Il mercato dei dati

Quanto valgono i vostri dati al mercato nero

Perché perdere tempo con le bollette? Perché leggere contatorillegali?

Il distributore, che li gestisce da remoto, veglia su di noi perché ormai tutto è smart, tutto è connesso sopra le nostre teste.

Il distributore, se vuole, può decidere quanto consumiamo, può abbassarci la potenza e razionarci l’energia elettrica.

E la privacy andrà a farsi benedire!

Con quanta superficialità firmiamo la clausola della privacy ad ogni acquisto? O concludiamo al telefono contratti di luce e gas, senza sapere quanto consumiamo?Oppure leggiamo al telefono, a sconosciuti, le nostre bollette senza renderci conto di dare gratuitamente i nostri dati sensibili? Oppure firmiamo polizze assicurative senza leggerle e cestiniamo le modifiche unilaterali di contratto.

“Cosa vuoi che cambi?” Ci chiediamo ogni volta!

Eppure con i nuovi contatori sapranno tutto: quando ci facciamo una doccia, quanti giorni all’anno andiamo in vacanza, quante ore al giorno siamo in casa, se siamo dei buoni pagatori e, magari, conosceranno il nostro numero di telefono e l’IBAN.

Nessuno sa quali è quanti dati vengono raccolti dai contatori,e siccome non c’è nessuno che garantisca la sicurezza del dato che viene trasmesso, saremo tutti a rischio.

Meglio invece tenerci stretti i numeri di POD (per la luce) e PDR (per il gas); sono dati sensibili. Con quei numeri possono raggirarvi con i contratti non richiesti Dare quei numeri ai comparatori di offerte della rete può essere pericoloso.

Quei dati valgono centinaia di euro al mercato nero!

Con i nuovi contatori, ci avranno “profilati”  e sapranno benissimo come guadagnare alle nostre spalle. Il mercato di luce e gas è un mercato di offerta e i dati dei consumatori sono oro.

I venditori devono conoscere bene i polli e cosa c’è di meglio di un contatore intelligente e di una piattaforma che li gestisce tutti da remoto.

I distributori, quelli della rete, raccolgono i dati e li passano sottobanco ai venditori dei quali sono sempre “parenti stretti“.

Ho provato personalmente la procedura per verificare i miei consumi. L’accesso si fa con con l’identità digitale, ma pochi sanno cos’è e non possono perdere ore per farlo.

Dopo uno snervante slalom tra sms e password, ho potuto verificare i consumi solo di una delle mie tre utenze, delle altre il sistema dice che non ci sono i dati.

In effetti, se non c’è un contatore di ultima generazione, l’utente non vede proprio nulla. Per il gas, dicono, ci vorranno anni anche se il nuovo contatore lo paghiamo da quando ce lo installano.

La nuova piattaforma è stata predisposta da Acquirente Unico, società pubblica che garantisce la fornitura di energia elettrica ai clienti del mercato tutelato.

In base ai dati Arera del 2017, Enel, attraverso Servizio Elettrico Nazionale, vendeva l’86,5% dell’energia destinata al mercato tutelato e, attraverso edistribuzione, la distribuiva alla stessa percentuale di utenti domestici.

Sui nuovi #contatorillegali c’è il logo Enel, e in futuro saremo tutti più liberi di comprare energia da Enel.

Le altre centinaia di venditori si limiteranno a mercanteggiare i nostri dati.

L’origine del TTF

Perché paghiamo il gas con il TTF

L’intervento del 10 ottobre 2012 di Paolo Scaroni, AD di ENI quando al governo c’erano i tecnici di Mario Monti, è utile per capire come nacque l’idea di riferirsi al TTF, quale indice di riferimento del prezzo del gas, responsabile del disastro dell’ultimo anno.

L’inverno predente era stato piuttosto complicato : a febbraio non arrivava il gas russo, faceva un freddo cane e gli stoccaggi erano vuoti.

Il governo finì nel panico e furono accese anche le vecchie centrali a olio combustibile dell’Enel, che rimasero a disposizione, cioè pronte a produrre energia elettrica, fino al luglio successivo per la gioia dei consumatori che le pagarono con le bollette.

