Arera sinallagmatica

Vale solo quello che leggete sul contatore!

Definizione di sinallagma: nel legame, nel nesso di reciprocità che unisce una prestazione all’altra per quanto riguarda alcune categorie di contratti.

Il contratto di fornitura di energia elettrica, o di gas naturale, è un tipico contratto “a misura” cioè il corrispettivo viene addebitato in base al dato di consumo letto sul contatore.

Per ARERA – regolatore del mercato elettrico – sembra non sia così! E oltretutto ARERA interviene su un tema non di sua competenza, cioè la metrologia legale che compete invece esclusivamente al MISE – Ministero dello Sviluppo Economico e sue successive denominazioni.

Una delle voci di costo delle bollette è proprio la “gestione del contatore”, che i distributori incassano proprio per misurare e quindi, se il contatore non misura correttamente, se è difettoso o se é impostato male, ne devono rispondere i distributori e, se sulla base di misurazioni errate, il fornitore incassa il non dovuto, l’utente non solo non dovrebbe pagare il non dovuto ma neppure il servizioo di misurazione, che fa parte della voce “gestione del contatore”. e il corrispettivo non dovrebbe essere pagato.

In merito Arera si esprime così:

Fai clic per accedere a 00000024.pdf

“Con la delibera 3 dicembre 2019, 498/2019/E/eel, “Decisione del reclamo presentato da Fontel S.p.A. nei con- fronti di e-distribuzione S.p.A.”, l’Autorità ha rilevato che l’impresa distributrice deve garantire la corretta instal- lazione e manutenzione degli apparecchi di misura e il corretto valore delle misure messe a disposizione degli aventi diritto; pertanto, costituisce inadempimento ai suddetti obblighi l’applicazione di una errata costante di lettura K ai prelievi rilevati dal misuratore. Tuttavia, siffatto errore non inficia, sotto il profilo regolatorio, la corret- tezza della ricostruzione dei consumi derivante dalla giusta applicazione della costante di lettura; ciò in quanto l’errore non è dipeso dal malfunzionamento del misuratore, bensì da un’errata moltiplicazione delle letture da parte del sistema informatico del gestore. Tale errore ha comportato una mera attività di ricalcolo dei consumi realmente prelevati dal misuratore, riflettendo così il carattere sinallagmatico delle obbligazioni contrattuali in atto. L’Autorità ha precisato, inoltre, che i soggetti aventi diritto alla prescrizione biennale per i consumi energe- tici sono individuati esclusivamente dall’art. 1, comma 4, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 e che la disciplina prevista dalla delibera 11 aprile 2018, 264/2018/R/com opera anche in presenza di un cliente finale connesso in media tensione”

La “costante di lettura” non fa parte di alcun documento contrattuale mentre la legge è cristallina: il dato fide-facente la transazione è unicamente quello indicato sul contatore, quello che viene letto dal consumatore, e non quello che viene moltiplicato per coefficienti ignoti o costanti di lettura.

Coefficienti e costanti ignoti al consumatore alla firma del contratto.

Secondo Arera, “tale errore ha comportato una mera attività di ricalcolo dei consumi realmente prelevati dal misuratore, riflettendo così il carattere sinallagmatico delle obbligazioni contrattuali in atto“.

Affermare che non ci sia nulla da eccepire “sotto il profilo regolatorio” è del tutto gratuito, come è inutile che un consumatore, alle prese con questo problema, debba tentare di “conciliare” alla presenza di Arera.

La crisi energetica del 2022

L’impreparazione dei nostri governi é stata fatale

Colpita soprattutto l’Italia, che dipende fatalmente dall’estero e che riaccende le centrali a carbone, in attesa di un inverno che potrebbe diventare complicato.

I rincari delle bollette sono stati in parte ridotti con la sospensione dal pagamento della voce “oneri di sistema”, con i quali vengono finanziate le energie rinnovabili e tutta una serie di attività che con l’energia elettrica hanno poco da spartire.

Va peggio con il gas: milioni di italiani che lo utilizzano per scaldarsi riceveranno, a parità di consumi, bollette triplicate.

Il governo ha intenzione di tassare gli extra-profitti delle società che in questi mesi hanno speculato sull’emergenza ma il provvedimento, ammesso che vada in porto, avrà effetto solo l’anno prossimo.

La relazione annuale che il regolatore – Arera – presenta al Parlamento evidenzia che l’importazione di gas naturale avviene in base a contratti pluriennali indicizzati al prezzo del petrolio.

Ma non sono indicizzati a quel prezzo i contratti con i quali l’importatore rivende il gas a valle, che si basa sul TTF della borsa di Amsterdam, un dato estremamente volatile perché si applica a quantità esigue.

Il rapporto che si stabilisce tra importatore e clienti è quindi essenzialmente finanziario, e non più fisico, e gli operatori possono scambiarsi più volte le stesse partite di gas a prezzi sempre più elevati, facendo così lievitare artificialmente il prezzo al consumo.

Nel 2020 il meccanismo ha fatto sì che, a fronte di una immissione nella rete nazionale di 70 miliardi di metri cubi di gas, siano state scambiate partite di gas per circa 368 miliardi, cinque volte le quantità fisiche.

Permettere il giochetto in tempo di guerra è stato devastante!

Il cliente finale paga poi un prezzo ancora maggiore, che include i ricarichi e il costo del trasporto del gas in rete.

Il costo del gas naturale indicizzato al Brent (prezzo pagato dagli importatori) è passato così dai 22 centesimi al metro cubo standard del gennaio 2021 ai 53 del giugno 2022.

L’incremento dovrebbe riguardare solo il gas contrattualizzato a giugno 2022, non quello contrattualizzato in precedenza.

Invece nello stesso periodo il prezzo TTF (applicato dall’importatore a intermediari e distributori) passa da 0,22 a 1,30 €/smc, con un rincaro del 489%.

In questo modo il prezzo pagato dall’utenza non ha più alcun rapporto con quello pagato dall’importatore.

