Perché il referendum

Il referendum che chiede di eliminare gli oneri di sistema dalle bollette verrà ufficialmente presentato a Terni venerdì prossimo.

Il mio intervento sulla qualità delle informazioni date ai consumatori.

Il referendum è il primo di una serie di iniziative di AEPT che mirano a sensibilizzare i consumatori sul mercato elettrico, quanto spendono con la bolletta e dove finiscono le risorse raccolte con le bollette.

Le domande sono:

  • quanto consumate?
  • quanto pesano sul vostro bilancio familiare i consumi energetici?
  • avete visto le bollette calare negli ultimi anni?

E, nello specifico:

  • Sapete quanto pagate ogni anno per gli oneri di sistema?
  • Dove finiscono, o dove sono finiti nel tempo, i soldi degli oneri?
  • quali sono, o sono stati i benefici degli oneri per i consumatori?

Per Arera – l’autorità per l’energia – l’utente domestico tipo consuma  2700 kWh all’anno e su questo consumo pubblica trimestralmente le variazioni per gli utenti “vulnerabili”.

  • Siete vulnerabili? Vi ritrovate col consumo? Non vi dice nulla?

Le bollette sono in continuo aumento: quando cala la voce “materia prima” ci accorgiamo degli altissimi costi fissi – tra i quali gli oneri – e quando aumenta anche la materia prima le bollette esplodono.

Tutti gridano, si fanno commissioni parlamentari ma non succede nulla.

L’informazione ai consumatori è scarsa perché paradossalmente sembra proprio che Arera abbia deciso così. Se non lo convinci, confondilo ulteriormente e così nessuno legge i contratti prima di firmarli.

L’unico documento resta così la bolletta, che però pochi capiscono.

Ma serve a qualcosa la bolletta ? Forse a consumare di meno e quindi magari a risparmiare?

La bolletta mostra letture di consumi diversi che nessuno confronta con quelle del contatore. Ci sono utenti che neppure sanno dove si trova il proprio contatore.

Risparmiare? Nessuno ha detto alla signora Maria che non serve fare la lavatrice di notte perché tanto l’energia costa uguale di giorno e di notte, anzi forse meno di giorno.

La bolletta sembra l’auto-celebrazione di Arera, imposta ai fornitori a spese dei consumatori: più complicata è più la pagano oltre a non capirla.

Ci sono 700 fornitori tra cui cani sciolti e le bollette sono tutte diverse.

Una bolletta dovrebbe indicare  il prodotto di una quantità per il prezzo unitario. E lo prevede anche la legge!

Criterio irreperibile in una bolletta italiana. Nel blog le bollette europee.

I due fattori della bolletta essendo:

  1. la quantità ( quanto consumi?) > la risposta degli è “ non ne ho la più pallida idea” oppure “spendo un tot al mese (?) Il contatore non l’ho mai letto!

Il consiglio invece è di tenere sotto controllo i contatori, sapendo che:

  •  L’energia elettrica viene misurata con strumenti mai omologati, oppure da strumenti utilizzati illegalmente;
  • buona parte dei contatori si trova nella medesima situazione degli autovelox. Gli altri sono omologati ma funzionano illegalmente.
  • Il gas viene conteggiato e fatturato in standard metri cubi, un unità di misura scientifica mentre in tutta Europa si paga in kWh.

  2) il prezzo 

pochi dividono il totale degli euro della bolletta per i kWh, o i metri cubi di gas, per avere un’idea di quanto pagano. Così il prezzo di un kWh può variare dai 25 cents a più del doppio e quello del gas da 1€ a 4€.

E questo perché solo in  italia, e nonostante quanto chieda l’Europa, luce e gas non sono prodotti venduti a misura, ma sono parte della fornitura di un servizio e quindi:

  • Esposizione di prezzi e voci diverse, per giustificare il servizio, e
  • un servizio é assoggettato a IVA, ed ecco un bel 22% in più! Andate a vedere sul blog le bollette europee per vedere quanta IVA pagano!

Ma torniamo agli oneri generali di sistema: 375 miliardi in venticinque anni hanno finanziato di tutto ed è assolutamente impossibile ricostruire la lista dei beneficiati:

  • specifiche categorie di produttori di energia elettrica;
  • specifiche categorie di consumatori di energia elettrica;
  • Fornitori di energia elettrica per quelli che non pagano le bollette;
  • I bonus stanziati in pompa magna dal governo;
  • I fornitori “minori” anche quelli che, nel frattempo, sono falliti;
  • società come Alitalia,Ilva,Alcoa
  • le FFSS “per i regimi tariffari speciali per il servizio ferroviario universale e merci”
  • le società che si occupano di dismissione dal nucleare.

Se non passerà il referendum e gli oneri non verranno definitivamente eliminati alle bollette, il futuro sarà ancora più drammatico.

Oltre alla nuova potenza rinnovabile – FV sui campi agricoli o meno, eolica a terra o in mare – stanno installando gli accumuli, batterie cinesi che dovrebbero evitare di farci restare al buio.

Poi  pagheremo anche l’energia rinnovabile “potenziale” quella cioè  che avrebbe potuto essere prodotta ma che, a discrezione di terna e a salvaguardia della sicurezza del sistema, non potrà esserlo perché l’impianto verrà staccato.

Ecco perché c’è la coda di quelli che vogliono installare eolico offshore incassando 185 €/MWh quando nel mar del nord, dove c’è molto più vento che da noi, stanno cancellando i progetti.

Poi ci sono le concessioni se Enel “sara costretta a fare le gare” o se la stessa venderà al GSE le centrali a carbone.

Il confronto con le bollette europee ci riporta al 2005 quando il codice di consumo escludeva specificatamente luce e gas.

E infatti sono passati sei anni e l’Italia non ha ancora recepito la direttiva EU 944 del 2019 che impone trasparenza dei prezzi.

Una “mission impossible” per come Arera ha strutturato le bollette, considerando i consumatori italiani degli autentici imbecilli che prima hanno bisogno di essere   “tutelati” poi “tutelati gradualmente” e poi finalmente imbecilli veri perché   “vulnerabili”.

Ma va anche detto che al consumatore italiano, geneticamente pigro, piace sentirsi tutelato e vulnerabile!

Il consumatore italiano non sa chi vende, non sa chi distribuisce, non sa chi chiamare se c’è puzza di gas o il contatore è rotto e non legge nulla.

La risposta che gli viene data è “non si preoccupi,tanto leggiamo lo stesso da remoto”. E così nessuno sa cos’altro fanno “da remoto”.

Se volete sapere chi misura l’energia elettrica in italia leggete la relazione annuale di Arera: le tabelle pubblicate sono molto chiare e il monopolista storico viene chiamato con il suo nome, mentre in pubblico diventa “incumbent” se no si offende.

Basta vedere i rapporti finanziari delle società para statali che fanno utili spaziali, che sono pagati a RAB, negoziati opportunamente con Arera, che poi la stessa Arera spalma adeguatamente nel tempo….mai tutto in una volta se no i consumatori si accorgono.

Tutti gridano ma non succede niente, e da qui l’idea del referendum non fosse altro per denunciare ancora che in Italia il principio è “più consumi meno spendi” come mostra questa bolletta di una seconda casa a Milano: 3 kW, 260 kWh = 50 cents/kWh. Guardate bene quanto paga di oneri e il trasporto, ogni due mesi con un consumo da sopravvivenza 260 kWh in due mesi.