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ROMA ( Reuters ) – L’Eni sta valutando l’eventualità di non rinnovare i contratti di approvvigionamento take or pay divenuti troppo onerosi, ma considerando il tema della sicurezza nazionale nell’approvvigionamento ha avviato su questo dossier un confronto con il governo e l’Autorità per l’energia.

Lo ha detto l’Ad della società Paolo Scaroni nel corso di una audizione in commissione Industria del Senato.

“Possiamo come Eni tentare di non rinnovare i contratti take or pay e risolvere quelli ancora in vigore perché divenuti eccessivamente onerosi.

Avremmo un netto miglioramento della nostra performance sia economica sia finanziaria abdicando al ruolo di fornitore di ultima istanza che ci viene attribuito per ragioni storiche”, ha detto Scaroni nel corso della sua introduzione all’audizione.

Per take or pay si intente la clausola inclusa nei contratti di acquisto di gas naturale in base alla quale l’acquirente è tenuto a corrispondere comunque, interamente o parzialmente, il prezzo di una quantità minima di gas prevista dal contratto, anche nell’eventualità che non la ritiri.

L’Ad ha proseguito che “oppure potremmo rinegoziare i contratti di lungo termine ma in questo caso la componente di sicurezza di approvvigionamento dovrebbe essere valorizzata. L’Eni ha già avviato un confronto sul tema con il ministero dell’Economia, il ministero dello sviluppo e l’Autorità per l’energia e il gas”.

Scaroni ha detto che i contratti in scadenza sono quelli con Norvegia e Olanda mentre quelli che si stanno rinegoziando sono con Russia e Algeria.

L’Ad ha precisato che “sono contratti nati negli anni 80 e oggi vorrei cercare di cancellarli”, ma in questo modo “si priverebbe il Paese della sicurezza nell’approvvigionamento”.

“Il capacity payment è quello che riconosce il valore alla sicurezza dell’approvvigionamento e quindi quello potrebbe essere una risposta. Possono essercene delle altre. Io credo che ci chiariremo le idee nei prossimi mesi proprio in questo dialogo con i ministeri e l’Autorità”, ha spiegato Scaroni.

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1) che i contratti con i russi fossero diventati “troppo onerosi” lo sapeva solo ENI e crederlo era il solito atto di fede del governo. Le condizioni dei contratti take-or-pay sono sempre state un segreto, come lo sono anche ora, ma la leggenda vuole che il prezzo del gas fosse legato a quello del petrolio;

2) non é mai chiaro se il“ troppo oneroso“ si riferisca all’ENI o al paese. Ambiguità confermata in occasione della questua di gas dei mesi scorsi in giro per il mondo, con membri del governo sempre accompagnati da ENI;

3) le forniture di gas russo erano già essenziali per la sicurezza nazionale nel 2012 e la Russia avrebbe poi invaso la Crimea; negli otto anni successivi le forniture sono continuate senza intoppi il che fa ritenere che i contratti fossero validi, anche se non si sa a quale prezzo;

4) nel 2012, cioè a 12 anni dal decreto Letta sulla liberalizzazione del mercato del gas, ENI restava il fornitore “storico” di ultima istanza al quale competeva la sicurezza nazionale che, secondo Scaroni, avrebbe dovuto essere maggiormente valorizzata. E infatti, a febbraio, gli stoccaggi erano vuoti!

5) dopo altri dieci anni le forniture russe sono ancora essenziali per la sicurezza nazionale, la Russia ha invaso l’Ucraina, dopo essersi ampiamente pre-finanziata la guerra, per un anno con il TTF, e stiamo discutendo ora su come limitare il prezzo europeo di acquisto.

6) la domanda di gas sta crollando, arriverà in Italia e non si venderà più se farà caldo come previsto. A quel punto la speculazione sul TTF lascerà il posto al gas “fisico”!

Il sistema tedesco

I tedeschi hanno fatto sempre sul serio

I tedeschi hanno deciso che non possono abbandonare a se stesse industrie e popolazione come stiamo facendo noi!

Non possono e non vogliono aiutarci perché siamo sempre stati delle cavallette ed ora arriva la resa dei conti.

I tedeschi varano così un piano di emergenza sull’energia da duecento miliardi perché da un decennio accumulano avanzi positivi; avrebbero dovuto restituircene una parte, come prevedono i regolamenti europei, ma nessuno ha insistito più di tanto perché c’era ancora la Merkel che teneva a bada i russi.

