La farsa delle sanzioni

Anche se non ricevete la bolletta del gas, state certi che entro i cinque anni previsti dalla legge, vi verrà chiesto il conguaglio per consumi anche di otto anni prima.

Siccome non é colpa vostra se non sono venuti a leggere il contatore, sono loro a proporvi di pagare a rate e senza interessi, senza neppure che lo chiediate.

La novità è che, se siete utenti ENI, potrete anche chiedere e ricevere un rimborso.

Dopo un anno d’indagine, l’Autorità per l’Energia ha sanzionato ENI per non aver letto i contatori e non aver inviato le bollette nei tempi dovuti.

L’impegno contrattuale, che lega il fornitore al distributore e all’utente, è che il distributore effettui perlomeno il tentativo di lettura ma sono gli stessi distributori a certificarlo unilateralmente.

Basterebbe imporre ai fornitori un’unica bolletta di acconto all’anno, ma sarebbe troppo semplice!

La sanzione da 25€, comminata a ENI, equivale, grosso modo,  al costo di una lettura,  che non è stata fatta ed è quindi un rimborso: sono in realtà soldi vostri, perché il servizio di misura é addebitato in bolletta, che venga effettuato o meno.

Quindi una buona notizia per i consumatori, ma un regalo per ENI, perché pagando una sanzione di 2,5 milioni di euro, posticipa crediti esigibili per centinaia di milioni, mette a bilancio il solo costo della materia prima, il gas, e non paga le tasse che dovrebbe.

Una pessima notizia per lo Stato, che non incassa imposte e accise: il gas fornito rimane infatti in sospensione di accise e tasse, fino all’emissione della bolletta di conguaglio.

Così, solo perché non vengono letti i contatori, lo stato dovrà trovare altri modi per tassarci!

Le ragioni del referendum sulle trivelle

Adesso ne discutono tutti ma come siamo arrivati al referendum?

L’articolo 35 del “decreto Sviluppo” fu voluto da Corrado Passera, Ministro allo Sviluppo economico del Governo Monti, per incentivare la “crescita sostenibile del paese”.

Si trattava di un vero e proprio condono per le trivellazioni petrolifere in mare. Soprattutto per quei procedimenti concessori in corso alla data di entrata in vigore del cosiddetto ‘correttivo ambientale’.

Con ‘correttivo ambientale’ si fa riferimento al decreto legislativo n.128 del 29 giugno 2010, a firma dell’allora ministro all’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che andava ad integrare il Testo unico dell’Ambiente (152/2006) in seguito all’esplosione della piattaforma della BP, del 2010 nel Golfo del Messico.

Mosso dall’onda emotiva, il ministro chiese – e ottenne – che le attività petrolifere fossero vietate lungo tutta la fascia costiera italiana.

Nel 2012 intervenne così Corrado Passera, che estese sì il divieto di trivellare entro le 12 miglia, ma lo circoscrisse ai soli progetti futuri, sbloccando – di fatto – tutti i procedimenti che erano in corso al 2010.

Per queste ragioni il Coordinamento nazionale No Triv e l’associazione “A Sud”, denunciavano un’accelerazione dei procedimenti entro le 12 miglia (alcuni anche entro le 5 miglia).

Secondo i dati forniti dal ministero dello Sviluppo economico i procedimenti sarebbero una trentina, con quattro regioni coinvolte (Marche, Abruzzo, Molise e Puglia) che rilanciano per la primavera del 2016 la strada del referendum abrogativo, contemplata dall’articolo 75 della Costituzione, che da una parte eviterebbe il rischio di non raggiungere le 500mila firme previste e, dall’altra, inchioderebbe le amministrazioni locali alle loro responsabilità.

Anche perché su questo tema i presidenti di Giunta e Consiglio regionali stanno indugiando da tempo.

Il 9 novembre 2012 i Consigli regionali di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Abruzzo e Puglia lanciarono una proposta di referendum popolare “a salvaguardia dell’Adriatico e delle sue coste” approvando all’unanimità un documento che impegnava tutte le assemblee legislative regionali d’Italia a chiedere l’abrogazione proprio dell’articolo 35 del “Decreto Sviluppo”.