 


Siccome neppure una bolletta, peraltro abbastanza semplice da leggere come questa, viene letta e capita, ecco il comparatore di offerte, pagato a provvigione, che raccoglie i dati sensibili dei consumatori.

Le liste dei consumatori, che hanno scelto il telefono o Internet per farsi valutare la bolletta, sono in vendita su Facebook.

Il consumatore, sempre pigro o che non capisce, delega così a terzi la gestione dei propri soldi senza rendersi mai conto della situazione.

Della situazione approfittano così più di 700 fornitori che lavorano su una parte marginale del mercato concessa dall’ incombente che detta le regole

Non esiste un albo dei fornitori e il “turismo” energetico riprenderà in forza di recenti delibere di Arera. Turismo energetico inteso nell’ aprire e chiudere contratti lasciando i puffi.

Ma anche questi “buchi” vengono ripianati dagli oneri di sistema,e quindi perché preoccuparsi?

E quando finiranno le telefonate che riceviamo ogni giorno, che ci offrono prezzi incomprensibili turlupinando gli “invulnerabili”?

Chiedetevi chi le ha permesse, chi ha permesso che i contratti di fornitura potessero essere conclusi al telefono o con un clic sul PC!

E poi chiedetevi quanti sono i consumatori domestici poveri in Italia.

Quanti sono i POD o i PDR dove vengono emesse bollette con consumo stimato (sempre maggiore del reale) oppure a consumo zero o consumo falso solo per giustificare le altre voci?

Perché c’è una voce di trasporto per kWh inesistenti con accise e IVA?

Se venissero analizzati questi numeri avremmo la giustificazione del perché le bollette sono le più care d’Europa e quindi l’unica soluzione resta quella di riformare il mercato totalmente, che peraltro si scontra con interessi che sono di tutti meno che dei consumatori.

Chi produce rinnovabile incassa gli incentivi e non paga gli oneri? Più saranno quelli che si staccheranno e più pagheranno quelli che non lo fanno?

Per non parlare di trasporto e distribuzione in mano a società controllate dal governo e partecipate dai cinesi, in monopolio con RAB e utili da capogiro. 5 miliardi di euro solo edistribuzione (enel).

La richiesta  di togliere gli oneri di sistema dalle bollette e pagarle un quarto di meno, è sacrosanta e il governo Draghi ha creato un precedente importante dimostrando che si può fare e, solo in quella occasione, i consumatori se ne sono accorti e hanno apprezzato.

Se alla fine della campagna referendaria avremo comunque smosso le acque sarà stato comunque un successo.

 

 #referendumbollette

http://www.aept.eu

“Dequalificare” un contatore?

A cosa è a chi servono dei contatori che pur pagati per farlo non fanno alcun servizio. Smart dequalificati

Il periodo di prescrizione a due anni significa che, se il distributore, di energia elettrica o di gas, non effettua le letture nei tempi imposti da Arera, potrà chiedere l’eventuale conguaglio solamente per due anni.

I consumatori possono quindi aspettare anche due anni prima di ricevere una bolletta con la certezza che comunque arriverà e con il conguaglio.

Qualche operatore, confidando nell’impreparazione dei consumatori, utilizza le società di recupero del credito.

A pag.21 del documento di consultazione, ARERA “dequalifica gli smart meters” a contatori tradizionali che sono molto meno smart di quanto volevano farci credere.

I consumatori invece pagano puntualmente, con ogni bolletta, il servizio “gestione del contatore”, e quindi anche la lettura dei contatori dovrebbe essere puntuale.

Invece le bollette addebitano consumi stimati che, ovviamente, risultano essere sempre maggiori di quelli effettivi. 

E quand’anche il consumatore, ligio alle istruzioni della bolletta, comunica l’auto-lettura, il fornitore attende per mesi che il distributore lo confermi e, nel frattempo, continua a fatturare consumi stimati.

Il bollettone di conguaglio arriva quando il distributore finalmente si degna di leggere il contatore.

Quando trova, e succede spesso, qualcosa che, secondo il suo inappellabile giudizio non va, ricostruisce unilateralmente lo storico dei consumi elencando letture, presunte o meno, che risalgono magari a otto anni prima.

Con il bollettone arriva di solito anche la proposta di dilazionare il pagamento in rate, cosa che tutti accettano senza sapere che i contratti impongono al distributore di leggere il contatore a scadenze precise e se queste non vengono rispettate vanno contestate.

Sempre attenta ai diritti del consumatore, Arera ha così “inventato” il tentativo di lettura che avviene quasi sempre in periodi festivi, o magari il 15 agosto di otto anni prima, tanto non c’è nessuno che può contestare.

Quando poi il consumatore decide di cambiare fornitore é il delirio: il fornitore subentrante chiede al distributore di leggere il contatore, quello non lo fa e così, per mesi, arrivano bollette sia del vecchio che del nuovo fornitore, che a sua volta fattura consumi stimati.

É tutto questo accade perché nei contratti di fornitura non é prevista una lettura contestuale di inizio contratto: il vero scandalo tutto italiano.

Invece di ridurre il periodo di prescrizione, sarebbe stato molto più utile limitare drasticamente il numero delle bollette di acconto ( una all’anno) imponendo ai distributori di rendere il servizio per il quale sono profumatamente pagati.

Con il provvedimento si procrastina invece una situazione scandalosa, aggravata dal fatto che, con i nuovi contatori, la lettura dovrebbe essere effettuata in tempo reale, il che ovviamente non é vero, in attesa che i contatori siano tutti attrezzati mentre, con la delibera, si concedono due anni per non farlo.

Ma come mai i fornitori possono attendere anni per fatturare ingenti partite economiche che restano in sospensione di accisa e imposte ai danni dello Stato? 

Le inutili delibere dell’Antitrust

Cosa é cambiato in sei anni? Dopo una multa, il ricorso al TAR etc.

Nulla!

“Svuotare la maggior tutela prima che arrivi l’Autorità”, “accelerare la migrazione” dal mercato tutelato al mercato libero “in attesa che si definisca il quadro normativo-regolatorio” sulla fine dei prezzi tutelati su cui incombe un rischio aste, “l’obiettivo da raggiungere è far migrare i 21 milioni di clienti” dal mercato tutelato di Enel ( SEN) al mercato libero (Enel Energia).

Secondo il Garante, Enel ha perseguito la finalità di favorire la migrazione dalla tutela al libero in “modo abusivo”, sfruttando informazioni non accessibili ai concorrenti laddove “avrebbe viceversa potuto legittimamente attuare azioni commerciali lecite alla luce della disciplina antitrust, quali la proposizione di offerte economiche convenienti alla generalità dell’utenza, individuata mediante liste disponibili sul mercato, e quindi anche per i competitors”.

Nella delibera l’Antitrust rileva “profonde interessenze” e “osmosi informativa” tra le società di vendita in maggior tutela (Servizio Elettrico Nazionale – SEN) e sul mercato libero (Enel Energia), che afferiscono entrambe alla struttura Mercato Italia Enel. SEN, si legge ancora, svolge attività commerciali per conto di Enel Energia in virtù di un contratto di servizio, con un certo numero di dipendenti che svolge attività per conto di entrambe le società, in funzioni condivise.