Il piano tedesco è semplice: se risparmi energia ti premio scontandoti le tariffe così:

Mentre i tedeschi stanno razionando da mesi – andate a Berlino se non ci credete – noi discutiamo sul grado in meno dei riscaldamenti e sulla percentuale di riempimento degli stoccaggi.

Senza il gas russo, e se farà freddo, gli stoccaggi non serviranno a nulla e non ci resterà altro che razionare i consumi la cui “militarizzazione” ( cit. Davide Tabarelli di Nomisma) dovrebbe fare riflettere.

Siamo in guerra, siamo convinti che gli stoccaggi saranno sufficienti per farci stare al caldo per tutto l’inverno e pensiamo ancora che l’Europa ci venga in aiuto!

Il crollo del sistema

Troppo tardi per intervenire

La guerra mette a rischio la filiera delle forniture di due servizi essenziali come l’energia elettrica e il gas.

Con l’aumento della morosità, per approvvigionarsi sui mercati le imprese fornitrici dovranno pagare in anticipo e presentare garanzie prendendosi il rischio di non essere pagate dai clienti finali che, nel frattempo, hanno ridotto drasticamente i consumi e non rilevano l’energia ordinata.

Le imprese fornitrici ribaltano il rischio sui clienti finali chiedendo le stesse garanzie.

Se prima della guerra erano normali rischi d’impresa, il “terremoto” dell’ultimo anno li ha moltiplicati e le società meno capitalizzate sono destinate a soccombere.

Il regolatore del mercato – Arera – non è stato capace a gestire l’emergenza, che dura da più di un anno e, alla fine, sarà l’ignaro consumatore a pagare, perché resterà senza fornitore e forse anche al freddo.

Ignaro perché magari si era affidato ad un fornitore che prometteva ciò che ora non può mantenere.

I fornitori sono centinaia e del tanto discusso albo, promesso da anni da Arera, neppure l’ombra.

La novità è che i fornitori in difficoltà dovranno morire lentamente perché sembra sarà un giudice a stabilire se potranno risolvere unilateralmente il contratto e, nel frattempo, dovranno continuare a fornire la clientela.

Sara un giudice a stabilire quale fornitore potrà scaricare i suoi clienti sul FUI, fornitore di ultima istanza. Sarà un giudice a valutare l’operato del fornitore degli ultimi anni. Un attività complessa che richiede tempo, forse anni.

Il comunicato congiunto Arera – AGCM recita: “Ciò che il venditore non può fare è ritenere di per sé risolto il contratto senza pronuncia giudiziale e chiedere l’attivazione dei servizi di ultima istanza per risoluzione contrattuale: quest’ultima condotta viola la regolazione dell’ARERA in materia di attivazione dei servizi di ultima istanza”

I servizi di ultima istanza vanno immediatamente regolamentati se no il sistema collasserà in pochi mesi!

Contatori intelligenti per chi?

smartgas

I nuovi contatori del gas dovrebbero essere letti da remoto, facendoci pagare solo il gas che consumiamo, cioè  nessun consumo stimato e nessun conguaglio

La novità é che, se non pagheremo la bolletta, potranno toglierci il gas battendo sulla tastiera di un computer che azionerà una valvola posta all’interno del contatore.

Di quella valvola non si sa nulla salvo che è lì “a fini gestionali“!

Con quella valvola il livello di sicurezza peggiora e chi si è già fatto installare i nuovi contatori chiuda sempre la valvola generale del gas.

Oltre al costo del contatore, spalmato nelle bollette dei prossimi dieci anni, l’utente con i nuovi contatori pagherà il servizio di lettura da remoto, anche se poi il servizio non verrà reso: già oggi si perdono i dati di due utenti su tre.

Non era più agevole leggere il contatore come una volta: un solo numero a prova di idiota!

La legge prevede che sia ancora così “una facile lettura senza dover fare nulla” e invece provate a vedere se ci riuscite!

Ma la novità é la valvola interna al contatore che modifica le responsabilità tra fornitore, distributore e utente, e i contratti non ne tengono conto.

La direttiva europea MID, che regola l’immissione sul mercato dei soli contatori, non prevede alcun sistema di misura remoto.

requisiti essenziali della direttiva MID restano così disattesi.

