Paghiamo noi la rete delle Ferrovie

Saranno ceduti a Terna 9.300 chilometri di rete elettrica di proprietà di Ferrovie dello Stato che, con biglietti carissimi e servizio pessimo, godono di ottima salute e verranno in seguito privatizzate. Un aiuto al bilancio e una cospicua plusvalenza in vista della quotazione in borsa.

La rete delle ferrovie è tecnologicamente avanzata solo nei mille chilometri dell’alta velocità; il resto sconta decenni di pessimo esercizio e richiede manutenzione.

Se si trattasse di un normale contratto tra privati, e non tra società a maggioranza pubblica, il costo della manutenzione andrebbe detratto dal prezzo di vendita e invece i futuri interventi  di manutenzione resteranno a carico di Terna e saranno spalmati sulle nostre bollette.

Terna provvede già al trasporto dell’energia elettrica nazionale e il servizio viene sontuosamente remunerato con le tariffe stabilite dall’Autorità per l’energia che adesso sta valutando quanto vale la rete delle Ferrovie e quanti miliardi di euro dovranno essere caricati negli anni sulle bollette per la sua manutenzione.

Terna presenta da sempre ottimi bilanci e campa sulle nostre bollette;sarà facile recuperare il miliardo di euro per l’acquisto della rete delle Ferrovie e negoziare con l’Autorità per l’energia quanto ci dovrà essere succhiato con le bollette.

Pagheremo così tre volte quella porzione di rete:lo abbiamo fatto con le tasse in passato, lo facciamo con i biglietti e lo faremo in futuro con le bollette!

Con tale vorticoso giro di soldi, cospicui bonus finiranno nelle tasche dei rispettivi amministratori, mentre della riduzione delle bollette non sentiremo neppure il profumo.

Il bello é che tutto era nato quando Renzi, appena insediatosi, aveva denunciato il fatto che le Ferrovie godevano di tariffe agevolate.alle quali, ovviamente, provvedevamo noi utenti con le bollette.

 

 

Il gas da scisto americano

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Definita la rivoluzione energetica, capace di rilanciare l’America, potrebbe rivelarsi un’altra gigantesca bolla finanziaria.

L’allarme era di Citigroup: i pozzi hanno un bisogno continuo di capitali e lavorano ancora in perdita.

Con il prezzo del barile di petrolio a 45 $, contro i 140 $ di quando si era partiti, lo shale rischia di non essere competitivo.

Rischi  maggiori e capitali più cari potrebbero significare il fallimento per le società più piccole che diventeranno così facile preda delle più capitalizzate.

A tutte peró verranno imposti sostanziali tagli dei costi, magari a danno dell’occupazione e della sicurezza ambientale.

Secondo Citicorp, metà delle 135 aziende esaminate lavora ancora in perdita, quando il breakeven era previsto per quest’anno.

L’amministrazione e Wall Street hanno supportato a piene mani questo nuovo settore che avrebbe dovuto creare lavoro, azzerando in un decennio, la dipendenza degli USA dalle importazioni di petrolio. 

Il sistema finanziario ha continuato investire, nonostante i flussi di cassa fossero negativi, distribuendo contratti derivati e scaricando di nuovo il rischio sui piccoli risparmiatori come accaduto con l’immobiliare nel 2008.

Le banche d’investimento hanno pesantemente sostenuto lo shale e le operazioni legate agli assets shale sono diventate una delle più importanti voci di profitto.

Forse però le riserve dei pozzi sono state sovrastimate e le verifiche di Citicorp svalutano gli assets a bilancio di 66 societá, per 60 miliardi di dollari.

Gli analisti prevedono ora che il settore continuerà a perderci anche con prezzi del barile intorno ai 55-60 $.

In questa situazione, come possa arrivare in Europa gas competitivo con quello dei russi è un mistero come é un mistero che i nostri governi abbiano potuto replicare la scelta americana, concedendo concessioni per trivellare il paese.

