Oneri di sistema: beneficiari privilegiati

L’allegra gestione dei fondi prelevati dalle bollette con gli “oneri di sistema”

Da ricordare, in occasione del prossimo referendum che chiede che non vengano più messi a carico dei consumatori.

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E’ il caso di Gala, società quotata in borsa, aggiudicataria di alcuni contratti Consip nel 2014, dove il prezzo di vendita dell’energia elettrica era vincolato a quello del petrolio.

La caduta del prezzo del petrolio del 2015 rappresentava quindi ingenti perdite per Gala, che chiedeva una revisione del contratto per “un’eccessiva onerosità sopravvenuta” ,

Consip rifiutava e Gala faceva ricorso al TAR, perdendo.

Ma Gala, molto vicina a Renzi, non si dava per vinta e veniva salvata in Parlamento da un emendamento della legge di stabilità.

La commissione europea, interrogata da Marco Valli del M5S, riteneva che:

“Una misura costituisce aiuto di stato se soddisfa cumulativamente quattro condizioni: a) la misura deve essere imputabile allo Stato membro e finanziata mediante risorse statali; b) deve conferire un vantaggio selettivo che possa favorire talune imprese o talune produzioni; c) deve falsare o minacciare di falsare la concorrenza e d) deve essere potenzialmente in grado di incidere sugli scambi tra Stati membri.

La Commissione non ha ricevuto a tal proposito alcuna notifica dall’Italia a norma dell’articolo 108 del trattato. Se la misura introduce un principio giuridico generale che si applica indistintamente a tutte le imprese nella stessa situazione di fatto e di diritto, non sorgerebbero questioni relative agli aiuti di Stato.”

L’interrogazione però non riguardava eventuali aiuti di stato ma denunciava proprio la possibilità che il decreto falsasse e minacciasse la concorrenza e, a tale proposito, era stata coinvolta anche l’Antitrust.

Con il risultato che circa 50 milioni di euro sono stati scaricati sui consumatori.

Gala si era successivamente aggiudicata alcuni lotti della gara Consip del 2016, offrendo uno spread negativo sul PUN – prezzo unico nazionale – che invece negli ultimi mesi del 2016 è raddoppiato, facendo saltare il quarto operatore nazionale con un buco di 118 milioni di euro e penali per 60.

Chi, tra gli amici, interverrà adesso per salvarla, scaricando di nuovo i debiti sui consumatori?

Oneri di sistema: se questo è un regolatore

In una audizione alla commissione d’inchiesta sui diritti dei consumatori ( febbraio 2022) il presidente Besseghini ha presentato una memoria.

A pag. 62 così si legge:

….socializzare importi rilevanti corrispondenti ad insoluti all’interno della medesima catena

Curioso come venga utilizzato il verbo “socializzare” visto che in questo caso significa che chi paga paga anche per quelli che non pagano. Vi sembra giusto?

Arera non può spingersi a tanto!

Oneri di sistema: incentivi non dovuti

Nessun incentivo se l’impianto fotovoltaico è incompleto o se non è collegato alla rete.

Se non produce non riceve incentivi!

Un principio logico e corretto, visto che gli incentivi li paghiamo con ogni bolletta sotto la voce “oneri di sistema” eppure non è così!

Ci vuole prima il tribunale e poi il Consiglio di Stato.

Per accedere agli incentivi gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, come quelli fotovoltaici, devono essere completi in ogni loro componente e idonei a erogare energia, a prescindere dall’effettivo collegamento alla rete elettrica nazionale, rilevando solo la capacità a produrre e immettere in rete l’intera potenza per la quale sono stati dimensionati e autorizzati.

Alla luce delle conclusioni del perito tecnico, il Collegio ha rilevato che l’accertata carenza dei cavi di collegamento, seppure limitata a una parte minoritaria dell’impianto e non essenziale da un punto di vista tecnico, per il potenziale collegamento alla rete e la effettiva entrata in esercizio, provoca una parziale riduzione della capacità produttiva di energia elettrica dell’impianto, che non può generare tutta la potenza prevista e autorizzata, in relazione al dimensionamento della struttura.

Impianto concluso

Per i giudici amministrativi, nella situazione accertata, non è possibile considerare «concluso» l’impianto, ai sensi della normativa di favore per il regime incentivante degli impianti fotovoltaici, che prescrive il completamento di tutti gli elementi previsti dal progetto oggetto di autorizzazione, alla luce dell’istanza di ammissione agli incentivi successiva alla dichiarazione di fine lavori, fondata sulla «promessa» di produzione di un dato quantitativo di energia elettrica, rilevando qualsiasi difformità o necessità di lavori o interventi ulteriori e successivi, a eccezione di quelli finalizzati a produrre una potenza superiore a quella autorizzata.

Obiettivi del meccanismo di incentivazione

A tale conclusione giunge il Consiglio di Stato sottolineando come il meccanismo di incentivazione delle fonti rinnovabili sia motivato non soltanto da finalità ambientali, come la produzione di energia pulita, ma anche dall’aumento dell’autosufficienza energetica nazionale, con la garanzia dell’apporto alla rete di un determinato quantitativo promesso dagli operatori in sede di autorizzazione progettuale e di accesso agli incentivi; gli operatori devono, quindi, assicurare non soltanto la «presenza fisica» dell’impianto di produzione di energia elettrica entro una certa data, ma anche la capacità potenziale di sfruttamento tramite allaccio alla rete.

Conclusione

Appare quindi, pienamente legittimo e privo, in tali situazioni, di alcun margine di valutazione discrezionale, il provvedimento del GSE di revoca degli incentivi a suo tempo riconosciuti al gestore dell’impianto, data l’accertata carenza di alcuni cavi di collegamento dei quadri elettrici, tale da ridurre la capacità di erogazione e immissione nella rete nazionale da parte della struttura rispetto a quanto autorizzato.

Oneri di sistema: socializzazione delle perdite

Paghiamo 15 miliardi all’anno con le bollette, ricordatelo quando voterete al prossimo referendum.

Proprio per sensibilizzare i votanti, alcuni esempi di allegra gestione dei nostri soldi.

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La Procura di Roma indaga su una faccenda che potrebbe costare cara ai consumatori.

Enel e Green Network, con la benedizione di Arera,  transavano a carico dei consumatori con le delibere n° 50/2018 e n° 568/2019.

E adesso Arera denuncia Green Network.

Questo l’antefatto (2020)

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I debiti di alcune società fornitrici di energia elettrica vengono coperti dai consumatori.

Un giochetto molto semplice, in apparenza.

I fornitori di energia elettrica operano in un mercato controllato, a monte, dal distributore di riferimento – edistribuzione – al quale devono pagare “sull’unghia” gli OGS – oneri generali di sistema – a prescindere dal fatto che il cliente finale paghi o non paghi la bolletta.

Il distributore monopolista, che fa capo a Enel e che distribuisce quasi tutta l’energia elettrica nel paese, è il vero arbitro del mercato: decide chi deve pagare e chi no, chi può vivere o chi deve morire.

Erano 500 i milioni del buco di  Gala, che poi è fallita, e sono 166 quelli attuali di Green Network, ma ne deve il doppio a Enel.

Così si siedono attorno ad un tavolo e si mettono d’accordo, creditore e debitore, perchè quello che manca la mettano i consumatori.

Non si comprende come sia possibile una tale operazione sulla testa dei consumatori.

Com’è possibile che Enel, attraverso la controllata edistribuzione, possa concludere accordi transattivi – benedetti da Arera – che riguardano soldi che i consumatori hanno già pagato con le bollette e che il fornitore, invece di versare, ha trattenuto per far quadrare i conti

In base a quale specifica delega Arera può decidere di socializzare, a suo modo, le perdite di una società privata gestita malamente?