Il Garante fa notare come tale vicinanza si sia acuita con la riorganizzazione effettuata nel 2014 dall’attuale vertice, che ha fatto scalare in basso di due livelli organizzativi la separazione operativa tra le due attività. Una circostanza indicata come problematica, negli anni passati, dalla stessa funzione antitrust Enel, che in una mail del 2016 al Mercato Italia, giudicava “evidente che abbassando il livello organizzativo al quale si effettua la separazione fra i due mercati, aumenta il rischio che la stessa organizzazione possa essere considerata come non adeguata”, incrementando il “numero delle persone che hanno simultaneo accesso ad entrambe le banche dati peraltro con mansioni sempre più operative”.

Centrale è il passaggio della fine dei prezzi tutelati,prevista ora a luglio 2020.

E’ in vista di questo passaggio – in particolare per limitarne i potenziali impatti negativi, ad esempio in termini di riduzione forzata delle quote di mercato tramite cessione all’asta di pacchetti di clienti – che, secondo l’Autorità, le società del gruppo hanno messo in atto le condotte censurate.

Secondo l’Antitrust è emersa “piena evidenza” della “volontà strategica del gruppo di neutralizzare il più possibile gli effetti di una simile
eventualità (le aste, ndr)”. Un incentivo per Enel a cercare di accelerare la migrazione dei propri clienti dal tutelato al libero, prosegue il Garante, è stato il rischio “di perdere i clienti nella propria customer base a esito di un processo pubblicamente definito di riallocazione della clientela in maggior tutela, ovvero di poterli acquisire, nel caso di aggiudicazione delle aste competitive, con una marginalità non in anticipo prevedibile, ma in ogni caso ragionevolmente inferiore a quella ottenibile anticipando il processo di acquisizione a mercato libero”.

Invece dell’asta, si legge nella delibera, in vista del 2020 la preferenza di Enel è per il modello “simil-gas”, ossia il passaggio dei clienti ex tutelati alla società di mercato libero del fornitore in tutela dopo un avviso in bolletta che li avverta della scadenza dei prezzi tutelati e della possibilità di cambiare fornitore.

Al tempo stesso, si legge ancora, comprendendo la potenziale problematicità di una tale soluzione che avvantaggerebbe gli incumbent (molti nuovi entranti da tempo sostengono infatti la messa all’asta), in questi anni Enel aveva valutato anche cessioni volontarie di pacchetti di clienti con o senza ramo d’azienda annesso o, ancora, l’ipotesi di un’offerta a prezzo fisso particolarmente vantaggiosa per clienti ex
tutelati, per mantenerli nel gruppo e fare da ponte verso il modello “simil-gas”.

Negli impegni Enel aveva promesso di non usare più le c.d. “anagrafiche privacy”, liste di clienti in maggior tutela compilate tramite la raccolta del consenso dei clienti SEN alla condivisione con società del gruppo. Liste definite infatti “strategiche” per l’acquisizione di clienti liberi in un documento dell’area Mercato Italia di Enel.

Le contestazioni dall’Antitrust ruotano appunto intorno alla fornitura di tali liste da SEN a EE (e non ai concorrenti, per i quali è previsto un consenso separato da parte dei clienti) e al loro utilizzo da parte della stessa EE per la proposta di offerte libere, in particolare la c.d. “Sempre Con Te” a prezzo fisso, pensata proprio in vista della fine dei prezzi tutelati con l’obiettivo di mantenere ‘in casa’ il maggior numero possibile di clienti.

Il Garante non ha invece censurato altre pratiche di Enel relative all’organizzazione delle attività all’interno dei punti fisici sul territorio e a presunte politiche di winback praticate in particolare verso l’operatore concorrente Green Network.

“Ampie sono le evidenze – scrive l’Agcm – in merito all’esistenza di un costante scambio di informazioni tra Areti e AE (Acea Energia ndr), che ha dato luogo all’utilizzo, nell’ambito dei piani strategici di AE, di dati sull’esatta consistenza numerica della base clienti dei principali venditori di energia allacciati alla rete distributiva di Areti e, quindi, concorrenti di AE. Queste informazioni, che hanno determinato una trasparenza sull’evoluzione delle dinamiche di mercato a solo vantaggio delle Parti (gruppo Acea ndr) nella fase delicatissima di programmata cessazione del SMT (servizio di maggior tutela ndr), sono state, infatti, sistematicamente utilizzate da AE nella pianificazione della propria strategia commerciale focalizzata sul c.d. “svuotamento”, a proprio vantaggio, della base clienti servita in maggior tutela”.

L’Antitrust ricostruisce da un lato come con gli aggiornamenti dei sistemi informatici Acea degli ultimi anni sia stata creata una piattaforma condivisa tra AE e Areti, con una funzione che tiene traccia tra le altre cose dei profili di buon o cattivo pagatore dei singoli clienti.

Dall’altro evidenzia una “gestione sostanzialmente unitaria da parte di AE delle attività di esercente il SMT e di venditore sul ML”, con le informazioni da trasmettere alla Capogruppo per la predisposizione di documenti di rendicontazione dell’attività di vendita “gestite dalle stesse persone e con documenti unici” e la “possibilità di accessi promiscui al data base dei clienti serviti in regime di maggior tutela”.

I database con i clienti così profilati venivano messi a disposizione anche delle agenzie di vendita esterne, i cui operatori erano tra le altre cose incaricati di usarle per effettuare check creditizi sui potenziali clienti prima di inserire le proposte di contratto nel sistema.

 

Occhio alle bollette

“L’attuale crisi energetica ci pone di fronte a un bivio: iniziare a investire nelle risorse strategiche o continuare a essere pericolosamente esposti agli shock esogeni che impattano sul mercato dell’energia.

Ripensare il quadro normativo italiano relativo alle concessioni idroelettriche rappresenterebbe un primo (ma fondamentale) passo verso una maggiore sicurezza e resilienza del nostro settore energetico, con investimenti addizionali immediatamente attivabili pari a 9 miliardi di Euro (ed effetti a cascata fino a 26,5 miliardi di Euro) che potrebbero essere rilasciati con ricadute positive per i territori e le famiglie italiane.

Bisogna agire con tempestività e sbloccare gli investimenti. Non possiamo permetterci di perdere questa storica opportunità”.

(Valerio De Molli, Managing Partner & CEO, The European House – Ambrosetti)

Le nuove concessioni per le reti elettriche, e quelle per gli impianti idroelettrici, verranno poste a carico dei consumatori.

Il rinnovo ventennale delle concessioni senza gare competitive, come sembrerebbe deciso, comporterà un aumento dei costi in bolletta.

Criterio peraltro anticipato chiaramente dall’AD di Enel. E se lo dice lui non c’è Arera che tenga.

Questo perché i concessionari dovranno versare allo Stato un contributo una tantum per ottenere l’estensione della concessione, ma tale contributo verrà poi recuperato integralmente e maggiorato (secondo un costo del capitale regolato intorno al 6,5%) direttamente dagli utenti tramite le tariffe elettriche.

Di fatto, questo meccanismo rappresenta un trasferimento di denaro dalle famiglie e dalle imprese italiane agli azionisti delle società concessionarie, senza che ci sia un reale beneficio in termini di efficienza o concorrenza.

Inoltre, le incertezze legate al futuro delle concessioni idroelettriche rendono più difficile ridurre il prezzo dell’energia elettrica, che in Italia rimane tra i più alti in Europa, penalizzando la competitività industriale e aumentando la spesa energetica complessiva per famiglie e imprese.