Business is businnes, apart from embargo

While media interest focuses on refugees, Gazprom has reduced its commitment on the Turkish Stream pipeline and moved to more reliable customers, Germany Northern Europe.

Recent the agreement for the doubling of Nord Stream, a pipeline that already carries gas directly to Germany, through the Baltic, with no transit risks. The goal is to increase the annual capacity from the current 55 billion cubic meters to 110.

This is an evidence that, for Europe, there will not be so many alternatives to the Russian gas which will always appear as the most competitive.

It is also an evidence that Italy shall never become a gas hub, as the italian governments led to believe, by imposing useless works. Algerian and Libian pipelines are in trouble, Turkish Stream shall connect Russia to Turkey and from there to Balkans and the Tap from Greece is still to be defined. Small chances for the american shale being competitive, once it will be available.

Assets exchange, with the German BASF, will allow Gazprom to take control of a major share of the distribution system and gas storage in central Europe, as well as shares in oil fields in the North Sea.

Similar swap transactions are envisaged for Austrian OMV and with Dutch Shell.

Gazprom will fully control Wingas, which distributes gas in the central Europe and has storage facilities in Austria and Germany. In addition to other distribution companies, Gazprom will acquire 50% of Winz, active in extracting offshore in the Netherlands, Denmark and Britain. In return, Gazprom will sell units of two blocks of rich siberian Urengoy field.

On one hand Europe must maintain the embargo to Moscow,as imposed by Brussels, on the other hand Germany and northern Europe are doing excellent business ensuring themselves the supply of gas, which in case will be addressed to south.

When the MOU of Nord Stream doubling was signed, Brussels officially deemed it as “superfluous”.

The Italian way: a damn pole

A single pole, of a power line 140 km long, has been seized by the judiciary.

It was seized because it ended in a protected area which, in the years, expanded so much to hug it.

The construction of the power line cost was of 700 million EUR and it will be charged to the consumer bills, but the line cannot work without that damn pole.

Not having the possibility to utilize that power line, we have to pay 700 million EUR every year because the line was built to transmit cheaper energy to Sicily.

The transmission of a cheaper energy to Sicily would reduce the bills of all consumers, since the price of electricity in Sicily is 30% more expensive than the national average and the bills of all are affected.

The bureaucratic process of the construction of the line started in 2003, with such environmental constraints that over time have changed and the damn pole came under fire of the environmentalists who have obtained the seizure “sine die” .

It called for an immediate appeal to the Supreme Court in order to obtain the restitution of the pole hoping that once freed by the judiciary, it will not shot down by those who do not want the energy coming to Sicily.

La commissione UE e gli aiuti di stato

La Commissione Europea ha avviato un’indagine sui meccanismi di remunerazione della capacità elettrica per valutarne la coerenza con le norme sugli aiuti di Stato.

Un numero crescente di Stati membri adotterebbe meccanismi di regolazione della capacità per promuovere investimenti in centrali elettriche, o prevederebbe incentivi per mantenerle in servizio, al fine di garantire un approvvigionamento di energia che, in qualsiasi momento, soddisfi la domanda.

In tema di aiuti di stato va ricordato che, solo tre anni fa, la Commissione prorogava a fine 2015, la concessione di veri e propri aiuti di stato a società energivore, in particolare sarde e siciliane.

Terna poteva staccare, senza preavviso e in qualsiasi momento, il carico delle utenze definite per l’occasione “superinterrompibili” dalle quali sarebbe stata acquistata energia al prezzo di 300.000 €/MW/anno.

Alcoa, con una potenza installata di 260 MW, ricevette 234 milioni di euro, solo per il periodo 2010/2012, e venne poi nuovamente salvata dalle bollette di tutti, tramite il terzo conto energia delle rinnovabili.