Forse è per questa ragione che i fornitori sono più di 600, spesso società nate dal nulla e senza alcun controllo, il più destinate a chiudere lasciando debiti che tanto saranno pagati dai consumatori.

Trionfale, invece, il cammino dei distributori e, in particolare, di quello di proprietà di Enel – edistribuzione – che distribuisce e misura, più o meno, tutta l’energia elettrica nazionale.

Può decidere chi e quando deve fallire e chi invece, come Green Network può continuare a vivere e magari tornare utile in futuro.

Se si possono scaricare i debiti dei privati sui consumatori sarà una passeggiata socializzare gli oneri di sistema, per 18 miliardi all’anno

Nelle casse della CSEA, dove arriva annualmente questa montagna di denaro, ci sono sempre un paio di miliardi pronti per le emergenze, come per Alitalia.

Anche quelli sono soldi nostri, pagati perché avrebbero dovuto darci dei benefici, e invece vengono utilizzati per scopi diversi.

E sfido chiunque a dimostrare i benefici economici dell’energia rinnovabile per i consumatori.

E adesso, che il valore degli oneri si avvicina al terzo della bolletta, e la morosità aumenta, ecco la resa dei conti!

Secondo il TAR del caso Gala, gli oneri di sistema sono oneri “fiscali”, rivolti cioè alla generalità dei cittadini.

Mentre, per il regolatore, è l’ex presidente Bortoni che parla: “le sentenze della giustizia amministrativa si rispettano ma hanno travisato la materia; la richiesta di socializzare sarà l’ultima spiaggia, non si andrà subito a socializzare il buco; dovremo riformare le decisioni della giustizia che non stanno in piedi, pur rispettandole; dovremo definire formule di sopravvivenza da qui al nuovo assetto ‘a canone Rai’, spero che il transitorio sia di alcuni mesi, vedremo; stiamo già pensando ai criteri da rispettare per iscriversi all’albo previsto dal Ddl concorrenza“.

Ad oggi, non solo non esiste l’albo dei fornitori ma i piazzisti di energia proliferano, tanto sanno che, come nel caso Green Network, non possono fallire.

Oneri di sistema: il top del 2014

Le bollette elettriche del 2014 hanno pagato incentivi ai produttori di energia rinnovabile pari al costo delle importazioni nazionali di gas naturale.

A un kWh prodotto con il sole va un corrispettivo di sette volte il prezzo del gas.

Gli obbiettivi ambientali imposti dall’Europa sono stati raggiunti con sette anni di anticipo, per merito esclusivo degli incentivi.

Il costo delle bollette é costantemente aumentato negli anni.

Sono cambiati i fornitori: prima si bruciavano idrocarburi d’importazione e adesso si pagano i produttori di energia rinnovabile: nessun vantaggio per il consumatore.

Così, mentre il prezzo del petrolio è sceso, quello degli incentivi é esploso e resterà così per anni.

Gli impianti che producono energia rinnovabile utilizzano materiali tedeschi e cinesi e la produzione di energia é saldamente in mano ai fondi verdi, che trasferiscono all’estero, esentasse, i soldi prelevati direttamente dalle nostre bollette.

Le centrali a gas, che producono poco o niente, perché a un costo fuori mercato, verranno prima o poi anch’esse sussidiate. Sorgenia è stata salvata dalle banche mentre Enel chiuderà 23 centrali inefficienti, dopo essere rimaste per anni a carico delle bollette, anche se non funzionavano.

Gli impianti fotovoltaici sono localizzati prevalentemente al sud, ma l’energia non può essere trasmessa né al nord né alla Sicilia, perché un unico palo dell’elettrodotto di collegamento, ultimato e già pagato con le nostre bollette, è stato sequestrato.

L’energia da rinnovabile ha priorità di dispacciamento: viene cioè venduta per prima e viene pagata dai consumatori anche se non viene utilizzata; é sufficiente riversarla in rete e noi consumatori la sussidiamo.

Ma se non la vuole nessuno, quella stessa energia sbilancia la rete e il consumatore paga di nuovo, per rimediare al danno.

A differenza di tutti gli altri paesi europei, il prezzo dell’energia della borsa italiana non può girare in negativo anche se l’energia non la vuole nessuno. Stanno discutendo da anni e, se volessero, risolverebbero il problema in una settimana.

Le lobbies dei produttori difendono i diritti acquisiti, il governo cerca inutilmente di limitare i danni e i sostenitori delle rinnovabili blaterano di grid parity.

Il consumatore paga le bollette e mantiene il paradosso verde italiano.

Oneri di sistema: referendum

Se la Corte di Cassazione lo approverà, votando SI al prossimo referendum, i cittadini taglieranno le bollette del 25% cancellando la voce “oneri di sistema”.

Il referendum è proposto dall’associazione “energia per tutti” che ha depositato il quesito la settimana scorsa. Il sito sarà disponibile a breve.

Gli oneri di sistema nascono nel 1999, con il c.d. decreto Bersani, solamente per sostenere i costi di Enel per la dismissione delle centrali nucleari, spente nel 1990 a seguito dal referendum del 1987, e di alcuni istituti di ricerca deficitari.

Nel 1992 Enel, che ancora le possiede,viene privatizzata.

Il decreto Bersani stabiliva che Sogin si sarebbe occupata del “nucleare” e che i relativi costi, peraltro indeterminati, e tuttora indeterminabili, sarebbero stati coperti dagli “oneri di sistema”.

Gli oneri vennero aggiunti al corrispettivo del trasporto dell’energia elettrica ma il decreto fece di più: diede ampia delega all’autorità per l’energia e del gas, oggi Arera, di scaricare nelle bollette ulteriori balzelli.

Dal 1999, l’allora Autorità per l’energia e il gas, oggi Arera, ha spalmato nelle bollette degli italiani, oneri per miliardi di euro all’anno, per i più svariati motivi, anche i più improbabili che, con la fornitura di energia elettrica, non hanno nulla a che fare.

Una lista, in continua evoluzione, degli scopi benefici degli oneri di sistema:

  1. gestione del nucleare, spento da un referendum popolare di 40 anni fa
  2. specifiche categorie di produttori privati di energia elettrica;
  3. aziende decotte, pubbliche e private, per bypassare gli aiuti di Stato;
  4. agevolazioni tariffarie per il settore ferroviario;
  5. i morosi: quelli che non possono e/o non vogliono pagare le bollette;
  6. istituti di ricerca non autosufficienti;
  7. far pagare meno l’energia alle aziende energivore per aumentarne le vendite;
  8. gli squilibri dei sistemi di perequazione dei costi di trasporto;
  9. la compensazione delle imprese elettriche minori perché guadagnano poco;
  10. per recuperare qualità del servizio elettrico: che siccome fa schifo va incentivato;
  11. promuovere l’efficienza energetica negli usi finali: caldaie, cucine, lampadine…
  12. le compensazioni agli enti locali che ospitano impianti nucleari;
  13. ribilanciare le reti elettriche, sbilanciate dalle rinnovabili, incentivate al pt.2
  14. rifondere i produttori di energia rinnovabile che devono tenere gli impianti fermi.

Degli oneri di sistema i consumatori sanno poco, tranne che sono una voce specifica della bolletta. Se ne sono accorti solo recentemente, quando il governo Draghi li ha sospesi e la bolletta è diventata improvvisamente più leggera.

Ma come si fa a lasciare senza soldi un sistema così perfetto?

Una sentenza del 2019 stabilisce che Arera, l’autorità per l’energia, non può imporre il pagamento degli oneri di sistema ai fornitori di energia elettrica e quindi ci si chiede perché i fornitori  continuino ad addebitarli in bolletta. Perché i consumatori continuino a pagarli e perché la gestione di miliardi di euro è tutt’altro che trasparente.