Di quell’impegno non si è saputo più nulla. Così come sembra più lacunosa la posizione dei governatori di Basilicata, Puglia e Calabria che a partire dal 15 luglio 2015 – giorno della manifestazione di Policoro organizzata dagli stessi in difesa del mare – hanno dato vita ad una sorta di trattativa con il ministero dello Sviluppo economico per cercare di trovare un accordo.

Dal ministero fanno sapere che “i rappresentanti delle Regioni hanno manifestato la loro contrarietà all’avvio delle attività di prospezione e ricerca offshore nello Ionio e nell’Adriatico in quanto contraddittorie rispetto alle politiche avviate dalle stesse Regioni, chiedendo al Governo una moratoria di questi programmi”.

Il ministero si era impegnato ad approfondire questi temi annunciando un nuovo incontro con le Regioni che non hanno ancora deliberato nulla, in balia di dibattiti interni tra favorevoli e contrari.

La richiesta di abrogazione dell’articolo 35 del “decreto Sviluppo” si inserisce nel dibattito avviato a fine 2014 con l’impugnazione del decreto “Sblocca Italia” da parte di sette Regioni, cui si aggiungono i numerosi ricorsi presentati al Tar Lazio contro i decreti di compatibilità ambientale e contro il nuovo “disciplinare tipo” che rende operativo lo “Sblocca Italia”.

 

Paghiamo noi la luce di S.Marino e Vaticano

Rispondendo a un’interrogazione parlamentare, la ministra Guidi si é impegnata a comunicare quanta energia elettrica consumano San Marino e il Vaticano.

Sarà finalmente possibile sapere quanto ci costa, in bolletta,non lasciarli al buio perché il trasporto dell’energia lo paghiamo noi con le bollette.

Ma dovremmo pagarlo solo per l’energia effettivamente utilizzata dai due Stati.

Non sapendo neppure da che parte cominciare, anche perchè è un problema diplomatico, il Ministero ha affidato all’Autorità per l’energia “la definizione dei criteri per verificare l’utilizzo effettivo di energia elettrica avvalendosi anche delle imprese distributrici”.

In attesa che vengano definiti i criteri per verificare, sembra che l’impegno verso i due Stati sia di un TWh (miliardo di kWh) all’anno in totale, per un valore all’ingrosso di  50 milioni di euro, al dettaglio tre volte tanto, se fossimo in Italia.

Sarebbe anche interessante sapere da quanti anni dura questa situazione?

In Perù con le nostre bollette

In Perù Enel si aggiudica la concessione a produrre energia fotovoltaica ad un prezzo di 43€/MWh, che é il prezzo di borsa odierno in Italia.

Solo per merito degli incentivi in Italia chi produce energia fotovoltaica incassa dalle sette alle dieci volte quel prezzo.

Sono questi successi che rendono il consumatore italiano particolarmente orgoglioso.

Paghiamo noi la linea che non va

La linea di trasmissione elettrica Sorgente – Rizziconi, che collega la Sicilia al continente, è costata 700 milioni di euro, tutti pagati con le bollette, ma non é ancora in funzione.

L’iter burocratico per la sua costruzione inizia nel 2003 e nel tempo i vincoli ambientali si sono modificati. I piloni della linea, situati in comuni diversi, sono così finiti nel mirino degli ambientalisti, che ne hanno ottenuto il sequestro.

Il mancato utilizzo ci costa, ogni anno in bolletta, più di mezzo miliardo di euro perché la linea doveva trasmettere energia meno cara alla Sicilia, dove produrla costa invece molto di più e dove il prezzo é diventato politico, perché l’energia elettrica siciliana é stata commissariata dal governo.

Il destino della linea, i cui pali vengono  sequestrati uno alla volta, sembra sposare le resistenze isolane e condizionare le scelte del governo che concede la proroga di ulteriori 2 anni per il completamento definitivo dei lavori dell’elettrodotto al febbraio 2018.