Alla gioiosa festa sarda parteciparono anche altre aziende energivore, grandi e medie. E andò a finire che Alcoa non veniva mai staccata perché, togliendone il carico, si sarebbe creato un tale squilibrio da mandare in black-out l’intera Sardegna

Lo studio della commissione si concluderà nel 2016 e gli impegni con Alcoa scadono a fine anno.

Arriveranno prima i risultati dell’indagine o la proroga delle concessioni? E in questo caso, pagheranno di nuovo i consumatori?

Mercato libero: qualche precauzione

Fra un anno finirà il mercato tutelato e,dicono, tutto sarà più libero e conveniente.

Attualmente il mercato libero dell’energia elettrica è concentrato su cinque operatori che si dividono  il 90% dei clienti domestici: Enel, in posizione dominante, Eni, Acea, Edison e A2A.

Il mercato del gas vede Eni, Edison ed Enel che controllano il 46% del totale che con Gdf Suez, E.On e Iren, raggiungendo il 58% del totale.

Il tempo per preparare gli utenti ci sarebbe, come insegnano in Inghilterra e invece da noi finirà male: a breve si aprirà la caccia al pollo, che non sa neppure quanto consuma, che sarà asfissiato con proposte che non sarà in grado di capire.

Quelli che sono già passati al mercato libero, pagano di più.

Per poter valutare le offerte é essenziale sapere quanto si consuma, oltre a quanto si spende, ma non é semplice.

Le letture indicate in bolletta sono infatti sempre stimate o sono in ritardo.

Attenzione a non comunicare i numeri di POD o di PDR  che identificano le vostre utenze.

Se per caso non ricevete le bollette, preoccupatevi perché potrebbero avervele sottratte dalla buca della posta proprio per carpirli e millantare la vostra accettazione di un contratto inesistente.

Si presenteranno poi, porta a porta, con scuse varie: “mi faccia vedere il contatore…..che vecchio!  Glielo cambiamo noi domani gratis, ma adesso mi faccia vedere una bolletta così facciamo quattro conti…”

Vi prometteranno un risparmio di 2 €/MWh consumato nell’anno ma se non sapete quanto consumate non sapete che ne consumate meno di due.

Vi offriranno lampadine a basso consumo, inutili polizze assicurative, tessere del cinema o di carburanti, carte fedeltà e punti da convertire in buoni spesa, buoni sconto per acquisto di elettrodomestici, condizionatori, occhiali e altri gadgets.

Cose che con l’energia c’entrano ben poco.

Non vi renderete conto che la disdetta anticipata del contratto comporta il pagamento di penali o che  i contratti che vi proporranno non sono più contratti di semplice fornitura, ma veri contratti di servizi che prevedono l’acquisto di beni, come già succede con i telefoni.

Ci saranno utenti che, dopo aver cambiato fornitore, riceveranno, per mesi, bollette doppie per lo stesso consumo; dovranno pagare due volte e chiedere il rimborso, dopo giorni passati a imprecare con i call-center.

Ci saranno altri che si troveranno un nuovo fornitore, senza averlo mai chiesto, con tanto di oneri a loro carico.

Le vostre registrazioni telefoniche verranno modificate, come nel caso di segnalato da un lettore del blog “Buongiorno, parlo con il titolare della linea?…… ah è suo marito e rincasa questa sera ? …… beh non importa, quando registriamo, per favore, cerchi di imitare la voce di suo marito!”

Parleranno con gli anziani, che sono sempre a casa, e registreranno loro.

Vi diranno “se passa con noi non pagherà più la tassa di concessione governativa”, che esiste solo per la telefonia mobile.

Molti riceveranno contratti già sottoscritti con la loro firma falsa.

Chi ha avuto esperienze simili è qui il benvenuto, e chi non le ha avute, si prepari!

La diffida di Acea

Un lettore romano ha ricevuto la diffida di ACEA perché si oppone alla sostituzione del contatore della luce; sembra che a Roma vengono ancora installati contatori non omologati.