L’emendamento al DL Semplificazioni del 2021, il c.d. emendamento Crippa, prevede la “rideterminazione delle modalità di riscossione degli oneri generali di sistema, avvalendosi di un soggetto terzo che possegga caratteristiche di terzietà e indipendenza, le partite finanziarie relative agli oneri, possano essere destinate alla Cassa per i servizi energetici e ambientali senza entrare nella disponibilità dei venditori”.

Sono passati quattro anni ma il soggetto terzo non c’è e la trasparenza neppure.

Istituire una “centrale unica di incasso era un’idea febbraio 2020 quando si pensava di affidarla all’Acquirente Unico dopo che nel luglio 2019, Elettricità Futura, Energia Libera, Utilitalia e Aiget avevano presentato una proposta simile.

In attesa di sviluppi, che sembra nessuno voglia, cosa possono fare i consumatori che continuano a pagare le bollette tra le più care del mondo? Cosa possono fare quelli che meno consumano e più pagano?

Le associazioni dei consumatori, non possono promuovere azioni collettive perché il Codice di Consumo le esclude, ma le forniture di gas e di energia elettrica sono servizi pubblici essenziali e quindi, se le contestazioni sono mosse correttamente, le forniture non possono essere sospese.

I governi continuano a procrastinare l’entrata in vigore definitiva del mercato libero, con la scusa che i consumatori adesso sono diventati vulnerabili, mentre le società di vendita sono 800, a dimostrazione che per una parte del mercato è un vero affare.

#oneridisistema

Oneri di sistema e le truffe secretate

Gli “oneri di sistema” si pagano con le bollette dal 1999, anno dal decreto Bersani.

Nati per compensare Enel per le centrali nucleari dismesse dal referendum, negli anni sono diventati un bengodi per i beneficiari che hanno chiesto ai governi di turno di partecipare alla festa finanziata dalle bollette.

Una rara slide di Arera, della già catastrofica situazione di dieci anni fa.

L’utilizzo di questa immensa quantità di denaro è un atto di fede, tutti pagano, nessuno chiede e, come vedremo, nessuno controlla. Ovviamente qualcuno ne approfitta e ha tutto il tempo per farla franca.

Una delibera dell’Autorità per l’energia – ARERA – mostra come non funziona il sistema:

un produttore di energia elettrica assimilata alle rinnovabili” – che risulta ancora oggi incentivata con un decreto del 1992 – immette in rete più energia di quella contrattata col GSE incassando più di quanto avrebbe diritto.

La truffa va avanti per anni, non interviene la magistratura ma l’indagine viene invece affidata da ARERA, il regolatore, al GSE, il potenziale truffato.

Conflitto d’interessi a parte, ARERA delibera il recupero amministrativo di quanto indebitamente incassato dal produttore, ma non è chiaro perché:

  • siano necessari dieci anni per chiedere la restituzione dei soldi, ammesso che possano essere ancora recuperati;
  • nessuno ha mai controllato;
  • se ne occupino ARERA, il GSE, la Guardia di Finanza e non la Magistratura;
  • l’Allegato A della delibera, con i dettagli della convenzione tra GSE e produttore e su quanto indebitamente incassato, non viene reso pubblico, “perché contiene dati e informazioni commercialmente sensibili”

I dati sono sensibili per chi ha fatto il furbo e ha rubato, e non per il consumatore che l’ha riempito di soldi?

Da pag.165, la relazione annuale di ARERA enumerava gli interventi ispettivi effettuati.

Non erano tanti 258 controlli, tenuto conto delle cifre in ballo, come erano insignificanti le poche decine di milioni di euro recuperati, su oltre tredici miliardi versati.

E dieci anni fa i produttori di energia fotovoltaica erano solo un terzo degli attuali!

Ci si chiede quanti siano quelli che hanno fatto e continuano a fare i furbi e quando c’è ne accorgeremo?

Eppure un metodo ci sarebbe: confrontare l’energia verde prodotta (rapporti di Terna), o solamente dichiarata verde, con quella venduta.

E se, per esempio si scoprisse che l’energia elettrica venduta è il doppio di quella prodotta? E che magari ci sono i furbi che pure ci speculano!

La situazione aggiornata è questa

Consumi stimati in bolletta

La direttiva europea MID, che regola dieci categorie di strumenti di misura, stabilisce che il dato della transazione resta quello indicato dal contatore.

Quel dato è importante per il consumatore che, leggendolo regolarmente, può tenere sotto controllo i propri consumi e la relativa spesa.

Se il contatore é “omologato” MID, non c’è alcuna necessità di “validare” il dato di consumo eppure Arera – autorità per l’energia – impone ai fornitori di energia elettrica e gas – quelli che emettono le bollette – di farsi confermare il dato dal distributore.

Con il risultato che la conferma arriva cronicamente in ritardo, perché i distributori non leggono i contatori, oppure perché il dato si perde durante la trasmissione tra contatore e centro operativo del distributore.

Il fornitore emette così bollette basate su consumi stimati, che sono sempre maggiori di quelli effettivi.

Fatturare consumi sempre maggiori di quelli effettivi, rappresenta evidenti vantaggi per tutti meno che per il consumatore: il fornitore incassa di più, il distributore incassa il corrispettivo di un servizio non reso, il consumatore paga più oneri di sistema e lo Stato incassa più accise, imposte e IVA.

Il distributore, unico responsabile del servizio misurazione, che si fa strapagare con la bolletta, rimane così il giudice inappellabile della transazione, con la possibilità di correggere eventuali errori pregressi.

Quando fornitore e distributore fanno capo alla stessa società, il giochetto é semplice!

Il caso segnalato da un lettore é utile per capire come funziona: dopo alcuni anni di fornitura, il distributore si accorge di avere commesso un errore: l’energia fornita era maggiore di quella conteggiata perché un fantomatico coefficiente K era diverso da quello impostato nel contatore in fase di installazione, operazione effettuata dallo stesso distributore e della quale il distributore è il solo responsabile.

Essendo uno strumento omologato MID, tutti gli eventuali coefficienti correttivi – come senz’altro si evince dalla dichiarazione di conformità dello strumento prevista dalla direttiva – sono una caratteristica intrinseca dello strumento e, se è stato impostato o utilizzato male dal distributore, non é senz’altro colpa del consumatore.

La MID infatti prevede che, una volta posizionato e installato, non possono essere modificati i parametri metrologici del contatore, né localmente né da remoto.

Operazioni che i distributori fanno in pacifica violazione della legge.

 

Il grande fratello contatore

Prosegue la sostituzione dei contatori di energia elettrica.

Prodotti da Enel sono utilizzati da quasi tutti i distributori nazionali.

edistribuzione, di proprietà di Enel, li installa in quasi tutto il territorio nazionale in forza della concessione che dovrebbe scadere nel 2030, ma che verrà molto probabilmente prorogata per altri vent’anni.

Oltre al problema della gestione da remoto dei contatori, che il ministero competente non ha mai affrontato, c’è quello della privacy: all’atto della sostituzione, infatti, nessuno chiede all’utente di dare il consenso al trattamento dei dati del suo consumo.

Ed è pacifico che i dati sono del consumatore, perché li paga con la bolletta e perché sono diretta conseguenza delle sue abitudini. Senza il suo consenso, non possono girare.

Invece sanno già tutto come spiegava Bortoni, ex presidente di Arera,già nel 2015.

Eppure il consenso per la privacy ci viene richiesto, sempre più spesso, per ogni tipo di acquisto o di servizio, ma per i dati del nostro consumo, che valgono miliardi, no.

Ce lo chiede il fornitore, quando firmiamo un contratto, e infatti lo ritroviamo in bolletta, ma per i servizi del distributore, cioè un terzo che neppure conosciamo, e che possiamo chiamare solo in emergenza, che viene in casa e ci installa un aggeggio attraverso il quale, da remoto, saprà tutto di noi, nulla!

Non è dato a sapere cosa i nuovi contatori siano in grado di elaborare, perché i protocolli di comunicazione sono di proprietà dei distributori che, per legge, possono fare solo operazioni “ammissibili”.