Per spezzare la catena speculativa sarebbe sufficiente obbligare gli importatori a fissare il prezzo di vendita del gas in base ai prezzi di acquisto, pur sommandovi un adeguato profitto di impresa.

Si potrebbe inoltre vietare l’accesso al mercato ai troppi che svolgono esclusivamente attività di intermediazione: 250 soggetti, tra grossisti, venditori e operatori misti.

Ma evidentemente la decisione scontenterebbe quanti da anni in Italia speculano liberamente sul gas sotto il “monitoraggio” consenziente di Arera, ricavando margini che, secondo alcuni magistrati, andrebbero in parte a finanziare la politica.

E così anche il governo, anziché imporre i necessari correttivi in sede nazionale, preferisce ricorrere alla Commissione Europea chiedendo a marzo di fissare un tetto al prezzo massimo del gas.

Non ricevendo alcun riscontro, a fine di giugno chiede una riunione del Consiglio Europeo da tenersi a luglio sul tema energetico.

Ma il Consiglio si limita ad invitare la Commissione a produrre uno studio entro settembre per discuterne nel Consiglio di ottobre.

La formula utilizzata è la seguente: “Il Consiglio europeo ribadisce il suo invito alla Commissione ad esplorare con i nostri partner internazionali i modi per contenere l’aumento dei prezzi dell’energia, compresa la possibilità di introdurre tetti temporanei ai prezzi delle importazioni dell’energia, dove appropriato”.

Successivamente il governo punta sulla diversificazione delle forniture, avviando una vera e propria questua di gas “virtuale” in Angola, Congo e Mozambico.

Virtuale perché la risposta è sempre la stessa “se volete il gas venite a scavare”.

Quindi adesso speriamo sul gas che proviene dall’Algeria, che già fornisce circa il 30% del fabbisogno italiano. L’aumento previsto dovrebbe essere di 3 miliardi di m3 nell’immediato, che diventeranno 6 miliardi nel 2023 e 9 miliardi successivamente.

E così le chiavi della nostra economia passeranno dalle mani della Russia a quelle dell’Algeria, paese dove anche i russi scavano da anni e ad alta instabilità politica,

.Alla fine giugno il fallimento della politica energetica italiana è conclamato. Carlo Calenda, leader di Azione e fresco vincitore delle elezioni amministrative di Roma, rilancia il nucleare, invitando il governo a rivalutare l’opzione.

Ma la proposta cade nel vuoto: i tempi del nucleare vanno ben oltre la scadenza della legislatura, e i politici italiani preferiscono decidere giorno per giorno e solo nella logica dell’emergenza; il futuro del paese è argomento che affronteranno altri.

A proposito di futuro, c’è chi rammenta che la nuova crisi energetica deriva anche dalle improvvide decisioni assunte dopo Chernobyl e dopo Fukushima.

Grazie a quelle decisioni (“il metano ti dà una mano”) le chiavi del nostro sistema elettrico (e della nostra economia) sono passate dalle mani di chi ci forniva il petrolio negli anni Settanta a quelle di chi ci fornisce oggi il gas naturale, senza che i governi che si sono succeduti abbiano fatto alcunché per riorientare le scelte, limitandosi ad accettare supinamente le follie che Bruxelles e gli ambientalisti ci hanno imposto sulle fonti rinnovabili.

Senza considerare il fatto che gli altri partner europei potevano pagare quelle follie grazie alle sostanziose quote della produzione elettrica affidate al nucleare e al carbone.

Nel 2022 il sistema elettrico italiano si trova ancora nell’occhio del ciclone.

Eppure siamo ancora costretti ad ascoltare imbecillità come “il nucleare non avrebbe risolto il problema” oppure “tutto ciò accade perché non abbiamo investito abbastanza sulle fonti rinnovabili”.

Le comunità energetiche

Tra pochi giorni Arera aggiornerà le tariffe dei contratti in tutela e, a meno dei soliti giochi di prestigio, sarà una bella botta.

D’altro canto, nulla è stato fatto in questi anni per migliorare la situazione con il risultato che, quando scende la materia prima aumentano gli oneri di sistema e quando la materia prima sale, come nell’ultimo anno, la bolletta esplode.

Il governo non è interessato al tema bollette e alla difficoltà di pagarle per milioni di consumatori.

Promette invece incentivi a pioggia senza dire chi li pagherà e così, magari dopo mesi o anni, ce li troveremo in bolletta.

Un decreto del MISE promuove l’autoproduzione dell’energia elettrica nelle c.d. “comunità energetiche”.

I governi che si succedono alla guida del paese, vedono solo il lato “onirico” della medaglia, quello dell’ambiente più sano delle rinnovabili e, più attuali, dell’idrogeno o del biometano.

Meglio quindi ricordare il passato per capire cosa ci riserva il futuro.

Il decreto arriva quindici anni dopo il “primo conto energia“, al quale ne sono seguiti altri quattro, con il risultato che oggi paghiamo oneri di sistema per 13 miliardi ai produttori di energia rinnovabile.

Sono cifre importanti: verificate la voce “oneri di sistema” sulle vostre bollette e moltiplicatela per le decine di milioni di consumatori. Oppure dividetela per i kWh consumati.

Gli ultimi “conti energia” risalgono al 2014 e avevan una durata ventennale, estesa da Renzi a 25.

Siccome più di 600 mila impianti di energia rinnovabile, sparsi per tutta la penisola, sbilanciano la rete, sono già previsti 15 GW di potenza convenzionale a gas per ri-bilanciarla.

Lo scherzetto vale un miliardo di euro che verrà spalmato in bolletta ma nessuno lo dice, come nessuno dice che le bollette aiutano ogni anno Alitalia, Alcoa, Ilva e i monopolisti storici come Terna,Enel,Smam etc.