Inoltre “le delibere dell’AEEGSI non possono avere alcun rilievo normativo o impositivo perché non hanno alcun valore coattivo nei confronti del consumatore e non escludono il diritto del consumatore ad essere risarcito in caso di violazioni del diritto vigente.”

Prima della sostituzione, il sistema dev’essere quindi reso legale e inattaccabile da interventi che possano interferire sulla trasmissione del dato di consumo, addirittura manipolarlo o, malauguratamente, intervenire sulla valvola.

Il manuale del contatore della foto recita: “l’aggiornamento del firmware può essere facilmente effettuato anche da remoto”.  

Ed é questo il punto: chi può modificare il programma da remoto? Con quale sicurezza? Con quale protocollo di comunicazione?

Stessa cosa per i contatori di energia elettrica: si sa solo che Enel li gestisce da remoto, ma nessuno può controllare come e cosa faccia!

La direttiva MID stabilisce che “è il dato generato del contatore l’unico valido per la transazione”, indipendentemente da come poi venga gestito.

Senza questi chiarimenti, l’installazione va rifiutata anche perché il contatore non rappresenta alcun vantaggio per il consumatore che paga qualcosa che non gli serve ma serve ad altri!

Nota: il contatore Samgas della foto solo uno dei tipi che stanno installando.

La crisi energetica

L’impreparazione dei nostri governi é stata fatale

Colpita soprattutto l’Italia, che dipende fatalmente dall’estero e che comincia con il riaccendere le centrali a carbone, in attesa di un inverno molto complicato.

I rincari delle bollette sono stati in parte ridotti con la sospensione dal pagamento della voce “oneri di sistema”, con i quali vengono finanziate le energie rinnovabili e tutta una serie di prebende che con l’energia elettrica hanno poco da spartire.

Va ancora peggio con il gas: milioni di italiani che lo utilizzano per scaldarsi riceveranno, a parità di consumi, bollette triplicate.

Il governo ha intenzione di tassare gli extra-profitti delle società che in questi mesi hanno speculato sull’emergenza ma il provvedimento, ammesso che vada in porto, avrà effetto solo l’anno prossimo.

La relazione annuale che il regolatore – Arera – presenta al Parlamento evidenzia che l’importazione di gas naturale avviene in base a contratti pluriennali indicizzati al prezzo del petrolio.

Ma non sono indicizzati a quel prezzo i contratti con i quali l’importatore rivende il gas a valle, che si basa sul TTF della borsa di Amsterdam, un dato estremamente volatile perché si applica a quantità esigue.

Il rapporto che si stabilisce tra importatore e clienti è quindi essenzialmente finanziario, e non più fisico, e gli operatori possono scambiarsi più volte le stesse partite di gas a prezzi sempre più elevati, facendo così lievitare artificialmente il prezzo al consumo.

Nel 2020 il meccanismo ha fatto sì che, a fronte di una immissione nella rete nazionale di 70 miliardi di metri cubi di gas, siano state scambiate partite di gas per circa 368 miliardi, cinque volte le quantità fisiche.

Permetterlo in tempo di guerra è stato devastante!

Il cliente finale paga poi un prezzo ancora maggiore, che include i ricarichi e il costo del trasporto del gas in rete.

Il costo del gas naturale indicizzato al Brent (prezzo pagato dagli importatori) è passato così dai 22 centesimi al metro cubo standard del gennaio 2021 ai 53 del giugno 2022.

L’incremento dovrebbe riguardare solo il gas contrattualizzato a giugno 2022, non quello contrattualizzato in precedenza.

Invece nello stesso periodo il prezzo TTF (applicato dall’importatore a intermediari e distributori) passa da 0,22 a 1,30 €/smc, con un rincaro del 489%.

In questo modo il prezzo pagato dall’utenza non ha più alcun rapporto con quello pagato dall’importatore.

Per spezzare la catena speculativa sarebbe sufficiente obbligare gli importatori a fissare il prezzo di vendita del gas in base ai prezzi di acquisto, pur sommandovi un adeguato profitto di impresa.

Si potrebbe inoltre vietare l’accesso al mercato ai troppi che svolgono esclusivamente attività di intermediazione: 250 soggetti, tra grossisti, venditori e operatori misti.

Ma evidentemente la decisione scontenterebbe quanti da anni in Italia speculano liberamente sul gas sotto il “monitoraggio” consenziente di Arera, ricavando margini che, secondo alcuni magistrati, andrebbero in parte a finanziare la politica.