In sintesi, le nuove concessioni, così come strutturate, rischiano di mantenere o addirittura aumentare il costo dell’energia elettrica in Italia, gravando sulle bollette degli utenti finali e favorendo i profitti dei concessionari senza un corrispondente vantaggio per il mercato o per i consumatori.

Grafici illusori, fuorvianti e premonitori

ILLUSORI perché trasmettono la falsa idea che le ore “a prezzo zero” possano aumentare proporzionalmente all’installazione di potenza fotovoltaica, che però ha sempre bisogno del backup termico.

FUORVIANTI perché “il prezzo zero” non è quello per il consumatore ma per il produttore. Il margine di contribuzione per il produttore di FV , in quelle ore, è di 30€/MWh. Sono gli incentivi che paghiamo con la bolletta, sotto la voce oneri di sistema.

Siccome il mercato si basa sostanzialmente sul margine di contribuzione degli impianti a gas, ecco che solo in quelle ore i produttori di FV incassano 30 €/MWh mentre per le altre incassano la media giornaliera dei prezzi orari che é tre volte tanto.

Per il consumatore non cambia assolutamente nulla perché paga le bollette in base al PUN mensile, che è una media semplice dei prezzi giornalieri, e le ore “a prezzo zero” si manifestano solamente nei giorni festivi.

Il grafico conferma solamente che con bassissima domanda – e il primo maggio ci sta – l’energia rinnovabile è dominante ma quando il sole non c’è , é il gas a fare il prezzo.

É evidente che, se per un mese intero, giorno e notte, avessimo una situazione come dalle 11 alle 17 del 1 maggio, allora il prezzo medio sarebbe di 30€/MWh, ma ovviamente è solo fantasia.

PREMONITORI di situazioni critiche non diverse da quella spagnola, con il rischio, meno remoto di quanto si pensi, di restare al buio. Più saranno le ore “a prezzo zero” e più aumenteranno i rischi, specialmente se continuerà a fare freddo e non accenderemo i condizionatori.

Il grafico è palesemente a favore di quelli che spingono per installare più rinnovabili a prescindere, non importa dove. Il sole è gratis e quindi l’importante è istallare tanto poi pagano gli incentivi delle bollette, oltre a tutti i costi per ribilanciare la rete.

L’uplift e il potere di Terna – post Covid

Terna aumenta l’uplift, Arera benedice e le bollette aumentano.

L’“uplift” paga tutte le attività messe in campo da Terna per mantenere in sicurezza il sistema elettrico nazionale ed evitare che il paese resti al buio: lo sbilanciamento delle rinnovabili, le interconnessioni con gli altri paesi, l’acquisto di energia di riserva, i rapporti con le utenze interrompibili, l’essenzialità di alcune centrali etc.

Due voci su tutte: l’energia di riserva, approvvigionata da Terna sul MSD  – Mercato Servizio Dispacciamento ( le “chiamate” delle centrali, secondo criteri non sempre trasparenti e le aste con prezzi in salita ) e gli sbilanciamenti.

I due grafici sono piuttosto eloquenti: gli scostamenti mostrano che qualcosa non va e che, come sempre, l’emergenza paga, e il covid non fa eccezione.

Era ingiustificato il picco del 2016, ma in quel periodo, bisognava far morire i traders “non diligenti” – Starace fresco AD di Enel li definì parassiti – che secondo Terna e Arera speculavano.

L’uplift puntava inspiegabilmente a  20 €/MWh, ma la quota degli sbilanciamenti non arrivava a 5

Di nuovo, nel 2017, eliminato qualche parassita, l’uplift s’impenna perchè, questa volta, sono i produttori a sbilanciare, prima che Terna se ne accorga.

Dopo l’aumento comunicato da Terna in questi giorni, se confrontiamo il grafico del PUN – Prezzo Unico Nazionale – con quello dell’uplift,  notiamo che  quando il PUN scende  il dispacciamento sale e i produttori si rifanno dei margini persi col PUN facendosi “chiamare” da Terna nel MSD.

Il tutto con la benedizione di Arera, che non ha alcun controllo sul monopolio di Terna e sul costo dei suoi servizi o dei suoi progetti.

Così Terna fa utili trionfali sulla pelle di quelli che pagano le bollette.

Evidente, come nel caso dell’emergenza covid, l’incapacità di Terna a gestire il problema se non comprando, cara, energia di riserva per evitare il peggio.

Il potere di Terna, forte di un monopolio che dura da decenni, è devastante.

Le analisi costi&benefici “fatte in casa” sono insindacabili e senza programmi stringenti: il collegamento Calabria – Sicilia, gli interconnectors, e la farsa del Montenegro , le centrali essenziali strapagate per restare ferme, 50 nuovi GW di potenza conferiti con i medesimi criteri del CIP6 e la nuova linea Sicilia/Sardegna sono solo alcuni esempi.

Andate vedere i risultati di Terna, i bonus dei managers e come e quando vengono decise le opere. Poi moltiplicate i 20 €/MWh del uplift appena deciso per i 300 milioni di MWh consumati ogni anno in Italia.

19/6/2020

 

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Lo “spalmaincentivi” e l’operazione FFSS di Renzi

Le buone intenzioni del governo Renzi di ridurre il costo delle bollette resteranno tali:

1) con  lo “spalma incentivi” il governo intende imporre ai produttori di energia rinnovabile la rimodulazione degli incassi su un periodo più lungo, 25 anni invece di 20.

Scontata la resistenza dei produttori come per esempio Enel Green Power, società quotata in Borsa, e detenuta da Enel, per il 70%. L’azionista di riferimento di Enel è il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Assieme a numerose aziende del settore, Enel Green Power ricorre così al Tar, e quindi contro lo stesso Ministero.

Ha buone probabilità di successo perché il ricorso viene presentato dai legali di Assorinnovabili, coordinati dallo studio dell’ex-presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida.

Assorinnovabili raggruppa 500 aziende “verdi” nazionali e una potenza installata di 10 Gigawatt.

Stesse misure sono state adottate in Germania, ma senza toccare i diritti pregressi degli investitori, e in Spagna, dove però gli incentivi sono stati posti a carico dello Stato, e non dalle bollette dei consumatori.

2) La cessione della rete elettrica delle Ferrovie dello Stato a Terna.

Le FFSS sembrano in buona salute e stanno per essere privatizzate.

Un aiuto al bilancio giova alla futura quotazione in borsa e così le ferrovie venderanno otto mila chilometri di rete elettrica a Terna, per un miliardo di euro, ma continueranno a ricevere contributi pubblici per la sua manutenzione.

FFSS quindi, oltre ad una cospicua plusvalenza, beneficerà di 100 milioni di euro all’anno che sborseranno i consumatori con le bollette.

La rete delle ferrovie è tecnologicamente avanzata solamente nei mille chilometri dell’alta velocità; il resto risente degli anni e richiede manutenzione.

Se si trattasse di un contratto tra privati, e non tra società a maggioranza pubblica, il costo della manutenzione andrebbe detratto dal prezzo di vendita e invece, dall’anno prossimo, gli interventi resteranno a carico di Terna, e quindi dei consumatori.

Ma Terna svolge già un servizio per lo Stato, provvedendo al trasporto dell’energia elettrica e presenta sempre trionfali utili perché campa felicemente sulle nostre bollette; facile recuperare il miliardo, per l’acquisto della rete di FFSS e un po’ meno, forse, i 100 milioni all’anno per la sua manutenzione caricati anch’essi sulle bollette.

