Italia non resti al buio, Terna ha carta bianca su progetti che, secondo il MISE e con l’avvallo dell’Autorità per l’energia, possono essere o meno utili al paese come, per esempio, i  progetti  di interconnessione. Progetti che stanno in piedi solo perché pagati dai consumatori.

E così Terna rileva la rete elettrica dalle Ferrovie, che i cittadini avranno pagato chissà quante volte e stabilisce quali siano le centrali elettriche essenziali a garantire l’energia elettrica nel paese con risultati a dir poco sorprendenti.

Dovendo garantire il bilanciamento dell’energia in rete, un’attività alla quale provvede decidendo in modo poco trasparente, quali centrali sono essenziali le é stato anche conferito il compito di decidere quali traders di energia potranno sopravvivere perché, secondo l’Autorità per l’energia, avrebbero sbilanciato la rete.

Troppo potere a Terna?  E senza alcun controllo!

 

 

 

 

 

 

 

 

Il consumatore digitalizzato

Per l’attuale presidente dell’Enel “la pietra miliare dell’internet of things é stato il contatore intelligente” , uno strumento illegale, che Enel ha deciso di sostituire con un sistema che lo é altrettanto.

Il vecchio contatore intelligente è servito solamente a chi lo ha istallato e a chi ci misura l’energia elettrica;  il consumatore lo ha pagato con le bollette senza alcun vantaggio concreto: pagava i consumi stimati prima e continua a pagare i consumi stimati adesso.

Sfido chiunche a capire come funziona il contatore e come può essere manipolato da remoto.

Provate a rilevare il vostro consumo schiacciando il bottone se, ovviamente, avete la fortuna di trovare il visualizzatore a cristalli liquidi ancora acceso.

Ma siete pigri e  non sapete neppure dove si trova il contatore; o non siete in grado di capire le informazioni che dà, per confrontarle con le bollette.

Sarebbe invece il caso di darci un’occhiata!

Quando vi pesano le patate al mercato non date una sbirciata alla bilancia?

Quell’aggeggio misterioso, il contatore,che avete pagato chissà quante volte senza neppure rendervene conto, e che vi addebita centinaia, se non migliaia di euro all’anno, é illegale e a Milano continua a venire confiscato, in forza dell’art. 692 del Codice Penale.

Ora verranno a sostituirlo perché hanno deciso così, cosa volete farci é l‘internet of things, non potete fermare il progresso!  Tranquilli, lo pagherete di nuovo voi con le bollette!

Non andrete a leggere neppure il nuovo ?

Ma che soddisfazione venire digitalizzati a proprie spese e senza capirci una mazza!

Pensate che, con il sistema che hanno intenzione di utilizzare, potranno stabilire da remoto il vostro consumo: se sarete simpatici consumerete meno e, in caso contrario,di più.

 

Bollette alle stelle

Dedicato a chi sta per concludere un contratto di energia elettrica, con una società che propone di bloccare la quota energia – il 30% del valore della bolletta – per due anni.

Vuoi per colpa delle centrali nucleari francesi, vuoi per gli oneri di sistema italiani e per la fine del mercato tutelato, la vostra bolletta aumenterà inesorabilmente del 30%, perché il prezzo dell’energia all’ingrosso è ormai raddoppiato.

Nessuno ve lo dirà così, ma ve ne accorgerete nel corso dell’anno e solo se verificherete il vostro consumo.

Non sapete quanto consumate?

Non ha importanza,perché lo sanno solo quelli che riusciranno a fregarvi e con i quali vi impegnerete per due anni a pagare un prezzo destinato comunque a scendere.

MPS e Sorgenia

Corre voce che i business plan delle ultime centrali a ciclo combinato realizzate da Sorgenia si basassero sull’unico presupposto: “se non le facciamo noi le fa qualcun’altro, e dei numeri chissenefrega”.

All’inizio del nuovo millennio l’economia tirava e nessuno prevedeva che la domanda di energia elettrica si sarebbe arrestata e che gli incentivi avrebbero fatto esplodere le energie rinnovabili.

Due variabili che mandarono in letargo, per anni,  le centrali a ciclo combinato appena costruite, alcune proprio da Sorgenia.

E infatti la lista degli incagli MPS comprendeva Sorgenia, il ramo elettrico della famiglia De Benedetti, indebitata per 1,8 miliardi con il sistema bancario.

La sola Mps si era caricata di ben un terzo di quel fardello: seicento milioni erano ad appannaggio del solo istituto senese che ha fatto lo sforzo più ingente rispetto al pool di 15 istituti che avevano finanziato la società elettrica finita gambe all’aria.

I De Benedetti, di fronte alla crisi irreversibile, non si sono resi disponibili a ricapitalizzare come richiesto dalle banche che hanno così convertito l’esposizione creditizia in azioni.