Il comunicato del MISE sulle comunità energetiche:

Il provvedimento rende, infatti, operativa una misura introdotta nel dicembre 2019 con il decreto Milleproroghe, che anticipando l’attuazione di una direttiva europea consente di costituire l’autoconsumo collettivo, attivabile da famiglie e altri soggetti che si trovano nello stesso edificio o condominio, e le comunità energetiche, a cui possono partecipare persone fisiche, PMI, enti locali, ubicati in un perimetro più ampio rispetto a quello dei condomini

In Germania le comunità energetiche esistono da sempre e gli impianti sono stati realizzati in base alle loro necessità.

Da noi no, impianti a pioggia dappertutto tanto pagano le bollette!

Anche in questa occasione il rischio è che si formino società di scopo che installino potenze superiori alle reali necessità locali, proprio per riversare in rete l’eccesso di energia, facendoselo pagare il doppio del prezzo di mercato.

E quali sarebbero le ragioni per stabilire, adesso, il prezzo del surplus di energia prodotta, se non per dare la possibilità di sovradimensionare gli impianti, invece di calibrarli sull’effettiva domanda locale?

È un nuovo CIP6 , che ancora,dopo trent’anni continua ad elargire incentivi ai produttori, prelevandoli dalle bollette?

Anche i conti energia limitavano la potenza degli impianti a 1 MW, ma poi abbiamo visto come sono andate le cose con le aggregazioni fittizie e la creazione di impianti monstre, specialmente al sud.

Accorgersi che molti ne approfittano non è facile anche perche i controlli, dopo anni, si fanno così.

Una priorità del nuovo governo era affrontare il problema degli oneri di sistema delle bollette con l’obbiettivo di ridurli.

Con questo decreto, si va nella direzione opposta e così, prima di metterli in bolletta, il presidente di Arera può gridare, a vuoto, in Parlamento che gli oneri di sistema sono troppi.

La commedia è sempre la stessa dove, al governo, tutti recitano la propria parte con la certezza che, alla fine, arrivano consumatori con i soldi.

Misurazioni errate e coefficiente K

Una delibera dell’Autorità per l’energia si pronuncia in merito ad alcuni casi di errata misurazione di energia elettrica.

Nessun degli addetti sembra fare correttamente il proprio lavoro:

  1. il distributore di energia elettrica rileva, e trasmette per anni al fornitore dati di consumo errati – la metà del reale consumo – per sua colpa evidente e, quando finalmente se ne accorge, presenta il conto;
  2. il fornitore, che deve fatturare il maggior costo al suo cliente, non sa come giustificarlo e sporge reclamo all’Autorità. Nella prassi, il fornitore prende sempre per buono quanto gli viene comunicato dal distributore: come si vede, un errore madornale perché ne risponde sempre lui al cliente!
  3. l’Autorità fa da paciere, allargandosi però su problematiche di metrologia legale che non le competono come contatori illegali, installati o rilevati male, coefficienti K: temi che hanno conseguenze economiche rilevanti, visti i consumi dei casi in esame.
  4. il Ministero, cui compete la metrologia legale, legge e tace invece di pronunciarsi su coefficienti che andrebbero sicuramente capiti e legalizzati. Com’è possibile che ci siano contatori in funzione dove é necessario moltiplicare il consumo per un coefficiente “K”? Sono o non sono legali?

Da notare la grottesca autodifesa del distributore: “i vostri clienti, furbetti, sapevano benissimo che consumavano più di quello che io misuravo, ma si sono ben guardati dal dirlo”.

clienti, furbetti o meno, che pagano da anni energia elettrica misurata da sistemi illegali, non denunciano la situazione perché gli allegati della delibera vengono secretati dall’Autorità; non potranno quindi che continuare a pagare, anche se a rate.

Sicuri che i casi, come quelli presi in esame, siano solo 113 in tutta Italia?

 

Il ricalcolo dei consumi

Un lettore segnala il suo caso di ricalcolo dei consumi tutt’altro che chiaro, che può essere spiegato solo ricorrendo all’esempio del salumiere:

“Signora, in merito al prosciutto che le vendo ogni giorno dal 2011, volevo dirle che credevo che la bilancia funzionasse bene e invece mi dicono solo ora quelli che la leggono da sei anni, che non è così. Per sei anni ho creduto di venderle ogni giorno un etto di prosciutto ma mi accorgo solo ora che pesava un etto e dieci grammi e quindi ora, dopo sei anni, mi deve pagare i dieci grammi in più per ogni suo acquisto degli ultimi sei anni. Se vuole, può pagarmi a rate”

La bolletta certifica come reale la lettura del 2011 e da qui parte il ricalcolo.

Questo è solo un esempio del sistema perverso utilizzato per la misurazione dell’energia elettrica che, come si nota dalle letture successive indicate nella bolletta, continua a basarsi su consumi stimati, nonostante l’utente paghi il corrispettivo della gestione del contatore che, associato al trasporto, vale in questo caso 355€.

Perché tutta questa attività di recupero credito proprio adesso? Perché, con il  mercato libero alle porte, bisogna mettere a posto i numeri e chissenefrega se non ho letto i contatori per sei anni anche se venivo pagato per farlo.

I casi di ricalcolo sono numerosi.

D’altro canto la stessa TERNA conguaglia, a suo piacimento, gli sbilanciamenti tenendo in scacco le società di trading.

#contatorillegali

La Cassazione sui consumi anomali

L’ordinanza della Corte di Cassazione – Cass. civ. Sez. III, Ord., (ud. 15-03-2018) 19-07-2018, n. 19154 – tratta un caso di  consumo anomalo di acqua.

La Corte stabilisce che, in caso di contestazione, è il gestore del servizio a dover fornire in primo luogo la prova del corretto funzionamento del contatore e l’utente può quindi limitarsi, in prima battuta e ove lamenti un non corretto computo dei propri consumi, a denunciarne il cattivo funzionamento.

Spetta quindi al gestore dimostrare il corretto funzionamento del sistema di misurazione, attività che non può essere illegittimamente addossata all’utente.