Il decreto interministeriale di autorizzazione datato 20 febbraio 2009 poneva un primo limite di cinque anni per il completamento definitivo dei lavori, quindi inizialmente fissato al febbraio 2014, successivamente prorogato di due anni.

Se per fare una linea, essenziale come questa, ci vogliono dieci anni, e se ogni anno di ritardo garantisce ai produttori siciliani mezzo miliardo di euro, Terna non può restare fuori dalla torta e infatti ha chiuso il 2015 con ricavi per la prima volta sopra i 2 miliardi, a 2,07 mld contro i 1,996 mld del 2014, l’Ebitda sale a 1,53 mld contro gli 1,49 mld del 2014 e gli investimenti totali ammontano a circa 1,1 mld.

 

Una bolletta olandese

Un’utenza domestica da 10.000 kWh e 1.500 m3 di gas all’anno.

Due pagine per un conguaglio annuale, per luce e gas.

Ho visto conguagli italiani di gas di 40 pagine.

La bolletta olandese viene emessa dieci giorni dopo la lettura dei contatori.

Le voci sono quelle essenziali:

  • il prezzo unitario di fornitura;
  • la tassa regionale;
  • il coefficiente zonale del contenuto energetico del gas (euro/m3);
  • il trasporto, per 358 giorni.
  • la distribuzione, per 358 giorni.
  • il noleggio del contatore e il servizio di misura, per 358 gg.
  •  l’IVA

Il prezzo unitario è del 30% più basso del nostro, perché l’Olanda produce gas proprio.

L’unità di misura è quella indicata dal contatore, che l’utente può verificare: metri cubi.

Una bolletta spagnola

Come quella  francese, anche la bolletta  spagnola fattura luce e gas in un’unica pagina.

Da notare che:

  • la bolletta, datata 10 febbraio, conteggia i consumi effettivi di gas fino al 4 febbraio, e di energia elettrica fino al 28 gennaio. Quindi, tra la lettura dei contatori e l’emissione della bolletta passano pochi giorni.
  • viene addebitato il solo consumo effettivo e non vengono fatturati consumi stimati, presunti o futuri.
  • le voci di costo,tra gas e luce, sono in tutto 12.
  • il consumo di gas viene fatturato in kWh, unità di misura legale europea dell’energia.

Il fattore di conversione, tra i metri cubi di gas indicati dal contatore e i kWh addebitati, si ricava sul sito del fornitore.

Energia alla “francese”

La bolletta francese è molto semplice, mezza pagina.

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12 cents/kWh erano meno della metà di quanto pagavamo in Italia due anni fa.

L’energia elettrica francese è “nucleare”, a noi fa comodo e la importiamo da sempre; quasi il 15% di quella che produciamo.

Il risparmio energetico si realizza consumando meno e la bolletta francese aiuta il consumatore in questo senso.

Succede in inverno, per 18 ore al giorno e per 22 giorni, quando le centrali nucleari vanno in manutenzione e l’energia elettrica può costare anche sette volte di più, perché si produce con il gas.

Ma il consumatore viene preventivamente informato, oltre che dai media, anche tramite un apparecchio in cucina che segnala, con lampadine di diverso colore, il livello di prezzo applicato al momento.

Altra differenza con quello che succede in Italia riguarda il subentro di un’utenza gas, che a Parigi avviene così:

Il fornitore che subentra basa le bollette sul consumo dell’utente precedente e addebita al nuovo utente un corrispettivo fisso mensile per dieci mesi.

Il conguaglio, calcolato sul consumo effettivo, arriva all’undicesimo mese, dopo la puntuale lettura del contatore.