Mps si ritrova ora azionista della Nuova Sorgenia con il 17% del capitale e, per rientrare dal debito, occorrerà risanare la società, magari ogni tre anni come Alitalia, e poi venderla. Nel 2015 la banca ha svalutato i titoli Sorgenia per 36 milioni di euro.

Oltre ai debiti dell’ingegnere, che sembra pagheremo noi, va ricordato che il “capacity payment” che paghiamo con le bollette proprio per non utilizzare anche le centrali della Sorgenia e per tenerle semplicemente a disposizione, vedi mai ….un domani…

La Nuova Sorgenia vi telefonerà anche a casa, proponendovi nuovi contratti di fornitura di gas e luce ma senza alcun sconto, anche se avrete pagato i suoi debiti.

I signori dell’energia: gli energivori

Lo scambio epostolare tra Massimo Mucchetti e Qualenergia é una pessima notizia per i consumatori che vedranno rincarare le bollette.

Mucchetti, che dalle pagine del Corriere combatteva le lobbies, é presidente della commissione industria del Senato mentre Qualenergia difende da sempre le energie rinnovabili.

Tutto nasce da un’interpellanza del M5S in merito all’esplosione degli oneri di sistema,che pesano per più di un terzo del valore delle bollette.

Oggi si parla delle società energivore che, proprio perché energivore, pagano l’energia a prezzi di favore, scaricando tutti gli oneri su quelli che consumano meno.

Il tema é quello degli interconnectors e cioè del vantaggio per le società energivore, di approvvigionarsi direttamente all’estero, in cambio del solo impegno a partecipare alla realizzazione di linee di trasmissione internazionali.

Per farle passano anni, o alla fine neppure si fanno, l’impegno resta solo un impegno ma nel frattempo qualcuno ci sguazza.

Le posizioni sono chiare: da una parte c’è Mucchetti che difende le società energivore, e i due miliardi di euro all’anno che costeranno ai consumatori, con la giustificazione che sono solo una parte dei 13 miliardi che i produttori di energia rinnovabile già scaricano sui consumatori.

Alcuni passaggi della lettera di Mucchetti vanno letti con attenzione: “la tentazione di incassare il beneficio senza investire davvero nei nuovi elettrodotti transfrontalieri ad altissima tensione è stata grande …… si deve dunque scegliere tra il lasciar morire l’operazione interconnector (mandando in cavalleria gli “aiuti” fin qui dati) e il concedere una proroga che, nell’arco di altri sei anni, consenta a Terna di costruire queste nuove linee transfrontaliere fermando, mano a mano che si completano, la corresponsione dell’anticipo dei benefici futuri”

Ma é ovvio, caro Mucchetti, che tutto finisce in cavalleria e che si compensare una distorsione – quella degli abnormi incentivi alle rinnovabili – con distorsioni ancora più devastanti, come gli interconnectors o il capacity payment. Non si capisce perché tutti i consumatori debbano pagare un tributo alla crisi, tranne i pochi privilegiati settori che invece vivono di rendita.

E anche se le linee di interconnessione, alla fine, si facessero avremmo energia a prezzi più bassi ma oneri di sistema più alti, mentre il problema è proprio quello di ridurre gli oneri di sistema invece di compensarli con altri provvedimenti.

E così se scopriamo che gli interconnectors  non si fanno, poco male, continuiamo a sperare che prima o poi si facciano! C’era l’impegno dei privati a investire ? Bastava l’impegno ma ora, dice Mucchetti, devono impegnarsi di più.

Tedeschi e francesi hanno capacità da vendere ed ecco servita l’Italia che importa per quasi il 20% della sua produzione, pur potendo produrre energia per due volte il suo fabbisogno.

Ecco come fanno i soldi gli energivori; la lista é lunga e sorpresa, c’è ancora Alcoa! Come mai ? 

Breve storia dell’energia – 4:la SEN e le trivelle

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Le tangenti prima, e gli incentivi poi, hanno reso le nostre bollette le più care in Europa: un aumento del prezzo del petrolio sarebbe ora devastante e la crisi del nucleare francese, del tutto imprevista, é un’avvisaglia.

Il governo Monti ha tardivamente limitato l’ammontare annuo degli incentivi e Renzi li ha poi spalmati su più anni, senza però alcun vantaggio per i consumatori.

Non si possono fare centrali nucleari né ri-gassificatori perché tutti si oppongono; i russi ci hanno tagliati fuori dal gas, che arriverà direttamente in Germania passando sotto il Baltico.

Dopo aver tenuto i russi sotto embargo compreremo il loro gas dai tedeschi!

Dovevamo diventare l’hub del gas a sud e invece continueremo a distribuire migranti.

E allora cosa resta da fare ai politici per raggranellare ancora qualche soldo? 