Finirà così che pagheremo due volte la rete delle ferrovie, perché lo abbiamo già fatto in passato con le tasse.

Con questo vorticoso giro di soldi, cospicui bonus finiranno nelle tasche dei rispettivi amministratori, mentre della riduzione delle bollette non sentiremo neppure il profumo.

Ironia della sorte: tutto era nato quando il governo Renzi aveva denunciato proprio il fatto che le FFSS godevano di tariffe agevolate sull’energia alle quali provvedevamo noi utenti, sempre con le bollette!

#retelettrica#reteferrovie#alimentazionetreni

19/12/2014

Oneri di sistema e Covid

Un salto indietro, ottobre 2021, un anno dopo i look down e cinque mesi prima dell’invasione dell’Ucraina.

La Delibera n° 396/2021 di Arera attuava le misure del Governo per calmierare il costo delle bollette del mercato tutelato del quarto trimestre 2021: erano 4 miliardi di euro, dopo 1,2 miliardi messi a disposizione per il trimestre precedente.

Così la delibera “Cassa e GSE prevedono che la liquidità complessiva dei conti di gestione si esaurisca verso la metà dell’anno 2022, diventando negativa nella seconda metà del medesimo anno”.

Ma può diventare negativa?

La sospensione temporanea del pagamento degli oneri di sistema, solo per alcune categorie di consumatori creerà, nel 2022, un buco di 7,5 miliardi di euro.

Vista l’emergenza energetica, con i conti fuori controllo, sarebbe stata un’ottima occasione per affrontare il problema degli oneri di sistema che pesano sulle bollette per oltre 15 miliardi di euro all’anno e che non devono essere nelle bollette.

Imbarazzante l’ottimismo del Governo nel prevedere da un lato il rialzo del PIL del 6% e dall’altro far pagare alle industrie, con potenza installata maggiore di 16,5 kW, bollette talmente salate da costringerle a ridurre la produzione, se non a chiudere l’attività.

In presenza di una volatilità dei mercati energetici sempre più marcata, e di un tasso d’inflazione esplosivo, gli interventi trimestrali spostavano solo la resa dei conti che arrivava puntuale un anno dopo, quando il sistema sarebbe collassato.

Tutto poi è rientrato nella normalità, gas ed energia elettrica sono raddoppiati, gli oneri di sistema sono stati rimessi!

Passata la paura: i consumatori italiani resistono e pagano le bollette.

Solo in Italia

Perché le bollette italiane fatturano la prestazione di un servizio e non il solo prodotto “energia elettrica“?

Perché paghiamo IVA su voci che nulla hanno a che vedere con il kWh che consumiamo?

Perché, dopo sei anni, non è stata ancora recepita la Direttiva UE 944 del 2019?

Nonostante la direttiva sia cristallina e affronti proprio i problemi che assillano il consumatore italiano, sia di energia elettrica che di gas – dove peraltro il criterio di fatturazione è illegale – tutto tace e nessuno fa nulla.

Alcuni passaggi della direttiva

Forse la ragione del ritardo è il Codice di consumo , un decreto legislativo che risale al 2005 che equipara la fornitura di energia elettrica alla prestazione di un servizio.

L’IVA del 22% , applicata indistintamente non solo alla componente energia ma agli oneri di sistema, che nulla hanno a che vedere con essa, oltre che alle accise, non esiste in nessun’altra bolletta europea.

L’unico responsabile delle situazione è il regolatore – Arera – che ha permesso, e permette, enormi ricarichi trasformando le bollette in documenti incomprensibili che confondono il consumatore al quale viene richiesto, per es., un pagamento anche con consumo nullo.

Una datata risposta di enel sull’argomento ad un lettore del blog.

Occhio ai prossimi week-end

Il blackout spagnolo, le cui cause non sono ancora ufficiali, dovrebbe farci ragionare sulla situazione di casa nostra e, in particolare, cosa é successo nell’ultimo week-end.

Invece di godere per il grafico sotto dovremmo cominciare a preoccuparci perché più saranno le ore a prezzo zero più aumenteranno i rischi di BO, come accaduto in Spagna.

In italia, come in Spagna, il prezzo non può “girare” in negativo perché gli impegni con gli investitori vanno onorati.

Investitori che, negli ultimi vent’anni, ci hanno dato dentro, e pesantemente perché garantiti dagli oneri di sistema delle bollette.

Così durante il weekend i gestori tendono a coprire il basso consumo il con le FER.

Ma se le previsioni di consumo sono errate o, peggio, il gestore non ha di fatto programmato, visto che le nucleari erano spente, ecco che basta una nuvola per mandare in tilt il sistema e lasciare al buio l’intera penisola iberica.

Questa la situazione in Italia il 1 maggio.

Sei ore a prezzo nullo
Una mail ad un produttore

La vicenda ha dell’incredibile: per non scendere sotto la soglia di sicurezza con la potenza rotante delle centrali termoelettriche, Terna taglia non solo l’idroelettrico ma anche il solare e l’eolico.

Tanto ci pensano le bollette a pagare la mancata produzione di tutto!

E si dovrebbe chiedere ragione ad Arera sulla recente delibera a plateale favore degli investitori FER.

I sostenitori dei FV, così come i soloni universitari, devono capire che non sono solo i grandi campi FV a creare problemi ma le centinaia di migliaia di piccoli produttori casalinghi, quelli con i pannelli sui tetti di casa. 

E la Lombardia è la regione con più FV diffuso.

Così non ci resta che sperare che nei prossimi fine settimana salga, e di molto, la temperatura per accendere i condizionatori, e per avere finalmente un po’ di riserva rotante altrimenti con meteo fresco, tanto sole e bassi consumi finiremo anche noi nei casini.

Sperare insomma che il prezzo dell’energia abbandoni lo zero e salga per la gioia dei pagatori di bollette che perlomeno saranno più al sicuro.

Ovviamente chi parla di transizione energetica in questa situazione è un cretino, perché transizione significa prima di tutto consumare meno energia, e non di più.

Venendo ai BESS, che per ora sono pochi, non è che entrano o escono dal parallelo in modo così repentino e istantaneo, come credono gli altri furbi. Per ora sono comandati dal gestore da remoto e pertanto serve tempo, e invece per sventare un black-out occorre intervenire in millisecondi.

Ovvio che se piazzi 50 superfiltri a 50 termiche, ottieni il massimo dei risultati in tema ambientale ma non fai business; installando invece migliaia di pale e migliaia di campi FV si creano guadagni diffusi e interessi incontrollabili.

Per quelli che ricordano, il 3 agosto 2003 venne evitato un BO in Italia, con gli stessi eventi che furono poi fatali il 28 settembre successivo.

Siamo di nuovo allo sbando.

Abbiamo fatto regole spinti da troppi interessi di parte e senza tener conto di una visione generale dei fondamentali del sistema, ormai diventati un accessorio in meccanismi di funzionamento che paiono determinati alla “sperandio”.

Buona notte e buona fortuna

La rete francese vista da un francese

Vuoi capire perché le tue bollette elettriche sono alle stelle?

Le nostre turbine eoliche (tedesche), i pannelli solari (cinesi) e l’auto elettrica richiedono una costosa modifica della rete elettrica.

RTE investirà 100 miliardi di euro in modo che la sua rete elettrica possa ospitare molte energie rinnovabili

Mentre con 100 miliardi di euro, possiamo costruire 12 centrali nucleari e aumentare la nostra produzione di energia elettrica del 35%!