E così anche il governo, anziché imporre i necessari correttivi in sede nazionale, preferisce ricorrere alla Commissione Europea chiedendo a marzo di fissare un tetto al prezzo massimo del gas.

Non ricevendo alcun riscontro, a fine di giugno chiede una riunione del Consiglio Europeo da tenersi a luglio sul tema energetico.

Ma il Consiglio si limita ad invitare la Commissione a produrre uno studio entro settembre per discuterne nel Consiglio di ottobre.

La formula utilizzata è la seguente: “Il Consiglio europeo ribadisce il suo invito alla Commissione ad esplorare con i nostri partner internazionali i modi per contenere l’aumento dei prezzi dell’energia, compresa la possibilità di introdurre tetti temporanei ai prezzi delle importazioni dell’energia, dove appropriato”.

Successivamente il governo punta sulla diversificazione delle forniture, avviando una vera e propria questua di gas “virtuale” in Angola, Congo e Mozambico.

Virtuale perché la risposta è sempre la stessa “se volete il gas venite a scavare”.

Quindi adesso speriamo sul gas che proviene dall’Algeria, che già fornisce circa il 30% del fabbisogno italiano. L’aumento previsto dovrebbe essere di 3 miliardi di m3 nell’immediato, che diventeranno 6 miliardi nel 2023 e 9 miliardi successivamente.

E così le chiavi della nostra economia passeranno dalle mani della Russia a quelle dell’Algeria, paese dove anche i russi scavano da anni e ad alta instabilità politica,

.Alla fine giugno il fallimento della politica energetica italiana è conclamato. Carlo Calenda, leader di Azione e fresco vincitore delle elezioni amministrative di Roma, rilancia il nucleare, invitando il governo a rivalutare l’opzione.

Ma la proposta cade nel vuoto: i tempi del nucleare vanno ben oltre la scadenza della legislatura, e i politici italiani preferiscono decidere giorno per giorno e solo nella logica dell’emergenza; il futuro del paese è argomento che affronteranno altri.

A proposito di futuro, c’è chi rammenta che la nuova crisi energetica deriva anche dalle improvvide decisioni assunte dopo Chernobyl e dopo Fukushima.

Grazie a quelle decisioni (“il metano ti dà una mano”) le chiavi del nostro sistema elettrico (e della nostra economia) sono passate dalle mani di chi ci forniva il petrolio negli anni Settanta a quelle di chi ci fornisce oggi il gas naturale, senza che i governi che si sono succeduti abbiano fatto alcunché per riorientare le scelte, limitandosi ad accettare supinamente le follie che Bruxelles e gli ambientalisti ci hanno imposto sulle fonti rinnovabili.

Senza considerare il fatto che gli altri partner europei potevano pagare quelle follie grazie alle sostanziose quote della produzione elettrica affidate al nucleare e al carbone.

Nel 2022 il sistema elettrico italiano si trova ancora nell’occhio del ciclone.

Eppure siamo ancora costretti ad ascoltare imbecillità come “il nucleare non avrebbe risolto il problema” oppure “tutto ciò accade perché non abbiamo investito abbastanza sulle fonti rinnovabili”.

Esportatori di gas?

Chi esporta gas?

“Bisogna distinguere i timori economici-inflattivi dai timori sulle quantità. In Italia in questo momento stiamo esportando. Oggi ci sono oltre 40 milioni di metri cubi di gas per gli stoccaggi e tra i 18 e i 20 milioni esportati” dichiara Cingolani.

Va chiarito che non è l’Italia che esporta, come i più potrebbero interpretare, ma sono gli operatori che hanno importato il gas in italia e ne vendono una parte oltre confine.

Forse il ministro utilizza il “noi maiestatico” perché ha partecipato alla questua di gas con Eni negli ultimi mesi in giro per il mondo.

Invece nessun beneficio per il paese, né tantomeno per gli industriali che devono chiudere perché il gas costa troppo.