In tema di contratti di somministrazione, la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità, sicchè, in caso di contestazione, grava sul gestore l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante, mentre l’utente deve dimostrare che l’eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo.

Le conclusioni della Corte, se applicate ai contratti di fornitura di energia elettrica, dove il gestore  non fosse  in grado di dimostrare lo stato di legalità, dei contatori o dei sistemi di misurazione, potrebbero riaffermare i diritti dei consumatori.

 

 

Sistemi di misura illegali

La metrologia legale, che garantisce la correttezza delle transazioni, compete al Ministero dello Sviluppo Economico. La regolazione dei mercato dell’energia elettrica compete all’autorità per l’energia, ora ARERA.

Da più di dieci anni, l’Autorità per l’energia viene coinvolta in attività che non le competono mentre il Ministero latita con idee confuse.

Davide Crippa – senatore e sottosegretario al MISE – da deputato aveva presentato varie interpellanze in merito allo stato di legalità dei contatori di energia elettrica, sia all’Autorità (aeegsi) che al Ministero (mise).

Nonostante risposte evasive o errate, decine di milioni di contatori, per miliardi di euro scaricati sulle bollette, continuano a essere sostituiti.

Oltretutto l’Autorità per l’energia andava chiaramente oltre le sue funzioni istituzionali, rispondendo su temi che non le competono. la confusione di ruoli dura da un decennio.

Tutte le risposte erano contrarie al dispositivo di una sentenza della Corte di Giustizia Europea la quale stabiliva – e non per i contatori di energia elettrica  – che la connessione di uno strumento di misura a un sistema di tele-gestione da remoto integra la fattispecie di un sistema di misurazione, il quale, per le vigenti leggi metriche italiane, deve essere legalizzato.

L’ufficio legislativo del MISE, e non la Direzione competente, scrive invece che il sistema di misurazione non è oggetto della Direttiva Comunitaria MID, negando che proprio la direttiva prevede le misure di sicurezza della formazione del dato di consumo, a tutela del consumatore.

E’ lecito quindi chiedersi a cosa serva il contatore se non per gli interessi dei distributori di energia elettrica e gas che hanno deciso di sostituire i contatori, solamente perché pagati dalle bollette.

I distributori non mettono a disposizione degli Organismi di Vigilanza le caratteristiche delle interfacce dei sistemi di misura, dei protocolli utilizzati per la trasmissione dei dati di consumo né, soprattutto, dei criteri di tutela atti a impedire la modifica dei parametri di misurazione da remoto.

Possibile che il MISE ignori che la gestione di un contatore da remoto viola pacificamente i requisiti essenziali della Direttiva MID ?

Stanno sostituendo, a nostre spese anche se raccontano che é tutto gratis, gli strumenti con i quali ci misureranno gas e luce per i prossimi quindici anni e il minimo che possiamo pretendere é che la transazione sia legale, cosa che nessuno può invece garantire.

Furbetti e morosi

Arera – nuovo nome dell’Autorità per l’energia – scarica su tutti gli utenti, parte degli oneri di sistema che i fornitori non incassano dai clienti morosi.

In sostanza, Arera attua quanto disposto da una serie di sentenze, di TAR e del Consiglio di Stato, che hanno confermato che non si può imporre ai venditori di assumere l’intero rischio finanziario che deriva dal mancato incasso, da parte dei clienti morosi, degli oneri generali di sistema.

Fino ad ora, i venditori riscuotevano le relative componenti delle bollette, anticipandone il versamento alle imprese di distribuzione, alla Cassa Conguaglio e al GSE, che le distribuiscono poi ai destinatari, che per la maggior parte sono i produttori di energia da fonti rinnovabili.

Il meccanismo proposto ora da ARERA vorrebbe rappresentare una soluzione, peraltro non definitiva, per la tenuta economica del sistema: una parte degli oneri verrebbe quindi posta a carico di tutti gli utenti.

Il fenomeno del “non pago”  – 1,2 milioni di sospensioni per morosità solo nel 2016 – si sarebbe potuto facilmente evitare se il regolatore fosse intervenuto, per tempo e in modo incisivo, sulla procedura di switching da un fornitore all’altro, per evitare il c.d. turismo energetico.

Non averlo fatto ma aver mantenuto invece milioni di consumatori nella completa ignoranza, costretti oltretutto a scegliere a breve un nuovo fornitore, ha reso il mercato preda di venditori senza scrupoli, nati dal nulla e dei quali manca tuttora una lista certificata, interessati solamente a incrementare il numero di clienti, morosi e non, con il risultato che pagheremo noi anche per quelli che non pagano.

Comunque, tra inadempienze dei venditori e morosità di milioni di utenti, tutti pagheranno, secondo ARERA, il 2% degli oneri di sistema e cioè 280 milioni di euro.

Ma questa resta solo una stima, basata su un valore degli oneri di 14 miliardi annui del 2016 quando invece ammontava già a 16 miliardi: del 2018 nessuno sa ancora nulla!

 

 

 

 

Baumgarten

A seguito dell’incidente all’impianto di Baumgarten in Austria, é stato sospeso il passaggio del gas russo essenziale, in questa stagione, per scaldarci e produrre.

Nel corso della giornata successiva all’esplosione, si sono succeduti scomposti comunicati degli addetti ai lavori che si sono conclusi solo nel pomeriggio con la dichiarazione dello stato di emergenza, generando forti turbative sul mercato del gas e distorsioni di prezzo a favore non si sa ancora di chi, tant’è che l’Autorità per l’energia ha aperto un’inchiesta.

Di primo mattino, il ministro Calenda dà la colpa a Emiliano e alla mancata costruzione del TAP e preannuncia, senza peraltro dichiararlo, lo stato di emergenza.