Trivellare, ed é un peccato che non ci sia Enrico Mattei per confortarci con i numeri, che sicuramente aveva già.

Torniamo allora sul letto di morte del governo Monti, quando il duo Passera/Clini firma un documento – la Strategia Energetica Nazionale – SEN – che diventa vangelo per i saggi di Napolitano, divenuti poi i saggi di Letta.

Alcuni erano talmente saggi da farsi gli affari propri e venire pizzicati dalla legge.

La SEN viene presa per buona da Letta e infine da Renzi, come se l’avesse imposta qualche mente finanziaria perversa.

Gli ultimi sviluppi, tra intercettazioni e favori, fanno capire l’importanza di quel documento che in realtà era solamente una lista di buoni propositi con previsioni di consumo del tutto errate e una stima sproposita del potenziale sotterraneo.

Quel documento diventa però il pilastro della nuova avventura, che da quanto poi si lesse, vantava numerosi beneficiari.

La SEN dava autorità al potere centrale in temi energetici e serviva anche per confermare la concessione di numerose aree del paese per la ricerca di idrocarburi.

Si sarebbero incassate royalties e tasse, si sarebbero creati  posti di lavoro con la chimera di ridurre la bolletta energetica nazionale.

Il referendum avrebbe ostacolato lo schema ma era scontato che, come suggerito dal governo, tutti alla fine sarebbero andati al mare.

Con un certo ritardo dalla solita  trasmissione di Report, ci ha pensato la magistratura di Potenza.

Il bello è che c’è gente che ancora dice che se non lo facciamo noi lo fanno i Croati o i Maltesi!

E se Obama frantuma intere regioni in America dove aumentano i terremoti indotti, dovremmo farlo anche noi in Basilicata, con pozzi verticali e orizzontali, iniettando prodotti chimici che finiscono nelle falde acquifere.

Pompare petrolio in Italia è un affare perché le regole ambientali possono essere facilmente eluse: si taroccano i numeri e si racconta che a Viggiano l’aria é caraibica, dopo aver unto la popolazione.

Vedremo i risultati dello studio sui tumori.

La vicenda delle concessioni viene da molto lontano e Renzi l’ha solamente ereditata!

(continua …)

La crisi francese e la tempesta perfetta

Il PUN – Prezzo Unico Nazionale – dell’energia elettrica si forma in borsa, e vale più di un terzo della bolletta.

Negli ultimi anni il PUN é calato costantemente ma non ce ne siamo accorti perché le altre voci della bolletta, tra cui gli oneri di sistema, sono letteralmente esplosi.

In ottobre, numerose centrali nucleari francesi sono state fermate e il prezzo dell’energia europea é decollato.

Da noi il PUN é raddoppiato rispetto a sei mesi fa.

Nei prossimi mesi l’Italia potrebbe restare senza l’energia, che importa da sempre dalla Francia, una media di 4,5 TWh al mese, quasi il 20% dell’energia che produce. Saremo quindi costretti a produrla con il fossile a due/tre volte il prezzo dell’energia nucleare francese che importavamo.

Sequestrate le centrali a carbone perché inquinano, bisognerà usare il gas.

Come ogni inverno, si ripresenterà il problema ucraino: ogni anno ci mettiamo i soldi: paghiamo ai russi il gas con il quale si scaldano gli ucraini, cosicché gli ucraini permettono che ci arrivi il gas russo.

Probabile quindi un aumento del prezzo del gas, anche perché i russi da anni lo vendono a prezzi di saldo.

Anche se i modelli prevedono un inverno mite, e speriamo sia così, l’aumento delle bollette é scontato.

Il presidente dell’Autorità per l’energia “numeri non ne dà” ma, entro l’anno, dovrà aggiornare le tariffe applicabili nel primo trimestre del 2017.

Ma, per chi potrà pagare sarà il male minore perché, sia in Francia che in Inghilterra, si prospetta anche razionamento dell’energia elettrica.

In questa situazione, eccezionale e imprevista,si aggiunge il conguaglio degli incentivi agli energivori che verrà scaricato sulle bollette, assieme a tutto il resto.

In questo modo chi consuma di meno pagherà di più.

A botte di miliardi di euro da pagare in più, il 2017 potrebbe essere un anno indimenticabile.

La situazione si sta facendo talmente grave che il governo sta valutando il trasferimento di una parte degli oneri di sistema sul bilancio dello stato.

A giugno il presidente dell’Autorità per l’energia dichiarava: “é competenza del Decisore politico affrontare la riforma complessiva della ridistribuzione degli oneri generali di sistema, componenti parafiscali delle forniture di famiglie e imprese, prendendo in considerazione il trasferimento, anche parziale, del fabbisogno annuale su voci di fiscalità generale, a garanzia della maggiore sostenibilità economica della bolletta elettrica”.