Sulla prima bolletta, inviata subito dopo il subentro, il fornitore indica la lettura del contatore dalla quale parte il nuovo contratto e addebita 17,23€ di spese per il subentro

Il subentro di un’utenza gas in Italia avviene così:

  • un subentro costa 90 € mentre un nuovo allacciamento ne costa 600, e senza aver ancora consumato il gas;
  • il conteggio del consumo riparte da zero a ogni subentro, così i prezzi lordi unitari sono più alti perché gli oneri di sistema, applicati su consumi medi iniziali inferiori, pesano di più;
  • tariffe, tasse e accise, applicate a diversi scaglioni di consumo, trasformano la bollette in rebus;
  • la lettura di chiusura contratto vaga per mesi tra distributore e fornitore e arriva all’utente precedente, quando ormai se n’era quasi dimenticato e non può più verificare;
  • stessa destino per la prima bolletta dell’utente subentrante;
  • casi di doppia bolletta per lo stesso consumo, da parte di fornitori diversi.

Il gas francese é fatturato in kWh, come in tutta Europa; il kWh é un’unità di misura legale, lo standard metro cubo, utilizzato in Italia,no!

Le dieci bollette mensili dell’utente francese sono uguali, a importo fisso e di una pagina.

Quelle italiane, normalmente bimensili, sono sempre più complicate, con una serie impressionante di numeri, basate su un consumo stimato, comprensive di anticipi e di rimborsi in itinere.

 

Il problema degli inverter

Gli impianti di produzione di energia elettrica s’interfacciano con la rete di trasmissione tramite le protezioni che, in caso di anomalie, staccano l’impianto dalla rete.  Succede se in rete manca tensione, oppure i valori di tensione e frequenza escono dalle bande nelle quali possono variare.

Molti tipi d’inverter – il dispositivo che trasforma l’energia elettrica da corrente continua in alternata – e, in particolare, quelli di bassa potenza, hanno la protezione integrata così l’impianto costa meno; con la protezione integrata, in caso di distacco, l’impianto resta così inutilizzato.

Per gli impianti di potenza superiore ai 20 kW, o dotati di più inverter, le protezioni non dovrebbero essere integrate, ma installate separatamente. Inoltre, per ogni connessione alla rete, sia i componenti che le procedure d’installazione dovrebbero essere conformi e certificati.

E qui nasce il problema: i costruttori d’inverter forniscono di tutto e di più, rendendo pressoché impossibile il controllo di oltre mezzo milione d’impianti, nati dal nulla, solo perché incentivati.

L’Autorità per l’Energia stabilisce i criteri d’installazione delle protezioni d’interfaccia, ma poi nessuno controlla.

Solo quando si rende conto che nessuno controlla, lancia l’allarme e scarica la responsabilità: “L’Autorità ha già provveduto a informare il Ministro dello Sviluppo Economico e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato affinché possa verificare se vi siano o vi siano stati comportamenti opportunistici e collusivi da parte dei costruttori dei sistemi di protezione di interfaccia”

In attesa delle risposte, ci chiediamo “le protezioni d’interfaccia servono a difendere la rete o il macchinario del produttore?”

Il tema andrebbe senz’altro approfondito perché l’impressione è che proteggano innanzi tutto la componentistica degli inverter, e cioè l’impianto del produttore.

Infatti, ad ogni richiesta di una loro maggiore elasticità (più estesi intervalli di funzionamento) i produttori seri lanciano grida di dolore, mentre per gli altri il problema neppure esiste, e qualsiasi patacca va bene.

L’inverter è costituito da componenti elettronici statici, che mal sopportano gli incrementi di corrente e così s’installa quello che costa meno.

Possibile che, con gl’incentivi elargiti a pioggia all’energia verde, nessuno si sia preoccupato degli aspetti tecnici connessi e si svegli solo ora?

Tutti si sono concentrati sui pannelli solari e sul loro rendimento ma nessuno dell’elettronica di potenza che è stata ampiamente sottovalutata, con gravose conseguenze nella gestione della rete.

Il tutto di nuovo a carico delle bollette e cioè su quelli che l’energia la comprano e non la producono.

 

Marketing aggressivo

Un lettore riceve con la posta elettronica una fattura.