La legge è chiara:

Ai sensi e per gli effetti del Decreto Legislativo 2 febbraio 2007, n.22 – che recepisce nell’Ordinamento interno la Direttiva 2004/22/CE conosciuta appunto come Direttiva MID – dal 18.3.2007 possono essere immessi in commercio o messi in servizio, esclusivamente Contatori di Energia Elettrica Attiva muniti della marcatura CE e di quella supplementare M nonché scortati dalla Dichiarazione di Conformità rilasciata dal Fabbricante. L‘art. 20 del suddetto Decreto Legislativo 22/2007 sanziona in via amministrativa chiunque commercializza o immette in servizio strumenti di misura privi dell’idonea marcatura CE. 

Acea non sembra brillare certo per trasparenza e lo scandalo dei contatori sta montando.

Le osservazioni a quanto scrive ACEA Reti nella diffida sono:

  • un contratto di fornitura di energia elettrica è sempre sottoscritto con il venditore e non con il distributore.
  • E’ il venditore che addebita all’utente l’energia elettrica, sulla base delle indicazioni del distributore e l’utente, per contratto, è obbligato ad accettarne  il valore.
  • Il distributore sarà anche proprietario dello strumento di misura, ma non può imporre all’utente azioni che non siano diretta conseguenza di istruzioni del venditore, come per esempio il distacco dell’utente dalla rete. In pratica, la raccomandata deve essere inviata dal venditore, con copia per conoscenza al distributore, nei termini previsti dalle delibere dell’Autorità per l’energia. 
  • Nel caso specifico il venditore è Acea Energia e il distributore Acea Reti.
  • la comunicazione di Acea non indica le ragioni della sostituzione, né come verrà pagato il misuratore.
  • non viene confermato all’utente che il misuratore sarà di tipo omologato.

Più che giustificata quindi la perplessità dell’utente, anche se l’art. 2 delle condizioni contrattuali – norme applicabili – richiama le “leggi e i regolamenti vigenti”.

Il consiglio all’utente è di verificare che il nuovo misuratore sia omologato e munito di marchi regolari come l’esempio della foto:

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dove il simbolo CE rispetta le dimensioni geometriche legali,  la M significa che lo strumento viene commercializzato in accordo alla direttiva 2004/22/CE (MID), 09 è l’anno di apposizione della Marcatura CE, 0122 e il numero dell’ente europeo che ha omologato lo strumento. T10070 è il numero di riferimento del dossier tecnico di omologazione, depositato presso lo stesso ente, ma è facoltativo.

Se la targhetta dello strumento riporta un marchio regolare, contestualmente all’installazione, dovranno essere consegnati all’utente la Dichiarazione di Conformità, prevista dalla direttiva 2004/22/CE, firmata dal responsabile del fabbricante e il manuale d’istruzioni e uso.

Se, in fase d’installazione, l’utente si rende conto che gli viene installato un misuratore che non risponde ai requisiti di legge, farà intervenire Carabinieri o Guardia di Finanza, per appurare l’identità dell’operatore, il suo vincolo di appartenenza o la delega del venditore.

Farà quindi verbalizzare che il misuratore é illegale, e che quindi è più che legittimato a impedire che si compia, a suo danno, un atto illecito previsto dall’art. 692 del Codice Penale.

La bolletta tedesca

E’ la bolletta di una Immobiliare di Dusseldorf, che acquista energia elettrica per uno stabile.

La potenza installata è di 347 kW e il consumo giornaliero di circa 2.300 kWh.

Le voci di spesa sono tre:

  • una quota fissa, per l’impegno di potenza giornaliero, equiparabile a tutti i nostri oneri di sistema;
  • una quota variabile, in funzione del consumo;
  • le tasse che incidono per il 19%.

Il prezzo unitario onnicomprensivo del kWh era, un anno fa, di 10 centesimi di euro, molto meno della metà di quello italiano.