E se le operazioni non sono ammissibili chi lo viene a sapere?

Sappiamo che se un utente è moroso gli abbassano la potenza da remoto ma non è provato che non lo facciano anche se l’utente paga!

Comunque, con il nuovo contatore, chi misurerà l’energia con i nuovi contatori conoscerà le nostre abitudini: se siamo dei buoni pagatori, se siamo fuori casa durante il giorno, quando facciamo il bucato o se passiamo il weekend fuori città.

Ecco perché non dare il consenso è fondamentale! E se qualcuno poi rileva i nostri dati commette un reato.

Reati all’ordine del giorno per i milioni di utenti che si sono già fatti sostituire il contatore, e i cui dati sono mercanteggiati anche i rete e su Facebook, merce di scambio tra distributori e fornitori che, guarda caso, fanno parte della stessa famiglia.

Evidente la possibilità, per chi distribuisce e misura energia, di girare i dati a chi magari la produce o la vende per “profilare” commercialmente il consumatore.

Sull’argomento, andrebbe letto con attenzione il parere del gruppo di lavoro 29 della UE per la protezione dei dati che così conclude:

“Il parere ha evidenziato che i contatori intelligenti offrono molte nuove possibilità di trattamento dei dati e di erogazione dei servizi ai consumatori. A prescindere dal tipo trattamento, sia esso simile a quello già esistente o senza precedenti, il responsabile del trattamento deve essere chiaramente individuato e deve conoscere gli obblighi connessi alla legislazione sulla protezione dei dati, anche in fatto di tutela della vita privata fin dalla progettazione, sicurezza e diritti degli interessati. Gli interessati devono essere debitamente informati sulle modalità di trattamento dei loro dati e devono essere a conoscenza delle differenze fondamentali che tale trattamento comporta, in modo che quando esprimono il loro consenso questo possa essere ritenuto valido”.

Esattamente il contrario di quanto sta succedendo in Italia: il consumatore italiano non viene avvertito che i suoi consumi sono dati personali, che verranno trasmessi a sistemi remoti senza indicare il livello di protezione sulla garanzia del dato trasmesso, e che verranno gestiti da terzi.

Non chiedendogli di firmare il consenso non dovrà neppure comunicargli il nominativo del responsabile del trattamento dei dati.

In attesa del pronunciamento del Garante, al quale dovrà necessariamente essere richiesto il parere, la sostituzione va rifiutata, con salvezza del diritto di rivolgersi allo stesso per le sostituzione già effettuate, in flagrante violazione dei suddetti diritti e con ogni consequenzialità.

 

 

Energia alla “francese” (2)

I francesi pagano molto meno

La bolletta francese é semplice, mezza pagina!

Eppure sono solo due le informazioni utili per il consumatore: quanto consuma e quanto paga.

Un criterio che la nostra autorità di regolazione -Arera- ignora da sempre.

Sembra che in Italia la bolletta debba essere complicata proprio perché nessuno la legga, perché nessuno capisca quanto paga gas e luce e non sia in grado di fare confronti!

Lo dimostrano un fiorente mercato nero di dati personali e una pletora di società di comparazione.

In Francia, in mezza pagina, ci sono tutte le informazioni essenziali.

Siamo sei mesi dopo l’invasione dell’Ucraina: 82,42 € per 343 kWh, di 24 cent/kWh dei quali 13,74 per la materia prima.

La potenza installata di questo utente é 6 kVA il doppio di quella dell’utente “domestico tipo” italiano.

Da notare l’unità di misura francese! In Italia, per la gioia delle contestazioni, stiamo ancora a discriminare tra energia attiva e reattiva con franchigie e penali.

Nella bolletta sono inoltre inclusi due mesi di trasporto in abbonamento (fissi).

Le tasse pesano per il 12% e l’IVA per il 10%

Devastante il confronto con le nostre bollette, nella forma e nella sostanza. Nello stesso periodo la materia prima in Italia costava più del doppio. L’aspetto fiscale poi è imbarazzante.

Oneri di sistema

“ In Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio e nulla di più provvisorio del definitivo” (G.Prezzolini)

Il governo Draghi tolse provvisoriamente gli “oneri di sistema” dalle bollette e i consumatori, specialmente quelli che avevano difficoltà a pagarle, se ne accorsero, eccome!

Domani verrà depositata una richiesta di referendum il cui quesito, nella sostanza, è :

“  Volete voi che sia abrogata nel comma 11 dell’art. 3 del d. lgs. n. 79 (G.U. n. 75 del 31 marzo 1999), che istituisce degli oneri parafiscali detti   “oneri generali di sistema” decisi in sede politica per aiutare aziende ed imprese, la seguente frase “L’Autorità per l’energia elettrica e il gas provvede al conseguente adeguamento del corrispettivo di cui al comma 10”, che autorizza non correttamente l’Autorità ad aggiungere senza alcuna giustificazione i suddetti oneri nel corrispettivo pagato dai consumatori per il trasporto dell’energia, previsto dal comma 10, aggravando impropriamente l’importo delle bollette pagate dalle famiglie e dalle imprese?

Il quesito è basato su leggi e sentenze che stabiliscono che gli “oneri di sistema” non sono riferibili alla fornitura di energia elettrica e perciò non possono essere richiesti ai consumatori, tramite le bollette.

Nello specifico, il quesito referendario chiede di abrogare un passaggio del c.d. decreto Bersani che, nel 1999, autorizzava, e tuttora autorizza, il regolatore – oggi Arera – ad aumentare il corrispettivo del trasporto dell’energia, ponendo a carico delle bollette gli “oneri generali del sistema elettrico” introdotti dallo stesso decreto.

Oneri che non avevano, e non hanno alcuna attinenza con i costi di trasporto dell’energia.

Nel 1999, gli oneri furono “creati”, per sostenere i costi della dismissione delle centrali nucleari, di proprietà dell’Enel – ente privato dal 1992 – oltre a quelli per sostenere istituti di ricerca, bisognosi di fondi.

Il primo “balzello” da un miliardo di euro, fu addossato ingiustamente ai consumatori, invece che essere socializzati su tutta la cittadinanza, visto il risultato del referendum sul nucleare.

Negli ultimi ventisei anni, i vari governi, con gli oneri di sistema, hanno sovvenzionato imprese decotte, come Ilva, Alitalia etc. piuttosto che imprese private energivore oltre che specifiche categorie di produttori privati di energia elettrica, che nulla hanno a che vedere con il servizio elettrico.

L’entità degli oneri nella bolletta può essere facilmente verificata da chi legge, essendo una voce specifica della stessa; voce che, in alcuni periodi, ne ha rappresentato il 50% del valore.

Il Consiglio di Stato, la Corte di Cassazione, la Corte dei conti, quella dell’Unione Europea, oltre a una legge del Parlamento del 2021, hanno già confermato che gli oneri non devono essere inseriti tra i costi effettivi del servizio elettrico prestato ai consumatori.

È del tutto iniquo ritenere che famiglie e imprese, contrariamente a quanto stabilito dal diritto costituzionale, vengano chiamate, con i loro consumi a finanziare soggetti che operano in attività consolidanti redditi, anche molto elevati.

Il quesito referendario non chiede l’abrogazione degli oneri generali di sistema, ma ne sollecita lo spostamento della riscossione dal consumatore al cittadino contribuente.

Questo il tendenziale del costo degli oneri di sistema negli anni.

 

 

Breve storia dell’energia (2): il CIP 6

Il 1992 é l’anno di Tangentopoli.

Enel viene privatizzata e, mentre la Magistratura indaga per capire quanti miliardi sono “girati” con le tangenti ai partiti, non costruirà più centrali.

La politica trova subito un altro metodo per fare cassa con l’aiuto dell’Europa, dove si sta parlando da tempo di energia rinnovabile e di incentivi, e in Italia “incentivo” significa affari per pochi.