Considerato che la rete dei gasdotti europei é interconnessa, che una quota seppur minima di esportazione è fisiologica e che le condizioni economiche degli scambi di gas sono ignote a tutti, ministro compreso, va detto che:

  • Nel delirio speculativo dell’ultimo anno, gli importatori hanno sempre acquistato, a prezzi crescenti, perché gli operatori a valle prenotavano gas e volevano garantirlo ai propri clienti;
  • il gas degli stoccaggi, che sono ormai pieni, si usa d’inverno quando fa freddo;
  • la domanda di gas é scesa a settembre del 17%; molte industrie hanno ridotto i consumi, hanno cancellato gli ordini oppure non sono in grado di garantire i pagamenti;
  • il gas prenotato si é presentato puntuale al confini perché i contratti sul gas fisico, e non quello contrattato a termine, sono molto rigidi;
  • quel gas non può fermarsi né essere bruciato come fanno i russi;
  • chi lo ha comprato lo deve in qualche modo vendere e quindi, o quel gas era già destinato all’estero oppure in Italia non si vende;
  • il gas finisce così all’estero, e magari a condizioni penalizzanti per chi invece credeva di poterlo piazzare in italia.

Anche se, come detto, si tratta di volumi marginali, quel gas potrebbe essere utilizzato diversamente come, per esempio, per produrre energia elettrica, il cui prezzo continua ad essere alto, con l’aiuto del governo.

È quanto hanno fatto i tedeschi mettendo sul piatto i 200 miliardi che hanno indispettito i nostri politici.

I tedeschi non possono permettersi che crolli tutta l’industria. Noi si anche perché i 200 miliardi non li abbiamo.

Il gas degli stoccaggi

Poche idee e molto confuse

Dichiarare che gli stoccaggi sono quasi pieni, senza spiegare a cosa servono e come vengono utilizzati, è demagogia.

Nella sostanza, gli stoccaggi servono a mantenere alta la pressione della la rete dei gasdotti quando, specialmente nel periodo più freddo dell’inverno, cala perché i consumi aumentano.

La pressione della rete non deve mai scendere sotto una certo limite perché si fermerebbero le turbogas delle centrali elettriche, e noi resteremmo al buio.

Senza il gas importato, il gas degli stoccaggi tecnicamente non serve a nulla se non per alimentare, in emergenza e per pochi giorni le utenze essenziali vicine, come per es. gli ospedali

Dichiarare che con gli stoccaggi siamo in linea con quanto ci chiede l’Europa,e che stiamo meglio degli altri paesi,non serve proprio a nulla.

Ma illudere la popolazione che con il gas degli stoccaggi, passeremo l’inverno é una mistificazione.

Dichiarare che riceveremo più gas da altri paesi per compensare il gas russo che non arriverà è solo una speranza. Ipotizzare che ci saranno ri-gassificatori funzionanti entro questo inverno, è falso.

Non iniziare subito un razionamento serio, e non quello all’acqua di rose del ministro Cingolani, é una evidente dimostrazione d’incapacità nel gestire una situazione che si aggraverà ai primi freddi.

I tedeschi hanno stanziato i 200 miliardi, che danno tanto fastidio ai nostri politici, e hanno incominciato a razionare da un due mesi.

Siccome con i numeri non si può prendere in giro nessuno, e considerato che il sistema di gestione degli stoccaggi é un sistema complesso è non funziona come una vasca da bagno, che si riempie e si svuota con rubinetti e tappi, è utile sapere che:

  • la domanda di gas è coperta per il 3,6% dalla produzione nazionale, per il 60,3% dalle importazioni via tubo, per il 9,1% dalle importazioni di GNL. Il 27% del gas proviene proprio dagli stoccaggi, elemento fondamentale del sistema;
  • gli impianti di stoccaggio sono nove sparsi opportunamente per il paese; si riempiono d’estate, ammesso che qualcuno compri il gas, e si svuotano d’inverno;
  • il volume totale degli stoccaggi é di 17 miliardi di m3
  • 5 miliardi – detti strategici – non possono essere utilizzati se non in caso di guerra e, fino ad ora, non siamo ancora ufficialmente in guerra, ma le cose potrebbero peggiorare.
  • quindi ne restano 12 miliardi
  • il consumo medio annuo nazionale é di 70 miliardi di m3
  • quando fa molto freddo, la domanda di gas aumenta oltre i 400 milioni m3 al giorno, dei quali teoricamente possono essere prelevati dagli stoccaggi 160 per distribuire gli altri 240.
  • Dei 240 ne mancano all’appello la metà, cioè il gas russo.