Il capo dell’operatore della rete elettrica francese RTE, Xavier Piechaczyk, continua la sua propaganda pro-vento favorevole ai tedeschi e molto redditizia per la sua azienda:


“L’energia nucleare da sola non sarà sufficiente per decarbonizzare la Francia afferma il presidente di RTE giudicando che è necessario “rendere rinnovabile il prima possibile” per raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050.

Controcorrente: e questo nello stesso momento in cui il gigante svedese Vattenfall ferma lo sviluppo di un grande progetto eolico offshore nel Regno Unito a causa del costo dei materiali.

Proprio come i tedeschi stanno smantellando un parco eolico logoro, danneggiato dopo soli 12 anni di attività!!

L’accelerazione della transizione energetica ha un prezzo e sarà a carico dei consumatori di energia elettrica.

Questo è stato annunciato tre anni fa… fonte Les Échos: https://lnkd.in/dRDBCT_S

Gestita da RTE (per i 106.000 km di linee di trasmissione ad alta tensione) ed Enedis (per gli 1,4 milioni di km di linee di distribuzione), la rete francese rappresenta un terzo della bolletta per un cliente residenziale.

Non è quindi un segreto che passare dall’attuale sistema energetico a un modello compatibile con le energie rinnovabili sarà (molto) costoso: collegare nuovi parchi solari ed eolici e stazioni di ricarica per auto elettriche, ma anche migliorare la resistenza dei cavi…

Ciò aumenterà il costo dell’elettricità, il cui consumo salirà alle stelle per fare a meno dei combustibili fossili. Come la sua controparte ENEDIS sulla gestione delle linee ad alta e altissima tensione, RTE, anticipa (avete capito!) anche un’esplosione dei suoi costi.

Ma le tasse non si fermeranno qui. Perché parallelamente esploderà un’altra voce di spesa: quella di adeguare la rete di distribuzione elettrica (linee di bassa e media tensione) a questi sconvolgimenti.

Da linkedin: commento di un francese incazzato

Referendum

Il 25 marzo l’ “associazione energia per tutti ha presentato alla Cassazione una proposta referendaria per eliminare gli oneri di sistema dalle bollette dell’energia elettrica.

Cosa siano, perché e da quanto tempo li paghiamo e quanto valgono gli oneri di sistema lo capirete visitando il sito dell’associazione www.aept.it.

Comunque, per farsi un’idea di cosa stiamo parlando, basta prendere una bolletta, individuare la voce  oneri di sistema, che è ben specificata, e verificare quanti soldi tiriamo fuori in un anno.

Per noi, clienti finali gli oneri di sistema sono solo soldi ma per i beneficiati sono sussidi, che in vent’anni ci sono costati 200 miliardi di euro e, se non voteremo SI, nei prossimi dieci ce ne costeranno altri 100.

Sono rendite garantite in primis dai fornitori, che si assumono l’onere e il rischio di chi non paga la bolletta e, in secondo luogo garantite dai clienti finali che non vogliono farsi tagliare la luce.

Sono soldi che non c’entrano con i kWh che consumiamo.

Con quei soldi abbiamo sovvenzionato, o ancora sovvenzioniamo:

  • specifiche categorie di produttori di energia elettrica;
  • specifiche categorie di consumatori di energia elettrica;
  • Fornitori di energia elettrica, per conto dei consumatori morosi, cioè quelli che non possono, o non vogliono pagare la bolletta;
  • I bonus stanziati dal governo;
  • I fornitori “minori” anche quelli che, nel frattempo, sono fallite;
  • società nel frattempo fallite o decotte come Alitalia,Ilva,Alcoa
  • le Ferrovie dello Stato “per i regimi tariffari speciali per il servizio ferroviario universale e merci”
  • le società che si occupano di dismissione dal nucleare, a 40 anni dal referendum, oltre ai comuni con centrali nucleari dismesse.

La lista ventennale dei beneficiati è lunga e la ricostruzione di come i soldi siano stati distribuiti a pioggia impossibile, a meno di studiare centinaia di delibere di Arera o verificare i conti del GSE, della CSEA.

C’è qualcun’altro che ha problemi? Ci sono le bollette, un vero e proprio bancomat con il particolare, odioso, che gli oneri di sistema colpiscono i più deboli, cioè quelli che consumano meno.

Il ricambio, nel tempo, dei diversi sussidi avviene in sordina.

Quando termineranno i primi incentivi alle rinnovabili degli anni 2000, dovremo pagare le centrali di accumulo, l’energy release 2.0 e il FER X oltre alla mancata produzione degli impianti rinnovabili se la rete non è in grado di dispacciare l’energia che potrebbero teoricamente produrre!

Ovviamente il nuovo nucleare, se si farà, verrà finanziato dalle bollette.

Ogni anno assistiamo agli inutili tentativi di ridurre il costo delle bollette; si incolpa il prezzo del gas ma invece è il sistema che, da venticinque anni, non funziona e va cambiato.

La prova, evidente, è che le bollette non sono mai calate e anzi restano sempre, e di molto, le più care d’Europa.

L’unico modo per dare una scossa al sistema, del quale gli oneri sono la droga, é votare SI al prossimo referendum.

I voti verranno raccolti a partire da metà giugno.

#associazioneenergiapertutti

 

Perché l’energia elettrica è così cara?

Il mercato del gas:una tragedia!

Sono passati due anni da questo post, ma non succede nulla.

Tante parole, molte sciocchezze ma il nulla é cosmico!

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Il mercato a “prezzo marginale” dell’energia elettrica funziona così: in un grande magazzino scegliamo calze, mutande, camicie, maglioni che costano dai 15 ai 50€ e, alla fine, ci piace un cappotto da 1000€.

Alla cassa ci fanno pagare tutti i pezzi a 1000€, anche le mutande!

Da un anno paghiamo l’energia elettrica come se fosse prodotta tutta con il gas. L’energia idroelettrica, per esempio, la paghiamo dieci volte il prezzo marginale centrali idrauliche.

Il governo dei “ migliori” non si é accorto di cosa stava succedendo, già ad ottobre del 2021, e tra “le bollette che sarebbero calate a marzo“ di Cingolani e “ la pace o condizionatori” di Draghi, nessuno ha fatto nulla.

Ci sono voluti mesi e il recupero disperato con la tassa sugli extra-profitti, dai risultati piuttosto deludenti o aver tolto gli oneri di sistema dalle bollette.

Nel dubbio, Enel ha chiesto al governo 16 miliardi di finanziamento, il 70% garantito dallo stato, forse proprio per pagare parte della tassa, nel caso fosse costretta.

Per avere un’idea di quanto sia costata l’estrema disattenzione del governo dei “migliori”, facciamo quattro conti, partendo dal 2021:

Gli speculatori entrano in azione in estate quando i “migliori” sono già in vacanza.

Il PUN di dicembre è quattro volte e mezzo quello di gennaio, mancano ancora due mesi alla guerra ma il governo ci mette solo qualche pezza.

Ad agosto, quindi molto prima della guerra, il PUN a 112 €/MWh, quasi il doppio di gennaio e a settembre l’indice con scadenza marzo esplodeva.

Noi non sappiamo a quale prezzo sia stata venduta l’energia elettrica non prodotta con il gas, ma sappiamo che vale poco meno della metà di tutta quella prodotta in Italia.