Solo perché arrivano gli incentivi, prelevati direttamente dalle bollette, saranno i privati a costruire centrali, al posto di Enel e saranno i privati a produrre, e vendere energia a prezzo “politico”.

Ma la vera invenzione del decreto CIP6 é l’energia “assimilata” alle rinnovabili, concetto sul quale c’è gente che ci campa da 30 anni!

Come potevano essere assimilati alle energie rinnovabili, gli scarti di raffineria, i rifiuti e, qualche lodevole tentativo, lo stesso gas naturale, resta un mistero.

La “convenzione CIP6″ non solo lasciava ampi spazi interpretativi ma veniva rilasciata in base a graduatorie, stilate per tipologia di impianto e di combustibile.

Graduatorie che nascevano sulla base di semplice richiesta: bastava indicare un sito, che poteva, poi, anche non essere quello definitivo, e la potenza che si sarebbe voluta installare.

Senza neppure verificare i titoli del richiedente, una volta in graduatoria, veniva concessa la possibilità di trasferire, non solo la titolarità della Convenzione, e quindi la sua proprietà, ma addirittura il sito produttivo.

Si creavano così veri e propri crediti finanziari trasferibili: piccole società, oppure i loro titolari entravano in graduatoria con più siti, rivendibili speculando.

Con il CIP6 vengono cosí costruite centrali dappertutto.

Ne approfittano subito i grandi gruppi industriali, che già producono energia per proprie esigenze, e le municipalizzate, con i primi inceneritori.

Ma ne approfittano anche società di scopo senza alcun impianto, che solamente intendano utilizzare, qualsiasi tipo di combustibile come per es. il catrame, i combustibili da rifiuti, gli scarti di lavorazione e i cascami termici.

Si racconta che il termine assimilate venne aggiunto di notte, in un momento di distrazione generale dei parlamentari; i lobbisti si superarono spiegando a chi votava che, in fin dei conti, anche il gas naturale era in qualche modo rinnovabile, anche se ci metteva milioni di anni.

Il decreto è stato periodicamente aggiornato e, ad ogni inutile tentativo di ridurre il costo delle bollette, si parla di cifre diverse.

Non c’è traccia delle prime graduatorie, come se si volesse dimenticare la vicenda, che invece pesa ancora come un macigno sulla bolletta.

Siamo nel 2025 e il giochetto sembra essere lo stesso!

(continua…)

 

#dodobeltrame

Il prezzo marginale dell’energia elettrica

Pubblico la lettera dell’ing. Filippo Giusto al Corriere della Sera in merito all’ultima Data Room di Milena Gabanelli. Concetti totalmente condivisibili.

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dopo aver letto il suo articolo su DATA ROOM  dal titolo  “Caro bollette, quello che i governi non dicono” mi permetto di avanzare una idea a completamento della sua in merito a quello che i governi  non dicono sulle bollette.

Faccio riferimento a quanto lei mi permise di dire nel 2009 a Report, inchiesta condotta da Michele Buono, circa  il sistema italiano di gestione della borsa elettrica che regola il bilanciamento fra l’energia prodotta e quella consumata. 

Affermai che la borsa elettrica non avrebbe condotto ad una riduzione del prezzo neppure in presenza di produzione da fonte nucleare perché sicuramente il prezzo marginale,che oggi lei cita nel suo articolo, non poteva ancorarsi al nucleare, non prevalente come fonte di generazione, in presenza  della una piu’ onerosa generazione a gas.  

E quindi la produzione elettro-nucleare anche se costava poco sarebbe stata pagata dal cittadino al prezzo del gas.

Vi fu una sollevazione politica contro Report, una  interrogazione parlamentare e  molti politici  attaccarono Michele Buono ( e forse anche lei)  che però se la cavò per l’enorme successo che ebbe la trasmissione.

Io ero fautore, come lo  sono adesso, dell’idea  che  almeno per il nucleare si dovesse accettare un criterio di determinazione del prezzo   con il criterio pay as bid, ovvero il mercato paga quanto effettivamente richiesto dall’offerta  e non il marginale.  Considerando che oggi il nucleare potrebbe costare per esempio 30 euro MWh rispetto ai 150 euro per mWh del marginale per gas battuto oggi dalla borsa elettrica, pensi quanto potrebbe risparmiare il cittadino italiano.  

Lei oggi, smentendo la battaglia di Report, si adegua al main stream che vige da 23 anni e ritiene ineluttabile il sistema del marginal price.   

Queste le sue parole  : “Questo accade perché il costo finale dell’elettricità dipende dal «prezzo marginale», ossia il «prezzo dell’ultima unità di energia necessaria per soddisfare la domanda in un dato momento» (vedi Regolamento Ue qui art. 6 e Testo integrato dispacciamento elettrico, Tide, Arera qui articolo 3-13.3.8 pag. 64). In altre parole, il prezzo è determinato dall’ultima goccia di energia che entra nel sistema. In Italia, questa goccia è principalmente il gas, il cui costo, al contrario delle fonti rinnovabili, è legato all’andamento della quotazione di borsa di Amsterdam, e alle speculazioni di mercato innescate dalle questioni geopolitiche”.

Lei cita, a difesa della sacralità del prezzo marginale, l’articolo 6 del Regolamento UE del 2019 che determina il costo dell’attività di bilanciamento, ovvero il costo dell’energia prodotta impiegata dal sistema elettrico a bilanciamento dell’energia consumata per mantenere il sistema elettrico in piedi, in questo modo:  

la compensazione dell’energia di bilanciamento per prodotti standard di bilanciamento e prodotti specifici di bilanciamento si basa sul prezzo marginale, «pay-as-cleared», a meno che tutte le autorità di regolazione approvino un metodo alternativo di determinazione dei prezzi sulla base di una proposta congiunta di tutti i gestori dei sistemi di trasmissione, a seguito di un’analisi che dimostri la maggiore efficacia del metodo alternativo di determinazione dei prezzi.

 Sulla base di questo ragionamento lei dice che la nostra unica speranza di salvezza è fare in modo che il prezzo marginale non sia più determinato dalla produzione a gas ma dall’auspicabile, per lei, aumento delle produzione rinnovabile che ha prezzi più bassi del gas (80 euro del rinnovabile rispetto ai 130 euro del gas).

A parte che solo con il sostegno degli “oneri generali di sistema” che paghiamo noi tutti in bolletta, l’energia rinnovabile scende a 80 euro. 

Infatti, il prezzo delle rinnovabili senza questo sostegno sarebbe forse superiore a quello del gas.

Sostegno che permette a questi produttori di vendere al GSE a 80 euro con buon margine. Ma sostegno che consente al GSE di rivendere l’energia  rinnovabile in borsa al famoso prezzo marginale del gas di 130 euro  producendo extra utili che sono incamerati dal GSE.

Senza che nessuno,invece, si preoccupi di ridurre gli oneri Generali di sistema che continuiamo a pagare in bolletta a vantaggio dei sicuri redditi dei produttori di rinnovabili e delle capienti tasche del GSE, società notoriamente governativa che dovrebbe proteggere noi  i consumatori.

Ma a parte questo problema di giustizia sociale e fiscale, che rende del tutto opinabile la sua idea di aumentare il volume delle rinnovabili per ridurre la nostra bolletta, vorrei insistere nel dire che la causa dell’enormità delle nostre bollette sta proprio in questo marginal priceche ci ha rubato in questi vent’anni di borsa elettrica almeno 200 miliardi di euro.

E le vorrei dimostrare che il marginale price non è un totem da onorare a tutti i costi.

Ed iniziamo col dire che l’energia di bilanciamento che secondo la UE sarebbe sottoposta ad una valutazione con il prezzo marginale non è tutta l’energia prodotta che viene  in borsa.