Nessun riferimento del documento è valido: non il codice fiscale, né il numero del conto corrente e non è neppure un utente di Enel; la fattura ha un numero, presumibilmente falso e addebita il consumo di maggio e giugno.

Nel testo ci sono alcuni link che forse è pericoloso aprire.

L’indirizzo del mittente non è riferibile a Enel, anche se non si può escludere a priori qualche collegamento.

L’utente inesperto si preoccupa e chiama subito Enel dicendo che c’è un errore e magari comunica all’interlocutore il POD, il consumo, l’indirizzo o il codice fiscale.

Se lo fa è fregato!

Il governo ha deciso di abolire il mercato di maggior tutela e questo è un assaggio di cosa succederà.

Spetta ad Enel indagare su chi usa, indebitamente o meno, il suo nome.

Luce e gas come la benzina

E’ bene sapere cosa paghiamo, quando compriamo un litro di carburante.

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Un euro al litro di benzina mantiene il sistema: 50 litri dànno 50 euro al sistema.

Nessun fornitore di luce e gas vi informerà nello stesso modo: dovrete capirlo leggendo le bollette; non é impresa semplice perché il sistema é restio a dare queste informazioni.

Dicono da quest’anno sarà più facile perché tutte le voci di costo che non riguardano la materia prima – energia e gas – saranno raggruppate in un unica cifra e per quelli che la bolletta non la guardano, sarà una sorpresa.

Nessuna novità sull’IVA, che si continuerà a pagare sulle accise ma a chi paga ancora la guerra d’Etiopia non può importare di meno.

I valori percentuali della materia prima gas non si discostano da quelli dei carburanti ma per la luce il tendenziale é quello dei carburanti. 

Con la differenza che dell’autovettura possiamo fare anche a meno, del riscaldamento e della luce no.

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La capacitazione dei consumatori

Il termine “capacitazione” é un termine medico, utilizzato in urologia per gli spermatozoi, ma il presidente dell’Autorità per l’energia vuole essere ricordato per i suoi preziosi neologismi.

L’idea dell’Autorità era di rendere le bollette più semplici, dopo che la stessa le aveva trasformate in un delirio e quindi capacitare l’utente, facendogli capire come e quanto paga luce e gas.

La bolletta 2.0 presenta infatti solo miglioramenti grafici e si basa sull’assunto: “tanto non le leggono quindi basta scrivere quello che devono pagare”.

E infatti mancano le informazioni essenziali che, se richieste, vengono date a pagamento.

  • il dettaglio degli acconti versati: viene ri-accreditata un’unica cifra senza spiegazioni
  • un indicazione del consumo storico, che servirebbe per valutare gli altri fornitori

Nonostante il consumo venga conteggiato con un contatore elettronico, che doveva essere la Ferrari dei contatori, il deposito cauzionale e il RID, vengono ancora fatturati consumi futuri stimati.

Sparito il dettaglio degli oneri di rete che, nel mio caso, rappresentano il 51% della bolletta.

Migliore il dettaglio di IVA e accise che serve solo ai commercialisti, e nel mio caso é il 15%.

Tanto rumore per nulla quindi! Se volete  sapere davvero quanto consumate, é meglio leggiate i contatori.

Dal confronto con le bollette europee, pubblicate nel blog, non si comprende perché il consumatore italiano continui ad essere trattato come un imbecille da capacitare.

I rischi del fracking

Arsenico, benzene, formaldeide, piombo e mercurio sono solo alcune delle sostanze tossiche trovate nei fluidi utilizzati per il fracking – fratturazione idraulica – finiscono nelle acque reflue e possono quindi rappresentare gravi rischi per la salute.

Ma per Nicole Deziel, esperta di salute ambientale all’Università di  Yale, l’elenco sarebbe più lungo perché alcune sostanze chimiche sono note solamente alle imprese che operano nel controverso processo di perforazione, che spara acqua pressurizzata nelle rocce per liberare gli idrocarburi.