I precedenti non sono edificanti: un governo “tecnico” anche in quella occasione!

Due gli scenari ipotizzabili: freddo e buio, con inverno più rigido del solito, oppure se farà caldo ce la faremo comprendoci di più.

Uncle Sam on Nord Stream

September 2015

“Why would you support Ukraine with one hand and strangle it with the other” Deputy Assistant Secretary for Energy Diplomacy, Robin Dunnigan, told a conference of policymakers. “Cutting off all gas transit through Ukraine would deprive it of $2.2 billion in annual revenue”.

According to Dunningan,the Nord Stream 2 pipeline,born to boost Russian gas supplies to Germany, shell deprive Ukraine in transit fees and runs counter to the EU’s goal of reducing its energy reliance on Russia.

Russia’s Gazprom sends today 55 billion cubic meters per year to Germany, across the Baltic via the Nord Stream 1, and with the new project shall double this capacity. Gazprom sends also a large volume of gas to EU via Ukraine but is willing to bypass this route, via a new pipeline through Turkey.

Gazprom recently formed up a consortium with E.ON , BASF/Wintershall, OMV, ENGIE and Royal Dutch Shell for the Nord Stream-2 with a cost of 10 billion euros.

While the EU and USA have imposed sanctions on Russia, because of its annexation of Crimea and its support to the separatist rebels, energy ties between Moscow and Europe get stronger.Russia provides around one third of the EU’s energy needs.

According to Dunningan: “North Stream-2 actually threatens not only Ukraine’s survivability and their resources, but it is a risk to fuel diversification in Europe, especially southeastern Europe”.

Dunningan should not forget that the gas bill of Ukraine, for billions of dollars every year, is paid by Europe. The only way for Europe to guarantee the passage of the gas through Ukraine. Furthermore the american shale gas will not be competitive in Europe.

The gas war has just started and the winter shall roll the dices.

February 2022

Mr. Biden’s ideas just before Russia entered Ucraina

https://t.co/DSU3ODbcf3

September 2022

The pipeline is bombed.

Non paghi? Stacco tutto!

Meglio prepararsi

Stanno per riaccendere i riscaldamenti e molti rischiano di restare senza gas.

Meglio quindi verificare i contratti che possono venire risolti anche così.

Sono circa una settantina – di 250 – le società che non saranno in grado di sostenere le condizioni di un mercato fuori controllo; per reperire gas, a un prezzo anche dieci volte superiore rispetto a quello di un anno fa, dovrebbero emettere garanzie bancarie che non possono emettere e assumersi il rischio di non essere pagate dai clienti finali.

Per primi verranno abbandonati i “cattivi” pagatori, come per es. i condomìni, che passeranno alla FUI, fornitura di ultima istanza.

Un mercato, quello della salvaguardia, che dovrà presto essere finanziato perché non è stata previsto, né capitalizzato per un’economia di guerra.

A breve la morosità aumenterà esponenzialmente mettendo in crisi tutto il sistema.

D’altro canto la “liberalizzazione all’italiana” ha creato centinaia di fornitori, che agiscono senza alcun controllo e senza un albo, lasciando i consumatori in balia di società senza scrupoli, destinate ora a sparire.

Dopo la tempesta ne resteranno una trentina, come negli altri paesi europei.

I sopravvissuti chiederanno pagamenti anticipati e garanzie che si aggiungeranno alla quota della materia prima: per i clienti finali, i condomìni, la spesa del riscaldamento del prossimo inverno triplicherà, ammesso che il gas ci sia.

E questo solo per scaldarci!

Le industrie avevano già capito in luglio quale sarebbe stato il loro destino!

I più bravi CFO si erano coperti con prodotti derivati per il 2022, ma non per il 2023.

Salvo qualche pezza messa dal governo, mentre a Berlino sono già cominciati i razionamenti, continuiamo a bearci sulle percentuali di riempimento degli stoccaggi senza spiegare ai cittadini che se farà freddo e senza il gas russo, arriveremo a malapena a fine anno.

L’anno termico inizia infatti il 1° ottobre, ed entro il 12 settembre i distributori di gas dovevano prenotare la capacità di trasporto a Snam. Ma circa un terzo, dei 70 miliardi di metri cubi che l’Italia mediamente consuma in un anno, sono ancora senza contratto.

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