Infatti, secondo il regolamento europeo cosa si intende per bilanciamento?   

Secondo la UE il «bilanciamento» è  l’insieme di azioni e processi, in tutti gli orizzonti temporali, grazie ai quali i gestori dei sistemi di trasmissione “provvedono in modo continuativo a mantenere la frequenza del sistema entro limiti predefiniti di stabilità e ad adeguare l’entità delle riserve necessarie ai requisiti di qualità”.

Ma se è così possiamo rilevare che vi sono sicuramente due tipologie di energia prodotta che non contribuiscono affatto a regolare la frequenza, ma al contrario determinano a volte delle problematiche di frequenza in quanto hanno delle caratteristiche di produzione che non sono flessibili e utilizzabili  per controllare la frequenza. 

La prima tipologia si riferisce alle energie rinnovabili che  sono aleatorie e dipendono da circostanze atmosferiche del tutto casuali. Anzi le energie rinnovabili pongono problemi al controllo di frequenza.

La seconda tipologia è sicuramente quella della produzione nucleare che, per la complessità del controllo della reazione nucleare, deve andare sempre ad un regime costante e continuo senza alcuna possibile flessibilità nell’intervenire nel controllo della frequenza.

Queste due categorie di produzioni potrebbero  essere tolte subito dal criterio del marginal price e considerate in borsa al di fuori del tale criterio e fatturate a pay as bid.

Già oggi, infatti, noi potremmo avere in borsa, pur con regime generale per il gas ed il carbone con marginal price,  che le energie rinnovabili potrebbero essere pagate da noi ad 80 euro e non a 140!

La Spagna, usando già questo evidente possibilità che ci offre addirittura il Regolamento UE da lei citato, ha scorporato, utilizzando il criterio dello splitting condiviso dalla UE, le energie rinnovabili dal marginal price, facendo crollare il prezzo medio di borsa.

E se fra breve andremo a mettere in rete reattori nucleari di nuova generazione, potremo con efficacia comperare questa energia in borsa al prezzo di offerta e non all’eccessivo prezzo marginale del gas.

Spero che lei si faccia portavoce di questo problema come lo fece in report e potremmo già oggi ottenere subito in base  al regolamento da lei citato, una riduzione immediato dell’attuale prezzo dell’energia del 20%, allineandoci a tutti gli altri paesi europei che non hanno poi grandi differenze nei sistemi produttivi, ma hanno rispetto a noi una gestione del mercato elettrico più trasparente ed onesto del nostro. Soprattutto una gestione a vantaggio del cittadino come predica da vent’anni la UE. 

E’ inteso che, qualora Le fosse necessario un approfondimento su questa articolata materia, mi rendo da subito disponibile ad ogni Sua richiesta.

Cordialmente

Filippo Giusto

  

      

Chiamo i Carabinieri!

“L’Arma dei Carabinieri ed Enel ancora più vicine per la prevenzione e il contrasto all’illegalità, la tutela dell’ambiente e del territorio….la protezione dell’ambiente e delle risorse naturali, la lotta ai cambiamenti climatici e il contributo per uno sviluppo economico sostenibile. Particolare attenzione sarà dedicata alla tutela alla sicurezza e continuità operativa delle reti e delle infrastrutture elettriche, alla protezione del personale preposto alla loro gestione e al patrimonio aziendale.”

Il comunicato stampa è del novembre 2021, gestione Starace.

Il contrasto all’illegalità compete ai Carabinieri, mentre Enel è una società privata che produce, distribuisce e vende energia elettrica.

Non si occupa di tutela ambientale, del territorio e delle risorse naturali mentre sono di sua specifica competenza “la sicurezza e la continuità operativa delle reti e delle infrastrutture“.

Trattasi di linee di distribuzione di energia elettrica in bassa e media tensione che i consumatori pagano con le bollette.

Quindi, se i Carabinieri collaboreranno con Enel, il consumatore dovrà pagare anche i Carabinieri oppure la Convenzione prevede che i servizi dei Carabinieri sia a titolo gratuito?

Il rischio é che il “guardi che se non fa il bravo chiamo i carabinieri” valga alla fine più per Enel che per il normale cittadino/consumatore, che invece si sente rispondere, sempre più spesso, “abbiamo tutte le pattuglie impegnate“.

Alcuni lettori del blog hanno già segnalato simili comportamenti e una sorprendente solerzia dei Carabinieri a intervenire, per poi andarsene senza neppure verbalizzare l’ intervento.

L’intervento dovrebbe infatti risolversi sempre con la redazione del verbale: definire il soggetto che ha telefonato, luogo, data, ora e del motivo della richiesta, e una sommaria descrizione dei fatti accertati.

E’ il caso, ricorrente, del consumatore che rifiuta la sostituzione del vecchio contatore con quello di nuovo tipo, utilizzato peraltro illegalmente dal distributore.

Se “tutela della continuità operativa delle reti” significa anche imporre i contatori, con la minacciosa presenza dei Carabinieri, c’è il sospetto che a trarne vantaggio sia la società proprietaria del contatore.

La forma di collaborazione, tra una società privata e un corpo militare dello Stato, dovrebbe essere legittimata da un provvedimento amministrativo.

Non esistono precedenti perché è come se il distributore venisse investito di un potere ispettivo, e di generico controllo sul territorio, sconosciuto nelle proprie finalità societarie.

Una situazione allarmante perché le reti, sempre più intelligenti e ricche di dati sensibili dei cittadini, sarebbero controllate dal monopolista della distribuzione elettrica.

Furto di energia elettrica

In occasione di un rogito, o di una locazione, é necessario verificare che non ci siano state manomissioni dei contatori (luce e gas).

Specialmente se i contatori hanno più di 15 anni di funzionamento ( l’anno di fabbricazione è impresso sulla targhetta del contatore).

É il caso di un lettore del blog , proprietario da dieci anni di un appartamento, il cui precedente proprietario aveva “taroccato” il contatore di energia elettrica, facendolo “segnare” meno di quanto consumava.

Il tutto viene alla luce quando il distributore interviene per la sostituzione del contatore,prevista per legge ogni 15 anni.

Manomettere un contatore di energia elettrica è un reato e non è un operazione semplice.

Per una clamorosa dimenticanza del Ministero, al quale compete la metrologia legale, nel contatore “manca” un sigillo posto su di una vite, svitando la quale è possibile modificare il circuito di misurazione.

Se l’operazione fraudolenta viene effettuata alla prima installazione del contatore, il consumo rilevato dei successivi 15 anni sarà minore, e senza che nessuno se ne accorga.

Ma, quando succederà, sarà l’ultimo utente a restare con il cerino in mano.

Prima pagherà la maggiore quantità di energia elettrica consumata negli ultimi due anni (oltre i due anni c’è la prescrizione) e poi dovrà difendersi, in sede penale, dalla denuncia di furto di energia.

TTF gas – furto legalizzato

Perché paghiamo il gas con il TTF

TTF – Title Transfer Facility – è un indice, trattato alla borsa olandese controllata dalla speculazione. Lo so che detto così suona male ma il TTF non è il prezzo del gas che gira nei tubi o viaggia per nave, ma di quello virtuale, tipo bitgas!

La piattaforma, creata da Gasunie, considerata un tempo la vera università del gas in quanto esperto operatore della trasmissione, è stata poi venduta alla borsa privata americana – Ice (IntercontinentalExchange) – che tra l’altro possiede anche l’indice NYSE.

I principali azionisti sono: Vanguard, Black Rock, State Street, Capital Research, Morgan Stanley, Geode e Lazard.

In sostanza, i prezzi dell’indice sono decisi a tavolino dagli speculatori e, in base a quell’indice, noi restiamo possiamo restare accesi e al caldo!

Ma il TTF ha anche un altro limite: il volume degli scambi rappresenta solo il 10% del totale e quindi, sono per il 90% ricoperture o scommesse finanziarie.