Secondo De Scalzi, AD di ENI e l’unico in grado di valutare i danni in tempo reale: “…se finisse domani non è un problema, se dura qualche giorno o settimana lo possiamo compensare. Tra gli addetti ai lavori non c’è allarmismo”

E’ ovvio che, se é emergenza va dichiarata subito in caso contrario si tace e si aspetta di capire cos’é successo, si attendono le valutazioni dei danni e s’incomincia a prelevare gas dagli stoccaggi, perché gli stoccaggi sono lì apposta per queste emergenze.

Ovviamente se c’è gas negli stoccaggi, ma questo è un segreto di stato.

Il prezzo che si paga quando si preleva gas dagli stoccaggi è “amministrato” , con un massimo di 82,28 €/m3.

Durante la giornata, il prezzo degli scambi si é sempre mantenuto attorno ai 50€/m3, quasi il doppio rispetto a quello della settimana prima.

La decisione del ministero arriva nel pomeriggio, quando la liquidità è scarsa e il prezzo esplode a 75 €/m3, un valore molto più prossimo al prezzo amministrato.

Le comunicazioni effettuate ai sensi del Piano di Emergenza dovrebbero garantire trasparenza e chiarezza, soprattutto in relazione alla natura delle misure attivate e alla conseguente possibile applicazione del prezzo amministrato.

Modifiche di tale portata andrebbero comunicate con almeno un giorno di anticipo, rispetto alla data di decorrenza, in modo tale che siano correttamente recepite da tutti gli operatori del mercato.

I consumatori, destinati a pagare di più, anche se non era necessario, possono solo ringraziare la dea bendata, perché siamo a dicembre, e brindare ad un cocktail di improvvisazione e incompetenza su cui si allungano troppe ombre.

Quanto è costato agli italiani il dilettantismo del ministro? Chi ha speculato ? C’è qualche metaniera che scaricherà prima della fine dell’anno a Livorno? Il popolo dei consumatori pretende le cifre e vuole nomi e cognomi.

 

La capacitazione

Decine di milioni di utenti dovrebbero cambiare il fornitore di luce e gas entro il 2019.

Il condizionale è d’obbligo perché al consumatore italiano, più che capire piace essere tutelato.

Meglio sarebbe sarebbe cominciare ad informarsi piuttosto che accettare contratti al telefono.

Oltre a qualche istruzione spicciola, reperibile nel blog, il consumatore avrebbe diritto a semplici informazioni semplici come, per esempio, si fa in Inghilterra.

La capacitazione dell’utente – termine usato non a caso in urologia – è sempre stato il pallino di Guido Bortoni, attuale presidente dell’autorità per l’energia.

Ma il risultato è che le bollette, già scandalosamente incomprensibili, lo diverranno ancora di più.

L’utente vorrebbe sapere: quanto consuma, ma non lo sa perché non legge i contatori, impresa impossibile, e perché i consumi delle bollette sono cronicamente stimati. Quanto paga, ma se lo deve calcolare, e il prezzo,che gli viene offerto, vale un terzo del valore finale della bolletta.

Pratica comune dei venditori quella blandire i clienti con sconti assolutamente incomprensibili.

Una nuova delibera dell’Autorità impone ai fornitori in regime di maggior tutela per la luce, e di tutela gas, nuovi adempimenti per il passaggio al mercato libero dei loro clienti:

1) riportare nella fattura sintetica i testi delle comunicazioni resi noti dell’Autorità con le seguenti modalità:
– informativa contenente il primo testo della comunicazione, da riportare in 2 fatture emesse nel primo semestre 2018;
– informativa contenente il secondo testo della comunicazione, da riportare in tutte le fatture emesse nel secondo semestre 2018;
– informativa contenente il terzo testo della comunicazione, da riportare in tutte le fatture emesse nel primo semestre 2019;

2) pubblicare, a decorrere dal 1/1/2018 sulla home page del proprio sito web il link alla sezione “Evoluzione mercati al dettaglio” del sito web AEEGSI dedicato al superamento delle tutele di prezzo;

3) indirizzare il cliente, che preso da curiosità telefonasse, al sito web dell’Autorità e al call center dello Sportello per il consumatore.

AEEGSI ha inoltre previsto l’individuazione e attivazione di ulteriori azioni complementari e si avvarrà di AU – acquirente unico – per sviluppare un progetto di comunicazione multimediale, strutturato in fasi temporali, volto a pubblicizzare e diffondere informazioni sulla piena apertura del mercato e sulle condizioni di svolgimento dei servizi, nonché strumenti per rafforzare la capacitazione dei clienti. Tale progetto dovrebbe essere avviato a partire da marzo 2018.

Quindi decine di milioni di utenti, secondo l’Autorità per l’energia, dovrebbero dotarsi di computer e seguire i corsi di capacitazione  per essere finalmente in grado di scegliere il fornitore.

L’esempio della bolletta inglese, pubblicata sopra, é disarmante per semplicità, ed é così da anni mentre in Italia tutto dev’essere complicato per principio tanto l’utente, capacitato o meno, paga lo stesso.

Ma quale liberalizzazione?

Grande agitazione in vista della fine del mercato tutelato:venti milioni di consumatori presi in giro da vent’anni di promesse di risparmi, di contatori illegali e di bollette incomprensibili che dovranno scegliere un nuovo fornitore.

Gli unici a non capire cosa stia succedendo sono proprio loro, i consumatori, perseguitati ogni giorno da fornitori insistenti e da offerte incomprensibili. In vent’anni non si é visto alcun risparmio in bolletta e i consumatori sono stati volutamente mantenuti nell’ ignoranza: non sanno quanto consumano, quanto e come pagano le bollette più care in Europa.

La distribuzione é solidamente in mano a Enel che misura tutta l’energia, consumata e prodotta, ne controlla la produzione e – dicono gli esperti del ministero – il 73% della vendita.

Le bollette sono bancomat gravate da una tale serie di balzelli e tasse che é ormai impossibile quantificare la pura energia elettrica, prodotto originario della transazione.

Sono bastati pochi di anni di liberalizzazione del mercato all’ingrosso per fare pulizia dei traders parassiti e far lievitare i prezzi, con grande soddisfazione dei produttori che ricominciano a fare soldi.