Negli Stati Uniti hanno deciso che lo shale gas é il futuro, mentre in Inghilterra cominciano a porsi il problema dei terremoti.

 

Disastro in California

Sotto silenzio quello che potrebbe rivelarsi uno dei peggiori disastri ambientali degli ultimi anni, paragonabile all’incendio della piattaforma Orizon nel golfo del Messico, dove bruciò petrolio per tre mesi.

Questa volta non ci sono fiamme , ma una “invisibile” perdita di metano da un impianto di stoccaggio sotterraneo in California.

Quando brucia, il metano é il meno inquinante di qualsiasi altro combustibile, ma se viene liberato nell’aria senza bruciare, ha un effetto disastroso sul riscaldamento globale, decine di volte maggiore della CO2.

Dallo scorso 23 ottobre, ogni ora vengono liberati nell’aria 80.000 m3 di metano (una famiglia tipo italiana ne consuma 1400 in un anno).

Migliaia di famiglie evacuate e un danno incalcolabile per l’ambiente fanno capire che ogni tipo d’impianto, che si tratti di una centrale nucleare, di una piattaforma petrolifera o di uno stoccaggio, è soggetto a incidenti, che possono essere più o meno probabili, e che la scelta dei siti deve tener conto di tali eventualità.

Basterebbe sapere quanti sono nel mondo gli stoccaggi di gas e verificare i criteri di sicurezza.

L’impianto di Aliso, scelto negli anni ’70 come stoccaggio, è troppo vicino a Los Angeles.

Comunque l’intera filiera del metano è soggetta a perdite che non possono essere evitate, eppure si parla solo di CO2.

Le bollette creative

Facciamo poco caso alle bollette di acconto, che ci addebitano consumi stimati; sono di poche decine di euro, inutile perderci tempo.

Più attenzione dovremmo dedicare alla bolletta di conguaglio, un vero rompicapo. Dovremmo verificare che vi siano ri-accreditati gli acconti, esercizio  peraltro non semplice.

Sorprende che nell’indicare il consumo storico non si tenga conto degli acconti e ci si chiede a cosa serva una bolletta così.

Il mio contratto risale al ’79, il mio fornitore sa esattamente quanto consumo in un anno, perché mi addebita poche decine di euro.

Le bollette di acconto e quelle di conguaglio non mi aiutano a capire quanto consumo. Perché il consumo storico della bolletta non é quello corretto.

Nel mio caso i prezzi unitari non sono mai coerenti: mi vengono fatturati consumi irreali a prezzi irreali che vanno da 77 cent/m3 a 2,12€/m3.

Mi chiedo allora a chi serva una tale contabilità creativa che tiene in sospeso enormi partite di gas, da fatturare magari dopo anni, e ritarda crediti e con essi utili,accise e imposte.

Possibile che la Guardia di Finanza non se ne sia accorta?

Paghiamo noi l’interconnector

Pessime notizie per i consumatori per la vicenda interconnector.

In attesa che gli elettrodotti vengano realizzati, il servizio tornerà alla sua originale forma di mera compensazione finanziaria dei differenziali di prezzo tra il mercato elettrico scelto dai beneficiari e quello italiano.

Il servizio di import virtuale consiste nella messa a disposizione, delle industrie energivore aderenti, di quantitativi di elettricità acquistata su mercati elettrici esteri da esse prescelti; l’energia viene recapitata alle società aderenti come se fossero operative le interconnessioni fisiche.

Il costo dell’operazione é a carico delle nostre bollette; e doveva scadere l’anno scorso perché, nel frattempo, avrebbero dovuto essere realizzati gli elettrodotti.

Ma invece nulla é stato fatto e, su proposta del senatore Mucchetti, il servizio virtuale é stato prorogato fino al 2021.

Cioè, con le nostre bollette, aiuteremo le società energivore a pagare meno l’energia come se potessero importarla attraverso elettrodotti che si sono impegnate a realizzare, ma che per altri cinque anni, non realizzeranno.