Non esserci accorti per tempo che affidarsi al TTF, tra la guerra in Ucraina e il gas russo che veniva a mancare, é stato devastante. Ma tant’è, siamo in mano ai norvegesi che hanno il gas e vogliono così.

Abbiamo importato GNL dagli americani, strapagandolo rispetto a quanto lo pagano là, e abbiamo riempito gli stoccaggi ( Mario Draghi con il suo “whatever it takes”) che ci sono costati 4,4 miliardi di euro.

Senza guerre, con i russi era andata bene per anni, anche se non si è mai saputo quanto gas girasse nei tubi, in forza degli ultrariservati contratti takeorpay,

Questo l’andamento dell’indice!

La brillante idea di affidarsi il TTF venne a Paolo Scaroni, AD dell’ENI nel 2012.

Al governo in quell’anno c’erano i tecnici di Mario Monti, e quando ci sono i tecnici bisogna stare attenti!

L’inverno precedente era stato molto complicato: a febbraio non arrivava il gas russo, faceva molto freddo e gli stoccaggi erano vuoti, come dichiarò lo stesso Scaroni.

I tecnici al governo, che di gas e di energia elettrica capivano poco o nulla, (al Mise c’era Corrado Passera) andarono nel panico e fecero riaccendere anche le vecchie centrali termiche a olio combustibile, che rimasero a disposizione, anche senza produrre, fino al luglio successivo, per la gioia dei consumatori che se le ritrovarono in bolletta.

Il comunicato che segue é del 10 ottobre 2012

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ROMA ( Reuters ) – L’Eni sta valutando l’eventualità di non rinnovare i contratti di approvvigionamento “take or pay” divenuti troppo onerosi, ma considerando il tema della sicurezza nazionale nell’approvvigionamento ha avviato su questo dossier un confronto con il governo e l’Autorità per l’energia.

Lo ha detto l’Ad della società Paolo Scaroni nel corso di una audizione in commissione Industria del Senato.

“Possiamo come Eni tentare di non rinnovare i contratti take or pay e risolvere quelli ancora in vigore perché divenuti eccessivamente onerosi.

Avremmo un netto miglioramento della nostra performance sia economica sia finanziaria abdicando al ruolo di fornitore di ultima istanza che ci viene attribuito per ragioni storiche”, ha detto Scaroni nel corso della sua introduzione all’audizione.

Per take or pay si intente la clausola inclusa nei contratti di acquisto di gas naturale in base alla quale l’acquirente è tenuto a corrispondere comunque, interamente o parzialmente, il prezzo di una quantità minima di gas prevista dal contratto, anche nell’eventualità che non la ritiri.

L’Ad ha proseguito che “oppure potremmo rinegoziare i contratti di lungo termine ma in questo caso la componente di sicurezza di approvvigionamento dovrebbe essere valorizzata. L’Eni ha già avviato un confronto sul tema con il ministero dell’Economia, il ministero dello sviluppo e l’Autorità per l’energia e il gas”.

Scaroni ha detto che i contratti in scadenza sono quelli con Norvegia e Olanda mentre quelli che si stanno rinegoziando sono con Russia e Algeria.

L’Ad ha precisato che “sono contratti nati negli anni 80 e oggi vorrei cercare di cancellarli”, ma in questo modo “si priverebbe il Paese della sicurezza nell’approvvigionamento”.

“Il capacity payment è quello che riconosce il valore alla sicurezza dell’approvvigionamento e quindi quello potrebbe essere una risposta. Possono essercene delle altre. Io credo che ci chiariremo le idee nei prossimi mesi proprio in questo dialogo con i ministeri e l’Autorità”, ha spiegato Scaroni.

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Alcune osservazioni:

1) che i contratti con i russi fossero diventati “troppo onerosi” lo sapeva solo ENI, e lo credettero i tecnici, senza poter controllare, perché i contratti erano e restano segreti!

3) non é mai stato chiaro se il “troppo oneroso“ si riferisca all’ENI o all’Italia.

Ambiguità confermata dalla questua di gas dello scorso anno del governo Draghi in giro per il mondo, con i ministri sempre al traino di ENI;

2) Le condizioni dei contratti take-or-pay sono appunto segrete ma si ipotizza che il prezzo del gas sia, in qualche modo, legato a prezzo del petrolio, molto più stabile di un indice come il TTF;

4) le forniture di gas russo sono sempre state essenziali per la sicurezza nazionale. Lo erano nel 2012, lo sono rimaste dopo l’invasione della Crimea nel 2014 e anche durante l’invasione dell’Ucraina. I contratti quindi erano e restano validi, ma chi può verificarlo?

5) nel 2012, cioè 12 anni dopo il decreto Letta – liberalizzazione del mercato del gas – ENI restava il fornitore “storico” di ultima istanza al quale competeva la sicurezza nazionale che Scaroni, voleva maggiormente valorizzata per riempire gli stoccaggi;

6) la Russia ha avuto quasi un anno per prefinanziarsi la guerra in Ucraina con il TTF (vedi grafico) mentre norvegesi e olandesi, sponsor del TTF, diventavano ricchi come i sauditi;

7) la domanda attuale di gas é crollata anche perché la speculazione sul TTF é per ora sospesa e ha lasciato il posto al mercato del gas “fisico”, che sembra non volere più nessuno. Il TTF vale comunque il doppio dell’estate 2021.

Le perdite di rete (ee)

Senza neppure sapere cosa siano, l’utente paga le “perdite di rete”, finite nei meandri della bolletta.

Non lo sa perché non legge i contratti, non sa quanto consuma e non capisce le offerte che gli fanno e quindi i fornitori lo fregano.

In passato, le perdite di rete venivano esplicitate in bolletta e ora fanno parte della “quota materia prima energia” e le paghiamo allo stesso prezzo dell’energia che consumiamo.

In questo modo paghiamo così l’inefficienza cronica di quelli che distribuiscono energia elettrica.

Il consumatore domestico tipo – quello che secondo Arera consuma 2.700 kWh all’anno – paga, da più di quindici anni, il 10 % in più di quanto consuma, quindi 270 kWh per circa 110/120 €/anno.

Sorprende che si paghino anche le altre voci della bolletta come gli oneri di sistema, le tasse e l’IVA anche sulle perdite di rete, cioè su qualcosa che non si utilizza.

Le perdite di rete sono state decise da Arera, dopo che la stessa Arera ha chiesto il parere proprio a quelli che trasportano e distribuiscono energia elettrica.

Cosí che le perdite siano vere o meno non interessano a nessuno, visto che tutti le pagano!

Il gioco sembra semplice: ARERA chiede, sempre agli addetti, “quanta energia è stata prodotta e quanta é stata venduta”.

Questi rispondono e la differenza finisce “convenzionalmente” in bolletta.

Compresi, ovviamente, i furti di energia che così restano, non solo impuniti per anni ma già pagati.

La prova che le perdite di rete vengano stabilite arbitrariamente potrebbe risiedere nel fatto che, nonostante il consumo in Italia si sia considerevolmente ridotto negli ultimi anni, le perdite di rete sono rimaste le stesse.

Il consumatore italiano è una garanzia: paga l’energia rinnovabile, che sbilancia la rete, paga il ri-bilanciamento della rete stessa, paga le linee di trasmissione e paga le perdite di rete.

Quando firmate un contratto di fornitura, la voce “perdite di rete” é uno dei trucchi per fregarvi e dovete accertarvi che il prezzo le includa se no l’offerta che vi stanno facendo risulta falsamente più a buon mercato.

Contratti vessatori

Sono intestatario di due POD e due PDR, serviti ognuno da un contratto “di maggior tutela”.