Messa in sicurezza Enel e sodali, adesso intervengono gli esperti del ministero che propongono di introdurre un tetto antitrust progressivo al solo operatore dominante, ossia Enel, considerando che la posizione dominante dei distributori locali delle grandi città “non appare in sé lesiva della concorrenza”.

La prevista riduzione del monopolio é onirica: 60% al 2019, 50% al 2020, 40% al 2021, 30% nel 2022.

Quindi, nel 2023, i consumatori che non avranno ancora scelto il fornitore verranno messi all’asta con gare che saranno organizzate, e gestite da un soggetto terzo, quale l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ( fantastico!) o l’Autorità per l’energia.

“Al di là dell’eventuale violazione delle norme antitrust già vigenti” è l’unico riferimento ad una Autorità antitrust che ignora da sempre la situazione.

È ora il momento di convegni e simposi dove blaterare sulla centralità del consumatore che però deve restare inconsapevole – Girotto M5S – e al quale gettare qualche bonus ogni tanto, senza che capisca perché lo riceve.

Un’attenta lettura del rapporto Enel al settembre 2017 dà un idea di cosa sta succedendo.

Manovra sulle bollette

Gli oneri di sistema valgono un terzo della bolletta dell’energia elettrica e, senza consumare un solo kWh, paghiamo bollette da 30€ al mese.

Al solo scopo di incassare gli oneri di sistema, i venditori si inventano kWh inesistenti che non vengono né trasportati né consumati: le bollette sono degli autentici falsi.

Ovvio che c’è qualcosa che non funzione e allora ecco l’idea: toglierli dalle bollette e trasformarli in tasse, facendoli pagare a tutti, utenti e non.

Se è possibile “socializzare” i buchi delle banche, e nessuno spara, perché non farlo con le bollette?

Sono 16 miliardi di euro all’anno!

Con la morosità in crescita, i primi fallimenti e il rischio di non incassarli tutti, devono essere messi al sicuro come tasse.

Il presidente uscente dell’Autorità per l’energia sarà ricordato per aver abbassato le stesse bollette che, durante il suo mandato sono  diventate le più care d’Europa.

Sembrano ormai tutti d’accordo: un TAR ha definito gli oneri  “parafiscali” mentre AGCM, riconosce che “al crescere del peso relativo degli oneri di sistema, nonché del tasso di insolvenza dei clienti finali legato anche alle difficoltà create dalla crisi economica, le citate previsioni contenute nei contratti di distribuzione hanno determinato una situazione di crescente esposizione debitoria dei venditori nei confronti dei distributori stessi, che ha portato in alcuni casi alla risoluzione del contratto di trasporto, e conseguentemente all’uscita dal mercato di alcuni soggetti”.

Cioè il problema non è l’utente, che non riesce più a pagare le bollette, ma che quelli che trasportano energia elettrica, oppure la producono incassando gli incentivi, continuino a guadagnare, a prescindere.

AGCM parla di  “ridotta marginalità e quindi una scarsa capacità competitiva dei venditori non direttamente riconducibile a carenze di efficienza, bensì a effetti di clausole contrattuali che, addossando sui venditori la responsabilità integrale del pagamento degli oneri di sistema, determinano una ripartizione del tutto squilibrata del rischio derivante dalla insolvenza dei clienti finali relativamente a elementi, quali gli oneri di sistema, che prescindono dalla gestione industriale del servizio”.

Il problema di un umbundling farlocco viene sfiorato da AGCM: “Il descritto effetto di alterazione del mercato aggravato dalla circostanza che nel mercato italiano della vendita di energia elettrica al dettaglio operino in concorrenza fra loro soggetti presenti solo in questo segmento della filiera e soggetti verticalmente integrati, a monte, nella distribuzione”.

AGCM non può assolutamente dire che Enel, con 44 milioni di nuovi contatori, avrà il totale controllo della misurazione e quindi del mercato; e questo in concomitanza con la fine del mercato tutelato.

Secondo AGCM ci sono oggetti che “oltre a godere di vantaggi nella gestione finanziaria del rischio di insolvenza dei clienti finali in quanto appartenenti a gruppi societari (parent company guarantee) – possiedono, data la contestuale natura di concorrenti diretti e controparte obbligatoria dei soggetti venditori non integrati nei richiamati contratti, forti incentivi a comportamenti anticoncorrenziali”.

Il risveglio di AGCM mette anche in luce “la carenza di potestà regolatoria della stessa Autorità per l’Energia” nel senso di “carenza di potere di ( etero ) integrazione del contratto tra distributore e venditore rispetto alle previsioni in materia di garanzie per la parte relativa agli oneri”.

Si capisce poco se non che l’Autorità ha le sue colpe!

E così, in attesa delle nuove tasse, tutti avranno fatto il proprio lavoro: AEEGSI nutrire il sistema, con cifre da capogiro senza opporsi, AGCM di ritenere solo ora “necessario e urgente un intervento di carattere normativo” con due opzioni: “riconoscere pienamente la natura fiscale degli oneri ed eliminare la necessità di una loro specifica trattazione nell’ambito delle pattuizioni fra venditori e distributori”; oppure “prevedere una diversa distribuzione del rischio finanziario derivante da un’eventuale insolvenza dei clienti finali per gli oneri di sistema, in modo tale che lo stesso sia ripartito nell’ambito della filiera elettrica, evitando che esso gravi unicamente sulla parte liberalizzata del mercato”.

Traduzione: se ne occuperanno come sempre Governo e Parlamento che, con i tempi che corrono, non potranno che metterci le mani nelle tasche, con la novità che lo faranno anche se non consumiamo nulla, come peraltro stanno già facendo.

Ci si chiede a cosa servano le Autorities visto che ci costano centinaia di milioni all’anno.

 

La fine della liberalizzazione

La relazione annuale dell’Autorità per l’energia propone due tabelle interessanti.