 

Il contatore elettronico francese

Dopo anni di prove su piccole reti pilota, parte in Francia il programma Linky che prevede la sostituzione di 35 milioni di contatori di energia elettrica.

In Italia siamo stati molto più bravi: dai primi anni duemila funzionano decine di milioni di contatori intelligenti che non sono mai stati omologati da nessuno, come la legge invece imponeva.

Così abbiamo pagato con le bollette miliardi di euro a Enel per farci misurare energia elettrica da contatori illegali dei quali non conosciamo il funzionamento, non riusciamo a provarli in un contraddittorio legale, né, in molti casi,riusciamo a leggerli perché il visualizzatore é spento.

Quando lo facciamo notare ci raccontano che, anche se non si legge nulla sul contatore, c’è qualcuno che li legge da remoto ma quel dato invece non ha alcun valore legale perché é il dato che il consumatore legge sul contatore a valere.

In compenso chi legge i nostri contatori da remoto conosce i nostri consumi e chissà quante altre informazioni sensibili.

In Italia i contatori sono nati dal nulla nel 2001 e li hanno installati in gran fretta, e prima che una Direttiva Europea del 2004, recepita in Italia solo nel 2007, ne stabilisse i criteri di omologazione e immissione sul mercato.

I contatori italiani non sono mai stati omologati e quindi sono illegali.

Ma il vero scandalo é che, per legge, “potranno continuare a funzionare fino a quando verranno rimossi”.

Nel frattempo vengano sequestrati.

Fabbricati in Cina dall’Enel, che nel 2001 produceva tutta l’energia elettrica italiana, furono imposti proprio per questo senza problemi e ancora oggi  il protocollo di comunicazione dei dati é saldamente nelle mani di Enel, monopolista della distribuzione.

Il sistema francese  (ndr. aprire il menu alla voce linky) vieta la trasmissione dei dati personali, che devono essere criptati e che restano di proprietà del consumatore, o il distacco da remoto senza l’intervento di un tecnico. I contatori saranno prodotti in Francia.

Recentemente Enel ha deciso di sostituire 40 milioni di contatori, infilandosi nel piano del governo per la banda larga e, come 15 anni fa, il consumatore non sa nulla.

Il ministero, a cui compete la metrologia legale, latita da sempre e l’Autorità per l’energia tenta di cavarsela con inutili documenti di consultazione.

Le associazioni dei consumatori vengono chiamate da Enel ma non capiscono nulla.

Così, tra pochi mesi, riceveremo una lettera, come quella di 15 anni fa, dove ci diranno che non possiamo opporci alla sostituzione perché lo dice l’Autorità ma quelli che vorranno approfondire l’argomento scopriranno che non é sufficiente.

I tedeschi hanno ancora quello quello di tipo elettromeccanico, con la rotella che gira.

Il conguaglio

Arriva una bolletta di 3.000 €, le precedenti sono state sempre pagate e quindi mi chiedo cosa sia successo.

Tre pagine di conteggi incomprensibili, i consumi sembrano risalire a tre anni prima.

Termini incomprensibili quali ore di picco, corrispettivo di sbilanciamento, perdite rete ore di fuori picco, dispacciamento….. una serie di importi sommati e sottratti senza alcun senso.

Chiedo spiegazioni e il servizio clienti mi spiega che si tratta di un conguaglio.

Mi chiedo perché ci hanno sostituito i vecchi contatori con quelli elettronici, facendoceli anche pagare e raccontandoci un sacco di balle.

Anche con i nuovi contatori elettronici arrivano i conguagli e

Non é cambiato nulla:per mesi,o anni,consumi stimati e poi, inesorabile,il conguaglio!

La bolletta da 3000 € arriva per posta, esattamente il giorno prima della scadenza del pagamento.

Il fornitore che deve avere la coscienza sporca, e senza che nessuno glielo abbia chiesto, propone subito una dilazione di pagamento senza interessi, di dieci rate.

Pago e dopo venti giorni arriva un’altra bolletta di 600 €. 