Sicuramente é stata venduta ad un prezzo inferiore al massimo prezzo pagato dal mercato ed é stata acquistata per prima, perchè cosi funziona.

Nulla dovrebbe essere cambiato dopo la crisi russa. Quindi tutto fa supporre che i produttori del 46 % del totale ( percentuale esatta del non prodotto con il gas ) per correttezza avrebbero dovuto continuare a offrire a 112, il prezzo di agosto.

Con la guerra il PUN prende il volo, raggiungendo punte di 441 a luglio, 543 ad agosto e 430 settembre, con una media da giugno a settembre di 421, mandando al collasso il sistema industriale.

Oggi possiamo indicarlo prudenzialmente a 350 €/MWh.

Tentando una valutazione su base annua e sapendo che, grosso modo, il consumo annuo in Italia é di 300 miliardi di kWh e stimando un PUN medio annuale di 350€ /MWh €, il 46% di 300 miliardi equivale a 138 miliardi di kWh e cioé 138 milioni di MWh.

138 milioni MWh moltiplicati per 238 € – cioè la differenza tra 350 € e 112€ – fanno 33 miliardi di euro, ed è una valutazione per difetto perché partiamo da agosto ‘21.

Un governo davvero migliore avrebbe dovuto accorgersi molto prima che, senza il gas russo, bisognava correggere e che l’emergenza stava arricchendo la banda dei “cassieri“( quelli del cappotto) che hanno sempre avuto la possibilità di “coprirsi” con gli acquisti a termine di gas.

Invece di tentare voli pindarici sul CAP del prezzo del gas, a livello europeo, tentativi che sono destinati a fallire, bastava disaccoppiare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, ma forse i “cassieri” erano contrari.

Con il risultato che non é stato fatto nulla, se non rincorrere la crisi su fronti sbagliati e cioè cercando il gas all’estero e aiutare il popolo dei consumatori a pagare i “cassieri”.

Oneri di sistema: il disastro

Nel 2016 le bollette dell’energia elettrica esplodono.

Con un documento di consultazione – con quale credibilità – l’autorità per l’energia e il gas chiede – a chi – come mai si è arrivati a questa insana situazione e come ripartire gli oneri di sistema che quest’anno ammonteranno a 16 miliardi.

Fanno 6 cents/kWh, una volta e mezza l’attuale prezzo all’ingrosso.

La sola componente A3 sarà di 14,5 miliardi di euro.

L’inverosimile quantità di denaro mantiene il sistema dei produttori, trasportatori e distributori i cui bilanci,nonostante l’aria che tira, sono trionfali.

La quota parte energia (30% del totale della bolletta ) é invece calata, in linea con il prezzo del petrolio.

Cosa succederà quando la tendenza s’invertirà e dovesse arrivare la ripresa.

Il governo e l’autorità per l’energia difendono il sistema mentre i cinquestelle parlano forse di un futuro troppo lontano. 

 

 

 

 

 

Oneri di sistema: io so io e voi siete zero

Una delibera di Arera del 2016 va letta con attenzione per capire come funziona la regolazione del mercato dell’energia elettrica in Italia e come siamo arrivati a pagare le bollette più care in Europa.

Si mettono pezze, dopo, perché tanto i soldi dei consumatori sono sempre pagati prima. Finiscono in automatico sui conti del GSE pronti per essere usati ad ogni richiesta.

Se avrete la pazienza di leggere la delibera vi chiederete per chi è stata scritta e quale lo scopo di pubblicarla.

Una cassa sempre piena e pronta a qualsiasi richiesta, come se l’energia elettrica fosse la benzina alla pompa: un terzo benzina e due terzi tasse e orpelli!

Il caso in esame riguarda una centrale elettrica che viene dichiarata “essenziale” e, come tale, viene incentivata con i soldi delle bollette.

Poi però, risulta indisponibile e cominciano i casini, con corsi e ricorsi.

I livelli di incentivazione delle centrali elettriche sono diversi. Le centrali possono essere dichiarate “essenziali” o “super essenziali” come le utenze che possono essere “interrompibili” o “super interrompibili”.

La creatività paga e Arera non è insensibile alle richieste dei produttori, opportunamente programmati da Terna, che in missione per conto di Dio, decide tutto.

L’ammontare degli incentivi peró, in questo caso, non viene reso pubblico perché è un dato sensibile e sulla privacy non si transige in questo paese dove c’è qualcuno che decide quanto, il consumatore paga al buio e nessuno controlla, magari per anni.

Poi ci si sorprende se gli “oneri di sistema”, pagati sull’unghia ad ogni bolletta, siano esplosi, come dichiarava Bortoni ogni anno, firmando le delibere e secretandone i dati.

SI vota SI

Eliminiamo gli oneri di sistema dalle bollette.

Oneri di sistema in tutela

Utente tipo domestico: 2700 kWh/anno – 3 kW di potenza contrattuale

Se si possono spostare sul bilancio dello Stato gli oneri di sistema del nucleare, perché non lo si fa anche per gli altri?

Anche la ricerca su un sistema così fallimentare è inutile.

Oneri di sistema: l’ultimo spenga la luce

La componente A3 é la voce dominante degli “oneri di sistema” delle bollette.

Oneri che nel 2016 ci costavano 16,5 miliardi di euro.

Qui il dettaglio del 2016, e in figura trend aggiornato.

Una visita alla bolletta ci permetterà di individuarli.

Soldi che, prevalentemente, finiscono nelle tasche di chi produce energia rinnovabile, prevalentemente fotovoltaica, in forza ad una serie di incentivazioni – i cinque conti energia, emessi dal 2005 al 2011, con durata di 25 anni.

I conti energia erano basati sull’ipotesi, rivelatasi poi errata, che il consumo di energia elettrica sarebbe aumentato costantemente negli anni.

Con la scusa “ce lo chiede l’Europa” i furbi hanno cavalcato l’onda facendo pagare tutto ai consumatori con il benestare di governi compiacenti, o poco previdenti

Del disastro incombente si accorse il governo Monti che, nel 2012, fissò un limite annuo all’incentivazione di nuovi impianti, ma il danno ormai era fatto e ancora oggi, e per i prossimi dieci anni sarà tutto a carico delle bollette.

Ma il futuro è ancora più nero per i consumatori perché, anche senza incentivi, saranno sempre di più quelli che si staccheranno dalla rete, producendosi l’energia.

E più saranno quelli che si staccano dalla rete, non pagando più gli oneri, più aumenterà la quota A3 per quelli che non lo faranno.

Nessun governo vuole affrontare il problema anche perché gli aventi diritto agli incentivi sono in buona parte fondi stranieri, legalmente inattaccabili, che in Italia fanno una montagna di soldi portandoseli in Lussemburgo esentasse.

Senza correzioni la situazione è destinata a peggiorare specialmente per chi consuma meno. Stesso ragionamento per il gas naturale: utilizzarlo solamente per cucinare, o anche solo per produrre acqua sanitaria, costa quattro volte di più che per scaldarsi.

La parte fissa della bolletta, per i consumi più bassi, sta diventando sempre più pesante ma noi consumatori avremo la possibilità, votando SI al referendum, di non pagare più gli “oneri di sistema”.

#associazioneenergiapertutti

#referendum oneri di sistema

 

Oneri di sistema: coprite i buchi!