Desidero far presente che i contratti furono stipulati, e da me controfirmati, nel luglio 1993 con AEM (P.IVA 01199250158) e che, negli ultimi 30 anni, non ho mai firmato nessun nuovo contratto, né mi è stato richiesto di approvare aggiunte e/o modifiche che allineassero i contratti in essere alle disposizioni via via emanate da codesta Autorità.

Inoltre, negli ultimi 30 anni, non ho mai conferito mandato al Fornitore (prima AEM e poi A2A) per la stipula di contratti di trasporto con il Distributore.

Di fatto il mio è un contratto mai modificato rispetto alle pattuizioni iniziali, per l’inerzia del fornitore e del distributore.

A seguito delle nuove disposizioni che prevedono il termine del “Servizio di maggior tutela” ho esaminato le proposte contrattuali di alcuni fornitori e non ho trovato nessuna proposta di fornitura chiara ed esaustiva su alcuni aspetti contrattualmente significativi.

Ad esempio:

  • per quanto riguarda i rapporti con il Distributore vengono proposte condizioni di fornitura in cui il Cliente è obbligato ad accettare le condizioni tecniche eventualmente definite dal Distributore (e chi è? che cosa ha deciso? come faccio a controllare quali esse siano?? E se cambia il Distributore che faccio?’ chi mi tutela?’)
  • si dice che i contratti possano essere modificati – senza obblighi di informazione al Cliente – in base a norme emanate da ARERA (ma devo forse verificare in maniera continuativa e sistematica la vostra produzione normativa??) – a disposizioni di enti competenti (e chi sono?? come faccio a controllare la congruità?)
  • Viene chiesto di accettare disposizioni contrattuali che sono in palese conflitto con la fattispecie contrattuale in essere (email modificate con il mio assenso). Mi viene poi, ad esempio, richiesto di dare mandato al Fornitore a sottoscrivere un contratto con il Distributore, senza nessuna pubblicità di quanto sottoscritto.A supporto di quanto affermo, allego le condizioni generali di fornitura previste da A2A. Preciso che altre società di vendita prevedono clausole del tutto simili (e palesemente vessatorie nei confronti del Consumatore)

Conclusioni

Alla luce di quanto evidenziato, essendo chiaramente impossibilitato a compiere una scelta consapevole ed informata per il passaggio al Mercato libero,

Chiedo cortesemente a codesta Autorità di attivarsi con il mio fornitore A2A (come sopra identificato)

per mantenere in essere per i quattro contratti di fornitura, la presente situazione contrattuale, “Servizio di maggior tutela” oppure, in alternativa, di prevedere che venga predisposta dai Fornitori una contrattualistica che sia completa, corretta ed esaustiva a tutela dei diritti del consumatore.

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Lettera di un consumatore di Milano ad Arera (settembre 2023)

Strategie verdi

I numeri restano numeri ed è impossibile tirarli da una parte o dall’altra.

Le ore di utilizzo degli impianti che producono energia rinnovabile, che sono la metà di quelli fossili, sono diminuite del 14%, con una media di 1621.

Ciò perchè, nell’ultimo quinquennio, abbiamo installato più fotovoltaico (9 su 11 GW di incremento).

La media del FV è di 1090 ore, la più bassa tra eolico (1809), idroelettrico (1890) e biomasse (7171) il cui contributo è però irrisorio. Il termoelettrico ha prodotto a una media di 2936 ore.

Ne deriva che, per sostituire la produzione dei 61 GW di termoelettrico (2023) servirebbero circa 111 GW di fotovoltaico e/o eolico, oltre ad un buon libro di preghiere, per essere sicuri che vento e sole siano sempre puntuali quando servono.


Con i fiumi di incentivi,erogati agli impianti green, abbiamo oggi 66 GW di installato.

Con la coperta corta, e il piatto statale che piange, in quanto penseremmo di installare anche solo la metà di quegli ulteriori 111 GW che servono?


Il traffico illecito dei dati sensibili

Quanto valgono i vostri dati al mercato nero

Pochi guardano le bollette, o leggono i contratti prima di firmarli, molti non conoscono la differenza tra fornitore, quello della bolletta, e distributore, che ci fa arrivare luce o gas a casa e li misura con il contatore.

Ci stanno installando da anni, e chissà quante volte li avremo già pagati, contatori che possono venire letti e gestiti dai distributori “a distanza” cioè battendo sui tasti di un computer.

Non sappiamo cosa i distributori possano effettivamente fare “da remoto” perché i protocolli di comunicazione dei contatori non sono pubblici e i contatori non possono essere provati in contraddittorio. Non sappiamo quali dati vengono trasmessi,oltre a quello del consumo, ancora “stimato” nella maggior parte dei casi.

Quindi potrebbe anche darsi che il sistema “operatore-contatore” venga utilizzato in modo non ammissibile per es. decidendo da remoto il nostro consumo. La legge regola il solo contatore e non il sistema “operatore-contatore”.

Se per esempio ad un utente moroso viene ridotta la potenza, perché non farlo anche con quelli che la bolletta la pagano? Sarebbe truffa, ma chi potrebbe provarla? Come provare che la potenza contrattuale ( i 3 kW dell’utente domestico tipo) vengono mantenuti h24?

Quali siano i dati raccolti dai contatori é un altro mistero; prova ne è che, quando ci sostituiscono il contatore o cambiamo fornitore veniamo subissati di telefonate.

Eppure con quanta facilità firmiamo la clausola della privacy ad ogni acquisto? O concludiamo al telefono contratti di luce e gas, senza neppure sapere quanto consumiamo? Oppure leggiamo al telefono, a sconosciuti, le nostre bollette senza renderci conto di regalare dati sensibili? Firmiamo polizze assicurative senza leggerle e magari cestiniamo le modifiche unilaterali di contratto di fornitura di luce e gas?

Quei dati finiscono in rete e i tabulati vengono offerti anche su Facebook.

É anche grazie a quelle informazioni che poi riceveremo tutte quelle telefonate!

E in effetti, con i nuovi contatori potrebbero sapere tutto di noi: le nostre abitudini di consumo, quando siamo in vacanza, quante ore al giorno siamo in casa, se siamo dei buoni pagatori, e magari il nostro numero di telefono e l’IBAN.

E chi garantisce la sicurezza del dato che viene trasmesso?

Meglio perlomeno tenerci stretti i numeri di POD (per la luce) e di PDR (per il gas) perché con quelli possono millantare contratti non richiesti. Digitarli sui siti dei comparatori di offerte in rete può essere pericoloso.

Quei dati valgono centinaia di euro perché il mercato di luce e gas è un mercato di offerta, e i dati dei consumatori sono oro.

Così i distributori raccolgono i dati e li passano poi ai venditori, che sono spesso società collegate sotto lo stesso ombrello e che risultano ovviamente avvantaggiati.

Siccome i contatori nascevano anche per utilità dell’utente, ho provato la procedura per verificare i miei consumi sul SII – Sistema Informativo Integrato.

Ci si accede solo con l’identità digitale, ma pochi sanno cos’è e non possono perdere ore per farlo. Dopo uno slalom tra sms e password, ho potuto verificare i consumi solo di una di tre utenze a me intestate, delle altre due il sistema dice che non ci sono i dati.

In effetti, se non c’è un contatore di ultima generazione, l’utente non vede proprio nulla. Per il gas, dicono, ci vorranno anni anche se il nuovo contatore lo paghiamo da quando lo installano.

La nuova piattaforma è stata predisposta da Acquirente Unico, società pubblica che garantisce la fornitura di energia elettrica ai clienti del mercato tutelato.

In base ai dati Arera, il venduto di Enel supera l’80%, stessa percentuale dell’energia elettrica distribuita da edistribuzione, di intera proprietà di Enel.

Sui nuovi contatori c’è il logo Enel, e quindi, in futuro, saremo tutti più liberi di comprare energia da Enel, come ebbe a dire tanti anni fa il suo AD. Le altre centinaia di venditori si limiteranno a mercanteggiare i nostri dati.