Con la prevista installazione di 44 milioni di nuovi contatori elettronici di seconda generazione, comandati da remoto da Enel in in accordo a protocolli di comunicazione noti solo ad Enel, la finta liberalizzazione del mercato sarà finalmente completata.

distribuzione energia 2016

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Contratti vocali

Attenzione alle proposte telefoniche!

Enel Energia scrive all’utente “che il Codice Civile non stabilisce l’obbligo della forma scritta ed é prevista espressamente la possibilità di stipula del contratto di fornitura attraverso forme di comunicazione a distanza quale il telefono”.

Il contratto vocale  rappresenta la conclusione legittima dell’accordo tra le parti, senza che lo stesso debba essere sottoscritto dall’utente.

Uno specifico decreto regola la materia, mentre ulteriori considerazioni sono reperibili qui.

Entro un paio d’anni, tutti dovremo scegliere un fornitore di mercato libero ma i fornitori si sono attivati da tempo con un autentico bombardamento di telefonate.

La quasi totalità degli utenti non é in grado di capire e di valutare quanto viene proposto in una telefonata, fatta spesso in un italiano stentato, che si conclude con una registrazione.

Ovvio che in famiglia l’argomento dovrà essere affrontato per evitare che persone impreparate, o senza titolo per rispondere, possano prendere impegni e cadere nella trappola.

I conti in tasca all’Autorità

Clamoroso aumento dei contributi a favore dell’Autorità per l’energia il gas e l’acqua al 0,35 per mille dei ricavi dei soggetti operanti in Italia nei settori dell’energia elettrica e del gas.

Il bilancio di AEEGSI , che andrebbe letto con cura, presenta un avanzo di 18,4 milioni su un totale di entrate di 84,8.

Sorprende anche il versamento al bilancio dello Stato di 6,7 milioni che fa presumere che  sia stato il governo ad imporre l’aumento.

Il criterio di contribuzione prevede che pochi grandi operatori partecipano per decine di milioni di euro mentre i piccoli per mille volte di meno.

In questa situazione é lecito mettere in dubbio l’effettiva autonomia dell’Autorità la cui remunerazione dovrebbe dipendere da altri indicatori come, per esempio, dal rapporto tra i tassi d’interesse e la remunerazione del capitale dei regolati.

Stanti le esigenze dell’Autorità, il mercato dovrebbe valere 240 miliardi di euro? Quante volte il mercato “fisico”?

Nulla cambia per i consumatori costretti a pagare anche questo aumento e a mantenere una struttura che poco ha fatto per loro.

Il baco dei contatori

Il vizio, nella ormai avviata sostituzione dei contatori dell’Enel, non è il contatore elettronico in sé, ma il suo utilizzo in un sistema interconnesso di tele-gestione. 

Dal centro operativo che controlla i contatori da remoto, per esempio, si può modificare la variabile “tempo”, quella cioè che consente l’applicazione di diverse fasce tariffarie. 

Ma da remoto si possono fare tante altre cose: se l’utente scopre, e denuncia, anomalie nei propri consumi, rispetto a quelli che il distributore registra da remoto, il distributore può metterci una pezza senza dirlo all’utente millantando che é tutto a posto.

Se l’utente non paga, dal centro operativo gli si riduce la potenza contrattuale installata a disposizione (per la maggioranza degli utenti sono i 3kW) e non esiste alcuna possibilità di verifica che l’operazione venga effettuata anche quando l’utente paga regolarmente.

L’illegalità consiste quindi nell’utilizzo di un contatore, omologato come strumento autonomo (stand alone), che diventa illegale se connesso con altri strumenti o con programmi che ne possano modificare le variabili di calcolo del consumo.

Un sistema così strutturato viola la direttiva europea MID sugli strumenti di misura che al punto 8.1 – protezione dall’alterazione – recita:” le caratteristiche metrologiche dello strumento di misura non debbono essere influenzate in modo inammissibile dal collegamento di tale strumento ad altro dispositivo, da alcuna caratteristica del dispositivo collegato o da alcun dispositivo remoto che comunichi con lo strumento di misura”.

E cosa significa “in modo inammissibile”: significa per caso “fraudolento” ?

Nella pratica, solamente chi tele-gestisce il contatore da remoto – cioè il distributore – dispone delle credenziali per accedervi ed é ovvio che potrebbe variare, in modo arbitrario, il consumo dell’utente o la produzione di un impianto fotovoltaico.

L’illeicità della telelettura veniva peraltro richiamata dall’Autorità per l’energia nel verbale esito della consultazione n° 27/07 del 9 luglio 2007, n. 27/07 dove é scritto: ” Con riferimento al tema della metrologia legale in soggetto, invocando il punto 10.5  dell’allegato I al decreto MID, afferma che l’utilizzo dei dati rilevati a distanza non  è riconosciuto dall’attuale legislazione metrologica. Sul tema della metrologia legale  l’Autorità non ha poteri istituzionali e non può, di conseguenza, dare risposta alle questioni ad essa inerenti.”

Traduzione: ci dev’essere un pazzo in giro ma non sono affari miei!

L’atteggiamento di AEEGSI su questi argomenti é sempre coerente: quando sente puzza di bruciato si chiama fuori.

Per la MID, gli obblighi dei fabbricanti di strumenti di misura sono: “All’atto dell’immissione sul mercato  o  della  messa  in  servizio  dei  loro strumenti di  misura,  i  fabbricanti  garantiscono  che  sono  stati progettati e fabbricati conformemente ai requisiti essenziali di  cui all’allegato I e agli allegati specifici dello strumento.”

Tale rispetto, preclude la possibilità di omologare apparecchi di misura come strumenti autonomi per poi collegarli ad un sistema di telegestione in violazione appunto dei requisiti essenziali, di cui all’Allegato I della MID.

Grottesco il fatto che la MID sia nata per garantire il consumatore: con quanto sta succedendo in Italia, i principi della direttiva risultano talmente stravolti da rendere scontato un ricorso alla Corte europea.