Altri esempi di come venivano utilizzati i fondi raccolti con la voce “oneri di sistema” delle bollette.

Voce che il referendum promosso da http://www.aept.it chiede al popolo di eliminare.

Una porcata risale ai tempi di Alitalia, altra beneficiata dai consumatori.

Cosa c’entrava Alitalia con le bollette?

Nulla, come non c’entrano le FFSS, ma siccome le bollette sono bancomat,e i soldi ci sono, tanto vale prenderli, magari per pagare i bonus ai manager della decotta compagnia di bandiera!

Il prestito di 900 milioni ad Alitalia – previsto dal decreto Crescita del 2019 – veniva “garantito” dalle bollette: erano soldi destinati a pagare i produttori di energia rinnovabile ed erano già stati incassati dal GSE.

E siccome, non si sa perché, erano ancora lì tanto valeva utilizzarli per il baraccone volante.

Succhiare soldi ai consumatori di energia elettrica è una costante attività dei vari governi : lo aveva fatto Renzi per ILVA e Gentiloni continua con Alitalia.

Ricordiamo allora la vicenda di Alcoa.

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La legge 129/2010, conosciuta come decreto  “Salva Alcoa”, fece esplodere il settore del fotovoltaico in Italia che peraltro continuiamo a sovvenzionare dopo 15 anni, per una decina di miliardi all’anno a prezzi folli.

Il “salva Alcoa” estendeva gli incentivi del “secondo conto energia” che erano più generosi di quelli del terzo, che sarebbe entrato in vigore nel 2011.

Il decreto dava la possibilità anche agli impianti allacciati alla rete entro il 30 giugno del 2011 di accedere alle tariffe del secondo conto energia, purché la comunicazione di fine lavori venisse inviata al GSE entro il 31 dicembre 2010.

Il decreto di fatto prorogava, fino al 30 giugno 2011, il periodo di operatività del secondo conto energia, destinato inizialmente ad esaurirsi nel 2010, per effetto dell’entrata in vigore del terzo.

Il decreto prevedeva inoltre misure urgenti per garantire il potenziamento e la sicurezza dell’energia elettrica in Sicilia e Sardegna e fu ribattezzato “salva Alcoa” proprio perché affrontava anche la questione della multinazionale americana che, a quel tempo, minacciava la chiusura dello stabilimento in Sardegna, per il costo, troppo elevato, dell’energia elettrica.

Così, dopo un decennio, scopriamo che, per rendere profittevole il piano industriale di Alcoa, il costo dell’energia per la stessa era meno della metà di quello di mercato.

In questa situazione Arera non può fare altro che segnalare, a Governo e Parlamento, l’impatto devastante sulle bollette, mettendo in ulteriore difficoltà proprio quelli che consumano meno.

Con i continui salvataggi, gli oneri di sistema, che valgono 15 miliardi di euro all’anno, non potranno mai ridursi ma solo inesorabilmente aumentare. Basta fare quattro conti sui BESS, gli accumuli. Chi pensate pagherà?

#referendumoneridisistema

#associazioneenergiapertutti

 

 

Oneri di sistema: la delirante gestione Bortoni

Guido Bortoni – ex presidente dell’Autorità per l’energia – nel 2014 alla Commissione Industria del Senato: “il complessivo fabbisogno di gettito annuo degli oneri di sistema raggiungerà 15 miliardi nel 2015, il doppio del 2011”.

Una cifra allucinante, a quell’epoca equivaleva alla TAV, ma che non spaventò nessuno, tanto meno i consumatori, alle prese con bollette sempre più complicate.

onerisistema

Nessuno chiese a Bortoni come mai gli oneri di sistema fossero raddoppiati in quattro anni e cosa sarebbe successo in futuro. Assolutamente nulla, il limite restò quello, tutti incassarono, perché i consumatori pagavano e non c’era proprio nulla da giustificare. Era chiaro che con il contratto di fornitura di energia elettrica gli “oneri di sistema” non avevano nulla da spartire, ma siccome coprivano spese di “interesse generale” era assolutamente scorretto che li pagassero solamente i consumatori.

Con gli oneri generali di sistema, che pesano per un terzo del valore della bolletta, paghiamo tutta una serie di balzelli:

  • gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate. Perché si debba incentivare una specifica categoria di produttori non è mai stato chiaro? E gli altri poveri sfigati? Dobbiamo incentivare produttori finanziandoli con multipli del prezzo in borsa dell’energia elettrica. Il mercato delle rinnovabili è stato creato dagli oneri di sistema.
  • le spese per ri-bilanciare il sistema elettrico: perché è sbilanciato dalle stesse rinnovabili che incentiviamo.
  • la messa in sicurezza del nucleare, la compensazione territoriale per i comuni che hanno centrali nucleari spente.
  • le agevolazioni alle imprese energivore: per renderle più competitive sé no perdono quote di mercato! Siamo meglio della Caritas!
  • la promozione dell’efficienza energetica: paghiamo per fare risparmiare gli altri! Installano una pompa di calore? Partecipiamo alla spesa! La stessa confraternita!
  • i regimi tariffari speciali delle FFSS: per far viaggiare gli altri a buon mercato! Stessa confraternita!
  • le compensazioni alle reti elettriche minori: dovremmo aiutare anche Enel, perché solo le minori
  • il sostegno alla ricerca del sistema elettrico: istituti di ricerca decotti

15 miliardi all’anno buttati nel cesso e nessuno si lamenta!

Bortoni, sempre naïf nelle su uscite, auspicava una riforma perché diceva “hanno raggiunto un livello eccessivo”. 

Sarebbe stato meglio definirlo catastrofico tant’è che l’idea che si sta facendo strada è di trasferirne una parte sulla fiscalità generale del Paese, non più in bolletta ma in tasse.

Si giustificava Bortoni:”Gli oneri gravano sulla competitività del nostro sistema produttivo e sul bilancio delle famiglie italiane, in relazione alla notevole complessità che si è venuta a creare per la sovrapposizione di diversi meccanismi originata da altrettanti fonti normative”.

Le fonti normative sono le leggi che poi impongono all’Autorità di spalmare le voci di costo nelle bollette.

Nonostante il tardivo e sempre inascoltato allarme di Bortoni, negli oneri di sistema e nei servizi di rete – altra voce della bolletta che pesa per il 17% – stanno per essere scaricati miliardi di euro derivanti da:

    • la vendita della rete delle FFSS a Terna;
    • il cavo sottomarino con il Montenegro;
    • i maggiori incentivi alle rinnovabili;
    • l’elettrodotto sottomarino con la Sicilia;
    • l’elettrodotto aereo con la Sicilia;
    • il commissariamento degli impianti termoelettrici, siciliani e sardi;
    • il capacity payment;
    • la chiusura delle centrali dell’Enel;
    • la gestione delle scorie nucleari;
    • i contatori elettronici di seconda generazione e il cablaggio delle abitazioni;
    • la chiusura anticipata degli incentivi ai certificati verdi;
    • la maggior remunerazione degli investimenti di Terna e Snam.

Il costo medio degli oneri di sistema ha raggiunto gli 80€/MWh pari al 34% della bolletta. La contrazione dei prezzi all’ingrosso della materia prima è stata annientata; continuiamo a dare più soldi a Terna e Snam per la felicità dei cinesi.

Il governo brancola nel buio più totale se le risposte ad un’interrogazione alla Camera sono queste.

#referendumoneridisistema

#comitatoenergiapertutti