Il servizio clienti mi spiega che la bolletta comprende il consumo, presunto, ma mi vengono accreditate delle agevolazioni che, per errore, non erano comprese nella maxi bolletta da 3.000€.

Ora, chi mi dice che i conteggi sono corretti? Se il fornitore ha sbagliato una volta, come ammesso, può sbagliare ancora? Come controllo? Chi mi tutela?

Nessuno!

 

 

 

Quale futuro per il gas?

Siamo stati tra i primi utilizzatori di gas naturale in Europa e ci siamo sempre affidati ai gasdotti più che al trasporto via nave.

Con tre impianti, del tutto sottoutilizzati, saremmo quarti per capacità di rigassificazione, dopo Spagna, Uk e Francia.

Il terminal di Panigaglia é entrato in servizio nel 1971, con una capacità annua di 3,5 miliardi di metri cubi; nel 2009 quello di Rovigo, da 8 mld mc e nel 2013 quello di Livorno da 3,5 miliardi.

La capacità totale dei tre impianti vale un quarto delle importazioni del 2014.

Negli ultimi due anni, Rovigo ha lavorato al 50% e gli altri due sono rimasti fermi.

Come per le centrali elettriche che, anche se inutilizzate restano a disposizione e quindi a carico delle bollette, anche per questi impianti il consumatore paga anche se rimangono fuori servizio.

I consumi nazionali di gas sono tornati ai livelli degli anni novanta; c’é abbondanza di gas via tubo, che deve essere pagato anche se non lo si ritira, ma costa meno di quello che arriva via nave.

Con notevole fiuto, l’Autorità per l’energia aveva da poco agganciato il prezzo del gas a quello del mercato spot del GNL, con il brillante risultato che il gas d’ora in poi ci costerà di più.

I tre rigassificatori vengono così salvati da un decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 2013, per fare fronte a eventuali emergenze stagionali: ogni anno viene selezionato un importatore che si impegna a scaricare un carico di GNL, mantenendolo a disposizione durante l’inverno, per ritirarlo a primavera nel caso non venga impiegato.

Pochi giorni fa lo scarico di 90 milioni di m3 al terminal di Rovigo. Le punte massime di consumo giornaliero nazionale nei  casi di freddo eccezionale hanno raggiunto i 450 milioni di m3.

Con questo scenario non si comprende come possano ritornare attuali i progetti dei nuovi terminali, autorizzati ma rimasti sempre sulla carta, di Porto Empedocle, Gioia Tauro e Falconara e non si realizzazi invece un terminal in Sardegna.

Quale il futuro del gas senza importanti decisioni politiche sul suo uso alternativo, come per il trasporto pesante o la propulsione navale?

Il governo specula con i nostri soldi

Un pasticcio passato sotto silenzio scaricato sui consumatori.

E’ accaduto lo scorso luglio, responsabile l’Acquirente Unico, la società pubblica che acquista energia elettrica sul mercato per conto dei clienti domestici e delle imprese in regime di maggior tutela, che verrà abolita dal 2018.

L’Acquirente Unico (AU) dipende, attraverso il GSE – il Gestore dei Servizi Elettrici – dal ministero del Tesoro ma, di fatto, opera sotto l’ala del Ministero dello Sviluppo Economico.

E’ un trader a tutti gli effetti, che opera sulla base delle previsioni di fabbisogno dei clienti.

Essendo pubblico, non dovrebbe speculare e invece le previsioni di luglio sono state infatti disattese in toto e, non avendo provveduto per tempo alle opportune coperture, AU é stato costretto ad acquistare in extremis energia elettrica a prezzi nettamente superiori.

Visto il caldo di luglio, la domanda é aumentata così come il prezzo che é schizzato a più del doppio del mese precedente.

Sui complessivi 6,3 TWh  (milioni di MWh) di energia acquistata a luglio, uno é stato acquistato per ricoprirsi a prezzi ben superiori ai 100€/MWh.

Un salasso tale da anticipare l’eliminazione dell’AU e senza aspettare il 2018!