Chi volesse approfondire può riferirsi al dossier Enel.

 

Titoli fuorvianti

Al popolo dei consumatori, che paga 13 miliardi di euro all’anno alle energie rinnovabili, va perlomeno detta la verità, a differenza di quanto capita di leggere sulla stampa.

Nell’articolo in questione si sarebbe dovuto spiegare ai lettori, che potrebbero farsi idee sbagliate, che il 21 maggio 2017 é stato sì raggiunto il picco dell’87% di quota di rinnovabile, ma solamente per un’ora.

In quell’ora di domenica, la domanda di energia è molto scarsa e gli impianti da rinnovabile la riversano in rete per primi, perché il costo marginale di produzione é nullo, però incassano gli incentivi provenienti dalle nostre bollette.

Che la produzione sia stata del 120% significa che, quel giorno, i danesi l’hanno buttata via mentre i tedeschi, in parecchi giorni dell’anno, pagano per versare in rete energia piuttosto che chiudere gli impianti.

Da noi no, perché il prezzo non può “girare in negativo”, se no i produttori non guadagnerebbero e i consumatori non potrebbero pagarli.

Se fosse così anche in Italia, l’87% non sarebbe lontano dal 20% – 30%, che è la quota mensile media da rinnovabile, più bassa in inverno e più alta proprio a maggio.

Basta verificare i rapporti mensili di Terna e fare quattro conti.

Che poi Terna debba ulteriormente investire per bilanciare la rete, sbilanciata dalle stesse rinnovabili, è un’altra brutta notizia perché pagheremo bollette ancora più care.

Scrivere che il picco di un’ora “dimostra come la transizione energetica dai combustibili fossili alle fonti verdi proceda più velocemente delle previsioni e in modo irreversibile” é inutile pubblicità perché ormai le rinnovabili in Italia, senza incentivi, sono arrivate al capolinea.

 

Subentro in Inghilterra

La procedura di subentro nelle utenze inglesi è molto semplice.

Chi lascia l’immobile comunica via mail le letture dei contatori al fornitore che non interrompe la fornitura.

Dopo un paio di giorni, il fornitore comunica al nuovo occupante l’immobile, le condizioni alle quali sta fornendo gas e luce.

Gli chiede di farsi vivo, di modificare le condizioni contrattuali se non vanno bene, o comunicare che intende cambiare fornitore.

Gli mostra una simulazione della spesa annuale, rateizzabile in quote fisse mensili.

Non si perdono tempo e soldi in pratiche totalmente inutili come invece succede in Italia: i contatori vengono immediatamente chiusi e il subentrante ne pagherà la riapertura.

Se paghiamo le bollette più care in Europa lo dobbiamo anche alle complicate procedure volute dall’Autorità per l’energia, incapace di vedere come funzionano le cose nei paesi normali, come una bolletta inglese dimostra.

 

Il gas come la benzina?

La bolletta del gas di un utente dell’area milanese dimostra la tendenza.

Per un consumo di 130 m3 – 2300 m3/anno in tutela – vengono addebitati:

  • 46€   di gas                                      (16,2%)
  • 163€ di oneri di sistema              (57,6%)
  • 74€   di imposte e tasse                (26,2%)

La materia prima vale, in questa bolletta, il 16,2% del suo valore totale; trasportare, distribuire e neppure misurare il gas, perché l’utente effettua l’autolettura, costa tre volte e mezzo la materia prima.

Un nuovo fornitore che vi proponga di subentrare potrà scontare solamente la materia prima senza quindi alcun risparmio sostanziale.

Tra una settimana, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas aggiornerà i prezzi del mercato tutelato validi per i prossimi tre mesi, facendo i salti mortali per dimostrare che l’utente domestico tipo pagherà di meno, ma voi dovrete fare i conti solamente sulle vostre bollette, prendendo in considerazione le bollette di un anno.

Emergenze e prezzi in salita

In alcune ore della giornata, l’andamento del prezzo dell’energia elettrica é spiegabile solamente dall’ingordigia dei produttori.

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A cosa serva la nuova linea di trasmissione con la Sicilia, dove il prezzo dell’energia elettrica presenta lo stesso andamento del passato, nessuno lo ha ancora capito.

In questi giorni il prezzo di mercato in Germania é un terzo di quello italiano,in Francia la metà, e  in una situazione del tutto tranquilla: non fa ancora troppo caldo, non c’è ancora alcun picco di domanda e il prezzo del gas é ai minimi.

Sembra una grande manovra speculativa e un’eventuale emergenza estiva partirà da queste basi di prezzo

Quando c’è emergenza, in Italia, qualcuno ci fa sempre i soldi.

Si temono temperature elevate e ridotta capacità di generazione nel Nord e Centro Nord e di possibili flussi vincolati nelle aree settentrionali e meridionali. Come ogni anno arrivano le raccomandazioni di Entso che denuncia l’inadeguatezza del sistema elettrico europeo e in particolare di quello italiano.

Come ogni anno, Terna predispone così le contromisure i cui costi verranno posti  a carico delle bollette: chiede ai produttori la disponibilità a riaccendere le centrali a turbogas, come peraltro succede già d’inverno, e riconosce l’interrompibilità per 500 MW ad un costo di 36 milioni di euro.

I produttori ringraziano, gli interrompibili anche e i consumatori preparano i soldi.

Se poi le previsioni non erano giuste, non importa, l’emergenza rimane. Tutto finirà nei c.d. oneri di sistema il cui valore si sta avvicinando pericolosamente all’80% del valore delle bollette, esattamente come per la benzina.

Il nuovo documento SEN ( strategia energetica nazionale ) accenna alla possibile cancellazione del PUN ( prezzo unico nazionale ) come prezzo di riferimento: sarebbe un disastro per i gattopardi siciliani dell’energia abituati ad acquistare a PUN e vendere al prezzo isolano squisitamente elevato, quanto la bellezza dell’isola.

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